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	<title>Vincenzo Santoro &#187; ritmo meridiano</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Il ritmo meridiano da WMM</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2003 12:56:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ritmo meridiano]]></category>
		<category><![CDATA[World Music Magazine]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da World Music Magazine, n. 63 &#8211; di Ciro De Rosa Se si deve parlare di tarantismo oggi, se ne deve parlare come di un ampio campo di azioni, rappresentazioni, pratiche, conflitti, tutti veicolati da discorsi politico-culturali, retoriche antropologiche accademiche e locali, esperienze identitarie ed esistenziali che s’intrecciano con il fenomeno storico che ha interessato e interessa il Salento. Dopo i preziosi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2003/12/01/il-ritmo-meridiano-da-wmm/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>da World Music Magazine, n. 63 &#8211; di Ciro De Rosa</p>
<p>Se si deve parlare di tarantismo oggi, se ne deve parlare come di un ampio campo di azioni, rappresentazioni, pratiche, conflitti, tutti veicolati da discorsi politico-culturali, retoriche antropologiche accademiche e locali, esperienze identitarie ed esistenziali che s’intrecciano con il fenomeno storico che ha interessato e interessa il Salento.</p>
<p>Dopo i preziosi contributi di studio sulle fonti pre-demartiniane, dopo la fioritura di tanti convegni che hanno ripreso a leggere il fenomeno tarantismo, ma anche dopo tanto giornalismo musicale deludente che si ostina ad analizzare il potere della taranta senza possedere conoscenze e strumenti tecnici e metodologici, ecco una raccolta di saggi che interpretano la “reinvenzione” della pizzica nel Salento attraverso la lente di osservazione delle scienze sociali.</p>
<p>Scrivono studiosi, etnocoreologi, musicisti ed operatori culturali, che offrono contributi e prospettive d’indagine differenti. Si parte con il richiamo al cosiddetto pensiero meridiano, che prova non senza un’ambiguità di fondo a capovolgere lo stereotipo meridionale come chiave di lettura di un legame sociale (Cassano,.Merico) e si prosegue con l’analisi antropologica di ideologie e pratiche della produzione culturale (Pizza, elegante contributo in forma epistolare), con la messa in risalto di contraddizioni e paradossi del ‘fenomeno pizzica’ (Portelli), con l’analisi dei rapporti reali e fittizi con la tradizione a proposito delle forme coreutiche salentine (Gala, Raseli), con l’indagine sui meccanismi di costruzione dell’etnicità e delle appartenenze locali (Gallini, mirabile intervento in forma d’intervista). Completano il volume un’approfondita bibliografia contemporanea sulla fenomenologia della pizzica e del tarantismo (Torsello) e le testimonianze del regista Edoardo Winspeare (<span class="corsivo">Pizzicata</span>, <span class="corsivo">Sangue Vivo</span> e <span class="corsivo">Il miracolo</span>) e Sergio Blasi, sindaco di Melpignano e mente organizzativa de “La notte della Taranta”, raccolte dai curatori Santoro e Torsello.</p>
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		<title>Il ritmo meridiano</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2003 12:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ritmo meridiano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da cupacupa.it &#8211; di Tiziana Sforza Da alcuni anni a questa parte il Salento è diventato il crogiuolo di un vero e proprio movimento di riscoperta della musica tradizionale e della pizzica, l&#8217;antica tarantella che nel mondo contadino scandiva il tempo sacro e il tempo profano. Oggi il movimento coinvolge migliaia di persone che ritornano agli strumenti e ai ritmi della tradizione.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2003/05/14/il-ritmo-meridiano-2/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da cupacupa.it &#8211; di Tiziana Sforza</span></p>
<p>Da alcuni anni a questa parte il Salento è diventato il crogiuolo di un vero e proprio movimento di riscoperta della musica tradizionale e della pizzica, l&#8217;antica tarantella che nel mondo contadino scandiva il tempo sacro e il tempo profano. Oggi il movimento coinvolge migliaia di persone che ritornano agli strumenti e ai ritmi della tradizione. Tuttavia la vera novità sta nella rielaborazione di quegli stessi elementi della tradizione, nel rinnovato uso del dialetto, della musica e delle danze etniche. Ma a quali bisogni sociali risponde questo fenomeno? E perché il questo revival comincia proprio tra la fine degli anni &#8217;80 e gli inizi degli anni &#8217;90? Ma soprattutto, quale rapporto esiste tra la modernità e la tradizione, tra il fenomeno della pizzica e l&#8217;attuale proliferare di una cultura che si incentra sul tarantismo e sull&#8217;opera di De Martino?</p>
<p>A queste e ad altre domande cerca di dare delle risposte &#8220;Il ritmo meridiano&#8221; (Aramirè, Lecce 2002), un&#8217;antologia di testi a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello. Scopo del libro è comprendere i molteplici significati di questo uso postmoderno della tradizione, il senso di questo nuovo bisogno di &#8220;reincantamento&#8221;. Il testo ospita il punto di vista di un gruppo di studiosi ed intellettuali pugliesi protagonisti della rinascita del movimento. Nei vari saggi proposti, ognuno dà una propria personale interpretazione del movimento, arricchendo il dibattito nato intorno a uno dei fenomeni culturali più interessanti dell&#8217;ultimo decennio. Franco Cassano, ad esempio, interpreta il ritmo meridiano come un tentativo di riarticolare il rapporto tra modernità e tradizione, quasi una verifica empirica delle tesi sostenute in uno dei suoi testi più famosi, &#8220;Il pensiero meridiano&#8221; a cui si ispira anche il titolo dell&#8217;antologia. Giovanni Pizza dà invece una lettura squisitamente antropologica e inquadra il fenomeno in un contesto globale, focalizzando l&#8217;attenzione su meccanismi e ideologie che sottendono alle dinamiche della produzione culturale, mentre Alessandro Portelli cerca dei punti di contatto nel rapporto tra le pratiche attuali della pizzica e la memoria storica dei salentini. Se Maurizio Merico, nel suo intervento, legge il ritorno della pizzica con le categorie interpretative già introdotte da Franco Cassano (l&#8217;identità meridiana) integrandole a quelle &#8220;storiche&#8221; di Ernesto de martino (il concetto di patria culturale), Giuseppe Gala ci catapulta invece nel campo dell&#8217;indagine etno-coreutica e della riflessione critica sulle trasformazioni del ballo della pizzica nel contesto contadino e in quello attuale. Luigi Piccioni si interroga sui rischi che la riscoperta delle identità locali portano con sé, riassumibili nell&#8217;alternativa tra &#8220;identità per vivere&#8221; o &#8220;identità per vendere&#8221; mentre Roberto Raseli si sofferma soprattutto sulle nuove modalità di riproposta della musica salentina, sospesa tra purismo e contaminazione. Il contributo di Clara Gallini, infine, analizza i meccanismi di costruzione dell&#8217;idea di eticità.</p>
<p>INTERVISTA A VINCENZO SANTORO</p>
<p>Abbiamo chiesto a Vincenzo Santoro, uno dei curatori de &#8220;Il ritmo meridiano&#8221;, di parlarci di questo testo in occasione della presentazione del libro a Roma presso il centro sociale ex Snia Viscosa. Abbiamo cercato di capire da quale ispirazione nasce &#8220;Il ritmo meridiano&#8221; e come si colloca nel panorama editoriale sulla cultura tradizionale salentina.</p>
<p><b>D.</b> <i>Perché un libro sul &#8220;ritmo meridiano&#8221;?</i></p>
<p><b>R.</b> Abbiamo interesse a spostare la discussione da una dimensione antiquaria alla realtà contemporanea: vogliamo capire che rapporto esiste oggi tra le fonti tradizionali e la riproposta della pizzica. Il movimento che si sta sviluppando ha grandi potenzialità, ma c&#8217;è un rapporto sbagliato con le fonti, che potrebbe portare alla loro distruzione. Penso ad esempio alla festa di San Rocco a Torrepaduli, che da festa sacra e religiosa è diventata un grande raduno di &#8220;pizzicaroli&#8221;: la festa è stata trasfigurata, vi si ritrovano solo frammenti di tradizioni, con un buon 80% di attività che tradizione non sono. Questo è il tipico esempio di un rapporto sbagliato e distruttivo con le fonti. Il libro nasce dunque come una riflessione su come costruire un giusto rapporto con le fonti della tradizione che porti questi temi a essere fruiti da una grande massa di persone.</p>
<p><b>D.</b> <i>Come mai il titolo riprende un concetto chiave dell&#8217;analisi sociologica di Franco Cassano?</i></p>
<p><b>R.</b> La nostra riflessione è sul significato che assumono oggi gli elementi della tradizione, su quale rapporto esiste fra il Salento contemporaneo e quello tradizionale, sul perché si innesca questo movimento e a quali bisogni risponde. In questa riflessione, scaturita prima della stesura del libro, abbiamo incrociato la riflessione di Franco Cassano sul &#8220;pensiero meridiano&#8221;. La pizzica, a nostro parere, non è altro che una verifica empirica del &#8220;pensiero meridiano&#8221;.</p>
<p><b>D.</b> <i>Esiste il pericolo che pizzica, taranta e ritmo meridiano diventino solo una moda?</i></p>
<p><b>R.</b> Non bisogna aver paura che il patrimonio tradizionale diventi una moda, non bisogna aver paura di confrontarci con le masse. Spesso gli intellettuali che si sono occupati di questi temi hanno peccato di &#8220;settarismo&#8221;. Il problema che si pone per i Salentini è il rapporto con le fonti, cioè capire quali sono le caratteristiche che si stanno riscoprendo: la maggior parte dei nuovi gruppi non considera &#8220;fonti&#8221; gli anziani o i documenti, e si limita semplicemente al riciclo di cose già riciclate che nuocciono alla cultura. Nel Salento si sperimenta di tutto a livello musicale, si producono melodie fatte di contaminazioni, ma non si spiega mai programmaticamente che cosa si sta facendo. L&#8217;altro problema è che si cerca di ripescare un tipo di tradizione che faccia vendere: non c&#8217;è una copertina di cd, ad esempio, che non riporti le immagini del tamburello e di San Paolo. Quindi non bisogna temere le trentamila persone a Melpignano in occasione della Notte della Taranta, ma piuttosto il fatto che gli organizzatori a Melpignano non spiegano bene quello che stanno facendo, contrabbandando un festival di world music o di etnojazz per musica popolare: ormai non c&#8217;è neppure una pizzica suonata come si suona la pizzica. Ci vuole un&#8217;operazione di &#8220;pulizia&#8221;.</p>
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		<title>E di “pizzica” si è parlato in Svizzera</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Mar 2003 13:10:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>da Nuova Puglia Emigrazione – Bimestrale dei Pugliesi nel mondo, Anno VII, n. 2, marzo – aprile 2003 &#8211; di Antonio Fiorillo Febbraio 1972 – Febbraio 2002: l’Associazione Pugliese di San Gallo (Svizzera) ha compiuto trent’anni di vita. Per festeggiare l’anniversario si è scelta una “non stop” di tre giorni. Momento centrale è stato l’incontro-dibattito sulla pizzica pizzica, l’ormai famosissimo ballo/fenomeno salentino,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2003/03/02/e-di-pizzica-si-e-parlato-in-svizzera/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da Nuova Puglia Emigrazione – Bimestrale dei Pugliesi nel mondo, Anno VII, n. 2, marzo – aprile 2003 &#8211; di Antonio Fiorillo</span></p>
<p>Febbraio 1972 – Febbraio 2002: l’Associazione Pugliese di San Gallo (Svizzera) ha compiuto trent’anni di vita. Per festeggiare l’anniversario si è<br />
scelta una “non stop” di tre giorni. Momento centrale è stato l’incontro-dibattito sulla pizzica pizzica, l’ormai famosissimo ballo/fenomeno salentino, dagli inquietanti e profondi risvolti etnografici, svoltosi domenica 16 febbraio, alle ore 10, nella Sala grande, sede dell’Associazione.<br />
È una domenica di sole, ma la temperatura rimane comunque qualche grado sotto lo zero. Non ci aspettiamo un numero elevato di presenze, tuttavia siamo fiduciosi. Invece veniamo ripagati con una presenza di pubblico al di là delle nostre aspettative: la sala è strapiena.<br />
Introduce e modera l’incontro Cosimo Del Casale, consigliere comunale del comune di Alessano e membro del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo.<br />
Vincenzo Santoro, stimato e profondo conoscitore e studioso sul fenomeno della tarantola e, quindi, della pizzica pizzica, appartiene a chi ritiene che tale fenomeno, in espansione tra il pubblico più giovane, debba aprirsi e farsi conoscere così com’è, quindi come musica a tutti gli effetti della terra del Salento, senza che vi sia il bisogno per questo di contaminarsi con altri generi musicali così trend negli ultimi anni, così permettendo non solo la promozione ma anche lo sfruttamento a fini solamente commerciali della pizzica pizzica, e<br />
quindi la sua svalutazione come patrimonio culturale e artistico del Salento. Sergio Blasi, attuale sindaco del Comune di Melpignano (Lecce), è anche organizzatore della “Notte della Taranta”, sempre a Melpignano, dove si esibiscono insieme vari gruppi folkloristici o meglio dire etnici. Un vero spettacolo. Questo dell’organizzare la “Notte della Taranta” lo mette in contrapposizione di pensiero con il Santoro.<br />
Presente anche Mario Blasi, autore insieme a Sergio Torsello del libro fotografico incentrato proprio sulla “Notte della Taranta”: lui è chiaramente a favore di una certa cultura etnica con l’influenza nella propria anche di altra musica etnica. Mario Blasi è anche art director del Museo Multimediale della Grecìa Salentina, inaugurato lo scorso anno presso il Castello De’ Monti di Corigliano d’Otranto.<br />
La discussione s’accende anche perché è chiaro a tutti che il contrasto c’è e si sente. Lo si evince dal capitolo del bellissimo libro di Santoro e Torsello “Ritmo Meridiano”. Del capitolo in questione parla, con molto garbo e cura, Roberto Raheli, uno dei fondatori del<br />
Gruppo musicale di pizzica pizzica, gli Aramiré, nonché editore. Basta il titolo del capitolo per far capire a tutti i presenti che il fenomeno della pizzica pizzica merita attenzione e riguardo: “Purismo e Contaminazioni nella Musica Salentina”.<br />
In conclusione, molte le domande del pubblico. Perché gli Aramiré durante il loro concerto non avevano addosso i vestiti tradizionali? La risposta: a voler essere pignoli, non esistono vestiti tradizionali se non tornando indietro nel tempo intorno al ’600 ’700, se non si vogliono indossare gli abiti da campagna dei nostri nonni.<br />
Con quali passi si balla la pizzica? La risposta è semplice: non esistono passi specifici, esiste sì una scena fatta di gesti, sguardi, mimica-teatrale, questo perché la pizzica tarantata è quella del corteggiamento, quella delle notti d’estate in campagna seduti in cerchio…<br />
Alla fine si deduce che l’oblio della pizzica è stato imposto dai nostri vecchi perché ritenuto povero, rozzo, impresentabile, e per salvare i propri figli da questa vergogna s’è deciso di non presentarla più in pubblico.<br />
L’incontro s’è chiuso con uno scrosciante applauso per il prezioso contributo datoci dagli interventi degli autori al termine di una mattinata che vedrà l’aperitivo offerto dall’Associazione e il saluto a chi ritorna in Italia. Naturalmente il resto del pubblico rimane per il pranzo domenicale in sede, come i signori Blasi, d’altronde buoni conoscitori della città di San Gallo, sia artisticamente che soprattutto per le sue specialità culinarie, specialmente per la rinomata St.Galler Bratwurst. A proposito, chi non la conoscesse dovrebbe solo fare un salto qui da noi; ve la faremmo provare pronta cucinata nella nostra Associazione, perché in fatto di cucina siamo insuperabili.<br />
Conclusioni: è stato importante aver conosciuto persone che da domani ci potranno aiutare a far crescere iniziative a carattere culturale, soprattutto per la terza e la quarta generazione. Questo è un momento davvero importante, almeno da come lo stiamo sperimentando, prendendo anche per buona la nuova legge per i pugliesi nel mondo. Noi vorremmo solo far saper che il nostro impegno dura da anni, ma, se trova sbocchi solo oggi, è anche merito di piccoli ed interessanti innesti, per lo più giovanili, nell’organico del Direttivo dell’Associazione. Bisogna ricordare una figura in particolare, che con il suo fiuto, la sua ostinazione, dedizione, la sua generosità, la passione totale per l’Associazione, ha permesso di poter organizzare al meglio e con credibilità questo trentennale. Si tratta del nostro presidente, Luigi Maniglio, originario di Martano (Lecce).<br />
Un grazie infine a chi ha creduto in questa iniziativa: Aramiré, Gal, Massimo Pillera, Cosimo Del Casale, Sergio Blasi e la Faps.</p>
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		<title>Pizzica come identità salentina</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2002 13:12:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ritmo meridiano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da castrignanodeigreci.it Un fenomeno relegato dalla modernizzazione degli anni &#8217;70 La Società di storia patria per la Puglia, sezione di Maglie-Otranto-Tuglie, presenta oggi il libro, curato da Sergio Torsello e Vincenzo Santoro, «Il ritmo meridiano. La Pizzica e le identità danzanti del Salento» (Edizioni Aramirè). La manifestazione si terrà stasera alle 18,30 nella sala «San Luigi» annessa alla Chiesa dei... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2002/11/22/pizzica-come-identita-salentina/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da castrignanodeigreci.it</span></p>
<p>Un fenomeno relegato dalla modernizzazione degli anni &#8217;70</p>
<p>La Società di storia patria per la Puglia, sezione di Maglie-Otranto-Tuglie, presenta oggi il libro, curato da Sergio Torsello e Vincenzo Santoro, «Il ritmo meridiano. La Pizzica e le identità danzanti del Salento» (Edizioni Aramirè).<br />
La manifestazione si terrà stasera alle 18,30 nella sala «San Luigi» annessa alla Chiesa dei SS. Medici nel parco della Rimembranza. Alla relazione introduttiva, che sarà tenuta da Maurizio Nocera, seguirà l&#8217;intervento dei curatori e di alcuni autori dei saggi contenuti nel libro.<br />
«Il libro che presentiamo stasera &#8211; spiega il presidente della Società di storia patria per la Puglia Salvatore Coppola &#8211; raccoglie saggi ed interventi di Franco Cassano, Maurizio Merico, Sandro Portelli, Gianni Pizza, Roberto Raheli, Giuseppe Gala, Luigi Piccioni, Clara Gallini, Sergio Blasi ed Edoardo Winspeare su un fenomeno, la pizzica e la musica popolare salentina, relegato ai margini della corsa alla modernizzazione degli anni &#8217;70 perché identificato per lungo tempo come il simbolo di un passato fatto di miseria e di sofferenza».<br />
Nella «Terra del rimorso» di Ernesto De Martino il libro curato da Torsello e Santoro riscatta la musica popolare che è diventata oggi, nell&#8217;epoca della globalizzazione dominata dall&#8217;affermazione planetaria del «pensiero unico» dell&#8217;economia e del modello occidentale, una sorta di marcatore identitario ricco di pregnanza storica e simbolica. «Un fenomeno di tale portata &#8211; spiegano Torsello e Santoro &#8211; pone anche una serie di importanti interrogativi sul rapporto fra tradizione e modernità, tra fenomeni globali e realtà locali, tra dinamiche della produzione culturale e problematiche legate alla salvaguardia e alla valorizzazione dei patrimoni tradizionali che non sono solo quelli musicali».<br />
Il libro insomma è un primo tentativo di analizzare a fondo il fenomeno del rinnovato interesse per la musica popolare salentina nel contesto delle dinamiche di costruzione sociale dell&#8217;identità locale, offrendo una serie eterogenea ma estremamente significativa di punti di vista che vanno dall&#8217;analisi sociologica allo sguardo antropologico, spaziando fino all&#8217;indagine etnocoreutica ed etnomusicologica. nun. pac.</p>
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		<title>Il ritmo meridiano</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2002 13:14:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>da L’Indice dei libri del mese, novembre 2002, pag. 13 &#8211; di Susanne Franco Il tarantismo, fenomeno storico-religioso nato nel medioevo da rituali pagani, è sopravvissuto fino a pochi decenni fa in alcune aree del Sud d’Italia e in particolare nel Salento, dove era diffuso specialmente nel mondo contadino. E proprio nel Salento, negli ultimi anni, è andato sviluppandosi un vero e... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2002/11/01/il-ritmo-meridiano-3/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da L’Indice dei libri del mese, novembre 2002, pag. 13 &#8211; di Susanne Franco</span></p>
<p>Il tarantismo, fenomeno storico-religioso nato nel medioevo da rituali pagani, è sopravvissuto fino a pochi decenni fa in alcune aree del Sud d’Italia e in particolare nel Salento, dove era diffuso specialmente nel mondo contadino. E proprio nel Salento, negli ultimi anni, è andato sviluppandosi un vero e proprio movimento di recupero di queste musiche e danze “tradizionali”. Il fenomeno interessa oggi migliaia di persone che ritornano agli strumenti e ai ritmi della taranta e della pizzica, spesso ripartendo dal contatto con gli anziani “cantori” rimasti. Parallelamente si assiste a una rinnovata attenzione degli studiosi che da prospettive diverse fanno pur sempre i conti col volume di Ernesto de Martino La terra del rimorso (Il Saggiatore, 1961), la prima interpretazione culturale, storica e religiosa del fenomeno assurta a classico dell’antropologia italiana. Al centro del Ritmo meridiano sono alcuni fondamentali interrogativi: a quali bisogni sociali risponde il fenomeno della rivitalizzazione del tarantismo? In che rapporto stanno il recupero del patrimonio musicale e coreutica e la riflessione teorica? È possibile, a partire dalla rinascita del tarantismo, tracciare le coordinate per la costituzione di un sé politico e culturale? Le risposte vengono fornite da un gruppo eterogeneo di studiosi (tra cui Franco Cassano, Maurizio Merico, Alessandro Portelli e Giuseppe Michele Gala). Ne emergono i punti nodali non tanto e non solo della ricerca sul tarantismo, quanto più in generale della ricerca antropologica italiana, dei suoi esiti e dei suoi sviluppi.<br />
Sotto questo profilo il testo offre un’occasione di reale dibattito tra studiosi. Assai prezioso e incisivo l’intervento di Giovanni Pizza, focalizzato sui meccanismi e sulle ideologie della produzione culturale legata al recupero del tarantismo, mettendo bene in luce i rischi impliciti nelle ricerca etnografica contemporanea, rintracciabili fin dalle pieghe retoriche che accompagnano la produzione critica in materia (e di cui si rilevano alcune tracce anche all’interno degli altri saggi e nello stesso titolo del volume): l’estinzione del fenomeno e il suo ritorno come esperienza di catarsi gioiosa; il mito della civiltà contadina scomparsa; la connotazione primordialista di molte indagini incentrate sul concetto di “ritmo ancestrale”, la critica della modernità attraverso la tradizione. L’auspicio che il testo aiuta a rendere più concreto e vicino è cha la complessità della scena etnografica salentina e le pratiche e i discorsi contemporanei sul tarantismo, per la loro capacità di produrre oggetti culturali, catalizzino in maniera crescente l’interesse di antropologi, etnocoreologi ed etnomusicologi sempre più sensibili alle modalità di produzione di tali oggetti culturali e sempre più consapevoli delle insidie presenti nel concetto di “autenticità” e di “essenza”, nel mito delle origini, nell’orientalismo interno, che tanto hanno minato la passata produzione critico-teorica.</p>
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		<title>Il ritmo meridiano</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jul 2002 12:17:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ritmo meridiano]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da Musica di Repubblica &#8211; di Felice Liperi La Pizzica come “identità danzante” e la riscoperta di Ernesto De Martino. È molto interessante che il rilancio dell’opera del grande antropologo napoletano coincida con una sorta di sdoganamento dello straordinario revival della pizzica tarantata da parte del mondo scientifico. Il ritmo meridiano, raccolta di saggi curata dagli studiosi di tradizioni popolari Vincenzao Santoro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2002/07/25/il-ritmo-meridiano-4/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da Musica di Repubblica &#8211; di Felice Liperi</span></p>
<p>La Pizzica come “identità danzante” e la riscoperta di Ernesto De Martino. È molto interessante che il rilancio dell’opera del grande antropologo napoletano coincida con una sorta di sdoganamento dello straordinario revival della pizzica tarantata da parte del mondo scientifico. <em>Il ritmo meridiano</em>, raccolta di saggi curata dagli studiosi di tradizioni popolari Vincenzao Santoro e Sergio Torsello, ne è la più esplicita dimostrazione. È come se, a distanza di quaranta anni da “La terra del rimorso”, l’inchiesta sul tarantismo pugliese realizzata da De Martino, se ne volesse affrontare il prestigio e la scientificità per affrontare il fenomeno della “riscoperta della pizzica tarantata”. Una libera riutilizzazione fino a qualche tempo fa snobbata dagli studiosi, che in “Il ritmo meridiano” viene invece affrontata con spirito critico nuovo.</p>
<p>Se i due curatori sottolineano la «novità del movimento della pizzica come rielaborazione della tradizione in chiave identitaria», studiosi critici di questo revival come Sandro Portelli arrivano a scrivere «la musica va per la sua strada; staccata dalle sue funzioni antiche, cerca nuove strade e diventa uno dei suoni dell’anno duemila &#8230;mi piace pensare che la pizzica sia il nostro rock’n’roll».</p>
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		<title>Il Ritmo meridiano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2002 12:20:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>da il Quotidiano di Lecce &#8211; di Eugenio Imbriani Dico subito che giudico Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento (scritto a più mani, a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello, Edizioni Aramirè, Lecce, 2002) un libro importante, onesto, addirittura sfacciato, come cercherò di spiegare tra poco; aggiungo anche che, onestamente, prima di aprirlo non ero animato... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2002/06/20/il-ritmo-meridiano-5/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da il Quotidiano di Lecce &#8211; di Eugenio Imbriani</span></p>
<p>Dico subito che giudico Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento (scritto a più mani, a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello, Edizioni Aramirè, Lecce, 2002) un libro importante, onesto, addirittura sfacciato, come cercherò di spiegare tra poco; aggiungo anche che, onestamente, prima di aprirlo non ero animato da uno spirito così benevolo nei suoi confronti: non sono un “meridianista”, ed è innegabile che dal titolo alla quarta di copertina il volume si dichiari piuttosto esplicitamente ispirato al pensiero meridiano di Franco Cassano (la presenza di un suo saggio ne costituirebbe una ulteriore conferma); e tuttavia le cose non stanno precisamente così, come lascia intendere l’elenco degli autori: a parte quelli già citati, Maurizio Merico, Giovanni Pizza, Alessandro Portelli, Luigi Piccioni, Roberto Raheli, Giuseppe M. Gala, Clara Gallini, Edoardo Winspeare, Sergio Blasi: uno stuolo autorevole quanto poco omogeneo. In effetti, il libro registra posizioni diverse, schiettamente espresse, per cui le contrapposizioni non dormono su mediazioni o composizioni, a tutto vantaggio del lettore.<br />
L’oggetto comune della riflessione è quello che accade ormai da alcuni anni nel Salento, l’esplosione dell’interesse soprattutto giovanile per la musica popolare, in particolare per la pìzzica, il fiorire di pubblicazioni, convegni, manifestazioni varie sul tarantismo, assurto ad emblema della cultura tradizionale locale, la crescita esponenziale dei gruppi musicali folk (numerosi dei quali dalla storia breve, almeno finora) che si esibisce durante l’estate, il modo in cui tutto ciò concorra a stimolare in molti il senso dell’appartenenza, di una identità culturale, avvertito con forza. Ebbene, il messaggio univoco che emerge dal libro è, più o meno, questo: il fenomeno in atto da un decennio in qua ha poco di spontaneo, e ancor meno di ancestrale o atavico, ma è risultato di una costruzione, e il sostegno che ne ha seguito lo sviluppo è frutto di una precisa politica culturale che gli operatori più attenti e preparati hanno con determinazione e lucidità perseguito avendo come riferimento, appunto, il pensiero meridiano; più volte, nel libro, ricorre una curiosa espressione che definisce la famosa opera di Cassano alla stregua di “un manuale per gli assessori”.<br />
Due esempi luminosi mi aiuteranno a illustrare questa strategia; il primo riguarda Edoardo Winspeare, il regista diventato famoso per Pizzicata e per Sangue vivo; egli considera se stesso il prodotto di un miscuglio di nazionalità e di lingue, perché ha legami familiari ramificati in mezza Europa che durano da almeno tre secoli; nel palazzo di Depressa ha trascorso parte della sua infanzia, con lunghi intervalli passati tra Napoli e l’Austria; a un certo punto, dice, “ho deciso che ero di qua”, e da allora elabora una identità relazionata con il territorio: studia la tradizione culturale salentina, incontra coloro che saranno gli amici e collaboratori più amati, Lamberto Probo, Pino Zimba, Donatello Pisanello, e con loro dà vita a uno spettacolare esperimento: ridare vita alla pìzzica, fare in modo che diventi per il Salento quel che è il tango per gli argentini e il flamenco per gli spagnoli; organizzano centinaia di feste in pochi anni, in varie località, coinvolgendo suonatori e cantori. Gli interessa solo la pìzzica, non gli altri canti, perché è coinvolgente, fa gruppo, spinge la gente a muoversi e a ballare, vuole un ritmo ribollente, scatenato, senza cura per gli aspetti storici e filologici; la danza stessa conserva ben poco delle eleganti e complicate evoluzioni delle coppie di danzatori anziani, del tutto trascurate. “Con questa scelta”, aggiunge Winspeare, “abbiamo fatto un gesto politico, perché volevamo cambiare l’idea della nostra terra che avevamo avuto fino ad allora” (p. 172): più chiaro di così.<br />
Veniamo al secondo esempio, e cioè a Sergio Blasi, il sindaco di Melpignano, promotore di importanti manifestazioni, con cui, oltre ad essergli amico, ho collaborato nell’Istituto Carpitella, per intenderci l’istituzione che, con la direzione di Maurizio Agamennone e di Gianfranco Salvatore ha, tra l’altro, inventato la famosa “Notte della taranta”. Blasi spiega con molta chiarezza che il suo interesse per la pìzzica è derivato dalla necessità di “comprendere come un’amministrazione comunale potesse sviluppare un interesse organico sul tema della tradizione, dal punto di vista della politica culturale” (p. 181). La pìzzica, sull’onda dell’interesse suscitato dalla world music, è venuta a costituire l’elemento più adatto per questo tipo di operazione, corredato, per giunta, della simbologia del tarantismo, il cui fascino rimane anche a dispetto della confezione da prodotto tipico che ormai anche ad esso è riservata.<br />
Ho riferito solo due casi esemplari che però testimoniano come il coincidere dei progetti e l’intrecciarsi delle volontà e degli interventi (questi esposti ed altri, ovviamente), in un contesto che evidentemente ha maturato determinati bisogni, siano potuti risultare decisamente efficaci.<br />
Il ritmo meridiano, inteso come pìzzica, è una evidente mistificazione, ma non c’è scandalo in questo, purché si chiamino le cose per quello che sono; comunque sia, esso aggrega, muove e coinvolge migliaia di persone, e produce curiosità aggiuntive in molte di esse; al suo abbraccio soffocante (penso quasi con angoscia alla confusione della notte di Torrepaduli) ci si può anche sottrarre, non è obbligatorio abbandonarvisi.<br />
Il ritmo meridiano, inteso come libro, è utile proprio perché rende espliciti i contorni e le direttrici di questa costruzione, racconta che essa avviene per sottrazioni, per semplificazioni, attraverso lo spostamento e l’inversione dei significati, talvolta attraverso innesti quasi impensabili (il coreologo Giuseppe Gala ironizza, per esempio, sui passettini in versione kimono praticati nel ballo, e sappiamo bene che i gesti della danza scherma sono stati surclassati da quelli a dir poco innovativi degli esibizionisti incompetenti). Vi troviamo anche alcuni accenti di sincero rammarico, centrati sull’enumerazione di quel che manca, che viene escluso. Credo semplicemente che non sia realistico immaginare che quanti partecipano al gioco della pìzzica siano tutti interessati a saperne di più e a saperlo meglio o si commuovano al pensiero di chissà cosa si stanno perdendo; lo spazio della ricerca non può coincidere con quello pestato dai ballerini festaioli, è enormemente più vasto, per fortuna, i percorsi sono infiniti, talvolta tortuosi, difficili da seguire in comitive troppo affollate. Realmente il movimento complessivo ha riservato spinte e (poche) risorse alla ricerca sul territorio; si può far meglio: la pubblicazione di questo libro e l’interesse che ha suscitato non sono forse segnali incoraggianti?</p>
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		<title>Le identità danzanti del Salento</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2002 12:25:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da carta.org</span></p>
<p>Gli interventi di Franco Cassano, Maurizio Merico, Giovanni Pizza, Alessandro Portelli, Luigi Piccioni, Roberto Raheli, Giuseppe M. Gala e le interviste a Clara Gallini, Edoardo Winspeare e Sergio Blasi, sono i contributi di un testo, appena pubblicato, che cerca di dare una lettura del &#8220;movimento della pizzica&#8221;, dei luoghi che lo hanno cullato e delle identità che lo animano.<br />
Come scrivono i due curatori, Vincenzo Santoro e Sergio Torsello, &#8220;viene fuori una ricostruzione ricca ed eterogenea&#8221;, che più che dare definizioni chiuse pone interrogativi e questioni da analizzare. Cassano, ad esempio, parla di moltitudini improbabili e comunità possibili, che diano ragione di un ritorno alla tradizione che non è neocampanilismo, o vittoria della nostalgia o regressione, ma l&#8217;occasione per &#8220;custodire confini, rendendoli aperti, flessibili e creativi&#8221;. E per farlo è necessario, come scrive Portelli, capire il rapporto tra le pratiche attuali della &#8220;pizzica&#8221; e la memoria storica dei salentini, affinchè sia chiaro &#8220;che la taranta è viva e non è morta, ma nessuno può presumere di sapere come è fatta e dove s&#8217;è andata a mettere&#8221;. Magari i morsi sono quelli della modernità e del progresso, con una diversa sofferenza e cura da trovare. Partire dalla &#8220;pizzica&#8221;, significa, per il Meridione, capire i meccanismi che sottointendono alle dinamiche della produzione culturale o i rischi che ci sono nella riscopertadelle identità locali, come è sottolineato in altri interventi. Un nuovo modo di sentire la dimensione politica e i luoghi che la creano, per avere &#8220;un rapporto più ricco e &#8216;creativo&#8217; tra passato e futuro&#8221;.</p>
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		<title>Quei balli sfrenati del Salento un messaggio per socializzare</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2002 12:22:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>da Repubblica di Bari &#8211; di Antonio Di Giacomo Cassano con altri intellettuali e artisti rilegge il singolare fenomeno andando oltre gli aspetti folcloristici e musicali C&#8217;era una volta la terra del rimorso, il Salento indagato da Ernesto De Martino. Adesso, invece, nel pieno ritorno in auge della pizzica a contrappuntare quel lembo di terra riarsa dal sole, a cavallo tra due... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2002/06/15/quei-balli-sfrenati-del-salento-un-messaggio-per-socializzare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da Repubblica di Bari &#8211; di Antonio Di Giacomo</span></p>
<p>Cassano con altri intellettuali e artisti rilegge il singolare fenomeno andando oltre gli aspetti folcloristici e musicali</p>
<p>C&#8217;era una volta la terra del rimorso, il Salento indagato da Ernesto De Martino. Adesso, invece, nel pieno ritorno in auge della pizzica a contrappuntare quel lembo di terra riarsa dal sole, a cavallo tra due mari, c&#8217;è un ritmo che, affiorato da un millenario passato e coniugato alle ragioni del presente, diventa ritmo meridiano. La pizzica, insomma, come metafora culturalmusicale di un diffuso e primordiale bisogno di comunità, risposta &#8216;mediterranea&#8217; alla crisi d&#8217;identità collettiva generata dal pervasivo moloch della globalizzazione. &#8216;Il ritmo meridiano: la pizzica e le identità danzanti del Salento&#8217; (pagg. 206, euro 14,50) è il titolo del saggio curato da Vincenzo Santoro e Sergio Torsello per le edizioni Aramirè. Volume quanto mai interessante, tra pochi giorni nelle librerie, raccoglie un coro di inedite riflessioni sul &#8216;movimento della pizzica&#8217;, fuoco centrale dell&#8217;identità forte della penisola salentina. Riflessioni che portano la firma di testimoni d&#8217;eccezione, una pattuglia di dieci intellettuali e artisti invitati a ragionare sulla portata di un fenomeno che, superati i sedimentati retaggi rituali della superstizione, non può essere più liquidato come fatto folcloristico o, piuttosto, stimolante sul piano musicale. Quindi, il regista &#8216;pizzicato&#8217; Edoardo Winspeare, il sindaco in rock organizzatore della Notte della Taranta Sergio Blasi, l&#8217;etnologa già allieva e assistente di Ernesto De Martino Chiara Gallini, l&#8217;etnocoreologo Giuseppe Gala, lo storico dell&#8217;economia Giuseppe Piccioni, il sociologo Maurizio Merico, l&#8217;americanista Alessandro Portelli, l&#8217;editore Roberto Raheli, l&#8217;antropologo Giovanni Pizza e, dulcis in fundo, il sociologo barese Franco Cassano. Perché, in fondo, la parola &#8216;meridiano&#8217; racchiusa nel titolo del saggio non è certo un vezzo casuale. Così com&#8217;è poi funzionale al &#8216;gioco&#8217; di questo lavoro di ricerca collettiva, anche la citazione dagli &#8216;Scritti corsari&#8217; pasoliniani riportata in esergo al libro: «Gli uomini dovranno risperimentare il loro passato, dopo averlo superato e dimenticato in una specie di febbre, di frenetica incoscienza».</p>
<p>Quello che, d&#8217;altra parte, affermano i curatori dell&#8217;operazione, Santoro e Torsello, nel loro scritto introduttivo laddove individuano che «uno degli aspetti di maggiore novità del &#8216;movimento della pizzica&#8217; pare dunque essere la rielaborazione di elementi della tradizione (come ad esempio il dialetto, la musica e la danza etniche) in chiave identitaria». Parole assonanti a quelle del padre del pensiero meridiano, Franco Cassano, nel suo intervento, &#8216;Danzare contro la solitudine&#8217;. «La pizzica non è un neocampanilismo regionale, ma ammonisce il sociologo una sorta di messaggio generale, essa cerca altre danze, anche quando sono nate altrove e sembrano non rassomigliarle. E&#8217; per questo che il fenomeno non si lascia ricondurre nel vocabolario sofisticato di un&#8217;antropologia elegante e un po&#8217; fatua, che si ferma proprio quando bisognerebbe partire. Certo l&#8217;identità è sempre una costruzione culturale, l&#8217;aveva detto già a chiare lettere Max Weber, ma che significa nell&#8217;epoca presente questo ritorno del bisogno di marcatori d&#8217;identità? E soprattutto se esso è una costruzione, come la si orienta? Appartenere non è una regressione, ma il bisogno di recuperare la nostra differenza non per chiudersi, ma per avere un propria voce nel grande incrocio di suoni e messaggi della comunicazione planetaria».</p>
<p>E se, come osserva polemico Cassano, «a lungo &#8220;tradizione&#8221; è stata una brutta parola», la chance è proprio nel reinterpretare la tradizione in chiave diversa, poiché «non è più un&#8217;appartenenza repressiva che schiaccia e deforma, ma qualcosa che fa attrito rispetto alla disinvolta e leggera facilità della mercificazione, che, mettendoci tutto a disposizione, sembra allargare la sfera della nostra esperienza, ma in realtà la restringe, perché conosce solo il semplice gesto dell&#8217;ingoiare. D&#8217;altro canto questo ritorno della tradizione non è, come molti temono, la vittoria dalla nostalgia e della regressione, ma al contrario l&#8217;occasione per un&#8217;idea di libertà più ricca e concreta, capace di affrontare le sfide della complessità. Questa idea di tradizione non stringe, ma allarga il nostro linguaggio, ci rende compiutamente uomini di confine. Una tradizione aperta è come un elastico, sembra un andare indietro, ma è solo un prendere la rincorsa, un rilanciare in un&#8217;orbita planetaria le voci di una terra, scoprendo che esse giungono più lontano delle deboli imitazioni di storie nate altrove».</p>
<p>Ed è quel che accade, secondo Cassano, quando le notti salentine si accendono al vorticoso ritmo meridiano. «Il &#8216;tamtam&#8217; nella pizzica scrive manda messaggi e aspetta risposte di tamburi lontani, cerca il confronto, permette incontri, aiuta a tematizzare un bisogno che non è solo quello dei cento piccoli comuni del Salento, una rete che era tale anche prima ancora che la parola diventasse una moda, un paradigma involontario del nuovo rapporto tra locale e globale. E&#8217; forse stata questa arretratezza, così irrisa negli anni Sessanta a porre oggi all&#8217;avanguardia questa penisola dai due mari».</p>
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