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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Melissi</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>La taranta nella rete &#8211; ultimi seminari 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[la taranta nella rete]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[La Taranta nella Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Cinque]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Note per la Notte]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto De Simone]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Continua il percorso di formazione con convegni, incontri d’autore, stage Si avvia a conclusione la prima tappa del progetto culturale La Taranta nella Rete, organizzato dal Comune di Melpignano (Le) e dell’Istituto Diego Carpitella, nell’ambito della Rete dei Festival aperti ai giovani, che si propone di offrire ai giovani interessati un’occasione di approfondimento riguardo le problematiche connesse alla conoscenza, alla... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/10/02/la-taranta-nella-rete-ultimi-seminari-2009/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>Continua il percorso di formazione con convegni, incontri d’autore, stage</em></span></p>
<div id="attachment_1497" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/convento_agostiniani_melpigano_sera.jpg"><img class="size-medium wp-image-1497" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/convento_agostiniani_melpigano_sera-300x200.jpg" alt="Convento Agostiniani Melpignano" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Convento Agostiniani Melpignano</p></div>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Si avvia a conclusione la prima tappa del progetto culturale <span style="color: #ff0000;"><strong>La Taranta nella Rete</strong></span>, organizzato dal Comune di <strong>Melpignano</strong> (Le) e dell’<strong>Istituto Diego Carpitella</strong>, nell’ambito della <a href="http://www.retedeifestival.eu"><strong>Rete dei Festival aperti ai giovani</strong></a>, che </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">si propone di offrire ai giovani interessati un’occasione di approfondimento riguardo le p</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">roblematiche connesse alla conoscenza, alla conservazione, alla valorizzazione e alla rielaborazione creativa delle musiche e delle culture di tradizione orale.</span></p>
<p>Dopo il concorso musicale per giovani band <strong>Note per la Notte</strong> e il ciclo di workshop che si è tenuto negli scorsi mesi, il progetto prosegue a novembre e a dicembre con i convegni e gli incontri d’autore in forma di stage con musicisti che, nella loro carriera, si sono cimentati con la rielaborazione: quattro appuntamenti nei comuni di <strong>Melpignano</strong> e <strong>Cutrofiano</strong> che concluderanno la prima tappa del progetto biennale<span id="more-287"></span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Venerdì 20 novembre (ore 16.30), il Convento degli Agostiniani di Melpignano ospiterà l’appuntamento <strong>Metodologia della ricerca sul paesaggio sonoro</strong>, convegno a cura di Antonello Ricci, Roberta Tucci e Raffaele Rauty; Eugenio Imbriani, Luigi Chiriatti e organizzato dell’Associazione di Volontariato “Follevola” nell’ambito dell’attività di formazione prevista per il progetto “Mappa Sonora”.</p>
<p>Partendo dai contributi di Roberta Tucci (ricercatrice) e Antonello Ricci (docente discipline demoetnoantropologiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma) sugli studi del paesaggio sonoro della campagna romana, si delineerà l’approccio per lo studio del paesaggio sonoro della Grecìa Salentina, attraverso i contributi dei consulenti scientifici del progetto: Raffaele Rauty (docente di Storia del pensiero Sociologico presso l’Università di Salerno), Eugenio Imbriani (docente di Antropologia Culturale presso l’Università del Salento) e Luigi Chiriatti (ricercatore e direttore editoriale).</p>
<p>A margine dei lavori sarà allestita la <strong>Stanza del Suono</strong>, installazione nell’ambito del progetto Mappa Sonora con il quale un team di studiosi si propone di restituire, sotto forma di suoni, rumori, musiche, testimonianze audio, suggestioni sonore e altri elementi acustici le caratteristiche storiche, artistiche e culturali del territorio, con particolare attenzione alle tradizioni popolari. Una sorta di “geografia orecchiabile” in cui le coordinate, i confini e tutto ciò che contribuisce alla descrizione di un determinato territorio, viene suggerito esclusivamente dai suoni. La “Stanza del suono” offrirà un suggestivo spaccato artistico delle prime attività di ricerca condotte dall’equipe di “Mappa Sonora”, unitamente con i suoni rilevati nelle più celebri ricerche sui paesaggi sonori del passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Martedì 1 dicembre (ore 16,30) sempre a Melpignano, <span style="color: #ff0000;"><strong>Viaggio musicale tra contemporaneità, modernità e tradizione</strong></span> con <strong>Luigi Cinque</strong>, interprete del multiculturalismo e considerato uno dei compositori/autori rappresentativi della nuova frontiera tra antropologia della musica, scrittura musicale e nuove tecnologie applicate.</p>
<p>Un seminario in forma di racconto che spazia dagli ascolti musicali alle immagini filmiche partendo dal semplice presupposto che un musicista in attività, oggi, deve contribuire al dibattito sulle forme e le funzioni della musica (e della cultura) parlando della propria esperienza concreta.</p>
<p>Tra gli argomenti che si affronteranno durante l’incontro anche la questione della “ricerca sul campo”, da intendersi come tema storicamente e semanticamente aperto. Partendo da alcuni temi centrali prenderà il via un viaggio musicale che va dagli anni settanta ad oggi attraverso spaziando dalla musica tradizionale contadina e operaia fino alla riproposta urbana, dalla prima contaminazione alla post contaminazione, dall’incontro con Diego Carpitella, Alan Lomax, Roberto Leydi alle esperienze di worldmusic.</p>
<p>Mercoledì 2 dicembre (ore 16.30, Convento degli Agostiniani di Melpignano) si terrà un incontro sulla musica di tradizione e tradizione orale con <strong>Roberto De Simone</strong>, compositore, musicologo, drammaturgo, regista ed etnomusicologo napoletano che ha diretto il Teatro di “San Carlo” e il Conservatorio Satale di Musica &#8220;San Pietro a Maiella&#8221; di Napoli. Nel 1998 è stato nominato Accademico di Santa Cecilia. Nel 1967 insieme a Giovanni Mauriello, Eugenio Bennato e Carlo d’Angiò ha fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare che ha come obiettivo il recupero e la riproposta del patrimonio culturale, teatrale e musicale della tradizione popolare campana, orale e scritta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 5 domenica 6 dicembre (ore 16.30) la Biblioteca Comunale Cutrofiano ospiterà <span style="color: #ff0000;"><strong>E</strong><strong>sperienze editoriali e di ricerca sulla musica di tradizione in Puglia,</strong></span> seminario a cura di <strong>Sergio Torsello</strong> e <strong>Vincenzo Santoro</strong> con il coordinamento dell’Associazione Diotimart.</p>
<p>All’interno del seminario sono previsti quattro appuntamenti; il primo giorno è previsto un seminario di Sergio Torsello sulle fonti letterarie della musica popolare salentina dalle prime opere a stampa apparse in epoca postunitaria fino al revival di questi anni. A questo seguirà una discussione attorno al libro di Vincenzo Santoro, <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em>. Il giorno seguente sarà presentato il nuovo numero della rivista <strong>Melissi</strong> (interverranno l’editore Livio Muci e il curatore della rivista Eugenio Imbriani). A conclusione delle due giornate di studio si svolgerà un confronto tra le molteplici esperienze di ricerca nate all&#8217;interno del Movimento della pizzica con interventi di Dario Muci, Enza Pagliara, Gianni Amati e Annamaria Bagorda, Anna Cinzia Villani, Giandomenico Caramia, Massimiliano Morabito.</p>
<p>La partecipazione agli incontri è gratuita e aperta a tutti.</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Alla Taranta nella Rete sono inoltre correlati i bandi riguardanti l’assegnazione di borse di studio a copertura delle spese per partecipare ai sette seminari/workshop rivolti a tutti i giovani non residenti nelle province di Lecce, Brindisi, Taranto e il Concorso per tesi di laurea sul tema “Notte della Taranta” a cui possono concorrere laureati, laureandi e dottorandi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il progetto <strong>La taranta nella rete </strong></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">è curato da <strong>Vincenzo Santoro</strong> (Responsabile Ufficio Cultura e Politiche Giovanili Anci) e da <strong>Sergio Torsello</strong> (Responsabile Scientifico Istituto Diego Carpitella).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><strong>La Rete dei festival aperti ai giovani</strong> è un programma promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e sostenuto dal Ministro della Gioventù <strong>Giorgia Meloni </strong>con l’intento di valorizzare la creatività e i talenti emergenti e con il quale la <span style="color: #ff0000;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> entra a far parte del circuito nazionale dei festival italiani. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://www.latarantanellarete.it">www.latarantanellarete.it</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><object id="seyretpl" name="seyretpl" width="430" height="350" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000"></object></p>
<p><object id="seyretpl" name="seyretpl" width="430" height="350"><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="movie" value="http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/player.swf" /><param name="flashvars" value="width=430&amp;height=350&amp;enablejs=true&amp;file=http://www.salentoweb.tv/seyretfiles/cache/pro/localfile/5a2b3eac5c8fe782e43d6b60cc49dac4.xml&amp;image=http://www.salentoweb.tv/images/video/localvideos/ambiente/_thumbs/tarantarete con novembre.JPG&amp;autostart=false&amp;logo=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/logo.png&amp;skin=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/skins/kleur.swf&amp;repeat=false&amp;fullscreen=true" /><embed id="seyretp" name="seyretp" src="http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/player.swf" flashvars="width=430&amp;height=350&amp;enablejs=true&amp;file=http://www.salentoweb.tv/seyretfiles/cache/pro/localfile/5a2b3eac5c8fe782e43d6b60cc49dac4.xml&amp;image=http://www.salentoweb.tv/images/video/localvideos/ambiente/_thumbs/tarantarete con novembre.JPG&amp;autostart=false&amp;logo=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/logo.png&amp;skin=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/skins/kleur.swf&amp;repeat=false&amp;fullscreen=true" width="430" height="350" allowfullscreen="allowfullscreen" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" /></object></p>
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		</item>
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		<title>Il balletto intorno al patrimonio</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2008/01/08/il-balletto-intorno-al-patrimonio/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 20:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Besa]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio immateriale]]></category>
		<category><![CDATA[UNeSCO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Pubblico qui una versione leggermente riveduta e corretta di un articolo compreso nell&#8217;ultimo numero di Melissi, che riguarda il dibattito italiano sulla Convenzione Unesco sulla tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale. L&#8217;articolo è stato scritto in luglio; in seguito, in settembre, il Parlamento italiano ha approvato la convenzione, avvenimento che è stato celebrato il 29 e 30 settembre con una... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2008/01/08/il-balletto-intorno-al-patrimonio/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/01/7_14_20060404172120.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1295" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2008/01/7_14_20060404172120-300x148.jpg" alt="7_14_20060404172120" width="300" height="148" /></a>Pubblico qui una versione leggermente riveduta e corretta di un articolo compreso nell&#8217;ultimo numero di <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Melissi</span>, che riguarda il dibattito italiano sulla <span style="font-weight: bold; color: #ff0000;">Convenzione Unesco sulla tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale</span>. L&#8217;articolo è stato scritto in luglio; in seguito, in settembre, il Parlamento italiano ha approvato la convenzione, avvenimento che è stato celebrato il 29 e 30 settembre con una importante iniziativa tenutasi a Roma, tra la Biblioteca Nazionale e i Fori Imperiali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">_____________________________________</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="font-weight: bold;">Il balletto intorno al patrimonio</span></span></p>
<p>di <span style="font-weight: bold; color: #3366ff;">Vincenzo Santoro</span></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: medium;">da <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Melissi &#8211; Le culture popolari</span>, n. 14/15, settembre 2007, Besa editore<span id="more-379"></span></span></p>
<p><span style="font-style: italic; color: #000000;">L’Italia e la Convenzione Unesco</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Per cominciare, le questioni nazionali. Come è noto, da qualche mese è cominciato un interessante dibattito sulle proposte di intervento statale sui temi della tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale provenienti dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli e dal sottosegretario Danielle Mazzonis. Lo stimolo a occuparsene, secondo quanto si è potuto apprendere dalla stampa ma anche da diverse dichiarazioni pubbliche dei due, ha avuto origine proprio dalla discussione in Parlamento sulla ratifica italiana della Convenzione Unesco. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">In una intervista apparsa sul quotidiano La Repubblica il 30 dicembre 2006, la prima &#8211; che mi risulti – in cui i rappresentanti politici si siano espressi su questo argomento, il sottosegretario Mazzonis annuncia che:</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman;">Il Senato ha appena approvato all’unanimità la Convenzione sulla Diversità Culturale, un documento che impegnerà lo Stato a tutelare e quindi finanziare le espressioni artistiche nazionali, dal cinema alla letteratura al teatro. Nelle prime settimane di gennaio, invece, inizierà la discussione sulla Convenzione Unesco sui Beni Intangibili, ossia la grande tradizione dell’etnoantropologia italiana. Ratificata la Convenzione, si dovrà stilare la lista degli eventi da considerare patrimonio dell’umanità. Ma già oggi alcuni esempi di tradizione popolare sono inseriti in una lista mondiale dell’Unesco che ogni anno identifica pezzi di memoria collettiva da conservare e salvare dall’oblio (1).</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">L’interessante articolo è corredato da alcuni esempi, che dovrebbero rappresentare un campionario di patrimonio da tutelare: la processione dei Flagellanti, il Palio di Siena, il Canto a tenore sardo, la Festa dei Ceri di Gubbio, la festa di Santa Rosalia a Palermo. Infine, una foto con una scena di “neo-pizzica”(2), corredata dalla seguente didascalia: “Taranta &#8211; La danza e la trance. La taranta è una famosissima danza e musica pugliese oggi riscoperta ed apprezzata in tutto il mondo. Un ballo che poteva portare alla trance.”</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Oltre a questa sollecitazione più propriamente istituzionale, su cui tornerò, ce ne è stata un’altra, di natura più “mediatica”, proveniente da un notissimo personaggio televisivo, Maurizio Costanzo. Questi ha dichiarato di aver ricevuto, nel corso delle sue trasmissioni, molti “gridi di dolore” da parte di cittadini preoccupati della progressiva scomparsa del tesoro delle feste tradizionali italiane; per cui, essendo buon amico del ministro Rutelli, ne ha sollecitato l’intervento per rimediare a tale grave perdita.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Il ruolo di Maurizio Costanzo come singolare </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">testimonial</span><span style="color: #000000;"> del patrimonio immateriale nazionale appare evidente nell’iniziativa di presentazione degli interventi del Governo, che si svolge all’auditorium dell’Ara Pacis il 19 gennaio di quest’anno, dove l’autorevole personaggio affianca il ministro e il sottosegretario e viene accreditato dalla stampa addirittura come l’ispiratore della politica del Governo. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Nel corso dell’incontro, dal titolo emblematico “Le nostre tradizioni una risorsa per il futuro”, che di fatto ha rappresentato l’avvio del dibattito su questi temi, Rutelli delinea le linee generali su cui il suo dicastero ha intenzione di muoversi. Secondo il ministro(3),</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">seguendo la linea dell’Unesco, il Mibac(4) ha deciso un’azione di protezione e valorizzazione delle tradizioni popolari del nostro Paese. A questo fine è stata decisa la costituzione di un Comitato scientifico che avrà il compito di scoprire, catalogare e valorizzare le tradizioni popolari individuate come ”patrimonio culturale vivente”.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Del Comitato, presentato nel corso dell’iniziativa, fanno parte Pietro Clemente (Università di Firenze), Lucilla Rami Ceci (Università La Sapienza di Roma), Stefania Massari (Direttrice del Museo delle Tradizioni popolari, Roma), Giuseppe Gala (ricercatore etnocoreologo), Ambrogio Sparagna (musicista), Guido Improta (esperto di turismo). Il compito di Presidente è affidato a Paolo Apolito, docente di Antropologia Culturale presso l’Università di Salerno. Secondo le indicazioni di Rutelli, al Comitato sono affidati due compiti: </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">stimolare un interesse più allargato intorno alle tradizioni; promuoverle come fattore di attrazione ed ulteriore caratterizzazione dell’offerta di turismo culturale del nostro paese.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Rutelli poi delinea la strategia del Governo in questo campo:</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Ci sono tradizioni e culture, che sono i musei, ma ce ne sono tantissime altre vive nella cultura del popolo italiano che, tra l’altro, possono fare da grandi attrattori del turismo e della difesa del territorio.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Rilanciando le tradizioni popolari italiane noi rendiamo anche un servizio all’economia dell’Italia profonda, oltre a tutelare le sue culture incancellabili.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Molto si conta in proposito su un’opera di divulgazione che sarà affidata ai mezzi di comunicazione e ad appuntamenti di dimensione nazionale in grado di “spettacolizzare” le tradizioni e quindi di arrivare al grande pubblico (non solo italiano).</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">Un’operazione quindi, che partendo dall’Unesco, si colloca in parallelo a quello che tra gli addetti ai lavori viene definito il “turisdotto”, che coinvolge le principali città d’arte, ma anche l’altra forma di turismo culturale centrata sul patrimonio enogastronomico.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">La valorizzazione delle tradizioni popolari è il tentativo ardito, ma indispensabile, di conciliare l’aspetto scientifico della conservazione del patrimonio con una attività di divulgazione e di promozione di ”attività nuove” che ripropongano le nostre “tradizioni viventi e di grande seguito”. Tradizioni che sono concepite anche come “apripista” per una valorizzazione più generale del patrimonio artistico e come promozione turistica.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">In sostanza, attraverso il Comitato scientifico sarà possibile selezionare ogni anno 15-20 manifestazioni che rappresentano delle eccellenze nelle nostre tradizioni, per segnalarle, promuoverle e sostenerle anche economicamente.</span><br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Nel corso dell’iniziativa, Rutelli annuncia inoltre </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="font-family: Times New Roman; color: #000000;" /><br />
<span style="font-family: Times New Roman; color: #000000;">un primo grande appuntamento nazionale, con la proposta di alcuni esempi viventi e felici di tradizioni popolari, in un unico evento-spettacolo che sarà organizzato a Roma nel prossimo mese di aprile.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Infine, un accenno alla questione (ovviamente centrale) delle risorse finanziarie: Rutelli parla di un primo investimento dedicato al settore, previsto dalla legge finanziaria 2007, di 15 milioni di euro. Su questi fondi, anche per l’imprecisione con cui la notizia sarà riportato dalla stampa, si è fatta molta confusione. Si tratta infatti non di risorse a disposizione per le iniziative a sostegno del patrimonio, ma del fondo a copertura di sgravi fiscali per artisti </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">non professionisti</span><span style="color: #000000;"> che promuovono la tradizione(5).</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Dall’intervento del ministro possiamo trarre in sintesi le linee su cui si sarebbe dovuto muovere il Mibac:</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">1. adozione della Convenzione Unesco, e attivazione di misure miranti al censimento e alla catalogazione del patrimonio;</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">2. valorizzazione delle espressioni “di eccellenza”, anche in chiave di sviluppo turistico;</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">3. organizzazione di un grande evento nazionale, a Roma, con l’obiettivo di rappresentare la ricchezza “viva” del patrimonio nazionale;</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">4. sensibilizzazione e informazione del grande pubblico, attraverso un lavoro sui mezzi di comunicazione di massa.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Un programma ambizioso e impegnativo dunque, probabilmente il primo tentativo di intervento sistematico su questi temi da parte dello Stato centrale nell’Italia repubblicana. Che suscita grandi aspettative, e il cui solo annuncio provoca una forte mobilitazione a livello locale. Infatti, in seguito alle dichiarazioni dei politici, da una parte si apre un vivace dibattito tra gli addetti ai lavori (nel mondo accademico e in quello delle istituzioni che si occupano di questi argomenti); dall’altra il mondo “di base” dell’associazionismo, delle Pro Loco, dei Comitati per le feste, dei Sindaci letteralmente si scatena in una gara per partire in prima fila in vista dell’inserimento nelle ambite liste Unesco, per aggiudicarsi i fondi che sarebbero dovuti essere messi a disposizione e per accreditarsi come interlocutori di Rutelli e della Mazzonis. Al Ministero arrivano decine e decine di segnalazioni, di sollecitazioni, e lo stesso succede anche per i nostri uffici dell’Anci. Tutto un frenetico e confuso attivismo, una polemica continua – soprattutto sulla stampa locale e sulla vaste rete di siti web dedicati &#8211; su chi ha sul proprio territorio il patrimonio “più significativo”, sul perché si dovrebbe scegliere una festa piuttosto che un’altra e via dicendo. Una reazione che, al di là degli aspetti un po’ naïf, testimonia la forte sensibilità delle comunità locali su questi argomenti.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">A fronte di tutto questo movimento, dobbiamo dire che purtroppo finora di concreto è stato realizzato ben poco. Il Comitato scientifico ha cominciato il suo lavoro, ha dibattuto vivacemente al suo interno, e ha prodotto degli interessanti documenti di sintesi, che delineano un approccio al problema e tracciano delle linee di intervento molto di buon senso, condivise da gran parte degli operatori (anche se non da tutti). Sul piano pratico però i risultati ancora mancano. Nonostante gli annunci, la Convenzione attende ancora di essere ratificata, e avanza lentamente nelle sedi parlamentari. Di fondi a disposizione, almeno per ora, non se ne sono ancora visti. Il grande appuntamento nazionale previsto ad aprile, che secondo le intenzioni ministeriali avrebbe dovuto essere un evento di notevole portata, al punto di ipotizzare l’utilizzo dall’enorme area del Circo Massimo a Roma – riempita in passato solo con le mega manifestazioni sindacali e con la festa per la vittoria del mondiale di calcio &#8211; è stato drasticamente ridimensionato (soprattutto per mancanza di risorse) e rimandato forse a settembre. La campagna mediatica, il cui regista avrebbe dovuto essere Maurizio Costanzo – che intanto parrebbe essersi defilato &#8211; non è mai partita. La sensazione è che, come spesso succede nel nostro Paese, quando occorre passare dalle affermazioni di principio alla pratica, dalle parole ai fatti, le cose si fanno subito estremamente più difficili e spesso anche le migliori intenzioni si impantanano.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
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<span style="font-style: italic; color: #000000;">Alcune proposte</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Alla luce del dibattito in corso, vorrei articolare alcune riflessioni critiche su quanto è stato fatto finora, e definire – per forza di cose in maniera schematica &#8211; alcune proposte che spero possano essere utili al prosieguo di questa vicenda.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">1. Sul piano istituzionale, la prima cosa da fare, senza perdere altro tempo, è di ratificare la Convenzione. La mancanza di questo atto fondamentale (peraltro più volte dato come “ormai fatto”) sta producendo danni gravissimi, perché ci esclude dalle decisioni che vengono prese a livello internazionale. Inoltre, occorre procedere rapidamente alla definizione delle procedure per la selezione dei “siti” italiani da tutelare. Senza avere il quadro di riferimento e le regole si continuerà a parlare del nulla e a fomentare inutili polemiche, destinate peraltro a crescere in mancanza di chiare indicazioni a livello nazionale. In accordo con le previsioni dell’Unesco, la selezione dovrà avvenire con il coinvolgimento degli addetti ai lavori, delle istituzioni e delle comunità locali. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">2. Urgente è poi chiarire il nodo delle risorse. Lo Stato, se vuole essere credibile in questa sua intenzione di tutelare e valorizzare il patrimonio immateriale, deve mettere a disposizione dei fondi adeguati. Non si capisce altrimenti come si possa procedere a interventi che siano concreti e non solo di immagine (basti solo pensare ai costi del mero censimento dello sterminato patrimonio custodito a livello locale nel nostro Paese). Sarebbe ad esempio augurabile l’istituzione, con la prossima legge finanziaria, di un </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Fondo per il Patrimonio Immateriale</span><span style="color: #000000;">, magari sul modello di quello attivato a sostegno delle Attività culturali e di Spettacolo dalla finanziaria dell’anno scorso(6).</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">3. Una volta ratificata la Convenzione (e reperite le risorse necessarie) a mio avviso si dovrebbe procedere alla definizione, insieme a tutti i livelli istituzionali interessati, dallo Stato centrale alle Regioni agli Enti Locali, di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Linee guida nazionali</span><span style="color: #000000;">, che contengano un piano di interventi di medio periodo, da realizzare a livello nazionale e territoriale. Il percorso di costruzione di queste Linee dovrebbe prevedere innanzitutto una seria riflessione sull’esistente, sulle politiche concrete che in molti casi sono già attuate dalle istituzioni territoriali. Mi riferisco sia alle reti museali (musei delle tradizioni popolari, musei del territorio, ecomusei e strutture analoghe), ai diversi “archivi sonori e multimediali” – pubblici e privati &#8211; e alle altre iniziative che costituiscono il perno del sistema di “conservazione” dei patrimoni immateriali; ma anche alle esperienze più avanzate di “valorizzazione” (festival rassegne, carnevali, feste ecc). Inoltre occorrerebbe analizzare con attenzione la legislazione regionale, che in molti casi prevede delle strategie di intervento significative. La legislazione più innovativa andrebbe valorizzata e diffusa anche nelle regioni che ne sono sprovviste.</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">4. Anche nel dibattito di questi mesi è ritornata la questione su cui di solito ci sono le più aspre divisioni: le priorità tra le politiche di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">tutela</span><span style="color: #000000;"> e quelle di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">valorizzazione</span><span style="color: #000000;">. Senza volermi dilungare su un argomento su cui si è discusso anche troppo, mi pare che occorra in questo un atteggiamento per quanto possibile pragmatico. Non c’è dubbio che per il nostro Paese l’intervento più urgente riguardi la tutela e la salvaguardia di patrimoni che sono per loro natura volatili, soggetti a deperimento e a scomparsa. Si dice con ragione che ogni volta che un anziano cantore, un costruttore di strumenti tradizionali o una depositaria della antiche arti della gastronomia locale muore, è come se bruciasse una biblioteca. Queste memorie vanno per quanto possibile salvate, utilizzando per questo le metodologie scientifiche più aggiornate e le tecnologie più avanzate. Occorre anche tener presente però che questi temi sono entrati nel dibattito pubblico diffuso e hanno interessato la politica soprattutto per il successo di alcune esperienze di “valorizzazione spinta”, in cui patrimoni locali sono diventati di fatto attrattiva turistica, generando significative ricadute sul territorio. Queste esperienze, che spesso rispondono anche ad esigenze locali di riappropriazione della propria memoria culturale, si stanno sempre più diffondendo nel nostro Paese, da sud a nord, anche in assenza di politiche nazionali. A mio avviso dunque per la comunità scientifica e per gli operatori più avvertiti sarebbe un errore anche strategico “demonizzare” le politiche di valorizzazione. Occorre invece che gli strumenti delle scienze demo-etno-antropologiche vengano messi a disposizione delle comunità e degli operatori locali per elaborare politiche di valorizzazione coerenti ed efficaci, rispettose e non invasive, che coniughino lo sviluppo locale con il miglioramento della coesione sociale e con una maggiore coscienza della storia e delle peculiarità locali. E che permettano di evitare approcci facili e disinvolti, purtroppo molto presenti in questo settore, che puntano a vendere “brandelli di identità locale ripassati nella consunta padella dei metodi </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">tour-operator</span><span style="color: #000000;">(7)”, e che hanno come conseguenza nella maggior parte dei casi la devastazione dei contesti locali e la distruzione degli stessi patrimoni che si vorrebbero salvaguardare.</span><br style="color: #000000;" /><br />
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<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="font-style: italic; color: #000000;">Questioni salentine</span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Il dibattito sulla ratifica della Convenzione Unesco trova nel Salento uno dei luoghi di maggiore interesse, perché il movimento di riproposta e riattualizzazione della musica di tradizione (e in particolare della “pizzica”) che in questa provincia si sta dispiegando da una quindicina d’anni è visto come uno degli esempi più importanti ed emblematici di “valorizzazione” di successo di un patrimonio tradizionale. In questo senso ci troviamo di fronte a un vero e proprio “laboratorio vivente”, dove sono più visibili le ricadute positive di questi processi (ripresa forte di interesse per le tradizioni culturali del territorio, aumento del turismo culturale, creazione di posti di lavoro), ma anche alcuni effetti più controversi, che riguardano in particolare la pressione “consumistica” sui siti(8) ma anche l’invadenza degli eventi spettacolari creati dalle amministrazioni locali a scopi promozionali e di </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">marketing territoriale</span><span style="color: #000000;">. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Infatti, per effetto anche del grande apparato mediatico che viene messo in campo ormai da diversi anni, tutta la complessa esperienza salentina, che coinvolge miriadi di operatori che a vario titolo si rapportano con la tradizione (musicisti, ballerini, costruttori di strumenti, organizzatori di festival, produttori di libri e cd ecc) viene identificata con l’evento spettacolare di gran lunga più importante e più “di massa” dell’estate, “La notte della taranta”(9). Non è il caso di soffermarsi in questa sede sulle modalità con cui questo vero e proprio “processo egemonico” si sia realizzato (anche se evidentemente hanno molta importanza gli ingenti finanziamenti pubblici di cui, nel tempo, questo evento ha goduto, rispetto alle sempre maggiori ristrettezze riservate al resto delle attività)(10), ma è un dato di fatto con cui fare i conti, che produce evidentemente delle distorsioni, che riguardano anche i temi di cui stiamo parlando. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Se si guarda al dibattito locale, ai primi posti delle espressioni del patrimonio salentino da salvaguardare e valorizzare non vengono indicati, ad esempio, qualche festa come San Rocco a Torrepaduli (che forse sarebbe, per diverse ragioni, l’esempio più interessante in un’ottica di riconoscimento Unesco), un particolare tipo di musica come la “pizzica”, la danza della “scherma” oppure i tamburelli a cornice, o ancora qualche “albero di canto” come Uccio Aloisi o Niceta Petrachi, ma… La notte della taranta! E tale indicazione riemerge di continuo, sulla stampa nazionale e locale, dal già citato articolo del 30 dicembre 2006 su Repubblica, per passare da alcuni degli articoli conseguenti alla conferenza stampa di Rutelli(11), fino a un’intervista al sindaco di Melpignano e “fondatore dell’evento cult dell’estate pugliese” Sergio Blasi, apparsa recentemente su un giornale locale(12), in cui la Notte della taranta è addirittura definita “un bene </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">che l’Unesco vorrebbe tutelare</span><span style="color: #000000;">”. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Ora, a parte il fatto che questo grande festival, certamente per merito degli organizzatori, ha raggiunto una tale forza e una tale notorietà da non avere bisogno di tutele, è evidente che anche in questa vicenda si ripropone la solita confusione, molto presente nel Salento, tra i patrimoni tradizionali e i processi di valorizzazione. Nel senso che ancora, dopo tanti anni e infiniti dibattiti(13), non è chiaro che una cosa sono le espressioni della “tradizione popolare” &#8211; che forse potrebbero interessare all’Unesco, ma la cui tutela dovrebbe innanzitutto interessare ai salentini &#8211; altra i grandi eventi di spettacolarizzazione che li utilizzano con modalità e strumenti che sono propri della musica commerciale(14). </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">E intanto, mentre si continua a discutere in questi termini un po’ insensati, i veri tesori deperiscono e scompaiono, nell’indifferenza delle istituzioni. Qualche mese fa è venuto a mancare </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Mesciu Ninu</span> Sancesario di Nociglia, l’ultimo costruttore di tamburelli della nostra tradizione, colui che aveva conservato questa arte antica nel periodo buio dell’abbandono della musica salentina, tra gli anni settanta ed ottanta(15). Di lui e della sua arte non è rimasto quasi nulla, neanche un’intervista. Pezzi della nostra memoria se ne vanno, e continuano a mancare gli interventi più elementari per cercare di salvare il salvabile. Nonostante ormai intorno al rutilante mondo della “pizzica” girino cifre colossali, continuano a mancare le strutture di conservazione, i musei, gli archivi, le biblioteche. Il caso salentino è oggetto di continui studi, si fanno decine di tesi di laurea all’anno, ma poi – nonostante i periodici annunci &#8211; non esiste in tutta la provincia di Lecce nemmeno una biblioteca con i tutti i testi sul tarantismo e sulla musica tradizionale salentina, a cui questi studiosi e tutti gli interessati possano rivolgersi. Ci viene detto di avere fiducia, che presto a queste domande verrà data una risposta, che con la costituzione della “Fondazione Notte della taranta”, che dovrebbe occuparsi anche di questi temi, tutto si risolverà. Intanto però &#8211; ammesso e non concesso che questa sia veramente la soluzione – della Fondazione, che viene annunciata come imminente da almeno tre anni(16), se ne sono perse le tracce. <br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">Come si coniughi questa situazione con la Convenzione Unesco, che pone la questione della salvaguardia al primo posto, e sollecita “i Paesi del Mondo ad adottare appropriate misure legali, tecniche, amministrative e finanziarie affinché si costituiscano dei Dipartimenti per la Documentazione del loro Patrimonio Culturale Immateriale e affinché quest’ultimo venga reso più accessibile», invitando a costituire «archivi e sistemi di documentazione(17)”, rimane un grande mistero. </span><br style="color: #000000;" /><br />
<br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">_______________________</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(1) </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=186"><span style="font-style: italic;">Unesco, è un tesoro il folklore d&#8217;Italia</span></a><span style="color: #000000;">, di Maria Novella De Luca, in La Repubblica di sabato 30 dicembre 2006</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;"> (2) sulla “neopizzica” e la reinvenzione della danza tradizionale salentina Cfr.: Giuseppe M. Gala, </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">“La pizzica ce l’ho nel sangue”. Riflessioni a margine sul ballo tradizionale e sulla nuova pizzicomania in Salento</span><span style="color: #000000;">, in Vincenzo Santoro, Sergio Torsello (a cura di), </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</span><span style="color: #000000;">, Edizioni Aramirè, Lecce 2002, e, sempre dello stesso autore, il più recente </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Il dissidio nel corteggiamento e il sodalizio nella sfida: per una rilettura antropologica del complesso sistema dell’etnocoreutica italiana</span><span style="color: #000000;">, in Pietro Fumarola, Eugenio Imbriani (a cura di), </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Danze di corteggiamento e di sfida nel mondo globalizzato</span><span style="color: #000000;">, Besa editore, Nardò 2006</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(3) Le dichiarazioni che seguono, relative all’incontro dell’Ara Pacis, sono tratte dalle agenzie ASCA e Adnkronos/Adnkronos Cultura del 19 gennaio 2007 e dall’articolo di Pietro M. Trivelli Rutelli: </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">le tradizioni del passato, una forza per affrontare il futuro</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(4) Ministero per i beni e le attività culturali</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(5) Comma 188 dell’art. 1, legge 27 dicembre 2006, n. 296</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(6) La legge Finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296) ha istituito, all’art. 1, commi 1136 e 1137, un fondo di 20 mln di Euro all’anno per gli anni 2007, 2008, 2009 per il cofinanziamenti di progetti sulle attività culturali di spettacolo presentati dalle Autonomie Locali</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(7) Cfr.: Luigi Piccioni, </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Salento, un patrimonio da vivere</span><span style="color: #000000;">, in Vincenzo Santoro, Sergio Torsello (a cura di) </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</span><span style="color: #000000;">, edizioni Aramirè, Lecce 2002</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(8) emblematico in questo senso è lo stato in cui è ridotta la festa di San Rocco a Torrepaduli, letteralmente stravolta nei suoi valori culturali e religiosi da un turismo “etnico” aggressivo e irrispettoso</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;"> fino a esiti paradossali, come il fatto che ormai tutta la musica tradizionale del Salento viene qualificata come “taranta”, che in realtà è il nome del ragno “mitico” che, col suo morso, innescava le crisi del tarantismo</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(9) Cfr.: Vincenzo Santoro, </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=169"><span style="font-style: italic;">Il “movimento della pizzica” e la politica delle istituzioni locali</span></a><span style="color: #000000;">, in AA VV, Melissi, n. 10/11 Besa Editore, Nardò (Lecce) 2005</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(10) Piero M. Trivelli sul Messaggero ne parla in questi termini: “Più ancestrale l’esempio della Notte della Taranta, nel Salento, fenomeno studiato dagli antropologi e che richiama artisti internazionali.”</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(11) </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Blasi, “È roba nostra e non è un format tv”</span><span style="color: #000000;">, di Nazareno Dinoi, dal Corriere del Mezzogiorno del 5 luglio 2007</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(12) Ultimo di una lunga serie è quello che si è svolto ad Alessano (Le) il 2 febbraio 2007, dal titolo “Puglia terra di musica”, in cui è emersa con forza la richiesta di una politica pubblica di tutela dei patrimoni orali e musicali tradizionali. Una selezione di interventi su questi temi si può trovare su </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.pizzicata.it">www.pizzicata.it</a><span style="color: #000000;"> e su www.vincenzosantoro.it </span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(13) D’altra parte basterebbe guardare a come l’Unesco si è mossa finora per l’individuazione dei </span><a style="color: #3366ff;" href="http://portal.unesco.org/culture/en/ev.php-URL_ID=32260&amp;URL_DO=DO_TOPIC&amp;URL_SECTION=201.html">Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity</a><span style="color: #000000;"> per rendersi conto di quale possa essere il suo campo di interesse</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(14) Mesciu Ninu era tanto famoso da meritarsi anche una delle più famose strofe di pizzica: </span><span style="font-style: italic; color: #000000;">Lu tamburreddu meu è de Nociglia / beatu a ci lu sona e ci lu piglia</span><br style="color: #000000;" /><br />
<span style="color: #000000;">(15) Fu un’idea di Ambrogio Sparagna, che venne resa pubblica per la prima volta alla fine dell’agosto 2004. Una ricostruzione della storia tormentata del progetto della Fondazione Notte della taranta, che in tre anni ha cambiato in continuazione ragione sociale e obiettivi, provocando infinite polemiche, ma che ancora non ha visto la luce, si può trovare </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=172">qui</a> <br style="color: #3366ff;" /><br />
<span style="color: #3366ff;">(16) </span><a style="color: #3366ff;" href="http://www.patrimoniounesco.it/beniimmateriali/documenti/convenzioneparigi2003.pdf">art. 13</a> pubblicato sul Messaggero del 20 gennaio 2007</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 14:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
		<category><![CDATA[UNeSCO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Più Libri più Liberi &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista presentazione della rivista: Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice) Relatori: Luciano Del Sette, Vincenzo Santoro, Roberta Tucci Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff0000;">Più Libri più Liberi</span></strong> &#8211; Palazzo dei Congressi Eur – Roma<br />
Sabato 8 dicembre  dalle 19 alle 20  sala ametista </span></p>
<p>presentazione della rivista: <strong><span style="color: #ff0000; font-size: medium;">Melissi 14/15 – Cultura, tradizione e folklore: un patrimonio da difendere, una rivista da conoscere (Besa editrice)<br />
</span></strong><br />
Relatori: <strong>Luciano Del Sette</strong>, <strong>Vincenzo Santoro</strong>, <strong>Roberta Tucci</strong></p>
<p><img src="/public/Copertina_Melissi.jpg" alt="" width="200" height="214" align="left" />Questo numero di Melissi, come sempre attento e sensibile ai vari aspetti delle culture umane, scava in profondità sul territorio e contemporaneamente si proietta in un percorso che, partendo dalle sponde opposte dell’Albania, raggiunge l’India passando per il Medio Oriente. Il tema sotto i riflettori è quello della <strong><span style="color: #ff0000;">patrimonializzazione della cultura popolare</span></strong>, attualissimo e di grande interesse sia per la ricerca che per la salvaguardia. Il soggetto sollecita, infatti, riflessioni altrettanto complesse e cogenti attorno a concetti quali <strong><span style="color: #ff0000;">cultura</span></strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">popolare</span></strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>folklore</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">locale</span></strong>, e al ruolo degli enti pubblici e politici nella determinazione di tali definizioni e nella selezione dei beni che meritino sostegno o salvaguardia.<span id="more-393"></span> Entrando nel vivo della questione, vengono proposti alcuni documenti prodotti dalla commissione istituita dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Rutelli- e presieduta da Paolo Apolito &#8211; con l’obiettivo di identificare delle linee guida per l’individuazione di alcuni eventi da valorizzare attraverso un sostanzioso sostegno economico ed eguale esposizione mediatica. In relazione a questi processi di selezione trova posto il saggio di Berardino Palumbo che smaschera e chiarisce i criteri e le procedure che regolano l’inclusione ed il mantenimento dei beni nel patrimonio protetto dall’Unesco. Completano il quadro i contributi che ruotano attorno alla definizione dei beni demoetnoantropologici, di cui se ne fornisce quella istituzionale più recente, e la costituzione di ecomusei.</p>
<p>Interventi di questo numero:<br />
Eugenio Imbriani, Paolo Apolito, Giuseppe Michele Gala, Lucilla Rami Ceci, Claudio Rosati, Berardino Palumbo, Federico Scarpelli, Gian Luigi Bravo, Roberta Tucci, Fabio Dei, Pietro Meloni, Gabriele Arnesano, Francesca Rinaldi, Vincenzo Santoro, Gabriele Mina, Salvatore Bevilacqua, Francesco Marano, Paolo Pacciolla, Fabio Tolledi, Donato Martucci, Guglielmo Zappatore, Siamak Guran, Luisa Spagna.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F12%2F03%2Fmelissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma%2F&amp;title=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%3A%20presentazione%20a%20Roma" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/12/03/melissi-le-culture-popolari-presentazione-a-roma/">Melissi &#8211; Le culture popolari: presentazione a Roma</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Melissi &#8211; Le culture popolari 14/15</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 06:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Idrusa]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[UNeSCO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito il numero 14/15 &#8211; autunno/inverno 2007 di Melissi &#8211; Le culture popolari. La rivista dell&#8217;Editore Besa è in gran parte dedicata alla &#8220;patrimonializzazione della cultura popolare&#8221;, con particolare riferimento al dibattito sulla Convenzione UNESCO sul patrimonio immateriale, che è stata appena ratificata (13 settembre) dal Parlamento Italiano. All&#8217;interno anche un mio articolo sull&#8217;argomento, dal titolo &#8220;Il balletto intorno... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/24/melissi-le-culture-popolari-1415/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/24/melissi-le-culture-popolari-1415/">Melissi &#8211; Le culture popolari 14/15</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Arial;">
<p><span style="font-size: small;">E&#8217; uscito il numero 14/15 &#8211; autunno/inverno 2007 di <span style="font-weight: bold; color: #800000;">Melissi &#8211; Le culture popolari</span>. La rivista dell&#8217;Editore Besa è in gran parte dedicata alla &#8220;patrimonializzazione della cultura popolare&#8221;, con particolare riferimento al dibattito sulla Convenzione UNESCO sul patrimonio immateriale, che è stata appena ratificata (13 settembre) dal Parlamento Italiano. All&#8217;interno anche un mio articolo sull&#8217;argomento, dal titolo &#8220;Il balletto intorno al patrimonio&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;"> </span></p>
<div style="text-align: center;">
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: bold;"><img style="width: 449px; height: 637px;" src="/public/Copertina_Melissi.jpg" alt="" /></span></span></p>
<p><span id="more-412"></span></p>
<div style="text-align: justify;">La rivista si può acquistare (anche &#8220;a distanza&#8221;) presso la Libreria Idrusa di Alessano (0833.781747, libreriaidrusa@libero.it)</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F09%2F24%2Fmelissi-le-culture-popolari-1415%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%2014%2F15" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F09%2F24%2Fmelissi-le-culture-popolari-1415%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%2014%2F15" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F09%2F24%2Fmelissi-le-culture-popolari-1415%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%2014%2F15" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F09%2F24%2Fmelissi-le-culture-popolari-1415%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%2014%2F15" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F09%2F24%2Fmelissi-le-culture-popolari-1415%2F&amp;linkname=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%2014%2F15" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2007%2F09%2F24%2Fmelissi-le-culture-popolari-1415%2F&amp;title=Melissi%20%E2%80%93%20Le%20culture%20popolari%2014%2F15" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2007/09/24/melissi-le-culture-popolari-1415/">Melissi &#8211; Le culture popolari 14/15</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Il “movimento della pizzica” e la politica delle istituzioni locali</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2005 19:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vincenzo Santoro da Melissi n. 10/11, luglio 2005 Genesi Il movimento della pizzica nasce tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta del secolo scorso. In quel momento diversi singoli o gruppi di operatori, muovendosi in sorprendente autonomia uno dall’altro, cominciano a ritessere il filo della tradizione musicale. Si ritorna a suonare musica dichiarata come popolare, comunque in... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/07/15/il-movimento-della-pizzica-e-la-politica-delle-istituzioni-locali/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: arial;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/melissi2005.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2014" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/melissi2005.jpg" alt="melissi2005" width="200" height="293" /></a>Vincenzo Santoro</span></strong></span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">da <span style="font-style: italic;">Melissi</span> n. 10/11, luglio 2005</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Genesi</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Il <span style="font-style: italic;">movimento della pizzica</span> nasce tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta del secolo scorso. In quel momento diversi singoli o gruppi di operatori, muovendosi in sorprendente autonomia uno dall’altro, cominciano a ritessere il filo della tradizione musicale. Si ritorna a suonare musica dichiarata come <span style="font-style: italic;">popolare</span>, comunque in varia misura derivante dai modi e dai repertori locali. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">I protagonisti di allora hanno storie diverse. Qualcuno proviene dalla stagione del <span style="font-style: italic;">folk revival</span> degli anni settanta(1); altri sono invece giovani che basano la conoscenza dei repertori tradizionali soprattutto sulle vecchie registrazioni degli anni Settanta ancora disponibili(2); poi ci sono gli anziani cantori sempre in circolazione, che <span id="more-2013"></span>in realtà non avevano mai smesso di suonare e cantare(3). In diversi casi si tratta di persone che sono state via dal Salento per diverso tempo e, dopo aver fatto esperienze molteplici, ritornano con la precisa intenzione di «creare qualcosa».</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Parallelamente al ritorno di interesse per la musica, si sviluppa la riflessione sul fenomeno del tarantismo e sull’interpretazione che ne diede Ernesto de Martino ne <span style="font-style: italic;">La terra del rimorso</span> (libro che diventa rapidamente un <span style="font-style: italic;">best-seller</span> nelle librerie locali e soprattutto nelle bancarelle che accompagnano gli eventi musicali), da cui scaturisce una vasta e spesso incontrollata produzione libraria.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">C’è poi l’attività – fondamentale per molti versi &#8211; del regista Edoardo Winspeare, che usa l’incisivo veicolo del cinema per costruire l’immaginario forte di un Salento antico e magico, e di una cultura contadina ancestrale e nobilissima(4), ma allo stesso tempo opera come un vero e proprio organizzatore di cultura, patrocinando le mitiche feste nelle campagne del Capo di Leuca, ritrovando e in qualche modo rilanciando alcuni cantori, contribuendo alla creazione di vari gruppi musicali. Tutti poi si ritroveranno sul set di <span style="font-style: italic;">Pizzicata</span>, fecondo cantiere foriero di molteplici sviluppi successivi. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Infine, un rapporto importante è quello che si instaura con l’altro movimento musicale salentino di quegli anni, quello del <span style="font-style: italic;">tarantamuffin</span> dei Sud Sound System, con cui ha in comune almeno la rilegittimazione dell’uso del dialetto, la pratica musicale dal basso e una certa forma di rivendicazione identitaria delle radici culturali. In molte delle scatenate feste estive delle <span style="font-style: italic;">posse</span> salentine vengono invitati anche dei musicisti tradizionali (tra cui Luigi Stifani e gli Ucci), creando un significativo scambio di esperienze e di pratiche musicali.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Un movimento dal basso</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Questa breve ricostruzione iniziale della genesi del movimento della pizzica aveva l’obiettivo di mettere in evidenza il suo carattere iniziale di <span style="font-style: italic;">movimento dal basso</span>. Tutto nasce per iniziativa di gruppi di base quando non di singoli, nel completo disinteresse delle istituzioni e nella mancanza di qualsiasi politica di incentivazione pubblica. Le feste, i concerti, le pubblicazioni di libri e cd musicali procedono per lungo tempo senza un intervento significativo di alcuna istituzione. Anzi si può dire che la classe politica salentina guardasse al movimento crescente con sufficienza e a volte con fastidio. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Le cose cominciano a cambiare dopo la metà degli anni novanta, quando il movimento ormai è esploso, coinvolgendo sempre più gente sia nelle feste e nei concerti dell’estate salentina, sia nelle numerose iniziative (concerti, convegni, corsi, ecc.) che si svolgono nel resto d’Italia e anche oltre. A questo punto alcuni politici più avvertiti decidono di investire sulla pizzica. Aumentano così in maniera significativa le risorse pubbliche destinate a tale scopo, e questo comporta in primo luogo l’aumento delle occasioni spettacolari, che – per i risultati di pubblico e di risonanza mediatica &#8211; sono fin dall’inizio il terreno privilegiato degli interventi delle amministrazioni.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">L’Istituto Carpitella e la Notte della Taranta</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">L’intervento sicuramente più significativo in questo campo è rappresentato dalla creazione dell’Istituto “Diego Carpitella” e dalla nascita della <span style="font-style: italic;">Notte della Taranta</span>.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">L’Istituto Carpitella nasce tra il 1997 e il 1998 per iniziativa di alcuni Comuni (una parte della Grecìa più Alessano e Cutrofiano) e per la sollecitazione di alcuni intellettuali e operatori culturali locali. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Gli scopi che si  proponevano i promotori erano(5): </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">[…] raccogliere, catalogare, conservare, studiare il patrimonio culturale e artistico del Salento […].</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">In particolare, gli obiettivi di ricerca e documentazione dell’Istituto sono i seguenti: </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">(a) recuperare, restaurare e conservare i materiali concernenti la storia orale del Salento &#8211; acquisendo altresì, ove possibile, i materiali eventualmente conservati altrove (in Italia e all&#8217;estero) ivi compresi i testi scritti (manoscritti o a stampa), i documenti foto-video-cinematografici, i documenti di interesse iconografico, gli oggetti della cultura materiale e ogni altra testimonianza di forme d’arte e artigianale; costituire un archivio di fondi aperto alla consulta/ione dei privati cittadini e degli studiosi. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">(b) promuovere campagne e iniziative di ricerca, nonché programmi di formazione, sia direttamente come deliberazione autonoma, sia in convenzione o collaborazione con altri enti di ricerca ed istituzioni didattiche; produrre documentazione dei materiali derivanti dalla ricerca e formazione (su carta, disco, video, cdrom, ecc.), ai fini della loro diffusione esterna all&#8217;istituto; favorire ogni forma di creatività artistica ispirata a temi e linguaggi propri della cultura salentina: produrre periodicamente mostre, concerti, e altre forme di manifestazione, per comunicare e pubblicare gli esiti delle ricerche e produzioni realizzate.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Come è noto, di questo ambizioso programma &#8211; che elenca problematiche ancora oggi sostanzialmente irrisolte &#8211; si è realizzata soprattutto la parte relativa alla produzione di eventi spettacolari.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">È infatti proprio dall’Istituto Carpitella, con il contributo essenziale – soprattutto dal punto di vista economico – della Grecìa Salentina, che nasce nel 1998 la <span style="font-style: italic;">Notte della Taranta</span>. Da quella prima edizione, l’iniziativa è cresciuta in maniera esponenziale, grazie anche a una sapiente gestione mediatica, diventando uno degli eventi musicali più importanti a livello nazionale e forse anche internazionale. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Questa manifestazione, che ha ottenuto risultati per molti aspetti clamorosi, ha suscitato negli anni grandi entusiasmi ma anche critiche feroci, soprattutto per la sua tendenza ad “occupare” tutti gli spazi disponibili, per la pratica radicale e spregiudicata della “contaminazione” dei repertori tradizionali che caratterizza la sua proposta artistica(6) e per la scelta di utilizzare massicciamente “maestri concertatori”, direttori artistici, musicisti, “importanti ospiti” non salentini. Su questi aspetti controversi ad ogni edizione puntualmente si scatena tra gli operatori un dibattito aspro e serrato, su cui non è il caso di soffermarsi in questa sede(7).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Quel che è certo è che con l’avvento della Notte della Taranta, il fenomeno pizzica esplode definitivamente: gli vengono dedicati spazi sempre maggiori sui media nazionali e internazionali, diventa materia di numerose tesi universitarie, nascono centinaia di gruppi musicali, vi si dedicano migliaia di praticanti professionisti e semiprofessionisti (musicisti, ballerini ecc.). A questo si arriva anche per effetto di un modo originale di fare <span style="font-style: italic;">marketing territoriale</span> utilizzando l’attrattiva della cultura tradizionale.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Significativamente, questo processo tumultuoso si è realizzato attraverso il rovesciamento delle tendenze iniziali: da un movimento sostanzialmente spontaneo e dal basso si passa a una situazione in cui a tirare le fila sono alcuni amministratori pubblici (e une serie di loro collaboratori) che sono ormai di fatto quasi i <span style="font-style: italic;">portavoce</span> del movimento.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Politiche pubbliche</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Con la sua elezione a <span style="font-style: italic;">moda</span> nazionale (e anche un po’ internazionale), il movimento della pizzica costituisce ormai un fenomeno importante non solo dal punto di vista culturale e sociale, ma anche da quello economico. E questo sia per le ricadute dirette (in termini di operatori – musicisti, ballerini, organizzatori di eventi ecc. che lavorano nel settore, traendone una parte importante del proprio reddito) che per quelle indirette, che riguardano la <span style="font-style: italic;">promozione</span> complessiva del Salento come terra della musica popolare e della pizzica. Non è un caso che nel corso delle recenti campagne elettorali per le provinciali e per le regionali la “questione pizzica” sia entrata prepotentemente nel dibattito politico vero e proprio.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Possiamo tranquillamente affermare quindi che l’evoluzione del movimento è diventata una questione di grande importanza, se non una di quelle decisive, per il Salento dei prossimi anni. Assumendo questo punto di vista, vorrei soffermarmi su alcuni aspetti problematici che a mio parere caratterizzano la situazione attuale, e su cui ritengo sia improrogabile una riflessione critica.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Promuovere la pluralità</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">In primo luogo, il movimento di cui parliamo ha, come abbiamo detto, un carattere <span style="font-style: italic;">diffuso</span>, <span style="font-style: italic;">a rete</span>. Questo costituisce una grande ricchezza, e forse una delle ragioni principali della sua crescita impetuosa. Un intervento pubblico dovrebbe agire quindi sostenendo la rete, <span style="font-style: italic;">promuovendo la pluralità</span> di iniziative che hanno caratteristiche molto diversificate (concerti, corsi e seminari, convegni, pubblicazioni specializzate, attività didattica, ricerca sul campo) e che sono poste in opera da soggetti vari (Comuni, associazioni, gruppi musicali, case editrici ecc). Naturalmente, nell’ambito di politiche che sappiano selezionare gli interventi in base a criteri di qualità, di capacità di incidere sul territorio, di non estemporaneità (e quindi di continuità negli anni).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Tutto ciò potrebbe apparire scontato, ma finora è accaduto il contrario, e le risorse pubbliche sono state concentrate principalmente su pochi mega-festival estivi, che garantiscono ai politici un forte e immediato ritorno di immagine.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Conservazione e tutela dei patrimoni musicali tradizionali</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">In secondo luogo, è ormai opinione comune che le istituzioni dovrebbero impegnarsi per sviluppare una seria politica di <span style="font-style: italic;">tutela</span> di questi particolari <span style="font-style: italic;">beni culturali immateriali </span>che sono le musiche e le danze di tradizione. Senza una adeguata <span style="font-style: italic;">tutela</span> &#8211; che in questo campo vuol dire soprattutto “protezione” delle feste tradizionali, ricerca sul campo e costruzione di archivi multimediali &#8211; una <span style="font-style: italic;">valorizzazione</span> massiccia come quella che è stata fatta in questi anni rischia di arrivare al risultato paradossale di distruggere l’oggetto culturale che si intende valorizzare. Caso emblematico in negativo di questo processo è la festa di San Rocco di Torrepaduli, completamente devastata e deprivata dei suoi elementi peculiari – a cominciare dalla <span style="font-style: italic;">pizzica-scherma</span>, che aveva il suo luogo elettivo proprio davanti al santuario – dalla presenza caorica, debordante e irrispettosa di grandi masse di turisti. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Per queste <span style="font-style: italic;">politiche di tutela</span>, occorre certamente formare una diversa consapevolezza da parte degli operatori e dei fruitori(8), ma non possiamo nasconderci che le responsabilità maggiori ce le hanno le istituzioni. Che oltre a dirottare ingenti risorse pubbliche verso le manifestazioni spettacolari, dovrebbero farsi carico di costruire politiche più articolate e lungimiranti, che promuovano la conoscenza consapevole delle tradizioni locali, magari cominciando dalla creazione – non più rinviabile – di strutture rivolte alla ricerca, alla documentazione, alla conservazione delle <span style="font-style: italic;">fonti</span>. Esattamente come si fa con le chiese, i dipinti, le sculture, le biblioteche, gli archivi cartacei. E occorre far presto, perché una parte fondamentale di queste documentazioni proviene da persone in carne ed ossa, che hanno ancora una conoscenza profonda dei patrimoni musicali tradizionali, nella loro complessità e differenziazione, ma che, per ovvie ragioni, col passare degli anni diventano sempre meno disponibili.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Del resto, la conservazione delle fonti è importante sia per preservare la memoria storica nella sua complessità e nella sua articolazione plurale, sia perché solo a partire da una conoscenza approfondita dei patrimoni tradizionali si può ipotizzare un’evoluzione artistica e musicale che non sia banalizzante e che non risponda solo a meri scopi di commercializzazione. Basti pensare, per andare ad un esempio di oltreoceano, a qual è stato il rapporto tra la documentazione sul blues e sulla tradizione afroamericana frutto delle ricerche sul campo(9) e l’evoluzione del jazz e del rock nel corso del novecento. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Quale evoluzione potremo dunque mai avere se dissipiamo le stesse fonti della nostra ispirazione?</span><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Infrastrutture per la musica popolare</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
<br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Questo ventaglio di interventi devono essere perseguiti ai vari livelli istituzionali. Certamente sono interessati i Comuni, che hanno spesso un ruolo centrale nel finanziamento delle varie iniziative, e che dovrebbero muoversi con maggiore consapevolezza, magari con un’ottica meno di corto respiro, e possibilmente in maniera coordinata (una delle ragioni del successo delle iniziative della Grecìa e dell’Istituto Carpitella è questa).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Responsabilità maggiori ha la Provincia di Lecce, che in questi anni ha investito risorse notevoli sui beni e le attività culturali (è una delle Province che spende la quota maggiore di bilancio in questo settore a livello nazionale). Specialmente per questo Ente valgono i ragionamenti che abbiamo esplicitato in precedenza. Occorrerebbe investire, oltre che sui grandi eventi, anche su quelle che potremmo definire <span style="font-style: italic;">infrastrutture culturali</span>. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Forse l’intenzione &#8211; annunciata con grande clamore la scorsa estate dall’Istituto Carpitella e subito ripresa da autorevoli esponenti del governo provinciale e recentemente anche dalla nuova giunta regionale di Nichi Vendola &#8211; di creare una <span style="font-style: italic;">Fondazione Notte della Taranta</span> intende muoversi proprio in questa direzione, proponendosi di attivare una istituzione capace di muoversi con maggiore flessibilità e incisività, con una buona dotazione finanziaria e con ampi margini di autonomia. L’iniziativa appare complessivamente apprezzabile, soprattutto perché segnala finalmente un salto di qualità nel dibattito sugli interventi di parte pubblica e una volontà di muoversi con una logica meno estemporanea. Inoltre – altro elemento da apprezzare &#8211; tra gli obiettivi della Fondazione ci dovrebbero essere anche la promozione della ricerca sul campo e la creazione di  un archivio multimediale. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Le caratteristiche della proposta sul tappeto segnalano però ancora – a mio avviso &#8211; alcuni elementi fortemente problematici. Come si può evincere bene dal dibattito in corso, questa iniziativa appare rispondere soprattutto alla richiesta di rafforzare ulteriormente la Notte della Taranta come “mega evento”. Sorge il dubbio che concentrare nello stesso luogo decisionale – e per giunta direttamente dipendente dalla politica &#8211; attività così diverse (sia come risonanza mediatica, sia come interesse a breve termine) finirebbe per rendere residuali quelle più “deboli”, mentre tutta l’attenzione, gli sforzi organizzativi e le risorse verrebbero destinate al grande festival estivo e alle iniziative direttamente correlate. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Da questo punto di vista non possiamo non ricordare l’esperienza emblematica dell’Istituto Carpitella, nato fondamentalmente proprio per la ricerca e la creazione di un archivio ma poi caratterizzatosi quasi esclusivamente per l’organizzazione della Notte della Taranta.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Probabilmente la strada da perseguire per non incorrere negli errori del passato è quella di separare l’organizzazione del grande evento e le attività di ricerca e di documentazione (che peraltro richiedono competenze completamente differenti), attribuendone la titolarietà a soggetti diversi, ognuno con la sua propria autonomia e il suo campo di azione ben delimitato.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="font-style: italic; color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Verso una legge regionale</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><br style="font-family: arial;" /><br />
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</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">La vera grande assente negli intervento sul movimento della pizzica è stata però finora la Regione Puglia, che semplicemente ha ignorato il problema(10). Questa latitanza è stata molto negativa, perché proprio a livello regionale è possibile, utilizzando anche la potestà legislativa, costruire politiche più organiche e meno estemporanee. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Altre Regioni si sono mosse – o stanno proprio in questi mesi definendo i propri interventi &#8211; con strumenti differenziati su questi argomenti. In particolare, mi sembra interessante segnalare il caso del Piemonte, che ad oggi è l’unica ad avere una legge regionale specificamente dedicata alla musica popolare, che prevede forme di sostegno ai gruppi e alle associazioni che svolgono un lavoro continuativo, raggruppati in un albo regionale. Ma anche la Sardegna, la Calabria, il Friuli Venezia Giulia hanno prodotto interventi significativi in questi campo.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">All’interno del dibattito sulla legislazione regionale occorre segnalare anche una articolata e puntuale proposta presentata in Molise dal gruppo di Alleanza Nazionale, che prevede interventi nel campo della documentazione, della ricerca, della didattica (attraverso l’istituzione di strutture espressamente dedicate a questi scopi) e della promozione territoriale (con l’interessante suggestione della creazione di un circuito dei borghi a vocazione musicale) . </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">Per sollecitare la messa in opera di un intervento di sistema a livello regionale, all’interno della <span style="font-style: italic;">web community</span> www.pizzicata.it si sta lavorando all’elaborazione di una proposta di l<span style="font-style: italic;">egge regionale</span> sulla musica popolare, che prendendo spunto da iniziative analoghe sviluppate da altre regioni, si muove proprio nella direzione descritta in precedenza. L’occasione per presentare la proposta di legge e per discuterla con gli operatori del settore e con le istituzioni interessate saranno gli <span style="font-style: italic;">Stati generali della ricerca sulla musica popolare in Puglia</span>, che si svolgeranno ad Alessano (Lecce) il 10 agosto 2005. </span><br style="font-family: arial;" /><br />
</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">La speranza è di trovare nella nuova classe politica della Regione Puglia le sensibilità giuste per ascoltare le istanze che provengono dal basso e per intervenire con la forza e la lungimiranza necessarie in un settore che sta acquistando una importanza sempre maggiore per la nostra terra.</span><br style="font-family: arial;" /></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: arial;">(1) Il primo <span style="font-style: italic;">folk revival</span> salentino prende avvio all’inizio degli anni settanta per l’iniziativa di un ristretto circuito di intellettuali che operano all’interno del Gruppo Universitario Teatrale dell’Università di Lecce, tra cui Rina Durante, stimolati anche dall’incontro con Giovanna Marini, venuta in Salento per le sue ricerche sulla musica popolare del sud. Da quell’esperienza scaturiscono il Gruppo Folk Salentino, primo gruppo locale “di riproposta”, e successivamente, sempre per lo stimolo di Rina Durante, il Canzoniere Grecanico Salentino.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(2) il disco del Canzoniere Grecanico Salentino <span style="font-style: italic;">Canti di Terra d’Otranto e della Grecia Salentina</span>, pubblicato dalla Fonit Cetra nel 1977 e i due dischi a cura di Brizio Montinaro <span style="font-style: italic;">Musiche e canti popolari del Salento</span>, pubblicati dalla Albatros nel 1977-78.</span><span style="font-family: arial;"> (3) ovviamente Luigi Stifani, gli Ucci, Pino Zimba e diversi altri.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(4)  Con il documentario <span style="font-style: italic;">San Paolo e la tarantola</span> del 1989 (che contiene una divertente intervista a Luigi Stifani) e soprattutto con il film <span style="font-style: italic;">Pizzicata</span> (1996).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(5)la citazione è tratta dai documenti costitutivi dell’Istituto.</span></span></p>
<p>(6) che però, dopo aver raggiunto il massimo con la presenza di Stewart Copeland, si è fortemente attenuata con la direzione di Ambrogio Sparagna, che ha impresso una svolta notevole all’impostazione della manifestazione, soprattutto sul piano <span style="font-style: italic;">programmatico</span>, affermando di volerla riportare «all’interno della grammatica della musica popolare».<br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(7) una selezione di articoli sull’argomento si può trovare sui siti www.vincenzosantoro.it e www.pizzicata.it; su quest’ultimo sito sull’argomento Notte della Taranta vi sono stati diversi forum di discussione molto partecipati.</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(8)alcune iniziative sono già in campo, a cominciare – per rimanere all’esempio precedente &#8211; da <span style="font-style: italic;">proteggiamo Torrepaduli</span> (www.pizzicata.it)</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(9)condotte anche dallo stesso Alan Lomax che, insieme a Diego Carpitella è stato il primo (1954-55) a fare ricerca sistematica sulla musica popolare salentina (all’interno di un progetto che riguardava tutto il nostro Paese).</span><br style="font-family: arial;" /><br />
<span style="font-family: arial;">(10) a parte le polemica sterile e pretestuosa della scorsa estate sulla pizzica di destra o di sinistra.</span></p>
<p>(11) È da segnalare anche un’altra interessante proposta di legge, questa volta addirittura a livello nazionale, presentata dal senatore Euprepio Curto del collegio di Francavilla Fontana, contenente “Disposizioni per favorire la conoscenza e la diffusione della <span style="font-style: italic;">pizzica</span>, della <span style="font-style: italic;">taranta</span>, delle musiche e dei canti popolari salentini”. Anche in questo caso vengono previsti interventi sulla ricerca, sulla conservazione delle fonti e sulla didattica, da finanziare attraverso un apposito fondo nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare <a href="../../../../storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
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