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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Andrej Longo</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Un nuovo romanzo &#8220;pizzicato&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 13:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro 8 giugno 2011 Il 15 giugno prossimo uscirà per la raffinata casa editrice Adelphi il nuovo romanzo di Andrej Longo, Lu campo di girasoli. Dal risvolto di copertina si evince chiaramente che si tratta di un libro &#8211; scritto peraltro da un non salentino &#8211; che usa il Salento &#8220;pizzicato&#8221; come scenario ideale, come luogo dell&#8217;immaginario. L&#8217;ultimo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/09/08/un-nuovo-romanzo-pizzicato/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Vincenzo Santoro</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">8 giugno 2011</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il 15 giugno prossimo uscirà per la raffinata casa editrice Adelphi il nuovo romanzo di <strong>Andrej Longo</strong>, <strong><span style="color: #993300;"><em>Lu campo di girasoli</em></span></strong>. Dal risvolto di copertina si evince chiaramente che si tratta di un libro &#8211; scritto peraltro da un non salentino &#8211; che usa il Salento &#8220;pizzicato&#8221; come scenario ideale, come luogo dell&#8217;immaginario. L&#8217;ultimo di una lunga serie, dopo <span style="color: #ff0000;"><em><strong>Delle volte il vento</strong></em></span>, della bolognese <strong>Milena Magnani</strong> (Vallecchi 1996), <em><strong><span style="color: #ff0000;">Otranto</span></strong></em> di <strong>Roberto Cotroneo</strong> (Mondadori 1997), <span style="color: #ff0000;"><em><strong>Casa rossa</strong></em></span> di <strong>Francesca Marciano</strong> (Longanesi 2003), <em><strong><span style="color: #ff0000;">Rosso taranta</span></strong></em>, di <strong>Angelo Morino</strong> (Sellerio 2006), <span style="color: #ff0000;"><em><strong>I</strong></em><em><strong>l bacio della tarantola</strong></em></span> di Giovanna Bandini (Newton Compton 2006) e infine <span style="color: #ff0000;"><em><strong>Metti il diavolo a ballare</strong></em></span> (Einaudi 2009) della musicista napoletana <strong>Teresa De Sio</strong>, e anche, su un piano un po&#8217; diverso, l&#8217;intenso <span style="color: #ff0000;"><em><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/">Ternitti</a> </strong></em></span>di <strong>Mario Desiati</strong>, edito  pochi mesi fa da Mondadori (per citare solo i più importanti). Su questo fenomeno, a mio avviso così singolare e interessante, ho dedicato un apposito capitolo del mio saggio <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/01/28/il-ritorno-della-taranta/"><em>Il ritorno della taranta</em></a> (che dovrò presto aggiornare, visto il ritmo delle nuove uscite), nonché un articolo pubblicato sulla rivista Coolclub (<em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/07/02/la-puglia-immaginata-una-regione-scritta-da-altrove/">La Puglia immaginata. Una regione scritta da altrove</a></em>).</span><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> Vedremo che sorprese ci riserva il romanzo di Longo.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/09/lcdg2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1887" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/09/lcdg2.jpg" alt="lcdg2" width="158" height="240" /></a>Andrej Longo</span></strong></p>
<p><span style="color: #993300;"><em><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Lu campo di girasoli</span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il primo sorriso Caterina e Lorenzo se l’erano scambiato al ‘party’ del sindaco – «Ca lu chiamava party picché faceva cchiù moderno. E cu lu modernamiento isso s’era vinciuto li votazioni». Era da un pezzo che Lorenzo teneva nel cuore quella malattia, ma aveva cercato di non pensarci: perché sulla «vuaglioncella» aveva messo gli occhi Rancio Fellone, il figlio dell’uomo più ricco del paese, e lui, Lorenzo, era solo il nipote dello scarparo: «Pirciò aviva deciso ca Caterina se l’aviva levare da la capa». Poi, quella sera, lei lo aveva guardato, e non aveva smesso di guardarlo mentre lui suonava la tammorra come mai prima. E da allora si erano visti di nascosto, ogni domenica mattina, al mare. Ma Rancio Fellone sapeva: e aveva deciso di vendicarsi, e insieme di togliersi quel «vulìo». Così, il giorno della festa di San Vito, mentre sulla piazza del paese tutti si preparavano a scatenarsi nella pizzica<span id="more-154"></span>, Rancio Fellone, insieme ai suoi degni compari Cicciariello e Capa di Ciuccio, aveva aspettato i due ragazzi nel campo di girasoli dove si erano dati appuntamento. E la cosa sarebbe finita male se non lontano da quello stesso campo non si fossero fermati, dopo aver goffamente svaligiato un banco lotto, due rapinatori improvvisati: Dummenico, un operaio disoccupato, e il Professore, uno di quelli che ancora credevano alla solidarietà, al popolo e alla rivoluzione proletaria. Saranno questi due «angeli con la pistola» (comprata, peraltro, in un negozio di giocattoli) il deus ex machina della vicenda – da cui, proprio come in un film di Frank Capra, i buoni usciranno vincitori e i cattivi sconfitti. Per raccontarci questa insolita «fiaba nera», che ha come sfondo un Sud affocato e sanguigno, Andrej Longo si è inventato una lingua che non si identifica con nessuno dei dialetti del Meridione, ma ne contamina più di uno: il risultato è un impasto efficace ed espressivo, vivace e ricco di tutti i colori, i suoni e i sapori dell’estate mediterranea: dal giallo acceso dei girasoli al richiamo ossessivo e quasi minaccioso della tammorra, al gusto forte e deciso del vino Primitivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Una interessante articolo, uscito sul Venerdì di Repubblica del 10 giugno 2011, si può trovare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/">Ho scritto un libro in dialetto. Anzi, in cinque o sei</a></span></p>
</div>
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		<title>La Puglia immaginata. Una regione scritta da altrove</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 06:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Coolclub.it n. 63 di aprile 2010 (Puglia sopra le righe) Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli scrittori pugliesi che si sono imposti alla ribalta nazionale, arrivando a pubblicare anche per case editrici importanti. Occorre tener presente però che, in molti casi, questi scrittori vivono ormai da anni (a volte da moltissimi anni) fuori dalla Puglia,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/07/02/la-puglia-immaginata-una-regione-scritta-da-altrove/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Vincenzo Santoro</strong></span></p>
<p>da Coolclub.it n. 63 di aprile 2010 (<em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/02/23/puglia-sopra-le-righe/">Puglia sopra le righe</a></em>)</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/07/mdab.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1838" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/07/mdab-300x297.jpg" alt="mdab" width="300" height="297" /></a>Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli scrittori pugliesi che si sono imposti alla ribalta nazionale, arrivando a pubblicare anche per case editrici importanti. Occorre tener presente però che, in molti casi, questi scrittori vivono ormai da anni (a volte da moltissimi anni) fuori dalla Puglia, per cui forse la categoria di “scrittore pugliese” andrebbe usata con più cautela.</p>
<p>Uno sguardo alla Puglia come nuova location di un certo immaginario letterario non può però a mio avviso prescindere da un altro fenomeno, che riguarda invece numerosi scrittori che, pur non pugliesi, hanno scelto la nostra regione – che è diventata per loro quasi una “seconda patria”, e in cui risiedono per lunghi periodi dell’anno -, per ambientare le loro opere. Questo fenomeno riguarda soprattutto il Salento che pare essere diventato un vero e proprio “scenario ideale” per romanzi, ma anche per opere teatrali, film, fiction televisive. In molti casi, questa produzione letteraria si muove in parallelo con la tumultuosa “rinascita della pizzica” degli ultimi anni, per cui le opere di questi scrittori, singolarmente, fanno in vario modo riferimento proprio al “Salento pizzicato”, con i suoi luoghi, i suoi protagonisti e i suoi riti<span id="more-171"></span>.</p>
<p>A voler dare una parziale rassegna, possiamo cominciare, in ordine cronologico, dal romanzo <span style="color: #ff0000;"><em>Delle volte il vento</em></span>, della bolognese <strong>Milena Magnani </strong>(Vallecchi 1996), ambientato a Otranto, nel periodo di maggiore intensità degli sbarchi dei “migranti”, che descrive, attraverso la storia di un’amicizia difficile tra una donna del posto e un’“albanese”, le conseguenze dello sradicamento e dell’esilio forzato. Nei dialoghi troviamo spesso l’uso del dialetto salentino e nella narrazione sono continui i riferimenti ad elementi della cultura popolare locale.</p>
<p>Sempre sulla città adriatica, non si può non citare <span style="color: #ff0000;"><em>Otranto</em></span> di <strong>Roberto Cotroneo</strong> (Mondadori 1997), scrittore che ha col Salento e con la città idruntina un legame speciale. Il libro, chiaramente debitore verso <em>L’ora di tutti</em> di <strong>Maria Corti</strong>, descrive Otranto come una città onirica, metafisica, carica della presenza costante delle memorie dei tragici avvenimenti che vi si sono svolti.</p>
<p>L’ambientazione salentina e le suggestioni del tarantismo le troviamo successivamente in <span style="color: #ff0000;"><em>Casa rossa</em></span> di <strong>Francesca Marciano</strong> (Longanesi 2003), complesso affresco narrativo che attraversa la storia italiana dagli anni ’30 ai giorni nostri, ambientato tra Roma, New York e la Casa Rossa della famiglia della protagonista, situata nel Sud Salento. Il libro contiene numerosi riferirapia domiciliare di una tarantata, ambientata negli anni ’50, chiaramente ispirata alle descrizioni demartiniane.</p>
<p>Il testo più spiazzante fra quelli da noi considerati è certamente <span style="color: #ff0000;"><em>Rosso taranta</em></span>, di <strong>Angelo Morino</strong> (Sellerio 2006), in cui l’autore rilegge, ancora una volta, La terra del rimorso, e, contemporaneamente, dopo una visita nel Salento nel giugno del 2001, ripercorre in prima persona le tappe della ricerca dell’etnologo napoletano, riportando lo svolgimento del suo viaggio in una sorta di singolare “diario sul campo”. Ne deriva un libro inquietante e controverso, in cui in molti casi l’autore pare forzare i dati della realtà, alla ricerca di quelle che appaiono sue personali ossessioni.</p>
<p>Di tutt’altro tenore è invece <span style="color: #ff0000;"><em>Il bacio della tarantola</em></span> di <strong>Giovanna Bandini</strong> (Newton Compton 2006), che, senza mediazioni di sorta, cerca di sintonizzarsi con il movimento musicale salentino (e in particolare con la rappresentazione che ne dà <strong>Edoardo Winspeare</strong> in <em>Sangue Vivo</em>), con i suoi protagonisti, i sui luoghi topici, il suo linguaggio e, naturalmente, con la sua musica e la sua danza. La trama appare quasi come un pretesto per descrivere “quel” Salento, profondamente vissuto e amato dall’autrice. Da notare inoltre la presenza frequente di espressioni del dialetto del Capo di Leuca, quasi sempre usato in maniera pertinente e corretta.</p>
<p>Per concludere la nostra rassegna, dobbiamo citare l’importante primo romanzo della musicista <strong>Teresa De Sio</strong>, <span style="color: #ff0000;"><em>Metti il diavolo a ballare</em></span> (Einaudi 2009), ambientato nel Salento degli anni ’50, che descrive una terribile vicenda di soprusi a cui è sottoposta una bambina di origini umili, che, per sfuggire alla propria condizione e “espiare” il proprio male, a un certo punto diventa tarantata, e viene costretta a “curarsi” con la musica. Anche in questo caso, le descrizioni dell’esorcismo domiciliare risentono in maniera evidente dello “sguardo” demartiniano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ndr: a questi romanzi ne va aggiunto uno uscito per Adelphi nel giugno 2011, <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=628"><span style="color: #ff0000;"><em>Lu campo de girasoli</em></span></a> di <strong>Andrej Longo</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Ho scritto un libro in dialetto. Anzi, in cinque o sei</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 15:37:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
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		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore di Dieci, Andrei Longo, racconta il suo nuovo romanzo. Che è figlio di un&#8217;altra storia buttata via. La particolarità? Un idioma che mischia tutti i linguaggi del meridione: «me lo sognai di notte&#8230;» di Piero Melati dal Venerdì di Repubblica del 10 giugno 2011 [&#8230;]Tammorre scatenate, pizzica selvaggia. Il Sud talmente forte da travolgere la vita quotidiana, secondo un... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>L&#8217;autore di </em>Dieci<em>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrei Longo</strong></span>, racconta il suo nuovo romanzo. Che è figlio di un&#8217;altra storia buttata via. La particolarità? Un idioma che mischia tutti i linguaggi del meridione: «me lo sognai di notte&#8230;»</em></span></p>
<p>di <strong>Piero Melati</strong></p>
<p>dal <strong>Venerdì di Repubblica</strong> del 10 giugno 2011</p>
<div id="attachment_1827" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/FotoLONGO.jpg"><img class="size-medium wp-image-1827" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/FotoLONGO-300x200.jpg" alt="Milano, 24-07-2007 LONGO Andrej, writer photo: © BASSO CANNARSA" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Milano, 24-07-2007<br />LONGO Andrej, writer<br />photo: © BASSO CANNARSA</p></div>
<p>[&#8230;]Tammorre scatenate, pizzica selvaggia. Il Sud talmente forte da travolgere la vita quotidiana, secondo un motto di Schnitzerl, scrittore e medico (Come Céline), scrutatore di arcani che che come autostrade vanno e vengono dal corpo alla psiche: «Nessun sogno è mai stato soltanto un sogno» diceva. Come è vero, nel caso di <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrej Longo</strong></span>, l&#8217;abitante del reame ignoto, al suo quinto libro, terzo per Adelphi. Si chiama <span style="color: #993300;"><em>Lu campo di girasoli</em></span> e ha avuto una gestazione singolare. A dire poco. Longo è un <em>outsider</em>. Non frequenta giri di scrittori, vive al di fuori dei circoli accademici, nonostante abbia tutti i numeri: laureato al Dams, esordio su Meridiano Zero, seconda uscita per Rizzoli, due volumi per Adelphi. Nel mezzo, ha preferito mettersi a fare pizze <span id="more-174"></span>e spegnere spesso il cellulare. L&#8217;editore aspettava una sua nuova opera. Lui la consegna nell&#8217;inverno scorso. Ne sembra convinto. L&#8217;editore dice ok. E invece prima di Natale lo scrittore blocca tutto. Voglio lavorarci ancora, dice. «Ma più passava il tempo, meno avevo voglia di lavorarci sopra».</p>
<p>Certe notti. Una alla vigilia di Natale, per esempio. Andrej (nome imposto dal padre in omaggio a Tolstoi) dorme. E si sogna quella storia. E quella lingua. «Mi era capitato un altro paio di volte, di sognare cose strane. Mi sveglio, scrivo una paginetta con la trama. Ma che è &#8216;sta lingua che mi viene? Un po&#8217; pugliese, un po&#8217; napoletano, un poco siciliano&#8230; meglio che la annoto, mi dico. E meno male che l&#8217;ho fatto, che poi al risveglio non me la ricordavo più. La musica, invece, l&#8217;ho trovata subito. Un video con le pizziche. Una roba come la taranta. In quindici giorni avevo la prima stesura del libro. Scritto in una lingua antica. Ma era un delirio, non aveva regole grammaticali, ho passato un altro mese a rimettere tutto a posto. Un amico mi ha insegnato i mecanismi grammaticali, li ho seguiti seguendo poi le regole interne a ogni lingua. A metà febbraio ho consegnato il libro nuovo».</p>
<p><strong>Ena Marchi</strong>, editor di Adelphi, gli ha detto: «Vorrei essere una mosca nella stanza di <strong>Roberto Calasso</strong> mentre ti legge&#8230;». Dopo una settimana l&#8217;editor decide di stamparlo. Sembra una favola. Arcana anche nel plot. Una <em>vuaglioncella</em>, <strong>Caterina</strong>, si innamora di <strong>Lorenzo</strong>, figlio di scarparo. Ma <strong>Rancio Fellone</strong>, figlio del più ricco del paese, si oppone. Lorenzo suona la <em>tammorra</em>. Lo scenario è la festa di San Vito, quando tutta la comunità è pronta a scatenarsi nella pizzica e a a bere il vino <em>Primitivo</em>. I due innamorati verranno salvati da <strong>Dummenico</strong>, operaio disoccupato, e dal <strong>Professore</strong>, un tardo comunista, che hanno appena rapinato il banco lotto con una pistola giocattolo. Elusivo come il suo sogno, Longo respinge ogni paragone. «I film di Frank Capra, tipo <em>Angeli con la pistola</em>? Per carità, sono capolavori. Ma troppo buoni. <em>La sirena</em> di Tomasi di Lampedusa? No. Quello è il fantastico».</p>
<p>E allora? «La mia sembra una storia antica ma è di oggi. Io aspiro alla semplicità senza essere banale. Questa volta, però, mi sono chiesto: questa storia la posso raccontare in italiano? No. In napoletano? Non riguarda solo una città. È una storia del Sud, antica e moderna insieme. Non potevo immaginarla in un&#8217;altra lingua. Sono nate insieme, la storia e la sua lingua. Dentro c&#8217;è una forma di ribellione di tipo moderno. A metà strada tra ribellione individuale e collettiva. L&#8217;unione delle ribellioni dei protagonisti riesce a ottenere una piccola vittoria. Quelle individuali non erano riuscite. L&#8217;unione porta invece una soluzione positiva».</p>
<p>Una fiaba nera. A lieto fine. Raccontata in una lingua nuova. [&#8230;]</p>
<p>Il doppio sogno meticcio di <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrej Longo</strong></span>, invece, è durato una notte. Ed è bastato un mese e mezzo perché dal Sud Italia bagnasse l&#8217;Africa. Sarà infatti <strong><em>lu niru</em></strong>, nel finale, a riportare il bottino della rapina a Dumminico e al Professò. Lo divideranno in tre. «&#8221;Professò&#8221; dicette Dumminico &#8220;ma picché lu chiamano terzo munno?&#8221;. &#8220;Picché lu quartu siamo noi&#8221; lo rispose lu Professore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una mia prima riflessione a caldo su questo libro si può trovare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/09/08/un-nuovo-romanzo-pizzicato/">Un nuovo romanzo &#8220;pizzicato&#8221;</a></p>
</div>
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