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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Gianni Bosio</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Prima della Notte c&#8217;era la Taranta</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 08:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ritorno della taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Winspeare]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Farina]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Parco della Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un libro di Vincenzo Santoro ricostruisce la rinascita della musica popolare salentina di Francesco Farina dal Corriere del Mezzogiorno, edizione pugliese, del 28 ottobre 2009 &#160; S’intitola Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina (Edizioni Squilibri), l’ultima pubblicazione dedicata al fenomeno più vistoso del risveglio della tradizione musicale che ha segnato il dilagare della pizzica ben... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/10/29/prima-della-notte-cera-la-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Un libro di Vincenzo Santoro ricostruisce la rinascita della musica popolare salentina</em></span></p>
<p>di <strong>Francesco Farina</strong></p>
<p>dal Corriere del Mezzogiorno, edizione pugliese, del 28 ottobre 2009</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/Santorocdmfoto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1525" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/Santorocdmfoto-300x266.jpg" alt="Santorocdmfoto" width="300" height="266" /></a>S’intitola <em><span style="color: #ff0000;"><strong>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</strong></span> </em>(Edizioni Squilibri), l’ultima pubblicazione dedicata al fenomeno più vistoso del risveglio della tradizione musicale che ha segnato il dilagare della pizzica ben oltre il territorio nazionale. Ne è autore <strong>Vincenzo Santoro</strong>, originario di Alessano ma residente a Roma, dove è responsabile dell’Ufficio cultura, sport e politiche giovanili del’Anci (l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), che aveva già firmato diversi testi sui temi della memoria storica e della tradizione popolare del Salento. Oggi, <em>Il ritorno della taranta</em> sarà presentato a Roma nella Sala Teatro Studio dell’Auditorium del Parco della Musica dallo stesso <strong>Vincenzo Santoro</strong>, in un appuntamento cui prenderanno parte, tra gli altri, il presidente del Circolo Gianni Bosio, Sandro Portelli, ed il regista Edoardo Winspeare.</span></p>
<p>L’approccio di Santoro con la cultura popolare del suo paese d’origine risale agli anni Novanta quando, studente della Facoltà d’informatica presso l’università di Pisa, prendeva parte al movimento studentesco «La Pantera»<span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-284"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">: «In quell’occasione cominciai ad ascoltare i Sud Sound System e rimasi sorpreso del fatto che cantassero in dialetto e che molti ragazzi che non avevano niente a che fare col Salento ne ripetevano i testi accompagnando le loro canzoni. Per me fu il crollo di un tabù, visto che a casa ci educavano a non parlare in dialetto». Al tarantismo, invece, cominciò ad interessarsi subito dopo, frequentando l’Istituto Ernesto De Martino di Sesto Fiorentino: «In quegli anni tornavo a casa solo per le vacanze ma cominciai ad avvicinarmi al lavoro che era stato fatto negli anni Settanta sulla tradizione da personaggi come Rina Durante e Brizio Montinaro. Conoscenze che ho poi approfondito dal ’97, come consigliere comunale di Alessano con delega alla cultura». Sono gli anni in cui nasceva La Notte della Taranta, fenomeno che Santoro guardava con sospetto: «Nella maggior parte dei casi non c’era una ricerca musicale interessante intorno ai brani della tradizione e mi sembrava che quest’iniziativa fosse carente da un punto di vista produttivo. Peraltro, sono contrario all’ideologia della contaminazione e La Notte della Taranta mi dava l’idea di una forzatura rispetto al materiale sonoro su cui si fondava». Nel frattempo, la manifestazione continuava a raccogliere consensi ed a mobilitare masse di pubblico sempre più consistenti «e questo – continua Santoro – mi fece sperare che intorno a questo avvenimento potessero fiorire le strutture attraverso cui poter approfondire l’aspetto culturale ed antropologico del fenomeno. Invece, a distanza di dodici anni dalla prima edizione, manca persino un luogo, una biblioteca, dove gli studiosi e gli appassionati possano consultare tutto il materiale a disposizione. Qualcosa di simile all’Archivio sonoro delle tradizioni musicali pugliesi, che io stesso ho contribuito a creare presso la Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti Volpi di Bari».</span></p>
<p>Il ritorno della taranta, tuttavia, non nasce con intenti polemici : «L’ho scritto soprattutto per contrastare l’assenza di memoria da parte dei protagonisti della musica popolare salentina dei nostri giorni. Perché spesso, a sentir loro, sembra che questa musica sia nata il giorno in cui l’hanno cominciata a suonare. Invece, ho cercato di far emergere le passioni e le storie che si sono intessute intorno alla ricerca degli ultimi quarant’anni, ascoltandole direttamente dalla voce di personaggi come Rina Durante, Giovanna Marini, Eugenio Barba e molti altri. Volevo, in altre parole, che la storia della rinascita di questa musica emergesse come una polifonia dissonante attraverso cui leggerne i percorsi e comprenderne le ragioni». Ma il riscontro che l’autore si aspetta dal libro ha anche a che fare con la consapevolezza politica di un patrimonio che rischia di disperdersi o di mancare il bersaglio: «La Notte della Taranta ha avuto l’innegabile merito di accendere i riflettori sulla musica popolare salentina ma adesso i politici dovrebbero smettere di vederla come un treno in corsa su cui salire al volo per raggiungere le proprie mete e indirizzare il fenomeno verso la creazione delle strutture necessarie per l’approfondimento degli aspetti culturali della musica popolare. Penso, ad esempi o, ad una scuola in cui si possano formare musicisti che intendono dedicarsi al genere. Perché è finito il tempo in cui per imparare la musica popolare bastava scendere in strada. Ma soprattutto spero che questo libro possa stimolare una riflessione critica da cui si possa intravvedere una strada costruttiva da intraprendere nell’immediato futuro».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il progetto sui giovani e la musica popolare ospita Brizio Montinaro e Alessandro Portelli</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 06:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo gli appuntamenti a Sternatia e Alessano continua il ciclo di workshop nell&#8217;ambito del progetto biennale La taranta nella rete. Dal 19 al 22 settembre, nei comuni di Soleto e Melpignano, con due workshop dedicati alla poesia grica, alla canzone popolare e all&#8217;archiviazione dei materiali sonori e musicali. Sabato 19 e domenica 20 settembre Soleto ospiterà Poesia di tradizione orale... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/09/09/il-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1101" style="width: 249px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2006/07/brizio_montinaro_biografia_9.jpg"><img class="size-medium wp-image-1101" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2006/07/brizio_montinaro_biografia_9-239x300.jpg" alt="Brizio Montinaro" width="239" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Brizio Montinaro</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Dopo gli appuntamenti a Sternatia e Alessano continua il ciclo di workshop nell&#8217;ambito del progetto biennale <span style="color: #ff0000;"><strong>La taranta nella rete</strong></span>. Dal 19 al 22 settembre, nei comuni di <strong>Soleto</strong> e <strong>Melpignano</strong>, con due workshop dedicati alla poesia grica, alla canzone popolare e all&#8217;archiviazione dei materiali sonori e musicali.</span></p>
<p align="justify">
<p>Sabato 19 e domenica 20 settembre Soleto ospiterà <span style="color: #ff0000; font-size: large;"><strong>Poesia di tradizione orale e canzone popolare</strong></span>, workshop a cura di <strong>Brizio Montinaro</strong>.</p>
<p>Sabato 19 settembre (dalle 16.30 alle 19.30) presso il Palazzo Municipale di Porta San Vito si terrà una giornata di studio sulla base dei due testi di <strong>Brizio Montinaro</strong> <em><strong>Canti di pianto e d&#8217;amore dall&#8217;antico Salento</strong></em> e <strong><em>I</em><em>l tesoro delle parole morte</em></strong>. Partendo dalle origini della lingua grica si traccerà un percorso didattico per conoscere origini, personaggi, mutazioni della poesia di tradizione orale e della canzone popolare e comprenderne l&#8217;attuale fenomeno di riscoperta. Durante il seminario si terrà anche una sessione d&#8217;ascolto pratico di alcuni esempi di nuove composizioni di autori europei su testi tratti dai libri di Brizio Montinaro. Gli argomenti che saranno trattati sono<span id="more-292"></span>: l&#8217;origine della cultura; la memoria come base del percorso creativo; inventare è ricordare; la lingua grica; la letteratura poetica della Grecìa; l&#8217;oralità: composizione, comunicazione, trasmissione; l&#8217;oralità e la poesia greca arcaica; l&#8217;oralità e la poesia grica; la parola e la musica: l&#8217;ottava, l&#8217;endecasillabo e le &#8220;arie&#8221;; i cantori popolari: il caso di <strong>Cosimino Surdo</strong>; polisemia del termine &#8220;popolare&#8221;: i casi di <strong>Vito Domenico Palumbo</strong> e di <strong>Giuseppe Aprile</strong> l&#8217;ingegnere; il popolare riscoperto: la morte del &#8220;popolare&#8221;; rielaborazioni, riproposte e proposte nuove.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Domenica 20 settembre (inizio ore 21.00 &#8211; ingresso gratuito) nel Giardino del Convento dei Francescani la poesia d&#8217;amore andrà in scena con <span style="color: #ff0000; font-size: large;"><strong>Agapimu</strong></span>, lo spettacolo musicale di canzoni e poesie griche con alcuni degli interpreti della tradizione popolare salentina. In scena <strong>Anna Cinzia Villani</strong> (voce, organetto e tamburello), <strong>Carla Maniglio</strong> (voce), B<strong>rizio Montinaro</strong> (voce recitante), <strong>Valerio Daniele</strong> (chitarra).</span></p>
<p align="justify">
<p>Lunedì 21 e martedì 22 settembre presso il Convento degli Agostiniani di Melpignano (Le) si terrà <strong><span style="color: #ff0000; font-size: large;">Fonti orali e storia sociale l&#8217;esperienza del circolo Gianni Bosio</span></strong> workshop a cura del <strong>Circolo &#8220;Gianni Bosio&#8221; di Roma </strong>con il coordinamento scientifico di <strong>Alessandro Portelli</strong>. Questo workshop si propone di indagare problemi e metodi di archiviazione dei materiali e dei prodotti della tradizione popolare, di ricerca e interpretazione degli stessi attraverso l&#8217;esperienza del Circolo Gianni Bosio, associazione culturale romana indipendente che da quarant&#8217;anni lavora nel campo della musica popolare, della storia orale e delle culture non egemoniche. Al centro della sua attività sono la ricerca sul campo e la costruzione e gestione di uno dei più importanti archivi sonori italiani, l&#8217;Archivio Sonoro &#8220;Franco Coggiola&#8221;.</p>
<p>Lunedì 21 settembre (dalle 16.30 alle 19.30) <strong>Enrico Grammaroli</strong>, coordinatore dell&#8217;archivio del Circolo Gianni Bosio, illustrerà i contenuti delle raccolte e discuterà dei problemi e dei metodi di conservazione e diffusione dei: le tecniche di registrazione, di digitalizzazione, schedatura, archiviazione, e le modalità di diffusione che permettono alle migliaia di voci che formano l&#8217;archivio di &#8220;uscire&#8221; e diventare patrimonio culturale comune attraverso il lavoro di artisti, musicisti, donne e uomini di teatro, ricercatori, studenti, cittadini interessati a questo vero e proprio servizio pubblico culturale.</p>
<p>Martedì 22 settembre (dalle 16.30 alle 19.30) <strong>Alessandro Portelli</strong>, presidente del Circolo Gianni Bosio, introdurrà all&#8217;uso della storia orale, come strumento privilegiato attraverso il quale soggetti spesso esclusi dalla sfera del discorso pubblico dotati di voci eloquenti ed esperienze importanti, ricevono il riconoscimento e l&#8217;ascolto a cui hanno diritto. Nel corso del workshop verranno discusse le modalità della ricerca sul campo, l&#8217;esperienza dell&#8217;intervista, e i problemi di interpretazione e scrittura delle fonti orali.</p>
<p align="justify">
<p><strong>Brizio Montinaro</strong>, nato a Calimera di Lecce, è una delle più singolari personalità del mondo dello spettacolo. Attore per professione è antropologo per vocazione. La distanza tra i due ambiti di interesse ha alimentato per anni l&#8217;idea che esistessero due persone con lo stesso nome: una appartenente al mondo dello spettacolo, l&#8217;altra inserita in qualche università italiana. Le due figure si sono ricongiunte grazie a Maria Corti, sua maestra e scrittrice che in più occasioni pubbliche ne ha parlato mettendo in rilievo la sua singolarità.</p>
<p align="justify">
<p>Nato a Roma nel 1942, <strong>Alessandro Portelli </strong>si è laureato in Giurisprudenza e poi in Lingue e letterature straniere moderne presso l&#8217;Università degli studi di Roma &#8216;La Sapienza&#8217;), dove attualmente insegna Letteratura Angloamericana. Ha partecipato al lavoro dell&#8217;Istituto Ernesto De Martino e del romano &#8216;Circolo Gianni Bosio&#8217;, per la ricerca, lo studio e la diffusione della storia orale, della cultura orale e popolare. Per Radio-RAI ha curato alcuni programmi sulla musica americana, quali Jabalaya sulla musica country, e La frontera, sulle musiche di confine. Dirige la Rivista di studi americani &#8220;Acoma&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p>La partecipazione ai seminari è gratuita e aperta a tutti. Per i nati dal 01/01/1979 in poi, non residenti nelle province di Lecce, Brindisi, Taranto, sono previste borse di studio pari a 250 euro a copertura delle spese.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Da sabato 19 a martedì 22 settembre</span></p>
<p>Soleto e Melpignano (Le)</p>
<p>Info (anche per iscrizioni e richiesta borse di studio) infotnr@gmail.com &#8211; <a href="http://www.latarantanellarete.it">www.latarantanellarete.it</a></p>
<p>Tel. 0836.434056 &#8211; 347.2720599</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ingresso gratuito</span></p>
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		<title>un piccolo rinascimento musicale a Sud?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 18:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Castrignanò]]></category>
		<category><![CDATA[De Santis]]></category>
		<category><![CDATA[etnografia]]></category>
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		<category><![CDATA[Grecia Salentina]]></category>
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		<category><![CDATA[Ninfa Giannuzzi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Fucina Meridionedi Riccardo Piaggiodall&#8217;inserto culturale del Sole-24 ore di domenica 16 marzo 2008Cosa succede a Sud? Qualcosa che ha a che fare con un piccolo rinascimento culturale. Gianni Bosio, storico studioso di musiche e culture popolari, diceva in tempi non sospetti ai &#8220;suoi&#8221; vecchi cantori dimenticati e increduli «quello che noi abbiamo fatto oggi fra cento anni verrà studiato nell&#8217;Università».... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/03/28/un-piccolo-rinascimento-musicale-a-sud/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial; color: #ff0000; font-weight: bold; font-size: medium;">Fucina Meridione</span><br style="color: #000000;" /><span style="color: #000000;">di </span><span style="font-weight: bold; color: #000000;">Riccardo Piaggio</span><br style="color: #000000;" /><span style="color: #000000;">dall&#8217;inserto culturale del <span style="font-weight: bold;">Sole-24 ore</span> di domenica 16 marzo 2008</span><br style="color: #000000;" /><br style="color: #000000;" /><span style="color: #000000;">Cosa succede a Sud? Qualcosa che ha a che fare con un piccolo rinascimento culturale. Gianni Bosio, storico studioso di musiche e culture popolari, diceva in tempi non sospetti ai &#8220;suoi&#8221; vecchi cantori dimenticati e increduli «quello che noi abbiamo fatto oggi fra cento anni verrà studiato nell&#8217;Università».<span id="more-363"></span><br />
Ed ecco nascere ora nuovi editori della musica popolare, come Anima Mundi a Otranto, che da alcuni anni pubblica documentari e libri, come il recente volume fotografico sulla Settimana Santa a San Luca, terra di cosche ma anche di cultura popolare viva. Oltre ad album stampati con carta riciclata che sembrano piccoli quadri.<br />
Senza riciclare le idee che arrivao invece, nuove, dai giovani protagonisti del rinascimento della pizzica e della tammurriata e incontrano le musiche del mondo, come Les Troublamours, Tonino Zurlo e Ninfa Giannuzzi. Così nascono anche nuove feste, che di popolare hanno l&#8217;anima ma non la comunicazione viva, che supera in ricerca quella di alcuni musei. Come in Canti di Passione (che si chiude oggi), processioni e concerti tra le pietre bianche dei paesi della Grecìa Salentina. Con cantorie e crocifissi, ma anche con nuovi cantastorie come Antonio Castrignanò e ospiti come Morgan, insieme ai fratelli de Santis.<br />
E a Sud nascono centri e Archivi multimediali sulle musiche popolari, come quello di Documentazione etnografica sulla Sila, mentre l&#8217;editore romano Squilibri (che già edita la «rivista degli Archivi di Etnomusicologia») inventa nuove collane e volumi fotografici che sembrano piccoli cataloghi d&#8217;arte e raccontano le memorie musicali dell&#8217;Italia delle regioni e delle comunità locali. Qualcosa succede, a Sud.</span></div>
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		<title>Disisperada</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 19:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[ANCI]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Bosio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Lunedì 19 novembre, ore 19 &#8211; Casa della Memoria e della Storia, Via San Francesco di Sales 5 Roma presentazione del libro e del CD dedicati a Gavino De Lunas (cantore sardo, martire delle Fosse Ardeatine): Gavino De Lunas, vita di un cantante, ufficiale postelegrafonico, martire delle Fosse Ardeatine di Martino Contu, Edizioni Centro Studi Sea 2005 Gavino De Lunas,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/11/12/disisperada/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: small;">Lunedì 19 novembre, ore 19 &#8211; <a href="http://www.culturaroma.it/spaziperlacultura/28/schedacultura.asp">Casa della Memoria e della Storia</a>, Via San Francesco di Sales 5 Roma</span></p>
<p>presentazione del libro e del CD dedicati a <span style="font-weight: bold;">Gavino De Lunas</span> (cantore sardo, martire delle Fosse Ardeatine):</p>
<p><span style="color: #ff0000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;"><img src="/public/delunas2.jpg" alt="" width="250" height="NaN" align="left" />Gavino De Lunas, vita di un cantante, ufficiale postelegrafonico, martire delle Fosse Ardeatine</span></span><br />
di Martino Contu, Edizioni Centro Studi Sea 2005</p>
<p><span style="color: #ff0000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;"> Gavino De Lunas, Su rusignolo ‘e Padria</span></span><br />
cd contenente alcune delle più importanti registrazioni di Gavino De Lunas</p>
<p>Partecipa <span style="font-weight: bold;">Martino Contu,</span> curatore del volume.<br />
Coordinano: <span style="font-weight: bold;">Alessandro Portelli</span> e <span style="font-weight: bold;">Vincenzo Santoro<span id="more-397"></span></span></p>
<p>A seguire, concerto di canti su chitarra sardi di <span style="font-weight: bold;">Peppino Cabiddu</span> e <span style="font-weight: bold;">Antioco Mattana</span>, straordinari cantadores di Abbasanta (Oristano), nel modo di Gavino De Lunas<br />
_______________________________</p>
<p>Negli anni Trenta Gavino De Lunas era un noto “cantadore”, uno dei più importanti e apprezzati interpreti del canto popolare sardo. La sua carriera artistica, iniziata negli anni Venti, raggiunse il culmine nel corso degli anni Trenta, con la diffusione su tutto il territorio nazionale di numerosi suoi dischi (78 giri) incisi dalla casa discografica &#8220;Società Anonima del Grammofono&#8221; di Milano.<br />
Nel 1944 De Lunas era in servizio a Roma come ufficiale postelegrafonico. Era un convinto antifascista: pur rivestendo il grado di capitano nel Battaglione Volontari di Sardegna “G.M.Angioy”, collaborava con la Resistenza. Una collaborazione che pagò con la vita, vittima di una soffiata. Dopo essere stato arrestato e rinchiuso nel carcere di via Tasso a Roma, venne ucciso il 24 marzo alle Fosse Ardeatine.</p>
<p>Il volume e il cd sono stati insigniti del premio ANCI per la storia orale e per la musica popolare <span style="font-weight: bold;">Memorie e musiche Comuni</span></p>
<p>L&#8217;iniziativa è in collaborazione con il <a href="http://www.circologiannibosio.it">Circolo Gianni Bosio</a></p>
<p>Informazioni sul canto a chitarra sardo si possono trovare sul sito: <a href="http://www.web.tiscali.it/musicasarda/chistor1.htm">www.web.tiscali.it/musicasarda/chistor1.htm</a></p>
</div>
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		<title>La tutela dei patrimoni orali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 06:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Leslie Marmon Silko]]></category>
		<category><![CDATA[Paula Gunn Allen]]></category>
		<category><![CDATA[Ralph Waldo Emerson]]></category>
		<category><![CDATA[UNeSCO]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Guthrie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La inesausta metamorfosi delle culture immateriali Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/30/la-tutela-dei-patrimoni-orali/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;">La inesausta metamorfosi delle culture immateriali</span></span></span></p>
<p><span style="font-style: italic;">Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale</span>, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della tradizione orale. <span id="more-411"></span></span></p>
<p>Alessandro Portelli<br />
da <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a> del 29 settembre 2007</p>
<p>Scriveva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ralph Waldo Emerson</span>, poeta e filosofo del Rinascimento americano: «La sacralità inerente all&#8217;atto della creazione, all&#8217;atto del pensiero, viene trasferita alla sua registrazione. Il cantare del poeta era sentito come qualcosa di divino; pertanto, anche la canzone è divinizzata. Lo scrittore era uno spirito giusto e saggio; d&#8217;ora in avanti, allora, il libro è perfetto, e l&#8217;amore per l&#8217;eroe diventa amore per la sua statua.» Ciò di cui Emerson ci parla riguarda la differenza fra un bene immateriale come processo, come azione &#8211; l&#8217;atto del cantare &#8211; e l&#8217;idolatria verso il suo consolidamento come testo, registrazione, libro, manufatto.</p>
<p>L&#8217;atto, la capacità creatrice è quello che conta; il risultato ne è solo la testimonianza. Questo è tanto più vero in quelle culture che, affidandosi soprattutto all&#8217;oralità, producono i cosiddetti beni culturali immateriali: beni, cioè, che non consistono in oggetti o in testi, ma nella possibilità socialmente diffusa di crearli o ri-evocarli. Una tradizione infatti non è un repertorio di forme immutabili, bensì un processo in continua evoluzione, reso possibile dalla capacità dei suoi protagonisti di evocare memoria e di produrre cambiamento.</p>
<p>Scrive <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Leslie Marmon Silko</span>, autrice americana indiana Pueblo: «Oggi la gente pensa che le cerimonie dovrebbero essere eseguite esattamente come si è sempre fatto, e che basta un lapsus perché la cerimonia debba essere interrotta o il disegno di sabbia distrutto. Ma il cambiamento è cominciato già molto tempo fa, quando la gente ha ricevuto in eredità queste cerimonie, non fosse altro che per l&#8217;invecchiare del sonaglio di zucca giallo o il restringersi della pelle sull&#8217;artiglio d&#8217;aquila, o anche solo per come cambiavano le voci di generazione in generazione di cantori.» Dunque, lavorare per i beni immateriali della tradizione orale non significa proteggere l&#8217;immutabilità di culture folkloriche pensate come residui congelati di passati localistici (come nel folklorismo fascista che relegava il mondo popolare in uno spazio di subalternità con la pretesa di esaltarne le tradizioni). Significa, piuttosto, garantire il diritto e la possibilità che la tradizione si trasformi con i suoi stessi mezzi e secondo le proprie necessità, e che questa trasformazione non sia né eterodiretta né imposta.</p>
<p>D&#8217;altra parte, la memoria stessa è soprattutto un processo: non un deposito di dati in via di progressivo disfacimento, ma una perenne ricerca di senso nel rapporto con il passato e nel riuso dei repertori culturali. Nessun cantore o suonatore eseguirà due volte lo stesso brano nello stesso modo, nessun narratore dirà due volte la stessa storia con le stesse parole; perché, anche se vengono dal passato, queste espressioni si materializzano nel presente e il presente vi irrompe con le sue domande e le sue richieste. Infatti, gran parte delle forme espressive popolari sono destinate all&#8217;improvvisazione: basta pensare allo stornello, al blues, all&#8217;ottava rima, persino al rap, ai muttus della tradizione sarda. In questo caso, non è tanto la singola ottava o il singolo stornello a costituire un bene culturale, quanto la capacità del cantore o del poeta di reinventarne sempre di nuovi.</p>
<p>Per questo però, come scrive un&#8217;altra autrice Pueblo, <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Paula Gunn Allen</span>, le culture che fanno affidamento sull&#8217;oralità sono sempre «a una generazione dalla scomparsa»: basta il silenzio di una generazione perché essere si perdano. Le culture popolari hanno i loro specialisti ma non si affidano solo a loro: ciascuno mette mano alla loro continuità anche solo ripetendo (a modo suo) le espressioni trasmesse nella memoria culturale. Come mediano fra memoria e innovazione, continuità e cambiamento, così le culture dell&#8217;oralità si collocano su un difficile e affascinante crinale, fra il locale e il globale. Rinchiudere il «folklore» dentro una definizione regionalistica locale è un&#8217;altra violenza. Proprio perché sono immateriali, le creazioni della cultura orale volano senza frontiere: nel sud segregazionista degli Stati Uniti, la sola cosa che bianchi e neri condividevano era la musica. Se una ballata come <span style="font-style: italic;">Il testamento dell&#8217;avvelenato</span> la troviamo in Italia nel XVI secolo, oggi è in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, fatta propria da Bob Dylan e persino dai Led Zeppelin.</p>
<p>Tutto ciò non nega l&#8217;importanza della documentazione e della conservazione dei testi e degli oggetti. Nel suo «Elogio del magnetofono», <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> notava che proprio la possibilità tecnologica di fissare le performance della cultura orale rende possibile la loro conoscenza critica e quindi il riconoscimento della loro complessità e ricchezza. Questo è il compito della documentazione: i beni culturali immateriali non si identificano con le registrazioni, con i manufatti, con i testi raccolti negli archivi, nelle biblioteche, nei musei; ma abbiamo bisogno di archivi, biblioteche, musei per documentare la storia, per riconoscere le trasformazioni, anche semplicemente per mettere in scena il pubblico riconoscimento dell&#8217;importanza &#8211; più ancora che di questi oggetti &#8211; delle persone e dei gruppi sociali che li hanno creati e che continuano a farlo.</p>
<p><span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> affermava, a proposito di culture non egemoni, che il lavoro culturale è destinato a trasformarsi in lavoro politico perché deve proteggere e creare politicamente le condizioni della propria possibilità: la libertà di parola e di comunicazione, l&#8217;uguaglianza, la presenza dialogica e antagonista del mondo popolare. Diceva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Woody Guthrie</span>: «la canzone popolare è forte se è forte il movimento operaio»: le culture popolari vivono se vive il potere sociale dei loro protagonisti e creatori, se vivono le loro forme di rappresentanza organizzata e di presenza consapevole, i loro diritti civili e politici.</p>
<p>Una politica di tutela e promozione dei beni culturali immateriali comincia con la difesa e l&#8217;allargamento della democrazia, della cittadinanza, del diritto di parola e, soprattutto, del diritto a essere ascoltati. Comincia ripensando al grande insegnamento di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>, quando ricorda i suoi anni di ricerca etnografica al sud: «entravo nelle loro case &#8211; scriveva &#8211; «come un compagno», come un ascoltatore intento non a estrarre da loro canti o formule o credenze, ma a vivere con questi uomini del nostro tempo, questi cittadini del nostro paese, dentro una storia che è la nostra stessa storia.</p>
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