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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Lucania</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>I suoni e i canti della Lucania antica</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 15:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[Lucania]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;indagine fondativa della etnomusicologia italiana, che svela un ricchissimo mondo musicale di cui sono protagonisti i contadini, i pastori e le genti umili che vivevano &#8220;oltre Eboli&#8221;, per la prima volta restituita in edizione praticamente integrale. Imperdibile e imprescindibile. di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, luglio-agosto 2013 Nell’autunno del 1952, due importanti studiosi delle culture tradizionali, Diego Carpitella ed Ernesto... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/12/16/i-suoni-e-i-canti-della-lucania-antica/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-size: medium;"><em>L&#8217;indagine fondativa della etnomusicologia italiana, che svela un ricchissimo mondo musicale di cui sono protagonisti i contadini, i pastori e le genti umili che vivevano &#8220;oltre Eboli&#8221;, per la prima volta restituita in edizione praticamente integrale. Imperdibile e imprescindibile.</em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p>da <strong>Anci Rivista</strong>, luglio-agosto 2013</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/12/strumenti-musica-fisarmonica-musiche-tradizionali-in-basilicata.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-782" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/12/strumenti-musica-fisarmonica-musiche-tradizionali-in-basilicata-215x300.jpg" alt="strumenti-musica-fisarmonica-musiche-tradizionali-in-basilicata" width="215" height="300" /></a>Nell’autunno del 1952, due importanti studiosi delle culture tradizionali, <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span> ed <span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto de Martino</strong></span>, girarono in lungo e in largo la Basilicata (o Lucania, come si diceva di preferenza all’epoca) alla ricerca di canti e musiche popolari, nell&#8217;ambito di una indagine antropologica di più ampio respiro sulla cultura delle “classi subalterne” della regione &#8211; considerata allora una delle realtà più arretrate del Paese &#8211; che poi avrebbe costituito la base per alcuni libri importantissimi di de Martino (in particolare <em><span style="color: #993300;">Morte e pianto rituale nel mondo antico</span></em> e <span style="color: #993300;"><em>Sud e magia</em></span>).</p>
<p>Questa “spedizione” in Basilicata, realizzata con i mezzi tecnici messi a disposizione dalla RAI, è considerata l’atto di nascita dell’etnomusicologia italiana, perché per la prima volta si effettuarono “registrazioni sul campo” secondo criteri organicamente unitari. Le rilevazioni, condotte dal 30 settembre al 31 ottobre, interessarono i comuni di <strong>Matera</strong>, <strong>Grottole</strong>, <strong>Ferrandina</strong>, <strong>Pisticci</strong>, <strong>Colobraro</strong>, <strong>Valsinni</strong>, <strong>Stigliano</strong>, <strong>Tricarico</strong>, <strong>Marsico Vetere</strong>, <strong>Viggiano</strong> e <strong>Savoia di Lucania</strong>. Si tratta tra l&#8217;altro proprio dei luoghi descritti da <span style="color: #ff0000;"><strong>Carlo Levi</strong></span> in <span style="color: #993300;"><em>Cristo si è fermato ad Eboli</em></span>, opera che, com&#8217;è <span id="more-59"></span>noto, ha fortemente condizionato il dibattito politico e culturale degli anni successivi alla seconda guerra mondiale.</p>
<p>Le registrazioni effettuate rivelano, a dispetto della situazione di disagio sociale ed economico in cui vivevano gran parte di queste comunità, un mondo musicale di grande qualità e ricchezza: notevolissime voci femminili, straordinari suonatori di organetto, canti alla zampogna e al “cupa cupa”, nei più vari repertori, dalle ninne nanne ai lamenti funebri, dai canti di lavoro ai canti di questua, dalle tarantelle ai canti infantili. Ma anche tarantelle eseguite con lo scacciapensieri, suonate con il flauto di legno o di canna, e musiche ricavate da strumenti improbabili, come le foglie d&#8217;edera messe fra le labbra e “soffiate”. Un mondo musicale che pervadeva in tutti i suoi momenti essenziali la vita di quei contadini e pastori che, pur vivendo in uno stato di povertà estrema, manifestavano una sorprendente capacità di gioia, festa, scherzo, ironia, creatività e poesia.</p>
<p>Colpisce, visto il contesto in cui si collocava la ricerca, la mancanza di canti aventi un senso “politico”, oppure in qualche modo collegati alle lotte contadine che in quegli anni avevano coinvolto in maniera significativa alcune di quelle comunità (ad esempio <strong>Tricarico</strong>, dove operò una figura quasi mitica, il giovane sindaco-poeta <span style="color: #ff0000;"><strong>Rocco Scotellaro</strong></span>, che pure collaborò con de Martino e Carpitella), risultato probabilmente di una precisa scelta selettiva – anche se non dichiarata &#8211; degli studiosi.</p>
<p>Queste importantissime testimonianze di una cultura assai ricca e complessa sono oggi restituite in edizione pressoché integrale alla fruizione degli esperti e degli appassionati, ma anche e soprattutto delle comunità che all&#8217;epoca furono coinvolte dalla ricerca, da una pubblicazione specializzata, <span style="color: #993300;"><em><strong>Musiche tradizionali in Basilicata. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1952)</strong></em></span>, libro con allegati ben tre cd audio, curata dall&#8217;etnomusicologo <span style="color: #ff0000;"><strong>Giorgio Adamo</strong></span> e appena edito da <a href="http://www.squilibri.it">Squilibri</a>. Un grande prodotto editoriale multimediale, che per ognuno dei canti contiene la trascrizione e una dettagliata analisi testuale e musicale, e completato da alcune preziose foto d&#8217;epoca. Unico limite, peraltro non secondario in un&#8217;opera del genere, ci pare la mancanza di un intervento atto a contestualizzare le &#8220;spedizioni lucane&#8221; di de Martino e Carpitella nell&#8217;ambito del grande dibattito su quella che veniva denominata la &#8220;questione meridionale&#8221;, che come è noto nell&#8217;immediato dopoguerra impegnò alcune tra le migliori intelligenze del Paese, e a cui gli interventi e le opere dell&#8217;etnologo napoletano diedero un contributo fondamentale.</p>
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<p><img src="/public/dblog/image/lucania1.jpg" alt="" align="left" /></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><img src="/public/dblog/image/lucania2.jpg" alt="" align="left" /></span></p>
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		<title>Il rito arboreo della “Pita” di Alessandria del Carretto</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 19:07:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, maggio 2010 I “riti arborei” sono una antichissima tradizione che si è mantenuta più o meno intatta in molte località del Sud e particolarmente in Basilicata. Si tratta di una festa di primavera, che è stata sempre celebrata tra aprile e maggio, anche se ci sono delle eccezioni. In Calabria il rito è ancora... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/01/il-rito-arboreo-della-pita-di-alessandria-del-carretto/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></span></p>
<p>da <strong>Anci Rivista</strong>, maggio 2010</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/alessandria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2049" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/alessandria-300x164.jpg" alt="alessandria" width="300" height="164" /></a>I “riti arborei” sono una antichissima tradizione che si è mantenuta più o meno intatta in molte località del Sud e particolarmente in Basilicata. Si tratta di una festa di primavera, che è stata sempre celebrata tra aprile e maggio, anche se ci sono delle eccezioni. In Calabria il rito è ancora molto conservato ad <strong>Alessandria del Carretto</strong>, sul Monte Pollino, dove viene chiamato “<span style="color: #993300;"><strong>festa della Pita</strong></span>”.</p>
<p>In questo piccolo paese situato al confine con la <strong>Lucania</strong>, verso la fine di aprile, un gruppo di persone delegate dalla comunità si reca nei boschi a selezionare un abete bianco, che deve essere non meno alto di venti metri, dritto e senza nodi, per essere così adatto al gioco della Cuccagna. L’inizio della festa vera e propria, l’ultima domenica di aprile, viene annunciato dal banditore che, al suono del tamburo<span id="more-2048"></span>, invita tutta la comunità a partecipare alla festa. L’indomani mattina la squadra dei tagliatori e dei trasportatori si dirige verso la zona dove è stato depositato l’albero; il tronco viene così tagliato, ridotto a una lunghezza di diciotto metri e preparato per il trasporto. Negli ultimi anni, per non contribuire alla deforestazione, a volte l’albero è stato scelto tra quelli caduti per le intemperie. Nel corso di queste operazioni, si svolge la prima fase conviviale della festa, perché tutta la comunità festeggia l’albero con allegri banchetti campestri. Tutta l’operazione del trascinamento, che avviene a mano, è di fatto teatralizzata: l’albero viene bardato con un complicato allestimento di ganci, travi, pali e altri attrezzi specifici, e in posizioni particolari si collocano gli uomini incaricati del trascinamento, capitanati da due “timonieri”, responsabili della “guida” dell’abero, e un “comandante” che, in piedi sul tronco, comunica a tutti i giusti movimenti, da eseguire con uno spericolato sincronismo.</p>
<p>Mentre avviene la preparazione del tronco, un’altra squadra di uomini si reca nel bosco a selezionare, recidere e trasportare la “cima”, la cuspide di un abete che viene utilizzata per allestire la sommità dell’albero principale.</p>
<p>In seguito il tronco viene trasportato nella piazza del paese, dove viene allestito un altro banchetto. All’indomani, la “cima”, precedentemente selezionata e approntata, viene collocata sul tronco, e viene addobbata con prodotti tipici, giocattoli, vestiti ecc. Infine, terminato l’allestimento, l’albero viene innalzato e conficcato in una grossa buca, tra gli applausi dei paesani e dei turisti. Anche l’innalzamento dell’albero, come il trasporto, avviene senza mezzi meccanici, solo con l’ausilio di utensili tradizionali.</p>
<p>Dopo la processione del Santo e un ulteriore momento conviviale, dal pomeriggio cominciano i tentativi di scalare il “palo della Cuccagna” e di appropriarsi dei premi, che vede coinvolti principalmente i giovani del paese. Terminati questi tentativi, la “Pita” viene abbattuta e i premi rimasti vengono saccheggiati da tutta la popolazione, che stacca rametti dalla cima per portarseli a casa e conservarli. Di quanto rimane del povero albero, si farà legna da ardere.</p>
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