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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Gramsci</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Peppino Marotto: un non violento ucciso dalla violenza</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 20:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Poeta, scrittore, ex sindacalista, l&#8217;anziano intellettuale, vittima i giorni scorsi di un&#8217;aggressione, avrebbe preso parte oggi alla nascita di &#8220;Terra Gramsci&#8221;, una rete associativa sarda da lui fondata alla cui presidenza siedono Eric Hobsbawn e Maria Lai di Giorgio Baratta da Liberazione di giovedì 3 gennaio 2008 Sei finito sotto terra Peppino. Ma noi ti vediamo (col pensiero, col ricordo,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/01/03/peppino-marotto-un-non-violento-ucciso-dalla-violenza/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-style: italic;">Poeta, scrittore, ex sindacalista, l&#8217;anziano intellettuale, vittima i giorni scorsi di un&#8217;aggressione, avrebbe preso parte oggi alla nascita di &#8220;Terra Gramsci&#8221;, una rete associativa sarda da lui fondata alla cui presidenza siedono Eric Hobsbawn e Maria Lai</span></p>
<p>di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Giorgio Baratta</span><br />
da <span style="font-weight: bold;">Liberazione</span> di giovedì 3 gennaio 2008<br />
<img src="/public/antoniogramsci_tesserinaw270.jpg" alt="" width="150" height="NaN" align="left" />Sei finito sotto terra Peppino. Ma noi ti vediamo (col pensiero, col ricordo, con la forza della disperazione) passeggiare sopra la terra, terra di Gramsci, Terra Gramsci, col tuo incedere altero tranquillo, col tuo sguardo dolce sanguigno, con il sorriso dei buoni. Ti hanno ammazzato come un cane. Ma se penso a quel bel cane bianco che scondinzolava, un anno fa, per le strade del tuo paese, vicino al luogo dove ti hanno fatto fuori, quando venimmo a trovarti con Nelson Pereira dos Santos, il grande regista brasiliano, autore di <span style="font-style: italic;">Vidas Secas</span>, il film gemello di <span style="font-style: italic;">Banditi a Orgosolo</span>, di Vittorio De Seta, provo una ripugnanza a usare questo paragone. No: non ti hanno ammazzato come un cane; piuttosto come un sardo cittadino del mondo, come tu eri, uno che viveva la vita quale un bene comune, e la sentiva con un senso comune, senso barbaricino, senso della tua gente, senso di tutti. Forse, tutto sommato, ti hanno ammazzato proprio perché, come disse Nelson, lasciando Orgosolo dopo ore di pepe e di miele passate con te, «Peppino Marotto è l&#8217;ultimo comunista della storia». <span id="more-380"></span>Perché in realtà ti abbiano ammazzato io non lo so, né lo voglio, in questo momento, sapere. Ma quale che sia il cosiddetto motivo, so che chi ti ha ammazzato rappresenta un senso anch&#8217;esso comune, ma diverso dal tuo, un modo di essere, una cultura, che fa parte di quelle che Gramsci chiamava «le miserie della Sardegna», lui che amava la sua terra come amava sua madre, che fu per lui cuore, cervello, volontà. Oggi pomeriggio, quando, col sindaco di Orgosolo, di Austis e di Gavoi (la tua Barbagia), di Ales e di Ghilarza (i luoghi del filosofo), e con altre/altri amici, compagni, intellettuali e semplici, abitanti del Centro della Sardegna, e con qualcuno di fuori, come me, abitante del resto della Sardegna o del Pianeta, verrà costituita formalmente &#8220;Terra Gramsci, rete associativa/scuola itinerante fondata da Peppino Marotto&#8221;, (ore 16 presso l&#8217;Università di Cagliari), il nostro sarà insieme un sentimento di dolore e di orgoglio. Il progetto associativo deve moltissimo a te, a cominciare da quella indimenticabile serata, vent&#8217;anni fa, al Circolo degli immigrati sardi &#8220;Grazia Deledda&#8221; di Wolfsburg, in Germania, quando insieme a Mimma Paulesu e a Gianni Amico e a me, che giravamo per la Rai &#8220;Gramsci, l&#8217;ho visto così&#8221;, decidemmo con te che «se riusciremo a organizzare una associazione gramsciana internazionale» (che sarà poi la International Gramsci Society), «la sede più intensa dovremo impiantarla tra le pietre di Gramsci». Da oggi in poi, Peppino, lavorare a questa piccola impresa &#8211; nata allo scopo di portare il pensiero di Gramsci fuori delle università (ove oramai in tanti Paesi è valorizzato, e quasi quasi persino in Italia), cioè portarlo nelle scuole, tra i cittadini comuni, tra i giovani e anche tra i bambini &#8211; lavorare a &#8220;Terra Gramsci -Igs Sardegna&#8221; implica una più forte responsabilità e un impegno ancora più grande. &#8220;Terra Gramsci&#8221;, frutto del radicamento ottenuto dalla International Gramsci Society nell&#8217;Isola, ha adottato uno slogan ambizioso: dalla Sardegna al mondo, dal mondo alla Sardegna. Vuole essere un percorso, un vento, un contrappunto: insieme di diverse cose, tenute insieme da un&#8217;anima a double face, come era la tua, fatta di energia sociale politica morale, ma anche di vena artistica poetica musicale. Sarà una &#8220;rete associativa&#8221; alla quale potranno aderire singoli, gruppi di persone e istituzioni o organismi, in particolare del Centro della Sardegna, ma con l&#8217;adesione anche di sedi nazionali o internazionali partecipi del progetto nella sua peculiarità: come il gruppo guidato da Francisco F. Buey, che tanti anni fa fondò a Barcellona la Igs-Catalogna, il Circolo Bolivariano di Caracas, impegnato nell&#8217;uso politico e culturale di Gramsci in Venezuela, e la sezione &#8220;Terra Gramsci&#8221; del Network &#8220;Transito Atlantico&#8221; coordinato tra Napoli, Salvador di Bahia e Rio/Niteroi. Terra Gramsci sarà anche una «scuola itinerante per un nuovo senso comune». In settembre c&#8217;è stata una prima esperienza felicemente realizzata di questo progetto. A Gavoi e ad Austis si è tematizzato in due circoli cittadini, con la partecipazione dei Comuni e delle Scuole, l&#8217;impatto del pensiero di Gramsci su alcuni &#8220;beni comuni&#8221;: gli &#8220;usi civici&#8221; delle &#8220;terre comuni&#8221;, l&#8217;acqua, i bambini. A Orgosolo si è festeggiato l&#8217;88° compleanno di Maria Lai, la deliziosa artista visiva di Ulassai, che con Eric Hobsbawm condivide la presidenza onoraria di Terra Gramsci. C&#8217;eri tu, Peppino, che insieme ad Antonio Gramsci jr. hai rappresentato metaforicamente quello straordinario poemetto di Edoardo Sanguineti dal titolo Ballata dell&#8217;incanto buono, ove il vecchio e il giovane compagno entrano in un dialogo particolarissimo, che si conclude con il canto/incanto della &#8220;lotta di classe&#8221;.<br />
Peppino, Peppino. Avremo modo di parlare di te specificamente nel futuro più immediato. A Carnevale è prevista ad Orgosolo, con Nelson Pereira dos Santos e Vittorio de Seta, la seconda fase del percorso Sardegna-Sertão, Gramsci-Ramos (Graciliano Ramos fu un Gramsci brasiliano, autore dei libri <span style="font-style: italic;">Vidas Secas</span> e <span style="font-style: italic;">Memorias do carcere</span>). Avevamo deciso insieme con te, sapendo di far cosa gradita a Vittorio e preziosa per Nelson, di diffondere per questa occasione l&#8217;illuminante <span style="font-style: italic;">Intervista su Orgosolo</span> di Antonio Pigliaru, del 1962. Lo faremo, con l&#8217;aiuto di Rina Pigliaru. che incontreremo domani (e ti ricorderemo!). E&#8217; un&#8217;ironia della sorte, un gioco del destino, queste concomitanze, che noi dobbiamo cogliere come un monito ma anche come un dono o un&#8217;eredità. Pigliaru è stato il più grande intellettuale gramsciano sardo, morto nel 1964, alla stessa età ben prematura nella quale era morto Gramsci: fu autore di un libro straordinario, <span style="font-style: italic;">Il codice della vendetta barbaricina</span>, e di saggi penetranti sul banditismo sardo, come la citata <span style="font-style: italic;">Intervista</span>. Il grande evento dialettico che Pigliaru realizzò con <span style="font-style: italic;">Il codice</span> è non aver abbandonato la vendetta barbaricina a se stessa, a un fantomatico impero del male, ma di averla condannata storicizzandola fino a farne emblema di un paradosso etico-giuridico: affine a quella che Jean-Paul Sartre tematizzò quando svolse l&#8217;analisi della potenza impotente della ribellione violenta nei <span style="font-style: italic;">Quaderni per una morale</span> e che Antonio Gramsci intuì a tutto tondo quando indicò la necessità di elaborare e tradurre nella «riforma morale e intellettuale» un insieme ampissimo e contraddittorio di impulsi, di azioni e reazioni.<br />
Peppino Marotto: sei stato un grande avversario, l&#8217;antidoto allo stato puro, l&#8217;alterità rispetto alla logica della vendetta e della violenza, che non è stata ancora estirpata, in Sardegna come nel mondo.</p>
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		<title>In memoria di Peppino Marotto</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 12:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giovanna Marini da il manifesto di domenica 30 dicembre 2007 «Peppino Marotto ucciso nel suo paese Orgosolo», così mi arriva la notizia. Peppino Marotto era un poeta, quando in un paese si uccidono i poeti vuol dire che quel paese è malato. L’Italia è sensibilmente malata dal 1975, quando fu ucciso Pasolini. Peppino era un poeta popolare, cantava le... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/31/in-memoria-di-peppino-marotto/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Giovanna Marini</span></p>
<div style="text-align: justify;">
<p>da <span style="font-weight: bold;">il manifesto </span>di domenica 30 dicembre 2007</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/12/thumbnail_320_240_26288_marotto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1285" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/12/thumbnail_320_240_26288_marotto.jpg" alt="thumbnail_320_240_26288_marotto" width="173" height="240" /></a>«<span style="color: #000000;">Peppino Marotto ucciso nel suo paese Orgosolo</span>», così mi arriva la notizia. Peppino Marotto era un poeta, quando in un paese si uccidono i poeti vuol dire che quel paese è malato. L’Italia è sensibilmente malata dal 1975, quando fu ucciso Pasolini. Peppino era un poeta popolare, cantava le sue rime in ottava con il suo coro, non era un uomo qualsiasi, per me Peppino era un profeta, era un grande. La sua vita dedicata all’impegno politico, ancora ieri, ottantenne, saliva ogni giorno alla Camera del Lavoro di Orgosolo che possiamo proprio definire «la sua camera del Lavoro» e la teneva aperta, lì, tutto solo, per essere disponibile ai lavoratori che avessero qualche problema da esporgli, qualche denuncia da fare al proprio sindacato, qualche padrone prepotente e inadempiente. Peppino non si era mai tirato indietro di fronte alle lotte per la sua terra, per il lavoro, cantava la vita di Gramsci e al popolo insegnava i sentimenti. <span id="more-383"></span>«Peppino non era il cantore di una Sardegna passata, ha sempre cantato per la Sardegna del futuro» così mi dice Ivan Della Mea anche lui distrutto dalla notizia che ci è appena giunta, e per questo mondo del futuro era abituato Peppino, come tanti altri, a lottare. Insegnava ai giovani attraverso la sua poesia come si devono amare i grandi, come si deve riconoscere il valore di chi combatte per una vita giusta, contro la sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Peppino non è mai invecchiato nella sua testa, oggi seguiva i fatti politici del nostro paese e parlava dello stato del mondo con termini illuminati, fedeli al suo credo di vecchio comunista, che aveva subito riconosciuto l’importanza della nascita della democrazia in Italia, della costruzione del paese fatta a partire dalla Costituzione.<br />
L’importanza del sacrosanto valore della Resistenza in cui abbiamo tutti creduto educati proprio da persone come Peppino e gli altri grandi combattenti che stanno scomparendo purtroppo uno ad uno nel nostro malato paese. Malato perché è malata la vita dappertutto, per come nel mondo hanno vinto gli interessi delle multinazionali e quindi per come ha vinto, dovunque, lo sfacciato egoismo del singolo contro l’interesse dell’umanità . Peppino Marotto ha sempre lottato, l’hanno mandato al confino durante il fascismo e in carcere durante il governo di Scelba, sempre perché proclamava il suo credo e la sua ferma volontà nell’impedire che nel paese accadesse quello che accade adesso. La disgregazione degli ideali naturali dell’uomo, il lento progredire del male cioè dell’irreale contro il bene cioè la realtà. Con Peppino ho passato momenti magnifici, e mi ha insegnato sempre tanto. Abbiamo viaggiato e cantato insieme in Europa, era un fratello maggiore per me e un grande Maestro.<br />
Quando Peppino tornava verso casa, la sera, anche adesso, dopo una brutta bronchite che lo lasciava senza respiro, dalla sua Camera del Lavoro, lui ogni volta si fermava prima della salita verso casa dove un terrazzino, sorta di piccolo promontorio, permette di guardare tutta la valle su Ogliena, si fermava lì per ammirare la sua valle. Peppino aveva ottantadue anni, ottantadue anni di una vita militante, ricca di tanta sapienza e generosità, ma chi ha potuto anche solo pensare di uccidere un uomo simile? Ma dove stiamo vivendo? Ma che paese è l’Italia?<br />
I giovani non conoscono Peppino Marotto, da ora in poi sarà nostro dovere, di noi vecchi, dovere morale di farlo conoscere.</p>
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