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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Campania</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Nel Salento una mostra multimediale intinerante dedicata alle ricerche di Annabella Rossi sul tarantismo e oltre</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 06:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Annabella Rossi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il Salento di Annabella Rossi. La ricerca visiva sul tarantismo e oltre Lecce, Biblioteca Bernardini, 26 giugno – 30 settembre 2024  visitabile tutti i giorni tranne la domenica dalle 10 alle 22 Nella ricorrenza del quarantesimo anniversariocdella scomparsa della studiosa, una mostra multimediale itinerante tra Lecce, Montesano Salentino, Ruffano, Nardò e Cutrofiano. Progetto a cura di Vincenzo Santoro realizzato in collaborazione fra Museo delle Civiltà, Istituto Centrale per il... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/06/26/a-lecce-una-mostra-multimediale-sulle-ricerche-di-annabella-rossi-sul-tarantismo-e-oltre/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center"><b><i><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/06/448861832_10230503758090672_8863196402619682327_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-4584 alignleft" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/06/448861832_10230503758090672_8863196402619682327_n-217x300.jpg" alt="448861832_10230503758090672_8863196402619682327_n" width="217" height="300" /></a></i></b><b><i><span style="color: #993300;">Il Salento di Annabella Rossi. La ricerca visiva sul tarantismo e oltre</span></i></b></h1>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center"><b>Lecce, Biblioteca Bernardini, 26 giugno – 30 settembre 2024</b><b> </b></p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center">visitabile tutti i giorni tranne la domenica dalle 10 alle 22</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center">Nella ricorrenza del quarantesimo anniversariocdella scomparsa della studiosa, una mostra multimediale itinerante tra <strong>Lecce</strong>, <strong>Montesano Salentino</strong>, <strong>Ruffano</strong>, <strong>Nardò</strong> e <strong>Cutrofiano.</strong></p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center">Progetto a cura di <strong>Vincenzo Santoro</strong> realizzato in collaborazione fra Museo delle Civiltà, Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale  e Polo Biblio-museale di Lecce.</p>
<blockquote>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center"><i> </i>            «<i>Le mie fotografie sono la realizzazione per immagini del ragionamento scientifico ed umano che in quel momento elabora la mia mente. Di conseguenza le operazioni mentali che determinano le mie fotografie sono evidentemente molto diverse da quelle di un fotografo, professionista o dilettante che sia, che documenta la stessa realtà. Qualche volta mi è capitato di lavorare con Ferdinando Scianna che mi ripete sempre che la differenza che c’è tra lui e me consiste nel fatto che io documento analiticamente, mentre lui tende a dare un’immagine sintetica dei fatti. È proprio così che io fotografo. Mi servo della fotografia per analizzare la realtà che studio; l’operazione di sintesi avviene dopo, in un ulteriore momento del mio lavoro al quale l’esame delle mie fotografie contribuisce notevolmente</i>»<i>. </i>(L’antropologo e la fotografia: Annabella Rossi, in Photo 13, a. II, pp. 36-37, 1971)</p>
</blockquote>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;"> Nella ricorrenza del quarantesimo anniversario della prematura scomparsa di <b>Annabella Rossi</b>, il <b>Museo delle Civiltà (MuCiv) </b>diretto da<b> Andrea Viliani</b> e l’<b>Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) </b>diretto da<b> Leandro Ventura</b>, con il <b>Polo Biblio-museale di Lecce </b>diretto da<b> Luigi De Luca</b> e insieme ai <b>Comuni </b><b>di Montesano Salentino</b>, <b>Nardò</b> e <b>Ruffano</b>, promuovono una mostra multimediale e itinerante a cura di <b>Vincenzo Santoro</b> in collaborazione con <b>Stefania Baldinotti</b>, che raccoglie i <b>materiali di interesse etno-antropologico realizzati dall’antropologa, fotografa e documentarista nel Salento, a partire dalla partecipazione nel 1959 alle ricerche dirette da Ernesto de Martino in Puglia sul fenomeno del tarantismo</b>.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;">Annabella Rossi è nata nel settembre del 1933 a Roma, città dov’è scomparsa nel marzo del 1984. La documentazione intorno a cui si articola la mostra <b><i>Il Salento di Annabella Rossi</i></b>. <b><i>La ricerca visiva sul tarantismo e oltre</i></b> ci restituisce materiali di ricerca raffinati e appassionanti, testimonianza di come, pioneristicamente, l’uso della macchina fotografica e della ripresa video e sonora siano stati un elemento integrale e caratterizzante del mestiere dell’antropologo e dell’indagine sul campo nelle esplorazioni etno-antropologiche in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un mestiere che ci consegna un ineguagliato <b>fondo archivistico</b> composto di documenti sonori, fotografici e cinematografici realizzati e raccolti dalla studiosa: parte delle <b>Collezioni di Arti e Tradizioni Popolari </b>del <b>Museo delle</b> <b>Civiltà</b> e oggetto di ricerca da parte dall’<b>Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale</b>, questi archivi vengono restituiti pubblico «<i>con l’intento di “tornare a vedere” o “vedere per la prima volta”, ma in entrambi i casi con gli occhi del nuovo millennio, persone, paesaggi, contesti e situazioni irrimediabilmente dissolti dai mutamenti della contemporaneità o imprevedibilmente sopravvissuti nell’impercettibile radicamento del rito, del ricordo, del fare quotidiano</i>». Il progetto è quindi l’esito delle pratiche di indagine di Annabella Rossi e della sua riflessione sul ruolo e la funzione della ricerca antropologica nello studio delle culture meridionali italiane, ma ne propone anche un’esperienza radicata nelle sensibilità e nelle istanze della contemporaneità.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center"><b> </b><b>I temi della mostra</b></p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center">Le forme della vita associata, della religiosità popolare e la cultura materiale del Meridione italiano, che trovano nuova voce nei volumi <i>Le feste dei poveri</i> (1969, Laterza, Bari) e <i>Lettere da una tarantata</i> (1970, De Donato, Bari), diventano iconiche e parlanti nel corpus documentario fotografico, filmico e sonoro realizzato per l’ex <b>Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari</b>, con cui Rossi inizia a collaborare già dall’inizio degli anni Settanta e il cui patrimonio di manufatti e archivistico è confluito dal 2016 nelle collezioni del <b>Museo delle Civiltà</b>. Ed è proprio questa originale sensibilità di indagine, a partire dall’<b>esperienza sul tarantismo </b>(partita nella scia delle &#8220;spedizioni&#8221; demartiniane e che trovò in particolare uno straordinario epilogo nella ricerca, purtroppo interrotta per l&#8217;insorgere della malattia della studiosa, sulle cospicue sopravvivenze dell&#8217;antico rituale anche in diverse zone della Campania) che ha aperto l’interesse della ricerca di Rossi verso ulteriori indagini sui mondi locali. Indagando in particolare, come nel caso del cosiddetto <i>male di San Donato</i>, le loro afflizioni e le loro specifiche strategie rituali di risoluzione, o documentando industriose <b>attività artigiane</b>, come la lavorazione della creta, e la pratica quasi esclusivamente femminile della <b>lavorazione del tabacco</b>. Un patrimonio di immagini e di conoscenza che la mostra vuole riportare nei luoghi da cui essa proviene, per stimolare una riflessione al contempo storicizzata e attuale sul portato valoriale della <b>tradizione </b>e del<b> folclore</b>, spesso ancora considerati tratti “pittoreschi”, “spettacolari” e non avvertiti, invece, come <b>pratiche</b> e <b>forme di vita</b><b> caratterizzanti intere comunità territoriali</b>, nell’urgenza del proprio tempo storico.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center"><b>I diversi capitoli della mostra</b></p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;">La mostra, concepita come un evento itinerante, toccherà, nella ricorrenza di particolari occasioni festive, i contesti più significativi attraversati dalla studiosa con il suo lavoro di ricerca, dando risalto alle specificità etnografiche di ciascun luogo.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;">Una mostra multimediale sarà allestita negli spazi della <b>Biblioteca Bernardini</b> (ex Convitto Palmieri) a <b>Lecce</b> – <b>dal 26 giugno al 30 settembre</b> – in cui le immagini fotografiche e filmiche del tarantismo salentino, raccolte in più riprese nell’esecuzione del rito domiciliare e presso la cappella di san Paolo a Galatina a partire dal 1959, saranno in dialogo con le testimonianze del tarantismo campano e inscritte tra le storie che raccontano visivamente le forme di vita contadina, espressione delle differenti comunità locali.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;"><b>Dal 2 al 30 agosto</b> a <b>Montesano Salentino, Palazzo Bitonti,</b> le forme cicliche di implorazione della grazia connesse alla richiesta di <b>guarigione dal <i>male di San Donato</i></b>, saranno il focus dell’allestimento presso <b>Palazzo Bitonti</b>, che intende inaugurare un rinnovato interesse verso questo dolente quanto catartico rituale comunitario.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;"><b>Dall’11 al 16 agosto</b> un’ulteriore esposizione a <b>Casa Callisto Santuario di San Rocco a Torre Paduli</b> riguarderà <b>Ruffano</b>, paese natale di <b>Michela Margiotta</b>, contadina nata nel 1898 e affetta dal <i>male di San Paolo</i> e dal <i>male di San Donato</i>, che Rossi segue nelle pratiche devozionali e con cui intrattiene una fitta corrispondenza epistolare, straordinaria restituzione diretta di un mondo culturale in estinzione e della fatica di raccontarlo, con le vivide testimonianze di questo incontro e lo scorrere della vita sociale, tra l’antica fiera di San Marco e l’arte dei figuli con la lavorazione della creta.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;"><b>Dal 2 al 15 settembre</b> a <b>Nardò</b>, presso Creativibar &#8211; <strong>Chiostro dei Carmelitani</strong>, si conclude l’itinerario sulla riflessione antropologica di Rossi nel Salento<b> </b>accordando significativo rilievo alla documentazione – fotografica, filmica e sonora – concernente la <b>terapia domiciliare del tarantismo</b>, espressione sia coreutica che musicale, in particolare seguendo l’orchestrina capitanata da <b>Luigi Stifani</b>, violinista-barbiere neretino, in casa di una giovane donna <i>tarantata</i> che prende nome di <i>Maria</i> nella miliare monografia che fu l’esito dell’indagine sul campo condotta da Ernesto de Martino (con immagini del 1960) e nella dimora di un tarantato nel 1978, in quella che risulta una delle ultime coerenti testimonianze di un rito giunto alla sua fase terminale.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Dal 13 dicembre 2024 al 22 marzo</b> la mostra infine verrà allestita presso il Museo della Ceramica di Cutrofiano (Le), altro Comune dove Annabella Rossi realizzò documentazione fotografica, in particolare sull&#8217;arte figula.</p>
<p class="x_gmail-xmsonormal" style="text-align: left;" align="center"><b> </b></p>
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		<title>La danza di una donna punta da una tarantola nei dintorni di Napoli, Willem Schellinks, 1664</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2024 13:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La danza di una donna punta da una tarantola nei dintorni di Napoli Willem Schellinks, 1664 Le immagini relative al rito del tarantismo, se si escludono le documentazioni fotografiche e video realizzate nel dopoguerra nel Salento, sono molto rare. Una delle più notevoli, venuta alla luce da poco (e ignota ad esempio a Ernesto de Martino e i suoi collaboratori) è... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/01/17/la-danza-di-una-donna-punta-da-una-tarantola-nei-dintorni-di-napoli-willem-schellinks-1664/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/01/417384949_10161192888445349_1336279091553896324_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4480" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/01/417384949_10161192888445349_1336279091553896324_n-300x284.jpg" alt="417384949_10161192888445349_1336279091553896324_n" width="300" height="284" /></a><span style="color: #ff0000;"><strong><em>La danza di una donna punta da una tarantola</em></strong></span> <em>nei dintorni di Napoli</em></div>
<div dir="auto"><span style="color: #993300;">Willem Schellinks</span>, 1664</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Le immagini relative al rito del tarantismo, se si escludono le documentazioni fotografiche e video realizzate nel dopoguerra nel Salento, sono molto rare. Una delle più notevoli, venuta alla luce da poco (e ignota ad esempio a <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span> e i suoi collaboratori) è un disegno con <em><span style="color: #ff0000;">La danza di una donna punta da una tarantola</span></em> dovuto a <strong><span style="color: #993300;">Willem Schellinks</span></strong>, un viaggiatore olandese che visitò Napoli nella primavera del 1664. La scena rappresentata, di cui offriamo un particolare, sarebbe stata osservata nei dintorni di <span style="color: #993300;">Capodimonte</span>. Vediamo una giovinetta tarantata che balla con in bocca una spada adorna di nastri colorati e in mano un rametto fiorito, accompagnata da un’altra donna che regge tra le mani un panno rosso. Sostengono il ballo una suonatrice di tamburello, un suonatore di chitarra battente ed un violinista (nel resto del disegno che qui non si vede), mentre gli addobbi rituali ricorrenti in molte fonti storiche sul tarantismo (lo specchio, la spada, il rametto fiorito) completano la scena. Nel suo <em><span style="color: #ff0000;">Diario di viaggio</span></em> Schellinks annota che davanti ai tarantati venivano sventolati drappi di seta colorata e che in molti danzavano per le vie della città seguendo i musicisti, a volte “tenendo una o due spade sfoderate e decorate con nodi multicolori di nastri bellissimi di seta, sui quali il poveretto fissa gli occhi per distrarre i suoi sensi”, e nel frattempo “qualcuno va di casa in casa chiedendo l’elemosina per il povero paziente e per i musicisti, suonatori di zampogna, pive, violini, chitarre, arpe e altri strumenti, che insieme intonano una melodia o canzone composta proprio per questo scopo&#8221;.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Si tratta di una immagine di estremo interesse, per varie ragioni, che sintetizzo per punti:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; gli &#8220;attributi&#8221; della tarantata, che rappresentano una ricchezza simbolica del rituale che nelle fonti più recenti (anche salentine) si è persa;</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; in particolare, l&#8217;uso delle spade, che sono una caratteristica molto presente nella documentazione storica sul tarantismo (in particolare campano), hanno un importante antecedente in un brano di un celebre esponente della scuola medica salernitana, <span style="color: #993300;">Garioponto</span> (primi decenni dell’XI secolo, quindi molto prima dei più antichi documenti espliciti sul tarantismo) e del cui uso in rituali di &#8220;guarigione&#8221; tramite la musica e il ballo sono emerse tracce nelle<a href="http://www.vincenzosantoro.it/2022/02/12/il-santuario-terapeutico-di-olevano-sul-tusciano/"> recenti indagini archeologiche</a> condotte da <span style="color: #993300;">Alessandro Di Muro</span> nella straordinaria grotta santuario di <span style="color: #993300;">Olevano sul Tusciano</span>, nel salernitano;</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; la presenza di una donna che aiuta la tarantata a ballare (in analogia a quanto avviene in altri simili &#8220;rituali di trance&#8221;, in vari luoghi del mondo anche molto lontani fra di loro), comportamento che emerge anch&#8217;esso in alcune fonti storiche;</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; un contesto del rito che, come confermato in qualche modo anche dagli appunti di Schellinks, appare più simile a una festa di paese (possiamo dire quasi più allegra che triste?) che al teatro della desolazione descritto dalla etnografia demartiniana (nonché dalle foto di <span style="color: #993300;">Franco Pinna</span>, dalle immagini di <span style="color: #993300;">Gianfranco Mingozzi</span> e dal commento di <span style="color: #993300;">Salvatore Quasimodo</span>, che compongono di fatto il pregnante ma necessariamente limitato immaginario multimediale dell&#8217;ultimo tarantismo leccese).</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Al tarantismo campano ho dedicato un capitolo del mio libro <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/"><em>Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</em></a>. Ne parlo anche un in recente articolo, che si può consultare cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2023/06/10/la-densa-storia-del-tarantismo-campano-dal-dibattito-rinascimentale-alle-ricerche-di-annabella-rossi/">qui</a></div>
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<div dir="auto">Ecco la riproduzione integrale del disegno di Schellinks</div>
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		<title>La densa storia del tarantismo campano, dal dibattito rinascimentale alle ricerche di Annabella Rossi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2023/06/10/la-densa-storia-del-tarantismo-campano-dal-dibattito-rinascimentale-alle-ricerche-di-annabella-rossi/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 06:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Annabella Rossi]]></category>
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		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Blogfoolk Magazine, n. 600 del 9 giugno 2023 Dovrebbe oramai essere acquisizione condivisa non potere circoscrivere il tarantismo a quella che Ernesto de Martino chiamava la sua “regione elettiva” – la Puglia – e in particolare alla sua propaggine meridionale – il Salento – ma doverne estendere la diffusione a tutto il Sud d’Italia, alle sue isole... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/06/10/la-densa-storia-del-tarantismo-campano-dal-dibattito-rinascimentale-alle-ricerche-di-annabella-rossi/">Read more &#187;</a></p>
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</a>di Vincenzo Santoro</p>
<p>da <a href="https://www.blogfoolk.com/2023/06/numero-600-del-9-giugno-2023.html">Blogfoolk Magazine, n. 600 del 9 giugno 2023</a></p>
<div>
<div>Dovrebbe oramai essere acquisizione condivisa non potere circoscrivere il tarantismo a quella che Ernesto de Martino chiamava la sua “regione elettiva” – la Puglia – e in particolare alla sua propaggine meridionale – il Salento – ma doverne estendere la diffusione a tutto il Sud d’Italia, alle sue isole maggiori (Sicilia, Sardegna, Corsica) e alla penisola Iberica, secondo un andamento temporale che, stando alle fonti, ne segnala la presenza oltre i confini apuli a partire dal XVII secolo.</div>
<div>In questo quadro “mediterraneo”, sbilanciato a occidente, il “male della tarantola” documenta caratteri ricorrenti, quanto specificità a volte marcate, con varianti che sembrano determinarsi diacronicamente, lasciando adito alla più veritiera accezione di “tarantismi”. A dimostrare particolare interesse a tal proposito sono le vicende campane. È a Napoli, capitale del regno e propulsivo centro culturale, che, a partire almeno dall’epoca della corte aragonese (e in particolare nell’ambito del grande poeta, scrittore e uomo di Stato Giovanni Pontano), fiorisce</div>
<p><span style="font-size: 1rem;"> &#8230;  (per continuare a leggere l&#8217;articolo cliccare </span><a style="font-size: 1rem;" href="https://www.blogfoolk.com/2023/06/la-densa-storia-del-tarantismo-campano.html">qui</a><span style="font-size: 1rem;">)</span></p>
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		<title>La Campania e il tarantismo mediterraneo</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2022/01/16/la-campania-e-il-tarantismo-mediterraneo/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2022 09:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[il tarantismo mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Pubblico qui la registrazione della conferenza sul tema &#8220;Il tarantismo mediterraneo e la Campania&#8221; che con Laura Noviello abbiamo tenuto a Piana di Sorrento sabato 8 gennaio, nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Tra passato e presente&#8221;, organizzata dalla rivista Oebalus di Felice Senatore. Si tratta di cinque video (per cui ringrazio Positanonews TV), con qualche buco non irrilevante (e qualche piccola cavolata che... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/01/16/la-campania-e-il-tarantismo-mediterraneo/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/01/16/la-campania-e-il-tarantismo-mediterraneo/">La Campania e il tarantismo mediterraneo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/01/271443023_4560924843963315_2874165375031838877_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4101" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/01/271443023_4560924843963315_2874165375031838877_n-210x300.jpg" alt="271443023_4560924843963315_2874165375031838877_n" width="210" height="300" /></a>Pubblico qui la registrazione della conferenza sul tema &#8220;Il tarantismo mediterraneo e la Campania&#8221; che con Laura Noviello abbiamo tenuto a Piana di Sorrento sabato 8 gennaio, nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Tra passato e presente&#8221;, organizzata dalla rivista Oebalus di Felice Senatore.</p>
<p>Si tratta di cinque video (per cui ringrazio<br />
Positanonews TV), con qualche buco non irrilevante (e qualche piccola cavolata che spero mi sarà perdonata), ma credo che la cosa si segua abbastanza bene.</p>
<p>Oltre a noi sono intervenuti con musiche meravigliose Enzo Esposito, Ottavio Gelone, Marcello Gelone.</p>
<p>Il mio intervento è sostanzialmente diviso in tre parti: un inquadramento generale del fenomeno e della storia degli studi (a partire ovviamente dalle ricerche di Ernesto de Martino), con alcune delle documentazioni più importanti e prestigiose; il secolare intenso dibattito sul tarantismo pugliese che si è svolto a Napoli, capitale del Regno (a cui in vario modo hanno partecipato studiosi, ma anche poeti, compositori, musicisti ecc); le emergenze del rituale che sono attestate in Campania, dalla metà del XVII secolo fino agli anni &#8217;60 del secolo scorso (con le testimonianze raccolte da Annabella Rossi e dai suoi allievi nel Cilento, nella piana del Sele e nella zona del Garigliano).</p>
<p>Il tutto è tratto dal mio libro <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a> </em>(Itinerarti 2021), a cui rimando per approfondimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/1bajj9YMlmg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/QrZyw8_h-nU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/CwVegLd8Ks4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Il tarantismo: un viaggio in parole e musica dal Salento al Cilento</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/01/23/il-tarantismo-un-viaggio-in-parole-e-musica-dal-salento-al-cilento/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2021 07:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Sonoro Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Seminario di studi con Vincenzo Santoro Lunedì 25 gennaio 2021, ore 18, piattaforma Zoom Coordina l&#8217;evento Anna Maria Vitale seguirà discussione con i gruppi di lettura Fenomeno storico-religioso nato nel Medioevo da eredità rituali pagane, il tarantismo ha avuto la Puglia &#8211; e il Salento in modo particolare come sua “area elettiva”, ma era diffuso anche in un... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/01/23/il-tarantismo-un-viaggio-in-parole-e-musica-dal-salento-al-cilento/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/01/141239600_3394348767344182_1408020426206548195_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3769" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/01/141239600_3394348767344182_1408020426206548195_n-212x300.jpg" alt="141239600_3394348767344182_1408020426206548195_n" width="212" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #800000;">Seminario di studi con <span style="color: #993300;">Vincenzo Santoro</span></span></p>
<p>Lunedì 25 gennaio 2021, ore 18, piattaforma Zoom</p>
<p>Coordina l&#8217;evento <span style="color: #993300;">Anna Maria Vitale</span></p>
<p>seguirà discussione con i gruppi di lettura</p>
<p>Fenomeno storico-religioso nato nel Medioevo da eredità rituali pagane, il tarantismo ha avuto la Puglia &#8211; e il Salento in modo particolare come sua “area elettiva”, ma era diffuso anche in un ambito mediterraneo più ampio, che comprendeva tutta l’Italia meridionale, la Sardegna e la Spagna. Prevalentemente contadino, anche se un tempo coinvolgeva i ceti più elevati, era caratterizzato dal simbolismo della “taranta” – il mitico ragno &#8211; che morde e avvelena, e della musica, della danza e dei colori che liberano dal suo morso avvelenato.</p>
<div>Per le sue peculiarità il fenomeno ha suscitato sempre grande curiosità fra gli eruditi, che ne hanno dato interpretazioni diverse secondo lo spirito dei tempi, costituendo un ricchissimo corpus di studi che ha un punto di partenza nel tardo Medioevo e che di fatto continua ancora oggi.</div>
<div>Nel 1959 l’antropologo <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span> giunse nel Salento con una équipe interdisciplinare per studiare gli ultimi “relitti” osservabili dell’antico rito. Da quell’esperienza è nato, per i tipi del Saggiatore, il volume<i> <span style="color: #ff0000;">La terra del rimorso</span></i>, in cui l’interpretazione del fenomeno è sviluppata dal punto di vista culturale, storico e religioso.</div>
<div>Anche a Napoli, capitale del Regno, si ritrova fin da tempi molto remoti un dibattito intellettuale sul morbo pugliese, a cui parteciparono personaggi di grande rilievo. Questo vivace dibattito però fino alla metà del 1600 riguarda un fenomeno considerato solo pugliese. Solo a partire dall&#8217;opera dell&#8217;erudito gesuita <span style="color: #993300;">Athanasius Kircher</span> cominceranno le testimonianze del rito anche in Campania, dove in particolare, a partire dal &#8216;700, la <em>tarantella</em>, prenderà piede in maniera talmente clamorosa da diventare nel corso del tempo quasi un emblema della <em>napolitanetà</em>, non senza subire trasformazioni sostanziali, nella doppia direzione -privata della sua componente &#8220;curativa&#8221; &#8211; del ballo ludico e di corteggiamento (spesso ad uso e consumo di un turismo estero alla perenne ricerca dell&#8217;esotico e del pittoresco) e della musica colta, influenzando in questo caso alcuni fra i più grandi musicisti europei.</div>
<div><span style="color: #993300;"><span style="color: #333333;">Le ultime tracce del tarantismo nella memoria popolare campana furono rintracciate da</span> Annabella Rossi</span>, antropologa allieva di <span style="color: #993300;">Ernesto de Martino</span>, che nell’ambito del suo insegnamento presso l’Università di Salerno promosse nel 1975-76 con i suoi studenti una ricerca praticata soprattutto con interviste ad anziani e musicisti popolari. Tale ricerca, che non fu completata per l’improvvisa scomparsa della studiosa, mise in luce la presenza del fenomeno – almeno fino agli anni ’60 del ‘900 &#8211; anche nel <strong>Cilento</strong> e in alcuni paesi della provincia di Caserta (in particolare nei Comuni di Albanella, Battipaglia, Borgo San Cesareo, Capaccio, Contursi, Fasani, Giungano, Gromola, Matinella, Paestum, Roccadaspide, Sanza, Tempalta e Trentinara), con caratteristiche in parte originali rispetto a quello &#8220;classico&#8221; pugliese. I risultati furono pubblicati a cura di alcune collaboratrici della Rossi, in un volume dal titolo <span style="color: #ff0000;"><i>E il mondo si fece giallo. Il tarantismo in Campania</i></span> (Jaca Book 1991).</div>
<div>Oggi il tarantismo non esiste più. È finito insieme alla civiltà contadina della cui cultura faceva parte. Eppure, questo singolare fenomeno non ha mai smesso di affascinare e anzi negli ultimi anni l’interesse intorno ad esso è tornato impetuosamente a crescere, anche grazie all’affermarsi del movimento musicale che si è sviluppato nel Salento, che ha al centro anche la musica che veniva usata nella “cura” del morso della taranta, .</div>
<div>Nel corso dell&#8217;incontro verrà presentato un itinerario di conoscenza del fenomeno, nella sua evoluzione storica, e nella sua diffusione territoriale, partendo dalla sua “area elettiva”, la Puglia, per arrivare alla Campania e al Cilento. Verranno ampiamente utilizzate le fonti storiche e il materiale fotografico, sonoro e video reperito dagli studiosi durante le indagini “sul campo” (con una particolare attenzione ai repertori musicali che venivano usati per la “cura” degli effetti del morso del ragno).</div>
<div></div>
<div>Evento organizzato da Gunaikes Cooperativa Sociale</div>
<div></div>
<div>Per partecipare: <a href="https://us02web.zoom.us/j/83044095861?pwd=QXVFMEVnSW1KdFAwYnpNVWFkbEhydz09&amp;fbclid=IwAR2YwFjxVUkm3GgwAMnoFwyIhkAQAPiOXobyctE6bJuE2CJED9hCy3opZxk#success">https://us02web.zoom.us/j/83044095861?pwd=QXVFMEVnSW1KdFAwYnpNVWFkbEhydz09&amp;fbclid=IwAR2YwFjxVUkm3GgwAMnoFwyIhkAQAPiOXobyctE6bJuE2CJED9hCy3opZxk#success</a></div>
<div></div>
<div>
<div dir="auto">ID riunione: 830 4409 5861</div>
<div dir="auto">Passcode: 380540</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div dir="auto">Impegnato da molti anni in iniziative per la valorizzazione della cultura popolare e della musica del Sud, <span style="color: #993300;"><strong>Vincenzo Santoro</strong> </span>è responsabile del Dipartimento Cultura e Turismo dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (per maggiori informazioni cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/chi-sono/">qui</a>) . Le sue principali pubblicazioni su questi temi sono:</div>
<div dir="auto">
<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=2&amp;id_recensione=2">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</a>, Aramirè, Lecce 2002 (con Sergio Torsello),  <a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=5&amp;id_recensione=5">Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</a>, Manni, Lecce 2002 (con Sergio Torsello); , <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=3&amp;id_recensione=3">Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</a></em>, Aramirè, Lecce 2004 (con Roberto Raheli e Sergio Torsello); <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=4&amp;id_recensione=4">Il Salento di Giovanna Marini</a>, </em>cd doppio, Aramirè, Lecce 2004 (con Roberto Raheli), <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=7&amp;id_recensione=7">Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d´Otranto</a></em>, Aramirè, Lecce 2005 (con Sergio Torsello); <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=407">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a>, libro+ cd audio, Squilibri, Roma 2009; <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=550"><em>Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento</em></a>, libro+cd audio, Squilibri, Roma 2010;  <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/06/07/odino-nelle-terre-del-rimorso/">Odino nelle terre del rimorso. Eugenio Barba e l’Odin Teatret in Salento e Sardegna (1973-1975)</a>, libro+dvd, </em>Squilibri, Roma 2017; <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/"><em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em></a>, Itinerarti, Alessano (Le) 2019; <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/08/06/il-ballo-della-pizzica-pizzica/"><em>Il ballo della pizzica pizzica</em></a>, Itinerarti, Alessano (Le) 2019 (con Franca Tarantino).</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Finalmente ripubblicato il monumentale lavoro di Roberto de Simone sulla tradizione campana</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/20/finalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 09:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto De Simone]]></category>
		<category><![CDATA[Squilibri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Roberto de Simone, Sono Sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania libro + sette cd audio, Edizioni Squilibri 2010 A oltre trent&#8217;anni dalla prima edizione, le memorabili registrazioni realizzate in studio da Roberto De Simone, riunendo i più rappresentativi cantori di una cultura secolare già allora in via di estinzione, assieme a materiali sonori del tutto inediti, raccolti... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/20/finalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><strong>Roberto de Simone</strong>, <span style="color: #993300;"><em>Sono Sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania</em></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">libro + sette cd audio</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">, Edizioni <strong>Squilibri</strong> 2010</span></p>
</div>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/11/sei_sorelle.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1741" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/11/sei_sorelle-300x300.jpg" alt="sei_sorelle" width="300" height="300" /></a>A oltre trent&#8217;anni dalla prima edizione, le memorabili registrazioni realizzate in studio da R<strong>oberto De Simone</strong>, riunendo i più rappresentativi cantori di una cultura secolare già allora in via di estinzione, assieme a materiali sonori del tutto inediti, raccolti sul campo nel corso di una pluridecennale ricerca estesa a tutto il territorio regionale.</span></p>
<p>Registrazioni in studio e riprese sul campo sono composte, secondo l&#8217;inarrivabile sensibilità musicale dell&#8217;autore de <strong>La gatta cenerentola</strong>, come una straordinaria sinfonia che restituisce all&#8217;ascolto il canto di un popolo, l&#8217;anima e il cuore palpitante di una tradizione ferita a morte.</p>
<p>L&#8217;opera sarà presentata il 2 dicembre a Napoli al teatro San Carlo (info: <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=567">www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=567</a>)</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">&#8220;&#8230;ho deciso di pubblicare di nuovo quei sette microsolchi, e aggiungere a quei materiali una serie di registrazioni effettuate sul campo all&#8217;inizio degli anni Settanta. Si tratta di nastri incisi proprio nel momento rituale delle feste, magari privi di perfezione tecnica, ma ricchi di una coralità dirompente, di una verità espressiva, di uno spessore rituale, religioso,<span id="more-203"></span>rappresentato al massimo.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Saranno queste registrazioni la celebrazione dell&#8217;assenza. Ma saranno, esse, la cartina di tornasole per evidenziarne le innumerevoli mistificazioni e contraddizioni, operate in nome di un mondo estinto?</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In rapporto a quei canti registrati trenta anni orsono, espressioni di un simbolico anno lunare, ho organizzato gli altri materiali come espressioni di un anno solare. Il cerchio si chiude, la sacra rappresentazione è da considerarsi compiuta, come quelle antiche immagini della crocefissione di Cristo, con il sole a destra e la luna a sinistra&#8221;. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Elenco dei brani</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;">CD 1</span></p>
<p>1) La leggenda delle sette sorelle e canti per Montevergine</p>
<p>2) Canti sommesi sul tamburo</p>
<p>3) Canti sul tamburo a S. Maria di Castello</p>
<p>4) Fronne, canti e ballo giuglianese</p>
<p>5) Canzone de lo  Capodanno</p>
<p>6) Sonata di richiamo per il raduno del gregge</p>
<p>7) Ingresso del Carnevale</p>
<p>8) Il rosario carnevalesco</p>
<p>9) Tarantella della “Vecchia del Carnevale”</p>
<p>10) La Canzone di Zeza</p>
<p>11) Sonata per santa Maria del Monte</p>
<p>12) Canti prignanesi</p>
<p>CD 2</p>
<p>1) Canti per la potatura o serenate</p>
<p>2) Fronne e canti di stile pomiglianese</p>
<p>3) Canti giuglianesi per Santa Maria dell’Arco</p>
<p>4) La Zeza di San Potito</p>
<p>5/6) Carnevale della Resistenza</p>
<p>7)  Tarantella di Carnevale</p>
<p>8) Lamentazioni per la morte di Carnevale</p>
<p>9) Serenata agropolese</p>
<p>CD 3</p>
<p>1) Canti paganesi per la Madonna delle galline</p>
<p>2) Canti scafatesi per la Madonna dei Bagni</p>
<p>3) Lamentazioni per Carnevale</p>
<p>4) Il rogo di Carnevale</p>
<p>5) Maria lu gioverì santo</p>
<p>6) La morte di Gesù</p>
<p>7) Il Venerdì Santo delle Confraternite nel Cilento<br />
CD 4</p>
<p>1) Canti lirici di Sanza</p>
<p>2) Canti di lavoro di area casertana</p>
<p>3) Richiami di venditori</p>
<p>4) Canti per la lavorazione della canapa</p>
<p>5) Musica dei morti e “Pastellessa” per S. Antonio Abate</p>
<p>6) Canto e danza di Casatori</p>
<p>7) Lauda “Debbo partire da te morto Signore”</p>
<p>8) La “funzione” dei fujenti</p>
<p>9) Canto devozionale e crisi rituali dei fujenti</p>
<p>10) Danze con flauto e tamburo</p>
<p>11) Danze e canti a Briano</p>
<p>12) Canti “a ffigliola”</p>
<p>13) Canti sul tamburo</p>
<p>CD 5</p>
<p>1) Miserere</p>
<p>2) La “ ’Ndrezzata” per la domenica in albis</p>
<p>3) Canti sul tamburo a Lèttere</p>
<p>4) Canti a distesa di carcerati</p>
<p>5) Litanie pentecostali a S. Maria dell’Arco</p>
<p>6) Canti maiorini per S. Maria Avvocata</p>
<p>7) Canti a distesa, filastrocche e monorimi nel sabato dei fuochi</p>
<p>8) La festa della Madonna delle galline</p>
<p>9) Novena e preci delle “parenti di San Gennaro”</p>
<p>10) Pellegrinaggio a Montevergine</p>
<p>11) Canto di legatura del grano</p>
<p>CD 6</p>
<p>1) Canti a ffigliola e canti sul tamburo di Terzigno</p>
<p>2) Tarantella per la Madonna del Carmine</p>
<p>3) Rosamarina di San Michele</p>
<p>4) Ascesa lungo la Scalea santa</p>
<p>5) Tarantelle a tavola</p>
<p>6) Canti contadini di stile polivocale</p>
<p>7) Canto di lavoro alla teresella</p>
<p>8) Canti lirici di vendemmia</p>
<p>9) “Compagni, il due giugno”</p>
<p>10) “Patrone, si vuo’ metere lu ggrano”</p>
<p>11) Canti di carrettieri alla “cilentana”<br />
CD 7</p>
<p>1) Novena dell’Immacolata</p>
<p>2) Novena di Gesù Bambino</p>
<p>3) Tarantella di zampogne</p>
<p>4) Tromba montemaranese</p>
<p>5) Tarantella montemaranese</p>
<p>6) Il doppio flauto maschio e femmina</p>
<p>7) Tarantella di Montemarano</p>
<p>8) Addio alla Madonna di Montevergine e protesta</p>
<p>9) Canti di carrettieri “alla cilentana”</p>
<p>10) Canto conviviale calitrano</p>
<p>11) Ninna nanna</p>
<p>12) Ninna nanna</p>
<p>13) Canto di San Silvestro</p>
<p>13) Salterello nuziale</p>
<p>14) Compianto funerario per Giuseppina</p>
<p>15) Lamentazione funebre per una madre</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per ascoltare un brano compreso nei cd: <a href="http://www.squilibri.it/libri/sinestesie/son-sei-sorelle-313.html">www.squilibri.it/libri/sinestesie/son-sei-sorelle-313.html</a></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Ffinalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana%2F&amp;linkname=Finalmente%20ripubblicato%20il%20monumentale%20lavoro%20di%20Roberto%20de%20Simone%20sulla%20tradizione%20campana" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Ffinalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana%2F&amp;linkname=Finalmente%20ripubblicato%20il%20monumentale%20lavoro%20di%20Roberto%20de%20Simone%20sulla%20tradizione%20campana" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Ffinalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana%2F&amp;linkname=Finalmente%20ripubblicato%20il%20monumentale%20lavoro%20di%20Roberto%20de%20Simone%20sulla%20tradizione%20campana" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Ffinalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana%2F&amp;linkname=Finalmente%20ripubblicato%20il%20monumentale%20lavoro%20di%20Roberto%20de%20Simone%20sulla%20tradizione%20campana" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Ffinalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana%2F&amp;linkname=Finalmente%20ripubblicato%20il%20monumentale%20lavoro%20di%20Roberto%20de%20Simone%20sulla%20tradizione%20campana" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F11%2F20%2Ffinalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana%2F&amp;title=Finalmente%20ripubblicato%20il%20monumentale%20lavoro%20di%20Roberto%20de%20Simone%20sulla%20tradizione%20campana" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/11/20/finalmente-ripubblicato-il-monumentale-lavoro-di-roberto-de-simone-sulla-tradizione-campana/">Finalmente ripubblicato il monumentale lavoro di Roberto de Simone sulla tradizione campana</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Il “ballo sul tamburo” in Campania</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 17:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ANCI]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[tamburo]]></category>
		<category><![CDATA[tammurriata]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, giugno 2010 &#160; In Campania – e soprattutto nell’area vesuviana &#8211; molte feste sono caratterizzate da una forma particolare di musica e danza tradizionale, la cosiddetta “Tammurriata”. Questo termine in realtà, è entrato in uso solo a partire dagli anni ‘70, in seguito al lavoro di ricerca e di riproposta musicale svolto dallo studioso... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/06/01/il-ballo-sul-tamburo-in-campania/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <strong>Anci Rivista</strong>, giugno 2010</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/musiciambulanti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2046" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/musiciambulanti-300x200.jpg" alt="musiciambulanti" width="300" height="200" /></a>In Campania – e soprattutto nell’area vesuviana &#8211; molte feste sono caratterizzate da una forma particolare di musica e danza tradizionale, la cosiddetta “<span style="color: #993300;"><strong>Tammurriata</strong></span>”. Questo termine in realtà, è entrato in uso solo a partire dagli anni ‘70, in seguito al lavoro di ricerca e di riproposta musicale svolto dallo studioso <strong>Roberto De Simone</strong> (tra le altre cose fondatore dell’ensemble musicale “<strong>Nuova Compagnia di Canto Popolare</strong>”). Tradizionalmente invece si parla della “<span style="color: #993300;"><strong>cantata e abballata ‘ncopp ‘o tammurro</strong></span>”. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Questo tipo di espressione musicale, affascinante e misteriosa, è riscontrabile principalmente nell’area vesuviana (<strong>Giugliano</strong>, <strong>Somma Vesuviana</strong>, <strong>Pomigliano</strong>, <strong>Terzigno</strong>), in costiera amalfitana (<strong>Maiori</strong>) e nell’area dell’<strong>Agro Nocerino-Sarnese</strong>, in provincia di <strong>Salerno</strong>. Si tratta sicuramente di un linguaggio musicale molto antico: al <strong>Museo Archeologico di Napoli </strong>è conservato infatti un mosaico, realizzato tra il secondo ed il primo secolo a.c., proveniente dalla Villa di Cicerone a <strong>Pompei</strong>, in cui sono raffigurati dei “musici ambulanti” con in mano castagnette, tammorra e doppio flauto. Questo <span id="more-2045"></span>vero e proprio “rito” musicale, oggi lo si incontra soprattutto nelle celebrazioni mariane e nei pellegrinaggi, con evidenti segni di “sincretismo” tra elementi sacri e profani.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La “tammorra” è uno strumento costituito da un pezzo di legno di faggio con sopra tesa una pelle di capra, mentre intorno al cerchio ci sono dei fori con dei dischetti di latta. Si tiene con una mano, mentre con l’altra la si percuote utilizzando la punta delle dita, il pollice ed il palmo della mano. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Nelle esibizioni musicali, è accompagnato dalle nacchere, chiamate nella tradizione campana “castagnette”. I canti, tutti di tradizione orale, vengono articolati per lo più a due versi per volta.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Alla tammorra vengono associati altri strumenti, quali ad esempio: “triccaballacche”, il “putipù” o tamburo a frizione, lo “scetavaiasse”. A questi strumenti, nel corso del secolo scorso, si sono aggiunti anche gli organetti e le fisarmonica, che, come in altri luoghi d’Italia, hanno probabilmente sostituito la zampogne.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il ballo della tammurriata si esegue in coppia, con una gestualità fortemente ritualizzata, il cui significato può essere compreso del tutto solo dagli appartenenti ad una determinata comunità. Una delle sue “funzioni” principali (anche se assolutamente non esclusiva) è quella del corteggiamento, per cui le varie posizioni assunte dal corpo, in particolar modo delle mani, delle braccia e delle gambe, esprimono chiaramente diniego o consenso nei confronti dell’altro danzatore. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Negli ultimi anni, queste espressioni culturali, e le feste di cui erano una parte fondamentale, che in molti casi si erano ridotte quasi al lumicino, sono stato investite da un tumultuoso ritorno di interesse, da parte soprattutto di giovani. Questo nuovo interesse, che si esprime spesso in forme che possono apparire a volte poco rispettose della complessità della forme culturali che sottendevano all’antico “ballo sul tamburo”, hanno dato nuova vitalità ad una tradizione che sembrava destinata ad un oblio definitivo.</span></p>
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		<title>Il “piccolo rito cilentano”</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 20:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Anci Rivista, aprile 2009 Il “piccolo rito cilentano” è una pratica devozionale che le confraternite del “Cilento antico” eseguono con canti monodici e polifonici nelle chiese, in occasione della Settimana Santa. Per le condizioni storico-culturali e le forme del paesaggio il rito ha assunto un profilo peculiare che connota fortemente l’area, svolgendosi come una circum-ambulazione attorno... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/04/02/il-piccolo-rito-cilentano/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <strong>Anci Rivista</strong>, aprile 2009</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cilentane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2073" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/cilentane-214x300.jpg" alt="cilentane" width="214" height="300" /></a>Il “piccolo rito cilentano” è una pratica devozionale che le confraternite del “Cilento antico” eseguono con canti monodici e polifonici nelle chiese, in occasione della Settimana Santa. Per le condizioni storico-culturali e le forme del paesaggio il rito ha assunto un profilo peculiare che connota fortemente l’area, svolgendosi come una circum-ambulazione attorno al Monte Stella densa di significati simbolici attraverso i quali si delimita un territorio di appartenenze comuni e si evoca uno scenario di vissuto condiviso.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Queste pratiche sono l’oggetto della pubblicazione dell’etnomusicologo <strong>Maurizio Agamennone</strong>, </span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><strong><em>Varco le soglie e vedo. Canto e devozioni confraternali nel Cilento antico</em></strong></span>, Squilibri editore 2008, p. 314, che comprende anche oltre cinquanta fotografie, la registrazione dei canti nel Cd allegato e un ricco apparato di trascrizioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Più volte contrastate dalle autorità ecclesiastiche, per alcuni comportamenti ritenuti eccentrici rispetto all’ortodossia, e decimate da ricorrenti fenomeni migratori, le confraternite cilentane conservano ancora oggi una forte <span id="more-2072"></span>consapevolezza delle proprie consuetudini, radicate in passato carico di memorie che risalgono con ogni probabilità ai movimenti penitenziali emersi nel corso del medioevo. Nel lungo processo storico-culturale che ha portato alla costruzione del rito, i confratelli hanno attinto a testi, pratiche e contesti multiformi, da cui hanno tratto espressioni cantate diverse, progressivamente “impaginate” in un dispositivo rituale, che mostra una sua propria coerenza e compattezza: vi si esprime uno spiccato senso della morte, del dolore e del lutto, attraverso azioni che rappresentano e consolidano il gruppo all’interno, favoriscono relazioni dinamiche di confronto ed emulazione con altri gruppi e contribuiscono a costruire e il senso di una più estesa identità micro-regionale. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Anche da un punto di vista musicale, il dispositivo rituale è caratterizzato dall’assunzione di assetti e melodie di matrice contadina, su cui sono state costruite le espressioni cantate ritenute più consone alle circostanze devozionali, in un continuo succedersi di scambi con altre consuetudini, improvvise ed energiche azioni individuali, relazioni esuberanti tra i gruppi locali e un confronto serrato con altre istanze religiose. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">L’azione devozionale più solenne è, ormai da tempo, una sorta di “peregrinazione” che, nella cornice penitenziale della Settimana Santa, le confraternite compiono per visitare i cosiddetti “sepolcri” (“subburcri”) allestiti nelle diverse chiese e cappelle dell’area. Gli itinerari di visita non sono limitati al territorio del paese o casale di appartenenza, come accade in altre aree, ma sono distribuiti in un ambito assai più esteso che tocca le principali località cilentane. All’interno di ognuna delle chiese visitate, la confraternita “in viaggio” esegue un percorso devozionale di circa trenta minuti, condotto in circolo all’interno di ogni chiesa e spezzato da numerose soste durante le quali i confratelli eseguono diverse musiche con svariati assetti &#8211; monodiche, polifoniche, in solo, in alternanza responsoriale e in gruppo. Ogni confraternita compone un suo specifico itinerario, che tocca luoghi diversi, e varia ogni anno, tessendo una sorta di “rete” attorno al Monte Stella, sorta di centro mitico di tutta l’area. In questo modo le “vie dei canti” delle “congreghe” – oggi effettuate in autobus, mentre in passate l’itinerario era percorse a piedi &#8211; contribuiscono a creare, consolidare e perpetuare rapporti tra paesi, casali e gruppi familiari di una zona molta vasta. Alla fine di questi percorsi di visita di chiese e cappelle, ogni confraternita rientra nella sua chiesa di appartenenza, dov’è attesa dalla popolazione, concludendo la sua devozione in una ritualità che rappresenta la forte sintonia con la comunità di appartenenza.</span></p>
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