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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Nuovo Quotidiano di Puglia</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Tarantismo tra passato e futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 15:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pizza]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo Quotidiano di Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Giovanni Pizza di Sergio Torsello dal Nuovo Quotidiano di Puglia del 7 settembre 2011 ”Per l’antropologia italiana La terra del rimorso fu il libro più bello mai scritto, ’bello per forma e contenuto’, come recitava l’incipit della recensione che il grande storico Arnaldo Momigliano le dedicò. Una monografia etnografica tipicamente italiana, quindi per certi versi periferica rispetto al... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/09/12/tarantismo-tra-passato-e-futuro/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Intervista a <strong>Giovanni Pizza</strong></span></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Torsello</strong></span></p>
<p>dal <strong>Nuovo Quotidiano di Puglia</strong> del 7 settembre 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/09/dmrtn.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1894" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/09/dmrtn-200x300.jpg" alt="dmrtn" width="200" height="300" /></a>”Per l’antropologia italiana <span style="color: #993300;"><em>La terra del rimorso</em></span> fu il libro più bello mai scritto, ’bello per forma e contenuto’, come recitava l’incipit della recensione che il grande storico <strong><span style="color: #ff0000;">Arnaldo Momigliano</span></strong> le dedicò. Una monografia etnografica tipicamente italiana, quindi per certi versi periferica rispetto al main stream antropologico mondiale coevo, ma proprio per questo tuttora originale.” , allievo di <strong><span style="color: #ff0000;">A. M. Di Nola</span></strong> e <strong><span style="color: #ff0000;">Tullio Seppilli</span></strong>, oggi docente di antropologia medica a Perugia, autore di importanti studi sul tarantismo e sulle politiche della memoria culturale nel <strong>Salento</strong> contemporaneo, non ha dubbi: “A cinquant’anni dalla prima apparizione la monografia demartiniana ha prodotto molto più che letture e riletture. Lo vediamo nelle pratiche sociali e culturali salentine che ruotano attorno alla Notte della taranta, fenomeni che vanno ben oltre la lettura di un testo. Questo accade soltanto ai “classici”, cioè a quelle opere la cui vita sociale è costante, permanente nel tempo, propulsiva. Il compito di rileggere i classici è quasi un dovere della memoria. Solo rileggendoli si demoliscono stereotipi e si aprono spazi inesplorati.”</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>Il tarantismo oggi non esiste più, ma da quindici anni si assiste ad un recupero della sua memoria e della sua simbologia. Come giudichi questo fenomeno</em></span></p>
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<![endif]--><span style="font-size: 12pt;"><span id="more-151"></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>?</em></span></p>
<p>Quando nel 1993 guidai una ricerca sul simbolismo della taranta, notai che la memoria del fenomeno era già entrata nella macchina patrimoniale. Macchina che da allora cominciai ad esplorare con ripetuti soggiorni sul campo. In astratto la patrimonializzazione è in sé un processo virtuoso:la volontà di conservare dei beni per rilanciarne il senso alle generazioni future. Il fatto è che essa attiva conflitti complessi che sono rivelatori della qualità della convivenza sociale. Nel caso della patrimonializzazione del tarantismo, credo che uno dei vantaggi sia stata la scelta di non occultare i conflitti, ma di giocarli nell’arena pubblica. A mio avviso questo è un patrimonio nel patrimonio e non si può non valutarlo come uno dei volani di una nuova stagione politico – culturale.</p>
<p><em>“Neotarantismo”, “neopizzica”: il revival salentino ha prodotto una serie di fortunati neologismi che spesso hanno alimentato una visione densa di esotismo.</em></p>
<p>L’esotismo è da sempre una chiave interessante per leggere il tarantismo. In fondo lo sguardo dei viaggiatori, dei folkloristi, dei medici vedeva nella tarantata un corpo esotico e così la riproduceva nelle forme retoriche delle narrazioni del grand tour, nella poetica folklorica, nello scarno linguaggio medico. Sarebbe però un errore attribuire anche a de Martino la costruzione di questo esotismo. Il senso politico de La terra del rimorso è ancora vivo. Ripensare la questione meridionale in un’ottica internazionalista, o se si vuole “globale”. Guardare alle disuguaglianze collocandosi nel punto più vicino all’esperienza quotidiana delle persone. Quei “cittadini dello stato italiano” che nel Salento del 1959 erano sia i tarantati che gli antropologi. Quel libro non ha nulla a che vedere con l’esotismo, anzi ne costituisce tuttora l’antidoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La terra del rimorso è un testo attraversato da tensione etica e passione civile. Oggi questi aspetti sembrano sempre più marginali.</p>
<p>Non credo che il civismo, l’etica, la mobilitazione politica siano oggi marginali. Il contributo di de Martino all’etica civile fu intellettuale: la sua critica al meridionalismo economicistico è l’altra faccia di quella rivolta al meridionalismo esotico. Nel caso dei movimenti culturali sorti intorno al revival tarantistico, non possiamo non cogliere quanto essi siano attraversati da un senso civico, trasversale alle forze politiche organizzate. Le attuali pratiche politiche pugliesi costituiscono forme nuove di azione civile e impegno politico. A patto che restino sempre aperte e disponibili ad accettare la discussione critica su se stesse.</p>
<p><em>Negli ultimi dieci anni si è assistito ad una straordinaria proliferazione saggistica sul tarantismo. Cosa c’è di nuovo da dire?</em></p>
<p>Secondo Calvino i classici sono opere che non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire. Opere aperte, dunque, sia a molteplici fruizioni che alle più diverse rivisitazioni. In questo senso tutto è ancora da fare, tanto sul piano scientifico, quanto su quello storico, antropologico e politico. Oggi che l’attacco all’università pubblica, alla cultura, sembra essere uno sconsiderato programma di governo, possiamo cogliere da qui l’urgenza di rilanciare la ricerca scientifica d’eccellenza, rendendola popolare senza semplificarla, considerandola un bene comune. Lavorare nel laboratorio salentino oggi vuol dire partecipare con gli strumenti del nostro mestiere intellettuale a una nuova stagione democratica. La terra del rimorso può ancora indicarci la strada per uscire dal “cono d’ombra” del cattivo presente.</p>
<p><strong>I libri/ De Martino e i documenti della sua ricerca</strong></p>
<p>I materiali etnografici della spedizione del 1959 sono stati raccolti nel volume a cura di <strong>Amalia Signorelli </strong>e <strong>Valerio Panza</strong>, <em>Etnografia del tarantismo pugliese</em> (Argo, 2011, pp. 466). Preziosi documenti d’archivio (verbali di riunioni dell’equipe, schede di lettura, interviste a tarantati, appunti inediti) che illuminano il “laboratorio” demartiniano e il suo rigoroso metodo di indagine sul campo. Per de Martino il rigore era un “dovere – scrive Signorelli – in quanto garanzia di qualità scientifica, ma anche etica e politica del lavoro che si stava facendo”. Frutto di una spedizione etnografica in Salento (dal 20 Giugno al 10 Luglio 1959), <em>La terra del rimorso</em> uscì nell’Agosto del 1961 per Il Saggiatore. Incentrato sull’analisi del tarantismo come “istituto culturale”, il libro è stato ristampato sempre per Il Saggiatore nel 2008 in una nuova edizione a cura di <strong>Clara Gallini</strong>. (Sergio Torsello)</p>
</div>
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		<title>Se la cultura del Salento &#232; in un concerto</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/17/se-la-cultura-del-salento-in-un-concerto/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi A. Santoro]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo Quotidiano di Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Blasi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Luigi A. Santoro dal Nuovo Quotidiano di Puglia del 17 agosto 2011 &#160; Se un giorno d&#8217;estate il segretario regionale del Pd e l&#8217;assessore alla cultura del comune di Lecce proclamano all&#8217;unisono che lo sviluppo del Salento è garantito dal portare sul palco del concerto la pizzica e la tradizione musicale del Salento&#8230; e se la notte del concerto... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/17/se-la-cultura-del-salento-in-un-concerto/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi A. Santoro</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dal <strong>Nuovo Quotidiano di Puglia</strong> del 17 agosto 2011</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/soronzo_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1861" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/soronzo_1-300x298.jpg" alt="soronzo_1" width="300" height="298" /></a>Se un giorno d&#8217;estate il s<strong>egretario regionale del Pd</strong> e l&#8217;<strong>assessore alla cultura del comune di Lecce</strong> proclamano all&#8217;unisono che lo sviluppo del Salento è garantito dal portare sul palco del concerto la pizzica e la tradizione musicale del Salento&#8230; e se la notte del concerto centrodestra e centrosinistra esorcizzano la taranta delle tasse del trio Berlusconi, Bossi, Tremonti sgambettando sulle note e sui ritmi dell&#8217;Ensemble Notte della Taranta, cosa ci attende domani?</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In un saggio, pubblicato in «Nuovi Argomenti», luglio-dicembre 1964, pp. 105-141 – ma meritoriamente ri/pubblicato da Argo, casa editrice di Lecce nel &#8217;97, con titolo Apocalissi culturali e apocalissi psicopatologiche, il più attento studioso del fenomeno del tarantismo, <span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto De Martino</strong></span>, metteva in relazione la percezione della fine di un mondo con le psicopatologie dei singoli individui. Infatti, secondo le parole di De Martino: “&#8230;caratteri esterni delle apocalissi psicopatologiche sembrano riprodursi anche in quelle culturali, dato che anche le apocalissi culturali racchiudono l&#8217;annunzio di catastrofi imminenti, il rifiuto radicale dell&#8217;ordine mondano attuale, la tensione estrema dell&#8217;attesa angosciosa e l&#8217;euforico abbandonarsi alle immaginazioni di qualche privatissimo paradiso irrompente sul mondo”. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ora, se alla base dei processi psicopatologici dell&#8217;indivuduo, dalla psicoastenia alla schizofrenia, incontriamo le varie gradazioni di delirio, nelle manifestazioni di vita culturale dovremmo incontrare analoghe <span id="more-163"></span>forme deliranti.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non so se <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Blasi</strong></span> e il suo collega assessore alla cultura del comune di Lecce, <strong><span style="color: #ff0000;">Massimo Alfarano</span></strong>, abbiano avuto la possibilità di ri/leggere quelle illuminanti pagine. Ho paura che la risposta sia negativa. Diversamente l&#8217;assessore si sarebbe preoccupato di smorzare i deliri sulla “&#8230;valorizzazione delle risorse più importanti sul territorio: mare, storia, cultura, architettura cercando di renderli più fruibili”. E sulla possibilità di far vivere non solo il centro ma anche le periferie e le marine con i concerti di Jovanotti, i Modà, Zucchero e Gualazzi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il “caso Blasi”, se possibile, è ancora più out. Esordisce, infatti, personificando la <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> che da tempo era pronta ad incontrare la Piazza del capoluogo, per poi denunciare “una politica che confonde cultura con kermesse” contro la quale un&#8217;istituzione come la <span style="color: #993300;"><strong>Fondazione “La Notte della Taranta” </strong></span>sprigiona tutta la sua forza di palingenesi morale, culturale, politica, musicale, economica (con certificazione bocconiana), sociale, gastronomica, coreutica, televisionaria&#8230; grazie anche al “lavoro prezioso di tanti”, ma soprattutto alla sua rinunzia di “ferie e vacanze” esplicitata nella leopardiana immagine del suo essere “curvo sul tavolo da lavoro, affinché ciò che deve accadere (la festa) accada”. E da qui in poi i cavalli delle parole procedono a briglia sciolta.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La non kermesse <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> ha il potere e la capacità di proiettare i ritmi della pizzica e della tradizione musicale salentina nel mondo globale; permette a questi patrimoni di sfuggire all&#8217;isolamento filologico senza vendersi l&#8217;anima; fa evitare i rischi di celebrare la retorica del grande Salento. E, per evitare l&#8217;abuso della retorica, impedisce che il futuro nasca dalla celebrazione difensiva dell&#8217;identità, ma permette di “usare il passato come la risorsa migliore per costruire il futuro”. Infine, dopo aver pagato piccolo pegno al delirio identitario “noi di Grecìa” &#8211; contrapposto al voi di Leccesìa, o per scimmiottare quelli di Padanìa? &#8211; si rende conto che affinché La <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> possa sprigionare tutta la sua energia creativa e la sua capacità di palingenesi è necessario individuare i responsabili dell&#8217;apocalisse, della fine del mondo, di questo mondo. E li trova. Nall&#8217;immobilismo di un eterno barocco. Diversamente dal barocco del Convento degli agostiniani di Melpignano che da 14 anni saltella e vibra sul ritmo della pizziche del Concertone. E nel “passo claudicante dell&#8217;odierno potere”. Un potere di cui, per fortuna, Blasi non fa parte, avendo da tempo immemorabile abbandonato tutte le cariche politiche e istituzionali. Alla città capoluogo, rinnovata e ricreata, attraverso l&#8217;incontro con la <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span>, il compito di “mettersi alla prova di nuove creazioni attraverso l&#8217;incontro con la <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span>, il compito di “mettersi alla prova di nuove creazioni attraverso la competizione delle sue tante opportunità: l&#8217;arte, la cultura, l&#8217;università, il mare, la capacità di intraprendere”. E il parco di Rudiae, le piste ciclabili, la sagra delle rapeste, le cave di Marcuito&#8230; A cominciare sotto la colonna di uno spaesato Sant&#8217;Oronzo condannato a benedire i suoi fedeli da una colonna piantata sulle rovine di un anfiteatro pagano. I decibel l&#8217;altra sera erano quelli giusti per solleticare, oltre la facciata della chiesa di Santa Maria delle Grazie, anche quella della chiesa di Santa Croce. Qualcuno dice di aver visto frammenti del rosone o dei telamoni vestiti da turchi evaporare dal loro piccolo e gretto mondo provinciale e proiettati dai vortici della pizzica nel radioso “mondo globale”. Insomma, se il segretario regionale del Partito democratico e l&#8217;allegra brigata del centrodestra propongono a tutti il modello salvifico del concerto-bancarella, inventato per mercificare la musica popolar-leggera, anche se imbellettato da un contorno di un poco di ricerca, di rinuncia a ferie e vacanze, le misure del trio Tremonti-Berlusconi-Bossi ci sembreranno solo un piacevole solletico ai nostri già magri bilanci. O forse, i tempi delle tre F: <strong>Festa, Farina e Forca</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Signore, abbi pietà di noi! Davvero l&#8217;<strong>Apocalisse</strong> sembra vicina.</span></p>
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