Ricerca
Categorie articoli
Appuntamenti (82)
Archivio sonoro della Puglia (21)
articoli di Sergio Torsello (17)
audio, video, foto... (7)
canti e racconti di lavoro e di lotta del Salento (12)
casa Di Vittorio (8)
cronache dell'eco-mostro ss 275 (35)
emergenza ambiente Salento (9)
I miei articoli (75)
I miei articoli sulla Notte della Taranta (20)
Il ritorno della taranta (16)
Il Salento e le sue musiche (116)
la taranta nella rete (18)
Laboratori e corsi (2)
Riflessioni sulla Notte della Taranta (94)
varie ed eventuali (81)
Ultimi commenti:
Click on the little ...
20/06/2013 @ 09:36:11
Di Ray Ban Outlet
Click on the little ...
20/06/2013 @ 09:28:10
Di Ray Ban Outlet
Writing is too good,...
19/06/2013 @ 05:13:09
Di Ray Ban Wayfarer Black
Link
script eseguito in 1218 ms
di Vincenzo Santoro
da Il giornale della musica, n. 10/09, p. 48
Se la si valuta in termini di visibilità e di promozione per il Salento, è indubbio che la Notte della Taranta sia un esempio di grande successo, anche considerandola in rapporto con le ingenti risorse necessarie a sostenerla. Siamo di fronte a uno degli esperimenti maggiormente riusciti in Italia di intervento pubblico nel campo della valorizzazione delle tradizioni musicali, come testimoniato dal crescente interesse che riscuote anche tra gli studiosi e gli addetti ai lavori del settore dello Spettacolo.
Questi risultati, che sono innegabili, come anche la grande presenza di pubblico che accompagna non solo la serata di Melpignano, ma anche tutta la lunga serie dei concerti “a ragnatela”, non sciolgono però un nodo fondamentale, che accompagna la discussione intorno all’evento melpignanese fin dalla sua nascita.
Nel 1997 la fondazione dell’Istituto “Diego Carpitella”, da cui poi scaturì nell’anno successivo l’idea della Notte, fu la risposta che un gruppo di amministratori particolarmente avvertiti diede alle istanze del “movimento”, che chiedevano finalmente un intervento organico e non effimero delle istituzioni sui temi della salvaguardia e valorizzazione della cultura tradizionale. In particolare, la richieste principali riguardavano la creazione di strutture per la conservazione e la fruizione collettiva della “memoria sonora” del Salento, a partire dal grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo” effettuate dai ricercatori a partire dagli anni Cinquanta (tra i più noti Alan Lomax, Diego Carpitella, Roberto Leydi), ma anche l’attivazione di percorsi formativi specialistici, la messa a disposizione di strutture per la produzione musicale e così via.
In questi anni, la grande attenzione delle istituzioni (e di conseguenza gli stanziamenti economici) si è concentrata principalmente sull’evento spettacolare, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, mentre per il resto siamo ancora molto indietro.
Spetta ora alla Fondazione appena creata (con un parto difficile e decisamente lungo) riuscire a fornire le risposte in termini di progettualità artistica e culturale che tutto il variegato “movimento della pizzica” attende da ormai troppo tempo.
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.
Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3
Articolo
Storico
Stampa