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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Franco Pavan</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Occhi turchini. Musiche e canti dalla Calabria</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 08:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/11/GCD_P33002_HD.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2943" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/11/GCD_P33002_HD-300x268.jpg" alt="GCD_P33002_HD" width="300" height="268" /></a>Venerdì 24 novembre ho avuto la fortuna di assistere, in una bella chiesa sconsacrata trasformata in sala concerti nel cuore storico di Napoli, a due passi dalla basilica di Santa Chiara, alla presentazione del <strong><span style="color: #993300;"><em>Occhi turchini</em></span></strong>, ultimo prezioso lavoro discografico &#8211; pubblicato da Glossa Music &#8211; di <span style="color: #ff0000;">Pino De Vittorio</span>, <span style="color: #ff0000;">Franco Pavan</span> e dell&#8217;ensemble <span style="color: #ff0000;">Laboratorio &#8216;600</span>, dedicato alla musica della Calabria.</p>
<p>Si tratta di un tentativo di rilettura della tradizione musicale di quel territorio che va ad intrecciare repertori provenienti dalla cultura orale, a noi giunti spesso grazie alle ricognizioni sul campo condotte negli ultimi decenni da importanti ricercatori, con altri invece tratti dalle fonti della musica colta e semi-colta. Repertori che vengono poi riproposti con strumenti e modalità esecutive che, anche in questo caso, mettono insieme &#8216;popolare&#8217; e &#8216;colto&#8217;. Un&#8217;operazione certamente non nuova (sono diversi i lavori del genere usciti negli ultimi anni, in cui a volte in vario modo sono stati coinvolti anche gli autori del cd), ma che in questo caso mi pare riuscita in maniera particolarmente felice.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Occhi turchini</em> </span>si caratterizza infatti sia per la grande qualità e bellezza delle esecuzioni, sia per la raffinatezza del repertorio, frutto di approfondite ricerche ed esplorazioni musicali, che in gran parte comprende canti poco conosciuti e a volte completamente inediti, &#8216;arrangiati&#8217; &#8211; se si può usare questo termine &#8211; con notevole gusto, a dimostrazione di una cultura musicale di altissimo livello.</p>
<p>A riprova di ciò, si possono citare i tre brani (una magnifica versione della <span style="color: #993300;"><em>Calabrisella </em></span>e i ritornelli strumentali di <span style="color: #993300;"><em>Capiddi di sita</em></span> e l&#8217;<span style="color: #993300;"><em>Arietta grica</em></span> ) provenienti da un manoscritto della Biblioteca di Monaco di Baviera, probabilmente risalente alla prima metà del XVII secolo, indagato per la prima volta da Franco Pavan. Un autentico tesoro svelato per ora solo in parte, che pensiamo possa riservare in futuro ulteriori notevoli sorprese.</p>
<p>Un&#8217;altra dimostrazione eclatante di questa rilettura ricercata e colta è <span style="color: #ff0000;"><em>Amicu, hai vintu</em></span>, pezzo tratto da <em><span style="color: #993300;">Alcune strofe della Gerusalemme Liberata</span>, </em>opera in in dialetto calabrese<em> </em>di <span style="color: #ff0000;">Carlo Cusentino</span> del 1731, riportate, come scrive Pavan nella puntuale introduzione al cd, sul &#8220;tenore della Romanesca, di sovente utilizzato nella tradizione italiana per cantare le ottave del Tasso&#8221;.</p>
<p>Il cd contiene inoltre alcune testimonianze delle modificazioni della lingua calabrese effettuate da intellettuali napoletani nel corso del Seicento, in direzione di un dialetto artificiale, &#8220;smussato e napoletanizzato&#8221; quanto bastava per raggiungere il massimo risultato ilare e grottesco. Un esempio di questa operazione è la irresistibile <span style="color: #993300;"><em>Xaccara </em></span>calabrese e spagnola di Francesco Provenzale, del 1699.</p>
<p>Altri brani del cd &#8211; <span style="color: #993300;"><em>Occhi turchini</em></span>, <em><span style="color: #993300;">A spuntunera</span></em>, <em><span style="color: #993300;">Matajola</span></em>, <em><span style="color: #993300;">Veni sonne de la muntagnella</span></em> &#8211; sono invece tratti da ricerche &#8216;sul campo&#8217; (anche se &#8211; mi sia permesso questo inciso &#8211; sull&#8217;origine strettamente &#8220;di tradizioni orale&#8221; di alcuni di essi si possono avere dei dubbi, a maggior ragione quando le registrazioni sono state effettuate in epoche relativamente recenti, in cui anche gli esecutori &#8216;tradizionali&#8217; erano ormai stati ampiamente condizionati dai repertori &#8216;popolareschi&#8217; d&#8217;autore, spesso diffusi tramite i dischi e a volte trasmessi in trasmissioni radiofoniche).</p>
<p>Non mancano le testimonianze della estrema verità linguistica e culturale della penisola calabrese, da <span style="color: #993300;"><em>Arietta grica</em></span> e <span style="color: #993300;"><em>Kopile moj Kopile</em></span> per le &#8216;minoranze&#8221; grecaniche e albanesi alle influenze influenze arabe rilevabili in <span style="color: #993300;"><em>La scillitana</em></span> e in <span style="color: #993300;"><em>Fija du marinaru.</em></span> Arricchiscono la raccolta anche due brani piacevolmente tarantelleggianti (<span style="color: #993300;"><em>Frasca</em></span> e <span style="color: #993300;"><em>Tarantella &#8216;nfuocata</em></span>), una struggente <span style="color: #ff0000;"><em>Canzona a morto</em></span> dal repertorio dell&#8217;arpa di Viggiano e un canto &#8216;sacro&#8217;, interpretato in maniera magistrale da Pino Di Vittorio, <span style="color: #993300;"><em>Si partì la madonna a munti e mari</em></span>, dove viene narrata la disperata ricerca di Gesù da parte della Madonna nei momenti della flagellazione.</p>
<p>Molto significativo è infine anche il singolare <span style="color: #993300;"><em>Te deum de&#8217; calabresi</em></span>, violenta invettiva contro il potere politico napoletano, composta prima della Rivoluzione del 1799, di cui ancora oggi si discute la paternità.</p>
<p>Questo repertorio complesso e articolato viene eseguito con grande perizia da <span style="color: #ff0000;">Pino De Vittorio</span> (che si produce in interpretazioni vocali veramente straordinarie e ricche di pathos ma anche giustamente misurate) e dai bravissimi componenti dell&#8217;ensemble Laboratorio &#8216;600: <span style="color: #ff0000;">Fabio Accursio</span> (liuto), <span style="color: #ff0000;">Elisa La Marca</span> (liuto e tiorba), <span style="color: #ff0000;">Flora Papadopoulos</span> (arpa) e il direttore <span style="color: #ff0000;">Franco Pavan</span> (tiorba e chitarra battente), a comporre un cd, per tutte le ragioni che ho detto, assolutamente imperdibile per tutti gli appassionati del genere (e non solo).</p>
<p>&nbsp;</p>
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