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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Alan Lomax</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
	<lastBuildDate>Sun, 13 Sep 2026 07:17:34 +0000</lastBuildDate>
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		<title>recensione di Massimiliano Morabito, &#8220;Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli&#8221; (CGS 2025)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/recensione-di-massimiliano-morabito-alan-lomax-un-americano-nella-valle-dei-trulli-cgs-2025/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 11:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Massimiliano Morabito, Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli, CGS Edizioni 2025, pp. 224, euro 15,00 Libro con Cd  di Vincenzo Santoro da Blogfoolk Magazine Numero 731 del 26 febbraio 2026 Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli è il titolo dell’importante “saggio sonoro” di Massimiliano Morabito &#8211; pubblicazione di esordio delle edizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo di cui... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/recensione-di-massimiliano-morabito-alan-lomax-un-americano-nella-valle-dei-trulli-cgs-2025/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><b><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/03/Massimiliano_Morabito_Cop.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4818" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/03/Massimiliano_Morabito_Cop-211x300.jpg" alt="Massimiliano_Morabito_Cop" width="211" height="300" /></a>Massimiliano Morabito, Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli, CGS Edizioni 2025, pp. 224, euro 15,00 Libro con Cd </b></div>
</div>
<div></div>
<div>di Vincenzo Santoro<br />
da <a href="https://www.blogfoolk.com/2026/02/massimiliano-morabito-alan-lomax-un_26.html">Blogfoolk Magazine Numero 731 del 26 febbraio 2026</a></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #993300;"><em>Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli</em></span> è il titolo dell’importante “saggio sonoro” di <span style="color: #ff0000;">Massimiliano Morabito</span> &#8211; pubblicazione di esordio delle edizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo di cui l’autore fa parte &#8211; che restituisce criticamente la documentazione sonora e fotografica realizzata nell’agosto del 1954 a Locorotondo (Ba) dal celebre etnomusicologo statunitense, in una ricerca che come è noto si collocava all’interno di una ambiziosa e innovativa campagna di ricognizione sulle ‘musiche tradizionali’ dei vari territori italiani, la prima impresa del genere eseguita con strumenti e metodologie moderne, a partire dall’uso sistematico delle registrazioni audio in affiancamento con una diffusa documentazione fotografica (alla fine saranno registrati oltre 1200 canti e scattate 1312 foto).</div>
<div></div>
<div>Originario di Austin, Texas, <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span> (1915-2002), fin da giovane infaticabile ‘cacciatore di canzoni popolari’, aveva già effettuato dei fondamentali studi sulle musiche del Sud degli Stati Uniti, occupandosi in particolare delle comunità afroamericane, attraverso avventurose indagini sul campo, in cui dovette anche confrontarsi con il rigido e violento sistema razzista e segregazionario a cui erano ancora soggetti i discendenti degli schiavi deportati dall’Africa. Realizzò così una serie di rilevazioni che poi confluiranno nella Biblioteca del Congresso di Washington (un avvincente racconto di questa esperienza è contenuto in <span style="color: #993300;"><em>The Land Where The Blues Began</em></span>, libro tradotto qualche anno fa in italiano dal Saggiatore con il titolo <span style="color: #ff0000;">L</span><em><span style="color: #ff0000;">a terra del blues</span></em>), che lo portarono anche a ‘scoprire’ alcuni personaggi che avrebbero avuto un ruolo fondamentale nei successivi sviluppi della popular music mondiale, come <span style="color: #ff0000;">Huddie Ledbetter</span> detto “<span style="color: #ff0000;">Leadbelly</span>” e <span style="color: #ff0000;">Muddy Waters</span>. Tipico esponente di un certo progressismo radicale statunitense, collaborò con personalità del calibro di <span style="color: #ff0000;">Woody Guthrie</span> e <span style="color: #ff0000;">Pete Seeger</span>, con cui realizzò diversi programmi alla radio e la seminale antologia di canzoni di protesta <span style="color: #993300;"><em>Hard Hitting Songs for Hard-Hit People </em></span>(1949). Questa riconosciuta militanza finì per metterlo nel mirino dall’FBI e della famigerata Commissione McCarthy e ad esporlo all’isteria ‘anticomunista’ che si scatenò negli Usa dopo la guerra.</div>
<div></div>
<div>Anche per sfuggire a tali incombenze, accettò un invito della BBC per condurre dei programmi radiofonici dedicati alle musiche tradizionali e si trasferì in Inghilterra. In quegli anni inoltre concordò con l’etichetta discografica Columbia la realizzazione di una serie di dischi sulle “musiche del mondo”, basate su campagne di ricerche sul campo, che cominciò a programmare e ad attuare. Dopo una campagna di rilevazione che riguardò, nel 1952, la Spagna, nel 1954-55 dedicò le sue attenzioni all’Italia, partendo dalla Sicilia, risalendo lo Stivale fino al profondo Nord e poi ridiscendendo sulla parte occidentale in un lungo e memorabile viaggio che definirà come “l’anno più felice della mia vita” (titolo anche di un bel libro pubblicato nel 2008 dal Saggiatore a cura di <span style="color: #ff0000;">Goffredo Plastino</span>, a cui si rimanda per approfondimenti). Ad affiancarlo in questa entusiasmante avventura, che si svolse in collaborazione con il Centro Nazionale Studi di Musica Popolare diretto da <span style="color: #ff0000;">Giorgio Nataletti</span>, fu <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>, giovane etnomusicologo che aveva già fatto delle esperienze importanti in alcune zone del Mezzogiorno con <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> e <span style="color: #ff0000;">Alberto Maria Cirese</span>, destinato a brillante carriera.</div>
<div></div>
<div>Dopo i fruttuosi passaggi fra luglio e gli inizi di agosto in Sicilia e Calabria, i due ricercatori giunsero nel Salento dove, fra il 12 e il 17 agosto, registrarono a Martano &#8211; dove documentarono in particolare le ultime eccezionali emergenze del lamento funebre in lingua grica, Calimera, Galatone e Gallipoli (queste straordinarie testimonianze sono state integralmente pubblicate e dettagliatamente analizzate da <span style="color: #ff0000;">Maurizio Agamennone</span> in <span style="color: #993300;"><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/02/14/musica-e-tradizione-orale-nel-salento-le-registrazioni-di-alan-lomax-e-diego-carpitella-agosto-1954/">Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)</a></em></span>, libro con tre cd, Squilibri 2017).</div>
<div></div>
<div>Dall’estremo Sud della regione i nostri si spostarono quindi verso Locorotondo, caratteristico borgo della Valle D’Itria, dove arrivarono il 18 agosto. Le sedute di registrazione cominciarono subito e si svolsero anche il giorno seguente, riprendendo un repertorio di grande interesse, fatto di canti monodici e polivocali (che erano la maggioranza del repertorio di tradizione orale di quelle comunità) e musiche per la danza. Si distinguono fra gli altri alcune ninne-nanne, dei caratteristici canti di lavoro e di vendemmia, una serenata, degli stornelli, una quadriglia e due pizziche-pizziche per organetto, repertori che Morabito mette proficuamente a confronto anche con altri esempi simili rilevati in ricerche successive, fra cui quelle da lui stesso condotte e in parte confluite nel cd <span style="color: #993300;"><em>Tomma Tommë. Musiche e canti della Murgia dei trulli</em></span>, Edizioni Taranta, Firenze 2004. Nel corso di questo breve passaggio Lomax riuscì anche a scattare fra Locorotondo e la vicina Alberobello 58 splendide fotografie in bianco e nero, riguardanti sia l’incantato paesaggio rurale della Valle d’Itria, caratterizzato dalla singolare e pittoresca presenza di ‘trulli’ e muretti a secco in pietra, che dovette molto colpirlo, che le persone e i cantori incontrati, meritevolmente inserite alla fine del volume.</div>
<div></div>
<div>Questo pregevole patrimonio documentario, riassunto per la parte musicale nella 16 tracce sonore inserite nel cd allegato al volume (ma sono disponibili anche tramite qr code), è stato sottoposto da Morabito &#8211; originario di un comune non distante da Locorotondo &#8211; a un lavoro critico scrupoloso e accuratissimo. In primo luogo, sono state affrontate e per quanto possibile risolte le complesse vicende di costruzione e conservazione dell’intera raccolta italiana, su cui si sono avute negli anni perdite di notizie e dati e si riscontrano difformità di vario genere fra gli archivi italiani e statunitensi, minuziosamente esplorati dall’autore insieme ad altri, fra cui quello della BBC. Inoltre, le informazioni allegate alle rilevazioni del 1954 sono state messe a confronto e integrate con quello che ancora si può riscontrare nel contesto attuale: in particolare, attraverso un meticoloso lavoro sul campo, è stato possibile ottenere le informazioni, non disponibili nella documentazione originaria, sui nomi e i soprannomi delle persone fotografate. Tali approfondimenti hanno avuto come corollario anche una vivace ed emozionante azione di ‘restituzione’ di questo patrimonio sonoro alla comunità di origine ma anche ai testimoni – e in qualche caso agli esecutori &#8211; ancora in vita.</div>
<div></div>
<div>Quello che ne viene fuori è un affresco vivido e prezioso di una comunità in cui le pratiche musicali tradizionali erano ancora normalmente in uso, prima che le grandi trasformazioni economiche e sociali degli anni ’60-’70 e l’emigrazione di massa investissero anche questa allora remota zona dell’Italia, sconvolgendone in maniera drammatica e repentina le dinamiche socio-culturali. Un lavoro a suo modo esemplare, che arricchisce la conoscenza della tradizione musicale regionale, e mette a disposizione di musicisti, studiosi e appassionati i materiali originali in modo scientificamente adeguato, andando ad aggiungersi a quanto già fatto per la documentazione salentina.  L’auspicio è che una operazione del genere possa ora estendersi anche al resto della raccolta Lomax-Carpitella pugliese, coinvolgendo le registrazioni effettuate a Terlizzi e a Bisceglie, e quelle, di particolare pregio e importanza, che riguardarono il Gargano, le prime che documentarono gli straordinari repertori sulla chitarra battente.</div>
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		<title>Dal blues alla taranta il viaggio di Lomax</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2020/03/25/dal-blues-alla-taranta-il-viaggio-di-lomax/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 13:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Squilibri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un libro racconta il giro d&#8217;Italia dell&#8217;etnologo americano alla ricerca della musica popolare e i tanti intellettuali che nel dopoguerra percorsero le strade meno battute del Paese di Giandomenico Curi, dal Venerdì di Repubblica del 13 marzo 2020 «È successo tutto allora, tra la fine degli anni &#8217;40 e tutti i &#8217;50 del secolo scorso» scrive Maurizio Agamennone nell&#8217;introduzione del... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/03/25/dal-blues-alla-taranta-il-viaggio-di-lomax/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/03/25/dal-blues-alla-taranta-il-viaggio-di-lomax/">Dal blues alla taranta il viaggio di Lomax</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/d26f2d3a8ff5583681ac68eec63fdc44_XL.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3635" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/d26f2d3a8ff5583681ac68eec63fdc44_XL-214x300.jpg" alt="d26f2d3a8ff5583681ac68eec63fdc44_XL" width="214" height="300" /></a><em>Un libro racconta il giro d&#8217;Italia dell&#8217;etnologo americano alla ricerca della musica popolare e i tanti intellettuali che nel dopoguerra percorsero le strade meno battute del Paese</em></p>
<p>di <span style="color: #993300;">Giandomenico Curi</span>, dal Venerdì di Repubblica del 13 marzo 2020</p>
<p>«È successo tutto allora, tra la fine degli anni &#8217;40 e tutti i &#8217;50 del secolo scorso» scrive <span style="color: #993300;">Maurizio Agamennone</span> nell&#8217;introduzione del suo bel libro, <strong><span style="color: #ff0000;"><em>Viaggiando, per onde su onde</em></span></strong> (Squilibri) «&#8230;quando una parte rilevante del mondo intellettuale europeo, e non pochi americani, si è messa in movimento&#8230; per ripercorrere e rimappare territori e paesaggi sconvolti dalla guerra, e recuperarli a una consapevolezza condivisa; per incontrare comunità lacerate e affamate, ma che cercavano di ricomporsi e ritrovarsi; per &#8220;riconoscere&#8221; le regioni periferiche e scoprire differenze inattese e inaudite; per smaltire, espiare, esorcizzare colpe tremende, assunte o ereditate negli scenari dell&#8217;odio e dello sterminio; e poi, allontanandosene, per trovare la distanza giusta tra quelle vicende orribili e un loro doloroso riconoscimento; per rilevare pratiche espressive di sorprendente bellezza, e stupirsi per come fosse possibile, nonostante la distruzione e l&#8217;orrore, che alcune popolazioni &#8220;periferiche&#8221; riuscissero a conservare una sorta di primigenia &#8220;semplicità&#8221; o arcaica &#8220;purezza&#8221;».</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/5-lomax1-17-9-9-inncom-28.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3633" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/5-lomax1-17-9-9-inncom-28-300x216.jpg" alt="5 lomax1-17-9-9-inncom-28" width="300" height="216" /></a>Per raccontare tutto questa Agamennone, che insegna etnomusicologia all&#8217;Università di Firenze, è partito per quello che, secondo lui, è il &#8220;viaggio di conoscenza&#8221; principe, esemplare e mitico. quello di <span style="color: #993300;">Alan Lomax,</span> che nel settembre del 1950 lascia New York alla volta di Londra. Considerato a ragione il più importante etnomusicologo e riceratore della musica popolare del Novecento, Lomax ha passato una decina d&#8217;anni negli Stati Uniti del Sud alla ricerca della musica nera di tradizione, quella poi confluita nel grande fiume del blues, un corpus immenso di cultura orale che, grazie alle sue registrazioni, è diventata patrimonio della società americana e del mondo intero. Ma questa vicinanza con i neri e i dimenticati non deve essere sfuggita all&#8217;attenzione occhiuta della Commissione per le attività antiamericane: un motivo in più per affrettare il suo viaggio in Europa, forte anche di un accordo con la Columbia Records per la realizzazione della collana <span style="color: #ff0000;"><em>World Library of Folk and Primitive Music</em></span>. Lo sbarco a Londra per confermare gli accordi presi con la BBC, e poi in giro per le regioni più ricche di storie musicali e umane.</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/prof.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3634" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/prof-300x224.jpg" alt="prof" width="300" height="224" /></a>Meno facile la ricerca in Spagna, dove Lomax arriva nel 1952, in pieno franchismo. Riesce tuttavia a evitare tale <span style="color: #993300;">Marius Schneider</span>, ex nazista messo a capo dell&#8217;Istituto di Studi Superiori di Madrid, e a raggiungere con un pulmino Wolkswagen le zone più desolate del paese, al Galizia, l&#8217;Andalusia, fino alle Asturie, dove trova una tradizione e una cultura ancora vive e palpitanti , non inquinate dal folklore patriottico del regime. Quindi, dopo un secondo passaggio in Francia, nell&#8217;aprile del 1954 l&#8217;arrivo in Italia, a Civitavecchia, dopo aver raccolto a Parigi la figlioletta Anna e l&#8217;ex moglie Elizabeth, e percorso tutta l&#8217;Aurelia con una Citroën scassata. Ad accoglierlo <span style="color: #993300;">Diego Carpitella</span>, antropoplogo, etnomusicologo: la sua giuda per la parte italiana.</p>
<p>«L&#8217;anno più felice della mia vita» lo definirà Lomax. la &#8220;strana coppia&#8221; (la racconta <span style="color: #ff0000;"><em>Radici</em></span>, un recente film di <span style="color: #993300;">Luigi Faccini</span>, ora in dvd) gira da Nord a Sud, con una libertà, una complicità e un entusiasmo davvero impressionanti. «Il contatto con i suonatori e cantori» ricorderà Carpitella «si stabiliva senza difficoltà&#8230; Si andava per locande, nei posti più disagiati, oppure si dormiva nei sacchi a pelo».</p>
<p>E in questo loro girare Lomax e Carpitella fanno due scoperte importanti. La prima è la radio che, spiega Agamennone, esce dalle macerie dell&#8217;Eiar «con una rinnovata identità nazionale nella &#8220;nuova Italia&#8221; democratica e repubblicana, ricostruita sulla consapevolezza delle numerose differenze locali». E anche la nuova radiofonia pubblica sembra recuperare man mano «una maggiore sobrietà narrativa, un&#8217;attenzione progressivamente estesa alle comunità locali, un prudente rispetto delle differenze linguistiche e culturali, ignorate e oppresse nel corso della ventennale tirannia». Tra i nuovi programmi, il &#8220;documentario radiofonico&#8221; che porta il microfono direttamente nelle piazze, in mezzo alle persone, per registrare i suoni e i rumori di Firenze che insorge contro i nazifascisti (<span style="color: #993300;">Amerigo Gomez</span>, nel 1944) o le voci sommesse dei barboni milanesi (<span style="color: #993300;">Roberto Costa</span>, nel 1950). E naturalmente non può mancare , con l&#8217;arrivo del Terzo Programma Rai, uno spazio quotidiano dedicato alla musica popolare, l&#8217;indimenticabile trasmissione <em><span style="color: #ff0000;">Chiara fontana</span>.</em></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/AgaVenerdì.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3637" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/03/AgaVenerdì-300x193.jpeg" alt="AgaVenerdì" width="300" height="193" /></a>L&#8217;altra scoperta che fanno Lomax e Carpitella è che non sono i soli a raccontare e inventare la nuova Italia delle &#8220;piccole patrie&#8221;. Ma che ci sono altri viaggiatori che si muovono sulle stesse strade poco battute. C&#8217;è <span style="color: #993300;">Guido Piovene</span> che tra il &#8217;53 e il &#8217;56 attraversa la penisola in lungo e in largo per mettere insieme il suo fondamentale <span style="color: #ff0000;"><em>Viaggio in Italia</em></span>, prima alla radio poi in volume. C&#8217;è <span style="color: #993300;">Italo Calvino</span> che scende in Basilicata a ritrovare la voce di <span style="color: #993300;">Rocco Scotellaro</span> ed è sconvolto dal paesaggio meridionale. C&#8217;è <span style="color: #993300;">Anna Maria Ortese</span> che arriva in Puglia a raccontare la vita durissima delle &#8220;tabaccare&#8221; salentine e scopre che il viaggio in treno a Sud è un viaggio nel tempo (passato) più che nello spazio. C&#8217;è <span style="color: #993300;">Mario Soldati</span> con le sue memorabili inchieste televisive: nel &#8217;58, <span style="color: #ff0000;"><em>Viaggio nella valle del Po</em></span> alla ricerca dei cibi genuini, e due anni dopo, con Zavattini, <span style="color: #ff0000;"><em>Chi legge?</em></span>, un&#8217;indagine su quello che gli italiani leggevano e soprattutto non leggevano. E ancora <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span> con le sue eccezionali spedizioni in Lucania e in Salento. E infine <span style="color: #993300;">Pasolini</span> che ritrova per il suo <span style="color: #ff0000;"><em>Canzoniere italiano</em></span> il fascino e la purezza dei dialetti, a cominciare dal suo friulano, una lingua di contadini e montanari, non sua, e tuttavia parlata, confesserà, «da coloro che egli amava con dolcezza e violenza, torbidamente e candidamente».</p>
<div class="itemIntroText">
<p><span class="nome_autori_titillium"><span style="color: #993300;">Maurizio Agamennone</span>, </span><span style="color: #ff0000;"><em><span class="titolo_prodotto_titillium">Viaggiando, per onde su onde. </span>Il viaggio di conoscenza, la radiofonia e le tradizioni musicali locali nell&#8217;Italia del dopoguerra (1945-1960)</em></span>, Squilibri 2019, € 18, pp. 200.</p>
<p>Per approfondimenti:</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella</span> (agosto 1954) </em>(Squilibri 2018), libro di <span style="color: #993300;">Maurizio Agamennone</span> con tre cd in cui sono pubblicate le registrazioni fatte dai due ricercatori nel Salento (per leggere una mia recensione cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/02/14/musica-e-tradizione-orale-nel-salento-le-registrazioni-di-alan-lomax-e-diego-carpitella-agosto-1954/">qui</a>)</p>
<p>Il testo di <span style="color: #993300;">Anna Maria Ortese</span> sul Salento citato nell&#8217;articolo (per leggerlo cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/09/14/il-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine/">qui</a>)</p>
<p>Il libro si può acquistare sul sito della casa editrice, che effettua vendita per corrispondenza: <a href="https://www.squilibri.it/catalogo/testi-e-strumenti/maurizio-agamennone-viaggiando-per-onde-su-onde.html">https://www.squilibri.it/catalogo/testi-e-strumenti/maurizio-agamennone-viaggiando-per-onde-su-onde.html </a></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Feb 2018 14:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Musica e tradizione orale nel Salento è il titolo dell&#8217;ultima preziosa pubblicazione dell&#8217;etnomusicologo Maurizio Agamennone (1), data alle stampe di recente dalle benemerite edizioni Squilibri, che finalmente mette a disposizione di un vasto pubblico il corpus integrale delle mitiche registrazioni effettuate in alcuni paesi del leccese, nell&#8217;agosto del 1954, dal ricercatore americano Alan Lomax, affiancato da un giovane Diego Carpitella. La ricerca salentina faceva parte di un&#8217;ambiziosa... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/02/14/musica-e-tradizione-orale-nel-salento-le-registrazioni-di-alan-lomax-e-diego-carpitella-agosto-1954/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/02/salentolomaxaga.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3011" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/02/salentolomaxaga-215x300.jpg" alt="salentolomaxaga" width="215" height="300" /></a><strong>Musica e tradizione orale nel Salento</strong></em></span> è il titolo dell&#8217;ultima preziosa pubblicazione dell&#8217;etnomusicologo <span style="color: #ff0000;">Maurizio Agamennone <span style="color: #333333;">(1)</span></span>, data alle stampe di recente dalle benemerite edizioni Squilibri, che finalmente mette a disposizione di un vasto pubblico il corpus integrale delle mitiche registrazioni effettuate in alcuni paesi del leccese, nell&#8217;agosto del 1954, dal ricercatore americano <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax, </span>affiancato da un giovane <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>.</p>
<p>La ricerca salentina faceva parte di un&#8217;ambiziosa campagna di ricognizione sulle &#8220;musiche tradizionali&#8221; nelle regioni italiane, la prima del genere eseguita con strumenti e metodologie moderne, a partire dall&#8217;uso sistematico delle registrazioni audio. L&#8217;etnomusicologo americano in precedenza aveva effettuato dei fondamentali studi sulla musica del Sud degli Stati Uniti, e in particolare su quella della comunità afroamericana, &#8216;scoprendo&#8217; alcuni personaggi leggendari, come <span style="color: #ff0000;">Huddie Ledbetter</span> detto &#8220;<span style="color: #ff0000;">Leadbelly</span>&#8221; e <span style="color: #ff0000;">Muddy Waters</span> (2), e realizzando una serie di rilevazioni che poi confluiranno nella Biblioteca del Congresso. Negli anni dopo la guerra, anche per sfuggire alle persecuzioni &#8220;maccartiste&#8221; a cui era soggetto in quanto militante della sinistra radicale (3), aveva accettato un invito della BBC e si era trasferito in Inghilterra per condurre dei programmi radiofonici dedicati alle musiche tradizionali. In quegli anni inoltre l&#8217;etichetta discografica Columbia gli commissionò una serie di dischi sulle &#8220;musiche del mondo&#8221;, basate su campagne di ricerche sul campo, che l&#8217;intraprendente americano cominciò a programmare e ad attuare. La prima campagna di rilevazione riguardò, nel 1952, la Spagna; poi venne in Italia nel 1954-55, partendo &#8211; insieme a Diego Carpitella, giovane etnomusicologo destinato a brillante carriera, che aveva già fatto delle esperienze importanti con <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> e con <span style="color: #ff0000;">Alberto Maria Cirese</span> (4) &#8211; dalla Sicilia, risalendo lo Stivale fino al profondo Nord e poi ridiscendendo sulla parte occidentale in un lungo e avventuroso viaggio che Lomax definirà come «l&#8217;anno più felice della mia vita» (5).</p>
<p>Le registrazioni frutto del breve ma molto intenso passaggio salentino, che si svolse fra il 12 e il 17 agosto 1954, sono particolarmente importanti in quanto sono state effettuate prima che il &#8220;progresso&#8221; e l&#8217;emigrazione di massa investissero questa allora remota zona dell&#8217;Italia, sconvolgendone in maniera drammatica le dinamiche socio-colturali. I due ricercatori si trovarono di fronte dunque a musicisti, cantatori e cantatrici nel pieno del loro vigore espressivo, che facevano parte di comunità coese, in cui l&#8217;azione musicale era una pratica consueta e svolta secondo codici condivisi.</p>
<p>I paesi coinvolti nella campagna di ricerca furono in prevalenza <span style="color: #ff0000;">Martano</span>, <span style="color: #ff0000;">Calimera</span>, <span style="color: #ff0000;">Galatone</span> e <span style="color: #ff0000;">Gallipoli</span>. A questi si aggiunsero più episodicamente altri luoghi: <span style="color: #ff0000;">Lecce</span>, <span style="color: #ff0000;">Galatina</span>, <span style="color: #ff0000;">Muro Leccese</span> e <span style="color: #ff0000;">Corigliano d&#8217;Otranto</span>. La maggior parte del tempo i due documentaristi lo passano a Martano, dove registrarono una antologia di canti, che, secondo Agamennone, risulta essere la più ampiamente rappresentativa delle pratiche musicali di una comunità locale di tutta la spedizione italiana. Nei due paesi della Grecìa vennero documentati in particolare un repertorio eseguito da una squadra di operai &#8220;cazzatori&#8221; (spaccapietre), che cantavano durante il lavoro, e un preziosissimo corpus di canti legati alla pratica della lamentazione funebre in <em>grico</em>, allora ancora episodicamente in uso, ma destinata a scomparire del tutto in breve tempo. Queste mirabili testimonianze di un rito antichissimo, con evidenti radici precristiane (6), vennero indagate in maniera particolarmente approfondita da Carpitella, che già aveva studiato questo genere di repertori in altri contesti, sviluppando un vivace e proficuo dialogo con le cantatrici/prefiche. A Galatone invece i due incontrarono una «singolarissima esplosione carnevalesca nel pieno dell&#8217;estate», in cui venivano usati canti con espliciti riferimenti politici (anzi, proprio elettorali), e registrarono, in un contesto festivo, una formidabile &#8220;pizzica-pizzica&#8221;. A Gallipoli invece, si imbatterono in una squadra di suonatori che eseguiva un repertorio con caratteristiche originali rispetto agli altri luoghi toccati dalla ricerca, dove era molto presente la componente strumentale, e di cui facevano parte molti canti con riferimenti al mare e a temi per così dire marinareschi (fra cui una versione, che dovrebbe essere la prima ad essere stata registrata, de <span style="color: #993300;"><em>Lu rusciu de lu mare</em></span>, uno degli inni musicali del Salento).</p>
<p>Nelle oltre tre ore di musica contenute nei cd allegati al libro viene fuori un quadro ricco e composito della musica di tradizione orale del Salento, quasi, potremmo dire, &#8220;dalla culla alla tomba&#8221;: le ninne nanne e i giochi con bambini, i canti maschili e femminili eseguiti in polifonia durante il lavoro, canti d&#8217;amore e di nozze, canti narrativi, canti religiosi, canti d&#8217;autore ormai assorbiti dalla tradizione orale (fra cui diverse versioni delle celeberrime <span style="color: #993300;"><em>Kali NItta</em></span> e<em><span style="color: #993300;"> Aremu Rindineddha-mu</span></em>), fino ad arrivare ai <em>moroloja</em>, le<em> </em>lamentazioni funebri in <em>grico</em>. Spicca la quasi totale assenza della pizzica-pizzica, presente in pochi episodi, anche se di altissima qualità esecutiva, dato clamoroso se consideriamo invece come oggi, nel vortice del movimento musicale salentino, questa musica, nelle sua intima connessione con la danza, sia considerata quasi come un &#8220;marcatore identitario&#8221;. Agamennone mette invece in evidenza la presenza molto cospicua di canti eseguiti da gruppi di persone in polifonia, modalità esecutiva che viene individuata come un vero e proprio &#8220;&#8216;habitus culturale&#8221;: «Allorché cantavano insieme, gli uomini e le donne presenti nelle registrazioni dell&#8217;agosto 1954 esercitavano rapidamente una netta separazione di ruoli, disponendosi in parti diverse simultanee, innescando relazioni e processi che assumevano uno spiccato carattere sociale, oltre che musicale». Un &#8220;fare musica insieme&#8221;, secondo un codice condiviso dalla comunità, pratica oggi sostanzialmente scomparsa.</p>
<p>Il corposo volume, oltre alla trascrizione di tutti i canti presenti nei cd, sottopone la ricerca di Lomax-Carpitella ad un serrato vaglio critico, che parte da una analisi approfondita del contesto socioculturale che caratterizzava il Salento dell&#8217;epoca, per arrivare ad una indagine minuziosa dei repertori e delle modalità esecutive (spesso con trascrizioni musicali e &#8216;sonogrammi&#8217;), indagando a fondo anche il rapporto fra i due prestigiosi ricercatori &#8211; caratterizzati da personalità e approcci molto diversi, che però riuscivano bene ad integrarsi &#8211; e gli &#8220;informatori&#8221;, che dimostrano di essere perfettamente consapevoli delle proprie competenze musicali e del valore del processo di ricerca in cui erano coinvolti. Inoltre, un lungo lavoro &#8216;sul campo&#8217; ha consentito ad Agamennone di acquisire molte preziose informazioni sul contesto e di individuare, anche oltre la documentazione lasciata dai due studiosi (lacunosa a causa di un furto degli appunti di Lomax avvenuto in Campania), una buona parte dei nomi dei cantatori.</p>
<p>Per concludere, vorrei fare un riferimento ad una vera e propria chicca. Nel libro viene anche &#8211; finalmente &#8211; chiarita la storia di <span style="color: #993300;"><em>Rirollallà rirollalà </em>(7)</span>, una sorta di pizzica-pizzica cantata a due voci femminili in <em>grico</em> e accompagnata da una singolare percussione, forse il coperchio di una pentola, che era stata in passato oggetto di numerosi errori di attribuzione (8). Agamennone ricostruisce minuziosamente la complicata storia di questa registrazione &#8211; che fra l&#8217;altro è uno dei brani più rieseguiti dai gruppi della attuale riproposta &#8211; svelando definitivamente il curioso &#8216;segreto&#8217; delle sue origini (che lasciamo scoprire al lettore) (9).</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Musica e tradizione orale nel Salento</em></span> è dunque un&#8217;opera di straordinaria importanza, un tassello fondamentale nel lavoro di &#8216;restituzione&#8217; della memoria musicale del Salento &#8211; una delle conseguenze positive dell&#8217;esplodere del &#8220;movimento della pizzica&#8221; &#8211; che ha portato alla pubblicazione delle registrazioni frutto delle ricerche &#8216;storiche&#8217;, effettuate da prestigiosi studiosi &#8216;forestieri&#8217;, ma anche, a partire dagli anni Settanta, da ricercatori locali (10). In questo caso tale tesoro viene restituito con un apparato critico raffinato e di alto livello scientifico, che potrà consentire agli studiosi e agli appassionati (e speriamo anche ai musicisti, che potranno trovarci tanti stimoli) di conoscere e approfondire al meglio quel mondo lontano che tanto continua ad affascinarci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>1. Docente all&#8217;università di Firenze, allievo di Diego Carpitella e già autore di un&#8217;altra importante opera,<em> <span style="color: #993300;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2005/04/25/musiche-tradizionali-del-salento/">Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino (1959 – 1960)</a></span></em>,  libro più 2 cd, Squilibri edizioni.</h6>
<h6>2. Un avvincente racconto di questa esperienza è contenuto in <span style="color: #993300;"><em>The Land Where The Blues Began</em></span>, libro tradotto qualche anno fa anche in italiano (e pubblicato dal Saggiatore con il titolo <em><span style="color: #993300;">La terra del blues</span></em>).</h6>
<h6>3. Lomax era stato anche un importante attivista politico e sociale, spesso in collaborazione con <span style="color: #ff0000;">Woody Guthrie</span> e <span style="color: #ff0000;">Pete Seeger</span>, con cui aveva realizzato diversi programmi alla radio e l&#8217;antologia di canzoni di protesta <em><span style="color: #993300;">Hard Hitting Songs for Hard-Hit People</span>.</em></h6>
<h6>4. Per maggiori informazioni sulle esperienze di ricerca di Carpitella precedenti a quella salentina del 1954 si possono consultare alcune altre pubblicazioni dell&#8217;editore Squilibri: Giorgio Adamo (a cura di), <span style="color: #993300;"><em>Musiche tradizionali in Basilicata. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1952)</em></span>, libro più tre cd; Antonello Ricci, Roberta Tucci (a cura di), <span style="color: #993300;"><em>Musica arbëreshe in Calabria. Le registrazioni di Diego Carpitella e Ernesto de Martino (1954)</em></span>, libro più cd; Maurizio Agamennone, Vincenzo Lombardi (a cura di)<span style="color: #993300;"> Musiche tradizionali del Molise. Le registrazioni di Diego Carpitella e Alberto Mario Cirese</span> <span style="color: #993300;">(1954)</span>, libro più cd.</h6>
<h6>5.  Titolo anche di un bel libro pubblicato dal Saggiatore a cura di Goffredo Plastino.</h6>
<h6>6. Sulla lamentazione funebre della Grecìa Salentina, oltre al pionieristico saggio di Maria Corti, <span style="color: #993300;"><em>Panta nifta scotinì: sempre notte buia</em></span>, originariamente apparso in &#8220;L&#8217;Abero&#8221;, rivista dell'&#8221;Accademia Salentina&#8221;, n.5/8 1951 e poi ripubblicato in Maria Corti, <span style="color: #993300;"><em>Otranto allo specchio</em></span>, Milano, All&#8217;insegna del pesce d&#8217;oro 1990, si possono citare i lavori di Brizio Montinaro: <em><span style="color: #993300;">Canti di pianto e d&#8217;amore dall&#8217;antico Salento</span></em>, Bompiani 1994, e <em><span style="color: #993300;">Il tesoro delle parole morte. La poesia greca del Salento</span></em>, Argo 2009. Per un inquadramento più generale rimandiamo al classico di Ernesto de Martino <span style="color: #993300;"><em>Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria</em></span>, Einaudi 1958 (n. ed. Bollati Boringhieri 2000).</h6>
<h6>7. Per ulteriori dettagli si può leggere questo articolo:<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/02/20/soglia-messapica-uno-straordinario-documentario-radio-rai-del-1954-sul-salento-e-la-grecia-e-il-tarantismo/"> http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/02/20/soglia-messapica-uno-straordinario-documentario-radio-rai-del-1954-sul-salento-e-la-grecia-e-il-tarantismo/</a></h6>
<h6>8. Ad esempio Carpitella l&#8217;aveva inserita nel vinile allegato alla prima edizione &#8211; 1961 &#8211; della <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span> di Ernesto de Martino, dichiarandola &#8211; erroneamente &#8211; come brano usato nella terapia del tarantismo, registrato, chissà perché, a Taranto. Questi dati non corretti sono stati peraltro acriticamente riportati nella recente nuova edizione del capolavoro demartiniano, che aveva come allegato un dvd contenente le tracce sonore del vinile del 1961. Cfr. Ernesto De Martino, <span style="color: #993300;"><em>La Terra del rimorso. Contributo ad una storia religiosa del Sud</em></span>, a cura di Clara Gallini, libro più DVD, Il Saggiatore 2008 (prima edizione 1961)</h6>
<h6>9. Comunque alcun approfondimenti si possono leggere <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/02/20/soglia-messapica-uno-straordinario-documentario-radio-rai-del-1954-sul-salento-e-la-grecia-e-il-tarantismo/">qui</a></h6>
<h6>10. Oltre ad Alan Lomax e Diego Carpitella possiamo citare Ernesto de Martino, Roberto Leydi, Gianni Bosio e Giovanna Marini e per i locali, fra gli altri, Brizio Montinaro, Luigi Lezzi e Luigi Chiriatti.</h6>
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		<title>Alan Lomax racconta come Sanremo ha annientato la musica italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 20:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Segnalo un interessante articolo di Bruno Giurato, pubblicato sul sito www.linkiesta.it, dal titolo Alan Lomax racconta come Sanremo ha annientato la musica italiana. Non solo Sanremo, mi verrebbe da dire, ma sicuramente anche Sanremo. Il mainstream musicale italiano, tranne rarissime eccezioni, ha sempre rifiutato le musiche di tradizione (anzi, in alcuni casi ha addirittura negato che esistessero), e questo è un... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/02/15/alan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/02/15/alan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana/">Alan Lomax racconta come Sanremo ha annientato la musica italiana</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/02/Alan-Lomax.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2416" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/02/Alan-Lomax-300x185.jpg" alt="Alan Lomax" width="300" height="185" /></a>Segnalo un interessante articolo di <span style="color: #ff0000;">Bruno Giurato</span>, pubblicato sul sito <a href="http://www.linkiesta.it">www.linkiesta.it</a>, dal titolo <strong><span style="color: #993300;">Alan Lomax racconta come Sanremo ha annientato la musica italiana</span></strong>. Non solo Sanremo, mi verrebbe da dire, ma sicuramente anche Sanremo. Il mainstream musicale italiano, tranne rarissime eccezioni, ha sempre rifiutato le musiche di tradizione (anzi, in alcuni casi ha addirittura negato che esistessero), e questo è un fatto evidente, che l&#8217;aneddoto riportato nell&#8217;articolo non fa che confermare.<br />
Bello però il racconto dell&#8217;entusiasmo di Alan Lomax, che dopo il folle viaggio di ricerca del 1954-55, in cui girò il belpaese insieme a Diego Carpitella a registrare il <span class="text_exposed_show">registrabile (&#8220;<span style="color: #000080;">nelle strade, nelle piazze, nelle case di paese: dai canti dei pescatori calabresi di pescespada ai cori della Liguria</span>&#8220;) arrivò alla conclusione che “<span style="color: #003366;">il paesaggio sonoro italiano era il più ricco, vario e originale</span>” da lui mai incontrato &#8211; almeno in Europa &#8211; come ha ricordato la figlia Anna.<br />
E poi: Lomax, &#8220;<span style="color: #000080;">dopo aver incontrato Alberto Moravia e Francesco Rosi, e dopo aver fornito le sue registrazioni a Pier Paolo Pasolini (che le userà per Decameron, senza citarlo), andò a parlare alla dirigenza Rai. Citò l&#8217;esempio delle piccole stazioni radio negli Usa, che trasmettevano musica del posto finanziandosi con la pubblicità locale.</span>&#8221;<br />
Ma non se ne fece nulla, come è noto: &#8220;<span style="color: #003366;">La più potente e centralista azienda culturale italiana decise di concentrarsi sulla canzone derivata dalla tradizione Usa di Tin Pan Alley, il popolare italiano venne tolto di mezzo dai media prima ancora di entrarci. Risultato di questa scelta di paradigma: il pop della penisola nacque facendo fuori le proprie radici, e imitando la canzone Usa. Sarebbe giusto ricordare che l&#8217;irrilevanza di tanto pop mainstream italiano ha un&#8217;origine precisa&#8221;</span>. Si, sarebbe proprio giusto ricordarsene sempre, perché anche oggi la situazione non mi pare sia cambiata più di tanto.</span></p>
<p>L&#8217;articolo completo si può leggere qui: <a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2016/02/12/alan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana/29259/">http://www.linkiesta.it/it/article/2016/02/12/alan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana/29259/</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F02%2F15%2Falan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20racconta%20come%20Sanremo%20ha%20annientato%20la%20musica%20italiana" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F02%2F15%2Falan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20racconta%20come%20Sanremo%20ha%20annientato%20la%20musica%20italiana" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F02%2F15%2Falan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20racconta%20come%20Sanremo%20ha%20annientato%20la%20musica%20italiana" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F02%2F15%2Falan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20racconta%20come%20Sanremo%20ha%20annientato%20la%20musica%20italiana" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F02%2F15%2Falan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana%2F&amp;linkname=Alan%20Lomax%20racconta%20come%20Sanremo%20ha%20annientato%20la%20musica%20italiana" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F02%2F15%2Falan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana%2F&amp;title=Alan%20Lomax%20racconta%20come%20Sanremo%20ha%20annientato%20la%20musica%20italiana" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/02/15/alan-lomax-racconta-come-sanremo-ha-annientato-la-musica-italiana/">Alan Lomax racconta come Sanremo ha annientato la musica italiana</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Nell&#8217;oltre della Taranta</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 14:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Salvatore]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Leydi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 30 agosto 2011 La Notte della taranta nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’Istituto Carpitella, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/">Nell&#8217;oltre della Taranta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000;"><em><span style="font-size: medium;">La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it">Il Paese Nuovo</a> del 30 agosto 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1884" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011-300x153.jpg" alt="ndt2011" width="300" height="153" /></a>La <strong><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></strong> nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’<span style="color: #993300;"><strong>Istituto Carpitella</strong></span>, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi musicali e dagli operatori culturali che avevano da qualche anno dato vita a quello che in seguito sarebbe stato chiamato “<span style="color: #993300;"><strong>i</strong><strong>l movimento della pizzica</strong></span>”.</p>
<p>L’idea iniziale dei due coordinatori scientifici dell’Istituto, che in quel momento erano i professori <span style="color: #ff0000;"><strong>Maurizio Agamennone</strong></span> e <strong><span style="color: #ff0000;">Gianfranco Salvatore</span></strong> (che possono essere considerati i veri padri della Notte della taranta), <span style="color: #000000; font-size: medium;"><span id="more-155"></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">era quella di un Festival centrato sullo scambio creativo tra la musica salentina e le altre musiche del mondo, che, governato da un “maestro concertatore” di prestigio, doveva riuscire a produrre delle composizioni “originali”. Idea alla lunga rivelatasi vincente, almeno sul piano mediatico, come dimostra la vertiginosa crescita dell’evento negli anni e il grande successo ottenuto anche nell’ultima edizione, sotto la direzione ispirata e competente di <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span>.</span></p>
<p>Nel corso del tempo, alle istituzioni e alle personalità che hanno gestito questo grande e ormai imprescindibile evento, oltre ai tanti apprezzamenti e alle innumerevoli celebrazioni, sono state rivolte proprio da alcuni esponenti del “movimento” anche diverse critiche, alcune delle quali penso rimangano decisamente attuali, come ad esempio quelle che ritengono che un intervento istituzionale di tutela e valorizzazione dei patrimoni musicali tradizionali non possa limitarsi, come di fatto è successo in questi anni, al finanziamento di eventi spettacolari pur importanti, ma debba anche riguardare altri settori, che finora sono stati quasi del tutto ignorati.</p>
<p>Infatti, alla politica locale viene chiesto da molto tempo (se ne parlava già negli anni Settanta) un intervento su questi temi che sia quanto più possibile organico e non effimero, a partire dalla creazione di strutture per la conservazione e la fruizione collettiva della “memoria sonora” del Salento, con riferimento particolare al grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo” effettuate dai ricercatori (tra i più noti <span style="color: #ff0000;"><strong>Alan Lomax</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span>) a partire dagli anni Cinquanta dalla viva voce degli “esecutori tradizionali”, che costituiscono una documentazione fondamentale sulle forme reali della musica di tradizione orale del nostro territorio.</p>
<p>In questi anni, nonostante a più riprese il tema sia stato sollevato con forza, la grande attenzione delle istituzioni, e di conseguenza gli stanziamenti economici, si sono concentrati principalmente sull’evento spettacolare, mentre per tutto il resto le risorse impiegate sono state molto esigue, per cui su questo punto importantissimo siamo ancora molto indietro (ad esempio continuano incredibilmente a mancare le infrastrutture culturali, anche se un “Archivio multimediale della musica salentina” dovrebbe finalmente venire alla luce presso la Biblioteca provinciale di Lecce, nell’ambito di un progetto – comunque esterno alla Notte della taranta &#8211; ideato da chi scrive e coordinato dalla Provincia).</p>
<p>Molte speranze sulla soluzione di questi problemi erano legate alla creazione della Fondazione che, dopo una gestazione lunga ed estenuante (se ne cominciò a parlare addirittura nel lontanissimo 2004, e Vendola la annunciò come cosa fatta, con grande enfasi e i consueti toni ispirati, nell’estate 2005), sta finalmente iniziando a funzionare. Finora però il cambio di passo sperato si fa fatica a percepire, sia per quanto riguarda gli aspetti gestionali, per cui rimangono lentezze e farraginosità operative, che per un aspetto delicato e decisivo, e cioè la necessaria autonomia che il management culturale di un evento così importante dovrebbe avere rispetto ad una politica spesso esondante dal suo ruolo di indirizzo, che non si è potuta riscontrare ad esempio nel modo con cui è stata gestita l’estensione del Festival anche al Capoluogo provinciale (a mio avviso pur opportuna). Negli ultimi tempi è stato comunque annunciato da parte della Fondazione l’avvio di alcune iniziative di taglio più culturale, di cui si attendono i primi risultati operativi per valutarne la portata e il senso.</p>
<p>Lo stesso bilancio di luci e ombre si può trarre per quanto riguarda il ruolo e la funzione dell’ente Regione. La Puglia &#8211; anche grazie all’altra sua “isola sonante”, il Gargano, che custodisce la straordinaria tradizione delle poetiche “tarantelle” eseguite con la chitarra battente &#8211; è certamente uno dei territori più attivi e creativi in ambito nazionale e internazionale nell’ambito della musica tradizionale e delle sue rielaborazioni. Il grande “cambio di paradigma” del turismo pugliese, avvenuto negli ultimi anni, che ha visto l’esplosione dei flussi di visitatori interessati non più solo al mare ma anche al patrimonio culturale della regione, forse non sarebbe stato possibile in tali dimensioni senza la spinta tumultuosa di questo movimento musicale, che tra le altre cose, attraverso le centinaia di concerti, i corsi di ballo, gli eventi culturali che si svolgono in continuazione in tantissimi centri grandi e piccoli d’Italia e d’Europa, svolge un efficacissimo, capillare e instancabile (e gratuito) lavoro di promozione e marketing territoriale. Nonostante gli indiscutibili passi in avanti fatti in questi anni, a partire dalle risorse molto più ingenti destinate dalla regione a diverse iniziative di settore, si attende ancora la messa in campo di una politica organica e coerente di sostegno al movimento musicale, che ne riconosca le peculiarità &#8211; che sono solo in parte riconducibili alle altre forme di spettacolo dal vivo &#8211; e che contempli interventi sistematici anche nel campo della ricerca, della didattica musicale, della costruzione degli strumenti tradizionali, delle pubblicazioni specializzate, del sostegno agli artisti e alla produzione discografica, degli archivi e delle biblioteche a tema e così via.</p>
<p>Probabilmente, per poter dotare la Puglia, anche in questo settore così importante per i nostri territori e le nostre comunità, di strumenti operativi all’altezza delle pulsioni culturali, artistiche e creative che la attraversano e che sempre di più la caratterizzano, sarebbe auspicabile – come peraltro in molti da tempo chiediamo &#8211; il varo di una vera e propria legge regionale “per la tutela e la valorizzazione della tradizione musicale e coreutica della Puglia”, magari da costruire con il concorso attivo degli operatori del settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Archivio Sonoro della Campania e le registrazioni di Roberto de Simone</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 19:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Sonoro Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto De Simone]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Teatro San Carlo, Napoli, 2 dicembre 2010, ore 17,30 Dopo i lusinghieri riscontri avuti con l’Archivio Sonoro della Puglia, attivo presso la Cittadella della Cultura di Bari e ricco di un’ingente documentazione sonora, fotografica ed audiovisiva che dal 1950 giunge ai giorni nostri, l’associazione culturale Altrosud, d’intesa con la Direzione Generale per gli Archivi del MiBAC, promuove un analogo progetto... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/20/larchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/11/Locandina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1744" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/11/Locandina-141x300.jpg" alt="Locandina" width="141" height="300" /></a>Teatro San Carlo, Napoli, 2 dicembre 2010, ore 17,30</span></p>
<p align="justify">
<p>Dopo i lusinghieri riscontri avuti con l’<span style="color: #ff0000;"><strong>Archivio Sonoro della Puglia</strong></span>, attivo presso la <strong>Cittadella della Cultura di Bari</strong> e ricco di un’ingente documentazione sonora, fotografica ed audiovisiva che dal 1950 giunge ai giorni nostri, l’associazione culturale Altrosud, d’intesa con la Direzione Generale per gli Archivi del MiBAC, promuove un analogo progetto per la Campania, finalizzato allo stesso modo a restituire alle comunità originarie, facilitandone la consultazione a studiosi ed appassionati, documenti sonori, fotografici e audiovisivi particolarmente rappresentativi delle proprie tradizioni culturali.</p>
<p>Il 2 dicembre, alle ore 17,30, al <strong>San Carlo di Napoli</strong>, sarà presentato l’<span style="color: #993300; font-size: large;"><strong>Archivio Sonoro della Campania</strong></span> che, dalle pioneristiche rilevazioni di <strong>Alan Lomax</strong> e <strong>Diego Carpitella</strong> fino alle più recenti ricerche condotte da numerosi studiosi su tutto il territorio regionale,  si prefigge di offrire una rappresentazione in presa diretta di una vivacissima cultura musicale che, per la peculiarità dei propri repertori, ha esercitato e continua ad esercitare una notevole influenza su tutta la produzione musicale meridionale. Semplicemente strepitoso l’esordio del costituendo Archivio che avvia le proprie attività con la presentazione della monumentale opera di <strong>Roberto De Simone</strong>, <span style="color: #ff0000;"><em>Son sei sorelle. Canti e rituali della tradizione in Campania</em></span>, un volume con sette cd allegati che, edito da Squilibri, raccoglie le memorabili registrazioni realizzate in studio negli anni ’70 assieme ad altrettanto materiale inedito, raccolto sul campo nel corso di una pluridecennale ricerca estesa a tutto il territorio regionale. Secondo l’inarrivabile sensibilità musicale dell’autore de <strong>La gatta cenerentola</strong>, registrazioni in studio e riprese sul campo sono ordinate come una straordinaria sinfonia che restituisce all’ascolto il canto corale di un popolo, l’anima e il cuore palpitante <span id="more-202"></span>di una tradizione. Dalla leggenda delle sette sorelle, “sei belle e una brutta e nera” rifugiatasi poi a <strong>Montevergine</strong> dove ebbe inizio il culto alla “mamma Schiavona”, ai possenti canti sul tamburo, con le diverse varianti a seconda dell’area culturale, fino a una insospettata tradizione di canto sociale e politico, è un susseguirsi di emozioni che emanano da brani che, di uno straordinario valore documentario, risaltano per la loro rara bellezza, essendo eseguiti dai più autentici rappresentanti di una cultura millenaria, oggi quasi tutti defunti.</p>
<p>Attività dell’Archivio e volume saranno presentati da <strong>Luciano Scala</strong>, Direttore Generale per gli Archivi, <strong>Domenico Ferraro</strong>, presidente di Altrosud, <strong>Vincenzo Santoro</strong>, Responsabile Ufficio Cultura dell’ANCI, <strong>Maurizio Agamennone</strong>, Università di Firenze, e <strong>Paolo Apolito</strong>, Università di Roma Tre. Dopo le conclusioni, affidate a <strong>Roberto De Simone</strong>, <span style="color: #993300; font-size: large;"><em><strong>In morte di una tarantola </strong></em></span>suite per pianoforte, clarinetto, violino e violoncello dello stesso <strong>De Simone</strong>, ispirata ai moduli espressivi della tradizione meridionale, ed eseguito da <strong>Il Circolo Artistico Ensemble</strong>.</p>
<p>Quest’ulteriore attestazione della possibilità di riuso dei materiali della tradizione indica allo stesso tempo una delle direttrici fondamentali dell’<strong>Archivio Sonoro</strong> che, nel salvaguardare la memoria sonora dei diversi territori, vorrebbe anche riavviare un dialogo tra il mondo della ricerca e quello della riproposta che, negli anni ’70, ha sortito risultati straordinari, costituendo dunque una lezione esemplare da riprendere e rinnovare.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">per la scheda del libro di de Simone: <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=568">www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=568</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;">Ingresso gratuito</span></span></span></p>
<p>info:altrosud@altrosud.it, 0984-578154</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Flarchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Archivio%20Sonoro%20della%20Campania%20e%20le%20registrazioni%20di%20Roberto%20de%20Simone" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Flarchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Archivio%20Sonoro%20della%20Campania%20e%20le%20registrazioni%20di%20Roberto%20de%20Simone" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Flarchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Archivio%20Sonoro%20della%20Campania%20e%20le%20registrazioni%20di%20Roberto%20de%20Simone" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Flarchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Archivio%20Sonoro%20della%20Campania%20e%20le%20registrazioni%20di%20Roberto%20de%20Simone" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Flarchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone%2F&amp;linkname=L%E2%80%99Archivio%20Sonoro%20della%20Campania%20e%20le%20registrazioni%20di%20Roberto%20de%20Simone" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Flarchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone%2F&amp;title=L%E2%80%99Archivio%20Sonoro%20della%20Campania%20e%20le%20registrazioni%20di%20Roberto%20de%20Simone" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/20/larchivio-sonoro-della-campania-e-le-registrazioni-di-roberto-de-simone/">L&#8217;Archivio Sonoro della Campania e le registrazioni di Roberto de Simone</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Dance of the spider women</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 16:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Enza Pagliara]]></category>
		<category><![CDATA[Fernando Bevilacqua]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In a forgotten corner of Italy, musicians turn a mystical tradition into a source of passionate regional pride di Laura Fraser da Afar, luglio/agosto 2010 The road that runs down through Salento, a region in the heel of Italy’s boot, is almost completely deserted at night. I am driving to a folk concert with two Italian friends, and we pass... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/10/dance-of-the-spider-women/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>In a forgotten corner of Italy, musicians turn a mystical tradition into a source of passionate regional pride</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">di </span></span></span><a href="http://www.laurafraser.com/"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Laura Fraser</strong></span></span></span></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">da </span></span></span><a href="http://corp.afar.com/products-platforms/afar-magazine"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Afar</strong></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, luglio/agosto 2010</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/pecheafar2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1660" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/pecheafar2-300x192.jpg" alt="pecheafar2" width="300" height="192" /></a>The road that runs down through </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Salento</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a region in the heel of Italy’s boot, is almost completely deserted at night. I am driving to a folk concert with two Italian friends, and we pass only a few sleepy villages, many gnarled olive trees, and scarcely another car along the way. When we reach the town of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, situated a few kilometers from the point where the Adriatic and Ionian seas meet at the tip of the peninsula, we park on a narrow cobblestone street. No one is out, and the air is dry and hot. The place seems scrubbed bare of inhabitants<span id="more-234"></span>. Then we scurry up a hill and round a corner into a blaze of light: Before us, the central piazza is packed with thousands of people, stretching from the town’s ornate neogothic church to the clock tower, all staring up at the brightly lit stage. Singer </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Enza Pagliara</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, that evening’s main act, is just warming up. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Fernando Bevilacqua</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a local photographer who has brought my friend Giovanna and me here, elbows his way to the front of the crowd, sidling past elderly signoras in cardigans and pumps, scruffy kids with dread-locks, men with slick black hair and neat red pants, young women in diaphanous skirts and eggplant-tinted curls. The crowd is </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>di tutti i colori,</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> as they say in Italian, all colors and all types. Giovanna, who is Italian and short, climbs the steps of a fountain to get a better view. A few strums of the guitar, several staccato taps on a tambourine, some mournful cello sawing, and Pagliara steps up to the microphone, reaching wide with her long arms as if to embrace the entire crowd. The sound that emerges from her mouth isn’t like blues or jazz or opera or anything I’ve ever heard. It’s an Arab-tinged wail of close harmonies and dissonance, full of longing, lust, and lament. Her clear voice carries over the thousands of upturned faces, and the song seems as ancient as the limestone buildings of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Maybe it is. When I tell Bevilacqua I can’t understand a word, even though I speak Italian, he explains that the lyrics are in Salentino and Griko, dialects spoken here that date back to the </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Greeks</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> who colonized the area long before the Romans arrived. Pagliara sings hymns to endurance, plaintive tunes for gathering wheat under a beating sun; come-hither courtship dialogues with back-and-forth verses between voice and instruments; and pieces with polyphonic overtones that sound like Balkan ballads. Pagliara invites her elderly aunts and uncle onstage to sing a few traditional lullabies and other songs from their childhoods. The crowd is swaying and entranced by the mystical music, which is called </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Then a frenetic song starts up, and Bevilacqua whispers that it is a </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, meaning “bitten bitten.” The tambourine, accordion, and violin pick up speed, and Pagliara sings faster and faster. The words are coming so quickly now, they’re just sounds. Pagliara is bopping so fast that her long black hair swishes wildly and her feet barely touch the stage. The earth vibrates with thousands of feet pounding the cobblestones in the square. Bevilacqua glances at me and says, “It’s impossible not to dance, no?” and I realize my feet are tapping, too. I give in to the rhythm and start twirling with the music. The crowd in the square breaks into small circles as people stomp, spin, and pair off for impromptu courtship dances. The pace is dizzying; no one can avoid the song’s contagious energy. Pizzica has long captivated the Salentini. Legend has it that musicians played these songs when someone, usually a woman, had been bitten by a tarantula spider. Scientific? No. Superstitious? Yes. To expel the crazymaking venom, the woman would convulse and dance to exhaustion, enveloped by the music. This curative ritual dates back to Dionysian rites, and it is significant today for the music and dance it left behind. Contemporary </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, while paying homage to the traditions of the past, is a celebration of the region’s culture.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">When the concert is over, many in the crowd continue playing the tambourine, their bodies shaking and feet tapping, and we wander amid the stalls that sell CDs, instruments, jugs of local wine, and T-shirts emblazoned with big black spiders. The people around us keep dancing until we straggle back to the car at two in the morning. I’m here in Salento in the middle of a scorching August for the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, or </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Nights of the Tarantula</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a weeklong festival that celebrates the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>tarantella</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Folk music concerts are slated for almost every night in different town squares throughout the region. Pizzica is the Salentine variant of SpIder bytes: tarantella, and its homeland, the southernmost part of Puglia, is still relatively untouched by tourism. It feels like the Italian countryside foreigners visited 40 years ago. During the day, the villages are deserted, motionless, and oppressively hot; during the cooler evenings, the shops open and people slink out as if from under rocks. Since antiquity, and until only a couple of decades ago, life in Salento was desperate, particularly for women, who had little say in their destinies. Occasionally someone would sink inward, glassy-eyed, writhing on the floor, delirious, and could only be roused by musicians, especially the sound of the tambourine. Neighbors would whisper that she’d been bitten by the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>tarantula</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, and would circle around her playing instruments. The afflicted tarantata would eventually rise up and dance in circles, stomping on the ground to the rhythm, as if trying to kill a spider. The ritual lasted, on and off, for up to three days, and the symptoms allegedly returned every year in June around the feast day of </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>San Paolo</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> (</span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Saint Paul</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">), who protects against venomous animals. Today, Salento is better known for its craggy coves and baroque architecture than for its tarantate, who &#8211; like the poisonous spiders that supposedly cause their frenzied state — have mostly died off. Yet on my first trip to Salento, three years ago, I noticed signs of those spiders everywhere. Faded posters of tarantulas were tacked up on village walls, advertising traditional pizzica music concerts. Happy-looking spiders beckoned from highway billboards, encouraging tourism in the area. How had Salento transformed the tarantula—a grim symbol from its past—into a cheerful icon celebrating the region and its music? To investigate, I had to start with history. In the 1950s, a handful of anthropologists and ethnomusicologists started recording pizzica music. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alan Lomax</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">—famous for discovering </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Muddy Waters</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Leadbelly</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Woody Guthrie</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, and other American roots musicians—amassed a collection of traditional Salentine folk songs. Perhaps the most prominent of these researchers still living is </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Luigi Chiriatti</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, an anthropologist who recorded music and oral histories in the early 1970s and has written several books on tarantismo. After the concert in </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, I call Chiriatti and he invites me over to his house in a town near </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. His living room walls are covered with relics from a long career in anthropology: masks, ancient musical instruments, and black-and-white photos of Salento’s past. Chiriatti, a modest man in his 70s, is energetic and impassioned when talking about his region’s deepest traditions, and we chat for hours about the history of the tarantula rites, how they came to Salento (probably from the Greek Dionysian cult), and the varieties of stories he has collected from tarantate over the years. What puzzles me, I tell him, is how pizzica, which he says by the 1980s was mostly forgotten or considered hillbilly music, is packing town squares in 2009. “We had to revisit what identifies us as Salentini,” he says. Previously, most associations with Salento had been negative. “It had been considered a land of remorse, a land from which people emigrated because there was no work, a land with no partisan heroes—a land that had been silenced and forgotten.” But when ethnomusicologists started rediscovering the songs and musicians began playing them, Salentini realized that pizzica music and dance are what makes their territory unique. Their view of the music— which is, at its heart, upbeat in sound—began to take on a positive cast, and this affected the way Salentini saw everything about their culture. “Through the music, we started seeing the territory in a truly different way, rediscovering the land, the rocks, the churches, the piazzas, and the sea,” Chiriatti says. The lyrics and tones fit the place.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">In the 1990s, a small underground pizzica scene started to percolate, partly boosted by </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Pizzicata</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a 1995 neorealist film that included interviews and sessions with traditional Salentine musicians. The film recounts the story of one tarantata, a young contadina (peasant woman) who was “bitten” by a tarantula and fell ill after her lover was killed and she was prom- ised to his murderer. Local musicians, including Bevilacqua—the photographer who was my guide in Alessano—started organizing small concerts and booking gigs throughout Europe. In 1997, some young administrators of Salento’s small towns recognized the modern appeal of the spider and decided to use pizzica to promote regional identity, staging the first </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. The event has grown exponentially ever since, bringing tens of thousands of tourists to the area and making Salento synonymous with pizzica, the way Argentina means tango. “By freeing the music from associations with the spider, the ritual, and religion, we’ve turned something negative into something profoundly positive,” Chiriatti tells me. On the day before the final concert of the week in </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a town of about 2,000 people, I find my way to the ruins of the 16th-century Carmine church. A stage has been built there, and musicians are preparing for a dress rehearsal. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Enza Pagliara</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> sits on the grass, pressing a sweating bottle of water to her face to stay cool in the hundred-degree heat. I sit down next to her and ask about pizzica’s tarantula-related origins. Pagliara, 41, who has studied tarantismo and pizzica for more than 20 years, says that most people think the tarantulas were a myth. In 1959, the anthropologist </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ernesto De Martino</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> set out with an interdisciplinary team of physicians and psychologists to study 35 women afflicted with tarantismo. His work was published in English as </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>The Land of Remorse</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">— and “remorse” in Italian has a second meaning: “re-bitten.” Today, Pagliara says, most Salentini believe that the tarantula bite was an excuse, a way for people in the villages to express rage, repressed eroticism, and frustration. “It was a territory that was extremely poor,” Pagliara says. “People worked like serfs, and until 50 years ago the </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>padrone</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> even had the </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>diritto della prima notte</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">,” meaning the local landowner had the right to sleep with a bride first on her wedding night. “For women”—she makes a strangling gesture around her throat—“it was untenable, and the tarantula was the way to let loose of everything, a form of therapy before psychotherapy.” Pagliara grew up singing the songs with her aunts. She began recording, she says, because “I knew there was something precious in this music.” She went to early pizzica gatherings in the ’90s and learned to dance and play the tambourine. When she began to record her relatives, at first they were ashamed and wanted to sing songs from the radio instead. “Their songs have a real sense of this territory from the older days,” Pagliara says. “They’re the sound of the land, and I’ve wanted to keep them alive.” Pagliara performs at large concerts, but also at small pizzerias and at parties, sometimes until five in the morning. “I don’t know how to sing pop or anything else,” she says. “Our oldest music was therapy for the tarantata, and so maybe I am a little crazy, because I have to sing, I need it for myself more than anything. I can’t help it; I feel like I have the living soul of the music inside me, the soul of the land.” I heard similar sentiments from other Salentini I talked to—that the tradition is in their blood. Before the last show, I meet </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Giorgio de Giuseppe</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, who dances to pizzica almost nightly with small gatherings of musicians. We sit in a café outside a gas station in a small village near </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Otranto</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. De Giuseppe is a slight, fit retiree of 56 who worked as a jail guard. He tells me that his father, an illiterate contadino (peasant), was one of the rare men bitten by the tarantula, before Giorgio was born. His father never felt the bite, but became vague and depressed. Then, every year on June 29, he turned manic. The family took him to the church of Saints Peter and Paul in the village of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Galatina</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> to join the other tarantate in the region, who like- wise became agitated on that day and went there to be calmed. For the rest of his life, even when he walked with a cane, his father had to dance when he heard a tambourine. Now de Giuseppe says he’s inherited that urge. “A little bit of the spider’s venom has been transmitted to my blood,” he says. “I don’t fall to the ground and have contortions, but I need to dance when I hear the tambourine. De Giuseppe’s belief in the spider venom is unshakable. “Why,” I ask, “did the spiders mainly bite women?” “They wore skirts—that made it easy to get bitten,” he explains.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Do you think that saying you were bitten by a spider might have been a way for people who were extremely stressato to let off some steam?” I ask. “Maybe the spiders weren’t even poisonous. No one else in Italy went </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>pazzo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> [crazy] after being bitten by a spider.” De Giuseppe becomes agitated. “Look, Laura,” he says. “There are no more spiders because of pesticides, and so there are no more tarantate. If you go looking for a spider, you can’t find one. They’re extinct.” On the final night of the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> is transformed into a huge fairground, with food vendors, camping tents, craft stalls, and remote video screens for dancers who want more space. De Giuseppe the dancer is there, selling hundreds of little handmade tambourines to tourists. Backstage, I pause to talk with </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Giuseppe Spedicato</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, 33, the acoustic bass player in Pagliara’s band. Spedicato tells me he became interested in pizzica while studying ethnomusicology in </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lecce</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, the largest city in the region. I ask him why tens of thousands of people are gathering outside right now, from all over Italy, and he says there’s a huge interest in traditional music among his generation; these days it’s cool. “You go to anyone’s house, or to a party, and people will play pizzica and dance,” he says. People love the music because it’s so rhythmic and hypnotic. “There are moments when the tambourine and the voice send people into a trance,” he says. “It’s a way of getting outside yourself.” So, too, there’s a fascination with the music’s history. “Pizzica is popular partly because of the magic associated with it,” he says. “The spider, the poison, the music as an antidote—we’ve got a collective infatuation. The concert begins at dusk, and soon the crowd swells to more than 100,000 people, stretching as far as you can see, all swaying together in front of the moonlit monastery ruins. Band after band takes the stage, starting with traditional acoustic music. Special guest stars—world musicians from other countries—join the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Orchestra Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> in compulsively danceable collaborations. The audience is transported, moving together as though under a spell. My friend Giovanna is here, along with several of her friends who’ve traveled all the way from </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Bologna</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> in the north for the concert, which they say they wouldn’t miss. Mesmerized by the music, the audience speeds up as the hour gets later and later. When a man taps me on the shoulder and tells me I’ve been “bitten by the tarantula,” I check my watch and notice I’ve been at the concert for seven hours straight, most of it dancing, packed into the crowd. The concert finishes at four in the morning, and it feels as though it just started Afterwards, Giovanna and I walk the streets of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> as the wine sellers pack up, the crowds disperse to the far corners of Italy, and the jewelry makers take down their stalls. In the main square, dancers twirl and stomp on imaginary spiders. One by one, they drop off, a few curling up on the stone steps of the San Giorgio church. As they finally sleep, exhausted, the sky grows light and the pale limestone glows a faint pink, already beginning to warm.</span></span></span></p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">La segnalazione dell&#8217;articolo l&#8217;ho trovata sul blog <a href="http://terremobili.com/it/showpost/2091/donne_ragno_la_pizzica_vista_da_san_francisco">Terremobili. Storie di ordinaria ospitalità</a></span></span></span></p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Il testo invece sul <a href="http://www.myspace.com/giuseppespedicato/blog">blog di Giuseppe Spedicato</a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Le foto infine sono di <strong>Lorenzo Pesce</strong> (a questo indirizzo se ne trovano altre: </span></span></span><a href="http://reduxpictures.com/lorenzo-pesche-for-afar-magazine">http://reduxpictures.com/lorenzo-pesche-for-afar-magazine</a></p>
<div align="justify"></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F10%2Fdance-of-the-spider-women%2F&amp;linkname=Dance%20of%20the%20spider%20women" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F10%2Fdance-of-the-spider-women%2F&amp;linkname=Dance%20of%20the%20spider%20women" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F10%2Fdance-of-the-spider-women%2F&amp;linkname=Dance%20of%20the%20spider%20women" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F10%2Fdance-of-the-spider-women%2F&amp;linkname=Dance%20of%20the%20spider%20women" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F10%2Fdance-of-the-spider-women%2F&amp;linkname=Dance%20of%20the%20spider%20women" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F10%2Fdance-of-the-spider-women%2F&amp;title=Dance%20of%20the%20spider%20women" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/10/dance-of-the-spider-women/">Dance of the spider women</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Alan Lomax e le registrazioni &#8220;sul campo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 14:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Giordano Montecchi da www.unita.it del 30 luglio 2010Qualche volta c’è una buona notizia. E spesso a procurarcela è la rete, in virtù di quel suo potere&#8230; come definirlo? Rivoluzionario? Ok, diciamo «mediaticamente rivoluzionario», capace di sovvertire regole e discriminazioni in materia di informazione, o meglio, di condivisione dell’informazione. E siccome il potere è quello che sa tutto e i... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/07/31/alan-lomax-e-le-registrazioni-sul-campo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Giordano Montecchi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.unita.it">www.unita.it</a> del 30 luglio 2010<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/07/hero-11-alan-lomax.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1648" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/07/hero-11-alan-lomax-300x199.jpg" alt="hero-11-alan-lomax" width="300" height="199" /></a></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Qualche volta c’è una buona notizia. E spesso a procurarcela è la rete, in virtù di quel suo potere&#8230; come definirlo? Rivoluzionario? Ok, diciamo «mediaticamente rivoluzionario», capace di sovvertire regole e discriminazioni in materia di informazione, o meglio, di condivisione dell’informazione. E siccome il potere è quello che sa tutto e i sudditi sono quelli che non sanno niente, se la rete continua di questo passo a divulgare tutto, chissà dove andremo a finire.L’ultima riguarda la musica della quale la rete, checché se ne dica, è una grande benefattrice.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La notizia viene dagli Usa: una parte piccola, ma ciononostante imponente dell’archivio di <strong>Alan Lomax</strong> – per la precisione 400 ore di filmati registrati per la rete televisiva Pbs fra il 1978 e il 1985 – verranno resi pubblici su un apposito canale di Youtube (<a href="http://www.youtube.com/user/AlanLomaxArchive">www.youtube.com/user/AlanLomaxArchive</a>). Già, <strong>Alan Lomax&#8230;</strong> <span id="more-238"></span>Molti anni fa, in tanti, appassionati di musica, quando andavamo scartabellando per dischi, cercando le cose più preziose del jazz, del blues, del rock, del folk, ebbene, una volta sì e l’altra pure saltava sempre fuori questo nome: <strong>Alan Lomax.</strong>.. <strong>Alan Lomax</strong>. Non era un musicista, né un musicologo, né uno storico della musica, né un produttore nel senso usuale del termine, forse perché era tutte queste cose insieme. Perché <strong>Alan Lomax </strong>ha passato la vita a registrare e poi a filmare il mondo, il mondo dei diseredati, dei dimenticati, dei carcerati, il mondo delle musiche minacciate di estinzione.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Con un termine oggi troppo abusato si potrebbe definirlo uno «storico orale», cioè uno che invece delle fonti scritte, cerca la gente e ne raccoglie le testimonianze. Lomax registrava e archiviava, e una parte di quelle registrazioni finiva su disco. Non erano dischi molto vendibili. Ma i musicisti, da <strong>Miles Davis</strong> a <strong>Bob Dylan</strong>, questi dischi li ascoltavano eccome, e rimanevano folgorati dalla forza prepotente di quelle voci, di quei suoni usciti da chissà dove: terra nera, carni macerate, memorie irremovibili, anime ribelli, canti da mozzare il fiato. Per questo sul retro del disco il grazie a chi aveva fornito quella presiosissima «materia prima» non mancava mai. Difficile dire il valore dell’eredità che <strong>Alan Lomax</strong> ha consegnato alla storia del XX secolo. Quel che è certo è che questo texano di Austin nato nel 1915 e spentosi nel luglio del 2002, ci lascia una documentazione monumentale, raccolta in quasi settant’anni di attività instancabile. Cominciò nel 1933, a diciotto anni, seguendo il padre, responsabile dell’<span style="color: #ff0000;"><strong>Archive of Folksongs della Library of Congress</strong></span>. All’epoca i Lomax si portavano dietro qualcosa come duecento chili di attrezzatura che consentiva loro di incidere grandi dischi di alluminio o di acetato capaci di contenere 15 minuti di musica. Negli anni prima della guerra il loro archivio era già una miniera: <strong>Leadbelly</strong>, <strong>Jelly Roll Morton</strong>, <strong>Memphis Slim</strong>, <strong>Woody Guthrie</strong>, <strong>Big Bill Broonzy</strong>, <strong>McKinley Morganfield</strong> divenuto poi celeberrimo come <strong>Muddy Waters</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E già iniziavano i ringraziamenti, perché alcuni di questi artisti devono l’avvio della loro ascesa proprio ai Lomax. Prima col padre poi con altri collaboratori, <strong>Alan Lomax </strong>ha battuto palmo a palmo gli <span style="color: #ff0000;"><strong>Stati Uniti</strong></span>: tradizioni folkloriche, i canti di lavoro, la musica dei diversi, degli emarginati, ma soprattutto la musica dei neri. Occorreva pazienza, fatica e molto coraggio perché l’ostilità, le minacce e talvolta le violenze in un sud razzista, ancora feudale erano sempre in agguato, perché un «amico dei negri» era (?) visto peggio di un negro. Snobbato dagli etnomusicologi e dai folkloristi per la sua dichiarata solidarietà coi soggetti delle sue ricerche (<span style="color: #ff0000;"><strong>il folklorista</strong><span style="color: #000000;">, era solito ripetere, </span><strong>deve farsi avvocato delle culture popolari</strong></span>) <strong>Alan Lomax</strong> è stato un grande pioniere della diversità culturale come valore da difendere e preservare e nella sua veste un benefattore delle musiche folkloriche di mezzo mondo: <span style="color: #ff0000;"><strong>Stati Uniti</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">Caraibi</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Inghilterra</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">Spagna</span></strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Urss</span></strong> e anche <span style="color: #ff0000;"><strong>Italia</strong></span>, dove viaggiò nel 1954–55 con <strong>Diego Carpitella</strong> registrando una collezione di canti delle diverse regioni di valore – e bellezza – inestimabile.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non è retorica. Lo dicono i numeri del Lomax Archive acquisito nel 2004 dall’<span style="color: #ff0000;"><strong>American Folklife Center</strong></span> della <strong><span style="color: #ff0000;">Library of Congress</span></strong>: più di 5000 ore di registrazioni audio, 2500 videotapes, circa 120 mila chilometri di pellicola girata, una quarantina di metri di scaffali pieni di appunti e manoscritti vari, oltre a una biblioteca di migliaia di volumi e molta altra documentazione. A tutto questo andrebbe poi aggiunta la sterminata discografia nella quale Lomax ha avuto un ruolo come ricercatore, produttore o consulente scientifico e che allinea centinaia di titoli, 78 giri, long playing, cd. A parte le decine di registrazioni fornite dagli appassionati che già Youtube ospita da anni, ora ci sono i documenti dell’Archivio, queste registrazioni degli anni Ottanta, un’epoca nella quale le mitografie, le epopee eroiche alla <strong>Leadbelly</strong> o <strong>Robert Johnson</strong> sono ormai fuori luogo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Eppure <strong>Alan Lomax</strong> è il ricercatore, è colui che, appunto, sa cercare e sa trovare. E anche quando l’età dell’oro è tramontata eccolo denudare le radici ancora vive, là dove nessun talent scout, nessun discografico si sarebbe mai avventurato: i sermoni alla St. James Missionary Baptist Church Congregation o il blues di R.L Burnside: sì la chitarra è elettrica ma, sullo sfondo, la povera campagna e il filo spinato dicono che il tempo non è mai trascorso e forse non passerà mai. Questi e altri documenti inestimabili di umanità oggi vanno su Youtube; platea: il mondo. Chissà chi vincerà, se l’umanità o il business.</span></p>
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