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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Giovanna Marini</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Giovanna Marini – Tutto questo vuole raccontato. Giovanna Marini dal vivo (Nota, 2024)</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 07:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giovanna Marini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Giovanna Marini, Tutto questo vuole raccontato. Giovanna Marini dal vivo, Nota 2024 di Vincenzo Santoro da Blogfoolk Magazine Numero 676 del 17 gennaio 2025 Tutto questo vuole raccontato. Giovanna Marini dal vivo, recentemente dato alle stampe da Nota, restituisce ai cultori del lavoro musicale dell’artista romana da poco scomparsa un capitolo inedito e di notevole interesse. Si tratta di un concerto in splendida solitudine eseguito... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/01/26/giovanna-marini-tutto-questo-vuole-raccontato-giovanna-marini-dal-vivo-nota-2024/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title"><img class="alignleft size-medium wp-image-4689" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/01/Giovanna-Marini_DalVivo-263x300.jpg" alt="Giovanna Marini_DalVivo" width="263" height="300" /><span style="color: #993300;">Giovanna Marini</span>, <em><span style="color: #ff0000;">Tutto questo vuole raccontato. Giovanna Marini dal vivo</span>, </em>Nota 2024</h1>
<p>di <strong>Vincenzo Santoro</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">da <a href="https://www.blogfoolk.com/2025/01/giovanna-marini-tutto-questo-vuole.html?fbclid=IwY2xjawICwAFleHRuA2FlbQIxMQABHRNt8IfbSU5q6dHURMTdY12FF3m8zk2kdAkw4UKONXbKlDOQAg3EZE5Dtg_aem_QQhJVnRMVNXcd5eXoDC9BA">Blogfoolk Magazine Numero 676 del 17 gennaio 2025</a></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Tutto questo vuole raccontato. Giovanna Marini dal vivo</span>, recentemente dato alle stampe da Nota, restituisce ai cultori del lavoro musicale dell’artista romana da poco scomparsa un capitolo inedito e di notevole interesse. Si tratta di un concerto in splendida solitudine eseguito a Lecce nel 1981 e registrato direttamente dal mixer dell’impianto di amplificazione da un locale collezionista e appassionato di musica, <strong>Francesco Fortunato</strong>, che nel 1988 ne fece dono all’allora giovanissimo cantautore <strong>Alessio Lega</strong>. Dopo varie vicissitudini, il nastro negli ultimi anni è in qualche modo riemerso dai cassetti ed è stato fatto ascoltare alla stessa Marini – anche grazie alla collaborazione di<strong> Susanna Cerboni</strong> – decidendo insieme all’editore <strong>Valter Colle</strong> di farne un cd, uscito postumo con un denso, puntuale, commosso e appassionato saggio introduttivo di Lega, che storicizza i repertori eseguiti nell’ambito della ricca produzione dell’artista.</p>
<p>Diciamolo subito: si tratta di un documento sonoro bellissimo e per diverse ragioni di grande significato. Lungo le sue tracce si dispiega, in una felice e personalissima sintesi in musica e narrazioni, la storia dell’Italia degli anni ’60 e ’70, delle lotte sociali che l’hanno attraversata e del movimento del folk revival che quelle battaglie ha voluto affiancare e raccontare, di cui la musicista romana è stata una delle protagoniste assolute. Poi ci sono le “canzoni popolari” riportate alla luce attraverso ricerche eterodosse rispetto ai canoni accademici, ed eseguite in riproposte personali e per pubblico “urbano”, oltre alle composizioni originali, spesso a questi canti ispirate, e a molti brani celebri del “canzoniere di protesta” di quegli anni vorticosi. C’è insomma il meglio del suo repertorio – una “antologia naturale freschissima”, per citare Alessio Lega -, dove dei pezzi più celebri non manca quasi nulla: il <em><span style="color: #993300;">Lamento per la morte di Pasolini</span></em>, <span style="color: #993300;"><em>I treni per Reggio Calabria</em></span>, <span style="color: #993300;"><em>O Gorizia tu sei maledetta</em></span>, <span style="color: #993300;"><em>O cara Moglie</em></span> (all’interno di un commovente omaggio a <strong>Ivan Della Mea</strong>), <em><span style="color: #993300;">Contessa</span></em>, <em><span style="color: #993300;">Addio Lugano Bella</span></em>. Spicca inoltre un prezioso inedito, la versione integrale della <em><span style="color: #993300;">Ballata per Giuseppe Pinelli</span></em>, dove con poche incisive pennellate narrative – di cui fanno parte versi molto duri e che oggi giudicheremmo “politicamente scorretti” – viene raccontata la tragica morte dell’anarchico milanese, ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana, caduto da una finestra della Questura di Milano durante un interrogatorio.</p>
<p>Durante lo spettacolo Giovanna Marini, in grande forma e “non solo sovrana dei suoi mezzi espressivi ma addirittura come ‘posseduta’ da un’urgenza espressiva ai limiti dell’umano” (Alessio Lega nell’introduzione) dispiega, oltre alle canzoni eseguite in chiave pirotecnica e trascinante, tutte le sue doti di narratrice e di affabulatrice, creando un rapporto estremamente empatico con il pubblico e infarcendo il flusso comunicativo di battute e aneddoti sagaci e divertenti che si riferiscono, con toni a volte quasi picareschi, agli avvenimenti raccontati e ai loro protagonisti, più o meno noti (Ivan Della Mea, <strong>Giovanna Daffini,</strong> <strong>Paolo Pietrangeli</strong>, <strong>Dario Fo</strong>, solo per citarne alcuni). Opportunamente, sempre Lega fa notare come in una così singolare modalità esecutiva si possa cogliere “molto del teatro (cosiddetto) ‘di narrazione’ a venire”, di cui l’artista romana può essere a giusto titolo considerata una sorta di antesignana.</p>
<p>In tutto ciò sorprende un poco la mancanza dei tanti canti salentini che la Marini aveva registrato nel corso delle sue numerose incursioni a partire dalla fine degli anni ’60, quando incontra <strong>Rina Durante</strong> e gli esponenti del locale folk revival che, in versioni spesso reinterpretate in stile “creativo”, incide in molti dischi e propone negli spettacoli degli anni successivi, accompagnandoli come di consueto con vivaci racconti (a partire da quelli riferiti al celebre incontro con le sorelle <strong>Mariuccia</strong> e <strong>Rosina Chiriacò</strong> di Sternatia, che le insegnarono lo “svolo”). Il concerto nel capoluogo salentino (anche citato in un passaggio del racconto della musicista) singolarmente non contiene nessun riferimento a tali vicende, probabilmente perché in quel momento la musicista aveva intrapreso percorsi espressivi differenti.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Tutto questo vuole raccontato</em></span> rappresenta dunque un documento straordinario del lavoro creativo e della poetica di una delle più grandi compositrici, musiciste e cantautrici italiane, purtroppo in patria meno considerata che altrove – come in Francia e in Belgio, dove è oggetto di una vera e propria venerazione. Dobbiamo essere riconoscenti ad Alessio Lega, all’editore Valter Colle e a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione per averlo preservato e restituito nel modo migliore.</p>
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		<title>Giovanna Marini canta Matteo Salvatore</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2020 07:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marini]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Salvatore]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Edizioni Nota 2019, Booklet + 1 CD – 32 pagine, €15,00 Introduzione di Vincenzo Santoro* Degli artisti emersi dalla lunga e complessa stagione del folk revival italiano degli anni sessanta-settanta, Matteo Salvatore è stato fra quelli che hanno raggiunto i vertici qualitativi più elevati. Nell’ambito di una produzione bulimica, compulsiva e molto diseguale (e difficile anche solo da ricostruire), le... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/05/20/giovanna-marini-canta-matteo-salvatore/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/05/GiovannMarini-MatteoSalvatore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3654" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/05/GiovannMarini-MatteoSalvatore-245x300.jpg" alt="GiovannMarini-MatteoSalvatore" width="245" height="300" /></a></p>
<p><a href="https://www.notamusic.com/prodotto/giovanna-marini-canta-matteo-salvatore/">Edizioni Nota 2019</a>, Booklet + 1 CD – 32 pagine, €15,00</p>
<p>Introduzione di Vincenzo Santoro*</p>
<p>Degli artisti emersi dalla lunga e complessa stagione del <em>folk revival</em> italiano degli anni sessanta-settanta, <strong><span style="color: #993300;">Matteo Salvatore</span></strong> è stato fra quelli che hanno raggiunto i vertici qualitativi più elevati. Nell’ambito di una produzione bulimica, compulsiva e molto diseguale (e difficile anche solo da ricostruire), le sue venti canzoni maggiormente significative, sono sicuramente fra le più straordinarie composizioni italiane del dopoguerra.</p>
<p>Queste ballate intense e dolenti traggono origine dalla tradizione pugliese (e non solo), ma sono reinterpretate e adattate da Salvatore secondo il suo personalissimo stile, in un procedimento che unisce le modalità tipiche dell’oralità con le esigenze della produzione discografica, dando così vita a “canzoni” affascinanti e indimenticabili. Il musicista di Apricena ha saputo rappresentare come nessun altro la sofferenza e la desolazione della vita dei contadini e dei braccianti del Sud, sottoposti a condizioni di sfruttamento disumano, con lo sguardo dall’interno, di chi quelle cose le ha vissute sulla propria pelle.</p>
<p>A quel corpus favoloso si sono ispirati negli ultimi anni molti artisti (per citarne solo alcuni, <span style="color: #993300;">Daniele Sepe</span>, <span style="color: #993300;">Vinicio Capossela</span>, <span style="color: #993300;">Massimo Ferrante</span>, <span style="color: #993300;">Teresa De Sio</span>, <span style="color: #993300;">Andrea Satta</span>, <span style="color: #993300;">Eugenio Bennato</span>), che ne hanno dato interpretazioni varie e diversamente riuscite, ma sempre improntate alla celebrazione della grandezza del “cantante popolare” di Apricena, intorno alla cui figura continua a rimanere un alone di leggenda e un grande interesse.</p>
<p>Anche <strong><span style="color: #993300;">Giovanna Marini</span></strong>, in questo splendido lavoro, riprende in gran parte quel repertorio, senza evitare incursioni nel Matteo Salvatore più “spiritoso” e forse dozzinale, che riesce sempre a interpretare con grande rispetto e con la necessaria ironia. Ai canti si alternano – senza soluzione di continuità, come se si trattasse di una registrazione in presa diretta di uno spettacolo, con tutti i difetti e la spontaneità del caso – alcune illuminanti affabulazioni riguardanti la biografia del nostro: l’infanzia poverissima nelle desolate terre del Gargano, l’apprendistato musicale con il suo maestro violinista cieco, il mitico <strong><span style="color: #993300;">Vincenzo Pizzicoli</span></strong>, la “scoperta” da parte del regista De Santis, i primi successi, le sempre più frequenti apparizioni televisive, la difficile relazione con la compagna <span style="color: #993300;">Adriana Doriani</span>, a cui era legato da un rapporto morboso e sempre più violento, l’episodio del Cantagiro, in cui venne sonoramente fischiato da un pubblico che non si riconosceva nelle sue canzoni, fino all’orribile omicidio della Doriani, prima di un concerto a San Marino, il 26 agosto 1973.</p>
<p>La tesi di fondo di questi racconti, costruiti – in maniera un po’ romanzata, ma ci sta – sui ricordi personali degli innumerevoli incontri avuti con Salvatore, che la Marini frequenta assiduamente dalla metà degli anni sessanta, è che il cantore di Apricena sia stato in qualche modo vittima del suo stesso successo nello scintillante mondo dello spettacolo, in particolare televisivo; un mondo che però non lo accettò mai veramente, per la sua evidente “diversità”. Una tesi suggestiva, che però riesce solo in parte a spiegare il gesto estremo ed efferato che costituì il culmine della “follia” di Matteo Salvatore.</p>
<p>Negli episodi descritti dalla Marini emerge un altro aspetto importante, che ci illumina sulle dinamiche di quegli anni: il legame di Matteo Salvatore, “portatore” eccelso di culturale popolare, col circuito del <em>folk revival</em> più politicizzato, con gli artisti e la <em>intellighenzia</em> di sinistra che ne faceva parte. In particolare, è interessante notare come a spingerlo verso un repertorio più “impegnato” siano state proprio le insistenze di alcuni esponenti di questo mondo, mentre la sua indole di “intrattenitore” e forse anche le esigenze televisive lo facevano propendere verso la sua produzione più leggera e disimpegnata.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Giovanna canta Matteo</em></span> è dunque un disco intenso e importante, che restituisce, con uno sguardo delicato e un’interpretazione ricca di poesia e di pathos, la complessa e controversa figura di un grandissimo artista, ma che rappresenta anche un documento significativo di un momento di notevole interesse della storia culturale italiana.</p>
<p>*testo introduttivo del booklet</p>
<p>L&#8217;opera si può acquistare sul sito dell&#8217;editore Nota (cliccare <a href="https://www.notamusic.com/prodotto/giovanna-marini-canta-matteo-salvatore/">qui</a> )</p>
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		<title>In un film il Salento di Giovanna Marini</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 08:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marini]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da poche settimane è uscito nelle sale A Sud della musica. La voce libera di Giovanna Marini, documentario diretto da Giandomenico Curi e prodotto da Meditfilm in associazione con Aamod (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), che racconta il rapporto fra Giovanna Marini, musicista sensibile e raffinata e protagonista storica del movimento del folk revival nazionale, e il Salento,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/04/05/in-un-film-il-salento-di-giovanna-marini/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/04/locandinaasud.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3642" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/04/locandinaasud-213x300.jpg" alt="locandinaasud" width="213" height="300" /></a>Da poche settimane è uscito nelle sale <em>A Sud della musica. <strong><span style="color: #ff0000;">La voce libera di Giovanna Marini</span></strong></em>, documentario diretto da <span style="color: #800000;">Giandomenico Curi</span> e prodotto da Meditfilm in associazione con Aamod (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), che racconta il rapporto fra <strong><span style="color: #800000;">Giovanna Marini</span></strong>, musicista sensibile e raffinata e protagonista storica del movimento del <em>folk revival</em> nazionale, e il Salento, terra terra dalla ricchissima tradizione musicale “popolare”. Un rapporto fecondo e appassionato, iniziato circa cinquanta anni fa e che continua ancora oggi.</p>
<p>La vicenda inizia intorno alla fine degli anni ’60, quando Giovanna Marini era già una delle esponenti di punta del movimento del <em>folk revival</em> nazionale. A quei tempi cominciò a svolgere delle “ricerche sul campo” di suoni e canti della tradizione popolare, in particolare del Sud Italia, da utilizzare per i suoi spettacoli e le sue composizioni. Per queste ragioni, visitò a più riprese il Salento: nel 1969 è a Lecce, accompagnata dall’intellettuale e scrittrice <span style="color: #800000;">Rina Durante</span>, a registrare, la splendida voce di <span style="color: #800000;">Niceta Petrachi</span> detta “la Simpatichina”; nel 1971, a Sternatia registrò le sorelle <span style="color: #800000;">Mariuccia</span> e <span style="color: #800000;">Rosina Chiriacò</span> e <span style="color: #800000;">Stella De Santis</span>; nel 1972 effettuò delle registrazioni a San Donato di Lecce, e così via(1).</p>
<p>Queste esperienze – in particolare l’incontro con le sorelle Chiriacò &#8211; segneranno profondamente la Marini(2), che dalle signore salentine venne “iniziata” alle raffinate tecniche del canto di tradizione orale del sud d’Italia, in cui coglierà un chiaro segnale di “alterità” rispetto alla musica colta e commerciale, dando alla cosa, in linea con i sentimenti del tempo, una lettura politica nel quadro del rapporto fra culture “egemoni” e “subalterne”(3).</p>
<p>Più volte, nel corso della sua lunga carriera, sia nei racconti che arricchiscono i suoi spettacoli che negli interventi scritti, l’artista romana riconoscerà il grande debito nei loro confronti. La lezione appresa nel Salento, oltre a consentirle di elaborare nuove modalità di composizione a partire dai materiali musicali tradizionali, costituirà uno dei capisaldi dei corsi di canto popolare che terrà in particolare alla Scuola di musica popolare di Testaccio a Roma, a partire dalla metà degli anni ‘70, dove si formeranno decine (se non centinaia) di musicisti che poi daranno vita a loro volta a gruppi musicali “di riproposta”.</p>
<p>I canti raccolti nel Salento, che l’artista romana riproporrà nei concerti(4) e inciderà nei dischi degli anni ‘70, diventeranno così molto noti nell’ambiente del <em>folk revival</em> nazionale. In questo senso, si deve forse proprio a lei una prima “riproposta” della musica di tradizione orale salentina, che ha portato all’attenzione di un pubblico ampio l’enorme ricchezza di questo repertorio(5).</p>
<p>D’altra parte, Giovanna Marini influenzerà in maniera determinante anche gli sviluppi iniziali del piccolo <em>folk revival</em> locale(6), e in particolare le modalità della “riproposta” musicale e di costruzione degli spettacoli del <span style="color: #800000;">Nuovo Canzoniere del Salento</span>, gruppo seminale che si formò nell’ambito del movimento studentesco leccese, il cui leader era <span style="color: #800000;">Luigi Lezzi</span>, che ebbe un primo folgorante incontro con la musicista romana nel corso di un concerto organizzato in un’aula universitaria(7).</p>
<p>In <span style="color: #ff0000;"><em>A Sud della musica </em></span>il regista Giandomenico Curi e i suoi collaboratori sono riusciti a rendere egregiamente il dipanarsi di questa sorta di “storia d’amore musicale”, attraverso un appassionante racconto a più voci(8), dalle lontane origini fino ai tanti ritorni degli ultimi anni di Giovanna Marini nelle terre salentine. Una vicenda anche abbastanza emblematica del modo di rapportarsi, rispetto alle “musiche del Sud”, di diverse generazioni di artisti e appassionati, tipicamente abitanti nelle città del centro-nord – ma soprattutto romani – e spesso impegnati politicamente. Il porsi soprattutto da questo specifico punto di vista rappresenta, a mio parere, uno dei motivi di maggiore interesse dell’opera, ma forse anche un suo limite. A risentirne è soprattutto la seconda parte del documentario, che si sofferma lungamente sulle vicende della epica manifestazione antifascista del 22 ottobre del 1972 a Reggio Calabria, di cui tratta una delle più celebri canzoni di Giovanna Marini, e della venuta nel Salento di <span style="color: #800000;">Pier Paolo Pasolini</span> nel 1975, pochi giorni prima della morte(9). Due argomenti che per tale pubblico assumono spesso significative valenze biografiche, ma che, nel modo in cui vengono affrontati, fanno risultare quella parte del film ridondante ed eccessivamente eccentrica rispetto all’argomento principale.</p>
<p>Oltre all’interesse storico-culturale, <span style="color: #ff0000;"><em>A Sud della musica </em></span>riserva grandi emozioni musicali, fra le canzoni che la Marini interpreta da sola o con alcuni dei suoi cori e i canti salentini eseguiti da una serie di gruppi e musicisti locali in grande spolvero (a parte il singolare episodio di <span style="color: #ff0000;"><em>Ragnarock</em></span>, peraltro abbastanza fuori tema): spiccano fra gli altri lo straordinario “albero di canto” <span style="color: #800000;">Antimo Pellegrino</span>, il <span style="color: #800000;">Canzoniere Grecanico Salentino</span>, <span style="color: #800000;">Roberto</span> ed <span style="color: #800000;">Emanuele Licci</span>, <span style="color: #800000;">Enza Pagliara</span>, <span style="color: #800000;">Dario Muci</span>, <span style="color: #800000;">“Carlo “Canaglia” De Pascalis</span> e <span style="color: #800000;">Rocco De Santis</span>, che ci propongono una notevolissima carrellata di brani più o meno tradizionali, con particolare riferimento all’area della Grecìa, che fu maggiormente frequentata da Giovanna Marini.</p>
<p>Infine, grande emozione suscitano le apparizioni sullo schermo di due grandi protagoniste del canto popolare salentino, che ci hanno lasciato nei mesi immediatamente precedenti all’uscita del documentario: la mitica Niceta Petrachi detta <em>Simpatichina</em>, interprete dalla voce vertiginosa e fondamentale “informatrice” della Marini, e <span style="color: #800000;">Bucci Caldarulo</span>, protagonista determinante della stagione degli anni ’70 col Canzoniere Grecanico Salentino.</p>
<p>Insomma,<span style="color: #ff0000;"><em> A Sud della musica </em></span>è un film prezioso, godibile e pieno di spunti di grande interesse, per gli amanti del genere, ma anche per chi sia interessato a un pezzo significativo della recente storia culturale italiana.</p>
<p>Articolo originariamente pubblicato su <a href="http://www.insulaeuropea.eu/2020/03/04/il-salento-di-giovanna-marini-di-vincenzo-santoro/">Insula europea</a> e qui riproposto con lievi modifiche</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/04/91992153_254697785564004_143238851538714624_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3641" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/04/91992153_254697785564004_143238851538714624_n-300x191.jpg" alt="91992153_254697785564004_143238851538714624_n" width="300" height="191" /></a></p>
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<p>(1) I risultati delle ricerche della Marini in terra salentina di quegli anni sono stati documentati nel cd doppio <span style="color: #ff0000;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/01/20/2171/">Il Salento di Giovanna Marini</a></em>,</span> curato da <span style="color: #800000;">Roberto Raheli </span>e da chi scrive, pubblicato nel 2004 dalle edizioni Aramirè e distribuito dalle Edizioni musicali del manifesto. In questo lavoro, prodotto in collaborazione con il Circolo “G. Bosio” di Roma, sono compresi, nel primo cd, i 26 brani che è stato possibile recuperare dai nastri originali registrati dalla Marini all’inizio degli anni ’70. Il secondo cd contiene invece alcune versioni d’autore di questi canti già pubblicate sui dischi o tratti da concerti. La foto, di <span style="color: #800000;">Raffaele Puce</span>, ritrae chi scrive con <span style="color: #800000;">Giovanna Marini</span> e il presidente del Bosio <span style="color: #800000;">Alessandro Portelli</span> nel corso della presentazione svoltasi a Sternatia il 14 aprile 2004. Una ricostruzione dell’origine del <em>folk revival</em> salentino negli anni settanta è contenuta nel mio <span style="color: #ff0000;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em></span>, Squilibri, Roma, 2009, pp. 23-30.</p>
<p>(2) Così la Marini racconta uno di quegli incontri fondamentali con le sorelle Chiriacò in un libro pubblicato qualche anno fa: «Ero in giro per le mie ricerche, e a Sternatia incontro proprio Mariuccia (…). Mariuccia ci porta a casa sua, e lì si mette a cantare, con una voce possente, una tecnica precisa, completamente opposta a quella classica, diversa anche da quella della canzonetta, da quella jazz: una voce nuova per me. Così compressa che da sola ti riempie di armoniche e battimenti. Poi con la sorella si mette a cantare, per terze, ed è una cosa da brividi per la potenza del suono che riuscivano ad ottenere. (…) Sono veramente pezzi di musica d’avanguardia. Bisogna dire che le melodie del Salento sono fra le più belle in Italia. Sono canti estremamente dolci, tutti per terze, con melodie magnifiche, ben costruite». <span style="color: #800000;">Giovanna Marini</span>, <span style="color: #ff0000;"><em>Una mattina mi son svegliata. La musica e le storie di un’Italia perduta</em></span>, Rizzoli., Milano, 2005, p. 78.</p>
<p>(3) Secondo <span style="color: #993300;">Alessandro Portelli</span>, importante studioso di culture popolari che con la Marini condivide una pluridecennale militanza politica e culturale, «fu il Salento a farle capire a fondo qualcosa che era implicito nella sua esperienza fino ad allora, ma che non era stato formulato con altrettanta chiarezza: che i suoni hanno senso perché appartengono a delle persone, e che l’identità politica, storica che le persone esprimono attraverso i suoni – attraverso il timbro della voce, l’emissione del fiato, il rapporto del suono col corpo – è il fondamento di ogni politica». E dall’esperienza salentina derivò anche un’intuizione fondamentale: «farsi mediatrice musicale della cultura popolare e contadina per un pubblico urbano e istruito non poteva consistere né in un “ricalco” meccanico, né tanto meno in una reinvenzione senza controlli, ma nell’impadronirsi delle “grammatiche” dei linguaggi popolari, e accentuarne i tratti di alterità». Alessandro Portelli, <span style="color: #ff0000;"><em>Prima cercavo i suoni, ora cerco le persone</em></span>, in <span style="color: #ff0000;"><em>Il Salento di Giovanna Marini</em></span>, cit., p. 7.</p>
<p>(4) Ad esempio lo spettacolo “Fare musica” del 1973, evocato più volte nel film, che la Marini costruì insieme al gruppo storico del <span style="color: #800000;">Canzoniere del Lazio</span>, aveva in repertorio diversi brani “salentini”, eseguiti in molti casi in versioni sorprendentemente filologiche.</p>
<p>(5) Ma anche, occorre dirlo, l’origine di incongruenze e travisamenti, come evidenzia il raffronto fra il materiale raccolto dai cantatori locali e le versioni “d’autore”. In queste, se la parte testuale, originariamente in dialetto oppure in <em>grico</em>, la parlata ellenofona locale, appare poco attendibile e a volte oggetto di una sorta di re-invenzione non dichiarata come tale, l’interpretazione vocale e musicale rende invece evidente una estrema attenzione verso le peculiarità della tradizione locale, a partire dalle complesse ed aspre modalità del canto di matrice contadina. Cfr: <span style="color: #ff0000;"><em>Il ritorno della taranta</em></span>, cit, pp. 26-29.</p>
<p>(6) A quelle vicende risalgono le origini di un movimento musicale e culturale che negli ultimi anni ha raggiunto notevole visibilità a livello nazionale e non solo. Sulla sua storia, oltre al già citato <em>Il ritorno della taranta</em>, si può consultare anche il mio più recente saggio <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a></em>, Itinerarti Edizioni, Alessano (Le), 2019.</p>
<p>(7) Lezzi è presente nel film e riferisce questa vicenda, anche se il suo racconto è riportato in modo che, a mio avviso, non la rende del tutto comprensibile a chi non la abbia già presente. Per approfondimenti si può consultare il suo contributo pubblicato nel libretto del doppio cd <span style="color: #ff0000;"><em>Il Salento di Giovanna Marini</em></span>, cit., p. 12.</p>
<p>(8) Contribuiscono al film con proprie testimonianze, fra gli altri, di <span style="color: #800000;">Alessandro Portelli</span>, <span style="color: #800000;">Susanna Cerboni</span>, Brizio Montinaro, <span style="color: #800000;">Luigi Lezzi</span>, <span style="color: #800000;">Luigi Chiriatti</span>, <span style="color: #800000;">Massimo Melillo</span>, <span style="color: #800000;">Piero Brega</span>, <span style="color: #800000;">Paolo Pietrangeli</span>, <span style="color: #800000;">Antonio Infantino</span>, <span style="color: #800000;">Stefano Pogelli</span>, <span style="color: #800000;">Silvano Palamà</span> e chi scrive.</p>
<p>(9) Alla memoria dell’intellettuale tragicamente scomparso Giovanna Marini dedicherà la celebre <span style="color: #ff0000;"><em>Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini</em>,</span> uno dei vertici della sua produzione.</p>
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		<title>Da nord a sud, ma slowly</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 13:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ritorno della taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Carpino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Riccardo Piaggio dall’inserto culturale del Sole 24 Ore del 6 dicembre 2009 &#160; Dal Tavoliere alle Alpi, le musiche popolari e tradizionali si candidano a raccontare la biodiversità dei questo Paese. E se, insieme al cibo, fossero proprio i suoni, le parole e i balli di pastori, contadini e montanari i nostri più formidabili cultural commons, ossia il nostro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/12/06/da-nord-a-sud-ma-slowly/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Riccardo Piaggio</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dall’inserto culturale del <strong>Sole 24 Ore</strong> del 6 dicembre 2009</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/12/pff06aramire.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1538" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/12/pff06aramire-300x225.jpg" alt="pff06aramire" width="300" height="225" /></a>Dal Tavoliere alle Alpi, le musiche popolari e tradizionali si candidano a raccontare la biodiversità dei questo Paese. E se, insieme al cibo, fossero proprio i suoni, le parole e i balli di pastori, contadini e montanari i nostri più formidabili <em>cultural commons</em>, ossia il nostro patrimonio culturale immateriale? Non a caso, dalle parti di Bra (dove è nato Carlin Petrini), la nuova musica tradizionale la chiamano <strong><em>Slow Folk</em></strong>. A Carpino, ad esempio, le fave (presidio Slow Food), vanno in coppia con i <strong>Cantori</strong> (patrimonio Slow Folk?). Da non consumare in fretta, che si tratti di fave o di cantori. Partendo da sud, ecco dunque <em><span style="color: #ff0000;"><strong>Il ritorno della taranta</strong></span></em> (Squilibri, a cura di <strong>Vincenzo Santoro</strong>, con allegato cd di 75’ che comprende rarità e classici del genere<span id="more-280"></span>), una «storia della rinascita della musica popolare salentina» che racconta qualcosa di più di un fenomeno locale. In un racconto corale, i migliori nomi della nostra musica popolare ricordano come la cultura della terra (cibo e suoni, ancora una volta insieme) abbia drenato un possibile genocidio culturale nel nostro sud, dovuto alla massificazione del gusto. È quanto ricordò già Pasolini nei suoi <em><strong>Scritti Corsari</strong></em>, in tempi non sospetti. Da <strong>Giovanna Marini</strong> agli <strong>Officina Zoè</strong>, da E<strong>doardo Winspeare</strong> a <strong>Eugenio Bennato</strong>, il volume traccia la rotta di una questione locale, la pizzica salentina (così come la tarantella del Gargano), divenuta moda globale, anzi <em>glocal</em>. Leggendo questa storia si comprende perché centinaia di migliaia di giovani partecipino ogni anno a feste e concerti di musica tradizionale, più o meno con lo stesso spirito con cui, negli Usa, gli <em>hippies</em> accoglievano le ballate folk di <strong>Pete Seeger </strong>e <strong>Bob Dylan</strong>. E pensare che la riscoperta della propria identità sonora, conquistata da giovani musicisti come antidoto al degrado, ha prodotto, negli anni, anche effetti esilaranti: «a seguito di successi di film farciti di arti marziali orientali», si legge nel volume, «alcuni giovani duellavano nella pizzica schermata con precarie e ridicole imitazioni estemporanee di <em>kung-fu</em> e di <em>karate</em>, tanto che gli anziani si erano stufati delle nuove forme caricaturali di ballo, e avevano smesso di recarsi alle feste». (…)</span></p>
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		<title>Cos&#236; &#232; tornata la Taranta</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 19:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Aramirè]]></category>
		<category><![CDATA[Canzoniere Grecanico Salentino]]></category>
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		<category><![CDATA[Lapassade]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
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		<category><![CDATA[Officina Zoè]]></category>
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		<category><![CDATA[Salento Domani]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vincenzo Santoro ripercorre le tappe di una riscoperta culturale: dai pionieri ad oggi di Sergio Torsello dal Quotidiano di Lecce del 2 novembre 2009 Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina, di Vincenzo Santoro (ed. Squilibri, 18,00) è stato presentato a Roma, nell’Auditorium del parco della musica, il 28 ottobre scorso). Si tratta di un libro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/11/02/cos-tornata-la-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Vincenzo Santoro ripercorre le tappe di una riscoperta culturale: dai pionieri ad oggi</em></strong></span></span></p>
<p>di <strong>Sergio Torsello</strong></p>
<p>dal Quotidiano di Lecce del 2 novembre 2009</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/11/la-pizzica-salentina-in-una-vecchia-stampa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/11/la-pizzica-salentina-in-una-vecchia-stampa-211x300.jpg" alt="la-pizzica-salentina-in-una-vecchia-stampa" width="211" height="300" /></a>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina,</em> di Vincenzo Santoro (ed. Squilibri, 18,00) è stato presentato a Roma, nell’Auditorium del parco della musica, il 28 ottobre scorso). Si tratta di un libro prezioso, che interviene a colmare una vistosa lacuna nella storiografia locale nella quale mancava una ricostruzione organica, o almeno largamente attendibile, del fenomeno di riproposta della musica tradizionale salentina. Costruito sulla scorta di una vasta ed eterogenea documentazione (libri, articoli, interventi sul web, tesi di laurea, fonti orali, strumento insostituibile quando la documentazione tradizionale è carente) il volume rimette insieme gli innumerevoli frammenti di una vicenda dall’andamento carsico che, tra evidenze e oscuramenti, prende il via sul finire degli anni ’60, grazie all’impulso di <strong>Rina Durante</strong>, e si protrae fino ai giorni nostri. In mezzo si collocano tante vicende poco note o addirittura sconosciute:<span id="more-283"></span> il decisivo approdo salentino di <strong>Giovanna Marini</strong>, la nascita del <strong>Nuovo Canzoniere del Salento</strong> che si scioglierà nel 1973 aprendo la strada al <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong>, il gruppo più rappresentativo del folk revival locale, le vicende poco note anche agli addetti ai lavori, di <strong>Salento Domani</strong> e <strong>Radici</strong> attivi nel decennio ‘70-80, che rivelano uno scenario ben più complesso e diversificato di quello fin qui conosciuto e chiudono la prima, pioneristica fase.</span></p>
<p>Poi verranno gli anni ‘80 con <strong>Pierpaolo de Giorgi</strong> (tra i primi a porre la centralità di un genere, la pizzica) e l’apparizione del <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> prima dell’esplosione degli anni ‘90.</p>
<p>Inaugurata dall’esperienza dei <strong>Sud Sound System</strong> e dall’attivismo di <strong>Edoardo Winspeare</strong>, la stagione degli anni ’90 è segnata dalla <strong>Notte della Taranta</strong>, dallo straordinario proliferare di gruppi e iniziative editoriali, dalle significative esperienze degli <strong>Zoè</strong> e degli <strong>Aramirè</strong>, a cui Santoro dedica un ampio capitolo in quanto testimonianza di un peculiare modello di valorizzazione della cultura musicale del territorio fortemente intriso di spirito critico e impegno politico. È un viaggio a tratti illuminante nel caleidoscopico universo del movimento della pizzica, che delinea percorsi, stimola riflessioni e ulteriori approfondimenti, consegnando al lettore una narrazione polifonica in cui il punto di vista di Santoro (responsabile dell’Ufficio Cultura dell’Anci, appassionato operatore culturale che pure è una delle voci più apertamente critiche in seno al movimento stesso) non sovrasta mai il pluralismo delle voci che da sempre caratterizza il revival salentino.</p>
<p>Questo efficace dispositivo narrativo ne fa un libro emblematico che aiuta a capire come le diverse definizioni discorsive siano il risultato che l’oggetto di cui si parla (la musica popolare) ha prodotto e da cui al tempo stesso è stato prodotto. È così che i patrimoni culturali opportunamente “tradotti/trasformati” vengono “confezionati” e consegnati ad un più vasto pubblico di fruitori. In questo nuovo scenario un ruolo sempre più centrale è assegnato agli intellettuali (locali e non).</p>
<p>Se a <strong>Georges Lapassade</strong> va riconosciuta l’intuizione di collegare un’ipotesi di rivitalizzazione della cultura del tarantismo alle controculture musicali giovanili, altrettanto emblematico appare l’apporto di <strong>Edoardo Winspeare</strong>, artefice di un processo di “estetizzazione” della pizzica che liberandola da quella dimensione afflittiva tipica della cultura del tarantismo la preparerà ad un più vasto uso di massa. Ma<em> Il ritorno della taranta </em>(da leggere con l’indispensabile ausilio del cd allegato, una breve storia sonora del folk revival salentino) è anche, a suo modo, una riflessione su quel processo che Fabio Dei ha definito “dell’uso pubblico della cultura popolare”, ossia delle politiche istituzionali di valorizzazione del patrimonio etnografico locale.</p>
<p>Al “Salento immaginato”, per usare il titolo di un bel capitolo che ripercorre la recente genesi di un vero e proprio topos letterario che descrive il Salento come un’isola di autenticità sopravissuta allo tsunami della modernizzazione, fa da contraltare la “bellezza sotto assedio”, continuamente esposta al rischio di scempi e devastazioni.</p>
<p>C’è una nuova domanda di tutela del bene pubblico che nasce da questo movimento, sembra avvertire Santoro. Una diffusa consapevolezza che non si può valorizzare il patrimonio musicale locale (che oltretutto è oggi per il Salento un potente fattore di attrazione turistica ) senza tutelare i luoghi entro i quali storicamente è stato prodotto. Una domanda, quest’ultima, che ancora attende qualche risposta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Salento di Giovanna Marini: recensione su Alias</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2004 21:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>da Alias (il manifesto) &#8211; di Marco Boccitto &#8220;Svoli&#8221; di fantasia e riproposta allo stato puro Canto allo stato puro, che rinuncia spavaldo alle suggestioni più superficiali e massificate dell’ultima ora, indifferente all’ebrezza del «taranta power» e della «pizzica-trance». È Il Salento di Giovanna Marini (Aramirè), mica quello di Stewart Copeland. Un disco che al documento raccolto sul campo affianca, un po’... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/06/19/il-salento-di-giovanna-marini-recensione-su-alias/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="data1">da Alias (il manifesto) &#8211; di Marco Boccitto</span></p>
<p><b>&#8220;Svoli&#8221; di fantasia e riproposta allo stato puro</b></p>
<p>Canto allo stato puro, che rinuncia spavaldo alle suggestioni più superficiali e massificate dell’ultima ora, indifferente all’ebrezza del «taranta power» e della «pizzica-trance». È Il Salento di Giovanna Marini (Aramirè), mica quello di Stewart Copeland. Un disco che al documento raccolto sul campo affianca, un po’ come accade con quelle compilation che in due cd riescono a dar conto sia dei remix che delle versioni originali, la «riproposta» curata dalla cantante, chitarrista e compositrice romana, amica storica della cultura orale e della canzone popolare. È un Salento che le appartiene, visto che «sue» sono le registrazioni realizzate a Sternatia e nella Grecia Salentina a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, da cui tutto parte; a lei dobbiamo la «scoperta» di voci come quelle di Mariuccia Chiriacò e il salvataggio, con rilancio a stretto giro, di un repertorio su cui incombeva una colata di cemento e di indifferenza.</p>
<p>Giovanna Marini ha curiosato, approfondito, documentato, ha captato, cantato e ricantato canzoni sull’emigrazione e sull’amore, lamenti funebri, canti di lavoro e di rivolta, ha preso ‘Ntunucciu e ne ha fatto uno standard imprescindibile per gli stessi gruppi salentini. Agendo da ricercatrice impura, o se preferite da pura appassionata, senza pretese scientifiche né particolare perizia tecnica, è entrata in empatia con i suoi interlocutori, rubandogli con gli occhi e le orecchie tutto quello che poteva. Ha aggiunto la sua voce alle loro, stabilendo interazioni incompatibili con l’etnomusicologia. A costo di smarrire le sue certezze di musicista diplomata e di sacrificare la propria identità, è stata sarda in Sardegna, cilentana nel Cilento, salentina nel Salento. Ha recuperato. Poi, generosamente ispirata, ha creato e ricreato. Senza complessi verso l’alto né istinti rapaci verso il basso. Una capacità narrativa esagerata, da affabulatrice di rango. E dagli incontri con Pasolini, Fo, Calvino, Gianni Bosio, Leydi, Carpitella, come da quello con i fuoriclasse del canto e della poesia di matrice contadina, da Giovanna Daffini a Peppino Marotto, ha saputo trarre storie, tecniche, energie, consapevolezza, «svoli» di fantasia. A di qua e al di là dei riconoscimenti ottenuti con il suo Quartetto Vocale, Giovanna Marini oggi può contare su un ascolto più vasto e qualificato, vuoi per la visibillità irradiata dal recente duetto con De Gregori, vuoi per quel po’ di rispetto in più che sembra avvolgere la musica tradizionale, nonostante le forzature «etniche». È bene dunque tornare a quel «suo» Salento, le voci a lei care, frammenti di un passato da cui ripartire verso un «futuro più ricco e creativo», come scrive Sergio Torsello nelle note che integrano i due cd. È quello che faceva lei elaborando versioni proprie dei canti raccolti in precedenza: qui ci sono pezzi tratti da I treni per Reggio Calabria, Fare Musica, L’Eroe, altri da un concerto inedito e un’ultima ballata, La storiella di Pierina, è stata registrata per la nuova circostanza da Alessandro Portelli. Spetta a lui, ancora nelle note, sottolineare gli aspetti che rendono incomparabile il lavoro di Giovanna Marini fin dall’inizio, con quello spastamento poetico e politico di accento: dalla ricerca dei suoi alla ricerca delle persone che stanno dietro a quei suoni.</p>
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		<title>IL SALENTO DI GIOVANNA MARINI</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2004 21:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marini]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Raheli]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IL SALENTO DI GIOVANNA MARINI cd doppio a cura di Roberto Raheli e Vincenzo Santoro prodotto dalle Edizioni Aramiré in collaborazione con il circolo Gianni Bosio di Roma All&#8217;inizio degli anni settanta Giovanna Marini arrivò in Salento alla ricerca di suoni, canti e repertori musicali della tradizione locale, allora pressoché sconosciuti, che avrebbe poi impiegato come ispirazione per la sua... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/01/20/2171/">Read more &#187;</a></p>
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<h3>IL SALENTO DI GIOVANNA MARINI</h3>
<p>cd doppio</p>
<p>a cura di Roberto Raheli e Vincenzo Santoro</p>
<p>prodotto dalle Edizioni Aramiré in collaborazione con il circolo Gianni Bosio di Roma</p>
<p>All&#8217;inizio degli anni settanta Giovanna Marini arrivò in Salento alla<br />
ricerca di suoni, canti e repertori musicali della tradizione locale, allora<br />
pressoché sconosciuti, che avrebbe poi impiegato come ispirazione per la sua<br />
attività di musicista e compositrice. A Sternatia incontrò le contadine<br />
Mariuccia e Rosina Chiriacò e Stella De Santis, e dalle loro voci<br />
meravigliose imparò le tecniche antiche del canto femminile meridionale.</p>
<p>&#8220;Il Salento di Giovanna Marini&#8221; propone un confronto fra i materiali<br />
originali salentini &#8211; contenuti nel primo cd &#8211; e le rielaborazioni d&#8217;autore,<br />
in buona parte ancora inedite, che di quei materiali la Marini ha eseguito<br />
nel corso degli anni.</p>
<p>Il corposo libretto allegato contiene anche le trascrizioni e le traduzioni<br />
di tutti i pezzi, e una serie di saggi che analizzano il lavoro dal punto di<br />
vista storico ed etnomusicologico (scrivono Rina Durante, Luigi Lezzi,<br />
Ignazio Macchiarella, Alessandro Portelli, Sergio Torsello).</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2004/01/introduzione_CD_Giovanna_Marini.pdf">Introduzione</a><br />
dei curatori Roberto Raheli e Vincenzo Santoro</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/08/10/il-salento-di-giovanna-marini/">&#8220;Il Salento di Giovanna Marini&#8221;</a></p>
<h4>Recensioni</h4>
<ul>
<li><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/06/19/il-salento-di-giovanna-marini-recensione-su-alias/">Il Salento di Giovanna Marini: recensione su Alias</a><br />
di Marco Boccitto<br />
da Alias (il manifesto), 19/06/2004</li>
<li><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2004/02/28/nenie-e-stornelli-del-salento-nuovo-cd-di-giovanna-marini/">Nenie e stornelli del Salento. Nuovo cd di Giovanna Marini</a><br />
di Antonella Gaeta<br />
da la Repubblica di Bari, 28/02/2004</li>
</ul>
</div>
</div>
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