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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Cilento</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Il tarantismo: un viaggio in parole e musica dal Salento al Cilento</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2021 07:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Sonoro Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Seminario di studi con Vincenzo Santoro Lunedì 25 gennaio 2021, ore 18, piattaforma Zoom Coordina l&#8217;evento Anna Maria Vitale seguirà discussione con i gruppi di lettura Fenomeno storico-religioso nato nel Medioevo da eredità rituali pagane, il tarantismo ha avuto la Puglia &#8211; e il Salento in modo particolare come sua “area elettiva”, ma era diffuso anche in un... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/01/23/il-tarantismo-un-viaggio-in-parole-e-musica-dal-salento-al-cilento/">Read more &#187;</a></p>
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<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/01/141239600_3394348767344182_1408020426206548195_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3769" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/01/141239600_3394348767344182_1408020426206548195_n-212x300.jpg" alt="141239600_3394348767344182_1408020426206548195_n" width="212" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #800000;">Seminario di studi con <span style="color: #993300;">Vincenzo Santoro</span></span></p>
<p>Lunedì 25 gennaio 2021, ore 18, piattaforma Zoom</p>
<p>Coordina l&#8217;evento <span style="color: #993300;">Anna Maria Vitale</span></p>
<p>seguirà discussione con i gruppi di lettura</p>
<p>Fenomeno storico-religioso nato nel Medioevo da eredità rituali pagane, il tarantismo ha avuto la Puglia &#8211; e il Salento in modo particolare come sua “area elettiva”, ma era diffuso anche in un ambito mediterraneo più ampio, che comprendeva tutta l’Italia meridionale, la Sardegna e la Spagna. Prevalentemente contadino, anche se un tempo coinvolgeva i ceti più elevati, era caratterizzato dal simbolismo della “taranta” – il mitico ragno &#8211; che morde e avvelena, e della musica, della danza e dei colori che liberano dal suo morso avvelenato.</p>
<div>Per le sue peculiarità il fenomeno ha suscitato sempre grande curiosità fra gli eruditi, che ne hanno dato interpretazioni diverse secondo lo spirito dei tempi, costituendo un ricchissimo corpus di studi che ha un punto di partenza nel tardo Medioevo e che di fatto continua ancora oggi.</div>
<div>Nel 1959 l’antropologo <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span> giunse nel Salento con una équipe interdisciplinare per studiare gli ultimi “relitti” osservabili dell’antico rito. Da quell’esperienza è nato, per i tipi del Saggiatore, il volume<i> <span style="color: #ff0000;">La terra del rimorso</span></i>, in cui l’interpretazione del fenomeno è sviluppata dal punto di vista culturale, storico e religioso.</div>
<div>Anche a Napoli, capitale del Regno, si ritrova fin da tempi molto remoti un dibattito intellettuale sul morbo pugliese, a cui parteciparono personaggi di grande rilievo. Questo vivace dibattito però fino alla metà del 1600 riguarda un fenomeno considerato solo pugliese. Solo a partire dall&#8217;opera dell&#8217;erudito gesuita <span style="color: #993300;">Athanasius Kircher</span> cominceranno le testimonianze del rito anche in Campania, dove in particolare, a partire dal &#8216;700, la <em>tarantella</em>, prenderà piede in maniera talmente clamorosa da diventare nel corso del tempo quasi un emblema della <em>napolitanetà</em>, non senza subire trasformazioni sostanziali, nella doppia direzione -privata della sua componente &#8220;curativa&#8221; &#8211; del ballo ludico e di corteggiamento (spesso ad uso e consumo di un turismo estero alla perenne ricerca dell&#8217;esotico e del pittoresco) e della musica colta, influenzando in questo caso alcuni fra i più grandi musicisti europei.</div>
<div><span style="color: #993300;"><span style="color: #333333;">Le ultime tracce del tarantismo nella memoria popolare campana furono rintracciate da</span> Annabella Rossi</span>, antropologa allieva di <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span>, che nell’ambito del suo insegnamento presso l’Università di Salerno promosse nel 1975-76 con i suoi studenti una ricerca praticata soprattutto con interviste ad anziani e musicisti popolari. Tale ricerca, che non fu completata per l’improvvisa scomparsa della studiosa, mise in luce la presenza del fenomeno – almeno fino agli anni ’60 del ‘900 &#8211; anche nel <strong>Cilento</strong> e in alcuni paesi della provincia di Caserta (in particolare nei Comuni di Albanella, Battipaglia, Borgo San Cesareo, Capaccio, Contursi, Fasani, Giungano, Gromola, Matinella, Paestum, Roccadaspide, Sanza, Tempalta e Trentinara), con caratteristiche in parte originali rispetto a quello &#8220;classico&#8221; pugliese. I risultati furono pubblicati a cura di alcune collaboratrici della Rossi, in un volume dal titolo <span style="color: #ff0000;"><i>E il mondo si fece giallo. Il tarantismo in Campania</i></span> (Jaca Book 1991).</div>
<div>Oggi il tarantismo non esiste più. È finito insieme alla civiltà contadina della cui cultura faceva parte. Eppure, questo singolare fenomeno non ha mai smesso di affascinare e anzi negli ultimi anni l’interesse intorno ad esso è tornato impetuosamente a crescere, anche grazie all’affermarsi del movimento musicale che si è sviluppato nel Salento, che ha al centro anche la musica che veniva usata nella “cura” del morso della taranta, .</div>
<div>Nel corso dell&#8217;incontro verrà presentato un itinerario di conoscenza del fenomeno, nella sua evoluzione storica, e nella sua diffusione territoriale, partendo dalla sua “area elettiva”, la Puglia, per arrivare alla Campania e al Cilento. Verranno ampiamente utilizzate le fonti storiche e il materiale fotografico, sonoro e video reperito dagli studiosi durante le indagini “sul campo” (con una particolare attenzione ai repertori musicali che venivano usati per la “cura” degli effetti del morso del ragno).</div>
<div></div>
<div>Evento organizzato da Gunaikes Cooperativa Sociale</div>
<div></div>
<div>Per partecipare: <a href="https://us02web.zoom.us/j/83044095861?pwd=QXVFMEVnSW1KdFAwYnpNVWFkbEhydz09&amp;fbclid=IwAR2YwFjxVUkm3GgwAMnoFwyIhkAQAPiOXobyctE6bJuE2CJED9hCy3opZxk#success">https://us02web.zoom.us/j/83044095861?pwd=QXVFMEVnSW1KdFAwYnpNVWFkbEhydz09&amp;fbclid=IwAR2YwFjxVUkm3GgwAMnoFwyIhkAQAPiOXobyctE6bJuE2CJED9hCy3opZxk#success</a></div>
<div></div>
<div>
<div dir="auto">ID riunione: 830 4409 5861</div>
<div dir="auto">Passcode: 380540</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div dir="auto">Impegnato da molti anni in iniziative per la valorizzazione della cultura popolare e della musica del Sud, <span style="color: #993300;"><strong>Vincenzo Santoro</strong> </span>è responsabile del Dipartimento Cultura e Turismo dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (per maggiori informazioni cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/chi-sono/">qui</a>) . Le sue principali pubblicazioni su questi temi sono:</div>
<div dir="auto">
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=2&amp;id_recensione=2">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</a>, Aramirè, Lecce 2002 (con Sergio Torsello),  <a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=5&amp;id_recensione=5">Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</a>, Manni, Lecce 2002 (con Sergio Torsello); , <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=3&amp;id_recensione=3">Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</a></em>, Aramirè, Lecce 2004 (con Roberto Raheli e Sergio Torsello); <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=4&amp;id_recensione=4">Il Salento di Giovanna Marini</a>, </em>cd doppio, Aramirè, Lecce 2004 (con Roberto Raheli), <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=7&amp;id_recensione=7">Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d´Otranto</a></em>, Aramirè, Lecce 2005 (con Sergio Torsello); <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=407">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a>, libro+ cd audio, Squilibri, Roma 2009; <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=550"><em>Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento</em></a>, libro+cd audio, Squilibri, Roma 2010;  <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/06/07/odino-nelle-terre-del-rimorso/">Odino nelle terre del rimorso. Eugenio Barba e l’Odin Teatret in Salento e Sardegna (1973-1975)</a>, libro+dvd, </em>Squilibri, Roma 2017; <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/"><em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em></a>, Itinerarti, Alessano (Le) 2019; <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/08/06/il-ballo-della-pizzica-pizzica/"><em>Il ballo della pizzica pizzica</em></a>, Itinerarti, Alessano (Le) 2019 (con Franca Tarantino).</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Il “piccolo rito cilentano”</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 20:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ANCI]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, aprile 2009 Il “piccolo rito cilentano” è una pratica devozionale che le confraternite del “Cilento antico” eseguono con canti monodici e polifonici nelle chiese, in occasione della Settimana Santa. Per le condizioni storico-culturali e le forme del paesaggio il rito ha assunto un profilo peculiare che connota fortemente l’area, svolgendosi come una circum-ambulazione attorno... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/04/02/il-piccolo-rito-cilentano/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <strong>Anci Rivista</strong>, aprile 2009</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cilentane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2073" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cilentane-214x300.jpg" alt="cilentane" width="214" height="300" /></a>Il “piccolo rito cilentano” è una pratica devozionale che le confraternite del “Cilento antico” eseguono con canti monodici e polifonici nelle chiese, in occasione della Settimana Santa. Per le condizioni storico-culturali e le forme del paesaggio il rito ha assunto un profilo peculiare che connota fortemente l’area, svolgendosi come una circum-ambulazione attorno al Monte Stella densa di significati simbolici attraverso i quali si delimita un territorio di appartenenze comuni e si evoca uno scenario di vissuto condiviso.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Queste pratiche sono l’oggetto della pubblicazione dell’etnomusicologo <strong>Maurizio Agamennone</strong>, </span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><strong><em>Varco le soglie e vedo. Canto e devozioni confraternali nel Cilento antico</em></strong></span>, Squilibri editore 2008, p. 314, che comprende anche oltre cinquanta fotografie, la registrazione dei canti nel Cd allegato e un ricco apparato di trascrizioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Più volte contrastate dalle autorità ecclesiastiche, per alcuni comportamenti ritenuti eccentrici rispetto all’ortodossia, e decimate da ricorrenti fenomeni migratori, le confraternite cilentane conservano ancora oggi una forte <span id="more-2072"></span>consapevolezza delle proprie consuetudini, radicate in passato carico di memorie che risalgono con ogni probabilità ai movimenti penitenziali emersi nel corso del medioevo. Nel lungo processo storico-culturale che ha portato alla costruzione del rito, i confratelli hanno attinto a testi, pratiche e contesti multiformi, da cui hanno tratto espressioni cantate diverse, progressivamente “impaginate” in un dispositivo rituale, che mostra una sua propria coerenza e compattezza: vi si esprime uno spiccato senso della morte, del dolore e del lutto, attraverso azioni che rappresentano e consolidano il gruppo all’interno, favoriscono relazioni dinamiche di confronto ed emulazione con altri gruppi e contribuiscono a costruire e il senso di una più estesa identità micro-regionale. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Anche da un punto di vista musicale, il dispositivo rituale è caratterizzato dall’assunzione di assetti e melodie di matrice contadina, su cui sono state costruite le espressioni cantate ritenute più consone alle circostanze devozionali, in un continuo succedersi di scambi con altre consuetudini, improvvise ed energiche azioni individuali, relazioni esuberanti tra i gruppi locali e un confronto serrato con altre istanze religiose. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">L’azione devozionale più solenne è, ormai da tempo, una sorta di “peregrinazione” che, nella cornice penitenziale della Settimana Santa, le confraternite compiono per visitare i cosiddetti “sepolcri” (“subburcri”) allestiti nelle diverse chiese e cappelle dell’area. Gli itinerari di visita non sono limitati al territorio del paese o casale di appartenenza, come accade in altre aree, ma sono distribuiti in un ambito assai più esteso che tocca le principali località cilentane. All’interno di ognuna delle chiese visitate, la confraternita “in viaggio” esegue un percorso devozionale di circa trenta minuti, condotto in circolo all’interno di ogni chiesa e spezzato da numerose soste durante le quali i confratelli eseguono diverse musiche con svariati assetti &#8211; monodiche, polifoniche, in solo, in alternanza responsoriale e in gruppo. Ogni confraternita compone un suo specifico itinerario, che tocca luoghi diversi, e varia ogni anno, tessendo una sorta di “rete” attorno al Monte Stella, sorta di centro mitico di tutta l’area. In questo modo le “vie dei canti” delle “congreghe” – oggi effettuate in autobus, mentre in passate l’itinerario era percorse a piedi &#8211; contribuiscono a creare, consolidare e perpetuare rapporti tra paesi, casali e gruppi familiari di una zona molta vasta. Alla fine di questi percorsi di visita di chiese e cappelle, ogni confraternita rientra nella sua chiesa di appartenenza, dov’è attesa dalla popolazione, concludendo la sua devozione in una ritualità che rappresenta la forte sintonia con la comunità di appartenenza.</span></p>
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