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	<title>Vincenzo Santoro &#187; America profonda</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Memoria operaia. L&#8217;orgoglio dal sottosuolo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 20:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[America profonda]]></category>
		<category><![CDATA[Donzelli]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>America profonda. Due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky di Alessandro Portelli, Donzelli editore recensione di Bruno Cartosio da il manifesto 5.5.2011 &#160; «America profonda» di Alessandro Portelli è uno straordinario spaccato di una comunità di minatori nell’Harlan County diventata il simbolo del movimento sindacale statunitense e delle sue battaglie per affermare i diritti civili e sociali della classe lavoratrice.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/05/memoria-operaia-lorgoglio-dal-sottosuolo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/05/harlan.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1813" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/05/harlan-197x300.jpg" alt="harlan" width="197" height="300" /></a>America profonda. Due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky</em></span></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessandro Portelli</strong></span>, Donzelli editore</p>
<p>recensione di <span style="color: #ff0000;"><strong>Bruno Cartosio</strong></span></p>
<p>da il manifesto 5.5.2011</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«<span style="color: #993300;"><strong>America profonda</strong></span>» di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessandro Portelli</strong></span> è uno straordinario spaccato di una comunità di minatori nell’Harlan County diventata il simbolo del movimento sindacale statunitense e delle sue battaglie per affermare i diritti civili e sociali della classe lavoratrice. Gli scioperi repressi dalla polizia e dalle guardie private assoldate dai padroni delle miniere, l’eliminazione dei militanti sindacali, mentre gli scavi devastavano e inquinavano un’intera contea. Ma anche la dignità di </span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">svolgere un mestiere che pochi volevano fare.</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L&#8217;«America profonda» è quella grande parte della società statunitense di cui quasi nessuno parla &#8211; e di cui ogni tanto qualcuno straparla &#8211; perché quasi tutti ne sanno poco o nulla. Qualcuno ne vede frammenti, come dei fotogrammi, nel corso di un suo viaggio coast to coast o da nord a sud, ma raramente collega tra loro le disparate marginalità che gli passano sotto gli occhi e le solleva al di sopra dell&#8217;inatteso, del curioso o del pittoresco. Qualche volta la si vede al cinema o in tv, spesso in forma di caricatura. Compare nelle cronache quando in essa succedono cose da paura. Quell&#8217;America così priva della familiarità che le metropoli hanno ai nostri occhi è un mosaico <span id="more-179"></span>fatto di luoghi diversi, sempre lontani dalle grandi città,spesso caratterizzati dalla diffusa povertà e dal fatto che chi le abita lavora (o ha lavorato, o lavorerebbe se ne avesse la possibilità) nei settori primari dell&#8217;economia: agricoltura, allevamento, miniere. </span><span style="color: #000000; font-size: medium;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;America profonda&#8221; di Alessandro Portelli (Donzelli, pp. V-XXII, 535, euro 35) racconta di un pezzo di quel mondo. La contea di Harlan che è al centro della sua narrazione è collocata tra le cime e le valli dei Monti appalachiani del Kentucky sud-orientale. Per tutto il secolo scorso la Harlan County è stata un luogo di miniere di carbone &#8211; a lungo perforate nel sottosuolo, negli ultimi decenni a cielo aperto &#8211; e di grandi lotte operaie, di resistenza umana e di disastri ambientali. </span></p>
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<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Gli essenziali in gioco</span></em></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">È un mondo che Portelli ha frequentato e studiato per più di trent&#8217;anni e le persone che parlano nel libro lo hanno accolto e spesso ospitato in casa loro, con cui ha parlato ripetutamente e che gli hanno raccontato le loro storie personali e familiari e le storie dei luoghi e gli hanno cantato le loro canzoni. Il libro dà conto delle centinaia di interlocuzioni registrate nel corso degli anni attraverso le trascrizioni delle voci, tagliate e montate in base a un ordine tematico che si sviluppa lungo un asse cronologico e copre l&#8217;intero ultimo secolo.</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L&#8217;architettura del libro è, nella sostanza, analoga a quella già sperimentata nelle due precedenti opere maggiori di Portelli: <span style="color: #993300;"><em>Biografia di una città</em></span>, su Terni, e <span style="color: #993300;"><em>L&#8217;ordine è già stato eseguito</em></span>. Anche in <span style="color: #993300;"><em>America profonda</em></span> il filo storico-narrativo è tenuto insieme dalle parti scritte in prima persona dall&#8217;autore, che mette in ordine, connette, elabora, spiega, contestualizza i suoi «materiali», offrendo al lettore un&#8217;altra straordinaria prova di lavoro interdisciplinare. E infatti, così come il libro su Via Rasella e le Fosse ardeatine gli aveva valso il premio Viareggio nel 1999, quest&#8217;ultima fatica &#8211; uscita prima negli Stati Uniti che in Italia &#8211; gli ha meritato il «Weatherford Award» dell&#8217;«Appalachian Studies Association» e del «Loyal Jones Appalachian Center» del Berea College.</span></p>
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<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Le città del carbone</span></em></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In una sua nota diaristica, di lavoro, citata nell&#8217;introduzione, Portelli scriveva nel 1988: «Quello che è in gioco qui sono gli essenziali: vita, morte; acqua, aria, terra. La natura. Tutto è ridotto all&#8217;osso. Le colline scendono ripide verso le valli strette dove c&#8217;è a malapena spazio per la strada, il torrente e i binari; i pendii sono o lussureggianti di foglie selvagge, o spogliati nudi fino alle ossa di carbone della terra. La vita è spesso violenta ed estrema&#8230; Non ho praticamente incontrato neanche una famiglia che non avesse un&#8217;esperienza di morte violenta, di invalidità, cecità, malattia. E il sovrannaturale è altrettanto drammatico. La religione è carica di emotività».</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E le parole con cui quegli essenziali vengono individuati, evocati, discussi e sofferti sono altrettanto scabre. La religione: Lydia Surgener: «Sono solo due i posti dove andare. Solo due che dominano nei cuori, e sono il Signore o il Diavolo. E finché non sei un cristiano rinato sei un servitore del Diavolo». I rapporti sociali: Kevin Greer: «Mia cugina..l&#8217;hanno impiccata su a Pineville. L&#8217;hanno impiccata perché stava con un bianco». Annie Napier: «Io non sapevo la differenza tra bianchi poveri e neri poveri, eravamo tutti poveri». Melody Donegan: «L&#8217;ospedale quaggiù, se non hai la tessera sanitaria o l&#8217;assicurazione o i soldi, non ti accettano».</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Nel libro ci sono anche il folklore locale, le tradizioni orali e le canzoni di lotta &#8211; una delle più famose dell&#8217;intera storia sindacale è <span style="color: #ff0000;"><em>Which Side Are You On?</em></span>, scritta da Florence Reece nel 1931 &#8211; e le rappresentazioni letterarie e cinematografiche di Harlan County. Ma la parte principale del libro riguarda inevitabilmente il lavoro e le lotte per conquistare e mantenere il diritto all&#8217;organizzazione sindacale. Anche la lotta di classe è un essenziale a Harlan County. Ray Ellis: «Attorno all&#8217;inizio del secolo, l&#8217;unica cosa che c&#8217;era qui era il taglio dei boschi». Poi, subito dopo la Prima guerra mondiale, vennero le miniere e le coaltowns e i camps recintati col filo spinato, in cui tutto era controllato dalla società mineraria, che ai dipendenti dava una casa in cui abitare (finché non li licenziava), che imponeva l&#8217;uso dei suoi buoni acquisto nei suoi empori e manteneva l&#8217;ordine con la sua polizia privata e le sue prigioni e, spesso, con i predicatori al suo servizio. Hazel Leonard: «La paga non la prendevamo mai, perché non guadagnavamo molto e lo spendevamo tutto al company store». Jerry Johnson: «Avevo dodici anni e finita la scuola andai (in miniera) a aiutare mio padre a caricare carbone». Le leggi sul lavoro infantile non erano rispettate. Tillman Cadle: «Se un ragazzo lavorava col padre, caricava col contrassegno del padre. Così, se si faceva male in miniera o ci moriva, la compagnia diceva: &#8220;Questo ragazzo non ci risulta sul libro paga&#8221;».</span></p>
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<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Polmoni neri</span></em></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">C&#8217;erano la fatica e la costrizione, ma anche l&#8217;orgoglio del proprio lavoro, scrive Portelli, come «combinazione di forza fisica, abilità, coraggio, resistenza e solidarietà sul lavoro». Earl Turner: «Non era solo forza &#8211; ci voleva abilità». «Sì ne sono orgoglioso, sono orgoglioso di quello che ho fatto», diceva Bernard Mimes, anche se i padroni delle miniere tenevano più ai muli che agli uomini. Delbert Jones: «Al tempo che organizzavamo il sindacato&#8230; magari moriva un uomo in miniera, dicevano, &#8220;mettilo sul mucchio delle scorie, lo portiamo fuori stasera, ma stai attento a quel mulo, che non muoia&#8221;».</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La lotta per l&#8217;introduzione e la difesa del sindacato è durata cinquant&#8217;anni. Poco di meno l&#8217;altra per ottenere le provvidenze contro le malattie del mestiere. Tra queste il blacklung, i polmoni anneriti e irrigiditi dalla polvere di carbone. Lloyd Lefevre: «Non puoi fare niente, non hai abbastanza aria per fare niente. Ti stanchi subito. Ce l&#8217;hai nei polmoni» e James Wright: «Ti alzi una mattina e respiri bene, la mattina dopo ti alzi e non ce la fai a respirare». Alla fine il sindacato, la United Mine Workers, istituì le sue cliniche, che durarono fino a quando il sindacato resistette e i suoi iscritti ebbero la consistenza numerica per tenerle in piedi, poi basta. I padroni, niente, mai; le visite mediche le facevano pagare.</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mai nessun diritto nella Bloody Harlan &#8211; la Harlan sanguinaria dei padroni, insanguinata del sangue dei lavoratori &#8211; che non sia stato strappato con lotte spietate tra i minatori e gli scherani dei padroni quasi sempre in combutta con le polizie locali. I primi tentativi di sindacalizzazione finirono all&#8217;inizio degli anni Trenta. Tillman Cadle: «Decisero di spazzare via il sindacato e alla fine ci riuscirono. All&#8217;inizio della Grande Depressione, non c&#8217;era più traccia di sindacato». Dopo di allora una drammatica ciclicità, in cui a ogni tentativo di sindacalizzazione corrispondevano battaglie, armi in pugno da entrambe le parti, in cui «le regole erano un po&#8217; messe da parte. E, giocavamo per vincere. A qualunque costo» (Arthur Johnson). </span></p>
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<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Le cime decapitate</span></em></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma alla lunga hanno vinto i padroni, sempre sparando su sindacalisti e lavoratori, licenziando i riottosi e mettendoli nelle liste di proscrizione, importando crumiri, affamando i minatori e le loro famiglie. Una delle poche eccezioni è stata la lotta vittoriosa di Brookside, consegnata alla storia dal film girato da Barbara Kopple nel 1973 &#8211; <span style="color: #ff0000;"><em>Harlan County, USA</em></span> &#8211; che poi vinse l&#8217;Oscar per il documentario nel 1977. La presenza fisica della troupe nei giorni e luoghi dello sciopero «forse ha salvato delle vite&#8230; Può avere evitato che qualcuno venisse ucciso», ha detto Mickey Messer a Portelli, credibilmente. Già a quel tempo e però sempre più in seguito l&#8217;evoluzione dell&#8217;industria mineraria chiudeva le miniere di profondità e le sostituiva con lo strip mining e infine con il mountain top removal, la rimozione integrale delle cime delle montagne. Gli effetti sono tanto mortali sul paesaggio, quanto sulle persone: inquinamento delle falde acquifere e dell&#8217;aria, masse enormi di detriti giù dai fianchi ripidi delle colline, occlusione dei corsi d&#8217;acqua e alluvioni devastanti, esplosioni che lanciano a distanza massi grandi e piccoli. E tuttavia, chiude Portelli, la lotta per sopravvivere non è mai venuta meno. Una voce per tutte: «Sono sopravvissuta a tantissime cose», dice Tammy Haywood; all&#8217;assassinio del marito, al tumore al seno, alla fatica di crescere i figli da madre sola: «Sì sono una tosta. Ma credo che venga dal fatto che sono nata qui».</span></div>
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