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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Aramirè</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>L&#8217;altro Salento degli Aramir&#232; a dieci anni da &#8220;Mazzate pesanti&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2014 17:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Aramirè]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da Salento Review, n. 1/2014 In questi mesi ricorre il decimo anniversario dell’uscita di uno dei lavori discografici più interessanti prodotti della scena della nostra musica popolare: il cd Mazzate Pesanti di Aramirè – Compagnia di musica salentina. Il gruppo, nato nel 1996 sulle ceneri di un ensemble storico, il Canzoniere di Terra d’Otranto (di cui rimangono in azione Luigi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/07/11/laltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-size: medium;">da Salento Review, n. 1/2014</span></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2014/07/mazzatepesantip.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-724" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2014/07/mazzatepesantip.jpg" alt="mazzatepesantip" width="227" height="196" /></a>In questi mesi ricorre il decimo anniversario dell’uscita di uno dei lavori discografici più interessanti prodotti della scena della nostra musica popolare: il cd <span style="color: #993300;"><strong><em>Mazzate Pesanti</em></strong></span> di <span style="color: #ff0000;">Aramirè – Compagnia di musica salentina</span>.</p>
<p>Il gruppo, nato nel 1996 sulle ceneri di un ensemble storico, il <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=744"><span style="color: #ff0000;">Canzoniere di Terra d’Otranto</span></a> (di cui rimangono in azione <strong>Luigi Chiriatti</strong>, <strong>Roberto Raheli</strong> e <strong>Sandro Girasoli</strong>), si è caratterizzato per l’ambizione di mettere in campo un lavoro complessivo di valorizzazione del patrimonio musicale salentino, concretizzatosi soprattutto nell’attività della casa editrice omonima che, utilizzando la formula editoriale del libro allegato al cd, si è presa carico, in una serie di pubblicazioni fondamentali e imprescindibili, di restituire alla fruizione collettiva le registrazioni storiche della musica di tradizione locale, frutto delle “ricerche sul campo” realizzate a partire dagli anni Cinquanta.</p>
<p>Anche grazie a questa impostazione “impegnata”, gli Aramirè fin dall’inizio sono riusciti ad avere una buona attività concertistica anche fuori dal Salento, partecipando a importanti eventi nazionali e internazionale (in particolare a Minorca, nelle Baleari, in Irlanda, in Bretagna, e a più riprese negli Stati Uniti: Los Angeles, Filadelfia, New York<span id="more-36"></span>). Nel 2001 viene pubblicato <span style="color: #993300;"><em>Sud Est</em></span>, il primo intenso cd del gruppo, apprezzato dagli appassionati e accolto molto bene dalla stampa specializzata, dove ottiene prestigiose recensioni.</p>
<p>Dopo varie vicissitudini e cambiamenti (dei fondatori rimarrà solo Roberto Raheli, che di fatto svolgerà il ruolo di leader), nella primavera del 2004 si arriva alla pubblicazione del secondo lavoro discografico, <span style="color: #993300;"><em>Mazzate pesanti</em></span>, un cd originale e innovativo, soprattutto per alcuni brani che contenevano testi di critica politica e sociale. In particolare, alcune canzoni esplicitavano la polemica storica del gruppo contro la “deriva commerciale” del Salento “pizzicato” e contro la sua manifestazione più nota, la <strong>Notte della Taranta</strong>, a partire dal brano che dà il titolo al cd, in cui l’“etnicu-ncazzatu” Raheli (autore di tutti i testi nuovi) con la sua ironia corrosiva non risparmia nessuno: il Salento da cartolina tutto “mare e pizzica” costruito ad uso e consumo dei turisti; gli amministratori che con i grandi festival imboniscono la gente e cercano di nascondere la loro indifferenza per il degrado in cui versa il territorio; i musicisti “etnici”, che si improvvisano sui palchi senza una conoscenza adeguata della tradizione musicale. Contro tutte queste “degenerazioni”, la canzone invita ad usare “li soni e li canti” per sferrare metaforiche (ma non troppo…) “mazzate pesanti”.</p>
<p>Alcuni brani del cd sono rielaborazione parziali di materiali tradizionali, con dei testi aggiornati agli avvenimenti di oggi, come <span style="color: #993300;"><em>Opillopillopì</em></span>, un vecchio canto di protesta, composto negli anni Settanta (il ritornello: “opillopillopì opillopillopà bisogna pur lottare ma per la libertà”), a cui vengono aggiunte delle strofe di solidarietà con gli immigrati stranieri e anche di ironica e graffiante satira politica, e come <span style="color: #993300;"><em>Scusati amici cari</em></span>, che diventa una critica pungente agli eccessi della moda esotica del Salento “tarantato” da vendere ai turisti, tutto mare, orecchiette e pizzica: “E culle scarpe nove aggiu scire a Santu Paulu, me fingu tarantatu e fazzu sordi comu a nu diavulu / Li ragni e le tarante suntu merce sapurita, lu tarantismu è morto ma lu tarantismu è vita”.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>A Tricase no&#8217; sse cantau chiui</em></span> è invece un brano integralmente di nuova composizione, che ricorda la “rivolta di Tricase” del 15 maggio 1935, dove una manifestazione di tabacchine venne repressa nel sangue dalla forza pubblica, che uccise cinque manifestanti.</p>
<p>Completano il cd, insieme ad alcuni brani tradizionali poco noti reinterpretati più o meno fedelmente, una “nuova” pizzica dedicata ad Adriano Sofri, coinvolto in quegli anni in un controverso caso giudiziario.</p>
<p><em>Mazzate Pesanti</em>, lavoro emblematico di un approccio che si rifà soprattutto alle esperienze più avanzate del folk-revival nazionale (non a caso <strong>Ivan Della Mea</strong> dedicò al cd <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/12/12/compagni-queste-sono-mazzate-pesanti/">una bellissima recensione pubblicata su l’Unità</a>), riascoltato oggi, conserva tutti i motivi di interesse che aveva al momento dell’uscita, considerato anche che in pochissimi della scena salentina, piuttosto concentrata sull’esaltazione degli aspetti festosi e ludici della tradizione musicale, ne hanno seguito l’esempio. Tre anni dopo l’uscita del cd, dopo un concerto trionfale alla Carnegie Hall di New York, il gruppo deciderà di cessare le proprie attività,</p>
<p><span style="font-size: medium;">Per leggere il racconto di Roberto Raheli del concerto di &#8220;commiato&#8221; alla Carnegie Hall di New York premere <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2007/01/19/la-musica-salentina-spopola-a-new-york/">qui</a>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per leggere la recensione di <strong>Ivan Della Mea</strong> del Cd, pubblicata su L&#8217;Unità con il titolo <span style="color: #993300;"><em>Compagni, queste sono Mazzate Pesanti!</em></span>, cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/12/12/compagni-queste-sono-mazzate-pesanti/">qui</a>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La storia del brano <span style="color: #993300;"><em>Opillopillopì</em></span> si può leggere (e si può anche ascoltare il brano) cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2012/12/08/aggiu-giratu-lu-mundu-aggiu-vistu-fiacchi-e-boni-lu-chi-pesciu-de-tutti-ete-lu-sirviu-berlusconi/">qui</a></span>.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco la canzone che dà il titolo al cd:</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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</div>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/PgAE30KLDFo" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F07%2F11%2Flaltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti%2F&amp;linkname=L%E2%80%99altro%20Salento%20degli%20Aramir%C3%A8%20a%20dieci%20anni%20da%20%E2%80%9CMazzate%20pesanti%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F07%2F11%2Flaltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti%2F&amp;linkname=L%E2%80%99altro%20Salento%20degli%20Aramir%C3%A8%20a%20dieci%20anni%20da%20%E2%80%9CMazzate%20pesanti%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F07%2F11%2Flaltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti%2F&amp;linkname=L%E2%80%99altro%20Salento%20degli%20Aramir%C3%A8%20a%20dieci%20anni%20da%20%E2%80%9CMazzate%20pesanti%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F07%2F11%2Flaltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti%2F&amp;linkname=L%E2%80%99altro%20Salento%20degli%20Aramir%C3%A8%20a%20dieci%20anni%20da%20%E2%80%9CMazzate%20pesanti%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F07%2F11%2Flaltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti%2F&amp;linkname=L%E2%80%99altro%20Salento%20degli%20Aramir%C3%A8%20a%20dieci%20anni%20da%20%E2%80%9CMazzate%20pesanti%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F07%2F11%2Flaltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti%2F&amp;title=L%E2%80%99altro%20Salento%20degli%20Aramir%C3%A8%20a%20dieci%20anni%20da%20%E2%80%9CMazzate%20pesanti%E2%80%9D" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/07/11/laltro-salento-degli-aramir-a-dieci-anni-da-mazzate-pesanti/">L&#8217;altro Salento degli Aramir&egrave; a dieci anni da &#8220;Mazzate pesanti&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Cos&#236; &#232; tornata la Taranta</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 19:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Aramirè]]></category>
		<category><![CDATA[Canzoniere Grecanico Salentino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Vincenzo Santoro ripercorre le tappe di una riscoperta culturale: dai pionieri ad oggi di Sergio Torsello dal Quotidiano di Lecce del 2 novembre 2009 Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina, di Vincenzo Santoro (ed. Squilibri, 18,00) è stato presentato a Roma, nell’Auditorium del parco della musica, il 28 ottobre scorso). Si tratta di un libro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/11/02/cos-tornata-la-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Vincenzo Santoro ripercorre le tappe di una riscoperta culturale: dai pionieri ad oggi</em></strong></span></span></p>
<p>di <strong>Sergio Torsello</strong></p>
<p>dal Quotidiano di Lecce del 2 novembre 2009</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/11/la-pizzica-salentina-in-una-vecchia-stampa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/11/la-pizzica-salentina-in-una-vecchia-stampa-211x300.jpg" alt="la-pizzica-salentina-in-una-vecchia-stampa" width="211" height="300" /></a>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina,</em> di Vincenzo Santoro (ed. Squilibri, 18,00) è stato presentato a Roma, nell’Auditorium del parco della musica, il 28 ottobre scorso). Si tratta di un libro prezioso, che interviene a colmare una vistosa lacuna nella storiografia locale nella quale mancava una ricostruzione organica, o almeno largamente attendibile, del fenomeno di riproposta della musica tradizionale salentina. Costruito sulla scorta di una vasta ed eterogenea documentazione (libri, articoli, interventi sul web, tesi di laurea, fonti orali, strumento insostituibile quando la documentazione tradizionale è carente) il volume rimette insieme gli innumerevoli frammenti di una vicenda dall’andamento carsico che, tra evidenze e oscuramenti, prende il via sul finire degli anni ’60, grazie all’impulso di <strong>Rina Durante</strong>, e si protrae fino ai giorni nostri. In mezzo si collocano tante vicende poco note o addirittura sconosciute:<span id="more-283"></span> il decisivo approdo salentino di <strong>Giovanna Marini</strong>, la nascita del <strong>Nuovo Canzoniere del Salento</strong> che si scioglierà nel 1973 aprendo la strada al <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong>, il gruppo più rappresentativo del folk revival locale, le vicende poco note anche agli addetti ai lavori, di <strong>Salento Domani</strong> e <strong>Radici</strong> attivi nel decennio ‘70-80, che rivelano uno scenario ben più complesso e diversificato di quello fin qui conosciuto e chiudono la prima, pioneristica fase.</span></p>
<p>Poi verranno gli anni ‘80 con <strong>Pierpaolo de Giorgi</strong> (tra i primi a porre la centralità di un genere, la pizzica) e l’apparizione del <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> prima dell’esplosione degli anni ‘90.</p>
<p>Inaugurata dall’esperienza dei <strong>Sud Sound System</strong> e dall’attivismo di <strong>Edoardo Winspeare</strong>, la stagione degli anni ’90 è segnata dalla <strong>Notte della Taranta</strong>, dallo straordinario proliferare di gruppi e iniziative editoriali, dalle significative esperienze degli <strong>Zoè</strong> e degli <strong>Aramirè</strong>, a cui Santoro dedica un ampio capitolo in quanto testimonianza di un peculiare modello di valorizzazione della cultura musicale del territorio fortemente intriso di spirito critico e impegno politico. È un viaggio a tratti illuminante nel caleidoscopico universo del movimento della pizzica, che delinea percorsi, stimola riflessioni e ulteriori approfondimenti, consegnando al lettore una narrazione polifonica in cui il punto di vista di Santoro (responsabile dell’Ufficio Cultura dell’Anci, appassionato operatore culturale che pure è una delle voci più apertamente critiche in seno al movimento stesso) non sovrasta mai il pluralismo delle voci che da sempre caratterizza il revival salentino.</p>
<p>Questo efficace dispositivo narrativo ne fa un libro emblematico che aiuta a capire come le diverse definizioni discorsive siano il risultato che l’oggetto di cui si parla (la musica popolare) ha prodotto e da cui al tempo stesso è stato prodotto. È così che i patrimoni culturali opportunamente “tradotti/trasformati” vengono “confezionati” e consegnati ad un più vasto pubblico di fruitori. In questo nuovo scenario un ruolo sempre più centrale è assegnato agli intellettuali (locali e non).</p>
<p>Se a <strong>Georges Lapassade</strong> va riconosciuta l’intuizione di collegare un’ipotesi di rivitalizzazione della cultura del tarantismo alle controculture musicali giovanili, altrettanto emblematico appare l’apporto di <strong>Edoardo Winspeare</strong>, artefice di un processo di “estetizzazione” della pizzica che liberandola da quella dimensione afflittiva tipica della cultura del tarantismo la preparerà ad un più vasto uso di massa. Ma<em> Il ritorno della taranta </em>(da leggere con l’indispensabile ausilio del cd allegato, una breve storia sonora del folk revival salentino) è anche, a suo modo, una riflessione su quel processo che Fabio Dei ha definito “dell’uso pubblico della cultura popolare”, ossia delle politiche istituzionali di valorizzazione del patrimonio etnografico locale.</p>
<p>Al “Salento immaginato”, per usare il titolo di un bel capitolo che ripercorre la recente genesi di un vero e proprio topos letterario che descrive il Salento come un’isola di autenticità sopravissuta allo tsunami della modernizzazione, fa da contraltare la “bellezza sotto assedio”, continuamente esposta al rischio di scempi e devastazioni.</p>
<p>C’è una nuova domanda di tutela del bene pubblico che nasce da questo movimento, sembra avvertire Santoro. Una diffusa consapevolezza che non si può valorizzare il patrimonio musicale locale (che oltretutto è oggi per il Salento un potente fattore di attrazione turistica ) senza tutelare i luoghi entro i quali storicamente è stato prodotto. Una domanda, quest’ultima, che ancora attende qualche risposta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uccio Aloisi e Andrea Sacco, cantori di Puglia</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 17:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, marzo 2008 Negli ultimi anni la Puglia è stata lo scenario dell’esplosione di un vero e proprio “movimento” di recupero e riproposta della musica di tradizione. Diciamo la Puglia, ma in realtà dovremmo parlare delle sue “estremità”, il Gargano e il Salento, due sub-regioni molto distanti per storia, lingua e caratteristiche morfologiche, ma accomunate... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/03/31/uccio-aloisi-e-andrea-sacco-cantori-di-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></span></p>
<p>da <strong>Anci Rivista</strong>, marzo 2008<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/11/andreasacco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1264" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/11/andreasacco-207x300.jpg" alt="andreasacco" width="207" height="300" /></a></p>
<p>Negli ultimi anni la <strong>Puglia</strong> è stata lo scenario dell’esplosione di un vero e proprio “movimento” di recupero e riproposta della musica di tradizione. Diciamo la <strong>Puglia</strong>, ma in realtà dovremmo parlare delle sue “estremità”, il <strong>Gargano</strong> e il <strong>Salento</strong>, due sub-regioni molto distanti per storia, lingua e caratteristiche morfologiche, ma accomunate dall’avere conservato uno straordinario patrimonio di “musiche di tradizione orale”. Questi repertori musicali, usciti progressivamente dall’uso negli ultimi decenni, per effetto dei cambiamenti sociali ed economici che hanno riguardato le due aree, hanno però conservato una vitalità tale da poter essere pienamente recuperati dalla giovani generazioni, seppur in contesti e con modalità profondamente differenti da quelli originari.</p>
<p>A favorire il “passaggio di testimone” alle generazioni più giovani hanno contribuito due figure di anziani artisti popolari di talento assoluto, <span style="color: #993300;"><strong>Andrea Sacco</strong></span> di <strong>Carpino</strong> (Foggia) e <span style="color: #993300;"><strong>U</strong><strong>ccio Aloisi</strong></span> di <strong>Cutrofiano</strong> (Lecce), gli ultimi due “patriarchi” della musica tradizionale pugliese<span id="more-361"></span>.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Andrea Sacco</strong></span>, classe 1911, recentemente scomparso all’età di 94 anni, cantore e suonatore di “chitarra battente”, è stato uno dei più grandi interpreti delle caratteristiche tarantelle del <strong>Gargano</strong>. Per la sua particolare maestria, la sua musica è stata negli anni oggetto di studio per una moltitudine di etnomusicologi e di appassionati, a partire dall’incontro nel 1954 con la bizzarra coppia di studiosi, l’americano <strong>Alan Lomax </strong>e <strong>Diego Carpitella</strong>, che in quegli anni stavano girando la Penisola in lungo e in largo per documentare l’immenso patrimonio delle musiche di tradizione italiane. In seguito le sue esecuzioni musicali hanno lasciato tracce molto influenti nella musica popolare; in particolare, della sua montanara più famosa, <span style="color: #993300;"><em>Accommë j’eia fa’ p’ama’ ‘sta donnë</em></span>, conosciuta impropriamente con il titolo <strong>Tarantella del Gargano</strong>, si contano decine di versioni dei gruppi di riproposta, a partire da quella, dei primi anni <strong>Settanta</strong>, della <strong>Nuova Compagnia di Canto Popolare</strong> di <strong>Roberto De Simone</strong>.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Uccio Aloisi</strong></span>, classe 1928, contadino, coltivatore di tabacco e cavatore d’argilla, è invece il patriarca della musica salentina. Dotato di una vocalità potente e raffinata, grande virtuoso del “tamburo a cornice”, con cui accompagna l’esecuzione di travolgenti pizziche-pizziche, <span style="color: #993300;"><strong>Uccio</strong></span> è anche un “animale da palcoscenico”, capace, come e meglio di una consumata rockstar, di affrontare senza esitazioni – anche oggi, che è quasi arrivato a 80 anni! – le folle oceaniche dei grandi raduni di massa delle estati musicali salentine. «<strong><span style="color: #993300;">Uccio Aloisi </span></strong>– ci ricorda <strong>Alessandro Portelli</strong> &#8211; ha avuto una vita lunga, intensa e non facile, ed è diventato una figura di culto in tarda età per un pubblico di ragazzi. È stata la riscoperta della pizzica, con quel tanto di moda che ci si è accompagnata, a portarlo alla ribalta – e giustamente, non solo perché è un grande artista e una voce straordinaria […], ma perché dentro questa voce c’è la grana e la storia di un mondo del quale la pizzica è solo una delle espressioni, non necessariamente la più significativa».</p>
<p>Le figure di questi due grandi personaggi ci vengono restituite nella loro complessità, anche al di là di un interesse puramente consumistico per la loro musica, da due libri pubblicati da <strong>Aramirè</strong>, una piccola casa editrice leccese: <em><span style="color: #993300;">Andrea Sacco suona e canta. Storie di un suonatore e cantatore di Carpino</span></em>, di <strong>Enrico Noviello</strong>, pag. 128, 2005, e <span style="color: #993300;"><em>I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em></span>, a cura di <strong>Roberto Raheli</strong>, <strong>Vincenzo Santoro </strong>e <strong>Sergio Torsello</strong>, pag. 148, 2004. In queste pubblicazioni, corredate entrambe da due CD audio, <span style="color: #993300;"><strong>Sacco</strong></span> e <span style="color: #993300;"><strong>Aloisi</strong></span> raccontano del loro rapporto profondo e passionale con la musica, ma anche della lotta quotidiana per affrancarsi dalle condizioni di povertà comuni ai contadini del Sud della loro generazione. Ne emerge così uno spaccato di un mondo orale e contadino che sta scomparendo, e dal quale tutti noi proveniamo.</p>
</div>
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		<title>Aramir&#232; appende i tamburelli al chiodo&#8230; davvero</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 17:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Aramirè]]></category>
		<category><![CDATA[Compagnia di musica salentina]]></category>
		<category><![CDATA[musica tradizionale]]></category>
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		<category><![CDATA[Roberto Raheli]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>dal blog del gruppo Aramirè &#8211; Compagnia di musica salentina sabato, 18 agosto 2007 Aramirè va via. Una festa. Di quelle organizzate fra amici, dividendosi i compiti. A casa mia? A casa tua? Mettiamo un tanto a testa per la spesa. Ognuno porti qualche sedia. Chi sistema le lampadine? Chi lo stereo? Suoniamo? Le domande, i dubbi. Verrà qualcuno? Fa... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/18/aramir-appende-i-tamburelli-al-chiodo-davvero/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: small;">dal <a href="http://aramire.splinder.com/">blog del gruppo Aramirè &#8211; Compagnia di musica salentina</a></span></p>
<p>sabato, 18 agosto 2007</p>
<p><span style="font-weight: bold; color: #800000; font-size: medium;">Aramirè va via.</span><br />
<span style="font-size: small;"><span id="more-414"></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una festa.<br />
Di quelle organizzate fra amici, dividendosi i compiti. A casa mia? A casa tua? Mettiamo un tanto a testa per la spesa. Ognuno porti qualche sedia. Chi sistema le lampadine? Chi lo stereo? Suoniamo?</span></p>
<p>Le domande, i dubbi. Verrà qualcuno?<br />
Fa niente, se non viene nessuno ci divertiamo fra di noi e ci mangiamo tutto.</p>
<p>Poi comincia ad arrivare gente, si mangia, si beve, si balla. Ci sono anche i parenti anziani, seduti, che guardano, ridacchiano, ma si divertono e qualcuno balla pure. Si sta bene.<br />
E l’allegria, i suoni richiamano altra gente. E più siamo e meglio stiamo.</p>
<p>Poi. Poi cominciano ad arrivare i maleducati. Quelli che hanno snobbato la festa mentre la si preparava, ma, visto che funziona, ci si sono fiondati e si imbucano.<br />
Non hanno fatto nulla per la festa, ma ne approfittano. Buttano il mangiare per terra, fumano e buttano le cicche per terra, si ubriacano, danno fastidio alle ragazze, vomitano nel lavandino e lo otturano.<br />
Ma nel casino generale nessuno se ne accorge e tutti continuano ancora a divertirsi.<br />
Per un po’.</p>
<p>Ma gli ultimi arrivati sono sempre di più, sempre più prepotenti, arroganti ed invadenti. Qualcuno prova a dire qualcosa, ma gli rispondono sprezzanti: &#8220;Io sono il tale, io sono importante, pago tutto io&#8221;. A parole.<br />
Gli anziani se ne vanno infastiditi.<br />
Qualcuno comincia a tentare di tamponare i danni, pulisce il vino versato dalla damigiana rovesciata, chiede un po’ di autocontrollo con toni sempre meno urbani. Si comincia a litigare. Ma molti ormai sono ubriachi ed anche alcuni degli organizzatori si lasciano andare. Qualche sedia inizia a rompersi e i muri sono imbrattati di cibo, di vino, molti CD sono sparsi per terra e la gente ci cammina sopra.<br />
L’atmosfera gioiosa è ormai degradata ed alcuni se ne vanno.<br />
Sono i più furbi, quelli che sono riusciti a rimorchiare le ragazze carine, o i più introversi, che non si divertono più. I primi cercano un luogo tranquillo, dove poter continuare la serata, i secondi se ne tornano a casa.</p>
<p>E gli amici che hanno preparato la festa si guardano sconsolati, quelli ancora sobri, e pensano che domani dovranno pulire tutto e scusarsi con gli ospiti. Chissà se ne organizzeranno ancora, di feste?</p>
<p>Aramirè ha chiuso. Ce ne siamo andati in punta di piedi già da qualche mese, senza annunci o proclami o comunicati, dopo il nostro ultimo concerto a New York.<br />
Siamo tra i furbi che hanno acchiappato, o tra gli introversi che se ne son tornati a casa?<br />
Fate voi.</p>
<p>Se domani ci sarà da pulire, raccogliere i cocci, rimettere in ordine, probabilmente ci saremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Compagni, queste sono «Mazzate pesanti»!</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2004/12/12/compagni-queste-sono-mazzate-pesanti/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2004 21:53:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Aramirè]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Di Vittorio]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Della Mea]]></category>
		<category><![CDATA[l'Unità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Ivan Della Mea da l&#8217;Unità del 12 dicembre 2004 È il titolo del belllissimo cd di Roberto Raheli. L’ho ascoltato in Puglia: ha delle cose forti da dire e le sa dire A Bari il 22 novembre, ore 18 circa, biblioteca grande, bella, io un poco inadeguato mi sento in quanto invitato lì a dire de La memoria che... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/12/12/compagni-queste-sono-mazzate-pesanti/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; color: #000000; font-family: Arial;" align="justify">
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">di <span style="font-weight: bold;">Ivan Della Mea</span></span></span></p>
<p>da l&#8217;Unità del 12 dicembre 2004</p>
<p><span style="font-style: italic;">È il titolo del belllissimo cd di Roberto Raheli. L’ho ascoltato in Puglia: ha delle cose forti da dire e le sa dire</span></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/dellamea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2009" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/dellamea.jpg" alt="dellamea" width="245" height="290" /></a>A Bari il 22 novembre, ore 18 circa, biblioteca grande, bella, io un poco inadeguato mi sento in quanto invitato lì a dire de <span style="font-style: italic;">La memoria che resta</span> di Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero edizioni Aramirè; a dire di <span style="font-style: italic;">Una memoria interrotta. Lotte contadine e nascita della democrazia</span> di Grazia Prontera edizioni Aramirè; a dire, dunque, delle voci della vita di contadini e delle lotte contro i grandi latifondisti sfruttatori della Capitanata e a dire della settimana rossa di Bari (1914) offuscata per storia dalla settimana rossa di Ancona; a dire della vita di <span style="font-weight: bold;">Giuseppe Di Vittorio<span id="more-2008"></span></span>, che ancora è memoria di ex braccianti e loro famigli, storiografia orale quindi grazie alla quale poter leggere il punto di vista delle cosiddette classi subalterne, materiali per una riflessione politico culturale ancora tutta da fare per capire come mai in quella zona e con quelle lotte e nonostante la forza e l’ingegno di un Giuseppe Di Vittorio non è cresciuto un movimento di solidariietà fatto di leghe contadine e di società di mutuo soccorso bensì si sono sedate le lotte con concessioni individuali di pezzetti di terra insufficienti a dare la dignità minima dell’umana sopravvivenza e dunque costringendo il piccolissimo proprietario a rifarsi bracciante e schiavo; e a dire che nonostante il sole della speranza si sia fatto rosso è rimasta la memoria del sopruso, un dramma che si può leggere e vedere oggi nei <span style="font-style: italic;">Braccianti. La memoria che resta</span> grande teatro sociale di Enrico Messina e Micaela Sapienza.</p>
<p>Poi, sempre in quella biblioteca, per dire del Salento degli <span style="font-weight: bold;">Aramirè</span> edizioni certo e gruppo di ricerca e di riproposta dei suoni salentini, in polemica con i pizzicanti pizzicagnoli tarantolati o dalla voglia di fare moda, consumo, il verso al popolo, folklorismo becero d’accatto, le notti della tarantola. Con il massimo rispetto, filologico a parer mio, dello spirito vivo della tradizione, Roberto Raheli canta il nostro presente e propone così un nuovo e più alto livello del canto della protesta sociale. <span style="color: #993300;"><em>Mazzate pesanti</em></span> è il titolo del cd e di mazzate di tratta e pesanti davvero e dedicate all’universo mondo con intelligenza e tutto quello che occorre per indurre un ascolto non evasivo: la ragione di Raheli vuole essere ascoltata e ci riesce. Tornando a Milano, un po’ sfranto dalla fatica, ho sentito la necessità di sdebitarmi per i doni che avevo ricevuto. A Giovanni Rinaldi e a Paola Sobrero e a Grazia Prontera e agli Aramirè in generale e a Roberto Raheli in particolare e a Lia de Martino figlia di Ernesto incontrata in stazione a Bari, e anche questo è un ricordo di molto caro, e a Pino e Carlo suoi giovani amici musicisti di Altamura che l’hanno accompagnata e che mi hanno lasciato di che ascoltare e alla voglia che ci siamo regalata di ritrovarci: a tutti loro insomma io dedico questo:<span style="font-weight: bold; color: #800000;">Prima di Bari</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">&#8230; prima di Bari</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">treno notte Molise</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">albedo a San Severo</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">immensa d’oro la spianata</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">oro rosso ramato e infuocato</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">oro bianco altrove è platinata</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">oro sono i quattro orizzonti</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">capitanata</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">la vigna spogliata d’uve</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">regala oro a foglie</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">l’olivo lo raccoglie</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">assai attento</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">alla bellezza d’arte inarrivata</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">che all’occhio dona il pianto della gioia</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">gli intarsi</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">perfetti più di dio</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">di lui più preziosi</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">smeraldi luminosi</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">che lanciano all’azzurro</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">d’un cielo di madonna</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">la grande luce di quel giorno primo:</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">per quella ogni ventura è comandata</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">anche i carciofi</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">sanno la libertà capitanata</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">immenso è il tuo ciborio</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">Giuseppe Di Vittorio</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">la piana d’oro è sempre la tua stanza</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">speranza ancora mai perduta</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">oltre le Puglie tutte:</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">poi,</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">è Bari:</span><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">si scende il treno</span><br style="font-weight: bold; color: #800000;" /><br />
<span style="font-weight: bold; color: #800000;">e l’alba grande ora s’è venuta.</span></p>
</div>
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		<title>Il Salento di Giovanna Marini: recensione su Alias</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2004 21:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento di Giovanna Marini]]></category>
		<category><![CDATA[Aramirè]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marini]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da Alias (il manifesto) &#8211; di Marco Boccitto &#8220;Svoli&#8221; di fantasia e riproposta allo stato puro Canto allo stato puro, che rinuncia spavaldo alle suggestioni più superficiali e massificate dell’ultima ora, indifferente all’ebrezza del «taranta power» e della «pizzica-trance». È Il Salento di Giovanna Marini (Aramirè), mica quello di Stewart Copeland. Un disco che al documento raccolto sul campo affianca, un po’... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/06/19/il-salento-di-giovanna-marini-recensione-su-alias/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da Alias (il manifesto) &#8211; di Marco Boccitto</span></p>
<p><b>&#8220;Svoli&#8221; di fantasia e riproposta allo stato puro</b></p>
<p>Canto allo stato puro, che rinuncia spavaldo alle suggestioni più superficiali e massificate dell’ultima ora, indifferente all’ebrezza del «taranta power» e della «pizzica-trance». È Il Salento di Giovanna Marini (Aramirè), mica quello di Stewart Copeland. Un disco che al documento raccolto sul campo affianca, un po’ come accade con quelle compilation che in due cd riescono a dar conto sia dei remix che delle versioni originali, la «riproposta» curata dalla cantante, chitarrista e compositrice romana, amica storica della cultura orale e della canzone popolare. È un Salento che le appartiene, visto che «sue» sono le registrazioni realizzate a Sternatia e nella Grecia Salentina a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, da cui tutto parte; a lei dobbiamo la «scoperta» di voci come quelle di Mariuccia Chiriacò e il salvataggio, con rilancio a stretto giro, di un repertorio su cui incombeva una colata di cemento e di indifferenza.</p>
<p>Giovanna Marini ha curiosato, approfondito, documentato, ha captato, cantato e ricantato canzoni sull’emigrazione e sull’amore, lamenti funebri, canti di lavoro e di rivolta, ha preso ‘Ntunucciu e ne ha fatto uno standard imprescindibile per gli stessi gruppi salentini. Agendo da ricercatrice impura, o se preferite da pura appassionata, senza pretese scientifiche né particolare perizia tecnica, è entrata in empatia con i suoi interlocutori, rubandogli con gli occhi e le orecchie tutto quello che poteva. Ha aggiunto la sua voce alle loro, stabilendo interazioni incompatibili con l’etnomusicologia. A costo di smarrire le sue certezze di musicista diplomata e di sacrificare la propria identità, è stata sarda in Sardegna, cilentana nel Cilento, salentina nel Salento. Ha recuperato. Poi, generosamente ispirata, ha creato e ricreato. Senza complessi verso l’alto né istinti rapaci verso il basso. Una capacità narrativa esagerata, da affabulatrice di rango. E dagli incontri con Pasolini, Fo, Calvino, Gianni Bosio, Leydi, Carpitella, come da quello con i fuoriclasse del canto e della poesia di matrice contadina, da Giovanna Daffini a Peppino Marotto, ha saputo trarre storie, tecniche, energie, consapevolezza, «svoli» di fantasia. A di qua e al di là dei riconoscimenti ottenuti con il suo Quartetto Vocale, Giovanna Marini oggi può contare su un ascolto più vasto e qualificato, vuoi per la visibillità irradiata dal recente duetto con De Gregori, vuoi per quel po’ di rispetto in più che sembra avvolgere la musica tradizionale, nonostante le forzature «etniche». È bene dunque tornare a quel «suo» Salento, le voci a lei care, frammenti di un passato da cui ripartire verso un «futuro più ricco e creativo», come scrive Sergio Torsello nelle note che integrano i due cd. È quello che faceva lei elaborando versioni proprie dei canti raccolti in precedenza: qui ci sono pezzi tratti da I treni per Reggio Calabria, Fare Musica, L’Eroe, altri da un concerto inedito e un’ultima ballata, La storiella di Pierina, è stata registrata per la nuova circostanza da Alessandro Portelli. Spetta a lui, ancora nelle note, sottolineare gli aspetti che rendono incomparabile il lavoro di Giovanna Marini fin dall’inizio, con quello spastamento poetico e politico di accento: dalla ricerca dei suoi alla ricerca delle persone che stanno dietro a quei suoni.</p>
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