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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Il Salento di Giovanna Marini</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Il Salento di Giovanna Marini: recensione su Alias</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2004 21:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento di Giovanna Marini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>da Alias (il manifesto) &#8211; di Marco Boccitto &#8220;Svoli&#8221; di fantasia e riproposta allo stato puro Canto allo stato puro, che rinuncia spavaldo alle suggestioni più superficiali e massificate dell’ultima ora, indifferente all’ebrezza del «taranta power» e della «pizzica-trance». È Il Salento di Giovanna Marini (Aramirè), mica quello di Stewart Copeland. Un disco che al documento raccolto sul campo affianca, un po’... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/06/19/il-salento-di-giovanna-marini-recensione-su-alias/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da Alias (il manifesto) &#8211; di Marco Boccitto</span></p>
<p><b>&#8220;Svoli&#8221; di fantasia e riproposta allo stato puro</b></p>
<p>Canto allo stato puro, che rinuncia spavaldo alle suggestioni più superficiali e massificate dell’ultima ora, indifferente all’ebrezza del «taranta power» e della «pizzica-trance». È Il Salento di Giovanna Marini (Aramirè), mica quello di Stewart Copeland. Un disco che al documento raccolto sul campo affianca, un po’ come accade con quelle compilation che in due cd riescono a dar conto sia dei remix che delle versioni originali, la «riproposta» curata dalla cantante, chitarrista e compositrice romana, amica storica della cultura orale e della canzone popolare. È un Salento che le appartiene, visto che «sue» sono le registrazioni realizzate a Sternatia e nella Grecia Salentina a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, da cui tutto parte; a lei dobbiamo la «scoperta» di voci come quelle di Mariuccia Chiriacò e il salvataggio, con rilancio a stretto giro, di un repertorio su cui incombeva una colata di cemento e di indifferenza.</p>
<p>Giovanna Marini ha curiosato, approfondito, documentato, ha captato, cantato e ricantato canzoni sull’emigrazione e sull’amore, lamenti funebri, canti di lavoro e di rivolta, ha preso ‘Ntunucciu e ne ha fatto uno standard imprescindibile per gli stessi gruppi salentini. Agendo da ricercatrice impura, o se preferite da pura appassionata, senza pretese scientifiche né particolare perizia tecnica, è entrata in empatia con i suoi interlocutori, rubandogli con gli occhi e le orecchie tutto quello che poteva. Ha aggiunto la sua voce alle loro, stabilendo interazioni incompatibili con l’etnomusicologia. A costo di smarrire le sue certezze di musicista diplomata e di sacrificare la propria identità, è stata sarda in Sardegna, cilentana nel Cilento, salentina nel Salento. Ha recuperato. Poi, generosamente ispirata, ha creato e ricreato. Senza complessi verso l’alto né istinti rapaci verso il basso. Una capacità narrativa esagerata, da affabulatrice di rango. E dagli incontri con Pasolini, Fo, Calvino, Gianni Bosio, Leydi, Carpitella, come da quello con i fuoriclasse del canto e della poesia di matrice contadina, da Giovanna Daffini a Peppino Marotto, ha saputo trarre storie, tecniche, energie, consapevolezza, «svoli» di fantasia. A di qua e al di là dei riconoscimenti ottenuti con il suo Quartetto Vocale, Giovanna Marini oggi può contare su un ascolto più vasto e qualificato, vuoi per la visibillità irradiata dal recente duetto con De Gregori, vuoi per quel po’ di rispetto in più che sembra avvolgere la musica tradizionale, nonostante le forzature «etniche». È bene dunque tornare a quel «suo» Salento, le voci a lei care, frammenti di un passato da cui ripartire verso un «futuro più ricco e creativo», come scrive Sergio Torsello nelle note che integrano i due cd. È quello che faceva lei elaborando versioni proprie dei canti raccolti in precedenza: qui ci sono pezzi tratti da I treni per Reggio Calabria, Fare Musica, L’Eroe, altri da un concerto inedito e un’ultima ballata, La storiella di Pierina, è stata registrata per la nuova circostanza da Alessandro Portelli. Spetta a lui, ancora nelle note, sottolineare gli aspetti che rendono incomparabile il lavoro di Giovanna Marini fin dall’inizio, con quello spastamento poetico e politico di accento: dalla ricerca dei suoi alla ricerca delle persone che stanno dietro a quei suoni.</p>
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		<title>Nenie e stornelli del Salento. Nuovo cd di Giovanna Marini</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2004 22:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento di Giovanna Marini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da la Repubblica di Bari &#8211; di Antonella Gaeta Il folk revival era ancora (e solo) un’esigenza. Il Canzoniere Grecanico Salentino avrebbe inciso il primo disco dieci anni dopo. Ma nell’estate del 1968 Giovanna Marini era già nel primordiale e intoccabile sud sonoro «a registrare materiali». Per questo la cantautrice ed etnomusicologa romana deve essere considerata (con l’incontestabile supporto dei documenti) «la... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/02/28/nenie-e-stornelli-del-salento-nuovo-cd-di-giovanna-marini/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da la Repubblica di Bari &#8211; di Antonella Gaeta</span></p>
<p>Il folk revival era ancora (e solo) un’esigenza. Il Canzoniere Grecanico Salentino avrebbe inciso il primo disco dieci anni dopo. Ma nell’estate del 1968 Giovanna Marini era già nel primordiale e intoccabile sud sonoro «a registrare materiali». Per questo la cantautrice ed etnomusicologa romana deve essere considerata (con l’incontestabile supporto dei documenti) «la pioniera della riproposta della musica salentina». A riconoscerlo è il musicologo Vincenzo Santoro che con Sergio Torsello e Roberto Raheli ha curato il doppio cd “il Salento di Giovanna Marini” in uscita per le Edizioni Aramirè e in collaborazione con il circolo “Gianni Bosio”. Distribuito dai Dischi del Manifesto, è un lavoro-documento di valore.</p>
<p>Il primo cd contiene una selezione di quanto registrato dalla Marini in Salento nel corso delle sue illuminate ricerche sul campo, tra la fine deglli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Di particolare interesse devono essere considerate le registrazioni di Sternatìa, effettuate dalle sorelle Mariuccia e Rosina Chiriacò e da Stella De Santis. Dalla loro voce sono stati recuperati canti narrativi (“La Cecilia”, “La cerva” e “La storia di Pierina”), religiosi (“La passione”, Traudia di Santu Pantaleu”). Due canti “d’autore”, che parlano di emigrazione, sono stati composti da Cesarino De Santis, poeta griko e fratello di Stella. Altre registrazioni riguardano stornelli e canti funebri (“Lu poveru ‘Ntanucciu”). «Si tratta di repertori di sole voci, senza strumenti, in grico e in dialetto. Quindi, per la disperazione di molti, nessuna pizzica» scherza Santoro.</p>
<p>Nel secondo cd sono state raccolte le versioni che la Marini ha proposto di quei canti lungo il suo percorso artistico. Una parte proviene dai dischi da lei pubblicati nella seconda metà degli anni Settanta. “Fimmine fimmine” e “Lu rusciu de lu mare” sono stati ricavati, invece, da un concerto tenuto nel 1974. Inedita è “La storia di Pierina” che la cantautrice ha realizzato per questa pubblicazione. «Dal confronto fra i due cd emerge lo straordinario lavoro intellettuale e musicale di rielaborazione del repertorio tradizionale di uno dei maggiori artisti italiani contemporanei e dall’ascolto delle sue versioni si comprende quanta influenza abbia avuto sul primo “movimento di riproposta” degli anni Settanta» conclude Santoro.</p>
<p>Il libretto dei cd contiene anche le trascrizioni e le traduzioni di tutti i pezzi e una serie di saggi che analizzano il lavoro da un punto di vista storico ed etnomusicologico.</p>
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