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	<title>Vincenzo Santoro &#187; emergenza ambiente Salento</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Il Salento svenduto ai privati?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 14:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ad una multinazionale del settore immobiliare di Bruxelles il via libera alla copertura del terrazzo dello storico Palazzo Sangiovanni di Alessano Paola Colaci da Il paese Nuovo dell&#8217;11 dicembre 2011 Abusivismo edilizio nel complesso archeologico-monumentale e lo storico Palazzo Sangiovanni “piegato” agli interessi dei privati. Ad Alessano opposizione sul piede di guerra contro l&#8217;amministrazione comunale guidata da Osvaldo Stendardo. Città... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/12/11/il-salento-svenduto-ai-privati/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ad una multinazionale del settore immobiliare di Bruxelles il via libera alla copertura del terrazzo dello storico <strong>Palazzo Sangiovanni</strong> di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessano</strong></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Paola Colaci</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it">Il paese Nuovo</a> dell&#8217;11 dicembre 2011</span></p>
<div id="attachment_964" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/12/palsa.jpg"><img class="size-medium wp-image-964" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/12/palsa-300x225.jpg" alt="Alessano - Palazzo Sangiovanni" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Alessano &#8211; Palazzo Sangiovanni</p></div>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Abusivismo edilizio nel complesso archeologico-monumentale e lo storico <strong>Palazzo Sangiovanni</strong> “piegato” agli interessi dei privati. Ad <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessano</strong></span> opposizione sul piede di guerra contro l&#8217;amministrazione comunale guidata da Osvaldo Stendardo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Città Democratica, che rappresenta l&#8217;opposizione di centrosinistra al Comune, sottolinea come mercoledì 30 novembre si sia tenuto un Consiglio Comunale in cui la maggioranza, oltre a non rispondere in aula a un&#8217;interrogazione sui casi di abusivismo edilizio e di totale incuria e abbandono dell&#8217;area del complesso archeologico-monumentale di <strong>Santa Barbara</strong>, sarebbe <span id="more-142"></span>riuscita con un abile espediente a far votare una proposta di deliberazione assolutamente difforme dall&#8217;argomento all&#8217;ordine del giorno.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Fin dall&#8217;apertura dei lavori dell&#8217;adunanza consiliare abbiamo proposto il rinvio di questo argomento all&#8217;o.d.g. &#8211; fa sapere il capogruppo di Città Democratica Francesca Torsello- Tuttavia, secondo l&#8217;attuale maggioranza, per decidere sulla ristrutturazione di una delle piazze più importanti dal punto storico, artistico e identitario del centro storico e della città intera non è necessario convocare un&#8217;apposita assemblea consiliare né coinvolgere i cittadini, le associazioni e gli esperti del settore. Basta inserire l&#8217;argomento come settimo e ultimo punto di un Consiglio Comunale straordinario”.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il progetto di “riqualificazione” di Piazza Castello è stato avanzato da un privato, o meglio a una multinazionale del settore immobiliare con sede a Bruxelles, che si accollerebbe le spese di progettazione ed esecuzione dei lavori. “La maggioranza, però, dovendo argomentare in Consiglio su tale progetto – denuncia la Torsello – ha condotto la discussione fissando l&#8217;attenzione sulla proposta di ristrutturazione della piazza e nascondendo al resto del Consiglio la parte meno meritoria della proposta ovvero che essa comprende come contropartita il diritto a coprire un terrazzo (e modificare la struttura) di uno dei più prestigiosi palazzi antichi del Salento e d&#8217;Italia: Palazzo Sangiovanni, recentemente acquisito dalla società di cui innanzi”. Città Democratica, pur dichiarandosi assolutamente disponibile ad accogliere interventi di privati che vogliano contribuire all&#8217;abbellimento e al miglioramento della città, sottolinea tuttavia che ogni operazione deve essere condotta nel solco della più ampia partecipazione, trasparenza e legalità.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Questa convinzione e la nostra buona fede ci hanno portato a dare parere favorevole circa il progetto di riqualificazione di Piazza Castello, ma non possiamo avallare che ci venga estorto l&#8217;assenso su interventi di cui non si è discusso in Consiglio né nell&#8217;apposita Commissione, che ci sono stati tenuti volontariamente nascosti e per i quali sussistono anche dubbi di legittimità”.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per chiarire questa situazione che appare paradossale Città Democratica, con tutti i consiglieri di imnoranza, ha chiesto la convocazione di un apposito Consiglio Comunale sull&#8217;argomento e ha diffidato l&#8217;Ufficio Tecnico Comunale dall&#8217;autorizzare interventi riguardanti la proposta di delibera su Piazza Castello senza aver preventivamente acquisito tutti gli opportuni pareri e documentazioni previsti dalla legge. “Ci riserviamo, inoltre, la possibilità di ricorrere in tutte le sedi appropriate”, chiosa la Torsello.</span></p>
</div>
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		<title>Gli ulivi sterminati, la ferita del Salento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/11/03/gli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 16:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Antonio Stella]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[ulivi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Per far posto a una centrale fotovoltaica hanno commesso un delitto di Gian Antonio Stella dal Corriere della Sera del 2 novembre 2011 «Un bel paesaggio una volta distrutto non torna più e se durante la guerra c&#8217; erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi», scrisse Andrea Zanzotto, scomparso una ventina di giorni fa. Pensava... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/11/03/gli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>Per far posto a una centrale fotovoltaica hanno commesso un delitto</em></span></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Gian Antonio Stella</strong></span></p>
<p>dal <strong>Corriere della Sera</strong> del 2 novembre 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/ulivi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1931" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/ulivi-300x225.jpg" alt="ulivi" width="300" height="225" /></a>«Un bel paesaggio una volta distrutto non torna più e se durante la guerra c&#8217; erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi», scrisse <strong>Andrea Zanzotto</strong>, scomparso una ventina di giorni fa. Pensava alla sua campagna veneta, ma non solo. Ed è il dolore del grande poeta trevigiano che ti viene in mente guardando l&#8217; angosciante servizio che una giornalista di Telerama, un&#8217;emittente pugliese, ha dedicato allo stupro del paesaggio nel Comune di <strong>Carpignano Salentino</strong>, poco a nord di Maglie, nel Salento. Dove le ruspe hanno estirpato centinaia di bellissimi ulivi per fare posto a una centrale fotovoltaica. L&#8217; abbiamo scritto e riscritto:<span id="more-1930"></span> nessuno, a meno che non accetti la rischiosa scommessa nucleare, può essere ostile alle energie alternative e in particolare a quella solare. Ma c&#8217; è modo e modo, luogo e luogo. Un conto è sdraiare i pannelli in una valletta di un&#8217; area non particolarmente di pregio e da risanare comunque perché c&#8217; erano i ruderi di una dozzina di capannoni d&#8217; amianto, come è stato fatto in Val Sabbia col consenso di tutti i cittadini, di destra e sinistra, un altro è strappare quelle piante nobilissime che la stessa Minerva avrebbe donato agli uomini e che fanno parte della nostra storia dalla Bibbia all&#8217; orto di Getsemani fino alle poesie meravigliose di Garcia Lorca: «Il campo di ulivi / s&#8217; apre e si chiude / come un ventaglio&#8230;». C&#8217; è una legge in vigore, laggiù nel Salento. La numero 14 del 2007. Il primo articolo dice che «la Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale». Né potrebbe essere diversamente: l&#8217; ulivo è nello stesso stemma della regione. È l&#8217; anima della regione. Eppure, denuncia Telerama, il progetto di quell&#8217; impianto «Saittole» da un megawatt della Solar Energy, è stato regolarmente presentato al Comune di Carpignano e da questi approvato nonostante l&#8217; area fosse agricola e fertile. Di più, l&#8217; autorizzazione finale è stata data dallo stesso assessore regionale all&#8217; agricoltura Dario Stefano che oggi dice: «Verificherò». Certo è, accusano il Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, che quegli alberi che crescevano solenni su quattro ettari di uliveto secolare, come dimostrano le immagini registrate, «sono stati espiantati e ripiantati accatastati gli uni agli altri come pali di una fitta palizzata, lungo il margine del fondo, senza neppure le dovute prescritte cure d&#8217; espianto riportate nella stessa autorizzazione, ad esempio la prescrizione della presenza di una zolla del raggio di almeno un metro». Un delitto. Che fa venire in mente quanto scriveva Indro Montanelli: «Ogni filare di viti o di ulivi è la biografia di un nonno o un bisnonno». Buttare giù quelle piante non è solo una porcheria: è un insulto ai nostri nonni.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/3GsXVDnIiQo" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F11%2F03%2Fgli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2%2F&amp;linkname=Gli%20ulivi%20sterminati%2C%20la%20ferita%20del%20Salento" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F11%2F03%2Fgli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2%2F&amp;linkname=Gli%20ulivi%20sterminati%2C%20la%20ferita%20del%20Salento" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F11%2F03%2Fgli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2%2F&amp;linkname=Gli%20ulivi%20sterminati%2C%20la%20ferita%20del%20Salento" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F11%2F03%2Fgli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2%2F&amp;linkname=Gli%20ulivi%20sterminati%2C%20la%20ferita%20del%20Salento" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F11%2F03%2Fgli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2%2F&amp;linkname=Gli%20ulivi%20sterminati%2C%20la%20ferita%20del%20Salento" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F11%2F03%2Fgli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2%2F&amp;title=Gli%20ulivi%20sterminati%2C%20la%20ferita%20del%20Salento" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/11/03/gli-ulivi-sterminati-la-ferita-del-salento-2/">Gli ulivi sterminati, la ferita del Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Eolico e fotovoltaico selvaggio. Il Salento  rischia lo sfascio</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/eolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 16:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori di Tonio Tondo da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 dicembre 2010 Governo contro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/eolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Tonio Tondo</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=390509&amp;IDCategoria=1">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 18 dicembre 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1756" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte-300x194.jpg" alt="Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte" width="300" height="194" /></a>Governo contro Regione, conflitti sull’interpretazione dell’articolo 117 della Costituzione in materia di legislazione concorrente sull’energia, ricorsi e sentenze della Consulta che sanzionano la giunta pugliese, norme che s’inseguono e cambiano lo scenario: le energie rinnovabili, insieme ai primati pugliesi, sono anche fonte di litigi politici e giudiziari. Nell’incertezza e nella confusione, iniziative spregiudicate di forti gruppi hanno preso di mira i luoghi simbolo del Salento, le Serre e gli uliveti secolari. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Lo scontro di potere tra giunta regionale e governo centrale ha finito con il favorire società finanziarie e fondi di investimento, molti con sede nei paradisi fiscali,<span id="more-198"></span> da Panama a Cipro, che in nome della guerra ai gas serra, operano con forti capacità operative. Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per evitare lo scempio gruppi di ambientalisti si appellano a Ovidio e alla Collina dei fanciulli e delle ninfe per addolcire il cuore di politici e imprenditori e salvare le Serre di Giuggianello. E altri esaltano le Veneri di Parabita per salvare i rilievi che si affacciano sulla piana di Gallipoli. I richiami alla letteratura antica forse non sono argomenti decisivi, ma sicuramente possono fornire elementi per scongiurare l’installazione degli aerogeneratori nei luoghi più suggestivi e più amati dai visitatori e dagli stessi salentini. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma non sono solo le torri a minacciare il territorio più prezioso. Pervasivi campi di pannelli fotovoltaici si diffondono ovunque, in modo spropositato e senza un minimo di programmazione, anche in aree ad alto pregio ambientale, con vincoli paesistici, e in territori di qualità produttiva. Insieme a questi «laghi» di alluminio e silicio arriveranno, abbondanti, i diserbanti che avveleneranno i terreni per impedire la crescita dell’erba tra i filari di pannelli. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Rischia grosso il Salento. Dopo aver conquistato gradini su gradini nelle classifiche dei luoghi più ambiti, può diventare ostaggio di società anonime e non. Per prime si sono affacciate le società finanziarie e le aziende del Nord, poi i fondi inglesi e irlandesi, adesso è la volta di cinesi e sudcoreani che si stanno muovendo in modo massiccio con ingenti capitali. In questo notevole flusso di denaro, è arrivato puntuale l’allarme dell’Antimafia: il Salento è a forte rischio, in bilico fra terra integra e resistente alle infiltrazioni criminali e luogo di intrecci affaristici nel nome del vento e del sole. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E’ anche in bilico tra una crescita sostenibile, con una equilibrata e oculata presenza di impianti energetici alternativi, e lo scadimento qualitativo del territorio rurale e della macchia boschiva. Ad essere colpiti, in modo irrimediabile, i luoghi più belli: le dolci colline, gli unici rilievi del Salento, vere e proprie terrazze verso il mare. Insieme alle Serre occorre salvare gli uliveti storici che hanno sostituito i boschi nel corso dei secoli. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Se dovessero essere piantati tutti gli aerogeneratori autorizzati e in attesa del via libera, il Salento sarebbe una foresta di torri eoliche. Le cifre vanno dalle 500 alle 1000, ma c’è chi sostiene che sono di più. Numeri record anche per il fotovoltaico, attirato dalle ore sole del Salento e da una legislazione permissiva. Migliaia di ettari stanno cambiando destinazione, da agricola a industriale. Gli agricoltori, alle prese con una durissima crisi, cedono i terreni in affitto (dai quattro ai seimila euro a ettaro) oppure vendono alle «società sviluppatrici», cioè ai rappresentanti dei gruppi finanziari. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L’assalto del fotovoltaico sta mettendo a dura prova anche la tenuta delle associazioni ambientaliste. Legambiente rischia di dividersi a causa di un progetto per circa 5 Megawatt su 26 ettari a Cutrofiano, presentato da «AzzeroCo2 srl», una società formata da Kyoto club, Ambiente Italia e dalla stessa Legambiente. Alcuni circoli, in testa i toscani e i milanesi, contestano la scelta della presidenza nazionale e parlano di «conflitto d’interesse». </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Volano parole grosse: il business del fotovoltaico fa vittime anche fra gli ecologisti chiamati a tutelare il territorio e a fare le pulci ai progetti. Il Salento è un marchio internazionale in forte espansione. Negli ultimi anni la presenza dei turisti è sempre cresciuta, grazie alle bellezze naturalistiche e al patrimonio artistico e storico. In pericolo è il paesaggio. Siti ambientalisti danesi hanno lanciato l’allarme sugli attacchi in atto al paesaggio e alla natura che tanto successo hanno fra gli europei. Inglesi e tedeschi che hanno scelto il Salento come seconda casa, e molti per viverci tutto l’anno, chiedono di difendere il territorio e di evitare stravolgimenti ambientali. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Consentire l’aggressione alle Serre, alte fino a 200 metri, perché le pale eoliche, alte più di 100 metri, possano intercettare i venti più intensi e continui, è un errore che non possiamo commettere.</span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Feolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio%2F&amp;linkname=Eolico%20e%20fotovoltaico%20selvaggio.%20Il%20Salento%20%20rischia%20lo%20sfascio" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Feolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio%2F&amp;linkname=Eolico%20e%20fotovoltaico%20selvaggio.%20Il%20Salento%20%20rischia%20lo%20sfascio" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Feolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio%2F&amp;linkname=Eolico%20e%20fotovoltaico%20selvaggio.%20Il%20Salento%20%20rischia%20lo%20sfascio" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Feolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio%2F&amp;linkname=Eolico%20e%20fotovoltaico%20selvaggio.%20Il%20Salento%20%20rischia%20lo%20sfascio" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Feolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio%2F&amp;linkname=Eolico%20e%20fotovoltaico%20selvaggio.%20Il%20Salento%20%20rischia%20lo%20sfascio" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Feolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio%2F&amp;title=Eolico%20e%20fotovoltaico%20selvaggio.%20Il%20Salento%20%20rischia%20lo%20sfascio" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/eolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio/">Eolico e fotovoltaico selvaggio. Il Salento  rischia lo sfascio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Pisanu: &#8220;In Puglia ci sono segnali di infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 13:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Russi]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il presidente della commissione parlamentare antimafia individua il nuovo business della malavita, la &#8216;green economy&#8217;, puntando il dito contro i politici al servizio dei mafiosi &#160; di Francesca Russi da Repubblica di Bari dell&#8217;11 dicembre 2010 &#160; (&#8230;) L&#8217;energia pulita, il nuovo business &#8211; In Puglia ci sono segnali di &#8220;infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;, ha spiegato Pisanu.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il presidente della commissione parlamentare antimafia individua il nuovo business della malavita, la &#8216;green economy&#8217;, puntando il dito contro i politici al servizio dei mafiosi</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/mega.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1750" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/mega-300x200.jpg" alt="mega" width="300" height="200" /></a>di <strong>Francesca Russi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/10/news/mafia-10039988/"><strong>Repubblica</strong></a> di Bari dell&#8217;11 dicembre 2010</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">(&#8230;) L&#8217;energia pulita, il nuovo business &#8211; In Puglia ci sono segnali di &#8220;infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;, ha spiegato Pisanu. &#8220;Certi criminali &#8211; ha detto &#8211; hanno dimostrato abilità di ricorrere agli intrecci finanziari e societari per muovere i propri capitali, e abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quello che stanno facendo nel settore della &#8216;green economy&#8217;, delle energie alternative. C&#8217;erano allarmi su presunte infiltrazioni mafiose in queste attività e hanno trovato ulteriori conferme&#8221;. Pisanu ha fatto riferimento all'&#8221;accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti fotovoltaici, investendovi direttamente o rivendendoli a società esterne&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">&#8220;Stessa operazione &#8211; ha aggiunto &#8211; si verifica per l&#8217;eolico. Essendo la Puglia la regione italiana che ha la più alta potenza installata nel settore dell&#8217;eolico e<span id="more-200"></span>avendo tutte le mafie italiane, tutte, prestato grande attenzione a questo settore, sarebbe impensabile che si fossero distratte soltanto in Puglia. In Salento, per esempio &#8211; ha concluso Pisanu &#8211; c&#8217;è grande attenzione delle organizzazioni criminali sul fotovoltaico&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">(&#8230;)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le risposte &#8220;incredule&#8221; della politica locale si possono leggere su un successivo articolo di Repubblica di Bari (per visualizzarlo cliccare <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/12/news/mafia_verde_bufera_su_pisanu_parole_fraintese_non_c_allarme-10093802/">qui</a> )</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Invece <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/12/news/societ_off_shore_e_grandi_liquidit_ecco_le_inchieste_sulla_green_economy-10093953/">questo articolo</a> fa il punto sulle tante inchieste in corso, dal Gargano al basso Salento</span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;title=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/">Pisanu: &#8220;In Puglia ci sono segnali di infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Eolico, la corsa all&#8217;oro in Puglia: record di pale e anche di sprechi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/19/eolico-la-corsa-alloro-in-puglia-record-di-pale-e-anche-di-sprechi/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 18:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[il messaggero]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Nino Cirillo dal Messaggero del 19 novembre 2010 &#160; Se ai pastorelli della collina di Giuggianello &#8211; come racconta Ovidio &#8211; capitò di essere trasformati in alberi solo per aver avuto l’ardire di danzare con le Ninfe, cosa potrà mai capitare agli amministratori della Regione Puglia se un giorno gli Dei decidessero di tornare qui: di trasformarsi tutti in... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/19/eolico-la-corsa-alloro-in-puglia-record-di-pale-e-anche-di-sprechi/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/19/eolico-la-corsa-alloro-in-puglia-record-di-pale-e-anche-di-sprechi/">Eolico, la corsa all&#8217;oro in Puglia: record di pale e anche di sprechi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Nino Cirillo</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dal <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=127401&amp;sez=HOME_INITALIA">Messaggero</a> del 19 novembre 2010</span></p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/11/20101119_pale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1738" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/11/20101119_pale-300x200.jpg" alt="20101119_pale" width="300" height="200" /></a>Se ai pastorelli della collina di <strong>Giuggianello</strong> &#8211; come racconta Ovidio &#8211; capitò di essere trasformati in alberi solo per aver avuto l’ardire di danzare con le Ninfe, cosa potrà mai capitare agli amministratori della <strong>Regione Puglia</strong> se un giorno gli Dei decidessero di tornare qui: di trasformarsi tutti in pale eoliche da 80 metri l’una, alte quanto un palazzo di 25 piani?</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">O quale altro sortilegio sarà loro riservato come punizione, per aver consentito non in un mese e neppure in un anno, ma in lunghi mesi e lunghi anni, che la loro splendida terra si trasformasse in un Far West, che il sogno del business ad ogni costo &#8211; una Corsa all’Oro in piena regola &#8211; attirasse qui ogni genìa di cow boy senza scrupoli a devastare, a inquinare, a corrompere? <span id="more-204"></span>Se lo starà chiedendo nei suoi uffici di <strong>Bari</strong> anche l’assessore regionale all’Energia <strong>Lorenzo Nicastro</strong>, arrivato solo sette mesi fa su quella poltrona, ma non è tanto ingenuo da ammetterlo e neppure abbastanza in malafede da sospirare il fatidico «Io non c’ero&#8230;». <strong>Nicastro</strong> piuttosto annuncia: «Abbiamo tolto il piede dall’acceleratore. Ci siamo messi a dieta».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ecco, la <strong>Puglia</strong> si è messa a dieta dopo un’abbuffata di dimensioni cosmiche, dalla quale chissà mai se si riprenderà. Partiti con il sole e con il vento, con il sogno dell’energia pulita, si è finiti dieci anni dopo a fare i conti con un disastro: i conti con le inchieste penali aperte dalla magistratura, i conti con i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, i conti con le pressioni, con le intimidazioni che hanno dovuto subire i contadini proprietari dei terreni, con le giravolte di società partite con diecimila euro e poi pronte a sparire, i conti con una Puglia che non è più la stessa.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Tanto per riepilogare, il meccanismo è questo: arriva lo “sviluppatore”, contatta piccole amministrazioni con le casse vuote e contadini che ormai delle loro terre non vivono più, presenta il progetto delle pale, impacchetta tutto e aspetta la grande azienda. Per rivendersi a milioni di euro quell’autorizzazione e perché cominci un altro affare, questo alla luce del sole, ma altrettanto discutibile: un kw di energia che vale 6,5 centesimi di euro verrà pagato a chi la produrrà con queste pale praticamente il doppio, e per quindici lunghissimi anni. Chi ci rimette, sempre per riepilogare, è il povero cittadino che paga la bolletta: c’è una voce che gli viene addebitata proprio perché partecipi anche lui -ma solo da spettatore pagante- a quest’abbuffata, una voce che in questo 2010 vuol dire, come incentivo su scala nazionale a carico degli utenti, 3 miliardi di euro, 5 miliardi nel 2015 e 7 miliardi nel 2020. Bell’affare.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma torniamo alla <strong>Puglia</strong>, dove davvero è successo di tutto e di più. Dove l’Anev, l’Agenzia delle imprese del settore, dice che fino al 2009 sono state installate 916 pale eoliche per un totale di 1.158 megawatt, Puglia prima in Italia, s’intende. Ma le cifre dell’Anev sono superate da quelle dell’assessorato all’Energia di <strong>Nicastro</strong>: fra impianti installati e autorizzati c’è già in campo una produzione di 2.300 megawatt, quindi intorno alle 1.800 pale e c’è un piano energetico regionale che consente di arrivare entro il 2016 a 4.000 megawatt. Una follia, la Puglia da sola che pretende -e a questo punto dovrebbe riuscirci- di produrre un quarto dell’energia eolica italiana prevista dall’Anev per il 2016. Come è potuto accadere?</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«Ma se vuole -confida <strong>Nicastro</strong>&#8211; le offro un dato che può consegnare la Puglia alla fantascienza&#8230;». E lo offre: ci sono domande giacenti in Puglia per altri 30mila megawatt, per almeno altre 12mila torri eoliche da disseminare sul territorio, «una specie di Foresta del Mato Grosso», chiosa l’assessore Nicastro. E che succederà? «Succederà che approveremo solo progetti altamente qualificati, quindi pochissimi».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sarà pure così, ma questa stalla è stata chiusa a buoi abbondantemente scappati. Richieste per 30mila megawatt vuol dire che i pescecani dell’eolico pensavano di produrre qui il doppio dell’energia prevista per tutta l’Italia dalle “rinnovabili” entro il 2020. Una stalla che nessuno si è preoccupato di chiudere né quando, nell’estate del 2008 arrestarono il sindaco di <strong>Ascoli Satriano</strong>, provincia di <strong>Foggia</strong>, <strong>Antonio Rolla</strong>, per abusi commessi proprio nella realizzazione di un parco eolico, né quando a febbraio 2009 si mosse la <strong>Procura Antimafia di Lecce</strong> con un’inchiesta su quel che resta della Sacra Corona, sul clan Bruno, e sul parco eolico di <strong>Torre Santa Susanna</strong>, provincia di <strong>Brindisi</strong>, che finì con dieci arresti, e neppure quando un anno dopo tutta la giunta di <strong>Sant’Agata di Puglia</strong> finì sotto inchiesta per le pale del <strong>Sub Appennino Dauno</strong> che sul terreno del sindaco valevano il doppio.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Tanto meno ha senso chiuderla oggi, questa stalla, oggi che la <strong>Procura di Napoli</strong> ha messo gli occhi anche sul parco eolico di <strong>Castellaneta</strong>, provincia di <strong>Taranto</strong>, uno dei più grandi d’Europa con le sue 276 pale, e che sta frugando tra le carte della Green Engeneering and Consulting, di <strong>Napoli</strong> appunto, la stessa azienda che si potrebbe ritrovare negli archivi del comune di <strong>Vicari</strong>, provincia di <strong>Palermo</strong>, l’intero consiglio sciolto nel 2005 per «infiltrazioni mafiose».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma non è la sola connection siciliana che si nota qui in <strong>Puglia</strong>: nelle pagine dell’inchiesta di <strong>Raccuja</strong>, parco dei Nebrodi, provincia di <strong>Messina</strong>, che un mese fa ha portato all’arresto del sindaco, si può ritrovare il nome della Api Holding, la stessa ditta delle pale di <strong>Sant’Agata di Puglia</strong>. Insomma, un bell’intreccio.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Si diceva dei pastorelli e delle Ninfe perché anche qui c’è un casus belli, un po’ come le rovine di Altilia a <strong>Sepino</strong>, in <strong>Molise</strong>. La differenza è che mentre le pale di <strong>Sepino</strong> sono previste a una decina di chilometri dalle rovine e già danno fastidio, le 14 pale di <strong>Giuggianello</strong>, invece, dovrebbero sorgere praticamente tra i resti megalitici che raccontano quella leggenda. Quattordici belle pale che qui hanno una loro peculiarità: essendo piazzate sulle <strong>Serre Salentine</strong>, cioè sui crinali più alti del Tacco d’Italia, a 200 metri di quota, possono essere ben viste dai due mari, sia dall’Adriatico sia dallo Jonio. Come ha potuto la regione Puglia consentire che si arrivasse a tanto?</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Perché, poi, il <strong>Salento</strong> è un caso nel caso. E’ qui che c’è stato l’assalto più sfrenato. Pale come se piovesse, a <strong>Lecce</strong> stessa, a <strong>Soleto</strong>, a <strong>Martignano</strong>, a <strong>Surbo</strong>, a S<strong>an Pancrazio</strong>, a <strong>Martano</strong>, a <strong>Ugento</strong>, a <strong>San Donato</strong>. Solo a <strong>Nardò</strong>, nelle bellissima <strong>Nardò</strong>, non sono arrivati. Una specie di rivolta di popolo ha impedito che il parco eolico si realizzasse. Ma per il resto è stata una specie di marcia trionfale dei Guastatori.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E poi c’è l’off shore, le pale a mare. Quattordici progetti presentati, uno approvato dalla <strong>Regione Puglia</strong>, quello di <strong>Tricase</strong>, in provincia di <strong>Lecce</strong>, con le torri a una ventina di chilometri dalla costa. Una specie di zattere che comunque infastidiscono parecchio gli ambientalisti: sostengono che interromperebbero la migrazione degli uccelli fra Italia e Albania. Gli altri tredici progetti -perché nel frattempo la normativa è cambiata- sono tutti sul tavolo del ministero a <strong>Roma</strong>. La Regione, per quanto di sua competenza, si è già dichiarata contraria alle torri alle <strong>Isole Tremiti</strong> e davanti al <strong>Gargano</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E la partita non è chiusa. Con i pannelli fotovoltaici stanno succedendo cose turche per queste contrade. E il fotovoltaico rende come incentivi almeno tre volte l’eolico, scatena, quindi, appetiti ancora più sfrenati. E’ la nuova frontiera, perché questo brutto Far West non finisce mai. Tutta ancora da raccontare.</span></p>
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		<title>Pannelli solari e pale tra gli ulivi. E la storia muore</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 16:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Antonio Stella]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Rizzo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A pochi chilometri da dove nacque l`ultimo ministro borbonico, il miraggio (e i quattrini) delle energie alternative distruggono il paesaggio di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella dal Corriere della Sera del 28 agosto 2010 Tira una brutta aria eolica, per le ninfe e i fanciulli che da millenni vivono tra gli ulivi secolari del meraviglioso colle San Giovanni a... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/pannelli-solari-e-pale-tra-gli-ulivi-e-la-storia-muore/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>A pochi chilometri da dove nacque l`ultimo ministro borbonico, il miraggio (e i quattrini) delle energie alternative distruggono il paesaggio</em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Rizzo</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Gian Antonio Stella </strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dal Corriere della Sera del 28 agosto 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/4530530387_16c4d2b2b9_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1691" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/4530530387_16c4d2b2b9_o-300x274.jpg" alt="4530530387_16c4d2b2b9_o" width="300" height="274" /></a>Tira una brutta aria eolica, per le ninfe e i fanciulli che da millenni vivono tra gli ulivi secolari del meraviglioso colle San Giovanni a Giuggianello: non hanno i timbri in regola. C&#8217;è chi dirà: ma se ne hanno scritto Nicandro e Ovidio e probabilmente pure Aristotele! Fa niente: non hanno i timbri in regola. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Lo dice una sentenza del Consiglio di Stato. Secondo il quale un posto può anche essere la culla della memoria magica di un popolo ma se non ha le carte in regola, cioè un timbro della sovrintendenza che dice che effettivamente è la culla della memoria magica di un popolo, non ha diritto a tutele. Testuale: «A prescindere dal fatto che tali miti e leggende non risultano essere stati individuati da un provvedimento legislativo, non si vede come l&#8217;impianto degli aerogeneratori possa interferire su tale patrimonio culturale».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Appunto: «non si vede». Nel senso che i giudici non hanno «visto» l&#8217;area in cui dovrebbero sorgere le immense pale eoliche se non sulla carta<span id="more-224"></span>. Perché certo non avrebbero mai potuto scrivere una cosa simile se fossero saliti su queste colline dolci che hanno incantato nei secoli i viaggiatori. Se avessero visto, scavata nella viva roccia, l&#8217;antica e commovente chiesetta rupestre di San Giovanni. Se si fossero fermati davanti a questi massi enormi dalle forme incredibili che scatenarono le fantasie e la devozione dei nostri avi. Se avessero camminato all&#8217;ombra di questi ulivi grandiosi. Come può un paradiso bucolico come questo non essere devastato da 12 pale eoliche alte 80 metri cioè quanto 12 palazzine di 25 piani? </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Eppure questo, salvo miracoli, è il destino della Collina dei Fanciulli e delle Ninfe a Giuggianello, pochi chilometri a sud della strada che da Maglie porta a Otranto, nel Salento. Non è un punto qualunque sulla carta geografica, questa collina. Come spiega l&#8217;ambientalista Oreste Caroppo in un delizioso saggio, è conosciuto «l&#8217;Acropoli della civiltà messapico-salentina antica».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Qui sono ambientate da migliaia di anni leggende riprese da Nicandro di Colofone: «Si favoleggia dunque che nel paese dei Messapi presso le cosiddette “Rocce Sacre” fossero apparse un giorno delle ninfe che danzavano, e che i figli dei Messapi, abbandonate le loro greggi per andare a guardare, avessero detto che essi sapevano danzare meglio. Queste parole punsero sul vivo le ninfe e si fece una gara per stabilire chi sapesse meglio danzare. I fanciulli, non rendendosi conto di gareggiare con esseri divini, danzarono come se stessero misurandosi con delle coetanee di stirpe mortale; e il loro modo di danzare era quello, rozzo, proprio dei pastori; quello delle ninfe, invece, fu di una bellezza suprema. Esse trionfarono dunque sui fanciulli nella danza e rivolte ad essi dissero: “Giovani dissennati, avete voluto gareggiare con le ninfe e ora che siete stati vinti ne pagherete il fio”. E i fanciulli si trasformarono in alberi, nel luogo stesso in cui stavano, presso il santuario delle ninfe. E ancora oggi, la notte, si sente uscire dai tronchi una voce, come di gente che geme; e il luogo viene chiamato “Delle Ninfe e dei Fanciulli”».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Un mito rilanciato, come dicevamo, da Publio Ovidio Nasone. E trattato anche nel Corpus Aristotelico dove si accenna al salentino Sasso di Eracle: «Presso il Capo Iapigio vi è anche una pietra enorme, che dicono venne da Eracle sollevata e spostata, addirittura con un sol dito». E coltivato dai contadini della zona che raccomandavano ai figlioletti di non andare a giocare alle rocce del «Letto della vecchia», del «Sasso di Eracle» e del «Piede di Ercole», spiega Caroppo, perché potevano «apparire loro le fate» e chissà quale incantesimo erano capaci di fare.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Leggende. Ma nessuno, un tempo, avrebbe osato profanare un sacrario della memoria antica come questo. Così come nessuno avrebbe osato abbattere migliaia di ulivi stuprando quella che da secoli è l`immagine stessa del Salento. Marcello Seclì, presidente della sezione salentina di Italia Nostra, non si dà pace mentre ci trascína tra i viottoli delle campagne tra Parabita e Gallipoli e poi a Scorrano e a sud di Maglie e mostra come intere colline siano state tappezzate da quell’altra forma di violenza alla natura che possono essere le distese sterminate di pannelli fotovoltaici.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Pannelli bruttissimi. Giganteschi. Tirati su senza rispetto per la natura. Per la fatica dei nostri nonni che piantarono gli ulivi sradicati. Per la vocazione turistica dell`area. Fa impressione rileggere oggi quel che mezzo secolo fa scriveva sul «Corriere» Alberto Cavallari parlando del Salento come del «più bel paesaggio d’Italia»: «Sorgono nel leccese i paesi più affascinanti del Sud, come Nardò, o la città morta di Otranto. Restano infatti i borghi civili, asciugati dal mare e dal vento, nitidi come la loro povertà. Le coste, spesso frastagliate nello scoglio, non sono ancora deturpate: sono piene di grotte, leggendarie e favolose, mentre lontano si vedono le “pagliare” dei pastori, e i riverberi, i luccichii dei due mari (come una volta scrisse Piovene) “sembrano quasi incontrarsi a mezz’aria” nel punto in cui l`Italia finisce, o meglio sfinisce, dentro l`atmosfera di un miraggio».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non aveva dubbi, Cavallari: «Difendere questa provincia e conservarla è così certo l`unico modo di fare della buona economia». Questo doveva fare, il Salento: puntare su «un turismo di classe, come quello che si svolge in Grecia, redditizio e ricco, e certo meglio di un’industrializzazione assurda e asfittica».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">I dati di questi giorni dicono che il turismo è davvero la chiave della ricchezza salentina. L`Apt gongola sventolando un aumento del 5%, che in questi tempi di magra vale doppio. E contribuisce a «collocare il Salento ai vertici della classifica nazionale». Italiani, soprattutto. Ma anche tanti stranieri. In testa tedeschi, francesi e inglesi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Vengono per vedere la cattedrale di Otranto e inginocchiarsi davanti alle reliquie dei morti nella strage del 1480 ed emozionarsi nel leggere che il corpo senza testa di Antonio Pezzulla detto il Primaldo, il primo degli ottocento martiri di Otranto a venire decapitato per ordine del Gran Visir Achmet «lo Sdentato», «si alzò e restò in piedi fino al termine della strage e non ci fu forza che valesse ad atterrarlo». E poi vengono per le orecchiette e i turcinieddhri e le `ncarteddhrate e tutte le altre leccornie della formidabile cucina salentina e il suo olio e il suo vino. E vengono per la notte della Taranta, quando a fine agosto accorrono in decine di migliaia a Melpignano per ballare e ballare fino a uscir di senno con la «pizzica pizzica».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma verrebbero ancora, se il Salento fosse definitivamente stravolto da una edilizia aggressiva che ha già deturpato parte delle sue coste come a Porto Cesareo, San Cataldo o Ugento? Se le distese di ulivi che costituiscono la sua essenza fossero sistematicamente rase al suolo? Se questo panorama che trae la sua bellezza non dalla vertigine delle vette dolomitiche ma dalla dolcezza delle distese appena ondulate venisse trafitto da centinaia e centinaia di pale eoliche? </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«Lecce, città dell`arte, / se ne infischia / di chi arriva e di chi parte», dice un vecchio ritornello usato dagli antifascisti il giorno in cui Achille Starace, il braccio destro di Mussolini che era nato a Sannicola, tornò in pompa magna della terra natia. E per certi versi la città è rimasta così come la vide Cavallari. Una città «aristocratica, spagnolesca, narcisista». In qualche modo «tagliata fuori dalla Puglia dinamica». Dove, nonostante l’orrore di certi quartieri residenziali e la bruttura della ragnatela di cavi neri che dovrebbe servire la metropolitana di superficie incompiuta da un mucchio di anni, è ancora emozionante camminare tra pietre e chiese di rara eleganza.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il problema di chi arriverà ancora e di chi se ne andrà, però, esiste. E dipende dal rischio di un`accentuazione del degrado paesaggistico. Cinquantuno anni dopo, il reportage a puntate lungo le coste scritto da Pier Paolo Pasolini per la rivista «Successo» e riproposto nella versione integrale con il titolo «La lunga strada di sabbia» da Contrasto, va riletto: «In quello slanciato ammasso di case bianche, inanellato da lungomari e da moli, la gente vive una vita autonoma, quasi ricca, si direbbe, quasi non ci fosse soluzione di continuità con qualche periodo della storia antica, che io non so, né faccio in tempo a capire: il demone del viaggio mi sospinge giù, verso la punta estrema. Ci si arriva lentamente, mentre intorno la regione si trasforma, si muove in piccole ondulazioni, si ricopre d`ulivi. Santa Maria di Leuca si stende lungo il mare con una fila di villini liberty, lussuosi, rosei e bianchi, incrostati d’ornamenti, circondati da giardinetti&#8230;» </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Fece una gran fatica, PPP, «nel sole feroce» ad arrivare fino alla punta estrema del tacco d’Italia, fino a questo splendido promontorio dove, come ha scritto Giuseppe Salvaggiulo nel libro collettivo «La colata» scritto con Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve e Ferruccio Sansa, «sei ancora sulla terra, ma ti senti già in mare».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E forse proprio per questo tanti viaggiatori ci vengono ancora: perché non è alla portata di tutti, appena fuori da uno svincolo autostradale come tanti vacanzifici traboccanti di discoteche, bazar e McDonald. Perché arrivarci costa fatica. E questa fatica appare loro in qualche modo obbligata per assaporare il gran premio finale: la vista su un mare di una bellezza che ti mozza il fiato. Diceva il poeta e saggista Franco Antonicelli, in occasione di un lontano viaggio con Italo Calvino: «Anche Reggio Calabria è alla fine della penisola, ma subito dopo c’è l’isola e subito dopo l’Africa; non c’è tempo di perdersi. Ma a Leuca sì&#8230;» Di là del promontorio c’è il mare. Solo il mare.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«Uffa!», sbottano gli «sviluppisti». E dicono che no, anche il luogo più lontano d’Italia, quello che partecipò al processo unitario solo con Liborio Romano, di cui parla Nico Perrone, deve essere collegato al resto del mondo con una superstrada. Un’arteria che dovrebbe partire da Maglie e scendere giù per 40 chilometri, con le sue 4 corsie per 22 metri complessivi e un viadotto di 500 metri su 26 piloni di cemento fino a una mastodontica rotonda del diametro di 450 metri, lunga un chilometro e mezzo, che intrappola un’area estesa quanto 23 campi di calcio.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Una mostruosità, dicono gli ambientalisti. Che stanno dando battaglia a colpi di ricorsi un po’ a tutto. Alla superstrada voluta da Raffaele Fitto, il giovane ministro amatissimo da Berlu-sconi e figlio di quella Maglie che in passato aveva dato all`Italia uomini della statura di Aldo Moro. A ulteriori cementificazioni di coste già abbruttite da lottizzazioni selvagge. Al progetto spropositato di quadruplicare il santuario di Santa Maria de Finibus Terrae svettante su Santa Maria di Leuca e farne un edificio (citiamo ancora «La colata») di «ventiduemila metri cubi eretti su una superficie grande la metà di un campo di calcio per ospitare otto celebrazioni giornaliere, presbiterio con annesso palco per quaranta sacerdoti concelebranti, penitenzieria con almeno dieci postazioni confessionali, aule per catechesi e attività connesse»..</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Battaglie difficili. Segnate a volte da sconfitte sconcertanti. Come quella della sentenza sulla Collina delle ninfe che ribaltava il verdetto del Tar che aveva accolto in pieno la tesi dell’avvocato Valeria Pellegrino spiegando che l’impianto eolico andava bloccato perché quei miti e quelle leggende millenarie avevano determinato «un legame tra le popolazioni che ruotano attorno all`area de qua che va ben oltre la percezione visiva e dunque fisica dei luoghi». O come un altro verdetto del Consiglio di Stato che, anche qui ribaltando il precedente giudizio del Tar che dava ragione all’avvocato di Italia Nostra Donato Saracino, ha accolto le tesi della società tedesca Schuco International. La quale aveva comprato terreni a Scorrano per metterci un mare di pannelli fotovoltaici per un totale di una quindicina di megawatt. Un impianto enorme. Frazionato in quattro pezzi diversi, con una furbizia «all’italiana», per stare al di sotto di certi limiti ed evitare la grana della Via, la valutazione dell’impatto ambientale.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Vi chiederete: come mai anche i tedeschi vengono a investire nel Salento? Perché nel nostro Paese del Sole, dove fino al 2006 si produceva con i pannelli 70 volte meno che nella «grigia» Germania, è stata fatta una scoperta: il «solare» può essere una manna. I dati dicono che nel 2009 l`elettricità da fonti rinnovabili è aumentata del 13%. Ma se l`eolico ha avuto una crescita del 35%, il fotovoltaico ha registrato in dodici mesi un boom: + 418%. Tredici volte di più.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sia chiaro: come per le pale eoliche, anche per il fotovoltaico vale lo stesso discorso. C’è modo e modo, c’è luogo e luogo. Gli incentivi, qui, sono faraonici. Come in nessun Paese al mondo. In base alle regole introdotte nel 2007, per esempio, si prendono i soldi per l`elettricità prodotta anche per impianti microscopici. E tutto si scarica sulle tariffe: più energia rinnovabile viene prodotta, più le bollette sono care. La progressione è geometrica. Nel 2008 gli incentivi fotovoltaici hanno pesato sugli utenti per 11O milioni di euro? L’anno seguente sono triplicati: 344. Ovvero un sesto di quanto abbiamo speso per incentivare le fonti rinnovabili: oltre 2 miliardi di euro. Conto salito nel 2010 a 3 miliardi. «Quasi il 10% &#8211; ha detto il presidente dell`Auto- rità per l`Energia Alessandro Ortis -, dell`intero costo del sistema elettrico» nazionale perché «l’incentivo medio risulta pari a circa il doppio del valore dell`energia prodotta. Così paghiamo l`energia incentivata 3 volte quella convenzionale». E questo in un Paese dove già prima delI`esplosíone di questo business le bollette erano le più care d`Europa.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma è niente, rispetto alle previsioni dell`authoríty. La quale ipotizza, nel caso di raggiungimento degli obiettivi assegnati per il 2020 da Bruxelles ai vari Stati europei, una spesa aggiuntiva astronomica a carico di chi paga la bolletta: cinque miliardi l’anno per il 2015, sette per il 2020. Dei quali metà per i soli pannelli fotovoltaici. E questo, dice l’Autorità per l’energia, anche nel caso in cui gli incentivi vengano ridotti via via al 50%.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il guaio supplementare è che in un territorio urbanizzato come quello italiano, i pannelli finiscono per rubare terreni all’agricoltura. Alla faccia dei dubbi che già negli anni Novanta aveva manifestato Carlo Rubbia secondo il quale «per soddisfare la metà del nostro futuro fabbisogno elettrico con l`energia solare servirebbero circa 22.000 chilometri quadrati di pannelli, un’area grande più o meno quanto tutta la Sardegna».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma sapete com`è fatta l`Italia: o tutto o niente. Così, dal totale disinteresse per le fonti rinnovabili, si è passati a un eccesso di incentivi. Mettetevi nei panni di un agricoltore: perché dovrebbe arare, seminare e trebbiare quando è molto meno faticoso e più redditizio riempire un campo di pannelli? E rieccoci in Puglia e nel Salento. Dove a chi installa meno d’un megawatt è sufficiente presentare, come abbiamo visto, una semplice Dia. Se la regione con più impianti fotovoltaici è la Lombardia (13.617), seguita da Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, la Puglia è quella che produce di più: 295 megawatt, dei quali 239 prodotti da 497 impianti collocati su terreni agricoli, per una superficie di 358 ettari. Viene dalla Puglia il 20% circa di tutta l’energia solare italiana, pari a 1.509 megawatt: potenza che richiede oltre 2.250 ettari di pannelli. Il Salento contribuisce alla produzione pugliese col 30%: vale a dire 87,6 megawatt, dei quali ben 76,6 su 115 ettari «rubati» all’agricoltura. Ma sono dati ufficiali che per Marcello Seclì sono già sfigurati dai nuovi impianti: «Il boom è nella seconda metà del 2009. In provincia di Lecce, secondo noi, sono già stati impegnati 2000 ettari, per la maggior parte non ancora collegati».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E potete scommettere che la corsa non cesserà molto presto. I nuovi incentivi stabiliti dal ministero per lo Sviluppo economico da mesi occupato ad interim da Berlusconi, variano da un minimo di 28 a un massimo di 44 centesimi di euro al chilovattora. Da quattro a sei volte più del prezzo medio (7 centesimi) dell’energia elettrica prodotta con sistemi tradizionali. Avanti così, perché un contadino dovrebbe piegare la schiena sulla terra? </span></p>
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		<title>Crolla il mito del Salento</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 15:17:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dal boom dei tumori al business dei certificati verdi. L&#8217;inchiesta di Benedetta Sangirardi da www.affaritaliani.it del 23 giugno 2010 Brindisi-Taranto, l&#8217;asse del male. Territori avvelenati, aria malata, terreni pieni di diossina. E popolazione che muore di tumori. Da quasi 20 anni ci sono dati incontrovertibili che documentano l&#8217;aumentata incidenza di malattie tumorali di origine ambientale nella provincia di Lecce. E... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/06/24/crolla-il-mito-del-salento/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Dal boom dei tumori al business dei certificati verdi. L&#8217;inchiesta</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Benedetta Sangirardi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.affaritaliani.it">www.affaritaliani.it</a> del 23 giugno 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/06/giuseppe-serravezza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1633" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/06/giuseppe-serravezza-278x300.jpg" alt="giuseppe-serravezza" width="278" height="300" /></a>Brindisi-Taranto</strong>, l&#8217;asse del male. Territori avvelenati, aria malata, terreni pieni di diossina. E popolazione che muore di tumori. Da quasi 20 anni ci sono dati incontrovertibili che documentano l&#8217;aumentata incidenza di malattie tumorali di origine ambientale nella provincia di <strong>Lecce</strong>. E ci sono dati Istat che indicano come e perché il <strong>Salento</strong> sia l&#8217;area più inquinata della <strong>Puglia</strong>. Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel <strong>Salento</strong>, da <strong>Lecce</strong> in giù. <strong>Maglie</strong> il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche <strong>Gallipoli</strong>, <strong>Nardò</strong>, <strong>Tricase</strong>, <strong>Cutrofiano</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Dati che sforano la media regionale e che indicano, per tutto il <strong>Salento</strong>, un quadro di eccesso di mortalità attribuibile all&#8217;inquinamento ambientale di origine industriale. La provincia di <strong>Lecce</strong>, stranamente, è l&#8217;area a più alta incidenza di cancro della <strong>Puglia</strong>, secondo le statistiche Istat e le cifre dell&#8217;Osservatorio epidemiologico. Ma come? Non era Taranto la città più inquinata d&#8217;<strong>Europa</strong> a causa dell&#8217;Ilva e delle emissioni di diossina. E come mai i grandi colossi industriali si trovano a <strong>Brindisi</strong> (il Petrolchimico) e a <strong>Taranto</strong> (l&#8217;Ilva) e le gente muore di tumore a <strong>Lecce</strong> e provincia? La risposta è da cercare nel vento<span id="more-245"></span>. Secondo lo studio dell&#8217;Istituto di Scienze dell&#8217;Atmosfera e del Clima del Cnr, che ha indagato sugli agenti inquinanti presenti nell&#8217;atmosfera del territorio salentino, la causa è proprio nel vento. Che trasporta diossina da <strong>Taranto</strong> e altri tipi di agenti inquinanti dal petrolchimico di <strong>Brindisi</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E così il Salento del fotovoltaico, fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;energia rinnovabile, non è altro che un centro di tumori per colpa di altre industrie. E non solo. Si scopre anche che è stato &#8220;colpito&#8221; dal business del certificati verdi. E che le 20 industrie di biomasse che vogliono costruire nella provincia di Lecce (portando olio da tutto il mondo e bruciandolo per produrre energia) hanno intenti niente affatto ecologici. Così come si scopre, grazie alla denuncia ad Affaritaliani.it di <span style="color: #ff0000;"><strong>Giuseppe Serravezza</strong></span>, oncologo salentino, che ci sono interessi economici e le mani di aziende del nord, altre straniere e una siciliana, per sfruttare il territorio salentino per produrre energia, a discapito dell&#8217;ambiente e dei cittadini.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma andiamo con ordine. Le patologie legate alle vie respiratorie e ai polmoni, nel <strong>Salento</strong>, sono le più alte dell&#8217;intero sud Italia. <span style="color: #ff0000;"><strong>Giorgio Assennato</strong></span>, direttore regionale dell&#8217;Arpa Puglia, lo aveva detto già qualche mese fa. &#8220;In provincia di Lecce ci si ammala di tumore molto di più di quanto avvenga nelle province di <strong>Brindisi</strong> e di <strong>Taranto</strong>&#8220;.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In particolare le aree a rischio sono la città di <strong>Lecce</strong> e la zona tra <strong>Martano</strong> e <strong>Cutrofiano</strong>. Nuovi dati confermano e rilanciano l&#8217;allarme: le statistiche Istat e le cifre dell&#8217;Osservatorio epidemiologico regionale tracciano una &#8220;mappa dei tumori&#8221; da cui emerge con chiarezza che il <strong>Salento</strong> è una vera e propria area di crisi, con punte critiche a <strong>Cutrofìano</strong>, nell&#8217;entroterra otrantino e anche in alcuni comuni del <strong>basso Salento</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La relazione dell&#8217;Osservatorio epidemiologico, che esamina le zone della <strong>Puglia</strong> a mortalità più elevata , ne individua quattro: &#8220;l&#8217;area del subappennino dauno, l&#8217;area del nord barese, alcuni comuni a nord di <strong>Brindisi</strong> e il <strong>Basso Salento</strong>&#8220;. Dopo di che si scompone il dato, individuando quante di quelle morti siano dovute a tumori e qui la relazione è chiarissima, sottolineando &#8220;l&#8217;eccesso di mortalità per tumore (in particolare di carcinoma polmonare) nei residenti nella provincia di Lecce&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Le tabelle che riportano i tassi di mortalità ogni 10mila abitanti, infatti, dicono che a <strong>Lecce</strong> il tasso (nel 2004) è del 25,9%, essendo cresciuto di 4 punti percentuali in soli sei anni. Mentre in provincia di <strong>Taranto</strong> la mortalità per tumore era ancora inferiore: l&#8217;incidenza era del 21,9. Particolarmente inquietanti, in questo quadro, i dati riferiti ai tumori di trachea, bronchi e polmoni, il cui tasso in provincia di <strong>Lecce</strong> si è mantenuto costantemente al di sopra del 5  a differenza delle altre province pugliesi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Certo, secondo i ricercatori l&#8217;incremento dei tumori non può essere attribuito esclusivamente ai fumi prodotti dalle due aziende. Perciò lo studio continua, a caccia degli altri colpevoli. Di fatto la bestia nera per gli uomini salentini si chiama tumore al polmone, che con il 19,7 per cento di tutte le tipologie tumorali maschili rappresenta la percentuale più alta in Italia, dove invece il nemico numero uno del sesso forte è il carcinoma della prostata (18,5). Un&#8217;anomalia, questa del tumore al polmone in provincia di <strong>Lecce</strong>, che continua a rimanere un mistero e che preoccupa, anche in considerazione del fatto che sta gradualmente aumentando anche nel sesso femminile. Lo sa bene Serravezza, oncologo dell&#8217;ospedale di <strong>Casarano</strong> e simbolo della lotta alle emissioni. Il presidente della Lega Italiana per la lotta contro i Tumori della provincia di <strong>Lecce</strong> ha vinto, il 6 giugno scorso, &#8220;Il premio Puglia 2010&#8243; all&#8217;università Bocconi, perché si è battuto &#8211; si legge nella motivazione &#8211; per rendere la Puglia un posto migliore per i malati di cancro, concentrando la sua opera sul miglioramento delle condizioni della regione, e oggi rappresenta in Italia un importante e consolidato punto di riferimento nell&#8217;Oncologia. Affaritaliani.it lo ha intervistato, per capire come sia possibile che il tasso di mortalità si sia alzato in modo vertiginoso nel <strong>Salento</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Intervista a Giuseppe Serravezza</span></strong></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Pensavamo che Taranto fosse la città più inquinata d&#8217;Europa. E invece?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;E invece la provincia di Lecce registra da oltre 15 anni, costantemente, ogni anno, un tasso di mortalità per cancro (dati Istat e dell&#8217;osservatorio epidemiologico regionale). Questo tasso è decisamente più alto del tasso di mortalità di Brindisi e di Taranto. Un dato inatteso che sembrerebbe inspiegabile&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Di che dato parliamo?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Rispetto ai morti attesi nella media pugliese, per questa malattia, in provincia di Lecce, abbiamo 250-260 decessi in più rispetto a quelli attesi. Su una popolazione di 800mila persone&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Perché muoiono queste persone?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Certamente non perché nel Salento è più radicato il vizio del fumo da tabacco. Io curo persone malate di cancro e nei miei studi ho cercato di scomporre i dati per capire i territori in cui l&#8217;incidenza di malti di cancro è maggiore. I dati del Cnr sugli studi dei venti correlano quanto avviene nel Salento e le malattie tumorali con l&#8217;aria e gli agenti inquinanti che arrivano dai grossi complessi del petrolchimico di Brindisi e del siderurgico di Taranto&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L&#8217;Ilva e il Petrolchimico di Brindisi sono la causa dell&#8217;aumento vertiginoso dei morti di tumore nel Salento?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Sì, attraverso questo &#8216;gioco dei venti&#8217; Lecce sta pagando un prezzo ben superiore rispetto alle popolazioni più vicine alle industrie. Certo, non dipende solo da Taranto e da Brindisi, che sono i grossi bubboni, ma anche da agenti inquinanti delle piccole realtà di provincia. Come la Copersalento di Maglie. E altri inceneritori e cementifici. Ci sono studi del Cnr che lo dimostrano&#8221;.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Quanto l&#8217;inquinamento incide anche su quello che mangiamo, sui terreni, sui pomodori, sul latte? E su quello che dalla Puglia viene esportato?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Se c&#8217;è l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria è inevitabile che questo si traduca in un inquinamento del suolo, della terra e delle acque. E&#8217; il cerchio biologico della vita. Le emissioni precipitano nel suolo, inevitabilmente. Abbiamo rilevato forte inquinamento di diossina non tanto nell&#8217;aria quanto nei terreni. Perché nell&#8217;aria l&#8217;inquinamento dura relativamente poco, mentre nel terreno c&#8217;è tutto quello che si è accumulato negli anni&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Quali sono i prodotti più a rischio?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;A Taranto per l&#8217;Ilva e a Maglie per la Copersalento sono stati abbattuti animali, sono state poste sotto sequestro vaste aree dove i contadini non posso più coltivare e raccogliere. Proprio perché serve una bonifica. La stessa cosa è accaduta a Brindisi per un&#8217;ampia aria intorno alla centrale di Cerano, dove ora terreni pregiati sono ancora sotto sequestro per diversi chilometri quadrati. Gli animali più colpiti dall&#8217;inquinamento sono certamente le mucche, e di conseguenza tutti i composti del latte. L&#8217;ormai famoso latte alla diossina&#8221;.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Lei si occupa quotidianamente di persone malate di tumore. Quanta parte di queste persone si è ammalata per l&#8217;inquinamento?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Quanto le persone arrivano da noi la frittata è bella e fatta. Più che le cause noi cerchiamo di risolvere il problema. Cerchiamo di fare una buona diagnosi e una buona cura. E attraverso gli studi cerchiamo di risalire alle cause&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L&#8217;oncologo Mazza, dell&#8217;Ospedale Nord di Taranto, un paio d&#8217;anni fa mi parlò di un aumento dei tumori del 40% solo nel quartiere Tamburi, quello più vicino all&#8217;Ilva. Quali sono i suoi dati per la provincia di Lecce?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Secondo il registro dei Tumori (2006) i dati sono in linea con la media italiana. Come se andasse tutto bene. Ma scrivono anche che nella provincia di Maglie c&#8217;è un tasso molto alto di mortalità per cancro al polmone. La causa sarebbe il fumo del tabacco. Ma sappiamo bene che non è così ed è per questo che non siamo d&#8217;accordo con il registro di tumori&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E qual è la vostra versione?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;I dati vanno contestualizzati. Noi diciamo che nel Salento, appena 20 anni fa, c&#8217;era un tasso di mortalità per tumori del 25% in meno nella provincia di Lecce rispetto alla provincia di Milano. In 20 anni il gap virtuoso si è notevolmente ridotto. Basta guardare le curve per capire che cosa è accaduto nel Salento in questi anni. Nel Nord la curva negli ultimi 8-10 anni sta scendendo, la nostra curva è salita verticalmente negli ultimi 20 anni e continua a salire&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ha scritto una lettera aperta al governatore Vendola, chiedendo che dopo Taranto si preoccupasse anche del Salento.</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;La questione delle fonti rinnovabili di energia, in Puglia, è partita molto presto. Vendola ha fatto una enorme battaglia molto positiva, ma c&#8217;è un problema&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Cioè?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Che nelle fonti rinnovabili di energia Confidustria e co&#8230; hanno messo di tutto. Non solo le fonti vere e pulite, come l&#8217;eolico e il fotovoltaico, ma ci hanno messo anche le biomasse, che tradotto vuol dire poter bruciare di tutto, compresi i rifiuti. Bruciando i rifiuti le aziende hanno diritto ai certificati verdi, perché l&#8217;Italia è riuscita ad equiparare le biomasse a fonte pulita e rinnovabile&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Fonte pulita e rinnovabile?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Sì, qui c&#8217;è una vera truffa scientifica alla base. Ma tanto è bastato che oltre al fotovoltaico e all&#8217;eolico (e siamo tutti sul piede di guerra) tra le fonti pulite venissero inserite anche le biomasse. A Lecce c&#8217;è in programma la costruzione di 20 impianti di biomassa. Ma la guerra in atto di cittadini e associazioni per ora ha bloccato tutto. Io stesso ho problemi personali per aver bloccato con forza uno di questi impianti, che sono tutt&#8217;altro che verdi e con un costo pazzesco di 60 milioni di euro&#8221;</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mi scusi, ma a che cosa dovrebbero servire questi impianti?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Si prende olio, combustibile oleoso, olio di girasoli da tutto il mondo. Poi lo si porta qui attraverso navi cisterne e con i tir si porta nei diversi impianti dislocati nel Salento. Infine si brucia tutto. Questi sono gli impianti a biomassa per produrre energia&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Un disastro ambientale&#8230;</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Esatto. Noi stiamo facendo le guerre per ridurre le emissioni. La commissione ambiente dell&#8217;Unione Europea ci intima tutti i giorni di abbassare i livelli pena multe salatissime. Vendola si impegna attraverso una legge regionale per imporre giustamente all&#8217;Ilva di ridurre i limiti di emissioni. E poi che facciamo? Nel nome delle fonti rinnovabili di energia pulita ci inventiamo degli impianti che producono nuove emissioni. Siamo alla follia totale. Anche perché in Puglia, l&#8217;83% dell&#8217;energia che produciamo, la esportiamo. Non ne abbiamo bisogno. E perché dovremmo caricarci anche di questi olii presi da tutto il mondo per essere bruciati e per poi portare l&#8217;energia dove serve?&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Impianti che dovrebbero sorgere tutti nel Salento?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Sì si, ed è da notare che parliamo di imprenditori che arrivano dal nord&#8221;</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma di quali gruppi parliamo? Qualche nome?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;Imprese del nord, imprese straniere, un&#8217;impresa siciliana. Solitamente sono faccendieri, prestanome. Dietro c&#8217;è il business dei certificati verdi&#8221;.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E perché è andato alla scontro con il governatore Vendola?</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;E&#8217; una persona a cui voglio bene e con cui ho un ottimo rapporto, ma che era stata &#8216;intrappolata&#8217; e documentata male nel concetto di fonte rinnovabile di energia. I faccendieri delle imprese hanno fatto in modo che venisse inserito, a livello di legge nazionale, oltre alle due vere fonti, anche le biomasse, che vuol dire bruciare olii. E&#8217; questo che abbiamo rimproverato a Vendola, una legge assurda&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">per leggere l&#8217;intero dossier, con i dati e le tabelle, clicca <a href="http://www.affaritaliani.it/cronache/inchiesta-salento-tumori-biomasse220610.html">qui</a></span></p>
</div>
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		<title>Via dalle campagne i pannelli solari stanno meglio in citt&#224;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 07:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Petrini]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Carlo Petrini da La Repubblica del 17 aprile 2010 Il fotovoltaico va concentrato nei centri urbani, per non danneggiare le biodiversità. L&#8217;automatismo per cui l&#8217;energia rinnovabile è sempre sostenibile è sbagliato Il fotovoltaico è diventato una delle tecnologie portanti del nuovo modello energetico che si sta affacciando grazie alla terza rivoluzione industriale, la &#8220;rivoluzione verde&#8221;. Vi sono tuttavia crescenti... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Carlo Petrini</strong></span></p>
<p>da La Repubblica del 17 aprile 2010</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/04/eolico-fotovoltaico-eroei-lecce-fv-rid-600x450.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1618" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/04/eolico-fotovoltaico-eroei-lecce-fv-rid-600x450-300x225.jpg" alt="eolico-fotovoltaico-eroei-lecce-fv-rid-600x450" width="300" height="225" /></a>Il fotovoltaico va concentrato nei centri urbani, per non danneggiare le biodiversità. L&#8217;automatismo per cui l&#8217;energia rinnovabile è sempre sostenibile è sbagliato</em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il fotovoltaico è diventato una delle tecnologie portanti del nuovo modello energetico che si sta affacciando grazie alla terza rivoluzione industriale, la &#8220;rivoluzione verde&#8221;. Vi sono tuttavia crescenti perplessità sul suo uso intensivo e centralizzato, che coinvolge molti terreni agricoli d´Italia e d´Europa.</span></p>
<p>Se si configura secondo il modello energetico cui siamo stati abituati, il fotovoltaico rischia infatti di fare danni quali erosione dei suoli, perdita di fertilità, di terreni agricoli, di biodiversità, cibi e sovranità alimentare.</p>
<p>Sia chiaro: il fotovoltaico rimane centrale nella rivoluzione energetica, bisogna soltanto fare in modo che non comprometta altre risorse utili e sfrutti invece la miriade di spazi a lui più adatti. Sono questioni che vanno prese seriamente come dimostra uno studio scientifico dell´Arpa Puglia inviato alla Regione il 2 marzo scorso. Nel 2009 la stima dell´Arpa è che siano stati installati in Puglia impianti fotovoltaici per 738 MW, impegnando una superficie agricola di circa 2.214 ettari, mentre nei primi due mesi del 2010 sono giunte richieste d´installazioni a fronte di altri possibili 1217 ettari rubati all´agricoltura<span id="more-251"></span>: un vero boom, giustificato dallo sforzo dell´amministrazione di portarsi avanti nel raggiungimento del famoso obiettivo 20-20-20 (la riduzione del venti per cento delle emissioni di CO2 e l´implementazione del 20 per cento dell´energia totale prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020). Sforzo apprezzabile ma che in questo caso merita cautela: questi impianti hanno un impatto ambientale da tenere assolutamente in considerazione se, come sta avvenendo, sono fortemente concentrati in alcune aree.</p>
<p>Con distese enormi di pannelli fotovoltaici i suoli sottostanti perdono permeabilità; l´attività biologica tende a morire dando luogo a fenomeni di desertificazione che ne decreterebbero l´infertilità e aumenterebbero il pericolo di alluvioni. Inoltre non si può calcolare che succederà quando tutti questi pannelli andranno smaltiti.</p>
<p>Si tenga poi conto che le reti energetiche che abbiamo non sono ancora pronte a tali incrementi: basti il dato che in Puglia le perdite di energia per trasmissione sulla rete ammontano a circa il 70 per cento dell´energia prodotta da fonti rinnovabili.</p>
<p>&#8220;Andiamoci piano con i pannelli&#8221;, verrebbe da dire, ma il problema vero non sono i pannelli: è una visione che risente ancora della vecchia logica centralistica delle energie fossili, secondo cui bisogna &#8220;concentrare&#8221; in poche centrali la produzione, quando invece le fonti del 20-20-20 (il sole, il vento, l´acqua, la biomassa) sono per loro natura distribuite e non concentrate come l´uranio, il gas, il carbone o il petrolio.</p>
<p>Questa idea che le energie rinnovabili vadano raccolte in &#8220;grandi centrali&#8221; anziché in milioni di piccole installazioni distribuite, è l´ibrido per cui le energie del futuro andrebbero prodotte secondo le logiche del passato. Ciò provoca l´equivoco di fondo secondo cui l´energia rinnovabile sarebbe &#8220;sostenibile&#8221; per definizione, mentre non è così. Se si creano dei danni ambientali, anche il fotovoltaico (e qualunque altra tecnologia rinnovabile) diventa &#8220;insostenibile&#8221;.</p>
<p>In realtà c´è un modo sostenibile di inserire il fotovoltaico nel mix energetico e nel contesto agricolo. Per farlo bisogna privilegiare l´autoconsumo e la produzione più distribuita possibile. In pratica questo si traduce con politiche mirate a portare il fotovoltaico sui tetti in ambito urbano e industriale &#8211; e in luoghi abbandonati, come capannoni o strade dismesse &#8211; mentre per quanto riguarda l´ambito agricolo, a seguire regole che lo rendono compatibile con la sovranità alimentare del territorio e la produzione locale del cibo.</p>
<p>Esistono oggi tecnologie come il fotovoltaico su serra; quello per azionare pompe irrigue e sistemi di refrigerazione o altri consumi legati alla trasformazione: sono sostenibili. Per quanto riguarda i terreni coltivati poi, nulla vieta di utilizzare pannelli montati su piloni abbastanza alti da permettere la coltivazione dei prodotti nella terra sottostante.</p>
<p>All´impiego in aree agricole bisogna però aggiungere le enormi potenzialità in ambito urbano e industriale: da uno studio condotto in Sicilia, emerge che anche utilizzando soltanto il 6,5 per cento delle superfici disponibili su fabbricati sia residenziali, sia industriali nella regione, si potrebbe ottenere una potenza superiore a quella complessiva già installata su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>Un modello distributivo di questo tipo, oltre a permettere un´integrazione nel tessuto urbano, industriale e rurale, garantisce anche un altro enorme vantaggio: la redistribuzione della ricchezza prodotta dall´energia. Si darà lavoro a migliaia di piccole e medie aziende installatrici e se ne creeranno di nuove; ma anche il cittadino, il piccolo imprenditore e chiunque disponga di una superficie adatta, potranno godere del reddito supplementare ventennale garantito dall´incentivo statale.</p>
<p>La sfida futura per i governi sarà quella di promuovere un modello distribuito: le regioni che per prime lo implementeranno permetteranno a tutti, e non solo ai grandi gruppi finanziari e alle banche, una reale uscita dalla crisi e una crescita duratura e legata alle risorse del territorio, a sistemi di economia locale.</p>
</div>
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		<title>Basta col Salento da cartolina. Qui si muore per troppi veleni</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 19:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[l'Unità]]></category>
		<category><![CDATA[Peppino Basile]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Malcom Paganida www.unita.it di lunedì 12 gennaio 2009 «Le campagne sono piene di Eternit. L’ho visto con i miei occhi. Abbiamo avuto l’amianto in casa per anni. Il Salento non è la cartolina che si riflette all’esterno. C’è da scavare. È un mondo più complicato, fatto di connivenze e debolezze ancestrali, di lati oscuri e collusioni. Siamo italiani. Abbiamo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/01/12/basta-col-salento-da-cartolina-qui-si-muore-per-troppi-veleni/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">di <span style="font-weight: bold;">Malcom Pagani</span></span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" />da <a>www.unita.it</a> di lunedì 12 gennaio 2009<br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><br />
<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/01/edoardo-winspeare-ride-07.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1428" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/01/edoardo-winspeare-ride-07-300x138.jpg" alt="edoardo-winspeare-ride-07" width="300" height="138" /></a>«Le campagne sono piene di Eternit. L’ho visto con i miei occhi. Abbiamo avuto l’amianto in casa per anni. Il Salento non è la cartolina che si riflette all’esterno. C’è da scavare. È un mondo più complicato, fatto di connivenze e debolezze ancestrali, di lati oscuri e collusioni. Siamo italiani. Abbiamo avuto le nostre responsabilità per il fascismo, per le Brigate Rosse, per ogni nefandezza compiuta in quel fazzoletto che è il nostro paese. Accusare la storia è facile ma non si può negare che a volte, chiudere gli occhi sia più facile che aprirli ».</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;"><br />
Edoardo Winspeare</span> è in Puglia. Il luogo naturale delle sue storie, del suo cinema, del suo lento ondeggiare tra radici e presente. A Corsano, per partecipare a un funerale, Winspeare non ha voglia di recitare le esequie del suo territorio ma rifugge dai semplicismi.</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">«Essere l’ultimo lembo d’Italia, ontologicamente, non ci ha giovato. Ha fatto sì che anche le persone nate in questo paradiso, preferissero per disperazione, ignoranza o necessità, vederlo annerire pur di cogliere un vantaggio momentaneo. Ho letto delle scorie tossiche nascoste in fondo alla terra. Sono indignato ma non stupito. Tra Lecce, Taranto e Brindisi, c’è una delle più alte incidenze tumorali d’Italia. Lo sapeva?»</span></span><span id="more-328"></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">PEPPINO BASILE NO LO IGNORAVA. Venne ucciso in una notte di mezza estate del giugno 2008. Davanti alla porta di casa sua, ad Ugento, profondo Salento, all’una e trenta del mattino. Diciannove coltellate. Una dopo l’altra. Gridò disperatamente. Chiese aiuto alla vicina. Non lo soccorse nessuno, neanche da morto. Le indagini si orientarono fin dai primi momenti sul delitto passionale. Si dipinse ad arte la fotografia di un donnaiolo impenitente. «Ci provava sempre», di un Torquemada di provincia col vizio per il gioco, le macchine di lusso e l’indebitamento. Gli inquirenti si allinearono considerando fin dalle prime ore il delitto d’onore come un’ipotesi «più che verosimile». Si cercò con insistenza l’arma del delitto, un coltello sottile. Si dragarono ruscelli, rivoltarono cassonetti, ispezionarono discariche. Andando vicini alla soluzione.</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Quelle locali sono insediate nel tufo. Un tipo di roccia magmatica, porosa, poco compatta, piena di fessure. Le crepe e i dislivelli naturali, permettono agli elementi sversati di penetrare in profondità compromettendo falde acquifere e terreno.</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Il sito di Contrada Burgesi, propaggine di Ugento, non fa eccezione. Ventuno metri d’altezza, (ben 8 fuori dalla terra), 21.000 chilogrammi di carico per metro quadro. A forza di accumulare rifiuti provenienti da mezzo tacco d’Italia, si è gonfiato come un pallone. È saturo, pieno, incapace di contenere altra rumenta. Basile e i comitati spontanei di zona, avevano segnalato il caso. Non gli aveva dato retta nessuno.</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">UN PENTITO E GOMORRA</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Per aprire nuovi squarci sul delitto e ratificare una realtà già nota agli abitanti, c’è voluto un pentito. Bruno Colitti è un imprenditore. Con la sua società trova spazi, scava, occulta allo sguardo i consumi. Quando capisce di essere capitato in un gioco pericoloso, si spaventa. Annusa qualcosa, osserva i piani di smaltimento, si inquieta. Ha visto Gomorra, al cinema. Quei 50.000 metri cubi di rifiuti provenienti dal Nord Italia e dalla Campania, lo rendono protagonista di un film a cui, senza adeguate rassicurazioni, non vuole partecipare. Chiede aiuto all’amministrazione comunale. A suo dire, non solo evitano di ascoltarlo ma lo insultano. Lo minacciano. «Fatti i cazzi tuoi».</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Colitti sostiene che in Provincia e in Regione sapessero ogni cosa. «Lo stoccaggio, a Burgesi, iniziò nel ‘92». Poi va in Procura. Abbatte lo scetticismo e il 14dicembre scorso, guida i Carabinieri nella culla dei miasmi. I primi 5 metri portano alla luce batterie scariche, pneumatici, materiale plastico, frigoriferi, contenitori di olio combustibile. Apirolio. È altamente cancerogeno. Policlorobifenile utilizzato nei trasformatori elettrici per il raffreddamento e la lubrificazione. Non è infiammabile,ma a 800 gradi sprigiona diossina. Nebulizzato, può viaggiare per migliaia di chilometri .</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">A Taranto, all’Ilva, ha contaminato uomini e pecore. Si annida nel latte materno. Provoca cancro e alterazioni del sistema immunitario. Lì sotto, c’è di più, giura Colitti. Il 14 gennaio si riprenderà a cercare, superando la fittizia barriera di terriccio e plantumazione creata all’uopo. Colitti conosce l’argomento. L’appalto per i lavori di riempimento e livellamento, l’aveva vinto lui. I limiti massimi di capienza erano stati fissati: 700.000 tonnellate. Il carico è raddoppiato e promette di triplicare. Per decisione del presidente della Regione, Nichi Vendola, (erede suo malgrado delle politiche di Fitto sul tema) Burgesi ospiterà anche la spazzatura di 46 comuni del bacino di utenza Lecce 2. Una risoluzione di fine 2008, (pensata per durare otto mesi e poi limitata ad uno) che ha spinto i residenti a vigilare sullo spiazzo. Donne, bambini, contadini. Cartelli eloquenti.</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">«Abbiamo le palle più colme della discarica». A Gemini, minuscola frazione della Grecìa Salentina, i biogas sono nell’aria da sempre. Arrivandoci dalla litoranea, il mare e i colori caraibici dello Ionio alle spalle, sembra disabitato. Una tabaccheria, un’edicola, molte porte sbarrate. Un deserto presidiato da 400 famiglie. Aggredite da strane malattie. Leucemie fulminanti, sarcomi, tumori. Quando il vento di Scirocco si alza leggero, la qualità dell’aria si fa irrespirabile. Basile era al centro di questa tela maleodorante. Faceva politica. Nel giugno del 2005 era stato eletto al Consiglio provinciale di Lecce, il mese dopo, un’altra investitura lo aveva fatto approdare sui banchi comunali del proprio paese, nel quale aveva solida fama di “disturbatore”. Dava problemi, Basile. Infastidivano le continue denunce sul malaffare locale, sulle consorterie. Per “avvertirlo”, erano ricorsi ai soliti metodi.</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">«PEPPINO MUORI»</span></span><br style="font-family: Arial; color: #000000;" /><span style="color: #000000; font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Una testa d’agnello abbandonata sull’uscio, qualche scritta sul muro. Nero su bianco. «Peppino sei il nulla». «Peppino muori». Poi, constatata la sordità, lo fecero tacere. Il tema dei rifiuti tossici celati alla vista, era tra i preferiti. «La terra si ribella ma l’abbiamo distrutta noi», racconta Sandro. Lavora a Lucerna, è a casa per una vacanza trasformatasi in sit-in permanente. Accanto a lui, in una battaglia per ora sorvegliata con pugno meno esasperato di Pianura, i suoi genitori. Trattori, motorini, rabbia. «Il cognome non lo scriva. Qui la mafia esiste». Qualcuno si è esposto. Padre Stefano Rocca, parroco di Ugento. Qualche telefonata intimidatoria, per poi salire di tono: 5.000 lettere anonime. Infamanti. Invitavano i parrocchiani a stare alla larga dal prete, «Lu spacciatore». «Sin dal primo giorno, ho invitato gli abitanti a dire tutto ciò che sapevano. È inaudito che in un paese di 5.000 persone,non si sia venuto a sapere nulla di nuovo. Peppino viveva a 800 metri dalla Diocesi. La sua morte mi ha provocato rimorso e riportato alla mente l’episodio della Bibbia sul pastore chiamato a proteggere le sue pecorelle. Omertà, questo respiro». Don Stefano non ha paura. «Solo del silenzio. La battaglia di Basile contro i veleni, era sacrosanta ». Nell’orazione quotidiana, Basile ha incontrato diffuse ostilità. «Il sindaco (Eugenio Ozza del Pdl n.d.a)non ha capito. “È bene che si faccia silenzio” mi ha detto più di una volta. La politica non vuole essere al servizio dei cittadini, pretende il contrario». Stasera Stefano e i suoi fedeli saranno a Presicce. Un incontro pubblico per creare una commissione che possa presenziare agli scavi. Pregando Dio, di essere ancora in tempo.</span></span></div>
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