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	<title>Vincenzo Santoro &#187; politiche culturali</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>L&#8217;impresa di fare cultura</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 13:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[politiche culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Riflessioni a margine della prima Conferenza nazionale dell’impresa culturale, promossa da Federculture e  tenutasi a L&#8217;Aquila il 5 luglio scorso dal Giornale delle Fondazioni del 18 luglio 2017 La Conferenza nazionale dell’impresa culturale, che si è tenuta nel capoluogo abruzzese il 5 luglio scorso, è stata un importante momento di confronto fra gli operatori del settore. L’evento, molto partecipato, ha fin... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/07/26/limpresa-di-fare-cultura/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/07/66445-impresa-culturale-kw0e-835x437ilsole24ore-web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2822" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/07/66445-impresa-culturale-kw0e-835x437ilsole24ore-web-300x157.jpg" alt="66445-impresa-culturale-kw0e-835x437ilsole24ore-web" width="300" height="157" /></a><span style="color: #993300;">Riflessioni a margine della prima Conferenza nazionale dell’impresa culturale, promossa da Federculture e  tenutasi a L&#8217;Aquila il 5 luglio </span></em><em><span style="color: #993300;">scorso</span></em></p>
<p>dal <a href="http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/focus-impresa-culturale-l%E2%80%99impresa-di-far-cultura">Giornale delle Fondazioni</a> del 18 luglio 2017</p>
<p>La Conferenza nazionale dell’impresa culturale, che si è tenuta nel capoluogo abruzzese il 5 luglio scorso, è stata un importante momento di confronto fra gli operatori del settore. L’evento, molto partecipato, ha fin dal titolo (<em>La cultura fa impresa</em>) affermato la tesi per cui <strong>le pratiche di gestione dei beni culturali </strong>(intesi nell’accezione più ampia del termine) <strong>che siano basate sul principio della “progettazione integrata” e che diano &#8211; sempre nel rispetto della tutela e conservazione dei beni &#8211; maggiore ruolo e protagonismo alla società civile e al privato (“sociale” e non) possano ottenere risultati significativi in termini di fruibilità dei beni per i cittadini e per i turisti e di ricadute economiche, dirette e indirette, per il territorio</strong>.<br />
Questo assunto è stato sviscerato dai numerosi relatori sia in termini teorici  sia attraverso l’illustrazione di sperimentazioni di successo, alcune delle quali meritoriamente selezionate dal premio <em>Cultura di gestione</em>, che, pur con tutte le difficoltà del caso, sono state in grado di produrre dei risultati di grande rilevanza anche in aree periferiche e complesse del nostro Paese.<br />
In molte occasioni al centro di queste esperienze positive ci sono i Comuni, che riescono a costruire processi virtuosi di sviluppo locale, coinvolgendo le forze migliori del territorio: alcuni interventi presentati alla Conferenza dell’Aquila hanno dimostrato esempi emblematici in tal senso, che riguardano piccoli centri quanto grandi città.<br />
Da questo punto di vista si può affermare che ormai, a livello territoriale, siano diffuse consapevolezza e larga condivisione delle tesi sostenute nell’iniziativa aquilana.<br />
Cito come esperienza personale anche il significativo successo del recente Avviso Pubblico del Mibact “Progettazione per la Cultura”, che ho seguito per l’Anci nelle azioni di affiancamento e di sostegno ai Comuni che ha attestato quanto la pratica della “progettazione culturale integrata e partecipata” sia ormai ampiamente accettata come via maestra per valorizzare il patrimonio culturale, in particolare quello “minore” e diffuso.<br />
Tale consapevolezza degli operatori e delle istituzioni territoriali non pare trovare però conforto – e questa è forse la principale criticità emersa a L’Aquila – nelle politiche degli enti nazionali e regionali, che solo in pochi casi sono stati in grado di mettere in campo, rispetto a simili processi di sviluppo, strategie di sostegno adeguate ed efficaci.<br />
Emblematiche in tal senso <strong>le difficoltà che sta incontrando l’attuazione della più importante misura a favore dell’“Industria culturale e creativa”</strong> degli ultimi anni, quella contenuta nel <strong>Programma Operativo Nazionale “Cultura e Sviluppo” FESR 2014-2020, i cui 114 milioni di dotazione finanziaria per i bandi di “Cultura Crea” sono stati finora utilizzati pochissimo (meno del 10% delle risorse finora impegnate)</strong>, anche a causa dei meccanismi, forse non del tutto adeguati, previsti per l’accesso ai bandi.<br />
<strong>Ulteriori criticità sono emerse dai diversi esempi recenti di beni pubblici messi in disponibilità del privato sociale per progetti di valorizzazione, che rischiano di non essere praticabili in assenza di un sostegno economico per le opere di restauro e di ristrutturazione </strong>necessarie e per l’avvio della gestione (sul modello, ad esempio, degli ottimi bandi della “Fondazione con il Sud”).<br />
Viceversa, <strong>a livello regionale</strong>, non può sfuggire come <strong>gran parte degli Avvisi pubblici promossi nell’ambito della nuova programmazione dei fondi europei abbiano al centro</strong>, sempre e comunque, <strong>il tema del recupero </strong>delle strutture storiche, dunque <strong>dei “contenitori”</strong>, ancora una volta <strong>senza una strategia territoriale coordinata</strong> e soprattutto senza che sia chiaro come poi queste strutture dovranno essere gestite per la pubblica fruizione.<br />
Per riuscire dunque ad esprimere tutto il suo notevole potenziale, questa sorta di “coalizione per la Cultura” riunitasi a L’Aquila dovrebbe forse riuscire a sviluppare una maggiore capacità di interlocuzione attiva con i decisori politici, soprattutto per quanto riguarda la messa in campo di strategie in grado di creare le condizioni migliori perché le “buone pratiche” possano diventare non le eccezioni sorprendenti da presentare ai convegni, ma le più diffuse modalità di gestione dei beni e delle attività culturali.</p>
<p><strong>Vincenzo Santoro</strong>, responsabile Dipartimento Cultura e Turismo, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.</p>
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		<title>Archivio sonoro: musica di tradizione della Puglia</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 13:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>
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		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Viviana Leo da www.musicaround.net n. 11/07 Presentazioni ufficiali per il progetto dell’archivio di musiche di tradizione in Puglia. Il 13 ottobre scorso a Bari, presso la biblioteca Nazionale ‘Sagarriga Visconti Volpi’, prestigiosi nomi della cultura hanno condotto un dibattito sull’importanza e la necessità della realizzazione dell’opera. Il problema che urge risolvere è quello della tutela di elementi preziosi che, senza... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/10/29/archivio-sonoro-musica-di-tradizione-della-puglia/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/10/29/archivio-sonoro-musica-di-tradizione-della-puglia/">Archivio sonoro: musica di tradizione della Puglia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: small;">di Viviana Leo da <a href="http://www.musicaround.net">www.musicaround.net</a> n. 11/07</span><br />
<span style="font-size: small;">Presentazioni ufficiali per il progetto dell’archivio di musiche di tradizione in Puglia. Il 13 ottobre scorso a Bari, presso la biblioteca Nazionale ‘Sagarriga Visconti Volpi’, prestigiosi nomi della cultura hanno condotto un dibattito sull’importanza e la necessità della realizzazione dell’opera. <span id="more-401"></span><br />
Il problema che urge risolvere è quello della tutela di elementi preziosi che, senza opportune cure, rischierebbe di deperire. Molto materiale di tradizione orale è, fortunatamente, stato raccolto da impavidi ricercatori che lo custodiscono con mezzi spesso di fortuna: «molti ricercatori privati, meriterebbero un archivio per conservare il loro materiale», afferma Silvia Godelli, Assessore alle attività culturali della regione Puglia. La trasformazione in realtà di un’impresa di tale portata, rappresenterebbe una profonda risorsa per il territorio, se si pensa soltanto alla moltitudine di figure professionali che potrebbero essere coinvolte nel progetto. Sostiene Luciano Scala, direttore generale Beni Librari e istituti culturali MiBAC, che «al momento non esiste la figura del bibliotecario musicale» su cui, si potrebbe aggiungere, le facoltà di Beni Culturali di tutto il territorio potrebbero investire, in modo più specifico, a livello di formazione.<br />
Il progetto è coordinato da Vincenzo Santoro, responsabile Ufficio Cultura ANCI, ed elaborato dall’associazione Altrosud, d’intesa con il Ministero per i Beni Culturali e la Regione Puglia.<br />
Salvaguardare il patrimonio immateriale è stato il dictat che ha animato il dibattito culturale. «La regione Puglia &#8211; afferma Santoro &#8211; è la prima che mette in campo risposte su questi temi dopo la ratifica, circa un mese fa, della Convenzione Unesco da parte dell’Italia. In Puglia -continua- si è fatta una buona politica di valorizzazione, ma non di tutela». Sarà forse arrivato davvero il momento di cambiare le sorti di tutti quei supporti audio che rischiano di marcire negli scaffali impolverati di chi vorrebbe, ma non può, e molto spesso non sa, come salvarli da morte sicura? Sembra proprio di si.<br />
L’idea è quella di una biblioteca e discoteca specifica sulla musica di tradizione pugliese che prevede la costituzione di un archivio in cui debbano confluire le registrazioni private. Saranno allestiti tre ambienti: «uno, il più importante, conterrà un grande computer, un enorme database, in cui saranno riversati tutti i materiali acquisiti, catalogati e consegnati nel tempo. Un ‘cervello elettronico’ con una serie di terminali collegati e accessibili agli utenti. Il tutto sarà completato da sale d’ascolto con cuffie, biblioteche dotate anche di materiali fotografici e video. Le informazioni saranno acquisite direttamente in loco o collegandosi ad un sito internet che proporrà anche veri e propri percorsi tematici» (1) i quali consentiranno all’utente di connettersi con accesso remoto ed essere guidato, in modo studiato, alla scoperta delle meraviglie sonore.<br />
Un’idea che aveva in sé alcune di queste componenti fu proposta già una decina di anni fa, con la creazione dell’Istituto Diego Carpitella a Melpignano (Le). In tempi non sospetti Maurizio Agamennone, etnomusicologo, definiva quelli che sarebbero dovuti essere gli obiettivi. Testuali le sue parole: «il profilo teorico adottato per le attività […] consiste nell’associare esperienze e competenze diverse (scientifiche, artistiche, amministrative, organizzative) allo scopo di documentare quanto avviene nell’area delle culture popolari […]» (2). Discorsi questi, che lasciavano presagire qualcosa di molto positivo, ma che il corso degli eventi ha trascinato in un turbine che ha fatto perdere per strada tanti buoni propositi. Agamennone, uno degli ideatori dell’istituto Diego Carpitella, riconosce che «a differenza del ‘97/’98 c’è oggi una prospettiva diversa: la collaborazione tra enti diversi rende più isolata e difficile la possibilità di tornare sui propri passi».<br />
Si spera che finalmente sia arrivato il momento. Il passo più importante è stato fatto: le istituzioni hanno riconosciuto la rilevanza del problema e l’entità della ricchezza che l’attuazione di un simile progetto apporterebbe al territorio. Aver dato dignità al patrimonio immateriale, vuol dire aver fatto una parte del lavoro.<br />
L’archivio, per definizione, nasce con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per gli studiosi, i quali possono attingere direttamente alle fonti; per la comunità locale, che rinsalda il suo carattere identitario; per chi vuole proporre nuove linee di studio e eventi culturali legati a questo patrimonio. L’auspicio, ora, è quello di censire, catalogare con criteri standard e ordinare in un unico contesto il materiale reperito, al fine di renderlo fruibile all’utenza, nel più semplice dei modi.<br />
Tra gli archivi sonori più importanti, a livello nazionale, sono oggi la Discoteca di Stato, nata nel 1928, (anche se il primo fondo si costituì già nel 1924) e voluta da Vittorio Emanuele III, allo scopo di «raccogliere e conservare per le future generazioni la viva voce dei cittadini italiani, che in tutti i campi abbiano illustrata la Patria e se ne siano resi benemeriti» (3), e l’archivio nazionale di S. Cecilia. Sulla scia di queste iniziative, altre regioni, sebbene solo da pochi decenni, hanno lavorato alla realizzazione di archivi locali che conservassero il loro patrimonio intangibile.<br />
Finalmente possiamo dire che tra non molto – i lavori infatti cominceranno nel 2008 – anche la regione Puglia avrà una banca ufficiale in cui custodire i propri tesori. Sembra che finalmente una breccia sia stata aperta. Sembra che finalmente sia arrivata aria nuova da respirare nell’ambito delle politiche culturali. Ora si spera ora che il tempo passi in fretta… e che i lavori inizino presto! </span></p>
<p>Note<br />
(1)<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Un-archiviodigitale-salvera-50-anni-di-musica-pugliese/1814508 ">http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Un-archiviodigitale-salvera-50-anni-di-musica-pugliese/1814508 </a><br />
(2) M. Agamennone e G. Salvatore, Il 24 agosto 1999. <em>Il ritorno della Taranta</em>, in Melissi n°1, Lecce, 1999.<br />
(3) Regio decreto-legge 10 agosto 1928, n. 2223. <a href="http://www.dds.it">www.dds.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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