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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Roberto Raheli</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Uccio Aloisi e i quattordici colori della terra</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 09:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Buonasera a quista casa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>I quattordici colori della terra di Alessandro Portelli &#160; prefazione al volume I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare, a cura di Roberto Raheli, Vincenzo Santoro e Sergio Torsello, libro con due CD audio, edizioni Aramirè, Lecce 2004 &#160; Si dice che gli eschimesi hanno trenta nomi diversi per la neve. Uccio Aloisi ha quattordici nomi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/10/24/uccio-aloisi-e-i-quattordici-colori-della-terra/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #800000;"><strong><span style="font-family: Arial; font-size: large;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/10/uccio-aloisi-b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1720" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/10/uccio-aloisi-b-300x193.jpg" alt="uccio-aloisi-b" width="300" height="193" /></a>I quattordici colori della terra</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di Alessandro Portelli</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">prefazione al volume <a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=3&amp;id_recensione=3"><span style="color: #ff0000;"><em>I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em></span></a>, a cura di <strong>Roberto Raheli</strong>, <strong>Vincenzo Santoro</strong> e <strong>Sergio Torsello</strong>, libro con due CD audio, edizioni Aramirè, Lecce 2004</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Si dice che gli eschimesi hanno trenta nomi diversi per la neve. Uccio Aloisi ha quattordici nomi diversi per nominare la terra: per la “carne venduta” che la terra la apre con la zappa e la scava nelle cave di tufo, la terra è molteplice e dai suoi colori dipende la vita. Per questo, bisogna imparare a vederli, e saperli nominare: <em>terra nera</em>, <em>nera pignatara</em>, <em>petruddharu</em>, <em>chianca</em>, <em>pilumafu</em>, <em>crita</em> <em>arenusa</em>, <em>crita</em> <em>bona</em>, <em>crita</em> <em>turchina</em>, <em>cuzzaru</em>, <em>sapunaru</em>, <em>crugnu</em>, <em>tufu</em> <em>neru</em>, <em>tufu</em> <em>russu</em>, <em>petra</em> <em>bianca</em>…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sapere i colori e i nomi della terra è necessario anche perché, dice Uccio Aloisi, “ognuno forma il diario in base a quanto nasce sulla faccia della terra”. Uccio Aloisi ha avuto una vita lunga, intensa e non facile<span id="more-212"></span>, ed è diventato una figura di culto in tarda età per un pubblico fatto in maggioranza da ragazzi. È stata la riscoperta della pizzica, con quel tanto di moda che si è accompagnato, a portarlo alla ribalta – e giustamente, non solo perché è un grande artista e una voce straordinaria (il suo disco con Uccio Bandello, <span style="color: #ff0000;"><em>Buonasera a quista casa</em></span>, è il più bel disco di musica popolare che io conosca), ma perché dentro questa voce c’è la grana e la storia di un mondo del quale la pizzica è solo una delle espressioni, e non necessariamente la più significativa. “La musica è nata attraverso la guerra”, continua Uccio Aloisi, “pecché la musica è nata attraverso la guerra, attraverso il lavoro, attraverso la discussione”. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Attraverso la discussione. la prima cosa che colpisce in questa autobiografia parlata e cantata è la sua lingua – scrupolosamente trascritta e intelligentemente tradotta, ma solo per aiutarci a capirne il suono attraverso la registrazione sul CD. In questa voce c’è musica anche quando non canta; le intonazioni, i tempi, i volumi, le pause, portano tanto senso quanto le parole, e affascinano all’ascolto di per se stesse oltre che per quello che dicono. Ascoltare Uccio Aloisi basterebbe per rifiutare una volta per tutte l’idea che il dialetto sia una lingua minore, rozza, povera, “semplice”. Il suo dialetto per Aloisi è una lingua ricchissima e composita, con un lessico ampio e un repertorio di formule e di espressioni flessibile ed articolato – penso alla precisione dei termini tecnici che nella lingua dei cittadini di oggi (“alli tempi nosci s’ha perso tuttu”, dice l’intervistatore) finiscono tutti sotto un’unica vaga idea di qualcosa di estraneo – “zappare”. E invece qui l’operazione come i colori della terra, si suddivide: <em>scatinare</em>, <em>zappare</em>, <em>ntrafare</em>, <em>nsurchiare</em>, <em>antajare</em>… “le tre, quatto manere de faticare u la zappa”, un mestiere che non è solo fatica fisica ma anche competenza, conoscenza. Per forza che poi non ha problemi a distinguere e nominare i tipi di stornelli, i rapporti fra le voci, il senso dei canti e delle feste…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La zappa è da sempre contraposta alla scuola – va’ a zappare, dicevano i maestri di un tempo agli scolari riottosi. Nel caso di Uccio Aloisi, figlio di zappatori, questa non è una metafora: bocciato tre volte in terza elementare, finisce presto l’”esilio con la maestra”; a undici anni sta per la strada a raccogliere il letame e a quattordici anni, infanzia finita, “scìa cu zappu cu l’ommani”. È una storia a suo modo esemplare della nostra scuola di classe, perché ora che lo conosciamo sappiamo che tutto si potrà dire, ma non che Uccio Aloisi non fosse abbastanza intelligente da superare la terza elementare. “Anche nella povertà esiste l’intelligenza”, constata sorpreso un maestro di musica dopo una discussione con lui sull’opera lirica; ma è un’intelligenza di un altro mondo, che usa un’altra lingua che la maestra non era abbastanza intelligente, abbastanza colta da capire Questo è un tema che ritorna: l’educazione vince il paradiso, è gentile non chi si chiama gentile ma chi fa atti gentili… “Chi non la risente la musica nu tene mancu cervellu”, dice Uccio Aloisi: la musica, insomma, è fatta di “sentire” (l’orecchio e il sentimento), ma è fatta anche di intelligenza e di pensiero (il cervello).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Cu leggu sacciu, però se t’aggiu spiegare ci aggiu lettu no capiscu… però cu scrivu nu sacciu, sacciu appena lu nome miu”… Tecnicamente, cosa di cui non si rendono conto i ragazzi alternativi che gli chiedono l’autografo, Uccio Aloisi è analfabeta. Ma è bene che ci ricordiamo che la categoria di “analfabeta” non esiste nelle culture orali; è un prodotto della scrittura. Per definizione, non esistono analfabeti nelle culture orali, perché nessuno è definito in base alla privazioni di qualcosa che nessuno possiede, che non esiste nemmeno. È con l’arrivo della scrittura, della scuola, che il mondo si divide fra letterati e illetterati, fra istruiti e “ignoranti”.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ora, Uccio Aloisi è un esempio straordinario di resistenza a questa spartizione: non è istruito, ma è sapiente lo stesso. All’esclusione e allo stigma che dovrebbe comportare l’analfabetismo risponde con la dignità, il potere, il sapere di una cultura orale – la lingua, i suoni, i canti, le feste, i riti; ma anche il lavoro con le sue tecniche, e la memoria storica (le occupazioni delle terre, con l’offesa più grave da parte delle forze della repressione: la distruzione delle biciclette). È una sapienza che non è diversa solo per contenuto, ma anche per modo: più che dell’esito di un apprendimento, si tratta soprattutto di un’appartenenza. Il lavoro si impara guardando gli altri lavorare e lavorandoci insieme, magari “rubando” il mestiere; le canzoni si imparano ascoltando e cantando insieme. È raro che qualcuno si metta formalmente a insegnare qualcosa: si fa insieme, ci si cresce dentro. Per questo, il sapere di Uccio Aloisi è soprattutto un’appartenenza, un’identità.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il che non vuol dire starci chiuso dentro: le culture orali sono per definizione eclettiche, fatte sia di un nucleo identitario, sia di frammenti presi al volo da tutte le parti. Facciamo caso, ancora, alla lingua: Uccio Aloisi palra in dialetto ma canta spesso in lingua, nell’italiano fiorito delle opere e di certe canzonette. Ammira Pavarotti (e si sente, nei tentativi di acuto finale in certe sue <em>performance</em>), nel suo repertorio ci sono arie liriche, stornelli romaneschi, ballate padane (<em>Le tre sorelle</em>), canzoni “bianche” del repertorio di guerra, canzoni sentite alla radio. Si appropria di tutta la sfera sonora che lo circonda – e la assimila al nucleo fondante della sua storia e del suo mondo. Anche lo <em>Spirù</em> – un ballo brevemente alla moda di cui non sentivo parlare da mezzo secolo – nelle mani di Uccio Aloisi diventa musica salentina.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Anche la classe, allora, è identità, non ideologia. Uccio Aloisi si sente estraneo alla politica, anche se sa benissimo chi è che mangia i bambini “e puru li grandi!”, e chi è che è stato “tutti na massa de carogni”. Odia i padroni in termini esistenziali: “Ci cazzu saggiava mai lu pane cu li patruni…” Occupa le terre insieme coi comunisti, ma non gli interessa mai diventare comunista o altro; è troppo fuori delle categorie, troppo artista insomma, per interessarsi a un’etichetta, per appartenere a un gruppo. Uccio Aloisi appartiene solo a se stesso, e alle fondazioni della sua cultura.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Ave fazzu romanzi de quiddi, romanzi…” Per due volte, Uccio Aloisi, analfabeta e sapiente dell’oralità, evoca una delle forme canoniche della cultura scritta, il romanzo. Da una parte, vuol dire che sono storie lunghe e straordinarie; ma su un altro piano rinvia al fatto che i romanzi sono sempre storie di persone, di singoli individui. Il luogo comune – la mia vita è un romanzo – vuol dire anche questo: la mia vita è diversa da tutte le altre. Afferma quel “diritto all’autobiografia” che Luisa Passerini ha identificato come fondamento della storia orale delle classi non egemoni. Ed è “un romanzo”, in questo senso, la vita di Uccio Aloisi, e anche in questo c’è una lezione, culturale e in senso lato politica: anche le culture popolari, anche le culture orali, che vivono della condivisione e della comunità, tuttavia sono fatte di individui, diversi fra loro; e vivono e crescono anche grazie ai contributi personali di individui eccezionali.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per questo, la musica di Uccio Aloisi reste un’altra cosa anche rispetto a chi impara scrupolosamente a ricantarla; non si tratta solo di come canti e come suoni, si tratta di chi sei. ‘<em>Ci sventurato nasce da le fasse / ce bene pot’avire quannu crisce</em>’, canta Uccio Aloisi. Questa strofa non è tra le preferite degli euforici cantori della neo-pizzica, ma trova echi in tutte le culture contadine del mondo (‘<em>Da piccolo fanciullo incominciai / de non ave’ più bene in vita mia / li fscaiatori dove mi fasciorno / erano pieni di malinconia</em>’, cantava Dante Bartolini in Valnerina; e la sventura che entra nelle fasce è come il blues che entra nel pane in un classico blues di Bestie Smith). Ecco: anche quando canta di festa e di amore, Uccio Aloisi canta la festa e l’amore di gente che ha conosciuto la sventura nelle fasce, e non se l’è dimenticata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Sia lode ora a uomini famosi”, dice un versetto della Bibbia. Negli anni ’30, James Agree e Walker Evans ne facevano il titolo, ironico, di un memorabile libro sui braccianti dell’Alabama. Il bracciante, mezzadro, zappatore, cavatore, cantore e poeta Uccio Aloisi, per uno strano gioco del destino è diventato famoso per davvero. Ma non è una buona ragione per smettere di lodarlo. </span></p>
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		<title>Uccio Aloisi e Andrea Sacco, cantori di Puglia</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 17:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, marzo 2008 Negli ultimi anni la Puglia è stata lo scenario dell’esplosione di un vero e proprio “movimento” di recupero e riproposta della musica di tradizione. Diciamo la Puglia, ma in realtà dovremmo parlare delle sue “estremità”, il Gargano e il Salento, due sub-regioni molto distanti per storia, lingua e caratteristiche morfologiche, ma accomunate... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/03/31/uccio-aloisi-e-andrea-sacco-cantori-di-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></span></p>
<p>da <strong>Anci Rivista</strong>, marzo 2008<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/11/andreasacco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1264" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/11/andreasacco-207x300.jpg" alt="andreasacco" width="207" height="300" /></a></p>
<p>Negli ultimi anni la <strong>Puglia</strong> è stata lo scenario dell’esplosione di un vero e proprio “movimento” di recupero e riproposta della musica di tradizione. Diciamo la <strong>Puglia</strong>, ma in realtà dovremmo parlare delle sue “estremità”, il <strong>Gargano</strong> e il <strong>Salento</strong>, due sub-regioni molto distanti per storia, lingua e caratteristiche morfologiche, ma accomunate dall’avere conservato uno straordinario patrimonio di “musiche di tradizione orale”. Questi repertori musicali, usciti progressivamente dall’uso negli ultimi decenni, per effetto dei cambiamenti sociali ed economici che hanno riguardato le due aree, hanno però conservato una vitalità tale da poter essere pienamente recuperati dalla giovani generazioni, seppur in contesti e con modalità profondamente differenti da quelli originari.</p>
<p>A favorire il “passaggio di testimone” alle generazioni più giovani hanno contribuito due figure di anziani artisti popolari di talento assoluto, <span style="color: #993300;"><strong>Andrea Sacco</strong></span> di <strong>Carpino</strong> (Foggia) e <span style="color: #993300;"><strong>U</strong><strong>ccio Aloisi</strong></span> di <strong>Cutrofiano</strong> (Lecce), gli ultimi due “patriarchi” della musica tradizionale pugliese<span id="more-361"></span>.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Andrea Sacco</strong></span>, classe 1911, recentemente scomparso all’età di 94 anni, cantore e suonatore di “chitarra battente”, è stato uno dei più grandi interpreti delle caratteristiche tarantelle del <strong>Gargano</strong>. Per la sua particolare maestria, la sua musica è stata negli anni oggetto di studio per una moltitudine di etnomusicologi e di appassionati, a partire dall’incontro nel 1954 con la bizzarra coppia di studiosi, l’americano <strong>Alan Lomax </strong>e <strong>Diego Carpitella</strong>, che in quegli anni stavano girando la Penisola in lungo e in largo per documentare l’immenso patrimonio delle musiche di tradizione italiane. In seguito le sue esecuzioni musicali hanno lasciato tracce molto influenti nella musica popolare; in particolare, della sua montanara più famosa, <span style="color: #993300;"><em>Accommë j’eia fa’ p’ama’ ‘sta donnë</em></span>, conosciuta impropriamente con il titolo <strong>Tarantella del Gargano</strong>, si contano decine di versioni dei gruppi di riproposta, a partire da quella, dei primi anni <strong>Settanta</strong>, della <strong>Nuova Compagnia di Canto Popolare</strong> di <strong>Roberto De Simone</strong>.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Uccio Aloisi</strong></span>, classe 1928, contadino, coltivatore di tabacco e cavatore d’argilla, è invece il patriarca della musica salentina. Dotato di una vocalità potente e raffinata, grande virtuoso del “tamburo a cornice”, con cui accompagna l’esecuzione di travolgenti pizziche-pizziche, <span style="color: #993300;"><strong>Uccio</strong></span> è anche un “animale da palcoscenico”, capace, come e meglio di una consumata rockstar, di affrontare senza esitazioni – anche oggi, che è quasi arrivato a 80 anni! – le folle oceaniche dei grandi raduni di massa delle estati musicali salentine. «<strong><span style="color: #993300;">Uccio Aloisi </span></strong>– ci ricorda <strong>Alessandro Portelli</strong> &#8211; ha avuto una vita lunga, intensa e non facile, ed è diventato una figura di culto in tarda età per un pubblico di ragazzi. È stata la riscoperta della pizzica, con quel tanto di moda che ci si è accompagnata, a portarlo alla ribalta – e giustamente, non solo perché è un grande artista e una voce straordinaria […], ma perché dentro questa voce c’è la grana e la storia di un mondo del quale la pizzica è solo una delle espressioni, non necessariamente la più significativa».</p>
<p>Le figure di questi due grandi personaggi ci vengono restituite nella loro complessità, anche al di là di un interesse puramente consumistico per la loro musica, da due libri pubblicati da <strong>Aramirè</strong>, una piccola casa editrice leccese: <em><span style="color: #993300;">Andrea Sacco suona e canta. Storie di un suonatore e cantatore di Carpino</span></em>, di <strong>Enrico Noviello</strong>, pag. 128, 2005, e <span style="color: #993300;"><em>I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em></span>, a cura di <strong>Roberto Raheli</strong>, <strong>Vincenzo Santoro </strong>e <strong>Sergio Torsello</strong>, pag. 148, 2004. In queste pubblicazioni, corredate entrambe da due CD audio, <span style="color: #993300;"><strong>Sacco</strong></span> e <span style="color: #993300;"><strong>Aloisi</strong></span> raccontano del loro rapporto profondo e passionale con la musica, ma anche della lotta quotidiana per affrancarsi dalle condizioni di povertà comuni ai contadini del Sud della loro generazione. Ne emerge così uno spaccato di un mondo orale e contadino che sta scomparendo, e dal quale tutti noi proveniamo.</p>
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		<title>Aramir&#232; appende i tamburelli al chiodo&#8230; davvero</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/18/aramir-appende-i-tamburelli-al-chiodo-davvero/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/18/aramir-appende-i-tamburelli-al-chiodo-davvero/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 17:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Aramirè]]></category>
		<category><![CDATA[Compagnia di musica salentina]]></category>
		<category><![CDATA[musica tradizionale]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Raheli]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>dal blog del gruppo Aramirè &#8211; Compagnia di musica salentina sabato, 18 agosto 2007 Aramirè va via. Una festa. Di quelle organizzate fra amici, dividendosi i compiti. A casa mia? A casa tua? Mettiamo un tanto a testa per la spesa. Ognuno porti qualche sedia. Chi sistema le lampadine? Chi lo stereo? Suoniamo? Le domande, i dubbi. Verrà qualcuno? Fa... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/18/aramir-appende-i-tamburelli-al-chiodo-davvero/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/18/aramir-appende-i-tamburelli-al-chiodo-davvero/">Aramir&egrave; appende i tamburelli al chiodo&#8230; davvero</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: small;">dal <a href="http://aramire.splinder.com/">blog del gruppo Aramirè &#8211; Compagnia di musica salentina</a></span></p>
<p>sabato, 18 agosto 2007</p>
<p><span style="font-weight: bold; color: #800000; font-size: medium;">Aramirè va via.</span><br />
<span style="font-size: small;"><span id="more-414"></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una festa.<br />
Di quelle organizzate fra amici, dividendosi i compiti. A casa mia? A casa tua? Mettiamo un tanto a testa per la spesa. Ognuno porti qualche sedia. Chi sistema le lampadine? Chi lo stereo? Suoniamo?</span></p>
<p>Le domande, i dubbi. Verrà qualcuno?<br />
Fa niente, se non viene nessuno ci divertiamo fra di noi e ci mangiamo tutto.</p>
<p>Poi comincia ad arrivare gente, si mangia, si beve, si balla. Ci sono anche i parenti anziani, seduti, che guardano, ridacchiano, ma si divertono e qualcuno balla pure. Si sta bene.<br />
E l’allegria, i suoni richiamano altra gente. E più siamo e meglio stiamo.</p>
<p>Poi. Poi cominciano ad arrivare i maleducati. Quelli che hanno snobbato la festa mentre la si preparava, ma, visto che funziona, ci si sono fiondati e si imbucano.<br />
Non hanno fatto nulla per la festa, ma ne approfittano. Buttano il mangiare per terra, fumano e buttano le cicche per terra, si ubriacano, danno fastidio alle ragazze, vomitano nel lavandino e lo otturano.<br />
Ma nel casino generale nessuno se ne accorge e tutti continuano ancora a divertirsi.<br />
Per un po’.</p>
<p>Ma gli ultimi arrivati sono sempre di più, sempre più prepotenti, arroganti ed invadenti. Qualcuno prova a dire qualcosa, ma gli rispondono sprezzanti: &#8220;Io sono il tale, io sono importante, pago tutto io&#8221;. A parole.<br />
Gli anziani se ne vanno infastiditi.<br />
Qualcuno comincia a tentare di tamponare i danni, pulisce il vino versato dalla damigiana rovesciata, chiede un po’ di autocontrollo con toni sempre meno urbani. Si comincia a litigare. Ma molti ormai sono ubriachi ed anche alcuni degli organizzatori si lasciano andare. Qualche sedia inizia a rompersi e i muri sono imbrattati di cibo, di vino, molti CD sono sparsi per terra e la gente ci cammina sopra.<br />
L’atmosfera gioiosa è ormai degradata ed alcuni se ne vanno.<br />
Sono i più furbi, quelli che sono riusciti a rimorchiare le ragazze carine, o i più introversi, che non si divertono più. I primi cercano un luogo tranquillo, dove poter continuare la serata, i secondi se ne tornano a casa.</p>
<p>E gli amici che hanno preparato la festa si guardano sconsolati, quelli ancora sobri, e pensano che domani dovranno pulire tutto e scusarsi con gli ospiti. Chissà se ne organizzeranno ancora, di feste?</p>
<p>Aramirè ha chiuso. Ce ne siamo andati in punta di piedi già da qualche mese, senza annunci o proclami o comunicati, dopo il nostro ultimo concerto a New York.<br />
Siamo tra i furbi che hanno acchiappato, o tra gli introversi che se ne son tornati a casa?<br />
Fate voi.</p>
<p>Se domani ci sarà da pulire, raccogliere i cocci, rimettere in ordine, probabilmente ci saremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>I COLORI DELLA TERRA</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2004 13:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Aramirè]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Raheli]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Uccio Aloisi]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I COLORI DELLA TERRA &#160; Canti e racconti di un musicista popolare (Libro+2cd audio) a cura di Roberto Raheli, Vincenzo Santoro e Sergio Torsello con un&#8217;introduzione di Alessandro Portelli Edizioni Aramirè 2004 Il libro contiene la &#8220;biografia narrata&#8221; del 74-enne Uccio Aloisi, il più importante cantore vivente del Salento, meravigliosa voce autenticamente &#8220;popolare&#8221;, grande viruoso del tamburello e essenziale punto... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/03/01/i-colori-della-terra/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="articolo">
<div id="articolo">
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<h3>I COLORI DELLA TERRA</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Canti e racconti di un musicista popolare</p>
<p>(Libro+2cd audio)</p>
<p>a cura di Roberto Raheli, Vincenzo Santoro e Sergio Torsello</p>
<p>con un&#8217;introduzione di Alessandro Portelli</p>
<p>Edizioni Aramirè 2004</p>
<p>Il libro contiene la &#8220;biografia narrata&#8221; del 74-enne Uccio Aloisi, il più<br />
importante cantore vivente del Salento, meravigliosa voce autenticamente<br />
&#8220;popolare&#8221;, grande viruoso del tamburello e essenziale punto di collegamento<br />
fra la &#8220;tradizione orale&#8221; e il movimento musicale salentino di oggi.</p>
<p>Uccio racconta la sua vita di contadino povero del Salento, la fatica dei<br />
campi e delle cave, le lotte per il mlglioramento delle proprie condizioni<br />
di vita, e il suo grande amore, la musica.</p>
<p>L&#8217;intervista è presente integralmente sui cd (oltre due ore di audio),<br />
trascritta in dialetto e tradotta liberamente in italiano.</p>
<h4>Recensioni</h4>
<ul>
<li><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2005/08/12/il-ri-morso-della-taranta-2/">Il ri-morso della Taranta</a><br />
di Chiara Zilli<br />
da Tgcom.it, 12/08/2005</li>
<li><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/07/01/morsi-dalla-taranta/">Morsi dalla taranta</a><br />
di Jasmina Trifoni<br />
da Meridiani Puglia, n. 130, 01/07/2004</li>
<li><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/04/02/si-dice-che-gli-eschimesi-hanno-trenta-nomi-per-nominare-la-neve/">Si dice che gli eschimesi hanno trenta nomi per nominare la neve</a><br />
di Cristhian Scorrano<br />
da Astrolicamus (www.pedorrapop.splinder.com), 02/04/2004</li>
</ul>
</div>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2004%2F03%2F01%2Fi-colori-della-terra%2F&amp;linkname=I%20COLORI%20DELLA%20TERRA" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2004%2F03%2F01%2Fi-colori-della-terra%2F&amp;linkname=I%20COLORI%20DELLA%20TERRA" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2004%2F03%2F01%2Fi-colori-della-terra%2F&amp;linkname=I%20COLORI%20DELLA%20TERRA" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2004%2F03%2F01%2Fi-colori-della-terra%2F&amp;linkname=I%20COLORI%20DELLA%20TERRA" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2004%2F03%2F01%2Fi-colori-della-terra%2F&amp;linkname=I%20COLORI%20DELLA%20TERRA" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2004%2F03%2F01%2Fi-colori-della-terra%2F&amp;title=I%20COLORI%20DELLA%20TERRA" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/03/01/i-colori-della-terra/">I COLORI DELLA TERRA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>IL SALENTO DI GIOVANNA MARINI</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2004 21:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marini]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Raheli]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IL SALENTO DI GIOVANNA MARINI cd doppio a cura di Roberto Raheli e Vincenzo Santoro prodotto dalle Edizioni Aramiré in collaborazione con il circolo Gianni Bosio di Roma All&#8217;inizio degli anni settanta Giovanna Marini arrivò in Salento alla ricerca di suoni, canti e repertori musicali della tradizione locale, allora pressoché sconosciuti, che avrebbe poi impiegato come ispirazione per la sua... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/01/20/2171/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/01/20/2171/">IL SALENTO DI GIOVANNA MARINI</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="articolo">
<div id="articolo">
<div class="immagine"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cdgiovannamarinismall.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2172" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cdgiovannamarinismall.gif" alt="cdgiovannamarinismall" width="150" height="130" /></a></div>
<h3>IL SALENTO DI GIOVANNA MARINI</h3>
<p>cd doppio</p>
<p>a cura di Roberto Raheli e Vincenzo Santoro</p>
<p>prodotto dalle Edizioni Aramiré in collaborazione con il circolo Gianni Bosio di Roma</p>
<p>All&#8217;inizio degli anni settanta Giovanna Marini arrivò in Salento alla<br />
ricerca di suoni, canti e repertori musicali della tradizione locale, allora<br />
pressoché sconosciuti, che avrebbe poi impiegato come ispirazione per la sua<br />
attività di musicista e compositrice. A Sternatia incontrò le contadine<br />
Mariuccia e Rosina Chiriacò e Stella De Santis, e dalle loro voci<br />
meravigliose imparò le tecniche antiche del canto femminile meridionale.</p>
<p>&#8220;Il Salento di Giovanna Marini&#8221; propone un confronto fra i materiali<br />
originali salentini &#8211; contenuti nel primo cd &#8211; e le rielaborazioni d&#8217;autore,<br />
in buona parte ancora inedite, che di quei materiali la Marini ha eseguito<br />
nel corso degli anni.</p>
<p>Il corposo libretto allegato contiene anche le trascrizioni e le traduzioni<br />
di tutti i pezzi, e una serie di saggi che analizzano il lavoro dal punto di<br />
vista storico ed etnomusicologico (scrivono Rina Durante, Luigi Lezzi,<br />
Ignazio Macchiarella, Alessandro Portelli, Sergio Torsello).</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2004/01/introduzione_CD_Giovanna_Marini.pdf">Introduzione</a><br />
dei curatori Roberto Raheli e Vincenzo Santoro</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/08/10/il-salento-di-giovanna-marini/">&#8220;Il Salento di Giovanna Marini&#8221;</a></p>
<h4>Recensioni</h4>
<ul>
<li><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/06/19/il-salento-di-giovanna-marini-recensione-su-alias/">Il Salento di Giovanna Marini: recensione su Alias</a><br />
di Marco Boccitto<br />
da Alias (il manifesto), 19/06/2004</li>
<li><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/02/28/nenie-e-stornelli-del-salento-nuovo-cd-di-giovanna-marini/">Nenie e stornelli del Salento. Nuovo cd di Giovanna Marini</a><br />
di Antonella Gaeta<br />
da la Repubblica di Bari, 28/02/2004</li>
</ul>
</div>
</div>
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