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	<title>VincenzoSantoro.it</title>
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		<title><![CDATA[Alan Lomax e le registrazioni "sul campo"]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify"><font size="3" face="Arial" color="#000000">di <strong>Giordano Montecchi</strong></font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">da <a href="http://www.unita.it">www.unita.it</a> del 30 luglio 2010</font><br />
<br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000"><img width="387" height="257" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/hero-11-alan-lomax.jpg" />Qualche volta c&rsquo;&egrave; una buona notizia. E spesso a procurarcela &egrave; la rete, in virt&ugrave; di quel suo potere... come definirlo? Rivoluzionario? Ok, diciamo &laquo;mediaticamente rivoluzionario&raquo;, capace di sovvertire regole e discriminazioni in materia di informazione, o meglio, di condivisione dell&rsquo;informazione. E siccome il potere &egrave; quello che sa tutto e i sudditi sono quelli che non sanno niente, se la rete continua di questo passo a divulgare tutto, chiss&agrave; dove andremo a finire.L&rsquo;ultima riguarda la musica della quale la rete, checch&eacute; se ne dica, &egrave; una grande benefattrice.</font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">La notizia viene dagli Usa: una parte piccola, ma ciononostante imponente dell&rsquo;archivio di <strong>Alan Lomax</strong> &ndash; per la precisione 400 ore di filmati registrati per la rete televisiva Pbs fra il 1978 e il 1985 &ndash; verranno resi pubblici su un apposito canale di Youtube (<a href="http://www.youtube.com/user/AlanLomaxArchive">www.youtube.com/user/AlanLomaxArchive</a>). Gi&agrave;, <strong>Alan Lomax...</strong> Molti anni fa, in tanti, appassionati di musica, quando andavamo scartabellando per dischi, cercando le cose pi&ugrave; preziose del jazz, del blues, del rock, del folk, ebbene, una volta s&igrave; e l&rsquo;altra pure saltava sempre fuori questo nome: <strong>Alan Lomax.</strong>.. <strong>Alan Lomax</strong>. Non era un musicista, n&eacute; un musicologo, n&eacute; uno storico della musica, n&eacute; un produttore nel senso usuale del termine, forse perch&eacute; era tutte queste cose insieme. Perch&eacute; <strong>Alan Lomax </strong>ha passato la vita a registrare e poi a filmare il mondo, il mondo dei diseredati, dei dimenticati, dei carcerati, il mondo delle musiche minacciate di estinzione.</font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">Con un termine oggi troppo abusato si potrebbe definirlo uno &laquo;storico orale&raquo;, cio&egrave; uno che invece delle fonti scritte, cerca la gente e ne raccoglie le testimonianze. Lomax registrava e archiviava, e una parte di quelle registrazioni finiva su disco. Non erano dischi molto vendibili. Ma i musicisti, da <strong>Miles Davis</strong> a <strong>Bob Dylan</strong>, questi dischi li ascoltavano eccome, e rimanevano folgorati dalla forza prepotente di quelle voci, di quei suoni usciti da chiss&agrave; dove: terra nera, carni macerate, memorie irremovibili, anime ribelli, canti da mozzare il fiato. Per questo sul retro del disco il grazie a chi aveva fornito quella presiosissima &laquo;materia prima&raquo; non mancava mai. Difficile dire il valore dell&rsquo;eredit&agrave; che <strong>Alan Lomax</strong> ha consegnato alla storia del XX secolo. Quel che &egrave; certo &egrave; che questo texano di Austin nato nel 1915 e spentosi nel luglio del 2002, ci lascia una documentazione monumentale, raccolta in quasi settant&rsquo;anni di attivit&agrave; instancabile. Cominci&ograve; nel 1933, a diciotto anni, seguendo il padre, responsabile dell&rsquo;<font color="#ff0000"><strong>Archive of Folksongs della Library of Congress</strong></font>. All&rsquo;epoca i Lomax si portavano dietro qualcosa come duecento chili di attrezzatura che consentiva loro di incidere grandi dischi di alluminio o di acetato capaci di contenere 15 minuti di musica. Negli anni prima della guerra il loro archivio era gi&agrave; una miniera: <strong>Leadbelly</strong>, <strong>Jelly Roll Morton</strong>, <strong>Memphis Slim</strong>, <strong>Woody Guthrie</strong>, <strong>Big Bill Broonzy</strong>, <strong>McKinley Morganfield</strong> divenuto poi celeberrimo come <strong>Muddy Waters</strong>.</font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">E gi&agrave; iniziavano i ringraziamenti, perch&eacute; alcuni di questi artisti devono l&rsquo;avvio della loro ascesa proprio ai Lomax. Prima col padre poi con altri collaboratori, <strong>Alan Lomax </strong>ha battuto palmo a palmo gli <font color="#ff0000"><strong>Stati Uniti</strong></font>: tradizioni folkloriche, i canti di lavoro, la musica dei diversi, degli emarginati, ma soprattutto la musica dei neri. Occorreva pazienza, fatica e molto coraggio perch&eacute; l&rsquo;ostilit&agrave;, le minacce e talvolta le violenze in un sud razzista, ancora feudale erano sempre in agguato, perch&eacute; un &laquo;amico dei negri&raquo; era (?) visto peggio di un negro. Snobbato dagli etnomusicologi e dai folkloristi per la sua dichiarata solidariet&agrave; coi soggetti delle sue ricerche (<font color="#ff0000"><strong>il folklorista</strong><font color="#000000">, era solito ripetere, </font><strong>deve farsi avvocato delle culture popolari</strong></font>) <strong>Alan Lomax</strong> &egrave; stato un grande pioniere della diversit&agrave; culturale come valore da difendere e preservare e nella sua veste un benefattore delle musiche folkloriche di mezzo mondo: <font color="#ff0000"><strong>Stati Uniti</strong></font>, <strong><font color="#ff0000">Caraibi</font></strong>, <font color="#ff0000"><strong>Inghilterra</strong></font>, <strong><font color="#ff0000">Spagna</font></strong>, <strong><font color="#ff0000">Urss</font></strong> e anche <font color="#ff0000"><strong>Italia</strong></font>, dove viaggi&ograve; nel 1954&ndash;55 con <strong>Diego Carpitella</strong> registrando una collezione di canti delle diverse regioni di valore &ndash; e bellezza &ndash; inestimabile.</font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">Non &egrave; retorica. Lo dicono i numeri del Lomax Archive acquisito nel 2004 dall&rsquo;<font color="#ff0000"><strong>American Folklife Center</strong></font> della <strong><font color="#ff0000">Library of Congress</font></strong>: pi&ugrave; di 5000 ore di registrazioni audio, 2500 videotapes, circa 120 mila chilometri di pellicola girata, una quarantina di metri di scaffali pieni di appunti e manoscritti vari, oltre a una biblioteca di migliaia di volumi e molta altra documentazione. A tutto questo andrebbe poi aggiunta la sterminata discografia nella quale Lomax ha avuto un ruolo come ricercatore, produttore o consulente scientifico e che allinea centinaia di titoli, 78 giri, long playing, cd. A parte le decine di registrazioni fornite dagli appassionati che gi&agrave; Youtube ospita da anni, ora ci sono i documenti dell&rsquo;Archivio, queste registrazioni degli anni Ottanta, un&rsquo;epoca nella quale le mitografie, le epopee eroiche alla <strong>Leadbelly</strong> o <strong>Robert Johnson</strong> sono ormai fuori luogo.</font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">Eppure <strong>Alan Lomax</strong> &egrave; il ricercatore, &egrave; colui che, appunto, sa cercare e sa trovare. E anche quando l&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;oro &egrave; tramontata eccolo denudare le radici ancora vive, l&agrave; dove nessun talent scout, nessun discografico si sarebbe mai avventurato: i sermoni alla St. James Missionary Baptist Church Congregation o il blues di R.L Burnside: s&igrave; la chitarra &egrave; elettrica ma, sullo sfondo, la povera campagna e il filo spinato dicono che il tempo non &egrave; mai trascorso e forse non passer&agrave; mai. Questi e altri documenti inestimabili di umanit&agrave; oggi vanno su Youtube; platea: il mondo. Chiss&agrave; chi vincer&agrave;, se l&rsquo;umanit&agrave; o il business.</font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Videolettera per Nichi Vendola dal Comitato SS 275 di Alessano]]></title>
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		<created>2010-07-31T16:18:33+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><font size="3" color="#000000">Il Comitato che si sta battendo contro la realizzazione dell'ultimo devastante tratto della <font color="#800000"><strong>superstrada SS 275 Maglie Leuca</strong></font> ha realizzato una video-lettera per il presidente della Regione Puglia <font color="#ff0000"><strong>Nichi Vendola</strong></font>:</font></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><object width="640" height="385">
<param value="http://www.youtube.com/v/aOqDykd2ElE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" name="movie" />
<param value="true" name="allowFullScreen" />
<param value="always" name="allowscriptaccess" /><embed width="640" height="385" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/aOqDykd2ElE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></embed></object></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Lu focu de santu Vitu]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=519</id>
		<created>2010-07-26T20:54:45+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><img width="203" height="352" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/San_Vito_Martire.jpg" /></font><font color="#800000"><strong><font size="6" face="Comic Sans MS">Lu focu de santu Vitu</font></strong></font><font size="3" face="Arial"><br />
</font><em><font size="4" face="Arial"><strong><font color="#800000">Canti, tarantelle e pizziche di Puglia</font></strong></font></em><font size="3" face="Arial"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Tricase, Largo Sant'Angelo, 9 agosto 2010</font><font size="3" face="Arial"><br />
<br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Partecipano:</font></p>
<p><font size="3" face="Arial"><br />
</font><font color="#ff0000"><strong><font size="4" face="Arial">Malicanti</font><font size="4" face="Arial"><br />
</font><font size="4" face="Arial">Anna Cinzia Villani</font><font size="4" face="Arial"><br />
</font><font size="4" face="Arial">Enza Pagliara</font><font size="4" face="Arial"><br />
</font><font size="4" face="Arial">Suoni Rurali</font><font size="4" face="Arial"><br />
</font><font size="4" face="Arial">Umberto Panico</font></strong></font><font size="3" face="Arial"><br />
<br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">direttore artistico: <strong><font color="#ff0000">Vincenzo Santoro</font></strong></font><font size="3" face="Arial"><br />
<br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Alcuni degli interpreti storici della musica tradizionale pugliese si incontrano per uno straordinario progetto speciale dedicato a <strong>santu Vitu</strong>. Durante la serata sar&agrave; presentato un repertorio composto da tarantelle, canti &ldquo;alla stisa&rdquo;, canti d&rsquo;amore, stornelli, canti di lavoro, e da musiche che consentono di ballare, tra cui la pizzica-tarantata, la musica che nella cultura contadina veniva usata nella cura magica degli effetti del morso della mitica &ldquo;taranta&rdquo; e che oggi &egrave; diventata il simbolo del rinascimento musicale salentino.</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">L'evento, organizzato dal <strong>Comitato Festa Patronale</strong>, &egrave; inserito all'interno della <font color="#ff0000"><strong>sagra de Santu Vitu<font color="#000000"> </font></strong><font color="#000000">(altrimenti detta &quot;de la cucuzza e de lu caddhuzzu&quot;)</font></font> per cui, al solito, sar&agrave; accompagnato da degustazioni di prodotti tipici e specialit&agrave; salentine (<font color="#ff0000"><strong>cuccuzza allu stanatu, cadduzzu rustutu, scusceri, gnommareddi, frasedda cu lu pummadoru e paparusso maru,.....</strong></font>.) </font></p>
</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=519"/>
		<issued>2010-07-26T20:54:45+01:00</issued>
		<modified>2010-07-26T20:54:45+01:00</modified>
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		<title><![CDATA[Il ritorno del più stupido ecomostro della storia... naturalmente bipartizan!!!]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=518</id>
		<created>2010-07-22T18:52:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><font size="3" color="#000000"><font size="4"><strong>Tar favorevole alle quattro corsie su 275 Magllie-Leuca</strong></font><br />
<em>Con giudizio di merito, il Tribunale amministrativo leccese ha accolto le istanze delle Provincia di Lecce, respingendo quelle della Regione Puglia e degli ambientalisti. Esulta il centrodestra. La reazione del fronte ambientalista</em></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><br />
<img width="294" height="183" align="left" src="/public/dblog/image/34042.jpg" alt="" />Il giudizio di merito del Tar di Lecce approva le quattro corsie e d&agrave; l&rsquo;ok alla realizzazione della Maglie-Santa Maria di Leuca: l&rsquo;ennesimo colpo di scena nella lunga querelle giudiziaria sulla strada del dissenso arriva per riaprire il dibattito ed incrementare le polemiche. Quattro corsie, dunque, fino a Santa Maria di Leuca: per il Tar di Lecce, si pu&ograve;, con buona pace degli ambientalisti e della Regione Puglia, contrari al progetto tout court, perch&eacute; causerebbe, a loro parere, stravolgimenti sul territorio.<br />
I giudici del Tar hanno sostanzialmente rigettato il ricorso proposto contro il progetto, accogliendo le tesi della Provincia di Lecce che era difesa dall'avvocato Pietro Quinto, rispetto a quelle della Regione, rappresentate dall'avvocato Giovanni Pellegrino. &ldquo;Soddisfazione piena&rdquo; &egrave; stata espressa dal Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, per l&rsquo;esito dei giudizi innanzi al Tar, che attraverso il dispositivo di rigetto di tutti i sei ricorsi, ha attestato l&rsquo;insussistenza delle ragioni giuridiche delle varie parti ricorrenti.<br />
&ldquo;L&rsquo;unico motivo di rammarico - commenta Gabellone - &egrave; constatare il tempo utilizzato per le vicende giudiziarie, che poteva essere pi&ugrave; utilmente impiegato per pervenire a soluzioni condivise, cos&igrave; come d&rsquo;altronde da me affermato pi&ugrave; volte con convinzione. Cos&igrave; allo stesso modo pu&ograve; restare il legittimo rammarico che della vicenda 275 si sia fatto un motivo di contrapposizione politica, senza considerare che l&rsquo;obiettivo primario era e resta quello di risolvere un problema annoso delle popolazioni del Capo di Leuca e pi&ugrave; in generale venire in contro alle esigenze infrastrutturali dell&rsquo;intera penisola salentina&rdquo;.<br />
&ldquo;Non era possibile &ndash; prosegue Gabellone -, a distanza di 5 anni e dopo l&rsquo;impegno diretto del Governo e del Ministro Fitto nel destinare ingenti finanziamenti, mettere in discussione la valenza progettuale e le scelte tecniche gi&agrave; approvate e condivise dalla Regione Puglia e dal Comitato Via, espresse soprattutto per gli impatti ambientali e paesaggistici dell&rsquo;opera&rdquo;. Gabellone si dice certo di poter migliorare la soluzione progettuale, riconfermando la piena disponibilit&agrave;, nella logica di una tempestiva ed efficace esecuzione dell&rsquo;opera, &ldquo;a ricercare tutte le intese pi&ugrave; opportune perch&eacute; la stessa corrisponda pienamente alle volont&agrave; delle popolazioni salentine&rdquo;.</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><strong>La reazione del Comitato 275:</strong></font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;In merito alla sentenza del TAR, in attesa di leggere le motivazioni, desideriamo esprimere tutto il nostro disappunto sul ribaltamento della sentenza che lo stesso organo giuridico aveva espresso tre mesi fa, mettendo in chiaro da subito che le 18 Associazioni che costituiscono il Comitato s.s.275 intendono fare ricorso immediatamente al Consiglio di  Stato. <br />
In attesa di capire se in questa battaglia per il futuro avremo ancora al nostro fianco la Regione Puglia ed il Comune di Alessano, stupisce,  ma non meraviglia l&rsquo;esultanza di tutto il centro destra, che dimostra di fatto di essere distante come non mai dai reali bisogni del territorio del basso Salento; questi paladini del folle consumo di territorio, sono relegati ad una visione di sviluppo economico vecchia di vent&rsquo;anni di cui questa autostrada ne &egrave; l&rsquo;emblema perch&eacute; progettata per servire le zone industriali di Tricase, Alessano, Gagliano e Pat&ugrave; divenute nel frattempo discariche di immondizia e deserti di posti di lavoro, incapaci di pensare ad opere pi&ugrave; sostenibili per risolvere le problematiche legate all&rsquo;attraversamento dei centri urbani; quindi le due consecutive bocciature dei cittadini nei loro confronti, sono la conferma della loro inappropiatezza ad amministrare la Puglia. Infine, diciamo a gran voce al Governo della Regione che se realmente la nostra Puglia ha voltato pagina decidendo di investire sulle &ldquo;acciaierie del futuro&rdquo;, che come dice il nostro Presidente Nichi Vendola sono &ldquo;il paesaggio, la bellezza dei luoghi e i beni archeologici e culturali &ldquo;, la reale economia che vive di turismo, di artigianato ed agricoltura di qualit&agrave; non potr&agrave; reggere l&rsquo;enorme impatto sul territorio che un&rsquo;opera di queste dimensioni rappresenta per il sud Salento. Quindi pretendiamo coerenza fra le parole e i fatti, perch&eacute; sappiamo con certezza che la Regione Puglia ha oggi pi&ugrave; che mai il potere politico per non cedere a questo ricatto speculativo, specialmente perch&eacute; i suoi152 milioni di Euro  sono pi&ugrave; che sufficienti per un&rsquo;opera che si integra con il territorio senza stravolgerlo irreversibilmente.&quot;</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">Il Comitato 275<br />
</font></p>
</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=518"/>
		<issued>2010-07-22T18:52:00+01:00</issued>
		<modified>2010-07-22T18:52:00+01:00</modified>
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		<title><![CDATA[Una antica "paiara" per le vacanze salentine]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=325</id>
		<created>2010-07-15T10:40:20+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial; color: rgb(0, 0, 0);">
<p><img align="left" src="/public/GetAttachment-4.jpg" style="width: 322px; height: 239px;" alt="" /><font size="3">P</font><font size="3">er le vostre vacanze salentine, affittiamo </font><font size="3">a <strong><font color="#ff0000">Marina di Pescoluse</font></strong><span style="color: rgb(255, 0, 0);"> </span>- localit&agrave; della costa jonica, a circa 10 km a nord di <span style="color: rgb(255, 0, 0);">Santa Maria di Leuca<span style="color: rgb(0, 0, 0);"> - </span></span></font><font size="3">un'antica "<span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">paiara</span>" (nome un po' impropriamente tradotto nell'italiano "<span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">trullo</span>"), pittoresca costruzione in conci di pietra calcarea, </font><font size="3">situata su una collina a poche centinaia di metri dalle bellissime spiagge, che la gente del posto chiama "<font color="#ff0000"><em>Maldive</em></font>" (la localit&agrave; ha avuto moltissimi prestigiosi riconoscimenti: la <font color="#0000ff"><strong>Bandiera Blu</strong></font> che certifica la qualit&agrave; dei servizi e la limpidezza delle acque - recentemente confermata anche per il 2010 -, le <font color="#0000ff"><strong>tre vele</strong></font> della <strong>Guida Blu di Legambiente </strong>e <strong>del Touring Club Italiano</strong> e infine &egrave; stata inserita da <strong>Lonely Planet</strong> fra le <font color="#0000ff"><strong>10 spiagge pi&ugrave; belle del Mediterraneo</strong></font></font><font size="3">). </font><font size="2"><font size="3"><br />
</font><font size="3">Dalla terrazza della "paiara" si gode una spettacolare vista panoramica </font><font size="3">sul meraviglioso mare del <font color="#ff0000"><strong>Capo di Leuca</strong></font> (di particolare suggestione il tramonto!).<br />
</font><font size="2"><font size="2"><font size="3">Il tutto immerso in una lussureggiante campagna mediterranea di terra rossa, con "chiusure" di ulivi e macchia delimitate dai muretti a secco.</font><font size="3"><br />
</font><font size="2"><font size="3"><br />
Accanto all'edificio antico, </font><font size="3">ristrutturato e reso idoneo al vivere moderno (ci possono dormire dentro fino a 4 persone, nei letti che seguono l'andamento circolare dell'edificio), rispettando al massimo le arti costruttive tradizionali (in particolare la caratteristica tecnica "a tholos"), </font><font size="3">dal rudere di un'altra costruzione in pietra &egrave; stata ricavata una piccola abitazione, in cui sono disponibili uno spazio per il riposo (per ulteriori 4 posti letto in due matrimoniali), i servizi igienici e la cucina. Intorno ai due edifici, un bel giardino di circa 500 mq (in cui &egrave; disponibile anche un piccolo forno a legna).<br />
<br />
</font><font size="2"><font size="3">E' possibile affittare a partire da giugno 2010 (per ora sono liberi: fino al 19 giugno; dal 26 giugno al 14 luglio; dal 5 al 12 agosto; tutto settembre)</font></font></font></font></font></font></p>
<p><font size="2"><font size="2"><font size="2"><font size="2"><font size="2"><font size="3">Per informazioni 339.3237105, <a href="mailto:svincen@libero.it">vincenzo_santoro@hotmail.com</a></font><br />
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<img align="left" alt="" src="/public/GetAttachment-1.jpg" /><img align="left" alt="" src="/public/GetAttachment-3.jpg" /><br />
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<img align="left" alt="" style="width: 316px; height: 234px;" src="/public/piano_cottura.jpg" /><br />
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</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Il ritorno della taranta]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=407</id>
		<created>2010-07-14T17:00:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><font size="4" color="#000000"><font face="Arial"><img width="267" height="371" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/copertina taranta.jpg" />Vincenzo Santoro</font></font><font size="4" color="#000000"><font face="Arial">, <font color="#ff0000"><em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em></font>, con Cd audio, p. 248, Edizioni Squilibri</font></font><font size="4" color="#000000"> 2009, &euro; 18</font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial">Dalle pionieristiche esperienze degli anni Settanta fino all’esplosione degli ultimi anni, la ricostruzione del lungo processo di recupero e riuso dei materiali tradizionali giunto nel Salento a una sorprendente esposizione mediatica le cui ricadute vanno bene oltre i confini regionali. Una storia iniziata poco meno di quarant’anni fa ad opera di una variegata congerie di personaggi locali, spesso singolari e in qualche caso anche stravaganti che, coadiuvati a volte da personalit&agrave; pi&ugrave; blasonate provenienti dall’esterno, sono riusciti a produrre uno dei fenomeni musicali pi&ugrave; sorprendenti e clamorosi degli ultimi anni: il “rinascimento della pizzica”</font></font><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"></font></font><font size="3" color="#000000"><font face="Arial">.</font></font><font size="3" color="#000000"><br />
</font><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"> In un avvincente racconto corale, una vicenda senza riscontri sul piano nazionale &egrave; ripercorsa dalla “viva voce” dei suoi protagonisti, da <strong>Rina Durante</strong> a <strong>Giovanna Marini</strong>, dal <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong> ad <strong>Officina Zo&egrave;</strong></font></font><font size="3" color="#000000"><font face="Arial">, da <strong>Eugenio Barba</strong> a <strong>Edoardo Winspeare</strong>, dal <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> agli <strong>Aramir&egrave;</strong>, da <strong>Eugenio Bennato</strong> a <strong>Georges Lapassade</strong> fino all’</font></font><font size="3" color="#000000"><font face="Arial">attuale dilagare di tarante a tutte le latitudini  e nelle pi&ugrave; svariate combinazioni.</font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><br />
</font><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"> Nel cd allegato al volume una significativa selezione di brani musicali che, con numerosi inediti, offre un’efficace rappresentazione sonora del movimento che, prima ancora dell’intervento delle istituzioni, ha reso possibile il “miracoloso”, anche se non privo di contraddizioni, recupero di una tradizione  ormai prossima a scomparire.</font></font></p>
<p> </p>
<p><font color="#000000"><font size="3"><font face="Arial">Per il calendario delle presentazioni premere <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=421">qui</a></font></font></font></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"> </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>Indice</strong></font></font></p>
<p><br />
<font size="3" color="#000000"><font face="Arial">Prefazione di Alessandro Portelli</font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>Introduzione</strong>. <strong>1. I pionieri</strong> (Il canto militante. Rina Durante e la nascita del f<em>olk revival</em> salentino; L’intervento di Giovanna Marini; Il Nuovo canzoniere del Salento). </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>2. Il Canzoniere Grecanico Salentino</strong> (La ricostruzione del gruppo; Il primo disco; Le ricerche di Brizio Montinaro; La cooperativa culturale, la rottura col PCI, la crisi).</font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>3. La via perugina alla pizzica </strong>(Percorsi alternativi; La pizzica sbarca a Perugia). </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>4. Gli anni Ottanta: la gestazione</strong> (Pierpaolo De Giorgi; Radici e Donatello Pisanello). </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>5. Vecchie e nuove feste</strong> (Eugenio Barba, l’Odin Teatret e la Festa te lu mieru; Ritorno a San Rocco). </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>6. La rinascita</strong> (La reinvenzione del ballo tradizionale; Edoardo Winspeare e Pizzicata; Il Canzoniere di Terra d’Otranto; Il movimento salentino e i “discorsi” sul tarantismo). </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>7. Il sociologo e la taranta</strong> (Georges Lapassade e il Salento; Il ragno del dio che danza; I Sud Sound System e il tarantamuffin salentino; Transe, tarantismo e neotarantismo). </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>8. L’esplosione </strong>(Il “Sangue vivo” degli Officina Zo&egrave;; L’intervento delle istituzioni: nasce la Notte della Taranta; Un progetto di intervento culturale “dal basso”; Taranta Power; La seconda vita dell’ultimo patriarca della pizzica; Il web e l’osteria). </font></font></p>
<p><font size="3" color="#000000"><font face="Arial"><strong>9. Dilagano le tarante</strong> (Salento scenario ideale?; Il Salento immaginato; La bellezza sotto assedio; Gli sviluppi del movimento)</font></font></p>
<p> </p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><strong>Cd audio</strong></font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">1. <font color="#ff0000">Moretto</font>, <strong>Nuovo Canzoniere del Salento</strong> (trad.), inedito (1972)<br />
(Luigi Lezzi: chitarra e voce, Anna D’Ignazio: voce, Bucci Caldarulo: voce) <br />
<br />
2. <font color="#ff0000">Ntunucciu</font>, <strong>Nuovo Canzoniere del Salento</strong> (trad.), inedito (1972)<br />
(Luigi Lezzi: voce e chitarra, Anna D’Ignazio: voce, Bucci Caldarulo: voce)<br />
<br />
3. <font color="#ff0000">Fimmini cu fimmini</font>, <strong>Giovanna Marini </strong>(trad.), registrato dal vivo a Siena il 3 settembre 1973<br />
(voci: Giovanna Marini; Elena Morandi; Piero Brega; Francesco Giannattasio; Carlo Siliotto; Sara Modigliani; Gianni Nebbiosi)<br />
<br />
4. <font color="#ff0000">Giulia di Fornovo</font>, <strong>Giovanna Marini</strong> (trad.), registrato dal vivo a Montreal nel 1985</font><font size="3" face="Arial" color="#000000"><br />
(Giovanna Marini: voce e chitarra; Lucilla Galeazzi: voce; Patrizia Nasini: voce; Maria Longo Tommaso: voce)<br />
<br />
5. <font color="#ff0000">Pizzica</font>, <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong> (trad.)<br />
da <em>Canti di Terra d’Otranto e della Grec&igrave;a Salentina</em>, Fonit Cetra (1977)<br />
(Bucci Caldarulo: voce; Luigi Chiriatti: voce e tamburello; Daniele Durante: voce e chitarra; Roberto Licci: voce e chitarra; Rossella Pinto: voce)<br />
<br />
6. <font color="#ff0000">Caru Patrunu</font>, <strong>Radici</strong> (trad.), inedito, registrato dal vivo all’universit&agrave; di Lecce nel 1981 <br />
(Claudio Miggiano: voce e tamburello; Valerio Spennato: chitarra e mandolino; Lorenzo Crespino tamburello e percussioni; Quintino Sicuro: voce e armonica a bocca; Donatello Pisanello: chitarra; Luigi Corvaglia; flauti dolci; Tiziana Bruno: voce)<br />
<br />
7. <font color="#ff0000">Santu Paulu</font>, <strong>Radici</strong> (trad), inedito, registrato dal vivo all’universit&agrave; di Lecce nel 1981 <br />
(Claudio Miggiano: voce e tamburello; Valerio Spennato: chitarra e mandolino; Lorenzo Crespino: tamburello e percussioni; Quintino Sicuro: voce e armonica a bocca; Donatello Pisanello: chitarra; Luigi Corvaglia; flauti dolci; Tiziana Bruno: voce)<br />
<br />
8. <font color="#ff0000">Vita Maria</font>, <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> (trad.)<br />
da <em>Bassa musica</em>, autoproduzione (1994)<br />
(Luigi Chiriatti: tamburello; Alessandro Girasoli: fisarmonica; Per Luigi Lopalco: mandolino, mandola, concertina; Roberto Raheli: chitarra, flauto, voce; Franco Teodoro Tommasi: violino, voce; Raffaella Tommasi: voce)<br />
<br />
9.<em> </em><font color="#ff0000">La turtura</font>, <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> (trad.), inedito, registrato dal vivo a San Cesario nel 1996<br />
(Luigi Chiriatti, Alessandro Girasoli, Pier Luigi Lopalco, Roberto Raheli, Franco Teodoro Tommasi: voci)<br />
<br />
10. <font color="#ff0000">Sale</font>, <strong>Officina Zo&egrave;</strong> (trad.)										9.05<br />
da <em>Sangue Vivo</em>, CNT - Cantoberon (2000)<br />
(Cinzia Marzo: voce, flauto e tamburello; Donatello Pisanello: organetto diatonico; Ambrogio De Nicola: chitarra classica; Raffaella Aprile: voci e castagnette; Claudio Miggiano: violino, chitarra e tres, Lamberto Probo: tamburello, voce, tamburi e cupa cupa; Pino Zimba: tamburello, voce, castagnette e violino a sonagli)<br />
<br />
11. <font color="#ff0000">Allu sciardinu</font>, <strong>Officina Zo&egrave;</strong> (trad.)<br />
da <em>Crita</em>, Polosud Records (2004)<br />
(Lamberto Probo: voce, chitarra battente, tamburelli; Cinzia Marzo: voce, tiritacchete; Donatello Pisanello: organetti diatonici; Antonio Palma: voce; Dario Muci: voce)<br />
<br />
12. <font color="#ff0000">Opillopillop&igrave;</font>, <strong>Aramir&egrave;</strong> (testo Cafaro, Caldarazzo, Raheli)<br />
da <em>Vent’anni e pi&ugrave; di…</em>, Materiali musicali del manifesto (2002)<br />
(Roberto Raheli, voce e armonica; Mauro Toma: chitarra; Raffaele Passiante: coro e mandolino; Roberto Corciulo: fisarmonica; Anna Cinzia Villani: voce; Samuele Tommasi: tamburello)<br />
<br />
13. <font color="#ff0000">Jomoso</font>, <strong>Aramir&egrave;</strong> (musica Alessandro Girasoli, testo Cesare De Santis), inedito (2004)<br />
(Roberto Raheli, voce; Mauro Toma: voce e chitarra; Raffaele Passiante: chitarra, mandolino; Roberto Corciulo: fisarmonica; Stefania Morciano: voce; Samuele Tommasi: tamburello)<br />
<br />
14. <font color="#ff0000">Mazzate Pesanti</font>, <strong>Aramir&egrave;</strong> (testo e musica Roberto Raheli)<br />
da <em>Mazzate Pesanti</em>, Edizioni Aramir&egrave; (2004)<br />
(Roberto Raheli: voce e chitarra; Roberto Corciulo: fisarmonica; Stefania Morciano: tamburello e coro; Samuele Tommasi: tamburello)<br />
<br />
15. <font color="#ff0000">Klama</font>, <strong>Orchextra Terrestre</strong> (testo e musiche Franco Corlian&ograve;)<br />
da <em>Musiche dell’altro mondo</em>, Naturalmente (2007)<br />
(Aleksej Asenov: fisarmonica; Zaharina Asenova: voce; Vicente Cossa: chitarra; Sara Giovinazzi: voce; Irener&igrave;: contrabbasso; John Salins: dollak, djamb&egrave; e altre percussioni; Elisa Amistadi: cori; Andrea Maia: cori; Giordano Angeli; chitarra; Carlo La Manna: batteria; Corrado Bungaro: violino, voci)<br />
<br />
16. <font color="#ff0000">Tarantella tonum phrigium</font>, <strong>Ensemble Terra d’Otranto</strong> (trad.)<br />
da <em>Danzare col ragno</em>, Argo (2007)<br />
<br />
17. <font color="#ff0000">Pizzica pizzica di Ostuni</font>, <strong>Massimiliano Morabito</strong> (trad.)<br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">da <em>Sendë na rionettë sun&agrave;</em>, Squilibri (2008)<br />
(Enza Pagliara, voce; Attilio Turrisi: chitarra battente; Pietro Balsamo: voce e tamburello; Massimiliano Morabito: organetto</font>)<br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000"><br />
18. <font color="#ff0000">Pizzica di Nard&ograve;</font>, <strong>Anna Cinzia Villani</strong> (trad.)<br />
da <em>Ninnamorella</em>, AnimaMundi (2008)<br />
(Anna Cinzia Villani: voce; Annamaria Bagorda: organetto; Gianni Amati: tamburello)<br />
<br />
19. <font color="#ff0000">Luna Otrantina</font>, <strong>Le donne belle</strong> (testo Rina Durante), inedito (2009)<br />
(Carla Maniglio, Maria Mazzotta, Anna Cinzia Villani, voci)</font></p>
<p> </p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">per ordinare il libro: Squilibri, 06.44340148; info@squilibri.it; <a href="http://www.squilibri.it">www.squilibri.it</a></font><font size="3" face="Arial" color="#000000"><br />
</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">oppure Libreria Idrusa di Alessano (Le), 0833.781747, <a href="mailto:libreriaidrusa@libero.it">libreriaidrusa@libero.it</a></font></p>
<p> </p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">recensioni e articoli sul libro:</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=416">La musica popolare nel Salento, rinata col ragno</a></em>, di Gino L. Di Mitri, da <strong>La Gazzetta del Mezzogiorno</strong> del 27 giugno 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=420">In principio fu la pizzica...</a></em>, di Dario Quarta, </font><font size="3" face="Arial" color="#000000">da <strong>Qui Salento</strong> del 16 luglio – 1 agosto 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=415">video-intervista su Salentoweb.tv</a> del 26 giugno 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=440">Prima della Notte c'era la Taranta</a></em>, di Francesco Farina, dal <strong>Corriere del Mezzogiorno</strong>, edizione pugliese, del 28 ottobre 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=441">Cos&igrave; &egrave; tornata la Taranta</a></em>, di Sergio Torsello, dal <strong>Quotidiano di Lecce</strong> del 2 novembre 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.martelive.it/it/martemagazine/martemagazine-recensioni/5244-vincenzo-santoro-il-ritorno-della-taranta">Recensione della presentazione all'Auditorium di Roma</a></em>, di Daniela Cutolo, dal <strong>Marte Magazine</strong> del 7 novembre 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=446">Taranta Story. Alle radici della pizzica nella terra sospesa tra mag&igrave;a e deserto</a></em>, di Mario Desiati, da <strong>La Repubblica di Bari</strong> del 22 novembre 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=457">viatico necessario per chi vuole conoscere i segreti della "musica del ragno"</a></em>, di Guido festinese, da <strong>Modus Vivendi</strong> del novembre 2009</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=456">Taranta forever</a></em>, di Ciro De Rosa, dal Giornale della <em>m</em>usica di febbraio 2010</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=458">Il morso che pizzica. Tra Otranto e Lecce &egrave; caccia alla taranta</a></em>, di Michele Fumagallo, da<strong> Alias</strong>, inserto culturale del <strong>manifesto</strong> del 13 febbraio 2010</font></p>
<p> </p>
<p> </p>
</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=407"/>
		<issued>2010-07-14T17:00:00+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Fausto Amodei: così nacque la mia canzone]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=516</id>
		<created>2010-07-08T08:20:17+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify"><font size="3" color="#000000"><font color="#800000"><strong><em>I morti di Reggio Emilia</em></strong></font> (7 luglio 1960)</font><br />
<font size="3" color="#000000">di <strong>Fausto Amodei</strong></font><br />
<font size="3" color="#000000">dal <a href="http://www.ilmanifesto.it">manifesto</a> del 7 luglio 2010</font><br />
<br />
<font size="3" color="#000000"><img width="306" height="232" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/220px-Fausto_Amodei.jpg" />Nell'estate del 1960 ero di leva al Centro addestramento reclute di Montorio Veronese. Avevo gi&agrave; 26 anni, dato che avevo rinviato il servizio militare a dopo la laurea (e - fra l'altro - a dopo un successivo soggiorno di studio in Finlandia) ero quindi circondato da persone molto pi&ugrave; giovani, oltretutto provenienti in modo prevalente da zone &laquo;bianche&raquo;, cio&egrave; Veneto, dal bresciano e dal bergamasco, con le quali era piuttosto difficile discutere di argomenti politici. Comunque allora ero iscritto al Psi, e seguivo le vicende politiche del momento, bench&eacute; in caserma fosse proibito introdurre l'Unit&agrave; e l'Avanti. La nascita del governo Tambroni, e l'ingresso del Msi nella maggioranza, fin dall'inizio mi avevano messo sul chi vive. Dopo i fatti di Genova del 30 giugno correva voce in caserma che noi militari di leva potessimo essere impiegati in servizi di ordine pubblico</font><font size="3" color="#000000">;</font><font size="3" color="#000000">. La prospettiva mi sconvolgeva, perch&eacute; apriva la possibilit&agrave; che si dovesse intervenire, armati, a &laquo;sedare la piazza&raquo;, quella piazza di cui condividevo appieno i sentimenti e gli obiettivi. Quando, il 7 Luglio, avvennero gli eccidi di Reggio Emilia, il mio stato d'animo fu ancora pi&ugrave; sconvolto, e mi pes&ograve; ancora di pi&ugrave; il senso di impotenza, data la mia situazione di soldato di leva, soggetto ad una disciplina che avrebbe potuto obbligarmi a fare esattamente il contrario di quel che avrei voluto, ed a cui mi sarei sentito tenuto dalla mia militanza politica. Comporre una canzone fu una risposta un po' politica, un po' psicoterapeutica a questa situazione di stallo e di rabbia.</font><br />
<font size="3" color="#000000">Immediatamente alle spalle avevo l'esperienza del <strong>Cantacronache</strong> che, con la parola d'ordine &laquo;evadere dall'evasione&raquo;, intendeva riportare la canzone ad un confronto diretto con la realt&agrave; sociale, politica, di cronaca, esistenziale, che si stava vivendo; in dall'inizio si ebbe come punto di riferimento il repertorio del &laquo;canto sociale&raquo; tradizionale, prodotto dalla lettura dei fatti politici e sociali da parte del mondo contadino e proletario, connotato da una gran concretezza, ed &egrave; a questo repertorio, almeno in parte, che ci si intendeva rifare: non tanto come linguaggio e come modello musicale, quanto come volont&agrave; di cantare la realt&agrave; per cambiarla. Qualcuno di noi pensava al canzoniere francese (<strong>Brassens</strong>, <strong>Ferr&egrave;</strong>, <strong>Boris Vian</strong>) chi, viceversa, al cabaret tedesco (<strong>Brecht</strong>, <strong>Weill</strong>, <strong>Eisler</strong>, <strong>Tucholsky</strong>), chi ancora al folklore progressista americano (<strong>Guthrie</strong>, <strong>Seeger</strong>). Fino ad allora le canzoni che avevo composto erano prevalentemente improntate ad un certo &laquo;straniamento&raquo;, che non privilegiava una assoluta consonanza tra il carattere della musica e quello del testo e della vicenda raccontata (un po' come nel caso dei cantastorie, che adoperano lo stesso modulo musicale per raccontare storie di differente natura ed argomento).</font><br />
<font size="3" color="#000000">Nel caso de <font color="#800000"><em><strong>I morti di Reggio Emilia</strong></em></font> ho voluto invece fare un'eccezione a questa regola, intendendo garantire lo stesso grado di drammaticit&agrave; e di emozione tanto al testo quanto alla musica. Insistendo per&ograve; sul voler mantenere l'obiettivit&agrave; del fatto di cronaca. &Egrave; per questo che, fin dall'inizio, mi sono ripromesso di citare esattamente i nomi dei cinque compagni caduti, perch&eacute; la canzone si riferisse inequivocabilmente a quei fatti e non genericamente ai diversi eventi di lotta antifascista e di vittime della repressione di cui le cronache non mancavano certo di esempi, in quel periodo e negli anni precedenti.</font><br />
<font size="3" color="#000000">Dato che la sostanza del messaggio trasmesso dal testo voleva essere la continuit&agrave; tra i cinque morti di Reggio Emilia ed i caduti della Resistenza (i <strong>fratelli Cervi</strong>, <strong>Duccio Galimberti</strong>), ho individuato un analogo percorso nella musica, ragionando sul fatto che la pi&ugrave; celebre canzone partigiana <strong><em>F</em><em>ischia il vento</em></strong> era cantata su una melodia russa. Per cui ho cercato di dare un'impronta pi&ugrave; o meno esplicitamente &laquo;russa&raquo; alla melodia ed all'armonia della strofa e del ritornello. Due battute di 4/4 del ritornello (me ne sono reso conto solo un po' pi&ugrave; tardi) sono prese di peso da uno dei Quadri di un'esposizione di <strong>Modesto Mussorgskij</strong>.</font><br />
<font size="3" color="#000000">Naturalmente questa canzone non &egrave; nata dall'accurata e preventiva programmazione di tutti gli elementi sopra citati: questi elementi me li sono ritrovati tutti a posteriori, pensando per conto mio a quali impulsi pi&ugrave; o meno coscienti mi abbiano portato a comporre questa canzone, che non mi &egrave; venuta assolutamente di getto ma che &egrave; passata attraverso alcuni brogliacci, stesure e limature, prima di essere eseguita (in occasione di una licenza) agli amici di <strong>Cantacronache</strong> a Torino.</font><br />
<font size="3" color="#000000">C'&egrave; da dire che la canzone ebbe piuttosto scarsa risonanza, anche negli ambienti di sinistra che frequentavo allora, negli anni immediatamente successivi al '60, bench&eacute; sia stata inserita gi&agrave; nei primi anni '60 in alcuni spettacoli e sia stata incisa in uno dei primi dischi di <strong>Cantacronache</strong>. Il momento in cui fu assunta come &laquo;canto di lotta&raquo; esemplare, fu solo con il movimento del '68, che se ne impossess&ograve; tanto da diffonderla come creazione di &laquo;autore anonimo&raquo;. Devo dire che fui piuttosto orgoglioso di essere immeritatamente divenuto &laquo;voce del popolo&raquo;.</font><br />
<font size="3" color="#000000">La ragione per cui venne &laquo;riscoperta&raquo; ed adottata a livello di massa solo alcuni anni pi&ugrave; tardi rispetto alla sua composizione, e rispetto agli avvenimenti che l'hanno ispirata, secondo me va trovata nella crescita, lenta ma inarrestabile, di una coscienza antifascista nel sentire comune. Tutte le leve dirigenti (magistrati, insegnanti, quadri della pubblica amministrazione) allevate durante il fascismo e salvate dall'amnistia <strong>Togliatti</strong>, si erano man mano andate sostituendo con un personale che, anzich&eacute; il codice Rocco, aveva studiato la Costituzione, e che, pur con tutte le eccezioni ed i ritardi del caso, aveva preso coscienza delle infamie del regime fascista (censura, leggi razziali, guerra, nessuna separazione dei poteri). Ed &egrave; forse anche da questo processo che ha preso il via il movimento del '68, che conseguentemente ha avuto forti connotati di antifascismo militante.</font><br />
<font size="3" color="#000000">Il verso &laquo;per quelli che son stanchi o sono ancora incerti&raquo; rispecchia (nel '60, ricordiamolo) la volont&agrave; di risvegliare una generazione - e non solo un'&eacute;lite - all'antifascismo che maturer&agrave; a livello pi&ugrave; generalizzato solo alcuni anni pi&ugrave; tardi. Detto fra parentesi, giudicare &laquo;stanchi&raquo; ed &laquo;incerti&raquo;, in tema di antifascismo, gli italiani del 1960 &egrave; quasi ridicolo a confronto della ben pi&ugrave; scarsa reattivit&agrave; alle provocazioni fasciste o simil-fasciste di oggi. Ma tant'&egrave;, penso che il periodo d'oro dell'antifascismo post-resistenziale sia stato il '68.</font><br />
<font size="3" color="#000000">Non ho mai pensato a questa canzone come ad un &laquo;inno&raquo; da far eseguire a grandi masse orchestrali e corali. Non &egrave; solo per questioni di bilancio che l'ho sempre registrata con una chitarra ed una fisarmonica, al massimo con un ritornello eseguito da tre voci singole. Un'esecuzione, diciamo cos&igrave;, &laquo;da camera&raquo; permette di capire ed approfondire meglio il testo ed il messaggio ch'esso vorrebbe comunicare. Non ho mai fatto mio il principio che una canzone, per essere &laquo;di lotta&raquo;, deve essere molto violenta, giocando pi&ugrave; sulla mozione degli affetti che sulla descrizione dei fatti e sul loro approfondimento. Le invettive, anche violente, secondo me, rendono meglio se scagliate in chiave di satira e di presa per i fondelli. &Egrave; d'altronde molto difficile una definizione univoca di &laquo;canzone politica&raquo;, quando solo si pensi che il canto pi&ugrave; amato e pi&ugrave; coinvolgente della Comune di Parigi, &egrave; stato di fatto il richiamo ad una stagione primaverile: <em>Le temps des cerises</em>, in cui usignoli e merli canteranno festosi.</font></div>]]></content>
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		<issued>2010-07-08T08:20:17+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[La «Taranta» secondo Ludovico Einaudi]]></title>
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		<created>2010-07-07T22:53:27+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><font color="#000000"><em><font size="3" face="Arial">Notte inedita tra elettronica e tradizione</font></em></font><font size="3" face="Arial" color="#000000"><em>. Sul palco ci saranno i Sud Sound System, Dulce Pontes, Savina Yannatou e giovani cantanti salentini selezionati</em><br />
<br />
<img width="198" height="135" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/einaudi--190x130.jpg" />MELPIGNANO &mdash; Per alcuni versi, il morso di Ludovico Einaudi ricorda quello di <strong>Stewart Copeland</strong>. Non nello stile, ovviamente, ma nell&rsquo;approccio c&rsquo;&egrave; qualcosa che accomuna i due musicisti pur nelle profonde differenze che li contraddistinguono: entrambi si sono avvicinati alla <font color="#800000"><strong>Notte della Taranta</strong></font> con l&rsquo;entusiasmo di chi rimane sorpreso di fronte ad una tradizione musicale cos&igrave; strutturata ed entrambi si sono lasciati guidare da quell&rsquo;impulso quasi medianico con cui questa musica ha contagiato il territorio. All&rsquo;investitura di maestro concertatore dell&rsquo;edizione 2010, Einaudi ci &egrave; arrivato innanzitutto come architetto, prima ancora che come compositore: &laquo;Ho immaginato questa manifestazione come un palazzo da attraversare stanza per stanza, apprezzandone le peculiarit&agrave; che per&ograve; fanno parte tutte di uno stesso grande progetto&raquo;. Il che, nelle intenzioni, dovrebbe garantire al concertone del 28 agosto di procedere senza soluzioni di continuit&agrave;, &laquo;anche se l&rsquo;esibizione sar&agrave; caratterizzata da momenti diversi e dagli ospiti che pure ci accompagneranno in questo percorso&raquo;.<br />
Einaudi ne ha gi&agrave; annunciati tre, proprio ieri a Melpignano durante le prove: i Sud Sound System, la cantante portoghese Dulce Pontes e la vocalista greca Savina Yannatou, fondatrice della formazione Primavera en Salonico. &laquo;A loro se ne aggiungeranno altri - anticipa il maestro concertatore - ma la loro presenza non sar&agrave; comunque mai separata da tutto il contesto in cui dovranno integrarsi divenendone parte&raquo;. Sul grande palco di Melpignano, Einaudi ospiter&agrave; anche Mercan Dede, percussionista turco devoto all&rsquo;elettronica che &egrave; l&rsquo;altro asso nella manica del musicista milanese: &laquo;Credo che la pizzica, con i suoi ritmi ossessivi e le sue finalit&agrave; liberatorie, possa essere considerata l&rsquo;antenata di certi raduni di musica elettronica che oggi cercano di esorcizzare il disagio contemporaneo con tempi analoghi a quelli scanditi dai tamburelli salentini e intendo dare rilievo a queste connessioni&raquo;. Nel frattempo, Ludovico Einaudi ha gi&agrave; composto quello che lui definisce il leitmotiv del concertone (un&rsquo;intro coinvolgente, fortemente improntata all&rsquo;elettronica), che ricorrer&agrave; spesso nella serata del 28 agosto, cucendo insieme la ragnatela musicale pi&ugrave; attesa dell&rsquo;estate pugliese. L&rsquo;altra anticipazione, invece, potrebbe deludere i fan pi&ugrave; allineati del maestro: &laquo;Il pianoforte ci sar&agrave; ma avr&agrave; un ruolo piuttosto marginale perch&eacute; il mio approccio alla Notte della Taranta non &egrave; quello del pianista. Ho preferito, cos&igrave;, avvicinarmi a questa musica come un compositore che osserva ed interagisce con un patrimonio di tradizioni arrivato fino a noi anche grazie alle straordinarie voci che lo hanno tramandato, restando fedele per quanto possibile a quanto di antico &egrave; sopravvissuto&raquo;. E ancora: &laquo;Sto lavorando molto sui dettagli, anche se non so quanto questi possano essere colti in un concerto destinato ad oltre centomila persone&raquo;.<br />
Di certo, un posto di rilievo avranno le voci dei giovani cantori salentini gi&agrave; selezionati da tempo (tra cui Emanuele Licci, Alessandra Caiulo, Antonio Amato), cos&igrave; come il tamburello di Mauro Durante che &egrave; stato un po&rsquo; la guida di Einaudi in quest&rsquo;avventura salentina, cominciata ancor prima di accettare l&rsquo;incarico di maestro concertatore, in occasione del tour del pianista a cui Mauro ha preso parte ultimamente. L&rsquo;altra novit&agrave; dell&rsquo;edizione 2010 della Notte della Taranta sar&agrave; la danza tradizionale: &laquo;A questa - conclude Ludovico Einaudi - sar&agrave; riservato uno spazio importante perch&eacute; importante &egrave; il suo ruolo all&rsquo;interno della tradizione. I momenti coreografici avranno una loro specifica destinazione e, anche attraverso un gioco di luci, cercheremo di metterne in evidenza la teatralit&agrave; che li caratterizza&raquo;. </font></p>
</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[San Paolo dei serpenti a Vereto]]></title>
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		<created>2010-06-29T12:43:17+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify"><font size="4" color="#993300"><strong><font face="Arial">Uno straordinario affresco di San Paolo</font></strong></font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">di <strong>Sergio Torsello</strong></font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">da &ldquo;PaeseNostro&rdquo;, n.73, Ottobre 2009</font><br />
<br />
<font size="4" color="#993300"><strong><font face="Arial"><img width="396" height="485" align="left" src="/public/dblog/image/8235_1176022334333_1641348149_436639_5940167_n.jpg" alt="" /></font></strong></font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Egregio direttore,</font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">ho letto con estremo interesse l&rsquo;accorato appello della signora <strong>Maria Luisa Sangiovanni</strong>, proprietaria della chiesa di <font color="#ff0000">S. Maria di Vereto</font>, raccolto da <strong>Antonio De Marco</strong> e pubblicato sul numero del 6 Marzo 2009 del giornale da Lei diretto. Da quasi quindici anni frequento per motivi di studio la chiesetta di Vereto e ho particolarmente a cuore le sorti di questo  importante monumento salentino. <font color="#ff0000">Non tutti sanno infatti che l&rsquo;edificio conserva al suo interno uno straordinario affresco raffigurante <font color="#993300">San Paolo</font></font>. Si tratta di una delle rappresentazioni pi&ugrave; antiche e originali tra quelle comprese nel vasto <em>corpus</em> (affreschi, statue, dipinti, edicole votive) dell&rsquo;iconografia paolina attestata nel <font color="#ff0000">Salento</font>. Inserito in un pi&ugrave; ampio ciclo agiografico, venuto alla luce in un incasso murario durante lavori di restauro effettuati nel 1954 su iniziativa dell&rsquo;allora parroco di <font color="#ff0000">Pat&ugrave;</font> don <strong>Vincenzo Rosafio</strong> (si veda <strong>V. Rosafio</strong>, <font color="#993300"><em>Vereto, antica citt&agrave; messapica del Basso salento</em></font>, Lecce, 1968) l&rsquo;affresco,  in buona parte non pi&ugrave; leggibile, raffigura <font color="#993300"><strong>San Paolo</strong></font> in una posa  solenne e minacciosa con il classico attributo della spada  attorno alla quale sono attorcigliati  due serpenti. Ai piedi  del santo, poi,  &egrave; raffigurato un piccolo bestiario <em>de venenis</em>: un serpente, uno scorpione e, poco pi&ugrave; in alto, due serpenti intrecciati a caduceo. L&rsquo;affresco, di non pregevole fattura (e di probabile datazione tardocinquecentesca) si presenta come un unicum nel suo genere per la ricchezza delle metafore simboliche che sembrerebbero indirizzarsi verso una continua commistione di citazioni culte e riferimenti all&rsquo;immaginario popolare. Nulla sappiamo, allo stato attuale delle ricerche, delle figure dei committenti dell&rsquo;affresco (e neppure dell&rsquo;anonimo frescante) che consentirebbero di capire meglio il <em>milieu</em> intellettual &ndash; artistico all&rsquo;interno del quale prese corpo siffatta raffigurazione. Sappiamo solo che alcuni labili indizi (le successioni feudali che , a partire dal XVI sec. danno Vereto infeudata alle famiglie titolari della contea di <font color="#ff0000">Alessano</font>)  potrebbero stabilire molto pi&ugrave; di una semplice continuit&agrave; della &ldquo;devozione paolina&rdquo; da parte di alcuni  proprietari dell&rsquo;edificio di culto.  Proprio ad <font color="#ff0000">Alessano</font>  del resto il culto  del &ldquo;divin apostolo&rdquo; conosce le sue attestazioni pi&ugrave; antiche, addirittura  a partire dal XIII secolo. E&rsquo; in questo periodo infatti che i Registri della Cancelleria Angioina segnalano una chiesa di <font color="#993300"><strong>San Paolo</strong></font> ad <font color="#ff0000">Alessano</font>.  Successivamente la chiesa fu incorporata nelle mura del palazzo baronale (edificato nel XV sec.) e nel 1628 l&rsquo;abate alessanese <strong>Fabio Guarini</strong>, interrogato dal vescovo <strong>Andrea Perbenedetti</strong>, &ldquo;dichiarava di avere la titolarit&agrave; di quattro benefici, uno sotto il titolo di S. Caterina nella cappella del Castello di <font color="#ff0000">Alessano</font> [&hellip;] l&rsquo;altro nella istessa chiesa sotto il titolo di <font color="#993300"><strong>San Paolo</strong></font> et S. Maria de Verito&rdquo; (cfr.: <font color="#993300"><em>Luoghi, chiese, chierici nel Salento meridionale in et&agrave; moderna. La visita apostolica della citt&agrave; e della diocesi di Alessano nel 1628</em></font>, a cura di <strong>Andr&egrave; Jacob</strong> e <strong>Antonio Caloro</strong>, Galatina, Congedo, 1998, pag. 147). Le sorti delle due chiese appaiono dunque  sempre pi&ugrave; strettamente legate nel corso dei secoli. Le origini della chiesa di <font color="#ff0000">Vereto</font>, infatti, sembrerebbero fare riferimento ad un &ldquo;casale altomedievale (la cui esistenza &egrave; testimoniata da rinvenimenti archeogici bizantini)&rdquo;. Nei secoli successivi fu prima &ldquo;abbandonata, forse semidistrutta,   quindi rimaneggiata, restaurata e ridotta a semplice cappella di giuspatronato dei Baroni di <font color="#ff0000">Vereto</font>: Capece, Romasi, Ayerbo d&rsquo;Aragona, Riario Sforza Zunica e in ultimo i Sangiovanni di <font color="#ff0000">Alessano</font>&rdquo; (si veda <font color="#993300"><em>Itinerario storico&ndash;archeologico tra Giuliano e Pat&ugrave;</em></font>, Mb Editore, 2002, notizie storiche a cura di <strong>Antonio Ferraro</strong>). Non mi soffermer&ograve; oltre sulle molteplici questioni di ordine storico, antropologico e sulle complesse piste interpretative aperte da siffatte testimonianze. Mi limiter&ograve; qui ad alcune brevi considerazioni che spero riescano a farne capire l&rsquo;enorme importanza. C&rsquo;&egrave; un elemento, infatti, che nell&rsquo;affresco sembra essere rimarcato con notevole intensit&agrave; simbolica: il rimando al patronato antiofidico di <font color="#993300"><strong>San Paolo</strong></font> il cui mito di fondazione &egrave; contenuto in un passo degli Atti degli Apostoli (28, 1&ndash;6) tra i pi&ugrave;  citati e commentati dalla letteratura interessata ad indagare le dinamiche storiche del sincretismo tra il culto di San Paolo e il fenomeno magico-religioso del tarantismo. (E&rsquo; opportuno precisare che  la sola presenza di un affresco non implica necessariamente una qualche  connessione con fenomeni di tarantismo. Anzi, in questo caso specifico, l&rsquo;assenza di ogni rappresentazione della tarantola indurrebbe ad indirizzare altrove le prospettive di ricerca. Tuttavia l&rsquo;affresco veretino risulta particolarmente  significativo ai fini di una ricostruzione della storia del culto paolino in ambito salentino). L&rsquo;episodio narrato negli Atti degli Apostoli &egrave; quello di <strong><font color="#993300">San Paolo</font></strong> che, in viaggio verso <font color="#ff0000">Roma</font>, approda a <font color="#ff0000">Malta</font> in seguito ad un naufragio e dimostra di signoreggiare un&rsquo;echidna (un serpente velenoso) che lo morde ad una mano mentre si accinge ad accendere un fuoco senza arrecargli alcun danno. Come osserva <strong>Brizio Montinaro</strong>, questo episodio biblico ha dato vita ad un vero e proprio &ldquo;mitologema che si &egrave; venuto a creare a causa di una serie di notizie diffuse a livello egemone e i cui echi soltanto sono giunti confusi a livello popolare stimolandone le capacit&agrave; mitizzanti&rdquo; (<strong>B. Montinaro</strong>, <em><font color="#993300">San Paolo dei serpenti</font></em>, Sellerio, 1996). Da questo passo degli Atti, infatti, deriva   tutto il complesso corollario di tradizioni popolari legate alla protezione accordata da <font color="#993300"><strong>San Paolo</strong></font> contro il morso di animali velenosi: dalla terapeutica popolare (affidata ai discendenti della Casa di <font color="#993300"><strong>San Paolo,</strong></font> i cosiddetti &ldquo;sanpaolari&rdquo;, depositari di tecniche magico&ndash;protettive e incantatorie contro gli animali velenosi), alla creazione di &ldquo;aree di immunit&agrave;&rdquo; dal morso di rettili velenosi in virt&ugrave; della protezione accordata dal santo (celebri quelle di <font color="#ff0000">Galatina</font> e <font color="#ff0000">Malta</font>), fino all&rsquo;utilizzo della figura di <font color="#993300"><strong>San Paolo </strong></font>come elemento chiave di quel processo di &ldquo;riplasmazione cattolica&rdquo; di culti di chiara derivazione pagana come il tarantismo. Ma &egrave; lo stesso <strong>Montinaro</strong> a ricordare come tuttavia una &ldquo;ricchissima iconografia che rappresenta il santo con la vipera cadente dalla mano o tra le fiamme tende a mettere in evidenza la vittoria dell&rsquo;Apostolo sul demonio&rdquo;. Nella tradizione biblica infatti il serpente &egrave; simbolo delle potenze abissali, &ldquo;l&rsquo;incarnazione di Satana che il Dio della pace stritoler&agrave; sotto i piedi dei discepoli (Rm, 16, 20)&rdquo;. E ai suoi discepoli il Signore ha dato il potere di &ldquo;camminare sopra i serpenti e  gli scorpioni (Lc, 10, 19)&rdquo; ( cfr. <strong>Manfred Lurker</strong>, <font color="#993300"><em>Dizionario dei simboli e delle immagini bibliche</em></font>, Mondatori, 1994, pag. 190). Basti ricordare, per restare ad un ambito strettamente locale, che un&rsquo;altra raffigurazione (questa volta di <strong><font color="#993300">San Pietro e Paolo</font></strong>) a <font color="#ff0000">Ruggiano</font> (<font color="#ff0000">Salve</font>), venuta alla luce recentemente durante lavori di restauro della chiesetta dedicata a <font color="#993300"><strong>Santa Marina</strong></font> e databile al 1645, faccia riferimento da un lato alla potenza della Chiesa fondata dagli Apostoli, ma al tempo stesso ricordi anche, in maniera abbastanza esplicita, l&rsquo;episodio maltese della vipera. Anche nella cappella gentilizia del castello di <font color="#ff0000">Morciano di Leuca</font> &egrave; conservato un affresco monocromo di <font color="#993300"><strong>San Paolo</strong></font> (databile al XVII secolo) che raffigura il santo con gli attributi classici del libro e della spada attorno alla quale &egrave; avvinghiato un serpente. Nel caso veretino per&ograve;, il riferimento all&rsquo;episodio maltese &egrave; segnato da un dispiegamento simbolico che non ha riscontri nell&rsquo;area salentina  e potrebbe  in parte spiegarsi con la caratteristiche stesse del contesto devozionale che &egrave; quello di una piccola chiesa di campagna (ubicata lungo le direttrici del pellegrinaggio mariano a f<em>inibus terrae</em>) dove  l&rsquo;oggettiva presenza di serpenti e altri animali velenosi doveva costituire un problema non irrilevante per la vita delle popolazioni locali. Un aspetto questo volutamente sottolineato dall&rsquo;autore, probabilmente con il <em>placet</em> del committente. Vistoso elemento di discontinuit&agrave; in tutta la raffigurazione resta tuttavia la presenza dei serpenti intrecciati a caduceo (sulla complessa e mutevole rete di significati che si &egrave; addensata su questo simbolo sin dalla tarda antichit&agrave; non &egrave; possibile soffermarsi in questa sede) e, soprattutto, il suo significato in tale contesto (una &ldquo;firma&rdquo;? oppure un &ldquo;geroglifico della fede&rdquo; che ancora sfugge alla nostra comprensione?). Domande forse destinate a rimanere senza risposta ma che tuttavia sottolineano l&rsquo;importanza  che tale testimonianza riveste nel quadro di una indagine organica sull&rsquo;iconografia paolina nell&rsquo;area salentina che consenta di capire meglio non solo le dinamiche di circolazione, ma anche gli articolati vettori di diffusione e i molteplici aspetti delle rielaborazioni in chiave dotta e popolare del mitologema del patronato antiofidico di <font color="#993300"><strong>San Paolo</strong></font>. Allo stato attuale l&rsquo;affresco risulta gravemente danneggiato e  versa da tempo in uno stato di degrado che si fa sempre pi&ugrave; irreversibile. Alcune parti sono ormai scarsamente leggibili, per cui si rende  necessario un urgente intervento conservativo che consenta di restituire alla comunit&agrave; degli studiosi una delle testimonianze pi&ugrave; importanti dell&rsquo;iconografia paolina nell&rsquo;area meridionale. Come rappresentante dell&rsquo;Istituto Diego Carpitella propongo di riunire attorno ad un tavolo la propriet&agrave; dell&rsquo;edificio, le associazioni che da anni sono impegnate nella tutela e valorizzazione del sito di Vereto, le istituzioni locale (Comune, Provincia e Regione), quelle  culturali (Universit&agrave; del Salento, Sovrintendenza ai Beni Culturali) e religiose (Diocesi di Ugento), per mettere a punto un progetto di restauro dell&rsquo;affresco e la creazione di un gruppo interdisciplinare di studio. Sarebbe anche un bel modo da parte delle istituzioni locali per  celebrare, sia pur con ritardo, la ricorrenza dei duemila anni dalla nascita dell&rsquo;&rdquo;Apostolo delle genti&rdquo;.</font></div>]]></content>
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		<issued>2010-06-29T12:43:17+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Luigi Stifani: l'autobiografia di una generazione]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=513</id>
		<created>2010-06-28T09:36:12+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font color="#000000"><em><font size="3" face="Arial">Dieci anni fa, proprio la vigilia della festa di san Paolo, moriva <strong>Luigi Stifani</strong>, il mitico violinista terapeuta delle tarantate. Per ricordarlo ripropongo una bella intervista di <strong>Chiara Lico</strong> a <strong>Sandro Portelli</strong>, tratta da Caffeuropa del 05/08/2000</font></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4" color="#ff0000"><strong><font face="Arial">Luigi Stifani: la musica e il personaggio</font></strong></font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Arial" color="#000000"><img width="352" height="483" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/Luigi Stifani e Salvatora Marzo al Teatro Lirico di Milano - Febbraio 1967 - Foto di L_ Ciminaghi (436 x 600).jpg" />&ldquo;Tutte le tarantolate che ho curato musicalmente col violino, coll&rsquo;organetto (...) le ho guarite con la terapia della musica. Dall&rsquo;et&agrave; di quattordici anni (...) ne ho guarite oltre una cinquantina&rdquo;. <strong>Luigi Stifani</strong> un po&rsquo; racconta e un po&rsquo; recita di fronte alle telecamere dirette da <strong>Edoardo Winspeare</strong> nel documentario <font color="#800000"><strong><em>San Paolo e la taranta</em></strong></font>. E' il 1991. Nelle sequenze che si avvicendano e che ci regalano il suo autoritratto, <strong>Stifani</strong> parla in dialetto e gesticola per spiegarsi, ha baffi scuri e un paio di occhiali poggiati sul naso. Accanto, il violino. Che tiene ora sulla spalla, ora in mano, cos&igrave;, giusto per il contatto.<br />
Nove anni dopo, il 28 giugno, quel barbiere, musico e taumaturgo muore. Ironia della sorte: proprio nel giorno della festa di San Paolo a Galatina, quello in cui le sue tarantate guarivano. A raccontare di lui e del confine sottile che separa la parola scritta da quella parlata &egrave; oggi il suo diario, che non &egrave; una collezione di memorie e non racconta storie, ma &egrave; piuttosto un taccuino di viaggio e una rubrica musicale, un promemoria per non dimenticare e uno stralcio di vita solo sua, dove ci sono i testi delle sue canzoni, gli spartiti con le sue note, il suo metodo di scrittura musicale e le storie delle donne che lui ha fatto ballare fino allo sfinimento, fino alla rinascita.<br />
In <font color="#993300"><strong><em>Io al santo ci credo</em></strong></font>, curato per le Edizioni Aramir&egrave; da <strong>Luigi Chiriatti</strong>, <strong>Maurizio Nocera</strong>, <strong>Roberto Raheli</strong> e <strong>Sergio Torsello</strong>, &ldquo;Stifani si mette al confine fra oralit&agrave; e scrittura (...) e se le sue scritture (biografica e musicale) sono mediazioni che mettono in comunicazione la scrittura e il suono, la sua musica &egrave; una mediazione che mette in comunicazione il suono con il corpo e il corpo con se stesso&rdquo;.<br />
A definire con queste parole il &ldquo;diario&rdquo; e a raccontarci quest&rsquo;uomo, la sua musica e la sua rilevanza oggi &egrave; <strong>Sandro Portelli</strong>, autore dell&rsquo;introduzione al volume.<br />
<br />
<em>Professor <strong>Portelli</strong>, perch&eacute; editare un libro come questo?</em><br />
Perch&eacute; molti artisti e molti operatori culturali hanno voluto ribadire la loro identit&agrave; attraverso la tradizione orale e dal forte attaccamento alla musica. Recuperare <strong>Stifani</strong> significa, in questo senso, recuperare le proprie origini.<br />
<br />
<em>Che cosa ha sentito il bisogno di far conoscere: la musica o il personaggio?</em><br />
L&rsquo;una e l&rsquo;altro. <strong>Stifani</strong> era un musicista particolare, che della musica si &egrave; servito per guarire dal tarantismo. E' impossibile, quindi, scindere i due: perch&eacute; un personaggio consapevole come lui si &egrave; costruito grazie alla musica.<br />
<br />
<em><strong>Stifani</strong> &egrave; in bilico &ldquo;tra oralit&agrave; e scrittura&rdquo;. Appartiene pi&ugrave; all&rsquo;una o all&rsquo;altra?</em><br />
Nell&rsquo;oralit&agrave;, <strong>Stifani</strong> &egrave; a casa sua. E' un musicista che appartiene alla tradizione popolare, quindi verbale. Ma per paradosso, il suo fascino &egrave; nell&rsquo;aver voluto fissare con e nella scrittura i suoi saperi di estrazione orale. La sua grafia &egrave; quella di un irregolare. E allo stesso tempo &egrave; particolare il suo modo di creare musica.<br />
<br />
<em>Dunque, <strong>Stifani</strong> &egrave; al confine...</em><br />
Un confine &egrave; un non-luogo, &egrave; come l&rsquo;esilio. Per gli scrittori, in particolare, l&rsquo;allontanamento &egrave; l&rsquo;unica possibilit&agrave; per creare. Nel caso di <strong>Stifani</strong>, la casa era il Salento. Lui decide di spostarsene culturalmente, e nel momento stesso in cui decide di allontanarsi dalle sue radici, gli &egrave; possibile entrare nella scrittura. Per uno strano capovolgimento dell&rsquo;ottica, ecco che lui diventa il nostro maestro, colui che rende accessibile a noi &quot;ignoranti&quot; la cultura orale.<br />
<br />
<em>Perch&eacute; <strong>Stifani</strong> ha voluto mettere per iscritto il suo mondo, rischiando cos&igrave; di mescolare i codici della comunicazione?</em><br />
Quello della contaminazione non &egrave; un rischio. Piuttosto, <strong>Stifani</strong> &egrave; consapevole di essere un intellettuale. Quindi, scrive per ricordare con pi&ugrave; facilit&agrave;, per rappresentare se stesso, la propria biografia. Scrive per comunicare. Ecco perch&eacute; diviene una figura alla quale gli antropologhi chiedono conferma.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br />
<br />
<em><strong>Stifani</strong> fa appello a un modo di scrittura suo proprio. Lei come lo definirebbe, tenendo conto del fatto che definirlo significa inscriverlo?</em><br />
La &ldquo;scrittura popolare&rdquo;, alla quale appartengono ad esempio i diari dei soldati o le lettere degli immigrati, &egrave; un fenomeno ampiamente dibattuto dagli studiosi. Anche quella di <strong>Stifani</strong> &egrave; un&rsquo;autobiografia del mondo popolare. Il suo fascino, per&ograve;, nasce dal fatto che lui si trova vicino a due grammatiche: quella dell&rsquo;oralit&agrave;, con l'uso del dialetto, e quella normativa. Ne nasce &egrave; un grammatica ibrida che oscilla tra le due dimensioni.<br />
<br />
<em>Portelli, lei fa riferimento a <strong>Boas</strong> per dire che bisogna distinguere tra &quot;informatori&quot; e &quot;portatori di fatti&quot;. E poi afferma che <strong>Stifani</strong> sarebbe un pessimo informatore.</em><br />
<strong>Boas</strong> sottovalutava il fatto che gli esseri umani possono interpretare la loro esperienza. E <strong>Stifani</strong> fa esattamente questo: riferisce le sue interpretazioni.<br />
<br />
<em>Che cosa rappresenta la musica per <strong>Stifani</strong>?</em><br />
Anzitutto, un mestiere, perch&eacute; appartiene alla cultura artigiana. Quella, per intenderci, in cui l&rsquo;attivit&agrave; che si svolge deve fondere al suo interno la competenza tecnica, la fonte di reddito e il ruolo sociale che ne deriva. Parallelamente, per&ograve;, la musica &egrave; stata per lui anche una fonte d&rsquo;espressione, un modo per rendersi visibile.<br />
<br />
<em>Se Stifani dovesse scrivere la propria autobiografia , la scriverebbe in musica o a parole?</em><br />
La sua vita &egrave; raccontata implicitamente nella musica, nel senso che <strong>Stifani</strong> si &egrave; rappresentato musicalmente nei luoghi e nei tempi creati dalle note del suo violino.<br />
<br />
<em>Perch&eacute; <strong>Stifani</strong> e il suo mondo sono interessanti in questo momento?</em><br />
Per molte ragioni. La prima &egrave; che il <strong>Salento</strong> sente fortemente le sue radici, pur se non in modo esclusivo o autoreferenziale. Basti pensare a come questa regione si sia posta di fronte al fenomeno dell&rsquo;immigrazione. In secondo luogo, c&rsquo;&egrave; un forte revival della musica, da quella popolare a band come i <strong>Sud Sound System</strong>. Stifani stesso &egrave; un fenomeno all'interno della cultura popolare. <br />
<br />
<em>Stifani viene ascoltato dai veentenni e dai cinquantenni. Che cosa racconta un personaggio come lui a generazioni tanto lontane e diverse?</em><br />
Ai ventenni e ai trentenni spiega una tematica, quella della trance rituale, che molti studiosi hanno rintracciato nelle culture del sud del mondo e in quelle giovanili. Al cinquantenne, invece, racconta le trasformazioni culturali del proprio paese: come l&rsquo;Italia si sia tirata fuori dall&rsquo;analfabetismo, dalla povert&agrave;. <strong>Stifani</strong>, in sintesi, &egrave; l&rsquo;autobiografia di una generazione.<br />
<br />
<em>Il &quot;diario&quot; &egrave; stato presentato a Pisa a giugno e sar&agrave; presentato a Roma a settembre al centro sociale &quot;Villaggio globale&quot;. Perch&eacute; un testo cos&igrave; atipico pu&ograve; interessare i giovani che frequentano i centri sociali?</em><br />
La musica popolare nei centri sociali riscuote sempre grande successo. Si tratta di una musica semplice, che non chiede sofisticati apparati tecnologici per essere seguita. E' fortemente socializzante. Nei centri sociali, in particolare, diminuisce la distanza tra artista e pubblico. E poi, la musica popolare &egrave; un territorio &quot;altro&quot; che nei centri sociali trova la sua zona franca, libera.</font></p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=513"/>
		<issued>2010-06-28T09:36:12+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Crolla il mito del Salento]]></title>
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		<created>2010-06-24T17:17:12+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Dal boom dei tumori al business dei certificati verdi. L'inchiesta</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">di <strong>Benedetta Sangirardi</strong></font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">da <a href="http://www.affaritaliani.it">www.affaritaliani.it</a> del 23 giugno 2010</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000"><img width="335" height="361" align="left" src="/public/dblog/image/giuseppe-serravezza.jpg" alt="" /><strong>Brindisi-Taranto</strong>, l'asse del male. Territori avvelenati, aria malata, terreni pieni di diossina. E popolazione che muore di tumori. Da quasi 20 anni ci sono dati incontrovertibili che documentano l'aumentata incidenza di malattie tumorali di origine ambientale nella provincia di <strong>Lecce</strong>. E ci sono dati Istat che indicano come e perch&eacute; il <strong>Salento</strong> sia l'area pi&ugrave; inquinata della <strong>Puglia</strong>. Un tasso di mortalit&agrave; per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel <strong>Salento</strong>, da <strong>Lecce</strong> in gi&ugrave;. <strong>Maglie</strong> il paese pi&ugrave; colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche <strong>Gallipoli</strong>, <strong>Nard&ograve;</strong>, <strong>Tricase</strong>, <strong>Cutrofiano</strong>.</font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Dati che sforano la media regionale e che indicano, per tutto il <strong>Salento</strong>, un quadro di eccesso di mortalit&agrave; attribuibile all'inquinamento ambientale di origine industriale. La provincia di <strong>Lecce</strong>, stranamente, &egrave; l'area a pi&ugrave; alta incidenza di cancro della <strong>Puglia</strong>, secondo le statistiche Istat e le cifre dell'Osservatorio epidemiologico. Ma come? Non era Taranto la citt&agrave; pi&ugrave; inquinata d'<strong>Europa</strong> a causa dell'Ilva e delle emissioni di diossina. E come mai i grandi colossi industriali si trovano a <strong>Brindisi</strong> (il Petrolchimico) e a <strong>Taranto</strong> (l'Ilva) e le gente muore di tumore a <strong>Lecce</strong> e provincia? La risposta &egrave; da cercare nel vento. Secondo lo studio dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr, che ha indagato sugli agenti inquinanti presenti nell'atmosfera del territorio salentino, la causa &egrave; proprio nel vento. Che trasporta diossina da <strong>Taranto</strong> e altri tipi di agenti inquinanti dal petrolchimico di <strong>Brindisi</strong>.</font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">E cos&igrave; il Salento del fotovoltaico, fiore all'occhiello dell'energia rinnovabile, non &egrave; altro che un centro di tumori per colpa di altre industrie. E non solo. Si scopre anche che &egrave; stato &quot;colpito&quot; dal business del certificati verdi. E che le 20 industrie di biomasse che vogliono costruire nella provincia di Lecce (portando olio da tutto il mondo e bruciandolo per produrre energia) hanno intenti niente affatto ecologici. Cos&igrave; come si scopre, grazie alla denuncia ad Affaritaliani.it di <font color="#ff0000"><strong>Giuseppe Serravezza</strong></font>, oncologo salentino, che ci sono interessi economici e le mani di aziende del nord, altre straniere e una siciliana, per sfruttare il territorio salentino per produrre energia, a discapito dell'ambiente e dei cittadini.</font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Ma andiamo con ordine. Le patologie legate alle vie respiratorie e ai polmoni, nel <strong>Salento</strong>, sono le pi&ugrave; alte dell'intero sud Italia. <font color="#ff0000"><strong>Giorgio Assennato</strong></font>, direttore regionale dell'Arpa Puglia, lo aveva detto gi&agrave; qualche mese fa. &quot;In provincia di Lecce ci si ammala di tumore molto di pi&ugrave; di quanto avvenga nelle province di <strong>Brindisi</strong> e di <strong>Taranto</strong>&quot;.</font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">In particolare le aree a rischio sono la citt&agrave; di <strong>Lecce</strong> e la zona tra <strong>Martano</strong> e <strong>Cutrofiano</strong>. Nuovi dati confermano e rilanciano l'allarme: le statistiche Istat e le cifre dell'Osservatorio epidemiologico regionale tracciano una &quot;mappa dei tumori&quot; da cui emerge con chiarezza che il <strong>Salento</strong> &egrave; una vera e propria area di crisi, con punte critiche a <strong>Cutrof&igrave;ano</strong>, nell'entroterra otrantino e anche in alcuni comuni del <strong>basso Salento</strong>.</font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">La relazione dell'Osservatorio epidemiologico, che esamina le zone della <strong>Puglia</strong> a mortalit&agrave; pi&ugrave; elevata , ne individua quattro: &quot;l'area del subappennino dauno, l'area del nord barese, alcuni comuni a nord di <strong>Brindisi</strong> e il <strong>Basso Salento</strong>&quot;. Dopo di che si scompone il dato, individuando quante di quelle morti siano dovute a tumori e qui la relazione &egrave; chiarissima, sottolineando &quot;l'eccesso di mortalit&agrave; per tumore (in particolare di carcinoma polmonare) nei residenti nella provincia di Lecce&quot;.</font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Le tabelle che riportano i tassi di mortalit&agrave; ogni 10mila abitanti, infatti, dicono che a <strong>Lecce</strong> il tasso (nel 2004) &egrave; del 25,9%, essendo cresciuto di 4 punti percentuali in soli sei anni. Mentre in provincia di <strong>Taranto</strong> la mortalit&agrave; per tumore era ancora inferiore: l'incidenza era del 21,9. Particolarmente inquietanti, in questo quadro, i dati riferiti ai tumori di trachea, bronchi e polmoni, il cui tasso in provincia di <strong>Lecce</strong> si &egrave; mantenuto costantemente al di sopra del 5&nbsp; a differenza delle altre province pugliesi.</font><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">Certo, secondo i ricercatori l'incremento dei tumori non pu&ograve; essere attribuito esclusivamente ai fumi prodotti dalle due aziende. Perci&ograve; lo studio continua, a caccia degli altri colpevoli. Di fatto la bestia nera per gli uomini salentini si chiama tumore al polmone, che con il 19,7 per cento di tutte le tipologie tumorali maschili rappresenta la percentuale pi&ugrave; alta in Italia, dove invece il nemico numero uno del sesso forte &egrave; il carcinoma della prostata (18,5). Un'anomalia, questa del tumore al polmone in provincia di <strong>Lecce</strong>, che continua a rimanere un mistero e che preoccupa, anche in considerazione del fatto che sta gradualmente aumentando anche nel sesso femminile. Lo sa bene Serravezza, oncologo dell'ospedale di <strong>Casarano</strong> e simbolo della lotta alle emissioni. Il presidente della Lega Italiana per la lotta contro i Tumori della provincia di <strong>Lecce</strong> ha vinto, il 6 giugno scorso, &quot;Il premio Puglia 2010&quot; all'universit&agrave; Bocconi, perch&eacute; si &egrave; battuto - si legge nella motivazione - per rendere la Puglia un posto migliore per i malati di cancro, concentrando la sua opera sul miglioramento delle condizioni della regione, e oggi rappresenta in Italia un importante e consolidato punto di riferimento nell'Oncologia. Affaritaliani.it lo ha intervistato, per capire come sia possibile che il tasso di mortalit&agrave; si sia alzato in modo vertiginoso nel <strong>Salento</strong>.</font><font color="#000000"><br />
</font><font color="#000000"><br />
</font><strong><font size="3" face="Arial" color="#000000">Intervista a Giuseppe Serravezza</font></strong></p>
<p><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Pensavamo che Taranto fosse la citt&agrave; pi&ugrave; inquinata d'Europa. E invece?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;E invece la provincia di Lecce registra da oltre 15 anni, costantemente, ogni anno, un tasso di mortalit&agrave; per cancro (dati Istat e dell'osservatorio epidemiologico regionale). Questo tasso &egrave; decisamente pi&ugrave; alto del tasso di mortalit&agrave; di Brindisi e di Taranto. Un dato inatteso che sembrerebbe inspiegabile&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Di che dato parliamo?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Rispetto ai morti attesi nella media pugliese, per questa malattia, in provincia di Lecce, abbiamo 250-260 decessi in pi&ugrave; rispetto a quelli attesi. Su una popolazione di 800mila persone&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Perch&eacute; muoiono queste persone?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Certamente non perch&eacute; nel Salento &egrave; pi&ugrave; radicato il vizio del fumo da tabacco. Io curo persone malate di cancro e nei miei studi ho cercato di scomporre i dati per capire i territori in cui l'incidenza di malti di cancro &egrave; maggiore. I dati del Cnr sugli studi dei venti correlano quanto avviene nel Salento e le malattie tumorali con l'aria e gli agenti inquinanti che arrivano dai grossi complessi del petrolchimico di Brindisi e del siderurgico di Taranto&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">L'Ilva e il Petrolchimico di Brindisi sono la causa dell'aumento vertiginoso dei morti di tumore nel Salento?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;S&igrave;, attraverso questo 'gioco dei venti' Lecce sta pagando un prezzo ben superiore rispetto alle popolazioni pi&ugrave; vicine alle industrie. Certo, non dipende solo da Taranto e da Brindisi, che sono i grossi bubboni, ma anche da agenti inquinanti delle piccole realt&agrave; di provincia. Come la Copersalento di Maglie. E altri inceneritori e cementifici. Ci sono studi del Cnr che lo dimostrano&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<em><br />
</em></font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Quanto l'inquinamento incide anche su quello che mangiamo, sui terreni, sui pomodori, sul latte? E su quello che dalla Puglia viene esportato?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Se c'&egrave; l'inquinamento dell'aria &egrave; inevitabile che questo si traduca in un inquinamento del suolo, della terra e delle acque. E' il cerchio biologico della vita. Le emissioni precipitano nel suolo, inevitabilmente. Abbiamo rilevato forte inquinamento di diossina non tanto nell'aria quanto nei terreni. Perch&eacute; nell'aria l'inquinamento dura relativamente poco, mentre nel terreno c'&egrave; tutto quello che si &egrave; accumulato negli anni&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Quali sono i prodotti pi&ugrave; a rischio?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;A Taranto per l'Ilva e a Maglie per la Copersalento sono stati abbattuti animali, sono state poste sotto sequestro vaste aree dove i contadini non posso pi&ugrave; coltivare e raccogliere. Proprio perch&eacute; serve una bonifica. La stessa cosa &egrave; accaduta a Brindisi per un'ampia aria intorno alla centrale di Cerano, dove ora terreni pregiati sono ancora sotto sequestro per diversi chilometri quadrati. Gli animali pi&ugrave; colpiti dall'inquinamento sono certamente le mucche, e di conseguenza tutti i composti del latte. L'ormai famoso latte alla diossina&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<em><br />
</em></font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Lei si occupa quotidianamente di persone malate di tumore. Quanta parte di queste persone si &egrave; ammalata per l'inquinamento?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Quanto le persone arrivano da noi la frittata &egrave; bella e fatta. Pi&ugrave; che le cause noi cerchiamo di risolvere il problema. Cerchiamo di fare una buona diagnosi e una buona cura. E attraverso gli studi cerchiamo di risalire alle cause&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">L'oncologo Mazza, dell'Ospedale Nord di Taranto, un paio d'anni fa mi parl&ograve; di un aumento dei tumori del 40% solo nel quartiere Tamburi, quello pi&ugrave; vicino all'Ilva. Quali sono i suoi dati per la provincia di Lecce?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Secondo il registro dei Tumori (2006) i dati sono in linea con la media italiana. Come se andasse tutto bene. Ma scrivono anche che nella provincia di Maglie c'&egrave; un tasso molto alto di mortalit&agrave; per cancro al polmone. La causa sarebbe il fumo del tabacco. Ma sappiamo bene che non &egrave; cos&igrave; ed &egrave; per questo che non siamo d'accordo con il registro di tumori&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">E qual &egrave; la vostra versione?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;I dati vanno contestualizzati. Noi diciamo che nel Salento, appena 20 anni fa, c'era un tasso di mortalit&agrave; per tumori del 25% in meno nella provincia di Lecce rispetto alla provincia di Milano. In 20 anni il gap virtuoso si &egrave; notevolmente ridotto. Basta guardare le curve per capire che cosa &egrave; accaduto nel Salento in questi anni. Nel Nord la curva negli ultimi 8-10 anni sta scendendo, la nostra curva &egrave; salita verticalmente negli ultimi 20 anni e continua a salire&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Ha scritto una lettera aperta al governatore Vendola, chiedendo che dopo Taranto si preoccupasse anche del Salento.</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;La questione delle fonti rinnovabili di energia, in Puglia, &egrave; partita molto presto. Vendola ha fatto una enorme battaglia molto positiva, ma c'&egrave; un problema&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Cio&egrave;?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Che nelle fonti rinnovabili di energia Confidustria e co... hanno messo di tutto. Non solo le fonti vere e pulite, come l'eolico e il fotovoltaico, ma ci hanno messo anche le biomasse, che tradotto vuol dire poter bruciare di tutto, compresi i rifiuti. Bruciando i rifiuti le aziende hanno diritto ai certificati verdi, perch&eacute; l'Italia &egrave; riuscita ad equiparare le biomasse a fonte pulita e rinnovabile&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Fonte pulita e rinnovabile?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;S&igrave;, qui c'&egrave; una vera truffa scientifica alla base.  Ma tanto &egrave; bastato che oltre al fotovoltaico e all'eolico (e siamo tutti sul piede di guerra) tra le fonti pulite venissero inserite anche le biomasse. A Lecce c'&egrave; in programma la costruzione di 20 impianti di biomassa. Ma la guerra in atto di cittadini e associazioni per ora ha bloccato tutto. Io stesso ho problemi personali per aver bloccato con forza uno di questi impianti, che sono tutt'altro che verdi e con un costo pazzesco di 60 milioni di euro&quot;</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Mi scusi, ma a che cosa dovrebbero servire questi impianti?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Si prende olio, combustibile oleoso, olio di girasoli da tutto il mondo. Poi lo si porta qui attraverso navi cisterne e con i tir si porta nei diversi impianti dislocati nel Salento. Infine si brucia tutto. Questi sono gli impianti a biomassa per produrre energia&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Un disastro ambientale...</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Esatto. Noi stiamo facendo le guerre per ridurre le emissioni. La commissione ambiente dell'Unione Europea ci intima tutti i giorni di abbassare i livelli pena multe salatissime. Vendola si impegna attraverso una legge regionale per imporre giustamente all'Ilva di ridurre i limiti di emissioni. E poi che facciamo? Nel nome delle fonti rinnovabili di energia pulita ci inventiamo degli impianti che producono nuove emissioni. Siamo alla follia totale. Anche perch&eacute; in Puglia, l'83% dell'energia che produciamo, la esportiamo. Non ne abbiamo bisogno. E perch&eacute; dovremmo caricarci anche di questi olii presi da tutto il mondo per essere bruciati e per poi portare l'energia dove serve?&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Impianti che dovrebbero sorgere tutti nel Salento?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;S&igrave; si, ed &egrave; da notare che parliamo di imprenditori che arrivano dal nord&quot;</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">Ma di quali gruppi parliamo? Qualche nome?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;Imprese del nord, imprese straniere, un'impresa siciliana. Solitamente sono faccendieri, prestanome. Dietro c'&egrave; il business dei certificati verdi&quot;.</font><font color="#000000"><br />
<br />
</font><em><font size="3" face="Arial" color="#000000">E perch&eacute; &egrave; andato alla scontro con il governatore Vendola?</font></em><font color="#000000"><br />
</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">&quot;E' una persona a cui voglio bene e con cui ho un ottimo rapporto, ma che era stata 'intrappolata' e documentata male nel concetto di fonte rinnovabile di energia. I faccendieri delle imprese hanno fatto in modo che venisse inserito, a livello di legge nazionale, oltre alle due vere fonti, anche le biomasse, che vuol dire bruciare olii. E' questo che abbiamo rimproverato a Vendola, una legge assurda&quot;.</font></p>
<p><font size="3" face="Arial">per leggere l'intero dossier, con i dati e le tabelle, clicca <a href="http://www.affaritaliani.it/cronache/inchiesta-salento-tumori-biomasse220610.html">qui</a></font></p>
</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=510"/>
		<issued>2010-06-24T17:17:12+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[L’indicibile parola “compagni”]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=508</id>
		<created>2010-06-23T14:03:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify"><font size="3" face="Arial" color="#000000">di <strong>Alessandro Portelli</strong><br />
dal <a href="http://www.ilmanifesto.it"><em>manifesto</em></a> del 23 giugno 2010<br />
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<img width="342" height="355" align="left" src="/public/dblog/image/ernestodemartinomontemukq9.jpg" alt="" />&ldquo;Io entravo nelle case dei contadini pugliesi come un &lsquo;compagno&rsquo;, come un cercatore di uomini e di umane dimenticate istorie, che al tempo stesso spia e controlla la sua propria umanit&agrave;, e che vuol rendersi partecipe, insieme agli uomini incontrati, della fondazione di un mondo migliore, in cui migliori saremmo diventati tutti, io che cercavo e loro che ritrovavo&rdquo;.<br />
Nel 1953 <font color="#ff0000"><strong>Ernesto de Martino</strong></font> la parola &ldquo;compagno&rdquo; la pronunciava fra virgolette: forse per marcare la propria dualit&agrave; di studioso e di militante, che metteva in discussione non il rigore della ricerca e della politica ma la separatezza del ricercatore e del politico dall&rsquo;umanit&agrave; che cercava di <em>rappresentare</em> &ndash; scrivendone nei suoi libri e esprimendone le rivendicazioni nelle istituzioni. Compagno voleva dire uno con cui si divide il pane, e uno con cui si divide il cammino. Chiunque ha fatto lavoro sul campo &ndash; di ricerca etnografica come di organizzazione politica &ndash; sa che entrare nelle case delle persone di cui si cerca la voce significa in primo luogo accettare un&rsquo;offerta di cibo &ndash; un biscotto o un caff&eacute; &ndash; e in secondo luogo ascoltare una storia. Essere &ldquo;compagni&rdquo;, cio&egrave; sperimentare nel tempo dell&rsquo;incontro un&rsquo;uguaglianza che la societ&agrave; nega nel tempo dell&rsquo;ordinario. Come spiegava de Martino: &ldquo;l&rsquo;essere fra noi &lsquo;compagni&rsquo;, cio&egrave; l&rsquo;incontrarci per tentare di essere insieme in una stessa storia&rdquo;.<br />
Ma &egrave; bastato pronunciare la parola &ldquo;compagno&rdquo; dal palco di un partito che teoricamente dovrebbe essere nato proprio per &ldquo;tentare di essere insieme in una storia&rdquo; per rivelare una contraddizione e scatenare un dibattito che non &egrave; solo nominalistico e un po&rsquo; assurdo come troppo in fretta alcuni l&rsquo;hanno liquidato. Perch&eacute; non si tratta solo di una differenza ideologica e simbolica, fra chi viene da una tradizione e chi no. E&rsquo; la profonda differenza fra due modi di stare nella storia: sentire, o desiderare, la nuova esperienza politica come uno sviluppo di tutto quello che abbiamo alle spalle (ancora De Martino, addolorato e ironico: &ldquo;Rammemorare anche quella loro storia passata che non poteva in modo immediato essere attuale e comune, e che, in ogni caso, era da ricacciare lontano e da sopprimere&rdquo;; o credere, come tutti i neonati o i &ldquo;nati PD&rdquo; che la storia e il mondo cominciano con se stessi e tutto il resto &egrave; da buttare. Ma anche: rammemorare che quella storia da ricacciare e da sopprimere era un passato che aveva un sogno di futuro (&ldquo;della fondazione di un mondo migliore in cui migliori saremmo diventati tutti&rdquo;).<br />
C&rsquo;&egrave; chi davvero ha creduto non solo come Fukuyama che la storia sia finita col muro di Berlino, ma anche che non sia nemmeno ricominciata. Che futuro hanno in mente i neonati del PD (che in certi manifesti affissi a Roma si ribattezza con raggelante gioco di parole &ldquo;PDigitale&rdquo;?) se non un continuo rinnovarsi del presente? Nel nostro eterno presente, il pane e la storia non si dividono pi&ugrave; con nessuno. Sia tutti individui nella folla solitaria, tutti imprenditori di noi stessi con partite IVA mentali. Nessuno obbliga i neonati del PD a chiamarsi compagni, ma mi domando come si chiameranno fra loro - cio&eacute;, che cosa penseranno di essere, come si riconosceranno &ndash; gli iscritti a questo partito agitato ma non mescolato.<br />
Ho visto in questi giorni un film di Rina Amato, <em>Cessar&eacute;</em>, sulla storia e la memoria delle lotte contro la &lsquo;ndrangheta nella Locride degli anni &rsquo;70. Dopo l&rsquo;uccisione del giovane comunista Rocco Gatto da parte della criminalit&agrave; organizzata, un prete di base, Natale Bianchi, scriveva a un dirigente delPartito Comunista (cito a memoria): &ldquo;il partito deve fare chiarezza, per non disorientare quei compagni che ancora resistono sul piano sociale e politico&rdquo;. ma resistere a qualcuno, sul piano sociale, politico mettiamoci anche culturale? Chi fa chiarezza? Esistono parole ancora pi&ugrave; indicibili della parola &ldquo;compagno&rdquo;: mentre l&rsquo;assemblea si entusiasmava e si disorientava per una vecchia parola, la  parola &ldquo;Pomigliano&rdquo; non era nemmeno pronunciata. Stanno nella stessa storia, sono &ldquo;compagni&rdquo; fra loro, i quadri del nuovo partito e gli operai lacerati fra un lavoro comunque o diritti umani e costituzionali? Qualche dirigente politico entra ancora nelle loro case, ascolta ancora le loro storie e cerca di metterle insieme? Chi li <em>rappresenta</em>? Chi rappresenta chi? Chi &ldquo;spia e controlla la nostra stessa umanit&agrave;&rdquo;? Chi cerca una storia comune&rdquo;</font></div>]]></content>
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		<issued>2010-06-23T14:03:00+01:00</issued>
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	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[Bando borsa di studio "Giuseppe di Vittorio" 2010]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=506</id>
		<created>2010-06-05T17:15:01+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000"><br />
<img width="337" height="364" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/divittorio1.jpg" />Anche quest&rsquo;anno l&rsquo;<strong>Associazione &ldquo;Casa Di Vittorio&rdquo;</strong> &egrave; lieta di poter bandire il concorso a una borsa di studio annuale intitolata a <font color="#ff0000"><strong>Giuseppe Di Vittorio</strong></font>, destinata </font><font size="3" face="Arial" color="#000000">a chi abbia studiato, e intenda continuare ad approfondire, l&rsquo;opera, la vicenda e il pensiero dell'insigne sindacalista e uomo politico cerignolano, la storia politica e sociale della Puglia e del Mezzogiorno nel secolo XX (con i connessi fenomeni dell&rsquo;emigrazione e dell&rsquo;immigrazione), con particolare attenzione alla storia del movimento sindacale, alle lotte contadine, alle forme organizzative del movimento operaio, alla trasformazione del lavoro e delle forme di produzione</font><font size="3" face="Arial" color="#000000">.</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">La borsa, dell&rsquo;ammontare di 7.000 euro, &egrave; bandita grazie al sostegno della <strong>Fondazione Unipolis.</strong> Al concorso possono partecipare giovani laureati e dottori di ricerca, in discipline storiche, economiche, sociologiche, pedagogiche e antropologiche che abbiano discusso la tesi di laurea magistrale o di dottorato entro la data di scadenza del presente bando e che alla stessa data non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di et&agrave;.<br />
<br />
<br />
Bando</font><font size="3" face="Arial" color="#000000"></font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000"> <br />
Concorso a una borsa di studio &quot;Giuseppe Di Vittorio&quot; per l&rsquo;anno accademico 2010-2011 (promossa dalla Fondazione Unipolis in collaborazione con l&rsquo;Associazione &ldquo;Casa Di Vittorio&rdquo;)<br />
<br />
L&rsquo;Associazione &ldquo;Casa Di Vittorio&rdquo; bandisce il concorso a una borsa di studio annuale intitolata a Giuseppe Di Vittorio per giovani laureati e dottori di ricerca, in discipline storiche, economiche, sociologiche, pedagogiche e antropologiche che abbiano discusso la tesi di laurea magistrale o di dottorato entro la data di scadenza del presente bando e che alla stessa data non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di et&agrave;.<br />
<br />
&Egrave; escluso dalla partecipazione al concorso chi sia gi&agrave; titolare di borse di studio, o di dottorato di ricerca (con assegno di finanziamento).<br />
<br />
La borsa sar&agrave; assegnata preferibilmente a chi abbia studiato, e intenda continuare ad approfondire, l&rsquo;opera, la vicenda e il pensiero di Giuseppe Di Vittorio, la storia politica e sociale della Puglia e del Mezzogiorno nel secolo XX (con i connessi fenomeni dell&rsquo;emigrazione e dell&rsquo;immigrazione), con particolare attenzione alla storia del movimento sindacale, alle lotte contadine, alle forme organizzative del movimento operaio, alla trasformazione del lavoro e delle forme di produzione. La Commissione giudicatrice, indicata dal Comitato scientifico dell&rsquo;Associazione, assegner&agrave; la borsa a suo insindacabile giudizio, in base ai titoli presentati e a un eventuale colloquio. I concorrenti ritenuti idonei in base ai titoli potranno infatti essere invitati ad un colloquio con la Commissione.<br />
<br />
L&rsquo;importo della borsa, di &euro; 7.000, verr&agrave; corrisposto al vincitore in un&rsquo;unica soluzione entro il 30 dicembre 2010, in occasione del conferimento della medesima.<br />
<br />
Le domande (contenenti i dati anagrafici, la cittadinanza, la residenza, il recapito telefonico ed e-mail, e la dichiarazione che nulla risulta a carico del candidato presso il rispettivo Casellario giudiziario) dovranno pervenire all&rsquo;Associazione entro il 30 ottobre 2010 (non far&agrave; fede la data del timbro postale) con la seguente documentazione:<br />
<br />
1. Copia del documento di identit&agrave;.<br />
<br />
2. Certificato di laurea specialistica o magistrale con i voti riportati nei singoli esami, o di dottorato.<br />
<br />
3. Copia della tesi di laurea o di dottorato e copia di eventuali lavori scientifici (a stampa o in dattiloscritto).<br />
<br />
4. Curriculum studiorum del candidato.<br />
<br />
5. Programma di ricerca che il candidato si propone di svolgere, da cui risultino le finalit&agrave;, i tempi per portarlo a compimento, i luoghi nei quali la ricerca dovrebbe svolgersi, e possibilmente anche i materiali a stampa e i documenti da utilizzare.<br />
<br />
6. Lettere e attestati di professori e studiosi sotto la cui guida il candidato lavora o ha lavorato.<br />
<br />
Al termine del periodo di ricerca il/la borsista sar&agrave; tenuto/a a far pervenire al Comitato scientifico dell'Associazione una relazione sul lavoro svolto e a far dono all'Associazione di 2 copie della pubblicazione da esso derivante, nonch&eacute; copia - cartacea o digitale - dei documenti e materiali raccolti per l&rsquo;archivio dell&rsquo;Associazione.<br />
<br />
Le domande che non soddisfino integralmente le condizioni di cui sopra non verranno prese in considerazione. La documentazione presentata verr&agrave; restituita soltanto su richiesta dell&rsquo;interessato e a sue spese entro il 28 febbraio 2011.<br />
<br />
Cerignola, 26 maggio 2010                              <br />
Il Presidente                                                                                                               <br />
Baldina di Vittorio</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">maggiori info e testo del bando in pdf: <a href="http://www.casadivittorio.it">www.casadivittorio.it</a><br />
<br />
ASSOCIAZIONE &ldquo;CASA DI VITTORIO&rdquo;<br />
Palazzo Carmelo &ndash; Corso Garibaldi, 13 &ndash; 71042 Cerignola (FG)<br />
<a href="http://www.casadivittorio.it">www.casadivittorio.it</a> &ndash; e-mail: casadivittorio@gmail.com</font></p>
</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=506"/>
		<issued>2010-06-05T17:15:01+01:00</issued>
		<modified>2010-06-05T17:15:01+01:00</modified>
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		<title><![CDATA[Zinghe e zanghe, i baresi contagiati dalla pizzica (E pure il sindaco Emiliano)]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=505</id>
		<created>2010-05-30T11:55:58+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify">
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">di <strong>Alberto Selvaggi</strong><br />
da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it">www.lagazzettadelmezzogiorno.it</a> del 30 maggio 2010<br />
<br />
<img width="294" height="232" align="left" src="/public/dblog/image/35379.jpg" alt="" />&laquo;Zinghe e zanghe, zinghe e zang&raquo;. Come scusa? &laquo;Zinghe e zanghe, zinghe e zang&raquo;. Ah, bello questo brano, me ne fate ascoltare un altro, ragazzi? &laquo;Certo: zinghe e zanghe, zinghe e zange, zinghe e zanghe, zinghe e zang&raquo;. Mh&hellip; Continuate, ors&ugrave;. &laquo;Zinghe e zang, zinghe e zang&raquo;.<br />
Trovomi in un pub barivecchiano, ingollo tranquillo parmigiana. Quand&rsquo;ecco che quattro giovani dal look vendoliano s&rsquo;aggrumano al centro della sala e, &laquo;zinghe e zanghe, zinghe e zang&raquo;, attaccano a suonare pizzica indemoniata.<br />
Maledizione; non sono che baresi travestiti da salentini del cavolo. Veggio tremolare la barbula del taverniere, salto su rappreso in viso da una maschera di sbigottimento, ma clienti in abiti d&rsquo;artisti di strada, o impastranati in collettoni tamarri si levano dai tavoli dimenandosi. Dentro lo mucchio di vesti e di calcagni s&rsquo;immortalano due vegliardi e una vecchia che niuno, in vero, a consesso avea chiamato. Sono pi&ugrave; sincronizzati dei pronipoti che d&rsquo;attorno sarabandano, scalciano passi incrociati e terzinati con ginocchi stridenti come rami, per cui aspetto che la concitazione li porti presto a stramazzare sotto la falce dell&rsquo;infarto: medito di avventarmi col bastone sul primo boccheggiante per finirlo colpendo sempre nello stesso punto, come solevo colli nimici nel tempo trapassato.<br />
Non posso citarvi il luogo, n&eacute; il nome delle genti di cui resoconto perch&eacute; sono stanco di venir querelato. Ma sappiate che gli anziani, ai quali davo s&igrave; e no due anni di vita ancora da campare, non cedono, anzi: invitano i riottosi a unirsi ai pizzicati: &laquo;E lei non balla?&raquo;. &laquo;Non posso&raquo; rispondo con sorriso artificiale.<br />
Questo &laquo;zinghe e zanghe&raquo; ha trainato carri turistici e portato denari in gran copia allu Salentu dannato. Ha lanciato artisti, surclassato la baresit&agrave;. Tanto che perfino nella nostra cittade sorgono associazioni, centri di cultura, corsi di canto, tamburrieddhu e danza. Ovunque siedi, ovunque depositi le ossa macerate rischi di veder sbucare tarantati muniti di chitarre minacciose, organetti diatonici, violini, tamburelli, nacchere ostinate. E se ti azzardi a partecipare alla festa NewspaperGame della Gazzetta nel Petruzzelli sei costretto a vedere il primo cittadino di Bari unirsi ai Tamburellisti di Torrepaduli e inverecondamente dimenarsi.<br />
Passa qualche giorno e mi busco un altro gruppo popolare in un caff&egrave; letterario del borgo medievale: la cantante libera con stupenda voce una nenia modugnese, a riprova che anche la nostra tradizione ha seminato perle nei campi. Ma anche in questo locale la febbre salentina irrompe scombinando i tavoli. Venerd&igrave;, ancor pieno d&rsquo;odio per quella cultura intrisa di zolle e di zappe, mi reco nella madornale villa di Antonella, amica pluri-alternativa omogenea a Sinistra Ecologia e Libertade. Cagna! Cinquanta euro mi hai fatto sborsare sulla tua lista di compleanno in cambio di un pasto del valore di 15 euro scarsi. Tartine e frisellette, festa chic tendenziale, frasario di corte falso: &laquo;Ciao, auguri, beh, ti sposi col beota di buona famiglia col quale ti accompagni?&raquo;, faccio. &laquo;Penso di s&igrave;&raquo;. Brava.<br />
Si cita Heidegger (ma perch&eacute;?, &egrave; un destrorso da arresto), l&rsquo;ermeneutica (che vi frega?), Simone De Beauvoir (una zoccola), J&uuml;nger (idioti, &egrave; un militarista misticheggiante), il liquescente Bauman. Ma Antonella ha in serbo altro: ha invitato, pagando, un gruppo di pizzica quotato. No! Ancora! &laquo;Zinghe e zanghe, zinghe e zang&raquo;. Si lancia nello strepito, esibisce il suo afflato progressista-solidale. Accenna passi saltati anche lo stolto (&egrave; brutto) che ha accalappiato. Mi tengo a distanza, punto l&rsquo;occhio falco sullo corpore sano di una 27enne per reggere all&rsquo;impatto. E torno a casa nella notte ossessionato: &laquo;Zinghe e zanghe, zinghe e zinghe, zinghe e zanghe, zinghe e zang&raquo;.</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">per visualizzare il video con il sindaco di Bari <strong>Michele Emiliano</strong> che balla la pizzica con Serena D'Amato durante il concerto dei Tamburellisti di Torrepaduli al Teatro Petruzzelli clicca <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/videoAlbum/popup_tv.php?vIDCategoria=36&amp;IDVideo=493&amp;va_id_video=493">qui</a><br />
</font></p>
<p><font size="3" face="Arial" color="#000000">Ringraziamo l'amico Antoio Basile per la segnalazione dell'articolo.<br />
<br />
</font></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=505"/>
		<issued>2010-05-30T11:55:58+01:00</issued>
		<modified>2010-05-30T11:55:58+01:00</modified>
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	<entry>
		<title><![CDATA[La "pizzica nucleare" di Sparagna scatena la protesta]]></title>
		<id>http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=503</id>
		<created>2010-05-23T15:07:37+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Arial" color="#000000"><img width="224" height="281" align="left" alt="" src="/public/dblog/image/4624922443_3b7c9be5db_o.jpg" />di <strong>Pierpaolo Spada</strong>, da Il Paese Nuovo del 23 maggio 2010</font><br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">Flop sul palco, dentro e fuori il <strong>festival dell&rsquo;Energia</strong>. Soprattutto se per convincere la gente ad aprire le orecchi per ascoltare quanto conveniente sia il nucleare si utilizza pure la pizzica. Il Salento fischia sonoramente. Gli organizzatori ci hanno provato, ma l'esperimento di fusione &lsquo;<font color="#ff0000"><strong>pizzica nucleare</strong></font>&rsquo; ha dato esito negatiivo. La gente non balla, ma, per fortuna, reagisce. Come quei relatori pugliesi invitati al festival che, dissentendo dalla spinta nucleare che da corpo al festival, hanno indossato mascherina, impugnato bandiera, e si sono recati sotto il palco con gli ambientalisti per protestare: contro il nucleare e contro l&rsquo;invasione selvaggia di impianti per la produzione di energie rinnovabili.</font><br />
<br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">Bastava affacciarsi qualche minuto in piazza Sant&rsquo;Oronzo, ieri sera, per verificare quanto silenzioso il concerto di <strong>Ambrogio Sparagna</strong>, ex maestro dell&rsquo;<strong>orchestra della Notte della Taranta</strong>, si sia rivelato </font><font size="3" face="Arial" color="#000000"></font><font size="3" face="Arial" color="#000000">alle  orecchie dei pi&ugrave;. Pochissima gente vicino al mega palco allestito di fronte a numerosi banchetti informativi del festival. A margine, ma nemmeno tanto, un folto gruppo di cittadini per nulla decisi a far transitare da Lecce indisturbatamente il clou del mondo dell&rsquo;energia impegnato da giorni in un'azione di sensibilizzazione dell'opinione pubblica su uno dei temi che la Puglia ha respinto a priori. Il nucleare. Lo sa bene il presidente della Regione, Nichi Vendola, che grazie a questa sua presa di posizione ha ottenuto in termini di voti un  contributo non indifferente da tutti coloro che anche prima di lui la pensavano allo stesso modo. E infatti, la Regione davanti ai pressanti tentativi di parlare di nucleare &egrave; salita in cattedra &egrave; lo ha ribadito forte, per voce della vicepresidente e assessore allo Sviluppo Economico, Loredana Capone. Ma non basta. Il giorno dopo si &egrave; ripreso tranquillamente a parlare. La forte concentrazione mediatica intorno all&rsquo;evento sta oltretutto creando una cassa di risonanza realmente incisiva, e di fronte alle cui onde difficilmente ci si riesce a sottrarre. Tv, radio, giornali. Per mettere in disparte chi dissente, si &egrave; pensato addirittura di etichettare il volto di chi dice &ldquo;no&rdquo;, non senza esprimere rilevanti discriminanti che, come dicevamo ieri, confondono sul contenuto stesso di ci&ograve; di cui si sta parlando. A chi non piace il nucleare? Si leggeva ieri mattina: poveri, anziani, donne e giovani. Restava da disegnare un manifesto con i volti e il dito puntato, all&rsquo;esatto opposto di come dovrebbe avvenire con le centrali nucleari. E invece, anche i poveri tornano alla ribalta, se da difendere c&rsquo;&egrave; il nucleare. Sono loro i colpevoli del ritardo sul nucleare, come i giovani e le donne. Cos&igrave; si sta rifilando il nucleare alle persone. Mettendole sui giornali e attribuendo loro tutta la responsabilit&agrave; di un ritardo che, dicono, ora si pu&ograve; solo recuperare col nucleare. Roba da Festival, appunto. Roba da strategie sottili e spigolose che mirano dritte a filtrare nella testa delle persone concetti rispetto ai quali si &egrave; fatto un grande passo avanti. Come lo si &egrave; fatto certamente per il rinnovabile, puramente inteso: eolico, fotovoltaico e biomasse. Ma in questo, caso, l&rsquo;accusa che le associazioni rivolgono anche alla Regione &egrave; di aver concesso autorizzazioni oltre il dovuto.</font><br />
<br />
<font size="3" face="Arial" color="#000000">Nessuno attacca a priori il valore del rinnovabile. Anzi, pi&ugrave; di quanto atteso, apprezzamento ha suscitato l&rsquo;intervento ieri dall'amministratore delegato di Italgest, paride De Masi che ha elogiato le politiche  regionali e messo sul tavolo un po&rsquo; di numeri, tutti ovviamente a supporto alla Green Economy: &ldquo;Negli ultimi cinque anni in Puglia sono stati investiti quasi 565 mld di euro, destinati soprattutto all'innovazione alla ricerca capaci di creare nuova occupazione. E almeno altri 5 ne saranno investiti nei prossimi 5 anni. Ad oggi sono stati creati pi&ugrave; di 30mila posti di lavoro&rdquo;. La Puglia &egrave; prima sia per eolico che per fotovoltaico: 1200 mega watt installate nel primo caso, pi&ugrave; di 200 nel secondo.</font></p>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<p align="justify"><font size="3" face="Arial" color="#000000">per vedere il video della contestazione alla &quot;Taranta d'amore&quot; (sic) di Sparagna &amp; co cliccare</font><font size="3" face="Arial" color="#000000"> <a href="http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3881:video-la-pizzica-nucleare-scatena-la-protesta&amp;catid=79:pnwebtv&amp;Itemid=160">qui</a></font></p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=503"/>
		<issued>2010-05-23T15:07:37+01:00</issued>
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