VincenzoSantoro.it

Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative

\\ Home Page : Articolo
L'ultima taranta romana di Ludovico Einaudi
Di Vincenzo Santoro (del 08/07/2012 @ 17:55:37, in I miei articoli sulla Notte della Taranta, linkato 921 volte)

di Vincenzo Santoro
da Il Paese Nuovo del 7 luglio 2012

Anche quest’anno, come nel 2011, l’orchestra della Notte della taranta guidata da Ludovico Einaudi, il 29 giugno, giorno fatidico di san Paolo patrono dei tarantati, si è trasferita nella splendida cornice dell’Auditorium di Roma, per riproporre – in versione ovviamente ridotta - il Concertone che ha infiammato nello scorso agosto la grande piazza del convento degli Agostiniani di Melpignano.
Nella solita sontuosa cornice di pubblico che ha riempito la cavea disegnata da Renzo Piano, il Maestro torinese ha potuto rappresentare, insieme ai musicisti salentini e ai tanti ospiti internazionali, la sua personale versione della “taranta”, raffinata, colta, visionaria e grondante di innesti di musiche e ritmi provenienti da ogni dove. Un’operazione di grandi ambizioni che, al suo secondo anno, è apparsa però meno convincente, avendo perso in freschezza e in “stupore”, senza guadagnare in intensità e in originalità.
Occorre dire preliminarmente che il concerto, il primo di un tour che ha toccato successivamente Bari, Milano e Firenze, è stato funestato da notevoli - e per molti versi sorprendenti, visto il livello organizzativo che dovrebbe avere uno spettacolo del genere – problemi tecnici, che hanno creato momenti di forte imbarazzo fra i musicisti e non hanno giovato alla qualità complessiva della serata. Uno su tutti, capitato svariate volte nella prima parte del concerto: i microfoni spenti all’inizio degli interventi vocali e strumentali, e poi alzati improvvisamente e spesso a livelli inadeguati.
Nonostante questi inconvenienti non di poco conto, nella Notte romana non sono comunque mancati momenti musicali di alto livello, soprattutto nei pezzi nuovi rispetto a quelli proposti l’anno scorso: suggestive e d’effetto ho trovato in particolare
Ahi lu core meu, con la voce forte e spiritata di Antonio Castrignanò sovraccaricata di echi e riverberi, come anche l'intrigante versione di Fimmine fimmine, costruita su un incrocio fra i preziosi interventi vocali delle cantanti (con Alessia Tondo prima voce) e il ricamo pianistico di Einaudi.
Particolarmente riusciti e trascinanti mi sono poi sembrati i brani che hanno visto protagonista la straordinaria coppia “JuJu” (Justin Adams e Juldeh Camara), tra gli ospiti sicuramente quelli più sorprendenti, una versione di Nazzu nazzu con la voce antica di Anna Cinzia Villani assolutamente a proprio agio sulla base musicale etno-rock-blues, che sarebbe sicuramente piaciuta a Ry Cooder, e un lungo e tortuoso brano afro-blues mescolato con una pizzica grica (Rirollallà), pezzi entrambi guidati dalla chitarra di Adams e dagli stupendi fraseggi del “ritti” (sorta di violino di tradizione del Gambia) di Camara, bravissimo anche sul canto. Il duo JuJu è stato anche determinante in Taranta, un altro lungo brano in cui il sempre più bravo Mauro Durante, su un ipnotico tappeto sonoro prodotto dalle voci femminili, si è prodotto in una serie di interventi di violino intriganti e di grande virtuosismo. Irresistibile e travolgente poi è stato il suo assolo nel pezzo conclusivo prima del bis, accompagnato dall’incalzante pianoforte di Einaudi che ripeteva ossessivamente uno dei temi sonori distintivi del suo Concertone.
Un po’ sottotono sono apparsi invece gli altri ospiti stranieri, il cui apporto complessivo alla serata non è apparso così fondamentale, che hanno più o meno ripetuto, con minore pathos, gli interventi dell’anno scorso (a parte
Joji Hirota & the Taiko Drummers, con le loro performance percussive potenti e scenografiche, ma sostanzialmente solo decorative).
Terribile il destino toccato alla
pizzica degli Ucci, che sulla carta doveva essere uno dei pezzi forti del concerto: per tutto il brano, per ragioni imperscrutabili, le basi elettroniche hanno tenuto un tempo diverso da quello dei tamburelli, e solo grazie al sangue freddo dei musicisti il brano è giunto, nonostante il caos ritmico, fortunosamente fino in fondo.
Il resto del concerto non ha infine suscitato grandi entusiasmi, con esecuzioni che mi sono parse un po' anonime e farraginose, e peraltro costellate da frequenti imprecisioni nelle parti vocali e strumentali, dovute probabilmente, oltre ai gravi problemi tecnici di cui abbiamo già detto, al fatto che l'ensemble, alla prima data del tour, non aveva ancora sufficientemente rodato.
Al di là di queste considerazioni, a mio avviso l'esibizione romana ha confermato solo in parte la bontà del “progetto” einaudiano, che alla distanza mi sembra aver mostrato alcuni limiti strutturali, producendo un caleidoscopio sonoro raffinato ed elegante, ma che solo in parte è riuscito ad essere coinvolgente, apparendo invece in diversi casi freddo, didascalico e ripetitivo.
E poi, alcune scelte di fondo sono state veramente incomprensibili: come può in uno spettacolo del genere mancare una pizzica eseguita in maniera tale che possa essere ballata dall’inizio alla fine, senza troppe “complicazioni” ritmiche e “ridondanze” musicali (a parte forse la timida e un po' contratta
Santu Paulu del bis)? Molta parte del pubblico non aspettava altro! Forse, a furia di “contaminazioni” più o meno cerebrali, stiamo dimenticando che una delle ragioni principali della forza (e del successo contemporaneo) della musica tradizionale salentina, e in particolare della pizzica, risiedono proprio nella sua capacità di coinvolgere (e di sconvolgere), oltre alla mente e al cuore, anche il corpo. Non è un caso che per secoli, come è universalmente noto, il suo uso principale sia stato proprio quello di far ballare la gente, fino allo sfinimento liberatorio. Se le rielaborazione e la riscrittura arrivano a cancellare del tutto o quasi queste caratteristiche, il rischio è quello di produrre un ibrido forse scintillante e glamour, ma che alla fine, negando la sua stessa ragion d’essere, non riesce a lasciare un segno veramente incisivo.

 

si può rivedere il Concertone romano in streaming, cliccando qui

per leggere la mia recensione del Concertone della Notte della taranta con Einaudi di Roma del 29 giugno 2011 premere qui

per leggere la mia recensione del Concertone della Notte della taranta con Einaudi di Melpignano del 26 giugno 2010 premere qui

per leggere gli altri miei articoli sulla Notte della Taranta cliccare qui

Articolo Articolo  Storico Storico Stampa Stampa
 
# 1
condivido a pieno ogni tua parola, ero presente al concerto 2011 e anche quest'anno, debbo denunciare con tristezza la dipartita da questo concerto, di uno strumento sempre presente nelle varie edizioni della Notte della Taranta, ovvero dell'organetto diatonico, venuto ahimè prematuramente a mancare all'affetto del suo pubblico.
Debbo dire che anche la versione di donna ci stai alle cambare inserrata eseguita da Emanuele Licci è stata molto bella.
Di  Tiziano  (inviato il 09/07/2012 @ 08:46:52)
# 2
Salve, pare che le mancanze tecniche dell'Auditorium siano state determinanti, solo così mi spiego ad esempio le sue considerazioni sul predominio cerebrale, difatti a questo proposito la serata successiva fu meravigliosa: una partecipe percezione fisica espressa da musicisti e pubblico (purtroppo esiguo) e nelle mie riprese video impressa l'evidenza di quanto.. non riuscissi a stare ferma. Preciso che a Bari non v'erano posti a sedere ed a scorrere lo streaming da lei gentilmente indicato riscontro qualche modifica in scaletta, comunque anche lì si verificarono asincronie, non di suono bensì d'illuminotecnica, il che è un peccato essendo parte integrante. Concordo sui punti di forza (bella definizione della voce di Castrignanò) ma aggiungo apprezzamento per Martella, Yannatou, Presa, Dede e Secret Tribe, e proprio per come interpretano elementi della tradizione orale e rituale anche salentina portandoli in direzioni altre, con generale fluidit&ag
Di  Giada  (inviato il 11/08/2012 @ 02:52:58)
CAPTCHA
Testo (max 1000 caratteri)
Nome
e-Mail / Link


Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.