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	<title>Vincenzo Santoro &#187; zampogna</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>La zampogna rinasce</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 13:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 31 marzo 2011 Il prossimo 19 aprile, nello storico teatro del Bolscioj di Mosca, si esibirà il Neapolis Ensemble, un gruppo che propone una rilettura dei repertori tradizionali meridionali raffinata e colta. Uno dei punti di forza del gruppo è costituito dalla presenza della zampogna, anzi, di vari tipi di zampogne, suonate da... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/03/31/la-zampogna-rinasce/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: large;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: large;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro </strong></span></span></span>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it"><strong>Il Paese Nuovo</strong></a> del 31 marzo 2011<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/Fabbi_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1804" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/Fabbi_1-199x300.jpg" alt="Fabbi_1" width="199" height="300" /></a></p>
<p>Il prossimo 19 aprile, nello storico teatro del Bolscioj di Mosca, si esibirà il <span style="color: #ff0000;"><strong>Neapolis Ensemble</strong></span>, un gruppo che propone una rilettura dei repertori tradizionali meridionali raffinata e colta. Uno dei punti di forza del gruppo è costituito dalla presenza della zampogna, anzi, di vari tipi di zampogne, suonate da un giovane ma profondo conoscitore nonché virtuoso dello strumento, <strong>Alessandro Mazziotti</strong>.</p>
<p>Mazziotti, di origine laziale, collabora con diverse formazioni, che in questi mesi stanno portando la musica e gli strumenti tradizionali italiani in prestigiosi festival internazionali quali il Festival delle Fiandre in <strong>Belgio</strong>, il Festival International de Musique di <strong>Strasburgo</strong> (Francia) e teatri di altissimo livello nel mondo quali appunto il Bolscioj e la Filarmonica di <strong>Colonia</strong> (Germania). Con la sua instancabile attività di musicista, ricercatore e “militante” culturale (di cui si può trovare traccia nel bel sito <a href="http://www.suonidellaterra.com">www.suonidellaterra.com</a> ) è uno dei protagonisti principali del ritorno di interesse che sta riguardando questo strumento.</p>
<p>Come è noto, la zampogna è uno strumento musicale molto <span id="more-182"></span>antico, diffuso nelle aree montane del Centro-Sud della Penisola, dal <strong>Lazio</strong> alla <strong>Sicilia</strong>. È una consuetudine molto radicata quella che vede gli zampognari arrivare nei centri abitati durante il periodo natalizio ad eseguire le Novene e altri canti religiosi; per questa ragione, molti pensano che la zampogna si utilizzi esclusivamente durante tale periodo. In realtà, nonostante vedere la zampogna o sentirne il suono evochi immediatamente un’atmosfera natalizia, lo strumento viene suonato durante tutto l’arco dell’anno e possiede un repertorio sia sacro che profano utilizzato in moltissime occasioni festive o relative a importanti momenti della vita delle comunità rurali, quali ad esempio il carnevale, i matrimoni, l’uccisione del maiale, ecc&#8230;</p>
<p>Il repertorio è costituito prevalentemente da suonate piuttosto veloci che accompagnano danze tradizionali come il saltarello, la tarantella, la ballarella, le marcette, da suonate lente quali pastorali, balli lenti, serenate, accompagnamento al canto e, talvolta, per le occasioni rituali e cerimoniali, come la “sonata per la sposa” o le processioni per l’accompagnamento del Santo.</p>
<p>In Italia sono presenti 24 “aerofoni a sacco” (questo il nome tecnico della zampogna) a due canne modulabili. Di queste, 9 sono tuttora presenti nel <strong>Lazio</strong>. E proprio alle permanenze dell’uso delle zampogne in questa regione italiana è dedicato il bel DVD “<span style="color: #993300;"><strong>L’abbraccio di Zefiro</strong></span>”, che <strong>Alessandro Mazziotti</strong> ha recentemente realizzato con la collaborazione di <strong>Bruno Sorani</strong>.</p>
<p>Il lavoro, arricchito da molti filmati inediti e da interviste con suonatori tradizionali, documenta in maniera rigorosa ed esaustiva la tradizione zampognara della regione, con i centri di costruzione, le tecniche costruttive, i suonatori e i repertori di Roma e della campagna romana, della <strong>Valle dell’Aniene</strong>, dei <strong>Monti Lucretili</strong>, dell&#8217;<strong>Alta Sabina</strong>, della <strong>Ciociaria</strong> e del <strong>Lazio Meridionale</strong>.</p>
<p>Di particolare interesse l’analisi che vene condotta sui nuovi percorsi di uso e fruizione di questo strumento, con particolare riferimento alla nascita di alcune nuove botteghe di costruzione, gestite da giovani che riprendono un’arte che stava per scomparire definitivamente. Pratiche che coinvolgono sempre più non solo i pastori e le comunità rurali e della montagna, ma anche nuovi appassionati metropolitani.</p>
<p>Singolarmente, la più importante e attiva “scuola” di zampogna oggi esistente nel Lazio – gestita proprio da Alessandro Mazziotti &#8211; si trova nel cuore della Capitale, presso la sede del <a href="http://www.circologiannibosio.it"><span style="color: #ff0000;"><strong>Circolo “Gianni Bosio”</strong></span></a>, storico luogo di riflessione e intervento sulle culture popolari, il cui presidente è l’americanista e storico orale <strong>Alessandro Portelli</strong>, che viene intervistato alla fine del DVD. E gli allievi? Dipendenti della pubblica amministrazione, professionisti, insegnanti e… un generale dell’esercito.</p>
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		<title>La rinascita della zampogna</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 07:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ANCI]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, dicembre 2010 La zampogna è uno strumento musicale molto antico, diffuso nelle aree montane del Centro-Sud della Penisola, dal Lazio alla Sicilia. È una consuetudine molto radicata quella che vede gli zampognari arrivare nei centri abitati durante il periodo natalizio ad eseguire le Novene e altri canti religiosi; per questa ragione, molti pensano che la... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/31/la-rinascita-della-zampogna/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/31/la-rinascita-della-zampogna/">La rinascita della zampogna</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span> da <strong>Anci Rivista</strong>, dicembre 2010</span></span><br />
<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/zefiro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1762" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/zefiro-205x300.jpg" alt="zefiro" width="205" height="300" /></a></p>
<p>La <span style="color: #993300;"><strong>zampogna</strong></span> è uno strumento musicale molto antico, diffuso nelle aree montane del Centro-Sud della Penisola, dal Lazio alla Sicilia. È una consuetudine molto radicata quella che vede gli zampognari arrivare nei centri abitati durante il periodo natalizio ad eseguire le Novene e altri canti religiosi; per questa ragione, molti pensano che la zampogna si utilizzi esclusivamente durante questo periodo. In realtà, nonostante vedere la zampogna o sentirne il suono evochi immediatamente un’atmosfera natalizia, lo strumento viene suonato durante tutto l’arco dell’anno e possiede un repertorio sia sacro che profano utilizzato in moltissime occasioni festive o relative a importanti momenti della vita delle comunità rurali, quali ad esempio il carnevale, i matrimoni, l’uccisione del maiale, ecc..</p>
<p>Il repertorio è costituito prevalentemente da suonate piuttosto veloci che accompagnano danze tradizionali come il saltarello, la tarantella, la ballarella, le marcette, da suonate lente quali pastorali, balli lenti, serenate, accompagnamento al canto e, talvolta, per le occasioni rituali e cerimoniali, come la “sonata per la sposa” o le processioni per l’accompagnamento del Santo.</p>
<p>Dal punto di vista tecnico, la sua particolarità consiste nell’emettere un suono continuo, grazie alla riserva d’aria contenuta in una sacca di accumulo, un otre di pelle di capra o di pecora intera. Tale sacca è gonfiata dal suonatore attraverso una canna di legno detta insufflatore ed è munita di una valvola di non ritorno, che fa sì che l’aria sia convogliata dalla pressione del braccio che comprime il sacco nelle canne: sempre due, quella destra per la melodia, quella sinistra per l’accompagnamento e nei bordoni.</p>
<p>In Italia sono presenti 24 “aerofoni a sacco” (questo il nome tecnico della zampogna) a due canne modulabili. Di queste, 9 sono tuttora presenti nel Lazio. E proprio alle permanenze dell’uso delle zampogne in questa regione italiana è dedicato il bel DVD <span style="color: #993300;"><em><strong>L’abbraccio di Zefiro</strong></em></span>, realizzato a cura di Alessandro Mazziotti <span id="more-196"></span>&#8211; giovane ma profondo conoscitore nonché virtuoso suonatore dello strumento &#8211; con la collaborazione di Bruno Sorani, e prodotto dalla Cooperativa Sociale Montefortino arl di Artena (Rm).</p>
<p>Il lavoro, arricchito da molti filmati inediti e da interviste con suonatori tradizionali, documenta in maniera rigorosa ed esaustiva la tradizione zampognara della regione, con i centri di costruzione, le tecniche costruttive, i suonatori e i repertori di Roma e della campagna romana, della Valle dell’Aniene, dei Monti Lucretili, dell-Alta Sabina, della Ciociaria e del Lazio Meridionale.</p>
<p>Di particolare interesse l’analisi che vene condotta sui nuovi percorsi di uso e fruizione di questo strumento, che coinvolge sempre più non solo i pastori e le comunità rurali e della montagna, ma anche nuovi appassionati metropolitani. Di fatto, la più importante e attiva “scuola” di zampogna oggi esistente nel Lazio si trova nel cuore della Capitale, presso la sede del Circolo “G. Bosio” nei pressi del Portico D’Ottavia.</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F31%2Fla-rinascita-della-zampogna%2F&amp;linkname=La%20rinascita%20della%20zampogna" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F31%2Fla-rinascita-della-zampogna%2F&amp;linkname=La%20rinascita%20della%20zampogna" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F31%2Fla-rinascita-della-zampogna%2F&amp;linkname=La%20rinascita%20della%20zampogna" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F31%2Fla-rinascita-della-zampogna%2F&amp;linkname=La%20rinascita%20della%20zampogna" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F31%2Fla-rinascita-della-zampogna%2F&amp;linkname=La%20rinascita%20della%20zampogna" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F31%2Fla-rinascita-della-zampogna%2F&amp;title=La%20rinascita%20della%20zampogna" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/31/la-rinascita-della-zampogna/">La rinascita della zampogna</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Qua la zampogna</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 17:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[il Foglio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Era goffo, lugubre e un po&#8217; da sfigati. Ora è diventato uno degli strumenti più amati in circolazione di Marianna Rizzini dal Foglio del 24 dicembre 2009 Tu scendi dalle stelle, ed è folla da concerto rock. Accade, da qualche anno, che la zampogna riempia le sale come non mai, forse sull’onda del fascino profuso dalla musica popolare tra le... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/12/25/qua-la-zampogna/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>Era goffo, lugubre e un po&#8217; da sfigati. Ora è diventato uno degli strumenti più amati in circolazione</em></span></p>
<p>di <strong>Marianna Rizzini</strong></p>
<p>dal Foglio del 24 dicembre 2009</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/12/pollino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1544" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/12/pollino-300x225.jpg" alt="pollino" width="300" height="225" /></a>Tu scendi dalle stelle, ed è folla da concerto rock. Accade, da qualche anno, che la zampogna riempia le sale come non mai, forse sull’onda del fascino profuso dalla musica popolare tra le folle euforiche nelle piazze d’agosto (dici “notte della taranta” e immediatamente arriva un coro di “stupendo”, “meraviglioso”, “magico”, “ipnotico”, “irresistibile”). Accade che la zampogna abbia nuovi adepti, nuovi suonatori, nuovi costruttori, una rivista, un festival, alcuni nemici animalisti (per via della pelle di capra usata per la costruzione dello strumento) e soprattutto un maestro di riferimento, Ambrogio Sparagna, etnomusicologo, polistrumentista e direttore dell’Orchestra popolare dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Accade tutto questo,<span id="more-278"></span> ed è la fine dell’associazione di idee “zampogna uguale castagna uguale strada uguale moneta che cade nel piattino dello zampognaro per gentile offerta del passante” – cioè la prima sequela di pensieri che scorre nella testa quando si sente dire “zampogna” o quando, in un giorno di dicembre, con un carico di pacchi e cartocci in mano, si ode l’antico, tremulo suono per le vie del centro, ingombre di luminarie rosse.</span></p>
<p>Epperò la zampogna à-la-page di oggi – affiancata da voci note (da Peppe Servillo a Simone Cristicchi), adorata da Giovanni Lindo Ferretti, regina del concerto “La Chiarastella” (diretto da Sparagna, all’Auditorium, il 5 e il 6 gennaio prossimi) – non è diversa dallo strumento che figurava al collo dell’omino del presepe. C’era sempre un omino anonimo con zampogna, nel presepe, e c’era sempre un nonno che diceva di metterlo tra l’ultimo re magio e il primo batuffolo di finta neve attorno alla capanna di Betlemme. Chi era quell’omino?, ci si chiedeva senza avere risposta. Oggi, parlando con Sparagna, l’omino viene restituito, pian piano, alla sua storia.</p>
<p>Veniva dal vicino oriente, in origine, lo zampognaro. Conquistava con le sue note l’antica Roma (dove si suonava l’utriculus, e dove Nerone, pare, si dilettava con zampogne antesignane). Lo zampognaro era il pastore errante che suonando viaggiava dentro se stesso, si smarriva e si ritrovava diverso. Era un contemplatore di stelle e di pensieri, un pifferaio magico della transumanza (la zampogna, pare, richiamava all’ordine il gregge). Era un attore di esercizi spirituali ante-litteram, un mistico camminatore – perché mistico era ed è il suono della zampogna: senza pause, corporeo nella sua creazione e nella sua emissione, adatto ai grandi spazi e alla vera solitudine. Lo zampognaro, al contrario del cantastorie-suonatore di organetto, facilmente suonava isolato. Non è stato da subito il “concertista” da strada del periodo dell’Avvento. Né da subito animava le “novene”, i rituali paraliturgici prenatalizi fatti di canti e zampognari che, tra il sedici e il ventiquattro dicembre, arrivano all’alba davanti alle case dove si fa il presepe. Le novene, come gli zampognari dell’immaginario collettivo, devono la loro fama a Napoli, anzi al Regno di Napoli, dice Ambrogio Sparagna all’interlutore non esperto che non sa distinguere una zampogna da una cornamusa e da una piva. Motivo per cui il maestro, tanto per cominciare, spiega all’interlocutore “che sono tutti aerofoni a sacco”, solo che la cornamusa, più nordica, ha un’unica canna come la sua bergamasca “cugina” (la piva), mentre la zampogna, più meridionale, ne ha due. Al Regno di Napoli ci si arriva subito dopo, perché non furono cornamuse ma un’enorme zampogna gigante, a metà Settecento, a fare da volano alle preghiere cantate dell’avvocato-prelato Alfonso Maria de’ Liguori. Funzionava così: Alfonso Maria de’ Liguori raggruppava i lazzari in piccoli gruppi di preghiera, le cosiddette “cappelle serotine”, e faceva cantare semplici canzoni spirituali accompagnate dal suono grave della “zampogna gigante”, suono poi cercato e imitato nella composizione delle pastorali per organo. Se i lazzari impararono così i fondamenti del cristianesimo, Alfonso Maria de’ Liguori consegnò alla storia il canto “Tu scendi dalle stelle”, pubblicato e diffuso su tutto il territorio nazionale nella seconda metà del Settecento, tanto da arrivare fino alle scuole medie dell’Italia unita, più di due secoli dopo, storpiato sotto Natale da eserciti di suonatori scadenti, muniti di stridentissimi flauti di plastica (il maestro Sparagna evidentemente non si spaventa, e in questi giorni insegna ai ragazzi della scuola media di Ferentino i primi rudimenti della disciplina “coro con zampogna”).</p>
<p>La zampogna gigante, dal canto suo, è finita in scena negli spettacoli di Sparagna, anche se è alta circa due metri, e la cosa non stupisce chi ha visto almeno una volta il maestro sul palco: che sia taranta o zampogna o “litania” (così si chiamava il lavoro sulla musica sacra fatto da Sparagna con Giovanni Lindo Ferretti), Sparagna sprigiona energia, balza, cammina, si piega, si solleva, scatta, si ripiega, chiude gli occhi, dà con gli occhi il tempo a tutta l’orchestra – e qualsiasi strumento abbia in mano, dall’organetto alla zampogna, fa in modo di rendere leggera, agli occhi altrui, la fatica di suonarlo. Accanto a lui, nelle sue orchestre, ci sono ragazzi curiosi di musica trovati nei paesi e nelle campagne, tolti dai bar, dai muretti e dalla noia, assunti per prova e tenuti per sempre a suonare organetti, zampogne, conchiglie. Poi ci sono gli “alberi di suoni”, musicisti-costruttori. Molti di loro, racconta il maestro, hanno appreso e affinato l’arte della zampogna dal nonno. Altri si sono appassionati pur senza aver un antenato suonatore. Gli zampognari leader dell’orchestra di Sparagnasono molto giovani e molto sperimentatori. Marco Tomassi da Cassino, già ingegnere alla Fiat, cerca di applicare nuovi parametri scientifico-tecnologici al metodo tradizionale di costruzione della zampogna, basato su parametri empirici che non riparano sufficientemente dalla consunzione (prodromo di “stonature” e “opacità”). Antonio Vasta da Barcellona Pozzo di Gotto porta</p>
<p>alla zampogna la sperimentazione musicale della natìa Sicilia. Veronica Cianciaruso da Chiasso, Svizzera italiana, ha preso dal padre l’amore per uno strumento che divenne celebre anche nel Canton Ticino grazie a suonatori questuanti in cerca di valuta pregiata.</p>
<p>Messa sotto osservazione da musicisti che ne rilanciano il repertorio pur cercando di renderlo più duttile, la zampogna, dice Ambrogio Sparagna, conserva l’aspetto e il suono che ha in braccio allo zampognaro tipico, l’uomo con il cappello che si aggira per la città prima di Natale, vestito con il costume tradizionale, concentrato e impermeabile al vociare esterno, quasi un tutt’uno con quella specie di capra che tiene tra le braccia. “Capra che canta”, così i vecchi zampognari chiamavano la zampogna con allusione all’“otre”, la sacca in cui si immette l’aria, fatta appunto di pelle di capra. Gli zampognari, in tempi recenti di revival della zampogna, hanno fatto subito notare agli animalisti che il modello alternativo suggerito dagli animalisti medesimi – in “copertone” di gomma con rivestimento in finta pelle – rischiava, alla lunga, di divenire tossico per il suonatore. E chissà se la precisazione ha infine placato gli animi degli amici della fauna da pascolo.</p>
<p>D’altronde Sparagna è abituato alle contestazioni – gli capitò anche negli anni Settanta, quando, fresco di studi di etnomusicologia, fondò a Roma la prima scuola di musica popolare, attirandosi le critiche dei ribelli antiborghesi duri e puri, convinti che l’industria musicale si dovesse contestare anche ridando la tradizione ai “compagni contadini e operai” (a suon di canti di lotta e di lavoro). Sparagna fece notare che la tradizione c’era, sì, ma era ricca soprattutto di canti legati alla tradizione religiosa. Non che il maestro piacesse al volo a tutti gli uomini di chiesa. A volte, ha detto in un’intervista alla rivista 30 giorni, ha riscontrato “diffidenza”: “La mondanizzazione contagia il ceto ecclesiastico… e così quando si organizza una manifestazione musicale o un concerto si invitano i divi pop-rock del momento… di fatto si fa avvizzire una ricchezza che è frutto della comunità cristiana che ci ha preceduti nei secoli… le zampogne dei pastori sono un organo portatile che ha dato solennità a tante celebrazioni religiose. E poi, mi viene da dire, a Betlemme c’era sì il sublime canto degli angeli ma anche quello umile e gioioso dei poveri pastori… i canti che dirigo, suono e canto in concerto è come se portassero la firma di quei semplici testimoni del fatto del Natale”. Magari poi “si vanno a cercare i gospel”, era la conclusione del maestro, “mentre in casa abbiamo questi tesori inestimabili… E’ come il buon vino paragonato alla Coca Cola, con tutto il rispetto”. Se gli si chiede perché sia andato a recuperare con tanto incaponimento la zampogna, Ambrogio Sparagna, che è stato anche consulente dell’ex ministro della Cultura Francesco Rutelli per la musica popolare, parla di “sinfonicità” spontanea dello strumento. E’ una citazione, dice, da Hector Berlioz. Pare infatti che il grande musicista, arrivando da studente di musica a Roma, a inizio Ottocento, fosse rimasto talmente colpito dai concerti natalizi degli zampognari da decidere di seguirli per un mese intero, su per le montagne d’Abruzzo, nel gelo dell’inverno, per carpire i segreti delle armonie tramandate da quegli uomini un po’ zingari un po’ “bardi girovaghi”, come li chiamava Giuseppe Gioacchino Belli. “Dopo allegri e piacevoli ritornelli a lungo ripetuti”, scriveva Berlioz, “una preghiera lenta, grave, dal tono tutto patriarcale, viene a terminare degnamente l’ingenua sinfonia. Da vicino il suono è così forte che lo si può appena sopportare, ma a una certa distanza questa singolare orchestra produce un effetto delizioso, commovente, poetico, al quale anche le persone meno suscettibili di provare simili impressioni non possono rimanere insensibili”.</p>
<p>Prima e dopo Berlioz, chissà perché, la zampogna ha avuto fama di strumento goffo e lugubre – i detti popolari pullulano di gambe “grosse come zampogne”, gente che russa “come una zampogna”, “pive nel sacco” che sottolineano delusioni e disillusioni. Lo zampognaro è stato spesso visto come la prova inconfutabile del freddo che avanza in uno scenario grigionero da “Nightmare before Christmas”. La zampogna di Sparagna salta oltre questo immaginario di mestizia, torna diretta all’iconografia del presepe nel deserto del pastore errante e sorride a Gianni Rodari – che da fan dello zampognaro così lo onorò: “Se comandasse lo zampognaro che scende per il viale, sai cosa direbbe il giorno di Natale? ‘Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d’oro e d’argento’”.</p>
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