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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Ambrogio Sparagna</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>&#8220;Quel giorno Wojtyla mi disse: tramandate i canti del folklore&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 19:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
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		<category><![CDATA[Wojtyla]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista con il cantante Ambrogio Sparagna, che racconta per la prima volta un colloquio con l&#8217;allora pontefice: &#8220;Ci sentì suonare a Loreto nel 1996 e volle che gli spiegassi tutto su pizzica e tarantella&#8221;. Canzoni di origini antiche, al confine con l&#8217;idolatria? &#8220;Lui mi disse: è cultura popolare e non va dispersa&#8221; di Orazio La Rocca da www.roma.repubblica.it del 30... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>Intervista con il cantante <span style="color: #ff0000;"><strong>Ambrogio Sparagna</strong></span>, che racconta per la prima volta un colloquio con l&#8217;allora pontefice: &#8220;Ci sentì suonare a Loreto nel 1996 e volle che gli spiegassi tutto su pizzica e tarantella&#8221;. Canzoni di origini antiche, al confine con l&#8217;idolatria? &#8220;Lui mi disse: è cultura popolare e non va dispersa&#8221;</em></span></p>
<p>di <strong>Orazio La Rocca</strong></p>
<p>da <a href="http://www.roma.repubblica.it">www.roma.repubblica.it</a> del 30 aprile 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/05/papaballi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1810" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/05/papaballi-300x153.jpg" alt="papaballi" width="300" height="153" /></a>Città del Vaticano &#8211; &#8220;Tarantella, pizzica, canti e balli della tradizione contadina&#8221;. <span style="color: #993300;"><strong>Giovanni Paolo II</strong></span> ne era fortemente attratto, come lui stesso confessò in una improvvisata udienza concessa ad <span style="color: #ff0000;"><strong>Ambrogio Sparagna</strong></span>, il più popolare folksinger italiano, alla fine di un concerto di musiche popolari con cui si concluse il raduno internazionale giovanile a carattere europeo organizzato dalla Chiesa italiana a Loreto nel 1996. Sparagna non lo ha mai detto in pubblico. &#8220;E&#8217; un ricordo bellissimo che ho sempre custodito con gelosia per una forma di <span id="more-180"></span>rispetto e di riconoscenza verso un grande pontefice che ora giustamente ascende agli onori degli altari per essere venerato come beato&#8221;, spiega il cantante, che in occasione del primo maggio &#8211; la stessa giornata della grande festa in piazza San Pietro per la beatificazione di papa Wojtyla &#8211; terrà un concerto all&#8217;Auditorium parco della Musica di Roma.</p>
<p><em>Ambrogio Sparagna, perché in 15 anni da quella udienza improvvisata non ha mai rivelato a nessuno che il Papa venuto dall&#8217;est era anche un appassionato di musiche popolari e che nutriva un grande interesse per balli legati alla più profonda tradizione contadina italiana come la tarantella e la pizzica?</em></p>
<p>&#8220;Da parte mia è stata una scelta di rispetto verso Giovanni Paolo II. Rivelare quello che ci dicemmo in quell&#8217;incontro, che si svolse fuori dai canoni dell&#8217;ufficialità e senza preavvisi, sarebbe stato un gesto poco elegante, anche se penso che, considerando che Karol Wojtyla in gioventù era stato attore e brillante poeta, forse non si sarebbe scandalizzato per niente se l&#8217;opinione pubblica avesse saputo del suo interesse verso il folk ed i balli popolari&#8221;.</p>
<p><em>Ma come avvenne quell&#8217;incontro?</em></p>
<p>&#8220;Era il 1996. Col mio gruppo, formato tra l&#8217;altro da un centinaio di elementi tra musicisti e ballerini, ci esibimmo sul palco, col Papa presente, alla fine del raduno giovanile di Loreto. Noi presentammo quasi tutto il nostro repertorio di canti e balli popolari, che avevano il loro momento forte e coinvolgente con i balli di tarantelle e di pizziche tipiche della tradizione contadina meridionale. Giovanni Paolo II ci seguì con grande attenzione, applaudendo più volte le nostre esibizioni. Alla fine del concerto si mostrò molto compiaciuto. Quando lo andammo a salutare ci accolse con simpatia, quasi come un amico&#8221;.</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>A lei, poi, concesse anche una udienza privata.</em></span></p>
<p>&#8220;Non sono un esperto di protocolli pontifici e non saprei dire, a distanza di 15 anni, se il mio successivo incontro col pontefice fu una udienza nel senso classico del termine. La verità è che, mentre stavo scendendo dal palco insieme ai miei colleghi, fui raggiunto da un ecclesiastico che mi chiese di tornare indietro perché il Papa voleva parlare un po&#8217; con me. Naturalmente, quasi mi precipitai presso il Santo Padre, che era circondato di altri ecclesiastici e dignitari. Quando mi vide, lasciò tutti e mi fece accomodare vicino a lui&#8221;.</p>
<p><em>E Wojtyla cosa le chiese?</em></p>
<p>&#8220;Con mia grande sorpresa, oltre ai complimenti per il concerto, mi fece una serie di domande sul nostro repertorio, sulla natura delle musiche popolari che aveva sentito e sui balli tradizionali italiani. Altra grande sorpresa, volle sapere tutto sulla tarantella e la pizzica, chiedendomi le origini di queste danze, il loro significato, perché fanno parte della tradizione meridionale del nostro Paese&#8230; Ad ogni mia spiegazione, lui annuiva compiaciuto e rispondeva &#8216;interessante, veramente interessante!&#8217;. Mostrò altrettanto interesse anche sul fatto che le tarantelle in genere sono legate a tradizioni e credenze antichissime, che a volte sfioravano anche forme di idolatria e di demonizzazioni&#8221;.</p>
<p><em>Come reagì quando seppe che molti balli tradizionali affondano le radici in forme di fedi non in linea con i canoni della Chiesa cattolica?</em></p>
<p>&#8220;E&#8217; cultura popolare, mi rispose più volte, &#8216;una cultura che è bene che non vada dispersa perché ha formato intere generazioni di uomini e donne con le parole, la musica, i balli e l&#8217;arte&#8217;. Si complimentò col mio lavoro di musicista folk, mi incoraggiò ad andare avanti nella promozione della musica popolare contadina e mi benedisse. Io seppi dire solo &#8216;grazie Santità&#8217;. Lo dissi allora e lo ripeto oggi, grazie Santità, in occasione della sua beatificazione&#8221;.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;title=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/">&#8220;Quel giorno Wojtyla mi disse: tramandate i canti del folklore&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>E gi&#224;, cos&#236; vanno le cose&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 20:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[Corigliano d’Otranto]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Capone]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Federico Capone da Il Paese Nuovo del 5 dicembre 2010 Qualche settimana addietro ho partecipato ad un Pon dal titolo “Fabbricante d’armonia”, indetto dall’Istituto Comprensivo di Corigliano d’Otranto: trenta ore di lezione, pagate ottanta euro l’una, per un totale lordo di 2400 euro. I titoli richiesti erano al contempo fantasiosi ed originali: laurea in lettere con “indirizzo etnico-musicale” ed... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/05/e-gi-cos-vanno-le-cose/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Federico Capone</strong></span></span></span></p>
<p>da <strong>Il Paese Nuovo</strong> del 5 dicembre 2010</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/sparagna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1747" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/sparagna-300x149.jpg" alt="sparagna" width="300" height="149" /></a>Qualche settimana addietro ho partecipato ad un Pon dal titolo “Fabbricante d’armonia”, indetto dall’Istituto Comprensivo di <strong>Corigliano d’Otranto</strong>: trenta ore di lezione, pagate ottanta euro l’una, per un totale lordo di 2400 euro. I titoli richiesti erano al contempo fantasiosi ed originali: laurea in lettere con “indirizzo etnico-musicale” ed “esperienza nella direzione di orchestre popolari”.</span></p>
<p>Premetto che, a quanto ne sappia, “corsi di laurea in lettere con indirizzo etnico-musicale” in Italia non ne esistono e questo primo profilo d’accesso al bando rientra nell’ambito della fantasia; l’originalità sta nella seconda specifica: “esperienza nella direzione di orchestre popolari”. Ora, senza scendere nei particolari e discutere su cosa sia “popolare” o “colto”, non si può non notare come, sul territorio nazionale, queste formazioni non superino la decina e i loro direttori siano ancora meno.</p>
<p>Al Pon si sono presentati sei concorrenti. Cinque di questi non sono stati neppure considerati degni di essere valutati “per mancanza del requisito di ‘direzione orchestre popolari’”, ed io fra questi.</p>
<p>Inutile dire che alla fine un vincitore c’è stato e, come previsto dal bando, è stato l’unico che, su sei candidati, aveva tali rare caratteristiche: <strong>Ambrogio Sparagna</strong>, già direttore dell’orchestra popolare della <span id="more-201"></span>“Notte della taranta”.</p>
<p>Nessuno mette in dubbio le qualità del maestro romano che anzi, nel caso specifico, dimostra un grande attaccamento alla cultura musicale di Terra d’Otranto –non tutti percorrerebbero almeno seicento chilometri, di sola andata, continuando nel contempo a svolgere rigorosamente il proprio lavoro (nel caso specifico di dipendente della Regione Lazio) per intascare la somma di 2400 euro lordi, soprattutto alla luce del fatto che, il maestro, con un solo concerto, guadagna sicuramente molto più di quanto potrebbe guadagnare con questo Pon.</p>
<p>Quello che lascia perplessi è come l’Istituto comprensivo diretto dal dottore Luigi Martano, nello specifico caso, abbia sbarrato la strada a concorrenti meno noti in una maniera così originale, bandendo un concorso sparagnino –nel senso di esageratamente parsimonioso, non perché l’abbia vinto Sparagna- nella richiesta dei titoli d’ammissione.</p>
<p>L’unica cosa azzeccata della vicenda è la denominazione del modulo, “Fabbricante d’armonia”: suona bene per chi ha già le tasche piene ma è decisamente stonato per gli altri partecipanti al bando che, evidentemente, avevano voglia di fare esperienze d’insegnamento nello specifico ambito delle discipline etnomusicologiche.</p>
<p>Giovanni Lindo Ferretti affermò, durante una edizione della “Notte della taranta”, se non erro diretta proprio dal suo stesso Sparagna, che il popolo salentino non doveva vendere la propria primogenitura per un piatto di lenticchie.</p>
<p>Evidentemente, chi non è del Salento, non sa come stanno le cose: non si corre nessun rischio di vendersi per un piatto di lenticchie. Mortificati come siamo da una cultura clientelare le lenticchie se le sono già mangiate da un pezzo (assieme al piatto) e, se continua così, si finiranno pure le briciole.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Il dramma di Sarah, la speranza dell&#8217;«orchestra sparagnina»</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 19:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[Sarah Scazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mentre loro imparavano a cantare, lei doveva imparare troppo in fretta a morire. Non è, poi, lontano Corigliano d’Otranto da Avetrana. Pezzi di terra dura di Davide Rondoni da l&#8217;Avvenire del 27 ottobre 2010 Mentre loro imparavano a cantare, lei doveva imparare troppo in fretta a morire. Non è, poi, lontano Corigliano d’Otranto da Avetrana. Pezzi di terra dura. Ma... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/10/27/il-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000;"><em><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Mentre loro imparavano a cantare, lei doveva imparare troppo in fretta a morire. Non è, poi, lontano Corigliano d’Otranto da Avetrana. Pezzi di terra dura</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/ambrogio-sparagna_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1972" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/ambrogio-sparagna_big-300x225.jpg" alt="ambrogio-sparagna_big" width="300" height="225" /></a>di <strong>Davide Rondoni</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da l&#8217;<span style="color: #ff0000;">Avvenire</span> del 27 ottobre 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mentre loro imparavano a cantare, lei doveva imparare troppo in fretta a morire. Non è, poi, lontano <strong>Corigliano d’Otranto</strong> da <strong>Avetrana</strong>. Pezzi di terra dura. Ma un posto è divenuto tristemente noto per l’omicidio e il buio che ci sta dietro e dentro, quel buio che ora i media tendono con pasto infame a moltiplicare. L’altro posto invece è stato protagonista qualche giorno fa su un altro palco, diverso da quelli luccicosi e freddissimi delle tv. Un gruppo di ragazzi di Corigliano infatti stava sul palco dell’Auditorium della Musica di Roma, insieme al maestro <strong>Ambrogio Sparagna</strong>, noto cultore e musico delle tradizioni italiane, l’uomo che ha reinventato la taranta e tanti altri canti popolari nostri.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L’auditorium era tutto esaurito per <span id="more-1971"></span>un appuntamento della <strong>Ottobrata romana</strong> che il maestro dedica alla riscoperta delle canzoni italiane. E quei ragazzi portati fin lì per esibirsi, dopo aver lavorato con i loro insegnanti coordinati da Sparagna, riscoprendo il grico, la lingua che da quelle parti è sedimento e gloria di qualcosa di remoto e di futuro, ecco quei ragazzi erano uguali a lei che fu Sarah, ragazzina simbolo di una provincia italica che ha voglia di esser protagonista, di svelarsi, di esistere. Ma loro hanno incontrato degli adulti disposti a compromettersi con loro, adulti vicini come gli insegnanti, e poi un maestro, uno che poteva anche non farlo, che non ha bisogno di farlo se non per comunicare una positività che gli brucia le vene, lo fa cantare e gli fa amare il passato come il futuro.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La differenza sta qui. Nell’aver i nostri ragazzi davanti degli adulti interessati a loro oppure no, o interessati a trarne solo profitto di vario genere. Quanti adulti lucrano sui ragazzini?</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Inventando per loro marchingegni e mode, roba che fa mercato certo, ma anche fa vuoto. Quanti adulti siedono in consigli di amministrazione che ingrassano sui consumi inebetiti di ragazzini a cui rari adulti si accostano con la pazienza e la passione di trasmettere qualcosa per cui valga la pena vivere? L’alternativa andata in scena tra i grandi palchi televisivi pieni di parole e di niente e il palco pieno di musica e di cuore è l’alternativa di sempre. Da un lato il vuoto che inghiotte, dall’altra la pazienza che valorizza.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L’hanno chiamata «orchestra sparagnina», come piccolo simpatico omaggio al loro maestro. Un gesto di gratitudine per un adulto che si implica con dei ragazzi e sceglie di farlo indicando una postività dell’essere protagonisti. Non l’inseguimento delle luci della ribalta, ma lo scavo dentro di sé e dentro la propria storia e tradizione per avere più forte il senso e la pietà per quel che siamo e dovremo essere. Di Sarah e del suo strazio continueranno a parlare straziandola ancora adulti a cui non interessa niente dei ragazzini. Usano lei ancora per fare audience per i loro programmi. Usano i ragazzini per fare audience, per farli sembrare cantanti in miniatura, in una &#8216;pedofilia&#8217; dell’immagine che fa ribrezzo, e usano i ragazzini per riempirsi le tasche. Buttano i riflettori su di loro per succhiare loro l’anima e i soldi. Di questi altri, invece, contenti d’aver cantato, dei ragazzi di Corigliano noi vogliamo parlare e degli adulti che li stanno accompagnando.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Perché indicare la strada da riprendere sempre è il modo migliore, l’unico vero modo per stare di fronte anche alle tragedie, per onorarne le vittime e per non lasciar spazio al nostro borghessissimo, comodo e mostruoso spirito che orrendo si commuove tanto e poi lascia tutto come prima…</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mentre loro imparavano a cantare, lei doveva imparare troppo in fretta a morire. Non è, poi, lontano Corigliano d’Otranto da Avetrana. Pezzi di terra dura</span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F10%2F27%2Fil-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina%2F&amp;linkname=Il%20dramma%20di%20Sarah%2C%20la%20speranza%20dell%E2%80%99%C2%ABorchestra%20sparagnina%C2%BB" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F10%2F27%2Fil-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina%2F&amp;linkname=Il%20dramma%20di%20Sarah%2C%20la%20speranza%20dell%E2%80%99%C2%ABorchestra%20sparagnina%C2%BB" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F10%2F27%2Fil-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina%2F&amp;linkname=Il%20dramma%20di%20Sarah%2C%20la%20speranza%20dell%E2%80%99%C2%ABorchestra%20sparagnina%C2%BB" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F10%2F27%2Fil-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina%2F&amp;linkname=Il%20dramma%20di%20Sarah%2C%20la%20speranza%20dell%E2%80%99%C2%ABorchestra%20sparagnina%C2%BB" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F10%2F27%2Fil-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina%2F&amp;linkname=Il%20dramma%20di%20Sarah%2C%20la%20speranza%20dell%E2%80%99%C2%ABorchestra%20sparagnina%C2%BB" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F10%2F27%2Fil-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina%2F&amp;title=Il%20dramma%20di%20Sarah%2C%20la%20speranza%20dell%E2%80%99%C2%ABorchestra%20sparagnina%C2%BB" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/10/27/il-dramma-di-sarah-la-speranza-dellorchestra-sparagnina/">Il dramma di Sarah, la speranza dell&#8217;«orchestra sparagnina»</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>La &#8220;pizzica nucleare&#8221; di Sparagna scatena la protesta</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 13:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[festival dell’Energia]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Taranta d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Pierpaolo Spada, da Il Paese Nuovo del 23 maggio 2010 Flop sul palco, dentro e fuori il festival dell’Energia. Soprattutto se per convincere la gente ad aprire le orecchi per ascoltare quanto conveniente sia il nucleare si utilizza pure la pizzica. Il Salento fischia sonoramente. Gli organizzatori ci hanno provato, ma l&#8217;esperimento di fusione ‘pizzica nucleare’ ha dato esito... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/23/la-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/4624922443_3b7c9be5db_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1627" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/4624922443_3b7c9be5db_o-239x300.jpg" alt="4624922443_3b7c9be5db_o" width="239" height="300" /></a>di <strong>Pierpaolo Spada</strong>, da Il Paese Nuovo del 23 maggio 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Flop sul palco, dentro e fuori il <strong>festival dell’Energia</strong>. Soprattutto se per convincere la gente ad aprire le orecchi per ascoltare quanto conveniente sia il nucleare si utilizza pure la pizzica. Il Salento fischia sonoramente. Gli organizzatori ci hanno provato, ma l&#8217;esperimento di fusione ‘<span style="color: #ff0000;"><strong>pizzica nucleare</strong></span>’ ha dato esito negatiivo. La gente non balla, ma, per fortuna, reagisce. Come quei relatori pugliesi invitati al festival che, dissentendo dalla spinta nucleare che da corpo al festival, hanno indossato mascherina, impugnato bandiera, e si sono recati sotto il palco con gli ambientalisti per protestare: contro il nucleare e contro l’invasione selvaggia di impianti per la produzione di energie rinnovabili.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Bastava affacciarsi qualche minuto in piazza Sant’Oronzo, ieri sera, per verificare quanto silenzioso il concerto di <strong>Ambrogio Sparagna</strong>, ex maestro dell’<strong>orchestra della Notte della Taranta</strong>, si sia rivelato </span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-247"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">alle orecchie dei più. Pochissima gente vicino al mega palco allestito di fronte a numerosi banchetti informativi del festival. A margine, ma nemmeno tanto, un folto gruppo di cittadini per nulla decisi a far transitare da Lecce indisturbatamente il clou del mondo dell’energia impegnato da giorni in un&#8217;azione di sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica su uno dei temi che la Puglia ha respinto a priori. Il nucleare. Lo sa bene il presidente della Regione, Nichi Vendola, che grazie a questa sua presa di posizione ha ottenuto in termini di voti un contributo non indifferente da tutti coloro che anche prima di lui la pensavano allo stesso modo. E infatti, la Regione davanti ai pressanti tentativi di parlare di nucleare è salita in cattedra è lo ha ribadito forte, per voce della vicepresidente e assessore allo Sviluppo Economico, Loredana Capone. Ma non basta. Il giorno dopo si è ripreso tranquillamente a parlare. La forte concentrazione mediatica intorno all’evento sta oltretutto creando una cassa di risonanza realmente incisiva, e di fronte alle cui onde difficilmente ci si riesce a sottrarre. Tv, radio, giornali. Per mettere in disparte chi dissente, si è pensato addirittura di etichettare il volto di chi dice “no”, non senza esprimere rilevanti discriminanti che, come dicevamo ieri, confondono sul contenuto stesso di ciò di cui si sta parlando. A chi non piace il nucleare? Si leggeva ieri mattina: poveri, anziani, donne e giovani. Restava da disegnare un manifesto con i volti e il dito puntato, all’esatto opposto di come dovrebbe avvenire con le centrali nucleari. E invece, anche i poveri tornano alla ribalta, se da difendere c’è il nucleare. Sono loro i colpevoli del ritardo sul nucleare, come i giovani e le donne. Così si sta rifilando il nucleare alle persone. Mettendole sui giornali e attribuendo loro tutta la responsabilità di un ritardo che, dicono, ora si può solo recuperare col nucleare. Roba da Festival, appunto. Roba da strategie sottili e spigolose che mirano dritte a filtrare nella testa delle persone concetti rispetto ai quali si è fatto un grande passo avanti. Come lo si è fatto certamente per il rinnovabile, puramente inteso: eolico, fotovoltaico e biomasse. Ma in questo, caso, l’accusa che le associazioni rivolgono anche alla Regione è di aver concesso autorizzazioni oltre il dovuto.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Nessuno attacca a priori il valore del rinnovabile. Anzi, più di quanto atteso, apprezzamento ha suscitato l’intervento ieri dall&#8217;amministratore delegato di Italgest, paride De Masi che ha elogiato le politiche regionali e messo sul tavolo un po’ di numeri, tutti ovviamente a supporto alla Green Economy: “Negli ultimi cinque anni in Puglia sono stati investiti quasi 565 mld di euro, destinati soprattutto all&#8217;innovazione alla ricerca capaci di creare nuova occupazione. E almeno altri 5 ne saranno investiti nei prossimi 5 anni. Ad oggi sono stati creati più di 30mila posti di lavoro”. La Puglia è prima sia per eolico che per fotovoltaico: 1200 mega watt installate nel primo caso, più di 200 nel secondo.</span></p>
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<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">per vedere il video della contestazione alla &#8220;Taranta d&#8217;amore&#8221; (sic) di Sparagna &amp; co cliccare</span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"> <a href="http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3881:video-la-pizzica-nucleare-scatena-la-protesta&amp;catid=79:pnwebtv&amp;Itemid=160">qui</a></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F23%2Fla-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta%2F&amp;linkname=La%20%E2%80%9Cpizzica%20nucleare%E2%80%9D%20di%20Sparagna%20scatena%20la%20protesta" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F23%2Fla-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta%2F&amp;linkname=La%20%E2%80%9Cpizzica%20nucleare%E2%80%9D%20di%20Sparagna%20scatena%20la%20protesta" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F23%2Fla-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta%2F&amp;linkname=La%20%E2%80%9Cpizzica%20nucleare%E2%80%9D%20di%20Sparagna%20scatena%20la%20protesta" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F23%2Fla-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta%2F&amp;linkname=La%20%E2%80%9Cpizzica%20nucleare%E2%80%9D%20di%20Sparagna%20scatena%20la%20protesta" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F23%2Fla-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta%2F&amp;linkname=La%20%E2%80%9Cpizzica%20nucleare%E2%80%9D%20di%20Sparagna%20scatena%20la%20protesta" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F23%2Fla-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta%2F&amp;title=La%20%E2%80%9Cpizzica%20nucleare%E2%80%9D%20di%20Sparagna%20scatena%20la%20protesta" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/23/la-pizzica-nucleare-di-sparagna-scatena-la-protesta/">La &#8220;pizzica nucleare&#8221; di Sparagna scatena la protesta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>La Taranta ecumenica di Mauro Pagani</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 17:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[Apres La Classe]]></category>
		<category><![CDATA[Caparezza]]></category>
		<category><![CDATA[Capossela]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Pagani]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Sound System]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Riflessioni sulla Notte della Taranta 2008 di Vincenzo Santoro domenica 24 agosto 2008 L’edizione 2008 del concertone della Notte della Taranta ha confermato tutta la forza di una manifestazione che negli anni è riuscita a conquistarsi un posto di rilievo fra gli eventi spettacolari di proiezione nazionale e internazionale. La kermesse melpignanese, con la sua grande capacità di proiezione mediatica,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/08/24/la-taranta-ecumenica-di-mauro-pagani/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial; color: #000000;">
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Riflessioni sulla Notte della Taranta 2008</span></span></p>
<p>di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span></p>
<p>domenica 24 agosto 2008</p>
<p><img style="width: 372px; height: 248px;" src="/public/482ede1a2a86f_zoom.jpg" alt="" align="left" hspace="3" vspace="3" />L’edizione 2008 del <span style="color: #ff0000;">concertone della Notte della Taranta</span> ha confermato tutta la forza di una manifestazione che negli anni è riuscita a conquistarsi un posto di rilievo fra gli eventi spettacolari di proiezione nazionale e internazionale. La <span style="font-style: italic;">kermesse</span> melpignanese, con la sua grande capacità di proiezione mediatica, <span style="color: #ff0000;">è sempre di più un potente strumento di promozione del Salento e della Puglia</span>, punta di diamante e allo stesso tempo veicolo di un’immagine fortemente innovativa del nostro territorio, che si sta dimostrando – pur nelle difficoltà della crisi economica in atto &#8211; finalmente attrattiva in termini turistici. Agli organizzatori va riconosciuto il merito di <span style="color: #ff0000;">aver saputo far crescere la loro “creatura” fino ai clamorosi risultati degli ultimi anni</span>, apportando le dovute correzioni in corso d’opera, ed adattando progressivamente anche il progetto musicale alla natura sempre più di massa dell’evento. Infatti, a partire dalla direzione di <span style="font-weight: bold;">Ambrogio Sparagna</span> <span style="color: #ff0000;">è stata abbandonata la retorica dell’innovazione e della contaminazione radicale che aveva caratterizzate le prime edizioni</span>, ed è prevalsa, per quanto possibile, una sorta di vocazione “ecumenica”<span id="more-340"></span> (ce n’è per tutti i gusti: gli “anziani cantori”, i più affermati gruppi di riproposta, la contaminazione, le star locali, nazionali e internazionali&#8230;), posizionandosi su un suono “mediano”, che non si distacca mai troppo dal materiale tradizionale, anche se utilizza una grammatica propria di musiche più adatte a eventi di grandi dimensioni. Possiamo dire che <span style="color: #000000;">ci troviamo di fronte ad una sapiente via di mezzo fra il grande concerto rock, un festival di Sanremo più raffinato e musicalmente colto e il mega-raduno giovanile, tipo il concerto del primo maggio a Roma</span>. Con una peculiarità determinante e in qualche modo unica (almeno nel panorama nazionale): al centro di tutto c&#8217;è una musica &#8220;di tradizione&#8221; fortemente radicata in un territorio.</p>
<p>Questa impostazione è emersa in grande evidenza nel concertone del 23 agosto scorso, a partire dalla scaletta, appunto molto ecumenica: all’inizio gli interventi di alcuni anziani riconosciuti esponenti della tradizione, poi le “riscritture” ideate da <span style="font-weight: bold;">Mauro Pagani</span>, ed eseguite dall’<span style="font-weight: bold;">Orchesta</span>, e infine gli interventi degli ospiti. Anche il lavoro del prestigioso “maestro concertatore”, dal punto di vista musicale, mi è parso muoversi in questa direzione, attento a <span style="color: #ff0000;">confezionare un prodotto adatto alla natura dell’evento, raffinato il giusto, mai troppo innovativo (anzi…), e soprattutto in grado di rispondere alle aspettative di una piazza decisamente “festaiola”</span>. Dei brani della tradizione, <span style="font-weight: bold;">Pagani</span> ha quasi sempre conservato le melodie e le impostazioni vocali “originali” (muovendosi in questo in perfetta continuità con i primi due anni del precedente lavoro di <span style="font-weight: bold;">Ambrogio Sparagna</span>), favorendone così la riconoscibilità e l’“orecchiabilità”. Attorno a questa struttura invariata il maestro concertatore ha lavorato di arrangiamenti, inserti e code strumentali, usando una chiave “etno-world” molto raffinata ed elegante, ricca peraltro di citazioni e di rimandi alle sue esperienze precedenti (dal lavoro con <span style="font-weight: bold;">De Andrè</span> fino al progressive-rock italiano degli anni ’70). Come in quasi tutte le ultime edizioni, <span style="color: #ff0000;">la necessità di “tenere” la piazza ha portato a spingere decisamente i brani sul piano ritmico e all’adozione di una impostazione molto “rock”</span>, con una batteria debordante e invasiva, cosa che ha avuto come conseguenza la scomparsa di diversi strumenti, a partire dai tamburelli (gran paradosso questo in un evento dedicato ad una musica in cui i tamburelli sono tutto, non c’è che dire).</p>
<p>Il risultato è stato decisamente gradevole, e soprattutto di grande impatto spettacolare, anche se alla lunga forse un po’ ripetitivo (ma il concertone deve durare per forza 7 ore? 5 non bastano?). L’orchestra è parsa all’altezza della situazione nella componente strumentale, ma al solito insufficiente negli interventi vocali, apparsi in troppe occasioni deboli e fuori luogo (con qualche strafalcione e stonatura veramente imbarazzanti).</p>
<p>Una piccola occasione mancata è stata l’esecuzione di “Sidun”, toccante brano scritto originariamente in dialetto genovese da <span style="font-weight: bold;">Pagani</span> con <span style="font-weight: bold;">Fabrizio De Andrè</span> per il mitico album “Creuza de mä” (che parla del dolore di un padre libanese per la perdita del figlio ucciso da un carro armato del generale israeliano Sharon), e presentato in una traduzione in dialetto salentino. Poteva essere un momento topico del concertone, ma l’esecuzione è apparsa troppo delicata e rarefatta (e anche per la verità un po’ incerta) per incontrare il consenso di un pubblico a quel punto in cerca di emozioni sonore ben più forti. È stato comunque un bellissimo gesto da parte di <span style="font-weight: bold;">Pagani</span>.</p>
<p>Alla riuscita dell’evento hanno certamente contribuito gli ospiti: <span style="font-weight: bold;">Rokia Traorè</span> e <span style="font-weight: bold;">Richard Galliano</span> con degli interventi di gran classe, in cui hanno mescolato alcune loro composizioni con le sonorità salentine; gli <span style="font-weight: bold;">Apres La Classe</span> e i <span style="font-weight: bold;">Sud Sound System</span> con i loro set infuocati, che hanno fatto letteralmente impazzire il pubblico; e infine <span style="font-weight: bold;">Caparezza</span> con “Vieni a ballare in Puglia”, vera canzone-manifesto di questa terra, delle sue ricchezze e delle sue contraddizioni. Ma a mio parere la serata ha toccato il suo culmine con <a href="http://www.salentoweb.tv/Internet/categoria.asp?idC=62&amp;idF=1262">l’incredibile esibizione di <span style="font-weight: bold;">Vinicio Capossela</span></a>, che, cappello da &#8220;uomo della medicina&#8221; in testa, vestito di pelli di capra e con un campanaccio al piede, si è prodotto in <span style="color: #ff0000;">una cupa e luciferina versione de “Il ballo di San Vito”</span>, che ha incendiato la piazza dei centomila “vecchi e giovani pizzicati dalla Taranta”, ma ha certamente provocato qualche brivido anche alla sequela di santi della facciata della chiesa del convento degli Agostiniani.</p>
<p>Un ultimo plauso all’impeccabile organizzazione, capace di gestire un mega-evento del genere senza apparenti problemi e consentendo l’accesso all’area in tempi ragionevoli anche nei momenti di maggiore affluenza: un piccolo miracolo del Sud.</p>
<p>Su <a href="http://www.salentoweb.tv">www.salentoweb.tv</a> una ampia selezione di articoli e video sulla Notte della Taranta 2008.</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
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		<title>Baldassarre: I conti non tornano alla Notte della Taranta</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 14:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia Salentina]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Antonio Ancora da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 9 settembre 2007 Raffaele Baldassarre: I conti non tornano, alla «Notte della Taranta». E i bilanci sono un tabù. Lo aveva denunciato un anno fa il senatore allora consigliere provinciale &#8211; Lorenzo Ria; lo denuncia oggi Raffaele Baldassarre, portavoce dell&#8217;opposizione a Palazzo dei Celestini. Ria non riusciva a spiegarsi come... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/13/baldassarre-i-conti-non-tornano-alla-notte-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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<p>di <span style="font-weight: bold;">Antonio Ancora</span><br />
da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 9 settembre 2007</p>
<p>Raffaele Baldassarre: I conti non tornano, alla «Notte della Taranta». E i bilanci sono un tabù. Lo aveva denunciato un anno fa il senatore allora consigliere provinciale &#8211; Lorenzo Ria; lo denuncia oggi Raffaele Baldassarre, portavoce dell&#8217;opposizione a Palazzo dei Celestini. <span id="more-391"></span>Ria non riusciva a spiegarsi come mai, a parità di livello, i costi della Notte della Taranta fossero raddoppiati da un anno all&#8217;altro «L&#8217;edizione del 2004 è costata circa 300rnila euro e fu un&#8217;edizione grandiosa. L&#8217;edizione 2005, di eguale livello, è costata il doppio, cioè 600mila euro». Lo stesso è accaduto quest&#8217;anno per l&#8217;edizione 2006, ma stavolta il tentativo di venire a capo dei numeri di Melpignano è di Forza Italia che, alla Provincia, ha chiesto il rendiconto dell&#8217; edizione dell&#8217;anno scorso e ne ha avuto solo uno parziale. «Dal rendiconto che, ci hanno fornito», dice Baldassarre, «emerge con chiarezza che ci sono delle storture, come peraltro emerso chiaramente nei mesi scorsi anche con le interrogazioni di Ria. L&#8217;amministrazione provinciale, che contribuisce finanziariamente alla manifestazione, ha il dovere di capire meglio come vengono utilizzati i suoi soldi, invece di disinteressarsene come ha fatto finora. Deve esigere una rendicontazione più puntuale. Per quanto ci riguarda, stiamo esaminando le carte che ci sono state fornite e non escludo una nostra iniziativa nei prossimi giorni. Ma il presidente dell&#8217;Unione della Grecìa Salentina, Luigino Sergio, rimanda Baldassarre ad un&#8217;attenta lettura dei regolamenti: «In base al regolamento sulle sovvenzioni e i contributi ad enti della Provincia, noi dobbiamo fornire solo la rendicontazione per l&#8217;importo che la Provincia ha finanziato. Inoltre, siecome la Notte della Taranta è un progetto speciale, non saremmo nemmeno obbligati a farlo. Ma , ad ogni modo, il nostro bilancio è pubblico: se Forza Italia vuole visionario, può venire presso il Municipio di Sternatìa». Ma vediamo cosa dicono le carte rese pubbliche in via Umberto I. Il livello delle edizioni della Notte di Melpignano, stando al giudizio di Ria, da un po&#8217; di anni è sullo stesso livello, ma i costi si moltiplicano senza che si riesca a venirne a capo. Così nel 2004, quando la manifestazione costò 300mila euro, a dirigere l&#8217;Orchestra c&#8217;era Ambrogio Sparagna come nel 2005, quando però la manifestazione è costata il doppio. Ma dopo la denuncia di Ria, le cose, stando alle affermazioni di Baldassarre non sarebbero&#8217; cambiate. Nell&#8217;edizione 2006, ultimo consuntivo approvato &#8211; quello del 2007 è ancora in fase di redazione &#8211; le spese sostenute dall&#8217;Unione della Grecìa Salentina sono salite a 740.607,25 euro a fronte dei 453mila euro di contributi avuti dalla Regione Puglia (175mila), dalla Provincia di Lecce (200mila), dalla Camera di Commercio (30mila), dalla K&amp;C (30mila) e dalla Gaudianello (18mila). E da queste spese mancano tuttora, come riferiamo nell&#8217;articolo di apertura, le trasferte di Pechino, di Amman (Giordania) e dei Mondiali di Germania, interamente a carico della Provincia con altri stanziamenti. E la differenza fra le spese ed i contributi, pari a 287.607,25 euro? «La differenza sarà finanziata con fondi del bilancio dell&#8217;Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, del Comune di Melpignano e dell&#8217;Istituto Carpitella», scrive il responsabile del servizio finanziario dell&#8217;Unione, Giuseppe Gaetani, alla fine del rendiconto 2006. Rendiconto fatto pervenire alla Provincia con il corredo dei mandati di pagamento. Un corredo però incompleto se è vero che i mandati non arrivano a «coprire» i 740.607,25 euro, fermandosi a soli 306.853,55 euro. Insomma, una rendicontazione parziale nel 2005 (secondo quanto sostiene Ria) e una rendicontazione parziale pure per il 2006, visto che all&#8217;appello mancano pezze giustificative per 433.753,9 euro . Con quei soldi sono stati pagati gli ospiti, come Carmen Consoli, Lucio Dalla, i Buena Vista Social Club. Presenti a Melpignano l’anno scorso? Solo una congettura, alla quale sta cercando invano di dare una risposta l’opposizione di Palazzo dei Celestini.</p>
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		<title>Notte della Taranta: i pericolosi percorsi dei conti</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 14:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Antonio Ancora da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 9 dicembre 2007 Quando si parla di cultura non sempre è facile ottenere cifre e bilanci esaustivi delle manifestazioni organizzate. Se ne sono accorti gli esponenti di Forza Italia che stanno cercando di venire a capo dei conti della Notte. Ne sa qualcosa, sul fronte opposto, anche il senatore Lorenzo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/13/notte-della-taranta-i-pericolosi-percorsi-dei-conti/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">di <span style="font-weight: bold;">Antonio Ancora</span><br />
da La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 9 dicembre 2007<span style="font-style: italic;"><br />
</span>Quando si parla di cultura non sempre è facile ottenere cifre e bilanci esaustivi delle manifestazioni organizzate. Se ne sono accorti gli esponenti di Forza Italia che stanno cercando di venire a capo dei conti della Notte. Ne sa qualcosa, sul fronte opposto, anche il senatore Lorenzo Ria che un anno fa, ancora consigliere provinciale chiese al presidente della Provincia Giovanni Pellegrino, insieme a tutto il gruppo della Margherita, di conoscere il rendiconto della &#8220;Notte della Taranta&#8221; edizione 2005. <span id="more-392"></span> In Consiglio provinciale il presidente rispose all&#8217;interrogazione dicendo, fra l&#8217;altro, che la Provincia era solo uno sponsor, almeno per il 2005: dava un contributo all&#8217;Unione della Grecìa Salentina come lo dava anche al Comune di Lecce ed ad altri Comuni per le loro attività cuturali. «Non è che poi vado ai singoli Comuni a chiedere il rendiconto su come hanno speso quei soldi», disse Pellegrino, «perché non mi sembrerebbe l&#8217;optimum sul piano del fair play istituzionale». Ria, come risulta dai verbali della seduta, si disse insoddisfatto della, risposta: «Noi ci troviamo di fronte ad un&#8217;iniziativa che nel 2004 è costata un po&#8217; meno di 300mila euro, e si trattò di un&#8217;edizione grandiosa. Fu il primo anno in cui ci furono concerti in tutti i Comuni della Grecìa ed oltre. Un edizione 2005, di eguale livello, è costata praticamente il doppio. Noi riteniamo che processi di crescita della spesa tanto clamorosi abbiano la necessità di puntualissime motivazioni preventive e successive». Ria, in realtà, un parzialissimo resoconto dell&#8217;edizione 2005 era riuscito ad averlo, ma «da esso emergono dati parziali e preoccupanti», affermò. E fece tre esempi.«Il primo: con delibere numero 14 e 15 del 22 giugno del 2005 la Giunta dell&#8217;Unione ha modificato due progetti finanziati dalla legge 482/99 sulle minoranze linguistiche, che non hanno nulla a che fare con la Notte della Taranta, perché quei progetti riguardano l&#8217;insegnamento del griko nelle scuole. Si modificano nel 2005 i progetti del 2002 e 2003, a ridosso della Notte, e si indicono due concorsi per conferire incarichi a traduttori ed interpreti di lingua grika e ad operatori culturali informatici. E&#8217; singolare che una procedura pubblica deliberata il 22 giugno veda approvati i propri esiti appena 14 giorni dopo. “Ancora più strana”, continua Ria, «è che per i progetti del 2002, nel 2005 vengono selezionati Ambrogio Sparagna e Antonio Princigalli, di cui è difficile pensare possano insegnare il grìko essendo uno laziale e l’altro di Bari. Per i progetti del 2003 vengono selezionati , nella stessa seduta del 2005, ancora Sparagna e Princigalli. Il primo direttore dell’Orchestra della Notte della Taranta, il secondo imprenditore musicale al quale viene riconosciuto il compenso di 20mila euro, di gran lunga superiore a quello percepito da tanti giovani che pure hanno lavorato nell’ambito del progetto sulle minoranze linguistiche.Prosegue Ria: “Il secondo esempio riguarda ancora Princigalli, produttore organizzativo e ufficio stampa del festival. Sulla base della rendicontazione parziale da noi rintracciata e che riguarda poco più di 300mila euro dei 600mila spesi, Princigalli nella edizione 2005 percepisce 8mila euro per produzione; 50mila euro per anticipo produzione; 89mila euro per la produzione, 17.800 euro per saldo produzione; 4.776 euro per la conferenza stampa a Roma; 25mila euro come esperto, sulla base delle delibere citate; tremila euro come consulente registrazione audio; cinquemila come consulente Enpals. La somma di questi numeri riguarda solo il 50 per cento delle spese del festival e ammonta a 202.576 euro.Il terzo esempio, e chiudo, concerne l&#8217;edizione 2006, per il quale non c’è nessuna delibera dell’Unione o della Provincia che contenga, qualche cifra, né relativa alla spesa complessiva né relativa ai cachet degli ospiti, ai costi organizzativi, dell&#8217;orchestra o a qualsiasi altra voce. Un programma così potrebbe costare 100mila euro o un milione. Questi tre piccoli esempi rappresentano la metafora concluse Ria, «di un procedimento confuso, tortuoso, pericoloso». Allora le affermazioni di Ria sfuggirono ai più e caddero nel vuoto. E sulla vicenda calò quindi un silenzio di piombo.</div>
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		<title>libro sul decennale della Notte della taranta</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Aug 2007 10:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[contaminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Copeland]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; stato pubblicato da pochi giorni La notte della Taranta 1998-2007. Breve storia per testi e immagini dei dieci anni che hanno &#8220;rivoluzionato&#8221; la musica popolare salentina, edito nella collana dei Libri di quiSalento. Come ci si poteva aspettare, soprattutto nella parte ricostruttiva, è un testo fastidiosamente apologetico e sistematicamente reticente su tutti gli aspetti &#8220;scomodi&#8221; della tortuosa storia della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/08/16/libro-sul-decennale-della-notte-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="font-size: small;">E&#8217; </span><span style="font-size: small;">stato pubblicato </span><span style="font-size: small;">da pochi giorni <span style="font-style: italic;">La notte della Taranta 1998-2007. Breve storia per testi e immagini dei dieci anni che hanno &#8220;rivoluzionato&#8221; la musica popolare salentina</span>, edito nella collana dei Libri di quiSalento. Come ci si poteva aspettare, soprattutto nella parte ricostruttiva, è un testo fastidiosamente apologetico e sistematicamente reticente su tutti gli aspetti &#8220;scomodi&#8221; della tortuosa storia della Notte della Taranta e dell&#8217;Istituto Carpitella. All&#8217;interno del libro sono contenuti anche alcuni interventi di addetti ai lavori, che esprimono il loro pensiero sul &#8220;Grande Evento&#8221;, tra cui spicca un articolo come al solito </span><span style="font-size: small;">stimolante e </span><span style="font-size: small;">problematico di <span style="font-weight: bold;">Alessandro Portelli</span>, docente di letteratura americana alla Sapienza di Roma, esperto di fama mondiale di storia orale e di musica popolare nonché presidente del Circolo &#8220;Gianni Bosio&#8221; di Roma. Ne riportiamo ampi stralci.</p>
<p><span style="color: #800000; font-size: medium;"><span style="font-weight: bold;">Il mito dei ragazzi</span></span><br />
di <span style="font-weight: bold;">Alessandro Portelli</span></span></p>
<p>(&#8230;) Come un grande e affascinante evento della <span style="font-style: italic;">popular music</span> più intelligente, creo che la Notte della Taranta vada vissuta e rappresentata, scrostandola da quel tanto di ideologia che gli si è accumulata addosso<span id="more-416"></span>. Per esempio, ricordo (cito a memoria) un articolo su un prestigioso quotidiano che annunciava la Notte della Taranta come il ritorno, la celebrazione, di un rito plurimillenario, mescolandola a confuse immagini del tarantismo. Ora, è sicuramente vero che una dimensione che possiamo chiamare di ritualità è il cuore dell&#8217;evento: quando centomila persone stanno insieme, si muovono insieme, condividono lo spazio e i suoni &#8211; e quando lo stesso senso di partecipazione e condivisione si verifica anche fra i musicisti sul palco, cancellando o almeno attenuando le gerarchie stabilite dal successo e dal mercato &#8211; non c&#8217;è dubbio che siamo davanti a un imponente evento identitario, locale e generazionale, che ben possiamo chiamare rito. Ma è un rito assolutamente moderno, il rito dei grandi concerti, di Woodstock e dell&#8217;isola di Man, in cui la taranta c&#8217;entra, se c&#8217;entra, più come un marchio di fabbrica che come quella trasfigurazione immaginaria di secolari sofferenze e crisi della presenza nel mondo contadino che è stato nei secoli il tarantismo. A livello superficiale, come quello dell&#8217;articolo citato (o di certa antropologia pop affascinata dalla trance), il richiamo al tarantismo finisce per rappresentare l&#8217;evento come una specie di rave, confondendo il dolore della perdita di sé con l&#8217;euforia dello sballo, legittimato e glorificato da una storicizzazione posticcia.</p>
<p>Su un altro piano, più complesso, se è vero che ogni rito contiene in sé il richiamo al mito, <span style="font-weight: bold;">qui siamo forse davanti a un mito al quadrato: il mito popo del mito folklorico della taranta</span>, espressione di un un bisogno di mito, di un bisogno di profondità del tempo, vissuto da un&#8217;epoca e da generazioni afflitte da miti posticci in cui è sempre meno facile sentirsi rappresentati, e da una relazione ansiosa di breve respiro con il tempo e con la storia. Mettiamola così: <span style="font-weight: bold;">non c&#8217;è quasi nulla di &#8220;autentico&#8221; nel tarantismo fine e inizio secolo di Melpignano, se non forse la convinzione ingenua (e un po&#8217; indotta) di chi ci viene in cerca di autenticità</span>. E la trova nel semplice fatto di essere lì perché pensano che sia giusto esserci. (&#8230;)</p>
<p>Di qui, un&#8217;altra tensione, che riguarda proprio il tempo. <span style="font-weight: bold;">La Notte della Taranta è, abbiamo detto, essenzialmente un festival pop</span>; <span style="font-weight: bold;">ma deve la sua identità, la sua fortuna, la sua differenza al fatto di richiamarsi ad una musica di tradizione orale</span>. Ora, <span style="font-weight: bold;">i tempi della popular music e i tempi della musica popolare sono profondamente diversi</span>. <span style="font-weight: bold;">La popular music ha bisogno del cambiamento continuo</span>, è alla continua ricerca del nuovo: <span style="font-weight: bold;">ogni anno, ogni stagione, deve cambiare</span>, deve presentare una cosa diversa (e magari finisce, sotto il sempre nuovo, a riproporre un sempre uguale che non riconosciamo come tale perché ci dimentichiamo presto di averlo già sentito). <span style="font-weight: bold;">Anche la musica popolare cambia continuamente; ma cambia osmoticamente, con i tempi lunghi della storia</span> &#8211; i tempi talmente lunghi da sembrare a volte immobili, tanto più che le culture dell&#8217;oralità devono difendersi anche dal rischo della scomparsa, e quindi insistono sulla propria stabilità e permanenza. Mentre usano la dimenticanza come strumento di cambiamento, si difendono dalla dimenticanza come rischio di scomparsa.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Perciò, le canzoni salentine</span> &#8211; le pizziche, i canti di lavoro e di carcere, le canzoni narrative, le passioni e i lamenti funebri &#8211; <span style="font-weight: bold;">di quest&#8217;anno sono essenzialmente le stesse dell&#8217;anno scorso e di dieci anni fa</span>, e cambiati solo sottilmente rispetto a quelli di cent&#8217;anni fa. <span style="font-weight: bold;">Questo è anatema per un evento pop</span> che ogni anno è tenuto per la sua stessa logica a proporre qualcosa di nuovo. Direi che questo è il problema che sta alla base del<span style="font-weight: bold;">l&#8217;altra ideologia che si è incrostata sulla Notte della Taranta, quella della &#8220;contaminazione&#8221;</span>. Detto una volta per tutte, <span style="font-weight: bold;">in quanto ideologia, il contaminazionismo non è né meglio né peggio del cosiddetto purismo</span>; aggiungo che <span style="font-weight: bold;">il mondo popolare che ha inventato la pizzica e tutto il resto (e l&#8217;ha tenuta viva quando le persone colte e le istituzioni culturali la schifavano) non è mai purista ma contamina e cambia con logiche e tempi diversi da quelli dell&#8217;industria turistica e culturale</span>, e mai tanto per farlo; e detto infine che comunque le valutazioni riguardano i risultati e non le ideologie (è buona musica? ha senso? lascerà qualcosa o sparirà prima del prossimo festival?) &#8211; detto tutto questo, direi che <span style="font-weight: bold;">infine le scelte da compiere</span>, adesso e in futuro, <span style="font-weight: bold;">vertono su questo dilemma</span>: <span style="font-weight: bold;">fino a che punto crediamo nella dignità culturale e nella bellezza poetica e musicale delle musiche di tradizione orale del Salento</span> (corollario: fino a che punto siamo interessati a dare di questo territorio una rappresentazione che non si riduca alla voga della pizzica, magari correndo il rischio di divertire meno i turisti estivi)?</p>
<p>Per tre anni, con la direzione di Ambrogio Sparagna, è parso che la direzione scelta fosse quella di una innovazione nella continuità fondata sulla convinzione che la musica popolare salentina è in grado di reggersi sulle proprie forze e di &#8220;tirarsi dentro<span style="font-weight: bold;">&#8220;</span> altri linguaggi e altri suoni. (&#8230;) Ma un progetto a tempi medio-lunghi va a sbattere con la fretta dell&#8217;industria turistica, del mercato musicale, delle televisioni: bisogna tornare a cambiare ogni anno, imperativo ineludibile. La direzione della ricerca allora si rovescia: <span style="font-weight: bold;">è come se la musica salentina, o chi parla per essa, non avesse fiducia in se stessa e andasse cercando in giro per il mondo convalide autorevoli </span>&#8211; che poi troppo spesso finiscono per trattarla come un pretesto, per appesantirla scaricandole addosso altre logiche dopo un rapporto di breve durata. A volte, anche da tutto questo può venir fuori grande musica, perché le scelte non sono comunque mai banali, e questo sarebbe comunque una slendida cosa. <span style="font-weight: bold;">Ma cosa resta, oggi, sul terreno, nel tessuto e nel panorama sonoro del paese, di quelle vicende di una notte, della pizzica sinfonica o dei pur coinvolgenti ritmi di un Copeland? L&#8217;anno prossimo, li avremo dimenticati e cercheremo un&#8217;altra cosa. </span>(&#8230;)</p>
</div>
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		<title>«La mia orchestra non va in trance»</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2004 11:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il ritmo, le voci, i volti, l&#8217;organetto, la memoria, la piazza di Melpignano, la contaminazione&#8230; Parla Ambrogio Sparagna, «maestro concertatore» dell&#8217;ultima edizione Una conversazione con Ambrogio Sparagna, appassionato e carico dopo la Notte della Taranta di quest&#8217;estate a Melpignano, sull&#8217;esperienza di quest&#8217;anno e sul suo futuro. Quest&#8217;anno segna una svolta rispetto all&#8217;ideologia della cosiddetta contaminazione &#8211; cioè, all&#8217;idea che per... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/10/02/la-mia-orchestra-non-va-in-trance/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Il ritmo, le voci, i volti, l&#8217;organetto, la memoria, la piazza di Melpignano, la contaminazione&#8230; Parla Ambrogio Sparagna, «maestro concertatore» dell&#8217;ultima edizione</span></p>
<p>Una conversazione con Ambrogio Sparagna, appassionato e carico dopo la Notte della Taranta di quest&#8217;estate a Melpignano, sull&#8217;esperienza di quest&#8217;anno e sul suo futuro.</p>
<p>Quest&#8217;anno segna una svolta rispetto all&#8217;ideologia della cosiddetta contaminazione &#8211; cioè, all&#8217;idea che per essere contemporanea la musica popolare deve cercare legittimazione in altri linguaggi musicali. Tu invece hai cercato di mostrare che la musica popolare può innovarsi partendo da se stessa.</p>
<p>Ho imparato soprattutto da Diego Carpitella che la musica popolare è un sistema culturale autonomo, un pensiero compiuto, che esprime forme, modi e repertori legati alle sue funzioni sociali. In Salento, mi sono trovato a disporre di una ricchezza documentaria senza uguali. Abbiamo lavorato sulle fonti, nelle raccolte di Alan Lomax, Diego Carpitella, di Ernesto De Martino, Gigi Chiriatti, Brizio Montinaro, Giovanna Marini; e ho cercato di creare un rapporto fra l&#8217;oggi e la memoria culturale, dare forme a una memoria attiva che non stia chiusa negli archivi, senza tradire il mio impegno politico e la mia storia personale &#8211; la musica popolare l&#8217;ho studiata all&#8217;università ma l&#8217;ho imparata da musicisti tradizionali che erano mio padre e mio nonno.</p>
<p>Lo strumento che hai scelto è un&#8217;orchestra di strumenti popolari. È la continuazione del lavoro che hai cominciato con la scuola di musica del Circolo Gianni Bosio nel 1976 e l&#8217;orchestra di organetti, la Bosio Big Band.</p>
<p>Fin da allora volevo rivendicare la piena dignità degli strumenti popolari. In un certo senso, un&#8217;orchestra di musica popolare è una contraddizione, perciò bisogna essere rigorosi nella scelta dell&#8217;organico e dei repertori e nel rispetto delle regole. Se imposti l&#8217;orchestra sugli organetti, l&#8217;organetto a otto bassi non ti consente più di due tonalità, e devi lavorare in questi confini: nella mia orchestra non ci sono tastiere. Lo stesso per i repertori: un po&#8217; superficialmente, la musica popolare del Salento è stata identificata solo con la pizzica, ma c&#8217;è molto di più &#8211; anche perché, con tutta la sua specificità, poi il Salento sta dentro tutta l&#8217;area dell&#8217;Italia centromeridionale, e trovi canzoni narrative, per esempio, che stanno in tutta Italia, come Cecilia o Fior di Tomba. Per me, la musica popolare sono soprattutto i canti, e ne abbiamo messi più di quaranta: canzoni narrative, canti di lavoro, canti dei carrettieri, una decina di canzoni in grico&#8230; Nelle edizioni precedenti, si eseguiva un numero limitato di brani e si dava molto spazio alle improvvisazioni, agli interventi liberi dei solisti strumentali; per me, la cosa più importante erano le parole. Ho scelto le voci non tanto per la tecnica, che si può insegnare, quanto pensando che ogni canto ha bisogno di una faccia, di una presenza specifica. Pensavo alla serata come una grande opera epica popolare, ogni canto una scena, e al centro le voci, in primo piano sul palco, coi i tamburelli all&#8217;apice della scenografia: la voce e il ritmo, la sostanza di questa musica.</p>
<p>Parli di orchestra come contraddizione. Infatti la poetica della cultura popolare è una poetica della sottrazione, figlia di un&#8217;esperienza della scarsità: fare il più possibile con sempre meno mezzi. Invece l&#8217;idea dell&#8217;orchestra appartiene a un tempo di abbondanza, se non di consumo, con una poetica dell&#8217;aggiungere, dell&#8217;arricchire.</p>
<p>Avevo due problemi. Il primo era un problema artistico: non ho dormito per notti intere perché comunque venire dopo Copeland, dopo uno che ha fatto la storia della musica pop, era una cosa da farti tremare; non mi sono sentito tranquillo finché non ho sviluppato un progetto il più lontano possibile dal suo. Il secondo &#8211; che è la prima cosa che mi ha detto Sergio Blasi, il sindaco di Melpignano &#8211; è un problema di ordine pubblico: qui tu hai quarantamila persone; se li fai annoiare, se li fai distrarre dalla musica, è il terremoto, può succedere di tutto. Perciò il progetto artistico deve anche tenere insieme la gente, che è molto eterogenea per generazioni, per estrazione sociale, per formazione culturale, farla stare attaccata alla musica cercando di arrivargli al cuore. La gente deve sentire che questo non è un rave, non sono i Rolling Stones; ma non puoi ignorare il parametro del gusto di questo pubblico. E infatti è andata benissimo, settantamila persone e non è successo niente.</p>
<p>In un certo senso, in\trattenere&#8230; Mi è parso che il pieno orchestrale, le due batterie, certi suoni degli ottavini, addolcissero la durezza radicale della musica popolare. Anche l&#8217;idea dell&#8217;opera popolare, le canzoni narrative teatralizzate, non mi hanno convinto sempre. Nella ballata popolare il teatro è implicito nella voce narrante, che viene meno quando fai parlare i personaggi.</p>
<p>È chiaro, in quel contesto di massa, se avessi fatto cantare Cecilia come è nella tradizione, sei strofe a voce sola, la ammazzavo.</p>
<p>A me non piaceva il coretto.</p>
<p>Giudizio legittimo. Ma ti spiego. Prendi San Franciscu, che è una canzone di malavita, la cantava Uccio Bandello. Se lì, con l&#8217;orchestra, la facevamo come la cantava Uccio, diventava davvero Casadei. Perciò l&#8217;ho portata da maggiore in minore, ho messo in evidenza il ritmo, e ha funzionato.</p>
<p>L&#8217;effetto di dolorosità che associamo al minore è comunque implicito già nella vocalità non accompagnata di Uccio Bandello, anche in maggiore.</p>
<p>Ma io non avevo Uccio Bandello, e comunque non puoi prendere un cantore di settant&#8217;anni e sbatterlo sul palco da solo davanti a decine di migliaia di persone. Se va bene è paternalismo, se no è un disastro. Abbiamo fatto cantare una bambina di tredici anni, e lei canta con le stesse regole della nonna, anzi della bisnonna. Solo che attraverso lei queste regole antiche diventano contemporanee. Perché sono cambiati i corpi, rispetto al mondo contadino, e quindi cambiano le voci. Sono cambiate le funzioni, non ha senso ricalcare gli anziani &#8211; che comunque per fortuna ci sono ancora. Sulle batterie: non c&#8217;è un accordo di settima o di dominante in quattro ore di musica, non c&#8217;è una tastiera, comandano gli organetti, le voci e il ritmo. Perciò, per creare la varietà senza la quale non reggi quattro ore di musica, devi lavorare sulla molteplicità delle voci e sulla varietà dei ritmi. Le batterie servivano a creare figure poliritmiche complesse, dialogando coi tamburelli. Ho lavorato mesi affinché i tamburellisti imparassero a suonare in poliritmia e a dialogare con gli altri strumenti.</p>
<p>Prima hai detto: non è un rave. E non è neanche la riedizione della terapia musicale del tarantismo. Ma i media e molti operatori culturali continuano a parlare di trance&#8230;</p>
<p>Sono tutte puttanate, e mi sorprende che anche in ambito universitario siano state a volte avallate. Il tarantismo ha segnato le persone; avevano la lettera scarlatta addosso. Fa stare male. La pizzica e il suo contesto sono una tecnica di cordoglio, e il movimento di cui fa parte la Notte della Taranta è forse una tecnica di cordoglio moderna che elabora una necessità di riscatto politico e culturale. Tutto quello che si è creato in Salento è un movimento musicale, artistico, letterario molto più ampio; penso al laboratorio che ha fatto Lindo Ferretti sulle parole, coi poeti a Melpignano. E l&#8217;orchestra è proprio il contrario della mistica della trance: nella crisi della presenza perdi i contatti, mentre l&#8217;orchestra ti impone l&#8217;ordine di un&#8217;esperienza condivisa, regole comuni.</p>
<p>So che pensate di dare continuità a questa esperienza.</p>
<p>Sì, Sergio Blasi pensa che dobbiamo creare qualcosa di stabile, una fondazione, in cui ci sia l&#8217;orchestra ma che serva a tramandare la storia musicale del territorio attraverso produzioni musicali, ricerca, attività scientifica, e promozione del territorio stesso. Un&#8217;orchestra stabile di musica popolare è una provocazione politica: si tratta di proclamare che la musica popolare è un bene culturale che ha la stessa dignità della musica classica o della lirica. Come lo stato sostiene attraverso fondazioni e istituzioni queste espressioni culturali, così è ora di dare piena legittimazione alla cultura popolare, riconoscere che chi picchia il tamburello o gonfia la zampogna non è meno artista di chi suona il flauto.</p>
<p>Non c&#8217;è rischio che diventi terreno di giochi burocratici e di potere, e accentri una parte eccessiva delle risorse di politica culturale?</p>
<p>Dipende dall&#8217;intelligenza di chi ci lavora e dal controllo del territorio. Una struttura pubblica deve raccogliere la pluralità delle voci &#8211; lascerà spazio perché farà cose diverse dai gruppi che già esistono, e al tempo stesso creerà legittimazione per tutti. È un punto di arrivo per qualcosa che non comincia con la Notte della Taranta, ma comincia con Bella Ciao nel 1964, il Nuovo Canzoniere Italiano, il Circolo Gianni Bosio e la scuola di musica che abbiamo creato nel 1976, e tante altre cose. C&#8217;è stato un tempo, in tutti gli anni `80 ma anche prima, in cui noi che facevamo musica popolare siamo stati lasciati soli &#8211; l&#8217;università si è chiusa in se stessa, alle feste dell&#8217;Unità non ci volevano perché dicevano che eravamo vecchi&#8230;</p>
<p>Molti, pensa a Giovanna Marini, hanno dovuto andare all&#8217;estero. Abbiamo continuato, abbiamo risalito la china; ogni cosa ce la siamo sudata. Adesso io il riconoscimento lo voglio. Io esisto anche come artista grazie a mio nonno musicista migrante e a mio padre organista a Maranola; ma sono anche uno studioso e un uomo di spettacolo, e anche dalle istituzioni voglio rispetto.</p>
<p class="posted">tratto da il manifesto<br />
di Alessandro Portelli<br />
pubblicato il 02/10/2004</p>
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