recensione di Massimiliano Morabito, “Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli” (CGS 2025)

Massimiliano_Morabito_CopMassimiliano Morabito, Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli, CGS Edizioni 2025, pp. 224, euro 15,00 Libro con Cd 
Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli è il titolo dell’importante “saggio sonoro” di Massimiliano Morabito – pubblicazione di esordio delle edizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo di cui l’autore fa parte – che restituisce criticamente la documentazione sonora e fotografica realizzata nell’agosto del 1954 a Locorotondo (Ba) dal celebre etnomusicologo statunitense, in una ricerca che come è noto si collocava all’interno di una ambiziosa e innovativa campagna di ricognizione sulle ‘musiche tradizionali’ dei vari territori italiani, la prima impresa del genere eseguita con strumenti e metodologie moderne, a partire dall’uso sistematico delle registrazioni audio in affiancamento con una diffusa documentazione fotografica (alla fine saranno registrati oltre 1200 canti e scattate 1312 foto).
Originario di Austin, Texas, Alan Lomax (1915-2002), fin da giovane infaticabile ‘cacciatore di canzoni popolari’, aveva già effettuato dei fondamentali studi sulle musiche del Sud degli Stati Uniti, occupandosi in particolare delle comunità afroamericane, attraverso avventurose indagini sul campo, in cui dovette anche confrontarsi con il rigido e violento sistema razzista e segregazionario a cui erano ancora soggetti i discendenti degli schiavi deportati dall’Africa. Realizzò così una serie di rilevazioni che poi confluiranno nella Biblioteca del Congresso di Washington (un avvincente racconto di questa esperienza è contenuto in The Land Where The Blues Began, libro tradotto qualche anno fa in italiano dal Saggiatore con il titolo La terra del blues), che lo portarono anche a ‘scoprire’ alcuni personaggi che avrebbero avuto un ruolo fondamentale nei successivi sviluppi della popular music mondiale, come Huddie Ledbetter detto “Leadbelly” e Muddy Waters. Tipico esponente di un certo progressismo radicale statunitense, collaborò con personalità del calibro di Woody Guthrie e Pete Seeger, con cui realizzò diversi programmi alla radio e la seminale antologia di canzoni di protesta Hard Hitting Songs for Hard-Hit People (1949). Questa riconosciuta militanza finì per metterlo nel mirino dall’FBI e della famigerata Commissione McCarthy e ad esporlo all’isteria ‘anticomunista’ che si scatenò negli Usa dopo la guerra.
Anche per sfuggire a tali incombenze, accettò un invito della BBC per condurre dei programmi radiofonici dedicati alle musiche tradizionali e si trasferì in Inghilterra. In quegli anni inoltre concordò con l’etichetta discografica Columbia la realizzazione di una serie di dischi sulle “musiche del mondo”, basate su campagne di ricerche sul campo, che cominciò a programmare e ad attuare. Dopo una campagna di rilevazione che riguardò, nel 1952, la Spagna, nel 1954-55 dedicò le sue attenzioni all’Italia, partendo dalla Sicilia, risalendo lo Stivale fino al profondo Nord e poi ridiscendendo sulla parte occidentale in un lungo e memorabile viaggio che definirà come “l’anno più felice della mia vita” (titolo anche di un bel libro pubblicato nel 2008 dal Saggiatore a cura di Goffredo Plastino, a cui si rimanda per approfondimenti). Ad affiancarlo in questa entusiasmante avventura, che si svolse in collaborazione con il Centro Nazionale Studi di Musica Popolare diretto da Giorgio Nataletti, fu Diego Carpitella, giovane etnomusicologo che aveva già fatto delle esperienze importanti in alcune zone del Mezzogiorno con Ernesto de Martino e Alberto Maria Cirese, destinato a brillante carriera.
Dopo i fruttuosi passaggi fra luglio e gli inizi di agosto in Sicilia e Calabria, i due ricercatori giunsero nel Salento dove, fra il 12 e il 17 agosto, registrarono a Martano – dove documentarono in particolare le ultime eccezionali emergenze del lamento funebre in lingua grica, Calimera, Galatone e Gallipoli (queste straordinarie testimonianze sono state integralmente pubblicate e dettagliatamente analizzate da Maurizio Agamennone in Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954), libro con tre cd, Squilibri 2017).
Dall’estremo Sud della regione i nostri si spostarono quindi verso Locorotondo, caratteristico borgo della Valle D’Itria, dove arrivarono il 18 agosto. Le sedute di registrazione cominciarono subito e si svolsero anche il giorno seguente, riprendendo un repertorio di grande interesse, fatto di canti monodici e polivocali (che erano la maggioranza del repertorio di tradizione orale di quelle comunità) e musiche per la danza. Si distinguono fra gli altri alcune ninne-nanne, dei caratteristici canti di lavoro e di vendemmia, una serenata, degli stornelli, una quadriglia e due pizziche-pizziche per organetto, repertori che Morabito mette proficuamente a confronto anche con altri esempi simili rilevati in ricerche successive, fra cui quelle da lui stesso condotte e in parte confluite nel cd Tomma Tommë. Musiche e canti della Murgia dei trulli, Edizioni Taranta, Firenze 2004. Nel corso di questo breve passaggio Lomax riuscì anche a scattare fra Locorotondo e la vicina Alberobello 58 splendide fotografie in bianco e nero, riguardanti sia l’incantato paesaggio rurale della Valle d’Itria, caratterizzato dalla singolare e pittoresca presenza di ‘trulli’ e muretti a secco in pietra, che dovette molto colpirlo, che le persone e i cantori incontrati, meritevolmente inserite alla fine del volume.
Questo pregevole patrimonio documentario, riassunto per la parte musicale nella 16 tracce sonore inserite nel cd allegato al volume (ma sono disponibili anche tramite qr code), è stato sottoposto da Morabito – originario di un comune non distante da Locorotondo – a un lavoro critico scrupoloso e accuratissimo. In primo luogo, sono state affrontate e per quanto possibile risolte le complesse vicende di costruzione e conservazione dell’intera raccolta italiana, su cui si sono avute negli anni perdite di notizie e dati e si riscontrano difformità di vario genere fra gli archivi italiani e statunitensi, minuziosamente esplorati dall’autore insieme ad altri, fra cui quello della BBC. Inoltre, le informazioni allegate alle rilevazioni del 1954 sono state messe a confronto e integrate con quello che ancora si può riscontrare nel contesto attuale: in particolare, attraverso un meticoloso lavoro sul campo, è stato possibile ottenere le informazioni, non disponibili nella documentazione originaria, sui nomi e i soprannomi delle persone fotografate. Tali approfondimenti hanno avuto come corollario anche una vivace ed emozionante azione di ‘restituzione’ di questo patrimonio sonoro alla comunità di origine ma anche ai testimoni – e in qualche caso agli esecutori – ancora in vita.
Quello che ne viene fuori è un affresco vivido e prezioso di una comunità in cui le pratiche musicali tradizionali erano ancora normalmente in uso, prima che le grandi trasformazioni economiche e sociali degli anni ’60-’70 e l’emigrazione di massa investissero anche questa allora remota zona dell’Italia, sconvolgendone in maniera drammatica e repentina le dinamiche socio-culturali. Un lavoro a suo modo esemplare, che arricchisce la conoscenza della tradizione musicale regionale, e mette a disposizione di musicisti, studiosi e appassionati i materiali originali in modo scientificamente adeguato, andando ad aggiungersi a quanto già fatto per la documentazione salentina.  L’auspicio è che una operazione del genere possa ora estendersi anche al resto della raccolta Lomax-Carpitella pugliese, coinvolgendo le registrazioni effettuate a Terlizzi e a Bisceglie, e quelle, di particolare pregio e importanza, che riguardarono il Gargano, le prime che documentarono gli straordinari repertori sulla chitarra battente.
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