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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Tonio Tondo</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Eolico e fotovoltaico selvaggio. Il Salento  rischia lo sfascio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 16:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori di Tonio Tondo da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 dicembre 2010 Governo contro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/eolico-e-fotovoltaico-selvaggio-il-salento-rischia-lo-sfascio/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Tonio Tondo</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=390509&amp;IDCategoria=1">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 18 dicembre 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1756" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte-300x194.jpg" alt="Impianto_fotovoltaico_sul_sito_grotte" width="300" height="194" /></a>Governo contro Regione, conflitti sull’interpretazione dell’articolo 117 della Costituzione in materia di legislazione concorrente sull’energia, ricorsi e sentenze della Consulta che sanzionano la giunta pugliese, norme che s’inseguono e cambiano lo scenario: le energie rinnovabili, insieme ai primati pugliesi, sono anche fonte di litigi politici e giudiziari. Nell’incertezza e nella confusione, iniziative spregiudicate di forti gruppi hanno preso di mira i luoghi simbolo del Salento, le Serre e gli uliveti secolari. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Lo scontro di potere tra giunta regionale e governo centrale ha finito con il favorire società finanziarie e fondi di investimento, molti con sede nei paradisi fiscali,<span id="more-198"></span> da Panama a Cipro, che in nome della guerra ai gas serra, operano con forti capacità operative. Mega torri eoliche stanno sorgendo e molte altre sono programmate sulle Serre, a Oriente e a Occidente, tra uliveti secolari, casali, antiche masserie, menhir, dolmen e grotte preistoriche, tutti luoghi nei quali si sono costruite la mitologia e la storia delle comunità locali e dei territori. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per evitare lo scempio gruppi di ambientalisti si appellano a Ovidio e alla Collina dei fanciulli e delle ninfe per addolcire il cuore di politici e imprenditori e salvare le Serre di Giuggianello. E altri esaltano le Veneri di Parabita per salvare i rilievi che si affacciano sulla piana di Gallipoli. I richiami alla letteratura antica forse non sono argomenti decisivi, ma sicuramente possono fornire elementi per scongiurare l’installazione degli aerogeneratori nei luoghi più suggestivi e più amati dai visitatori e dagli stessi salentini. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma non sono solo le torri a minacciare il territorio più prezioso. Pervasivi campi di pannelli fotovoltaici si diffondono ovunque, in modo spropositato e senza un minimo di programmazione, anche in aree ad alto pregio ambientale, con vincoli paesistici, e in territori di qualità produttiva. Insieme a questi «laghi» di alluminio e silicio arriveranno, abbondanti, i diserbanti che avveleneranno i terreni per impedire la crescita dell’erba tra i filari di pannelli. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Rischia grosso il Salento. Dopo aver conquistato gradini su gradini nelle classifiche dei luoghi più ambiti, può diventare ostaggio di società anonime e non. Per prime si sono affacciate le società finanziarie e le aziende del Nord, poi i fondi inglesi e irlandesi, adesso è la volta di cinesi e sudcoreani che si stanno muovendo in modo massiccio con ingenti capitali. In questo notevole flusso di denaro, è arrivato puntuale l’allarme dell’Antimafia: il Salento è a forte rischio, in bilico fra terra integra e resistente alle infiltrazioni criminali e luogo di intrecci affaristici nel nome del vento e del sole. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E’ anche in bilico tra una crescita sostenibile, con una equilibrata e oculata presenza di impianti energetici alternativi, e lo scadimento qualitativo del territorio rurale e della macchia boschiva. Ad essere colpiti, in modo irrimediabile, i luoghi più belli: le dolci colline, gli unici rilievi del Salento, vere e proprie terrazze verso il mare. Insieme alle Serre occorre salvare gli uliveti storici che hanno sostituito i boschi nel corso dei secoli. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Se dovessero essere piantati tutti gli aerogeneratori autorizzati e in attesa del via libera, il Salento sarebbe una foresta di torri eoliche. Le cifre vanno dalle 500 alle 1000, ma c’è chi sostiene che sono di più. Numeri record anche per il fotovoltaico, attirato dalle ore sole del Salento e da una legislazione permissiva. Migliaia di ettari stanno cambiando destinazione, da agricola a industriale. Gli agricoltori, alle prese con una durissima crisi, cedono i terreni in affitto (dai quattro ai seimila euro a ettaro) oppure vendono alle «società sviluppatrici», cioè ai rappresentanti dei gruppi finanziari. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L’assalto del fotovoltaico sta mettendo a dura prova anche la tenuta delle associazioni ambientaliste. Legambiente rischia di dividersi a causa di un progetto per circa 5 Megawatt su 26 ettari a Cutrofiano, presentato da «AzzeroCo2 srl», una società formata da Kyoto club, Ambiente Italia e dalla stessa Legambiente. Alcuni circoli, in testa i toscani e i milanesi, contestano la scelta della presidenza nazionale e parlano di «conflitto d’interesse». </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Volano parole grosse: il business del fotovoltaico fa vittime anche fra gli ecologisti chiamati a tutelare il territorio e a fare le pulci ai progetti. Il Salento è un marchio internazionale in forte espansione. Negli ultimi anni la presenza dei turisti è sempre cresciuta, grazie alle bellezze naturalistiche e al patrimonio artistico e storico. In pericolo è il paesaggio. Siti ambientalisti danesi hanno lanciato l’allarme sugli attacchi in atto al paesaggio e alla natura che tanto successo hanno fra gli europei. Inglesi e tedeschi che hanno scelto il Salento come seconda casa, e molti per viverci tutto l’anno, chiedono di difendere il territorio e di evitare stravolgimenti ambientali. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Consentire l’aggressione alle Serre, alte fino a 200 metri, perché le pale eoliche, alte più di 100 metri, possano intercettare i venti più intensi e continui, è un errore che non possiamo commettere.</span></p>
</div>
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		<title>Trincee, svincoli e piloni:  cos&#236; la 275 violer&#224; il Salento</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 19:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache dell'eco-mostro ss 275]]></category>
		<category><![CDATA[Anas]]></category>
		<category><![CDATA[ecomostro]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
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		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Tonio Tondo, da La Gazzetta del Mezzogiorno del 21 febbraio 2009 Oltre un milione e 100mila metri cubi di materiali da movimentare, 16 svincoli, uno ogni due chilometri e mezzo, chilometri di trincee in alcuni punti fino a otto metri, un viadotto con 26 piloni e due teste di ponte, una grande rotatoria sul promontorio “Li Munti” di Santa... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/21/trincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/21/trincee-svincoli-e-piloni-cos-la-275-violer-il-salento/">Trincee, svincoli e piloni:  cos&igrave; la 275 violer&agrave; il Salento</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Tonio Tondo</strong>, da <em>La Gazzetta del Mezzogiorno</em> del 21 febbraio 2009</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34077.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1572" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34077.jpg" alt="34077" width="215" height="170" /></a>Oltre un milione e 100mila metri cubi di materiali da movimentare, 16 svincoli, uno ogni due chilometri e mezzo, chilometri di trincee in alcuni punti fino a otto metri, un viadotto con 26 piloni e due teste di ponte, una grande rotatoria sul promontorio “Li Munti” di Santa Maria di Leuca. Sono alcune delle opere contenute nel progetto definitivo dell’ammodernamento della Ma glie-Santa Maria di Leuca posto a base della gara d’appalto dell’Anas scaduta l’8 febbraio. Sono una trentina le imprese o raggruppamenti e consorzi che hanno presentato le offerte. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Un bilancio ambientale durissimo per il Salento</strong></span>, soprattutto nel terzo tronco della 275 che parte da Montesano con un tracciato nuovo diverso dall’attuale fino a Leuca. Una ventina di chilometri con una struttura delle quattro corsie, sui 40 complessivi, destinata a stravolgere un territorio bello e fragile.<span id="more-268"></span> E poteva andare peggio, perchè il progetto preliminare della Pro.Sal (Progettazione salentine) era ancora più rovinoso: prevedeva venti svincoli, sette solo per la tangenziale ovest di Maglie, e la movimentazione di quattro milioni di metri cubi di materiali. E’ stato il ministero delle infrastrutture, paradossalmente, a dimostrare la maggiore preoccupazione e a fissare prescrizioni «ecologiche» ai progettisti. L’adozione di buone pratiche dal punto di vista dell’ingegneria ambientale, misure di compensazione, uno studio più attento dei livelli altimetrici del tracciato, i ri pristini della vegetazione, una maggio re attenzione ai materiali: le prescri zioni sono servite ad attenuare un im patto ancora più devastante. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">LE TRINCEE &#8211; Il progetto iniziale prevedeva terrapieni ancora più invasivi. Solo nel tratto di Tricase Ovest erano previsti 2800 metri di trincee con un’al tezza superiore a 8 metri. Adesso è un po’ meglio, ma si tratta sempre di un terrapieno di circa un chilometro e mezzo, un brutto impatto per un territorio stretto, delicato e a dimensione umana. Opere di questa natura, in un territorio pianeggiante, stravolgono la realtà anche visiva. Ma non c’è solo questo. Oltre alle conseguenze paesag gistiche è da registrare la caduta, anzi il vero e proprio fallimento dell’attenzione antropologica. Il terrapieno che divide le comunità di Gagliano del Capo e di Salignano rappresenta una ferita che occorre sanare perché altera la vita stessa degli abitanti, le loro relazioni sociali e le loro abitudini. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">VIADOTTO E NON SOLO &#8211; Dice la relazione allegata al progetto: «La realizzazione del viadotto di 450 metri per superare un dislivello di 25 metri è stato necessario per evitare rilevati alti sino a 13 metri». In realtà, i rilevati o terrapieni non sono stati sostituiti dal viadotto. Più precisamente, il viadotto è preceduto in località Macurano da un rilevato alto cinque metri e lungo 500 ed è seguito da un’altra trincea anch’essa alta cinque metri e lunga 500. Il viadotto ha una struttura con tre impalcati di acciaio con due campate di 45 metri e una di 60 per scavalcare la ferrovia Sud-Est e 11 impalcati da 30 metri. Alla fine abbiamo trincee e viadotto. Quello della 275 è il più grosso appalto mai destinato al Salento, con un finanziamento di 288 milioni. Un affare la cui storia è cominciata più di 15 anni fa, con un progetto sicuramente meno preten zioso, ma molto più rispettoso del ter ritorio. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">L&#8217;APPALTO ANAS &#8211; L’opera fa parte dell’elenco delle infrastrutture strate iche decise dal Cipe nel 2001 in base alle legge obiettivo 443. Due i canali di finanziamento: il programma operativo nazionale trasporti con 152,4 milioni già assegnati alla regione e 135,3 milioni a valere sui fondi Fas, per l’85 per cento destinati alle regioni meridionali. Questi soldi non sono stati ancora assegnati alla Puglia. Tanto che, nel bando di gara, l’Anas si mantiene le mani libere. La società dice che «si riserva espressamente la possibilità di annullare la gara o di modificarne o rinviarne i termini in qualsiasi momento e a suo insin dacabile giudizio, senza che i candidati possano avanzare pretese di qualsiasi genere e natura». L’aggiudicazione definitiva dell’appalto rimane subordinata all’efficacia del disciplinare stipulato con la regione e della delibera Cipe di approvazione del progetto. Insomma, i 135 milioni ancora non ci sono e quindi l’aggiudicazione definitiva è subordinata «al totale finanziamento dell’appalto». </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">VARIANTI INAMMISSIBILI &#8211; L’appalto è unico, malgrado le richieste di molte imprese di dividerlo in tre lotti. Per questo il terzo tronco, comprensivo di viadotto, trincea di Gagliano-Salignano e rotatoria a grande diametro (circa 500 metri) di Leuca, non può essere soggetto a modifiche con la presentazione del progetto esecutivo da parte dell’impresa o del gruppo di imprese che si aggiudicherà la gara. E’ la grana più spinosa per Provincia e Regione che si sono impegnate, in un’affollata assemblea a Gagliano, a chiedere la modifica del progetto.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">chi volesse saperne di più sulla storia dell&#8217;ecomostro più bipartizan d&#8217;Italia può andare nell&#8217;apposita sezione del blog (cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=cronache+dell'eco-mostro+ss+275">qui</a> )</span></em></p>
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		<title>La mega rotatoria ingoier&#224; la collina  di Santa Maria di Leuca</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 07:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cronache dell'eco-mostro ss 275]]></category>
		<category><![CDATA[ecomostro]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[ss275]]></category>
		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Tonio Tondo, da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 febbraio 2010 S. MARIA DI LEUCA &#8211; Un diametro di 450 metri, una circonferenza di 1.413 metri che intrappola all’interno un’area di circa 159mila metri quadrati, quasi quanto 23 campi di calcio. E poi svincoli e strade di servizio. Hanno fatto le cose in grande i progettisti per segnare il... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/19/la-mega-rotatoria-ingoier-la-collina-di-santa-maria-di-leuca/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Tonio Tondo</strong>, da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 febbraio 2010</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34042.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1569" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/34042-300x187.jpg" alt="34042" width="300" height="187" /></a>S. MARIA DI LEUCA &#8211; Un diametro di 450 metri, una circonferenza di 1.413 metri che intrappola all’interno un’area di circa 159mila metri quadrati, quasi quanto 23 campi di calcio. E poi svincoli e strade di servizio. Hanno fatto le cose in grande i progettisti per segnare il punto estremo della 275: una grande rotatoria in onore della civiltà automobilistica. La più grande, sicuramente, della Puglia. Dicono d’Italia, ma non abbiamo riscontri.</span></p>
<p>Una sorta di firma, comunque, per il De finibus terrae della rete autostradale, in questo caso delle superstrade, del Bel Paese, sempre più martoriato da scelte scriteriate. Le quattro corsie della 275, un nastro d’asfalto largo una trentina di metri, irrompono in contrada Li Munti, il luogo panoramico più bello di Leuca, senza preoccuparsi dello stato del territorio<span id="more-269"></span>. In realtà, il territorio è raffigurato nei suoi simboli tecnici sulle carte topografiche con scala uno a cinquemila: le altimetrie, le connessioni con le strade attuali, la grandezza e la presunzione dell’opera, nuovo palcoscenico sospeso in uno spazio tra cielo e mare. Opera laica che offusca il santuario della Madonna, visibile a distanza. Le due corsie di destra portano a Leuca e si innestano con la statale 274 che prosegue con due corsie per Gallipoli, le altre due servono per il rientro sull’arteria tornando da Leuca.</p>
<p>Tutto preciso, tutto programmato per aprire i cantieri. Ma la topografia non racconta l’uomo nella sua azione di redenzione dalle difficoltà. Come sentinelle sulla cresta del promontorio, i carrubi, le querce e gli olivi piantati nei terrazzamenti vigilano e raccontano. L’uomo ha piantato le sue tracce: pajare di pietra, una chiesetta ristoratrice dedicata alla Madonna della Rasca da tempo abbandonata, cisterne scavate nella roccia affiorante per la raccolta dell’acqua piovana, gli eterni muretti a secco per trattenere terra e umidità, una piccola masseria, giù verso l’abitato di Leuca, e poi le nuove abitazioni sorte su vecchi ruderi. La natura, il passato e la contemporaneità s’incontrano formando un equilibrio unico. La brezza che sale dal mare incontra il vento da Nord. Microclima ideale per i mandorli e i peschi in fiore. Non c’è nulla, altrove, che assomigli a Li Munti.</p>
<p>In questo pezzo di paradiso, a un chilometro da Leuca, fanno il loro ingresso tumultuoso la 275 e la rotatoria. Anche le case autorizzate dal comune di Castrignano del Capo dovranno venire giù. Per colmare i gradini altimetrici da 115 a 89 metri occorrerà sbancare e realizzare terrapieni. Il tracciato disegnato sulla carta sarà aperto da bulldozer, escavatori, ruspe di ogni stazza in un luogo che il Padreterno ha voluto sublime. Abbiamo fatto il conto delle strade che porteranno a Leuca, da Alessano in poi. Sono 14: le due litoranee, la vecchia 275, due vie che attraversano Castrignano, alcuni percorsi di campagna con strade asfaltate, più le quattro corsie e le complanari. Per gli ultimi dieci chilometri, in una stretta striscia di territorio ci sarà l’intasamento più alto d’Italia. E tutto questo per pochi giorni di traffico all’anno, attorno a Ferragosto.</p>
<p>Siamo stati due giorni a Li Monti, lungo la deviazione dell’attuale 275 in direzione Gallipoli. In un’ora abbiamo contato una quindicina di auto e la giornata era anche bella. Abbiamo immaginato le quattro corsie per l’intero anno, la grande rotatoria e il traffico. Un monumento allo spreco, un’opera inutile che farà arrabbiare molta gente, a partire dai turisti intelligenti. Eppure, c’è stata una stagione in cui il Salento si era immaginato diverso da quello che in realtà si sta costruendo. Un Salento dolce e gentile, accogliente e premuroso, creativo e tollerante. Un Salento attento a valorizzare le sue bellezze ambientali che non rappresentano un bene inesauribile. Questi valori vengono fuori dal piano territoriale della Provincia curato da un urbanista di valore, Bernardo Secchi. Come volete la vostra terra? E Secchi, pensando di avere intuito i sentimenti veri, proprio per il Capo di Leuca aveva previsto una realtà diversa: superstrada fino a Montesano, poi una strada-parco costruita a raso, con piccole rotatorie e svincoli di sicurezza fino a Leuca. Una strada a dimensione di territorio, con il paesaggio al centro dell’attenzione. Più le piste ciclabili per attirare un turismo intelligente e gli attraversamenti per il ripopolamento faunistico. Una filosofia opposta a quella attuale che esalta la velocità e il consumo rapido di ogni capacità dello sguardo di ammirare il paesaggio.</p>
<p>Al comune di Castrignano del Capo che sovrintende a Leuca sono stati gentili, il sindaco Antonio Ferraro in testa. Il geometra Fernando Vallo ci ha accompagnato a Li Munti e a Salignano, dove è previsto un terrapieno alto cinque metri che spezza in due la strada per Gagliano. Il dirigente dell’ufficio tecnico, architetto Lucio Ricciardi, ha espresso le sue contestazioni al progetto. Non va bene la rotatoria, così ampia e distruttiva, non va bene il terrapieno. Contestazioni che si uniscono a quelle del sindaco di Alessano contro il viadotto di 500 metri con 26 piloni alti 12 metri. Ma progettisti e Anas, finora, non hanno neanche risposto.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">chi volesse saperne di più sulla storia dell&#8217;ecomostro più bipartizan d&#8217;Italia può andare nell&#8217;apposita sezione del blog (cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=cronache+dell%27eco%2Dmostro+ss+275">qui </a>)</span></p>
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		<title>La Puglia profonda dell&#8217;«abbandono»</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2005 10:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Tonio Tondo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>«Rivolta» delle aree periferiche «Cerchiamo di essere vicini alle persone e di dare vigore alle azioni, ma viviamo l&#8217;angustia di fronte al collasso della politica. Degrado e lassismo sono i nostri nemici». Usa parole forti Lucilla Parisi, insegnante d&#8217;inglese, socialista, da cinque anni sindaco, per esprimere il lamento di Roseto Val Fortore, un piccolo comune del Sub Appennino dauno al... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/12/21/la-puglia-profonda-dellabbandono/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4 id="semantics">«Rivolta» delle aree periferiche</h4>
<p>«Cerchiamo di essere vicini alle persone e di dare vigore alle azioni, ma viviamo l&#8217;angustia di fronte al collasso della politica. Degrado e lassismo sono i nostri nemici». Usa parole forti Lucilla Parisi, insegnante d&#8217;inglese, socialista, da cinque anni sindaco, per esprimere il lamento di Roseto Val Fortore, un piccolo comune del Sub Appennino dauno al confine con la Campania. Unica sindaco donna della provincia di Foggia, la Parisi rappresenta la Puglia «minore e periferica», disarmata e sola. « Ci tolgono anche la guardia medica, hanno deciso così. Per questo, con un&#8217;assemblea, abbiamo deciso di aderire al progetto per la Moldaunia. Il 30 dicembre delibereremo. Dobbiamo pur fare qualcosa per dimostrare che esistiamo». Roseto si affianca ad Alberona, Carlantino invece farà il referendum. La Puglia delle periferie protesta come può. La grande accusata è la politica, lontana e priva di passione per le piccole comunità. Dal Sub Appennino, all&#8217;area pre murgiana, al confine con la Basilicata, e al Capo di Leuca circolano le stesse parole: assenza di dialogo con i centri decisionali, chiusura e abbandono, privazione del bene delle informazioni. Ma nella solitudine rinasce il desiderio del futuro. I giovani vogliono restare nella loro terra. Se lo spopolamento e il crollo demografico annunciano la morte dei piccoli paesi, i nuovi semi della vita ridanno vitalità e speranza. «Con mille euro al mese a Milano &#8211; dicono &#8211; si può solo vivacchiare, meglio lavorare qui con meno soldi e costruire qualcosa. Neanche questo, però, ci è ancora possibile, eppure le risorse del territorio non mancano, qui sentiamo il nostro nutrimento». Nuove passioni e travagli scuotono l&#8217;anima profonda della Puglia. Dalle periferie nascono aspirazioni e percorsi istituzionali a volte confusi, comunque inediti. L&#8217;inquietudine dei Comuni emarginati prefigura ribaltamenti territoriali. La Moldaunia &#8211; come sostengono a Foggia &#8211; è un&#8217;idea priva di senso. Ma la decisione di indire referendum per passare al Molise è segno della disaffezione crescente. In questo rimescolamento, le parole della politica sembrano sfibrate e morte, prigioniere dell&#8217;abitudine e dell&#8217;ineluttabilità all&#8217;inconcludenza. «È un grande errore &#8211; sostiene Saverio Russo, docente di storia all&#8217;università di Foggia -. Le città della pianura devono adottare la montagna. La salute e il presidio umano di quei territori sono vitali anche per i centri più popolosi. Nelle altre regioni, al Nord e anche in Abruzzo, è in atto la riscoperta delle attività produttive nelle aree collinari e montuose». Sotto la pressione della globalizzazione, la Puglia sembra disarticolarsi e differenziarsi. Viene alla ribalta un policentrismo ai primi vagiti, con competizioni territoriali che si annunciano stringendo alleanze istituzionali e integrazioni dal basso. Gravina in Puglia e Matera decidono intese e chiedono alle due regioni di prenderne atto. Le province e i comuni di Lecce, Brindisi e Taranto pensano insieme sinergie per utilizzare i soldi europei nel nome del «Grande Salento», che promette di trainare la Puglia intera. La riscoperta della geografia e di antiche storie di comunanza accompagnano il parto di idee e alleanze. È un movimento carsico e istituzionale solo all&#8217;inizio. Per decenni la crescita è stata sostenuta massicciamente dai trasferimenti di fondi pubblici, per opere utili e grandi sprechi. Anche nei centri più piccoli si sono progettate e realizzate strutture, senza interrogarsi sulla loro utilità e gestione. Faeto, dolce comunità dal passato francofono, ha realizzato un mega villaggio invernale con piste e palazzo per il pattinaggio, mai entrato in funzione. Gli orrori del passato non sembrano aver insegnato molto. A due-tre chilometri da Leuca, all&#8217;estremo lembo della Puglia e dell&#8217;Italia, in un territorio finora difeso dall&#8217;assalto del cemento, si vuole un viadotto di 500 metri con 26 piloni. Dice Lucilla Parisi: «Ci manca un&#8217;etica pubblica. I più forti e i più furbi agiscono per il proprio tornaconto e ambiscono ai privilegi. Alla nostra comunità montana, un signore ha cambiato quattro partiti pur di restare al potere e, malgrado la diffida del prefetto, si è fatto rieleggere da un&#8217;assemblea scaduta bloccando ogni azione da mesi. Le arroganze preparano i fallimenti».</p>
<p class="posted">tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno<br />
di Tonio Tondo<br />
pubblicato il 21/12/2005</p>
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