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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Brizio Montinaro</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Il culto popolare di san Paolo attraverso evidenze documentali e iconografiche</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 12:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 23 luglio 2024, sintesi del saggio presente in Tarantelle, santi e guaritori. Forme e figure di un culto popolare, a cura di Vincenzo Santoro, Itinerarti, Alessano, Lecce, 2024) &#160; &#160; Il culto “popolare” di san Paolo e il tarantismo Nella Terra del rimorso[1], il tarantismo osservato sul campo risulta per Ernesto de Martino “sincretisticamente combinato... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/08/07/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/08/283969315_10160029918795349_1175824444187084007_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4615" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/08/283969315_10160029918795349_1175824444187084007_n-300x280.jpg" alt="283969315_10160029918795349_1175824444187084007_n" width="300" height="280" /></a></em></strong></p>
<p>di Vincenzo Santoro</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 23 luglio 2024</a>, sintesi del saggio presente in <em><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/tarantelle-santi-e-guaritori/">Tarantelle, santi e guaritori. Forme e figure di un culto popolare</a></em>, a cura di Vincenzo Santoro, Itinerarti, Alessano, Lecce, 2024)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Il culto “popolare” di san Paolo e il tarantismo</em></strong></p>
<p>Nella <em>Terra del rimorso</em><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, il tarantismo osservato sul campo risulta per Ernesto de Martino “sincretisticamente combinato con il culto dei santi cattolici, segnatamente con S. Paolo, nella cui cappella di Galatina convengono ogni 28 e 29 giugno i tarantati salentini”: le donne e gli uomini lì convenuti “si appellano al Santo protettore dei tarantati e chiedono la grazia di essere liberati dal morso velenoso (o rendono grazie al Santo per la conseguita guarigione nel corso della cura a domicilio)”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. L’inserimento del “patronato” del santo, realizzatosi solo nella seconda metà del Settecento su un rituale per secoli rimasto sostanzialmente autonomo dal cristianesimo, segnò secondo l’etnologo napoletano l’avvio di una mutazione sostanziale. Se nel tarantismo più antico le tarante, “datrici di follia”, offrivano “un piano cerimoniale per guarire, sia «danzandole», sia dialogando e patteggiando con esse durante il rito”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, con l’assorbimento della “pratica catartica” nella sfera cultuale di san Paolo:</p>
<blockquote><p>il rapporto cominciò a sbilanciarsi in modo che tutto il negativo prese a concentrarsi sulla taranta e tutto il positivo sul Santo e sulla sua Grazia, onde poi il dialogo con la taranta venne trasformandosi in dialogo col Santo<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.</p></blockquote>
<p>I tarantolati che giungevano a Galatina, una volta entrati nella piccola cappella, in quello spazio angusto, senza l’ausilio “ordinatore” della musica<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, erano esposti all’insorgenza simultanea delle rispettive crisi, secondo modalità nel corso del tempo sempre più dissimili e scomposte. La prassi rituale, in assenza di specifici impedimenti, si concludeva con l’accesso al pozzo contiguo per berne l’acqua ritenuta miracolosa ma che produceva, come si legge nelle molteplici descrizioni trasmesse, soprattutto violente crisi di vomito, con tutte le sgradevoli conseguenze del caso.</p>
<p>Inoltre, per l’etnologo napoletano la “polarizzazione” sul culto di san Paolo condizionò gradualmente anche la dimensione domiciliare del rito:</p>
<blockquote><p>la figura del Santo, appoggiata dalla Chiesa e dal suo clero, aveva polarizzato su di sé l’attenzione popolare stornandola dalla taranta e dal suo simbolismo e imprimendo all’aspetto visionario del tarantismo un crescente orientamento verso il rapporto col Santo, sino al punto di lasciar cadere del tutto l’esorcismo musicale a domicilio<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>.</p></blockquote>
<p>Il sincretismo con il culto di san Paolo è stato dunque l’inizio del declino del tarantismo storico salentino, il cui crinale venne osservato proprio dall’<em>équipe</em> demartiniana, che si imbatté a Nardò nel rito nella sua forma originaria, per quanto comunque fortemente condizionata dall’incombere del nume cattolico.</p>
<p>Non va però trascurato come simili dinamiche si siano realizzate esclusivamente in una specifica area del leccese, mentre in diversi altri luoghi il rituale ha rispettato prassi maggiormente conservative (senza organiche relazioni con il culto di san Paolo), fino a scomparire in anni molto vicini a noi, catalizzato dalla più vasta crisi delle forme culturali tradizionali, travolte dal “progresso” e dalla modernizzazione della società.</p>
<p>Tra i momenti più altamente simbolici del lento epilogo del tarantismo galatinese si inscrive senz’altro la chiusura del pozzo “miracoloso”, avvenuta per una singolare coincidenza proprio in coincidenza con l’esplorazione demartiniana, nel giugno del 1959, con un atto a firma di Biagio Chirenti, il primo – e unico – sindaco comunista nella storia della cittadina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Le origini del culto popolare di san Paolo</em></strong></p>
<p><img class="size-medium wp-image-16309 alignleft" tabindex="0" src="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?resize=175%2C300&amp;ssl=1" sizes="(max-width: 175px) 100vw, 175px" srcset="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?resize=175%2C300&amp;ssl=1 175w, https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?resize=597%2C1024&amp;ssl=1 597w, https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?resize=768%2C1318&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?w=790&amp;ssl=1 790w" alt="" width="175" height="300" data-attachment-id="16309" data-permalink="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/copertina-vincenzo/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?fit=790%2C1356&amp;ssl=1" data-orig-size="790,1356" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="copertina vincenzo" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?fit=175%2C300&amp;ssl=1" data-large-file="https://i0.wp.com/www.insulaeuropea.eu/wp-content/uploads/2024/07/copertina-vincenzo.jpg?fit=597%2C1024&amp;ssl=1" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Il sincretismo galatinese affonda le radici nell’agiografia del santo e nei “poteri” curativi dai morsi dei serpenti e altri esseri selvatici attribuiti ai suoi seguaci, il cui punto generativo è un passo degli <em>Atti degli apostoli</em> (28, 1-6). La nave che doveva condurre Saulo a Roma, in pieno mar Mediterraneo viene colpita da una tempesta e naufraga sull’isola di Malta. Mentre Paolo raccoglieva un fascio di rami secchi e lo gettava sul fuoco, una vipera saltò fuori a causa del calore e lo morse a una mano, cosa che avrebbe dovuto causargli conseguenze drammatiche: ma invece egli scosse la serpe nel fuoco e non patì alcun male.</p>
<p>Da questo episodio si dipana – oltre ad una specifica linea iconografica, come diremo in seguito – un complesso “mitologema”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a> che si articola in una serie di credenze, diffuse specialmente in Sicilia e nell’Italia centro-meridionale ma con varianti disseminate nel resto della Penisola e ampiamente operanti fino a non molto tempo fa, a partire dalla concessione della protezione dagli esiti venefici dei morsi accordata a determinate comunità (oltre a Malta, fra le altre Solarino in Sicilia e nel leccese Galatina). Inoltre l’episodio di Malta si è affermato come matrice simbolica per quanti, in nome del santo e per sua grazia concessa, diventavano capaci di liberare dal veleno dei serpenti, tramite l’imposizione delle mani – oppure della saliva attraverso la lingua, con il “soffio” e altri rimedi affini – o con l’ausilio della terra della grotta di Rabat resa curativa dal contatto con l’Apostolo che vi soggiornò per i tre mesi di permanenza sull’isola. Tale prodigiosa facoltà sarebbe stata ereditata in particolare da un certo numero di consanguinei discendenti diretti di san Paolo (oppure nati nei giorni della sua <em>conversione</em>, il 25 gennaio), singolari figure di guaritori, indovini e incantatori, indicati con vari nomi: <em>cirauli</em>, <em>ciarauli</em>, <em>ceravoli</em>, <em>ciaralli</em>, <em>ciarmari</em>, <em>ciarmatori</em> e <em>ceraldi</em>, <em>serpari</em>, <em>sanpaolari</em> (termine che però sarebbe più recente degli altri). Secondo Giancarlo Baronti ci si trova di fronte all’esito “di arcaiche tradizione di gruppi clanici di serpari”, afferenti a un mondo precristiano, che “hanno continuato a esercitare i loro saperi e le loro pratiche antiofidiche riplasmandoli sotto la potenza del santo”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>. Inoltre, tali figuri erano mal visti dalle autorità ufficiali, non solo a causa dei frequenti casi di ciarlataneria di cui venivano accusati, ma anche perché, dichiarando esplicitamente di ricevere direttamente dal santo “senza mediazione alcuna” i poteri antiofidici, “non si consideravano soggetti all’autorità della Chiesa e della medicina ufficiale e si mostravano particolarmente riottosi a ogni forma di controllo teso ad appurare l’ortodossia religiosa o scientifica delle loro pratiche”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>.</p>
<p>Le prime attestazioni della loro presenza si collocano in Sicilia (sec. XV), dove venivano comunemente chiamati <em>cirauli</em> o <em>ciarauli</em>. Dai relativi documenti si evince come in quel periodo fossero già diffusi in tutta la Penisola col nome di “uomini di san Paolo”, e operassero senza medicamenti utilizzando l’acqua e la terra<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>. Fin dalla nascita a costoro compare sotto la lingua uno speciale ingrossamento, tradizionalmente denominato <em>signatura</em> o <em>suffìziu</em> (a forma di scorpione o ragno), che li identifica chiaramente come “emissari designati dal santo per rinnovare – attraverso la loro azione terapeutica – le guarigioni da lui operate dopo l’episodio di Malta” <a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>. Con ogni probabilità questi personaggi inizialmente provenivano proprio da Malta e dalla vicina Sicilia, come riportano le prime fonti che li descrivono. Sono sempre stati girovaghi: attraversavano le campagne portando le proprie competenze terapeutiche nei luoghi più sperduti, fornendo ai contadini “rimedi magici contro morsi di serpenti e punture di scorpioni, ma anche erbe medicinali, orazioni e medicamenti di tipo magico-religioso, sempre in qualche misura connessi alla figura di San Paolo”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a>, e nelle loro pratiche ricorrevano a speciali scongiuri oppure agivano direttamente con la propria saliva sulle ferite da morso o puntura, sputandoci sopra per sanarle.</p>
<p>Altri centri di irradiazione si distribuiscono tra Calabria, Abruzzo e Puglia, e una zona di rilevante presenza, secondo le fonti, sembra essere proprio il Salento, mentre nel corso dei secoli successivi le stesse figure – che avevano trovato notevole fortuna presso le masse contadine – sembrano declinare verso quelle di ciarlatani di piazza, imbonitori delle folle con basse magie e misture miracolose. Gli uomini di san Paolo “autentici” (cioè per tradizione culturale convinti di esserlo), che praticavano le guarigioni con la loro performante presenza, sono stati dunque gradualmente sostituiti dal <em>ciurmadore</em> che, per suscitare meraviglia nelle fiere, esibiva serpenti (addomesticati), da cui si faceva mordere ripetutamente, costruendo uno spettacolo mirato alla vendita di una manciata di falsa terra di Malta e altri intrugli. Da un certo punto in avanti si sono uniti in compagnie e diversi autorevoli autori coevi hanno rivolto varie e furiose denunce dei comportamenti operati, anche in difesa di una tradizione remota che veniva ritenuta in qualche modo utile ed efficace. Le censure, a volte davvero feroci, venivano in particolare da ambienti colti, che tendevano a mettere questi personaggi in cattiva luce anche per “separarli dalla base popolare alle cui ansie, alle cui paure offrivano una risposta”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a>.</p>
<p>A loro è dedicata anche una divertita poesia “carnevalesca” di Niccolò Machiavelli, il <em>Canto de’ ciurmadori </em>(1509).</p>
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<p><strong><em>Iconografie eccentriche</em></strong></p>
<p>Di tale intricato complesso di tradizioni esiste anche una interessante serie di testimonianze iconografiche che, in riferimento al santo, differiscono dall’immagine “canonica” che lo mostra sulla via per Damasco al momento della conversione, folgorato e atterrito dal messaggio divino, oppure dotato degli attributi del libro e della spada: in casi eccezionali e in aree particolari infatti l’Apostolo è rappresentato in associazione agli “animali di san Paolo”, in particolare serpenti, ma anche scorpioni, ragni e non solo, a comporre una sorta di “bestiario <em>de venenis</em>”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a>.</p>
<p>L’atto del santo di scrollarsi il serpente dalla mano gettandolo nel fuoco, restando indifferente al veleno, è ripreso in un numero significativo di opere, diffuse in tutto il mondo cristiano. Una delle più antiche è parte di un pregevole dittico in avorio conservato presso il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, databile tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, su cui è chiaramente rappresentato l’episodio di Malta.</p>
<p>Più specificamente, la tradizione del “dominio” paolino sugli animali velenosi, che si sviluppa – in particolare in ambito popolare – in riferimento ai serpenti e si estende successivamente ad altri animali (scorpioni, ragni eccetera), è ben rappresentata dall’amuleto italiano in piombo, risalente al XIII secolo, “che agisce contro il veleno e il mal di testa”, presentato nel 1953 da Alfons A. Barb nel suo prezioso saggio <em>Il santo e i serpenti</em><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn15" name="_ftnref15">[15]</a>. Lo studioso austriaco sottolinea come sull’amuleto, intorno al “tipo standard dell’apostolo Paolo con libro e spada”, siano rappresentati un serpente, uno scorpione e “un altro animale somigliante a un ragno”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a>. Di notevole richiamo anche alcune rappresentazioni in immagini a stampa, diffuse in molti contesti devozionali, in particolare in Italia meridionale.</p>
<p>Sintomatiche tracce sono conservate inoltre in luogo denso di significato della città di Palermo, all’interno delle carceri dell’Inquisizione spagnola, nello splendido Palazzo Chiaromonte (detto Steri, oggi sede del Rettorato) e in un edificio attiguo. Come è noto, le stanze di reclusione si presentano completamente ricoperte di graffiti lasciati dai prigionieri, fra cui spiccano alcune figure sacre, che costituiscono uno straordinario spaccato dell’immaginario dell’epoca. In un contesto tanto eccentrico, alcune rappresentazioni pittoriche si riferiscono proprio a san Paolo “dei serpenti”. Le avrebbe realizzate a metà del XVII secolo il sacerdote monrealese Francesco Baronio Manfredi (1593-1654), personaggio di una certa levatura nella Sicilia dell’epoca, che in realtà pare fosse stato perseguitato per questioni più politiche che di fede.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Raffigurazioni degli “uomini di san Paolo”</em></strong></p>
<p>È giunto fino a noi anche un buon numero di raffigurazioni dei cosiddetti “uomini di san Paolo”, in particolare in veste di “ciarlatani”, spesso immortalati nel praticare la loro “arte”. Se ne rintracciano sia nel contesto di circolazione popolare, che in ambiti più colti e prestigiosi: si possono citare il dipinto su un cassone nuziale del 1417-18, anch’esso parte della collezione del museo fiorentino del Bargello, che ritrae un <em>Ciarlatano che vende ‘terra o pietra di San Paolo’</em> davanti al celebre Battistero del capoluogo toscano<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn17" name="_ftnref17">[17]</a> – probabilmente la prima immagine di questo genere di cui si ha notizia – e l’affresco con un <em>Incantatore di serpenti</em>, di pochi decenni successivo (1527-28), che si trova nella Camera dei Venti di Palazzo Te a Mantova, tratto da un precedente disegno di Giulio Romano conservato al Louvre, ma eseguito da un allievo del maestro. Sullo stendardo dietro all’<em>Incantatore</em> è chiaramente rappresentato san Paolo circondato da serpenti, nella consueta iconografia che riconduce ai poteri del santo su questi animali (e altri simili esseri velenosi), per cui il personaggio in questione sarebbe con ogni probabilità proprio uno dei nostri <em>uomini di san Paolo</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Le proprietà curative della terra di Malta</em></strong></p>
<p>Come già accennato, secondo un’antica credenza popolare, sostenuta da una consolidata tradizione colta, san Paolo nel suo soggiorno a Malta dimorò per tre mesi in una grotta di Rabat. Per tanto onore, quel luogo godette di grande fama, in Italia e nel resto d’Europa, e fu molto visitato, anche da uomini illustri, diventando meta obbligata di pellegrinaggio. La prestigiosa presenza aveva anche prodotto diversi effetti miracolosi: si riteneva che la terra prelevata dalla grotta fosse dotata di speciali virtù contro tutti i veleni, le febbri maligne eccetera, e per quanta ne venisse portata via dagli stessi pellegrini, le dimensioni della cavità comunque non mutassero. Questa <em>Terra</em> antidotaria veniva sciolta in un bicchiere d’acqua (o in vino e liquidi similari) e bevuta, oppure tenuta addosso come un amuleto. Le sue “qualità magiche” si ritrovano in volantini a stampa che cominciano a circolare già alla fine del XV secolo: uno fra i più antichi è stato rinvenuto nell’Archivio Capitolare di Camerino e fornisce indicazioni e posologia del “farmaco”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn18" name="_ftnref18">[18]</a>, il cui autore è tale “maestro Giovan Pietro”, un discendente della stirpe di san Paolo che ne decanta i “poteri” usando il moderno e tecnologico mezzo della stampa. Tali “virtù” miracolose ebbero un grandissimo successo in tutta Europa, in particolare nel XVI secolo, e furono di fatto riconosciute ufficialmente dalla Chiesa; inoltre medici dell’epoca – anche molto noti e accreditati – la ritennero anch’essi efficace contro qualsivoglia veleno, non solo a scopo curativo ma anche preventivo. L’immensa fama di cui godette in tutta Europa presso ogni classe sociale comportò frequenti casi di contraffazione e sperticate polemiche. Per porvi rimedio, si diffuse l’usanza di accompagnarla ad un foglietto, rilasciato dal rettore della Grotta, che ne garantisse l’autenticità, ne illustrasse le virtù curative e mettesse in guardia dalle falsificazioni (il più antico di cui abbiamo notizia è del 1643).</p>
<p>Esempi di manufatti realizzati con terra di Malta fanno parte della collezione del celebre naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605) allestita presso il Museo di Palazzo Poggi a Bologna. Nella teca delle “terre sigillate”, oltre a una testa di serpente, è esposta una straordinaria coppa “contra veleno”<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn19" name="_ftnref19">[19]</a>, che nella tradizione aveva la proprietà di “disinnescare” gli eventuali veleni disciolti nei liquidi che conteneva. Sull’ampio frammento rimasto si distinguono chiaramente il volto del santo inscritto all’interno di una croce maltese e le figure dei tre animali corrispondenti ad altrettanti veleni dai quali la coppa guariva: scorpione, serpente e ragno.</p>
<p>Anche nel Museo di Casa Buonarroti a Firenze, dove vissero Michelangelo e i suoi discendenti, sono esposte 35 medaglie fatte realizzare da Francesco Buonarroti (1574-1631) con la “terra sigillata” proveniente dalla Grotta di san Paolo a Rabat e dedicate ai santi e ai beati dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Fra le medaglie ne spicca una che ritrae gli animali su cui san Paolo esercitava il suo “dominio”: il serpente e lo scorpione. Restando in Toscana, alcuni oggetti in terra di Malta “con sigillo” sono presenti anche nella Spezieria di Santa Fina a San Gimignano.</p>
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<p><strong><em>Il sacchetto del sanpaolaro aquilano al MANU di Perugia</em></strong></p>
<p>Presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (MANU), ospitato nel mirabile complesso architettonico di san Domenico a Perugia, compone la ricchissima collezione di antichità anche una notevole raccolta di amuleti e altri oggetti di interesse demo-antropologico che prende il nome da chi l’ha costituita, cioè Giuseppe Bellucci (1844-1921), paletnologo, antropologo e demologo, più volte rettore della locale Università. Nella Collezione Bellucci è presente anche un sacchetto che custodiva l’armamentario magico di un sanpaolaro aquilano, realizzato ritagliando e ricucendo due guanti femminili in pelle, chiuso da un anello di ottone raffigurante un serpente acciambellato. All’interno un involto di carta contenente argilla, un ciottolo a forma di testa triangolare di serpe, una lastrina di calcare a forma di ala, tre denti fossili di squalo, un frammento fossile di gasteropodo e altri oggetti per un totale di dodici<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn20" name="_ftnref20">[20]</a>.</p>
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<p><strong><em>Ulteriori tracce fra Abruzzo e Umbria (in particolare a Foligno)</em></strong></p>
<p>Il reperto magico-religioso custodito al MANU testimonia una circolazione di pratiche e personaggi legati ai culti popolari pauliani di cui l’Italia centrale, in particolare l’area compresa tra la provincia dell’Aquila e l’Umbria, appare particolarmente ricca. L’aquilano è anche il territorio di Cocullo, paese sede di un celebre culto popolare – ancora oggi molto sentito e praticato – collegato ai serpenti che avvolgono la statua di san Domenico Abate, portata per il paese nel corso di una straordinaria processione che si svolge annualmente il primo maggio. Il santo dei<em> serpari</em> sarebbe nato nel 951 a Foligno, cittadina umbra che ricorre in molti documenti come uno dei centri operativi delle famiglie dei <em>pauliani</em>. Ed è proprio in una frazione situata sulla montagna folignate, Cancelli, che è attestata una delle più importanti e documentate tradizioni riferite al patrocinio paolino. Secondo una remota leggenda, gli abitanti di quel villaggio avrebbero ricevuto la facoltà di “sanare del mal di sciatica” per dono elargito da san Paolo<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn21" name="_ftnref21">[21]</a> ai loro antenati, nel passaggio per Cancelli. Alla diffusione di tale credenza, che doveva risalire almeno al tardo Medioevo, contribuirono molti vescovi, cardinali e persino un papa, aumentando così la fama della famiglia di guaritori, che nel corso del secolo XVII e soprattutto del XVIII veniva chiamata non solo nel territorio di Foligno e in quelli vicini, ma anche in lontane contrade della penisola e dell’intero continente, per sanare degli infermi impossibilitati a recarsi in pellegrinaggio nel centro umbro.</p>
<p>Sempre in relazione a questi territori, si può citare un’ulteriore fonte relativa a figure in grado di “dominare” in vario modo i serpenti, presente in un celebre resoconto sulla medicina popolare regionale del medico perugino Zeno Zanetti, <em>La medicina delle nostre donne</em>, edito nel 1892, che riporta la descrizione di una sorta di rito di iniziazione magica<a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftn22" name="_ftnref22">[22]</a>.</p>
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<p><strong><em>Connessioni salentine</em></strong></p>
<p>Come già riferito, è ormai ampiamente accertato che la cruciale convergenza del culto popolare paolino con il tarantismo nella cappella di Galatina si sia realizzata solo nel corso del Settecento, quando presso la chiesetta e il pozzo hanno cominciato a confluire i tarantati di tutta la provincia, per chiedere la grazia al santo. Di tutta questa vicenda offre una significativa sintesi proprio la pala d’altare della cappella di Galatina, cruciale riferimento simbolico, cultuale e iconografico, realizzata dal pittore ruffanese Saverio Lillo nel 1795, che raffigura un monumentale san Paolo con alle spalle l’episodio della vipera di Malta. Nell’indagine del 1959 de Martino e i suoi collaboratori poterono vedere un dipinto in cattive condizioni di conservazione e poco leggibile, ma un recente restauro l’ha restituito alla piena fruibilità: si tratta di una sorta di ex voto per una guarigione dal morso del ragno e a essere stato “miracolato” in questo caso è un uomo, rappresentato in basso a sinistra della tela, sorretto da due donne che probabilmente avevano un qualche ruolo nella gestione del processo di cura. Nell’angolo opposto, il consueto bestiario <em>de venenis</em>: il serpente lo scorpione e il ragno. Da notare che, come sempre in tali raffigurazioni, non c’è traccia di strumenti musicali.</p>
<p>La peculiare iconografia paolina <em>de venenis</em> è presente in diverse altre evidenze nella provincia di Lecce, anche più antiche della tela galatinese, in particolare concentrate nella zona del Capo di Leuca. Nella chiesetta rurale di Santa Maria di Vereto a Patù (Le) è di recente stato rinvenuto e restaurato un dipinto murario di fattura vernacolare ma stupefacente per contenuti, risalente probabilmente alla fine del XVI secolo. Intorno all’immagine di San Paolo con la consueta spada (a cui sono avvinghiati dei serpenti) si distinguono vari rettili (due intrecciati a caduceo), uno scorpione, forse un rospo e anche un ragnetto, un bestiario che si ritrova, con minori affollamento e varietà, nella pala d’altare della cappella di Galatina e, come già visto, in molte immagini di oggetti riferibili alla tradizione attestante i “poteri” del santo su questo universo animale ctonio e sui morsi e veleni degli esseri che ne facevano parte.</p>
<p>A pochi chilometri da Vereto, nella chiesa di Santa Marina dalla bella facciata barocca bipartita, posta ai margini del piccolo centro di Ruggiano (frazione di Salve), è di recente riemersa un’immagine del santo, qui in coppia con san Pietro, attorniato da serpentelli, che anche in questo caso si attorcigliano intorno alla spada. Ancora nella zona più estrema del Salento meridionale, poco fuori dall’abitato di Gagliano del Capo, su un’altra delle direttrici per il santuario mariano <em>de finibus terrae</em>, si trova la chiesa di san Francesco da Paola con l’annesso convento. Nell’edificio sacro è collocata una statua in pietra locale di buona fattura, della seconda metà del XVII secolo, che ritrae san Paolo sempre con il solito serpente avvinghiato intorno alla spada. Nella stessa località sono emerse ulteriori tracce di pratiche magico religiose dirette alla protezione dai serpenti e dal loro veleno: nella memoria orale del paese è infatti ben attestata la presenza di donne “benedette di san Paolo”, secondo la tradizione nate nei giorni riferibili alla “conversione sulla via di Damasco”, che praticavano le consuete arti. Ad arricchire ulteriormente il quadro, alcuni anni fa, durante lo svuotamento delle tombe situate nei sotterranei della chiesa matrice, è stata ritrovata una rara medaglietta devozionale, che dovrebbe risalire al XVIII secolo, con l’immagine di san Domenico di Cocullo, oggetto che evidentemente rimanda all’altro rifermento confessionale che – come già accennato – sovrintendeva a pratiche analoghe nelle lontane montagne degli Abruzzi, delineando una pista che sicuramente merita di essere approfondita.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Ernesto de Martino, <em>La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud</em>, Il Saggiatore, Milano 1961 (volume più volte ripubblicato: da ultimo nel 2023 per Einaudi, a cura di Marcello Massenzio).</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Ernesto de Martino, <em>Taranta pugliese e argia sarda</em>, in <em>Atti del Convegno di studi religiosi sardi (Cagliari, 24-26 maggio 1962)</em>, Cedam, Padova 1963, pp. 217-218.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Ernesto de Martino, <em>Tarantismo e coribantismo</em>, “Studi e materiali di storia delle religioni”, XXXII, 2, 1961, pp. 187-203: 201.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> <em>Ibidem</em>.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Occorre ricordare (anche agli organizzatori delle recenti e controverse “rievocazioni storiche” del rito) che, secondo le fonti a disposizione, a Galatina non è stata mai praticata nessuna strutturata terapia musicale, in particolare nella cappella e nelle vicinanze. Sulle dubbie forme di spettacolarizzazione della tradizione sperimentate nel Salento ho riflettuto in <em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em>, ItinerArti, Alessano (Le) 2019, pp. 29-34.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> <em>Ivi</em>, p. 106.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Il tema è stato esaminato magistralmente da Brizio Montinaro in <em>San Paolo dei serpenti. Analisi di una tradizione</em>, Sellerio, Palermo 1996, a cui si rimanda per approfondimenti.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Giancarlo Baronti, <em>Tra bambini e acque sporche. Immersioni nella collezione di amuleti di Giuseppe Bellucci</em>, Morlacchi Editore, Perugia 2008, p. 246.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> <em>Ibidem</em>.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Brizio Montinaro, <em>San Paolo dei serpenti</em>, cit, pp. 61-62.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Sergio Todesco, <em>Serpi, scorzoni, tarante. Mitologie di San Paolo da Malta al Salento (passando per la Sicilia)</em>, in “Dialoghi Mediterranei”, n. 25, maggio 2017, <a href="http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/serpi-scorzoni-tarante-mitologie-di-san-paolo-da-malta-al-salento-passando-per-la-sicilia/">www.istitutoeuroarabo.it/DM/serpi-scorzoni-tarante-mitologie-di-san-paolo-da-malta-al-salento-passando-per-la-sicilia/</a>.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> <em>Ivi</em>.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> Angelo Turchini, <em>Morso, morbo, morte. La tarantola fra cultura medica e terapia popolare</em>, Franco Angeli, Milano 1987, p. 156 (e più in generale sul tema: pp. 143-172).</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref14" name="_ftn14">[14]</a> Giancarlo Baronti, <em>Tra bambini e acque sporche</em>, cit.,  p. 246.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> Ripubblicato in italiano in Roberto Nistri (a cura di), <em>La danse du desir. Il resto del tarantismo</em>, Scorpione Editore, Taranto 2004, p. 31, preceduto da una nota introduttiva di Gino L. Di Mitri, <em>Il santo sciamano e l’etnologo taumaturgo</em>, pp. 25-31.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> <em>Ivi</em>, p. 33.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref17" name="_ftn17">[17]</a> Andrea Corsini, <em>Medici ciarlatani e ciarlatani medici</em>, Nicola Zanichelli, Bologna 1922, fig. 3 (sp).</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref18" name="_ftn18">[18]</a> Mario Sensi, <em>Cerretani e ciarlatani nel secolo XV. Spigolature d’archivio</em>, in <em>Vita di pietà e vita civile di un altopiano fra Umbria e Marche – sec. XI-XVI</em>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1984, pp. 339-356: 350-351.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref19" name="_ftn19">[19]</a> Ne esiste anche un’altra conservata al British Museum: cfr. George Zammit-Maempel, <em>Two contra-veleno cups made from Terra Sigillata Melitensis</em>, The St. Luke`s Hospital Gazette, 10 (2), 1975, 85-95.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref20" name="_ftn20">[20]</a> Giancarlo Baronti, <em>Tra bambini e acque sporche</em>, cit., pp. 230-236.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref21" name="_ftn21">[21]</a> Cfr. Mario Sensi, <em>Itinerari apostolici nelle leggende popolari umbre</em>, in <em>Vita di pietà e vita civile…</em>, cit., pp. 279-292: 284. Lo studioso colloca le pratiche terapeutiche sviluppatesi a Cancelli all’interno di una serie di manifestazioni simili (anche se meno strutturate) attestate nell’area dell’Appennino umbro-marchigiano e legate alla presenza di “una categoria di operatori rituali, che indubbiamente vanno collegati a quelli che durante il Medioevo vantavano l’origine del proprio potere in S. Paolo” (p. 286).</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2024/07/23/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/#_ftnref22" name="_ftn22">[22]</a> La citazione è tratta dalla recente (2020) ristampa del trattato per le Edizioni Il Formichiere di Foligno, pp. 215-216.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F08%2F07%2Fil-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche%2F&amp;linkname=Il%20culto%20popolare%20di%20san%20Paolo%20attraverso%20evidenze%20documentali%20e%20iconografiche" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F08%2F07%2Fil-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche%2F&amp;linkname=Il%20culto%20popolare%20di%20san%20Paolo%20attraverso%20evidenze%20documentali%20e%20iconografiche" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F08%2F07%2Fil-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche%2F&amp;linkname=Il%20culto%20popolare%20di%20san%20Paolo%20attraverso%20evidenze%20documentali%20e%20iconografiche" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F08%2F07%2Fil-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche%2F&amp;linkname=Il%20culto%20popolare%20di%20san%20Paolo%20attraverso%20evidenze%20documentali%20e%20iconografiche" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F08%2F07%2Fil-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche%2F&amp;linkname=Il%20culto%20popolare%20di%20san%20Paolo%20attraverso%20evidenze%20documentali%20e%20iconografiche" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2024%2F08%2F07%2Fil-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche%2F&amp;title=Il%20culto%20popolare%20di%20san%20Paolo%20attraverso%20evidenze%20documentali%20e%20iconografiche" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/08/07/il-culto-popolare-di-san-paolo-attraverso-evidenze-documentali-e-iconografiche/">Il culto popolare di san Paolo attraverso evidenze documentali e iconografiche</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Nel film &#8220;Il Tramontana (1964)&#8221; un Salento luminoso e decadente, prima della grande trasformazione</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 07:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da qualche tempo su youtube è disponibile l&#8217;edizione integrale di questo film del 1964, che dovrebbe essere addirittura il primo girato in provincia di Lecce. Diretto dal pioniere Adriano Barbano e tratto da un racconto di Rina Durante (che firma la sceneggiatura insieme al regista), presenta la storia di un adolescente di origini contadine che viene praticamente abbandonato in un... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/12/29/nel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/aHn67HGkmyw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bscf4-0-0"><span data-offset-key="bscf4-0-0"><span data-text="true">Da qualche tempo su youtube è disponibile l&#8217;edizione integrale di questo film del 1964, che dovrebbe essere addirittura il primo girato in provincia di Lecce. Diretto dal pioniere <span style="color: #ff0000;"><strong>Adriano Barbano</strong></span> e tratto da un racconto di <span style="color: #ff0000;"><strong>Rina Durante</strong></span> (che firma la sceneggiatura insieme al regista), presenta la storia di un adolescente di origini contadine che viene praticamente abbandonato in un convento dai genitori che stanno per emigrare in Svizzera.</span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"><span data-offset-key="79jmg-0-0"><span data-text="true">Il film colpisce, più che per la vicenda narrata o per la qualità della recitazione (fra gli attori troviamo <span style="color: #ff0000;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span>), per la rappresentazione sociale e visiva di un Salento contadino luminoso e decadente, prima della grande trasformazione che &#8211; in pochi anni &#8211; ne avrebbe modificato sostanzialmente i caratteri, qui però già in qualche modo annunciata, in particolare nelle scene ambientate in uno stabilimento industriale (che mi pare sia la Colacem di Galatina-Soleto), come anche, su un piano diverso, da quella con le turiste francesi in costume da bagno che sconvolgono i giovani apprendisti frati. Interessante anche il (forse troppo timido) inserimento di alcuni temi cari alla Durante, come una scena di lamentazione funebre e l&#8217;accenno di un canto in grico.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Il film è girato in vari luoghi del Salento leccese, fra cui l&#8217;abbazia di San Nicola di Casole, che allora &#8211; prima del recente restauro &#8211; era un magnifico rudere semiabbandonato (con gli antichi affreschi scrostati che molto suggestionano i giovani protagonisti).</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Molti elementi accomunano questo lungometraggio a un bellissimo documentario dell&#8217;anno prima, <span style="color: #993300;"><em>Le rondinelle del Salento (Puglia Magica)</em></span>, di <strong><span style="color: #ff0000;">Corrado Sofia</span></strong> (1963), ambientato negli stessi luoghi e sempre con la partecipazione di Rina Durante e Brizio Montinaro &#8211; qui credo a suoi esordi -dove gli aspetti &#8220;demo-etno-antropologici&#8221; e paesaggistici sono ancora più rimarcati.</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Inoltre, guardando questo abbacinante Salento in bianco e nero (ma purtroppo le immagini non sono di grande qualità), non si può sfuggire al paragone con il mitico documentario <span style="color: #800000;"><em>La taranta</em></span> di <strong><span style="color: #ff0000;">Gianfranco Mingozzi</span></strong>, uscito solo due anni prima, che però, per l&#8217;argomento trattato, per precise scelte stilistiche e per il cupo (anche se prestigioso) commento di <strong><span style="color: #ff0000;">Salvatore Quasimodo</span></strong> rimanda un&#8217;immagine della &#8220;terra fra due mari&#8221; molto più inquietante e oscura.</div>
</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"><span style="color: #800000;"><strong>Il tramontana</strong></span>.</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Regia di Adriano Barbano. Sceneggiatura di Adriano Barbano e Rina Durante</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Con: <span data-offset-key="42a7u-0-0"><span data-text="true">Flavio</span></span><span data-offset-key="42a7u-1-0"><span data-text="true"> D&#8217;Autilia, Giuseppe Mantovano, Aladino Ingrosso, Brizio Montinaro, Tucci Cavallo, Vittorio De Giorgi, Fanny Irone, Marta Jacone, Antonio Mocavero, Anita Todesco</span></span></div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9m0j" data-offset-key="79jmg-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">Per approfondimenti si possono consultare i seguenti link:</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">qui una scheda biografica su Rina Durante: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2005/08/10/rina-durante-militante-culturale/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2005/08/10/rina-durante-militante-culturale/</a></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">qui una ampia intervista biografica a Brizio Montinaro: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/</a></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="79jmg-0-0">qui il documentario <em>Le rondinelle del Salento (Puglia Magica)</em>, di Corrado Sofia (1963):<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/01/25/le-rondinelle-del-salento-puglia-magica-1963/"> http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/01/25/le-rondinelle-del-salento-puglia-magica-1963/</a></div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F12%2F29%2Fnel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione%2F&amp;linkname=Nel%20film%20%E2%80%9CIl%20Tramontana%20%281964%29%E2%80%9D%20un%20Salento%20luminoso%20e%20decadente%2C%20prima%20della%20grande%20trasformazione" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F12%2F29%2Fnel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione%2F&amp;linkname=Nel%20film%20%E2%80%9CIl%20Tramontana%20%281964%29%E2%80%9D%20un%20Salento%20luminoso%20e%20decadente%2C%20prima%20della%20grande%20trasformazione" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F12%2F29%2Fnel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione%2F&amp;linkname=Nel%20film%20%E2%80%9CIl%20Tramontana%20%281964%29%E2%80%9D%20un%20Salento%20luminoso%20e%20decadente%2C%20prima%20della%20grande%20trasformazione" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F12%2F29%2Fnel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione%2F&amp;linkname=Nel%20film%20%E2%80%9CIl%20Tramontana%20%281964%29%E2%80%9D%20un%20Salento%20luminoso%20e%20decadente%2C%20prima%20della%20grande%20trasformazione" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F12%2F29%2Fnel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione%2F&amp;linkname=Nel%20film%20%E2%80%9CIl%20Tramontana%20%281964%29%E2%80%9D%20un%20Salento%20luminoso%20e%20decadente%2C%20prima%20della%20grande%20trasformazione" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F12%2F29%2Fnel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione%2F&amp;title=Nel%20film%20%E2%80%9CIl%20Tramontana%20%281964%29%E2%80%9D%20un%20Salento%20luminoso%20e%20decadente%2C%20prima%20della%20grande%20trasformazione" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/12/29/nel-film-il-tramontana-1964-un-salento-luminoso-e-decadente-prima-della-grande-trasformazione/">Nel film &#8220;Il Tramontana (1964)&#8221; un Salento luminoso e decadente, prima della grande trasformazione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Su RadioRai3 il &#8220;Rinascimento popolare&#8221; salentino (e il tarantismo mediterraneo)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/24/su-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 16:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[il tarantismo mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La trasmissione Momus il Caffè dell&#8217;Opera, andata in onda sabato 20 novembre alle 11.20 su RadioRai3, ha trattato del tema del &#8220;Rinascimento popolare&#8221;, cioè di quel vasto movimento che negli ultimi anni ha rivalutato le tradizioni popolari locali. Il conduttore Sandro Cappelletto ha dialogato sul tema con Leandro Ventura, direttore dell&#8217;Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale del Ministero della cultura. L&#8217;esempio su... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/24/su-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/11/1513625472151_MO_2048x2048.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4063" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/11/1513625472151_MO_2048x2048.jpg" alt="1513625472151_MO_2048x2048" width="252" height="252" /></a>La trasmissione <strong>Momus il Caffè dell&#8217;Opera</strong>, andata in onda sabato 20 novembre alle 11.20 su RadioRai3, ha trattato del tema del &#8220;Rinascimento popolare&#8221;, cioè di quel vasto movimento che negli ultimi anni ha rivalutato le tradizioni popolari locali. Il conduttore <span style="color: #993300;">Sandro Cappelletto</span> ha dialogato sul tema con <span style="color: #993300;">Leandro Ventura</span>, direttore dell&#8217;Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale del Ministero della cultura. L&#8217;esempio su cui hanno in particolare soffermato la loro attenzione è quello relativo alla musica popolare salentina, partendo dalle ricerche di <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span> sui &#8220;Canti di pianto e d&#8217;amore&#8221; della Grecìa Salentina da lui pubblicati per Bompiani nel 1984, che sono stati l&#8217;ispirazione per diverse raffinatissime rielaborazioni in chiave di musica colta contemporanea, fino ad arrivare al caso della Notte della taranta, festival di grandissimo successo ma molto discusso per le modalità di spettacolarizzazione dei patrimoni tradizionali, da molti giudicate eccessivamente disinvolte e &#8220;commerciali&#8221; &#8211; che secondo Ventura ormai &#8220;è diventato un momento più turistico che culturale&#8221;. In questa discussione di grande interesse, è stato citato anche il mio ultimo libro <span style="color: #ff0000;"><em>Il tarantismo mediterraneo</em></span>, che a detta del conduttore è &#8220;un libro che presenta numerose novità sul fenomeno del tarantismo in tutte le sue manifestazioni&#8221;.</p>
<p>La trasmissione completa &#8211; in cui la parte descritta comincia al minuto 17 circa &#8211;  si può ascoltare cliccando <a href="https://www.raiplayradio.it/audio/2021/11/MOMUS-IL-CAFFE-DELLOPERA-f181980e-6f84-43bb-98f4-378ad5f357e4.html">qui</a></p>
<p>Per maggiori informazioni sul libro cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">qui</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;title=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/24/su-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo/">Su RadioRai3 il &#8220;Rinascimento popolare&#8221; salentino (e il tarantismo mediterraneo)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Il teatro della taranta: una mia videorecensione</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 12:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[le mie recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Su invito dell&#8217;amico Marcello Marras ho realizzato, per la pagina del Centro di Servizi Culturali di Oristano, una &#8220;video-recensione&#8221;, che ho dedicato a un importante libro uscito qualche mese fa, Il teatro della taranta. Tra finzione scenica e simulazione di Brizio Montinaro (Carocci). In questo volume, lo studioso di origini salentine, nel presentare alcuni straordinari testi teatrali storici che hanno al centro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/04/29/il-teatro-della-taranta-una-mia-videorecensione/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/04/29/il-teatro-della-taranta-una-mia-videorecensione/">Il teatro della taranta: una mia videorecensione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/04/9788843094936.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3647" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/04/9788843094936-207x300.jpg" alt="9788843094936" width="207" height="300" /></a>Su invito dell&#8217;amico Marcello Marras ho realizzato, per la pagina del Centro di Servizi Culturali di Oristano, una &#8220;video-recensione&#8221;, che ho dedicato a un importante libro uscito qualche mese fa, <em><strong><span style="color: #ff0000;">Il teatro della taranta. Tra finzione scenica e simulazione</span></strong> </em>di <span style="color: #993300;">Brizio Montinaro</span> (Carocci).</p>
<p>In questo volume, lo studioso di origini salentine, nel presentare alcuni straordinari testi teatrali storici che hanno al centro il fenomeno storico del tarantismo (due spagnoli del seicento, uno italiano del settecento e due francesi dell&#8217;ottocento), prova, in un ampio e denso saggio introduttivo, a sviluppare e argomentare una sua interpretazione del fenomeno abbastanza innovativa, che in qualche modo mette anche in discussione quella classica di Ernesto de Martino.<br />
Ecco la video-recensione:</p>
<p><iframe width="625" height="352" src="https://www.youtube.com/embed/gmKqfncXOJo?start=10&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Scheda sul libro</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Il teatro della taranta</em></span> contiene una raccolta di 5 testi teatrali, molto rari e dimenticati, tenuti insieme dal tema del tarantismo e appartenenti al genere comico, in realtà sono veri e propri documenti per uno studio tutto nuovo appartenente all’ambito dell’antropologia culturale. Moltissime sono le novità assolute. Comprese le immagini. Creare il contesto in cui sono fiorite queste pièces permette al lettore di apprezzarne meglio il profumo e soprattutto di scoprire molte altre cose del tutto inedite come, ad esempio, che il tarantismo non fu un fenomeno di ambito locale legato al Salento ma un fenomeno molto diffuso, e da lunga data, in gran parte dell’Europa meridionale con implicazioni scientifiche che coinvolsero medici e studiosi di ogni genere sparsi per l’intera Europa. Si scopre così una realtà molto più variegata e ricca di quanto l’importante inchiesta di <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span> abbia saputo mettere in luce e soprattutto uno sguardo sul tarantismo totalmente nuovo. Gli autori delle opere teatrali qui presentate sono tutti di grande rilievo a cominciare da <span style="color: #993300;">Pedro Calderon de la Barca</span> per finire al nostro <span style="color: #993300;">Francesco Albergati Capacelli</span> e coprono un arco di tempo che sfiora i tre secoli: dal Siglo de Oro all’ Ottocento. Il fatto che i testi sono quasi tutti testi satirici o comici, a volte molto divertenti, ci fa capire come era visto il tarantismo dagli scrittori e soprattutto come poteva essere recepito dal pubblico che frequentava i teatri e che di casi di tarantismo era sicuramente testimone. E questo sia in tutta l’Italia, dove il tarantismo era sommamente diffuso, che in Francia o in Spagna. Senza distinzione.</p>
<p>I testi sono:</p>
<p>1.<em> <span style="color: #ff0000;">La Franchota</span></em> di Pedro Calderon de la Barca (1600 – 1681)</p>
<p>2. <span style="color: #ff0000;"><em>Los Atarantados</em></span> di Luis Vélez de Guevara (1579 – 1644)</p>
<p>3. <span style="color: #ff0000;"><em>La tarantola</em></span> di Francesco Albergati Capacelli (1728 – 1804)</p>
<p>4. <span style="color: #ff0000;"><em>Le danceur eternel</em> </span>di M.Clement*** (* – 1809)</p>
<p>5. <span style="color: #ff0000;"><em>La tarentule</em> </span>di Eugène Scribe (1791 – 1861)</p>
<p>Mentre grandi uomini di scienza: medici, naturalisti, filosofi di tutta Europa come S. Blancaart, G. Cardano, E. Ferdinando, F. Serao, E. F. Leonhardt, M. S. di Renzi e F. Cid si interrogavano molto seriamente sull’essenza del tarantismo e sulle cure per guarire da questa malattia che certo doveva apparire anche a loro misteriosa e difficile da dominare, nei più importanti teatri del Sud d’ Europa ci si dilettava e si rideva seguendo le vicende di personaggi, veri o falsi tarantati, messi in scena sia in spettacoli di prosa sia in acclamati balletti con star internazionali.</p>
<p>Il volume si prevede di circa 220 pagine incluso il saggio introduttivo e alcune illustrazioni inedite. I Testi sono in traduzione italiana con versione originale a fronte.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span>, nato a Calimera di Lecce, è una delle più singolari personalità del mondo dello spettacolo. Attore per professione è antropologo per vocazione. La distanza tra i due ambiti di interesse ha alimentato per anni l’idea che esistessero due persone con lo stesso nome: una appartenente al mondo dello spettacolo, l’altra inserita in qualche università italiana. Le due figure si sono ricongiunte grazie a Maria Corti, sua maestra e scrittrice che in più occasioni pubbliche ne ha parlato mettendo in rilievo la sua singolarità.</p>
<p>Altre pubblicazioni di Brizio Montinaro su temi analoghi:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Salento povero</em></span>, Longo editore (1976)</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">San Paolo dei serpenti. Analisi di una tradizione</span>, </em>Sellerio (1996)</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Danzare col ragno</em></span>, libro+cd, Argo (2007)</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Musiche e Canti Popolari del Salento vol 1 e 2</span></em>, cd doppio, edizioni Aramirè (2002, precedente in due LP della collana Albatros dell&#8217;editoriale Sciascia, diretta da Roberto Leydi, con il titolo &#8220;Musiche e canti popolari del Salento, Vol. 1 e 2&#8243; rispettivamente nel 1977 e 1978)</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Musiche e Canti Popolari del Salento vol 3</span>, cd, edizioni Aramirè (2006)</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Canti di pianto e d’amore dell’antico Salento</em></span>, Bompiani (1994/ 2015)</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Il tesoro delle parole morte. La poesia greca del Salento</em></span>, Argo (2009)</p>
<p>Una mia intervista a Brizio Montinaro (dal titolo <em>La ricerca del Salento perduto )</em>, pubblicata anche sul mio <span style="color: #ff0000;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a></em></span> (Itinerarti), si può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/ </a></p>
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		</item>
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		<title>ll tarantismo mediterraneo: luoghi e protagonisti</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2019/05/25/l-tarantismo-mediterraneo-luoghi-e-protagonisti/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2019/05/25/l-tarantismo-mediterraneo-luoghi-e-protagonisti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 May 2019 15:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Convegno di studi a 60 anni dalla ricerca di Ernesto de Martino nel Salento Nardò, Chiostro dei Carmelitani, 23 giugno 2019, ore 18 Coordinamento scientifico: Vincenzo Santoro A sessanta anni dalla mitica ricerca compiuta da Ernesto de Martino sul tarantismo salentino, i cui risultati confluirono nel celebre saggio La terra del rimorso, l’Associazione Diotimart e le edizioni Itinerarti, insieme al Comune di Nardò,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/05/25/l-tarantismo-mediterraneo-luoghi-e-protagonisti/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><i><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/tarantakircher.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1960" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/tarantakircher-214x300.jpg" alt="tarantakircher" width="214" height="300" /></a></i><i>Convegno di studi a 60 anni dalla ricerca di Ernesto de Martino nel Salento</i></p>
<p>Nardò, Chiostro dei Carmelitani, 23 giugno 2019, ore 18</p>
<p>Coordinamento scientifico: <span style="color: #993300;">Vincenzo Santoro</span></p>
<p>A sessanta anni dalla mitica ricerca compiuta da Ernesto de Martino sul tarantismo salentino, i cui risultati confluirono nel celebre saggio <i>La terra del rimorso</i>, l’Associazione Diotimart e le edizioni Itinerarti, insieme al Comune di Nardò, propongono un momento di riflessione sulle ultime acquisizioni della ricerca sul fenomeno, con particolare riferimento alla sua dimensione <i>mediterranea.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Programma</p>
<p>Saluti istituzionali</p>
<p>Introduzione: <span style="color: #993300;">Vincenzo Santoro</span>, responsabile dipartimento Cultura e Turismo, Associazione Nazionale Comuni Italiani</p>
<p>Prologo: <span style="color: #ff0000;"><strong>Omaggio ai musicisti neretini del tarantismo</strong></span></p>
<p>proiezione della parte pugliese di <em>Sentite buona gente</em>, spettacolo di musiche tradizionali delle regioni italiane, curato da <span style="color: #993300;">Roberto Leydi</span>, <span style="color: #993300;">Diego Carpitella</span> e <span style="color: #993300;">Alberto Negrin</span> che andò in scena al Piccolo Teatro di Milano all’inizio del 1967, e in cui uno spazio importante ebbe l’esibizione dell’orchestrina dei <span style="color: #ff0000;">Musici – terapeuti di Nardò</span>, composta da <span style="color: #993300;">Luigi Stifani</span> (violino), <span style="color: #993300;">Tora Marzo</span> (tamburello), <span style="color: #993300;">Pasquale Zizzari</span> (organetto), <span style="color: #993300;">Giuseppe Ingusci</span> (chitarra).</p>
<p>Sessione 1: <strong>D</strong><span style="color: #333333;"><strong>eclinazioni locali di un fenomeno mediterraneo</strong></span></p>
<p><i><span style="color: #ff0000;">Il tarantismo in Sicilia</span> </i>&#8211; <span style="color: #993300;">Sergio Bonanzinga</span>, università di Palermo</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><i>I rituali dell’Argia in Sardegna</i></span> – <span style="color: #993300;">Marco Lutzu</span>, università di Cagliari</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Francisco Xavier Cid e il tarantismo in Spagna</em></span> &#8211; <span style="color: #993300;">Manuel De Carli</span>, università di Tours</p>
<p>Intermezzo: <span style="color: #993300;">Gino Di Mitri</span>, <span style="color: #ff0000;"><i>La sonata pallida. Impatto fisico dei suoni e teoria musicale dell’ethos da Kircher a Stifani</i></span></p>
<p>Sessione 2:  Presentazione del nuovo libro di<strong><span style="color: #993300;"> Brizio Montinaro</span>: </strong><span style="color: #ff0000;"><i>Il teatro della taranta. Tra finzione scenica e simulazione</i></span>, Carocci 2019</p>
<p>L&#8217;iniziativa fa parte del programma del festival Folkbooks.</p>
<p>Scheda sul libro</p>
<p><em>Il teatro della taranta</em> contiene una raccolta di 5 testi teatrali, molto rari e dimenticati, tenuti insieme dal tema del tarantismo e appartenenti al genere comico, in realtà sono veri e propri documenti per uno studio tutto nuovo appartenente all’ambito dell’antropologia culturale. Moltissime sono le novità assolute. Comprese le immagini. Creare il contesto in cui sono fiorite queste pièces permette al lettore di apprezzarne meglio il profumo e soprattutto di scoprire molte altre cose del tutto inedite come, ad esempio, che il tarantismo non fu un fenomeno di ambito locale legato al Salento ma un fenomeno molto diffuso, e da lunga data, in gran parte dell’Europa meridionale con implicazioni scientifiche che coinvolsero medici e studiosi di ogni genere sparsi per l’intera Europa. Si scopre così una realtà molto più variegata e ricca di quanto l’importante inchiesta di Ernesto de Martino abbia saputo mettere in luce e soprattutto uno sguardo sul tarantismo totalmente nuovo. Gli autori delle opere teatrali qui presentate sono tutti di grande rilievo a cominciare da Pedro Calderon de la Barca per finire al nostro Francesco Albergati Capacelli e coprono un arco di tempo che sfiora i tre secoli: dal Siglo de Oro all’ Ottocento. Il fatto che i testi sono quasi tutti testi satirici o comici, a volte molto divertenti, ci fa capire come era visto il tarantismo dagli scrittori e soprattutto come poteva essere recepito dal pubblico che frequentava i teatri e che di casi di tarantismo era sicuramente testimone. E questo sia in tutta l’Italia, dove il tarantismo era sommamente diffuso, che in Francia o in Spagna. Senza distinzione.</p>
<p>I testi sono:</p>
<p>1.<span style="color: #ff0000;"><em> La Franchota</em></span> di <span style="color: #993300;">Pedro Calderon de la Barca</span> (1600 – 1681)</p>
<p>2. <em><span style="color: #ff0000;">Los Atarantados</span></em> di <span style="color: #993300;">Luis Vélez de Guevara</span> (1579 – 1644)</p>
<p>3. <span style="color: #ff0000;"><em>La tarantola</em></span> di <span style="color: #993300;">Francesco Albergati Capacelli</span> (1728 – 1804)</p>
<p>4. <em><span style="color: #ff0000;">Le danceur eternel</span></em> di <span style="color: #993300;">M.Clement</span>*** (* &#8211; 1809)</p>
<p>5. <span style="color: #ff0000;"><em>La tarentule</em></span> di <span style="color: #993300;">Eugène Scribe</span> (1791 – 1861)</p>
<p>Mentre grandi uomini di scienza: medici, naturalisti, filosofi di tutta Europa come S. Blancaart, G. Cardano, E. Ferdinando, F. Serao, E. F. Leonhardt, M. S. di Renzi e F. Cid si interrogavano molto seriamente sull’essenza del tarantismo e sulle cure per guarire da questa malattia che certo doveva apparire anche a loro misteriosa e difficile da dominare, nei più importanti teatri del Sud d’ Europa ci si dilettava e si rideva seguendo le vicende di personaggi, veri o falsi tarantati, messi in scena sia in spettacoli di prosa sia in acclamati balletti con star internazionali.</p>
<p>Il volume si prevede di circa 220 pagine incluso il saggio introduttivo e alcune illustrazioni inedite. I Testi sono in traduzione italiana con versione originale a fronte.</p>
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		<title>Cardìa: di pianto e d&#8217;amore. A Saragozza in dicembre spettacolo e convegno sulle relazioni fra Aragona e Salento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2016 16:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Aragona]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia Salentina]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A Saragozza, il 17 e 18 dicembre 2016, in occasione della prima di Cardìa, il nuovo spettacolo in musica e danza di Miguel Ángel Berna e Manuela Adamo in collaborazione con Brizio Montinaro, si svolgerà un convegno, curato da Andrea Carlino e Manuela Adamo, in cui intellettuali spagnoli e italiani cercheranno di individuare i nessi, le analogie e le convergenze fra la... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/11/15078943_1169729619740989_8577321235093152620_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2603" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/11/15078943_1169729619740989_8577321235093152620_n-204x300.jpg" alt="15078943_1169729619740989_8577321235093152620_n" width="204" height="300" /></a>A Saragozza, il 17 e 18 dicembre 2016, in occasione della prima di <strong><span style="color: #993300;">Cardìa</span></strong>, il nuovo spettacolo in musica e danza di <span style="color: #ff0000;">Miguel Ángel Berna</span> e <span style="color: #ff0000;">Manuela Adamo</span> in collaborazione con <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span>, si svolgerà un convegno, curato da Andrea Carlino e Manuela Adamo, in cui intellettuali spagnoli e italiani cercheranno di individuare i nessi, le analogie e le convergenze fra la cultura immateriale dell&#8217;Aragona e del Salento, che sono alla base dello spettacolo, con particolare riferimento al fenomeno storico del tarantismo, diffuso in passato anche in Spagna, e al grande interesse contemporaneo, che accomuna le due terre, per i balli tradizionali.</p>
<p>Il programma è così strutturato:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>17 dicembre, 16-18,30</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>I riti della vita: Aragona, Salento e la forza della tradizione</em></span></p>
<p>Introduzione di <span style="color: #ff0000;">Ignacio Escuín Borao</span> (direttore generale di Cultura e Patrimonio, Governo dell’Aragona)</p>
<p>Interventi di <span style="color: #ff0000;">Josè Luis Corral <span style="color: #333333;">(</span></span>università di Saragozza); <span style="color: #ff0000;">Andrea Carlino</span> (università di Ginevra); <span style="color: #ff0000;">Berardino Palumbo</span> (università di Messina); <span style="color: #ff0000;">Manuel De Carli</span> (università di Tours)</p>
<p>18 dicembre, 11-13,30</p>
<p>Presentazione del libro di <span style="color: #ff0000;">Marius Schneider</span>, <em style="color: #800000;">La danza delle spade e la tarantella</em><span style="color: #333333;">, edito da <span style="color: #ff0000;">Institución Fernando el Catolico</span></span></p>
<p>Interventi di <span style="color: #ff0000;">Carlos Forcadell</span> (direttore della IFC); <span style="color: #ff0000;">Manuela Adamo</span> (compagnia di Miguel Ángel Berna, curatrice della nuova edizione del libro); <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> (studioso di cultura popolare, Associazione Nazionale Comuni Italiani); <span style="color: #ff0000;">Javier Barreiro</span> (scrittore e ricercatore)</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Jota, pizzica e la re-invenzione della tradizione</em></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Javier Barreiro</span> (scrittore e ricercatore); <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> (studioso di cultura popolare); <span style="color: #ff0000;">Sandro Cappelletto</span> (giornalista e scrittore), <span style="color: #ff0000;">Flavia Gervasi</span> (università di Montreal)</p>
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<hr />
<p>Cardia è un viaggio nell’anima di due regioni del sud d’Europa: l’Aragona e il Salento. Terre distanti, si dirà, oggi diverse, addirittura estranee, benché abbiano condiviso un tratto di storia quando agli albori dell’età moderna gli aragonesi governarono l’Italia meridionale. Eppure, scavando nelle tradizioni, nella memoria popolare, nei recessi del patrimonio immateriale di queste terre si scorgono affinità inaspettate, curiose coincidenze, tracce, forse, di una patria culturale comune: musiche e balli per curare il mal-essere miticamente generato dal morso di un ragno o di uno scorpione; canti e lamenti di prefiche che accompagnano la straziante separazione dei morti dai vivi; coltelli e bastoni che maneggiati con maestria riproducono in un disegno coreutico perfetto la tensione di scontri e duelli. Coincidenze o convergenze? La ricerca, ai primi passi su questi temi, è ancora da approfondire. Si tratta comunque di segni che attestano una sensibilità comune, modi analoghi che le tradizioni popolari, superando i confini posti dalla storia, preservano e tramandano per scandire i tempi e i fatti della vita.</p>
<p>I gesti, le danze, le musiche e le parole che compongono Cardia sono, dunque, quelli che nei secoli, per coincidenza o per convergenza, hanno dato voce in queste due regioni agli accadimenti che segnano il volgere dell’umana avventura, quelli che irrompono nel quotidiano e sembrano alterare per sempre l’ordine del mondo, quelli che agitano le passioni, alterano gli equilibri, scompaginano l’esistenza. Amore, disperazione, follia; sofferenza, malattia, remissione del male; i conflitti che scuotono il quotidiano, per rabbia, onore o vendetta; la morte, soprattutto, l’estremo dramma della perdita di una persona cara; e poi la vita, di nuovo, che festosamente ricomincia. Sono questi gli aspetti di un ciclo vitale costellato di emozioni, gioie e dolori che, in Aragona come in Salento, sono narrate, commentate, addomesticate da rituali, canti e poesia. Essi esprimono la volontà di una comunità intera di attraversare le temperie individuali e di ristabilire l’ordine del mondo, facendo appello insieme, coralmente, al savoir-faire e al savoir-vivre perpetuato in antiche tradizioni.</p>
<p>Elemento centrale di questa vicenda mondana e delle sue rappresentazioni, nella storia viva come in questo spettacolo, è il cuore &#8211; cardia, sacello dell’anima sensibilis. Nella cultura dell’antica Grecia, in particolare quella che sistematizzata da Aristotele e che è a fondamento di tanta parte della civiltà occidentale come di quella araba, il cuore è l’organo che sente, tripudia e patisce. Battendo, attraverso il fluire del sangue, irradia lo spirito vitale, il sentire che anima, muove e commuove tutto il corpo. Ecco perché Cardia: cos’altro sono musica, danza e rituali se non prodigiosi artifici elaborati per commuovere (cum movere), per muovere insieme, per accordare i battiti del cuore e i flussi del sentire?</p>
<p>Non a caso cardia è vocabolo ricorrente nel repertorio tradizionale di canti d’amore e di lamentazioni funebri in grico, nell’odierna Grecìa salentina: un cuore composto da quattro foglie chiuse a bocciolo, recita uno di questi componimenti raccolti e studiati alcuni anni fa da Brizio Montinaro.</p>
<p>Per approfondimenti, si possono consultare i seguenti libri di Brizio Montinaro:</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Canti di pianto e d&#8217;amore dell&#8217;antico Salento</em></span>, Bompiani (<a href="http://www.briziomontinaro.it/canti_di_pianto">http://www.briziomontinaro.it/canti_di_pianto</a>)</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Il tesoro delle parole morte. La poesia greca del Salento</em></span>, Argo (<a href="http://www.briziomontinaro.it/il_tesoro_delle_parole_morte">http://www.briziomontinaro.it/il_tesoro_delle_parole_morte</a> )</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Danzare col ragno</em></span>, libro+cd, Argo ( <a href="http://www.briziomontinaro.it/danzare_col_ragno">http://www.briziomontinaro.it/danzare_col_ragno</a> )</p>
<p>Una mia intervista a Brizio Montinaro (dal titolo <span style="color: #993300;"><em>La ricerca del Salento perduto</em></span> )si può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/ </a></p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;linkname=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F11%2F20%2Fcardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento%2F&amp;title=Card%C3%ACa%3A%20di%20pianto%20e%20d%E2%80%99amore.%20A%20Saragozza%20in%20dicembre%20spettacolo%20e%20convegno%20sulle%20relazioni%20fra%20Aragona%20e%20Salento" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/11/20/cardia-di-canto-e-damore-a-saragozza-in-dicembre-spettacolo-e-convegno-sulle-relazioni-fra-aragone-e-salento/">Cardìa: di pianto e d&#8217;amore. A Saragozza in dicembre spettacolo e convegno sulle relazioni fra Aragona e Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Pubblicati di recente due libri che hanno come titolo due distinti lamenti funebri della tradizione grica</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 16:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[grico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Singolare avvenimento: sono usciti di recente due romanzi i cui titoli sono tratti da lamenti funebri (moroloja) della tradizione grica, pubblicati dallo studioso Brizio Montinaro in &#8220;Canti di pianto d&#8217;amore dell&#8217;antico Salento (Bompiani). Si tratta di Tutto è notte nera di Umberto Matino uscito per le Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine di Pordenone e di Viene la morte che non rispetta di Alessandro Defilippi edito dalla... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/12/18/appena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/12/canti_di_pianto_copertina-nuova.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2351" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/12/canti_di_pianto_copertina-nuova-197x300.jpg" alt="canti_di_pianto_copertina-nuova" width="197" height="300" /></a>Singolare avvenimento: sono usciti di recente due romanzi i cui titoli sono tratti da lamenti funebri (moroloja) della tradizione grica, pubblicati dallo studioso <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span> in &#8220;<span style="color: #800000;">Canti di pianto d&#8217;amore dell&#8217;antico Salento </span>(Bompiani). Si tratta di <strong><span style="color: #800000;"><em>Tutto è notte nera</em></span></strong> di Umberto Matino uscito per le Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine di Pordenone e di <strong><span style="color: #800000;"><em>Viene la morte che non rispetta</em></span></strong> di Alessandro Defilippi edito dalla casa editrice Einaudi. I due titoli sono la traduzione rispettivamente di <span style="color: #0000ff;">Panta nafta scotinì</span> e <span style="color: #0000ff;">Erchete o Tanato pu e&#8217; mma respettei</span>.</p>
<p>Ne dà notizia lo stesso Montinaro sul suo blog: <a href="http://www.briziomontinaro.it/blog/i-libri-parlano-ai-libri">www.briziomontinaro.it/blog/i-libri-parlano-ai-libri</a></p>
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<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span>, salentino di Calimera, ma ormai da tanti anni residente a Roma, lavora come attore per il teatro, il cinema e la televisione. Nel corso degli anni ha anche svolto delle importanti ricerche sulla cultura popolare, salentina e non, da cui sono state tratte una serie di raffinate pubblicazioni. Una lunga intervista di qualche anno fa dove racconta del suo rapporto con la cultura popolare salentina (e non solo) si può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/</a></p>
<p>Il libro <em><span style="color: #993300;">Canti di pianto d&#8217;amore dell&#8217;antico Salento</span></em> è stato appena ripubblicato da Bompiani (info qui: <a href="http://www.briziomontinaro.it/blog/canti-di-pianto-e-damore-dall-antico-salento">http://www.briziomontinaro.it/blog/canti-di-pianto-e-damore-dall-antico-salento</a> )</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F12%2F18%2Fappena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica%2F&amp;linkname=Pubblicati%20di%20recente%20due%20libri%20che%20hanno%20come%20titolo%20due%20distinti%20lamenti%20funebri%20della%20tradizione%20grica" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F12%2F18%2Fappena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica%2F&amp;linkname=Pubblicati%20di%20recente%20due%20libri%20che%20hanno%20come%20titolo%20due%20distinti%20lamenti%20funebri%20della%20tradizione%20grica" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F12%2F18%2Fappena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica%2F&amp;linkname=Pubblicati%20di%20recente%20due%20libri%20che%20hanno%20come%20titolo%20due%20distinti%20lamenti%20funebri%20della%20tradizione%20grica" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F12%2F18%2Fappena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica%2F&amp;linkname=Pubblicati%20di%20recente%20due%20libri%20che%20hanno%20come%20titolo%20due%20distinti%20lamenti%20funebri%20della%20tradizione%20grica" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F12%2F18%2Fappena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica%2F&amp;linkname=Pubblicati%20di%20recente%20due%20libri%20che%20hanno%20come%20titolo%20due%20distinti%20lamenti%20funebri%20della%20tradizione%20grica" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F12%2F18%2Fappena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica%2F&amp;title=Pubblicati%20di%20recente%20due%20libri%20che%20hanno%20come%20titolo%20due%20distinti%20lamenti%20funebri%20della%20tradizione%20grica" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/12/18/appena-usciti-due-libri-aventi-come-titolo-due-distinti-lamenti-funebri-della-tradizione-grica/">Pubblicati di recente due libri che hanno come titolo due distinti lamenti funebri della tradizione grica</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>San Rocco di Torrepaduli nel mondo contadino del Salento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/17/san-rocco-di-torrepaduli-nel-mondo-contadino-del-salento/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 12:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[San Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Torre Paduli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Brizio Montinaro racconta l&#8217;antica festa di Vincenzo SantoroBrizio Montinaro, salentino di Calimera, ma ormai da tanti anni residente a Roma, lavora come attore per il teatro, il cinema e la televisione. Nel corso degli anni ha anche svolto delle importanti ricerche sulla cultura popolare, salentina e non, da cui sono state tratte una serie di raffinate pubblicazioni. Montinaro in particolare... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/17/san-rocco-di-torrepaduli-nel-mondo-contadino-del-salento/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Brizio Montinaro racconta l&#8217;antica festa</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;"> di </span><span style="font-weight: bold; color: #000000;">Vincenzo Santoro</span><br style="color: #000000;" /></span><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/sanrocco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1864" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/sanrocco-225x300.jpg" alt="sanrocco" width="225" height="300" /></a>Brizio Montinaro</strong></span>, salentino di Calimera, ma ormai da tanti anni residente a Roma, lavora come attore per il teatro, il cinema e la televisione. Nel corso degli anni ha anche svolto delle importanti ricerche sulla cultura popolare, salentina e non, da cui sono state tratte una serie di raffinate pubblicazioni.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Montinaro in particolare frequenta la <span style="color: #993300;"><strong>f</strong><strong>esta di San Rocco a Torrepaduli</strong></span> per ragioni personali e di studio dalla fine degli anni Quaranta del Novecento. In questa intervista, tratta da una conversazione più ampia pubblicata su</span></span><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"> Melissi n. 12/13, luglio 2006</span></span><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, con il titolo <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/07/15/la-ricerca-del-salento-perduto/"><em>La ricerca del Salento perduto</em></a>, ci offre un prezioso e affascinante racconto di questa sua esperienza, che ci permette di recuperare la memoria reale di una delle feste più importanti del Salento (e in particolare l&#8217;unica caratterizzata dalla presenza forte di una tradizione musicale e coreutica, a cui viene dato il nome di <em>danza scherma</em>).</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"><span style="font-style: italic; color: #000000;">Tu sei un testimone importante e non voglio lasciarmi sfuggire questa occasione per sapere cosa veramente accadeva. Per cominciare: come è nato il tuo interesse per la festa di San Rocco?</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Con questa tua domanda mi scaraventi indietro con la memoria a più di cinquant’anni fa. A quando ero bambino. Infatti, per vicende personali come ti ho detto, frequento il santuario di san Rocco dal 1948. Da allora ci sono andato tutti gli anni, <span id="more-162"></span>tranne uno. Sembra impossibile ma è così. E quasi sempre sono andato proprio nei giorni della festa. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="font-style: italic; color: #000000;">Questo me lo hai già detto. Ma come mai ci sei andato per tutto questo tempo?</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Il mistero è presto svelato. A quel tempo, come un male sfuggito dal vaso di Pandora, circolava silenziosa tra la gente una malattia terribile che mieteva vittime a centinaia: il tifo. Io mi ammalai proprio di questa malattia e fui prossimo alla morte. Mi raccontano che un giorno del mio lungo periodo di degenza il medico, dopo aver fatto tutto quello che si poteva e anche di più, amareggiato disse a mia madre: «Signora, perda pure le speranze perché ormai non c’è più nulla da fare, è questione di ore e il bambino muore. Non ha quasi più polso ormai». Avevo quasi cinque anni.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">La notizia della mia morte imminente si diffuse subito nel vicinato e da qui corse per il resto del paese. La morte di una persona allora, aveva un senso profondo, religioso, che scuoteva l’intera comunità. Oggi è solo una notizia che si dimentica dopo cinque minuti.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Era la fine di maggio, forse i primi di giugno. Non ricordo. C’era un sole fortissimo. Questo sì lo ricordo con certezza.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Le case dei nostri paesi allora erano quasi tutte uguali. Case povere. Davano tutte sulla strada ed erano composte da una stanza d’ingresso, una camera da letto, la cucina e il bagno, quando c’era. Altrimenti, separato dal resto dell’abitazione si usava uno stanzino, in fondo al giardino, con un cesso alla turca.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Nella prima stanza troneggiava di solito il letto dei genitori. Tutti i figli dormivano nella seconda stanza. Io però ero nella prima stanza quando successe il fatto.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">La porta di casa aveva gli scuri chiusi ed era accostata a forbice. Una lama di luce penetrava fendendo il buio. Una di quelle lame di sole salentino, terribile e ardentissimo. Ero nel letto, pulito e con le lenzuola bianchissime. Solo, in quella grande stanza buia con la volta a stella che mi stava sempre davanti agli occhi. Mia madre, costretta da mia nonna, era andata di là in cucina a tentare di mangiare qualcosa. Passava le giornate a digiuno, povera donna, accanto al letto. Non si accendeva neanche il focolare.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Quanto segue è quello che “credo” di aver visto. Quello che ricordo.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Era da poco passato mezzogiorno. Avevo sentito suonare le campane.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Dopo giorni e giorni che non parlavo riuscii a chiamare mia madre, facendo una fatica immensa per farmi sentire. Venne correndo, spaventata, perché non sapeva cosa stava accadendo. “Che è successo? Dimmi, figlio mio!” mi disse. Ed io feci questo racconto che ripeto in italiano e non in dialetto come allora: «È venuto San Rocco, mamma. È entrato dal buco della porta. Si è avvicinato al letto, mi ha messo la mano destra sulla testa e mi ha detto: “Da oggi in avanti tu starai bene e dovrai venire ogni anno nella chiesa piccina di Torre”». Mia madre ascoltando questa storia rimane stupefatta, poi chiama urlando mia nonna che si precipita dalla cucina convinta che io ormai stia morendo. Ripeto anche a mia nonna lo stesso racconto. Mi chiedono particolari. Io allora descrivo l’abbigliamento del santo. Dico che aveva una mantellina con una specie di “pagnotta” sul petto: era la conchiglia dei pellegrini. E aveva con sé un cane che stava lì, ai piedi del letto, con un osso in bocca. Puoi immaginare cosa ha potuto scatenare in mia madre e in mia nonna questo racconto. Attratti dalle urla arrivano i vicini di casa. Anch’essi ascoltano il racconto, che io ripetevo sempre con le stesse precise parole, e poi corrono via urlando per le strade sotto un sole abbacinante: «È un miracolo, un miracolo! Brizio ha visto san Rocco!». </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">In effetti, pochi giorni dopo l’apparizione del Santo ero già in piedi nonostante fossi stato a letto malato per un paio di mesi. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Da quel momento parenti, amici e vicini di casa mi sottoposero a una serie di test. Ricordo che mi facevano scorrere sotto gli occhi una grande quantità di immaginette sacre, alcune somiglianti all’immagine di san Rocco altre no, sperando che io potessi confondermi ed indicare un altro santo invece di quello che avevo visto ma io, in questo passaggio di figurine che mi facevano vedere, individuavo sempre l’immagine di San Rocco. Anche il prete è venuto, mi ha fatto rifare il racconto e poi mi ha sottoposto a trabocchetti vari per farmi cadere in contraddizione, ma niente: io ripetevo il mio racconto sempre con le stesse parole, e riconoscevo tra mille sempre la stessa immagine. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Stando così le cose, arrivata la prima festa, mia madre sentì l’obbligo di portarmi al santuario di San Rocco per ringraziarlo di quanto aveva fatto per me. Per noi.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Questo è quanto. I primi anni ci andai condotto. Dopo, perché “non ci credo ma comunque…” e infine, per i miei interessi di natura storico-antropologica. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="font-style: italic; color: #000000;">Come si arrivava al Santuario?</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Allora le strade non erano asfaltate. La guerra era finita da poco. I paesi erano poverissimi. I mezzi di trasporto pubblici non esistevano quasi e comunque non per Torrepaduli. Si arrivava con una grande fatica. A noi il primo anno ci portò uno zio di mia madre che possedeva un’asina con un carretto. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">San Rocco a quei tempi era un santo taumaturgo molto amato. Per la sua festa arrivava gente da tutta la Puglia. Anche dalla Basilicata.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">In genere noi partivamo il 14 di agosto, al tramonto per evitare il caldo, e arrivavamo a Torrepaduli al sorgere dell’alba del giorno dopo. Mi ricordo in quegli anni, ma anche in quelli appena successivi, la grande quantità di pellegrini che vedevamo passare a piedi da Calimera diretti a Torre prima ancora che noi si partisse per la stessa meta con il carretto di mio zio. Molti erano anche i traini che svolgevano pubblico servizio. Quindi, per rispondere alla tua domanda, si andava soprattutto a piedi o con i carretti. In seguito arrivarono le corriere. E ancora dopo, quando un po’ di benessere era ormai giunto anche da noi, con le automobili pubbliche e private. Ma è un altro racconto. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Una volta partiti con il traino, si stava ore ed ore a viaggiare. Ricordo ancora i canti e i racconti che si facevano per far passare il tempo. Quanto più ci avvicinavamo a Torre tanto più si vedeva gente che camminava ai margini delle strade carica dei propri fagotti. File lunghe e nere. C’era sempre qualcuno che veniva investito, chi si sentiva male, chi si sedeva sui muretti a secco ai margini della via per riposare stremato dalla stanchezza. Tutto questo avveniva di notte, ricordalo. Ad un certo punto, i carretti che provenivano da direzioni diverse convergevano sulla strada che conduceva a Ruffano e camminavano in fila. Avanzavano verso Torrepaduli lentamente, con le lanterne accese sistemate in basso, sotto il carretto, per illuminare la strada. Ricordo che, stravolto dal sonno, con il capo appoggiato nel grembo di mia madre, sentivo i grandi che biascicavano preghiere che non capivo, poi risate. E finalmente, con le prime luci dell’alba, si arrivava a Torrepaduli. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="font-style: italic; color: #000000;">Com’era allora Torrepaduli?</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">L’immagine che conservo nella memoria è abbastanza diversa da quella di oggi. C’era campagna, solo campagna, con vigneto, tabacco e alberi di fico. In mezzo la chiesetta. Era un santuario di campagna. Isolato. A mezza strada fra Torre e Ruffano.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Si arrivava lì la mattina, ci si sistemava in qualche posto al riparo del sole &#8211; gli alberi di fico enormi e fronzuti erano il riparo migliore &#8211; e si stava l’intero giorno. La prima cosa da fare era andare a trovare il santo. C’era una folla impressionante. Riuscire a penetrare nella chiesa era un’operazione molto difficile e faticosa, anche perché bisognava stare attenti a non pestare quelli che entravano ginocchioni o strisciavano il pavimento con la lingua. Tutti si dirigevano contemporaneamente verso la statua del santo posata su un fercolo modestamente barocco. Ricordo bene il caldo infernale che c’era all’interno, le spinte, le tantissime candele che bruciavano l’ossigeno. Si moriva dal caldo, non si respirava. Chi sveniva da una parte, chi sveniva dall’altra. Io mi ricordo – e i miei me lo hanno sempre confermato &#8211; che il primo anno, appena entrato urlai «Ecco chi mi ha fatto la grazia!», indicando la statua di San Rocco. E tutta la gente si è girata verso di me&#8230;</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">C’era chi offriva al Santo i propri abiti. Bambini venivano denudati dalle madri per regalare i vestiti a san Rocco. Per grazia ricevuta. Io non lo feci perché li avevo offerti a san Brizio, durante una processione fatta apposta a Calimera per questo evento. Processione che giunse fino a casa mia, dove mi spogliarono davanti a tutti e sollevandomi nudo per aria mi esibirono e mi offrirono al santo protettore di Calimera. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Mi ricordo, un altro anno, un busto di gesso offerto al Santo da una donna che era guarita miracolosamente. Altri portavano da donare comuni ex-voto in argento: chi una gamba, chi un cuore, chi una testa e le pareti della chiesa erano piene di questa roba. Un anno un giovane ha donato la stampella perché il santo lo aveva guarito e ormai camminava senza. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">La situazione all’interno della chiesa era veramente impressionante. Il senso del sacro quasi tangibile. C’era una fortissima tensione emotiva che spingeva i pellegrini inesorabilmente verso la statua di san Rocco che bisognava raggiungere e toccare. Quindi spinte, litigi. I devoti facevano di tutto pur di arrivare lì e strusciare il fazzoletto sulla statua. Il fazzoletto diventava così l’amuleto che funzionava tutto l’anno, che fungeva da Santo in casa, seguendo una regola classica della magia. Quella del contatto. Nel comportamento quasi isterico dei fedeli grondanti sudore e lacrime c’era una grande dose di paganesimo. Finalmente arrivati davanti alla statua del Santo gli si offriva il pesante fardello della sofferenza, della fatica del viaggio e silenziosamente si chiedeva una grazia o si ringraziava per la grazia ricevuta. In generale si chiedeva di stare bene, ma fisicamente. Non c’era nulla di trascendentale nelle richieste. L’unica cosa che si poteva donare al Santo in cambio dei propri </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">desiderata</span><span style="color: #000000;"> era la fatica fatta per andarlo a trovare. La sofferenza: uno dei valori fondamentali del pellegrinaggio antico. Oggi questo non esiste più. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="font-style: italic; color: #000000;">Poi la sera usciva la processione&#8230;</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Sì, portato a termine il saluto a san Rocco e ascoltata la messa, usciva la processione. Sì, chiamiamola così, in realtà quella che si chiamava processione non aveva alcuna struttura. Annunciata dal suono delle campane e da qualche colpo secco appariva d’un tratto sulle spalle dei fedeli la statua di san Rocco. Ricordo i visi dei devoti ammassati nel piazzale davanti all’uscita del Santo. Facce mai più viste da nessuna parte. Contadine e contadini con i visi solcati da profonde rughe bruciate dal sole che fissavano la statua che avanzava caracollando tra la folla. Gli occhi lucidi, sofferenti. Poi la massa informe si apriva in due ali disordinate che si avviavano nella strada che dal santuario porta a Torrepaduli. Camminavano un po’ alla rinfusa biascicando qualche preghiera o accennando a un canto liturgico. Ricordo il suono stridente di un megafono entro il quale qualche seminarista urlava brani di preghiere o annunciava lo smarrimento di qualche bambino. Marce eseguite da una banda scalcinata. E intanto il Santo avanzava trionfante bloccato a ogni decina di metri da emigranti devoti che appendevano dollari, marchi o franchi su nastri colorati o li depositavano in cesti di vimini oppure fermato da un gruppo di giovani, che forniti di tamburelli, gli offrivano una suonata. Ricordo la statua del Santo coperta di denaro e ricordo anche cuscini di velluto neri, sistemati sulla facciata del santuario, dove tutti potevano metter soldi. Ma i soldi li si poteva depositare anche in una sacrestia annessa al santuario, dove si segnavano le messe per i vivi e i defunti. Le offerte… C’era un commercio pazzesco. Ma tu lo sai che a metà anni settanta il giro d’affari del Santuario della Madonna di Pompei superava quello dell’Alitalia?</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Tuttavia la partecipazione della gente era molto commovente. La festa di san Rocco non era quello che si pensa oggi quando si pronuncia la parola festa. Era, come tutte le feste nei santuari, una dramma quasi, piena di sofferenza ma anche di liberazione. Si andava lì perché si stava male, e si implorava di stare bene. Concretamente. Su tutto questo grumo di sentimenti forti dominava la speranza: l’inganno di un anno. E poi il ritorno l’anno successivo.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">La processione, tra una sosta e l’altra, giungeva in paese e si snodava con un percorso rituale, prestabilito, lungo le tortuose e strette vie di Torre. Le case venivano aperte, illuminate per il passaggio del Santo. Le stanze così esposte apparivano pulitissime, linde. Troneggiavano lettoni enormi in ghisa e madreperla: liberty. Quando poi la via si restringeva e la gente si accalcava strusciando quasi lungo i muri si poteva anche sentire il profumo degli interni. Il profumo del basilico. Della cedrina. I colori delle dalie e delle zinie risplendevano nei portafiori. Poi col passare del tempo tutto questo si trasformò. Gli interni delle case cambiarono. Non c’era più il letto di ghisa con la madreperla. Al suo posto mostravano uno squallore pretenzioso letti di legno con incastonati nella testiera specchi a forma di ventaglio. Sedie con alte spalliere, quasi troni, la cui finta pelle era ricoperta per protezione col cellofan. Scomparvero i vasi di terracotta. Vennero sostituiti da quelli di plastica. La plastica e l’alluminio anodizzato col passare degli anni spuntarono un po’ dappertutto. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Cambiò anche il modo di vestire. Soprattutto delle donne. Prima dignitose contadine, con vestiti semplici confezionati da sartine del luogo, poi giovani alla moda con tristi abiti di pessima qualità ad imitazione di quelli ammirati sulle riviste che potevano trovare dal parrucchiere.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Al santuario di san Rocco di Torrepaduli si poteva ritrovare della gente che altrove non si riusciva più a vedere. Avevano tutti uno stesso stigma che li distingueva. Quelle facce le si poteva osservare solo lì, venute fuori da chissà dove.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Quello che ora sto raccontando avveniva nei primi anni della mia frequentazione. Diciamo fino alla fine degli anni sessanta. Poi, come le cose, cambiarono pure le persone.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Nella prima metà degli anni settanta, quando scrissi il saggio per </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Salento Povero</span><span style="color: #000000;">, i contadini cominciarono a credere sempre meno ai santi e sempre più ai medici. Spostarono la loro fede verso la scienza, presero i “treni della speranza” e partirono per essere ricevuti dai luminari della medicina a Roma, a Parma o a Milano. Luminari che potessero salvarli dai loro mali. E compivano così un altro rito – diverso da quello di prima – ma sempre rito. Parallelamente, in una sorta di dissolvenza incrociata, arrivava al santuario una classe nuova, non più di contadini ma di impiegati e professionisti che, perduta la fiducia nella scienza, si rivolgevano di nuovo all’irrazionale, al magico, al divino. Prima questo tipo di persone non si sarebbero neanche avvicinate ad un santuario, non gli interessava. Poi ci fu questo cambiamento. Non riguardava solo il santuario di Torre, ovviamente, ma un po’ tutti i santuari d’Italia. Io rilevai questo cambiamento, anzi fui uno dei primi a farlo, e ne parlai nel mio Salento povero. Ma questo te l’ho già raccontato.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="font-style: italic; color: #000000;">Come si passava la notte tra la vigilia e il giorno della festa?</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Conclusa la processione con il trasferimento della statua di san Rocco dal santuario alla chiesa madre di Torre c’erano varie possibilità. La mia famiglia per esempio, come molti altri, si affrettava a raggiungere il proprio carretto e partire prima che si creasse grande confusione. Per tornare a casa si viaggiava di nuovo di notte. I traini procedevano lentamente, in una lunga fila, uno dietro l’altro. Poco dopo la partenza però ci si fermava perché venivano sparati i fuochi d’artificio. Tutti si fermavano a guardarli. Era una cosa fantastica! Finiti i fuochi si riprendeva il viaggio.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Altre persone invece non partivano come noi, si sistemavano intorno al santuario e dormivano nelle campagne, sotto gli alberi. Alcuni si mettevano addossati attorno ai muri della chiesa, altri addirittura dentro, in attesa che durante il sonno arrivasse il Santo a fare la grazia. Esattamente come accadeva nell’</span><span style="font-style: italic; color: #000000;">incubatio</span><span style="color: #000000;"> degli antichi. Coloro che decidevano di fermarsi, prima di andare a dormire, suonavano, cantavano, ballavano e mangiavano. Il cibo! Anche questo è un elemento importante in un pellegrinaggio. I primi tempi non si trovava cibo da comprare sul posto. Bisognava portarlo da casa. Poi, con gli anni, sono stati aperti luoghi di ristoro, con carne arrosto e </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">pezzetti</span><span style="color: #000000;">. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">La consumazione del cibo, in qualche modo, era un fatto rituale. Non potevano mancare tra le cose da mangiare, per esempio, i sedani. Era una festa di poveri.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">La mattina del 16 c’era il mercato dove si vendevano animali, attrezzi agricoli, frutta, mostaccioli, fischietti di creta e inoltre &#8211; la vera devozione &#8211; nastri colorati e ventagli di foggia rinascimentale con su stampate le immagini di san Rocco. </span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="font-style: italic; color: #000000;">Hai ricordi delle ronde di tamburelli davanti al santuario?</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Sì. Ma non nei primi anni di cui racconto. Apparvero verso la fine degli anni sessanta. Prima, durante la notte, ricordo solo che in più luoghi vi erano comitive che cantavano e suonavano i tamburelli, così per passare il tempo. Dopo invece, negli anni successivi, ricordo che si cominciò a formare una ressa di fronte alla cappella intorno a due uomini che accennavano una specie di pantomima al suono scatenato di tamburelli. Era gente del Capo, dall’accento. Sembrava volessero fare una schermaglia con in mano immaginari coltelli. Nel mio saggio ne parlai avanzando malauguratamente l’ipotesi che si potesse trattare di una specie di danza delle spade. Lo misi in tono dubitativo perché non avevo gli strumenti per affermarlo con certezza. La postura di chi partecipava a questa sorta di danze era in qualche modo malavitosa, sfrontata, da bullo. L’atteggiamento era quello della sfida ma per puro divertimento. Sì, si formava un cerchio di persone e questi si esibivano nel mezzo, al ritmo frenetico dei tamburelli.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="font-style: italic; color: #000000;">Gli anziani la chiamano “scherma”&#8230;</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Allora, a mia memoria, nessuno la chiamava in alcun modo.</span><br style="color: #000000;" /><br />
</span> <span style="font-size: medium;"> <span style="color: #000000;">Anzi bisognava stare alla larga. Neanche Annabella Rossi che aveva a lungo frequentato il santuario &#8211; che io sappia &#8211; si è mai espressa con certezza sull’argomento. Immagino dove voglia portarmi la tua domanda ma io, su questo punto, vorrei essere molto chiaro. Il santuario di San Rocco a Torrepaduli allora era semplicemente un santuario dove la gente si recava, seguendo un comportamento rituale, a chiedere grazie o a ringraziare per quelle ricevute. Non esisteva altra realtà. Era uno dei tanti santuari dedicati ad un taumaturgo sparsi per le contrade d’Italia. Era un luogo dedicato esclusivamente all’esperienza religiosa. Non si andava per motivi musicali. Per esibirsi in danze e in musiche. Chi allora suonava e ballava era la stessa persona che pregava e supplicava il Santo. La musica era presente, ma non era un aspetto rituale, strutturale della festa. Non aveva alcun significato specifico. La pantomima di cui abbiamo parlato era un fatto secondario, un modo per divertirsi, per passare il tempo in attesa del giorno dopo. Non aveva attinenza con gli aspetti religiosi. Con il Santo non c’entrava nulla. Si faceva di notte, dopo che tutto il rito religioso era ormai compiuto. Lo sviluppo abnorme di questo particolare è una cosa recente e avulsa dalla realtà del santuario. È un’escrescenza. Uno svolazzo della fantasia. Una di quelle </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">bizzarrie</span><span style="color: #000000;"> che si vuole assolutamente inserire in una sfera di natura sacra, di cui il Salento si è riempito in questi ultimi anni. Fino alla nausea.</span></span></p>
</div>
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		<title>Il tesoro delle parole morte. La poesia greca del Salento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/19/il-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 19:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Archeo]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Corvino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>recensione di Claudio Corvino da Archeo di maggio 2010 Questa antologia curata da Brizio Montinaro raccoglie liriche scritte in una lingua proveniente direttamente dalla grecia classica, e per questo detta «grica», e ancora parlata, in aree sempre più ristrette, del Salento e della Calabria. Una cultura, questa greca, un tesoro o, per dirla con le parole dell’autore, un «monumento che... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/19/il-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/Il-tesoro__.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1625" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/05/Il-tesoro__-196x300.jpg" alt="Il tesoro__" width="196" height="300" /></a>recensione di <strong>Claudio Corvino</strong></span></p>
<p>da <span style="color: #ff0000;"><strong>Archeo</strong></span> di maggio 2010</p>
<p>Questa antologia curata da <strong>Brizio Montinaro</strong> raccoglie liriche scritte in una lingua proveniente direttamente dalla grecia classica, e per questo detta «grica», e ancora parlata, in aree sempre più ristrette, del Salento e della Calabria.</p>
<p>Una cultura, questa greca, un tesoro o, per dirla con le parole dell’autore, un «monumento che sfugge al senso della vista. Impalpabile, misterioso e ancora più straordinario». Noi diremmo, con termine certo più burocratico, un «bene immateriale», nel senso indicato dalla normativa UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. La scelta lessicale non è casuale, e vuole solo sottolineare quanto l’arte, in questo caso quella «popolare» e sopravvissuta ai secoli, per quanto effimera e scritta su «foglie d’erba», sia anch’essa un «bene culturale», al pari di un’anfora, un bronzo o addirittura un Partendone.</p>
<p>Lo stesso Montinaro mette in luce questa idea nell’<em>Introduzione</em>, in realtà un saggio in cui l’origine, la diffusione, la storia degli studi sfumano sapientemente in autobiografia. Perché nella raccolta, inoltre, nascosto in quella sorta di <em>Lieder</em> schubertiani della grecità migrante, dietro lo stile chiaro come l’aria del Salento, opera di un etnografo consumato, al quale già si devono lavori importanti, come <em>San Paolo dei serpenti </em>(Sellerio, 1996) e <em>Danzare col ragno</em> <span id="more-248"></span>(Argo, 2007), solo per citarne alcuni.</p>
<p>Infine, in questo breve spazio che non fa giustizia del volume, piace ricordare un’immagine della raccolta, che quasi pare voglia ricapitolare e unire due culture lontane nel tempo e nello spazio, la Grecia e il Salento, e due ambiti, quello letterario e quello antropologico: l’arte del tessere, che ricorre spesso nei narrati greco-salentini.</p>
<p>Fu certo un’arte diffusa tra le donne, greche e «griche», ma qui piace citarla per i rimandi poetici alla maggiore opera omerica, laddove Penelope tesse la sua tela. Questa immagine, immutata nei secoli, veicola ancora storie d’amore, perché in Salento attendere al telaio significava, fino a pochi anni fa, procurarsi il corredo di nozze, quindi entrare in età da marito. Ecco allora il canto, molto più simile al canto di corteggiamento degli uccelli di quanto noi possiamo immaginare: «Ho appreso, amore, che hai messo su telaio…».</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Brizio Montinaro</strong></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">, <span style="color: #ff0000;"><em>Il tesoro delle parole morte. La poesia greca del Salento</em></span>, Argo 2009</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">portale di Brizio Montinaro: <a href="http://www.briziomontinaro.it">www.briziomontinaro.it</a></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">per ordinare il libro: <strong>libreria Idrusa</strong>, 0833.781747, libreriaidrusa@libero.it</span></p>
<p align="justify">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F19%2Fil-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20delle%20parole%20morte.%20La%20poesia%20greca%20del%20Salento" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F19%2Fil-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20delle%20parole%20morte.%20La%20poesia%20greca%20del%20Salento" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F19%2Fil-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20delle%20parole%20morte.%20La%20poesia%20greca%20del%20Salento" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F19%2Fil-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20delle%20parole%20morte.%20La%20poesia%20greca%20del%20Salento" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F19%2Fil-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento%2F&amp;linkname=Il%20tesoro%20delle%20parole%20morte.%20La%20poesia%20greca%20del%20Salento" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F05%2F19%2Fil-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento%2F&amp;title=Il%20tesoro%20delle%20parole%20morte.%20La%20poesia%20greca%20del%20Salento" id="wpa2a_18">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/05/19/il-tesoro-delle-parole-morte-la-poesia-greca-del-salento/">Il tesoro delle parole morte. La poesia greca del Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Danzare col ragno a Roma all&#8217;accademia di Santa Cecilia!</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 17:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Danzare col ragno]]></category>
		<category><![CDATA[Ensemble Terra d'Otranto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 28 maggio, a Roma, presso la sala Sinopoli dell&#8217;Auditorium dell&#8217;Accademia Nazionale di Santa Cecilia,  Brizio Montinaro e l&#8217;Ensemble Terra d&#8217;Otranto presentano Danzare col ragno Viaggio nel tarantismo dal XV al XX secolo &#160; Un affascinante itinerario di lettura tra i testi storici del tarantismo nel Mezzogiorno e in Spagna &#8211; a partire dalle testimonianze cinquecentesche fino ai “racconti etnografici”... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/03/27/danzare-col-ragno-a-roma-allaccademia-di-santa-cecilia/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Venerdì 28 maggio, a Roma, presso la sala Sinopoli dell&#8217;Auditorium dell&#8217;Accademia Nazionale di Santa Cecilia,  <span style="font-weight: bold;">Brizio Montinaro</span> e l&#8217;<span style="font-weight: bold;">Ensemble Terra d&#8217;Otranto</span> presentano </span></span></p>
<p><span style="font-size: x-large;"><span style="font-weight: bold;"><span style="font-family: Arial; color: #ff0000;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/03/IMG_4714-Brizio-Montinaro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1603" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/03/IMG_4714-Brizio-Montinaro-254x300.jpg" alt="IMG_4714 Brizio Montinaro" width="254" height="300" /></a>Danzare col ragno</span></span></span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Viaggio nel tarantismo dal XV al XX secolo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;">Un affascinante itinerario di lettura tra i testi storici del tarantismo nel Mezzogiorno e in Spagna &#8211; a partire dalle testimonianze cinquecentesche fino ai “racconti etnografici” di Ernesto de Martino &#8211; accompagnato dall’esecuzione delle musiche che, nei secoli, sono servite nella cura magica degli effetti del morso della mitica taranta. Voce narrante e curatore dei testi è <span style="font-weight: bold;">Brizio Montinaro</span>, attore di cinema e teatro e autore di ricerche sulla cultura popolare. Il commento musicale è invece realizzato dal gruppo <span style="font-weight: bold;">Ensemble Terra d’Otranto</span>, che ripropone la musica antica del tarantismo eseguita con gli strumenti dell’epoca.</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;"><span id="more-257"></span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Brizio Montinaro</span>, voce narrante</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Roberto Chiga</span>, percussioni</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Emanuele Licci</span>, voce e chitarra</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Doriano Longo</span>, viella e violino</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Pierluigi Ostuni</span>, tiorba</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Luca Tarantino</span>, chitarra spagnola, chitarra battente</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Anna Cinzia Villani</span>, voce e tamburello</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;">Inizio spettacolo ore 20,30.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;">Info e biglietteria: <a href="http://www.santacecilia.it/concerti_e_biglietti/schedaEvento.html?i=0000008888&amp;d=20100528">www.santacecilia.it/concerti_e_biglietti/schedaEvento.html?i=0000008888&amp;d=20100528</a></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Programma</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Ritmo meridiano</span><span style="color: #993300;">, tradizionale Salento</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">La taranta</span>, da <span style="font-style: italic;">La terra del rimorso</span> di Ernesto De Martino (1961)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Tarantella</span><span style="color: #993300;">, Anon. napoletano sec. XVII, trascr. ed elab. D. Longo</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Delli attarantati</span>, da <span style="font-style: italic;">Speculum cerretanorum</span> di Teseo Pini (1485)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Passacaglia</span><span style="color: #993300;">, Anon. sec. XVII elab. L. Tarantino / </span><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Antidotum tarantulae</span><span style="color: #993300;">, Anon. sec. XVII edit. Kircher</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">L’adolescente tarantato</span>, da <span style="font-style: italic;">Genialium dierum</span> libri V di A. D’Alessandro (1549)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Variazioni per tamburello su ritmo di tarantella</span><span style="color: #993300;">, trad. Salento</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">La cometa e le tarantole</span>, da <span style="font-style: italic;">Dialogo delle tarantole</span> di Vincenzo Bruno (1602)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Battaglia di tarantelle</span><span style="color: #993300;">, Improvvisazione su opere di F. Pico e Anonomi sec. XVII e XVIII edit. F. X. Cid</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">La nobildonna di Lucera tarantata</span>, da <span style="font-style: italic;">De Phalangio apulo</span> di Ludovico Valletta (1706)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Tarantelle</span><span style="color: #993300;">, Anon. Puglia sec. XVIII edit. da A. L. Castellan</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Il medico e il musicista scettico,</span> da <span style="font-style: italic;">Indagine su un uomo morso dalla tarantola</span> di Don Pedro Francisco Doménech y Amaya (1790)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #993300;"><span style="font-weight: bold;">Spagnoletto</span>, C. Calvi 1646, elab. D. Longo, L. Tarantino / <span style="font-weight: bold;">Tarantelle</span>, Anon. Spagna sec. XVIII, edit. A. Lopez Sanchez-A. Garcia de las Mozas</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">Il vescovo di Polignano</span>, da <span style="font-style: italic;">Pregiudizi pugliesi </span>(1887-1888)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #993300;"><span style="font-weight: bold;">Tarantella Tonum Phrigium</span>, Anon. sec XVII, elab. D. Longo, edit. da A. Kircher</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">La tarantata Luisa, </span>da <span style="font-style: italic;">Finibusterre</span> di Luigi Corvaglia (1936)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;"><span style="color: #993300;">Pizzica di Terra d’Otranto</span></span><span style="color: #993300;">, trad. Salento, elab. D. Longo</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold;">La tarantata di Nardò,</span> da <span style="font-style: italic;">La terra del rimorso</span> di Ernesto De Martino (1961)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-weight: bold; color: #993300;">Pizzica a botta</span><span style="color: #993300;">, trad. Salento</span></span></span></p>
</div>
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