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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Bob Dylan</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Anche Bob Dylan &#232; salentino e ama la pizzica</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 13:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Don Pasta]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Don Pasta dal manifesto del 21 agosto 2010 Quando mi chiedono di parlare della Notte della Taranta, penso a Bob Dylan, che peraltro vedrei bene come maestro concertatore. Mi spiegherò, sapendo che parlare di salvaguardia di una storia popolare fatta di dolori, capolarati, religioni annichilenti, libertà delle donne è sempre delicato. Peraltro non so se sia io la persona... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/24/anche-bob-dylan-salentino-e-ama-la-pizzica/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Don Pasta</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">dal <a href="http://www.ilmanifesto.it">manifesto</a> del 21 agosto 2010</span></p>
<div id="attachment_1678" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/Photo-0031.jpg"><img class="size-medium wp-image-1678" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/Photo-0031-300x225.jpg" alt="SelfTimer Off" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">SelfTimer Off</p></div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Quando mi chiedono di parlare della <strong>Notte della Taranta</strong>, penso a </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Bob Dylan</strong></span>, <span style="color: #000000;">che peraltro vedrei bene come maestro concertatore. Mi spiegherò, sapendo che parlare di salvaguardia di una storia popolare fatta di dolori, capolarati, religioni annichilenti, libertà delle donne è sempre delicato. Peraltro non so se sia io la persona giusta. Ho unito la parmigiana a</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Coltrane</strong></span> <span style="color: #000000;">e il polpo in pignata ai </span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Clash </strong></span><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">e sopratutto mi sono permesso di dire che le ragioni alle origini del tarantismo andrebbero cercate nello strutto dei pasticciotti piuttosto che nella chiesa di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>San Pietro e Paolo</strong></span>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Può sembrare idea balzana, e in parte lo è, ma lo era anche la Notte della Taranta, nata a <strong>Melpignano</strong> e non a <strong>Galatina</strong> o a <strong>Torrepaduli</strong>, dove quella cultura era stata salvaguardata per anni.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">A che serviva salvare una tradizione scomparsa? Ritorno a</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Bob Dylan</strong></span><span style="color: #000000;">. Quando fece <em>Like a Rolling Stone</em><span id="more-228"></span>, una generazione di hippie lo accusò di essere un traditore della tradizione. Rispose che non ne era lui a salvarla, ma il popolo stesso, grande costruttore di storie. «Queste canzoni che parlano di innamorati che diventano oche, di rose che escono dalla testa della gente, di cigni che diventano angeli, non moriranno mai. Non sono canzoni di musica folk, sono canzoni politiche. Queste persone della musica tradizionale raccolgono quel mistero, pieno di contraddizioni. E caos, cocomeri, orologi. C&#8217;è di tutto nella musica tradizionale. Non ha bisogno di essere protetta, perchè è troppo irreale per morire. Ha a che fare con la purezza. La sua insignificanza credo sia sacra».</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La Notte della Taranta nacque quando nei luoghi storici del tarantismo raccontato da De Martino non c&#8217;era più nulla. A Galatina non restano tracce del passato. D&#8217;altronde che le tarantate fossero protette da San Pietro e Paolo fu l&#8217;operazione classica di marketing del cattolicesimo. Impossessarsi della cultura popolare e metterci un santo che protegga. Da allora Santu paulu pizzica li cujuni.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Quando io ero ragazzino le tarantate non c&#8217;erano più. Non si coltivava il tabacco. Si diceva che il ragno non sapesse più dove nascondersi, quindi non pungeva più. Eppure c&#8217;era un pudore, una vergogna nel dirlo. Una cicatrice mai chiusa veramente. L&#8217;altro giorno dalla finestra ho sentivo un discorso tra vecchiette: «Sorte noscia, oce nu stau filu bbona». «E cce ggè ca teni?». «Nu sacciu». «Ma te face male a quarche vanna?». «A nuddhra. La malesciana tegnu». Ma cos&#8217;è sta malesciana?. Non ha neanche un nome in italiano. Malinconia non regge, non rende. Come a dire che sopra Roma stanno tutti bene. Eppure&#8230; certe facce!</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il nodo del discorso è li. Un tempo le pizzicate si curavano a casa con la musica. C&#8217;era il violinista e barbiere Stifani che suonava per ore. Loro ballavano senza sosta e la comunità si costruiva attraverso il vino, la musica, la festa, l&#8217;offrire ciò che si ha, il più possibile. Più non hai, più offri. Ti togli ciò che servirebbe in futuro. Per fare e proteggerti attraverso la comunità, generalmente mediante la condivisione di: maialini, agnelli, turcinieddhri, mieru e strutto appunto.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">De Martino non si sbagliava. Questo mondo, lacerante e lacerato, il suo elemento «magico», con i suoi i rituali, cercava di rapportarsi con la realtà non cosciente attraverso movimenti, convinzioni e convenzioni antecedenti all&#8217;innesto del pensiero religioso. Dietro quel pensiero c&#8217;era l&#8217;intuizione popolare dell&#8217;avere il coraggio di rapportarsi con le proprie paure, in una epoca razionalizzante che per annullarle, queste paure, aveva cancellato con sé il mondo magico dell&#8217;animo umano. Gli dava anche un nome, per cantarla e provarla a scacciarla. Malesciana, esattamente come il duende gitano, la saudade brasiliana, il blues afroamericano, l&#8217;apucundrìa napoletana.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma alle volte gli incantesimi nelle dinamiche culturali sono sorprendenti. La Spagna si presenta al mondo con orgoglio, attraverso il flamenco dei gitani. Quelli disdegnati, cancellati da noi. Ecco perché ciò che ha reso il Salento e la Notte della Taranta come il più interessante e dinamico laboratorio culturale d&#8217;Italia è stata quella lungimirante operazione di rivalutare una cultura annullata per anni, quella contadina.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma che centra Dylan? La Notte della Taranta mostra e una tradizione esiste e resiste se è e sarà scompigliata dalla fantasia umana, dall&#8217;atto creativo del popolo e dei suoi cantastorie.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">A proposito. Il mio barbiere mi ha detto che Bob Dylan era salentino. Il suo cognome fu storpiato a Ellis Island. Nonno Ermanno Zimba, cantore di una famiglia di cantori arrivò per fame ai primi del novecento. «Wots iour neim». «Iou me chiaumu: Zimba Ermanno». Zimmerman scrisse il tipo. Mr.Tambourin è un omaggio al tamburello. In origine si chiamava uei, mesciu tamburrieddhru e la scrisse a Porto Badisco con Uccio Aloisi&#8230; Mangiando ricci, ovviamente. </span></p>
</div>
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		<title>Alan Lomax e le registrazioni &#8220;sul campo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 14:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
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		<category><![CDATA[Miles Davis]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Giordano Montecchi da www.unita.it del 30 luglio 2010Qualche volta c’è una buona notizia. E spesso a procurarcela è la rete, in virtù di quel suo potere&#8230; come definirlo? Rivoluzionario? Ok, diciamo «mediaticamente rivoluzionario», capace di sovvertire regole e discriminazioni in materia di informazione, o meglio, di condivisione dell’informazione. E siccome il potere è quello che sa tutto e i... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/07/31/alan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Giordano Montecchi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.unita.it">www.unita.it</a> del 30 luglio 2010<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/07/hero-11-alan-lomax.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1648" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/07/hero-11-alan-lomax-300x199.jpg" alt="hero-11-alan-lomax" width="300" height="199" /></a></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Qualche volta c’è una buona notizia. E spesso a procurarcela è la rete, in virtù di quel suo potere&#8230; come definirlo? Rivoluzionario? Ok, diciamo «mediaticamente rivoluzionario», capace di sovvertire regole e discriminazioni in materia di informazione, o meglio, di condivisione dell’informazione. E siccome il potere è quello che sa tutto e i sudditi sono quelli che non sanno niente, se la rete continua di questo passo a divulgare tutto, chissà dove andremo a finire.L’ultima riguarda la musica della quale la rete, checché se ne dica, è una grande benefattrice.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La notizia viene dagli Usa: una parte piccola, ma ciononostante imponente dell’archivio di <strong>Alan Lomax</strong> – per la precisione 400 ore di filmati registrati per la rete televisiva Pbs fra il 1978 e il 1985 – verranno resi pubblici su un apposito canale di Youtube (<a href="http://www.youtube.com/user/AlanLomaxArchive">www.youtube.com/user/AlanLomaxArchive</a>). Già, <strong>Alan Lomax&#8230;</strong> <span id="more-238"></span>Molti anni fa, in tanti, appassionati di musica, quando andavamo scartabellando per dischi, cercando le cose più preziose del jazz, del blues, del rock, del folk, ebbene, una volta sì e l’altra pure saltava sempre fuori questo nome: <strong>Alan Lomax.</strong>.. <strong>Alan Lomax</strong>. Non era un musicista, né un musicologo, né uno storico della musica, né un produttore nel senso usuale del termine, forse perché era tutte queste cose insieme. Perché <strong>Alan Lomax </strong>ha passato la vita a registrare e poi a filmare il mondo, il mondo dei diseredati, dei dimenticati, dei carcerati, il mondo delle musiche minacciate di estinzione.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Con un termine oggi troppo abusato si potrebbe definirlo uno «storico orale», cioè uno che invece delle fonti scritte, cerca la gente e ne raccoglie le testimonianze. Lomax registrava e archiviava, e una parte di quelle registrazioni finiva su disco. Non erano dischi molto vendibili. Ma i musicisti, da <strong>Miles Davis</strong> a <strong>Bob Dylan</strong>, questi dischi li ascoltavano eccome, e rimanevano folgorati dalla forza prepotente di quelle voci, di quei suoni usciti da chissà dove: terra nera, carni macerate, memorie irremovibili, anime ribelli, canti da mozzare il fiato. Per questo sul retro del disco il grazie a chi aveva fornito quella presiosissima «materia prima» non mancava mai. Difficile dire il valore dell’eredità che <strong>Alan Lomax</strong> ha consegnato alla storia del XX secolo. Quel che è certo è che questo texano di Austin nato nel 1915 e spentosi nel luglio del 2002, ci lascia una documentazione monumentale, raccolta in quasi settant’anni di attività instancabile. Cominciò nel 1933, a diciotto anni, seguendo il padre, responsabile dell’<span style="color: #ff0000;"><strong>Archive of Folksongs della Library of Congress</strong></span>. All’epoca i Lomax si portavano dietro qualcosa come duecento chili di attrezzatura che consentiva loro di incidere grandi dischi di alluminio o di acetato capaci di contenere 15 minuti di musica. Negli anni prima della guerra il loro archivio era già una miniera: <strong>Leadbelly</strong>, <strong>Jelly Roll Morton</strong>, <strong>Memphis Slim</strong>, <strong>Woody Guthrie</strong>, <strong>Big Bill Broonzy</strong>, <strong>McKinley Morganfield</strong> divenuto poi celeberrimo come <strong>Muddy Waters</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E già iniziavano i ringraziamenti, perché alcuni di questi artisti devono l’avvio della loro ascesa proprio ai Lomax. Prima col padre poi con altri collaboratori, <strong>Alan Lomax </strong>ha battuto palmo a palmo gli <span style="color: #ff0000;"><strong>Stati Uniti</strong></span>: tradizioni folkloriche, i canti di lavoro, la musica dei diversi, degli emarginati, ma soprattutto la musica dei neri. Occorreva pazienza, fatica e molto coraggio perché l’ostilità, le minacce e talvolta le violenze in un sud razzista, ancora feudale erano sempre in agguato, perché un «amico dei negri» era (?) visto peggio di un negro. Snobbato dagli etnomusicologi e dai folkloristi per la sua dichiarata solidarietà coi soggetti delle sue ricerche (<span style="color: #ff0000;"><strong>il folklorista</strong><span style="color: #000000;">, era solito ripetere, </span><strong>deve farsi avvocato delle culture popolari</strong></span>) <strong>Alan Lomax</strong> è stato un grande pioniere della diversità culturale come valore da difendere e preservare e nella sua veste un benefattore delle musiche folkloriche di mezzo mondo: <span style="color: #ff0000;"><strong>Stati Uniti</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">Caraibi</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Inghilterra</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">Spagna</span></strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Urss</span></strong> e anche <span style="color: #ff0000;"><strong>Italia</strong></span>, dove viaggiò nel 1954–55 con <strong>Diego Carpitella</strong> registrando una collezione di canti delle diverse regioni di valore – e bellezza – inestimabile.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non è retorica. Lo dicono i numeri del Lomax Archive acquisito nel 2004 dall’<span style="color: #ff0000;"><strong>American Folklife Center</strong></span> della <strong><span style="color: #ff0000;">Library of Congress</span></strong>: più di 5000 ore di registrazioni audio, 2500 videotapes, circa 120 mila chilometri di pellicola girata, una quarantina di metri di scaffali pieni di appunti e manoscritti vari, oltre a una biblioteca di migliaia di volumi e molta altra documentazione. A tutto questo andrebbe poi aggiunta la sterminata discografia nella quale Lomax ha avuto un ruolo come ricercatore, produttore o consulente scientifico e che allinea centinaia di titoli, 78 giri, long playing, cd. A parte le decine di registrazioni fornite dagli appassionati che già Youtube ospita da anni, ora ci sono i documenti dell’Archivio, queste registrazioni degli anni Ottanta, un’epoca nella quale le mitografie, le epopee eroiche alla <strong>Leadbelly</strong> o <strong>Robert Johnson</strong> sono ormai fuori luogo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Eppure <strong>Alan Lomax</strong> è il ricercatore, è colui che, appunto, sa cercare e sa trovare. E anche quando l’età dell’oro è tramontata eccolo denudare le radici ancora vive, là dove nessun talent scout, nessun discografico si sarebbe mai avventurato: i sermoni alla St. James Missionary Baptist Church Congregation o il blues di R.L Burnside: sì la chitarra è elettrica ma, sullo sfondo, la povera campagna e il filo spinato dicono che il tempo non è mai trascorso e forse non passerà mai. Questi e altri documenti inestimabili di umanità oggi vanno su Youtube; platea: il mondo. Chissà chi vincerà, se l’umanità o il business.</span></p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F07%2F31%2Falan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20e%20le%20registrazioni%20%E2%80%9Csul%20campo%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F07%2F31%2Falan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20e%20le%20registrazioni%20%E2%80%9Csul%20campo%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F07%2F31%2Falan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20e%20le%20registrazioni%20%E2%80%9Csul%20campo%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F07%2F31%2Falan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20e%20le%20registrazioni%20%E2%80%9Csul%20campo%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F07%2F31%2Falan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20e%20le%20registrazioni%20%E2%80%9Csul%20campo%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F07%2F31%2Falan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo%2F&amp;title=Alan%20Lomax%20e%20le%20registrazioni%20%E2%80%9Csul%20campo%E2%80%9D" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/07/31/alan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo/">Alan Lomax e le registrazioni &#8220;sul campo&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Da nord a sud, ma slowly</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 13:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ritorno della taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Carpino]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Winspeare]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Bennato]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Riccardo Piaggio dall’inserto culturale del Sole 24 Ore del 6 dicembre 2009 &#160; Dal Tavoliere alle Alpi, le musiche popolari e tradizionali si candidano a raccontare la biodiversità dei questo Paese. E se, insieme al cibo, fossero proprio i suoni, le parole e i balli di pastori, contadini e montanari i nostri più formidabili cultural commons, ossia il nostro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/12/06/da-nord-a-sud-ma-slowly/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Riccardo Piaggio</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dall’inserto culturale del <strong>Sole 24 Ore</strong> del 6 dicembre 2009</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/12/pff06aramire.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1538" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/12/pff06aramire-300x225.jpg" alt="pff06aramire" width="300" height="225" /></a>Dal Tavoliere alle Alpi, le musiche popolari e tradizionali si candidano a raccontare la biodiversità dei questo Paese. E se, insieme al cibo, fossero proprio i suoni, le parole e i balli di pastori, contadini e montanari i nostri più formidabili <em>cultural commons</em>, ossia il nostro patrimonio culturale immateriale? Non a caso, dalle parti di Bra (dove è nato Carlin Petrini), la nuova musica tradizionale la chiamano <strong><em>Slow Folk</em></strong>. A Carpino, ad esempio, le fave (presidio Slow Food), vanno in coppia con i <strong>Cantori</strong> (patrimonio Slow Folk?). Da non consumare in fretta, che si tratti di fave o di cantori. Partendo da sud, ecco dunque <em><span style="color: #ff0000;"><strong>Il ritorno della taranta</strong></span></em> (Squilibri, a cura di <strong>Vincenzo Santoro</strong>, con allegato cd di 75’ che comprende rarità e classici del genere<span id="more-280"></span>), una «storia della rinascita della musica popolare salentina» che racconta qualcosa di più di un fenomeno locale. In un racconto corale, i migliori nomi della nostra musica popolare ricordano come la cultura della terra (cibo e suoni, ancora una volta insieme) abbia drenato un possibile genocidio culturale nel nostro sud, dovuto alla massificazione del gusto. È quanto ricordò già Pasolini nei suoi <em><strong>Scritti Corsari</strong></em>, in tempi non sospetti. Da <strong>Giovanna Marini</strong> agli <strong>Officina Zoè</strong>, da E<strong>doardo Winspeare</strong> a <strong>Eugenio Bennato</strong>, il volume traccia la rotta di una questione locale, la pizzica salentina (così come la tarantella del Gargano), divenuta moda globale, anzi <em>glocal</em>. Leggendo questa storia si comprende perché centinaia di migliaia di giovani partecipino ogni anno a feste e concerti di musica tradizionale, più o meno con lo stesso spirito con cui, negli Usa, gli <em>hippies</em> accoglievano le ballate folk di <strong>Pete Seeger </strong>e <strong>Bob Dylan</strong>. E pensare che la riscoperta della propria identità sonora, conquistata da giovani musicisti come antidoto al degrado, ha prodotto, negli anni, anche effetti esilaranti: «a seguito di successi di film farciti di arti marziali orientali», si legge nel volume, «alcuni giovani duellavano nella pizzica schermata con precarie e ridicole imitazioni estemporanee di <em>kung-fu</em> e di <em>karate</em>, tanto che gli anziani si erano stufati delle nuove forme caricaturali di ballo, e avevano smesso di recarsi alle feste». (…)</span></p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F12%2F06%2Fda-nord-a-sud-ma-slowly%2F&amp;linkname=Da%20nord%20a%20sud%2C%20ma%20slowly" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F12%2F06%2Fda-nord-a-sud-ma-slowly%2F&amp;linkname=Da%20nord%20a%20sud%2C%20ma%20slowly" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F12%2F06%2Fda-nord-a-sud-ma-slowly%2F&amp;linkname=Da%20nord%20a%20sud%2C%20ma%20slowly" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F12%2F06%2Fda-nord-a-sud-ma-slowly%2F&amp;linkname=Da%20nord%20a%20sud%2C%20ma%20slowly" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F12%2F06%2Fda-nord-a-sud-ma-slowly%2F&amp;linkname=Da%20nord%20a%20sud%2C%20ma%20slowly" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F12%2F06%2Fda-nord-a-sud-ma-slowly%2F&amp;title=Da%20nord%20a%20sud%2C%20ma%20slowly" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/12/06/da-nord-a-sud-ma-slowly/">Da nord a sud, ma slowly</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Il 30 marzo &#8220;apre al pubblico&#8221; la tradizione musicale pugliese</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 17:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Altrosud]]></category>
		<category><![CDATA[archivio sonoro]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Riportiamo tutto a casa. Con questo titolo, ripreso da un famoso album di Bob Dylan, si potrebbero sintetizzare gli obiettivi dell&#8217;Archivio delle musiche di tradizione della Puglia, messo in cantiere circa un anno fa dall&#8217;Associazione culturale Altrosud, a partire da un progetto coordinato dal sottoscritto e da Mimmo Ferraro, e realizzato grazie al contributo del Ministero per i Beni e... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/02/07/il-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-weight: bold; color: #000000;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/02/saga10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1436" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/02/saga10.jpg" alt="saga10" width="200" height="137" /></a>Riportiamo tutto a casa</span>. Con questo titolo, ripreso da un famoso album di <span style="font-weight: bold;">Bob Dylan</span>, si potrebbero sintetizzare gli obiettivi dell&#8217;<span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Archivio delle musiche di tradizione della Puglia</span>, messo in cantiere circa un anno fa dall&#8217;Associazione culturale <span style="font-weight: bold;">Altrosud</span>, a partire da un progetto coordinato dal </span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">sottoscritto e da</span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"> <span style="font-weight: bold;">Mimmo Ferraro</span>, e realizzato grazie al contributo del <span style="font-weight: bold;">Ministero per i Beni e le Attività Culturali</span> e  della <span style="font-weight: bold;">Regione Puglia</span>. L&#8217;<span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Archivio</span>, allocato</span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"> presso la <span style="font-weight: bold;">Biblioteca Nazionale di Bari</span></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">, consentirà finalmente a tutti gli appassionati e gli studiosi di accedere ai principali fondi di “registrazioni originali” &#8211; riprese direttamente dalla viva voce degli esecutori tradizionali &#8211; costituiti a partire dagli anni Cinquanta, che finora erano completamente inaccessibile o collocate in siti molto lontani dai luoghi originari. La struttura, e il sito web che conterrà tutti i cataloghi delle registrazioni disponibili, sono ormai pronti, e il tutto sarà inaugurato il 30 marzo, con una grande festa a cui parteciperanno molti protagonisti delle &#8220;tradizioni vive&#8221; ancora presenti in <span style="font-weight: bold;">Puglia</span><span id="more-325"></span>.</span></span><br style="color: #000000;" /><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;">Con l&#8217;attivazione dell&#8217;<span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Archivio</span>, sarà finalmente possibile ascoltare direttamente le principali raccolte documentarie sulle musiche di tradizione della nostra Regione, da quelle conservate presso le principali istituzioni pubbliche &#8211; dall’Accademia di Santa Cecilia a Roma (<span style="font-weight: bold;">Lomax/Carpitella 1954</span>, <span style="font-weight: bold;">Carpitella/De Martino 1959</span>, <span style="font-weight: bold;">Carpitella 1960</span> e così via) alle raccolte complete dell’archivio di Roberto Leydi a Bellinzona &#8211; a quelle conservate in archivi privati, che in molti casi sono state riversate in digitale e quindi salvaguardate dal deperimento dei nastri originali (fondo <span style="font-weight: bold;">De Carolis</span>; fondo <span style="font-weight: bold;">Rinaldi/Sobrero</span>; fondo <span style="font-weight: bold;">Profazio</span>; per venire ai più recenti, fondo <span style="font-weight: bold;">Morabito</span> e fondo <span style="font-weight: bold;">Amati/Bagorda</span>).</span></span><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #000000;"> Un corpus completo, che coinvolge ogni angolo della Puglia (anche se una maggiore quantità di registrazioni riguardano il <span style="font-weight: bold;">Salento</span> e il <span style="font-weight: bold;">Gargano</span>) in una fitta trama di suoni e di canti, una grandiosa “memoria musicale”, che viene <span style="font-size: small;">definitivamente restituita alla fruizione pubblica.</span></span></span></p>
<p>A breve sarà disponibile il programma completo dell&#8217;iniziativa.</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F02%2F07%2Fil-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese%2F&amp;linkname=Il%2030%20marzo%20%E2%80%9Capre%20al%20pubblico%E2%80%9D%20la%20tradizione%20musicale%20pugliese" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F02%2F07%2Fil-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese%2F&amp;linkname=Il%2030%20marzo%20%E2%80%9Capre%20al%20pubblico%E2%80%9D%20la%20tradizione%20musicale%20pugliese" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F02%2F07%2Fil-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese%2F&amp;linkname=Il%2030%20marzo%20%E2%80%9Capre%20al%20pubblico%E2%80%9D%20la%20tradizione%20musicale%20pugliese" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F02%2F07%2Fil-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese%2F&amp;linkname=Il%2030%20marzo%20%E2%80%9Capre%20al%20pubblico%E2%80%9D%20la%20tradizione%20musicale%20pugliese" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F02%2F07%2Fil-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese%2F&amp;linkname=Il%2030%20marzo%20%E2%80%9Capre%20al%20pubblico%E2%80%9D%20la%20tradizione%20musicale%20pugliese" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F02%2F07%2Fil-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese%2F&amp;title=Il%2030%20marzo%20%E2%80%9Capre%20al%20pubblico%E2%80%9D%20la%20tradizione%20musicale%20pugliese" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/02/07/il-30-marzo-apre-al-pubblico-la-tradizione-musicale-pugliese/">Il 30 marzo &#8220;apre al pubblico&#8221; la tradizione musicale pugliese</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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