« Aramirè - Compagnia di musica salentina | Main

2 settembre 2004 di Luca Ferrari

Aramirè - "Mazzate Pesanti"

Terzo album del gruppo salentino fondato dal ricercatore Roberto Raheli, dopo l'ottima prova di "Sud Est" del 2002, che non solo conferma il rigore e la serietà degli intenti di "rilettura" della tradizione, ma rivendica energicamente un "discorso" intorno alla cultura e alla società contemporanea.

Rinuncia anzitutto alla ripresa retorica e scaltra del tradizionale, al lasciare che si faccia "cartolina", e contribuisce a favorire la fondazione di un nuovo corso del folk pugliese che prenda decisamente le distanze dalle forme (e dai pochi contenuti) dei gruppi più conosciuti e di maggior successo.

Ed è soprattutto la rara natura politica del discorso di Aramirè a colpire nel segno; le "mazzate pesanti" rivolte agli amministratori locali protesi spasmodicamente a sacrificare proprio un "nuovo discorso sul Salento" sul facile altare della pizzica modaiola di rivisitazioni discutibili (anche per una semplice questione di gusto) della sin troppo fortunata "Notte della Taranta" che manda in visibilio il turismo di massa di questi anni e il giornalismo prezzolato.

"Mazzate pesanti" è un disco bello, divertente e coraggioso. Bello perché ben cantato e suonato con l'attitudine e i moduli della tradizione. Divertente perché inanella una serie di canti tradizionali poco conosciuti ("Ieri sira", "Li mestieri", "Sta strata"...) suggerendo percorsi d'ascolto alternativi e inconsueti. Coraggioso perché prende duramente di petto alcune questioni cruciali dell'oggi, sia attraverso il filtro del tradizionale ("A Tricase nu se canta chiui", ad esempio, è ispirata alla soppressione violenta di una manifestazione del 1935 delle operaie del tabacchificio locale...) che, soprattutto, della nuova composizione, come nell'eponima "Mazzate pesanti" (durissima denuncia dello stato di degrado socio-culturale del Salento - il testo è leggibile nell'editoriale di questo mese, sezione "Perle ai porci (gelato ai corvi)") o nella "Pizzica per Adriano Sofri", decisa scelta di campo a favore dell'ex-ideologo di Lotta Continua.

"Trovo ingiusto che Sofri sia in carcere" - scrive Raheli nelle note alla canzone - "specialmente dopo un iter processuale così contorto e fumoso, che non ha chiarito un bel nulla. Trovo ingiusto che la vicenda della morte di Calabresi e dei suoi assassini sia destinata a restare per sempre nel novero dei misteri italiani, insieme alle altre morti e stragi che hanno funestato il nostro paese. Non potendo fare molto di più lo dico in una canzone". O nella conosciuta "O pillo pillo pì", cavallo di battaglia degli stessi Aramirè, in cui ai versi tradizionali Raheli aggiunge le abrasive strofe conclusive:

"In confronto a questi disastri non mi posso lamentare
perché in quest'Italia nostra non si muore più di fame
di libertà si parla e si continua a parlare
la libertà del padrone, sì però di licenziare
se la Democrazia Cristiana non c'è più
c'è l'Unto del Signore che è volato quaggiù
e questa Sinistra capace solo di fare opposizione
che di farne una giusta sembra averne il terrore
con queste televisioni non ci si capisce più niente
programmi-spazzatura che instupidiscono la gente

E quindi per finire sono costretto a dirvi
ho girato il mondo e qualche cosa l'ho capita
ho girato il mondo e ho visto i cattivi e i buoni
il peggiore di tutti rimane Silvio Berlusconi..."

L'accurata confezione, le puntuali note di accompagnamento delle canzoni (tradotte in italiano), rendono questo CD un acquisto obbligato, contraltare all'irritante retorica sul Salento e la sua musica (e per esteso sull'Italia del "nuovo" folk) versata a piene mani da più parti, per vantaggio di pochi.

Il CD è richiedibile all'indirizzo di posta elettronica aramire@tin.it o per tramite del sito del gruppo:
http://www.aramire.it

tratto da lucaferrari.net
pubblicato il 02/09/2004

Invia commento