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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Galatina</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Ancora sulle tracce del tarantismo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 5 giugno 2026 A testimoniare quanto il fenomeno del tarantismo continui ad esercitare una significativa e sorprendente attrattiva basterebbe richiamare le continue uscite editoriali che, in modi diversi, tornano a confrontarsi con l’argomento, arricchendo ulteriormente una letteratura già sterminata. Tra i contributi più recenti si distingue, per originalità e qualità, il... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/06/23/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 5 giugno 2026</a></p>
<p>A testimoniare quanto il fenomeno del tarantismo continui ad esercitare una significativa e sorprendente attrattiva basterebbe richiamare le continue uscite editoriali che, in modi diversi, tornano a confrontarsi con l’argomento, arricchendo ulteriormente una letteratura già sterminata.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-19831 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2026/06/copertina-libro.webp?resize=214%2C300&amp;ssl=1" sizes="auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px" srcset="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2026/06/copertina-libro.webp?resize=214%2C300&amp;ssl=1 214w, https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2026/06/copertina-libro.webp?w=712&amp;ssl=1 712w" alt="" width="214" height="300" data-recalc-dims="1" data-attachment-id="19831" data-permalink="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/copertina-libro-3/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2026/06/copertina-libro.webp?fit=712%2C1000&amp;ssl=1" data-orig-size="712,1000" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="copertina libro" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2026/06/copertina-libro.webp?fit=712%2C1000&amp;ssl=1" />Tra i contributi più recenti si distingue, per originalità e qualità, il volume pubblicato da Squilibri, <span style="color: #ff0000;"><strong><em>Sulle tracce del tarantismo</em>. <em>Una lezione di Amalia Signorelli</em></strong></span><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #ff0000;"><strong>[</strong></span>1]</a>. Il punto di maggiore interesse della pubblicazione, oltre all’agile volumetto curato da Alberto Baldi, risiede nel video allegato tramite QR code, che documenta una lezione dell’antropologa Amalia Signorelli tenuta presso l’Università Federico II di Napoli il 7 giugno 2006 e riproposta a distanza di vent’anni.</p>
<p>Come è noto, Signorelli partecipò giovanissima alla spedizione salentina del 1959 diretta da Ernesto de Martino insieme a un’équipe multidisciplinare di ricercatori<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. Da quell’esperienza nacque la celebre monografia <span style="color: #ff0000;"><em>La terra del rimorso</em></span>, pubblicata dal Saggiatore nel 1961, che comprende anche una <em>Appendice V</em>, <em>Dati relativi alle condizioni economiche dei tarantati</em>, redatta dalla studiosa. Sugli stessi temi sarebbe tornata anche negli anni successivi, pubblicando densi saggi e curando in particolare, insieme a Valerio Panza, il volume <span style="color: #ff0000;"><em>Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento del 1959</em></span> (Argo 2011), preziosa raccolta di documenti e materiali di ricerca solo parzialmente confluiti nell’opera demartiniana. A ciò si aggiunge l’importante riflessione a più voci contenuta nel numero 67/68 della rivista “La ricerca folklorica”, dal titolo <span style="color: #ff0000;"><em>Ernesto de Martino: etnografia e storia</em> </span>(Grafo Edizioni 2013), dedicato all’eredità scientifica dell’antropologo napoletano.</p>
<p>La “docu-lezione”, realizzata con la collaborazione di alcuni allievi della studiosa, costituisce un documento di notevole interesse sotto diversi aspetti. Innanzitutto per la sua chiara finalità esplicativa: in poco più di un’ora riesce infatti a offrire una sintesi efficace del fenomeno del tarantismo, presentandosi come un prezioso strumento didattico. Particolarmente intensa – e in alcuni passaggi davvero emozionante – risulta inoltre la parte del video in cui Signorelli rievoca l’esperienza della spedizione del 1959, affidandosi ai propri ricordi e alle celebri fotografie di Franco Pinna, per il cui lavoro manifesta profonda ammirazione. Emergono così numerosi spunti di riflessione, soprattutto in relazione al rapporto tra de Martino e i giovani collaboratori che lo accompagnavano, chiamati a confrontarsi con una realtà complessa, enigmatica e profondamente straniante, destinata a lasciare in tutti loro un segno duraturo.</p>
<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/06/0c70fa87-a50e-46cc-8dad-6609b3a6773a.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4856" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/06/0c70fa87-a50e-46cc-8dad-6609b3a6773a-300x195.jpeg" alt="0c70fa87-a50e-46cc-8dad-6609b3a6773a" width="300" height="195" /></a>Le suggestive immagini scandiscono diversi momenti dedicati alla descrizione del metodo dell’“osservazione partecipante”. In una scena Vittoria De Palma e Annabella Rossi osservano le tarantate sedute nella cappella, mentre una giovanissima Signorelli – elegantissima – aiuta a sostenere una tarantata che supplica san Paolo davanti all’armadio che custodisce la statua del santo. Nel rivedersi in quell’immagine, la studiosa si emoziona riconoscendosi e commentando, quasi presentandosi alle nuove generazioni: “sono io”. In un altro passaggio emblematico, la studiosa si rivolge agli studenti con una certa severità, affermando che “la partecipazione di un antropologo non sta né nel cuore né nelle tette, sta nel cervello, è intrisa di lucidità mentale”; una disposizione tutt’altro che semplice da acquisire, tanto che – ricorda – “non a caso de Martino a questo ci aveva addestrato per otto mesi”. Proseguendo nel racconto, Signorelli rievoca anche un episodio avvenuto molti anni dopo in Calabria, quando si è “messa a tarantare con le tarantate”. Era una situazione, racconta, “dove c’erano i suoni”: due donne “cominciarono a tarantare …[…] e io mi sganciai dall’equipe con cui stavo e mi misi a tarantare con loro, perché la taranta è contagiosa, ce la portiamo dentro tutte e si risveglia”. Tiene però a precisare come un simile coinvolgimento non possa costituire un modello di osservazione antropologica in un contesto di ricerca scientifica:</p>
<p>quando io sto studiando il tarantismo la mia taranta deve dormire, non può risvegliarsi; […] sarebbe l’atto di più grande slealtà che si possa fare nei confronti di persone che oltre tutto tu stai veramente trasformando in oggetti… perché non è vero che uno li rispetta, se vuoi studiare non li puoi rispettare fino in fondo, li devi in qualche modo reificare, oggettivare, sennò che studi? La dignità, la serietà, l’onestà dell’antropologo sta nello studiarli sul serio… la l’indegnità dell’antropologo sta nell’andare lì a giocare al nativo, quella è la vera indegnità.</p>
<p>Da notare come, a fronte di una esegesi così feconda e complessa delle fotografie storiche, Signorelli non faccia ricorso alle pur significative documentazioni video risalenti a quegli anni.</p>
<p>Non manca una stuzzicante componente aneddotica: Signorelli che, per immedesimarsi con le donne incontrate, arrivò ad andare con alcune di loro a infilzare il tabacco, fino a ferirsi (“ci provai per un pomeriggio e alla fine avevo le mani che sanguinavano”); il ricordo della lunga ed estenuante permanenza, insieme alle colleghe dell’équipe demartiniana, nella cappella di san Paolo fra il 28 e il 29 giugno per osservare le tarantate (“e vi assicuro che se aveste sentito la puzza…”); oppure ancora la descrizione di de Martino e Carpitella, “seri” ma decisamente partecipi, mentre una tarantata illustra il ballo. Ci viene detto anche che la donna fu retribuita per la dimostrazione – circostanza che, secondo Signorelli, può risultare lecita in determinate situazioni e con molte cautele, soprattutto quando consente di accrescere le informazioni disponibili.</p>
<p>Nel complesso, emerge come l’incontro con un fenomeno tanto intenso e drammatico, e con la variegata umanità che ne risultava coinvolta in forme estreme e perturbanti, abbia profondamente colpito la studiosa. In diversi passaggi della lezione – fra cui durante l’esecuzione di una pizzica per voce e tamburello eseguita da Rugiada Ligorio – Signorelli sembra infatti più volte commuoversi nel ricordare alcuni dei momenti più significativi di quell’esperienza.</p>
<p>Non sempre comunque le interpretazioni dell’insigne antropologa – in qualche misura già presenti in alcuni suoi scritti sul tema – appaiono del tutto convincenti. Ad esempio quando sembra sostenere, sulla base della propria esperienza sul campo e forse di una solo parziale lettura delle fonti storiche, una sorta di “’femminilità’ del tarantismo”, tesi già affiorata nella sua introduzione a <em>Etnografia del tarantismo pugliese</em><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, dove peraltro lei stessa riconosce come tale questione “non venne mai tematizzata né sul campo né nel testo” demartiniano. In realtà, un esame complessivo della documentazione storica – che contempli anche materiali emersi più recentemente – pur confermando, almeno per quanto riguarda la Puglia, una maggiore presenza femminile, restituisce un numero considerevole di casi maschili. Tali presenze aumentano sensibilmente se si prendono in considerazione le testimonianze più antiche e le aree esterne al Salento leccese, fino a giungere a situazioni opposte in altri territori di ampia diffusione del fenomeno – in particolare Sicilia, Sardegna e Spagna – dove il coinvolgimento risulta prevalentemente, se non esclusivamente, maschile<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. Credo tuttavia che proprio nell’insistenza di Signorelli su questi aspetti vada colto uno stimolo importante: interrogarsi su quanto le dinamiche interpretative di genere possano avere influito, nel tempo, nella costruzione culturale del tarantismo e nelle modalità attraverso cui esso è stato rappresentato e trasmesso.</p>
<p>Il libro a sua volta contiene una serie di scritti a corredo del video, utili a chiarirne la storia, le modalità di realizzazione e il rapporto con l’esperienza concreta della ricerca sul campo del 1959. A questi si aggiungono alcuni contributi di studiosi dell’ateneo napoletano che, a vario titolo, hanno condiviso interessi intellettuali e accademici con Signorelli. Ne emerge il profilo di una studiosa dal percorso estremamente ricco e articolato, di cui vengono ricordati anche aspetti meno convenzionali, come il ruolo assunto negli ultimi anni della sua vita di arguta e implacabile polemista in popolari trasmissioni televisive.</p>
<p>Nell’intervento del curatore Alberto Baldi emerge inoltre la postura critica assunta da Signorelli rispetto ai processi di trasformazione in banale intrattenimento delle musiche “curative” con cui aveva avuto un contatto così intenso nella fatale estate del 1959, avvenuti soprattutto nel Salento della <em>Notte della taranta</em>, “ove a mordere era ora il business”: a questo proposito, vengono ricordati anche alcuni tentativi di coinvolgimento della studiosa nel cantiere melpignanese, da lei tuttavia cortesemente declinati.</p>
<p>Vorrei però per concludere soffermandomi su uno dei saggi che ho trovato più significativi: <em>L’altra taranta: corpo, sintomo, sofferenza. Note da un’etnografia in ospedale </em>di Eugenio Zito. Il contributo si distingue per originalità e interesse, riportando sorprendenti informazioni su alcune emergenze recenti del tarantismo campano, studiato negli anni Settanta – come è forse ancora poco noto – da un’altra importante protagonista della spedizione demartiniana, Annabella Rossi.</p>
<p>Zito ricostruisce infatti la storia di Antonietta (nome di fantasia), incontrata nel 2006 durante una ricerca sul campo svolta in ambito ospedaliero sui processi di “umanizzazione delle cure biomediche”. Originaria di un paese del Cilento, Antonietta – donna “di bassa scolarità”, nata nel 1956 – vive con la famiglia, in una abitazione isolata, dedicandosi all’allevamento di animali e a lavori agricoli. A quarantasette anni si trova improvvisamente ad affrontare un evento drammatico: alla figlia terzogenita, appena dodicenne, viene diagnosticata una forma severa di diabete infantile, che rende necessario il ricovero presso un centro ospedaliero universitario di Napoli.</p>
<p>La situazione segna profondamente la donna, anche per il carico di responsabilità terapeutiche che comporta. Al tredicesimo giorno del ricovero, di fronte all’esito infausto di un esame diagnostico, crolla e cade in quella che lo psichiatra chiamato a intervenire definisce una “crisi isterica”. Zito descrive la scena – a cui assistette personalmente e che turbò profondamente tutti i presenti – come “un improvviso crollo di forze fisiche e psichiche ed una brusca caduta sul pavimento in stato catatonico”, cui segue una sintomatologia che in parte sembra richiamare quella del tarantismo: “iniziali urla, tremore intenso localizzato dapprima alle gambe e poi esteso al resto del corpo, oscillazione ripetuta di gambe e piedi, quindi intensi e singolari movimenti delle braccia e degli occhi, più generale agitazione psicomotoria e impulso irrefrenabile a danzare”. Negli appunti del suo diario di ricerca, riportati nel saggio, tali analogie con l’antico rituale emergono in maniera ancora più evidente. Antonietta dapprima giace immobile; poi un tremore comincia a propagarsi sempre più violentemente dal piede, come se proprio lì fosse stata “pizzicata”. Prende a urlare e dimenarsi, le si incendia il viso; quindi si alza e comincia a muoversi freneticamente, prima in modo apparentemente disordinato e poi “come se volesse provare a dare un ordine alla sua ipercinesi nella direzione di disegnare con i movimenti del corpo una sorta di coreografia secondo una sequenza circolare, come se fosse colta da un irrefrenabile desiderio di danzare a cui gradualmente prova a dare una forma più ordinata, pur in assenza di musica…”.</p>
<p>Dopo il drammatico esordio, la crisi si risolse fortunatamente nel giro di circa venti minuti, anche grazie ai sedativi somministrati dallo psichiatra intervenuto sul posto.</p>
<p>L’antropologo, dopo il primo incontro avvenuto proprio in occasione della crisi, ebbe modo di approfondire quanto avvenuto nel corso di successivi colloqui con Antonietta, da cui emersero con ancora maggiore evidenza i rimandi al tarantismo. La donna afferma infatti di non ricordare quasi nulla dell’accaduto, se non di aver avvertito a un certo punto un dolore che partiva dal piede, attribuendone la causa a “qualcosa” che l’aveva <em>pizzicata</em> poco prima nel giardino dell’ospedale, dove l’erba era alta: “forse un ragno, oppure un altro insetto è entrato nella pantofola e poi mi ha morso dopo, non lo so”. Antonietta ricorda inoltre un’esperienza simile verificatasi diciotto anni prima, in concomitanza con la morte della madre, anche lei soggetta a crisi simili. Quando Antonietta aveva appena sei anni, durante un altro grave evento familiare traumatico – un serio incidente accorso al fratello – la madre “se la vide proprio brutta”. Vale la pena di riportare ampi stralci della narrazione riferita a questo episodio:</p>
<p>mamma il giorno dopo male si sentì, prima si agitò e urlò, e poi a terra cadde e cominciò a tremare tutta, soprattutto le gambe e i piedi e poi si era alzata ed aveva cominciato ad agitarsi, come se ballava, ma in modo strano. La stagione era, faceva caldo e tutta inzuppata di sudore stava, mentre tremava e faceva una specie di ballo, al paese dicevano che era stata pizzicata dalla tarantola, perciò stava così male. Un dottore la curò per alcuni giorni con una medicina, ma anche mia zia Giuseppina, sua sorella più piccola, veniva e stava con mamma e la abbracciava e la cullava come a una bambina per guarirla. Altre volte le faceva fare dei bagni d’acqua per calmarla dopo averla fatta ballare e sudare.</p>
<p>Nel racconto di Antonietta – reso ancora più straordinario dal fatto di riferirsi a tempi relativamente recenti – possiamo ancora ritrovare, sia pure in forma frammentaria e forse persino in assenza della musica, il dispiegamento di quel “dispositivo culturale” magistralmente descritto da Ernesto de Martino: la “crisi della presenza”, determinata in questo caso da situazioni critiche individuali o familiari; l’indomabile agitazione del corpo; l’irrefrenabile impulso alla danza; l’atto del “cullare”; perfino i “bagni d’acqua”. Ci troviamo qui di fronte alla particolare declinazione campana del tarantismo, come già accennato “scoperta” e indagata negli anni Settanta da Annabella Rossi e dai suoi allievi<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, con le sue specifiche peculiarità, fra cui spicca soprattutto l’assenza di qualunque riferimento al culto popolare di san Paolo o altri elementi del cattolicesimo, così decisivi invece nel tarantismo galatinese osservato dall’etnologo napoletano.</p>
<p>La vicenda di Antonietta – come quella di sua madre – apre stimolanti suggestioni interpretative, ma accresce anche il rammarico per l’interruzione della ricerca di Annabella Rossi a causa della grave malattia che la colpì. Sorprende inoltre che, dopo di lei, nessuno abbia cercato di approfondire sistematicamente il fenomeno nei contesti in cui era stato individuato. Eppure, come dimostra la storia qui riferita, tali realtà, se ulteriormente indagate – soprattutto in anni in cui molti testimoni potevano ancora essere interpellati direttamente – avrebbero probabilmente riservato ulteriori elementi di conoscenza.</p>
<p><a href="mailto:santoro@anci.it">santoro@anci.it</a></p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> A cura di Alberto Baldi, con scritti di Alberto Baldi, Fulvia D’Aloisio, Adelina Miranda, Gianfranca Ranisio, Enzo Vinicio Alliegro, Eugenio Zito e Tamara Mykhaylyak. Libro con contenuti video. Squilibri, 2026.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Di cui facevano parte, oltre alla Signorelli, l’etnomusicologo Diego Carpitella, lo psichiatra Giovanni Jervis, il fotografo Franco Pinna, l’antropologa Annabella Rossi, l’assistente sociale Vittoria De Palma e la psicologa Letizia Jervis Comba.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> de Martino, Ernesto, <em>Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento del 1959</em>, a cura di Amalia Signorelli e Valerio Panza, introduzione e commenti di Amalia Signorelli, Lecce, Argo, 2011, pp. 23-24.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Ho approfondito il tema della “femminilizzazione del tarantismo” nel mio <em>Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</em> (Itinerarti 2021, pp. 214-218), a cui rimando per approfondimenti. Anche Glauco Sanga, nel suo saggio contenuto nel già citato numero speciale de “La ricerca folklorica” (L’etnografo impaziente, pp. 35-43) commenta criticamente la posizione di Signorelli, segnalando come “de Martino aveva trovato nei documenti storici un maggiore equilibrio di genere, e il successivo campo non l’aveva convinto del contrario” (p. 40).</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Partita quasi casualmente da segnalazioni, durante le lezioni tenute dalla Rossi all’università di Salerno, da parte di studenti originari dei paesi cilentani, la ricerca sul tarantismo in Campania, condotta insieme ad alcuni collaboratori, portò alla raccolta di un numero molto significativo di testimonianze dirette dell’area del Cilento, della Piana di Paestum e dei dintorni di Sessa Aurunca, ai confini con il Lazio, ma si interruppe per una grave malattia dell’antropologa. Dopo la sua prematura scomparsa (1984), una parte importante dei materiali raccolti confluì in <em>E il mondo si fece giallo. Il tarantismo in Campania</em>, Qualecultura, Vibo Valentia 1991, volume curato di Patrizia Ciambelli, Aurora Milillo ed Elisabetta Di Marino e arricchito da una introduzione di Luigi Maria Lombardi Satriani. Sulla diffusione del rituale della tarantola in questa regione vedi anche <em>Il tarantismo mediterraneo…</em>, cit., pp. 75-96, dove viene anche presentata la scarsa ma molto significativa letteratura storica sull’argomento.</p>
<p>La foto è stata scattata da Franco Pinna durante la spedizione di ricerca demartiniana nel Salento dell&#8217;estate del 1959. Ritrae una giovanissima (ed elegantissima) Amalia Signorelli che accompagna una anziana tarantata nella cappella di san Paolo a Galatina, e sullo sfondo si riconoscono anche Annabella Rossi e Vittoria De Palma.</p>
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		<title>Tarantismo e cinema: a Galatina si presenta un viaggio visuale tra sponde mediterranee</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 09:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Galatina]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’8 e il 9 novembre una rassegna di documenti audiovisivi inediti rilegge i rituali terapeutici tra Puglia, Sardegna, Spagna e Tunisia: dalle danze di guarigione dell’argia sarda al tarantismo salentino di Vincenzo Santoro* da &#8220;L&#8217;Edicola&#8221;, 29 ottobre 2025 Leggere il fenomeno del tarantismo tra le maglie di una rete mediterranea di rituali terapeutici mediati dalla musica e dalla danza, partendo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/11/03/tarantismo-e-cinema-a-galatina-si-presenta-un-viaggio-visuale-tra-sponde-mediterranee/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/cb3374a5-4991-406d-8909-f161c00639f6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4763" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/cb3374a5-4991-406d-8909-f161c00639f6-210x300.jpg" alt="cb3374a5-4991-406d-8909-f161c00639f6" width="210" height="300" /></a>L’8 e il 9 novembre una rassegna di documenti audiovisivi inediti rilegge i rituali terapeutici tra Puglia, Sardegna, Spagna e Tunisia: dalle danze di guarigione dell’argia sarda al tarantismo salentino</em></p>
<p>di Vincenzo Santoro*</p>
<p>da &#8220;L&#8217;Edicola&#8221;, 29 ottobre 2025</p>
<p>Leggere il fenomeno del tarantismo tra le maglie di una rete mediterranea di rituali terapeutici mediati dalla musica e dalla danza, partendo dalla Puglia e toccando diverse sponde del <em>Mare nostrum</em>, attraverso la documentazione visuale realizzata negli ultimi decenni: è questo l’obiettivo della rassegna <strong><span style="color: #800000;"><em>Danzare gli spiriti: il tarantismo e i rituali di possessione nel Mediterraneo</em></span></strong>, che si svolgerà l’8 e il 9 novembre presso il Palazzo della Cultura di Galatina, organizzata da Meditfilm in collaborazione con il Comune e con l’Istituto Centrale per il Patrimonio immateriale (ICPI) del Ministero della Cultura.</p>
<p>L’iniziativa propone la proiezione di documenti audiovisivi in gran parte inediti o poco conosciuti, commentati da studiosi, accademici e registi.</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f6116d25-8065-4d95-99df-dd5273c35ea5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4765" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f6116d25-8065-4d95-99df-dd5273c35ea5-207x300.jpg" alt="f6116d25-8065-4d95-99df-dd5273c35ea5" width="207" height="300" /></a>L’8 novembre, alle 18, si comincia con l’incontro <strong><span style="color: #800000;"><em>Miseria e follia. Il tarantismo nel Salento</em></span></strong>, tema intorno a cui dialogheranno l’antropologo <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Esposito</span> e <span style="color: #ff0000;">Stefania Baldinotti</span>, responsabile del Laboratorio di Antropologia Visiva dell’ICPI. Seguiranno le proiezioni di rari documenti audiovisivi, tra cui alcuni estratti di un documentario di <span style="color: #ff0000;">Francesco Faeta</span> e <span style="color: #ff0000;">Marco Marcotulli</span> dedicato all’attività della ricercatrice <span style="color: #ff0000;">Annabella Rossi</span>, che ha significativamente interessato anche il Salento; una selezione di filmati realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta a Galatina da <span style="color: #ff0000;">Lello Mazzacane</span> e a Muro Leccese dal regista torinese <span style="color: #ff0000;">Ghigo Alinari</span>, del quale sarà presentato un eccezionale documentario a colori recentemente riemerso dagli archivi. Le proiezioni saranno accompagnate dagli interventi dello studioso <span style="color: #ff0000;">Sergio Pedio</span> e dell’assessora alla cultura di Muro Leccese, <span style="color: #ff0000;">Sara Spano</span>.</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4768" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1-300x228.jpg" alt="aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1" width="300" height="228" /></a>La sessione del 9 novembre, sempre dalle 18, è dedicata a ricerche condotte al di fuori del contesto pugliese. In apertura <span style="color: #ff0000;">Laura Faranda</span>, antropologa dell’Università di Roma La Sapienza, restituirà un’etnografia incentrata su pratiche cultuali eminentemente femminili dedicate a una santa islamica medievale e caratterizzate da fenomeni di trance indotti dalla musica e dalla danza, ancora in funzione a Tunisi.</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f7e6e912-70cd-4a21-9ea2-4b22d9552d2b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4767" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f7e6e912-70cd-4a21-9ea2-4b22d9552d2b-300x261.jpg" alt="f7e6e912-70cd-4a21-9ea2-4b22d9552d2b" width="300" height="261" /></a>Si prosegue con la proiezione di <span style="color: #993300;"><em>La Tarantula</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Manuel Garrido Palacios</span>, film realizzato per la televisione pubblica spagnola nel 1974 sul tarantismo nel contesto iberico, per concludere con <span style="color: #993300;"><em>Il ballo delle vedove</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Ferrara</span> (1962).</p>
<p>Il breve e sorprendente filmato dedicato all’<em>argia</em> e girato in un piccolo paese della Barbagia, Lula, descrive una pratica coreutico musicale con caratteristiche molto diverse da quelle salentine: nel rituale sardo, infatti, l’<em>argiato</em> giace a terra mentre gruppi di donne danzano intorno a lui, provocandolo e schernendolo fino a indurlo al riso, gesto simbolico che segna il compimento del processo di guarigione rituale. L’opera ha rivelato di recente una vicenda singolare: la sua versione originale fu sottoposta a censura, con la conseguente eliminazione di una sequenza ritenuta all’epoca eccessivamente esplicita per i contenuti di provocazione sessuale considerati contrari alla pubblica morale. Il frammento censurato venne successivamente inserito nel lungometraggio <span style="color: #993300;"><em>Italiani come noi</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Pasquale Prunas</span> (1964) e ispirò una scena del film <span style="color: #993300;"><em>Questione d’onore </em></span>di <span style="color: #ff0000;">Luigi Zampa</span> (1965), in cui la cultura popolare sarda non sfuggiva da una rappresentazione caricaturale, con il protagonista che viene catturato da un gruppo di donne e sottoposto al provocatorio e beffardo ballo terapeutico. Sarà commentata e proiettata la versione originale, il frammento censurato e la scena del film, che vedeva come protagonista d’eccezione uno sbalordito <span style="color: #ff0000;">Ugo Tognazzi</span>.</p>
<p>*coordinatore scientifico della rassegna</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il “paradigma galatinese” nel tarantismo mediterraneo di Vincenzo Santoro</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2021 06:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[il tarantismo mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Galatina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il “paradigma galatinese” nel tarantismo mediterraneo di Vincenzo Santoro a cura di Daniela De Santis, da &#8220;Il Galatino&#8221;, Anno LIV &#8211; n. 12 &#8211; 25 giugno 2021, p. 3 Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale, Ed. Itinerarti, è l’ultimo lavoro di Vincenzo Santoro, profondo conoscitore del tarantismo e autore di numerosi contributi sulle musiche e culture popolari del Mezzogiorno. Tra sue... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/06/29/3855/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/06/il-galatino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3856" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/06/il-galatino-217x300.jpg" alt="il galatino" width="217" height="300" /></a><span style="color: #993300;"><strong>Il “paradigma galatinese” nel tarantismo mediterraneo di Vincenzo Santoro</strong></span><br />
a cura di <span style="color: #ff0000;">Daniela De Santis</span>, da &#8220;Il Galatino&#8221;, Anno LIV &#8211; n. 12 &#8211; 25 giugno 2021, p. 3</p>
<p><span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a></em></span>, Ed. Itinerarti, è l’ultimo lavoro di <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, profondo conoscitore del tarantismo e autore di numerosi contributi sulle musiche e culture popolari del Mezzogiorno. Tra sue numerose pubblicazioni, riferimenti imprescindibili per lo studio e la ricerca sui temi della musica popolare ricordiamo<span style="color: #993300;"><em> <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2002/07/18/2118/">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</a></em></span> (con Sergio Torsello), Aramirè 2002;<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><span style="color: #993300;"> <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em></span></a>, Squilibri 2009;<span style="color: #993300;"> <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a></em></span>, Itinerarti 2019.</p>
<p>Ne Il tarantismo mediterraneo Vincenzo Santoro traccia i confini di una cartografia storica del tarantismo a sessant’anni dalla pubblicazione della <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>. Grazie al confronto con le acquisizioni delle ricerche più recenti, l’autore approfondisce la diffusione del fenomeno del tarantismo nel Mediterraneo occidentale, secondo un movimento che si realizza a partire dal XVII secolo, coinvolgendo, dalle origini pugliesi, tutto il Sud d’Italia, le grandi Isole e la Spagna. “Una rete rituale mediterranea che dal tarantismo eclettico delle fonti antiche giunge alla formazione di uno stereotipo etnico, attraversando l’esteso interesse che il morso della tarantola e i suoi effetti sorprendenti hanno suscitato e continuano a produrre: particolare ed esemplare caso della risposta dell’uomo ai continui accidenti che la natura gli procura”.<br />
Scorrendo l’indice del volume, infatti, si intraprende un itinerario che parte da Taranto, attraversa il Salento, giunge in Calabria e ne esplora il versante tirrenico, infine tocca le isole. Terminato questo lungo excursus, l’autore tratta del “paradigma galatinese del tarantismo” e della “femminilizzazione” del fenomeno.<br />
Abbiamo chiesto a<span style="color: #ff0000;"> Vincenzo Santoro</span> di delineare, nella sintesi riportata di seguito, il particolare aspetto della storia degli studi che si riferisce alla nostra città e spiegarci in che modo le ricerche condotte da de Martino abbiano contribuito a creare questo “paradigma” geograficamente ristretto, inserito nel più ampio fenomeno mediterraneo.<br />
“Nella <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span> (1961), la celebre monografia che dedicò al tarantismo, <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>, pur con frequenti rimandi ad un quadro storico e geografico più ampio (l’intera Puglia e almeno tutta l’Italia meridionale, le grandi isole e la Spagna, dove il rituale era ampiamente diffuso), propose un’interpretazione del fenomeno incentrata su quello che potremmo definire “il paradigma galatinese”, cioè relativo a un tarantismo in cui sulle pratiche più antiche si era realizzato l’innesto del culto di san Paolo come patrono dei tarantolati e del pellegrinaggio presso la cappella dedicatagli nel centro salentino per la conclusione del percorso di cura. Oggi sappiamo, grazie a studi recenti con molta più certezza di sessanta anni fa, che l’incontro del tarantismo con codificate pratiche devozionali mutuate dal cristianesimo “popolare” si è compiuto ed ha avuto certi esiti – peraltro in tempi relativamente recenti, cioè a partire dalla fine del ‘700 – solo in un particolare ambito leccese. Basta spostarsi di poche decine di chilometri, ad esempio nel tarantino meridionale o in gran parte del brindisino, e si ritorna ad un tarantismo originario, senza la presenza di san Paolo e senza nessuna figura analoga. E le stesse considerazioni valgono per tutti i tarantismi extra-pugliesi. Probabilmente l’etnologo napoletano diede centralità a tale specifica declinazione del fenomeno perché esclusivamente quella è stata oggetto di ricerca sul campo, come è noto ispirata dall’impatto con alcune fotografie riprese qualche anno prima all’interno della cappella paolina da <span style="color: #ff0000;">Andrè Martin</span>. Le azioni inquietanti e fortemente nevrotizzate che si svolgevano in quel piccolo edificio (che, lo vorrei ricordare, anche agli organizzatori delle recenti controverse “rievocazioni storiche”, non includevano mai l’uso della musica), ultimi “relitti” di un tarantismo ormai decadente, dovettero colpirlo molto, anche per i drammi umani e sociali che sottendevano: una manifestazione clamorosa della miseria patita dalle classi subalterne del Mezzogiorno. Da quello che si evince dalle dense discussioni preliminari alla spedizione del 1959 (pubblicate alcuni anni fa nel prezioso volume <span style="color: #993300;"><em>Etnografia del tarantismo pugliese</em></span>), probabilmente de Martino e i suoi collaboratori valutarono di estendere la ricerca sul campo anche in zone più distanti dall’area galatinese e neretina, ma purtroppo ciò non avvenne, privando la ricognizione di testimonianze ancora in quegli anni ricchissime e quindi l’interpretazione del fenomeno di un termine di paragone prezioso. Se una incompletezza del genere per l’équipe demartiniana è significativamente imputabile a tempi e risorse limitati, risulta davvero difficile comprendere perché – a parte pochi casi, comunque molto parziali – nessuno dei tanti che si interessarono dopo di loro alle stesse pratiche, nel periodo in cui ancora il rito era in azione, abbia cercato di produrre una sistematica ricerca sul campo anche in territori pugliesi diversi ma limitrofi a quelli indagati nella <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span>”.<br />
Il volume, di cui consigliamo la lettura, è legato per genesi e temi a <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/percorsi-del-tarantismo-mediterraneo/">Percorsi del tarantismo mediterraneo</a></em></span>, titolo curato dallo stesso <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, in uscita per i tipi di Itinerarti, con interventi di <span style="color: #ff0000;">Sergio Bonanzinga</span> sul tarantismo siciliano; <span style="color: #ff0000;">Goffredo Plastino</span> sul tarantismo in Calabria; <span style="color: #ff0000;">Marco Lutzu</span> su musiche e danze nell’argismo sardo e <span style="color: #ff0000;">Gino L. Di Mitri</span> su percezioni multisensoriali e teatro della possessione nel tarantismo d’età barocca.</p>
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