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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Calabria</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Occhi turchini. Musiche e canti dalla Calabria</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 08:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 24 novembre ho avuto la fortuna di assistere, in una bella chiesa sconsacrata trasformata in sala concerti nel cuore storico di Napoli, a due passi dalla basilica di Santa Chiara, alla presentazione del Occhi turchini, ultimo prezioso lavoro discografico &#8211; pubblicato da Glossa Music &#8211; di Pino De Vittorio, Franco Pavan e dell&#8217;ensemble Laboratorio &#8216;600, dedicato alla musica della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/11/26/occhi-turchini-canzoni-dalla-calabria-antica/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/11/GCD_P33002_HD.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2943" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/11/GCD_P33002_HD-300x268.jpg" alt="GCD_P33002_HD" width="300" height="268" /></a>Venerdì 24 novembre ho avuto la fortuna di assistere, in una bella chiesa sconsacrata trasformata in sala concerti nel cuore storico di Napoli, a due passi dalla basilica di Santa Chiara, alla presentazione del <strong><span style="color: #993300;"><em>Occhi turchini</em></span></strong>, ultimo prezioso lavoro discografico &#8211; pubblicato da Glossa Music &#8211; di <span style="color: #ff0000;">Pino De Vittorio</span>, <span style="color: #ff0000;">Franco Pavan</span> e dell&#8217;ensemble <span style="color: #ff0000;">Laboratorio &#8216;600</span>, dedicato alla musica della Calabria.</p>
<p>Si tratta di un tentativo di rilettura della tradizione musicale di quel territorio che va ad intrecciare repertori provenienti dalla cultura orale, a noi giunti spesso grazie alle ricognizioni sul campo condotte negli ultimi decenni da importanti ricercatori, con altri invece tratti dalle fonti della musica colta e semi-colta. Repertori che vengono poi riproposti con strumenti e modalità esecutive che, anche in questo caso, mettono insieme &#8216;popolare&#8217; e &#8216;colto&#8217;. Un&#8217;operazione certamente non nuova (sono diversi i lavori del genere usciti negli ultimi anni, in cui a volte in vario modo sono stati coinvolti anche gli autori del cd), ma che in questo caso mi pare riuscita in maniera particolarmente felice.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Occhi turchini</em> </span>si caratterizza infatti sia per la grande qualità e bellezza delle esecuzioni, sia per la raffinatezza del repertorio, frutto di approfondite ricerche ed esplorazioni musicali, che in gran parte comprende canti poco conosciuti e a volte completamente inediti, &#8216;arrangiati&#8217; &#8211; se si può usare questo termine &#8211; con notevole gusto, a dimostrazione di una cultura musicale di altissimo livello.</p>
<p>A riprova di ciò, si possono citare i tre brani (una magnifica versione della <span style="color: #993300;"><em>Calabrisella </em></span>e i ritornelli strumentali di <span style="color: #993300;"><em>Capiddi di sita</em></span> e l&#8217;<span style="color: #993300;"><em>Arietta grica</em></span> ) provenienti da un manoscritto della Biblioteca di Monaco di Baviera, probabilmente risalente alla prima metà del XVII secolo, indagato per la prima volta da Franco Pavan. Un autentico tesoro svelato per ora solo in parte, che pensiamo possa riservare in futuro ulteriori notevoli sorprese.</p>
<p>Un&#8217;altra dimostrazione eclatante di questa rilettura ricercata e colta è <span style="color: #ff0000;"><em>Amicu, hai vintu</em></span>, pezzo tratto da <em><span style="color: #993300;">Alcune strofe della Gerusalemme Liberata</span>, </em>opera in in dialetto calabrese<em> </em>di <span style="color: #ff0000;">Carlo Cusentino</span> del 1731, riportate, come scrive Pavan nella puntuale introduzione al cd, sul &#8220;tenore della Romanesca, di sovente utilizzato nella tradizione italiana per cantare le ottave del Tasso&#8221;.</p>
<p>Il cd contiene inoltre alcune testimonianze delle modificazioni della lingua calabrese effettuate da intellettuali napoletani nel corso del Seicento, in direzione di un dialetto artificiale, &#8220;smussato e napoletanizzato&#8221; quanto bastava per raggiungere il massimo risultato ilare e grottesco. Un esempio di questa operazione è la irresistibile <span style="color: #993300;"><em>Xaccara </em></span>calabrese e spagnola di Francesco Provenzale, del 1699.</p>
<p>Altri brani del cd &#8211; <span style="color: #993300;"><em>Occhi turchini</em></span>, <em><span style="color: #993300;">A spuntunera</span></em>, <em><span style="color: #993300;">Matajola</span></em>, <em><span style="color: #993300;">Veni sonne de la muntagnella</span></em> &#8211; sono invece tratti da ricerche &#8216;sul campo&#8217; (anche se &#8211; mi sia permesso questo inciso &#8211; sull&#8217;origine strettamente &#8220;di tradizioni orale&#8221; di alcuni di essi si possono avere dei dubbi, a maggior ragione quando le registrazioni sono state effettuate in epoche relativamente recenti, in cui anche gli esecutori &#8216;tradizionali&#8217; erano ormai stati ampiamente condizionati dai repertori &#8216;popolareschi&#8217; d&#8217;autore, spesso diffusi tramite i dischi e a volte trasmessi in trasmissioni radiofoniche).</p>
<p>Non mancano le testimonianze della estrema verità linguistica e culturale della penisola calabrese, da <span style="color: #993300;"><em>Arietta grica</em></span> e <span style="color: #993300;"><em>Kopile moj Kopile</em></span> per le &#8216;minoranze&#8221; grecaniche e albanesi alle influenze influenze arabe rilevabili in <span style="color: #993300;"><em>La scillitana</em></span> e in <span style="color: #993300;"><em>Fija du marinaru.</em></span> Arricchiscono la raccolta anche due brani piacevolmente tarantelleggianti (<span style="color: #993300;"><em>Frasca</em></span> e <span style="color: #993300;"><em>Tarantella &#8216;nfuocata</em></span>), una struggente <span style="color: #ff0000;"><em>Canzona a morto</em></span> dal repertorio dell&#8217;arpa di Viggiano e un canto &#8216;sacro&#8217;, interpretato in maniera magistrale da Pino Di Vittorio, <span style="color: #993300;"><em>Si partì la madonna a munti e mari</em></span>, dove viene narrata la disperata ricerca di Gesù da parte della Madonna nei momenti della flagellazione.</p>
<p>Molto significativo è infine anche il singolare <span style="color: #993300;"><em>Te deum de&#8217; calabresi</em></span>, violenta invettiva contro il potere politico napoletano, composta prima della Rivoluzione del 1799, di cui ancora oggi si discute la paternità.</p>
<p>Questo repertorio complesso e articolato viene eseguito con grande perizia da <span style="color: #ff0000;">Pino De Vittorio</span> (che si produce in interpretazioni vocali veramente straordinarie e ricche di pathos ma anche giustamente misurate) e dai bravissimi componenti dell&#8217;ensemble Laboratorio &#8216;600: <span style="color: #ff0000;">Fabio Accursio</span> (liuto), <span style="color: #ff0000;">Elisa La Marca</span> (liuto e tiorba), <span style="color: #ff0000;">Flora Papadopoulos</span> (arpa) e il direttore <span style="color: #ff0000;">Franco Pavan</span> (tiorba e chitarra battente), a comporre un cd, per tutte le ragioni che ho detto, assolutamente imperdibile per tutti gli appassionati del genere (e non solo).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’identit&#224; del peperoncino</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 18:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci rivista, novembre 2009 “Curarsi e vivere felici con il peperoncino”: è questo il motto dell’Accademia Italiana del Peperoncino, giunta ormai a settemila soci – tra cui illustri studiosi &#8211; che, anche quest’anno, ha messo in scena il consueto Festival, giunto ormai alla XVII edizione. A Diamante, graziosa località della provincia cosentina, ogni anno, di solito... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/11/01/lidentit-del-peperoncino/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <strong>Anci rivista</strong>, novembre 2009<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/thumbs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2058" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/thumbs.jpg" alt="thumbs" width="200" height="284" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Curarsi e vivere felici con il peperoncino”: è questo il motto dell’<strong>Accademia Italiana del Peperoncino</strong>, giunta ormai a settemila soci – tra cui illustri studiosi &#8211; che, anche quest’anno, ha messo in scena il consueto Festival, giunto ormai alla XVII edizione.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">A <strong>Diamante</strong>, graziosa località della provincia cosentina, ogni anno, di solito a metà settembre, si svolgono cinque giornate in onore del peperoncino: convegni, tavole rotonde, mostre, cortometraggi, cabaret, spettacoli di strada, musica e menù afrodisiaci. Lo scopo è, infatti, far conoscere il prezioso “capsicum annuum”, la sua storia, le sue qualità, e tutte le sue possibili utilizzazioni, in particolare nella gastronomia, nella cosmesi, nella farmacologia e nella medicina. Un vero evento in salsa piccante! </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Oltre alle note applicazioni in campo gastronomico, il peperoncino ha anche rilevanti qualità mediche, ed è spesso impiegato come revulsivo per facilitare reflussi di sangue. Polverizzato, dà il pepe rosso o paprica e, da sempre, è utilizzato in modo empirico dai contadini calabresi per curare mal di stomaco e altre affezioni. Oggi diversi scienziati ne stanno studiando nuove potenzialità curative, in particolare per prevenire <span id="more-2057"></span>il cancro e l’infarto. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il “capsicum” ha una antica storia nell’alimentazione e nella medicina dell’America precolombiana, almeno a partire dal Messico di 9.000 anni fa. In Europa arriva alla fine del XV secolo, al seguito dei viaggi di Colombo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">A partire dalla rocambolesca “importazione” colombiana, la preziosa “spezia” si diffonde rapidamente in Asia, in Europa Centrale, in Estremo Oriente e nel Mediterraneo. La sua fortuna è dovuta al fatto che si produce con estrema facilità e in qualunque condizione, differenziandosi in varietà caratterizzate da diverse gradazioni di piccantezza. Ha contribuito ad arricchire e rendere appetitosa la cucina dei ceti popolari, dando origine ad una infinità di ricette.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L’affascinante vicenda di questa spezia così amata e diffusa, tanto da essere elevata a simbolo di un’identità più figurata che reale, è ricostruita nel “gustoso” volume dell’antropologo Vito Teti, <strong><span style="color: #993300;"><em>Storia del peperoncino. Un protagonista delle culture mediterranee</em></span></strong> (Donzelli), che si sofferma in particolare sulla diffusione e sull’uso nel nostro Mezzogiorno e in Calabria, dove il peperoncino entra, in quantità talora anche eccessive, in moltissime preparazioni. Dalle lontane origini americane il peperoncino non solo si è perfettamente integrato nel nostro Sud, ma è diventato perfino l’emblema della cucina “locale”. A dimostrazione di questo processo, il libro contiene anche un prezioso capitolo che descrive 85 ricette – in cui il peperoncino è utilizzato veramente per una infinità di preparazioni, dai condimenti fina ai dolci e ai liquori &#8211; tratte dalla letteratura “storica”, dalla tradizione popolare (calabrese ma anche delle locali minoranze albanofone e greche), e dai menù di alcuni trattorie e ristoranti “di qualità”, che vengono opportunamente segnalati nelle loro “specializzazioni”.</span></p>
</div>
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		<title>La musica delle minoranze</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 20:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[arbëresh]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze linguistiche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Suoni di minoranza Le culture musicali delle minoranze linguistiche italiane Vaccarizzo Albanese (CS), 3-20 agosto Ai circa 3 milioni di italiani che parlano un idioma diverso (greci, ladini, catalani, albanesi, franco provenzali, croati, grecanici, occitani, germanofoni, friulani e sardi) è dedicato il festival Suoni di minoranza. Le culture musicali delle minoranze linguistiche italiane che, promosso dall’associazione Altrosud d’intesa con il... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/07/24/la-musica-delle-minoranze/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial; color: #ff0000; font-weight: bold; font-size: large;">Suoni di minoranza</span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-style: italic; font-weight: bold; font-size: medium;">Le culture musicali delle minoranze linguistiche italiane</span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Vaccarizzo Albanese (CS), 3-20 agosto</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/07/locandina-Suoni-di-minoranza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1381" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/07/locandina-Suoni-di-minoranza-212x300.jpg" alt="MANIFESTO_02" width="212" height="300" /></a>Ai circa 3 milioni di italiani che parlano un idioma diverso (greci, ladini, catalani, albanesi, franco provenzali, croati, grecanici, occitani, germanofoni, friulani e sardi) è dedicato il festival <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Suoni di minoranza. Le culture musicali delle minoranze linguistiche italiane</span> che, promosso dall’associazione Altrosud d’intesa con il comune di <span style="font-weight: bold;">Vaccarizzo Albanese</span> e con un ragguardevole parterre istituzionale (A.N.C.I., Comunità Europea, Regione Calabria e Provincia di Cosenza), si candida a diventare un appuntamento irrinunciabile per approfondire la conoscenza di queste comunità, giunte nella penisola a seguito di remote vicende storiche. Per la prima edizione, che sarà conclusa a Roma con una giornata inserita nel cartellone della nuova edizione di <span style="font-weight: bold;">Ottobre piovono libri</span>, il festival intende esplorare in particolare le espressioni musicali delle minoranze presenti nel mezzogiorno, in modo da offrire al pubblico, attraverso l’originale formula della lezione-concerto, un’introduzione a mondi “esotici” ma vicini.</span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Si inizia il <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">3 agosto</span>, alle ore 21,30, presso l’Anfiteatro, con gli <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Onnigaza</span> che, fondati dall’etnomusicologo <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Marcello Marras</span>, proporranno il repertorio tipico della comunità di <span style="font-weight: bold;">Ghilarza (Oristano)</span> </span><span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;"> <span id="more-347"></span></span><span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">per allargarsi, con il suonatore di launeddas <span style="font-weight: bold;">Paolo Mallus</span>, alla produzione musicale di altre aree della <span style="font-weight: bold;">Sardegna</span>, nel succedersi di <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">organetto diatonico</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">armonica a bocca</span> e <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">trunfa</span><span style="font-style: italic;">,</span> combinati ad altri strumenti scomparsi o caduti in disuso come <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">s’affuente</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">benas</span><span style="font-style: italic;">,</span> <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">tumbarineddu</span> e <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">pipiolu</span>. </span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Il <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">7 agosto</span> saranno invece di scena <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Cataldo Perri e Carmine Abate</span> con il loro ormai collaudato reading in musica de <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">La festa del ritorno</span> che, con le musiche dell’artista di Cariati e la viva voce del grande romanziere arbëresh, delinea un suggestivo affresco sull’emigrazione italiana, in mirabile equilibrio tra musica e letteratura.</span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Il <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">10 e l’11 agosto</span>, con la <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">XXVI Sagra del Costume arbëresh</span>, il centro storico di <span style="font-weight: bold;">Vaccarizzo</span> sarà invaso dai suoni, colori e sapori delle diverse comunità albanofone d’Italia, con artisti, musicisti e produttori provenienti dalla <span style="font-weight: bold;">Sicilia</span>, <span style="font-weight: bold;">Molise</span>, <span style="font-weight: bold;">Puglia</span>, <span style="font-weight: bold;">Campania</span>, <span style="font-weight: bold;">Basilicata</span> e <span style="font-weight: bold;">Calabria</span>, in una rappresentazione corale e possente dell’Arberia di casa nostra. </span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Il <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">17 agosto</span> con i <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Viesh</span>, introdotti dall’etnomusicologo <span style="font-weight: bold;">Nicola Scaldaferri</span>, risuoneranno antiche <span style="font-weight: bold;">polifonie vocali</span>, sia religiose che profane, accanto a forme di canto più recenti, per <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">surdulina</span> e <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">chitarra</span>, da <span style="font-weight: bold;">San Costantino Albanese (PZ)</span>, un paese dell’area del Pollino, che ha ancora viva la propria eredità culturale, in particolare per quanto riguarda le espressioni musicali.</span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Il <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">19 agosto</span>, introdotti da <span style="font-weight: bold; color: #0000ff;">Vincenzo Santoro</span>, responsabile cultura A.N.C.I., è il turno di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Foné àzze choma</span> che, grazie a tre eccezionali vocaliste, con <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">canti alla stisa</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">canti di lavoro</span>, stornelli e canzoni d’amore offriranno un’occasione irripetibile per apprezzare l’intensità della <span style="font-weight: bold;">polivocalità della musica tradizionale della Grecìa salentina</span>. </span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Il <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">20 agosto</span> con <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Tragudìa ‘sti scenìa</span>, introdotti da <span style="font-weight: bold;">Tito Squillaci</span>, un’eterogenea compagnia di giovani ed anziani suonatori, grecofoni e paragrecofoni dell’estremo lembo meridionale della Calabria, intesseranno una conversazione a più voci e strumenti (<span style="font-weight: bold; font-style: italic;">zampogne</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">lira</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">chitarre battenti</span> e <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">a la francisi</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">tamburelli</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">flauti</span>, <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">parrasia</span> ed <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">organetto</span>) sulla grecità e lo stato attuale dei suoni antichi.</span><br />
<span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Un’ulteriore occasione per approfondire la conoscenza dell’area grecanica, è offerta dalla mostra fotografica di <span style="font-weight: bold;">Chiara Cravero</span>, <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Zampogne in Aspromonte</span> che, aperta il 30 agosto, ritrae suonatori e costruttori ancora in attività colti nel corso di una lunga ricerca sul campo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; color: #000000; font-size: small;">Info: www.squilibri.it; info@squilibri.it</span></p>
</div>
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		<title>Le forme della festa</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 07:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Bindi]]></category>
		<category><![CDATA[Settimana Santa]]></category>
		<category><![CDATA[squilibri editore]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A Roma di scena riti e devozioni della Settimana Santa in Calabria Il 17 marzo, alle ore 18, presso la Sala Conferenza dell’ANCI, in via dei Prefetti 46, di scena a Roma riti e devozioni della Pasqua in Calabria con la presentazione del volume con cd allegato Forme della festa. La Settimana Santa in Calabria che, curato da Francesco Faeta... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/03/13/le-forme-della-festa/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><span style="color: #ff0000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;">A Roma di scena riti e devozioni della Settimana Santa in Calabria<br />
</span></span><br />
<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/03/Le-forme-della-festa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1335" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/03/Le-forme-della-festa-300x275.jpg" alt="Le-forme-della-festa" width="300" height="275" /></a>Il 17 marzo, alle ore 18, presso la Sala Conferenza dell’ANCI, in via dei Prefetti 46, di scena a Roma <span style="font-weight: bold;">riti e devozioni della Pasqua in Calabria</span> con la presentazione del volume con cd allegato <span style="font-weight: bold; font-style: italic; color: #ff0000;">Forme della festa. La Settimana Santa in Calabria</span> che, curato da <span style="font-weight: bold;">Francesco Faeta</span> e <span style="font-weight: bold;">Antonello Ricci</span>, è l’esito di una pluriennale ricerca sul campo condotta da un’équipe di specialisti con competenze diverse (antropologi, etnografi, etnomusicologi, fotografi, videoperatori, informatici).<br />
Presentando la morfologia di alcuni eventi rituali particolarmente significativi in dieci località (<span style="font-weight: bold;">Verbicaro</span>, <span style="font-weight: bold;">Laino Borgo</span>, <span style="font-weight: bold;">Cassano Jonio</span>, <span style="font-weight: bold;">Savelli</span>, <span style="font-weight: bold;">Mesoraca</span>, <span style="font-weight: bold;">Nocera Terinese</span>, <span style="font-weight: bold;">Settingiano</span>, <span style="font-weight: bold;">Dasà</span>, <span style="font-weight: bold;">Stilo</span> e <span style="font-weight: bold;">Caulonia</span>) e un’inchiesta più “leggera” sulle forme della festa pasquale in numerosi altri paesi, il volume offre un modello paradigmatico per saggiare in profondità la funzione sociale e politica del dispositivo quaresimale. <span id="more-367"></span>Nel Mezzogiorno italiano infatti il sistema festivo della Settimana Santa costituisce una parte essenziale del dispositivo con cui le diverse comunità procedono alla formazione dei loro orizzonti identitari, alla produzione delle loro fisionomie sociali, alla gestione del loro potere politico. Le feste e i riti della Pasqua muovono l’umanità che si aggrega e riconosce su base locale, inducendola a compiere scelte, a elaborare strategie, a progettare, materialmente e simbolicamente, i suoi confini, i suoi ordini interni, i suoi rapporti di egemonia e subalternità, le sue gerarchie<br />
L’importanza politico-sociale delle feste della Settimana Santa deriva in particolare dal loro situarsi in una rigogliosa e lussureggiante foresta di simboli, sedimentatisi sull’originario nucleo neo-testamentario, in un incessante processo di riplasmazioni e rifunzionalizzazioni, in una trasversale interazione delle idee e delle pratiche. La comune koiné cristiana e cattolica della Pasqua, inoltre, funge da elemento di raccordo tra dimensione locale e dimensione globale, costituendo un contenitore universale e generalizzante per una vasta umanità che, incline alla frammentazione e storicamente frammentata, per reazione sviluppa al suo interno singolari processi di affermazione della propria identità culturale, dove i percorsi di elaborazione simbolica e le strategie sociali di ciascun gruppo o di ciascuna comunità si situano in un processo di enfatizzazione e di drammatizzazione, sconosciuto agli altri ambiti festivi.<br />
Con oltre 200 fotografie in b/n e a colori, un cd allegato con 27 brani musicali che restituiscono all’ascolto l’atmosfera sonora della festa, una densa raccolta di saggi e un articolato insieme di apparati critici, si delinea così uno spaccato etnografico, senza precedenti nel panorama europeo, attorno alle forme della festa della Settimana Santa in una regione che, più di ogni altra, ha conservato riti e cerimonie legate alla passione, morte e resurrezione di Cristo.<br />
Il volume sarà presentato da <span style="font-weight: bold;">Letizia Bindi</span> che ne discuterà con i due curatori nonché con gli autori dei saggi e dei reportage fotografici che, con relativo commento musicale, saranno proiettati in apertura dell’incontro. </span></p>
<p>Info:<br />
Squi[libri], 06-44340148; <a href="mailto:info@squilibri.it">info@squilibri.it</a>; <a href="http://www.squilibri.it">www.squilibri.it</a></p>
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