« Riflessioni sulla Notte della Taranta | Main
29 giugno 2006 di Vincenzo Santoro
La Notte della Taranta a Roma, 29 giugno 2006
- La Notte della Taranta a Roma, 29 giugno 2006
- La California italiana si gioca il futuro sull’high tech
- La Notte della taranta sbarca in Cina
- Il sindaco e la Notte della Taranta
- Roma nella tela della Taranta Nuovi orizzonti per la «Notte»
- «É il folk scoperto dai giovani»
- «La sinistra ci ha dato una lezione»
- L'identità della Taranta
- Una grande, organizzatissima festa
- Notte della Taranta, un successo che ha cambiato la politica
- Taranta, incrocio di razze e ritmi la musica popolare sceglie il Salento
- OLTRE LA NOTTE. Il brivido caldo dei Sud Sound System
- La Taranta «morde» e ipnotizza ancora
- Taranta, una notte per cantare l'Italia
- È la notte della taranta, che pizzica
- «Chi ha paura della taranta? La nostra terra è questo e altro»
- Notte della Taranta, tutto fa audience
- Il ri-morso della Taranta
- «La pizzica è poesia perchè stravolgerla?»
- Quella Notte è una lunga stagione
- Notte della Taranta, dalla Sicilia alla Lombardia sul filo della pizzica
- La Notte della taranta di Sparagna "Unisce l'Italia, da Sud a Nord"
- Ma la Notte della Taranta ha ucciso la cultura salentina
- Ottava edizione della Notte della Taranta nel Salento con De Gregori e Pelù
- Una moda ma anche una passione
Lungo lo stivale impazza la taranta - «La mia orchestra non va in trance»
- Le tensioni creative del Salento
- Turismo, l'oro del Salento?
- La Taranta siamo noi
- "Su etnicu 'ncazzatu" anch'io: il Salento e le ambiguitá del 'neotarantismo'
- La pizzica? È di Copeland, del Salento e di tutti
Altri articoli su la NdT
Ho assistito al concerto dell'Ensemble della NdT a Roma il 29 giugno scorso, nella spendida cornice della cavea dell'auditorium di Renzo Piano.
Prima del concerto, nella libreria dell'auditorium, c'è stata la presentazione di un nuovo romanzo appena pubblicato da Newton Compton, "Il bacio della taranta", opera di Giovanna Bandini, una scrittrice romana intelligente e simpatica, innamorata (sinceramente mi è parso) del Salento. Il libro è interessante e ben scritto, anche se - a mio avviso - eccessivamente infarcito dei soliti luoghi comuni. Magari del libro se ne potrà parlare meglio in seguito. Qui invece mi premeva segnalare la esemplare storia del titolo: la Bandini dice che lei voleva dare il titolo "Sale", ma poi ha dovuto cedere all'editore, che per ragioni commerciali (dico commerciali...) propendeva per il titolo attuale, peraltro abbastanza fuori tema rispetto al libro. Che dire di più? Cito Raheli: "Li ragni e le tarante suntu merce sapurita / lu tarantismu è mortu ma lu tarantismu è vita".
Passiamo al concerto. Come dicevo, il contesto era bellissimo. Tutti gli spettatori avevano a disposizione il proprio posto a sedere, da qualunque angolazione si vedeva benissimo, e l'acustica era strepitosa. Insomma, dal punto di vista della fruibilità, una goduria.
Per quanto riguarda gli aspetti musicali veri e propri, nulla di nuovo. Rispetto ad altre esibizioni, ho notato meno errori (e stonature), un suono più compatto e sciolto. Per questo tipo di spettacolo (durata poco più di due ore) il repertorio è stato ridotto, privilegiando - del programma delle ultime due NdT - i brani più noti (con grande gradimento del pubblico...). Su tutto domina una debordante - a volte insopportabile - sezione ritmica, con due batteristi-percussionisti sempre molto presenti. I quattro tamburellisti svolgono così una funzione quasi esclusivamente decorativa, semplicemente perché i loro strumenti sono cancellati dalle percussioni maggiori. Il cuore dell'orchestra è invece il gruppo di organetti, che creano un suono abbastanza monocorde, che appiattisce tutti i brani sulle solite melodie. In questo modo, anche la miriade di strumenti presenti sul palco hanno una funzione tendenzialmente decorativa, servendo essenzialmente ad accompagnare il suono creato dall'accoppiata batterie-organetti.
I brani seguono quasi sempre il solito schema, probabilmente per "stimolare" il pubblico: partenza lenta, accelerazione, grande coda strumentale finale. Per gli arrangiamenti fracassoni e l'enfasi interpretativa, viene fuori più o meno una cosa di mezzo tra i Modena City Ramblers e Casadei, con punte autenticamente demenziali (il coro di Cecilia sembra preso da un cartone animato giapponese). I cantanti usano la voce più che altro secondo i moduli sanremesi (o giù di lì). Tutto è cantato a voce singola, non c'è nessun tentativo di usare seconde voci o cose del genere. Certamente siamo lontani mille miglia dai modi della tradizione, paradossalmente proprio in una operazione che a questa dichiara la sua adesione (vedi le numerose interviste rilasciate in questi due anni). Ma forse tutto questo era inevitabile, visto il carattere di radicale spettacolarizzazione che permea ormai tutta la NdT. Anche le numerose esibizioni "danzerecce" sul palco, molto "neopizzica" (con un gustoso esperimento di "neoscherma"...), che "impreziosiscono" il concerto, vanno in questa direzione.
Queste sono state le mie sensazioni.
Bisogna dire però la grande maggioranza dei convenuti (che avevano tra l'altro sborsato 20 o 30 euro) ha dimostrato di gradire lo spettacolo, e in particolare le pizziche e Kali Nitta, pezzi che erano adeguatamente enfatizzati dal Direttore dell'orchestra, come al solito molto abile a cercare il coinvolgimento del pubblico. Da questo punto di vista, il concerto è stato innegabilmente un grande successo. Come al solito, di questo non so se essere contento o disperarmi.
pubblicato il 29/06/2006