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	<title>Vincenzo Santoro &#187; I miei articoli sulla Notte della Taranta</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Oltre la spettacolarizzazione: quale futuro per la Notte della Taranta?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 07:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un nuovo contributo al dibattito aperto da LeccePrima: oltre le polemiche stagionali sul Concertone e sul ruolo della Rai, la questione diventa il progetto culturale complessivo. Archivi, ricerca, formazione e memoria: che è stato fatto, in quasi 30 anni? di Vincenzo Santoro, da Lecceprima.it del 10 settembre 2026 Dopo il concertone finale della Notte della Taranta 2026, il 29-mo della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/09/13/oltre-la-spettacolarizzazione-quale-futuro-per-la-notte-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/09/Sayf.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4904" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/09/Sayf-300x169.jpg" alt="Sayf" width="300" height="169" /></a>Un nuovo contributo al dibattito aperto da LeccePrima: oltre le polemiche stagionali sul Concertone e sul ruolo della Rai, la questione diventa il progetto culturale complessivo. Archivi, ricerca, formazione e memoria: che è stato fatto, in quasi 30 anni?</em></p>
<p>di Vincenzo Santoro, da <a href="https://www.lecceprima.it/attualita/notte-della-taranta-futuro-spettacolarizzazione-progetto-culturale.html?fbclid=IwY2xjawUTKGZwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR69BKC1IWyCpTxIm3hkNCRlYpkd27r1XLadeBZmRQXCluIcx-yYxy3eyFuUBg_aem_0yNm9wToINZqPqtoWsLeOQ">Lecceprima.it del 10 settembre 2026</a></p>
<p>Dopo il concertone finale della Notte della Taranta 2026, il 29-mo della serie, si è riaperta la consueta discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina e sul ruolo della televisione, e in particolare della Rai, nella costruzione dell’evento. È un confronto che, come negli anni passati, ha coinvolto – soprattutto sui social – pubblico, intellettuali e rappresentanti delle istituzioni, fino a tradursi, in alcuni casi, nella richiesta di un profondo ripensamento della manifestazione.</p>
<p>Un dibattito di questa intensità non sorprende, dal momento in cui non ci troviamo semplicemente di fronte a uno spettacolo musicale, ma a una iniziativa che interviene su repertori nei quali una parte significativa della popolazione salentina (ma anche, su un piano diverso, cospicui gruppi di appassionati “forestieri”) riconosce un tratto della propria identità, legato al rapporto con la propria terra, alla memoria familiare e comunitaria e alla storia culturale del territorio.</p>
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<p>È proprio questa densità di significati a rendere inevitabilmente problematico il rapporto tra la tradizione codificata e il grande spettacolo. Da una parte c’è l’esigenza di innovare, contaminare, coinvolgere un pubblico sempre più ampio; dall’altra, l’aspettativa di chi, proprio attraverso quel palco, vuole vedere rappresentata una certa idea della tradizione salentina, considerata autentica, o comunque percepita come tale. Esigenze non necessariamente inconciliabili, ma tra le quali diventa sempre più difficile trovare un punto di equilibrio.</p>
<p>A tutto questo si è aggiunto, negli ultimi anni, il peso crescente della Rai e, più in generale, delle logiche proprie della televisione generalista, con i suoi tempi, i suoi linguaggi e le sue modalità di costruzione dello spettacolo. La dimensione televisiva non si limita infatti ad ampliare la platea del Concertone, ma finisce inevitabilmente per condizionarne la scaletta e le forme attraverso le quali musica e danza vengono portate sul palco di Melpignano. Questo si riflette anche nelle scelte artistiche e, in particolare, nella presenza di ospiti che talvolta producono contraddizioni difficili da ricomporre. Emblematica, da questo punto di vista, è stata nel 2019 la scelta di Belén Rodríguez come conduttrice della diretta televisiva; ma altrettanto straniante, sia pure su un piano diverso, nel 2024 l’esibizione di Geolier.</p>
<h2>Un dibattito “stagionale”</h2>
<p>Confesso però di trovare sempre meno interessanti tali dibattiti “stagionali”. La polemica sulla spettacolarizzazione poteva avere un senso nei primi anni, quando si era ancora in una fase di sperimentazione e ci si poteva interrogare sul rapporto tra una tradizione musicale locale e la sua trasformazione in un grande evento di massa. Oggi, piaccia o no, la Notte della Taranta ha assunto strutturalmente una dimensione nazionale e internazionale nella quale la costruzione dello spettacolo costituisce inevitabilmente un elemento decisivo, difficilmente reversibile anche qualora vi fosse la volontà della direzione artistica e degli altri attori istituzionali coinvolti. Una volontà che, peraltro, non mi pare particolarmente plausibile: è difficile immaginare che si rimetta radicalmente in discussione un modello che, almeno sul piano della visibilità e della promozione territoriale, ha dimostrato una notevole efficacia. Forse si potrebbero limitare alcuni aspetti più spiccatamente commerciali e provare a guardare verso linguaggi più raffinati e percorsi di ricerca artistica (magari in quella direzione “mediterranea” più volte annunciata), come in qualche modo è stato in passato: ma questo comporterebbe quasi certamente una perdita di interesse da parte della Rai, un “indietro tutta” sulla cui praticabilità reale ho moltissimi dubbi.</p>
<h2>Qual è il progetto culturale complessivo?</h2>
<p>A mio parere, sarebbe invece molto più importante – e più utile – allargare lo sguardo e interrogarsi criticamente sul progetto culturale complessivo che è stato, o non è stato, sviluppato intorno alla Notte della Taranta.</p>
<p>Va ricordato, innanzitutto, che il grande concerto di Melpignano esisteva già prima della nascita della Fondazione. Quest’ultima è stata costituita nel 2008, su iniziativa degli enti pubblici territoriali, con una missione che andava ben oltre l’organizzazione dello spettacolo. Il nucleo del progetto originario era proprio la creazione di un soggetto capace di occuparsi in maniera organica del patrimonio etnomusicale del Salento: ricerca e documentazione, formazione, conservazione e trasmissione della memoria, produzione culturale e valorizzazione del patrimonio, accanto naturalmente alla realizzazione degli eventi.</p>
<p>È soprattutto su questo terreno che, a mio giudizio, sarebbe necessario fare oggi un bilancio. Se qualcuno volesse studiare seriamente la tradizione musicale salentina e pugliese, a chi dovrebbe rivolgersi? Dove potrebbe trovare una biblioteca specializzata, un archivio strutturato, una raccolta organica delle fonti sonore e audiovisive, una documentazione sistematica sulle tradizioni musicali del territorio e su un fenomeno storicamente complesso come il tarantismo?</p>
<p>E ancora: quali sono oggi i luoghi della formazione e della trasmissione? Quali strutture permanenti consentono alle nuove generazioni di conoscere la storia di queste musiche, i repertori, gli strumenti, le tecniche esecutive e i contesti sociali e culturali nei quali quelle pratiche sono nate e si sono trasformate? Sono domande che rimangono in larga misura aperte. Ed è forse proprio qui, più che nella ricorrente discussione sulla maggiore o minore “autenticità” del Concertone, che andrebbe cercato il nodo più problematico dell’esperienza della Notte della Taranta: nella distanza tra la capacità acquisita di produrre e comunicare un grande evento e la costruzione, assai più difficile, di infrastrutture culturali permanenti destinate a studiare, conservare, trasmettere e rielaborare criticamente il patrimonio sul quale quell’evento continua a fondarsi.</p>
<h2>Cosa può crescere accanto al Concertone?</h2>
<p>Non penso che la soluzione sia ridimensionare la Notte della Taranta, né tantomeno contrapporre il Concertone alla tradizione. Al contrario, il successo raggiunto dalla manifestazione rappresenta una risorsa straordinaria.</p>
<p>La Fondazione dovrebbe essere molto più di una macchina organizzativa del Festival e del Concertone: un soggetto culturale capace di attivare e dare continuità a queste funzioni.</p>
<p>È una questione che, del resto, risale alle “origini” del movimento culturale sorto intorno alla ri-valorizzazione delle tradizioni musicali locali, quando, per iniziativa di un gruppo un po’ visionario di musicisti, operatori culturali e amministratori pubblici, nacque – nel 1997, dopo lungo lavorìo – l’Istituto Diego Carpitella, proprio per costruire nel Salento un centro culturale capace di mettere insieme ricerca, documentazione, produzione e divulgazione delle culture popolari.</p>
<p>Quel nodo si ripropone oggi con ancora maggiore forza, dopo quasi trent’anni di esperienza e diciotto anni di attività della Fondazione, nata anche per dare maggiore solidità e continuità istituzionale a quelle idee. Il progetto culturale più ampio che era stato immaginato allora continua a essere un obiettivo non raggiunto. O, per usare un’espressione più incisiva del compianto Sergio Torsello, una “promessa tradita”.</p>
<h2>Interrogarsi sul rapporto fra patrimonio culturale e turismo</h2>
<p>Per questo credo che il dibattito, per essere utile, debba cambiare prospettiva. Il problema non è più soltanto dimostrare che il Concertone funziona o intrattenersi sulla qualità delle esibizioni degli ospiti più noti, magari sulla base di conoscenze insufficienti del patrimonio musicale su cui si interviene o, peggio ancora, dei propri gusti personali. Occorre piuttosto tradurre il successo della manifestazione in una politica culturale più ampia, che investa sulla conoscenza oltre che sulla promozione, sulla formazione oltre che sull’intrattenimento, sulla conservazione della memoria oltre che sulla sua rappresentazione spettacolare.</p>
<p>Questo significa in primo luogo, e vale la pena ribadirlo, costruire luoghi e strumenti permanenti: archivi, biblioteche e centri di documentazione; percorsi di ricerca e formazione; attività rivolte alle scuole; residenze artistiche; occasioni di confronto tra studiosi, musicisti e comunità locali. Significa anche affrontare il rapporto tra patrimonio e turismo. Se la Notte della Taranta è diventata uno dei principali strumenti attraverso cui il Salento si presenta all’esterno, occorre fare in modo che questa enorme capacità di attrazione contribuisca a generare forme di turismo culturale più consapevoli e diffuse sul territorio, fondate su una conoscenza della storia culturale che non si esaurisca in una sua rappresentazione immediata e modaiola, semplificata e poco rispettosa delle complessità che l’hanno attraversata.</p>
<p>Il soggetto naturalmente chiamato a promuovere un progetto di questo tipo sarebbe la Fondazione, costituita e sostenuta attraverso rilevanti risorse pubbliche anche per perseguire finalità che vanno oltre la realizzazione del Festival e del Concertone. Se, tuttavia, dovesse confermarsi l’indisponibilità a lavorare in tale direzione, sarebbe forse arrivato il momento di valutare la necessità di nuovi soggetti e nuove strategie che possano raccogliere e sviluppare quelle funzioni rimaste finora in larga misura incompiute.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il dibattito sulla Notte della Taranta: «Ripensare lo scopo della Fondazione»</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 06:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Vincenzo Santoro di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025 Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/09/16/il-dibattito-sulla-notte-della-taranta-ripensare-lo-scopo-della-fondazione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4748" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n-300x204.jpg" alt="544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n" width="300" height="204" /></a>Intervista a Vincenzo Santoro</p>
<p>di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025</p>
<p>Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si è sottratta la Fondazione Notte della Taranta, che in un comunicato del 26 agosto ha sollecitato un «confronto tra opinioni diverse: il nostro compito è ascoltare tutti e provare a migliorare, anno dopo anno. Come fenomeno culturale, la Notte della Taranta interpella questo territorio e la sua classe dirigente su diversi livelli». Oggi interviene Vincenzo Santoro, responsabile del Dipartimento Cultura, Turismo e Agricoltura dell’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), studioso e organizzatore da molti anni di iniziative sulle musiche e le culture popolari del Mezzogiorno.</p>
<p><strong>Partiamo dalla frequente polemica sulla spettacolarizzazione, cosa ne pensi? </strong></p>
<p>«Penso che i buoi sono abbondantemente scappati, nel senso che è una polemica che poteva avere un senso vent’anni fa. Ormai l’evento Notte della Taranta ha una sua autonomia e una storia quasi trentennale in cui la costruzione dello spettacolo è il tema decisivo. Diciamo che forse negli ultimi anni si è spinto verso forme più nazionalpopolari, anche attraverso la televisione, però va detto che fin dall’inizio il concertone era un evento. Si può discutere sulle modalità di fare spettacolarizzazione, ma se prendiamo la Notte della Taranta come spot etnomusicale del Salento e della Puglia, come macchina di promozione territoriale, funziona perfettamente. Il problema è che ovviamente questo non può bastare».</p>
<p><strong>In che senso? </strong></p>
<p>«Qui entriamo nelle contraddizioni di un evento che incide sulla tradizione musicale locale, tema che è sentito da moltissimi come identitario, che sta al cuore dell’attaccamento delle persone alla terra, alla storia culturale del loro territorio, in un processo tipico di patrimonializzazione, come lo chiamano gli antropologi. E quindi l’evento deve anche rispondere alle aspettative di chi vuole vedere rappresentata questa essenza, vera o presunta, sul palco. Poi c’è l’altro vincolo della televisione generalista che impone un po’ la scaletta e il modo di portare certe cose sul palco. Questo rapporto tra esigenze diverse genera quelle contraddizioni che ci obbligano a non dare letture troppo semplicistiche di questo fenomeno».</p>
<p><strong> Cosa suggerirebbe in questa discussione pubblica? </strong></p>
<p>«Io ritengo che sia necessario innanzitutto distinguere tra Festival e Fondazione Notte alla Taranta. Voglio ricordare che il concertone si faceva già prima, anche quando la Fondazione non c’era. La Fondazione nacque dopo un lunghissimo dibattito in cui ci si interrogava su quali scopi dovesse servire. E la risposta fu che avrebbe dovuto incentivare e realizzare tutti tutti gli aspetti culturali, oltre allo spettacolo del concertone. Di tutta questa attività che si sarebbe dovuta fare non c’è traccia. Se qualcuno volesse studiare la tradizione musicale salentina e pugliese, dove va? Chi si occupa di formazione? La famosa biblioteca storica sulla musica e sul tarantismo di cui si parlava allora, ancora non esiste. Sergio Torsello parlava di un ecomuseo del tarantismo, un luogo per un turismo culturale di un certo tipo. Non c’è niente di tutto questo. Ci sono tutta una serie di temi per cui la Notte della Taranta è nata e per cui era nato ancora prima l’Istituto Carpitella, da cui parte tutto. Quando fu fondato, l’Istituto Carpitella era considerato una costola dell’Istituto De Martino di Sesto Florentino, e non a caso era presente Ivan della Mea che nel 1996 era direttore di qu ell ’istituto. Sono passati quasi 30 anni, l’idea era allora di realizzare un centro culturale che facesse tutte queste cose. Sergio Blasi, come avete ricordato su queste pagine, si dimise dieci anni fa dicendo che non aveva creato la Fondazione perché si limitasse a fare il concertone e il festival. C’era un progetto culturale più ampio di cui non si vedevano le tracce dieci anni fa e non si vedono ancora oggi. Io proverei a riportare la discussione intellettuale e politica su questo, perché qui le responsabilità ci sono, investimenti ne sono stati fatti, però i risultati stento a vederli».</p>
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		<title>Le “promesse tradite” della Notte della taranta in torsione nazional-popolare</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 14:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Notte della taranta è un grande evento estivo salentino, ormai arrivato alla 23-ma edizione, che celebra la musica tradizionale del luogo proponendone, nel “Concertone” di fine agosto, rivisitazioni di ogni genere, costruite nell’incontro fra un’orchestra “popolare” più o meno stabile, composta di musicisti quasi tutti locali, un “maestro concertatore” e una serie di ospiti provenienti da ambiti musicali diversi.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/10/10/le-promesse-tradite-della-notte-della-taranta-in-torsione-nazional-popolare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/La-Notte-della-Taranta-2021.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3980" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/La-Notte-della-Taranta-2021-300x149.jpg" alt="La-Notte-della-Taranta-2021" width="300" height="149" /></a>La <strong><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></strong> è un grande evento estivo salentino, ormai arrivato alla 23-ma edizione, che celebra la musica tradizionale del luogo proponendone, nel “Concertone” di fine agosto, rivisitazioni di ogni genere, costruite nell’incontro fra un’orchestra “popolare” più o meno stabile, composta di musicisti quasi tutti locali, un “maestro concertatore” e una serie di ospiti provenienti da ambiti musicali diversi.</p>
<p>Nel corso della sua lunga vita, l’iniziativa, che ha coinvolto musicisti di grande rilievo, italiani e internazionali (<span style="color: #ff0000;">Piero Milesi</span>, <span style="color: #ff0000;">Mauro Pagani</span>, <span style="color: #ff0000;">Ambrogio Sparagna</span>, <span style="color: #ff0000;">Ludovico Einaudi</span>, <span style="color: #ff0000;">Joe Zawinul</span>, <span style="color: #ff0000;">Stewart Copeland</span>, solo per citare alcuni dei maestri concertatori più noti), fortemente sostenuta dai soggetti pubblici locali e in particolare dalla regione Puglia – che di fatto, attraverso l’apposita Fondazione, la controllano in toto – ha rappresentato indubbiamente un forte traino per la scena musicale locale (che possiamo definire “il movimento della pizzica”) e, con la grandiosa festa collettiva davanti al convento degli Agostiniani di Melpignano, capace di attirare imponenti masse, soprattutto di giovani (superando abbondantemente le 100.000 presenze), un significativo elemento di promozione di un territorio, il Salento, diventato tra le più ambite mete turistiche nazionali. Di contro, l’acquisita centralità dell’evento, ha contestualmente imposto un’influenza “egemonica” su un contesto molto vivace e variegato (e litigioso), e prodotto una certa spregiudicatezza nella costruzione delle proposte musicali, sempre più distanti dalle musiche tradizionali elettive.</p>
<p>Almeno fino agli ultimi anni, quando la Notte ha subito una significativa torsione verso una formula più commerciale e televisiva, evidente in particolare nella scelta di ospiti fortemente legati a quei contesti. Questa impostazione ha trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la scoppiettante presenza, come “presentatrice”, della soubrette <span style="color: #ff0000;">Belen Rodriguez</span> e del suo compagno (di allora) <span style="color: #ff0000;">Stefano De Martino</span>. Nel 2020 il Covid-19 ha impedito la messa in scena del concertone dal vivo, e si è optato per una versione registrata e poi trasmessa da Rai2. Quest’anno invece, sempre per i nefasti effetti della pandemia, si è realizzato con pochissimi spettatori (1000), ma ha esordito su Rai1. La principale e più tradizionale delle reti generaliste ha mandato in onda in differita (il 4 settembre alle 23) le riprese della serata melpignanese, di fatto mutata in una sorta di spettacolare studio di registrazione. I pochi presenti astanti si sono quindi trovati di fronte un format del tutto funzionale alla destinazione televisiva, con tanto di prove, errori, interruzioni, ripartenze eccetera. Ma in particolare è stata la scelta degli ospiti a dare il segno “nazional-popolare” alla serata, con il mitologico <span style="color: #ff0000;">Al Bano</span> chiamato a condurre e cantare e il trio “Il volo”, anch’esso di casa nei programmi più commerciali e pop, a fare da ospite d’onore.</p>
<p>Questa nuova formula della Notte, oltre all’ampio coro celebrativo che ogni volta è pronto ad alzarsi, specie sui media locali, ha suscitato notevoli critiche, in particolare sui social e su alcune testate specializzate, da parte di appassionati, operatori culturali, giornalisti di settore e intellettuali, ma anche di semplici fruitori. E proprio l’ultima edizione, quella del tanto bramato sbarco su Rai1, ha scatenato una indignazione ampia e trasversale, anche per i risultati in termini musicali, troppo legati ai modelli del pop televisivo e di bassa qualità (ma ovviamente non sono mancati pareri diversi). Mai come in questa occasione diversi personaggi di rilievo hanno sentito l’esigenza di segnalare il proprio dissenso in interventi pubblici, con toni a volte anche molto decisi: solo per fare qualche esempio, si possono citare l’attore e studioso <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span>, la scrittrice <span style="color: #ff0000;">Milena Magnani</span>, il cantante dei <span style="color: #ff0000;">Sud Sound System</span> <span style="color: #ff0000;">Nandu Popu</span> (<span style="color: #ff0000;">Fernando Blasi</span>), il musicista dello storico gruppo degli <span style="color: #ff0000;">Officina Zoè</span>, <span style="color: #ff0000;">Donatello Pisanello</span>. Inoltre <a href="https://www.blogfoolk.com/">Blogfoolk</a>, prestigiosa rivista online dedicata al mondo della musica “popolare” e world, che ha seguito sempre con grande interesse la scena salentina, ha ospitato due contributi profondamente critici, del docente universitario <span style="color: #ff0000;"><a href="https://www.blogfoolk.com/2021/09/la-notte-della-taranta-la-fine-di-un.html">Andrea Carlino</a></span> e del musicista e regista <span style="color: #ff0000;"><a href="https://www.blogfoolk.com/2021/09/meditazione-corsara-salento-e-notte.html">Luigi Cinque</a></span>.</p>
<p>La vicenda della Notte della taranta, anche al di là del contesto salentino, credo sia interessante soprattutto per due ragioni. In primo luogo perché è un precoce caso in cui i processi di valorizzazione di una parte del “patrimonio culturale immateriale” locale sono stati, anche grazie alle ingenti risorse messe a disposizione dalla politica, spinti ai massimi livelli, con risultati molto significativi, tanto da diventare esemplare per altri contesti. La “deriva” a cui stiamo assistendo potrebbe allora indicare che in attività tutte imperniate sulla logica dell’evento, l’esclusiva ricerca di visibilità, accompagnata da una certa “ansia da prestazione”, per cui ogni anno bisogna fare qualcosa in più dell’anno precedente, in termini meramente quantitativi, generi, senza il conforto di un lavoro culturale più vasto, un totale snaturamento del “patrimonio” che si vorrebbe “valorizzare”: le musiche e le danze delle tradizione si riducono a un sempre più confuso sfondo di esibizioni di artisti più o meno famosi, in una logica, come già detto, del tutto funzionale a quella della tv commerciale.</p>
<p>Ma c’è un’altra questione che il caso solleva, ed è il rapporto fra un movimento che è nato e in qualche modo continua a vivere in una dimensione “dal basso” e gli interventi delle politiche istituzionali. Infatti, tutta questa vicenda ha origine alla metà degli anni ’90, quando il movimento (che già esisteva e produceva musica e balli, azioni e immaginario) cominciò a chiedere con forza alla politica locale un impegno pubblico più complessivo sui temi della tutela, conoscenza e valorizzazione del patrimonio etnomusicale locale. Dalla ricerca di quel confronto, per iniziativa di un gruppo di comuni e della Provincia di Lecce, nacque un “Istituto”, emblematicamente intitolato al grande etnomusicologo Diego Carpitella, che accompagnò Ernesto de Martino nella celebre ricerca sul tarantismo condotta nel Salento nel 1959. Gli scopi dell’Istituto – come chiaramente riferiti nello Statuto – erano appunto quelli di mettere in campo un progetto “culturale” in questo settore, coinvolgendo ricercatori, appassionati, attivisti di vario genere, e costruendo anche una biblioteca e un archivio multimediale dedicati alla musica salentina e al tarantismo. Oltre a creare occasioni di spettacolo: con questi intenti nel 1998 si è realizzata la prima edizione della Notte della taranta. La logica dell’evento non ha però tardato a imporsi, e subito l’Istituto è sembrato occuparsi prevalentemente di organizzare questo momento spettacolare, che ha avuto immediatamente un successo capace di superare le più rosee previsioni, producendo peraltro anche un’enorme visibilità per i politici organizzatori. Una condotta che comportò critiche anche molto accese da parte di chi all’Istituto rimproverava di aver “tradito” le “promesse” per cui era nato (l’espressione è del compianto studioso Sergio Torsello). Dopo lunga gestazione, nel 2008 prese vita, con un ruolo molto più significativo rivestito dall’ente Regione, l’attuale Fondazione (ma cominciò a funzionare solo nel 2010), che ancora una volta – come solennemente sancito nello Statuto, intorno a cui si sviluppò un’intensa e appassionata discussione pubblica – doveva non solo gestire il Grande Evento, ma produrre un progetto culturale più complessivo (e le relative infrastrutture). Intenti che credo fossero ben chiari al suo primo presidente, <span style="color: #ff0000;">Massimo Bray</span> (allora dirigente della Treccani, da meno di un anno assessore alla cultura della regione Puglia), che però dopo poco tempo fu candidato alla Camera per il Partito Democratico e poi divenne ministro della Cultura, venendo sostituito da chi la gestisce attualmente. Insomma, come prima e più di prima, nonostante le promesse e lo Statuto, la Fondazione ha continuato fino ad oggi ad occuparsi esclusivamente della serata omonima, in maniera sempre più disinvolta e spregiudicata. E, anche se potrebbe sembrare incredibile visto il clamore che si è sviluppato intorno al “movimento” salentino e l’interesse che si mantiene vivo nei confronti del fenomeno del tarantismo, ancora nessuna istituzione pubblica locale è stata in grado di realizzare una biblioteca e un archivio sonoro e visivo in cui custodire la (fortunatamente) vasta documentazione sulla musica tradizionale del Salento e i tanti studi che negli anni si sono moltiplicati su di essa. E manca anche – a parte qualche tentativo timido e del tutto insufficiente – una struttura museale in grado di raccontare con linguaggi attuali un patrimonio tanto attrattivo.</p>
<p>Da questo punto di vista quindi, si può dire che la lunga vicenda della Notte della taranta è anche la storia delle “promesse tradite” delle istituzioni nei confronti di un “movimento” culturale nato dal basso, e di cui la politica locale, usando risorse pubbliche, ha preso totalmente il controllo (come non accade in nessun evento di tale portata), con risultati che ormai sono sotto gli occhi di tutti[1].</p>
<p>[1] Alla ricostruzione della storia della Notte della taranta, dall’Istituto Carpitella alla Fondazione, all’apparizione di Belen, ho dedicato più ampie considerazioni in <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em> (Squilibri 2009) e <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a></em> (Itinerarti 2019). Questo blog ospita anche una <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">selezione degli articoli</a> che ho scritto nel corso degli anni sull’argomento.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2021/09/13/le-promesse-tradite-della-notte-della-taranta-in-torsione-nazional-popolare/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 13 settembre 2021</a></p>
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		<title>Taranta kalashnikov!!!</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2012/08/26/taranta-kalashnikov/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Aug 2012 12:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro 26 agosto 2012 Prime considerazioni sul concertone della Notte della taranta 2012, su cui forse si potrà ritornare più nel dettaglio in seguito. Partiamo ricordando il contesto, che molti dimenticano: l&#8217;impostazione del concertone della NdT, fin dalle sue origini, è che un maestro concertatore estraneo al Salento, utilizzando musicisti salentini e non, e magari anche più o... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/08/26/taranta-kalashnikov/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <strong>Vincenzo Santoro</strong></span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">26 agosto 2012</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/08/paladinotar.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-896" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/08/paladinotar-225x300.jpg" alt="paladinotar" width="225" height="300" /></a>Prime considerazioni sul concertone della <span style="color: #993300;"><strong>Notte della taranta 2012</strong></span>, su cui forse si potrà ritornare più nel dettaglio in seguito.</span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Partiamo ricordando il contesto, che molti dimenticano: l&#8217;impostazione del concertone della NdT, fin dalle sue origini, è che un <strong><span style="color: #ff0000;">maestro concertatore</span></strong> estraneo al Salento, utilizzando musicisti salentini e non, e magari anche più o meno prestigiosi &#8220;ospiti&#8221;, debba creare musica &#8220;nuova&#8221;, modificando e riarrangiando in maniera più o meno radicale alcuni brani del repertorio salentino di tradizione orale (ma non solo, a volte sono stati condiderate anche altre canzoni, ad esempio alcune del repertorio &#8220;liscio-folk&#8221;). Questo approccio negli anni è stato anche </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">per varie ragioni </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">molto contestato, ma è per così dire il contratto fondativo di questo evento (cosa che rende ad esempio inutile ed improprio aspettarsi che sul palco ci sia l&#8217;apoteosi della &#8220;tradizione&#8221;, perché qui si è invece sempre ricercato piuttosto il &#8220;tradimento&#8221;). </span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ora, mi sembra evidente che neanche il più grande dei musicisti, il più geniale e straordinario, possa fare un&#8217;operazione del genere con speranze di riuscita senza avere il tempo necessario per conoscere e studiare il repertorio, interagire ed amalgamarsi con i musicisti, comporre e sistemare i nuovi brani.</span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Bene: per fare tutto questo <span style="color: #ff0000;"><strong>Goran Bregovic</strong></span> e i suoi assistenti, partendo dall&#8217;ignoranza quasi totale del repertorio salentino, hanno <span id="more-111"></span>avuto di fatto solo pochi giorni, dovendo scrivere 32 pezzi (trentadue!). Per cui il <span style="color: #ff0000;"><strong>maestro concertatore</strong></span>, che non è certo uno sprovveduto, aveva solo una strada possibile, che è quella che poi ha effettivamente percorso: semplificarsi al massimo la vita, scegliendo le soluzioni meno complicate, e soprattutto, in linea con lo spirito profondo dell&#8217;evento, trasformare tutto in una grande &#8211; per quanto a volte un po&#8217; sgangherata &#8211; festa. </span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Da questo deriva a mio avviso la scelta del repertorio, furba e un po&#8217; scontata (tra l&#8217;altro, se mi posso permettere, di <em>larillolarilollalero</em> non se ne può proprio più&#8230;) ma certamente efficace, e soprattutto le soluzioni musicali (ritmi a palla, ottoni e percussioni modello bombardamento atomico, esecuzioni al fulmicotone ecc ecc). I brani originali sono stati quasi tutti conservati nella loro struttura ritmica e melodica: <span style="color: #ff0000;"><strong>Bregovic</strong></span> si è limitato nella maggior parte dei casi ad aggiungere (anzi, direi a giustapporre) frasi bandistiche dal &#8220;sapore&#8221; balcanico, accontentando così sia quelli che vogliono comunque che in queste operazioni rimanga la leggibilità dei brani originali, sia quelli che bramano le &#8220;contaminazioni&#8221; e gli &#8220;incontri di culture&#8221;.</span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il risultato è stato quello che ci si poteva attendere: una grande, tiratissima festa di tre ore abbondanti, magari non troppo raffinata ma certo coinvolgente, con poche vere emozioni, alcuni brani più riusciti, altri meno, altri quasi <em>kitsch</em> (il massimo però si è raggiunto con il gruppo degli ospiti balcanici &#8211; se non ricordo male croati &#8211; vestiti in &#8220;costume tradizionale&#8221;, che sembravano la parodia, in chiave <em>unz unz</em>, dei &#8220;complessi&#8221; che allietano le nostre feste patronali di paese), e con un elevato livello di ripetitività (d&#8217;altra parte, se fai quindici pizziche iper-accelerate il rischio che si assomiglino è alto&#8230;). </span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Con il maestro concertatore a fare il gran piacione, i suoi (fantastici) musicisti a fare la sostanza, e i salentini, sommersi da tanto ben di dio, con più difficoltà del solito ad emergere (anche se il loro dovere l&#8217;hanno fatto, pure meglio che in passato, con poche sbavature e molta professionalità).</span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Se il risultato che gli organizzatori volevano ottenere era di segnare una linea di radicale discontinuità con il progetto di <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span>, possiamo dire che ci sono perfettamente riusciti. Il pubblico (numeroso anche più del solito) in linea di massima, mi sembra che abbia gradito (ma con queste premesse e con questi decibel era difficile il contrario). Per produrre musica più &#8220;preziosa&#8221; e meno scontata, mi pare però che ci voglia ben altro (e su questo a mio parere il più apparentemente algido Einaudi ha avuto meriti maggiori, aprendo strade inedite e di grande interesse). </span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">Un grande apprezzamento credo che vada fatto alla </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">come al solito ineccepibile</span><span style="color: #000000; font-size: medium;"> organizzazione del concertone (che una cosa di queste dimensioni si svolga in un paesino di 2000 abitanti del profondo Sud si svolga senza problemi lo diamo per scontato ma non lo è affatto), grande segno di civiltà oltre che di qualità gestionale, e alle meravigliose e visionarie &#8220;luminarie d&#8217;artista&#8221; di <span style="color: #ff0000;"><strong>Mimmo Paladino</strong></span> che costituivano il fondo della scenografia del sontuoso palco.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">chi vuole può leggere alcuni miei interventi sull&#8217;argomento (dal 1998 ad oggi&#8230;) cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
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		<title>La Notte della taranta ad Alessano e l&#8217;elogio degli &#8220;assessori alla pizzica&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Aug 2012 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con la Notte della Taranta, lo confesso, io ho storicamente un rapporto di amore/odio: ho qualche responsabilità sulla sua nascita, ho forti rapporti di amicizia con i suoi storici protagonisti, ma non riuscendo mai a condividerne del tutto, da vari punti di vista, l&#8217;impostazione, me ne sono distaccato fin da subito, e frequentemente ho espresso le mie critiche alla conduzione... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/08/21/la-notte-della-taranta-ad-alessano-e-lelogio-degli-assessori-alla-pizzica/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<div id="attachment_898" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/08/alessanondt.jpg"><img class="size-medium wp-image-898" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/08/alessanondt-300x212.jpg" alt="Alessano" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Alessano</p></div>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Con la </span><span style="color: #800000;"><strong>Notte della Taranta</strong></span><span style="color: #000000;">, lo confesso, io ho storicamente un rapporto di amore/odio: ho qualche responsabilità sulla sua nascita, ho forti rapporti di amicizia con i suoi storici protagonisti, ma non riuscendo mai a condividerne del tutto</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">, da vari punti di vista,</span><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"> l&#8217;impostazione, me ne sono distaccato fin da subito, e frequentemente ho espresso le mie critiche alla conduzione dell&#8217;evento e non solo (scrivendone anche: chi vuole può leggere alcuni miei interventi sull&#8217;argomento cliccando</span> <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a><span style="color: #000000;">).</span></span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span> <span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Tanti anni fa (mamma mia quanti!), da giovane consigliere comunale delegato alla cultura, proposi la delibera del consiglio comunale con cui il mio comune, </span><span style="color: #800000;"><strong>Alessano</strong></span><span style="color: #000000;">, aderì come socio fondatore all&#8217;</span><span style="color: #800000;">Istituto &#8220;Diego Carpitella&#8221;</span><span style="color: #000000;">, che comprendeva inizialmente anche</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Melpignano</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Cursi</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Sternatìa</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Cutrofiano</strong></span> <span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Calimera</strong></span><span style="color: #000000;">. Con gli amministratori di questi comuni, quasi tutti giovani e di belle speranze <span id="more-112"></span>, ci trovammo insieme agli operatori più attivi del &#8220;movimento&#8221; musicale, per elaborare un piano di intervento pubblico nel campo della cultura popolare salentina (e questa era una novità assoluta), di cui l&#8217;idea di un festival itinerante era una parte significativa, ma in quella fase non così totalizzante come avvenne in seguito.</span></span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span> <span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Da lì deriva la partecipazione di </span><span style="color: #800000;"><strong>Alessano</strong></span><span style="color: #000000;">, fin dall&#8217;inizio, al festival della </span><span style="color: #800000;"><strong>Notte della taranta</strong></span><span style="color: #000000;">.</span></span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span> <span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Allora quelli come noi, folgorati sulla via della pizzica, erano ancora in pochi, e ricordo benissimo l&#8217;incredulità &#8211; se non proprio l&#8217;irrisione &#8211; di molti miei concittadini di fronte alle iniziative che cominciavamo ad organizzare su questi temi (in molti, anche tra i miei colleghi di maggioranza, per sfottermi mi chiamavano l'&#8221;</span><span style="color: #993300;"><strong>assessore alla pizzica</strong></span><span style="color: #000000;">&#8220;). Oggi, anche grazie a quel lavoro (ma non solo però: in tanti, nel loro piccolo e con il loro lavoro di base, hanno contribuito), il Salento è, nel bene e nel male, uno dei più straordinari laboratori a livello internazionale di valorizzazione &#8220;creativa&#8221; del patrimonio culturale tradizionale, con </span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">evidentissime e incontestabili </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">ricadute economiche (e non solo). </span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span> <span style="color: #000000; font-size: medium;">Stasera il mio paesello, per la gioia degli alessanesi (almeno della maggior parte, penso) e dei turisti celebra una nuova edizione del grande evento, ormai diventato soprattutto una grande ed efficacissima macchina promozionale e commerciale (infatti i più contenti sono i negozi bar ristoranti enoteche rosticcerie ecc ecc). Sarebbe bello che questo onore, con tutti i benefici di visibilità e le ricadute economiche che comporta, venisse ricambiato anche con un rinnovato impegno su tutto ciò che riguarda la tutela e valorizzazione della cultura popolare non immediatamente spettacolarizzabile, prospettiva che ormai da anni è scomparsa dall&#8217;orizzonte delle amministrazioni che si sono succedute (al di là del colore politico). Ma sinceramente, valutando concretamente le forze in campo, non credo che questo auspicio si possa avverare, almeno sul breve periodo. </span><span style="color: #000000;"></p>
<p></span> <span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Stasera sarà comunque una bellissima festa, con protagonisti musicali</span><span style="color: #000000;"> di assoluto rilievo, e sono sicuro che in tanti verranno ad </span><span style="color: #800000;"><strong>Alessano</strong></span> <span style="color: #000000;">(nonostante ci si trovi quasi a finis terrae). Oltre a godere della musica, potrebbero anche approfittarne per visitare il bistrattato ma bellissimo centro storico, e magari anche per ricordare il nostro concittadino più illustre, </span><span style="color: #800000;"><strong>don Tonino Bello</strong></span>, <span style="color: #000000;">l&#8217;instancabile profeta della Pace e della &#8220;convivialità delle differenze&#8221;, la cui casa natale si trova proprio davanti al palco del concerto.</span></span></div>
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		<title>L&#8217;ultima taranta romana di Ludovico Einaudi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2012/07/08/lultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jul 2012 15:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 7 luglio 2012 Anche quest’anno, come nel 2011, l’orchestra della Notte della taranta guidata da Ludovico Einaudi, il 29 giugno, giorno fatidico di san Paolo patrono dei tarantati, si è trasferita nella splendida cornice dell’Auditorium di Roma, per riproporre – in versione ovviamente ridotta &#8211; il Concertone che ha infiammato nello scorso... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/07/08/lultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/07/08/lultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi/">L&#8217;ultima taranta romana di Ludovico Einaudi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">da <strong>Il Paese Nuovo</strong> del 7 luglio 2012</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/07/Luglio_Suona_bene_576-300x164.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-920" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/07/Luglio_Suona_bene_576-300x164-300x164.jpg" alt="Luglio_Suona_bene_576-300x164" width="300" height="164" /></a>Anche quest’anno, come nel 2011, l’orchestra della</span> <span style="color: #993300;"><strong>Notte della taranta</strong></span> <span style="color: #000000;">guidata da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span><span style="color: #000000;">, il 29 giugno, giorno fatidico di san Paolo patrono dei tarantati, si è trasferita nella splendida cornice dell’Auditorium di <strong>Roma</strong>, per riproporre – in versione ovviamente ridotta &#8211; il Concertone che ha infiammato nello scorso agosto la grande piazza del convento degli Agostiniani di <strong>Melpignano</strong>.</p>
<p>Nella solita sontuosa cornice di pubblico che ha riempito la cavea disegnata da Renzo Piano, il Maestro torinese ha potuto rappresentare, insieme ai musicisti salentini e ai tanti ospiti internazionali, la sua personale versione della “taranta”, raffinata, colta, visionaria e grondante di innesti di musiche e ritmi provenienti da ogni dove. Un’operazione di grandi ambizioni che, al suo secondo anno, è apparsa però meno convincente, avendo perso in <span id="more-120"></span>freschezza e in “stupore”, senza guadagnare in intensità e in originalità.</p>
<p>Occorre dire preliminarmente che il concerto, il primo di un tour che ha toccato successivamente <strong>Bari</strong>, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong>, è stato funestato da notevoli &#8211; e per molti versi sorprendenti, visto il livello organizzativo che dovrebbe avere uno spettacolo del genere – problemi tecnici, che hanno creato momenti di forte imbarazzo fra i musicisti e non hanno giovato alla qualità complessiva della serata. Uno su tutti, capitato svariate volte nella prima parte del concerto: i microfoni spenti all’inizio degli interventi vocali e strumentali, e poi alzati improvvisamente e spesso a livelli inadeguati.</p>
<p>Nonostante questi inconvenienti non di poco conto, nella Notte romana non sono comunque mancati momenti musicali di alto livello, soprattutto nei pezzi nuovi rispetto a quelli proposti l’anno scorso: suggestive e d’effetto ho trovato in particolare </span><span style="color: #000000;"><span style="color: #800000;"><em>Ahi lu core meu</em></span>, con la voce forte e spiritata di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Antonio Castrignanò</strong></span> <span style="color: #000000;">sovraccaricata di echi e riverberi, come anche l&#8217;intrigante versione di</span> <span style="color: #800000;"><em>Fimmine fimmine</em></span><span style="color: #000000;">, costruita su un incrocio fra i preziosi interventi vocali delle cantanti (con</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessia Tondo</strong></span> <span style="color: #000000;">prima voce) e il ricamo pianistico di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Einaudi</strong></span>.</p>
<p><span style="color: #000000;">Particolarmente riusciti e trascinanti mi sono poi sembrati i brani che hanno visto protagonista la straordinaria coppia “JuJu” (</span><span style="color: #ff0000;"><strong>Justin Adams</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Juldeh Camara</strong></span><span style="color: #000000;">), tra gli ospiti sicuramente quelli più sorprendenti, una versione di </span><span style="color: #800000;"><em>Nazzu nazzu</em></span> <span style="color: #000000;">con la voce antica di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Anna Cinzia Villani</strong></span> <span style="color: #000000;">assolutamente a proprio agio sulla base musicale etno-rock-blues, che sarebbe sicuramente piaciuta a </span><strong><span style="color: #ff0000;">Ry Cooder</span></strong><span style="color: #000000;">, e un lungo e tortuoso brano afro-blues mescolato con una pizzica grica (</span><span style="color: #800000;"><em>Rirollallà</em></span><span style="color: #000000;">), pezzi entrambi guidati dalla chitarra di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Adams</strong></span><span style="color: #000000;"> e dagli stupendi fraseggi del “ritti” (sorta di violino di tradizione del Gambia) di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Camara</strong></span><span style="color: #000000;">, bravissimo anche sul canto. Il duo JuJu è stato anche determinante in </span><span style="color: #800000;"><em>Taranta</em></span><span style="color: #000000;">, un altro lungo brano in cui il sempre più bravo</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Mauro Durante</strong></span><span style="color: #000000;">, su un ipnotico tappeto sonoro prodotto dalle voci femminili, si è prodotto in una serie di interventi di violino intriganti e di grande virtuosismo. Irresistibile e travolgente poi è stato il suo assolo nel pezzo conclusivo prima del bis, accompagnato dall’incalzante pianoforte di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Einaudi</strong></span> <span style="color: #000000;">che ripeteva ossessivamente uno dei temi sonori distintivi del suo Concertone.</p>
<p>Un po’ sottotono sono apparsi invece gli altri ospiti stranieri, il cui apporto complessivo alla serata non è apparso così fondamentale, che hanno più o meno ripetuto, con minore pathos, gli interventi dell’anno scorso (a parte</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Joji Hirota &amp; the Taiko Drummers</strong></span><span style="color: #000000;">, con le loro performance percussive potenti e scenografiche, ma sostanzialmente solo decorative).</p>
<p>Terribile il destino toccato alla</span> <span style="color: #800000;"><em>pizzica degli Ucci</em></span><span style="color: #000000;">, che sulla carta doveva essere uno dei pezzi forti del concerto: per tutto il brano, per ragioni imperscrutabili, le basi elettroniche hanno tenuto un tempo diverso da quello dei tamburelli, e solo grazie al sangue freddo dei musicisti il brano è giunto, nonostante il caos ritmico, fortunosamente fino in fondo.</p>
<p>Il resto del concerto non ha infine suscitato grandi entusiasmi, con esecuzioni che mi sono parse un po&#8217; anonime e farraginose, e peraltro costellate da frequenti imprecisioni nelle parti vocali e strumentali, dovute probabilmente, oltre ai gravi problemi tecnici di cui abbiamo già detto, al fatto che l&#8217;ensemble, alla prima data del tour, non aveva ancora sufficientemente rodato.</p>
<p>Al di là di queste considerazioni, a mio avviso l&#8217;esibizione romana ha confermato solo in parte la bontà del “progetto” einaudiano, che alla distanza mi sembra aver mostrato alcuni limiti strutturali, producendo un caleidoscopio sonoro raffinato ed elegante, ma che solo in parte è riuscito ad essere coinvolgente, apparendo invece in diversi casi freddo, didascalico e ripetitivo.</p>
<p>E poi, alcune scelte di fondo sono state veramente incomprensibili: come può in uno spettacolo del genere mancare una pizzica eseguita in maniera tale che possa essere ballata dall’inizio alla fine, senza troppe “complicazioni” ritmiche e “ridondanze” musicali (a parte forse la timida e un po&#8217; contratta</span> <span style="color: #800000;"><em>Santu Paulu</em></span> <span style="color: #000000;">del bis)? Molta parte del pubblico non aspettava altro! Forse, a furia di “contaminazioni” più o meno cerebrali, stiamo dimenticando che una delle ragioni principali della forza (e del successo contemporaneo) della musica tradizionale salentina, e in particolare della pizzica, risiedono proprio nella sua capacità di coinvolgere (e di sconvolgere), oltre alla mente e al cuore, anche il corpo. Non è un caso che per secoli, come è universalmente noto, il suo uso principale sia stato proprio quello di far ballare la gente, fino allo sfinimento liberatorio. Se le rielaborazione e la riscrittura arrivano a cancellare del tutto o quasi queste caratteristiche, il rischio è quello di produrre un ibrido forse scintillante e glamour, ma che alla fine, negando la sua stessa ragion d’essere, non riesce a lasciare un segno veramente incisivo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">si può rivedere il Concertone romano in streaming, cliccando <a href="http://lugliosuonaweb.telecomitalia.com/artisti/ludovico-einaudi?tab=ondemand">qui</a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">per leggere la mia recensione del Concertone della Notte della taranta con Einaudi di Roma del 29 giugno 2011 premere</span> <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=632">qui</a> </span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">per leggere la mia recensione del Concertone della Notte della taranta con Einaudi di Melpignano del 26 giugno 2010 premere</span> <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=541">qui</a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla Notte della Taranta cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F07%2F08%2Flultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20taranta%20romana%20di%20Ludovico%20Einaudi" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F07%2F08%2Flultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20taranta%20romana%20di%20Ludovico%20Einaudi" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F07%2F08%2Flultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20taranta%20romana%20di%20Ludovico%20Einaudi" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F07%2F08%2Flultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20taranta%20romana%20di%20Ludovico%20Einaudi" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F07%2F08%2Flultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20taranta%20romana%20di%20Ludovico%20Einaudi" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F07%2F08%2Flultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi%2F&amp;title=L%E2%80%99ultima%20taranta%20romana%20di%20Ludovico%20Einaudi" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/07/08/lultima-taranta-romana-di-ludovico-einaudi/">L&#8217;ultima taranta romana di Ludovico Einaudi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Nell&#8217;oltre della Taranta</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 14:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Salvatore]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Leydi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 30 agosto 2011 La Notte della taranta nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’Istituto Carpitella, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/">Nell&#8217;oltre della Taranta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000;"><em><span style="font-size: medium;">La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it">Il Paese Nuovo</a> del 30 agosto 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1884" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011-300x153.jpg" alt="ndt2011" width="300" height="153" /></a>La <strong><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></strong> nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’<span style="color: #993300;"><strong>Istituto Carpitella</strong></span>, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi musicali e dagli operatori culturali che avevano da qualche anno dato vita a quello che in seguito sarebbe stato chiamato “<span style="color: #993300;"><strong>i</strong><strong>l movimento della pizzica</strong></span>”.</p>
<p>L’idea iniziale dei due coordinatori scientifici dell’Istituto, che in quel momento erano i professori <span style="color: #ff0000;"><strong>Maurizio Agamennone</strong></span> e <strong><span style="color: #ff0000;">Gianfranco Salvatore</span></strong> (che possono essere considerati i veri padri della Notte della taranta), <span style="color: #000000; font-size: medium;"><span id="more-155"></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">era quella di un Festival centrato sullo scambio creativo tra la musica salentina e le altre musiche del mondo, che, governato da un “maestro concertatore” di prestigio, doveva riuscire a produrre delle composizioni “originali”. Idea alla lunga rivelatasi vincente, almeno sul piano mediatico, come dimostra la vertiginosa crescita dell’evento negli anni e il grande successo ottenuto anche nell’ultima edizione, sotto la direzione ispirata e competente di <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span>.</span></p>
<p>Nel corso del tempo, alle istituzioni e alle personalità che hanno gestito questo grande e ormai imprescindibile evento, oltre ai tanti apprezzamenti e alle innumerevoli celebrazioni, sono state rivolte proprio da alcuni esponenti del “movimento” anche diverse critiche, alcune delle quali penso rimangano decisamente attuali, come ad esempio quelle che ritengono che un intervento istituzionale di tutela e valorizzazione dei patrimoni musicali tradizionali non possa limitarsi, come di fatto è successo in questi anni, al finanziamento di eventi spettacolari pur importanti, ma debba anche riguardare altri settori, che finora sono stati quasi del tutto ignorati.</p>
<p>Infatti, alla politica locale viene chiesto da molto tempo (se ne parlava già negli anni Settanta) un intervento su questi temi che sia quanto più possibile organico e non effimero, a partire dalla creazione di strutture per la conservazione e la fruizione collettiva della “memoria sonora” del Salento, con riferimento particolare al grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo” effettuate dai ricercatori (tra i più noti <span style="color: #ff0000;"><strong>Alan Lomax</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span>) a partire dagli anni Cinquanta dalla viva voce degli “esecutori tradizionali”, che costituiscono una documentazione fondamentale sulle forme reali della musica di tradizione orale del nostro territorio.</p>
<p>In questi anni, nonostante a più riprese il tema sia stato sollevato con forza, la grande attenzione delle istituzioni, e di conseguenza gli stanziamenti economici, si sono concentrati principalmente sull’evento spettacolare, mentre per tutto il resto le risorse impiegate sono state molto esigue, per cui su questo punto importantissimo siamo ancora molto indietro (ad esempio continuano incredibilmente a mancare le infrastrutture culturali, anche se un “Archivio multimediale della musica salentina” dovrebbe finalmente venire alla luce presso la Biblioteca provinciale di Lecce, nell’ambito di un progetto – comunque esterno alla Notte della taranta &#8211; ideato da chi scrive e coordinato dalla Provincia).</p>
<p>Molte speranze sulla soluzione di questi problemi erano legate alla creazione della Fondazione che, dopo una gestazione lunga ed estenuante (se ne cominciò a parlare addirittura nel lontanissimo 2004, e Vendola la annunciò come cosa fatta, con grande enfasi e i consueti toni ispirati, nell’estate 2005), sta finalmente iniziando a funzionare. Finora però il cambio di passo sperato si fa fatica a percepire, sia per quanto riguarda gli aspetti gestionali, per cui rimangono lentezze e farraginosità operative, che per un aspetto delicato e decisivo, e cioè la necessaria autonomia che il management culturale di un evento così importante dovrebbe avere rispetto ad una politica spesso esondante dal suo ruolo di indirizzo, che non si è potuta riscontrare ad esempio nel modo con cui è stata gestita l’estensione del Festival anche al Capoluogo provinciale (a mio avviso pur opportuna). Negli ultimi tempi è stato comunque annunciato da parte della Fondazione l’avvio di alcune iniziative di taglio più culturale, di cui si attendono i primi risultati operativi per valutarne la portata e il senso.</p>
<p>Lo stesso bilancio di luci e ombre si può trarre per quanto riguarda il ruolo e la funzione dell’ente Regione. La Puglia &#8211; anche grazie all’altra sua “isola sonante”, il Gargano, che custodisce la straordinaria tradizione delle poetiche “tarantelle” eseguite con la chitarra battente &#8211; è certamente uno dei territori più attivi e creativi in ambito nazionale e internazionale nell’ambito della musica tradizionale e delle sue rielaborazioni. Il grande “cambio di paradigma” del turismo pugliese, avvenuto negli ultimi anni, che ha visto l’esplosione dei flussi di visitatori interessati non più solo al mare ma anche al patrimonio culturale della regione, forse non sarebbe stato possibile in tali dimensioni senza la spinta tumultuosa di questo movimento musicale, che tra le altre cose, attraverso le centinaia di concerti, i corsi di ballo, gli eventi culturali che si svolgono in continuazione in tantissimi centri grandi e piccoli d’Italia e d’Europa, svolge un efficacissimo, capillare e instancabile (e gratuito) lavoro di promozione e marketing territoriale. Nonostante gli indiscutibili passi in avanti fatti in questi anni, a partire dalle risorse molto più ingenti destinate dalla regione a diverse iniziative di settore, si attende ancora la messa in campo di una politica organica e coerente di sostegno al movimento musicale, che ne riconosca le peculiarità &#8211; che sono solo in parte riconducibili alle altre forme di spettacolo dal vivo &#8211; e che contempli interventi sistematici anche nel campo della ricerca, della didattica musicale, della costruzione degli strumenti tradizionali, delle pubblicazioni specializzate, del sostegno agli artisti e alla produzione discografica, degli archivi e delle biblioteche a tema e così via.</p>
<p>Probabilmente, per poter dotare la Puglia, anche in questo settore così importante per i nostri territori e le nostre comunità, di strumenti operativi all’altezza delle pulsioni culturali, artistiche e creative che la attraversano e che sempre di più la caratterizzano, sarebbe auspicabile – come peraltro in molti da tempo chiediamo &#8211; il varo di una vera e propria legge regionale “per la tutela e la valorizzazione della tradizione musicale e coreutica della Puglia”, magari da costruire con il concorso attivo degli operatori del settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nella Notte romana la taranta colta e raffinata di Einaudi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/07/02/nella-notte-romana-la-taranta-colta-e-raffinata-di-einaudi/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2011/07/02/nella-notte-romana-la-taranta-colta-e-raffinata-di-einaudi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 12:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Musica oltre il marketing di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 2 luglio 2011 In una calda serata romana, nel giorno in cui nella Capitale si festeggiavano san Pietro e San Paolo (che come tutti sanno con le nostre vicende ha molto a che fare), l’Orchestra della Notte della taranta diretta da Ludovico Einaudi ha concluso il suo piccolo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/07/02/nella-notte-romana-la-taranta-colta-e-raffinata-di-einaudi/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Musica oltre il marketing</em></span></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></p>
<p>da Il Paese Nuovo del 2 luglio 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/07/la-notte-della-taranta-roma.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1840" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/07/la-notte-della-taranta-roma.jpg" alt="la-notte-della-taranta-roma" width="222" height="192" /></a>In una calda serata romana, nel giorno in cui nella Capitale si festeggiavano san Pietro e <span style="color: #800000;"><strong>San Paolo</strong></span> (che come tutti sanno con le nostre vicende ha molto a che fare), l’<span style="color: #993300;"><strong>Orchestra della Notte della taranta</strong></span> diretta da <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span> ha concluso il suo piccolo tour europeo &#8211; che ha compreso anche una tappa milanese e due londinesi di grande successo &#8211; con una esibizione intensa e partecipata presso la Cavea del prestigioso <span style="color: #0000ff;"><strong>Auditorium Parco della Musica</strong></span>, disegnato dall’archistar <span style="color: #ff0000;"><strong>Renzo Piano</strong></span>. Una grande prova di stile e di intelligenza musicale quella dell’artista torinese, che, approfondendo e radicalizzando il lavoro svolto per il Concertone dello scorso anno, ha offerto una rilettura della tradizione salentina di notevole qualità ed originalità, che ha coinvolto e convinto un pubblico colto ed esigente come quello <span id="more-170"></span>dell’Auditorium.</p>
<p>Rispetto a <strong>Melpignano</strong>, nella serata romana Einaudi ha accentuato la sua presenza e i suoi interventi, offrendo anche delle rivisitazioni di tre suoi celebri brani (<em>Nightbook</em>, <em>Nuvole bianche</em> – con un bella interpretazione di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessia Tondo</strong></span>, che ha cantato un suo testo originale &#8211; e <em>Mali saijo</em>, uno dialogo “sognante” tra i suoni del pianoforte e della kora di un ispirato <span style="color: #ff0000;"><strong>Ballaké Sissoko</strong></span>), e suonando anche in quasi tutti i pezzi, in modo tale da dare allo spettacolo una caratterizzazione personale più marcata.</p>
<p>In un contesto completamente diverso rispetto a quello torrido e dionisiaco della Notte di Melpignano – nella suggestiva cornice dell’Auditorium i circa 2.800 spettatori erano rigorosamente seduti e per tutto il tempo in attento ascolto &#8211; Einaudi ha potuto, nel corso di uno spettacolo più breve e compatto (due ore e mezzo invece delle cinque abbondanti del Concertone), esplicitare la sua architettura musicale raffinata ed elegante, allo stesso tempo rispettosa della tradizione e del suo spirito profondo ma anche ricercata e innovativa. E con esiti a nostro parere di gran livello, sia quando l’intervento sui brani “originali” è stato più limitato, dando spazio alle doti interpretative dei musicisti e dei cantanti (come nella lunga e infuocata <em>Pizzica</em> iniziale, oppure nella fascinosa <em>Mara l’acqua</em> interpretata col consueto grande virtuosismo vocale da <span style="color: #ff0000;"><strong>Anna Cinzia Villani</strong></span>), sia nei molti casi in cui a prevalere è stato l’approccio più onirico e suggestivo (potremmo dire tipicamente “einaudiano”, arricchito da apporti orientali e africani), guidato spesso dagli inconfondibili fraseggi del pianoforte, e anche negli episodi in cui l’artista torinese ha premuto l’acceleratore sulle contaminazioni più spinte (in particolare di gusto <em>etno-trance</em> – con un ruolo centrale per i suoni tribali del didjeridoo &#8211; ed elettronico, con l’apporto intelligente e mai invasivo dei dj turco <span style="color: #ff0000;"><strong>Mercan Dede</strong></span>).</p>
<p>Per ottenere questi risultati Einaudi si è potuto avvalere dei valenti membri “locali” dell’orchestra, che nel concerto di ieri hanno espresso una maturità artistica e una qualità esecutiva notevoli, venendo valorizzati appieno e in maniera equilibrata nelle proprie specificità (e questo è un altro grande merito del Maestro e del suo prezioso e consapevole collaboratore <span style="color: #ff0000;"><strong>Mauro Durante</strong></span>), in modo tale da potersi confrontare alla pari con gli affermati ospiti “stranieri”, che con le loro interpretazioni strumentali e vocali hanno contribuito in maniera determinante alla riuscita della serata (a partire dalla grande artista greca <span style="color: #ff0000;"><strong>Savina Yannatou</strong></span>, che ha eseguito ben quattro pezzi, dai classici <em>Kali Nitta</em> e <em>Aremu</em> fino a una sfolgorante <em>Damme nu ricciu</em> a due voci con <span style="color: #ff0000;"><strong>Antonio Amato</strong></span>). Anche gli interventi di danza dell’elegantissima <span style="color: #ff0000;"><strong>Silvia Perrone</strong></span> e della sorprendente e incontenibile <span style="color: #ff0000;"><strong>Maristella Martella</strong></span>, sia pur molto ridotti rispetto all’evento melpignanese, hanno costituito un arricchimento e un prezioso corollario alla parte musicale.</p>
<p>A voler proprio trovare dei difetti a una serata comunque di grande qualità, anche nel livello tecnico ineccepibile (l’acustica era perfetta, i suoni limpidi ed equilibrati, pareva proprio che stesse suonando un’“Orchestra”), si potrebbe indicare qualche passaggio forse troppo eccentrico e ripetitivo, e soprattutto l’intervento estenuante e fuori dal contesto del danzatore sufi.</p>
<p>Insomma, alla prova dei fatti, nonostante le persistenti polemiche su una Fondazione che ancora non pare riuscire ad esprimere un livello operativo e gestionale all’altezza delle aspettative e della complessità della missione a cui è chiamata, la Notte della taranta e i suoi protagonisti (oltre ai musicisti erano presenti il “padre nobile” <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Blasi</strong></span>, il direttore artistico <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Torsello</strong></span> e il sindaco di Melpignano <span style="color: #ff0000;"><strong>Ivan Stomeo</strong></span>) hanno dimostrato di riuscire ad esprimere ancora una “narrazione” in grado di catalizzare attenzione, interesse ed entusiasmo. E anche, più di altre volte, che il progetto, al di là degli aspetti “politici” e di marketing, può avere un senso anche dal punto di vista musicale e artistico, se ad occuparsene vengono chiamati musicisti raffinati, colti ed eleganti, ma allo stesso tempo discreti, sensibili e curiosi come <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">il concerto di Roma si può rivedere in streaming a questo indirizzo (c&#8217;è anche una bella intervista a Einaudi e Durante): <a href="http://lugliosuonaweb.webcasting.it/live-einaudi.completo.php">http://lugliosuonaweb.webcasting.it/live-einaudi.completo.php</a></span></p>
<p><a href="http://lugliosuonaweb.webcasting.it/live-einaudi.completo.php"><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare </span></a><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
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		<title>La taranta ritrovata di Ludovico Einaudi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/29/la-taranta-ritrovata-di-ludovico-einaudi/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/29/la-taranta-ritrovata-di-ludovico-einaudi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 17:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Riflessioni sulla Notte della taranta 2010 di Vincenzo Santoro, 28 agosto 2010 Ci voleva tutta lo stile e la sensibilità musicale di un artista eterodosso come Ludovico Einaudi per far ritrovare al Concertone della Notte della taranta i caratteri originari dell’evento &#8211; a cavallo fra recupero della tradizione e sua rielaborazione contemporanea &#8211; mantenendo però un livello di qualità musicale... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/29/la-taranta-ritrovata-di-ludovico-einaudi/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">Riflessioni sulla Notte della taranta 2010</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span>, 28 agosto 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/ludovico-einaudi-300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1975" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/ludovico-einaudi-300.jpg" alt="ludovico-einaudi-300" width="300" height="300" /></a>Ci voleva tutta lo stile e la sensibilità musicale di un artista eterodosso come <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span> per far ritrovare al <span style="color: #800000;"><strong>Concertone della Notte della taranta</strong></span> i caratteri originari dell’evento &#8211; a cavallo fra recupero della tradizione e sua rielaborazione contemporanea &#8211; mantenendo però un livello di qualità musicale come ci si aspetterebbe da una manifestazione così famosa e celebrata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><strong>Einaudi</strong> è riuscito infatti, partendo evidentemente da uno studio approfondito delle “fonti” della musica salentina, nell’arduo compito di elevare un’architettura musicale raffinata ed intrigante, allo stesso tempo rispettosa della tradizione (cioè del suo spirito profondo) ma anche innovativa, con esiti sempre come minimo di buon livello, sia quando a prevalere è stato l’approccio più onirico e suggestivo (potremmo dire tipicamente “einaudiano”), guidato spesso dagli inconfondibili fraseggi del pianoforte, sia quando l’artista torinese ha premuto l’acceleratore sulle contaminazioni più spinte (in particolare etno-trance ed elettroniche). </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Per fare questo, ha proceduto a decostruire l’impalcatura sonora derivante dalle esperienze con i maestri concertatori precedenti <span id="more-223"></span>(evitando così il rischio del continuo <em>déjà vu</em>, cosa che ad esempio non era riuscita a <strong>Mauro Pagani</strong>), modificando la composizione dell’orchestra, con l’arrivo di nuovi musicisti che hanno arricchito notevolmente la qualità delle esecuzioni e il repertorio, ed eliminando o limitando fortemente la strumentazione “estranea”, che negli anni aveva contribuito a obliterare completamente i caratteri “tradizionali” (in particolare l’ingombrante sezione ritmica, del cui ridimensionamento non smetteremo mai di ringraziare il Maestro). </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Altro grande merito di <strong>Einaudi</strong> (ed evidentemente dei suoi preziosi collaboratori) è stato quello di coinvolgere a pieno i membri “locali” dell’orchestra, che nel Concertone di ieri hanno espresso finalmente una qualità esecutiva mediamente alta, venendo valorizzati nelle proprie specificità artistiche. Anche in questo caso, i risultati sono stati notevoli, e i nostri artisti non hanno certamente sfigurato accanto ai prestigiosi ospiti internazionali, anzi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Anche le collaborazioni “estere” sono state gestite con sapienza ed efficacia: le emozionanti esecuzioni dei brani in grico di <strong>Savina Yannatou</strong>, la vocalità estrema e seducente di <strong>Dulce Pontes</strong>, la rutilante prestanza ritmica dei <strong>Tamburi del Burundi</strong> hanno contribuito ad arricchire e articolare la scaletta con interventi sempre contestualizzati e mai debordanti. Straordinaria poi l’esecuzione dei <strong>Taraf de Haiduks</strong>, la cui <em>pizzica “gitana”</em>, magistralmente guidata dal pianoforte del Maestro, ha costituito a mio avviso uno degli episodi più intensi e ispirati della serata. Grande emozione, anche pensando a tutto quello che questo  popolo sta subendo negli ultimi tempi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Agli episodi più rielaborati, comunque frutto di un progetto musicale approfondito ed evidentemente molto “pensato”, <strong>Einaudi</strong> ha affiancato diversi brani eseguiti in maniera del tutto tradizionale (o quasi), tra cui citerei almeno la bellissima <em>pizzica a due voci e tamburelli </em>di <strong>Enza Pagliara</strong> e di <strong>Anna Cinzia Villani</strong>, e la <em>pizzica tarantata</em> con <strong>Mauro Durante</strong> al violino e <strong>Massimiliano Morabito</strong> all’organetto diatonico. Questi accostamenti, oltre ad arricchire la serata di momenti di particolare pregio, ha anche contibuito ad esplicitare maggiormente il senso dell’operazione di “rielaborazione creativa” condotta da <strong>Einaudi</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Di particolare rilievo mi sono sembrate inoltre alcune rielaborazioni “minimaliste”, in cui i brani tradizionali sono stati accompagnati da intriganti trame sonore (due esempi a mio avviso di grande livello: <em>Mara l’acqua</em> con <strong>Anna Cinzia Villani</strong> e il brano eseguito da <strong>Giancarlo Paglialunga</strong> accompagnato dall&#8217;ispirato <strong>Ballaké Sissoko</strong> con la kora; fascinoso anche se forse un po’ “telefonato” mi è parso <em>Lu rusciu de lu mare</em> con le voci di <strong>Alessandra Caiulo</strong>, <strong>Alessia Tondo</strong>, <strong>Stefania Morciano</strong> accompagnate da <strong>Einaudi</strong> e da <strong>Sissoko</strong>).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Emblematico di come <strong>Einaudi</strong> abbia affrontato la dimensione spettacolare (e mediatica) dell’evento, senza però farsene condizionare eccessivamente (come invece in passato era accaduto ad esempio ad <strong>Ambrogio Sparagna</strong>), mantenendo sempre il senso della misura, mi è parso l’intervento dei <strong>Sud Sound System</strong>, che si sono esibiti in una deliziosa (ma assolutamente non enfatica), <em>Beddha Carusa</em>, in realtà un mix di un brano tradizionale e di un loro successo, insieme al grande <strong>Claudio Cavallo Giagnotti</strong> (protagonista inoltre, con uno strepitoso intervento &#8220;etnotrance&#8221;, di uno dei momenti più “potenti” della serata, dove si è distinto anche <strong>Andrea Presa</strong> al didjeridoo</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Interessante infine il contributo dato dai danzatori, che hanno offerto un repertorio completo delle danze salentine, dalla “pizzica scherma” alla “pizzica pizzica” eseguite in maniera tradizionale alle rielaborazioni contemporanee di “neopizzica”, per arrivare alla notevole <em>performance</em> di <strong>Maristella Martella</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">A voler proprio trovare dei difetti a una serata intensa e di grande livello, si potrebbe indicare una eccessiva durata (27 brani sono troppi) e forse la necessità di una maggiore sintesi in alcuni momenti. Ma sono, appunto, considerazioni marginali, per quello che, a mio modo di vedere, è stato il Concertone più ricco, interessante e riuscito di sempre. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
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		<title>Non si vive una sola Notte</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2009/10/17/non-si-vive-una-sola-notte/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 08:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Il giornale della musica, n. 10/09, p. 48 Se la si valuta in termini di visibilità e di promozione per il Salento, è indubbio che la Notte della Taranta sia un esempio di grande successo, anche considerandola in rapporto con le ingenti risorse necessarie a sostenerla. Siamo di fronte a uno degli esperimenti maggiormente riusciti in... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/10/17/non-si-vive-una-sola-notte/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.giornaledellamusica.it"><strong>Il giornale della <em>m</em>usica</strong></a>, n. 10/09, p. 48</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/dsc_5743_30.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/dsc_5743_30-300x176.jpg" alt="dsc_5743_30" width="300" height="176" /></a>Se la si valuta in termini di visibilità e di promozione per il Salento, è indubbio che la <strong>Notte della Taranta</strong> sia un esempio di grande successo, anche considerandola in rapporto con le ingenti risorse necessarie a sostenerla. Siamo di fronte a uno degli esperimenti maggiormente riusciti in Italia di intervento pubblico nel campo della valorizzazione delle tradizioni musicali, come testimoniato dal crescente interesse che riscuote anche tra gli studiosi e gli addetti ai lavori del settore dello Spettacolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Questi risultati, che sono innegabili, come anche la grande presenza di pubblico che accompagna non solo la serata di Melpignano, ma anche tutta la lunga serie dei concerti “a ragnatela”, non sciolgono però un nodo fondamentale, che accompagna la discussione intorno all’evento melpignanese fin dalla sua nascita<span id="more-285"></span>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Nel 1997 la fondazione dell’Istituto “Diego Carpitella”, da cui poi scaturì nell’anno successivo l’idea della Notte, fu la risposta che un gruppo di amministratori particolarmente avvertiti diede alle istanze del “movimento”, che chiedevano finalmente un intervento organico e non effimero delle istituzioni sui temi della salvaguardia e valorizzazione della cultura tradizionale. In particolare, la richieste principali riguardavano la creazione di strutture per la conservazione e la fruizione collettiva della “memoria sonora” del Salento, a partire dal grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo” effettuate dai ricercatori a partire dagli anni Cinquanta (tra i più noti Alan Lomax, Diego Carpitella, Roberto Leydi), ma anche l’attivazione di percorsi formativi specialistici, la messa a disposizione di strutture per la produzione musicale e così via.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In questi anni, la grande attenzione delle istituzioni (e di conseguenza gli stanziamenti economici) si è concentrata principalmente sull’evento spettacolare, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, mentre per il resto siamo ancora molto indietro.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Spetta ora alla Fondazione appena creata (con un parto difficile e decisamente lungo) riuscire a fornire le risposte in termini di progettualità artistica e culturale che tutto il variegato “movimento della pizzica” attende da ormai troppo tempo.</span></p>
</div>
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