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	<title>Vincenzo Santoro &#187; folklore</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Antropologia e folklore fra passato e presente (e l’eterno ritorno del tarantismo)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 11:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro, in BlogFoolk magazine, n. 587, 8 marzo 2023 Eugenio Imbriani, antropologo dell’Università del Salento, ha dato da poco alla luce due diversi e interessanti testi, usciti entrambi per la casa editrice barese Progedit: Poco prima del futuro. La cultura fra ibridi e attese (2021) e il più recente F come Folklore (2022). Il primo volume, composto “nell’atmosfera cupa di mesi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/03/21/antropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/03/Imbriani-ProcPrima.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4361" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/03/Imbriani-ProcPrima-215x300.jpg" alt="Imbriani-ProcPrima" width="215" height="300" /></a>di <strong><span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span></strong>, in <a href="https://www.blogfoolk.com/2023/03/eugenio-imbriani-poco-prima-del-futuro.html?fbclid=IwAR3Ia-Hx7rNtr8-wJdHNCKPSk4Ck0o3rPMplKz_vCQIBxMxrGy69fWieLsc">BlogFoolk magazine, n. 587, 8 marzo 2023</a></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Eugenio Imbriani</span>, antropologo dell’Università del Salento, ha dato da poco alla luce due diversi e interessanti testi, usciti entrambi per la casa editrice barese Progedit: <span style="color: #993300;"><em>Poco prima del futuro. La cultura fra ibridi e attese</em></span> (2021) e il più recente <span style="color: #993300;"><em>F come Folklore</em></span> (2022). Il primo volume, composto “nell’atmosfera cupa di mesi dolorosamente funestati dalla pandemia”, contiene una raccolta di saggi di argomento vario: vengono affrontati tematismi legati alla “crisi del presente”, a partire da una riflessione sulla terribile epidemia che ha colpito la terra salentina, disseccandone gli ulivi e modificandone in maniera definitiva il paesaggio (fisico e culturale), per poi approdare all’argomento, sempre fertile, del tarantismo. Nel saggio “Ibridi. Galatina e il tarantismo” Imbriani analizza il complesso rapporto fra la cittadina leccese e il fenomeno di cui è diventata – suo malgrado – l’epicentro, sia per quanto riguarda la fase terminale, caratterizzata dal dolente pellegrinaggio alla cappella di San Paolo, osservato da <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> e dai suoi collaboratori alla fine degli anni ’50 e magistralmente rappresentato nelle pagine della <em><span style="color: #993300;">Terra del rimorso</span></em> (1961), ma anche nel documentario di <span style="color: #ff0000;">Gianfranco Mingozzi</span> <span style="color: #993300;"><em>La taranta</em></span> (1962), sia in riferimento al controverso tumultuoso ritorno di interesse che si è sviluppato negli ultimi decenni. L’autore ricostruisce puntualmente &#8211; avvalendosi anche dei diversi studi più di recente editati, che hanno di molto arricchito le conoscenze sull’argomento &#8211; l’origine del “mitologema” paolino (cioè della credenza del potere di San Paolo di dominare serpenti, tarantole, scorpioni e altri animali simili, di curare dagli effetti dei lori morsi e di disinnescarne il veleno), ma anche la genesi e gli sviluppi dell’indagine demartiniana. Il celebre saggio che ne riportò i risultati fu per diversi anni sostanzialmente ignorato dall’ambiente culturale salentino, diversamente dall’interessamento più tardivo e coevo al processo di “rinascita” della musica di tradizione locale, che ha concorso a tratteggiare l’immagine del Salento attuale, con tutto il corollario di feste piccole e grandi, a partire ovviamente da quella più celebre e debordante, “La notte della taranta”, che attrae soprattutto d’estate folle di turisti appassionati dell’“etnico”. Da tutta questa vicenda di riappropriazione culturale Galatina è rimasta in un primo momento sostanzialmente tagliata fuori, poi ha cercato di attivare una serie di non sempre felici iniziative di “valorizzazione” della memoria del tarantismo, culminanti in una controversa (e per varie ragioni molto criticata) “rievocazione storica” che si svolge durante la festa di San Pietro e Paolo, il 28-29 giugno. Un ulteriore saggio, “Ibridi, ovvero la tarantola ambigua. Sulle forme molteplici di un animale simbolico”, indaga la natura ambigua e molteplice della “taranta”, animale mitico che per quello che risulta dalla letteratura storica e dalle fonti orali – analizzate da Imbriani in una raffinata e penetrante esegesi – in molti casi veniva associato a vari tipi di ragno, ma a volte allo scorpione, al serpente (o a varie specie di serpenti), allo “stellio” o allo “stellione” – etimi peraltro sfuggenti e ricostruibili con difficoltà – e in altri casi addirittura a entità composte dalla mescolanza di caratteristiche riferite a bestie diverse. La molteplicità riscontrabile nelle fonti più remote, che spesso fanno riferimento ad autori dell’antichità classica, non sempre citati in maniera corretta, si riduce progressivamente in quelle più recenti, fino a consolidare l’immagine di un unico colpevole: il ragno. Questo naturalmente se ci si limita ad analizzare i testi sul tarantismo pugliese, perché allargando lo sguardo ai vari “tarantismi mediterranei” (su cui mi permetto di rimandare al mio <span style="color: #993300;"><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a></em></span>, Itinerarti 2021) ci si trova di fronte a casi ancora più articolati e problematici, come ad esempio per quel che riguarda l’<em>argia</em> sarda. Il libro si conclude con una digressione sul vampirismo e sul tema del “ritorno dalla morte” fra letteratura, scienza e cultura popolare.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/03/Imbriani-f-come-folklore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4362" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/03/Imbriani-f-come-folklore-191x300.jpg" alt="Imbriani-f-come-folklore" width="191" height="300" /></a>F come Folklore</em></span> esamina invece le modalità con cui il complesso di fenomeni sociali riassunti in questa definizione (che rinvia a un “sapere del popolo”) è stato connotato e studiato, dall’epoca romantica fino ai giorni nostri, pur avvertendo che “essa nasconde un residuo forse ineliminabile di ambiguità, derivante dal fatto che l’oggetto, la materia che vorrebbe individuare è mobile, cambia, si trasforma nel tempo, perché appartiene alla storia e alla vita degli uomini”. In pagine vivide e stimolanti, l’autore ci conduce lungo un percorso che prende le mosse dai primi folkloristi dell’800, impegnati in una infaticabile attività di recupero di “usi, costumi, norme, credenze, ballate, proverbi…”, con particolare attenzione al tema dei canti intesi come “poesia popolare” (quindi tralasciando o comunque mettendo in secondo piano gli aspetti musicali). Il più autorevole esponente di questa stagione è il siciliano <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Pitrè</span>, instancabile indagatore di costumi popolari e autore di una mole immensa di pubblicazioni, che comprende un’ampia gamma di fenomeni culturali, dalle feste e agli spettacoli, attraversando la cultura materiale, la medicina e la religione popolare, le cerimonie del ciclo dell’anno e della vita. Segue nella ricostruzione la temperie coloniale e poi fascista, che genera una precisa politica di appropriazione del folklore, stimolando la ripresa e a volte l’invenzione di feste tradizionali, intese come forme partecipative di massa, e creando di fatto un’ideologia ruralista e conservatrice, volta a esaltare i valori chiave del regime. Azioni condotte capillarmente attraverso la potente Opera Nazionale Dopolavoro, struttura di fatto deputata all’uso politico del “folklore”, coinvolgendo attivamente i maggiori studiosi del settore. Nel secondo Dopoguerra, sulla scia aperta dalle potenti riflessioni gramsciane e dal dibattito seguito alla pubblicazione di <span style="color: #993300;"><em>Cristo si è fermato a Eboli</em></span> di Carlo Levi, gli studi etno-antropologici riacquistano vigore critico, trovando l’interprete più raffinato e innovativo in <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>, dal cui magistero (che trova linfa vitale in innovative compagne di ricerca sul campo) si originano diverse traiettorie interpretative di cui saranno protagonisti più generazioni di studiosi, nelle università che finalmente danno spazio alle recenti discipline ma anche al di fuori. In questa fase è di estremo interesse il contributo, per molti aspetti eversivo, di altri intellettuali di frontiera, in particolare <span style="color: #ff0000;">Pier Paolo Pasolini</span>, che con intensità denuncia i danni prodotti dalla “civiltà dei consumi” sulle culture locali, come di <span style="color: #ff0000;">Italo Calvino</span>, che studia le fiabe privilegiando il punto di vista del letterato. Negli anni successivi, il boom economico con l’avvento della società dei consumi e i grandi processi migratori comporteranno cambiamenti repentini e radicali nella società italiana, mettendo in crisi le concezioni di “folklore” e di “cultura popolare”, manipolate in forme revivalistiche (in particolare in campo musicale) e spericolate “patrimonializzazioni” con esiti variabili: da rivendicazioni identitarie non sempre apprezzabili alla mercificazione turistica del “tipico”, a processi come la tutela Unesco della cultura immateriale, di notevole entità quanto di elusiva attuazione.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Eugenio Imbriani</span>, <span style="color: #993300;"><em>Poco prima del futuro. La cultura fra ibridi e attese</em></span>, Progedit 2021, pp.116, euro 14,00/<span style="color: #ff0000;">Eugenio Imbriani</span>, <span style="color: #993300;"><em>F come Folklore</em></span>, Progedit 2022, pp. 152, euro 15,00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F03%2F21%2Fantropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo%2F&amp;linkname=Antropologia%20e%20folklore%20fra%20passato%20e%20presente%20%28e%20l%E2%80%99eterno%20ritorno%20del%20tarantismo%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F03%2F21%2Fantropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo%2F&amp;linkname=Antropologia%20e%20folklore%20fra%20passato%20e%20presente%20%28e%20l%E2%80%99eterno%20ritorno%20del%20tarantismo%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F03%2F21%2Fantropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo%2F&amp;linkname=Antropologia%20e%20folklore%20fra%20passato%20e%20presente%20%28e%20l%E2%80%99eterno%20ritorno%20del%20tarantismo%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F03%2F21%2Fantropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo%2F&amp;linkname=Antropologia%20e%20folklore%20fra%20passato%20e%20presente%20%28e%20l%E2%80%99eterno%20ritorno%20del%20tarantismo%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F03%2F21%2Fantropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo%2F&amp;linkname=Antropologia%20e%20folklore%20fra%20passato%20e%20presente%20%28e%20l%E2%80%99eterno%20ritorno%20del%20tarantismo%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F03%2F21%2Fantropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo%2F&amp;title=Antropologia%20e%20folklore%20fra%20passato%20e%20presente%20%28e%20l%E2%80%99eterno%20ritorno%20del%20tarantismo%29" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/03/21/antropologia-e-folklore-fra-passato-e-presente-e-leterno-ritorno-del-tarantismo/">Antropologia e folklore fra passato e presente (e l’eterno ritorno del tarantismo)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 14:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Più Libri più Liberi &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista presentazione della rivista: Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice) Relatori: Luciano Del Sette, Vincenzo Santoro, Roberta Tucci Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff0000;">Più Libri più Liberi</span></strong> &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma<br />
Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista </span></p>
<p>presentazione della rivista: <strong><span style="color: #ff0000; font-size: medium;">Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice)<br />
</span></strong><br />
Relatori: <strong>Luciano Del Sette</strong>, <strong>Vincenzo Santoro</strong>, <strong>Roberta Tucci</strong></p>
<p><img src="/public/Copertina_Melissi.jpg" alt="" width="200" height="214" align="left" />Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti delle culture umane, scava in profondità sul territorio e contemporaneamente si proietta in un percorso che, partendo dalle sponde opposte dell’Albania, raggiunge l’India passando per il Medio Oriente. Il tema sotto i riflettori è quello della <strong><span style="color: #ff0000;">patrimonializzazione della cultura popolare</span></strong>, attualissimo e di grande interesse sia per la ricerca che per la salvaguardia. Il soggetto sollecita, infatti, riflessioni altrettanto complesse e cogenti attorno a concetti quali <strong><span style="color: #ff0000;">cultura</span></strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">popolare</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>folklore</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">locale</span></strong>, e al ruolo degli enti pubblici e politici nella determinazione di tali definizioni e nella selezione dei beni che meritino sostegno o salvaguardia.<span id="more-393"></span> Entrando nel vivo della questione, vengono proposti alcuni documenti prodotti dalla commissione istituita dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Rutelli- e presieduta da Paolo Apolito &#8211; con l’obiettivo di identificare delle linee guida per l’individuazione di alcuni eventi da valorizzare attraverso un sostanzioso sostegno economico ed eguale esposizione mediatica. In relazione a questi processi di selezione trova posto il saggio di Berardino Palumbo che smaschera e chiarisce i criteri e le procedure che regolano l’inclusione ed il mantenimento dei beni nel patrimonio protetto dall’Unesco. Completano il quadro i contributi che ruotano attorno alla definizione dei beni demoetnoantropologici, di cui se ne fornisce quella istituzionale più recente, e la costituzione di ecomusei.</p>
<p>Interventi di questo numero:<br />
Eugenio Imbriani, Paolo Apolito, Giuseppe Michele Gala, Lucilla Rami Ceci, Claudio Rosati, Berardino Palumbo, Federico Scarpelli, Gian Luigi Bravo, Roberta Tucci, Fabio Dei, Pietro Meloni, Gabriele Arnesano, Francesca Rinaldi, Vincenzo Santoro, Gabriele Mina, Salvatore Bevilacqua, Francesco Marano, Paolo Pacciolla, Fabio Tolledi, Donato Martucci, Guglielmo Zappatore, Siamak Guran, Luisa Spagna.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;title=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>La tutela dei patrimoni orali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 06:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La inesausta metamorfosi delle culture immateriali Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/30/la-tutela-dei-patrimoni-orali/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;">La inesausta metamorfosi delle culture immateriali</span></span></span></p>
<p><span style="font-style: italic;">Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale</span>, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della tradizione orale. <span id="more-411"></span></span></p>
<p>Alessandro Portelli<br />
da <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a> del 29 settembre 2007</p>
<p>Scriveva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ralph Waldo Emerson</span>, poeta e filosofo del Rinascimento americano: «La sacralità inerente all&#8217;atto della creazione, all&#8217;atto del pensiero, viene trasferita alla sua registrazione. Il cantare del poeta era sentito come qualcosa di divino; pertanto, anche la canzone è divinizzata. Lo scrittore era uno spirito giusto e saggio; d&#8217;ora in avanti, allora, il libro è perfetto, e l&#8217;amore per l&#8217;eroe diventa amore per la sua statua.» Ciò di cui Emerson ci parla riguarda la differenza fra un bene immateriale come processo, come azione &#8211; l&#8217;atto del cantare &#8211; e l&#8217;idolatria verso il suo consolidamento come testo, registrazione, libro, manufatto.</p>
<p>L&#8217;atto, la capacità creatrice è quello che conta; il risultato ne è solo la testimonianza. Questo è tanto più vero in quelle culture che, affidandosi soprattutto all&#8217;oralità, producono i cosiddetti beni culturali immateriali: beni, cioè, che non consistono in oggetti o in testi, ma nella possibilità socialmente diffusa di crearli o ri-evocarli. Una tradizione infatti non è un repertorio di forme immutabili, bensì un processo in continua evoluzione, reso possibile dalla capacità dei suoi protagonisti di evocare memoria e di produrre cambiamento.</p>
<p>Scrive <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Leslie Marmon Silko</span>, autrice americana indiana Pueblo: «Oggi la gente pensa che le cerimonie dovrebbero essere eseguite esattamente come si è sempre fatto, e che basta un lapsus perché la cerimonia debba essere interrotta o il disegno di sabbia distrutto. Ma il cambiamento è cominciato già molto tempo fa, quando la gente ha ricevuto in eredità queste cerimonie, non fosse altro che per l&#8217;invecchiare del sonaglio di zucca giallo o il restringersi della pelle sull&#8217;artiglio d&#8217;aquila, o anche solo per come cambiavano le voci di generazione in generazione di cantori.» Dunque, lavorare per i beni immateriali della tradizione orale non significa proteggere l&#8217;immutabilità di culture folkloriche pensate come residui congelati di passati localistici (come nel folklorismo fascista che relegava il mondo popolare in uno spazio di subalternità con la pretesa di esaltarne le tradizioni). Significa, piuttosto, garantire il diritto e la possibilità che la tradizione si trasformi con i suoi stessi mezzi e secondo le proprie necessità, e che questa trasformazione non sia né eterodiretta né imposta.</p>
<p>D&#8217;altra parte, la memoria stessa è soprattutto un processo: non un deposito di dati in via di progressivo disfacimento, ma una perenne ricerca di senso nel rapporto con il passato e nel riuso dei repertori culturali. Nessun cantore o suonatore eseguirà due volte lo stesso brano nello stesso modo, nessun narratore dirà due volte la stessa storia con le stesse parole; perché, anche se vengono dal passato, queste espressioni si materializzano nel presente e il presente vi irrompe con le sue domande e le sue richieste. Infatti, gran parte delle forme espressive popolari sono destinate all&#8217;improvvisazione: basta pensare allo stornello, al blues, all&#8217;ottava rima, persino al rap, ai muttus della tradizione sarda. In questo caso, non è tanto la singola ottava o il singolo stornello a costituire un bene culturale, quanto la capacità del cantore o del poeta di reinventarne sempre di nuovi.</p>
<p>Per questo però, come scrive un&#8217;altra autrice Pueblo, <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Paula Gunn Allen</span>, le culture che fanno affidamento sull&#8217;oralità sono sempre «a una generazione dalla scomparsa»: basta il silenzio di una generazione perché essere si perdano. Le culture popolari hanno i loro specialisti ma non si affidano solo a loro: ciascuno mette mano alla loro continuità anche solo ripetendo (a modo suo) le espressioni trasmesse nella memoria culturale. Come mediano fra memoria e innovazione, continuità e cambiamento, così le culture dell&#8217;oralità si collocano su un difficile e affascinante crinale, fra il locale e il globale. Rinchiudere il «folklore» dentro una definizione regionalistica locale è un&#8217;altra violenza. Proprio perché sono immateriali, le creazioni della cultura orale volano senza frontiere: nel sud segregazionista degli Stati Uniti, la sola cosa che bianchi e neri condividevano era la musica. Se una ballata come <span style="font-style: italic;">Il testamento dell&#8217;avvelenato</span> la troviamo in Italia nel XVI secolo, oggi è in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, fatta propria da Bob Dylan e persino dai Led Zeppelin.</p>
<p>Tutto ciò non nega l&#8217;importanza della documentazione e della conservazione dei testi e degli oggetti. Nel suo «Elogio del magnetofono», <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> notava che proprio la possibilità tecnologica di fissare le performance della cultura orale rende possibile la loro conoscenza critica e quindi il riconoscimento della loro complessità e ricchezza. Questo è il compito della documentazione: i beni culturali immateriali non si identificano con le registrazioni, con i manufatti, con i testi raccolti negli archivi, nelle biblioteche, nei musei; ma abbiamo bisogno di archivi, biblioteche, musei per documentare la storia, per riconoscere le trasformazioni, anche semplicemente per mettere in scena il pubblico riconoscimento dell&#8217;importanza &#8211; più ancora che di questi oggetti &#8211; delle persone e dei gruppi sociali che li hanno creati e che continuano a farlo.</p>
<p><span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> affermava, a proposito di culture non egemoni, che il lavoro culturale è destinato a trasformarsi in lavoro politico perché deve proteggere e creare politicamente le condizioni della propria possibilità: la libertà di parola e di comunicazione, l&#8217;uguaglianza, la presenza dialogica e antagonista del mondo popolare. Diceva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Woody Guthrie</span>: «la canzone popolare è forte se è forte il movimento operaio»: le culture popolari vivono se vive il potere sociale dei loro protagonisti e creatori, se vivono le loro forme di rappresentanza organizzata e di presenza consapevole, i loro diritti civili e politici.</p>
<p>Una politica di tutela e promozione dei beni culturali immateriali comincia con la difesa e l&#8217;allargamento della democrazia, della cittadinanza, del diritto di parola e, soprattutto, del diritto a essere ascoltati. Comincia ripensando al grande insegnamento di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>, quando ricorda i suoi anni di ricerca etnografica al sud: «entravo nelle loro case &#8211; scriveva &#8211; «come un compagno», come un ascoltatore intento non a estrarre da loro canti o formule o credenze, ma a vivere con questi uomini del nostro tempo, questi cittadini del nostro paese, dentro una storia che è la nostra stessa storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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