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	<title>Vincenzo Santoro &#187; neo-pizzica</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>La pizzica di Romolo Crudo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 06:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La pizzica di Romolo Crudo, regia di Tommaso Faggiano, MeditFilm, 2025, 54 minuti di Vincenzo Santoro da Blogfoolk Magazine Numero 711 del 9 ottobre 2025 La pizzica di Romolo Crudo è la è la nuova produzione di Lino Pepe con Meditfilm, in collaborazione con Nostos Production, per la regia di Tommaso Faggiano, produttore e autore audiovisivo attivo nel campo del... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/10/15/la-pizzica-di-romolo-crudo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title"><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/10/La-Pizzica-di-Romolo-Crudo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4759" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/10/La-Pizzica-di-Romolo-Crudo-213x300.jpg" alt="La Pizzica di Romolo Crudo" width="213" height="300" /></a>La pizzica di Romolo Crudo, regia di Tommaso Faggiano, MeditFilm, 2025, 54 minuti</h1>
<p>di Vincenzo Santoro<br />
da <a href="https://www.blogfoolk.com/2025/10/la-pizzica-di-romolo-crudo-regia-di.html?m=1">Blogfoolk Magazine Numero 711 del 9 ottobre 2025</a></p>
<p><span style="color: #993300;"><strong><em>La pizzica di Romolo Crudo</em></strong></span> è la è la nuova produzione di Lino Pepe con Meditfilm, in collaborazione con Nostos Production, per la regia di <span style="color: #ff0000;">Tommaso Faggiano</span>, produttore e autore audiovisivo attivo nel campo del documentario d’autore e dell’antropologia visuale, non nuovo a questi temi (ricordiamo in particolare il documentario <span style="color: #993300;"><em>I Passiuna tu Christù</em></span>, vincitore del Premio Fiorenzo Serra, tra i principali riconoscimenti internazionali dedicati al cinema etnografico). Si tratta di un oggetto filmico – che si potrebbe con qualche approssimazione definire “docufiction” – di notevole qualità estetica, godibile a più livelli di lettura, e suo modo straniante.</p>
<p>«Io ballo perché amo la libertà: e questa è la mia storia». In prima battuta, si vuole presentare la singolare vicenda di <span style="color: #ff0000;"><strong>Romolo Crudo</strong></span>, 74enne di Taurisano, piccolo centro dell’estremo sud della provincia di Lecce, che entra in scena raccontando i suoi anni da ragazzo. Nato in Belgio, dove il padre emigra per lavorare nelle famigerate miniere, si trasferisce nel paese di origine della famiglia da adolescente, in un contesto sociale e culturale assai distante da quello fino ad allora conosciuto, in cui i più vivevano in condizioni economiche precarie. Infatti ammette: «Il mio ritorno in Puglia è stato traumatico, però io ho accettato questa realtà cruda, e ho ammirato l’arte di arrangiarsi che avevano i taurisanesi». Uno squarcio realmente istruttivo di cosa fosse il Salento “reale” in quegli anni, ben distante dalle rappresentazioni idealizzate oggi tanto ricorrenti. Il protagonista, in tempi più recenti, è diventato – soprattutto grazie ad un uso insospettabilmente efficace dei social network – uno degli “eroi” della scena salentina della riproposta della musica e del ballo “tradizionali”, oggetto da ormai un paio di decenni di forme di spettacolarizzazione (nelle varie declinazioni di pomposi concertoni/evento e di concerti-concertini-sagre, in ogni caso mai esenti dal rischio del cattivo gusto) che agiscono da attrattore turistico ma che restano anche un grande fenomeno di base e “popolare”, con centinaia di seguaci che si ritrovano frequentemente ai concerti programmati dai cartelloni estivi come in raduni spontanei e spesso improvvisati, sempre per praticare il ballo della pizzica pizzica, assurto a marcatore identitario delle terre salentine.</p>
<p>«Quando arriva l’estate, vado a tutte le feste, per ballare la pizzica pizzica». Assiduo frequentatore di concerti e raduni, Romolo Crudo riveste un ruolo pubblico ampiamente riconosciuto e si divide fra le tante “pretendenti” al ballo, approdando spesso sui palchi nei momenti clou delle esibizioni dei gruppi locali. Ogni mossa è scrupolosamente documentata da foto e video, spesso realizzati dalla moglie, che finiscono inesorabilmente sui social più popolari. Il film riesce a restituire le audaci esibizioni e i contesti esecutivi in scene molto efficaci e coinvolgenti, ambientate nelle piazze salentine parate a festa (fra cui quella “fatale” di Galatina), tripudianti di luci, colori intensi e suoni ammalianti. Nonché, ovviamente, di balli sfrenati.</p>
<p>«La pizzica pizzica è un ballo che nasce dal mondo contadino. Allora si ballava per scacciare il dolore e la fatica. Oggi si balla solo per divertimento». Costellano la storia anche le chiose del protagonista che, nella perenne polemica fra “puristi” e “contaminatori” che accalora il dibattito locale (e non solo) sulle modalità più corrette di esecuzione musicale e coreutica, spesso interviene in maniera accorata a favore della necessità di ritornare alla “vera pizzica”, da ballare come nella tradizione, di cui lui sarebbe un depositario per età e esperienza, avendo partecipato a balli e feste “prima della moda”, o dell’avvento di quello che chiama – secondo un’accezione a cui si ricorre in tutto il Meridione per ben altri ambiti – il “sistema della pizzica pizzica”. Con uno stile asciutto e non celebrativo, Faggiano affida il centro della scena alle considerazioni che informano l’agire del protagonista, con esiti di surreale realismo che smontano la ricercata seriosità dei temi affrontati. Emblematica, da questo punto di vista, la rappresentazione del rapporto conflittuale con la figlia Manuela – uno dei temi rilevanti del film – che proprio la comune passione per il ballo popolare riesce e risolvere, solo dopo però un memorabile e gustoso litigio in schietto dialetto salentino. Anche altre scelte, come quella di evitare di coinvolgere nei balli le ballerine più celebrate, sembrano volere andare a vede cosa succede nelle piazze lontano dai momenti di spettacolo più eclatanti. A moltiplicare gli sguardi d’altro canto ci pensano gli onnipresenti smartphone su cui rimbalzano contenuti social, presenza ingombrante che occupa larga parte del tempo dei protagonisti, eppure decisiva nel determinare la realtà in cui si muovono (come peraltro accade ormai a quasi tutti noi).</p>
<p>«Due droghe c’ho: la corsa e la pizzica pizzica». Romolo Crudo però non è solo un audace ballerino: la sua (forse prima) passione è anche la corsa, che pratica fin da giovane a livelli agonistici e che continua a esercitare assiduamente anche nella maturità, con grande dedizione e una forza invidiabile. In alcuni dei momenti più convincenti e altrettanto stranianti del film, la telecamera lo segue nelle sue lunghe scorrazzate fra le campagne dell’estremo lembo meridionale del Salento, in cui l’antica bellezza sopravvive sempre più assediata dalle devastazioni di ulivi essiccati, abusivismo edilizio e invadenti impianti fotovoltaici industriali. Il film è impreziosito da un raffinato commento musicale di <span style="color: #ff0000;">Samuel Mele</span>, che enfatizza il contrasto con le pizziche pizziche eseguite dai palchi, il più delle volte lontane dai codici tradizionali tanto richiamati nella “filosofia coreutica” che anima il protagonista. “La pizzica di Romolo Crudo” è un lavoro di notevole interesse, che riesce a rappresentare in maniera complessa e non oleografica (oltre che divertente) il ricco e contraddittorio “cantiere antropologico” che è il Salento di oggi, il cui interesse credo possa andare anche oltre il territorio di riferimento.</p>
<p>Qui il trailer:<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/NTIkCG_bqOo?si=DGdz38NsAV3gR2U9" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Pizziche e tarante. Il rinascimento della musica popolare nel Salento</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 13:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Insula Europea, 19 settembre 2019 A partire dalla seconda metà degli anni novanta il Salento è gradualmente diventato un luogo di culto per gli amanti delle musiche e delle danze tradizionali. Soprattutto d’estate, questa terra estrema del Sud d’Italia è l’epicentro di un continuo fiorire di iniziative di vario genere, dalle “tipiche” feste di paese ai... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/21/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/10/cropped.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3495" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/10/cropped.jpg" alt="cropped" width="260" height="107" /></a>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></p>
<p>da <a href="http://www.insulaeuropea.eu/2019/09/19/pizziche-e-tarante-il-rinascimento-della-musica-popolare-nel-salento-di-vincenzo-santoro/">Insula Europea</a>, 19 settembre 2019</p>
<p>A partire dalla seconda metà degli anni novanta il Salento è gradualmente diventato un luogo di culto per gli amanti delle musiche e delle danze tradizionali. Soprattutto d’estate, questa terra estrema del Sud d’Italia è l’epicentro di un continuo fiorire di iniziative di vario genere, dalle “tipiche” feste di paese ai grandi eventi che attraggono decine di migliaia di persone. Allo sguardo dei tanti turisti che sempre più lo affollano e degli appassionati del genere, il Salento appare come un territorio di forte e orgogliosa conservazione della cultura tradizionale. In realtà questo è vero solo in parte, perché si tratta di un processo culturale di lungo periodo, in cui alcuni aspetti di una “tradizione” ormai scomparsa (o quasi) sono stati ripresi e adattati a forme di consumo culturale contemporaneo. All’analisi di questo fenomeno, le cui caratteristiche principali cercherò di descrivere brevemente in questo articolo, ho dedicato un recente saggio, <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/"><em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em></a> (Alessano, Itinerarti, 2019), a cui rimando per approfondimenti.</p>
<p>I primi tentativi volti a rivitalizzare la musica tradizionale nel Salento si collocano in un arco temporale in cui la memoria viva – documentata nelle pioneristiche campagne di ricerca sul campo condotte a partire dagli anni cinquanta da <span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span>, <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span> ed <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> – è già in uno stato di forte crisi, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta del secolo scorso, contestualmente all’esplosione della contestazione studentesca: infatti è proprio nell’Ateneo leccese che matura il dibattito intorno alla riproposta della musica di tradizione. Il primo “movimento” salentino si configura come una derivazione provinciale del più vasto e solido folk revival nazionale, di cui ripropone le marcate motivazioni politiche, accentuando una lettura della cultura contadina come “antagonista” rispetto a quella borghese. In questo ambito, il fare musica è vissuto come una forma di impegno sociale, come tentativo di restituire dignità al mondo rurale e alle sue forme espressive, in un progetto complessivo di emancipazione delle classi subalterne. In seguito, con l’arrivo degli anni ottanta, in cui prevalgono altri interessi musicali e culturali, i gruppi localmente attivi, in mancanza di committenze ed attenzione, in gran parte si sciolgono o cambiano decisamente direzione.</p>
<p>È a questo punto che la nostra storia comincia a svilupparsi in modo del tutto imprevedibile ed originale: dopo un lungo periodo di disattenzione e di oblio, riparte nei primi anni novanta un lavorio, prima sotterraneo ma poi sempre più visibile ed esteso, finalizzato alla rivitalizzazione della musica tradizionale, con particolare riferimento alla “pizzica pizzica”, variante locale della “tarantella”, dispositivo musicale carico di storia (sia a livello popolare che a livello colto) e di ancestrali suggestioni. Partita dal basso, per iniziativa di operatori locali e gruppi di base molto determinati, questa azione, rispondendo evidentemente ad esigenze diffuse sul territorio, incontra un consenso sempre più ampio, travalicando anche i confini regionali, grazie ai circuiti alternativi dei centri sociali e delle comunità di studenti universitari salentini fuori-sede disseminate per l’intera Penisola. Recependo in parte le istanze delle generazioni precedenti, ma in una nuova chiave più orientata da dinamiche di rivendicazione identitaria e di valorizzazione delle risorse locali (e potremmo dire anche più ludica), nasce un “movimento” che, salvo rare eccezioni, agisce in autonomia dalle istituzioni (Università ed Enti locali), fino ad allora d’altronde assenti da questo straordinario fermento culturale ed artistico. Alle prime formazioni, che costruiscono spettacoli riproponendo canti e musiche tradizionali, si accompagna un attivismo frenetico e composito, che porta all’organizzazione di feste, concerti, festival. E si sviluppa anche l’altro grande asse del lavoro culturale portato avanti a livello locale: la riflessione teorica sulle radici della tradizione popolare, a partire del tarantismo, potente “marcatore identitario” che, per la sua essenza fascinosa e sconvolgente, da sempre produce un’attrazione irresistibile sui salentini quanto all’esterno, in particolare mutuando l’interpretazione che ne diede de Martino nel suo classico <span style="color: #993300;"><em>La terra del rimorso</em></span> (1961). Il volume, ristampato dal Saggiatore nel 1994, diventa un assoluto best seller (arriverà a vendere diverse decine di migliaia di copie), esposto in grande evidenza nelle librerie, come i romanzi degli scrittori di grido, quanto sulle bancarelle delle feste, accanto agli immancabili tamburelli e ai nastrini colorati dei santi patroni.</p>
<p>Si creano così in quegli anni tendenze già precisamente orientate e vivaci, che attraggono sempre di più cultori e appassionati, generando un turismo inedito e curioso, che si afferma come una delle componenti primarie dell’esplosione del Salento vacanziero. Successivamente l’intervento massiccio, sia economico che di governo, delle amministrazioni pubbliche – che arriverà solo verso la fine degli anni novanta, in particolare con l’ideazione e l’organizzazione del mega-festival della <span style="color: #993300;">Notte della Taranta</span> (evento che prende il nome dal mitico ragno il cui veleno, nella tradizione, dava origine alle crisi a cui si poteva porre rimedio solo attraverso una cura a base di musiche e balli) – farà letteralmente esplodere il fenomeno, non senza averne modificato alcune connotazioni fondamentali, in particolare attenuandone gli aspetti di movimento “di base” e consegnando ad alcuni politici e amministratori locali, gestori delle ingenti risorse pubbliche riversate sul settore, un ruolo sempre più egemonico.</p>
<p>Senza dubbio una delle cause fondamentali del successo ottenuto risiede nella straordinaria diffusione della “pizzica pizzica”, ballo di coppia, praticato in passato prevalentemente dai contadini nei (rari) momenti festivi. Occorre specificare come nella tradizione salentina il ballo “della festa” sia ben distinto da quello della “cura”, collegato al rito del tarantismo, in cui la danza è individuale e connessa a un preciso percorso “terapeutico”. Questa differenza spesso viene dimenticata, incorrendo in frequenti errori di valutazione, forse per la somiglianza della musica di supporto ad entrambi i balli. Bisogna però tenerla a mente per non fare confusione: nella stragrande maggioranza dei casi quella che si osserva oggi nelle piazze (o sui palchi) è la versione contemporanea della danza ludica, nonostante alcune danzatrici interpretino “simulazioni” del “ballo della tarantola”.</p>
<p>La fama della pizzica si avvia rapidamente a travalicare i circuiti degli appassionati, arrivando a sfondare il muro dei mass-media nazionali (con risultati a dire il vero spesso abbastanza discutibili e naïf). Ora, come per la musica, ma in maniera più accentuata, lo slittamento del ballo dai contesti tradizionali ai luoghi di fruizione contemporanei – principalmente le piazze e i palchi dei concerti – ne ha comportato una radicale trasformazione, nei passi e nelle coreografie, ma anche e soprattutto nell’estremizzazione degli aspetti seduttivi e “del corteggiamento”, in particolare per quanto riguarda il ruolo femminile.</p>
<p>D’altra parte, una delle ragioni del grande successo della pizzica, rispetto ad altre danze tradizionali, sta molto probabilmente proprio nel modo così disinvolto con cui è stata “venduta” a un pubblico che, evidentemente, non aspettava altro. Le “modifiche” apportate alla grammatica tradizionale hanno permesso una maggiore adesione del ballo al linguaggio del corpo dei giovani di oggi e non solo, visto che i praticanti sono ormai di tutte le età. Inoltre, l’apparente mancanza di “regole” rigide consente ai neofiti di “entrare nella ronda” (nel cerchio del ballo) in maniera più semplice rispetto ad altre danze e ad altri contesti, più rigorosi proprio perché più integri e quindi più conservativi. Per una sorta di paradosso, forse la pizzica ha avuto diffusa popolarità proprio perché, essendo “morta” nella sua versione tradizionale, è stato più facile costruirne un simulacro “contemporaneo” più praticabile e vendibile. E la diffusione di questo ballo non si è limitata solo al resto d’Italia, dove sono ormai centinaia all’anno i corsi e i laboratori dedicati, ma si è spinta anche all’estero, a volte all’interno di percorsi didattici riferiti all’ambito più complessivo delle “tarantelle”, o in progetti di teatro-danza.</p>
<p>Arrivando agli anni più recenti, nel quadro di un Salento sempre più ambita (e affollata) meta turistica, il movimento musicale ha continuato ad essere al centro delle dinamiche culturali locali, sia per quanto riguarda l’attività di gruppi musicali che alla tradizione si richiamano in vario modo – alcuni dei quali hanno raggiunto una visibilità nazionale e a volte internazionale – sia per il proliferare – soprattutto d’estate, ma non solo – di spettacoli di ogni genere e dimensione. Lo sviluppo di questa salda rete di eventi, sostenuto per larga parte da risorse pubbliche, in particolare provenienti dalla Regione Puglia, ha prodotto però anche degli effetti collaterali. In primo luogo, una saturazione di momenti di spettacolo: una sovrapproduzione di “feste” e festival, grandi e piccoli, che negli ultimi anni, nel periodo estivo, ha comportato seri problemi di gestione e di sostenibilità. Un altro aspetto problematico riguarda il rapporto fra politica locale e attività culturali: chi dirige le istituzioni territoriali e regionali, potendo influire sui flussi di finanziamento, rischia a volte di assumere ruoli impropri e di eccessivo condizionamento rispetto all’organizzazione degli eventi, alla produzione culturale e agli orientamenti delle proposte musicali. Si deve anche osservare che, a fronte del dilagare di momenti spettacolari, si continua invece ad avere grande difficoltà nella attivazione di infrastrutture culturali all’altezza della situazione. E infine, occorre segnalare come si sia acuito il distacco fra la produzione spettacolare e il dibattito culturale, la cui sinergia era stata una delle vere ricchezze del caso salentino.</p>
<p>Intanto però, anche se con meno intensità del recente passato, la produzione di studi e ricerche (e di libri, cd, dvd e altro genere di pubblicazioni) intorno ai vari aspetti del fenomeno è continuata a fiorire, con risultati a volte di grandissimo interesse. Si tratta in generale di prodotti editoriali che trattano questioni storico antropologiche ed etnomusicologiche, oppure di riflessioni sull’attualità del movimento. Infine non va omesso un altro aspetto di certo molto originale: il dilagare dell’immaginario della “taranta” ben oltre il contesto propriamente musicale, investendo ambiti diversi della produzione culturale. Un fenomeno singolare per cui temi, protagonisti e luoghi propri della cultura popolare salentina vengono ripresi, a volte in ruoli secondari o come semplice ispirazione, a volte come protagonisti assoluti, in film, fiction televisive, romanzi, poesie, fumetti, spettacoli teatrali, creazioni di moda e così via. Di fatto il Salento con il suo patrimonio di musica e cultura tradizionali – spesso purtroppo con notevoli semplificazioni, esotismi di varia natura e falsificazioni vere e proprie – è diventato una sorta di “scenario ideale”.</p>
<p>Il “Salento pizzicato” dunque rappresenta, per le ragioni che si è provato a sintetizzare, un laboratorio di grande interesse. Il processo di valorizzazione di una parte importante del “patrimonio immateriale” locale che abbiamo qui descritto, per quanto controverso, oltre a creare “l’unico caso di moda nazionale che origina dalla cultura tradizionale”, come sostiene <span style="color: #ff0000;">Alessandro Portelli</span>, ha anche impedito che quell’eredità fosse condannata all’oblio e alla scomparsa, come sembrava dovesse accadere nei decenni passati. Il tarantismo era finito (per fortuna!), il ballo della festa era uscito dall’uso così come la maggior parte delle espressioni tradizionali erano praticamente sparite. Nessuno o quasi ballava più, nessuno suonava (e costruiva) gli oggi onnipresenti tamburelli, e così via. Solo grazie alle composite occasioni di recupero e “ri-funzionalizzazione” finora tracciate è tornato l’interesse per questi temi e si è attivato uno straordinario processo di re-impadronimento collettivo di specifici tratti culturali.</p>
<p>A mio parere, per gli studiosi e gli operatori del settore, oppure più semplicemente per chi ha a cuore l’esito di questa singolare avventura, la sfida che si pone sta nel comprendere come fare in modo – se è ancora possibile, e non è scontato che lo sia – che la deriva mercificatoria non prenda del tutto il sopravvento, per costruire percorsi e spazi di resistenza culturale.</p>
<p>Da questo punto di vista, quanto è successo nei tempi più recenti non lascia troppo spazio all’ottimismo: le dinamiche di spettacolarizzazione sembrano ormai imperanti, in particolare per quanto riguarda il grande evento per eccellenza, la Notte della Taranta, che appare sempre più orientato in direzione dei format da tv commerciale, con il coinvolgimento di personaggi noti ad un esteso pubblico e del tutto avulsi dal contesto (in particolare, per l’edizione 2019, ha colpito la presenza – decisamente ingombrante – della soubrette <span style="color: #ff0000;">Belén Rodríguez</span> e del suo compagno <span style="color: #ff0000;">Stefano de Martino</span>). Una sorta di “mutazione genetica che ha trasformato il concertone in un Festivalbar a ritmo di pizzica pizzica”, per riportare la severa valutazione di un osservatore attento come <span style="color: #ff0000;">Salvatore Esposito</span>, direttore di “BlogFoolk”, “del quale non si sentiva minimamente l’esigenza”.</p>
<p>Il “caso Salento” è dunque interessante, non solo per i salentini, anche perché può essere visto come una declinazione particolare di un quesito più generale, cioè se sia possibile attivare un percorso di valorizzazione dei patrimoni immateriali che ne impedisca la scomparsa e che abbia un’adeguata valenza comunitaria. E che contestualmente funzioni come motivo di sviluppo territoriale, magari nella direzione di un turismo slow attento a dimensioni culturali non consuete, particolarmente prezioso in luoghi lontani dalle grandi direttrici dello “sviluppo”. O forse è inevitabile che processi simili producano la corruzione irreversibile degli stessi patrimoni che si vorrebbero valorizzare? Si tratta, com’è evidente, di una sfida aperta.</p>
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		<title>La pizzica pizzica e il tarantismo (e zone limitrofe) sulla radio pubblica austriaca</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 13:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 14 al 17 ottobre 2019, sulla Radio pubblica austriaca (Radio Österreich 1, ORF) è andato in onda un programma di approfondimento in più puntate dedicato alla &#8220;pizzica pizzica&#8221; e al fenomeno del tarantismo, diretto da Christina Höfferer, con tante interviste a musicisti, ballerini, scrittori, studiosi e operatori (fra cui Franca Tarantino, Maristella Martella, Edoardo Winspeare, Eugenio Bennato, Michela Murgia &#8211; che ha... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/15/la-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/10/taranaustriaca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3476" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/10/taranaustriaca-300x156.jpg" alt="taranaustriaca" width="300" height="156" /></a>Dal 14 al 17 ottobre 2019, sulla Radio pubblica austriaca (Radio Österreich 1, ORF) è andato in onda un programma di approfondimento in più puntate dedicato alla &#8220;pizzica pizzica&#8221; e al fenomeno del tarantismo, diretto da <span style="color: #ff0000;">Christina Höfferer</span>, con tante interviste a musicisti, ballerini, scrittori, studiosi e operatori (fra cui <span style="color: #ff0000;">Franca Tarantino</span>, <span style="color: #ff0000;">Maristella Martella</span>, <span style="color: #ff0000;">Edoardo Winspeare</span>, <span style="color: #ff0000;">Eugenio Bennato, Michela Murgia</span> &#8211; che ha parlato dell&#8217;<em>argia</em> sarda &#8211; e anche il sottoscritto).</p>
<p>A questi link è possibile riascoltare le puntate (le interviste sono in italiano).:</p>
<p>14 ottobre <a href="https://oe1.orf.at/player/20191014/574069">https://oe1.orf.at/player/20191014/574069</a></p>
<p>15 ottobre <a href="https://oe1.orf.at/player/20191015/581411">https://oe1.orf.at/player/20191015/581411</a></p>
<p>16 ottobre <a href="https://oe1.orf.at/player/20191016/581412">https://oe1.orf.at/player/20191016/581412</a></p>
<p>17 ottobre <a href="https://oe1.orf.at/player/20191017/581413">https://oe1.orf.at/player/20191017/581413</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F15%2Fla-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca%2F&amp;linkname=La%20pizzica%20pizzica%20e%20il%20tarantismo%20%28e%20zone%20limitrofe%29%20sulla%20radio%20pubblica%20austriaca" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F15%2Fla-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca%2F&amp;linkname=La%20pizzica%20pizzica%20e%20il%20tarantismo%20%28e%20zone%20limitrofe%29%20sulla%20radio%20pubblica%20austriaca" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F15%2Fla-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca%2F&amp;linkname=La%20pizzica%20pizzica%20e%20il%20tarantismo%20%28e%20zone%20limitrofe%29%20sulla%20radio%20pubblica%20austriaca" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F15%2Fla-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca%2F&amp;linkname=La%20pizzica%20pizzica%20e%20il%20tarantismo%20%28e%20zone%20limitrofe%29%20sulla%20radio%20pubblica%20austriaca" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F15%2Fla-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca%2F&amp;linkname=La%20pizzica%20pizzica%20e%20il%20tarantismo%20%28e%20zone%20limitrofe%29%20sulla%20radio%20pubblica%20austriaca" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2019%2F10%2F15%2Fla-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca%2F&amp;title=La%20pizzica%20pizzica%20e%20il%20tarantismo%20%28e%20zone%20limitrofe%29%20sulla%20radio%20pubblica%20austriaca" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/10/15/la-pizzica-pizzica-e-zone-limitrofe-sulla-radio-pubblica-austriaca/">La pizzica pizzica e il tarantismo (e zone limitrofe) sulla radio pubblica austriaca</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>un dibattito sulle trasformazioni del ballo della pizzica-pizzica</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/10/un-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2016 10:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;associazione Officine Culturali-Carpignano Salentino ha pubblicato gli interventi relativi alla presentazione, svoltasi il 24 agosto scorso, del recente libro di Katya Azzarito, Guarda come Balla. Trasformazioni ed innovazioni della pizzica salentina (Progedit). Al vivace dibattito parteciparono l&#8217;autrice del libro, Antonio D&#8217;Ostuni, presidente dell&#8217;Associazione, il musicista Donatello Pisanello e il sottoscritto. Gli interventi &#8211; mi pare interessanti &#8211; si possono scaricare a questo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/10/un-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/10/un-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica/">un dibattito sulle trasformazioni del ballo della pizzica-pizzica</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/11/14102695_1470947846254507_5454417767363927411_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2596" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/11/14102695_1470947846254507_5454417767363927411_n-300x150.jpg" alt="14102695_1470947846254507_5454417767363927411_n" width="300" height="150" /></a>L&#8217;associazione Officine Culturali-Carpignano Salentino ha pubblicato gli interventi relativi alla presentazione, svoltasi il 24 agosto scorso, del recente libro di <span style="color: #ff0000;">Katya Azzarito</span>, <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/08/23/2543/">Guarda come Balla. Trasformazioni ed innovazioni della pizzica salentina</a></em> (Progedit). Al vivace dibattito parteciparono l&#8217;autrice del libro, <span style="color: #ff0000;">Antonio D&#8217;Ostuni</span>, presidente dell&#8217;Associazione, il musicista <span style="color: #ff0000;">Donatello Pisanello</span> e il sottoscritto.</p>
<p>Gli interventi &#8211; mi pare interessanti &#8211; si possono scaricare a questo indirizzo: <a href="http://www.offculturalicarpignano.altervista.org/pubblicazioni.html">http://www.offculturalicarpignano.altervista.org/pubblicazioni.html</a></p>
<p>Una mia recensione del libro si può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/08/23/2543/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/08/23/2543/</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F10%2Fun-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica%2F&amp;linkname=un%20dibattito%20sulle%20trasformazioni%20del%20ballo%20della%20pizzica-pizzica" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F10%2Fun-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica%2F&amp;linkname=un%20dibattito%20sulle%20trasformazioni%20del%20ballo%20della%20pizzica-pizzica" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F10%2Fun-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica%2F&amp;linkname=un%20dibattito%20sulle%20trasformazioni%20del%20ballo%20della%20pizzica-pizzica" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F10%2Fun-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica%2F&amp;linkname=un%20dibattito%20sulle%20trasformazioni%20del%20ballo%20della%20pizzica-pizzica" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F10%2Fun-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica%2F&amp;linkname=un%20dibattito%20sulle%20trasformazioni%20del%20ballo%20della%20pizzica-pizzica" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F10%2Fun-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica%2F&amp;title=un%20dibattito%20sulle%20trasformazioni%20del%20ballo%20della%20pizzica-pizzica" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/10/un-dibattito-sulle-trasformazioni-della-pizzica-pizzica/">un dibattito sulle trasformazioni del ballo della pizzica-pizzica</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Pubblicato un importante studio sulla pizzica-pizzica e le sue trasformazioni</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2016/08/23/2543/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2016 08:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[le mie recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>È da qualche settimana disponibile nelle librerie Guarda come balla. Trasformazioni e innovazioni della pizzica-pizzica (Progedit) di Katya Azzarito, uno studio sistematico delle trasformazioni subite dal ballo salentino, che da elemento di una “tradizione” sempre più lontana e apparentemente condannata all’oblio è diventato l&#8217;epicentro di una vera e propria moda, che coinvolge in vario modo una enorme quantità di persone... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/08/23/2543/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/08/guardacomeballa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2544" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/08/guardacomeballa.jpg" alt="guardacomeballa" width="200" height="277" /></a>È da qualche settimana disponibile nelle librerie <strong><span style="color: #ff0000;"><em>Guarda come balla. Trasformazioni e innovazioni della pizzica-pizzica</em></span></strong> (Progedit) di <span style="color: #993300;">Katya Azzarito</span>, uno studio sistematico delle trasformazioni subite dal ballo salentino, che da elemento di una “tradizione” sempre più lontana e apparentemente condannata all’oblio è diventato l&#8217;epicentro di una vera e propria moda, che coinvolge in vario modo una enorme quantità di persone e che costituisce anche un decisivo elemento di attrazione turistica verso il Salento estivo delle piccole e grandi feste musical-danzerecce.</p>
<p>Il libro serve innanzitutto a ribadire un dato fondamentale, già noto agli studiosi e agli operatori più avvertiti(1) ma di cui forse c’è ancora poca consapevolezza diffusa: il ballo che viene praticato oggi nelle piazze e sui palchi del Salento (e non solo) non è una eredità diretta della “tradizione”, ma è il risultato di una profonda operazione di re-invenzione, che ne ha comportato una radicale trasformazione, nei passi e nelle coreografie, ma anche e soprattutto nell’estremizzazione degli aspetti seduttivi e “del corteggiamento”, in particolare per quanto riguarda il ruolo femminile. L’etnocoreologo Giuseppe M. Gala, autore degli studi più approfonditi sull’argomento (diffusamente citati nel volume di Azzarito), ha descritto già diversi anni fa queste trasformazioni, coniando il termine “neo-pizzica”. Questo processo è stato accompagnato e rafforzato da vere e proprie invenzioni terminologiche, come ad esempio quella di “pizzica de core” (nome che dovrebbe individuare la pizzica cosiddetta “di corteggiamento”, comunque non documentato nella tradizione).</p>
<p>La “neo-pizzica”, così congegnata, a partire dall’inizio degli anni Novanta, si è diffusa enormemente, attraverso l’“imitazione” dei ballerini nei concerti, nelle feste e &#8211; in una seconda fase &#8211; anche sui palchi piccoli e grandi, ma soprattutto attraverso le centinaia di corsi e laboratori che insegnanti, spesso improvvisati e poco consapevoli (che a loro volta hanno appreso da “maestri” in molti casi troppo superficiali e disinvolti, in una catena continua) hanno organizzato in giro per l’Italia (e oltre).</p>
<p>Nel suo libro, Katya Azzarito indaga le dinamiche della diffusione di questo ballo “rinnovato”, a partire da una rigorosa indagine documentaria, ma anche (e questo a mio avviso è il dato più interessante e innovativo) valorizzando il punto di vista di alcuni ballerini, insegnanti e operatori culturali, fra i più importanti e seguiti del &#8220;movimento&#8221; salentino. Questi, in gran parte donne, sono stati coinvolti nella ricerca con delle interviste lunghe e approfondite &#8211; a più riprese riportate, in frammenti, nel testo – da cui emergono non solo preziose informazioni, ma anche le esperienze, i vissuti e le sensibilità individuali, e le posizioni di ognuno rispetto agli aspetti più controversi e dibattuti (non sempre chiarissime, a dire la verità). Spesso le opinioni sono molto diverse (ad esempio sul tema scabroso della “messa in scena” del tarantismo), e opportunamente l’autrice cerca di riportare tutti i punti di vista, evidenziando così complessità, contraddizioni e questioni irrisolte.</p>
<p>Infine, ad arricchire ulteriormente il racconto, il libro propone anche dei frammenti di una sorta di “diario etnografico” di Azzarito (che è antropologa e studiosa di formazione “accademica”, ma anche da molti anni operatrice di base e danzatrice), risultato della partecipazione attiva a molti momenti della scena salentina (corsi, concerti, feste in piazza, audizioni per i corpi di ballo dei grandi eventi ecc).</p>
<p>In questo modo, viene rappresentato un quadro approfondito e “polifonico” dello stato attuale del “fenomeno pizzica”, articolato nei suoi diversi segmenti: il diffondersi del modello del “corso” come elemento fondamentale di apprendimento della pratica coreutica, i metodi e la formazione degli insegnanti, la necessità di codificare il ballo per poterlo insegnare, gli aspetti economici (connessi anche alla possibilità di trasformare una passione in un vero e proprio lavoro), il rapporto (problematico) con gli “anziani” e con la tradizione, le innovazioni più o meno consapevolmente introdotte, l’invenzione della “ballerina da palco”, l’uso del ballo sul palco più importante di tutti, quello del concertone della Notte della taranta di Melpignano, meta ambitissima che regala una straordinaria visibilità.</p>
<p>Forse l’unica questione rilevante che questo saggio non riesce a chiarire del tutto, anche per la scelta dell’autrice di concentrare l’indagine in prevalenza sugli ultimi due decenni (e di intervistare operatori la cui esperienza si è sviluppata quasi solo in questo periodo), riguarda la “genesi”. Rimangono cioè senza risposta alcune domande di certo non secondarie: chi sono stati gli attori di questa operazione, che di sicuro non è avvenuta “spontaneamente”? Come &#8211; e con che motivazioni e obiettivi &#8211; è stata costruita la “cassetta degli attrezzi” della neo-pizzica?  Su questi aspetti occorrerà certamente continuare ad indagare e a riflettere.</p>
<p>(1) Ne avevo scritto anch’io nel mio <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em>, Squilibri 2009 (pp. 82-87) e poi anche più recentemente nell’articolo che si può consultare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/11/la-rinascita-della-musica-e-del-ballo-tradizionali-nel-salento/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/11/la-rinascita-della-musica-e-del-ballo-tradizionali-nel-salento/</a></p>
<p>Il libro verrà presentato a Carpignano Salentino il 24 agosto alle ore 21, nel corso di un convegno organizzato dalle Officine Culturali presso il sagrato della chiesa parrocchiale, che sarà coordinato da Antonio D&#8217;Ostuni e a cui parteciperanno l&#8217;autrice del libro, il musicista Donatello Pisanello e il sottoscritto (info qui: <a href="https://www.facebook.com/events/685230151624278/">https://www.facebook.com/events/685230151624278/</a> ). Nel corso dell&#8217;iniziativa verranno proiettati dei filmati del 1974, fra le prime documentazioni video disponibili del ballo tradizionale salentino.</p>
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		<title>Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 06:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito il n. 12 della rivista La piva dal Carner, che contiene la prosecuzione del dibattito cominciato sul numero precedente intorno alle forme contemporanee di rivisitazione delle tradizioni musicali del territorio, con particolare riferimento al Salento. Nel numero di ottobre, un articolo di Giancorrado Barozzi (dal titolo emblematico: Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue) si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12440507_469285999944328_4969228119135835884_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2397" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12440507_469285999944328_4969228119135835884_o-212x300.jpg" alt="12440507_469285999944328_4969228119135835884_o" width="212" height="300" /></a><em>E&#8217; uscito il n. 12 della rivista </em><span style="color: #993300;"><strong>La piva dal Carner</strong></span><em>, che contiene la prosecuzione del dibattito cominciato sul numero precedente intorno alle forme contemporanee di rivisitazione delle tradizioni musicali del territorio, con particolare riferimento al Salento.</em></p>
<p><em>Nel numero di ottobre, un articolo di <span style="color: #ff0000;">Giancorrado Barozzi </span>(dal titolo emblematico: </em><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue</a>) </strong><em>si esprimeva in termini estremamente critici nel confronti del movimento salentino e in particolare della Notte della Taranta. Sul numero attuale intervengono sul tema: l&#8217;etnomusicologo <span style="color: #ff0000;">Ettore Castagna </span>(</em><span style="color: #993300;">Tarantella pop e pensiero musicale unico</span><em>),  il giornalista di Blogfolk <span style="color: #ff0000;">Salvatore Esposito</span> (</em><span style="color: #993300;">La Notte della taranta. Riflessioni critiche e prospettive future</span><em>) e il sottoscritto, con un articolo dal titolo </em><span style="color: #993300;">Luci e ombre del caso Salento</span><em>, che qui riporto<span style="color: #993300;">.</span></em></p>
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<div class="column">
<p><strong><span style="color: #993300;">Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</span></strong></p>
<p>Negli ultimi anni il “caso Salento” ha attirato l’attenzione di studiosi e di appassionati delle musiche e dei balli “popolari”, sugli esiti di un processo di valorizzazione che ha portato repertori e modalità espressive, nel tempo pra-ticamente scomparsi o estremamente ridotti nell’uso, a diventare un fenomeno di grandissimo e inatteso successo, quasi una vera e propria moda.</p>
<p>Non c’è dubbio che per giudicare gli esiti di questo processo si renda necessario un approccio critico, che riesca ad uscire dal coro di più o meno interessati laudatori a prescindere, impressionati soprattutto dall’enorme seguito e dal grande clamore mediatico che in questo ambito di solito non si è abituati ad avere. Per cui occorre ringraziare <span style="color: #993300;"><em>La Piva dal Carner</em></span>, che ha deciso di aprire un dibattito sull’argomento, ospitando, nell’ultimo numero, due articolati interventi, rispettivamente di <span style="color: #ff0000;">Giancorrado Barozzi</span> e di <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Michele Gala</span>. Sono dunque a cercare di dare un mio piccolo contributo, nei limiti che consente un breve articolo, partendo proprio dai testi citati, e in particolare dal primo.</p>
<p>Barozzi propone una sintetica ricostruzione della genesi e degli sviluppi del “movimento” salentino, che mi pare in linea di massima condivisibile, tranne per alcuni aspetti importanti. In primo luogo (non mi stancherò mai di ripeterlo), il revival degli ultimi decenni non riguarda solo la musica (e il ballo) del tarantismo, ma un insieme più complesso di espressioni culturali. Il centro propulsore di tutto è infatti non certo la danza “della cura”, che viene rappresentata in casi rari e molto delimitati, ma la danza “della festa”, fortemente trasformata rispetto alla tradizione ed adeguata al linguaggio del corpo contemporaneo(1). Per cui valutare l’esperienza salentina limitandosi all’analisi, pur valida, sulle modalità con cui è stata realizzata questa sorta di “inversione della tradizione”, che trasforma il tarantismo da simbolo di sofferenza sociale a momento di sballo collettivo, risulta essere un’operazione assolutamente insufficiente. Si tratta di una sorprendente parzialità dello sguardo che si riscontra in diverse analisi del genere, vecchie e più recenti, e che forse deriva in qualche modo dall’attrazione irresistibile che gli studi demartiniani continuano ad esercitare in certi ambienti, anche accademici, per cui tutto quello che succede in questo ambito deve essere in primo luogo riferito all’eredità dell’etnologo napoletano (di cui naturalmente mi guardo bene dal trascurare l’importanza). In questo modo sfuggono alcune questioni centrali, come ad esempio un elemento molto presente nella scena salentina, e ragione non secondaria della sua capacità seduttiva: la ricerca nei suoni e nei balli della tradizione di un originale aspetto estetico e ludico (direi di “piacere”), che non necessariamente si deve realizzare capovolgendo il significato del tarantismo, anzi può convivere con una lettura “corretta” di questo fenomeno. Insomma, ci si può divertire ballando e suonando la pizzica pizzica senza “invertire” nulla e nemmeno tradire la memoria del tarantismo.</p>
<p>In secondo luogo, in questa ricostruzione non viene a mio parere messo in sufficiente evidenza quanto il territorio di cui parliamo sia stato anche lo scenario di un importante dibattito, che è arrivato addirittura nelle sedi istituzionali, sul tema dell’“uso pubblico della cultura popolare” (qui cito una riflessione del compianto <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>), all’interno del quale a una impostazione “vincente”, sostenuta soprattutto dalla disponibilità per molti anni di imponenti risorse pubbliche per l’evento più rappresentativo, cioè la <span style="color: #993300;">Notte della taranta</span>, si sono contrapposti sguardi e proposte diverse, che facevano riferimento a ispirazioni culturali e direi politiche alternative. Nel mio saggio <span style="color: #993300;"><em>Il ritorno della taranta</em></span>(2) ho cercato di rappresentare questa pluralità, che a mio avviso è uno degli esiti più interessanti del “caso Salento”.</p>
<p>In ne, per venire proprio al Grande Evento per eccellenza, su cui si concentra la polemica di Barozzi (con considerazioni anche in questo caso in gran parte condivisibili), vorrei fare notare che non è certamente il solo contesto in cui si evidenzia un certo tratto di travisamento e di “merci cazione senza memoria”. Basterebbe infatti soffermarsi su cosa è venuto fuori negli ultimi anni a <span style="color: #993300;">Galatina</span> per la festa di San Paolo, diventata ormai una sequela di volgari pantomime di uno pseudo neo-tarantismo ad uso e consumo di turisti (e locali) in compulsiva ricerca dell’esotico e del “colore locale”. Una cosa del genere sul palco della Notte non è mai accaduta, segno che un certo tipo di senso del limite e di “buon gusto” (o come lo vogliamo chiamare) comunque c’è stato. D’altra parte, non mancano nel Salento esempi di festival, rassegne e progetti culturali con un’impostazione meno superficiale e molto più rispettosa e rilassata. Per cui attenzione a considerare adeguatamente la complessità di una scena estremamente articolata e in continua trasformazione, non soffermandosi solo sull’evento più visibile e mediatizzato.</p>
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<div class="column">
<p>Quella che secondo me è la grande responsabilità che si può attribuire al gruppo (composto in prevalenza da politici locali) che ha diretto il progetto della Notte, è di non aver saputo affiancare all’organizzazione dell’evento melpignanese la messa in opera di una politica culturale più complessiva, che servisse a diffondere un rapporto con la memoria culturale meno banalizzante e potesse servire anche come “antidoto” agli eccessi della mercificazione e della spettacolarizzazione. E questo nonostante la Fondazione, ma anche il precedente <span style="color: #993300;">Istituto Carpitella</span>, da cui nel 1998 si originò la Notte della taranta, avessero questi intendimenti addirittura scritti nei propri statuti fondativi. Negli anni, ci si è compiaciuti del sempre maggiore successo di pubblico e mediatico (comunque indiscutibile), ma non si è stati capaci di avere uno sguardo che riuscisse ad andare oltre numeri della serata nale (e la loro esibizione musco- losa a tacitare ogni critica). Anche su questo aspetto, cioè su quelle che ancora Sergio Torsello chiamava, in un suo saggio di qualche tempo fa(3), le “promesse tradite” della Notte, negli anni si è sviluppata un’ ampia e appassionata discussione pubblica, che non ha portato ad esiti positivi per la sordità e la chiusura di chi avrebbe potuto, invece, agire diversamente.</p>
<p>D’altra parte, il necessario sguardo critico non deve farci dimenticare che il “caso Salento” è anche un laboratorio di grandissimo interesse per varie ragioni. Questo processo di valorizzazione di una parte importante del “patrimonio immateriale”, per quanto controverso e foriero a volte di derive sconcertanti, ha però impedito che tali patrimoni fossero condannati all’oblio e alla scomparsa. E questa era, non dimentichiamocelo, la situazione agli inizi degli anni Novanta quando, anche sulla scorta del lavoro fatto nell’ambito del piccolo “folk revival” che si era sviluppato a livello locale in precedenza, partì un nuovo movimento di riuso della musica e dei balli tradizionali. Il tarantismo era deceduto (per fortuna!), il ballo della festa era uscito dall’uso e anche il resto delle espressioni tradizionali erano praticamente sparite. Nessuno (o quasi) ballava più, nessuno suonava (e costruiva) gli oggi onnipresenti tamburelli, e così via. Solo grazie ad una azione diffusa e duratura di recupero e “ri-funzionalizzazione”, per quanto contraddittoria e magari <em>naïf</em>, si è potuto ottenere un ritorno di interesse per questi temi, ed anche uno straordinario processo di re-impadronimento collettivo di certe espressioni culturali. E non è neppure da sottovalutare che il grande interesse per questi argomenti abbia portato anche alla produzione di studi, ricerche, pubblicazioni e alla messa in opera di progetti culturali, in una dimensione che non mi pare abbia termini di paragone in Italia (se non forse, per alcuni aspetti, in <span style="color: #993300;">Sardegna</span>). Penso ad esempio alla pubblicazione in edizione critica della maggior parte dei testi storici sul tarantismo, nonché della gran parte dei “materiali originali” della musica di tradizione, frutto delle grandi campagne di ricerche del passato (<span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span>, <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>, <span style="color: #ff0000;">Roberto Leydi</span>, <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span> eccetera) e anche più recenti, con la formula del cd/libro, rendendo disponibili materiali importantissimi.</p>
<p>E mi permetto anche di dire che le fortissime ricadute economiche e di promozione territoriale che si sono realizzate nel “caso Salento” forse meritano di essere valutate con maggiore attenzione. Al di là delle polemiche sulla mercificazione della tradizione, che per quanto fondate a volte appaiono sinceramente un po’ riduttive, questo aspetto non può essere trascurato o sottovalutato, soprattutto in luoghi del Sud in cui la crisi economica morde con forza. A mio parere, per gli studiosi e gli operatori del settore, oppure più semplicemente per chi ha a cuore l’esito di questa singolare avventura, la sfida che si pone è di cercare di capire come fare in modo – se è ancora possibile, e non è scontato che lo sia – che la deriva mercificatoria non prenda del tutto il sopravvento, per costruire dei percorsi se non di cambiamento strutturale (cosa che mi pare difficile per varie ragioni) almeno di allargamento della consapevolezza e di produzione di spazi di resistenza.</p>
<p>Il “caso Salento” è dunque interessante anche perché può essere visto come una declinazione particolare di un problema più generale: è possibile attivare un percorso di valorizzazione dei patrimoni immateriali che ne impedisca la scomparsa e che abbia un’adeguata dimensione comunitaria? E che possa anche essere motivo di sviluppo territoriale, magari nella direzione di un turismo <em>slow</em> attento a dimensioni culturali non consuete? O è inevitabile che processi simili producano la corruzione irreversibile degli stessi patrimoni che si vorrebbero valorizzare?</p>
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<p>Rimangono questioni aperte, su cui ritengo che valga la pena di continuare a confrontarsi e a discutere.</p>
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<p>NOTE</p>
<ol>
<li>Processo analizzato approfonditamente da <span style="color: #ff0000;">Giuseppe M. Gala</span> nel saggio: &#8220;<span style="color: #993300;"><em>La pizzica ce l’ho nel sangue”. Riflessioni a margine sul ballo tradizionale e sulla nuova pizzicomania del Salento</em></span>, in <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span> (a cura di), <em><span style="color: #993300;">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</span></em>, edizioni Aramirè Lecce 2002, pp. 109-153</li>
<li><span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em></span>, libro+cd, Squilibri 2009</li>
<li><span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>, <span style="color: #993300;"><em>La Notte della taranta. Dall’Istituto “Diego Carpitella” al progetto della Fondazione</em></span>, in <span style="color: #993300;"><em>“L’Idomeneo, Rivista della Società di Storia Patria per la Puglia”</em></span>, Sezione di Lecce, 9/2007, Edizioni Panico, 2008, pp 15-33.<br />
Disponibile all’indirizzo: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallistituto-carpitella-alla-fondazione/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallistituto-carpitella-alla-fondazione/</a></li>
</ol>
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<p>Per scaricare il numero completo di gennaio de <strong><span style="color: #993300;"><em>La piva dal Carner</em></span></strong> cliccare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12.pdc-gennaio-2016.pdf">12.pdc gennaio 2016</a></p>
<p>Per scaricare il numero precedente cliccare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/</a></p>
<p>Una selezione di articoli interessanti, che ho scritto negli anni, si può trovare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/ </a> . Una selezione di articoli scritti da altri si può trovare invece qui <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/</a> e qui <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/">http://lnx.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/</a></p>
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		<title>Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2015 07:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sul numero 11 (ottobre 2015) del periodico di musica e cultura folk La piva dal carner si può trovare un saggio dello storico ed etnologo Giancorrado Barozzi dal titolo emblematico Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue), molto critico con l&#8217;evento musicale salentino per eccellenza (e non solo). A un certo punto, nel ricostruire a suo modo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/lpdc112015.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2310" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/lpdc112015-212x300.png" alt="lpdc112015" width="212" height="300" /></a>Sul numero 11 (ottobre 2015) del periodico di musica e cultura folk <span style="color: #993300;">La piva dal carner</span> si può trovare un saggio dello storico ed etnologo<span style="color: #ff0000;"> Giancorrado Barozzi</span> dal titolo emblematico <em><strong><span style="color: #993300;">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</span></strong></em>, molto critico con l&#8217;evento musicale salentino per eccellenza (e non solo). A un certo punto, nel ricostruire a suo modo il percorso di genesi del &#8220;neo-tarantismo&#8221;, cita me e il mio saggio <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><span style="color: #993300;"><em>Il<span style="color: #993300;"> </span>ritorno della taranta</em></span></a><span class="text_exposed_show">, in questo modo:</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #339966;">«L’organizzatore di cultura Vincenzo Santoro, che di questa fase di affermazione del neo-tarantismo era stato uno dei diretti protagonisti, ha pubblicato nel 2009, presso l’editore Squilibri di Roma, una sua preziosa, per quanto soggettiva (e anzi, particolarmente preziosa proprio perché non falsamente “oggettiva”), ricostruzione del movimento di “rinascita della musica popolare salentina”. Nel panorama, fattosi di recente sempre più vasto e articolato, delle pubblicazioni riguardanti il fenomeno del neo-tarantismo, il libro-testimonianza di Santoro (con allegato CD musica- le) rimane tuttora un valido ausilio, farcito com’è di dati di prima mano, di materiali esplicativi e di accurati rimandi bibliografici sull’argomento.»</span></p>
</div>
<p>La versione pdf della rivista (che contiene anche un interessantissimo e severo (e sfiduciato) saggio dell&#8217;etnocoreologo <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Michele Gala</span>, anche questo dal titolo emblematico: <em><span style="color: #993300;">Festival e notti da (s)ballo: Lamenti funebri della musica tradizionale</span></em> ), si può scaricare cliccando qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/piva-carner-11.2015.pdf">piva carner 11.2015</a></p>
<p>Info sul mio <em><span style="color: #993300;">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</span></em>, qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/</a></p>
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		<title>A ognun la sua tarantola&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2007 17:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Mina]]></category>
		<category><![CDATA[la tela infinita]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ho ricevuto una mail molto interessante &#8211; e molto gentile &#8211; di Gabriele Mina, giovane studioso genovese, autore con Sergio Torsello dell&#8217;utilissimo testo La tela infinita. Bibliografia degli studi sul tarantismo mediterraneo 1945 &#8211; 2006. Col consenso dell&#8217;autore, la rendo pubblica, come contributo al dibattito in corso sulla necessità di strutture dedicate alla conservazione della memoria culturale del Salento. Gentile... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/10/11/a-ognun-la-sua-tarantola/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>Ho ricevuto una mail molto interessante &#8211; e molto gentile &#8211; di <span style="font-weight: bold;">Gabriele Mina</span>, giovane studioso genovese, autore con Sergio Torsello dell&#8217;utilissimo testo <span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small;"><span style="font-style: italic;">La tela infinita. Bibliografia degli studi sul tarantismo mediterraneo 1945 &#8211; 2006</span>. Col consenso dell&#8217;autore, la rendo pubblica, come contributo al dibattito in corso sulla necessità di strutture dedicate alla conservazione della memoria culturale del Salento.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Gentile Santoro,</span><br style="color: #ff0000;" /><span style="color: #ff0000;">ho letto con interesse – una volta ancora &#8211; il suo ultimo intervento su “Melissi”, proprio prima delle mie divagazioni balzane sulle scimmie. Non mi addentro sulle questioni identitarie e salentine, che seguo sul suo sito: non me ne intendo e non mi azzardo a questionare su argomenti che non ho mai approfondito (anche se mi sembra di essere rimasto tra i pochi ad astenersi). Su neo-pizzica, notti ed altro so pochissimo: <span id="more-407"></span>il mio minimo contributo agli studi sul tarantismo, in questi anni, l’ho dato con un saggio pubblicato nel 2000 da Besa – </span><span style="font-style: italic; color: #ff0000;">Il morso della differenza</span><span style="color: #ff0000;"> – rimasto ignorato (ma forse non trascurabile, visto che illuminava il discorso storico a partire da fonti per lo più trascurate, fra XIV e XVI secolo) e una bibliografia contemporanea, redatta con Sergio Torsello, intesa come strumento di facilitazione e guida. Proprio lavorando su queste cose, in particolare su </span><span style="font-style: italic; color: #ff0000;">Il morso</span><span style="color: #ff0000;">, ho verificato la difficoltà di recuperare fonti e testi. Nel leggere la conclusione del suo articolo, mi è ritornata alla mente &#8211; un decennio fa &#8211; l’odissea fra biblioteche e fondi antichi, con orari e condizioni disperanti se paragonati agli standard internazionali. Ho passato qualche anno in giro per la penisola fra trattati </span><span style="font-style: italic; color: #ff0000;">de venenis</span><span style="color: #ff0000;"> e articoli dispersi: oggi la produzione è decuplicata, le fonti storiche più note sono disponibili, ma &#8211; non vi è alcuna struttura di riferimento, una biblioteca, una logica di raccolta. Ed io mi limito ai testi, che è la sola cosa che conosco (specie quelli antichi): se poi il discorso si allarga, come lei ha fatto spesso, ai materiali sonori e all’infinito sapere orale, finiremo per constatare quella “condanna all’oblio” di cui ho scritto su </span><span style="font-style: italic; color: #ff0000;">La tela infinita</span><span style="color: #ff0000;">, con conclusioni direi analoghe alle sue. A me non ha risposto nessuno, ma io nel giro tarantolaro conto poco: spero che lei abbia migliori riscontri. So che il Carpitella progetta da anni una qualche raccolta e leggo ora di questa iniziativa a Bari: vedremo. Tuttavia sarebbe bene che la vasta serie di attori coinvolti – istituzioni, università, associazioni, operatori – riflettesse sul fatto che, negli anni di boom del ragno, si è riusciti a fare e a spendere di tutto, non una semplice stanza con scaffali, testi, un catalogo informatico on-line, aperto alle osservazioni degli utenti, semplici linee guida. Si poteva cominciare anche “dal basso”, senza aspettare troppe legittimazioni e finanziamenti. A ognun la sua tarantola… cordiali saluti, con stima, Gabriele Mina</span></p>
</div>
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