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	<title>Vincenzo Santoro &#187; UNeSCO</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Il balletto intorno al patrimonio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 20:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Besa]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio immateriale]]></category>
		<category><![CDATA[UNeSCO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Pubblico qui una versione leggermente riveduta e corretta di un articolo compreso nell&#8217;ultimo numero di Melissi, che riguarda il dibattito italiano sulla Convenzione Unesco sulla tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale. L&#8217;articolo è stato scritto in luglio; in seguito, in settembre, il Parlamento italiano ha approvato la convenzione, avvenimento che è stato celebrato il 29 e 30 settembre con una... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/01/08/il-balletto-intorno-al-patrimonio/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/01/7_14_20060404172120.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1295" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/01/7_14_20060404172120-300x148.jpg" alt="7_14_20060404172120" width="300" height="148" /></a>Pubblico qui una versione leggermente riveduta e corretta di un articolo compreso nell&#8217;ultimo numero di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Melissi</span>, che riguarda il dibattito italiano sulla <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Convenzione Unesco sulla tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale</span>. L&#8217;articolo è stato scritto in luglio; in seguito, in settembre, il Parlamento italiano ha approvato la convenzione, avvenimento che è stato celebrato il 29 e 30 settembre con una importante iniziativa tenutasi a Roma, tra la Biblioteca Nazionale e i Fori Imperiali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">_____________________________________</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="font-weight: bold;">Il balletto intorno al patrimonio</span></span></p>
<p>di <span style="font-weight: bold; color: #3366ff;">Vincenzo Santoro</span></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: medium;">da <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Melissi &#8211; Le culture popolari</span>, n. 14/15, settembre 2007, Besa editore<span id="more-379"></span></span></p>
<p><span style="font-style: italic; color: #000000;">L’Italia e la Convenzione Unesco</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Per cominciare, le questioni nazionali. Come è noto, da qualche mese è cominciato un interessante dibattito sulle proposte di intervento statale sui temi della tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale provenienti dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli e dal sottosegretario Danielle Mazzonis. Lo stimolo a occuparsene, secondo quanto si è potuto apprendere dalla stampa ma anche da diverse dichiarazioni pubbliche dei due, ha avuto origine proprio dalla discussione in Parlamento sulla ratifica italiana della Convenzione Unesco. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">In una intervista apparsa sul quotidiano La Repubblica il 30 dicembre 2006, la prima &#8211; che mi risulti – in cui i rappresentanti politici si siano espressi su questo argomento, il sottosegretario Mazzonis annuncia che:</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman;">Il Senato ha appena approvato all’unanimità la Convenzione sulla Diversità Culturale, un documento che impegnerà lo Stato a tutelare e quindi finanziare le espressioni artistiche nazionali, dal cinema alla letteratura al teatro. Nelle prime settimane di gennaio, invece, inizierà la discussione sulla Convenzione Unesco sui Beni Intangibili, ossia la grande tradizione dell’etnoantropologia italiana. Ratificata la Convenzione, si dovrà stilare la lista degli eventi da considerare patrimonio dell’umanità. Ma già oggi alcuni esempi di tradizione popolare sono inseriti in una lista mondiale dell’Unesco che ogni anno identifica pezzi di memoria collettiva da conservare e salvare dall’oblio (1).</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">L’interessante articolo è corredato da alcuni esempi, che dovrebbero rappresentare un campionario di patrimonio da tutelare: la processione dei Flagellanti, il Palio di Siena, il Canto a tenore sardo, la Festa dei Ceri di Gubbio, la festa di Santa Rosalia a Palermo. Infine, una foto con una scena di “neo-pizzica”(2), corredata dalla seguente didascalia: “Taranta &#8211; La danza e la trance. La taranta è una famosissima danza e musica pugliese oggi riscoperta ed apprezzata in tutto il mondo. Un ballo che poteva portare alla trance.”</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Oltre a questa sollecitazione più propriamente istituzionale, su cui tornerò, ce ne è stata un’altra, di natura più “mediatica”, proveniente da un notissimo personaggio televisivo, Maurizio Costanzo. Questi ha dichiarato di aver ricevuto, nel corso delle sue trasmissioni, molti “gridi di dolore” da parte di cittadini preoccupati della progressiva scomparsa del tesoro delle feste tradizionali italiane; per cui, essendo buon amico del ministro Rutelli, ne ha sollecitato l’intervento per rimediare a tale grave perdita.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Il ruolo di Maurizio Costanzo come singolare </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">testimonial</span><span style="color: #000000;"> del patrimonio immateriale nazionale appare evidente nell’iniziativa di presentazione degli interventi del Governo, che si svolge all’auditorium dell’Ara Pacis il 19 gennaio di quest’anno, dove l’autorevole personaggio affianca il ministro e il sottosegretario e viene accreditato dalla stampa addirittura come l’ispiratore della politica del Governo. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Nel corso dell’incontro, dal titolo emblematico “Le nostre tradizioni una risorsa per il futuro”, che di fatto ha rappresentato l’avvio del dibattito su questi temi, Rutelli delinea le linee generali su cui il suo dicastero ha intenzione di muoversi. Secondo il ministro(3),</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">seguendo la linea dell’Unesco, il Mibac(4) ha deciso un’azione di protezione e valorizzazione delle tradizioni popolari del nostro Paese. A questo fine è stata decisa la costituzione di un Comitato scientifico che avrà il compito di scoprire, catalogare e valorizzare le tradizioni popolari individuate come ”patrimonio culturale vivente”.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Del Comitato, presentato nel corso dell’iniziativa, fanno parte Pietro Clemente (Università di Firenze), Lucilla Rami Ceci (Università La Sapienza di Roma), Stefania Massari (Direttrice del Museo delle Tradizioni popolari, Roma), Giuseppe Gala (ricercatore etnocoreologo), Ambrogio Sparagna (musicista), Guido Improta (esperto di turismo). Il compito di Presidente è affidato a Paolo Apolito, docente di Antropologia Culturale presso l’Università di Salerno. Secondo le indicazioni di Rutelli, al Comitato sono affidati due compiti: </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">stimolare un interesse più allargato intorno alle tradizioni; promuoverle come fattore di attrazione ed ulteriore caratterizzazione dell’offerta di turismo culturale del nostro paese.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Rutelli poi delinea la strategia del Governo in questo campo:</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Ci sono tradizioni e culture, che sono i musei, ma ce ne sono tantissime altre vive nella cultura del popolo italiano che, tra l’altro, possono fare da grandi attrattori del turismo e della difesa del territorio.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Rilanciando le tradizioni popolari italiane noi rendiamo anche un servizio all’economia dell’Italia profonda, oltre a tutelare le sue culture incancellabili.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Molto si conta in proposito su un’opera di divulgazione che sarà affidata ai mezzi di comunicazione e ad appuntamenti di dimensione nazionale in grado di “spettacolizzare” le tradizioni e quindi di arrivare al grande pubblico (non solo italiano).</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Un’operazione quindi, che partendo dall’Unesco, si colloca in parallelo a quello che tra gli addetti ai lavori viene definito il “turisdotto”, che coinvolge le principali città d’arte, ma anche l’altra forma di turismo culturale centrata sul patrimonio enogastronomico.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">La valorizzazione delle tradizioni popolari è il tentativo ardito, ma indispensabile, di conciliare l’aspetto scientifico della conservazione del patrimonio con una attività di divulgazione e di promozione di ”attività nuove” che ripropongano le nostre “tradizioni viventi e di grande seguito”. Tradizioni che sono concepite anche come “apripista” per una valorizzazione più generale del patrimonio artistico e come promozione turistica.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">In sostanza, attraverso il Comitato scientifico sarà possibile selezionare ogni anno 15-20 manifestazioni che rappresentano delle eccellenze nelle nostre tradizioni, per segnalarle, promuoverle e sostenerle anche economicamente.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Nel corso dell’iniziativa, Rutelli annuncia inoltre </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">un primo grande appuntamento nazionale, con la proposta di alcuni esempi viventi e felici di tradizioni popolari, in un unico evento-spettacolo che sarà organizzato a Roma nel prossimo mese di aprile.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Infine, un accenno alla questione (ovviamente centrale) delle risorse finanziarie: Rutelli parla di un primo investimento dedicato al settore, previsto dalla legge finanziaria 2007, di 15 milioni di euro. Su questi fondi, anche per l’imprecisione con cui la notizia sarà riportato dalla stampa, si è fatta molta confusione. Si tratta infatti non di risorse a disposizione per le iniziative a sostegno del patrimonio, ma del fondo a copertura di sgravi fiscali per artisti </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">non professionisti</span><span style="color: #000000;"> che promuovono la tradizione(5).</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Dall’intervento del ministro possiamo trarre in sintesi le linee su cui si sarebbe dovuto muovere il Mibac:</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">1. adozione della Convenzione Unesco, e attivazione di misure miranti al censimento e alla catalogazione del patrimonio;</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">2. valorizzazione delle espressioni “di eccellenza”, anche in chiave di sviluppo turistico;</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">3. organizzazione di un grande evento nazionale, a Roma, con l’obiettivo di rappresentare la ricchezza “viva” del patrimonio nazionale;</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">4. sensibilizzazione e informazione del grande pubblico, attraverso un lavoro sui mezzi di comunicazione di massa.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Un programma ambizioso e impegnativo dunque, probabilmente il primo tentativo di intervento sistematico su questi temi da parte dello Stato centrale nell’Italia repubblicana. Che suscita grandi aspettative, e il cui solo annuncio provoca una forte mobilitazione a livello locale. Infatti, in seguito alle dichiarazioni dei politici, da una parte si apre un vivace dibattito tra gli addetti ai lavori (nel mondo accademico e in quello delle istituzioni che si occupano di questi argomenti); dall’altra il mondo “di base” dell’associazionismo, delle Pro Loco, dei Comitati per le feste, dei Sindaci letteralmente si scatena in una gara per partire in prima fila in vista dell’inserimento nelle ambite liste Unesco, per aggiudicarsi i fondi che sarebbero dovuti essere messi a disposizione e per accreditarsi come interlocutori di Rutelli e della Mazzonis. Al Ministero arrivano decine e decine di segnalazioni, di sollecitazioni, e lo stesso succede anche per i nostri uffici dell’Anci. Tutto un frenetico e confuso attivismo, una polemica continua – soprattutto sulla stampa locale e sulla vaste rete di siti web dedicati &#8211; su chi ha sul proprio territorio il patrimonio “più significativo”, sul perché si dovrebbe scegliere una festa piuttosto che un’altra e via dicendo. Una reazione che, al di là degli aspetti un po’ naïf, testimonia la forte sensibilità delle comunità locali su questi argomenti.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">A fronte di tutto questo movimento, dobbiamo dire che purtroppo finora di concreto è stato realizzato ben poco. Il Comitato scientifico ha cominciato il suo lavoro, ha dibattuto vivacemente al suo interno, e ha prodotto degli interessanti documenti di sintesi, che delineano un approccio al problema e tracciano delle linee di intervento molto di buon senso, condivise da gran parte degli operatori (anche se non da tutti). Sul piano pratico però i risultati ancora mancano. Nonostante gli annunci, la Convenzione attende ancora di essere ratificata, e avanza lentamente nelle sedi parlamentari. Di fondi a disposizione, almeno per ora, non se ne sono ancora visti. Il grande appuntamento nazionale previsto ad aprile, che secondo le intenzioni ministeriali avrebbe dovuto essere un evento di notevole portata, al punto di ipotizzare l’utilizzo dall’enorme area del Circo Massimo a Roma – riempita in passato solo con le mega manifestazioni sindacali e con la festa per la vittoria del mondiale di calcio &#8211; è stato drasticamente ridimensionato (soprattutto per mancanza di risorse) e rimandato forse a settembre. La campagna mediatica, il cui regista avrebbe dovuto essere Maurizio Costanzo – che intanto parrebbe essersi defilato &#8211; non è mai partita. La sensazione è che, come spesso succede nel nostro Paese, quando occorre passare dalle affermazioni di principio alla pratica, dalle parole ai fatti, le cose si fanno subito estremamente più difficili e spesso anche le migliori intenzioni si impantanano.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-style: italic; color: #000000;">Alcune proposte</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Alla luce del dibattito in corso, vorrei articolare alcune riflessioni critiche su quanto è stato fatto finora, e definire – per forza di cose in maniera schematica &#8211; alcune proposte che spero possano essere utili al prosieguo di questa vicenda.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">1. Sul piano istituzionale, la prima cosa da fare, senza perdere altro tempo, è di ratificare la Convenzione. La mancanza di questo atto fondamentale (peraltro più volte dato come “ormai fatto”) sta producendo danni gravissimi, perché ci esclude dalle decisioni che vengono prese a livello internazionale. Inoltre, occorre procedere rapidamente alla definizione delle procedure per la selezione dei “siti” italiani da tutelare. Senza avere il quadro di riferimento e le regole si continuerà a parlare del nulla e a fomentare inutili polemiche, destinate peraltro a crescere in mancanza di chiare indicazioni a livello nazionale. In accordo con le previsioni dell’Unesco, la selezione dovrà avvenire con il coinvolgimento degli addetti ai lavori, delle istituzioni e delle comunità locali. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">2. Urgente è poi chiarire il nodo delle risorse. Lo Stato, se vuole essere credibile in questa sua intenzione di tutelare e valorizzare il patrimonio immateriale, deve mettere a disposizione dei fondi adeguati. Non si capisce altrimenti come si possa procedere a interventi che siano concreti e non solo di immagine (basti solo pensare ai costi del mero censimento dello sterminato patrimonio custodito a livello locale nel nostro Paese). Sarebbe ad esempio augurabile l’istituzione, con la prossima legge finanziaria, di un </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Fondo per il Patrimonio Immateriale</span><span style="color: #000000;">, magari sul modello di quello attivato a sostegno delle Attività culturali e di Spettacolo dalla finanziaria dell’anno scorso(6).</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">3. Una volta ratificata la Convenzione (e reperite le risorse necessarie) a mio avviso si dovrebbe procedere alla definizione, insieme a tutti i livelli istituzionali interessati, dallo Stato centrale alle Regioni agli Enti Locali, di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Linee guida nazionali</span><span style="color: #000000;">, che contengano un piano di interventi di medio periodo, da realizzare a livello nazionale e territoriale. Il percorso di costruzione di queste Linee dovrebbe prevedere innanzitutto una seria riflessione sull’esistente, sulle politiche concrete che in molti casi sono già attuate dalle istituzioni territoriali. Mi riferisco sia alle reti museali (musei delle tradizioni popolari, musei del territorio, ecomusei e strutture analoghe), ai diversi “archivi sonori e multimediali” – pubblici e privati &#8211; e alle altre iniziative che costituiscono il perno del sistema di “conservazione” dei patrimoni immateriali; ma anche alle esperienze più avanzate di “valorizzazione” (festival rassegne, carnevali, feste ecc). Inoltre occorrerebbe analizzare con attenzione la legislazione regionale, che in molti casi prevede delle strategie di intervento significative. La legislazione più innovativa andrebbe valorizzata e diffusa anche nelle regioni che ne sono sprovviste.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">4. Anche nel dibattito di questi mesi è ritornata la questione su cui di solito ci sono le più aspre divisioni: le priorità tra le politiche di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">tutela</span><span style="color: #000000;"> e quelle di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">valorizzazione</span><span style="color: #000000;">. Senza volermi dilungare su un argomento su cui si è discusso anche troppo, mi pare che occorra in questo un atteggiamento per quanto possibile pragmatico. Non c’è dubbio che per il nostro Paese l’intervento più urgente riguardi la tutela e la salvaguardia di patrimoni che sono per loro natura volatili, soggetti a deperimento e a scomparsa. Si dice con ragione che ogni volta che un anziano cantore, un costruttore di strumenti tradizionali o una depositaria della antiche arti della gastronomia locale muore, è come se bruciasse una biblioteca. Queste memorie vanno per quanto possibile salvate, utilizzando per questo le metodologie scientifiche più aggiornate e le tecnologie più avanzate. Occorre anche tener presente però che questi temi sono entrati nel dibattito pubblico diffuso e hanno interessato la politica soprattutto per il successo di alcune esperienze di “valorizzazione spinta”, in cui patrimoni locali sono diventati di fatto attrattiva turistica, generando significative ricadute sul territorio. Queste esperienze, che spesso rispondono anche ad esigenze locali di riappropriazione della propria memoria culturale, si stanno sempre più diffondendo nel nostro Paese, da sud a nord, anche in assenza di politiche nazionali. A mio avviso dunque per la comunità scientifica e per gli operatori più avvertiti sarebbe un errore anche strategico “demonizzare” le politiche di valorizzazione. Occorre invece che gli strumenti delle scienze demo-etno-antropologiche vengano messi a disposizione delle comunità e degli operatori locali per elaborare politiche di valorizzazione coerenti ed efficaci, rispettose e non invasive, che coniughino lo sviluppo locale con il miglioramento della coesione sociale e con una maggiore coscienza della storia e delle peculiarità locali. E che permettano di evitare approcci facili e disinvolti, purtroppo molto presenti in questo settore, che puntano a vendere “brandelli di identità locale ripassati nella consunta padella dei metodi </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">tour-operator</span><span style="color: #000000;">(7)”, e che hanno come conseguenza nella maggior parte dei casi la devastazione dei contesti locali e la distruzione degli stessi patrimoni che si vorrebbero salvaguardare.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-style: italic; color: #000000;">Questioni salentine</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Il dibattito sulla ratifica della Convenzione Unesco trova nel Salento uno dei luoghi di maggiore interesse, perché il movimento di riproposta e riattualizzazione della musica di tradizione (e in particolare della “pizzica”) che in questa provincia si sta dispiegando da una quindicina d’anni è visto come uno degli esempi più importanti ed emblematici di “valorizzazione” di successo di un patrimonio tradizionale. In questo senso ci troviamo di fronte a un vero e proprio “laboratorio vivente”, dove sono più visibili le ricadute positive di questi processi (ripresa forte di interesse per le tradizioni culturali del territorio, aumento del turismo culturale, creazione di posti di lavoro), ma anche alcuni effetti più controversi, che riguardano in particolare la pressione “consumistica” sui siti(8) ma anche l’invadenza degli eventi spettacolari creati dalle amministrazioni locali a scopi promozionali e di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">marketing territoriale</span><span style="color: #000000;">. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Infatti, per effetto anche del grande apparato mediatico che viene messo in campo ormai da diversi anni, tutta la complessa esperienza salentina, che coinvolge miriadi di operatori che a vario titolo si rapportano con la tradizione (musicisti, ballerini, costruttori di strumenti, organizzatori di festival, produttori di libri e cd ecc) viene identificata con l’evento spettacolare di gran lunga più importante e più “di massa” dell’estate, “La notte della taranta”(9). Non è il caso di soffermarsi in questa sede sulle modalità con cui questo vero e proprio “processo egemonico” si sia realizzato (anche se evidentemente hanno molta importanza gli ingenti finanziamenti pubblici di cui, nel tempo, questo evento ha goduto, rispetto alle sempre maggiori ristrettezze riservate al resto delle attività)(10), ma è un dato di fatto con cui fare i conti, che produce evidentemente delle distorsioni, che riguardano anche i temi di cui stiamo parlando. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Se si guarda al dibattito locale, ai primi posti delle espressioni del patrimonio salentino da salvaguardare e valorizzare non vengono indicati, ad esempio, qualche festa come San Rocco a Torrepaduli (che forse sarebbe, per diverse ragioni, l’esempio più interessante in un’ottica di riconoscimento Unesco), un particolare tipo di musica come la “pizzica”, la danza della “scherma” oppure i tamburelli a cornice, o ancora qualche “albero di canto” come Uccio Aloisi o Niceta Petrachi, ma… La notte della taranta! E tale indicazione riemerge di continuo, sulla stampa nazionale e locale, dal già citato articolo del 30 dicembre 2006 su Repubblica, per passare da alcuni degli articoli conseguenti alla conferenza stampa di Rutelli(11), fino a un’intervista al sindaco di Melpignano e “fondatore dell’evento cult dell’estate pugliese” Sergio Blasi, apparsa recentemente su un giornale locale(12), in cui la Notte della taranta è addirittura definita “un bene </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">che l’Unesco vorrebbe tutelare</span><span style="color: #000000;">”. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Ora, a parte il fatto che questo grande festival, certamente per merito degli organizzatori, ha raggiunto una tale forza e una tale notorietà da non avere bisogno di tutele, è evidente che anche in questa vicenda si ripropone la solita confusione, molto presente nel Salento, tra i patrimoni tradizionali e i processi di valorizzazione. Nel senso che ancora, dopo tanti anni e infiniti dibattiti(13), non è chiaro che una cosa sono le espressioni della “tradizione popolare” &#8211; che forse potrebbero interessare all’Unesco, ma la cui tutela dovrebbe innanzitutto interessare ai salentini &#8211; altra i grandi eventi di spettacolarizzazione che li utilizzano con modalità e strumenti che sono propri della musica commerciale(14). </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">E intanto, mentre si continua a discutere in questi termini un po’ insensati, i veri tesori deperiscono e scompaiono, nell’indifferenza delle istituzioni. Qualche mese fa è venuto a mancare </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Mesciu Ninu</span> Sancesario di Nociglia, l’ultimo costruttore di tamburelli della nostra tradizione, colui che aveva conservato questa arte antica nel periodo buio dell’abbandono della musica salentina, tra gli anni settanta ed ottanta(15). Di lui e della sua arte non è rimasto quasi nulla, neanche un’intervista. Pezzi della nostra memoria se ne vanno, e continuano a mancare gli interventi più elementari per cercare di salvare il salvabile. Nonostante ormai intorno al rutilante mondo della “pizzica” girino cifre colossali, continuano a mancare le strutture di conservazione, i musei, gli archivi, le biblioteche. Il caso salentino è oggetto di continui studi, si fanno decine di tesi di laurea all’anno, ma poi – nonostante i periodici annunci &#8211; non esiste in tutta la provincia di Lecce nemmeno una biblioteca con i tutti i testi sul tarantismo e sulla musica tradizionale salentina, a cui questi studiosi e tutti gli interessati possano rivolgersi. Ci viene detto di avere fiducia, che presto a queste domande verrà data una risposta, che con la costituzione della “Fondazione Notte della taranta”, che dovrebbe occuparsi anche di questi temi, tutto si risolverà. Intanto però &#8211; ammesso e non concesso che questa sia veramente la soluzione – della Fondazione, che viene annunciata come imminente da almeno tre anni(16), se ne sono perse le tracce. <br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Come si coniughi questa situazione con la Convenzione Unesco, che pone la questione della salvaguardia al primo posto, e sollecita “i Paesi del Mondo ad adottare appropriate misure legali, tecniche, amministrative e finanziarie affinché si costituiscano dei Dipartimenti per la Documentazione del loro Patrimonio Culturale Immateriale e affinché quest’ultimo venga reso più accessibile», invitando a costituire «archivi e sistemi di documentazione(17)”, rimane un grande mistero. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">_______________________</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(1) </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=186"><span style="font-style: italic;">Unesco, è un tesoro il folklore d&#8217;Italia</span></a><span style="color: #000000;">, di Maria Novella De Luca, in La Repubblica di sabato 30 dicembre 2006</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;"> (2) sulla “neopizzica” e la reinvenzione della danza tradizionale salentina Cfr.: Giuseppe M. Gala, </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">“La pizzica ce l’ho nel sangue”. Riflessioni a margine sul ballo tradizionale e sulla nuova pizzicomania in Salento</span><span style="color: #000000;">, in Vincenzo Santoro, Sergio Torsello (a cura di), </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</span><span style="color: #000000;">, Edizioni Aramirè, Lecce 2002, e, sempre dello stesso autore, il più recente </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Il dissidio nel corteggiamento e il sodalizio nella sfida: per una rilettura antropologica del complesso sistema dell’etnocoreutica italiana</span><span style="color: #000000;">, in Pietro Fumarola, Eugenio Imbriani (a cura di), </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Danze di corteggiamento e di sfida nel mondo globalizzato</span><span style="color: #000000;">, Besa editore, Nardò 2006</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(3) Le dichiarazioni che seguono, relative all’incontro dell’Ara Pacis, sono tratte dalle agenzie ASCA e Adnkronos/Adnkronos Cultura del 19 gennaio 2007 e dall’articolo di Pietro M. Trivelli Rutelli: </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">le tradizioni del passato, una forza per affrontare il futuro</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(4) Ministero per i beni e le attività culturali</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(5) Comma 188 dell’art. 1, legge 27 dicembre 2006, n. 296</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(6) La legge Finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296) ha istituito, all’art. 1, commi 1136 e 1137, un fondo di 20 mln di Euro all’anno per gli anni 2007, 2008, 2009 per il cofinanziamenti di progetti sulle attività culturali di spettacolo presentati dalle Autonomie Locali</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(7) Cfr.: Luigi Piccioni, </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Salento, un patrimonio da vivere</span><span style="color: #000000;">, in Vincenzo Santoro, Sergio Torsello (a cura di) </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</span><span style="color: #000000;">, edizioni Aramirè, Lecce 2002</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(8) emblematico in questo senso è lo stato in cui è ridotta la festa di San Rocco a Torrepaduli, letteralmente stravolta nei suoi valori culturali e religiosi da un turismo “etnico” aggressivo e irrispettoso</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;"> fino a esiti paradossali, come il fatto che ormai tutta la musica tradizionale del Salento viene qualificata come “taranta”, che in realtà è il nome del ragno “mitico” che, col suo morso, innescava le crisi del tarantismo</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(9) Cfr.: Vincenzo Santoro, </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=169"><span style="font-style: italic;">Il “movimento della pizzica” e la politica delle istituzioni locali</span></a><span style="color: #000000;">, in AA VV, Melissi, n. 10/11 Besa Editore, Nardò (Lecce) 2005</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(10) Piero M. Trivelli sul Messaggero ne parla in questi termini: “Più ancestrale l’esempio della Notte della Taranta, nel Salento, fenomeno studiato dagli antropologi e che richiama artisti internazionali.”</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(11) </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Blasi, “È roba nostra e non è un format tv”</span><span style="color: #000000;">, di Nazareno Dinoi, dal Corriere del Mezzogiorno del 5 luglio 2007</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(12) Ultimo di una lunga serie è quello che si è svolto ad Alessano (Le) il 2 febbraio 2007, dal titolo “Puglia terra di musica”, in cui è emersa con forza la richiesta di una politica pubblica di tutela dei patrimoni orali e musicali tradizionali. Una selezione di interventi su questi temi si può trovare su </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.pizzicata.it">www.pizzicata.it</a><span style="color: #000000;"> e su www.vincenzosantoro.it </span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(13) D’altra parte basterebbe guardare a come l’Unesco si è mossa finora per l’individuazione dei </span><a style="color: #3366ff;" href="http://portal.unesco.org/culture/en/ev.php-URL_ID=32260&amp;URL_DO=DO_TOPIC&amp;URL_SECTION=201.html">Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity</a><span style="color: #000000;"> per rendersi conto di quale possa essere il suo campo di interesse</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(14) Mesciu Ninu era tanto famoso da meritarsi anche una delle più famose strofe di pizzica: </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Lu tamburreddu meu è de Nociglia / beatu a ci lu sona e ci lu piglia</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(15) Fu un’idea di Ambrogio Sparagna, che venne resa pubblica per la prima volta alla fine dell’agosto 2004. Una ricostruzione della storia tormentata del progetto della Fondazione Notte della taranta, che in tre anni ha cambiato in continuazione ragione sociale e obiettivi, provocando infinite polemiche, ma che ancora non ha visto la luce, si può trovare </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=172">qui</a> <br style="color: #3366ff;" /><br />
<span style="color: #3366ff;">(16) </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.patrimoniounesco.it/beniimmateriali/documenti/convenzioneparigi2003.pdf">art. 13</a> pubblicato sul Messaggero del 20 gennaio 2007</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
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</div>
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		<title>L&#8217;Italia e la Convenzione Unesco sul &#8220;patrimonio immateriale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 14:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ANCI]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale immateriale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, dicembre 2007 &#160; Alla fine di una lunga attesa, finalmente anche l’Italia &#8211; con la legge n. 167 del 27 settembre 2007 &#8211; ha ratificato la Convenzione dell’Unesco che tutela il “patrimonio immateriale”, già adottata dall’organismo dell’Onu nella seduta di Parigi del 17 ottobre 2003. Per “patrimonio culturale immateriale” si intendono le espressioni della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/31/litalia-e-la-convenzione-unesco-sul-patrimonio-immateriale/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <strong>Anci Rivista</strong>, dicembre 2007</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/12/storico52216272909155711_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1288" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/12/storico52216272909155711_big-300x208.jpg" alt="storico52216272909155711_big" width="300" height="208" /></a>Alla fine di una lunga attesa, finalmente anche l’Italia &#8211; con la legge n. 167 del 27 settembre 2007 &#8211; ha ratificato la Convenzione dell’Unesco che tutela il “patrimonio immateriale”, già adottata dall’organismo dell’Onu nella seduta di Parigi del 17 ottobre 2003.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per “patrimonio culturale immateriale” si intendono le espressioni della “tradizione popolare”, come le feste, i rituali religiosi, le musiche popolari, le memorie orali, le metodologie di preparazione dei prodotti “tipici”, ma anche il complesso di “saperi” di un singolo individuo riconosciuto dalla sua comunità come “testimone” di una particolare tradizione locale. La Convenzione prevede che vengano attivate a livello nazionale delle politiche di tutela e valorizzazione di questi patrimoni; inoltre viene prevista la compilazione di una lista internazionale di “eccellenze”,<span id="more-382"></span> di testimonianze di particolare importanza, da dichiarare “patrimonio dell’Umanità”. Fino ad ora sono stati proclamate 90 esperienze, di cui due per l’Italia: il “canto a tenore sardo” e il “teatro dei pupi” siciliano.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La ratifica della Convenzione rappresenta un avvenimento molto importante per il nostro Paese, che è ricchissimo di questi patrimoni, la cui salvaguardia e valorizzazione in molti casi può attivare anche importanti filiere di turismo culturale.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In seguito alla ratifica, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha organizzato il 29-30 settembre un interessante seminario alla Biblioteca Nazionale di Roma, in cui sono stati presentati i contenuti della Convenzione e affermate molte buone intenzioni, che però finora sono rimaste solo sulla carta. Dell’iniziativa hanno fatto parte anche una spettacolare serie di esibizioni e di “rappresentazioni” (i canti sardi dalle mirabili polifonie, le travolgenti tarantelle pugliesi, la ritualità esplosiva dei “gigli” di Nola, la raffinata poesia popolare dell’ottava rima ecc), che hanno esemplificato la ricchezza del patrimonio immateriale italiano. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma quali potrebbero essere delle proposte di intervento in questo importante settore? Dal dibattito in corso, e dai documenti elaborati dal Comitato scientifico ministeriale, si possono trarre alcuni spunti programmatici.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sul piano istituzionale, una volta ratificata la Convenzione, occorre definire rapidamente le procedure per la selezione dei patrimoni italiani da dichiarare “patrimonio dell’Umanità”, che dovranno prevedere il coinvolgimento degli addetti ai lavori, delle comunità locali e naturalmente dei Comuni, che sono il terminale fondamentale di qualunque intervento territoriale. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Urgente è poi chiarire il nodo delle risorse. Per procedere a interventi che siano concreti e non solo di immagine, lo Stato deve mettere a disposizione fondi adeguati. Sarebbe ad esempio augurabile l’istituzione di un Fondo per il Patrimonio Immateriale, da utilizzare in accordo con le rappresentanze delle Regioni e degli Enti Locali.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Si dovrebbe poi procedere alla definizione, insieme a tutti i livelli istituzionali interessati, di Linee guida nazionali, che contengano un piano di interventi di medio periodo, da realizzare a livello nazionale e territoriale. Il percorso di costruzione di queste Linee dovrebbe prevedere innanzitutto una seria riflessione sull’esistente, sulle politiche concrete che in molti casi sono già attuate dalle istituzioni territoriali. Mi riferisco sia alle reti museali (musei delle tradizioni popolari, musei del territorio, ecomusei e strutture analoghe), ai diversi “archivi sonori e multimediali” – pubblici e privati &#8211; e alle altre iniziative che costituiscono il perno del sistema di “conservazione” dei patrimoni immateriali; ma anche alle esperienze più avanzate di “valorizzazione” (festival rassegne, carnevali, feste ecc). Inoltre occorrerebbe analizzare con attenzione la legislazione regionale, che in molti casi prevede delle strategie di intervento significative. La legislazione più innovativa andrebbe valorizzata e diffusa anche nelle regioni che ne sono sprovviste.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Anche nel dibattito di questi mesi è ritornata la questione su cui di solito ci sono le più aspre divisioni: le priorità tra le politiche di tutela e quelle di valorizzazione. Su questo annoso problema mi pare che occorra un atteggiamento per quanto possibile pragmatico. Non c’è dubbio che per il nostro Paese l’intervento più urgente riguardi la tutela e la salvaguardia di patrimoni che sono per loro natura volatili, soggetti a deperimento e a scomparsa. Si dice con ragione che ogni volta che un anziano “depositario” dei saperi tradizionali muore, è come se bruciasse una biblioteca. Queste memorie vanno per quanto possibile salvate, utilizzando per questo le metodologie scientifiche più aggiornate e le tecnologie più avanzate. Occorre anche tener presente però che questi temi sono entrati nel dibattito pubblico diffuso e hanno interessato la politica soprattutto per il successo di alcune esperienze di valorizzazione “spinta”, in cui patrimoni locali sono diventati di fatto attrattiva turistica, generando significative ricadute sul territorio. Queste esperienze, che spesso rispondono anche ad esigenze locali di riappropriazione della propria memoria culturale, si stanno sempre più diffondendo nel nostro Paese, da sud a nord, anche in assenza di politiche nazionali. Sarebbe auspicabile quindi che le comunità e gli operatori locali, insieme agli studiosi, unissero le forze per elaborare politiche di valorizzazione coerenti ed efficaci, rispettose e non invasive, che coniughino lo sviluppo locale con il miglioramento della coesione sociale e con una maggiore coscienza della storia e delle peculiarità locali. Evitando magari approcci facili e disinvolti, purtroppo molto presenti in questo settore, che spesso mettono a repentaglio gli stessi patrimoni che si vorrebbero salvaguardare.</span></p>
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		<title>Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 14:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Più Libri più Liberi &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista presentazione della rivista: Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice) Relatori: Luciano Del Sette, Vincenzo Santoro, Roberta Tucci Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff0000;">Più Libri più Liberi</span></strong> &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma<br />
Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista </span></p>
<p>presentazione della rivista: <strong><span style="color: #ff0000; font-size: medium;">Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice)<br />
</span></strong><br />
Relatori: <strong>Luciano Del Sette</strong>, <strong>Vincenzo Santoro</strong>, <strong>Roberta Tucci</strong></p>
<p><img src="/public/Copertina_Melissi.jpg" alt="" width="200" height="214" align="left" />Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti delle culture umane, scava in profondità sul territorio e contemporaneamente si proietta in un percorso che, partendo dalle sponde opposte dell’Albania, raggiunge l’India passando per il Medio Oriente. Il tema sotto i riflettori è quello della <strong><span style="color: #ff0000;">patrimonializzazione della cultura popolare</span></strong>, attualissimo e di grande interesse sia per la ricerca che per la salvaguardia. Il soggetto sollecita, infatti, riflessioni altrettanto complesse e cogenti attorno a concetti quali <strong><span style="color: #ff0000;">cultura</span></strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">popolare</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>folklore</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">locale</span></strong>, e al ruolo degli enti pubblici e politici nella determinazione di tali definizioni e nella selezione dei beni che meritino sostegno o salvaguardia.<span id="more-393"></span> Entrando nel vivo della questione, vengono proposti alcuni documenti prodotti dalla commissione istituita dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Rutelli- e presieduta da Paolo Apolito &#8211; con l’obiettivo di identificare delle linee guida per l’individuazione di alcuni eventi da valorizzare attraverso un sostanzioso sostegno economico ed eguale esposizione mediatica. In relazione a questi processi di selezione trova posto il saggio di Berardino Palumbo che smaschera e chiarisce i criteri e le procedure che regolano l’inclusione ed il mantenimento dei beni nel patrimonio protetto dall’Unesco. Completano il quadro i contributi che ruotano attorno alla definizione dei beni demoetnoantropologici, di cui se ne fornisce quella istituzionale più recente, e la costituzione di ecomusei.</p>
<p>Interventi di questo numero:<br />
Eugenio Imbriani, Paolo Apolito, Giuseppe Michele Gala, Lucilla Rami Ceci, Claudio Rosati, Berardino Palumbo, Federico Scarpelli, Gian Luigi Bravo, Roberta Tucci, Fabio Dei, Pietro Meloni, Gabriele Arnesano, Francesca Rinaldi, Vincenzo Santoro, Gabriele Mina, Salvatore Bevilacqua, Francesco Marano, Paolo Pacciolla, Fabio Tolledi, Donato Martucci, Guglielmo Zappatore, Siamak Guran, Luisa Spagna.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;title=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Archivio sonoro: musica di tradizione della Puglia</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 13:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[archivio sonoro]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[politiche culturali]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[UNeSCO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Viviana Leo da www.musicaround.net n. 11/07 Presentazioni ufficiali per il progetto dell’archivio di musiche di tradizione in Puglia. Il 13 ottobre scorso a Bari, presso la biblioteca Nazionale ‘Sagarriga Visconti Volpi’, prestigiosi nomi della cultura hanno condotto un dibattito sull’importanza e la necessità della realizzazione dell’opera. Il problema che urge risolvere è quello della tutela di elementi preziosi che, senza... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/10/29/archivio-sonoro-musica-di-tradizione-della-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: small;">di Viviana Leo da <a href="http://www.musicaround.net">www.musicaround.net</a> n. 11/07</span><br />
<span style="font-size: small;">Presentazioni ufficiali per il progetto dell’archivio di musiche di tradizione in Puglia. Il 13 ottobre scorso a Bari, presso la biblioteca Nazionale ‘Sagarriga Visconti Volpi’, prestigiosi nomi della cultura hanno condotto un dibattito sull’importanza e la necessità della realizzazione dell’opera. <span id="more-401"></span><br />
Il problema che urge risolvere è quello della tutela di elementi preziosi che, senza opportune cure, rischierebbe di deperire. Molto materiale di tradizione orale è, fortunatamente, stato raccolto da impavidi ricercatori che lo custodiscono con mezzi spesso di fortuna: «molti ricercatori privati, meriterebbero un archivio per conservare il loro materiale», afferma Silvia Godelli, Assessore alle attività culturali della regione Puglia. La trasformazione in realtà di un’impresa di tale portata, rappresenterebbe una profonda risorsa per il territorio, se si pensa soltanto alla moltitudine di figure professionali che potrebbero essere coinvolte nel progetto. Sostiene Luciano Scala, direttore generale Beni Librari e istituti culturali MiBAC, che «al momento non esiste la figura del bibliotecario musicale» su cui, si potrebbe aggiungere, le facoltà di Beni Culturali di tutto il territorio potrebbero investire, in modo più specifico, a livello di formazione.<br />
Il progetto è coordinato da Vincenzo Santoro, responsabile Ufficio Cultura ANCI, ed elaborato dall’associazione Altrosud, d’intesa con il Ministero per i Beni Culturali e la Regione Puglia.<br />
Salvaguardare il patrimonio immateriale è stato il dictat che ha animato il dibattito culturale. «La regione Puglia &#8211; afferma Santoro &#8211; è la prima che mette in campo risposte su questi temi dopo la ratifica, circa un mese fa, della Convenzione Unesco da parte dell’Italia. In Puglia -continua- si è fatta una buona politica di valorizzazione, ma non di tutela». Sarà forse arrivato davvero il momento di cambiare le sorti di tutti quei supporti audio che rischiano di marcire negli scaffali impolverati di chi vorrebbe, ma non può, e molto spesso non sa, come salvarli da morte sicura? Sembra proprio di si.<br />
L’idea è quella di una biblioteca e discoteca specifica sulla musica di tradizione pugliese che prevede la costituzione di un archivio in cui debbano confluire le registrazioni private. Saranno allestiti tre ambienti: «uno, il più importante, conterrà un grande computer, un enorme database, in cui saranno riversati tutti i materiali acquisiti, catalogati e consegnati nel tempo. Un ‘cervello elettronico’ con una serie di terminali collegati e accessibili agli utenti. Il tutto sarà completato da sale d’ascolto con cuffie, biblioteche dotate anche di materiali fotografici e video. Le informazioni saranno acquisite direttamente in loco o collegandosi ad un sito internet che proporrà anche veri e propri percorsi tematici» (1) i quali consentiranno all’utente di connettersi con accesso remoto ed essere guidato, in modo studiato, alla scoperta delle meraviglie sonore.<br />
Un’idea che aveva in sé alcune di queste componenti fu proposta già una decina di anni fa, con la creazione dell’Istituto Diego Carpitella a Melpignano (Le). In tempi non sospetti Maurizio Agamennone, etnomusicologo, definiva quelli che sarebbero dovuti essere gli obiettivi. Testuali le sue parole: «il profilo teorico adottato per le attività […] consiste nell’associare esperienze e competenze diverse (scientifiche, artistiche, amministrative, organizzative) allo scopo di documentare quanto avviene nell’area delle culture popolari […]» (2). Discorsi questi, che lasciavano presagire qualcosa di molto positivo, ma che il corso degli eventi ha trascinato in un turbine che ha fatto perdere per strada tanti buoni propositi. Agamennone, uno degli ideatori dell’istituto Diego Carpitella, riconosce che «a differenza del ‘97/’98 c’è oggi una prospettiva diversa: la collaborazione tra enti diversi rende più isolata e difficile la possibilità di tornare sui propri passi».<br />
Si spera che finalmente sia arrivato il momento. Il passo più importante è stato fatto: le istituzioni hanno riconosciuto la rilevanza del problema e l’entità della ricchezza che l’attuazione di un simile progetto apporterebbe al territorio. Aver dato dignità al patrimonio immateriale, vuol dire aver fatto una parte del lavoro.<br />
L’archivio, per definizione, nasce con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per gli studiosi, i quali possono attingere direttamente alle fonti; per la comunità locale, che rinsalda il suo carattere identitario; per chi vuole proporre nuove linee di studio e eventi culturali legati a questo patrimonio. L’auspicio, ora, è quello di censire, catalogare con criteri standard e ordinare in un unico contesto il materiale reperito, al fine di renderlo fruibile all’utenza, nel più semplice dei modi.<br />
Tra gli archivi sonori più importanti, a livello nazionale, sono oggi la Discoteca di Stato, nata nel 1928, (anche se il primo fondo si costituì già nel 1924) e voluta da Vittorio Emanuele III, allo scopo di «raccogliere e conservare per le future generazioni la viva voce dei cittadini italiani, che in tutti i campi abbiano illustrata la Patria e se ne siano resi benemeriti» (3), e l’archivio nazionale di S. Cecilia. Sulla scia di queste iniziative, altre regioni, sebbene solo da pochi decenni, hanno lavorato alla realizzazione di archivi locali che conservassero il loro patrimonio intangibile.<br />
Finalmente possiamo dire che tra non molto – i lavori infatti cominceranno nel 2008 – anche la regione Puglia avrà una banca ufficiale in cui custodire i propri tesori. Sembra che finalmente una breccia sia stata aperta. Sembra che finalmente sia arrivata aria nuova da respirare nell’ambito delle politiche culturali. Ora si spera ora che il tempo passi in fretta… e che i lavori inizino presto! </span></p>
<p>Note<br />
(1)<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Un-archiviodigitale-salvera-50-anni-di-musica-pugliese/1814508 ">http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Un-archiviodigitale-salvera-50-anni-di-musica-pugliese/1814508 </a><br />
(2) M. Agamennone e G. Salvatore, Il 24 agosto 1999. <em>Il ritorno della Taranta</em>, in Melissi n°1, Lecce, 1999.<br />
(3) Regio decreto-legge 10 agosto 1928, n. 2223. <a href="http://www.dds.it">www.dds.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nasce l&#8217;archivio delle musiche di Puglia</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2007 12:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Altrosud]]></category>
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		<category><![CDATA[Discoteca di Stato]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Presentato a Bari il progetto che avrà sede nella biblioteca nazionale, alla Cittadella della Cultura di Michele Fumagallo dal manifesto di sabato 27 ottobre 2007 Promosso dall&#8217;associazione Altrosud, d&#8217;intesa con il ministero dei beni culturali e la regione, è stato presentato a Bari l&#8217; «Archivio delle musiche di tradizione della Puglia», primo progetto in Italia che raccoglie in pratica i... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/10/27/nasce-larchivio-delle-musiche-di-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: small;"><em><span style="color: #ff0000;">Presentato a Bari il progetto che avrà sede nella biblioteca nazionale, alla Cittadella della Cultura</span><br />
</em>di <strong>Michele Fumagallo</strong><br />
dal <strong><span style="color: #000000;">manifesto</span></strong> di sabato 27 ottobre 2007</span></p>
<p>Promosso dall&#8217;associazione Altrosud, d&#8217;intesa con il ministero dei beni culturali e la regione, è stato presentato a Bari l&#8217; «Archivio delle musiche di tradizione della Puglia», primo progetto in Italia che raccoglie in pratica i risultati della ratifica della convenzione tra il parlamento italiano e l&#8217;Unesco sulla tutela e la conservazione del patrimonio immateriale. Centomila euro per cominciare a dar vita (siamo a un lavoro che si struttura ovviamente in progress), nella Cittadella della Cultura, sede della biblioteca nazionale di Bari, a una grande teca della memoria musicale e sonora in genere. <span id="more-402"></span><br />
Racconta il coordinatore del progetto, Vincenzo Santoro: «Quello di Bari sarà il primo cuore centrale e propulsore di un&#8217;espansione che si immagina territoriale e capillare. Ad esempio, per quel che riguarda la ricerca di Lomax e Carpitella, sarà possibile collegarsi ad altri sottotesti come quello sull&#8217;uso del tamburello in Puglia con la mappa dei luoghi, dei costruttori con gli indirizzi, delle diverse tipologie e modi di suonarli».<br />
Il progetto prevede tre grandi ambienti. Il primo è quello dove sarà allestito il centro computer, una sorta di enorme database dove saranno riversati e conservati tutti i materiali. Il secondo le sale di ascolto, il terzo la biblioteca dove saranno tutti i materiali cartacei e in video. Naturalmente nella presentazione del progetto non poteva mancare il riconoscimento all&#8217;impegno di Rina Durante, pioniera della battaglia per l&#8217;archiviazione della memoria musicale. Un lavoro che ha dato un grande impulso al ruolo determinante esercitato dalla Puglia nel movimento di riproposta delle musiche tradizionali.<br />
L&#8217;Archivio sarà collegato ai grandi patrimoni storici presenti nel paese come l&#8217;Accademia di Santa Cecilia e la Discoteca di Stato.<br />
Ma ciò che è più appetibile nel progetto è l&#8217;acquisizione dei patrimoni «locali», che non saranno accentrati ma coordinati e dislocati capillarmente nel territorio regionale. Tra le numerose raccolte da menzionare quelle di Giovanni Rinaldi sui canti delle lotte bracciantili nel Tavoliere, le registrazioni di Otello Profazio sul Gargano, quelle di tanti in Murgia e Salento, quanto mai ricco di proposte e materiali. Per non parlare della lacuna più grande che colmerà l&#8217;Archivio: quella degli originali e degli inediti di Matteo Salvatore.<br />
L&#8217;appello, nella presentazione alla sala gremita di appassionati e studiosi, è stato anche ai cultori locali affinché diventino i protagonisti di un progetto che ha un senso se diventa aperto e ramificato.</p>
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		<title>finalmente una casa per i tesori musicali di Puglia&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Oct 2007 12:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio sonoro della Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[archivio musica tradizionale]]></category>
		<category><![CDATA[Cantori Carpino]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[squilibri editore]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Uccio Aloisi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Archivio delle musiche tradizionali di Puglia presentazione del progetto Bari, Biblioteca Nazionale, 13 ottobre 2007, ore 19 Negli ultimi anni in Puglia si è sviluppato un vero e proprio “movimento” di recupero e “riproposta” della musica tradizionale, con il coinvolgimento ormai di migliaia di persone che ritornano agli strumenti e ai ritmi della tradizione, spesso ripartendo dal contatto con gli... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/10/03/finalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="EC_MsoTitle"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong><span style="color: #ff0000; font-family: Arial; font-size: large;">Archivio delle musiche tradizionali di Puglia</span></strong></span></p>
<p class="EC_MsoTitle"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">presentazione del progetto</span></p>
<p class="EC_MsoTitle"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">Bari, Biblioteca Nazionale, 13 ottobre 2007, ore 19</span></p>
<p class="EC_MsoBodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/10/arch_rinaldi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1232" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2007/10/arch_rinaldi-300x186.jpg" alt="arch_rinaldi" width="300" height="186" /></a></p>
<p class="EC_MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;">Negli ultimi anni in Puglia si è sviluppato un vero e proprio “movimento” di recupero e “riproposta” della musica tradizionale, con il coinvolgimento ormai di migliaia di persone che ritornano agli strumenti e ai ritmi della tradizione, spesso ripartendo dal contatto con gli anziani “cantori” rimasti in vita. </span></p>
<p class="EC_MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;">Tra operatori e appassionati da tempo si è sviluppato un articolato dibattito sugli interventi di tutela e valorizzazione dei patrimoni musicali e coreutici tradizionali, nella convinzione che le istituzioni pubbliche dovrebbero impegnarsi in una rigorosa politica di tutela di questi “beni culturali immateriali”, gli stessi richiamati dalla “Convenzione UNESCO sul patrimonio intangibile”, appena ratificata dal Parlamento Italiano.<span id="more-410"></span></span></p>
<p class="EC_MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;">Per rispondere a queste esigenze l’associazione Altrosud, d’intesa con il Ministero dei Beni Culturali- Dipartimento Beni Librari e la Regione Puglia, ha elaborato un progetto per la costituzione, presso la Biblioteca Nazionale di Bari, di un <i><strong><span style="color: #ff0000;">Archivio delle musiche di tradizione della Puglia</span></strong></i>, dove raccogliere e custodire l’insieme delle testimonianze su questi plurisecolari giacimenti culturali.</span></p>
<p class="EC_MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;">Concepito come un <i>work in progress</i>, il progetto prevede, nella fase iniziale, la realizzazione fisica dell’Archivio, in cui saranno fruibili i più disparati materiali –a stampa, audio, fotografici, video, acquisiti da fondi privati e pubblici, la costituzione di una biblioteca tematica, con sezioni specifiche dedicate al movimento di “riproposta” e al fenomeno del “tarantismo”, e un data-base, cuore pulsante dell’intero archivio, in cui saranno progressivamente riversati i materiali che si andranno ad acquisire, catalogare e conservare secondo i più rigorosi criteri scientifici e con le più innovative procedure tecnologiche. </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;">L’Archivio sarà strutturato secondo modalità di avanzata accessibilità, a partire dal sito internet che consentirà di conoscere in tempo reale i diversi stadi di avanzamento del progetto.</span></span></p>
<p class="EC_MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Per l’importanza obiettiva dell’iniziativa, si invitano tutti gli operatori del settore, studiosi, musicisti ed appassionati a partecipare all’incontro che sarà chiuso da un concerto di Uccio Aloisi e dei Cantori di Carpino.</strong></span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Programma</strong></span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: left;" align="left"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Bari, Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi”</strong></span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: left;" align="left"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">(Cittadella della Cultura), via Pietro Oreste 45</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: left;" align="left"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">13 ottobre 2007, ore 19</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">Saluti delle autorità</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Danielle Gattegno Mazzonis</strong>, Sottosegretario di Stato, Ministero per i Beni e le Attività Culturali</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Silvia Godelli</strong>, Assessore alle Attività Culturali, Regione Puglia</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><span style="font-weight: bold;">Domenico Lomelo</span>, Assessore alla Cultura, Regione Puglia<br />
</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;"> </span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">a seguire, interventi di</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Luciano Scala</strong></span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">, Direttore Generale Beni Librari Mibac</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">, coordinatore del progetto</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Domenico Ferraro</strong></span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">, presidente associazione Altrosud</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Maurizio Agamennone</strong></span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">, etnomusicologo Università di Firenze</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Nicola Scaldaferri</strong>, </span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">etnomusicologo Università di Milano, responsabile LEAV</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Gianni Amati</strong></span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">, ricercatore e musicista</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Giovanni Rinaldi</strong></span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">, direttore “Casa Di Vittorio”, Cerignola</span></p>
<p class="EC_MsoTitle" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><strong>Mario Gennari</strong></span><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">, Folk Bulletin</span></p>
<p class="EC_MsoTitle"><span style="font-weight: normal; font-size: 12pt; font-family: Garamond;">A seguire, concerto dei</span></p>
<p class="EC_MsoTitle"><span style="font-size: 12pt; font-family: Garamond;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Cantori di Carpino</strong> e di <strong>Uccio Aloisi Gruppu</strong></span></span></span></p>
<p class="EC_MsoNormal" style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;">Info: </span><a href="http://www.squilibri.it/" target="_blank"><span style="color: #0068cf; font-size: medium;">www.squilibri.it</span></a><span style="font-size: medium;">, </span><span style="color: #0068cf; font-size: medium;"><a>www.vincenzosantoro.it</a></span><span style="font-size: medium;">, </span><a href="mailto:info@squilibri.it"><span style="color: #0068cf; font-size: medium;">info@squilibri.it</span></a><span style="font-size: medium;">, 06.44340148</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F10%2F03%2Ffinalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia%2F&amp;linkname=finalmente%20una%20casa%20per%20i%20tesori%20musicali%20di%20Puglia%E2%80%A6" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F10%2F03%2Ffinalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia%2F&amp;linkname=finalmente%20una%20casa%20per%20i%20tesori%20musicali%20di%20Puglia%E2%80%A6" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F10%2F03%2Ffinalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia%2F&amp;linkname=finalmente%20una%20casa%20per%20i%20tesori%20musicali%20di%20Puglia%E2%80%A6" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F10%2F03%2Ffinalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia%2F&amp;linkname=finalmente%20una%20casa%20per%20i%20tesori%20musicali%20di%20Puglia%E2%80%A6" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F10%2F03%2Ffinalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia%2F&amp;linkname=finalmente%20una%20casa%20per%20i%20tesori%20musicali%20di%20Puglia%E2%80%A6" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F10%2F03%2Ffinalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia%2F&amp;title=finalmente%20una%20casa%20per%20i%20tesori%20musicali%20di%20Puglia%E2%80%A6" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/10/03/finalmente-una-casa-per-i-tesori-musicali-di-puglia/">finalmente una casa per i tesori musicali di Puglia&#8230;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>La tutela dei patrimoni orali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 06:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La inesausta metamorfosi delle culture immateriali Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/30/la-tutela-dei-patrimoni-orali/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;">La inesausta metamorfosi delle culture immateriali</span></span></span></p>
<p><span style="font-style: italic;">Riportiamo uno stralcio della relazione che il presidente del circolo Gianni Bosio ha tenuto al convegno organizzato alla Biblioteca nazionale di Roma il 29 settembre 2007, organizzato in occasione della ratifica italiana del <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Protocollo Unesco sul patrimonio immateriale</span>, avvenuta il 13 settembre scorso. Il tema riguarda il lavoro, la memoria e la salvaguardia della tradizione orale. <span id="more-411"></span></span></p>
<p>Alessandro Portelli<br />
da <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a> del 29 settembre 2007</p>
<p>Scriveva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ralph Waldo Emerson</span>, poeta e filosofo del Rinascimento americano: «La sacralità inerente all&#8217;atto della creazione, all&#8217;atto del pensiero, viene trasferita alla sua registrazione. Il cantare del poeta era sentito come qualcosa di divino; pertanto, anche la canzone è divinizzata. Lo scrittore era uno spirito giusto e saggio; d&#8217;ora in avanti, allora, il libro è perfetto, e l&#8217;amore per l&#8217;eroe diventa amore per la sua statua.» Ciò di cui Emerson ci parla riguarda la differenza fra un bene immateriale come processo, come azione &#8211; l&#8217;atto del cantare &#8211; e l&#8217;idolatria verso il suo consolidamento come testo, registrazione, libro, manufatto.</p>
<p>L&#8217;atto, la capacità creatrice è quello che conta; il risultato ne è solo la testimonianza. Questo è tanto più vero in quelle culture che, affidandosi soprattutto all&#8217;oralità, producono i cosiddetti beni culturali immateriali: beni, cioè, che non consistono in oggetti o in testi, ma nella possibilità socialmente diffusa di crearli o ri-evocarli. Una tradizione infatti non è un repertorio di forme immutabili, bensì un processo in continua evoluzione, reso possibile dalla capacità dei suoi protagonisti di evocare memoria e di produrre cambiamento.</p>
<p>Scrive <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Leslie Marmon Silko</span>, autrice americana indiana Pueblo: «Oggi la gente pensa che le cerimonie dovrebbero essere eseguite esattamente come si è sempre fatto, e che basta un lapsus perché la cerimonia debba essere interrotta o il disegno di sabbia distrutto. Ma il cambiamento è cominciato già molto tempo fa, quando la gente ha ricevuto in eredità queste cerimonie, non fosse altro che per l&#8217;invecchiare del sonaglio di zucca giallo o il restringersi della pelle sull&#8217;artiglio d&#8217;aquila, o anche solo per come cambiavano le voci di generazione in generazione di cantori.» Dunque, lavorare per i beni immateriali della tradizione orale non significa proteggere l&#8217;immutabilità di culture folkloriche pensate come residui congelati di passati localistici (come nel folklorismo fascista che relegava il mondo popolare in uno spazio di subalternità con la pretesa di esaltarne le tradizioni). Significa, piuttosto, garantire il diritto e la possibilità che la tradizione si trasformi con i suoi stessi mezzi e secondo le proprie necessità, e che questa trasformazione non sia né eterodiretta né imposta.</p>
<p>D&#8217;altra parte, la memoria stessa è soprattutto un processo: non un deposito di dati in via di progressivo disfacimento, ma una perenne ricerca di senso nel rapporto con il passato e nel riuso dei repertori culturali. Nessun cantore o suonatore eseguirà due volte lo stesso brano nello stesso modo, nessun narratore dirà due volte la stessa storia con le stesse parole; perché, anche se vengono dal passato, queste espressioni si materializzano nel presente e il presente vi irrompe con le sue domande e le sue richieste. Infatti, gran parte delle forme espressive popolari sono destinate all&#8217;improvvisazione: basta pensare allo stornello, al blues, all&#8217;ottava rima, persino al rap, ai muttus della tradizione sarda. In questo caso, non è tanto la singola ottava o il singolo stornello a costituire un bene culturale, quanto la capacità del cantore o del poeta di reinventarne sempre di nuovi.</p>
<p>Per questo però, come scrive un&#8217;altra autrice Pueblo, <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Paula Gunn Allen</span>, le culture che fanno affidamento sull&#8217;oralità sono sempre «a una generazione dalla scomparsa»: basta il silenzio di una generazione perché essere si perdano. Le culture popolari hanno i loro specialisti ma non si affidano solo a loro: ciascuno mette mano alla loro continuità anche solo ripetendo (a modo suo) le espressioni trasmesse nella memoria culturale. Come mediano fra memoria e innovazione, continuità e cambiamento, così le culture dell&#8217;oralità si collocano su un difficile e affascinante crinale, fra il locale e il globale. Rinchiudere il «folklore» dentro una definizione regionalistica locale è un&#8217;altra violenza. Proprio perché sono immateriali, le creazioni della cultura orale volano senza frontiere: nel sud segregazionista degli Stati Uniti, la sola cosa che bianchi e neri condividevano era la musica. Se una ballata come <span style="font-style: italic;">Il testamento dell&#8217;avvelenato</span> la troviamo in Italia nel XVI secolo, oggi è in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, fatta propria da Bob Dylan e persino dai Led Zeppelin.</p>
<p>Tutto ciò non nega l&#8217;importanza della documentazione e della conservazione dei testi e degli oggetti. Nel suo «Elogio del magnetofono», <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> notava che proprio la possibilità tecnologica di fissare le performance della cultura orale rende possibile la loro conoscenza critica e quindi il riconoscimento della loro complessità e ricchezza. Questo è il compito della documentazione: i beni culturali immateriali non si identificano con le registrazioni, con i manufatti, con i testi raccolti negli archivi, nelle biblioteche, nei musei; ma abbiamo bisogno di archivi, biblioteche, musei per documentare la storia, per riconoscere le trasformazioni, anche semplicemente per mettere in scena il pubblico riconoscimento dell&#8217;importanza &#8211; più ancora che di questi oggetti &#8211; delle persone e dei gruppi sociali che li hanno creati e che continuano a farlo.</p>
<p><span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Gianni Bosio</span> affermava, a proposito di culture non egemoni, che il lavoro culturale è destinato a trasformarsi in lavoro politico perché deve proteggere e creare politicamente le condizioni della propria possibilità: la libertà di parola e di comunicazione, l&#8217;uguaglianza, la presenza dialogica e antagonista del mondo popolare. Diceva <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Woody Guthrie</span>: «la canzone popolare è forte se è forte il movimento operaio»: le culture popolari vivono se vive il potere sociale dei loro protagonisti e creatori, se vivono le loro forme di rappresentanza organizzata e di presenza consapevole, i loro diritti civili e politici.</p>
<p>Una politica di tutela e promozione dei beni culturali immateriali comincia con la difesa e l&#8217;allargamento della democrazia, della cittadinanza, del diritto di parola e, soprattutto, del diritto a essere ascoltati. Comincia ripensando al grande insegnamento di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span>, quando ricorda i suoi anni di ricerca etnografica al sud: «entravo nelle loro case &#8211; scriveva &#8211; «come un compagno», come un ascoltatore intento non a estrarre da loro canti o formule o credenze, ma a vivere con questi uomini del nostro tempo, questi cittadini del nostro paese, dentro una storia che è la nostra stessa storia.</p>
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		<title>Melissi &#8211; Le culture popolari 14/15</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 06:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Idrusa]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito il numero 14/15 &#8211; autunno/inverno 2007 di Melissi &#8211; Le culture popolari. La rivista dell&#8217;Editore Besa è in gran parte dedicata alla &#8220;patrimonializzazione della cultura popolare&#8221;, con particolare riferimento al dibattito sulla Convenzione UNESCO sul patrimonio immateriale, che è stata appena ratificata (13 settembre) dal Parlamento Italiano. All&#8217;interno anche un mio articolo sull&#8217;argomento, dal titolo &#8220;Il balletto intorno... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/24/melissi-le-culture-popolari-1415/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: small;">E&#8217; uscito il numero 14/15 &#8211; autunno/inverno 2007 di <span style="font-weight: bold; color: #800000;">Melissi &#8211; Le culture popolari</span>. La rivista dell&#8217;Editore Besa è in gran parte dedicata alla &#8220;patrimonializzazione della cultura popolare&#8221;, con particolare riferimento al dibattito sulla Convenzione UNESCO sul patrimonio immateriale, che è stata appena ratificata (13 settembre) dal Parlamento Italiano. All&#8217;interno anche un mio articolo sull&#8217;argomento, dal titolo &#8220;Il balletto intorno al patrimonio&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;"> </span></p>
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<p><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: bold;"><img style="width: 449px; height: 637px;" src="/public/Copertina_Melissi.jpg" alt="" /></span></span></p>
<p><span id="more-412"></span></p>
<div style="text-align: justify;">La rivista si può acquistare (anche &#8220;a distanza&#8221;) presso la Libreria Idrusa di Alessano (0833.781747, libreriaidrusa@libero.it)</div>
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