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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Alessano</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Nuove testimonianze sull&#8217;ultima tarantata di Alessano</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/02/tel-s-paol.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3785" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/02/tel-s-paol-177x300.jpg" alt="tel-s-paol" width="177" height="300" /></a>Alla fine degli anni &#8217;90, nel periodo dell&#8217;intensa esperienza amministrativa che feci presso il mio Comune natio (Alessano), anche per lo stimolo dovuto ad alcune attività che avviammo insieme al caro Sergio Torsello, in un momento in cui la cosa non era per niente scontata (ne ho scritto <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2012/08/21/la-notte-della-taranta-ad-alessano-e-lelogio-degli-assessori-alla-pizzica/">qui</a>), venne fuori che anche nel nostro paese era presente una memoria viva del tarantismo. In particolare, dai racconti di alcuni anziani scoprimmo che ancora negli anni &#8217;50-&#8217;60 una signora, di nome <strong><span style="color: #ff0000;">Rosa</span></strong>, era stata affetta dal &#8220;male&#8221;, per cui nel periodo giusto (giugno) dava in escandescenze, smaniava di ballare ed infine doveva recarsi, come voleva la tradizione, a Galatina per chiedere la grazia a San Paolo presso la cappella a lui dedicata. Con nostra grande sorpresa, scoprimmo che la signora era la nonna di un nostro amico (e &#8220;compagno&#8221;), allora quasi sessantenne; da un suo racconto &#8211; vivido e un po&#8217; inquietante &#8211; apprendemmo di come da bambino aveva spesso assistito alle singolari esibizioni di <span style="color: #ff0000;">Rosa</span>, le cui cause riuscì a comprendere solo più tardi.</p>
<p>Il caso si presentava di grande interesse, anche perché rappresentava il fenomeno proprio nel momento del suo declino: Rosa nel periodo giusto per &#8220;curarsi&#8221; cercava i &#8220;suoni&#8221;, che le assicuravano tre fratelli tamburellisti. A un certo punto i tre fratelli emigrarono in Svizzera e lei non ebbe più quel sollievo, cosa che le provocò delle gravi crisi, per cui dovette in qualche modo &#8220;arrangiarsi&#8221; in casa, procurandosi da sola un po&#8217; di ritmo e di canto rudimentali, che però non bastavano. Il nostro amico ci riportò alcune strofe del canto di Rosa, e ci raccontò dei &#8220;fiureddi&#8221;, una specie di malva spontanea, che durante le crisi chiedeva per alleviare la sua pena. Insomma, si poteva seguire la dinamica del fenomeno proprio nel momento della sua dissoluzione, avvenuta per la cause socio-culturali che tutti conosciamo.</p>
<p>Peraltro la presenza del tarantismo in paese smentiva una ipotesi, che pure Sergio aveva avanzato in un suo articolo, sul fatto che Alessano, per la presenza di una antica chiesetta dedicata a San Paolo con relativo pozzo, fosse, come Galatina, esentata &#8211; per intercessione del Santo &#8211; dagli attacchi delle tarantole. E invece no: toccava pure a noi.</p>
<p>Dopo l&#8217;uscita di un articolo in cui un rinomato &#8220;tarantologo&#8221; (cit.) con cui allora collaboravamo aveva raccontato questa storia in maniera molto confusa (per usare un eufemismo), il caro Sergio decise di scriverne in maniera più seria e circostanziata. Il pezzo, al solito rigoroso e molto suggestivo (e in cui decise di chiamare la protagonista &#8220;Nena&#8221;), fu pubblicato da una gloriosa rivista locale, &#8220;Pietre&#8221;, e lo si può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/</a></p>
<p>Qualche tempo fa, ritornando agli studi più importanti sul tarantismo per preparare un mio saggio, ho ripreso in mano il libro dove sono stati pubblicati i &#8220;materiali&#8221; della celebre spedizione di ricerca condotta da Ernesto de Martino nel 1959 (<em><span style="color: #993300;">Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento del 1959</span></em>, a cura di Amalia Signorelli e Valerio Panza, introduzione e commenti di Amalia Signorelli, Argo, Lecce 2011). Leggendo con attenzione questo testo magmatico e ricchissimo di preziose informazioni, mi sono accorto di una cosa che nella prima lettura avevo visto solo in parte. Fra i paesi interessati dal fenomeno è ricordato anche Alessano (più volte, fra cui a p. 175 e 176, dove si intuisce che era programmata una visita in loco di Diego Carpitella, l&#8217;etnomusicologo collaboratore di de Martino), e fra i potenziali contatti dell&#8217;<em>équipe </em>demartinina è citato un professionista alessanese molto noto, anche per il suo impegno politico, l&#8217;avvocato <span style="color: #ff0000;">Alfredo Marasco</span>. A p. 184 è riportato questo appunto:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;">Avv. Marasco, Alessano. Sulle tarantolate. Andarci a nome di M. Verrienti-De Raho -&gt; telefonata altera.</span></p></blockquote>
<p>La nota a pag. 282 riferisce di una sua disponibilità ad aiutare i ricercatori (&#8220;ci aiuterebbe&#8221;).</p>
<p>Ma la cosa più importante è che nell&#8217;elenco delle tarantate (e dei tarantati: in netta minoranza, ma c&#8217;erano anche gli uomini) redatto da de Martino e dai suoi collaboratori (sempre a pag. 282), più ampio di quello della <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em> </span>(il libro in cui come è noto confluirono i risultati della ricerca), è presente anche la nostra Rosa, con l&#8217;iniziale del cognome, corretta: &#8220;P.&#8221;. La signora risulta essere stata osservata (ed evidentemente interrogata) a Galatina nella cappella di San Paolo il 28 giugno da Vittoria De Palma, una delle componenti dell&#8217;<em>équipe</em>, compagna di de Martino: è riportata per lei l&#8217;età di 60 anni, che era tarantata da 33 anni e  un suo indirizzo, &#8220;via Cesare Alessio 20&#8243; (che è inesistente: potrebbe essere Corte Cesare Aresio oppure via Alessio Comneno, strade del centro antico, anche se noi sappiamo che la signora abitava in Santa Maria del Foggiaro, nella zona del vecchio quartiere ebraico).</p>
<p>Di tutto questo non c&#8217;è traccia nella <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span>, probabilmente perché, per ragioni che non conosciamo, il caso di Rosa non fu approfondito dai membri dell&#8217;<em>équipe </em>(i paesini del Capo <em>de finibus terrae</em> sono stati sempre troppo lontani da tutto). Rimangono, oltre alle sempre più lontane memorie del paese, solo queste brevi tracce, riemerse dalle carte della mitica spedizione demartiniana, a dare una piccola luce ad una vicenda umana emblematica, emozionante e poco conosciuta.</p>
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		<title>Alessano tra vecchi mestieri e la miracolosa pizzica</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2019 06:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Winspeare]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Domenica scorsa (18 agosto), alla presentazione di Rito e passione ad Alessano, nel dibattito con Sergio Blasi e Maurizio Nocera si è parlato molto della fase &#8220;aurorale&#8221; del lavoro sul tema della cultura popolare, nello snodo decisivo della fine degli anni novanta. Mi pare utile a questo proposito riportare questo articolo, scritto giusto venti anni fa, che il caro Sergio Torsello... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/08/21/alessano-tra-vecchi-mestieri-e-la-miracolosa-pizzica/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/08/sergio10-07-99.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3460" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/08/sergio10-07-99-300x178.jpg" alt="sergio10-07-99" width="300" height="178" /></a></p>
<div class="" data-block="true" data-editor="fsklo" data-offset-key="fmr15-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="fmr15-0-0"><em><span data-offset-key="fmr15-0-0"><span data-text="true">Domenica scorsa (18 agosto), alla presentazione di <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione</a> ad Alessano, nel dibattito con Sergio Blasi e Maurizio Nocera si è parlato molto della fase &#8220;aurorale&#8221; del lavoro sul tema della cultura popolare, nello snodo decisivo della fine degli anni novanta. Mi pare utile a questo proposito riportare questo articolo, scritto giusto venti anni fa, che il caro Sergio Torsello &#8211; allora addetto stampa del Comune di Alessano, dove io ero consigliere comunale delegato alla cultura &#8211; riuscì a far uscire sulle pagine del quotidiano L&#8217;Unità. L&#8217;articolo fa il punto sul lavoro che era in corso, annunciando anche che a breve sarebbero cominciate le riprese del film Sangue vivo di Edoardo Winspeare, in parte girate nel nostro paese. Riferisce anche di un&#8217;altra iniziativa di ricerca sui temi della cultura e di censimento dei frantoi ipogei, che portò alla realizzazione di una bella mostra, il cui ispiratore era stato Nunzio Pacella, che da poco ci ha lasciati.</span></span></em></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="fsklo" data-offset-key="a0gtg-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="a0gtg-0-0"><em><span data-offset-key="a0gtg-0-0"><span data-text="true">Per chi volesse approfondire alcuni di questi argomenti, rimando anche alla inedita &#8220;conversazione&#8221; fra me e Sergio Torsello (del 2006) che ho pubblicato nel volume <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione</a>.</span></span></em></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong><span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span></strong>, da <span style="color: #993300;"><em>L&#8217;Unità</em></span> del 10 luglio 1999</p>
<p>Le parole d’ordine sono recuperare e valorizzare, convinti che i beni culturali siano una importante occasione di sviluppo per il Mezzogiorno. È questo il leit-motiv che ispira l’attività dell’amministrazione comunale di Alessano (un piccolo centro in provincia di Lecce), dove da alcuni anni ormai si susseguono le iniziative della maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco <span style="color: #ff0000;">Cosimo Del Casale</span> (Ds), finalizzate a riscoprire la cultura tradizionale e i beni architettonici locali. Nei mesi scorsi un’indagine sull’archeologia industriale ha riportato alla luce ben 38 trappiti “a grotta” e a “fabbrica” (antiche strutture per la lavorazione dell’olio) che saranno in parte inserite in percorsi di fruizione turistica dell’antica “cultura dell’olio” salentina. Nel marzo scorso, inoltre, è stata inaugurata la rassegna dal titolo «Il tarantismo: storia per immagini», un ciclo di proiezioni (tutt’ora in corso) dedicate ai video e ai documentari sul tarantismo girati nei quarant’anni successivi alla celebre spedizione etnografica di <span style="color: #ff0000;">Ernesto De Martino</span>. L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, ha preso il via proprio in questi giorni, con l’approvazione in Consiglio comunale del regolamento per la concessione dei contributi a fondo perduto destinati agli artigiani che apriranno bottega nel centro storico. Il progetto, ideato da Vincenzo Santoro, consigliere comunale delegato alla cultura, è rivolto non solo agli artigiani già operanti sul territorio comunale ma anche a quelli attivi nei paesi vicini con particolare riferimento a giovani disoccupati desiderosi di inserirsi nel mondo del lavoro.<br />
L’obiettivo è duplice: da un lato recuperare la funzione di “contenitore culturale” del centro storico, creando un’attrattiva turistica legata alla presenza di attività artigianali tradizionali (una caratteristica questa che sarà esaltata con l’imminente ultimazione dei lavori per il ripristino del basolato nella piazza centrale del paese); dall’altro cercare di conservare la memoria e la professionalità di antichi mestieri a rischio di estinzione (lavorazione della pietra leccese e del ferro battuto, artigianato fìgulo e officine per la costruzione di strumenti musicali popolari). I finanziamenti , che riguarderanno interventi di ampliamento e di ristrutturazione dei locali; adeguamento degli edifici alle norme di sicurezza, spese di progettazione e di affitto dei locali , saranno suddivisi in tre tranche: 4 milioni (di lire, NdR) per il primo anno di attività, 2 milioni per il secondo e un milione per il terzo. A questi bisogna poi aggiungere un contributo a fondo perduto fino ad un massimo di 3 milioni per il rifacimento di facciate ed infissi già attivato nel 1999 e confermato anche quest’anno.<br />
«Questa amministrazione &#8211; dichiara <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> &#8211; ha puntato molto sulla valorizzazione della storia e della cultura del nostro territorio. Pensiamo infatti che ciò, oltre che essere un nostro preciso dovere civico, possa costituire una preziosa risorsa per lo sviluppo economico locale. Su questo stiamo cominciando ad avere i primi risultati con la scelta di Edoardo Winspeare di ambientare proprio qui da noi il suo prossimo film». Sarà infatti lo<br />
stesso Winspeare, il giovane regista salentino reduce dal successo della sua opera prima «<span style="color: #993300;">Pizzicata</span>», pluripremiata nei festival di mezza Europa, a presentare venerdì 16 luglio (alle 20, presso l’auditorium «Don Tonino Bello») il suo nuovo film «<span style="color: #993300;">Sangue Vivo</span>», che narra una vicenda amara, ambientata nel Salento dei nostri giorni, scandita dal ritmo della “pizzica” (la musica che guariva dal morso della tarantola), e incentrata sul rapporto conflittuale tra due fratelli che rappresentano le diverse anime (e le molte contraddizioni) di questa terra.</p>
<p>Una ampia selezione di scritti di Sergio Torsello, pubblicata con il consenso dell’autore, si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/articoli-di-sergio-torsello/">qui</a></p>
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		<title>Ad Alessano ritorna Una notte nel borgo (ed io leggerò le lettere di Cesare Rao e uno scritto di Sergio Torsello)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2018/08/17/ad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 16:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Rao]]></category>
		<category><![CDATA[Rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 23 agosto nel mio paese Alessano si svolgerà Una notte nel Borgo, bella ed encomiabile iniziativa organizzata come ogni anno con grande fatica e sacrificio dagli amici dell&#8217;associazione LiberAzione. Viene proposto un denso itinerario di concerti, mostre e iniziative culturali varie, per le vie, le piazze e le corti del centro storico &#8211; di impianto urbanistico medievale e caratterizzato... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/08/17/ad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="5pad1" data-offset-key="bo11t-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-text="true"><img class="alignleft size-medium wp-image-3202" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/08/71-211x300.jpg" alt="71" width="211" height="300" />Il 23 agosto nel mio paese Alessano si svolgerà <strong><span style="color: #993300;">Una notte nel Borgo</span></strong>, bella ed encomiabile iniziativa organizzata come ogni anno con grande fatica e sacrificio dagli amici dell&#8217;associazione <span style="color: #ff0000;"><strong>LiberAzione</strong></span>. </span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-text="true">Viene proposto un denso itinerario di concerti, mostre e iniziative culturali varie, per le vie, le piazze e le corti del centro storico &#8211; di impianto urbanistico medievale e caratterizzato da importanti persistenze monumentali cinquecentesche, in teoria sarebbe uno dei più interessanti e meglio conservati del Salento &#8211; che in questa occasione svelerà anche alcuni angoli segreti e di solito non visitabili. </span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-text="true">Il ricchissimo programma si può consultare in fondo alla pagina oppure cliccando <a href="https://www.facebook.com/events/442202742896561/?active_tab=about">qui</a> (solo per citare alcuni dei musicisti suoneranno <span style="color: #ff0000;">Redi Hasa</span>, <span style="color: #ff0000;">Maria Mazzotta</span>, <span style="color: #ff0000;">Antonio Castrignanò</span> e <span style="color: #ff0000;">Dario Muci</span>).</span></span></div>
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<div class="" data-block="true" data-editor="5pad1" data-offset-key="q5kv-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="q5kv-0-0"><span data-offset-key="q5kv-0-0"><span data-text="true">Quest&#8217;anno anche io fornirò un piccolo contributo alla causa, con una iniziativa a tema, riguardante il periodo più aureo di Alessano, il Rinascimento: leggerò infatti alcune delle &#8220;<span style="color: #993300;"><strong><em>Argute et facete lettere, nelle quali si contengono molti leggiadri motti e solazzevoli discorsi</em></strong></span>&#8221; di <span style="color: #ff0000;"><strong>Cesare Rao</strong></span>, che l&#8217;illustre scrittore e filosofo alessanese pubblicò nel 1562 e che ebbe all&#8217;epoca ampia fortuna &#8211; addirittura delle edizioni francesi &#8211; e numerose ristampe. Sono previsti tre momenti: nel cortile in via Micocci 11 (casa mia) alle 21.30, in corte Micocci alle 22 in apertura del concerto di Hasa/Mazzotta, alle 23.30 a Palazzo Legari, uno dei luoghi elettivi della Alessano rinascimentale.</span></span></div>
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<div class="" data-block="true" data-editor="5pad1" data-offset-key="8aqun-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-text="true">Infine, in apertura del concerto di Antonio Castrignanò, sul palco centrale, alle 00.30, in ricordo del caro <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span> leggerò degli stralci di un suo articolo dal titolo <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/">Storia di Rosa, l&#8217;iltima tarantata di Alessano</a></em></span>.</span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-text="true"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/08/35282787_614772102215393_5304831218162860032_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3201" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/08/35282787_614772102215393_5304831218162860032_n-300x211.jpg" alt="35282787_614772102215393_5304831218162860032_n" width="300" height="211" /></a></span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0">Il meraviglioso Centro storico di Alessano ospiterà anche quest&#8217;anno la notte bianca culturale organizzata dall&#8217;Associazione culturale LIBER Azione.</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0">Sarà presente il meglio dell&#8217;offerta culturale salentina con musica, artisti di strada, attività ed incontri realizzati in scenari suggestivi come le corti, le stradine del centro storico, i palazzi rinascimentali, i balconi barocchi e le piazze. Il percorso enogastronomico quest&#8217;anno è arricchito da nuove produzioni locali a km0 e altre gustose sorprese.</div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0">PROGRAMMA ARTISTICO- PIAZZA MERCATO<br />
22.30 FREE ZAP<br />
23.30 IONICA ARANEA<br />
00.30 ANTONIO CASTRIGNANO’<br />
02.30 LARSSEN* Prima del concerto di Antonio Castrignanò &#8216;Vincenzo Santoro leggerà &#8216;Storia di Rosa, l&#8217;ultima tarantata di Alessano&#8221; di Sergio Torsello&#8217;- CORTE MICOCCI<br />
22.00 Redi HASA e Maria MAZZOTTA – Presentazione dell’album Novilunio</p>
<p>&#8211; PALAZZO LEGARI<br />
21.00 Spettacolo teatrale “Cassandra” con Francesca ROMANA e Andrea CHIANELLI<br />
22.30 Dario MUCI &#8211; Sulu<br />
00.15 Luigi MONACO – Fingerstyle Solo Concert<br />
01.00 MADISON SPENCER – Rock Band</p>
<p>MOSTRA di Davide Giuseppe Fracasso “Distruttismo &#8211; L&#8217;arte che distrugge gli schemi dell&#8217;arte”</p>
<p>&#8211; PALAZZO SANGIOVANNI<br />
21.30 PIANO RAPSODY con Valeria VETRUCCIO, Michele TORSELLO, Agnese CARLUCCI, Luigi DI DOMENICANTONIO<br />
22.30 LIBRERIA IDRUSA ospita Francesco CAROFIGLIO</p>
<p>&#8211; PALAZZO DUCALE<br />
21.30 Dyane PETERS – Arpa, voce, suoni<br />
22.30 Musiche di Giuliani – Paganini &#8211; Piazzolla<br />
M. Simona CIMINO &#8211; Violino<br />
M. Stefano SCHIATTONE – Chitarra</p>
<p>&#8211; PIAZZA CASTELLO<br />
Teatro Comico con il Clown Lacoste<br />
Tatà Giochi in legno – Ludoteca itinerante<br />
Jant Africa – Percussioni e musiche del West Africa</p>
<p>&#8211; CORTILE IN VIA MICOCCI 11 (21.30) &#8211; CORTE MICOCCI (22.00) &#8211; PALAZZO LEGARI(23.30)</p>
<p>&#8216;Alessano nel Rinascimento. Vincenzo Santoro legge le &#8220;Argute et facete lettere&#8221; di Cesare Rao&#8217;</p>
<p>&#8211; TRA CORTI STRADINE E PIAZZE:<br />
Percorso enogastronomico<br />
Percorso dell&#8217;artigianato<br />
Artisti di strada</p>
<p>Per info:<br />
Programma artistico 3481388453<br />
Artisti di strada e artigiani 3271041092<br />
Enogastronomia 3884427562</p>
<p>info@liber-azione.org<br />
www.liber-azione.org</p>
</div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;title=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/08/17/ad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello/">Ad Alessano ritorna Una notte nel borgo (ed io leggerò le lettere di Cesare Rao e uno scritto di Sergio Torsello)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<item>
		<title>Storia di Nena, l&#8217;ultima tarantata di Alessano</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 05:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3090</guid>
		<description><![CDATA[<p>Storia di Nena, la tarantata di Sergio Torsello, da Pietre, marzo 1999, p. 8 Aveva settantasei anni, Nena, quando accadde la prima volta. Fino ad allora c’era stato solo il lavoro, il sudore e una fatica immane che anche solo a raccontarla, oggi, sembra inventata. Bracciante avventizia, così la qualifica dell’ufficio di collocamento, Nena lo era diventata per una eredità... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/04/sanpaolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3091" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/04/sanpaolo-300x200.jpg" alt="sanpaolo" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong><span style="color: #993300;"><em>Storia di Nena, la tarantata</em></span></strong></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>, da <span style="color: #993300;">Pietre</span>, marzo 1999, p. 8</p>
<p>Aveva settantasei anni, <span style="color: #ff0000;">Nena</span>, quando accadde la prima volta. Fino ad allora c’era stato solo il lavoro, il sudore e una fatica immane che anche solo a raccontarla, oggi, sembra inventata. Bracciante avventizia, così la qualifica dell’ufficio di collocamento, Nena lo era diventata per una eredità di famiglia che, agli occhi dei più giovani, appariva sempre più come una colpa: contadino il padre, il nonno e gli zii. E nei campi arroventati dal sole, tra le pietre “solenni” degli antichi Messapi, lavorava anche suo marito. Tutto intorno la vita scorreva lenta: la “rivolta di Tricase” e il “biennio rosso” dell’occupazione delle terre, erano stati gli ultimi bagliori che avevano scaldato il cuore e la mente del mondo contadino. Poi c’era stato l’esodo. Le prime, grandi ondate dell’emigrazione avevano lasciato dietro di sé paesi svuotati, nuovi dolori da sommare ad antiche sofferenze. A fine settimana poi il “salario” era un’altra delusione bruciante: l’equivalente di un pugno di fichi secchi, un tozzo di pane rinsecchito, una banale autorizzazione per continuare ad esistere.</p>
<p>Alle donne, invece, sino a qualche tempo prima, nemmeno quella benevola concessione. Anzi. Con loro si poteva persino vantare un “diritto” non scritto, che nessun codice contemplava: “ius primae noctis”, lo aveva definito con un raffinato eufemismo uno scrittore non esente da pudore. Ai suoi tempi invece, bisognava fare i conti con la brutalità dei “nuovi padroni”: proprietari terrieri, caporali, fattori. Insomma, visto da “dentro”, senza i “lirismi del tempo delle lucciole”, come dice Sandro Viola, il mondo contadino era il “peggiore dei mondi possibili”. Per la gente comune era, più semplicemente, la morale dei vincitori. Di chi, per chissà quale grazia ricevuta, poteva accumulare privilegi, protervia e arroganza. […]</p>
<p>Una sofferenza antica dunque quella di questa terra, più vecchia di Nena, di suo padre e di suo nonno che per primi le avevano parlato della taranta salentina, del <span style="color: #993300;">Ballo di San Vito</span>, del <span style="color: #993300;">male di San Donato</span> e di quando <span style="color: #ff0000;">San Paolo</span> aveva liberato Alessano da un’invasione di serpenti. Poi un lutto improvviso, la sofferenza indicibile dei genitori che sopravvivono ai figli, schiude per Nena un orizzonte in cui il mito sovrasta la storia. Una semplice coincidenza, forse, comunque molto più di un indizio. Perché tra il sovrapporsi di drammi esistenziali e difficoltà quotidiane, s’incunea con violenza l’insorgere  di un male oscuro e insidioso, la “crisi della presenza” direbbero gli antropologi. Per la gente del paese, al contrario, non ci sono dubbi: Nena è una tarantata. È l’estate del ’57, o giù di lì. A Roma <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> preparava la celebre sul campo nella “Terra del Rimorso”. Nena era ignara di tutto questo. Si era alzata presto, come ogni mattina d’estate, per sfuggire alla tirannia del solleone. Doveva accendere il fuoco nel forno, cuocere il pane, prima di cominciare un’altra “normale” giornata di lavoro. All’improvviso – racconterà più tardi – una fitta lancinante alla mano sinistra come la puntura di un grosso spillo, l’aveva riportata indietro nel tempo a settant’anni prima. Si rivide bambina quando aiutava i genitori ad infilzare con un grande ago preziose foglie di tabacco. Ma stavolta non era la stessa cosa.</p>
<p>I segni sulla pelle, o forse sulla sua fragile psiche, diedero un altro responso: la taranta che “morde e rimorde” aveva fatto irruzione nella sua vita. E da quel giorno, periodicamente, sentì una voglia irresistibile di ballare. Istintiva. Inspiegabile. La sua odissea, o meglio, il suo stato di agitazione “senza orizzonte”, cominciava qualche giorno prima del 29 giugno, la festa di S. Paolo, il solo capace di scendere a patti col ragno, lui che aveva dominato la vipera biblica, e poteva liberarla dal “rimorso” del ragno che opprime col suo mitico rigurgito. Girava di casa in casa, Nena, ad amici e parenti chiedeva i “fiureddhi”, una specie di malva spontanea dal forte potere sedativo, la sola cosa che riuscisse a regalarle qualche sollievo. Poi tornava a casa, si chiudeva in una stanza e cominciava a ballare. Qualche anziano del paese ricorda ancora, con timore e rispetto, l’incredibile scena, che sembra rubata alle atmosfere terse di alcune tele di <span style="color: #ff0000;">Luigi Caiuli</span>, di una donna non più giovane, dall’andamento sincopato, che tuttavia riusciva a passare con disinvoltura tra i pali e le gambe delle sedie. Era una danza strana la sua, senza musica, senza melodie o suonatori; si accompagnava ad un canto disperato e apparentemente senza fine, una sorta di giaculatoria ipnotica</p>
<blockquote><p>mesciu de ballu meu mesciu de ballu</p>
<p>cu pozzi scecare</p>
<p>nu vidi la palò</p>
<p>nu vidi la paloma comu vola</p>
<p>mesciu de ballu meu mesciu de ballu</p>
<p>portame a tempu cu nu me cascia la rosa de pettu</p>
<p>Quiri ca passa moi, quiru ca passa moi è nu galantommu</p>
<p>cu lu sigaru an mucca se ne vene</p>
<p>mesciu de ballu meu mesciu de ballu</p>
<p>portame a tempu cu nu me cascia la rosa de pettu.</p></blockquote>
<p>Duravano ore e ore, a volte giorni interi queste sedute di “terapia”. E alla fine, quando la taranta aveva finalmente ceduto le armi, si doveva partire alle volte di Galatina. Voleva andarci sola, Nena, senza nessuno che frugasse nel suo personale, intimo dialogo con l’apostolo di Tarso. Arrivarsi non era un problema. <span style="color: #ff0000;">Luigi Corvaglia</span> ha descritto con dovizia di particolari nel suo romanzo “storico”<span style="color: #993300;"> <em>Finibusterrae</em></span> le carovane di vittime della tarantola che la notte del 28 giugno partivano dal Capo di Leuca dirette a Galatina. E Nena conosceva bene la “via misteriosa”, gli antichi percorsi dei pellegrini che s’inerpicano sulle ultime propaggini delle serre salentine dal santuario mariano di Leuca alla chiesa della Madonna della Scala a Supersano. Sapeva come intercettarli.</p>
<p>Saltava su un carretto a caso, senza dire una parola, testimone muta di quella che <span style="color: #ff0000;">Verdesca Zain</span> ha definito “l’ancestrale regalità della terra”. Lo fece ogni anno, fino alla morte avvenuta conque anni dopo all’età di ottantuno anni. Nessuno seppe mai nulla delle sue giornate a Galatina, proprio nello stesso periodo in cui si registra il “pellegrinaggio antropologico” di E. de Martino. Intervistò diverse tarantate, l’etnologo napoletano, e le chiamò con altri nomi, preoccupato di sottrarle ad ulteriori violenze. Solo<span style="color: #ff0000;"> Maria di Nardò</span>, “eroina della terra del rimorso”, come dice <span style="color: #ff0000;">Lapassade</span>, e <span style="color: #ff0000;">Anna di Ruffano</span>, protagonista delle “Lettere da una tarantata” di <span style="color: #ff0000;">Annabella Rossi</span>, godettero in seguito di una qualche “notorietà”. Le altre, <span style="color: #ff0000;">Immacolata di Taviano</span>, <span style="color: #ff0000;">Peppina di Nardò</span>, <span style="color: #ff0000;">Carmela di San Pietro Vernotico</span>, <span style="color: #ff0000;">Rita di Alezio</span>, e chissà anche Nena (un altro nome inventato)*, furono risucchiate quasi subito negli abissi di un’anonima subalternità. Comunque sia di lei, oggi, non resta più nulla: ma queste scarne note biografiche, il ricordo sfumato degli anziani, il frammento di un canto, sono in ogni caso un interessante documento etnografico (per l’età avanzata di insorgenza della crisi, una rarità nella letteratura tarantolare, per le modalità stesse di esplicazione dell’esorcismo domiciliare e per la presenza di un’erba strettamente collegata allo scenario magico rituale) da indagare con un tentativo di interrompere il tempo storico e accedere ad uno spazio liberato che è anche, per così dire, una possibile e commovente idea di salvezza.</p>
<p><em>* il vero nome di “nena” era Rosa, ndr</em></p>
<p>In foto un dettaglio della pala d&#8217;altare della Cappella di San Paolo a Galatina, opera di Saverio Lillo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una ampia selezione di scritti di Sergio Torsello, pubblicata con il consenso dell’autore, si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/articoli-di-sergio-torsello/">qui</a></p>
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		<title>Regione Salento: il sogno svanito</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 13:17:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Nicolardi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Pagliaro]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Mauro Marino da Il Paese Nuovo, sabato 5 febbraio 2011 I messaggeri del Movimento Regione Salento tacciono! La nostra solidarietà giunga loro, forte e vibrante! I &#8220;guerrieri&#8221; riposano, fanno bivacco e preparano il nuovo &#8220;attacco&#8221;: «Il percorso pertanto non si sposta di una virgola dalla sua direzione» (&#8230;). «A partire da domani il Movimento chiederà ai Comuni di deliberare... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/02/06/regione-salento-il-sogno-svanito/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Mauro Marino</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it/Regione-Salento/il-sogno-svanito-di-mauro-marino.html">Il Paese Nuovo</a>, sabato 5 febbraio 2011</span></p>
<div>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/02/regione_salento.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1789" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/02/regione_salento-300x224.jpg" alt="regione_salento" width="300" height="224" /></a></p>
</div>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">I messaggeri del <strong>Movimento Regione Salento </strong>tacciono! La nostra solidarietà giunga loro, forte e vibrante!</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">I &#8220;guerrieri&#8221; riposano, fanno bivacco e preparano il nuovo &#8220;attacco&#8221;: «Il percorso pertanto non si sposta di una virgola dalla sua direzione» (&#8230;). «A partire da domani il Movimento chiederà ai Comuni di deliberare nuovamente, chiarendo ulteriormente la loro volontà di istituire la nuova Regione». Così recitano gli ultimi dispacci delle truppe di <strong>Arthas-Pagliaro</strong>, che, un pò ammaccate dal verdetto della Corte di Cassazione, s&#8217;allenano al &#8216;sottile&#8217; e ai distinguo&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non è colpa dei Ciambellani se la ciambella non è uscita col buco e se, quello che dal Movimento chiedevano, per ratificare e dare nuove &#8216;gambe&#8217;, nuovo futuro e &#8216;nuovo&#8217; territorio al Salento era formalmente sbagliato! Già, s&#8217;erano confusi i <span id="more-187"></span>Giuristi di Casa Rama&#8230; Capita, sarà stato l&#8217;entusiasmo, ma la fretta rischia l’improvvisazione&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Insomma, l&#8217;appello e di nuovo rivolto al territorio e alla politica, a quei politici a cui era stato chiesto &#8211; in consiglio comunale &#8211; di dire solo &#8220;sì&#8221; al referendum, per permettere ai loro concittadini di esprimersi e al Movimento di sondare la loro affidabilità al credo e alla purezza salentina. Adesso, quelli stessi, dovranno apertamente schierarsi a favore dell&#8217;idea separatista dire Sì Vogliam la Regione! <strong>Paolo Pagliaro</strong> la chiama &#8220;progetto riformista&#8221;, sua finezza, come se, la Geografia Politica, non avesse a che fare con quella Fisica che tratteggia confini&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«Con sempre maggiore vigore saremo al fianco della gente di questa terra che non accetta veti politici e che vola più alto della testa delle nomenclature dei partiti», motteggia e mixa alla carica il &#8216;manager del management&#8217; ma in realtà il &#8220;sogno&#8221; , svanisce, si stempera e, nel decantare d&#8217;una stagione pur breve, è bene dare conto di alcune &#8220;premonizioni&#8221; che, l&#8217;entusiasmo ha messo in ombra e il rutilante battere della cronaca ha forse svuotato di vigore e nitidezza: uno dei primi consigli comunali a sottrarsi al diktat del Movimento Regione Salento fu quello di <strong>Alessano</strong>. Quel Consiglio Comunale votò &#8220;no&#8221; respinse l&#8217;idea del referendum, entrando nel merito della questione neo-regionalistica con la Costituzione in mano&#8230; Tentavano inascoltati di chiarire l&#8217;inghippo del quesito proposto alla ratifica&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sforzo vano! Ma gli architetti si sà, hanno a che fare con la stabilità e <strong>Luigi Nicolardi</strong>, architetto e sindaco s&#8217;espose, in quei giorni d&#8217;estate, con stile e garbo dentro i canoni del fare e della competenza della politica! Sarebbe stato saggio ascoltarlo per far scuola e indirizzo&#8230; ma tant&#8217;è sai come sono i <strong>Salentini</strong>, quelli “puri”&#8230; Ahinoi, son ciuccì, non sempre sanno volare!</span></p>
</div>
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		<title>Radio Padania Libera occupa il Salento</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 13:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Padania]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con Radio Maria è l&#8217;unica emittente &#8220;comunitaria&#8221;. E così può prendersi le frequenze di Pierluigi Giordano Carbone da Il Fatto Quotidiano del 6 gennaio 2010 “Ho sentito che Vendola è stato svegliato nel cuore della notte da alcuni manifestanti del Pdl e che è cascato dalle scale. Purtroppo non ha avuto danni permanenti”: la simpatia del giovane consigliere provinciale varesino... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/01/06/radio-padania-libera-occupa-il-salento/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Con Radio Maria è l&#8217;unica emittente &#8220;comunitaria&#8221;. E così può prendersi le frequenze</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Pierluigi Giordano Carbone</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/06/radio-padania-libera-occupa-il-salento/85030/">Il Fatto Quotidiano</a> del 6 gennaio 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/01/radiopadania.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1765" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/01/radiopadania.jpg" alt="radiopadania" width="220" height="96" /></a>“Ho sentito che <strong>Vendola</strong> è stato svegliato nel cuore della notte da alcuni manifestanti del Pdl e che è cascato dalle scale. Purtroppo non ha avuto danni permanenti”: la simpatia del giovane consigliere provinciale varesino Marco Pinti è stata certamente apprezzata dagli ascoltatori di <strong>Radio Padania Libera</strong>. Non da tutti, però. L’emittente di Bossi, infatti, dal 17 dicembre ha iniziato a trasmettere anche nel <span style="color: #ff0000;"><strong>Salento</strong></span>, ad <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessano</strong></span>, dove ha occupato una nuova frequenza <span id="more-195"></span>(la 105,600 Mhz). Come si spiega l’ultima conquista geografica del verbo leghi-sta? A sentire Cesare Bossetti, amministratore unico di Rpl, tutto nasce dall’esigenza di far conoscere le idee della Lega sul federalismo; per Matteo Salvini (europarlamentare e direttore dell’emittente), invece, la scelta dipenderebbe da una semplice simpatia verso i salentini, che guarda caso in questo periodo stanno cercando di staccarsi da Bari. Solo motivi politici, quindi? Sembrerebbe proprio di no. Ad avvalorare la tesi, un’intervista rilasciata tempo fa al Corriere Economia da Bossetti, che ha parlato dello sbarco di radio Padania al sud in termini di “shopping meridionale”.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In pratica, si tratterebbe di una mera strategia economico-commerciale. E sì, perché in barba al decennale stallo del mercato dell’etere, Radio Padania può agire in regime di semi-monopolio, occupando, valorizzando, permutando o rivendendo le frequenze che sceglie di utilizzare. Non c’è nessun illecito: lo permette la legge. Radio Padania Libera, infatti, secondo lo Stato fa parte di una categoria in via d’estinzione: le radio comunitarie, quelle senza scopo di lucro (in un’ora di trasmissioni non possono superare il 5% di pubblicità), che producono contenuti culturali, etnici e religiosi per aree geografiche e popolazioni minoritarie e che favoriscono il pluralismo di un etere dominato dalle radio commerciali.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In Italia sono solo due: Radio Padania e, udite udite, Radio Maria…. La svolta risale a undici anni fa. Era il 2001, infatti, quando un emendamento alla Finanziaria – presentato dal deputato leghista Davide Caparini – fece stappare lo champagne nella sede dell’emittente leghista: le radio comunitarie, al fine di completare la copertura nazionale, divennero le uniche a poter occupare le frequenze, a patto di non interferire con le altre emittenti. Bastava solo un avviso di attivazione al ministero delle Comunicazioni e il gioco era fatto. Non solo. Trascorsi 90 giorni e in mancanza di segnalazioni di interferenze, le radio comunitarie erano autorizzate all’uso della nuova frequenza, il che significa che potevano anche venderla o permutarla, magari dopo averne migliorato il valore di mercato. Dal 2001 ad oggi nulla è cambiato. Ora, considerato che nell’asfittico mercato dell’etere italiano ogni frequenza ha un valore di mercato altissimo e comunque non calcolabile con esattezza (dipende dall’esigenza di chi compra) e che dal 2002 Radio Padania Libera ha occupato un numero di frequenze che oscilla tra le 200 e le 250, è facile intuire i motivi della discesa al Sud dell’emittente leghista, che con il sistema dell’occupazione-permuta delle frequenze ha raggiunto un duplice obiettivo: trasmettere quasi in tutta Italia e acquisire un’enorme forza commerciale. Sarà un caso, ma dai 109 mila euro del 2006 il fatturato di Rpl è passato a quasi due milioni di euro nel 2008. Non male per chi può contare sul 5% di pubblicità per ogni ora di trasmissione. Al danno per il mercato dell’etere, inoltre, sei anni fa si è aggiunta anche la beffa politica. La Finanziaria del 2005, infatti, ha regalato alle radio comunitarie un milione di euro l’anno, quindi 500mila a Radio Maria e altrettanti a Radio Padania Libera. Chi ha presentato l’emendamento in questione? Davide Caparini, il benefattore delle radio comunitarie. E “Roma Ladrona”? Sempre sulla stessa linea d’onda.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per approfondire l&#8217;argomento cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=578">qui</a></span></p>
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		<title>San Paolo dei serpenti a Vereto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 10:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[PaeseNostro]]></category>
		<category><![CDATA[San Paolo]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Uno straordinario affresco di San Paolo di Sergio Torsello da “PaeseNostro”, n.73, Ottobre 2009 Egregio direttore, ho letto con estremo interesse l’accorato appello della signora Maria Luisa Sangiovanni, proprietaria della chiesa di S. Maria di Vereto, raccolto da Antonio De Marco e pubblicato sul numero del 6 Marzo 2009 del giornale da Lei diretto. Da quasi quindici anni frequento per... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/25/san-paolo-dei-serpenti-a-vereto/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #993300; font-size: large;"><strong><span style="font-family: Arial;">Uno straordinario affresco di San Paolo</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Sergio Torsello</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da “PaeseNostro”, n.73, Ottobre 2009<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/8235_1176022334333_1641348149_436639_5940167_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1684" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/8235_1176022334333_1641348149_436639_5940167_n-245x300.jpg" alt="8235_1176022334333_1641348149_436639_5940167_n" width="245" height="300" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Egregio direttore,</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">ho letto con estremo interesse l’accorato appello della signora <strong>Maria Luisa Sangiovanni</strong>, proprietaria della chiesa di <span style="color: #ff0000;">S. Maria di Vereto</span>, raccolto da <strong>Antonio De Marco</strong> e pubblicato sul numero del 6 Marzo 2009 del giornale da Lei diretto. Da quasi quindici anni frequento per motivi di studio la chiesetta di Vereto e ho particolarmente a cuore le sorti di questo importante monumento salentino. <span style="color: #ff0000;">Non tutti sanno infatti che l’edificio conserva al suo interno uno straordinario affresco raffigurante <span style="color: #993300;">San Paolo</span></span>. Si tratta di una delle rappresentazioni più antiche e originali tra quelle comprese nel vasto <em>corpus</em> (affreschi, statue, dipinti, edicole votive) dell’iconografia paolina attestata nel <span style="color: #ff0000;">Salento</span>. Inserito in un più ampio ciclo agiografico, venuto alla luce in un incasso murario durante lavori di restauro effettuati nel 1954 su iniziativa dell’allora parroco di <span style="color: #ff0000;">Patù</span> don <strong>Vincenzo Rosafio</strong> (si veda <strong>V. Rosafio</strong>, <span style="color: #993300;"><em>Vereto, antica città messapica del Basso salento</em></span>, Lecce, 1968) l’affresco, in buona parte non più leggibile, raffigura <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span> in una posa solenne e minacciosa con il classico attributo della spada attorno alla quale sono attorcigliati due serpenti. Ai piedi del santo, poi, è raffigurato un piccolo bestiario <em>de venenis</em>: un serpente, uno scorpione e, poco più in alto, due serpenti <span id="more-226"></span>intrecciati a caduceo. L’affresco, di non pregevole fattura (e di probabile datazione tardocinquecentesca) si presenta come un unicum nel suo genere per la ricchezza delle metafore simboliche che sembrerebbero indirizzarsi verso una continua commistione di citazioni culte e riferimenti all’immaginario popolare. Nulla sappiamo, allo stato attuale delle ricerche, delle figure dei committenti dell’affresco (e neppure dell’anonimo frescante) che consentirebbero di capire meglio il <em>milieu</em> intellettual – artistico all’interno del quale prese corpo siffatta raffigurazione. Sappiamo solo che alcuni labili indizi (le successioni feudali che , a partire dal XVI sec. danno Vereto infeudata alle famiglie titolari della contea di <span style="color: #ff0000;">Alessano</span>) potrebbero stabilire molto più di una semplice continuità della “devozione paolina” da parte di alcuni proprietari dell’edificio di culto. Proprio ad <span style="color: #ff0000;">Alessano</span> del resto il culto del “divin apostolo” conosce le sue attestazioni più antiche, addirittura a partire dal XIII secolo. E’ in questo periodo infatti che i Registri della Cancelleria Angioina segnalano una chiesa di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span> ad <span style="color: #ff0000;">Alessano</span>. Successivamente la chiesa fu incorporata nelle mura del palazzo baronale (edificato nel XV sec.) e nel 1628 l’abate alessanese <strong>Fabio Guarini</strong>, interrogato dal vescovo <strong>Andrea Perbenedetti</strong>, “dichiarava di avere la titolarità di quattro benefici, uno sotto il titolo di S. Caterina nella cappella del Castello di <span style="color: #ff0000;">Alessano</span> […] l’altro nella istessa chiesa sotto il titolo di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span> et S. Maria de Verito” (cfr.: <span style="color: #993300;"><em>Luoghi, chiese, chierici nel Salento meridionale in età moderna. La visita apostolica della città e della diocesi di Alessano nel 1628</em></span>, a cura di <strong>Andrè Jacob</strong> e <strong>Antonio Caloro</strong>, Galatina, Congedo, 1998, pag. 147). Le sorti delle due chiese appaiono dunque sempre più strettamente legate nel corso dei secoli. Le origini della chiesa di <span style="color: #ff0000;">Vereto</span>, infatti, sembrerebbero fare riferimento ad un “casale altomedievale (la cui esistenza è testimoniata da rinvenimenti archeogici bizantini)”. Nei secoli successivi fu prima “abbandonata, forse semidistrutta, quindi rimaneggiata, restaurata e ridotta a semplice cappella di giuspatronato dei Baroni di <span style="color: #ff0000;">Vereto</span>: Capece, Romasi, Ayerbo d’Aragona, Riario Sforza Zunica e in ultimo i Sangiovanni di <span style="color: #ff0000;">Alessano</span>” (si veda <span style="color: #993300;"><em>Itinerario storico–archeologico tra Giuliano e Patù</em></span>, Mb Editore, 2002, notizie storiche a cura di <strong>Antonio Ferraro</strong>). Non mi soffermerò oltre sulle molteplici questioni di ordine storico, antropologico e sulle complesse piste interpretative aperte da siffatte testimonianze. Mi limiterò qui ad alcune brevi considerazioni che spero riescano a farne capire l’enorme importanza. C’è un elemento, infatti, che nell’affresco sembra essere rimarcato con notevole intensità simbolica: il rimando al patronato antiofidico di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span> il cui mito di fondazione è contenuto in un passo degli Atti degli Apostoli (28, 1–6) tra i più citati e commentati dalla letteratura interessata ad indagare le dinamiche storiche del sincretismo tra il culto di San Paolo e il fenomeno magico-religioso del tarantismo. (E’ opportuno precisare che la sola presenza di un affresco non implica necessariamente una qualche connessione con fenomeni di tarantismo. Anzi, in questo caso specifico, l’assenza di ogni rappresentazione della tarantola indurrebbe ad indirizzare altrove le prospettive di ricerca. Tuttavia l’affresco veretino risulta particolarmente significativo ai fini di una ricostruzione della storia del culto paolino in ambito salentino). L’episodio narrato negli Atti degli Apostoli è quello di <strong><span style="color: #993300;">San Paolo</span></strong> che, in viaggio verso <span style="color: #ff0000;">Roma</span>, approda a <span style="color: #ff0000;">Malta</span> in seguito ad un naufragio e dimostra di signoreggiare un’echidna (un serpente velenoso) che lo morde ad una mano mentre si accinge ad accendere un fuoco senza arrecargli alcun danno. Come osserva <strong>Brizio Montinaro</strong>, questo episodio biblico ha dato vita ad un vero e proprio “mitologema che si è venuto a creare a causa di una serie di notizie diffuse a livello egemone e i cui echi soltanto sono giunti confusi a livello popolare stimolandone le capacità mitizzanti” (<strong>B. Montinaro</strong>, <em><span style="color: #993300;">San Paolo dei serpenti</span></em>, Sellerio, 1996). Da questo passo degli Atti, infatti, deriva tutto il complesso corollario di tradizioni popolari legate alla protezione accordata da <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span> contro il morso di animali velenosi: dalla terapeutica popolare (affidata ai discendenti della Casa di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo,</strong></span> i cosiddetti “sanpaolari”, depositari di tecniche magico–protettive e incantatorie contro gli animali velenosi), alla creazione di “aree di immunità” dal morso di rettili velenosi in virtù della protezione accordata dal santo (celebri quelle di <span style="color: #ff0000;">Galatina</span> e <span style="color: #ff0000;">Malta</span>), fino all’utilizzo della figura di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo </strong></span>come elemento chiave di quel processo di “riplasmazione cattolica” di culti di chiara derivazione pagana come il tarantismo. Ma è lo stesso <strong>Montinaro</strong> a ricordare come tuttavia una “ricchissima iconografia che rappresenta il santo con la vipera cadente dalla mano o tra le fiamme tende a mettere in evidenza la vittoria dell’Apostolo sul demonio”. Nella tradizione biblica infatti il serpente è simbolo delle potenze abissali, “l’incarnazione di Satana che il Dio della pace stritolerà sotto i piedi dei discepoli (Rm, 16, 20)”. E ai suoi discepoli il Signore ha dato il potere di “camminare sopra i serpenti e gli scorpioni (Lc, 10, 19)” ( cfr. <strong>Manfred Lurker</strong>, <span style="color: #993300;"><em>Dizionario dei simboli e delle immagini bibliche</em></span>, Mondatori, 1994, pag. 190). Basti ricordare, per restare ad un ambito strettamente locale, che un’altra raffigurazione (questa volta di <strong><span style="color: #993300;">San Pietro e Paolo</span></strong>) a <span style="color: #ff0000;">Ruggiano</span> (<span style="color: #ff0000;">Salve</span>), venuta alla luce recentemente durante lavori di restauro della chiesetta dedicata a <span style="color: #993300;"><strong>Santa Marina</strong></span> e databile al 1645, faccia riferimento da un lato alla potenza della Chiesa fondata dagli Apostoli, ma al tempo stesso ricordi anche, in maniera abbastanza esplicita, l’episodio maltese della vipera. Anche nella cappella gentilizia del castello di <span style="color: #ff0000;">Morciano di Leuca</span> è conservato un affresco monocromo di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span> (databile al XVII secolo) che raffigura il santo con gli attributi classici del libro e della spada attorno alla quale è avvinghiato un serpente. Nel caso veretino però, il riferimento all’episodio maltese è segnato da un dispiegamento simbolico che non ha riscontri nell’area salentina e potrebbe in parte spiegarsi con la caratteristiche stesse del contesto devozionale che è quello di una piccola chiesa di campagna (ubicata lungo le direttrici del pellegrinaggio mariano a f<em>inibus terrae</em>) dove l’oggettiva presenza di serpenti e altri animali velenosi doveva costituire un problema non irrilevante per la vita delle popolazioni locali. Un aspetto questo volutamente sottolineato dall’autore, probabilmente con il <em>placet</em> del committente. Vistoso elemento di discontinuità in tutta la raffigurazione resta tuttavia la presenza dei serpenti intrecciati a caduceo (sulla complessa e mutevole rete di significati che si è addensata su questo simbolo sin dalla tarda antichità non è possibile soffermarsi in questa sede) e, soprattutto, il suo significato in tale contesto (una “firma”? oppure un “geroglifico della fede” che ancora sfugge alla nostra comprensione?). Domande forse destinate a rimanere senza risposta ma che tuttavia sottolineano l’importanza che tale testimonianza riveste nel quadro di una indagine organica sull’iconografia paolina nell’area salentina che consenta di capire meglio non solo le dinamiche di circolazione, ma anche gli articolati vettori di diffusione e i molteplici aspetti delle rielaborazioni in chiave dotta e popolare del mitologema del patronato antiofidico di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span>. Allo stato attuale l’affresco risulta gravemente danneggiato e versa da tempo in uno stato di degrado che si fa sempre più irreversibile. Alcune parti sono ormai scarsamente leggibili, per cui si rende necessario un urgente intervento conservativo che consenta di restituire alla comunità degli studiosi una delle testimonianze più importanti dell’iconografia paolina nell’area meridionale. Come rappresentante dell’Istituto Diego Carpitella propongo di riunire attorno ad un tavolo la proprietà dell’edificio, le associazioni che da anni sono impegnate nella tutela e valorizzazione del sito di Vereto, le istituzioni locale (Comune, Provincia e Regione), quelle culturali (Università del Salento, Sovrintendenza ai Beni Culturali) e religiose (Diocesi di Ugento), per mettere a punto un progetto di restauro dell’affresco e la creazione di un gruppo interdisciplinare di studio. Sarebbe anche un bel modo da parte delle istituzioni locali per celebrare, sia pur con ritardo, la ricorrenza dei duemila anni dalla nascita dell’”Apostolo delle genti”</span></p>
<p>Una ampia selezione di articoli di Sergio Torsello si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/articoli-di-sergio-torsello/">qui</a></p>
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		<title>La bellezza della Puglia vale meno del cemento?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 22:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache dell'eco-mostro ss 275]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Beppe Sebaste da www.unita.it del 15 agosto 2010Se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza &#8211; ha scritto lo psicologo James Hillman &#8211; ci sarebbe ribellione per le strade». Ma c’è un partito trasversale del cemento che della politica e dell’economia della bellezza, nella sua miopia o cecità, proprio non si cura. È un tema ovunque... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/15/la-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Beppe Sebaste</strong></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.unita.it">www.unita.it</a> del 15 agosto 2010<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/corteo-ecomafie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1663" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/corteo-ecomafie-300x200.jpg" alt="corteo-ecomafie" width="300" height="200" /></a>Se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza &#8211; ha scritto lo psicologo James Hillman &#8211; ci sarebbe ribellione per le strade». Ma c’è un partito trasversale del cemento che della politica e dell’economia della bellezza, nella sua miopia o cecità, proprio non si cura. È un tema ovunque attuale, ma ora riguarda la meravigliosa bellezza del <strong>Salento</strong>, in particolare le cosiddette Serre salentine che da <strong>Specchia</strong> si avvicinano al <strong>capo di Leuca</strong>, la terra dei due mari. Il progetto di superstrada già finanziato dal governo (come fu per la ridicola metropolitana a <strong>Parma</strong>, poi abbandonata), in nome di un’inutile velocità disprezza e rischia di devastare un territorio, già amato dai turisti, che aspetta solo di essere valorizzato per quello che già è, senza</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-233"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">abbellimenti né soprattutto omologarsi a modelli importati.</span></p>
<p>Cammino nell’ultima propaggine delle serre salentine, tra olivi secolari, lecci, macchia mediterranea, piante di mirto e carrubo; costeggio muretti a secco, pietre che cantano e testimoniano una cultura millenaria sedimentata in una placida e laboriosa bellezza, come la terra rossiccia sotto i piedi. Cammino sotto il cielo azzurro sui sentieri di campagna tra <strong>Alessano</strong>, <strong>San Dana </strong>e <strong>Gagliano del Capo</strong> &#8211; alla mia destra la morbida collina in cui sorgeva un villaggio messapico, e oggi lo stupendo borgo di <strong>Montesardo</strong>. Percorro il tragitto virtuale di quell’ultimo pezzo di superstrada che violenterà questa bellezza, e sento angosciosamente incombere sulla testa il peso virtuale del viadotto, 26 piloni di cemento per 12 metri di altezza, più 1 km di terrapieno che cancellerebbe, oltre a tremila alberi di ulivo, l’identità di questo paesaggio. Che cancellerebbe la ragione stessa per cui io e tanti altri ci troviamo qui, in Salento, turisti e amatori, in una terra stupenda la cui identità è inseparabile dal valore della lentezza. È qui che la regione <strong>Puglia</strong>, il Comune di <strong>Alessano</strong> e l’Università del Salento hanno realizzato un «Ecomuseo del Paesaggio», valorizzando i caratteri identitari del territorio col recupero di memorie orali, la Storia e le storie, insieme a visioni, odori, sapori.</p>
<p>A che vale arrivare 5 minuti prima a <strong>Santa Maria di Leuca</strong>, spendendo 100 milioni di euro per 7 devastanti chilometri? Ci pensino, il partito del cemento e i suoi padrini. Abbiamo smarrito la percezione e la consapevolezza dei luoghi, delle pietre, degli alberi, della terra stessa su cui stiamo camminando.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F15%2Fla-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento%2F&amp;linkname=La%20bellezza%20della%20Puglia%20vale%20meno%20del%20cemento%3F" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F15%2Fla-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento%2F&amp;linkname=La%20bellezza%20della%20Puglia%20vale%20meno%20del%20cemento%3F" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F15%2Fla-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento%2F&amp;linkname=La%20bellezza%20della%20Puglia%20vale%20meno%20del%20cemento%3F" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F15%2Fla-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento%2F&amp;linkname=La%20bellezza%20della%20Puglia%20vale%20meno%20del%20cemento%3F" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F15%2Fla-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento%2F&amp;linkname=La%20bellezza%20della%20Puglia%20vale%20meno%20del%20cemento%3F" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F08%2F15%2Fla-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento%2F&amp;title=La%20bellezza%20della%20Puglia%20vale%20meno%20del%20cemento%3F" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/15/la-bellezza-della-puglia-vale-meno-del-cemento/">La bellezza della Puglia vale meno del cemento?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Dance of the spider women</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 16:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In a forgotten corner of Italy, musicians turn a mystical tradition into a source of passionate regional pride di Laura Fraser da Afar, luglio/agosto 2010 The road that runs down through Salento, a region in the heel of Italy’s boot, is almost completely deserted at night. I am driving to a folk concert with two Italian friends, and we pass... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/10/dance-of-the-spider-women/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>In a forgotten corner of Italy, musicians turn a mystical tradition into a source of passionate regional pride</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">di </span></span></span><a href="http://www.laurafraser.com/"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Laura Fraser</strong></span></span></span></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">da </span></span></span><a href="http://corp.afar.com/products-platforms/afar-magazine"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Afar</strong></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, luglio/agosto 2010</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/pecheafar2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1660" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/pecheafar2-300x192.jpg" alt="pecheafar2" width="300" height="192" /></a>The road that runs down through </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Salento</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a region in the heel of Italy’s boot, is almost completely deserted at night. I am driving to a folk concert with two Italian friends, and we pass only a few sleepy villages, many gnarled olive trees, and scarcely another car along the way. When we reach the town of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, situated a few kilometers from the point where the Adriatic and Ionian seas meet at the tip of the peninsula, we park on a narrow cobblestone street. No one is out, and the air is dry and hot. The place seems scrubbed bare of inhabitants<span id="more-234"></span>. Then we scurry up a hill and round a corner into a blaze of light: Before us, the central piazza is packed with thousands of people, stretching from the town’s ornate neogothic church to the clock tower, all staring up at the brightly lit stage. Singer </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Enza Pagliara</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, that evening’s main act, is just warming up. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Fernando Bevilacqua</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a local photographer who has brought my friend Giovanna and me here, elbows his way to the front of the crowd, sidling past elderly signoras in cardigans and pumps, scruffy kids with dread-locks, men with slick black hair and neat red pants, young women in diaphanous skirts and eggplant-tinted curls. The crowd is </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>di tutti i colori,</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> as they say in Italian, all colors and all types. Giovanna, who is Italian and short, climbs the steps of a fountain to get a better view. A few strums of the guitar, several staccato taps on a tambourine, some mournful cello sawing, and Pagliara steps up to the microphone, reaching wide with her long arms as if to embrace the entire crowd. The sound that emerges from her mouth isn’t like blues or jazz or opera or anything I’ve ever heard. It’s an Arab-tinged wail of close harmonies and dissonance, full of longing, lust, and lament. Her clear voice carries over the thousands of upturned faces, and the song seems as ancient as the limestone buildings of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Maybe it is. When I tell Bevilacqua I can’t understand a word, even though I speak Italian, he explains that the lyrics are in Salentino and Griko, dialects spoken here that date back to the </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Greeks</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> who colonized the area long before the Romans arrived. Pagliara sings hymns to endurance, plaintive tunes for gathering wheat under a beating sun; come-hither courtship dialogues with back-and-forth verses between voice and instruments; and pieces with polyphonic overtones that sound like Balkan ballads. Pagliara invites her elderly aunts and uncle onstage to sing a few traditional lullabies and other songs from their childhoods. The crowd is swaying and entranced by the mystical music, which is called </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Then a frenetic song starts up, and Bevilacqua whispers that it is a </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, meaning “bitten bitten.” The tambourine, accordion, and violin pick up speed, and Pagliara sings faster and faster. The words are coming so quickly now, they’re just sounds. Pagliara is bopping so fast that her long black hair swishes wildly and her feet barely touch the stage. The earth vibrates with thousands of feet pounding the cobblestones in the square. Bevilacqua glances at me and says, “It’s impossible not to dance, no?” and I realize my feet are tapping, too. I give in to the rhythm and start twirling with the music. The crowd in the square breaks into small circles as people stomp, spin, and pair off for impromptu courtship dances. The pace is dizzying; no one can avoid the song’s contagious energy. Pizzica has long captivated the Salentini. Legend has it that musicians played these songs when someone, usually a woman, had been bitten by a tarantula spider. Scientific? No. Superstitious? Yes. To expel the crazymaking venom, the woman would convulse and dance to exhaustion, enveloped by the music. This curative ritual dates back to Dionysian rites, and it is significant today for the music and dance it left behind. Contemporary </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, while paying homage to the traditions of the past, is a celebration of the region’s culture.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">When the concert is over, many in the crowd continue playing the tambourine, their bodies shaking and feet tapping, and we wander amid the stalls that sell CDs, instruments, jugs of local wine, and T-shirts emblazoned with big black spiders. The people around us keep dancing until we straggle back to the car at two in the morning. I’m here in Salento in the middle of a scorching August for the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, or </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Nights of the Tarantula</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a weeklong festival that celebrates the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>tarantella</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Folk music concerts are slated for almost every night in different town squares throughout the region. Pizzica is the Salentine variant of SpIder bytes: tarantella, and its homeland, the southernmost part of Puglia, is still relatively untouched by tourism. It feels like the Italian countryside foreigners visited 40 years ago. During the day, the villages are deserted, motionless, and oppressively hot; during the cooler evenings, the shops open and people slink out as if from under rocks. Since antiquity, and until only a couple of decades ago, life in Salento was desperate, particularly for women, who had little say in their destinies. Occasionally someone would sink inward, glassy-eyed, writhing on the floor, delirious, and could only be roused by musicians, especially the sound of the tambourine. Neighbors would whisper that she’d been bitten by the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>tarantula</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, and would circle around her playing instruments. The afflicted tarantata would eventually rise up and dance in circles, stomping on the ground to the rhythm, as if trying to kill a spider. The ritual lasted, on and off, for up to three days, and the symptoms allegedly returned every year in June around the feast day of </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>San Paolo</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> (</span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Saint Paul</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">), who protects against venomous animals. Today, Salento is better known for its craggy coves and baroque architecture than for its tarantate, who &#8211; like the poisonous spiders that supposedly cause their frenzied state — have mostly died off. Yet on my first trip to Salento, three years ago, I noticed signs of those spiders everywhere. Faded posters of tarantulas were tacked up on village walls, advertising traditional pizzica music concerts. Happy-looking spiders beckoned from highway billboards, encouraging tourism in the area. How had Salento transformed the tarantula—a grim symbol from its past—into a cheerful icon celebrating the region and its music? To investigate, I had to start with history. In the 1950s, a handful of anthropologists and ethnomusicologists started recording pizzica music. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alan Lomax</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">—famous for discovering </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Muddy Waters</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Leadbelly</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Woody Guthrie</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, and other American roots musicians—amassed a collection of traditional Salentine folk songs. Perhaps the most prominent of these researchers still living is </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Luigi Chiriatti</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, an anthropologist who recorded music and oral histories in the early 1970s and has written several books on tarantismo. After the concert in </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, I call Chiriatti and he invites me over to his house in a town near </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. His living room walls are covered with relics from a long career in anthropology: masks, ancient musical instruments, and black-and-white photos of Salento’s past. Chiriatti, a modest man in his 70s, is energetic and impassioned when talking about his region’s deepest traditions, and we chat for hours about the history of the tarantula rites, how they came to Salento (probably from the Greek Dionysian cult), and the varieties of stories he has collected from tarantate over the years. What puzzles me, I tell him, is how pizzica, which he says by the 1980s was mostly forgotten or considered hillbilly music, is packing town squares in 2009. “We had to revisit what identifies us as Salentini,” he says. Previously, most associations with Salento had been negative. “It had been considered a land of remorse, a land from which people emigrated because there was no work, a land with no partisan heroes—a land that had been silenced and forgotten.” But when ethnomusicologists started rediscovering the songs and musicians began playing them, Salentini realized that pizzica music and dance are what makes their territory unique. Their view of the music— which is, at its heart, upbeat in sound—began to take on a positive cast, and this affected the way Salentini saw everything about their culture. “Through the music, we started seeing the territory in a truly different way, rediscovering the land, the rocks, the churches, the piazzas, and the sea,” Chiriatti says. The lyrics and tones fit the place.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">In the 1990s, a small underground pizzica scene started to percolate, partly boosted by </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Pizzicata</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a 1995 neorealist film that included interviews and sessions with traditional Salentine musicians. The film recounts the story of one tarantata, a young contadina (peasant woman) who was “bitten” by a tarantula and fell ill after her lover was killed and she was prom- ised to his murderer. Local musicians, including Bevilacqua—the photographer who was my guide in Alessano—started organizing small concerts and booking gigs throughout Europe. In 1997, some young administrators of Salento’s small towns recognized the modern appeal of the spider and decided to use pizzica to promote regional identity, staging the first </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. The event has grown exponentially ever since, bringing tens of thousands of tourists to the area and making Salento synonymous with pizzica, the way Argentina means tango. “By freeing the music from associations with the spider, the ritual, and religion, we’ve turned something negative into something profoundly positive,” Chiriatti tells me. On the day before the final concert of the week in </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a town of about 2,000 people, I find my way to the ruins of the 16th-century Carmine church. A stage has been built there, and musicians are preparing for a dress rehearsal. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Enza Pagliara</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> sits on the grass, pressing a sweating bottle of water to her face to stay cool in the hundred-degree heat. I sit down next to her and ask about pizzica’s tarantula-related origins. Pagliara, 41, who has studied tarantismo and pizzica for more than 20 years, says that most people think the tarantulas were a myth. In 1959, the anthropologist </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ernesto De Martino</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> set out with an interdisciplinary team of physicians and psychologists to study 35 women afflicted with tarantismo. His work was published in English as </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>The Land of Remorse</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">— and “remorse” in Italian has a second meaning: “re-bitten.” Today, Pagliara says, most Salentini believe that the tarantula bite was an excuse, a way for people in the villages to express rage, repressed eroticism, and frustration. “It was a territory that was extremely poor,” Pagliara says. “People worked like serfs, and until 50 years ago the </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>padrone</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> even had the </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>diritto della prima notte</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">,” meaning the local landowner had the right to sleep with a bride first on her wedding night. “For women”—she makes a strangling gesture around her throat—“it was untenable, and the tarantula was the way to let loose of everything, a form of therapy before psychotherapy.” Pagliara grew up singing the songs with her aunts. She began recording, she says, because “I knew there was something precious in this music.” She went to early pizzica gatherings in the ’90s and learned to dance and play the tambourine. When she began to record her relatives, at first they were ashamed and wanted to sing songs from the radio instead. “Their songs have a real sense of this territory from the older days,” Pagliara says. “They’re the sound of the land, and I’ve wanted to keep them alive.” Pagliara performs at large concerts, but also at small pizzerias and at parties, sometimes until five in the morning. “I don’t know how to sing pop or anything else,” she says. “Our oldest music was therapy for the tarantata, and so maybe I am a little crazy, because I have to sing, I need it for myself more than anything. I can’t help it; I feel like I have the living soul of the music inside me, the soul of the land.” I heard similar sentiments from other Salentini I talked to—that the tradition is in their blood. Before the last show, I meet </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Giorgio de Giuseppe</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, who dances to pizzica almost nightly with small gatherings of musicians. We sit in a café outside a gas station in a small village near </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Otranto</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. De Giuseppe is a slight, fit retiree of 56 who worked as a jail guard. He tells me that his father, an illiterate contadino (peasant), was one of the rare men bitten by the tarantula, before Giorgio was born. His father never felt the bite, but became vague and depressed. Then, every year on June 29, he turned manic. The family took him to the church of Saints Peter and Paul in the village of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Galatina</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> to join the other tarantate in the region, who like- wise became agitated on that day and went there to be calmed. For the rest of his life, even when he walked with a cane, his father had to dance when he heard a tambourine. Now de Giuseppe says he’s inherited that urge. “A little bit of the spider’s venom has been transmitted to my blood,” he says. “I don’t fall to the ground and have contortions, but I need to dance when I hear the tambourine. De Giuseppe’s belief in the spider venom is unshakable. “Why,” I ask, “did the spiders mainly bite women?” “They wore skirts—that made it easy to get bitten,” he explains.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Do you think that saying you were bitten by a spider might have been a way for people who were extremely stressato to let off some steam?” I ask. “Maybe the spiders weren’t even poisonous. No one else in Italy went </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>pazzo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> [crazy] after being bitten by a spider.” De Giuseppe becomes agitated. “Look, Laura,” he says. “There are no more spiders because of pesticides, and so there are no more tarantate. If you go looking for a spider, you can’t find one. They’re extinct.” On the final night of the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> is transformed into a huge fairground, with food vendors, camping tents, craft stalls, and remote video screens for dancers who want more space. De Giuseppe the dancer is there, selling hundreds of little handmade tambourines to tourists. Backstage, I pause to talk with </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Giuseppe Spedicato</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, 33, the acoustic bass player in Pagliara’s band. Spedicato tells me he became interested in pizzica while studying ethnomusicology in </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lecce</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, the largest city in the region. I ask him why tens of thousands of people are gathering outside right now, from all over Italy, and he says there’s a huge interest in traditional music among his generation; these days it’s cool. “You go to anyone’s house, or to a party, and people will play pizzica and dance,” he says. People love the music because it’s so rhythmic and hypnotic. “There are moments when the tambourine and the voice send people into a trance,” he says. “It’s a way of getting outside yourself.” So, too, there’s a fascination with the music’s history. “Pizzica is popular partly because of the magic associated with it,” he says. “The spider, the poison, the music as an antidote—we’ve got a collective infatuation. The concert begins at dusk, and soon the crowd swells to more than 100,000 people, stretching as far as you can see, all swaying together in front of the moonlit monastery ruins. Band after band takes the stage, starting with traditional acoustic music. Special guest stars—world musicians from other countries—join the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Orchestra Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> in compulsively danceable collaborations. The audience is transported, moving together as though under a spell. My friend Giovanna is here, along with several of her friends who’ve traveled all the way from </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Bologna</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> in the north for the concert, which they say they wouldn’t miss. Mesmerized by the music, the audience speeds up as the hour gets later and later. When a man taps me on the shoulder and tells me I’ve been “bitten by the tarantula,” I check my watch and notice I’ve been at the concert for seven hours straight, most of it dancing, packed into the crowd. The concert finishes at four in the morning, and it feels as though it just started Afterwards, Giovanna and I walk the streets of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> as the wine sellers pack up, the crowds disperse to the far corners of Italy, and the jewelry makers take down their stalls. In the main square, dancers twirl and stomp on imaginary spiders. One by one, they drop off, a few curling up on the stone steps of the San Giorgio church. As they finally sleep, exhausted, the sky grows light and the pale limestone glows a faint pink, already beginning to warm.</span></span></span></p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">La segnalazione dell&#8217;articolo l&#8217;ho trovata sul blog <a href="http://terremobili.com/it/showpost/2091/donne_ragno_la_pizzica_vista_da_san_francisco">Terremobili. Storie di ordinaria ospitalità</a></span></span></span></p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Il testo invece sul <a href="http://www.myspace.com/giuseppespedicato/blog">blog di Giuseppe Spedicato</a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Le foto infine sono di <strong>Lorenzo Pesce</strong> (a questo indirizzo se ne trovano altre: </span></span></span><a href="http://reduxpictures.com/lorenzo-pesche-for-afar-magazine">http://reduxpictures.com/lorenzo-pesche-for-afar-magazine</a></p>
<div align="justify"></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
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		<title>Il tesoro della parole morte</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 06:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Di Mitri]]></category>
		<category><![CDATA[il tesoro delle parole morte]]></category>
		<category><![CDATA[Le Beccherie]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mercoledì 5 agosto ore 22.00, Masseria Macurano, Alessano (Le) Presentazione del libro Il tesoro delle parole morte La poesia greca del Salento di Brizio Montinaro, Argo editrice Ne discutono con l’autore: Gino L. Di Mitri &#8211; Storico Vincenzo Santoro &#8211; Studioso di cultura popolare Brizio Montinaro, a quindici anni dall&#8217;uscita di “Canti di pianto e d&#8217;amore dall&#8217;antico Salento” diventato nel... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/08/05/il-tesoro-della-parole-morte/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mercoledì 5 agosto ore 22.00, Masseria Macurano, Alessano (Le)</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Presentazione del libro</span><br />
<span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-large;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/SafeRedirect.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1494" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/SafeRedirect-196x300.jpg" alt="SafeRedirect" width="196" height="300" /></a>Il tesoro delle parole morte</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La poesia greca del Salento </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Brizio Montinaro</strong>, Argo editrice</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ne discutono con l’autore:</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Gino L. Di Mitri</strong> &#8211; Storico</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Vincenzo Santoro</strong> &#8211; Studioso di cultura popolare</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Brizio Montinaro, a quindici anni dall&#8217;uscita di “Canti di pianto e d&#8217;amore dall&#8217;antico Salento” diventato nel frattempo un <em>long seller</em> come Maria Corti aveva profeticamente previsto, torna ad occuparsi nuovamente della poesia di tradizione orale in lingua grica del Salento.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em><span style="color: #ff0000;">Il tesoro della parole morte</span></em> costituisce un&#8217;ideale seconda ed ultima parte di un discorso sulla letteratura poetica della Grecìa salentina.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il libro è diviso in due sezioni. Nel saggio introduttivo, che precede l&#8217;antologia di testi greci e grichi con traduzione a fronte, Montinaro delinea in modo appassionato e informato la storia della lingua, dei personaggi che l&#8217;hanno attraversata, degli studiosi che l&#8217;hanno studiata, della gente semplice che l&#8217;ha avuta per secoli e secoli sulla bocca.<span id="more-297"></span> Un&#8217;ampia antologia di testi sottilmente intrecciati e incatenati l&#8217;un l&#8217;altro da metafore, immagini, parole e ritmi costituisce la parte principale del volume e rende piacevole un libro il cui contenuto, anche quando già noto, viene visto da Montinaro con sguardo nuovo, originale e fresco come fosse visto per la prima volta. La distruzione di una lingua questa volta non lascia macerie ma un&#8217;opera nuova per le generazioni future.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dalle ore 20.00 Cena (prenotazione obbligatoria) a base di piatti tipici con degustazione guidata di vini salentini a cura de Le Beccherie</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">a seguire, <strong><span style="color: #ff0000; font-size: x-large;">letture di Brizio Montinaro</span></strong></span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F08%2F05%2Fil-tesoro-della-parole-morte%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20della%20parole%20morte" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F08%2F05%2Fil-tesoro-della-parole-morte%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20della%20parole%20morte" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F08%2F05%2Fil-tesoro-della-parole-morte%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20della%20parole%20morte" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F08%2F05%2Fil-tesoro-della-parole-morte%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20della%20parole%20morte" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F08%2F05%2Fil-tesoro-della-parole-morte%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20della%20parole%20morte" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F08%2F05%2Fil-tesoro-della-parole-morte%2F&amp;title=Il%20tesoro%20della%20parole%20morte" id="wpa2a_20">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/08/05/il-tesoro-della-parole-morte/">Il tesoro della parole morte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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