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	<title>Vincenzo Santoro</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>I canti di Lazzaro nel Salento, fra la tradizione che resiste e nuove pratiche di valorizzazione</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 06:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Blogfoolk Magazine, Numero 736 del 30 marzo 2026 Una tradizione di grande fascino è quella dei canti legati alla “Resurrezione di Lazzaro” (detti anche “Kalimere di Lazzaro”), che in passato venivano eseguiti in particolare il sabato precedente la Domenica delle Palme, giorno in cui, secondo i costumi della Chiesa bizantina, si ricorda l’episodio della resurrezione di Lazzaro.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/04/09/i-canti-di-lazzaro-nel-salento-fra-la-tradizione-che-resiste-e-nuove-pratiche-di-valorizzazione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_Uccio-Bandello-Narduccio-Vergaro-Uccio-Aloisi-foto-di-Luigi-Cesari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4827" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_Uccio-Bandello-Narduccio-Vergaro-Uccio-Aloisi-foto-di-Luigi-Cesari-271x300.jpg" alt="SantuLazzaru_Uccio-Bandello-Narduccio-Vergaro-Uccio-Aloisi-foto-di-Luigi-Cesari" width="271" height="300" /></a>di <span style="color: #800000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span><br />
da <a href="https://www.blogfoolk.com/2026/03/i-canti-di-lazzaro-nel-salento-fra-la.html">Blogfoolk Magazine, Numero 736 del 30 marzo 2026</a></p>
<div>Una tradizione di grande fascino è quella dei canti legati alla “Resurrezione di Lazzaro” (detti anche “<span style="color: #993300;">Kalimere di Lazzaro</span>”), che in passato venivano eseguiti in particolare il sabato precedente la Domenica delle Palme, giorno in cui, secondo i costumi della Chiesa bizantina, si ricorda l’episodio della resurrezione di Lazzaro. In varie declinazioni, tali riti sono ancora in uso in alcune comunità italo albanesi del Sud d’Italia, ma anche in Grecia e in diversi luoghi dei Balcani.</div>
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<div>Nel Salento meridionale, terra dalle forti radici grecaniche, di tale elemento del patrimonio folklorico resistono ben due varianti: una diffusa nei paesi in cui si parla ancora il <em>grico</em> – antico idioma retaggio dei lunghi rapporti intrattenuti con l’altra sponda dell’Adriatico – e un’altra presente in centri vicini, dove invece si ricorre al dialetto romanzo. Si tratta di usanze che in passato, coinvolgendo ampie fasce della popolazione contadina, costituivano una sorta di ‘liturgia popolare’ che proponeva una rappresentazione del Vangelo semplice e partecipata, in cui, oltre al testo cantato – spesso anonimo e ispirato ai Vangeli canonici o apocrifi – assumevano grande importanza anche i gesti e la mimica.</div>
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<div style="text-align: left;">Proprio in questo modo si è sviluppata, fino a qualche decennio fa, la forma di rappresentazione in lingua grica, chiamata “<span style="color: #993300;">Passiuna tu Christù</span>”. Durante la settimana <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_7.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4834" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_7.jpeg" alt="SantuLazzaru_7" width="232" height="217" /></a>precedente la Domenica delle Palme, gruppi di contadini percorrevano paesi e campagne portando un grande ramo d’ulivo decorato con nastri, immagini sacre e arance, simbolo di fertilità. Fermandosi nei crocicchi, mettevano in scena la ‘Passione’: due cantori – aprendo proprio con l’espressione augurale «Kalimera» («buongiorno») – si alternavano nell’esecuzione, accompagnati da strumenti (in particolare fisarmoniche od organetti) e sottolineando con gesti emblematici l’intensità del racconto. Al termine dell’esibizione, i musicisti ricevevano in cambio piccoli doni, come uova o prodotti agricoli. Esistono registrazioni significative di questo canto, tra cui quella integrale della variante di Martano, risalente agli anni ’70, che si può ascoltare nel cd <span style="color: #ff0000;"><em>I Passiuna tu Christù</em></span>, a cura di Luigi Chiriatti e Roberto Raheli, Edizioni Aramirè 2000. Generalmente questi canti erano eseguiti da uomini, ma esiste anche una rara testimonianza femminile, registrata nel 1972 a Sternatia da Giovanna Marini, in cui canta Mariuccia Chiriacò (è il brano 25 del primo cd di <span style="color: #ff0000;"><em>Il Salento di Giovanna Marini</em></span>, a cura di Roberto Raheli e Vincenzo Santoro, edizioni Aramirè 2004). Oggi la “Passiuna” viene spesso eseguita in contesti diversi rispetto al passato, ad esempio come spettacolo su palco o all’interno delle chiese.</div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div>La declinazione in cui si usa il locale dialetto romanzo salentino è invece “<span style="color: #993300;">Lu Santu Lazzaru</span>”, ancora praticata in diversi paesi della zona ionica e dell’entroterra leccese, sia a nord che a sud di Gallipoli. Era eseguito da gruppi di musicisti che giravano tra case, borghi e masserie cantando ‘a domicilio’ il miracolo della resurrezione di Lazzaro e le vicende della Passione di Cristo. Ogni visita diventava un momento di festa e condivisione per le famiglie. Anche in questo caso, alla fine ricevevano offerte in natura e poi proseguivano verso un’altra tappa. I testi dei “canti di Lazzaro” variano leggermente da paese a paese, pur seguendo una narrazione <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4830" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_8-300x268.jpg" alt="SantuLazzaru_8" width="300" height="268" /></a>sostanzialmente stabile; musicalmente, invece, se ne distinguono due varianti, una in tonalità maggiore e una in minore, entrambe documentate da registrazioni storiche. La versione in maggiore, più elaborata vocalmente, è per esempio ben rappresentata da una registrazione del 1978 in cui a cantare sono gli “Ucci”, cioè Uccio Bandello, Uccio Aloisi e Leonardo Vergaro (apre il disco <em>Bonasera a quista casa. <span style="color: #ff0000;">Pizziche, stornelli, canti salentini</span></em>, a cura di Luigi Chiriatti e Roberto Raheli, Edizioni Aramirè 1999). Una suggestiva versione in minore, invece, fu registrata nel 1954 a Galatone da Alan Lomax e Diego Carpitella (è il brano 19 del secondo cd di Maurizio Agamennone, <em><a href="https://www.blogfoolk.com/2018/02/maurizio-agamennone-musica-e-tradizione.html">Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)</a></em>, libro con 3 cd, Squilibri 2017).</div>
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<div>Se a partire dagli anni Sessanta le forme espressive legate alla cultura rurale sono state progressivamente abbandonate, arrivando a rischiare la scomparsa, negli ultimi anni, grazie all’impegno di appassionati e al più ampio recupero delle tradizioni musicali salentine (come la pizzica pizzica), queste pratiche sono state in parte riportate in vita, e oggi anche questa tradizione sopravvive, seppure in forme meno spontanee e spesso senza la pratica della questua, che in passato costituiva un elemento nevralgico del rito.</div>
<div><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_2.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4831" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_2-300x222.jpeg" alt="SantuLazzaru_2" width="300" height="222" /></a>A Zollino, per esempio, dal 1981 l’associazione Bottega del Teatro si dedica alla conservazione della Passione grica, riproponendola durante le celebrazioni della Domenica delle Palme e del Sabato Santo. La vicenda di questa ‘rimessa in funzione’, in cui ha avuto un ruolo fondamentale l’attivista culturale Giovanni Pellegrino, è testimoniata nel documentario<span style="color: #ff0000;"> <em>I Passiuna tu Kristù – di Zollino – Canto tradizionale della Grecìa Salentina</em></span>, prodotto dalla Bottega del Teatro di Zollino nel 2005, regia di Enea Garrapa (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=D7CP6g0itvI">disponibile online</a>). In rete è anche reperibile una eccezionale <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zB8PAfVnScU">videoregistrazione integrale di una Passione</a> ‘riproposta’ il 12 aprile 1987. E un lavoro più recente, incentrato in particolare sulla testimonianza del grande cantore Antimino Pellegrino, scomparso a 93 anni il 31 gennaio del 2025, è <span style="color: #ff0000;"><em>I Passiuna tu Christù</em></span> di Fabrizio Lecce e Tommaso Faggiano, prodotto da Meditfilm nel 2011. Mentre un’iniziativa ‘di sistema’, fortemente sostenuta dalle istituzioni, che merita una specifica segnalazione, è l’importante festival “<span style="color: #993300;">Canti di Passione</span>” organizzato a partire dal 2004 dall’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, dall’Istituto “Diego Carpitella” e dalla Fondazione “Notte della taranta”, in cui oltre a gruppi locali – che a volte propongono versioni musicalmente più o meno “innovative”, secondo la moda del momento – si sono in diversi casi aggiunti formazioni provenienti da altre aree dove resistono analoghe tradizioni. L’edizione di quest’anno, per la direzione artistica di Antonio Melegari, è in corso di svolgimento fra i paesi della Grecìa e Alessano.</div>
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<div>Di particolare interesse è un progetto in corso a Sannicola, uno dei paesi in cui questa tradizione è rimasta maggiormente in uso secondo i modi tradizionali, con squadre di musicisti <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4833" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_1-300x225.jpeg" alt="SantuLazzaru_1" width="300" height="225" /></a>che percorrono il paese nella notte che precede la domenica delle Palme, cantando i “<span style="color: #993300;">Lazzareni</span>”. Gli stessi cortei si ripetono dopo una settimana, ma stavolta a essere eseguite sono le ‘matinate’: i “canti del mattino” che aprono la Pasqua e in qualche modo concludono il tempo di Quaresima, come si evince dall’emblematica strofa “Avìa quaranta giurni ca nu cantu/ figurate ci pena ca me sentu.// Aggiu spattatu cu rria stu giurnu santu/ cu begnu a casa toa cu stu strumentu” (“Sono più di quaranta giorni che non canto, immagina la pena che mi sento. Ho atteso a lungo questo giorno santo, per venire a casa tua con questo strumento”). A una prima parte a due voci alternate, caratterizzata da interpretazioni virtuosistiche e melismatiche, segue il finale sul ritmo festoso della pizzica pizzica (una intensa esecuzione di alcuni anni fa della famiglia De Prezzo si può visualizzare su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=nzGmSlSS1iY&amp;list=RDnzGmSlSS1iY&amp;start_radio=1">YouTube</a>). Intorno a questo fertile humus culturale a partire dal 2024 si è sviluppato un significativo progetto di ricerca e “osservazione partecipante”, che comprende la ricognizione e la strutturazione di un <span style="color: #993300;">Archivio di Comunità</span>, concepito come piattaforma digitale co-gestita per la raccolta, la catalogazione, l’ascolto e la restituzione dei materiali sonori, audiovisivi e fotografici, una mostra fotografica in continuo aggiornamento, e la costituzione, nel maggio 2025, di una Associazione di Promozione Sociale, denominata “Giovani Cantori di Sannicola”, composta inizialmente da cinque cantori locali e dalla ricercatrice Fanny Bortone, avente l’obiettivo di sviluppare pratiche partecipate di tutela e valorizzazione di questo prezioso elemento del patrimonio immateriale locale. Un momento rilevante del lavoro dell’APS è stata la partecipazione al convegno “Noi jamo cantanno/ bona sera a quista casa. Musiche paraliturgiche popolari frusinati e salentine tra tradizione e innovazione”, che si è svolto il 10 febbraio 2026, presso la prestigiosa sede della Società Geografica Italiana a Roma, che ha compreso anche l’allestimento della mostra “Una storia vivente: Sannicola, il paese che canta”.</div>
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<div><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_6.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4832" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/04/SantuLazzaru_6-300x225.jpeg" alt="SantuLazzaru_6" width="300" height="225" /></a>Vorrei concludere citando una impresa di speciale qualità a cui ho avuto il privilegio di assistere. Nell’unica comunità italo-albanese della Puglia meridionale, San Marzano di San Giuseppe (Ta), il “canto di Lazzaro” non era più in funzione da tempo ma la sua esistenza in passato era comunque attestata. Partendo dalle poche e incerte fonti disponibili, il musicista Niko Friolo ne ha ricostruito una versione quasi ‘di restauro’, con le dovute integrazioni testuali e l’accompagnamento musicale tratti da esempi calabresi ancora in uso. Il 23 marzo 2024, giorno della festa di san Lazzaro, il canto è stato infine riproposto e restituito alla comunità di San Marzano, nel corso di una emozionante cerimonia, in cui sono risuonate parole in varie lingue (arbëreshe, albanese moderno, greco e italiano), organizzata dalla locale “Pro Loco Marciana” e presieduta dal Papas Nik Pace, celebrata peraltro in un luogo di grande suggestione, la chiesa cripta di Santa Maria delle Grazie.</div>
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<p>La foto di copertina è di Luigi Cesari,</p>
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		<title>recensione di Massimiliano Morabito, &#8220;Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli&#8221; (CGS 2025)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/recensione-di-massimiliano-morabito-alan-lomax-un-americano-nella-valle-dei-trulli-cgs-2025/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/recensione-di-massimiliano-morabito-alan-lomax-un-americano-nella-valle-dei-trulli-cgs-2025/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 11:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Massimiliano Morabito, Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli, CGS Edizioni 2025, pp. 224, euro 15,00 Libro con Cd  di Vincenzo Santoro da Blogfoolk Magazine Numero 731 del 26 febbraio 2026 Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli è il titolo dell’importante “saggio sonoro” di Massimiliano Morabito &#8211; pubblicazione di esordio delle edizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo di cui... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/recensione-di-massimiliano-morabito-alan-lomax-un-americano-nella-valle-dei-trulli-cgs-2025/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><b><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/03/Massimiliano_Morabito_Cop.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4818" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/03/Massimiliano_Morabito_Cop-211x300.jpg" alt="Massimiliano_Morabito_Cop" width="211" height="300" /></a>Massimiliano Morabito, Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli, CGS Edizioni 2025, pp. 224, euro 15,00 Libro con Cd </b></div>
</div>
<div></div>
<div>di Vincenzo Santoro<br />
da <a href="https://www.blogfoolk.com/2026/02/massimiliano-morabito-alan-lomax-un_26.html">Blogfoolk Magazine Numero 731 del 26 febbraio 2026</a></div>
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<div><span style="color: #993300;"><em>Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli</em></span> è il titolo dell’importante “saggio sonoro” di <span style="color: #ff0000;">Massimiliano Morabito</span> &#8211; pubblicazione di esordio delle edizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo di cui l’autore fa parte &#8211; che restituisce criticamente la documentazione sonora e fotografica realizzata nell’agosto del 1954 a Locorotondo (Ba) dal celebre etnomusicologo statunitense, in una ricerca che come è noto si collocava all’interno di una ambiziosa e innovativa campagna di ricognizione sulle ‘musiche tradizionali’ dei vari territori italiani, la prima impresa del genere eseguita con strumenti e metodologie moderne, a partire dall’uso sistematico delle registrazioni audio in affiancamento con una diffusa documentazione fotografica (alla fine saranno registrati oltre 1200 canti e scattate 1312 foto).</div>
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<div>Originario di Austin, Texas, <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span> (1915-2002), fin da giovane infaticabile ‘cacciatore di canzoni popolari’, aveva già effettuato dei fondamentali studi sulle musiche del Sud degli Stati Uniti, occupandosi in particolare delle comunità afroamericane, attraverso avventurose indagini sul campo, in cui dovette anche confrontarsi con il rigido e violento sistema razzista e segregazionario a cui erano ancora soggetti i discendenti degli schiavi deportati dall’Africa. Realizzò così una serie di rilevazioni che poi confluiranno nella Biblioteca del Congresso di Washington (un avvincente racconto di questa esperienza è contenuto in <span style="color: #993300;"><em>The Land Where The Blues Began</em></span>, libro tradotto qualche anno fa in italiano dal Saggiatore con il titolo <span style="color: #ff0000;">L</span><em><span style="color: #ff0000;">a terra del blues</span></em>), che lo portarono anche a ‘scoprire’ alcuni personaggi che avrebbero avuto un ruolo fondamentale nei successivi sviluppi della popular music mondiale, come <span style="color: #ff0000;">Huddie Ledbetter</span> detto “<span style="color: #ff0000;">Leadbelly</span>” e <span style="color: #ff0000;">Muddy Waters</span>. Tipico esponente di un certo progressismo radicale statunitense, collaborò con personalità del calibro di <span style="color: #ff0000;">Woody Guthrie</span> e <span style="color: #ff0000;">Pete Seeger</span>, con cui realizzò diversi programmi alla radio e la seminale antologia di canzoni di protesta <span style="color: #993300;"><em>Hard Hitting Songs for Hard-Hit People </em></span>(1949). Questa riconosciuta militanza finì per metterlo nel mirino dall’FBI e della famigerata Commissione McCarthy e ad esporlo all’isteria ‘anticomunista’ che si scatenò negli Usa dopo la guerra.</div>
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<div>Anche per sfuggire a tali incombenze, accettò un invito della BBC per condurre dei programmi radiofonici dedicati alle musiche tradizionali e si trasferì in Inghilterra. In quegli anni inoltre concordò con l’etichetta discografica Columbia la realizzazione di una serie di dischi sulle “musiche del mondo”, basate su campagne di ricerche sul campo, che cominciò a programmare e ad attuare. Dopo una campagna di rilevazione che riguardò, nel 1952, la Spagna, nel 1954-55 dedicò le sue attenzioni all’Italia, partendo dalla Sicilia, risalendo lo Stivale fino al profondo Nord e poi ridiscendendo sulla parte occidentale in un lungo e memorabile viaggio che definirà come “l’anno più felice della mia vita” (titolo anche di un bel libro pubblicato nel 2008 dal Saggiatore a cura di <span style="color: #ff0000;">Goffredo Plastino</span>, a cui si rimanda per approfondimenti). Ad affiancarlo in questa entusiasmante avventura, che si svolse in collaborazione con il Centro Nazionale Studi di Musica Popolare diretto da <span style="color: #ff0000;">Giorgio Nataletti</span>, fu <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>, giovane etnomusicologo che aveva già fatto delle esperienze importanti in alcune zone del Mezzogiorno con <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> e <span style="color: #ff0000;">Alberto Maria Cirese</span>, destinato a brillante carriera.</div>
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<div>Dopo i fruttuosi passaggi fra luglio e gli inizi di agosto in Sicilia e Calabria, i due ricercatori giunsero nel Salento dove, fra il 12 e il 17 agosto, registrarono a Martano &#8211; dove documentarono in particolare le ultime eccezionali emergenze del lamento funebre in lingua grica, Calimera, Galatone e Gallipoli (queste straordinarie testimonianze sono state integralmente pubblicate e dettagliatamente analizzate da <span style="color: #ff0000;">Maurizio Agamennone</span> in <span style="color: #993300;"><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/02/14/musica-e-tradizione-orale-nel-salento-le-registrazioni-di-alan-lomax-e-diego-carpitella-agosto-1954/">Musica e tradizione orale nel Salento. Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (agosto 1954)</a></em></span>, libro con tre cd, Squilibri 2017).</div>
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<div>Dall’estremo Sud della regione i nostri si spostarono quindi verso Locorotondo, caratteristico borgo della Valle D’Itria, dove arrivarono il 18 agosto. Le sedute di registrazione cominciarono subito e si svolsero anche il giorno seguente, riprendendo un repertorio di grande interesse, fatto di canti monodici e polivocali (che erano la maggioranza del repertorio di tradizione orale di quelle comunità) e musiche per la danza. Si distinguono fra gli altri alcune ninne-nanne, dei caratteristici canti di lavoro e di vendemmia, una serenata, degli stornelli, una quadriglia e due pizziche-pizziche per organetto, repertori che Morabito mette proficuamente a confronto anche con altri esempi simili rilevati in ricerche successive, fra cui quelle da lui stesso condotte e in parte confluite nel cd <span style="color: #993300;"><em>Tomma Tommë. Musiche e canti della Murgia dei trulli</em></span>, Edizioni Taranta, Firenze 2004. Nel corso di questo breve passaggio Lomax riuscì anche a scattare fra Locorotondo e la vicina Alberobello 58 splendide fotografie in bianco e nero, riguardanti sia l’incantato paesaggio rurale della Valle d’Itria, caratterizzato dalla singolare e pittoresca presenza di ‘trulli’ e muretti a secco in pietra, che dovette molto colpirlo, che le persone e i cantori incontrati, meritevolmente inserite alla fine del volume.</div>
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<div>Questo pregevole patrimonio documentario, riassunto per la parte musicale nella 16 tracce sonore inserite nel cd allegato al volume (ma sono disponibili anche tramite qr code), è stato sottoposto da Morabito &#8211; originario di un comune non distante da Locorotondo &#8211; a un lavoro critico scrupoloso e accuratissimo. In primo luogo, sono state affrontate e per quanto possibile risolte le complesse vicende di costruzione e conservazione dell’intera raccolta italiana, su cui si sono avute negli anni perdite di notizie e dati e si riscontrano difformità di vario genere fra gli archivi italiani e statunitensi, minuziosamente esplorati dall’autore insieme ad altri, fra cui quello della BBC. Inoltre, le informazioni allegate alle rilevazioni del 1954 sono state messe a confronto e integrate con quello che ancora si può riscontrare nel contesto attuale: in particolare, attraverso un meticoloso lavoro sul campo, è stato possibile ottenere le informazioni, non disponibili nella documentazione originaria, sui nomi e i soprannomi delle persone fotografate. Tali approfondimenti hanno avuto come corollario anche una vivace ed emozionante azione di ‘restituzione’ di questo patrimonio sonoro alla comunità di origine ma anche ai testimoni – e in qualche caso agli esecutori &#8211; ancora in vita.</div>
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<div>Quello che ne viene fuori è un affresco vivido e prezioso di una comunità in cui le pratiche musicali tradizionali erano ancora normalmente in uso, prima che le grandi trasformazioni economiche e sociali degli anni ’60-’70 e l’emigrazione di massa investissero anche questa allora remota zona dell’Italia, sconvolgendone in maniera drammatica e repentina le dinamiche socio-culturali. Un lavoro a suo modo esemplare, che arricchisce la conoscenza della tradizione musicale regionale, e mette a disposizione di musicisti, studiosi e appassionati i materiali originali in modo scientificamente adeguato, andando ad aggiungersi a quanto già fatto per la documentazione salentina.  L’auspicio è che una operazione del genere possa ora estendersi anche al resto della raccolta Lomax-Carpitella pugliese, coinvolgendo le registrazioni effettuate a Terlizzi e a Bisceglie, e quelle, di particolare pregio e importanza, che riguardarono il Gargano, le prime che documentarono gli straordinari repertori sulla chitarra battente.</div>
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		<title>Torrepaduli apre il dibattito sulle «ronde», balli rituali di San Rocco</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 11:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[danza scherma]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Torrepaduli apre il dibattito sulle «ronde», balli rituali di San Rocco Studiosi e appassionati riuniti alla chiesa dedicata al veneratissimo santo taumaturgo per discutere del futuro della danza-scherma Un fragile patrimonio documentario che meriterebbe un luogo di conservazione e di fruizione a disposizione di pubblico e cittadini Vincenzo Santoro, L’Edicola, 11 gennaio 2026 &#160; Si è tenuto ieri il convegno «Dove... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/03/12/torrepaduli-apre-il-dibattito-sulle-ronde-balli-rituali-di-san-rocco/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-10-at-15.18.19.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4812" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-10-at-15.18.19-300x296.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-01-10 at 15.18.19" width="300" height="296" /></a>Torrepaduli apre il dibattito sulle «ronde», balli rituali di San Rocco</em></strong></span></p>
<p>Studiosi e appassionati riuniti alla chiesa dedicata al veneratissimo santo taumaturgo per discutere del futuro della danza-scherma Un fragile patrimonio documentario che meriterebbe un luogo di conservazione e di fruizione a disposizione di pubblico e cittadini</p>
<p>Vincenzo Santoro, L’Edicola, 11 gennaio 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è tenuto ieri il convegno «<span style="color: #993300;"><em><strong>Dove il cerchio continua. </strong></em></span><span style="color: #993300;"><em><strong>Per una tutela e salvaguardia della ronda di San Rocco</strong></em></span>», svoltosi presso il Santuario di San Rocco a Torrepaduli, che ha visto l’intervento di diversi studiosi e appassionati: Giovanni Pellegrino, Massimiliano Morabito, Serena Pellegrino, Gioele Nuzzo, Davide Monaco Vincenzo Gagliani, Lorenzo Zito. L’evento si è posto l’obiettivo di preservare le «ronde di San Rocco», manifestazione coreutico-musicale che si svolge durante la notte tra il 15 ed il 16 agosto nel piccolo centro dell’estremo Salento meridionale davanti al santuario dedicato al veneratissimo santo taumaturgo: si tratta di una<br />
delle feste popolari estive più imponenti del Sud d’Italia, durante la quale gruppi di pellegrini, curiosi, musicisti e ballerini si dispongono in cerchi &#8211; le «ronde» &#8211; e, sul ritmo serrato della pizzica pizzica, inscenano la «scherma», sorta di duello rusticano, praticata in passato solo da uomini, in cui le dita della mano destra simulano la forma dei coltelli.</p>
<p><strong>Segreti tramandati</strong><br />
La «danza scherma» di Torrepaduli è un rito di grande fascino e suggestione, che oggi attira migliaia di turisti e appassionati (cosa che crea non pochi problemi di gestione), ma in fondo ancora non sufficientemente studiato. Delle sue origini sappiamo poco, ed è anche verosimile che si sia attestato nel centro salentino non più di alcuni decenni fa. I «segreti» della danza, che comprendono il codice coreutico e &#8211; soprattutto in passato &#8211; un vero e proprio linguaggio cifrato, sono custoditi gelosamente da alcune famiglie provenienti da paesi vicini, che se li sono tramandati di padre in figlio. Con modalità esecutive varie, usanze simili erano (e a volte lo sono ancora) praticate anche nell’area dell’Alto Salento e nella Bassa Murgia, sul Gargano e in altri luoghi del Sud d’Italia.</p>
<p><strong>Memoria sonora</strong><br />
Le prime straordinarie registrazioni del paesaggio sonoro della festa &#8211; che però non è chiaro se comprendessero l’a c co m p agnamento della scherma &#8211; sono state realizzate dall’etnomusicologo <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> nel 1960, e sono integralmente fruibili in<br />
rete nella sezione pugliese dell’Archivio del Folklore Musicale Italiano delle Teche Rai. Nel suo libro del 1975 <span style="color: #993300;"><em>Kunsertu. La musica popolare in Italia</em></span> il musicista e regista <span style="color: #ff0000;">Luigi Cinque </span>offrì una vivida descrizione delle emozionanti ronde notturne. In seguito, verso la fine degli anni ’70,<br />
questo aspetto della festa entrò in una crisi che sembrava irreversibile, con i livelli di specializzazione musicale e coreutica che calavano sensibilmente e sempre meno suonatori e<br />
danzatori che si ritrovano davanti al santuario.</p>
<p><strong>La rinascita</strong><br />
Il rilancio venne grazie a una seminale operazione di «salvataggio della tradizione», il cui protagonista è stato <span style="color: #ff0000;">Giovanni Pellegrino</span>, geniale e poliedrica figura di operatore culturale di base, che con un gruppo di appassionati del luogo organizzò nell’estate del1982 <span style="color: #993300;"><strong>Ritorno a San Rocco</strong></span>, iniziativa il cui obiettivo era proprio quello di tutelare le «specificità» della festa e di rivitalizzarla, a partire dal far ritornare in uso il tamburello tradizionale. Un momento molto significativo fu la «Festa del tamburello», un grande evento popolare organizzato a Cutrofiano insieme all’amministrazione comunale. Tutto poi infine confluì nella «partecipazione attiva» alla festa notturna di san Rocco a Torrepaduli. Cominciò così un percorso di recupero, rafforzamento e rilegittimazione della festa, che negli anni a venire diventerà il grande evento danzante «spontaneo» dell’estate salentina.</p>
<p><strong>Il ritrovamento recente</strong><br />
All’iniziativa collaborò anche <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>, che aveva più volte in passato rivolto la sua attenzione scientifica alla festa, e che per l’occasione, insieme al suo giovane collaboratore<br />
<span style="color: #ff0000;">Ambrogio Sparagna</span>, produsse la prima compiuta ripresa video delle ronde notturne. Questo importantissimo documento, di cui si erano perse le tracce, è stato recentemente recuperato nell’ambito di un progetto dell’Istituto Centrale per i Beni Audiovisivi del MiC coordinato dall’etnomusicologa <span style="color: #ff0000;">Grazia Tuzi</span>, a cui ha collaborato anche il ricercatore e musicista<br />
pugliese <span style="color: #ff0000;">Massimiliano Morabito</span>, e può essere visualizzato all ’ indirizzo<br />
<a href="http://pon.viaggionellevocidelsud.it">pon.viaggionellevocidelsud.it</a>. Sempre sulla stessa pagina web, sono state rese fruibili quelle che dovrebbero essere le prime fotografie delle ronde (fra cui quella che pubblichiamo), scattate, su mandato di Carpitella, dal montatore e regista <span style="color: #ff0000;">Roberto Perpignani </span>nel 1972. Altre documentazioni importanti furono realizzate in quegli anni, fra gli altri, dall’etnocoreo &#8211;<br />
logo <span style="color: #ff0000;">Giuseppe M. Gala</span>, dal regista <span style="color: #ff0000;">Nico Cirasola</span> e dal ricercatore <span style="color: #ff0000;">Roberto Lorenzetti</span>. Tutti questi materiali, insieme ad altre rilevazioni (come quelle condotte da <span style="color: #ff0000;">Annabella Rossi</span>, <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span>, <span style="color: #ff0000;">Luigi Chiriatti</span>, <span style="color: #ff0000;">Annabella Miscuglio</span>, <span style="color: #ff0000;">Fernando Bevilacqua</span>, <span style="color: #ff0000;">Oronzo Marmone</span>, <span style="color: #ff0000;">Giorgio</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Di Lecce</span> e <span style="color: #ff0000;">Cristina Ria</span>) compongono un dispositivo documentario estremamente significativo, che meriterebbe un luogo pubblico di conservazione e di fruizione, a disposizione degli studiosi, degli appassionati e dei turisti: un progetto di cui si parla da molti anni che purtroppo ancora non si è riusciti a realizzare.</p>
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<p>foto di Roberto Perpignani del 1972</p>
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		<title>Quando la taranta smise lentamente di mordere. Il lungo declino del tarantismo Jonico storico</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 11:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando la taranta smise lentamente di mordere. Il lungo declino del tarantismo Jonico storico Vincenzo Santoro, L’Edicola, 14 dicembre 2025 Alcune pubblicazioni uscite negli ultimi tempi arricchiscono ulteriormente il quadro della conoscenza dell’evoluzione storica del fenomeno del tarantismo nell’area jonica, in particolare per quanto riguarda la lunga fase del suo declino nel corso del secolo scorso. La prima è Lu... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/02/10/quando-la-taranta-smise-lentamente-di-mordere-il-lungo-declino-del-tarantismo-jonico-storico/">Read more &#187;</a></p>
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<p>Vincenzo Santoro, L’Edicola, 14 dicembre 2025</p>
<p>Alcune pubblicazioni uscite negli ultimi tempi arricchiscono ulteriormente il quadro della conoscenza dell’evoluzione storica del fenomeno del tarantismo nell’area jonica, in particolare per quanto riguarda la lunga fase del suo declino nel corso del secolo scorso. La prima è <em><span style="color: #993300;">Lu fazzulettu mia chinu ti rosi. Il tarantismo a Manduria e a Sava. Note storiche ed etnografiche</span></em> di <span style="color: #ff0000;">Gianfranco Mele</span> (Youcanprint, con prefazione di <span style="color: #ff0000;">Sandra Taveri</span>), che analizza la vasta documentazione del fenomeno nei due centri del tarantino meridionale. Assai significativa risulta la situazione di Manduria, dove una ricca e articolata serie di attestazioni degli ultimi tre secoli la configura quasi come una “capitale minore” del rito, caratterizzata da un particolarmente denso repertorio musicale e da manifestazioni talvolta insolite: tra queste, l’uso dell’acqua nelle pratiche terapeutiche, versata in grandi quantità sui tarantati durante i balli o raccolta in fosse e contenitori per una sorta di bagno risanatore. Mele affronta il tema con rigore metodologico, attingendo puntualmente ai testi storici e – soprattutto per Sava – ai risultati delle proprie ricerche sul campo, che gli hanno anche permesso di rintracciare rari testi musicali.</p>
<p>Nella stessa direzione si muove anche l’agile libretto di <span style="color: #ff0000;">Damiano Nicolella</span> <span style="color: #993300;"><em>Addò te pizzicò la tarantella. Il tarantismo in Terra d’Otranto</em></span> (Nabis Editrice), in cui vengono riportate le ultime labili tracce del fenomeno attraverso il ricordo di alcuni testimoni di Roccaforzata, Manduria, Fragagnano e Grottaglie, raccolto in prima persona dall’autore.</p>
<p>Se nella parte meridionale della provincia tarantina il fenomeno sembra spegnersi negli anni ’70 del ‘900, spostandosi verso nord la sua scomparsa pare anticiparsi di qualche decennio. Nel capoluogo le ultime memorie risalgono al massimo agli anni ’30-’40, come dimostrano le ricerche di Antonio Basile, ma anche un irresistibile video che circola sul web realizzato da Marcello Bellacicco nel 2006, in cui anziane signore raccontano, nella vivacissima lingua locale, ricordi di infanzia sui balli delle tarantate a Taranto Vecchia.</p>
<p>A Massafra invece, una ricerca in corso con <span style="color: #ff0000;">Antonio Tannoia</span> e <span style="color: #ff0000;">Francesco Laterza</span>, ha restituito un documento notarile del 1733 in cui si fa riferimento ad una donna del luogo che, in una abitazione fra le case-grotta ai piedi del Castello, ballò “colta dalla tarantola” al suono di un violino e di un’arpa, circondata da persone “accorse per il suono della tarantata”, nonché, un testo di Raffaele Grippa che ricorda come, ancora alla fine dell’800 le “attarantate” ancora ballassero “nelle grotte, sulle lamie, nelle piccole e povere case rurali”, fino a quattro o cinque per ogni stagione estiva. L’unica orchestrina a disposizione era composta da tre suonatori instancabili: Luigi De Carlo, barbiere, suonatore di violino, Giovanni Monacelli, calzolaio, suonatore di chitarra battente, Porzia Cardellicchio, battitrice di bambagia, suonatrice di tamburello. Ma “verso il principio di questo secolo il concerto si sconcertò”, in quanto “morirono la Cardellicchio e il Monacelli, e il De Carlo emigrò in Veneto”, e da allora “nessuna contadina fu più ‘pizzicata’”. Testimonianze vivide degli esiti di un rito secolare.</p>
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		<title>Quel dettaglio ignorato per tre secoli che riporta Taranto al centro della storia della Tarantola</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 11:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quel dettaglio ignorato per tre secoli che riporta Taranto al centro della storia della Tarantola Vincenzo Santoro, “L’Edicola”, 12 dicembre 2025 Nel dibattito sulla centralità di Taranto e del suo territorio all’interno della parabola storica del tarantismo – che nelle ultime settimane ha trovato su queste pagine numerosi contributi di notevole interesse e autorevolezza – recenti acquisizioni sembrano apportare ulteriori... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/02/10/quel-dettaglio-ignorato-per-tre-secoli-che-riporta-taranto-al-centro-della-storia-della-tarantola/">Read more &#187;</a></p>
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<p>Vincenzo Santoro, “L’Edicola”, 12 dicembre 2025</p>
<p>Nel dibattito sulla centralità di Taranto e del suo territorio all’interno della parabola storica del tarantismo – che nelle ultime settimane ha trovato su queste pagine numerosi contributi di notevole interesse e autorevolezza – recenti acquisizioni sembrano apportare ulteriori elementi alla questione.</p>
<p>La più clamorosa è probabilmente quella di un dettaglio, finora mai notato, presente in una mappa di <span style="color: #ff0000;">Herman Moll,</span> <span style="color: #993300;"><em>A new map of Italy</em></span>, stampata a Londra nel 1714.</p>
<p>Di origini olandesi o forse tedesche, Moll fece una lunga e brillante carriera nella capitale inglese come cartografo ed editore, collaborando frequentemente con altri operatori del fiorente settore e guadagnandosi una reputazione tra gli intellettuali suoi contemporanei, tanto che arrivò a essere menzionato per nome nel celebre romanzo di Jonathan Swift, <em>I viaggi di Gulliver</em> (1726). Le sue opere, note per la loro bellezza formale, continuarono a essere apprezzate per molto tempo dopo la sua morte e oggi rimangono pregiati oggetti da collezione.</p>
<p>Tornata all’attenzione degli studiosi locali grazie alle preziose ricerche di Nazareno Valente, che cura uno spazio social dedicato a questi temi, la mappa – che a suo tempo ebbe una significativa diffusione – contiene un elemento particolarmente interessante: accanto a Taranto compare una lunga annotazione in inglese, traducibile come “il ragno chiamato Tarantula ha preso il suo nome da questa Città, perché ce ne sono in abbondanza nel suo territorio. La loro puntura è molto pericolosa: fa piangere, ballare, tremare, vomitare, ridere, svenire, se chi viene morso non è alleviato dalla musica che lo fa danzare e con quell’esercizio dissipa il veleno”.</p>
<p>Dal momento che, nell’economia complessiva dell’opera, un testo così esteso è riservato solo a “grandi attrazioni” italiane (come l’Etna, il Vesuvio, città colpite da calamità naturali o il santuario di Loreto frequentato da pellegrini “da tutta Europa”), ciò dimostra quanto il tarantismo fosse oggetto di forte attenzione anche internazionale, contribuendo a definire l’immagine della Puglia agli occhi degli osservatori stranieri e a ribadire la centralità di Taranto e zone limitrofe nella storia di tale fenomeno.</p>
<p>In questo Moll potrebbe aver avuto come fonte di ispirazione l’allora famosissimo erudito gesuita Athanasius Kircher (1602-1680), che aveva rivolto l’attenzione al tarantismo in diversi dei suoi ponderosi e fastosi trattati, assumendo la tesi della “centralità” tarantina, riportando una cospicua quantità di informazioni – a volte decisamente stravaganti – e allegando una inquietante mappa della Puglia meridionale su cui incombono terribili ragni.</p>
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		<title>L’Archivio Sonoro Pugliese, 4mila documenti di storia orale. Un patrimonio a rischio oblio</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 20:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[archivio sonoro della Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Gargano]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; di Vincenzo Santoro, L’Edicola, 13 novembre 2025 Al serrato dibattito che ha accompagnato, fin dagli esordi, il “movimento” pugliese di rivalutazione delle musiche di tradizione, attiene un tema carsico che periodicamente riemerge. Si tratta dell’istanza, incessantemente sostenuta dagli operatori più avvertiti, volta a promuovere – oltre alle politiche di “valorizzazione” incentrate prevalentemente su iniziative di carattere spettacolare – interventi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/02/08/larchivio-sonoro-pugliese-4mila-documenti-di-storia-orale-un-patrimonio-a-rischio-oblio/">Read more &#187;</a></p>
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<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/San-Vito-dei-Normanni-2004.-Antonio-Zurlo-e-Sante-Arpino-canto-sullorganetto-Fondo-Amati-Bagorda-foto-F.-Calderaro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4798" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/02/San-Vito-dei-Normanni-2004.-Antonio-Zurlo-e-Sante-Arpino-canto-sullorganetto-Fondo-Amati-Bagorda-foto-F.-Calderaro-300x199.jpg" alt="San Vito dei Normanni, 2004. Antonio Zurlo e Sante Arpino, canto sull'organetto (Fondo Amati-Bagorda, foto F. Calderaro)" width="300" height="199" /></a>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span>, L’Edicola, 13 novembre 2025</p>
<p>Al serrato dibattito che ha accompagnato, fin dagli esordi, il “movimento” pugliese di rivalutazione delle musiche di tradizione, attiene un tema carsico che periodicamente riemerge. Si tratta dell’istanza, incessantemente sostenuta dagli operatori più avvertiti, volta a promuovere – oltre alle politiche di “valorizzazione” incentrate prevalentemente su iniziative di carattere spettacolare – interventi di salvaguardia della “memoria musicale”, in particolare attraverso la realizzazione di archivi e biblioteche specializzati in cui potere conservare e fruire la (fortunatamente) vasta documentazione sulle tradizioni musicali regionali, compresa l’ampia e articolata produzione di studi e ricerche dedicata al fenomeno storico del tarantismo.</p>
<p>Nonostante le tante proposte avanzate negli anni, di concreto in questa direzione è venuto fuori poco e nulla, anche perché le istituzioni locali si sono concentrate soprattutto sul sostegno a piccoli e grandi eventi, che come è noto hanno dato alla nostra regione una notorietà nazionale e internazionale.</p>
<p>Unica eccezione, esito congiunto di una forte “spinta dal basso”, dell’intraprendenza di alcuni operatori culturali, contestualmente alla disponibilità delle istituzioni “depositarie” e di taluni ricercatori, è quella dell’Archivio Sonoro Pugliese. Avviato nel 2007 a cura dell’Associazione Altrosud, è stato concepito come piattaforma digitale che consente di consultare i documenti raccolti, disponibili online in forma parziale (per ragioni legate ai diritti dei soggetti proprietari) e integralmente presso postazioni dedicate collocate all’interno della Biblioteca Nazionale di Bari, realizzata con il sostegno dell’allora MiBACT e la collaborazione della Regione Puglia.</p>
<p>Nel corso di diversi anni di lavoro sono stati resi disponibili quasi 4.000 documenti, in gran parte canti, ma anche interviste, fotografie e video, introdotti da schede di contestualizzazione redatte da esperti: un patrimonio di straordinario valore, esteso all’intero territorio regionale, dal foggiano al Salento, con una preziosa pluralità di espressioni, documentate attraverso ricerche condotte dagli anni Cinquanta fino a periodi più recenti (<a href="http://www.archiviosonoro.org/puglia">www.archiviosonoro.org/puglia</a>).</p>
<p>Nonostante l’importanza del lavoro svolto, non è stato purtroppo possibile assicurare la continuità nella fruizione in loco e ad oggi le postazioni presso la Biblioteca Nazionale non risultano più attive. Rimane dunque il sito che, nonostante l’accessibilità limitata dei materiali (proprio in questi giorni, tuttavia, l’associazione che ne cura la gestione ha annunciato che, d’intesa con i proprietari, una parte significativa dei materiali sarà presto resa integralmente accessibile anche online), rappresenta con tutta evidenza una straordinaria risorsa, che meriterebbe di essere adeguatamente diffusa e implementata.</p>
<p>Inoltre negli anni sono state presentate alle istituzioni competenti diverse proposte per la creazione di una bibliomediateca pubblica che potesse accogliere stabilmente l’Archivio Sonoro, dotata di personale qualificato per la sua gestione, valorizzazione e ampliamento attraverso l’acquisizione di nuovi fondi documentali, sia pubblici che privati, e con più punti di accesso al pubblico (ad esempio nella rete delle biblioteche di pubblica lettura). Tuttavia, tutte queste sollecitazioni – nonostante annunci e intenti dichiarati – non hanno mai trovato concreta realizzazione.</p>
<p>Negli ultimi tempi il tema degli archivi sonori e documentari è tornato oggetto di discussione, e sono stati anche avviati – con ulteriori finanziamenti pubblici – alcuni progetti che, per quanto parziali, si muovono nella direzione attesa. Tuttavia, sorprendentemente, queste meritorie iniziative sembrano ignorare l’esistenza dell’Archivio Sonoro Pugliese, addirittura anche quando intervengono sugli stessi contesti e materiali documentali. Con il risultato che, invece di impiegare fondi pubblici per progredire e favorire la messa in rete delle diverse realtà esistenti, si rischia di destinarli alla duplicazione di interventi e contenuti già disponibili.</p>
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		<title>Il Salento di Annabella Rossi. La ricerca visiva sul Tarantismo e oltre</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2026/01/30/il-salento-di-annabella-rossi-la-ricerca-visiva-sul-tarantismo-e-oltre/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Annabella Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Salento di Annabella Rossi. La ricerca visiva sul Tarantismo e oltre a cura di Stefania Baldinotti e Vincenzo Santoro, con prefazioni di Leandro Ventura, Andrea Villani e Luigi De Luca e interventi di Stefania Baldinotti, Massimo Cutrupi, Omerita Ranalli e Vincenzo Santoro, Quaderni dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale – Ministero della Cultura, n. 06, Effigi Edizioni, Arcidosso (Gr) 2024... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/01/30/il-salento-di-annabella-rossi-la-ricerca-visiva-sul-tarantismo-e-oltre/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/01/il-salento-di-annabella-rossi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4792" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/01/il-salento-di-annabella-rossi-300x280.jpg" alt="il-salento-di-annabella-rossi" width="300" height="280" /></a>Il Salento di Annabella Rossi. La ricerca visiva sul Tarantismo e oltre</strong></span></p>
<p>a cura di Stefania Baldinotti e Vincenzo Santoro, con prefazioni di Leandro Ventura, Andrea Villani e Luigi De Luca e interventi di Stefania Baldinotti, Massimo Cutrupi, Omerita Ranalli e Vincenzo Santoro, Quaderni dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale – Ministero della Cultura, n. 06, Effigi Edizioni, Arcidosso (Gr) 2024</p>
<p>Nella ricorrenza del quarantesimo anniversario della scomparsa di Annabella Rossi l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, in collaborazione con il Museo delle Civiltà e il Polo Biblio-Museale di Lecce, propone con questo volume una valorizzazione del lavoro dell’antropologa che ci ha consegnato un ineguagliato fondo archivistico composto di documenti sonori, fotografici e cinematografici realizzati e raccolti nel corso della sua attività di ricerca.</p>
<p>Le immagini pubblicate in questo volume della collana “Visioni d’archivio” ci restituiscono materiali raffinati e appassionanti, testimonianza di come, pioneristicamente, l’uso della macchina fotografica e della ripresa video e sonora siano stati un elemento integrale e caratterizzante del mestiere dell’antropologo e dell’indagine sul campo nelle esplorazioni etno-antropologiche in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale.<br />
In questo volume, che esce in parallelo all’allestimento di una mostra presso la Biblioteca Bernardini di Lecce, viene restituita al pubblico una parte di questi materiali, non solo con l’intento di rivedere il passato di una terra profondamente mutata, ma come esito delle pratiche di indagine di Annabella Rossi e della sua riflessione sul ruolo e la funzione della ricerca antropologica nello studio delle culture meridionali italiane, proponendone anche un’esperienza radicata nelle sensibilità e nelle istanze della contemporaneità.</p>
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		<title>Il battito della pizzica: storie, riti e rinascite (sulla radio nazionale della Svizzera italiana)</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 07:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La Radio Svizzera Italiana ha dedicato in ottobre tre puntate speciali della trasmissione Grand Bazaar al Salento e alle sue musiche e danze, con particolare riferimento alla pizzica, che negli ultimi decenni ha conosciuto una sorprendente rinascita, conquistando piazze, festival e palcoscenici internazionali. In tre puntate speciali, Christian Gilardi accoglierà come ospite Vincenzo Santoro, scrittore, ricercatore e profondo conoscitore delle culture... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/11/28/il-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/494811058_10162665883680349_8064849294490739046_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4782" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/494811058_10162665883680349_8064849294490739046_n-300x270.jpg" alt="494811058_10162665883680349_8064849294490739046_n" width="300" height="270" /></a>La Radio Svizzera Italiana ha dedicato in ottobre tre puntate speciali della trasmissione <span style="color: #ff0000;"><strong>Grand Bazaar</strong></span> al Salento e alle sue musiche e danze, con particolare riferimento alla pizzica, che negli ultimi decenni ha conosciuto una sorprendente rinascita, conquistando piazze, festival e palcoscenici internazionali.</p>
<p>In tre puntate speciali, <strong><span style="color: #993300;">Christian Gilardi</span></strong> accoglierà come ospite <span style="color: #993300;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span>, scrittore, ricercatore e profondo conoscitore delle culture popolari del Sud Italia. Insieme ripercorreranno le origini di questo rito musicale legato al tarantismo, le sue trasformazioni nel tempo e il ruolo che la pizzica ha oggi come simbolo di identità e patrimonio condiviso.</p>
<p>Tra racconti, musiche e testimonianze, Grand Bazaar offrirà un affresco vivo e appassionante di una tradizione che continua a far danzare e a emozionare.</p>
<p>Ascolta la puntata del 9.10.2025: <a href="https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/grand-bazaar/Il-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite--3111416.html">https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/grand-bazaar/Il-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite&#8211;3111416.html</a></p>
<p>Ascolta la puntata del 16.10.2025: <a href="https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/grand-bazaar/Pizzica-Dalla-tradizione-salentina-al-mondo--3120215.html">https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/grand-bazaar/Pizzica-Dalla-tradizione-salentina-al-mondo&#8211;3120215.html</a></p>
<p>Ascolta la puntata del 23.10.2026: <a href="https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/grand-bazaar/La-danza-del-Sud-la-pizzica-raccontata-da-Vincenzo-Santoro--3136022.html">https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/grand-bazaar/La-danza-del-Sud-la-pizzica-raccontata-da-Vincenzo-Santoro&#8211;3136022.html</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F28%2Fil-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana%2F&amp;linkname=Il%20battito%20della%20pizzica%3A%20storie%2C%20riti%20e%20rinascite%20%28sulla%20radio%20nazionale%20della%20Svizzera%20italiana%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F28%2Fil-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana%2F&amp;linkname=Il%20battito%20della%20pizzica%3A%20storie%2C%20riti%20e%20rinascite%20%28sulla%20radio%20nazionale%20della%20Svizzera%20italiana%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F28%2Fil-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana%2F&amp;linkname=Il%20battito%20della%20pizzica%3A%20storie%2C%20riti%20e%20rinascite%20%28sulla%20radio%20nazionale%20della%20Svizzera%20italiana%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F28%2Fil-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana%2F&amp;linkname=Il%20battito%20della%20pizzica%3A%20storie%2C%20riti%20e%20rinascite%20%28sulla%20radio%20nazionale%20della%20Svizzera%20italiana%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F28%2Fil-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana%2F&amp;linkname=Il%20battito%20della%20pizzica%3A%20storie%2C%20riti%20e%20rinascite%20%28sulla%20radio%20nazionale%20della%20Svizzera%20italiana%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F28%2Fil-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana%2F&amp;title=Il%20battito%20della%20pizzica%3A%20storie%2C%20riti%20e%20rinascite%20%28sulla%20radio%20nazionale%20della%20Svizzera%20italiana%29" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/11/28/il-battito-della-pizzica-storie-riti-e-rinascite-sulla-radio-nazionale-della-svizzera-italiana/">Il battito della pizzica: storie, riti e rinascite (sulla radio nazionale della Svizzera italiana)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Il teatro della trance: musiche e danze che curano sulle sponde del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 15:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[La terra del rimorso]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 30 ottobre 2025 La monografia di Laura Faranda, antropologa dell’Università La Sapienza di Roma, Peripezie di una santa. Il culto di Sayyida‘Ā’isha al-Mannūbiyya nella Tunisi contemporanea, meritoriamente pubblicata alcuni mesi fa dalle Edizioni del Museo Pasqualino di Palermo, ci restituisce i risultati di una ricerca etnografica, condotta in Tunisia dal 2018 al 2024,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/11/09/il-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/13b47218-4689-4770-ab7e-3c0fcd55d014.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4772" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/13b47218-4689-4770-ab7e-3c0fcd55d014-216x300.jpg" alt="13b47218-4689-4770-ab7e-3c0fcd55d014" width="216" height="300" /></a>di Vincenzo Santoro</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2025/10/30/il-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 30 ottobre 2025</a></p>
<p>La monografia di <span style="color: #ff0000;">Laura Faranda</span>, antropologa dell’Università La Sapienza di Roma, <strong><span style="color: #993300;"><em>Peripezie di una santa. Il culto di Sayyida‘Ā’isha al-Mannūbiyya nella Tunisi contemporanea</em></span></strong>, meritoriamente pubblicata alcuni mesi fa dalle Edizioni del Museo Pasqualino di Palermo, ci restituisce i risultati di una ricerca etnografica, condotta in Tunisia dal 2018 al 2024, sulle pratiche cultuali, quasi esclusivamente femminili e ancora oggi attive, dedicate alla santa islamica medievale <span style="color: #ff0000;">Sayyida‘Ā’isha al-Mannūbiyya</span>.</p>
<p>Si tratta di rituali articolati in fenomeni di possessione mediati dalla musica e dalla danza, pratiche terapeutiche finalizzate a “contrastare la potenza destabilizzante delle entità ‘invisibili’ che affollano e pervadono la vita” delle devote della santa, secondo uno schema ampiamente noto in letteratura (non si può che rimandare al classico <span style="color: #993300;"><em>Musica e trance. I rapporti fra la musica e i fenomeni di possessione</em> </span>di <span style="color: #ff0000;">Gilbert Rouget</span>, Einaudi 1986 e 2019), che trova in questi luoghi una sua particolare ed eclatante declinazione.</p>
<p>Il volume si apre con una ricostruzione della biografia di Sayyida ʿĀʾisha al-Mannūbiyya, nota come “l’amazzone della santità”, sulla base di fonti agiografiche e bibliografiche, e nel confronto con quanto emerso dall’indagine sulla memoria orale condotta dall’autrice.</p>
<p>Il secondo capitolo restituisce invece la ricerca etnografica, imperniata prevalentemente sul rapporto di fiducia reciproca e alleanza di genere con un gruppo di fedeli, quasi esclusivamente donne, che hanno consentito alla studiosa di partecipare ai riti, di ascoltare le proprie storie, condividere “il cibo, il tempo della preghiera, quello della musica, dei suoni, dei silenzi, delle emozioni, dell’ascolto, della narrazione”. Con una scrittura attenta, sorvegliata e sempre problematizzante, vengono descritte le varie fasi dei riti: dall’accoglienza delle donne nei santuari agli appariscenti rituali di possessione, la cui esperienza diretta, condizionata dall’acquisita prossimità con le protagoniste, provoca nell’autrice un profondo spaesamento, nonostante si tratti di pratiche ampiamente documentate in molti di studi sulla <em>trance</em>. <a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4768" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1-300x228.jpg" alt="aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1" width="300" height="228" /></a>Le <em>hadra</em> (termine traducibile con l’espressione “presenza divina”), cioè le pratiche rituali in onore della Santa, vengono documentate in due luoghi distinti, oggi compresi nell’area metropolitana di Tunisi: il santuario/mausoleo (<em>zāwiya</em>) alla Manouba, dove si svolgono la domenica, e quello di Gorjani, in cui si celebra ogni lunedì. A inquadrare il contesto emerge inoltre il conflitto, non affatto risolto, tra il culto e l’ascesa del fondamentalismo islamico in Tunisia, la cui influenza – crescente anche all’interno delle istituzioni – ha raggiunto un punto critico nel 2012, quando uno dei santuari dedicati alla santa, nel suo villaggio natale, è stato distrutto da un incendio doloso durante i moti della cosiddetta “Primavera araba”. Un atto di violenza esplicitamente rivolto contro “le donne e la loro libertà di azione, di culto e di pensiero”, a cui le devote hanno reagito manifestando al suono del <em>bendir</em> – il tamburo tradizionale che apre le cerimonie <em>sufi</em> –, raccogliendo fondi e riuscendo a riaprire il santuario, restituendolo alla devozione.</p>
<p>Nel terzo capitolo, le esperienze delle protagoniste diventano narrazioni in prima persona tramite l’espediente del “dialogo creativo”: un’ermeneutica fondata sul confronto e sull’ascolto reciproco, distante da qualsiasi “ambizione di restituzione etnografica oggettivante”. L’autrice privilegia infatti un approccio volto a cogliere “i profili enigmatici e il lessico sfuggente nel quale si radica il pensiero della differenza”. In queste “storie che curano” emergono allora biografie complesse e vissuti di sofferenza, dentro i quali il culto assume una funzione simbolica e terapeutica, capace di alleviare i disagi individuali e sociali che li attraversano, in un “mondo affollato di presenze invisibili e costantemente esposto a uno stato di crisi”. Tra le diverse testimonianze raccolte ce n’è solo una maschile: un ‘figlio della santa’, devoto fin dall’infanzia e unico esecutore maschile e voce solista ad accompagnare i riti.</p>
<p>Nella parte significativamente intitolata “Riparare il disordine”, l’antropologa si propone di rappresentare e interpretare i viaggi – concreti ma al tempo stesso iniziatici e mistici – compiuti dalle devote della Santa verso i suoi santuari, dove all’interno di contesti ritualizzati e protetti, le partecipanti vengono incoraggiate, attraverso il canto, la musica e la danza, a sperimentare stati non ordinari di coscienza che rendono possibile “l’incontro con entità sovrannaturali”. Tali esperienze, inscritte nel perimetro simbolico del rito, nominato dall’autrice “teatro della <em>trance</em>”, agiscono come forme di rigenerazione rispetto alle sofferenze individuali e collettive delle donne, consentendo loro di affrontare, seppur temporaneamente, le difficoltà di vite complicate e precarie, e rivelano persistenze culturali e rituali riconducibili all’arcaico patrimonio mediterraneo.</p>
<p>L’ultimo capitolo, a cura dell’etnomusicologa <span style="color: #ff0000;">Sara Antonini</span>, è dedicato più specificamente all’universo musicale della<em> hadra</em>, con una descrizione puntuale e approfondita dello svolgimento del rito e delle figure che vi prendono parte, analizzando nel dettaglio il repertorio musicale impiegato – in cui spiccano i tamburi tradizionali, in particolare il <em>bendir</em> – e le dinamiche coreutiche che accompagnano la celebrazione. Le pratiche di danza, intense e cariche di tensione emotiva, sono contraddistinte da frequenti episodi di <em>trance</em>, talvolta di natura violenta, vissuti dalle devote e guidati o modulati dai ritmi incalzanti prodotti dall’ensemble musicale, che ne determina l’andamento e l’intensità.</p>
<p>Questo scenario etnografico ha suggerito a Laura Faranda, attenta studiosa delle specifiche tematiche, prudenti “iperboli comparative” col mondo antico. ʿĀʾisha al-Mannūbiyya si configura come una “regina della santità islamica”, la cui vicenda leggendaria fa emergere un archetipo femminile corroborato e ricorrente nelle mitologie del Mediterraneo, approfondito dall’autrice con notevole finezza interpretativa. Sullo sfondo si delinea la figura della vergine sacra e indocile, sfuggente e nomade, incarnata emblematicamente da Artemide, signora dei boschi e delle fiere, invocata dalle giovani donne perché assicuri fecondità e armonia coniugale. Allo stesso modo il riso di Demetra in lutto di fronte ai <em>gephyrismi</em>, il turpiloquio sacro, sembra riecheggiare nel riso liberatorio e complice delle donne provocate con espressioni oscene dalla ministra del culto durante le cerimonie nella <em>zāwiya</em> di Manouba. E si potrebbe continuare.</p>
<p>In questo sforzo esegetico, l’autrice riconosce di aver avuto come autorevole ispirazione (e “conforto”) <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> quando, nella <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span> (1961), richiama “i significativi, policentrici echi mediterranei del tarantismo”, fenomeno a suo parere generatosi in età medievale a seguito di una riplasmazione di lungo periodo di antecedenti rituali “orgiastici e iniziatici” dell’antichità classica, ma accomunato ad ulteriori fenomeni storico-religiosi diffusi in diversi altri contesti spaziali (Nord-Africa, Penisola Arabica, Etiopia e una parte del Sudan). Nonostante la Tunisia fosse una delle terre comprese in questa rete rituale mediterranea delineata dall’insigne storico delle religioni in relazione al tarantismo, Faranda nel suo saggio sfugge alla tentazione di evidenziare e analizzare similitudini con il culto di ‘Ā’isha al-Mannūbiyya. Non manca tuttavia di osservare come i due rituali sembrino rispondere a istanze analoghe, configurandosi come strategie simboliche di compensazione e antidoti efficaci nei confronti dei momenti più critici dell’esistenza:</p>
<p>“Come le tarantate salentine, anche le donne devote di Ā’isha ammettono, riconoscono o anche solo denominano come malattia una determinata condizione critica; e come nel tarantismo, la <em>hadra</em> ne disciplina le forme, introducendo modellamenti reattivi e regole culturalmente funzionali al superamento del tempo critico”.</p>
<p>Ma le similitudini emergono spontaneamente dalle descrizioni prodotte nel contesto dell’osservazione partecipante, e diventano ancora più pregnanti se si confrontano le immagini delle “danze rituali” filmate in alcuni documentari sul culto tunisino (per esempio quello di <span style="color: #ff0000;">Ahmed Rahal</span>, <span style="color: #993300;"><em>Sainte Manoubia soufisme et spiritualité féminine</em></span>, 1992, <a href="https://www.canal-u.tv/chaines/smm/techniques-du-corps/sainte-manoubia-soufisme-et-spiritualite-feminine">https://www.canal-u.tv/chaines/smm/techniques-du-corps/sainte-manoubia-soufisme-et-spiritualite-feminine</a>) con la documentazione visiva sul tarantismo salentino degli anni ’50-’70 (che in entrambi i casi incorporano significativi rimandi iconografici alle rappresentazioni di carattere orgiastico – in particolare femminili – presenti in tanti manufatti dell’antichità greco-romana).</p>
<p>Tra i tanti temi trattati in un volume denso, complesso e stimolante, quello delle “prossimità” tra i due fenomeni all’interno di una “rete rituale mediterranea” di lunga durata sembra essere una traccia da percorrere sulla scorta demartiniana ma anche alla luce dei più recenti contributi di ricerca, che offrono un quadro notevolmente più ricco e articolato del fenomeno, di cui ho cercato di dare conto in <span style="color: #993300;"><em>Il tarantismo mediterraneo</em></span> (Itinerarti 2021).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F09%2Fil-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo%2F&amp;linkname=Il%20teatro%20della%20trance%3A%20musiche%20e%20danze%20che%20curano%20sulle%20sponde%20del%20Mediterraneo" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F09%2Fil-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo%2F&amp;linkname=Il%20teatro%20della%20trance%3A%20musiche%20e%20danze%20che%20curano%20sulle%20sponde%20del%20Mediterraneo" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F09%2Fil-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo%2F&amp;linkname=Il%20teatro%20della%20trance%3A%20musiche%20e%20danze%20che%20curano%20sulle%20sponde%20del%20Mediterraneo" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F09%2Fil-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo%2F&amp;linkname=Il%20teatro%20della%20trance%3A%20musiche%20e%20danze%20che%20curano%20sulle%20sponde%20del%20Mediterraneo" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F09%2Fil-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo%2F&amp;linkname=Il%20teatro%20della%20trance%3A%20musiche%20e%20danze%20che%20curano%20sulle%20sponde%20del%20Mediterraneo" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F11%2F09%2Fil-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo%2F&amp;title=Il%20teatro%20della%20trance%3A%20musiche%20e%20danze%20che%20curano%20sulle%20sponde%20del%20Mediterraneo" id="wpa2a_18">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/11/09/il-teatro-della-trance-musiche-e-danze-che-curano-sulle-sponde-del-mediterraneo/">Il teatro della trance: musiche e danze che curano sulle sponde del Mediterraneo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Tarantismo e cinema: a Galatina si presenta un viaggio visuale tra sponde mediterranee</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 09:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Galatina]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’8 e il 9 novembre una rassegna di documenti audiovisivi inediti rilegge i rituali terapeutici tra Puglia, Sardegna, Spagna e Tunisia: dalle danze di guarigione dell’argia sarda al tarantismo salentino di Vincenzo Santoro* da &#8220;L&#8217;Edicola&#8221;, 29 ottobre 2025 Leggere il fenomeno del tarantismo tra le maglie di una rete mediterranea di rituali terapeutici mediati dalla musica e dalla danza, partendo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/11/03/tarantismo-e-cinema-a-galatina-si-presenta-un-viaggio-visuale-tra-sponde-mediterranee/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/cb3374a5-4991-406d-8909-f161c00639f6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4763" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/cb3374a5-4991-406d-8909-f161c00639f6-210x300.jpg" alt="cb3374a5-4991-406d-8909-f161c00639f6" width="210" height="300" /></a>L’8 e il 9 novembre una rassegna di documenti audiovisivi inediti rilegge i rituali terapeutici tra Puglia, Sardegna, Spagna e Tunisia: dalle danze di guarigione dell’argia sarda al tarantismo salentino</em></p>
<p>di Vincenzo Santoro*</p>
<p>da &#8220;L&#8217;Edicola&#8221;, 29 ottobre 2025</p>
<p>Leggere il fenomeno del tarantismo tra le maglie di una rete mediterranea di rituali terapeutici mediati dalla musica e dalla danza, partendo dalla Puglia e toccando diverse sponde del <em>Mare nostrum</em>, attraverso la documentazione visuale realizzata negli ultimi decenni: è questo l’obiettivo della rassegna <strong><span style="color: #800000;"><em>Danzare gli spiriti: il tarantismo e i rituali di possessione nel Mediterraneo</em></span></strong>, che si svolgerà l’8 e il 9 novembre presso il Palazzo della Cultura di Galatina, organizzata da Meditfilm in collaborazione con il Comune e con l’Istituto Centrale per il Patrimonio immateriale (ICPI) del Ministero della Cultura.</p>
<p>L’iniziativa propone la proiezione di documenti audiovisivi in gran parte inediti o poco conosciuti, commentati da studiosi, accademici e registi.</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f6116d25-8065-4d95-99df-dd5273c35ea5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4765" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f6116d25-8065-4d95-99df-dd5273c35ea5-207x300.jpg" alt="f6116d25-8065-4d95-99df-dd5273c35ea5" width="207" height="300" /></a>L’8 novembre, alle 18, si comincia con l’incontro <strong><span style="color: #800000;"><em>Miseria e follia. Il tarantismo nel Salento</em></span></strong>, tema intorno a cui dialogheranno l’antropologo <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Esposito</span> e <span style="color: #ff0000;">Stefania Baldinotti</span>, responsabile del Laboratorio di Antropologia Visiva dell’ICPI. Seguiranno le proiezioni di rari documenti audiovisivi, tra cui alcuni estratti di un documentario di <span style="color: #ff0000;">Francesco Faeta</span> e <span style="color: #ff0000;">Marco Marcotulli</span> dedicato all’attività della ricercatrice <span style="color: #ff0000;">Annabella Rossi</span>, che ha significativamente interessato anche il Salento; una selezione di filmati realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta a Galatina da <span style="color: #ff0000;">Lello Mazzacane</span> e a Muro Leccese dal regista torinese <span style="color: #ff0000;">Ghigo Alinari</span>, del quale sarà presentato un eccezionale documentario a colori recentemente riemerso dagli archivi. Le proiezioni saranno accompagnate dagli interventi dello studioso <span style="color: #ff0000;">Sergio Pedio</span> e dell’assessora alla cultura di Muro Leccese, <span style="color: #ff0000;">Sara Spano</span>.</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4768" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1-300x228.jpg" alt="aae6ee33-92dd-4785-aa7e-5bae9c8e1ca1" width="300" height="228" /></a>La sessione del 9 novembre, sempre dalle 18, è dedicata a ricerche condotte al di fuori del contesto pugliese. In apertura <span style="color: #ff0000;">Laura Faranda</span>, antropologa dell’Università di Roma La Sapienza, restituirà un’etnografia incentrata su pratiche cultuali eminentemente femminili dedicate a una santa islamica medievale e caratterizzate da fenomeni di trance indotti dalla musica e dalla danza, ancora in funzione a Tunisi.</p>
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f7e6e912-70cd-4a21-9ea2-4b22d9552d2b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4767" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/11/f7e6e912-70cd-4a21-9ea2-4b22d9552d2b-300x261.jpg" alt="f7e6e912-70cd-4a21-9ea2-4b22d9552d2b" width="300" height="261" /></a>Si prosegue con la proiezione di <span style="color: #993300;"><em>La Tarantula</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Manuel Garrido Palacios</span>, film realizzato per la televisione pubblica spagnola nel 1974 sul tarantismo nel contesto iberico, per concludere con <span style="color: #993300;"><em>Il ballo delle vedove</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Ferrara</span> (1962).</p>
<p>Il breve e sorprendente filmato dedicato all’<em>argia</em> e girato in un piccolo paese della Barbagia, Lula, descrive una pratica coreutico musicale con caratteristiche molto diverse da quelle salentine: nel rituale sardo, infatti, l’<em>argiato</em> giace a terra mentre gruppi di donne danzano intorno a lui, provocandolo e schernendolo fino a indurlo al riso, gesto simbolico che segna il compimento del processo di guarigione rituale. L’opera ha rivelato di recente una vicenda singolare: la sua versione originale fu sottoposta a censura, con la conseguente eliminazione di una sequenza ritenuta all’epoca eccessivamente esplicita per i contenuti di provocazione sessuale considerati contrari alla pubblica morale. Il frammento censurato venne successivamente inserito nel lungometraggio <span style="color: #993300;"><em>Italiani come noi</em></span> di <span style="color: #ff0000;">Pasquale Prunas</span> (1964) e ispirò una scena del film <span style="color: #993300;"><em>Questione d’onore </em></span>di <span style="color: #ff0000;">Luigi Zampa</span> (1965), in cui la cultura popolare sarda non sfuggiva da una rappresentazione caricaturale, con il protagonista che viene catturato da un gruppo di donne e sottoposto al provocatorio e beffardo ballo terapeutico. Sarà commentata e proiettata la versione originale, il frammento censurato e la scena del film, che vedeva come protagonista d’eccezione uno sbalordito <span style="color: #ff0000;">Ugo Tognazzi</span>.</p>
<p>*coordinatore scientifico della rassegna</p>
<p>&nbsp;</p>
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