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	<title>Vincenzo Santoro &#187; cultura popolare</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Notte della Taranta: i pericolosi percorsi dei conti</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 14:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia Salentina]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Princigalli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Antonio Ancora da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 9 dicembre 2007 Quando si parla di cultura non sempre è facile ottenere cifre e bilanci esaustivi delle manifestazioni organizzate. Se ne sono accorti gli esponenti di Forza Italia che stanno cercando di venire a capo dei conti della Notte. Ne sa qualcosa, sul fronte opposto, anche il senatore Lorenzo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/13/notte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">di <span style="font-weight: bold;">Antonio Ancora</span><br />
da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 9 dicembre 2007<span style="font-style: italic;"><br />
</span>Quando si parla di cultura non sempre è facile ottenere cifre e bilanci esaustivi delle manifestazioni organizzate. Se ne sono accorti gli esponenti di Forza Italia che stanno cercando di venire a capo dei conti della Notte. Ne sa qualcosa, sul fronte opposto, anche il senatore Lorenzo Ria che un anno fa, ancora consigliere provinciale chiese al presidente della Provincia Giovanni Pellegrino, insieme a tutto il gruppo della Margherita, di conoscere il rendiconto della &#8220;Notte della Taranta&#8221; edizione 2005. <span id="more-392"></span> In Consiglio provinciale il presidente rispose all&#8217;interrogazione dicendo, fra l&#8217;altro, che la Provincia era solo uno sponsor, almeno per il 2005: dava un contributo all&#8217;Unione della Grecìa Salentina come lo dava anche al Comune di Lecce ed ad altri Comuni per le loro attività cuturali. «Non è che poi vado ai singoli Comuni a chiedere il rendiconto su come hanno speso quei soldi», disse Pellegrino, «perché non mi sembrerebbe l&#8217;optimum sul piano del fair play istituzionale». Ria, come risulta dai verbali della seduta, si disse insoddisfatto della, risposta: «Noi ci troviamo di fronte ad un&#8217;iniziativa che nel 2004 è costata un po&#8217; meno di 300mila euro, e si trattò di un&#8217;edizione grandiosa. Fu il primo anno in cui ci furono concerti in tutti i Comuni della Grecìa ed oltre. Un edizione 2005, di eguale livello, è costata praticamente il doppio. Noi riteniamo che processi di crescita della spesa tanto clamorosi abbiano la necessità di puntualissime motivazioni preventive e successive». Ria, in realtà, un parzialissimo resoconto dell&#8217;edizione 2005 era riuscito ad averlo, ma «da esso emergono dati parziali e preoccupanti», affermò. E fece tre esempi.«Il primo: con delibere numero 14 e 15 del 22 giugno del 2005 la Giunta dell&#8217;Unione ha modificato due progetti finanziati dalla legge 482/99 sulle minoranze linguistiche, che non hanno nulla a che fare con la Notte della Taranta, perché quei progetti riguardano l&#8217;insegnamento del griko nelle scuole. Si modificano nel 2005 i progetti del 2002 e 2003, a ridosso della Notte, e si indicono due concorsi per conferire incarichi a traduttori ed interpreti di lingua grika e ad operatori culturali informatici. E&#8217; singolare che una procedura pubblica deliberata il 22 giugno veda approvati i propri esiti appena 14 giorni dopo. “Ancora più strana”, continua Ria, «è che per i progetti del 2002, nel 2005 vengono selezionati Ambrogio Sparagna e Antonio Princigalli, di cui è difficile pensare possano insegnare il grìko essendo uno laziale e l’altro di Bari. Per i progetti del 2003 vengono selezionati , nella stessa seduta del 2005, ancora Sparagna e Princigalli. Il primo direttore dell’Orchestra della Notte della Taranta, il secondo imprenditore musicale al quale viene riconosciuto il compenso di 20mila euro, di gran lunga superiore a quello percepito da tanti giovani che pure hanno lavorato nell’ambito del progetto sulle minoranze linguistiche.Prosegue Ria: “Il secondo esempio riguarda ancora Princigalli, produttore organizzativo e ufficio stampa del festival. Sulla base della rendicontazione parziale da noi rintracciata e che riguarda poco più di 300mila euro dei 600mila spesi, Princigalli nella edizione 2005 percepisce 8mila euro per produzione; 50mila euro per anticipo produzione; 89mila euro per la produzione, 17.800 euro per saldo produzione; 4.776 euro per la conferenza stampa a Roma; 25mila euro come esperto, sulla base delle delibere citate; tremila euro come consulente registrazione audio; cinquemila come consulente Enpals. La somma di questi numeri riguarda solo il 50 per cento delle spese del festival e ammonta a 202.576 euro.Il terzo esempio, e chiudo, concerne l&#8217;edizione 2006, per il quale non c’è nessuna delibera dell’Unione o della Provincia che contenga, qualche cifra, né relativa alla spesa complessiva né relativa ai cachet degli ospiti, ai costi organizzativi, dell&#8217;orchestra o a qualsiasi altra voce. Un programma così potrebbe costare 100mila euro o un milione. Questi tre piccoli esempi rappresentano la metafora concluse Ria, «di un procedimento confuso, tortuoso, pericoloso». Allora le affermazioni di Ria sfuggirono ai più e caddero nel vuoto. E sulla vicenda calò quindi un silenzio di piombo.</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F13%2Fnotte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti%2F&amp;linkname=Notte%20della%20Taranta%3A%20i%20pericolosi%20percorsi%20dei%20conti" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F13%2Fnotte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti%2F&amp;linkname=Notte%20della%20Taranta%3A%20i%20pericolosi%20percorsi%20dei%20conti" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F13%2Fnotte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti%2F&amp;linkname=Notte%20della%20Taranta%3A%20i%20pericolosi%20percorsi%20dei%20conti" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F13%2Fnotte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti%2F&amp;linkname=Notte%20della%20Taranta%3A%20i%20pericolosi%20percorsi%20dei%20conti" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F13%2Fnotte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti%2F&amp;linkname=Notte%20della%20Taranta%3A%20i%20pericolosi%20percorsi%20dei%20conti" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F13%2Fnotte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti%2F&amp;title=Notte%20della%20Taranta%3A%20i%20pericolosi%20percorsi%20dei%20conti" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/13/notte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti/">Notte della Taranta: i pericolosi percorsi dei conti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 14:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Più Libri più Liberi &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista presentazione della rivista: Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice) Relatori: Luciano Del Sette, Vincenzo Santoro, Roberta Tucci Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff0000;">Più Libri più Liberi</span></strong> &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma<br />
Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista </span></p>
<p>presentazione della rivista: <strong><span style="color: #ff0000; font-size: medium;">Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice)<br />
</span></strong><br />
Relatori: <strong>Luciano Del Sette</strong>, <strong>Vincenzo Santoro</strong>, <strong>Roberta Tucci</strong></p>
<p><img src="/public/Copertina_Melissi.jpg" alt="" width="200" height="214" align="left" />Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti delle culture umane, scava in profondità sul territorio e contemporaneamente si proietta in un percorso che, partendo dalle sponde opposte dell’Albania, raggiunge l’India passando per il Medio Oriente. Il tema sotto i riflettori è quello della <strong><span style="color: #ff0000;">patrimonializzazione della cultura popolare</span></strong>, attualissimo e di grande interesse sia per la ricerca che per la salvaguardia. Il soggetto sollecita, infatti, riflessioni altrettanto complesse e cogenti attorno a concetti quali <strong><span style="color: #ff0000;">cultura</span></strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">popolare</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>folklore</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">locale</span></strong>, e al ruolo degli enti pubblici e politici nella determinazione di tali definizioni e nella selezione dei beni che meritino sostegno o salvaguardia.<span id="more-393"></span> Entrando nel vivo della questione, vengono proposti alcuni documenti prodotti dalla commissione istituita dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Rutelli- e presieduta da Paolo Apolito &#8211; con l’obiettivo di identificare delle linee guida per l’individuazione di alcuni eventi da valorizzare attraverso un sostanzioso sostegno economico ed eguale esposizione mediatica. In relazione a questi processi di selezione trova posto il saggio di Berardino Palumbo che smaschera e chiarisce i criteri e le procedure che regolano l’inclusione ed il mantenimento dei beni nel patrimonio protetto dall’Unesco. Completano il quadro i contributi che ruotano attorno alla definizione dei beni demoetnoantropologici, di cui se ne fornisce quella istituzionale più recente, e la costituzione di ecomusei.</p>
<p>Interventi di questo numero:<br />
Eugenio Imbriani, Paolo Apolito, Giuseppe Michele Gala, Lucilla Rami Ceci, Claudio Rosati, Berardino Palumbo, Federico Scarpelli, Gian Luigi Bravo, Roberta Tucci, Fabio Dei, Pietro Meloni, Gabriele Arnesano, Francesca Rinaldi, Vincenzo Santoro, Gabriele Mina, Salvatore Bevilacqua, Francesco Marano, Paolo Pacciolla, Fabio Tolledi, Donato Martucci, Guglielmo Zappatore, Siamak Guran, Luisa Spagna.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;title=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Suds e nuove tradizioni &#8211; Foggia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 07:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sacco]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Gargano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sabato 1 dicembre 2007 alle ore 20.30 presso il padiglione 71 della Fiera di Foggia, per Suds e Nuove Tradizioni &#8211; area tematica di Suds, 1° Salone della piccola e media editoria Meridionale dedicata alla cultura popolare &#8211; verranno presentati i libri Andrea Sacco suona e canta. Storie di un cantatore e suonatore di Carpino, di Enrico Noviello (Aramirè); Mordi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/11/29/suds-e-nuove-tradizioni-foggia/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/11/29/suds-e-nuove-tradizioni-foggia/">Suds e nuove tradizioni &#8211; Foggia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 1 dicembre 2007 alle ore 20.30<br />
presso il padiglione 71 della Fiera di Foggia, per <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;"><br />
Suds e Nuove Tradizioni &#8211; area tematica di Suds, 1° Salone della piccola e media editoria Meridionale</span> dedicata alla <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">cultura popolare</span> &#8211; verranno presentati i libri</p>
<p><span style="font-style: italic; font-weight: bold; color: #0000ff;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/11/andreasacco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1264" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/11/andreasacco-207x300.jpg" alt="andreasacco" width="207" height="300" /></a>Andrea Sacco suona e canta. Storie di un cantatore e suonatore di Carpino</span>, di Enrico Noviello (Aramirè);<br />
<span style="font-style: italic; font-weight: bold; color: #0000ff;">Mordi &amp; Fuggi. 16 racconti per evadere dalla taranta</span>, (Manni editore);<br />
<span style="color: #0000ff; font-weight: bold; font-style: italic;">l Cibo dei Morti</span> di Bianca Tragni (Palomar);<br />
<span style="font-weight: bold; font-style: italic; color: #0000ff;">Lunari di Puglia</span> di N. Laverminocca, V. Maurogiovanni, V. Stagnani.</p>
<p>Saranno presenti <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Enrico Noviello</span>, <span style="color: #ff0000; font-weight: bold;">Carlo D&#8217;Amicis</span> (autore di uno dei racconti dell&#8217;antologia Mordi &amp; Fuggi), <span style="font-weight: bold;">Bianca Tragni </span>e <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Vittorio Stagnani</span>.<br />
Coordinano <span style="color: #ff0000; font-weight: bold;">Vincenzo Santoro</span> e <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Carlo D&#8217;Amicis</span>.</p>
<p>A seguire <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">musica e canti della tradizione popolare salentina e del gargano</span>, con <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Enza Pagliara</span>, <span style="color: #800000;">Anna Cinzia Villani</span>, <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Pio Gravina</span> e <span style="color: #ff0000; font-weight: bold;">Enrico Noviello</span></p>
<p>Info<br />
<a href="mailto:suds@fondazionebdmfoggia.com">suds@fondazionebdmfoggia.com</a><br />
<a href="mailto:iarussi@bibliotecaprovinciale.foggia.it">iarussi@bibliotecaprovinciale.foggia.it</a></p>
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		<title>La tutela dei patrimoni orali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 06:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La inesausta metamorfosi delle culture immateriali Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/30/la-tutela-dei-patrimoni-orali/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;">La inesausta metamorfosi delle culture immateriali</span></span></span></p>
<p><span style="font-style: italic;">Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale</span>, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della tradizione orale. <span id="more-411"></span></span></p>
<p>Alessandro Portelli<br />
da <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a> del 29 settembre 2007</p>
<p>Scriveva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ralph Waldo Emerson</span>, poeta e filosofo del Rinascimento americano: «La sacralità inerente all&#8217;atto della creazione, all&#8217;atto del pensiero, viene trasferita alla sua registrazione. Il cantare del poeta era sentito come qualcosa di divino; pertanto, anche la canzone è divinizzata. Lo scrittore era uno spirito giusto e saggio; d&#8217;ora in avanti, allora, il libro è perfetto, e l&#8217;amore per l&#8217;eroe diventa amore per la sua statua.» Ciò di cui Emerson ci parla riguarda la differenza fra un bene immateriale come processo, come azione &#8211; l&#8217;atto del cantare &#8211; e l&#8217;idolatria verso il suo consolidamento come testo, registrazione, libro, manufatto.</p>
<p>L&#8217;atto, la capacità creatrice è quello che conta; il risultato ne è solo la testimonianza. Questo è tanto più vero in quelle culture che, affidandosi soprattutto all&#8217;oralità, producono i cosiddetti beni culturali immateriali: beni, cioè, che non consistono in oggetti o in testi, ma nella possibilità socialmente diffusa di crearli o ri-evocarli. Una tradizione infatti non è un repertorio di forme immutabili, bensì un processo in continua evoluzione, reso possibile dalla capacità dei suoi protagonisti di evocare memoria e di produrre cambiamento.</p>
<p>Scrive <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Leslie Marmon Silko</span>, autrice americana indiana Pueblo: «Oggi la gente pensa che le cerimonie dovrebbero essere eseguite esattamente come si è sempre fatto, e che basta un lapsus perché la cerimonia debba essere interrotta o il disegno di sabbia distrutto. Ma il cambiamento è cominciato già molto tempo fa, quando la gente ha ricevuto in eredità queste cerimonie, non fosse altro che per l&#8217;invecchiare del sonaglio di zucca giallo o il restringersi della pelle sull&#8217;artiglio d&#8217;aquila, o anche solo per come cambiavano le voci di generazione in generazione di cantori.» Dunque, lavorare per i beni immateriali della tradizione orale non significa proteggere l&#8217;immutabilità di culture folkloriche pensate come residui congelati di passati localistici (come nel folklorismo fascista che relegava il mondo popolare in uno spazio di subalternità con la pretesa di esaltarne le tradizioni). Significa, piuttosto, garantire il diritto e la possibilità che la tradizione si trasformi con i suoi stessi mezzi e secondo le proprie necessità, e che questa trasformazione non sia né eterodiretta né imposta.</p>
<p>D&#8217;altra parte, la memoria stessa è soprattutto un processo: non un deposito di dati in via di progressivo disfacimento, ma una perenne ricerca di senso nel rapporto con il passato e nel riuso dei repertori culturali. Nessun cantore o suonatore eseguirà due volte lo stesso brano nello stesso modo, nessun narratore dirà due volte la stessa storia con le stesse parole; perché, anche se vengono dal passato, queste espressioni si materializzano nel presente e il presente vi irrompe con le sue domande e le sue richieste. Infatti, gran parte delle forme espressive popolari sono destinate all&#8217;improvvisazione: basta pensare allo stornello, al blues, all&#8217;ottava rima, persino al rap, ai muttus della tradizione sarda. In questo caso, non è tanto la singola ottava o il singolo stornello a costituire un bene culturale, quanto la capacità del cantore o del poeta di reinventarne sempre di nuovi.</p>
<p>Per questo però, come scrive un&#8217;altra autrice Pueblo, <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Paula Gunn Allen</span>, le culture che fanno affidamento sull&#8217;oralità sono sempre «a una generazione dalla scomparsa»: basta il silenzio di una generazione perché essere si perdano. Le culture popolari hanno i loro specialisti ma non si affidano solo a loro: ciascuno mette mano alla loro continuità anche solo ripetendo (a modo suo) le espressioni trasmesse nella memoria culturale. Come mediano fra memoria e innovazione, continuità e cambiamento, così le culture dell&#8217;oralità si collocano su un difficile e affascinante crinale, fra il locale e il globale. Rinchiudere il «folklore» dentro una definizione regionalistica locale è un&#8217;altra violenza. Proprio perché sono immateriali, le creazioni della cultura orale volano senza frontiere: nel sud segregazionista degli Stati Uniti, la sola cosa che bianchi e neri condividevano era la musica. Se una ballata come <span style="font-style: italic;">Il testamento dell&#8217;avvelenato</span> la troviamo in Italia nel XVI secolo, oggi è in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, fatta propria da Bob Dylan e persino dai Led Zeppelin.</p>
<p>Tutto ciò non nega l&#8217;importanza della documentazione e della conservazione dei testi e degli oggetti. Nel suo «Elogio del magnetofono», <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> notava che proprio la possibilità tecnologica di fissare le performance della cultura orale rende possibile la loro conoscenza critica e quindi il riconoscimento della loro complessità e ricchezza. Questo è il compito della documentazione: i beni culturali immateriali non si identificano con le registrazioni, con i manufatti, con i testi raccolti negli archivi, nelle biblioteche, nei musei; ma abbiamo bisogno di archivi, biblioteche, musei per documentare la storia, per riconoscere le trasformazioni, anche semplicemente per mettere in scena il pubblico riconoscimento dell&#8217;importanza &#8211; più ancora che di questi oggetti &#8211; delle persone e dei gruppi sociali che li hanno creati e che continuano a farlo.</p>
<p><span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> affermava, a proposito di culture non egemoni, che il lavoro culturale è destinato a trasformarsi in lavoro politico perché deve proteggere e creare politicamente le condizioni della propria possibilità: la libertà di parola e di comunicazione, l&#8217;uguaglianza, la presenza dialogica e antagonista del mondo popolare. Diceva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Woody Guthrie</span>: «la canzone popolare è forte se è forte il movimento operaio»: le culture popolari vivono se vive il potere sociale dei loro protagonisti e creatori, se vivono le loro forme di rappresentanza organizzata e di presenza consapevole, i loro diritti civili e politici.</p>
<p>Una politica di tutela e promozione dei beni culturali immateriali comincia con la difesa e l&#8217;allargamento della democrazia, della cittadinanza, del diritto di parola e, soprattutto, del diritto a essere ascoltati. Comincia ripensando al grande insegnamento di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>, quando ricorda i suoi anni di ricerca etnografica al sud: «entravo nelle loro case &#8211; scriveva &#8211; «come un compagno», come un ascoltatore intento non a estrarre da loro canti o formule o credenze, ma a vivere con questi uomini del nostro tempo, questi cittadini del nostro paese, dentro una storia che è la nostra stessa storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Melissi &#8211; Le culture popolari 14/15</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 06:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito il numero 14/15 &#8211; autunno/inverno 2007 di Melissi &#8211; Le culture popolari. La rivista dell&#8217;Editore Besa è in gran parte dedicata alla &#8220;patrimonializzazione della cultura popolare&#8221;, con particolare riferimento al dibattito sulla Convenzione UNESCO sul patrimonio immateriale, che è stata appena ratificata (13 settembre) dal Parlamento Italiano. All&#8217;interno anche un mio articolo sull&#8217;argomento, dal titolo &#8220;Il balletto intorno... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/24/melissi-le-culture-popolari-1415/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: small;">E&#8217; uscito il numero 14/15 &#8211; autunno/inverno 2007 di <span style="font-weight: bold; color: #800000;">Melissi &#8211; Le culture popolari</span>. La rivista dell&#8217;Editore Besa è in gran parte dedicata alla &#8220;patrimonializzazione della cultura popolare&#8221;, con particolare riferimento al dibattito sulla Convenzione UNESCO sul patrimonio immateriale, che è stata appena ratificata (13 settembre) dal Parlamento Italiano. All&#8217;interno anche un mio articolo sull&#8217;argomento, dal titolo &#8220;Il balletto intorno al patrimonio&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;"> </span></p>
<div style="text-align: center;">
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: bold;"><img style="width: 449px; height: 637px;" src="/public/Copertina_Melissi.jpg" alt="" /></span></span></p>
<p><span id="more-412"></span></p>
<div style="text-align: justify;">La rivista si può acquistare (anche &#8220;a distanza&#8221;) presso la Libreria Idrusa di Alessano (0833.781747, libreriaidrusa@libero.it)</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Risposta di Sparagna a Durante</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2007 15:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
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		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Riportiamo la risposta di Ambrogio Sparagna all&#8217;articolo con cui Daniele Durante denunciava una sorta di appropriazione indebita di alcuni brani della tradizione salentina nei credits del disco contenente il concertone della Notte della taranta del 2006. L&#8217;impressione è, che a naso, questa volta abbia ragione Sparagna, perché non dei brani in sé stiamo parlando, ma di loro riarrangiamenti (che poi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/12/risposta-di-sparagna-a-durante/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial;"><span style="font-style: italic; font-size: small;">Riportiamo la risposta di <span style="font-weight: bold;">Ambrogio Sparagna</span> all&#8217;<a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=254">articolo</a> con cui <span style="font-weight: bold;">Daniele Durante</span> denunciava una sorta di appropriazione indebita di alcuni brani della tradizione salentina nei </span><span style="font-size: small;">credits</span><span style="font-style: italic; font-size: small;"> del disco contenente il concertone della <span style="font-weight: bold;">Notte della taranta</span> del 2006. L&#8217;impressione è, che a naso, questa volta abbia ragione Sparagna, perché non dei brani in sé stiamo parlando, ma di loro riarrangiamenti (che poi possono piacere o meno, ma questo è un altro discorso). D&#8217;altra parte, sono decenni che alla Siae vengono registrati brani popolari </span><span style="font-style: italic; font-size: small;">come propri </span><span style="font-size: small;"><span style="font-style: italic;">(attenzione: proprio i brani, non i nuovi arrangiamenti) da parte di musicisti noti e meno noti (e notissimi&#8230;), salentini e non; quindi, di che cosa ci stupiamo?</span><br />
</span></div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> </span></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: small;"><br />
<span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: bold; color: #800000;">La Cultura Popolare e la creatività artistica</span></span><br />
di <span style="font-style: italic;">Ambrogio Sparagna</span><br />
da </span><span style="font-weight: bold;">La Gazzetta del Mezzogiorno</span> di sabato 11 Agosto 2007</p>
<p><span style="font-size: small;">Osservo da lontano che, come ogni anno, con il sopraggiungere del <span style="font-weight: bold;">Festival della Notte della Taranta</span>, si surriscalda il clima fra gli “addetti ai lavori” che operano nell&#8217;ambito del recupero delle tradizioni popolari locali. Questo è un segnale importante, evidenzia la grande attenzione che il territorio pone a questo evento e costituisce un’occasione utile, se applicata con garbo e  intelligenza, per affrontare alcune questioni culturali che da sempre caratterizzano il dibattito sull’uso appropriato delle fonti nell’ambito dei processi di recupero delle tradizioni popolari.<span id="more-419"></span></span></p>
<p>Approfitto perciò dell’occasione della pubblicazione dell’articolo del M°Durante pubblicato nei giorni scorsi per portare anch’io un contributo a questa <span style="font-style: italic;">querelle</span> che da anni infiamma tutta la scena culturale della riproposta delle tradizioni popolari. Nel suo articolo il M° Durante solleva una questione importante che ha implicazioni sia di carattere etnomusicologico che artistico: è lecito trasformare la linea melodica di un canto popolare applicando un’altra melodia al testo originario? La domanda è complessa e proverò ad illustrare brevemente il mio punto di vista a riguardo. Voglio partire dalla mia esperienza di ricercatore. Mi è capitato molte volte di sentire tante versioni melodiche di un identico canto, vale a dire dello stesso testo poetico. Ho osservato questo fenomeno sia nei repertori di canti narrativi che in quelli religiosi. Cito come esempio: la versione melodica di <span style="font-style: italic;">Sia benedetto ci fice lu munnu</span> (che ho elaborato per l’edizione della Notte della Taranta del 2005) è profondamente diversa dalle tante ancora largamente in uso in Sicilia e in tante altri parti d’Italia, in particolare nel Lazio, dove addirittura è presente in raccolte antologiche storiche come quelle di Gigi Zanazzo e di Eugenio Cirese.</p>
<p>Uno dei procedimenti tipici della creatività popolare è proprio quello di caratterizzare con proprie melodie il testo di un canto. La versione di <span style="font-style: italic;">Donna lombarda</span> di Spongano, ad esempio, ha lo stesso testo tipico delle tante ballate diffuse in tutto il territorio nazionale ma possiede una melodia propria. Questo a sottolineare come in ambito popolare si verifichi spesso che ad un testo di un canto si applichino diverse linee melodiche, a seconda dei luoghi in cui quel brano si diffonde. La ricchezza del patrimonio sonoro etnomusicologico, conservata sia negli archivi che pubblicata nelle varie raccolte discografiche, manifesta la varietà di queste versioni, rivela l’appartenenza identitaria di un canto e rappresenta uno straordinario strumento di comparazione culturale.</p>
<p>La pubblicazione delle tante raccolte antologiche di canti popolari eseguite direttamente dalla viva voce di “alberi di canto” rappresenta perciò uno strumento di grande valore, non solo documentale ma favorisce anche l’ispirazione poetica di chi vuole, partendo da questo repertorio, creare un proprio percorso artistico e costruire una poetica musicale personale. La varietà delle fonti etnomusicali realizzate nel Salento, grazie all’opera di valenti ricercatori e all’attenzione degli Enti locali, è molto ricca e ha consentito il proliferare di numerose elaborazioni di canti popolari, alcune delle quali realizzate dallo stesso M°Durante. La rielaborazione dei canti salentini, e colgo qui l’occasione per ricordare come la nozione di «rielaborazione popolare» sia centrale negli studi demologici ed etnomusicolgici, ha trovato nella Notte della Taranta il fulcro centrale di questo grande movimento e il filo rosso che ha unito tanti Maestri concertatori che si sono avvicendati sul palco a Melpignano. Nel mio caso ho realizzato durante i tre anni della mia permanenza nel Salento una serie di elaborazioni per una grande Orchestra di strumenti popolari. La tipologia dell’organico impiegato ha condizionato la modalità del mio intervento. In particolare nella scrittura dell’orchestrazione dell’elaborazione. In alcuni casi ho utilizzato alcune linee melodiche tradizionali in modo integrale, in altri ho conservato solo una parte della linea originale del canto arricchendo il brano con interludi strumentali, in altri ancora ho utilizzato del brano solo il testo poetico e ho composto una melodia originale specifica. Questa modalità l’ho applicata non solo per testi privi di una versione melodica, ma anche per alcuni canti dove si ha la testimonianza di una serie di trascrizioni musicali che confermano la fonte originaria.</p>
<p>Dato che il mio intervento su questi brani non è stato solo di rielaborazione ma anche di profonda riscrittura melodica, in quanto partendo dal testo originario ho trasformato sensibilmente la melodia da cui avevo tratto ispirazione (cambiandola per esempio da un modo maggiore ad un modo minore), ho voluto evidenziare, per rispetto delle fonti tradizionali di riferimento, l’originalità e la differenza del mio lavoro artistico. Tutto questo è stato fatto nel rispetto della “tradizione”.</p>
<p>Ho potuto infatti realizzare la mia versione del canto dei carcerati di Lecce proprio in quanto quella del grande Uccio Bandello è “tutelata” negli archivi e dalle numerose pubblicazioni largamente diffuse. Il canto tradizionale salentino di San Franciscu è quello di Uccio, mentre la mia è una versione personale, originale, che si ispira liberamente a quella tradizionale ascoltata dalla viva voce del grande cantore salentino. E questo va chiarito per non generare confusioni fra quello che è il prodotto “autentico” della cultura popolare e quello che è invece il frutto della sensibilità creativa di un artista. Questo è stato il mio proponimento che, se necessario, potrà essere ulteriormente esplicitato anche con altre modalità. Ho grande rispetto per i cantori popolari: sono i miei maestri. Sono un musicista in cerca di un proprio linguaggio creativo autonomo che durante questo entusiasmante cammino incontra rischi e difficoltà ma che affronta il rapporto con la “Tradizione” con rispetto, entusiasmo e passione.</p>
</div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"> </span></p>
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