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Roma, 23-25 maggio 2013, Circolo Gianni Bosio, Via di Sant' Ambrogio, 4
direzione artistica: Vincenzo Santoro
Una tre giorni dedicata al Salento (e non solo...) in uno dei luoghi storici della promozione delle musiche tradizionali della cultura orale nella Capitale. Sono previsti concerti, laboratori sugli strumenti, sulla danza e sul canto, presentazioni di libri, dibattiti, degustazioni di prodotti tipici.
Programma spettacoli:
giovedì 23 Mercati Generali, di ‘u Papadia e Guitarmando
venerdì 24 Il Gruppo agricolo di Villa Castelli
sabato 25 Malicanti con Anna Cinzia Villani
Programma laboratori
Rossano Astremo, Con gli occhi al cielo aspetto la neve. Antonio Verri. La vita e le opere, Manni 2013
Il 9 maggio del 1993, quarantaquattrenne, moriva in un incidente stradale Antonio L. Verri, scrittore e animatore della scena letteraria salentina dalla fine degli anni Settanta agli inizi dei Novanta.
In questo periodo Verri si dedicò anima e corpo a innumerevoli progetti editoriali, da “Caffè Greco” al “Pensionante de’ Saraceni”, passando per il “Quotidiano dei poeti”, giornale stampato a Maglie e diffuso, attraverso una serie di collaboratori nei capoluoghi di regione, nelle più importanti città italiane.
In Con gli occhi al cielo aspetto la neve Rossano Astremo ricostruisce l’esistenza del poeta, dell’editore e dell’uomo Verri, attraverso un dialogo fitto con le figure che lo hanno accompagnato nel suo percorso creativo e di vita: Antonio Errico, Carlo Alberto Augieri, Francesco Saverio Dodaro, Mauro Marino, fra gli altri. E ancora, in questo viaggio, le collane, gli incontri e le polemiche, i libri di poesia
Domenica 30 giugno, presso il Contestaccio (via di Monte Testaccio 65) una giornata dedicata alla musica e alla danza tradizionali del Salento (e non solo).
Programma
ore 16.30-19.30, stage di pizzica-pizzica salentina passi e ripassi con Franca Tarantino
Nel corso dello stage - utile per chi vuole "ripassare" e affinare il proprio stile di ballo - verranno descritti e praticati i rudimenti del ballo della pizzica-pizzica salentina (i passi, le posture, la dinamica della danza, la coreografia, l'uso del fazzoletto ecc).
a seguire
intervento di Vincenzo Santoro sulla storia del folk revival salentino e la produzione culturale (libri, film, cd ecc) che si è
Per le vostre vacanze salentine, affittiamo a Marina di Pescoluse - località della costa jonica, a circa 10 km a nord di Santa Maria di Leuca - un'antica "paiara" (nome un po' impropriamente tradotto nell'italiano "trullo"), pittoresca costruzione in conci di pietra calcarea, situata su una collina a poche centinaia di metri dalle bellissime spiagge, che la gente del posto chiama "Maldive" (la località ha avuto moltissimi prestigiosi riconoscimenti: la Bandiera Blu che certifica la qualità dei servizi e la limpidezza delle acque - confermata anche per il 2013 -, le tre vele della Guida Blu di Legambiente e del Touring Club Italiano e infine è stata inserita da Lonely Planet fra le 10 spiagge più belle del Mediterraneo).
Dalla terrazza della "paiara" si gode una spettacolare vista panoramica sul meraviglioso mare del Capo di Leuca (di particolare suggestione il tramonto!).
Il tutto immerso in una lussureggiante campagna mediterranea di terra rossa, con "chiusure" di ulivi e macchia delimitate dai muretti a secco.
Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento
a cura di Vincenzo Santoro, libro con cd audio, Squilibri editore
Nell'intreccio di musica tradizionale e racconto orale, un viaggio nella memoria del lavoro nel Salento della prima metà del Novecento, dalla "rivolta di Tricase" del 15 maggio 1935, con la feroce repressione di una manifestazione di piazza delle tabacchine dello stabilimento "Acait", all'occupazione del feudo d'Arneo nel 1949-51, la più eclatante delle azioni intraprese dal movimento sindacale e contadino.
Attraverso la viva voce dei protagonisti e un ricco apparato di immagini, si delinea così un vivido spaccato su un'indimenticabile stagione di lotte sociali che, nel cd allegato, restituisce all'ascolto anche la ruvida materialità di canti e musiche di straordinaria bellezza ma ricolmi di aneliti di riscatto, di cui si è perso persino il ricordo nelle levigate operazioni di riproposta dei repertori popolari salentini.
Nel cd
Vincenzo Santoro, Anna Cinzia Villani: voci narranti
Anna Cinzia Villani: voce, organetto diatonico, tamburello
Daniele Girasoli: voce, tamburelo, cucchiai, cupa-cupa, armonica a bocca
Maria Mazzotta: voce, tamburello
Enrico Noviello: voce, chitarra, chitarra battente, tamburello
da Nuovo Quotidiano di Puglia, 2 aprile 2013
Un libro che rispecchia la complessa figura di Annabella Rossi, protagonista spesso trascurata degli studi antropologici nel dopoguerra.
Annabella Rossi aveva una personalità impetuosa che suscitava grandi antipatie e altrettanto grandi simpatie. Era incapace di adeguarsi alle “liturgie” accademiche e
Vincenzo Santoro, Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina, con Cd audio, p. 248, Edizioni Squilibri 2009, € 18
Dalle pionieristiche esperienze degli anni Settanta fino all’esplosione degli ultimi anni, la ricostruzione del lungo processo di recupero e riuso dei materiali tradizionali giunto nel Salento a una sorprendente esposizione mediatica le cui ricadute vanno bene oltre i confini regionali. Una storia iniziata poco meno di quarant’anni fa ad opera di una variegata congerie di personaggi locali, spesso singolari e in qualche caso anche stravaganti che, coadiuvati a volte da personalità più blasonate provenienti dall’esterno, sono riusciti a produrre uno dei fenomeni musicali più sorprendenti e clamorosi degli ultimi anni: il “rinascimento della pizzica”
di Sergio Torsello
in Nuovo Quotidiano di Puglia di Sabato 12 gennaio 2013
Un ritorno più meditato alle fonti storiche, soprattutto quelle meno accessibili, è sempre auspicabile per evitare interpretazioni superficiali e tentare di aggiungere elementi nuovi, utili ad una migliore comprensione dei fenomeni indagati. E’ il caso de I gesuiti e le tarantole (Libreria Musicale Italiana, pp.134, euro 30) il volume della musicologa Daniela Rota nel quale sono pubblicate per la prima volta in edizione integrale le pagine dedicate al tarantismo a metà del XVII secolo dai gesuiti Athanasius Kircher e Caspar Schott. “Fonti assolutamente imprescindibili – nota giustamente l’autrice – ma di non sempre facile reperibilità; puntualmente evocate, ma non sempre rispettosamente citate”. Filologo, scienziato, collezionista, autore di opere di fisica, astronomia, egittologia, musica, Athanasius Kircher (1602-1680), il “maestro di cento arti”, come lo definirono i suoi contemporanei, fu il più prestigioso esponente dell’enciclopedismo barocco. L’interesse per il tarantismo del Kircher, che nella sua opera condensava tutti i leitmotive della cultura barocca a partire dal valore gnoseologico della “meraviglia” aristotelicamente intesa come l’inizio di ogni conoscenza, derivava dall’interesse per le prodigiose virtù terapeutiche della musica. La iatromusica barocca aveva recuperato temi
da Anci Rivista, n. 2/2012
“Le biblioteche italiane non possono limitarsi a difendere i servizi esistenti, sempre più minacciati da tagli ripetuti dei loro bilanci: occorre ripensare il ruolo della biblioteca, cercare forme di organizzazione e di finanziamento differenti. Questa sarà la sfida dei prossimi anni”.Con questo accorato appello si conclude l’ultimo denso saggio di Antonella Agnoli, Caro Sindaco, parliamo di biblioteche (Editrice Bibliografica, pp. 140, € 12,00), concepito come una lunga lettera ai Sindaci delle città italiane.
In questo prezioso volumetto l’autrice, da anni impegnata nel settore con studi, pubblicazioni specialistiche (a partire dall’importante Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, uscito qualche anno fa per Laterza), articoli sui giornali, ma anche come operatrice sul campo (ha avuto tra le altre cose il merito di concepire la biblioteca San Giovanni di Pesaro, uno degli interventi più innovativi realizzati negli ultimi anni nel nostro Paese), ribadisce e
Negli ultimi anni il Salento è diventato un luogo di culto per gli amanti delle musiche e della danze tradizionali. Soprattutto d’estate, nella Penisola fa i due mari è un continuo fiorire di iniziative di vario genere, dalle tipiche feste di paese ai grandi concerti simil-rock, eventi che attraggono decine di migliaia di persone, richiamate da questa grande offerta di “tradizione” in varie salse, ma anche dalla capacità di seduzione di una terra che ha saputo più di altre conservare una sua forte identità e una fascinazione “antica”. Allo sguardo del turista il Salento appare dunque come un luogo di forte e orgogliosa conservazione della cultura tradizionale. In realtà questo è vero solo in parte. Nel corso del secolo XX, anche questa parte estrema d’Italia è stata coinvolta nella repentina e violenta “modernizzazione” che ha portato il nostro Paese a passare in pochi decenni da un’economia prevalentemente agricola e arretrata all’industrializzazione, con i suoi corollari di omologazione dei costumi e dei comportamenti, di emigrazione di massa e di radicale spopolamento delle campagne. Processi questi che hanno gradualmente disarticolato una cultura antica che sopravviveva da millenni (Pier Paolo Pasolini come è noto, con una delle sue metafore potenti, parlava di “genocidio culturale”).
Come in altri luoghi, anche nel Salento
La proposta di Legge Regionale sulla tutela e valorizzazione della musica pugliese di tradizione presentata dal consigliere Sergio Blasi (ex sindaco di Melpignano e padre nobile della Notte della Taranta), a partire da un testo preparato dal sottoscritto con il contributo di molti operatori del settore è stata approvata, all'unanimità, dal Consiglio Regionale il 16 ottobre 2012. La Puglia è la prima regione a dotarsi di uno strumento di tutela e di sostegno di un settore così importante, dal punto di vista culturale ma anche, com'è noto dal punto di vista della promozione territoriale. Di seguito alcuni commenti (mio, di Sergio Blasi e di Sergio Torsello) e il testo definitivo della legge.
Una politica pubblica per il movimento della musica popolare
La Puglia è certamente una delle regioni più attive e creative in ambito nazionale e internazionale nel campo della musica tradizionale e delle sue rielaborazioni. Negli ultimi anni, per l’azione dei gruppi di base e per il tumultuoso successo delle grandi iniziative spettacolari estive, si è creato un vero e proprio “movimento” musicale, che costituisce, per le ricadute dirette in termini di occasioni lavorative, ma anche come effetto di promozione complessiva del “brand Puglia”, un importante volano di sviluppo economico. Forse anche il “cambio di paradigma” del turismo pugliese, avvenuto negli ultimi anni, che ha visto l’esplosione dei flussi di visitatori interessati non più solo al mare ma anche al patrimonio culturale diffuso, non sarebbe stato possibile in tali dimensioni senza la spinta “reticolare” di questo movimento, che attraverso le centinaia di concerti, i corsi di ballo,
Vinicio Capossela, nel corso del suo concerto al teatro "Rendano" di Cosenza del 17 dicembre, ha proposto a sorpresa una bellissima versione di un vecchio canto giacobino risalente alla rivoluzione napoletana del 1799, il Te Deum dei calabresi.
Scritto in un dialetto calabrese stilizzato dal poeta e pittore Gian Lorenzo Cardona, nato a Bella in Lucania nel 1743, vissuto a Napoli dove fece parte del movimento giacobino, immediatamente dopo la strage dei protagonisti della Rivoluzione napoletana attuata dall'ammiraglio inglese Nelson, il brano fa diventare una classica preghiera della liturgia cattolica una "antipreghiera" contro il potere, i potenti, la Chiesa.
Riportiamo di seguito i commenti dello studioso Bruno Chinè sul testo del brano, e il video dell'esecuzione di Capossela
La Notte della taranta. Dall'Istituto "Diego Carpitella" al progetto della Fondazione
di Sergio Torsello
da L'Idomeneo, Rivista della Società di Storia Patria per la Puglia, Sezione di Lecce, 9/2007, Edizioni Panico, 2008, pp 15-33
Nel mio intervento cercherò di ricostruire, ovviamente per grandi linee, il percorso che ha portato dalla nascita dell’Istituto “Diego Carpitella” al progetto della Fondazione “La Notte della Taranta”, tentando di dimostrare come questo percorso abbia incrociato e per alcuni versi si sia sviluppato proprio dentro la riflessione e le strategie identitarie locali, nonché nell’ambito dei processi di patrimonializzazione della cultura popolare salentina. La Notte della Taranta, com’è noto, nasce nel 1998, ma non nasce ovviamente dal nulla. Prima di questa data ci sono una serie di fenomeni, fatti e circostanze che vale la pena ricostruire. Quando tra il 1996 e il 1997(1) vede la luce l’Istituto Diego Carpitella, il fenomeno della riscoperta della musica di tradizione orale e quello del rinnovato fermento di studi attorno alla cultura del tarantismo non
Osservazioni sul tarantismo di Puglia di Salvatore De Renzi è il titolo di un volume (pp.68, euro 8,50) curato da Sergio Torsello, recentemente edito dalle edizioni Kurumuny. Si tratta della ristampa di uno dei testi più citati nella letteratura storica sul tarantismo, la prolusione letta da Salvatore De Renzi nella seduta del 28 Luglio 1832 dell'Accademia medico - chirurgica napoletana.
Nell'Ottocento il tarantismo fu al centro di un articolato dibattito medico scientifico. Il saggio del medico partenopeo Salvatore De Renzi (1799-1872), apparso nel 1832 nei Resoconti dell'accademia medico-chirurgica napoletana e in riviste di medicina come Il Filiatre Sebezio, è uno dei contributi più stimolanti in un panorama ricchissimo di dissertazioni, memorie, articoli e monografie.
Con una prosa forbita ed
Un saggio che racconta dalla prima linea la battaglia per la cultura
di Vincenzo Santoro
da Anci Rivista, gennaio-febbraio 2013
“La cultura è mezzo decisivo per lo sviluppo, se è pensata anche come il fine dello sviluppo stesso, che ha senso solo se aumenta le capacità delle persone di interpretare il modo, di capire, di scegliere”. Questa avvertenza è alla base delle riflessioni presenti nel prezioso volume di Andrea Ranieri Da Genova per Genova. Quattro anni di pensieri su politica, città, cultura, che raccoglie una serie di scritti di varia natura (interventi a convegni e iniziative, prefazioni di libri e a cataloghi di mostre, recensioni, articoli su quotidiani e riviste), elaborati nel corso dell’attività di assessore del comune di Genova, che l’autore ha svolto dal 2008 al 2012.
Nella città ligure Ranieri - sindacalista di lunga militanza ma anche uomo colto e di grande curiosità intellettuale, cresciuto alla scuola di Bruno Trentin e di Vittorio Foa - torna dopo 12 anni “romani”, passati tra la Cgil (dove era stato segretario della Federazione Nazionale Formazione e Ricerca), la segreteria nazionale del partito dei Democratici di Sinistra (come responsabile del dipartimento Scuola, Università e Ricerca) e il Senato della Repubblica. Nel giugno 2008, è chiamato infatti dal sindaco Marta Vincenzi a rafforzare una amministrazione in cui alcuni importanti esponenti erano stati coinvolti nell’inchiesta di “Mensopoli”. Gli vengono affidate delle deleghe
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