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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Luigi Stifani</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>In memoria di Luigi Stifani, l’ultimo violinista &#8220;terapeuta&#8221; del tarantismo salentino</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 08:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Stifani]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 28 giugno scorso sono stati venti anni dalla morte di Luigi Stifani, l’ultimo musicista terapeuta del tarantismo salentino ancora “in funzione”, personaggio di grandissima importanza per la comprensione del fenomeno ma anche per l’inizio del revival successivo alla cessazione della pratica del rito vero e proprio. Ha lasciato questa terra proprio nei giorni cruciali della festa di san Paolo, quando, secondo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/12/14/3752/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/12/copertina-Stifani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3753" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/12/copertina-Stifani-300x200.jpg" alt="copertina-Stifani" width="300" height="200" /></a>Il 28 giugno scorso sono stati venti anni dalla morte di <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Stifani</strong></span>, l’ultimo musicista terapeuta del tarantismo salentino ancora “in funzione”, personaggio di grandissima importanza per la comprensione del fenomeno ma anche per l’inizio del <em>revival</em> successivo alla cessazione della pratica del rito vero e proprio. Ha lasciato questa terra proprio nei giorni cruciali della festa di san Paolo, quando, secondo la tradizione, le tarantate e i tarantati si recavano in dolente processione presso la cappella dedicata al santo a Galatina (Le) per chiedere la grazia, singolare coincidenza che non fa che aumentare il suo fascino.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-terra-del-rimorso.jpg"><img class="size-full wp-image-9746 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-terra-del-rimorso.jpg?resize=191%2C159" alt="" width="191" height="159" data-attachment-id="9746" data-permalink="http://www.insulaeuropea.eu/2020/07/17/in-memoria-di-luigi-stifani-lultimo-violinista-terapeuta-del-tarantismo-salentino/la-terra-del-rimorso/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-terra-del-rimorso.jpg?fit=191%2C159" data-orig-size="191,159" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="La terra del rimorso" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-terra-del-rimorso.jpg?fit=191%2C159" data-large-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-terra-del-rimorso.jpg?fit=191%2C159" data-recalc-dims="1" /></a>Nato nel 1914 a Nardò, grosso borgo agricolo del versante ionico della provincia di Lecce, barbiere di professione (seguendo una antica consuetudine che associava questi artigiani alle pratiche di medicina popolare e a quelle musicali), Stifani cominciò a godere di una certa fama anche al di fuori del mondo popolare con la pubblicazione della <em><span style="color: #993300;">Terra del rimorso</span> </em>di<span style="color: #ff0000;"> Ernesto de Martino</span> (1961), celebre saggio in cui l’etnologo napoletano sottoponeva il tarantismo pugliese ad una serrata indagine storico-antropologica, incrociando la copiosa mole di dati provenienti dalla “letteratura storica” sul fenomeno con i risultati di una intensa (anche se breve) indagine sul campo, condotta nel giugno del 1959 a Galatina, Nardò e altri comuni limitrofi. L’incontro con l’orchestrina capitanata dal nostro barbiere violinista nel corso di una “cura” coreutico-musicale di una tarantata avvenne nella giornata del 24 giugno a Nardò, e fu raccontata in modo vivido da de Martino nel suo capolavoro: l’equipe di ricercatori da lui coordinata andava in cerca di Stifani sotto il cocente sole salentino, quando, richiamati dalla inconfondibile musica che si diffondeva nei vicoli, e che svelava gradualmente “nel ritmo del tamburello la linea melodica del «ballo del piccolo ragno», cioè della tarantella, l’antica tarantella del Sud nella sua originaria funzione terapeutica”, approdarono nei pressi della modesta casa dove si stava riproponendo quel rito antico di secoli; varcando “non senza una comprensibile sospensione d’animo” la soglia della angusta stanzetta al piano terra, si ritrovarono “di punto in bianco, dal giorno alla notte, brutalmente sbalzati in un altro pianeta”.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-taranta.jpg"><img class="size-medium wp-image-9747 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-taranta.jpg?resize=300%2C225" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-taranta.jpg?resize=300%2C225 300w, https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-taranta.jpg?w=480 480w" alt="" width="300" height="225" data-attachment-id="9747" data-permalink="http://www.insulaeuropea.eu/2020/07/17/in-memoria-di-luigi-stifani-lultimo-violinista-terapeuta-del-tarantismo-salentino/la-taranta/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-taranta.jpg?fit=480%2C360" data-orig-size="480,360" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="La taranta" data-image-description="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-taranta.jpg?fit=300%2C225" data-large-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/La-taranta.jpg?fit=480%2C360" data-recalc-dims="1" /></a>Da quel momento Luigi Stifani fu sottratto all’oblio della storia e divenne il “testimone” privilegiati per i tanti studiosi e appassionati che, negli anni successivi scesero nelle terre salentine seguendo le affascinanti pagine della <em>Terra del rimorso</em>. E in molti casi apparirà nei saggi, nei reportage fotografici e nei documentari che seguiranno l’inchiesta demartiniana. Un ruolo centrale lo ebbe anche nel fondamentale video <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=z607o3Sk3SY">La taranta</a></em>, che il giovane regista <span style="color: #ff0000;">Gianfranco Mingozzi</span> realizzò nel 1960, con la consulenza di <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> e <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella,</span> riprendendo alcuni momenti degli inquietanti riti salentini. Il film, arricchito da un suggestivo (e, occorre dirlo, forse eccessivamente “esotizzante”) commento del premio Nobel <span style="color: #ff0000;">Salvatore Quasimodo</span>, contribuì moltissimo alla crescita della curiosità intorno al fenomeno, che, sotto la morsa del “progresso”, era ormai in una crisi irreversibile che lo avrebbe portato alla totale scomparsa nel giro di pochi anni.</p>
<p>Ultimo erede di una lunga tradizione di violinisti specializzati nella cura del tarantismo, di cui abbiamo molte notizie nella letteratura storica almeno a partire dal Settecento (in Puglia ma anche nel resto dell’Italia meridionale, in Sicilia e addirittura in Spagna), <span style="color: #ff0000;">Luigi Stifani</span> è stata dunque una delle figure più emblematiche del mondo popolare salentino del dopoguerra. Il suo repertorio musicale non era composto dalle irresistibili <em>pizziche</em>, suonate durante sedute terapeutiche che potevano durare per ore e a volte per giorni, ma anche di un più pacificato repertorio di ballabili per le feste e da alcuni canzoni ironiche e “sconce”, di cui per fortuna resta molta documentazione sonora. Ma la celebrità gli venne dal suo ruolo di “detentore dell’ideologia popolare della taranta” (espressione demartiniana), che a un certo punto, diventò per lui quasi un lavoro: con la intraprendenza che non gli è mai mancata, trasformò la sua bottega in un “centro sudi sul tarantolismo” e fissò un prezzario per le interviste!</p>
<p><a href="https://i2.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Luigi_Stifani_Salvatora_Marzo_Pasquale_Zizzani.jpg"><img class="size-medium wp-image-9748 alignleft" src="https://i2.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Luigi_Stifani_Salvatora_Marzo_Pasquale_Zizzani.jpg?resize=296%2C300" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" srcset="https://i2.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Luigi_Stifani_Salvatora_Marzo_Pasquale_Zizzani.jpg?resize=296%2C300 296w, https://i2.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Luigi_Stifani_Salvatora_Marzo_Pasquale_Zizzani.jpg?w=355 355w" alt="" width="296" height="300" data-attachment-id="9748" data-permalink="http://www.insulaeuropea.eu/2020/07/17/in-memoria-di-luigi-stifani-lultimo-violinista-terapeuta-del-tarantismo-salentino/luigi_stifani_salvatora_marzo_pasquale_zizzani/" data-orig-file="https://i2.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Luigi_Stifani_Salvatora_Marzo_Pasquale_Zizzani.jpg?fit=355%2C360" data-orig-size="355,360" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Luigi_Stifani,_Salvatora_Marzo,_Pasquale_Zizzani" data-image-description="" data-medium-file="https://i2.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Luigi_Stifani_Salvatora_Marzo_Pasquale_Zizzani.jpg?fit=296%2C300" data-large-file="https://i2.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Luigi_Stifani_Salvatora_Marzo_Pasquale_Zizzani.jpg?fit=355%2C360" data-recalc-dims="1" /></a>Altro momento importante della sua “carriera” fu la partecipazione, con l’orchestrina dei “Musici – terapeuti del Salento” (capitanata da lui e composta da Tora Marzo al tamburello, <span style="color: #ff0000;">Pasquale Zizzari</span> all’organetto e <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Ingusci</span> alla chitarra, tutti di Nardò) allo spettacolo <span style="color: #993300;"><em>Sentite buona gente</em></span>, curato da <span style="color: #ff0000;">Roberto Leydi</span> con la consulenza di <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> e la messa in scena di <span style="color: #ff0000;">Alberto Negrin</span> per la stagione 1966–’67 del Piccolo Teatro di Milano (fra febbraio e marzo). A questa “Prima rappresentazione di canti, balli e spettacoli popolari italiani”, che doveva essere trasmessa dalla Rai e di cui esiste una documentazione video da poco resa disponibile dall’editore Squilibri, i musicisti salentini vengono chiamati proprio ad eseguire – davanti alla migliore borghesia milanese – una delle <em>pizziche</em> “indiavolate” che usavano nel corso delle loro sedute terapeutiche, mentre su uno schermo in fondo al palco scorrevano alcune immagini (in particolare quelle riguardanti il rito “domiciliare”) tratte da <span style="color: #993300;"><em>La taranta</em></span> di Mingozzi, che il gruppo musicale in qualche modo “sonorizzava” dal vivo.</p>
<p>Dagli anni Ottanta, Stifani divenne anche gradualmente un riferimento per i giovani che nel Salento si stavano riappassionando ai suoni e ai riti della tradizione, che avevano per lui il rispetto e la venerazione che si devono ai grandi maestri. Testimonianza di questo momento sono la sue istrioniche apparizioni nel documentario <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Hc93KS2Bcn8">San Paolo e la tarantola</a></em>, diretto da <span style="color: #ff0000;">Edoardo Winspeare</span> (1991), regista che avrà un ruolo di grande rilevanza nel movimento di “rinascita” della musica popolare salentina, e nel suo successivo film <span style="color: #993300;"><em>Pizzicata</em> </span>(1996). Inoltre fu spesso coinvolto in feste più o meno popolari e in concerti “di riproposta”, ma anche in alcune singolari <em>dancehall</em> organizzate dalla <em>posse</em> salentina dei <span style="color: #ff0000;">Sud Sound System</span>, che mescolavano funambolicamente pizziche, stornelli, rap e ritmi giamaicani. Continuò a suonare in pubblico fino a pochi mesi prima della morte, che avvenne come abbiamo detto il 28 giugno del 2000.</p>
<p><a href="https://i1.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Io-al-santo-ci-credo.jpg"><img class="size-full wp-image-9749 alignleft" src="https://i1.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Io-al-santo-ci-credo.jpg?resize=179%2C244" alt="" width="179" height="244" data-attachment-id="9749" data-permalink="http://www.insulaeuropea.eu/2020/07/17/in-memoria-di-luigi-stifani-lultimo-violinista-terapeuta-del-tarantismo-salentino/io-al-santo-ci-credo/" data-orig-file="https://i1.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Io-al-santo-ci-credo.jpg?fit=179%2C244" data-orig-size="179,244" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Io al santo ci credo" data-image-description="" data-medium-file="https://i1.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Io-al-santo-ci-credo.jpg?fit=179%2C244" data-large-file="https://i1.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2020/07/Io-al-santo-ci-credo.jpg?fit=179%2C244" data-recalc-dims="1" /></a>Pochi giorni prima era stato pubblicato dalle edizioni Aramirè un suo libro, <span style="color: #993300;"><em>Io al santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate</em></span>, straordinario documento demoantropologico che raccoglieva i suoi appunti relativi ai casi di tarantolismo che aveva affrontato in quarant’anni di attività di “terapeuta”. <span style="color: #ff0000;">Sandro Portelli</span>, nella densa introduzione al volume, scrive che Stifani “viene dal cuore stesso della cultura orale”, impara i mestieri “rubandoli con gli occhi, non attraverso un’istruzione normale”, pratica “forme musicali e terapeutiche con una lunghissima storia passata quasi interamente fuori della scrittura attraverso le generazioni del Salento rurale”. Ma a un certo punto si pone anche il problema di “rappresentare all’universo della scrittura l’universo dell’oralità”. Il suo, quindi, è “un intenso lavoro di trascrizione e traduzione”, con cui “si mette al confine fra oralità e scrittura, cultura tradizionale e ricerca etno-antropologica, spazio locale e spazio espanso”. Il libro è arricchito da un cd con le sue celebri “pizziche tarantate”, presenti sia nelle versioni storiche registrate da <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> nel 1959, sia in versioni contemporanee, appositamente registrate da <span style="color: #ff0000;">Aramirè – Compagnia di musica salentina</span>. Alcuni dei brani del repertorio di Stifani sono riportati nel volume nella particolare trascrizione del nostro, che non sapeva leggere la musica “normale” sul pentagramma e letteralmente si inventò un suo personalissimo codice, la “musica numerica”. Secondo Portelli questa modalità di trascrizione non serviva a Stifani principalmente per poterla ricordare e rieseguire – per questo bastavano le pratiche della cultura orale – ma, ancora una volta, per “rappresentare”, cioè “permettere ad altri, compresi quelli che la tradizione orale si accostano dall’esterno, di capire com’è fatta la musica che lui suona a memoria, ma non per questo in modo meccanico e inconsapevole”.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Luigi Stifani</span> è stato dunque una figura di grande fascino e complessità: notevolissimo musicista popolare, testimone privilegiato dei segreti del rito ma anche straordinario “mediatore” fra punto di vista interno e osservazione esterna, fra la tradizione, la ricerca e il “movimento” salentino nelle sue fasi iniziali. Attende di essere ricordato nella maniera più appropriata, magari investendo sul museo che porta il suo nome, collocato all’interno del palazzo municipale di Nardò, che potrebbe diventare un piccolo gioiello dedicato alla memoria del tarantismo e dei suoi protagonisti.</p>
<p><a href="mailto:santoro@anci.it">santoro@anci.it</a></p>
<p><a href="http://www.insulaeuropea.eu/2020/07/17/in-memoria-di-luigi-stifani-lultimo-violinista-terapeuta-del-tarantismo-salentino/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 17 luglio 2020</a></p>
<p><strong>Biblio-video-discografia</strong></p>
<p>Ernesto de Martino, <em>La terra del rimorso. Contributo ad una storia religiosa del Sud, </em>Il Saggiatore, Milano (prima edizione 1961)</p>
<p>Luigi Stifani, <em>Io al Santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate</em>, libro con cd audio, Edizioni Aramirè, Lecce, 2000</p>
<p>Ruggiero Inchingolo, <em>Luigi Stifani e la pizzica tarantata</em>, libro con cd audio, Besa Editrice, Nardò, 2003</p>
<p><em>Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino (1959 – 1960)</em>, a cura di Maurizio Agamennone, libro più 2 cd, Squilibri edizioni, Roma, 2004</p>
<p>Domenico Ferraro, <em>Roberto Leydi e il “Sentite buona gente”. Musiche e cultura nel secondo dopoguerra, libro con cd e dvd</em>, Squilibri edizioni, Roma, 2015 (nel dvd la registrazione completa dell’omonimo spettacolo del 1967)</p>
<p>Per approfondimenti sulla evoluzione del “movimento” salentino si possono consultare i miei due saggi: <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em>, Squilibri editore, Roma, 2009 e <em>Rito e passione</em>. <em>Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em>, Itinerarti edizioni, Alessano (Lecce) 2019.</p>
<p>Film</p>
<p><em>Pizzicata</em>, di Edorardo Winspeare (1996)</p>
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		<title>reso disponibile online il sonoro del disco de La terra del rimorso</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2018 12:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sempre a proposito delle perle che si trovano in rete, mi pare importante segnalare questo documento reperibile su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=FQ8gCiKSraE . Si tratta del sonoro che originariamente era presente sul disco in microsolco allegato alla prima edizione de La terra del rimorso, il celebre studio di Ernesto de Martino sul tarantismo salentino. La presenza, nella prima edizione del 1961 per i... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/09/26/reso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/09/la-terra-del-rimorso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3227" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/09/la-terra-del-rimorso-200x300.jpg" alt="la-terra-del-rimorso" width="200" height="300" /></a>Sempre a proposito delle perle che si trovano in rete, mi pare importante segnalare questo documento reperibile su youtube: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=FQ8gCiKSraE">https://www.youtube.com/watch?v=FQ8gCiKSraE</a> . Si tratta del sonoro che originariamente era presente sul disco in microsolco allegato alla prima edizione de <strong><span style="color: #993300;"><em>La terra del rimorso</em></span></strong>, il celebre studio di <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> sul tarantismo salentino. La presenza, nella prima edizione del 1961 per i tipi del Saggiatore, di un disco allegato al libro &#8211; che si aggiungeva alle splendide foto di Franco Pinna, costituendo una sorta di ricca appendice multimediale &#8211;  costituiva una innovazione assoluta per l&#8217;epoca, che qualificava ulteriormente lo splendido saggio dello studioso napoletano («bellissimo in forma e contenuto» lo definì in una recensione<span style="color: #ff0000;"> Arnaldo Momigliano</span>). Nelle edizioni successive del libro il disco non fu più ripreso, fino al 2008, quando, alla nuova edizione curata da <span style="color: #ff0000;">Clara Gallini</span>, fu allegato &#8211; ma solo al libro nel formato più &#8220;ricco&#8221;, che si suppone abbia avuto una tiratura limitata &#8211; un dvd contenente l&#8217;intera traccia sonora originaria (oltre al documentario <span style="color: #993300;"><em>Meloterapia del tarantismo</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>). Anche in questo caso però, nelle ristampe della nuova edizione, il dvd non è stato più allegato. Proprio quella traccia sonora è stata caricata su youtube, cosa che permette a tutti di poter accedere a un documento così importante e significativo, anche per capire il complesso e ambizioso progetto divulgativo demartiniano.</p>
<p>La struttura di questa lunga traccia sonora (dura poco più di 16 minuti), sembra ricavata dal modello dei &#8220;radio-documentari&#8221; che venivano trasmessi in quegli anni dalla Rai (1), con una voce narrante che si alterna a brani musicali e altre registrazioni dal vivo. Nella prima parte, vengono descritti gli strumenti usati per la cura musicale del tarantismo, così come indicati nella letteratura storica sull&#8217;argomento(2) ma anche ricavati da quello che l&#8217;<em>équipe</em> demartiniana potè osservare sul campo nel corso della ricerca condotta nel giugno del 1959. Dalle rilevazioni sonore dell&#8217;epoca vengono fatte ascoltare alcune &#8220;pizziche-tarantate&#8221;, a partire, da quelle, intense e potenti, eseguite dall&#8217;orchestrina &#8220;terapeutica&#8221;, capitanata dal violinista <span style="color: #ff0000;">Luigi Stifani</span> e dalla tamburellista <span style="color: #ff0000;">Salvatora Marzo</span>(3), nella cura della tarantata &#8220;<span style="color: #ff0000;">Maria di Nardò</span>&#8220;, che in seguito verranno definite rispettivamente l'&#8221;indiavolata&#8221; e la &#8220;pizzica-balcanica&#8221;. Di quest&#8217;ultima si fa notare come, nel ritmo e nel tipo di melodia, sarebbero riscontrabili «alcune analogie con musiche balcaniche, particolarmente albanesi e macedoni»(4).</p>
<p>Inoltre, il disco conteneva anche una sorta di pizzica-pizzica in lingua grica, oggi molto nota perché entrata nel circuito della riproposta: si tratta di <span style="color: #993300;"><em>Rilollallà</em></span>, brano che viene attribuito erroneamente alle registrazioni sul campo fatte da <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> e <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span> nel 1954 (peraltro attestando la rilevazione sonora a Taranto, cosa abbastanza bizzarra, considerato che si tratta di un canto in grico), ma che in realtà era stato registrato per un documentario radio dal titolo <strong><em>Soglia messapica</em></strong>, realizzato per il terzo canale radio della Rai dal giornalista <span style="color: #ff0000;">Roberto Costa</span>, e mandato in onda il 6 maggio 1954 (5).</p>
<p>Infine, viene riportato un ulteriore esempio, costituito dalla &#8220;pizzica a botta&#8221;, per solo tamburello e voce, registrata a Sanarica da <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> nell&#8217;estate del 1960(6).</p>
<p>Nella seconda parte (che corrisponde al lato b del disco originario), si passa a descrivere in breve la storia e le modalità di funzionamento del tarantismo salentino, con l&#8217;ascolto degli sconcertanti documenti sonori registrati nella cappella di San Paolo a Galatina nel giugno del 1959, quando il fenomeno, colto nella sua irreversibile crisi, in assenza della funzione regolatrice della musica, sembra valutabile solo in termini psichiatrici. Mi pare utile in questo caso &#8211; anche per rimarcare la distanza fra i documenti reali e le disinvolte pantomime folkloristiche che da qualche anno, con dubbio gusto, vengono inscenate davanti e all&#8217;interno della cappella &#8211; riportare il commento, che è una sorta di riassunto di quello che gli studiosi osservarono direttamente il 28-29 giugno del 1959:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Rantoli ritmati, grida, percussioni prolungate contro la porta di legno che protegge la statua del santo si avvicendavano sinistramente. Sui gemiti e sulle grida si innalzavano di tanto in tanto invocazioni a Santu Paulu miu de le tarante. Dal caos dominante emergevano talvolta conati di tarantella, come per ricostituire la terapia musicale interdetta. Un parlare lamentoso, un miserabile chiedere della persona ridotta a nulla. Il vecchio di Matino fa il suo ingresso spettacolare nella cappella, lanciando di tanto in tanto il suo grido disperato di cane morente. Preghiere e litanie tentano di arginare il caos dilagante. Ma questi conati di risollevarsi dalla crisi, erano ben presto risommersi dal contagio del caos collettivo.</p>
</blockquote>
<p>Un &#8220;rischio del caos&#8221; che era controllato nella terapia tradizionale &#8211; eseguita a domicilio &#8211; dove il ritmo e la melodia della tarantella «ordinavano ritualmente la crisi», in cicli coreutici ritualmente ripetuti. E sulla riproposizione della fremente &#8220;pizzica indiavolata&#8221; di Nardò si conclude questo prezioso documentario sonoro, finalmente restituito alla fruizione collettiva.</p>
<h6>1) A cui partecipò più volte anche lo stesso de Martino. Su questo tema si può consultare il libro <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>,<span style="color: #993300;"><em> Panorami e spedizioni. Le trasmissioni radiofoniche del 1953-54</em></span>, Bollati Boringhieri 2002</h6>
<h6>2) In particolare vengono citati quelli che riporta nelle sue opere della metà del Seicento l&#8217;erudito gesuita <span style="color: #ff0000;">Athanasius Kircher</span>: «rebecchine, tamburelli, zampogne, fistole, trombe, chitarre, lire, cetre, bombarde, clavicembali, violini, arpe e liuti». Cfr. <em> </em><span style="color: #ff0000;">Daniela Rota</span>,<em><span style="color: #993300;"> <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/04/27/le-favolose-tarantelle-di-athanasius-kircher/">I gesuiti e le tarantole</a></span></em>, Libreria Musicale Italiana 2012; <span style="color: #ff0000;">Francesco Marco Attanasi</span>, <span style="color: #993300;"><em>La musica nel tarantismo. Le fonti storiche</em></span>, ETS 2007.</h6>
<h6>3) In cui l&#8217;organico musicale era costituito da violino, tamburello, organetto e chitarra.</h6>
<h6>4) le due pizziche-tarantate in questione erano già state pubblicate nel cd allegato al libro <span style="color: #ff0000;">Luigi Stifani</span>,<span style="color: #993300;"><em> <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/01/04/lautobiografia-di-luigi-stifani-lultimo-musicista-terapeuta-del-tarantismo/">Io al santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate</a></em></span>, edizioni Aramirè 2000.</h6>
<h6>5) La complicata vicenda è stata definitivamente chiarita da <span style="color: #ff0000;">Maurizio Agamennone</span> nel recente <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/02/14/musica-e-tradizione-orale-nel-salento-le-registrazioni-di-alan-lomax-e-diego-carpitella-agosto-1954/">Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)</a></em></span>, libro più tre cd, Squilibri 2017, pp. 188-200. Sul radio documentario di Roberto Costa può essere interessante anche un mio articolo, <span style="color: #993300;"><em>Soglia messapica. Uno straordinario documentario radio Rai del 1954 su tradizioni, riti e musiche del Salento</em></span> (che si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/02/20/soglia-messapica-uno-straordinario-documentario-radio-rai-del-1954-sul-salento-e-la-grecia-e-il-tarantismo/">qui</a>), che contiene il link per ascoltarlo integralmente.</h6>
<h6>6) La quasi totalità dei materiali musicali racconti nel corso dell&#8217;indagine del 1959-60 &#8211; fra cui questa &#8220;pizzica a botta&#8221; &#8211; sono stati pubblicati in <span style="color: #ff0000;">Maurizio Agamennone, </span><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2005/04/25/musiche-tradizionali-del-salento/"> <span style="color: #993300;"><em>Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino (1959 – 1960)</em></span></a>, libro più 2 cd, Squilibri 2004.</h6>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F09%2F26%2Freso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso%2F&amp;linkname=reso%20disponibile%20online%20il%20sonoro%20del%20disco%20de%20La%20terra%20del%20rimorso" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F09%2F26%2Freso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso%2F&amp;linkname=reso%20disponibile%20online%20il%20sonoro%20del%20disco%20de%20La%20terra%20del%20rimorso" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F09%2F26%2Freso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso%2F&amp;linkname=reso%20disponibile%20online%20il%20sonoro%20del%20disco%20de%20La%20terra%20del%20rimorso" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F09%2F26%2Freso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso%2F&amp;linkname=reso%20disponibile%20online%20il%20sonoro%20del%20disco%20de%20La%20terra%20del%20rimorso" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F09%2F26%2Freso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso%2F&amp;linkname=reso%20disponibile%20online%20il%20sonoro%20del%20disco%20de%20La%20terra%20del%20rimorso" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F09%2F26%2Freso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso%2F&amp;title=reso%20disponibile%20online%20il%20sonoro%20del%20disco%20de%20La%20terra%20del%20rimorso" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/09/26/reso-disponibile-online-il-sonoro-del-disco-de-la-terra-del-rimorso/">reso disponibile online il sonoro del disco de La terra del rimorso</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>a Bari i suoni e i canti delle Puglie</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 16:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Cinzia Villani]]></category>
		<category><![CDATA[archivio sonoro della Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Cantori di Carpino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>A meno di un anno dall’inaugurazione, l’Archivio Sonoro della Puglia raddoppia (con altre postazioni presso l’Archivio di Stato), si estende ai fondi audiovisivi e fotografici (con importanti collaborazioni con le Teche Rai, il Museo delle Arti e Tradizioni e l’Archivio Luce), si rinnova (con un nuovo sistema di fruizione e consultazione locale e in rete), avvia una collana editoriale e... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/03/a-bari-i-suoni-e-i-canti-delle-puglie/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/sentitebg3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1555" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/sentitebg3-300x209.jpg" alt="sentitebg3" width="300" height="209" /></a>A meno di un anno dall’inaugurazione, l’<a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=Archivio+sonoro+della+Puglia"><span style="color: #ff0000;"><strong>Archivio Sonoro della Puglia</strong></span></a> raddoppia (con altre postazioni presso l’Archivio di Stato), si estende ai fondi audiovisivi e fotografici (con importanti collaborazioni con le Teche Rai, il Museo delle Arti e Tradizioni e l’Archivio Luce), si rinnova (con un nuovo sistema di fruizione e consultazione locale e in rete), avvia una collana editoriale e altre importanti iniziative (una rassegna annuale di canti tradizionali e un concorso per le scuole della regione) perché un patrimonio culturale di inestimabile valore diventi un bene condiviso e partecipato.</span></p>
<p>Le nuove attività dell&#8217;Archivio verranno presentate il 6 febbraio 2010 presso la <span style="color: #ff0000;"><strong>Cittadella della Cultura </strong></span>di Bari, Auditorium Archivio di Stato, via Pietro Oreste 45, con inizio alle ore 17,30</p>
<p>Programma<span id="more-274"></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Introduzione</span></p>
<p><strong>Luciano Scala</strong> (Direttore Generale Archivi-Ministero Beni Culturali): <em>Dalla Puglia, un progetto di valenza nazionale per la costituzione di una “rete degli archivi sonori” </em></p>
<p><strong>Silvia Godelli</strong> (Assessore al mediterraneo Regione Puglia): <em>Per il recupero di una memoria sonora collettiva</em></p>
<p><strong>Nicola Scaldaferri</strong> (Università di Milano): <em>Il nuovo sistema di consultazione e fruizione dell’Archivio Sonoro</em></p>
<p><span style="color: #0000ff; font-size: large;"><strong>Musiche su pellicola</strong></span></p>
<p>Come gustoso assaggio delle nuove acquisizioni audiovisive….</p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Sentite buona gente</span></strong></em> di Roberto Leydi</span></p>
<p>La sezione pugliese del memorabile spettacolo che, nel 1967, portava a Milano una dinamica rappresentazione delle musiche di tradizione italiane (con i <strong>Cantori di Carpino</strong> e l&#8217;orchestrina &#8220;terapeutica&#8221; del tarantismo diretta da <strong>Luigi Stifani</strong>)</p>
<p><em><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #ff0000;">Omaggio a Matteo Salvatore </span></strong></span></em></p>
<p>Dagli scrigni delle Teche Rai, straordinari documenti inediti sull’indimenticabile cantore di Apricena con la testimonianza di Otello Profazio che eseguirà dal vivo alcune delle sue più celebri canzoni.</p>
<p><span style="font-size: large;"><strong><span style="color: #0000ff;">Adotta un canto, scopri una tradizione</span></strong></span></p>
<p>Presentazione del concorso rivolto a tutte le scuole della Puglia, chiamate a misurarsi con le musiche tradizionale della propria terra con visite guidate, seminari, incontri con suonatori e costruttori tradizionali, lezioni-concerto e molto altro ancora.</p>
<p><span style="color: #0000ff; font-size: large;"><strong>Suoni di terra</strong></span></p>
<p>Presentazione della rassegna annuale di canti e musiche tradizionali, in programma alla Cittadella della Cultura nel mese di maggio.</p>
<p><span style="font-size: large;"><strong><span style="color: #0000ff;">Musiche su carta</span></strong></span></p>
<p>Presentazione del volume con cd allegato di <strong>Vincenzo Santoro</strong>, <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em> che ha avviato le attività editoriali dell’Archivio.</p>
<p>Concerto dei <span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-size: x-large;"><strong><span style="color: #ff0000;">Malicanti</span></strong></span> con le signore del canto salentino (<span style="color: #ff0000;"><strong>Anna Cinzia Villani</strong></span> ed <strong><span style="color: #ff0000;">Enza Pagliara</span></strong>) e <span style="color: #ff0000;"><strong>Pio Gravina</strong></span> dal Gargano</span></p>
<p>coordinamento del progetto: <strong>Domenico Ferraro</strong> e <strong>Vincenzo Santoro</strong></p>
<p>Info: <a href="http://www.squilibri.it">www.squilibri.it</a>; info@squilibri.it; <a href="http://www.archiviosonoro.org/puglia">www.archiviosonoro.org/puglia</a></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ingresso gratuito</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Taranta Story. Alle radici della pizzica nella terra sospesa tra magia e deserto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 19:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ritorno della taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Winspeare]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Stifani]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Desiati]]></category>
		<category><![CDATA[Pizzicata]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Mario Desiati racconta le radici della pizzica attraverso il nuovo saggio di Vincenzo Santoro di Mario Desiati da La Repubblica di Bari del 22 novembre 2009Tempo fa denunciammo il rischio di una deriva cialtronesca della tradizione etno-musicale del Salento. Era il 2005 e la moda della Taranta era al suo acme. Nel dibattito intervenne Vincenzo Santoro, studioso che con rigore... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/11/23/taranta-story-alle-radici-della-pizzica-nella-terra-sospesa-tra-magia-e-deserto/">Read more &#187;</a></p>
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<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mario Desiati racconta le radici della pizzica attraverso il nuovo saggio di Vincenzo Santoro</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Mario Desiati</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da La Repubblica di Bari del 22 novembre 2009<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/11/pizzicata3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1532" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/11/pizzicata3-300x240.jpg" alt="pizzicata3" width="300" height="240" /></a></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Tempo fa denunciammo il rischio di una deriva cialtronesca della tradizione etno-musicale del Salento. Era il 2005 e la moda della Taranta era al suo acme. Nel dibattito intervenne <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span>, studioso che con rigore ha curato il libro <em>Il ritorno della Taranta</em> per l’editore Squilibri e che il 28 ottobre è stato al centro di un dibattito all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il saggio non è soltanto la storia della rinascita della musica popolare nel Salento come lascia intendere il sottotitolo, ma soprattutto una disamina attenta e accurata di quello che oggi è presente nell’immaginario contemporaneo del fenomeno musicale e popolare più di tutti sugli scudi. Santoro individua un periodo storico nel quale si consolida il fenomeno<span id="more-282"></span>: “Con la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta si registra un progressivo ritorno di interesse per i ritmi e i suoni della tradizione da parte di musicisti più giovani che, insieme ad alcuni importanti protagonisti delle esperienze precedenti, iniziano una nuova stagione di <em>revival</em> della musica salentina, dando vita a un nuovo movimento destinato a sviluparsi in maniera tumultuosa negli anni a venire”.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Protagonista di questa rinascita è certamente <strong>Edoardo Winspeare</strong>, il regista di Depressa, borgo vicino a Tricase, di cui Santoro traccia un profilo biografico e il percorso che ha portato al primo film “<span style="color: #ff0000;">Pizzicata</span>”, diventato subito il veicolo più potente a livello nazionale della nuova pizzica. Winspeare è giovanissimo, ha 24 anni nel 1989, quando gira il suo primo documentario “<span style="color: #ff0000;">San Paolo e la tarantola</span>”, un medio metraggio che gli permette di conoscere musicisti storici salentini e non di musica tradizionale. Tra tutti i medaglioni in questa pellicola, spicca <strong>Luigi Stifani</strong>, barbiere e dunque cerusico. E come la tradizione meridionale comanda, il cerusico barbiere è anche un santone, il depositario della cura di un piccolo paese e della sua comunità. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Chi ha visto il frammento di quel documentario di Winspeare in cui appare Stifani, può comprendere il fascino che poteva esercitare quell’uomo anziano, con occhi scuri e profondi, un baffetto demonico e la voce impostata come se stesse recitando. Stifani narra in modo avvincente di come attraverso il suo violino curò oltre 50 tarantolate. Affascinato dalla cultura contadina, Winspeare compara le epserienze del suo Salento con quelle del mondo che lui gira e conosce attraverso l’esperienza di assistente alla regia e fonico. Grazie a queste esperienze, ad esempio, si ritroverà a collaborare a un documentario sugli tzigani in Spagna che molte connessioni sembrano avere con la nostra musica tradizionale. Comincia così un periodo di frenetico attivismo, in cui Winspeare spende molte energie ad organizzare grandi feste in campagna, in cui invita a suonare gli anziani cantori ma anche alcuni musicisti e appassionati più giovani che si sono avvicinati alla musica tradizionale.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Racconta il regista: “La musica salentina non è solo pizzica, ma a noi serviva la pizzica, perché la pizzica smuove, scuote, e noi eravamo interessati non solo agli aspetti musicali, ma anche a quelli sociali. Il canto alla stisa interessa gli intenditori, mentre la pizzica interessa tutti. Con questa scelta abbiamo fatto un gesto politico, perché volevamo cambiare l’idea della nostra terra che avevamo avuto fino ad allora”.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma non c’è solo Winspeare con i suoi film e le sue feste. Santoro parte dal film “Pizzicata” del 1995 e arriva ai giorni nostri facendo gli esempi di come nel cinema, nella letteratura, nelle arti visive e ovviemente nella musica contemporanea, anche dei gruppi più giovani, ci siano influssi della Taranta e della nuova pizzica. Poche settimane dopo la pubblicazione di questo libro che ripensa e riposiziona in un quadro storico il “fenomeno Taranta”, è uscito il disco di Raffaella Aprile, una delle sue più intense interpreti. Non è un caso che l’album prodotto da Anima Mundi si chiami “Papagna”, come il fiore che seda e stordisce: un disco tra nenia e ricerca che reinterpreta in una chiave più eterogenea la tradizione della musica tradizionale salentina, alternando stornelli, filastrocche, pizziche.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma accanto a questa anima di servizio, nel libro di Santoro ce n’è pure una più pugnace e polemica. L’autore si addentra nei rischi dell’eccessiva deriva turistica del fenomeno; le pagine su cosa sia diventata la festa di San Rocco a Torrepaduli e la leggendaria battaglia delle spade sono amare e malinconiche, il ritratto di questa terra in bilico perenne tra magia e deserto.</span></p>
</div>
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