Notizie sul tarantismo nel nord barese nell’800 (Terlizzi, Bitonto, Molfetta, Trani)

Screenshot 2026-07-24 alle 08.20.28In questi giorni sto attentamente riguardando, dopo una prima lettura di alcuni mesi fa (per certe cose occorre decantazione), un libro veramente importante dedicato ai temi tarantoleschi, Corpi inquieti. Le narrazioni mediche e culturali del tarantismo di Fabio Frisino (Editrice Bibliografica 2025), su cui sto preparando una recensione meditata.
Uno dei principali meriti del libro è l’attenzione – in questi termini credo inedita – data al serrato dibattito medico e naturalistico che intorno al fenomeno si sviluppò nell’Ottocento, coinvolgendo studiosi locali in dialogo con Napoli e le capitali scientifiche internazionali dell’epoca, in cui ovviamente spiccava Parigi. Mi ricordo che già Sergio Torsello pensava che fosse un tema di grande rilevanza e che in qualche modo ci si stava dedicando. Ma su questo avrò modo di ritornare con più attenzione.

All’interno di questa attenta analisi Frisino propone anche alcuni documenti più o meno inediti, che, oltre a dare conto del dibattito e delle interpretazioni, ci forniscono notizie sulla diffusione del fenomeno. Di qualche interesse è questo breve articolo, pubblicato sul numero del dicembre 1843 dell’Osservatore medico, un importante periodico specialistico stampato a Napoli, dove si da notizia in sintesi di una memoria letta il 25 settembre 1843 presso l’Accademia Medico Chirurgica di quella che allora era la Capitale del Regno da un medico di Trani, Luigi Ventura, riguardante le sue esperienze relative a quello che viene definito “morbo popolare”.

Insomma, tale articolo ci informa che il dott.. Ventura nel corso della sua ultra trentennale carriera ebbe a osservare “solo” sette casi di tarantismo: “due nel 1809 a Terlizzi, uno in Bitonto nel 1810, altro simile in Molfetta e nel 1811 due altri soli casi in Trani sua residenza”. Tutti riferiti a “donne del popolo”, ognuna delle quali “faceva una danza lasciva e strana a suon di viola, convellendosi tutta sino a sudare per ogni membro”. Inoltre, “dimandate poi queste ove stesse il morso del velenoso insetto, diceano di non saperlo; ma tener per fermo aver mangiato qualche frutta rosicchiata o pesta dalla tarantola, ed a quel ballo essere state indotte dalle premure delle parenti o delle vicine”.

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