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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Antonio Verri</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Antonio Verri e la cultura popolare</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2014 11:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Verri]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Sergio Torsello da Marsia, Rivista di poesia, Dicembre 2013 Uno degli aspetti meno frequentati dagli studiosi che si sono occupati dell’opera di Antonio Verri è quello del rapporto dello scrittore con la cultura popolare. Una dimensione apparentemente marginale nella complessa e stratificata produzione verriana che però, a ben guardare, si rivela uno strumento essenziale per addentrarsi nel “proteiforme” laboratorio... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/01/30/antonio-verri-e-la-cultura-popolare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">di <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=articoli+di+Sergio+Torsello"><span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Torsello</strong></span></a></span></p>
<p>da <span style="color: #993300;"><strong>Marsia</strong></span>, Rivista di poesia, Dicembre 2013</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2014/01/antonio-l-verri-e-le-mura-di-muro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-762" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2014/01/antonio-l-verri-e-le-mura-di-muro-300x185.jpg" alt="antonio-l-verri-e-le-mura-di-muro" width="300" height="185" /></a>Uno degli aspetti meno frequentati dagli studiosi che si sono occupati dell’opera di <span style="color: #ff0000;"><strong>Antonio Verri</strong></span> è quello del rapporto dello scrittore con la cultura popolare. Una dimensione apparentemente marginale nella complessa e stratificata produzione verriana che però, a ben guardare, si rivela uno strumento essenziale per addentrarsi nel “proteiforme” laboratorio creativo dello scrittore. Ho cercato in altra sede di evidenziare come l’intera sua opera poetica, narrativa, giornalistica e quella parallela di intellettuale militante e di “promoter” dell’<em>underground</em> creativo locale, sia stata segnata da un legame mai reciso con la cultura popolare. Nei primi anni ’80 infatti fu proprio Verri a tenere acceso un dialogo con alcuni protagonisti del <em>folk revival</em> degli anni ’70 quando ormai la riscoperta delle forme espressive della cultura locale aveva ceduto il passo ad una malintesa idea di modernità che aveva “ esiliato nelle bettole – ha scritto il compianto <span style="color: #ff0000;"><strong>Aldo Bello</strong></span> con una felice metafora – “i canti improvvisati dei carrettieri”. Su <span style="color: #993300;"><em>Pensionante dei Saraceni</em></span> e <span style="color: #993300;"><em>Caffè Greco</em></span>, Verri ospitò i primi interventi di <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Chiriatti</strong></span> (un breve scritto sulle ultime rèpute del Salento e una importante intervista a <strong><span style="color: #ff0000;">Luigi Stifani</span></strong>, il barbiere violinista<span id="more-50"></span> che fu l’interlocutore privilegiato di <span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto <span style="font-size: medium;">d</span>e Martino</strong></span> nel corso della sua celebre indagine sul tarantismo salentino del 1959), l’appello di un gruppo di intellettuali di base (“<span style="color: #993300;"><strong>Ritorno a San Rocco</strong></span>”) per la tutela e la rivitalizzazione della <strong>Festa di Torrepaduli</strong> e, nel 1985, l’articolo firmato a quattro mani da Luigi Chiriatti e <span style="color: #ff0000;"><strong>George Lapassade </strong></span>sulla sessualità nella cultura popolare salentina. Qui, Verri si limita a offrire uno spazio di visibilità e di riflessione a un “movimento” per certi versi in crisi dopo la stagione aurea del <em>folk revival</em> e quella, intellettualmente ancor più sofisticata, dell’etnoteatro (ispirata alle teorie di<span style="color: #ff0000;"><strong> Eugenio Barba</strong></span>). Si limita a registrare un fermento, un fuoco che cova sotto le ceneri, un flebile segnale di ripresa al quale offre una sponda, comunque una sensibilità e una attenzione niente affatto scontata in quegli anni. E non va dimenticato che nel 1983, per le edizioni del Pensionante, sarà sempre Verri a pubblicare <span style="color: #993300;"><em>Col tempo e con la paglia</em></span>, una raccolta in “grico” del poeta contadino di <strong>Sternatia</strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Cesare De Santis</strong></span>, “cultore, tenace soldato e detentore” – scrive Verri nell’appassionata introduzione &#8211; “degli ultimi segni e segreti di una lingua e di una civiltà, la greco – salentina, in rapidissimo e totale disfacimento”. Nel 1986 esce invece quello che personalmente considero il testo più affascinante sul mondo popolare salentino che sia stato scritto da un poeta dal dopoguerra a oggi. Certo, c’è stato il <span style="color: #ff0000;"><strong>Bodini </strong></span>della <span style="color: #993300;"><em>Luna</em> </span>(<em><span style="color: #0000ff;">Uno l’ho visto io/camminare col capo in giù/ sul soffitto/ altri bevevano a un pozzo di scorpioni e di serpi/non senza gridi/ nel viola acido e sporco di una cappella/mentre fuori era il chiaro giorno/ steso così avanti/ come il Cristo del Mantegna</span></em>) e c’è stato anche il <span style="color: #ff0000;"><strong>Pagano </strong></span>dei <span style="color: #993300;"><em>Privilegi del povero</em></span> (<span style="color: #0000ff;"><em>Come tarantati a capofitto/ scenderanno giù, verso la polla,/ d’ogni scienza possibile, più giù,/luminoso delitto/ a conoscere il segno in cui tracolla/la nostra schiavitù?..Come tarantolati, in ridde, in cori/ di ridondanti mimiche vedremo zampillare dal grembo dei graniti/ l’ombra che ci ristori? Oh gettiti, oh pietà! L’urto supremo/ schianta in eterni riti</em></span>). Ma credetemi, al confronto questi sono semplici esercizi di stile. Niente di più. Il testo di Verri è destinato al catalogo della mostra “<span style="color: #993300;">La cultura contadina</span>”. Il titolo, un classico stilema verriano, è a dir poco depistante: <strong><span style="color: #993300;"><em>La cultura dei Tao</em></span></strong>. Ho letto e riletto più volte questo scritto e ogni volta con sorpresa ho trovato tra le sue righe parole diverse, spunti per una nuova riflessione, un’altra occasione per mettere in discussione luoghi comuni consolidati, retoriche vuote, vecchi e nuovi “esotismi”. E’ un testo stracitato, ma solo per un passaggio di insolita, folgorante bellezza:</p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;"><em>Cambia, cambierà di molto il volto della campagna, degli aggregati umani, di interi paesi. È cambiato dal dopoguerra ad oggi, cambierà ancora tra due, tre generazioni. E cambieranno naturalmente anche abitudini, modi di lavoro, rapporti…, ecco quello che non cambierà mai sarà l’idea del dialogo con la terra che l’uomo ha stabilito dai tempi, il grosso respiro, il sibilo lungo che si può udire solo di mattina, mirando nella vastità dei campi, con accanto sentinelle silenziose gli alberi d’argento</em></span>. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Ma è solo uno dei passi più ispirati. Il resto, il prima e il dopo, è un continuo andirivieni tra memoria del passato e l’eterno presente della scrittura, tra mito e storia, realtà e finzione letteraria. L’incipit (quasi un omaggio leopardiano, ha ricordato <span style="color: #ff0000;"><strong>Fabio Tolledi</strong></span>) è un bellissimo, intenso dialogo con la madre, collocato in un tempo imprecisato: l’inverno che tagliava le gambe, le tasche gonfie di fichi secchi, l’inverno tristissimo perchè a Febbraio era già finita la scorta della monda. Secondo <span style="color: #ff0000;"><strong>Rossano Astremo</strong></span> <span style="color: #993300;"><em>La cultura dei Tao</em></span> segna l’adesione di Verri al materno come modalità di rappresentare la “voglia di oltrepassare le forme chiuse della letteratura dei padri”. Ma c’è qualcosa che va al di là del puro dato letterario. “Tanto ho appreso, altrettanto mi è stato insegnato” scrive Verri. “Che per molti fiori di giardino esiste un corrispondente selvatico”, ho imparato ad apprezzare “poveri oggetti, situazioni le più umili, ma portate con tale dignità, che serenità buon senso e innamoramenti al limite del pianto, sono cose che io oggi, figlio di questa cultura, posso opporre a volte con tale incauta destrezza da rischiare di bruciare, con legna d’ulivo, il sibilo lungo di una cultura millenaria…” Poi si torna al racconto. All’immagine del padre, “nell’eterna sua magrezza, a capo chino, severo, somiglia un pìstico sognatore di lucchi, un tenero rabdomante di chissà quali sotterranei giacimenti… alle figlie sposate in altri paesi, alle fiere di paese, all’inverno dei pirichilli”… “La letteratura di questa gente magra, dalle mani callose, è fatta di fole e angiolese, di orchi benevoli, di tao che girano a mezz’aria, di spiritelli birichini, di fibule, di glimpe di penule di purissimi cavalieri che di notte riposano sui tetti bassi delle case bianche, o nelle corti, sotto la prèula, accanto al gelsomino, o in stàbule di campagna sopra lettiere di sarmenti, nella paglia”. Su tutto domina la mar (la madre) e la cultura dei tao. “Era stato un inverno tristissimo quello. L’inverno della calata dei tao. I tao ci sono sempre in un paese. I nostri paesi ne sono strapieni. Giocano, vorticano continuamente i tao in questa cultura, in queste contrade. A mezz’aria. Sono loro i regolatori di questa sposa, alle nenie, alle ballate ai contra dei trovieri di paese<span style="font-size: medium;">(</span>…<span style="font-size: medium;">)</span> loro che hanno inventato il cane dello Scialla che fece cento chilometri per un bicchiere di vino, la Peppa Landa che compra galline cadenti, il magico lumicino della Lucerna di Iacca, il Morso che fa ballare, i giorni della Vecchia, le acchiature in ogni angolo”… Vengono in mente le <span style="color: #993300;"><em>Lezioni americane</em></span> di Calvino quando l’autore afferma: ”Se in un’epoca della mia attività letteraria sono stato attratto dai <em>folktales</em>, dai <em>fairytales</em>, non è stato per fedeltà a una tradizione etnica (dato che le mie radici sono in un’Italia del tutto moderna e cosmopolita) né per nostalgia delle letture infantili <span style="font-size: medium;">(</span>… <span style="font-size: medium;">)</span> ma per interesse stilistico e strutturale, per l’economia, il ritmo, la logica essenziale con cui sono raccontate”. Non c’è nostalgia regressiva, nelle parole di Verri, e tantomeno il gusto “antiquario” per una vagheggiata età dell’oro o per i falsi miti dell’autenticità e dell’origine. “Dal Salento “occorre guardare altrove – dice <span style="color: #ff0000;"><strong>Antonio Prete</strong></span> in una <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=772">recente intervista</a> – oppure occorre guardare nel cuore del Salento, saltando stereotipi, convenzioni, cogliendo un’anima non fissata in formulette, in rituali turistici. Occorre scavare dentro di sé e avere uno sguardo capace di evocare quel che non è offerto alla vista, al consumo degli occhi”. E in questo balzo in avanti la “tradizione” non è una palla al piede, ma un’opportunità per immaginare un futuro più ricco e creativo. In questo senso (ma non solo), Verri è stato un visionario precursore di quel “rinascimento salentino” che oggi si riverbera nella musica, nel cinema, nella letteratura, nelle arti in genere. Verri s’inventa persino parole nuove, tanto da accludere al testo un <span style="color: #993300;"><em>Dizionarietto dei termini magici, nuovi o non comuni</em></span>. A scorrere questo immaginifico vocabolario del nulla, si scoprono parole “morte” richiamate in vita per l’occasione, altre che denotano una certa competenza demologica, (“Contra: canzoni da contrasto amoroso. Le sentiamo cantare ancora a <strong>Borgagne </strong>(Le) da due vecchie contadine”); altre ancora che sono pura invenzione. E si scopre che i “Tao sono folletti dell’aria: “c’è dentro il salentino mao, il veneto bao, tanto altro”. Come non pensare a <span style="color: #993300;"><em>Il Narratore</em></span> di <span style="color: #ff0000;"><strong>Benjamin</strong></span>, un memorabile saggio degli anni Trenta, che insiste sull’idea della narrazione orale, esperienzale, che appartiene alla cultura popolare, contrapposta al romanzo come espressione dell’epopea borghese. L’idea, di certo non estranea a Verri, che nelle culture tradizionali l’apprendimento e la trasmissione dei saperi passano attraverso lo sguardo, l’ascolto e la parola. Attraverso il potere “magico” dell’affabulazione tradizionale. La madre, verrebbe da dire, di tutte le narrazioni. Scrive Benjamin: “L’arte di narrare volge al tramonto perché viene meno il lato epico della verità, la saggezza <span style="font-size: medium;">(</span>…<span style="font-size: medium;">)</span> la narrazione è stata espulsa dall’ambito del discorso vivo e insieme fa percepire una nuova bellezza in ciò che svanisce”. Verri sembra quasi fargli eco: “Mi è stato insegnato – ma poi l’ho sperimentato da me – che vivendo, stando quanto più possibile lontano dal nulla, non si può fare a meno della saggezza e del piacere curioso dei proverbi, dei mille proverbi che dalla terra nascono, che i proverbi aprono al mondo, a variegate realtà, che niente c’è di tanto misterioso, di tanto affascinante, di tanto poetico, quanto un proverbio che si dipana al punto giusto, al posto giusto; che attraverso i proverbi è tanto magica, tanto plastica l’interpretazione del mondo che niente, nessuna cosa sulla terra, mi è parsa, mi pare così naturale, così saggia, così strapiena di candore&#8230;”. E viene da pensare, ancora, a <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Consolo</strong></span> che in una delle sue ultime interviste argomentava: ”Non c’è più la cultura popolare ci sono solo delle persone che cercano di continuare questa tradizione. E poi ci sono gli scrittori che lavorano sulla memoria, perché la scrittura senza memoria è una scrittura orizzontale, senza nessuna profondità”. Forse anche per questo la scrittura di Verri era una scrittura verticale, addirittura vertiginosa. Perché poggiava su radici solide e profonde. L’esatto contrario, insomma, di una scrittura orizzontale.</span></p>
<p>da “Marsia” , Rivista di poesia – Anno III, N.1 Dicembre 2013. Numero speciale dal titolo Le pietre sopra le ali. Vent’anni senza Antonio Verri a cura di Salvatore Francesco Lattarulo, Progedit, 2013, pp.116, euro 15,00. Il fascicolo contiene contributi di Carlo Alberto Augieri, Fernando Bevilacqua, Rino Bizzarro, Nadia Cavalera, Cosimo Colazzo, Salvatore Colazzo, Stefano Donno, Antonio Errico, Vittore Fiore, Eugenio Imbriani, Salvatore Francesco Lattarulo, Mauro Marino, Maurizio Nocera, Fabio Tolledi</p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Su Antonio Verri s<span style="font-size: medium;">i può leggere la bella biografi<span style="font-size: medium;">a scritta da <span style="color: #ff0000;"><strong>Rossano Astremo</strong></span> <span style="color: #993300;"><em>Con gli occhi al ci</em></span><span style="font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><em>elo aspetto la neve</em></span><span style="font-size: medium;">, Manni (una scheda sul lib<span style="font-size: medium;">ro si può trovare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/">http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=757.</a> ).</span></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Una ampia selezione di scritti di Sergio Torsello, pubblicata con il consenso dell&#8217;autore, si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/articoli-di-sergio-torsello/">qui</a></span></p>
</div>
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		<title>Il &#8220;Core&#8221; del Salento a Casa Comi a Lucugnano</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 14:06:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Giovedì 30 ottobre, Casa-museo di Girolamo Comi, Lucugnano (Le), ore 20 CoreVita e morte dai versi e dai canti della terra chiamata SalentoUn suggestivo dialogo a quattro voci femminili, che incrocia la lettura di testi poetici e letterari di argomento “salentino” curata da Francesca Russo, con canti della tradizione popolare, eseguiti da Anna Cinzia Villani, Carla Maniglio e Maria Mazzotta.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/10/20/il-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Giovedì 30 ottobre, Casa-museo di Girolamo Comi, Lucugnano (Le), ore 20</span></span><br />
<span style="color: #000000; font-size: small;"><br />
<br style="color: #000000;" /></span><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #ff0000; font-weight: bold; font-size: xx-large;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/10/core.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1397" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/10/core-300x198.jpg" alt="core" width="300" height="198" /></a>Core</span><br style="color: #ff0000;" /><span style="font-family: Arial; font-style: italic; color: #ff0000; font-size: medium;">Vita e morte dai versi e dai canti della terra chiamata Salento</span><br style="color: #000000;" /></span><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Un suggestivo dialogo a quattro voci femminili, che incrocia la lettura di testi poetici e letterari di argomento “salentino” curata da <span style="font-weight: bold;">Francesca Russo</span>, con canti della tradizione popolare, eseguiti da <span style="font-weight: bold;">Anna Cinzia Villani</span>, <span style="font-weight: bold;">Carla Maniglio</span> e <span style="font-weight: bold;">Maria Mazzotta</span>.</span></span><br style="color: #000000;" /><br />
Presenta lo spettacolo: <span style="font-weight: bold;">Vincenzo Santoro</span><br />
<br style="color: #000000;" /><span style="font-family: Arial; font-style: italic; font-size: small;"><span style="color: #000000;">I turchi di Otranto, le case di calce, i contadini nei campi di tabacco, tra ulivi e fichi d’india sparsi i muretti a secco, i tramonti di sangue in un cielo solido, senza fine, le donne sedute sulla strada tra vasi di basilico, Lecce irriverente e triste nei suoi carnevali di pietra, i rèputi delle prefiche, lo scirocco che fiacca l’anima e scioglie i contorni delle cose</span></span><span style="font-family: Arial; font-style: italic; font-size: small;"><span style="color: #000000;">…</span></span></span><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span id="more-339"></span></span></span></span><span style="color: #000000; font-size: small;"><br style="color: #000000;" /><br style="color: #000000;" /><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">I testi presentati sono tratti da:</span></span><br style="color: #000000;" /><br style="color: #000000;" /><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-weight: bold;">Maria Corti</span>, <span style="font-style: italic;">L’ora di tutti</span></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">; <span style="font-weight: bold;">Rina Durante</span>, <span style="font-style: italic;">Luna otrantina</span></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">; <span style="font-weight: bold;">Antonio Verri</span>, <span style="font-style: italic;">Il pane sotto la neve</span>;</span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"> <span style="font-weight: bold;">Vittorio Bodini</span>, <span style="font-style: italic;">Foglie di Tabacco</span></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">; <span style="font-weight: bold;">Carmelo Bene</span>, <span style="font-style: italic;">Sono apparso alla Madonna</span></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">; <span style="font-weight: bold;">Vittorio Bodini</span>, <span style="font-style: italic;">La luna dei Borboni</span>; </span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-style: italic;">Dopo la luna</span>; </span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-weight: bold;">Carmelo Bene</span>, <span style="font-style: italic;">L mal de’fiori poema</span>;</span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"> <span style="font-weight: bold;">Brizio Montinaro</span>, <span style="font-style: italic;">Canti di pianto e d’amore dell’antico Salento</span>;</span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"> <span style="font-weight: bold;">Claudia Ruggieri</span>, <span style="font-style: italic;">Inferno minore</span></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">; <span style="font-weight: bold;">Salvatore Toma</span>, <span style="font-style: italic;">Canzoniere della morte</span></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">; <span style="font-weight: bold;">Vittore Fiore</span>, <span style="font-style: italic;">Io non avevo la tua fresca guancia</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Ingresso gratuito.</span></span></p>
<p>Info 0833.781747</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2008%2F10%2F20%2Fil-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9CCore%E2%80%9D%20del%20Salento%20a%20Casa%20Comi%20a%20Lucugnano" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2008%2F10%2F20%2Fil-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9CCore%E2%80%9D%20del%20Salento%20a%20Casa%20Comi%20a%20Lucugnano" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2008%2F10%2F20%2Fil-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9CCore%E2%80%9D%20del%20Salento%20a%20Casa%20Comi%20a%20Lucugnano" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2008%2F10%2F20%2Fil-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9CCore%E2%80%9D%20del%20Salento%20a%20Casa%20Comi%20a%20Lucugnano" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2008%2F10%2F20%2Fil-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano%2F&amp;linkname=Il%20%E2%80%9CCore%E2%80%9D%20del%20Salento%20a%20Casa%20Comi%20a%20Lucugnano" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2008%2F10%2F20%2Fil-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano%2F&amp;title=Il%20%E2%80%9CCore%E2%80%9D%20del%20Salento%20a%20Casa%20Comi%20a%20Lucugnano" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/10/20/il-core-del-salento-a-casa-comi-a-lucugnano/">Il &#8220;Core&#8221; del Salento a Casa Comi a Lucugnano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Viaggio a Finibusterrae</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 16:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Viaggio nei confini della terra d&#8217;Otranto di Antonio Prete da Liberazione del 18 agosto 2007 &#160; A Leuca, punta ultima della penisola salentina, c&#8217;è, oltre al faro che sventaglia il suo fascio luminoso sullo spartiacque tra lo Jonio e l&#8217;Adriatico, un santuario alto sul mare: Santa Maria de finibus terrae. Se non ci si va almeno una volta da vivi,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/18/viaggio-a-finibusterrae/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="font-family: Arial; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
<span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: bold; color: #800000;">Viaggio nei confini della terra d&#8217;Otranto</span></span><br />
di <span style="font-weight: bold;">Antonio Prete</span><br />
da <a href="http://www.liberazione.it">Liberazione</a> del 18 agosto 2007<br />
</span></div>
<div style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
<p>A <span style="font-weight: bold;">Leuca</span>, punta ultima della penisola salentina, c&#8217;è, oltre al faro che sventaglia il suo fascio luminoso sullo spartiacque tra lo Jonio e l&#8217;Adriatico, un santuario alto sul mare: <span style="font-weight: bold;">Santa Maria de finibus terrae</span>.<br />
<span style="font-family: Arial; font-size: small;">Se non ci si va almeno una volta da vivi, raccontava mia nonna, si deve andare in ginocchio da morti. Così, da bambino, cercavo, paurosamente, di figurarmi quell&#8217;ombroso e postumo trascinarsi per campagne, tra uliveti e vigneti, strisciando lungo muri a secco, alla ricerca di un approdo estremo. Non Finisterrae, come altri leggendari e poetici toponimi, ma Finibusterrae: la forma ablativale è quella che i dialetti salentini e l&#8217;immaginazione popolare hanno incorporato. E <span style="font-style: italic; font-weight: bold; color: #000080;">Viaggio a Finibusterrae. Il Salento fra passioni e confini</span> (<span style="font-weight: bold;">Manni</span>, euro 10) si intitola il bel libro che ora <span style="font-weight: bold;">Antonio Errico</span> ha dedicato al Salento<span id="more-415"></span>, alle sue fantasmagorie letterarie, ai suoi incantamenti e alle sue ferite, alla sua storia. Una storia che è come volatilizzata in miti, in dicerie, in credenze, ma anche segnata dal dolore delle partenze e dagli struggimenti della nostalgia. Come in altri libri di Antonio Errico, pubblicati anch&#8217;essi da Manni editore &#8211; penso a quelli che più mi hanno attratto, come <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Favolerie</span>, del 1996 e il più recente <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">L&#8217;ultima caccia di Federico Re</span> &#8211; anche questo libro ha la sua forza nel ritmo del dire. Un ritmo che modula, nel piacere della ripetizione, movimenti propri del raccontare fiabesco, e allo stesso tempo, mentre avvicina la cosa evocata, ne mostra l&#8217;alone fantastico, mentre nomina un luogo, un ricordo, una credenza popolare, o cita un poeta, fa vedere come solo l&#8217;approssimazione possa dirsi vera forma di conoscenza. E infatti il viaggio nel Salento, nella propria terra, non è che il viaggio dentro le parole, e le forme mentali, e fantasticanti, di una rappresentazione, forse di un&#8217;invenzione. Ed è questo per Errico il paese di Finibusterrae: «un costante avvicinarsi ad un luogo di parole che rappresenta la condizione della leggerezza e della profondità, dell&#8217;opacità e della rilucenza, dell&#8217;epifania e del dissolvimento, dell&#8217;immutabilità e della mutevolezza, del mythos e del logos, dell&#8217;estremità e del punto di confluenza». Per questo Ernesto de Martino, mentre s&#8217;accingeva a interpretare attraverso il rituale della tarantata un&#8217;antropologia che univa ferita e musica, dolore e danza, preghiera e desiderio, ricordava che la traccia dell&#8217;incubo che qui viene dal mare e che per secoli grava sulle coste è come riflessa nei miraggi: la gente osservava le «mutate di cielo», come volesse scorgere «a specchio nelle nuvole l&#8217;avvicinarsi della flotta turca».</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;">Finibusterrae non è solo il Capo di Leuca: è ogni luogo di partenza e di approdo, ogni lingua di terra circondata dal mare. Otranto, Gallipoli, Santa Cesarea, Castro sono Finibusterrae. E&#8217; il confine, lo stare sul confine. Quel particolare Salento che Antonio Errico descrive è anche quello al quale io stesso sento di appartenere e che qualche volta mi è accaduto di raccontare. Un Salento che ha la sua identità in questo guardare altrove mentre si avvertono fortemente le radici: compresenza di lingue e culture che qui abitano da sempre e si sovrappongono e intrecciano e influenzano. Mescolanza di storia e favola, di concretezza e svagamento malinconico. Terra di passaggi. Un Sud che accoglie i riverberi che vengono da altre terre, un Sud che tanto più è fisicamente preso dalla lingua dei corpi quanto più è perso nella fascinazione dell&#8217;inesistente, del vuoto, della fantasticheria. E tanto più è funambolico, o bizzarro, tanto più avverte la malinconia del passaggio, e la carnalità del sentire. E&#8217; questo anche il Salento che appare nei versi di Vittorio Bodini. E nella scrittura filmica e teatrale di Carmelo Bene. E&#8217; il Salento compendiato nel barocco particolare della facciata di Santa Croce. Di quel barocco Antonio Errico dice che sembra voglia «figurare l&#8217;assoluto», e voglia anche «attribuire visibilità all&#8217;invisibile, plasticità all&#8217;aria, una densità all&#8217;impalpabile».</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;">In questa terra che corteggia l&#8217;improbabile, le pagine di Viaggio a Finibusterrae conducono il lettore, facendo ricorso alla mediazione dei poeti e degli scrittori che a questa terra appartengono per nascita o per scelta di scrittura. E il viaggio diventa evocazione, anche se fuggevole, di certi versi, di certe scritture che il Salento hanno interrogato: Girolamo Comi, Maria Corti, Vittorio Pagano, Vittore Fiore, Salvatore Toma, Antonio Verri e altri vanno a comporre, per brevi citazioni e brevissimi richiami, un&#8217;altra terra nella quale la prima si riflette: una terra fatta di ritmi, di parole, di immaginazione. Quale delle due è quella vera? Quale il riverbero, e il miraggio?</span></p>
</div>
<div style="font-family: Arial; text-align: justify;"></div>
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