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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Fondazione Notte della Taranta</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Oltre la spettacolarizzazione: quale futuro per la Notte della Taranta?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 07:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un nuovo contributo al dibattito aperto da LeccePrima: oltre le polemiche stagionali sul Concertone e sul ruolo della Rai, la questione diventa il progetto culturale complessivo. Archivi, ricerca, formazione e memoria: che è stato fatto, in quasi 30 anni? di Vincenzo Santoro, da Lecceprima.it del 10 settembre 2026 Dopo il concertone finale della Notte della Taranta 2026, il 29-mo della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/09/13/oltre-la-spettacolarizzazione-quale-futuro-per-la-notte-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/09/Sayf.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4904" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/09/Sayf-300x169.jpg" alt="Sayf" width="300" height="169" /></a>Un nuovo contributo al dibattito aperto da LeccePrima: oltre le polemiche stagionali sul Concertone e sul ruolo della Rai, la questione diventa il progetto culturale complessivo. Archivi, ricerca, formazione e memoria: che è stato fatto, in quasi 30 anni?</em></p>
<p>di Vincenzo Santoro, da <a href="https://www.lecceprima.it/attualita/notte-della-taranta-futuro-spettacolarizzazione-progetto-culturale.html?fbclid=IwY2xjawUTKGZwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR69BKC1IWyCpTxIm3hkNCRlYpkd27r1XLadeBZmRQXCluIcx-yYxy3eyFuUBg_aem_0yNm9wToINZqPqtoWsLeOQ">Lecceprima.it del 10 settembre 2026</a></p>
<p>Dopo il concertone finale della Notte della Taranta 2026, il 29-mo della serie, si è riaperta la consueta discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina e sul ruolo della televisione, e in particolare della Rai, nella costruzione dell’evento. È un confronto che, come negli anni passati, ha coinvolto – soprattutto sui social – pubblico, intellettuali e rappresentanti delle istituzioni, fino a tradursi, in alcuni casi, nella richiesta di un profondo ripensamento della manifestazione.</p>
<p>Un dibattito di questa intensità non sorprende, dal momento in cui non ci troviamo semplicemente di fronte a uno spettacolo musicale, ma a una iniziativa che interviene su repertori nei quali una parte significativa della popolazione salentina (ma anche, su un piano diverso, cospicui gruppi di appassionati “forestieri”) riconosce un tratto della propria identità, legato al rapporto con la propria terra, alla memoria familiare e comunitaria e alla storia culturale del territorio.</p>
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<p>È proprio questa densità di significati a rendere inevitabilmente problematico il rapporto tra la tradizione codificata e il grande spettacolo. Da una parte c’è l’esigenza di innovare, contaminare, coinvolgere un pubblico sempre più ampio; dall’altra, l’aspettativa di chi, proprio attraverso quel palco, vuole vedere rappresentata una certa idea della tradizione salentina, considerata autentica, o comunque percepita come tale. Esigenze non necessariamente inconciliabili, ma tra le quali diventa sempre più difficile trovare un punto di equilibrio.</p>
<p>A tutto questo si è aggiunto, negli ultimi anni, il peso crescente della Rai e, più in generale, delle logiche proprie della televisione generalista, con i suoi tempi, i suoi linguaggi e le sue modalità di costruzione dello spettacolo. La dimensione televisiva non si limita infatti ad ampliare la platea del Concertone, ma finisce inevitabilmente per condizionarne la scaletta e le forme attraverso le quali musica e danza vengono portate sul palco di Melpignano. Questo si riflette anche nelle scelte artistiche e, in particolare, nella presenza di ospiti che talvolta producono contraddizioni difficili da ricomporre. Emblematica, da questo punto di vista, è stata nel 2019 la scelta di Belén Rodríguez come conduttrice della diretta televisiva; ma altrettanto straniante, sia pure su un piano diverso, nel 2024 l’esibizione di Geolier.</p>
<h2>Un dibattito “stagionale”</h2>
<p>Confesso però di trovare sempre meno interessanti tali dibattiti “stagionali”. La polemica sulla spettacolarizzazione poteva avere un senso nei primi anni, quando si era ancora in una fase di sperimentazione e ci si poteva interrogare sul rapporto tra una tradizione musicale locale e la sua trasformazione in un grande evento di massa. Oggi, piaccia o no, la Notte della Taranta ha assunto strutturalmente una dimensione nazionale e internazionale nella quale la costruzione dello spettacolo costituisce inevitabilmente un elemento decisivo, difficilmente reversibile anche qualora vi fosse la volontà della direzione artistica e degli altri attori istituzionali coinvolti. Una volontà che, peraltro, non mi pare particolarmente plausibile: è difficile immaginare che si rimetta radicalmente in discussione un modello che, almeno sul piano della visibilità e della promozione territoriale, ha dimostrato una notevole efficacia. Forse si potrebbero limitare alcuni aspetti più spiccatamente commerciali e provare a guardare verso linguaggi più raffinati e percorsi di ricerca artistica (magari in quella direzione “mediterranea” più volte annunciata), come in qualche modo è stato in passato: ma questo comporterebbe quasi certamente una perdita di interesse da parte della Rai, un “indietro tutta” sulla cui praticabilità reale ho moltissimi dubbi.</p>
<h2>Qual è il progetto culturale complessivo?</h2>
<p>A mio parere, sarebbe invece molto più importante – e più utile – allargare lo sguardo e interrogarsi criticamente sul progetto culturale complessivo che è stato, o non è stato, sviluppato intorno alla Notte della Taranta.</p>
<p>Va ricordato, innanzitutto, che il grande concerto di Melpignano esisteva già prima della nascita della Fondazione. Quest’ultima è stata costituita nel 2008, su iniziativa degli enti pubblici territoriali, con una missione che andava ben oltre l’organizzazione dello spettacolo. Il nucleo del progetto originario era proprio la creazione di un soggetto capace di occuparsi in maniera organica del patrimonio etnomusicale del Salento: ricerca e documentazione, formazione, conservazione e trasmissione della memoria, produzione culturale e valorizzazione del patrimonio, accanto naturalmente alla realizzazione degli eventi.</p>
<p>È soprattutto su questo terreno che, a mio giudizio, sarebbe necessario fare oggi un bilancio. Se qualcuno volesse studiare seriamente la tradizione musicale salentina e pugliese, a chi dovrebbe rivolgersi? Dove potrebbe trovare una biblioteca specializzata, un archivio strutturato, una raccolta organica delle fonti sonore e audiovisive, una documentazione sistematica sulle tradizioni musicali del territorio e su un fenomeno storicamente complesso come il tarantismo?</p>
<p>E ancora: quali sono oggi i luoghi della formazione e della trasmissione? Quali strutture permanenti consentono alle nuove generazioni di conoscere la storia di queste musiche, i repertori, gli strumenti, le tecniche esecutive e i contesti sociali e culturali nei quali quelle pratiche sono nate e si sono trasformate? Sono domande che rimangono in larga misura aperte. Ed è forse proprio qui, più che nella ricorrente discussione sulla maggiore o minore “autenticità” del Concertone, che andrebbe cercato il nodo più problematico dell’esperienza della Notte della Taranta: nella distanza tra la capacità acquisita di produrre e comunicare un grande evento e la costruzione, assai più difficile, di infrastrutture culturali permanenti destinate a studiare, conservare, trasmettere e rielaborare criticamente il patrimonio sul quale quell’evento continua a fondarsi.</p>
<h2>Cosa può crescere accanto al Concertone?</h2>
<p>Non penso che la soluzione sia ridimensionare la Notte della Taranta, né tantomeno contrapporre il Concertone alla tradizione. Al contrario, il successo raggiunto dalla manifestazione rappresenta una risorsa straordinaria.</p>
<p>La Fondazione dovrebbe essere molto più di una macchina organizzativa del Festival e del Concertone: un soggetto culturale capace di attivare e dare continuità a queste funzioni.</p>
<p>È una questione che, del resto, risale alle “origini” del movimento culturale sorto intorno alla ri-valorizzazione delle tradizioni musicali locali, quando, per iniziativa di un gruppo un po’ visionario di musicisti, operatori culturali e amministratori pubblici, nacque – nel 1997, dopo lungo lavorìo – l’Istituto Diego Carpitella, proprio per costruire nel Salento un centro culturale capace di mettere insieme ricerca, documentazione, produzione e divulgazione delle culture popolari.</p>
<p>Quel nodo si ripropone oggi con ancora maggiore forza, dopo quasi trent’anni di esperienza e diciotto anni di attività della Fondazione, nata anche per dare maggiore solidità e continuità istituzionale a quelle idee. Il progetto culturale più ampio che era stato immaginato allora continua a essere un obiettivo non raggiunto. O, per usare un’espressione più incisiva del compianto Sergio Torsello, una “promessa tradita”.</p>
<h2>Interrogarsi sul rapporto fra patrimonio culturale e turismo</h2>
<p>Per questo credo che il dibattito, per essere utile, debba cambiare prospettiva. Il problema non è più soltanto dimostrare che il Concertone funziona o intrattenersi sulla qualità delle esibizioni degli ospiti più noti, magari sulla base di conoscenze insufficienti del patrimonio musicale su cui si interviene o, peggio ancora, dei propri gusti personali. Occorre piuttosto tradurre il successo della manifestazione in una politica culturale più ampia, che investa sulla conoscenza oltre che sulla promozione, sulla formazione oltre che sull’intrattenimento, sulla conservazione della memoria oltre che sulla sua rappresentazione spettacolare.</p>
<p>Questo significa in primo luogo, e vale la pena ribadirlo, costruire luoghi e strumenti permanenti: archivi, biblioteche e centri di documentazione; percorsi di ricerca e formazione; attività rivolte alle scuole; residenze artistiche; occasioni di confronto tra studiosi, musicisti e comunità locali. Significa anche affrontare il rapporto tra patrimonio e turismo. Se la Notte della Taranta è diventata uno dei principali strumenti attraverso cui il Salento si presenta all’esterno, occorre fare in modo che questa enorme capacità di attrazione contribuisca a generare forme di turismo culturale più consapevoli e diffuse sul territorio, fondate su una conoscenza della storia culturale che non si esaurisca in una sua rappresentazione immediata e modaiola, semplificata e poco rispettosa delle complessità che l’hanno attraversata.</p>
<p>Il soggetto naturalmente chiamato a promuovere un progetto di questo tipo sarebbe la Fondazione, costituita e sostenuta attraverso rilevanti risorse pubbliche anche per perseguire finalità che vanno oltre la realizzazione del Festival e del Concertone. Se, tuttavia, dovesse confermarsi l’indisponibilità a lavorare in tale direzione, sarebbe forse arrivato il momento di valutare la necessità di nuovi soggetti e nuove strategie che possano raccogliere e sviluppare quelle funzioni rimaste finora in larga misura incompiute.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il dibattito sulla Notte della Taranta: «Ripensare lo scopo della Fondazione»</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 06:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Vincenzo Santoro di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025 Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/09/16/il-dibattito-sulla-notte-della-taranta-ripensare-lo-scopo-della-fondazione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4748" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n-300x204.jpg" alt="544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n" width="300" height="204" /></a>Intervista a Vincenzo Santoro</p>
<p>di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025</p>
<p>Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si è sottratta la Fondazione Notte della Taranta, che in un comunicato del 26 agosto ha sollecitato un «confronto tra opinioni diverse: il nostro compito è ascoltare tutti e provare a migliorare, anno dopo anno. Come fenomeno culturale, la Notte della Taranta interpella questo territorio e la sua classe dirigente su diversi livelli». Oggi interviene Vincenzo Santoro, responsabile del Dipartimento Cultura, Turismo e Agricoltura dell’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), studioso e organizzatore da molti anni di iniziative sulle musiche e le culture popolari del Mezzogiorno.</p>
<p><strong>Partiamo dalla frequente polemica sulla spettacolarizzazione, cosa ne pensi? </strong></p>
<p>«Penso che i buoi sono abbondantemente scappati, nel senso che è una polemica che poteva avere un senso vent’anni fa. Ormai l’evento Notte della Taranta ha una sua autonomia e una storia quasi trentennale in cui la costruzione dello spettacolo è il tema decisivo. Diciamo che forse negli ultimi anni si è spinto verso forme più nazionalpopolari, anche attraverso la televisione, però va detto che fin dall’inizio il concertone era un evento. Si può discutere sulle modalità di fare spettacolarizzazione, ma se prendiamo la Notte della Taranta come spot etnomusicale del Salento e della Puglia, come macchina di promozione territoriale, funziona perfettamente. Il problema è che ovviamente questo non può bastare».</p>
<p><strong>In che senso? </strong></p>
<p>«Qui entriamo nelle contraddizioni di un evento che incide sulla tradizione musicale locale, tema che è sentito da moltissimi come identitario, che sta al cuore dell’attaccamento delle persone alla terra, alla storia culturale del loro territorio, in un processo tipico di patrimonializzazione, come lo chiamano gli antropologi. E quindi l’evento deve anche rispondere alle aspettative di chi vuole vedere rappresentata questa essenza, vera o presunta, sul palco. Poi c’è l’altro vincolo della televisione generalista che impone un po’ la scaletta e il modo di portare certe cose sul palco. Questo rapporto tra esigenze diverse genera quelle contraddizioni che ci obbligano a non dare letture troppo semplicistiche di questo fenomeno».</p>
<p><strong> Cosa suggerirebbe in questa discussione pubblica? </strong></p>
<p>«Io ritengo che sia necessario innanzitutto distinguere tra Festival e Fondazione Notte alla Taranta. Voglio ricordare che il concertone si faceva già prima, anche quando la Fondazione non c’era. La Fondazione nacque dopo un lunghissimo dibattito in cui ci si interrogava su quali scopi dovesse servire. E la risposta fu che avrebbe dovuto incentivare e realizzare tutti tutti gli aspetti culturali, oltre allo spettacolo del concertone. Di tutta questa attività che si sarebbe dovuta fare non c’è traccia. Se qualcuno volesse studiare la tradizione musicale salentina e pugliese, dove va? Chi si occupa di formazione? La famosa biblioteca storica sulla musica e sul tarantismo di cui si parlava allora, ancora non esiste. Sergio Torsello parlava di un ecomuseo del tarantismo, un luogo per un turismo culturale di un certo tipo. Non c’è niente di tutto questo. Ci sono tutta una serie di temi per cui la Notte della Taranta è nata e per cui era nato ancora prima l’Istituto Carpitella, da cui parte tutto. Quando fu fondato, l’Istituto Carpitella era considerato una costola dell’Istituto De Martino di Sesto Florentino, e non a caso era presente Ivan della Mea che nel 1996 era direttore di qu ell ’istituto. Sono passati quasi 30 anni, l’idea era allora di realizzare un centro culturale che facesse tutte queste cose. Sergio Blasi, come avete ricordato su queste pagine, si dimise dieci anni fa dicendo che non aveva creato la Fondazione perché si limitasse a fare il concertone e il festival. C’era un progetto culturale più ampio di cui non si vedevano le tracce dieci anni fa e non si vedono ancora oggi. Io proverei a riportare la discussione intellettuale e politica su questo, perché qui le responsabilità ci sono, investimenti ne sono stati fatti, però i risultati stento a vederli».</p>
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		<title>Le “promesse tradite” della Notte della taranta in torsione nazional-popolare</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 14:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Notte della taranta è un grande evento estivo salentino, ormai arrivato alla 23-ma edizione, che celebra la musica tradizionale del luogo proponendone, nel “Concertone” di fine agosto, rivisitazioni di ogni genere, costruite nell’incontro fra un’orchestra “popolare” più o meno stabile, composta di musicisti quasi tutti locali, un “maestro concertatore” e una serie di ospiti provenienti da ambiti musicali diversi.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/10/10/le-promesse-tradite-della-notte-della-taranta-in-torsione-nazional-popolare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/La-Notte-della-Taranta-2021.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3980" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/La-Notte-della-Taranta-2021-300x149.jpg" alt="La-Notte-della-Taranta-2021" width="300" height="149" /></a>La <strong><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></strong> è un grande evento estivo salentino, ormai arrivato alla 23-ma edizione, che celebra la musica tradizionale del luogo proponendone, nel “Concertone” di fine agosto, rivisitazioni di ogni genere, costruite nell’incontro fra un’orchestra “popolare” più o meno stabile, composta di musicisti quasi tutti locali, un “maestro concertatore” e una serie di ospiti provenienti da ambiti musicali diversi.</p>
<p>Nel corso della sua lunga vita, l’iniziativa, che ha coinvolto musicisti di grande rilievo, italiani e internazionali (<span style="color: #ff0000;">Piero Milesi</span>, <span style="color: #ff0000;">Mauro Pagani</span>, <span style="color: #ff0000;">Ambrogio Sparagna</span>, <span style="color: #ff0000;">Ludovico Einaudi</span>, <span style="color: #ff0000;">Joe Zawinul</span>, <span style="color: #ff0000;">Stewart Copeland</span>, solo per citare alcuni dei maestri concertatori più noti), fortemente sostenuta dai soggetti pubblici locali e in particolare dalla regione Puglia – che di fatto, attraverso l’apposita Fondazione, la controllano in toto – ha rappresentato indubbiamente un forte traino per la scena musicale locale (che possiamo definire “il movimento della pizzica”) e, con la grandiosa festa collettiva davanti al convento degli Agostiniani di Melpignano, capace di attirare imponenti masse, soprattutto di giovani (superando abbondantemente le 100.000 presenze), un significativo elemento di promozione di un territorio, il Salento, diventato tra le più ambite mete turistiche nazionali. Di contro, l’acquisita centralità dell’evento, ha contestualmente imposto un’influenza “egemonica” su un contesto molto vivace e variegato (e litigioso), e prodotto una certa spregiudicatezza nella costruzione delle proposte musicali, sempre più distanti dalle musiche tradizionali elettive.</p>
<p>Almeno fino agli ultimi anni, quando la Notte ha subito una significativa torsione verso una formula più commerciale e televisiva, evidente in particolare nella scelta di ospiti fortemente legati a quei contesti. Questa impostazione ha trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la scoppiettante presenza, come “presentatrice”, della soubrette <span style="color: #ff0000;">Belen Rodriguez</span> e del suo compagno (di allora) <span style="color: #ff0000;">Stefano De Martino</span>. Nel 2020 il Covid-19 ha impedito la messa in scena del concertone dal vivo, e si è optato per una versione registrata e poi trasmessa da Rai2. Quest’anno invece, sempre per i nefasti effetti della pandemia, si è realizzato con pochissimi spettatori (1000), ma ha esordito su Rai1. La principale e più tradizionale delle reti generaliste ha mandato in onda in differita (il 4 settembre alle 23) le riprese della serata melpignanese, di fatto mutata in una sorta di spettacolare studio di registrazione. I pochi presenti astanti si sono quindi trovati di fronte un format del tutto funzionale alla destinazione televisiva, con tanto di prove, errori, interruzioni, ripartenze eccetera. Ma in particolare è stata la scelta degli ospiti a dare il segno “nazional-popolare” alla serata, con il mitologico <span style="color: #ff0000;">Al Bano</span> chiamato a condurre e cantare e il trio “Il volo”, anch’esso di casa nei programmi più commerciali e pop, a fare da ospite d’onore.</p>
<p>Questa nuova formula della Notte, oltre all’ampio coro celebrativo che ogni volta è pronto ad alzarsi, specie sui media locali, ha suscitato notevoli critiche, in particolare sui social e su alcune testate specializzate, da parte di appassionati, operatori culturali, giornalisti di settore e intellettuali, ma anche di semplici fruitori. E proprio l’ultima edizione, quella del tanto bramato sbarco su Rai1, ha scatenato una indignazione ampia e trasversale, anche per i risultati in termini musicali, troppo legati ai modelli del pop televisivo e di bassa qualità (ma ovviamente non sono mancati pareri diversi). Mai come in questa occasione diversi personaggi di rilievo hanno sentito l’esigenza di segnalare il proprio dissenso in interventi pubblici, con toni a volte anche molto decisi: solo per fare qualche esempio, si possono citare l’attore e studioso <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span>, la scrittrice <span style="color: #ff0000;">Milena Magnani</span>, il cantante dei <span style="color: #ff0000;">Sud Sound System</span> <span style="color: #ff0000;">Nandu Popu</span> (<span style="color: #ff0000;">Fernando Blasi</span>), il musicista dello storico gruppo degli <span style="color: #ff0000;">Officina Zoè</span>, <span style="color: #ff0000;">Donatello Pisanello</span>. Inoltre <a href="https://www.blogfoolk.com/">Blogfoolk</a>, prestigiosa rivista online dedicata al mondo della musica “popolare” e world, che ha seguito sempre con grande interesse la scena salentina, ha ospitato due contributi profondamente critici, del docente universitario <span style="color: #ff0000;"><a href="https://www.blogfoolk.com/2021/09/la-notte-della-taranta-la-fine-di-un.html">Andrea Carlino</a></span> e del musicista e regista <span style="color: #ff0000;"><a href="https://www.blogfoolk.com/2021/09/meditazione-corsara-salento-e-notte.html">Luigi Cinque</a></span>.</p>
<p>La vicenda della Notte della taranta, anche al di là del contesto salentino, credo sia interessante soprattutto per due ragioni. In primo luogo perché è un precoce caso in cui i processi di valorizzazione di una parte del “patrimonio culturale immateriale” locale sono stati, anche grazie alle ingenti risorse messe a disposizione dalla politica, spinti ai massimi livelli, con risultati molto significativi, tanto da diventare esemplare per altri contesti. La “deriva” a cui stiamo assistendo potrebbe allora indicare che in attività tutte imperniate sulla logica dell’evento, l’esclusiva ricerca di visibilità, accompagnata da una certa “ansia da prestazione”, per cui ogni anno bisogna fare qualcosa in più dell’anno precedente, in termini meramente quantitativi, generi, senza il conforto di un lavoro culturale più vasto, un totale snaturamento del “patrimonio” che si vorrebbe “valorizzare”: le musiche e le danze delle tradizione si riducono a un sempre più confuso sfondo di esibizioni di artisti più o meno famosi, in una logica, come già detto, del tutto funzionale a quella della tv commerciale.</p>
<p>Ma c’è un’altra questione che il caso solleva, ed è il rapporto fra un movimento che è nato e in qualche modo continua a vivere in una dimensione “dal basso” e gli interventi delle politiche istituzionali. Infatti, tutta questa vicenda ha origine alla metà degli anni ’90, quando il movimento (che già esisteva e produceva musica e balli, azioni e immaginario) cominciò a chiedere con forza alla politica locale un impegno pubblico più complessivo sui temi della tutela, conoscenza e valorizzazione del patrimonio etnomusicale locale. Dalla ricerca di quel confronto, per iniziativa di un gruppo di comuni e della Provincia di Lecce, nacque un “Istituto”, emblematicamente intitolato al grande etnomusicologo Diego Carpitella, che accompagnò Ernesto de Martino nella celebre ricerca sul tarantismo condotta nel Salento nel 1959. Gli scopi dell’Istituto – come chiaramente riferiti nello Statuto – erano appunto quelli di mettere in campo un progetto “culturale” in questo settore, coinvolgendo ricercatori, appassionati, attivisti di vario genere, e costruendo anche una biblioteca e un archivio multimediale dedicati alla musica salentina e al tarantismo. Oltre a creare occasioni di spettacolo: con questi intenti nel 1998 si è realizzata la prima edizione della Notte della taranta. La logica dell’evento non ha però tardato a imporsi, e subito l’Istituto è sembrato occuparsi prevalentemente di organizzare questo momento spettacolare, che ha avuto immediatamente un successo capace di superare le più rosee previsioni, producendo peraltro anche un’enorme visibilità per i politici organizzatori. Una condotta che comportò critiche anche molto accese da parte di chi all’Istituto rimproverava di aver “tradito” le “promesse” per cui era nato (l’espressione è del compianto studioso Sergio Torsello). Dopo lunga gestazione, nel 2008 prese vita, con un ruolo molto più significativo rivestito dall’ente Regione, l’attuale Fondazione (ma cominciò a funzionare solo nel 2010), che ancora una volta – come solennemente sancito nello Statuto, intorno a cui si sviluppò un’intensa e appassionata discussione pubblica – doveva non solo gestire il Grande Evento, ma produrre un progetto culturale più complessivo (e le relative infrastrutture). Intenti che credo fossero ben chiari al suo primo presidente, <span style="color: #ff0000;">Massimo Bray</span> (allora dirigente della Treccani, da meno di un anno assessore alla cultura della regione Puglia), che però dopo poco tempo fu candidato alla Camera per il Partito Democratico e poi divenne ministro della Cultura, venendo sostituito da chi la gestisce attualmente. Insomma, come prima e più di prima, nonostante le promesse e lo Statuto, la Fondazione ha continuato fino ad oggi ad occuparsi esclusivamente della serata omonima, in maniera sempre più disinvolta e spregiudicata. E, anche se potrebbe sembrare incredibile visto il clamore che si è sviluppato intorno al “movimento” salentino e l’interesse che si mantiene vivo nei confronti del fenomeno del tarantismo, ancora nessuna istituzione pubblica locale è stata in grado di realizzare una biblioteca e un archivio sonoro e visivo in cui custodire la (fortunatamente) vasta documentazione sulla musica tradizionale del Salento e i tanti studi che negli anni si sono moltiplicati su di essa. E manca anche – a parte qualche tentativo timido e del tutto insufficiente – una struttura museale in grado di raccontare con linguaggi attuali un patrimonio tanto attrattivo.</p>
<p>Da questo punto di vista quindi, si può dire che la lunga vicenda della Notte della taranta è anche la storia delle “promesse tradite” delle istituzioni nei confronti di un “movimento” culturale nato dal basso, e di cui la politica locale, usando risorse pubbliche, ha preso totalmente il controllo (come non accade in nessun evento di tale portata), con risultati che ormai sono sotto gli occhi di tutti[1].</p>
<p>[1] Alla ricostruzione della storia della Notte della taranta, dall’Istituto Carpitella alla Fondazione, all’apparizione di Belen, ho dedicato più ampie considerazioni in <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em> (Squilibri 2009) e <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a></em> (Itinerarti 2019). Questo blog ospita anche una <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">selezione degli articoli</a> che ho scritto nel corso degli anni sull’argomento.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2021/09/13/le-promesse-tradite-della-notte-della-taranta-in-torsione-nazional-popolare/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 13 settembre 2021</a></p>
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		<title>Taranta: l&#8217;appello a Emiliano e Bray (che si può ancora sottoscrivere)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/09/29/taranta-lappello-a-emiliano-e-bray/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2021/09/29/taranta-lappello-a-emiliano-e-bray/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 09:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3925</guid>
		<description><![CDATA[<p>Al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Massimo Bray. 26 settembre 2021 &#160; Nelle serate del 28 agosto e del 4 settembre scorsi, la “deriva” commerciale e televisiva della Notte della taranta &#8211; che aveva trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la sconcertante presenza, come “presentatori”, della soubrette Belen Rodriguez... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/09/29/taranta-lappello-a-emiliano-e-bray/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/09/29/taranta-lappello-a-emiliano-e-bray/">Taranta: l&#8217;appello a Emiliano e Bray (che si può ancora sottoscrivere)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/09/taranta1200.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3928" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/09/taranta1200-300x140.jpg" alt="taranta1200" width="300" height="140" /></a>Al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Massimo Bray.</p>
<p>26 settembre 2021</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle serate del 28 agosto e del 4 settembre scorsi, la “deriva” commerciale e televisiva della Notte della taranta &#8211; che aveva trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la sconcertante presenza, come “presentatori”, della soubrette Belen Rodriguez e del suo compagno (di allora) Stefano De Martino &#8211; ha segnato forse il punto più basso nel baratro della mercificazione e dello snaturamento della cultura immateriale salentina, suscitando una indignazione ampia e trasversale, anche per i risultati in termini musicali, troppo legati ai modelli del pop televisivo e di bassa qualità. Inutile entrare nei dettagli. D’altronde ne siete stati entrambi spettatori.</p>
<p>La Notte della Taranta è stata in breve colonizzata (in senso proprio) dalla RAI, che la smercia riattivando, forse inconsapevolmente, un folklorismo paternalista e macchiettistico nei confronti del Sud.</p>
<p>D’altro canto, la sistematica messa in campo di attività imperniate sulla logica dell’evento, l’esclusiva ricerca di visibilità, accompagnata da una certa “ansia da prestazione”, per cui ogni anno pare bisogni alzare il tiro, in termini meramente quantitativi, senza il conforto di un lavoro culturale più vasto, hanno procurato un profondo snaturamento e svilimento del “patrimonio” che si vorrebbe “valorizzare”.</p>
<p>Per questo chiamiamo in causa la Fondazione Notte della Taranta, istituto che impegna una percentuale cospicua del budget regionale per lo spettacolo dal vivo, e di fatto controllata dall’ente regione e comuni della Grecìa salentina, che dunque ne condividono anche le responsabilità gestionali.</p>
<p>Innanzitutto, sarebbe auspicabile un’operazione volta alla trasparenza sul piano dei rapporti contrattuali con l’emittente televisiva. Quali sono i termini del contratto, come sono stati ripartiti i diritti e le spese, cosa ha rinunciato la Fondazione? (Per inciso, gli statuti della Fondazione prevedono che essa “provveda alle attività di gestione dei diritti di proprietà intellettuale o industriale che ne derivano”. È stato rispettato questo comma?)</p>
<p>Chi precisamente – e con quali procedure – ha scelto i maestri concertatori e gli ospiti? Ci sono stati accordi con i discografici?</p>
<p>Inoltre, ritenete che si stia svolgendo il mandato esplicitato nello statuto all’articolo 2:</p>
<blockquote><p>“Promuovendo autonome iniziative e coordinando l’azione dei soci, per la valorizzazione e la tutela del territorio del Salento. (…) In particolare, (…) essa intende realizzare azioni positive in favore di manifestazioni culturali, musicali, sociali e di comunicazione, e più in particolare di progetto di sostegno e sviluppo alla ricerca culturale sul fenomeno del tarantismo, delle tradizioni grike e salentine, con particolare riferimento alla musica popolare”.</p></blockquote>
<p>La Fondazione Notte della Taranta, secondo Voi, sarebbe fautrice di un intervento culturale più complessivo sui temi della tutela, conoscenza e valorizzazione del patrimonio etnomusicale locale? Qual è il contributo offerto alla ricerca sul tarantismo e sulle tradizioni salentine? Oltre a creare occasioni di spettacolo, ha lavorato, come richiesto da più parti da tantissimi anni, per costituire una biblioteca e un archivio sonoro e visivo in cui custodire la (fortunatamente) vasta documentazione sulla musica tradizionale del Salento e i tanti studi che negli anni si sono moltiplicati su di essa?</p>
<p>D’altronde, come può funzionare un’istituzione culturale senza un Consiglio scientifico! Presidente, Assessore, nell’organigramma riportato sul sito della Fondazione, il Consiglio Scientifico non c’è, alla faccia degli statuti!</p>
<p>Simili interrogativi ci spingono a chiederVi una riflessione sull’operato della Fondazione Notte della Taranta e su quanto si sta compiendo sotto i nostri occhi. Magari aprendo – in qualità di governo regionale – un tavolo di discussione onesta e circolare sulle “promesse tradite” delle istituzioni pubbliche rispetto a un movimento culturale nato dal basso.</p>
<p>In senso propositivo, ci permettiamo di suggerire in estrema sintesi alcune proposte operative, frutto di una ormai lunga concertazione:</p>
<p>&#8211; occorre una modifica allo Statuto della Fondazione, che preveda esplicitamente una percentuale minima del bilancio annuale (ad esempio il 30%) da destinare a progetti culturali che non siano il Concertone e il relativo festival;</p>
<p>&#8211; fra gli obiettivi prioritari della Fondazione dovrebbero esserci la creazione e la gestione di una biblioteca e di un archivio multimediale dedicati alla musica salentina e al tarantismo, da mettere a disposizione, con le competenze adeguate, di cittadini, studiosi e appassionati;</p>
<p>&#8211; va ricostituito un Comitato Scientifico autorevole e messo in condizione di svolgere dignitosamente i propri compiti;</p>
<p>&#8211; per quanto riguarda l’evento estivo, sarebbe auspicabile una maggiore autonomia fra il management culturale – selezionato con criteri e procedure trasparenti fra riconosciuti professionisti del settore – e gli organi di indirizzo politico (che di fatto ora gestiscono la totalità dell’evento). Probabilmente anche in questo caso potrebbe essere utile una revisione statutaria che dichiari l’incompatibilità fra cariche elettive ed appartenenza agli organi della Fondazione;</p>
<p>&#8211; infine, il Concertone deve abbandonare la logica puramente televisiva nazionale e ritornare ad essere soprattutto un luogo di incontro della vasta comunità di appassionati della musica popolare salentina. Senza trascurare, nel disegno dello spettacolo, nella scelta del maestro concertatore e degli ospiti, un più alto standard qualitativo e una attenzione particolare alle “musiche del mondo”, promuovendo anche così, in musiche, danze e parole, il dialogo fra popoli e culture.</p>
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<p>(foto presa al web)</p>
<p>Di seguito l&#8217;elenco dei firmatari. <span style="color: #ff0000;"><strong>Chi vuole aderire può scrivere a <a href="mailto:vincenzo_santoro@hotmail.com">vincenzo_santoro@hotmail.com</a> specificando nome, cognome e &#8220;professione&#8221;</strong></span></p>
<p>1. Vincenzo Santoro, operatore culturale e studioso, Roma</p>
<p>2. Andrea Carlino, storico della medicina, docente, Uni Ginevra</p>
<p>3. Brizio Montinaro, attore e studioso, Roma</p>
<p>4. Lele Marchitelli, musicista, Roma</p>
<p>5. Ferdinando Blasi alias Nandu Popu, musicista, Lecce.</p>
<p>6. Sandro Cappelletto, giornalista e musicologo, Roma</p>
<p>7. Gino Satta, antropologo, docente Univ. Bari.</p>
<p>8. Roberto Fiorini, Promotore progetti culturali, Firenze</p>
<p>9. Rà di Martino, artista, Roma.</p>
<p>10. Alfio Antico, musicista, Ferrara</p>
<p>11. Maristella Martella, coreografa e operatrice culturale, Corsano</p>
<p>12. Clara Tosi Pamphili, V-presidente del Palazzo Esposizioni e docente Accad. Belle Arti, Roma.</p>
<p>13. Andrea Ravenda, antropologo, decente Univ. Torino.</p>
<p>14. Guido Ruotolo, giornalista, Roma</p>
<p>15. Luigi Negro, dirigente pubblico e operatore culturale, Lecce</p>
<p>16. Giorgia Fazzini, giornalista, Milano</p>
<p>17. Maria Cristina Cosentino, insegnante di italiano per stranieri, Roma</p>
<p>18. Raffaella Scarpa, docente Linguistica, Univ Torino.</p>
<p>19. Pino Schirripa, antropologo, docente Univ. di Roma.</p>
<p>20. Ilaria Miarelli Mariani, Prof. Museologia e storia della critica d&#8217;arte, Univ di ChietiPescara.</p>
<p>21. Livia Borghese, giornalista CNN, Roma.</p>
<p>22. Daniele Donpasta, musicista e artista, Roma.</p>
<p>23. Antonio Fanelli, Istituto de Martino e docente Univ Roma 1</p>
<p>24. Renata Nemola, musicista, docente Conservatorio di Bologna.</p>
<p>25. Julia Landrichter, artista, docente Accademia Belle Arti Venezia.</p>
<p>26. Gabriella Alfieri, produzioni musicali e agente, Lecce</p>
<p>27. Alexandra Miletta, Pensionata Professoressa, Roma</p>
<p>28. Amico Domenica, casalinga, Ceglie Messapica.</p>
<p>29. Andrea Monnini, Architetto, Milano</p>
<p>30. Andrea Rabbito, prof. Visual Studies, Univ. di Enna)</p>
<p>31. Andrea Torsello, studente, Alessano-Torino</p>
<p>32. Veronica Giordano, studentessa, Miggiano</p>
<p>33. Arturo Santarlasci, studente, Firenze</p>
<p>34. Angelo Silibello, ristoratore. Ceglie Messapica</p>
<p>35. Franca Tarantino, psicoterapeuta e insegnante di danza, Roma</p>
<p>36. Anna Luppi, artista e studiosa, Accademia Belle Arti Firenze</p>
<p>37. Annamaria delli Noci, avvocato, Lecce</p>
<p>38. Antonio Carallo, ballerino e coreografo, Berlino</p>
<p>39. Stefano Copelli, direttore di produzione (musica), Bologna</p>
<p>40. Antonio Glessi, media designer, Firenze</p>
<p>41. Veronica Giordano, studentessa, Miggiano</p>
<p>42. Alfio Longo, professore di lingua e letteratura straniera, maestro di danze tradizionali, Roma</p>
<p>43. Barbara Painvain, imprenditrice, Roma</p>
<p>44. Camillo Silibello, ristoratore, Ceglie Messapica</p>
<p>45. Capruzzi Tommaso, Pensionato, Conversano</p>
<p>46. Carlo Anzilotti, architetto, firenze</p>
<p>47. Chiara Lastraioli, storica della letteratura, Univ. di Tours.</p>
<p>48. Chiara Moretti, antropologa, docente Univ. di Bologna</p>
<p>49. Cristina Nava, giornalista, Milano.</p>
<p>50. Daniele Vigna, musicista, Collepasso</p>
<p>51. Diego Silibello, cameriere, Ceglie Messapica</p>
<p>52. Domenico Cariglia, Hairstylist, Milano.</p>
<p>53. Dora Barletta, interior designer, Piacenza</p>
<p>54. ELISABETTA GIULIANI, locandiera, Firenze</p>
<p>55. Enrico Fraschini, radiologo, Milano</p>
<p>56. Evelyn Fanelli, Martina Franca</p>
<p>57. Federica Tamarozzi, antropologa, conservatrice al Musée d’Ethnographie de Genève.</p>
<p>58. Filippo Biffani, designer, Roma.</p>
<p>59. Filippo Carlino, veterinario, Lecce</p>
<p>60. VIKTOR GEYER, scolaro, Vienna</p>
<p>61. Francesco Carlo Baroni, scultore artista, Milano</p>
<p>62. Francesco Nigro, macellaio, Villa Castelli</p>
<p>63. Francesco Pezzarossa, agente di commercio, Manduria</p>
<p>64. Franco Nacci, ristoratore, Ceglie Messapica</p>
<p>65. Gerardo Giorgi, resp marketing, Firenze.</p>
<p>66. Giorgia Puntoriere, Insegnante di yoga, Milano.</p>
<p>67. PAUL LANDRICHTER, pensionato, Vienna</p>
<p>68. Giovanna Indraccolo, Studentessa, Torino</p>
<p>69. Maria Cristina Cosentino, insegnante di italiano per stranieri</p>
<p>70. Giulia Dalgas, Studentessa, Firenze</p>
<p>71. EMMA GEYER studentessa Vienna</p>
<p>72. Giulia De Nardi, assistente di produzione, Roma</p>
<p>73. Giulio Ferretti, musicista, Ceglie Messapica</p>
<p>74. Guido Simonetti, produzione cinematografica, Firenze.</p>
<p>75. Ivano Gioffreda, Agricoltore, Poggiardo</p>
<p>76. Patrizia Lamborghini, Bologna</p>
<p>77. Jacopo Mattei, docente universitario, Milano</p>
<p>78. Larsia Ventra, consulente di ingegneria informatica, Pescaglia (Lucca),</p>
<p>79. Laura Leone, chef, Lecce.</p>
<p>80. Lucia Palmas Bitti, dipendente comunale, Firenze.</p>
<p>81. Luisa Bellanova, casalinga, Ceglie Messapica.</p>
<p>82. Marcella Libonati, regista, Roma</p>
<p>83. Marco Nuti, biologo, prof. Emerito Univ. di Pisa.</p>
<p>84. Maria Grazia Zapparrata, lettrice italiano, Univ di Tours.</p>
<p>85. Mario Tartaglia, impiegato, Roma.</p>
<p>86. MANUELA PALLAMAR, Tourist Manager, South-Africa</p>
<p>87. WERNER PALLAMAR, imprenditore, South-Africa</p>
<p>88. Marta Lazzari, Studentessa, Lecce</p>
<p>89. WALTER ECKL-DORNA, pensionato, Vienna</p>
<p>90. CHARLOTTE GEYER, scolara, Vienna</p>
<p>91. Massimiliano Cafaro, architetto, Roma</p>
<p>92. Nico Elia, geometra ,Ceglie Messapica</p>
<p>93. Nicole Petrucci, avvocato, Lecce.</p>
<p>94. Olivia Orsini, attrice, Parigi</p>
<p>95. Paride de Carlo, fotografo e media designer, Lecce.</p>
<p>96. Pier Luigi Copat, architetto, Parigi</p>
<p>97. Rosa Rinaldi, Roma, dirigente politico, Roma.</p>
<p>98. Sabrina Vergari, agente vendite, Lecce</p>
<p>99. Salvatore Carlucci, Chef, Grottaglie</p>
<p>100. Salvatore Nigro, barista Ceglie Messapica</p>
<p>101. ELFRIEDE ECKL-DORNA, pensionata, Vienna</p>
<p>102. Zoe Carlino, fashion stylist, Roma</p>
<p>103. Sergio Brenna, Milano, professore universitario in pensione, Roma.</p>
<p>104. Sergio Fintoni, Via B. Gozzoli 2/a Firenze Organizzatore mostre</p>
<p>105. Silvia Pettinicchio, docente universitario Milano</p>
<p>106. Stefania Russano, impiegato, Taranto</p>
<p>107. Stefano Tana, libero professionista, Firenze</p>
<p>108. Susanna Simonetto, impiegata, Roma</p>
<p>109. Valentina Paolini, libero professionista, Firenze</p>
<p>110. Virginia de Silva, antropologa, ricercatrice Univ. di Roma</p>
<p>111. Virginia Marzano, studentessa, Lecce</p>
<p>112. Beatrice Caputo,</p>
<p>113. Vittoria Fiorini, Studentessa, Firenze</p>
<p>114. Arrigo Portaccio, imprenditore, Maglie</p>
<p>115. Giulia Salvi, impiegata, Firenze</p>
<p>116. Delia Tusa, agronomo, Palermo</p>
<p>117. Anne Marijnen, politologa, Univ Paris 8.</p>
<p>118. Maria Beatrice Caputo, Comunicatrice, Milano</p>
<p>119. Katia Romano</p>
<p>120. Catia Granito, biologa, Uni Salento</p>
<p>121. Marco Bernardini, segreteria Uni Salento</p>
<p>122. Antonella Luppi, fisioterapista, Firenze</p>
<p>123. Fabrizia Peruzzi, immobiliarista, Firenze</p>
<p>124. Esmeralda Faraone Mennella, gente immobiliare, Lecce</p>
<p>125. Michela Santoro, libreria Idrusa, Alessano,</p>
<p>126. Andrea Cacciatore, Associazione Narrazioni, Alessano</p>
<p>127. Monica Flemac, insegnante, Roma;</p>
<p>128. Maria Albertone, danzatrice, Roma</p>
<p>129. Gaetano Maisto musicista, Roma</p>
<p>130. Gaia Carlino, studentessa, Roma</p>
<p>131. Anna Ruotolo, studentessa, Rome</p>
<p>132. Pietro Ruotolo, studente, Roma.</p>
<p>133. Barbara Crescimanno, insegnante di danza, Palermo</p>
<p>134. Simona, Ferrigno, libera professionista, Monreale</p>
<p>135. Melania Costa, Palermo. Libera professionista</p>
<p>136. Rosario Dalli Cardillo, impiegato, via Montepellegrino 114 Palermo</p>
<p>137. Francesco Correale, ricercatore CNRS, Parigi</p>
<p>138. Aurora Spisso, disoccupata, Maglie (Le)</p>
<p>139. Giulia Salvi, impiegata, Firenze</p>
<p>140. Patrizia Tartaro Impiegata Palermo</p>
<p>141. Gea Gambaro, disoccupata, Palermo</p>
<p>142. Franca Tarantino, psicoterapeuta e insegnante di danze popolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>adesioni successive all&#8217;invio:</p>
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<p>143. Fernando Incurvati, docente, Roma</p>
<p>144. Lucia Severini, impiegata, Roma</p>
<p>145. Bruno Panico, musicista, Roma</p>
<p>146. Alessandro De Cicco, musicista, Roma</p>
<p>147. Barbara Pestellini, impiegata, Roma</p>
<p>148. Tiziana Loretelli Roma</p>
<p>149. Valeria Tarsia Roma</p>
<p>150. Paolo D&#8217;Amario, imprenditrice, Roma</p>
<p>151. Beppe Elia, musicista, Lecce</p>
<p>152. Nuccia Tronco, insegnante in pensione, Carlentini (SR)</p>
<p>153. Anna Nacci, redattrice radiofonica, Roma</p>
<p>154. Paola Taurino libero professionista settore turismo</p>
<p>155. Silvia Della Scala, danzaterapeuta e antropologa, Genova</p>
<p>156. MARTES Giovanni &#8211; Pensionato &#8211; Presidente Associazione Socio Culturale &#8220;Gli Amici del Salento&#8221; &#8211; VERONA</p>
<p>156. Bruna De Marinis, Pensionata, Monopoli</p>
<p>157. Alessandro Portelli, presidente del Circolo G. Bosio, Roma</p>
<p>158. Maria Piscopo, docente di lettere e storia dell&#8217;arte, ricercatrice ed esperta in coreologia del Sud Italia</p>
<p>159. Vincenzo de Pinto, videomaker, Molfetta</p>
<p>160. Silvia Coppola, liutaia, Lecce</p>
<p>161. Lavinia Mancusi, musicista, Roma</p>
<p>162. Lucia Damiani, bibliotecaria e promotrice della lettura, Brescia</p>
<p>163. VALENTINA MASTRIA, impiegata, Parma</p>
<p>164. Carla Minio, farmacista, Roma</p>
<p>165. Ornella Mazzi, docente, Roma</p>
<p>166. Maria Giovanna Di Meo, docente, Roma</p>
<p>167. Stefano Vaterlini, pensionato, Roma</p>
<p>168. Katia De Angelis, impiegata, Roma</p>
<p>169. Vanna De Candia, impiegata, Roma</p>
<p>170. Donata Muto, impiegata, Roma</p>
<p>180. Giovanna D&#8217;annibale, impiegata, Roma</p>
<p>181. Fulvia Damiani, impiegata, Roma</p>
<p>182. Stefania La Strombi, impiegata, Roma</p>
<p>183. Antonio Carallo, terapista Ayurvedico, Berlino</p>
<p>184. Maria del Rosso, redattrice del giornale online IlSudEst.it, blogger e poetessa, Molfetta</p>
<p>185. Gioele Levantaci, studente e musicista, Morciano di Leuca</p>
<p>186. Giovanni Carità, insegnante e consigliere comunale, Tricase</p>
<p>187. Lorenzo D’Amico, studente e rappresentante degli studenti, Lecce</p>
<p>188. Vito Nicolardi, Pensionato, Tricase(Le)</p>
<p>189. Marco Bello, studente Unisalento, Alessano</p>
<p>190. Daniele Metrangolo Fotografo Professionista, Tricase</p>
<p>191. Francesco Panico geometra libero professionista, Tricase</p>
<p>192. Alfonso Riso, insegnante, Corsano</p>
<p>193. Maria Giaquinto, attrice</p>
<p>194. Maria Scupola, Operatrice Socio Sanitario, Tricase(Le)</p>
<p>195. Giorgia Chinè, antropologa, Minervino</p>
<p>196. Alessandro De Paola, studente, Tricase</p>
<p>197. Maurizio Durante, pensionato e musicante</p>
<p>198. Lucia Igina Borsatti, insegnante in pensione</p>
<p>199. Rita Scolozzi, Assistente Sociale</p>
<p>200. Andrea Martes Conducente Autobus Roma</p>
<p>201. Lucio De Masi impiegato supermercato Tricase</p>
<p>202. Monica Martinat , storica, Lione</p>
<p>203. Rocco Melcarne, medico psichiatra e psicoterapeuta, Morciano di Leuca</p>
<p>204. Rosa Maldini, appassionata della cultura tradizionale salentina, Casalecchio di Reno (BO)</p>
<p>205. Max Però, musicista, Nardò</p>
<p>206. Raffaele Gorgoni, giornalista</p>
<p>207. Letizia Bindi, antropologa, Università del Molise</p>
<p>208. Giuseppe Maria COSTANTINI – Restauratore di Beni Culturali, Tricase</p>
<p>209. Giulia Rizzo,  studentessa di antropologia</p>
<p>210. Bruna Botta, insegnante di italiano in centri di accoglienza per migranti, danzatrice e presidente dell&#8217;associazione La Mescolanza ODV. Napoli</p>
<p>211. Giovanni Cassano, ingegnere, Torino</p>
<p>213. Maria Laura Cinquegrana, insegnante e membro dell&#8217;associazione La Mescolanza</p>
<p>213. Agostino Laganà, ingegnere, Alessano</p>
<p>214. Ercole Fiorillo, docente ITT, Santa Maria Capua Vetere</p>
<p>215. Raffaella Zizzari, architetto</p>
<p>216. Pierluigi Mele, poeta, scrittore</p>
<p>217. Mario Gennari, microbiologo</p>
<p>218. Elisa Andretta, storica</p>
<p>219. Emanuela Gabrieli, musicista</p>
<p>220. Quintino Sicuro  coofondatore del gruppo &#8220;Radici&#8221; canti e musiche popolari anni &#8217;80</p>
<p>221. Leandro Ventura, direttore dell&#8217;Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura</p>
<p>222. Carlo Trono, farmacista e fondatore della community pizzicata.it</p>
<p>223. Gerardo Settanni, Psicologo, Brindisi</p>
<p>224. Roberto Gallo, educatore sociale</p>
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		<title>Taranta con Il Volo e Albano. E sulla pizzica è subito bufera</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/08/26/taranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 17:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Corriere del Mezzogiorno mi ha chiesto un commento sul fulgido cast del Grande Evento 2021, per un articolo uscito oggi 26 agosto 2021 a firma Francesco Mazzotta. Questa l&#8217;inizio con la parte che mi riguarda: «Al Bano e Il Volo alla Notte della Taranta? Non ho nulla contro di loro, ma sono il frutto di scelte coerenti con una deriva... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/08/26/taranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/08/240734596_10159473379195349_6735156610625904851_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3909" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/08/240734596_10159473379195349_6735156610625904851_n-257x300.jpg" alt="240734596_10159473379195349_6735156610625904851_n" width="257" height="300" /></a>Il Corriere del Mezzogiorno mi ha chiesto un commento sul fulgido cast del Grande Evento 2021, per un articolo uscito oggi 26 agosto 2021 a firma Francesco Mazzotta. Questa l&#8217;inizio con la parte che mi riguarda:</div>
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<div dir="auto">«Al Bano e Il Volo alla Notte della Taranta? Non ho nulla contro di loro, ma sono il frutto di scelte coerenti con una deriva intrapresa da tempo dai vertici della Fondazione». Non va per il sottile, <strong>Vincenzo Santoro</strong>, studioso di tradizioni popolari del Salento e autore di molti libri sull&#8217;argomento (l&#8217;ultimo si intitola &#8220;Il tarantismo mediterraneo&#8221;). Spesso polemico con le soluzioni adottate dalla direzione artistica della manifestazione, Santoro ritiene Al Bano e il volo artisti in linea con un progetto ormai consolidato. «D&#8217;altronde, dopo Belen era difficile fare peggio», commenta ironicamente riferendosi alla presenza della popolare soubrette nell&#8217;edizione 2019.</div>
<div dir="auto">«Il Concertone di quest&#8217;anno &#8211; prosegue &#8211; è la conseguenza di scelte fatte in anni passati, sempre più in favore del mezzo televisivo, dunque slegate da qualsiasi ambizione artistica».</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F08%2F26%2Ftaranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera%2F&amp;linkname=Taranta%20con%20Il%20Volo%20e%20Albano.%20E%20sulla%20pizzica%20%C3%A8%20subito%20bufera" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F08%2F26%2Ftaranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera%2F&amp;linkname=Taranta%20con%20Il%20Volo%20e%20Albano.%20E%20sulla%20pizzica%20%C3%A8%20subito%20bufera" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F08%2F26%2Ftaranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera%2F&amp;linkname=Taranta%20con%20Il%20Volo%20e%20Albano.%20E%20sulla%20pizzica%20%C3%A8%20subito%20bufera" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F08%2F26%2Ftaranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera%2F&amp;linkname=Taranta%20con%20Il%20Volo%20e%20Albano.%20E%20sulla%20pizzica%20%C3%A8%20subito%20bufera" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F08%2F26%2Ftaranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera%2F&amp;linkname=Taranta%20con%20Il%20Volo%20e%20Albano.%20E%20sulla%20pizzica%20%C3%A8%20subito%20bufera" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F08%2F26%2Ftaranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera%2F&amp;title=Taranta%20con%20Il%20Volo%20e%20Albano.%20E%20sulla%20pizzica%20%C3%A8%20subito%20bufera" id="wpa2a_10">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/08/26/taranta-con-il-volo-e-albano-e-sulla-pizzica-e-subito-bufera/">Taranta con Il Volo e Albano. E sulla pizzica è subito bufera</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Notte della taranta: un disagio che parte da lontano</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2016/04/10/notte-della-taranta-un-disagio-che-parte-da-lontano/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2016 09:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Imbriani]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vorrei segnalare la pubblicazione, su W-ermes. Journal of Communication , rivista online dell&#8217;Università del Salento, di un articolo di Eugenio Imbriani, dal titolo emblematico: La Notte della taranta tra ricerca-spettacolo e merce-spettacolo, in cui l&#8217;antropologo leccese ripercorre le tappe storiche della sua collaborazione con le Notte della taranta, dagli esordi fino alle dimissioni annunciate il 28 agosto scorso, le cui ragioni vengono spiegate nel dettaglio.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/04/10/notte-della-taranta-un-disagio-che-parte-da-lontano/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/04/10/notte-della-taranta-un-disagio-che-parte-da-lontano/">Notte della taranta: un disagio che parte da lontano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2431" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/04/h-ermes_cover_5-212x300.jpg" alt="h-ermes_cover_5" width="212" height="300" />Vorrei segnalare la pubblicazione, su <a href="http://siba-ese.unisalento.it/index.php/h-ermes/issue/view/1335">W-ermes. Journal of Communication</a> , rivista online dell&#8217;Università del Salento, di un articolo di <span style="color: #993300;">Eugenio Imbriani</span>, dal titolo emblematico: <em><a href="http://siba-ese.unisalento.it/index.php/h-ermes/article/view/15439">La Notte della taranta tra ricerca-spettacolo e merce-spettacolo</a></em>, in cui l&#8217;antropologo leccese ripercorre le tappe storiche della sua collaborazione con le <strong><span style="color: #ff0000;">Notte della taranta</span></strong>, dagli esordi fino alle dimissioni annunciate il 28 agosto scorso, le cui ragioni vengono spiegate nel dettaglio. Si tratta anche di fatto di una sorta di problematico elenco di quelle che <span style="color: #800000;">Sergio Torsello</span> chiamava &#8220;la promesse tradite&#8221; del progetto melpignanese, concepito all&#8217;inizio anche come luogo di ricerca e di riflessione ma assorbito &#8211; e non solo in questi ultimi anni, occorre dirlo &#8211; quasi del tutto dalle logiche del Grande Evento.<br />
Alla fine dell&#8217;articolo, Imbriani fa  una proposta molto interessante per &#8220;salvare&#8221; la NdT: &#8220;stringere con un vincolo il CdA della Fondazione&#8221;, obbligandolo a destinare una percentuale delle risorse disponibili (in gran parte pubbliche, come è noto) alle &#8220;tante altre cose da fare&#8221;. Si tratta, come forse in pochi ricordano, di una sollecitazione su cui al tempo della creazione della Fondazione si coagulò un fronte molto ampio e composito (che trovava la sua sintesi nel gruppo che si riconosceva nella web-community <a href="http://www.pizzicata.it">Pizzicata.it</a>), che si ritrovò in alcuni veri e propri emendamenti preparati più o meno dal sottoscritto e proposti in consiglio provinciale, nell&#8217;ambito della discussione sullo statuto della costituenda Fondazione, dal consigliere <span style="color: #993300;">Donato Margarito</span> (e sostenuti anche da esponenti di altro orientamento politico: si possono leggere nel dettaglio a questo link: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/24/emendamenti-allo-statuto-della-fondazione-notte-della-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/24/emendamenti-allo-statuto-della-fondazione-notte-della-taranta/</a> . Si trattò peraltro di un momento molto importante di discussione sugli &#8220;usi pubblici della cultura popolare&#8221;, che coinvolse un gran numero di operatori di base, musicisti, amministratori locali e studiosi di provenienza accademica, con discussioni appassionate sulla webcommunity, numerosi articoli sui giornali, ma anche con incontri e dibattiti dal vivo, fra cui uno, fondamentale, svoltosi ad Alessano il 19 agosto 2006, che fu annunciato fra gli altri da questo articolo, pubblicato su Repubblica di Bari: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/20/taranta-la-fondazione-rischia-di-nascere-monca/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/20/taranta-la-fondazione-rischia-di-nascere-monca/</a> , in cui riassumevo le nostre riflessioni  le nostre proposte. Insomma, si trattò, al di là degli esiti, di un gran bel &#8220;movimento&#8221; (che, mi sia permesso un inciso, è stato praticamente ignorato dagli studiosi che in seguito proprio di queste &#8220;pratiche&#8221; sociali si sono occupati).</p>
<p>Comunque, l&#8217;ipotesi contenuta negli emendamenti era quella di destinare obbligatoriamente<br />
alle &#8220;tante altre cose da fare&#8221; almeno il 30% del bilancio annuale della Fondazione, e per bilanciare la presenza di politici &#8220;puri&#8221; nel CdA, di prevedere anche un membro proveniente dal mondo degli operatori del settore. on se ne fece nulla per la resistenza di molti, per lo scetticismo di altri, e per l&#8217;aperta ostilità di alcuni. Va ricordata in particolare la posizione di uno dei personaggi storicamente centrali della Notte, <span style="color: #800000;">Sergio Blasi</span>, allora Sindaco di Melpignano, che rispose a tali proposte nel modo che si può leggere in questo articolo del tempo: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/22/la-fondazione-non-nasce-dal-nulla-ha-gi-le-sue-fondamenta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/22/la-fondazione-non-nasce-dal-nulla-ha-gi-le-sue-fondamenta/</a> ). Come ricorda anche Imbriani, pochi mesi, lo stesso Blasi si è clamorosamente<br />
dimesso dalla Fondazione fa con argomentazioni che sembrano in gran parte dare ragione alle contestazioni del tempo (qui si legge che le ragioni delle dimissioni sono che la NdT sarebbe ormai &#8220;solo spettacolo e niente cultura&#8221;: <a href="http://www.quotidianodipuglia.it/cultura/blasi_lascia_notte_taranta_spettacolo_niente_cultura-1245948.html">http://www.quotidianodipuglia.it/cultura/blasi_lascia_notte_taranta_spettacolo_niente_cultura-1245948.html </a>).</p>
<p>Anche alla luce di questo prezioso e utilissimo articolo di Eugenio Imbriani (che si può scaricare a questo link: <a href="http://siba-ese.unisalento.it/index.php/h-ermes/article/view/15439">http://siba-ese.unisalento.it/index.php/h-ermes/article/view/15439</a> ) possiamo dire, dopo molti anni e con molti rimpianti, che le ragioni profonde di quella mobilitazione rimangono tutte ancora valide.</p>
<p>Altri articoli per approfondire possono essere:</p>
<p>il saggio in cui Sergio Torsello ricostruisce la storia della Notte della taranta pre-Fondazione: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallistituto-carpitella-alla-fondazione/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallitituto-carpitella-alla-fondazione/</a></p>
<p>questi, in cui Donato Margarito espone le ragioni profonde degli emendamenti: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/09/06/taranta-occorrono-obiettivi-condivisi/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/09/06/taranta-occorrono-obiettivi-condivisi/</a></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/25/la-notte-della-taranta-fa-bene-al-salento/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/25/la-notte-della-taranta-fa-bene-al-salento/</a></p>
<p>questo, dove si riassumono le ragioni dei militanti della webcommunity pizzicata.it: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/20/fondazione-taranta-e-cultura-da-garantire/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2006/08/20/fondazione-taranta-e-cultura-da-garantire/</a></p>
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		<title>Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</title>
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		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 06:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito il n. 12 della rivista La piva dal Carner, che contiene la prosecuzione del dibattito cominciato sul numero precedente intorno alle forme contemporanee di rivisitazione delle tradizioni musicali del territorio, con particolare riferimento al Salento. Nel numero di ottobre, un articolo di Giancorrado Barozzi (dal titolo emblematico: Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue) si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/01/26/luci-e-ombre-del-caso-salento/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12440507_469285999944328_4969228119135835884_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2397" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12440507_469285999944328_4969228119135835884_o-212x300.jpg" alt="12440507_469285999944328_4969228119135835884_o" width="212" height="300" /></a><em>E&#8217; uscito il n. 12 della rivista </em><span style="color: #993300;"><strong>La piva dal Carner</strong></span><em>, che contiene la prosecuzione del dibattito cominciato sul numero precedente intorno alle forme contemporanee di rivisitazione delle tradizioni musicali del territorio, con particolare riferimento al Salento.</em></p>
<p><em>Nel numero di ottobre, un articolo di <span style="color: #ff0000;">Giancorrado Barozzi </span>(dal titolo emblematico: </em><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue</a>) </strong><em>si esprimeva in termini estremamente critici nel confronti del movimento salentino e in particolare della Notte della Taranta. Sul numero attuale intervengono sul tema: l&#8217;etnomusicologo <span style="color: #ff0000;">Ettore Castagna </span>(</em><span style="color: #993300;">Tarantella pop e pensiero musicale unico</span><em>),  il giornalista di Blogfolk <span style="color: #ff0000;">Salvatore Esposito</span> (</em><span style="color: #993300;">La Notte della taranta. Riflessioni critiche e prospettive future</span><em>) e il sottoscritto, con un articolo dal titolo </em><span style="color: #993300;">Luci e ombre del caso Salento</span><em>, che qui riporto<span style="color: #993300;">.</span></em></p>
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<p><strong><span style="color: #993300;">Luci e ombre del &#8220;caso Salento&#8221;</span></strong></p>
<p>Negli ultimi anni il “caso Salento” ha attirato l’attenzione di studiosi e di appassionati delle musiche e dei balli “popolari”, sugli esiti di un processo di valorizzazione che ha portato repertori e modalità espressive, nel tempo pra-ticamente scomparsi o estremamente ridotti nell’uso, a diventare un fenomeno di grandissimo e inatteso successo, quasi una vera e propria moda.</p>
<p>Non c’è dubbio che per giudicare gli esiti di questo processo si renda necessario un approccio critico, che riesca ad uscire dal coro di più o meno interessati laudatori a prescindere, impressionati soprattutto dall’enorme seguito e dal grande clamore mediatico che in questo ambito di solito non si è abituati ad avere. Per cui occorre ringraziare <span style="color: #993300;"><em>La Piva dal Carner</em></span>, che ha deciso di aprire un dibattito sull’argomento, ospitando, nell’ultimo numero, due articolati interventi, rispettivamente di <span style="color: #ff0000;">Giancorrado Barozzi</span> e di <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Michele Gala</span>. Sono dunque a cercare di dare un mio piccolo contributo, nei limiti che consente un breve articolo, partendo proprio dai testi citati, e in particolare dal primo.</p>
<p>Barozzi propone una sintetica ricostruzione della genesi e degli sviluppi del “movimento” salentino, che mi pare in linea di massima condivisibile, tranne per alcuni aspetti importanti. In primo luogo (non mi stancherò mai di ripeterlo), il revival degli ultimi decenni non riguarda solo la musica (e il ballo) del tarantismo, ma un insieme più complesso di espressioni culturali. Il centro propulsore di tutto è infatti non certo la danza “della cura”, che viene rappresentata in casi rari e molto delimitati, ma la danza “della festa”, fortemente trasformata rispetto alla tradizione ed adeguata al linguaggio del corpo contemporaneo(1). Per cui valutare l’esperienza salentina limitandosi all’analisi, pur valida, sulle modalità con cui è stata realizzata questa sorta di “inversione della tradizione”, che trasforma il tarantismo da simbolo di sofferenza sociale a momento di sballo collettivo, risulta essere un’operazione assolutamente insufficiente. Si tratta di una sorprendente parzialità dello sguardo che si riscontra in diverse analisi del genere, vecchie e più recenti, e che forse deriva in qualche modo dall’attrazione irresistibile che gli studi demartiniani continuano ad esercitare in certi ambienti, anche accademici, per cui tutto quello che succede in questo ambito deve essere in primo luogo riferito all’eredità dell’etnologo napoletano (di cui naturalmente mi guardo bene dal trascurare l’importanza). In questo modo sfuggono alcune questioni centrali, come ad esempio un elemento molto presente nella scena salentina, e ragione non secondaria della sua capacità seduttiva: la ricerca nei suoni e nei balli della tradizione di un originale aspetto estetico e ludico (direi di “piacere”), che non necessariamente si deve realizzare capovolgendo il significato del tarantismo, anzi può convivere con una lettura “corretta” di questo fenomeno. Insomma, ci si può divertire ballando e suonando la pizzica pizzica senza “invertire” nulla e nemmeno tradire la memoria del tarantismo.</p>
<p>In secondo luogo, in questa ricostruzione non viene a mio parere messo in sufficiente evidenza quanto il territorio di cui parliamo sia stato anche lo scenario di un importante dibattito, che è arrivato addirittura nelle sedi istituzionali, sul tema dell’“uso pubblico della cultura popolare” (qui cito una riflessione del compianto <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>), all’interno del quale a una impostazione “vincente”, sostenuta soprattutto dalla disponibilità per molti anni di imponenti risorse pubbliche per l’evento più rappresentativo, cioè la <span style="color: #993300;">Notte della taranta</span>, si sono contrapposti sguardi e proposte diverse, che facevano riferimento a ispirazioni culturali e direi politiche alternative. Nel mio saggio <span style="color: #993300;"><em>Il ritorno della taranta</em></span>(2) ho cercato di rappresentare questa pluralità, che a mio avviso è uno degli esiti più interessanti del “caso Salento”.</p>
<p>In ne, per venire proprio al Grande Evento per eccellenza, su cui si concentra la polemica di Barozzi (con considerazioni anche in questo caso in gran parte condivisibili), vorrei fare notare che non è certamente il solo contesto in cui si evidenzia un certo tratto di travisamento e di “merci cazione senza memoria”. Basterebbe infatti soffermarsi su cosa è venuto fuori negli ultimi anni a <span style="color: #993300;">Galatina</span> per la festa di San Paolo, diventata ormai una sequela di volgari pantomime di uno pseudo neo-tarantismo ad uso e consumo di turisti (e locali) in compulsiva ricerca dell’esotico e del “colore locale”. Una cosa del genere sul palco della Notte non è mai accaduta, segno che un certo tipo di senso del limite e di “buon gusto” (o come lo vogliamo chiamare) comunque c’è stato. D’altra parte, non mancano nel Salento esempi di festival, rassegne e progetti culturali con un’impostazione meno superficiale e molto più rispettosa e rilassata. Per cui attenzione a considerare adeguatamente la complessità di una scena estremamente articolata e in continua trasformazione, non soffermandosi solo sull’evento più visibile e mediatizzato.</p>
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<p>Quella che secondo me è la grande responsabilità che si può attribuire al gruppo (composto in prevalenza da politici locali) che ha diretto il progetto della Notte, è di non aver saputo affiancare all’organizzazione dell’evento melpignanese la messa in opera di una politica culturale più complessiva, che servisse a diffondere un rapporto con la memoria culturale meno banalizzante e potesse servire anche come “antidoto” agli eccessi della mercificazione e della spettacolarizzazione. E questo nonostante la Fondazione, ma anche il precedente <span style="color: #993300;">Istituto Carpitella</span>, da cui nel 1998 si originò la Notte della taranta, avessero questi intendimenti addirittura scritti nei propri statuti fondativi. Negli anni, ci si è compiaciuti del sempre maggiore successo di pubblico e mediatico (comunque indiscutibile), ma non si è stati capaci di avere uno sguardo che riuscisse ad andare oltre numeri della serata nale (e la loro esibizione musco- losa a tacitare ogni critica). Anche su questo aspetto, cioè su quelle che ancora Sergio Torsello chiamava, in un suo saggio di qualche tempo fa(3), le “promesse tradite” della Notte, negli anni si è sviluppata un’ ampia e appassionata discussione pubblica, che non ha portato ad esiti positivi per la sordità e la chiusura di chi avrebbe potuto, invece, agire diversamente.</p>
<p>D’altra parte, il necessario sguardo critico non deve farci dimenticare che il “caso Salento” è anche un laboratorio di grandissimo interesse per varie ragioni. Questo processo di valorizzazione di una parte importante del “patrimonio immateriale”, per quanto controverso e foriero a volte di derive sconcertanti, ha però impedito che tali patrimoni fossero condannati all’oblio e alla scomparsa. E questa era, non dimentichiamocelo, la situazione agli inizi degli anni Novanta quando, anche sulla scorta del lavoro fatto nell’ambito del piccolo “folk revival” che si era sviluppato a livello locale in precedenza, partì un nuovo movimento di riuso della musica e dei balli tradizionali. Il tarantismo era deceduto (per fortuna!), il ballo della festa era uscito dall’uso e anche il resto delle espressioni tradizionali erano praticamente sparite. Nessuno (o quasi) ballava più, nessuno suonava (e costruiva) gli oggi onnipresenti tamburelli, e così via. Solo grazie ad una azione diffusa e duratura di recupero e “ri-funzionalizzazione”, per quanto contraddittoria e magari <em>naïf</em>, si è potuto ottenere un ritorno di interesse per questi temi, ed anche uno straordinario processo di re-impadronimento collettivo di certe espressioni culturali. E non è neppure da sottovalutare che il grande interesse per questi argomenti abbia portato anche alla produzione di studi, ricerche, pubblicazioni e alla messa in opera di progetti culturali, in una dimensione che non mi pare abbia termini di paragone in Italia (se non forse, per alcuni aspetti, in <span style="color: #993300;">Sardegna</span>). Penso ad esempio alla pubblicazione in edizione critica della maggior parte dei testi storici sul tarantismo, nonché della gran parte dei “materiali originali” della musica di tradizione, frutto delle grandi campagne di ricerche del passato (<span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span>, <span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span>, <span style="color: #ff0000;">Roberto Leydi</span>, <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span> eccetera) e anche più recenti, con la formula del cd/libro, rendendo disponibili materiali importantissimi.</p>
<p>E mi permetto anche di dire che le fortissime ricadute economiche e di promozione territoriale che si sono realizzate nel “caso Salento” forse meritano di essere valutate con maggiore attenzione. Al di là delle polemiche sulla mercificazione della tradizione, che per quanto fondate a volte appaiono sinceramente un po’ riduttive, questo aspetto non può essere trascurato o sottovalutato, soprattutto in luoghi del Sud in cui la crisi economica morde con forza. A mio parere, per gli studiosi e gli operatori del settore, oppure più semplicemente per chi ha a cuore l’esito di questa singolare avventura, la sfida che si pone è di cercare di capire come fare in modo – se è ancora possibile, e non è scontato che lo sia – che la deriva mercificatoria non prenda del tutto il sopravvento, per costruire dei percorsi se non di cambiamento strutturale (cosa che mi pare difficile per varie ragioni) almeno di allargamento della consapevolezza e di produzione di spazi di resistenza.</p>
<p>Il “caso Salento” è dunque interessante anche perché può essere visto come una declinazione particolare di un problema più generale: è possibile attivare un percorso di valorizzazione dei patrimoni immateriali che ne impedisca la scomparsa e che abbia un’adeguata dimensione comunitaria? E che possa anche essere motivo di sviluppo territoriale, magari nella direzione di un turismo <em>slow</em> attento a dimensioni culturali non consuete? O è inevitabile che processi simili producano la corruzione irreversibile degli stessi patrimoni che si vorrebbero valorizzare?</p>
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<p>Rimangono questioni aperte, su cui ritengo che valga la pena di continuare a confrontarsi e a discutere.</p>
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<p>NOTE</p>
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<li>Processo analizzato approfonditamente da <span style="color: #ff0000;">Giuseppe M. Gala</span> nel saggio: &#8220;<span style="color: #993300;"><em>La pizzica ce l’ho nel sangue”. Riflessioni a margine sul ballo tradizionale e sulla nuova pizzicomania del Salento</em></span>, in <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span> (a cura di), <em><span style="color: #993300;">Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</span></em>, edizioni Aramirè Lecce 2002, pp. 109-153</li>
<li><span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em></span>, libro+cd, Squilibri 2009</li>
<li><span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>, <span style="color: #993300;"><em>La Notte della taranta. Dall’Istituto “Diego Carpitella” al progetto della Fondazione</em></span>, in <span style="color: #993300;"><em>“L’Idomeneo, Rivista della Società di Storia Patria per la Puglia”</em></span>, Sezione di Lecce, 9/2007, Edizioni Panico, 2008, pp 15-33.<br />
Disponibile all’indirizzo: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallistituto-carpitella-alla-fondazione/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/07/20/la-storia-della-notte-della-taranta-dallistituto-carpitella-alla-fondazione/</a></li>
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<p>Per scaricare il numero completo di gennaio de <strong><span style="color: #993300;"><em>La piva dal Carner</em></span></strong> cliccare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/01/12.pdc-gennaio-2016.pdf">12.pdc gennaio 2016</a></p>
<p>Per scaricare il numero precedente cliccare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/</a></p>
<p>Una selezione di articoli interessanti, che ho scritto negli anni, si può trovare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/ </a> . Una selezione di articoli scritti da altri si può trovare invece qui <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/">http://lnx.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/</a> e qui <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/">http://lnx.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/</a></p>
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		<title>Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2015 07:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[neo-pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sul numero 11 (ottobre 2015) del periodico di musica e cultura folk La piva dal carner si può trovare un saggio dello storico ed etnologo Giancorrado Barozzi dal titolo emblematico Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue), molto critico con l&#8217;evento musicale salentino per eccellenza (e non solo). A un certo punto, nel ricostruire a suo modo... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/lpdc112015.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2310" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/lpdc112015-212x300.png" alt="lpdc112015" width="212" height="300" /></a>Sul numero 11 (ottobre 2015) del periodico di musica e cultura folk <span style="color: #993300;">La piva dal carner</span> si può trovare un saggio dello storico ed etnologo<span style="color: #ff0000;"> Giancorrado Barozzi</span> dal titolo emblematico <em><strong><span style="color: #993300;">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</span></strong></em>, molto critico con l&#8217;evento musicale salentino per eccellenza (e non solo). A un certo punto, nel ricostruire a suo modo il percorso di genesi del &#8220;neo-tarantismo&#8221;, cita me e il mio saggio <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><span style="color: #993300;"><em>Il<span style="color: #993300;"> </span>ritorno della taranta</em></span></a><span class="text_exposed_show">, in questo modo:</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p><span style="color: #339966;">«L’organizzatore di cultura Vincenzo Santoro, che di questa fase di affermazione del neo-tarantismo era stato uno dei diretti protagonisti, ha pubblicato nel 2009, presso l’editore Squilibri di Roma, una sua preziosa, per quanto soggettiva (e anzi, particolarmente preziosa proprio perché non falsamente “oggettiva”), ricostruzione del movimento di “rinascita della musica popolare salentina”. Nel panorama, fattosi di recente sempre più vasto e articolato, delle pubblicazioni riguardanti il fenomeno del neo-tarantismo, il libro-testimonianza di Santoro (con allegato CD musica- le) rimane tuttora un valido ausilio, farcito com’è di dati di prima mano, di materiali esplicativi e di accurati rimandi bibliografici sull’argomento.»</span></p>
</div>
<p>La versione pdf della rivista (che contiene anche un interessantissimo e severo (e sfiduciato) saggio dell&#8217;etnocoreologo <span style="color: #ff0000;">Giuseppe Michele Gala</span>, anche questo dal titolo emblematico: <em><span style="color: #993300;">Festival e notti da (s)ballo: Lamenti funebri della musica tradizionale</span></em> ), si può scaricare cliccando qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/10/piva-carner-11.2015.pdf">piva carner 11.2015</a></p>
<p>Info sul mio <em><span style="color: #993300;">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</span></em>, qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;linkname=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2015%2F10%2F25%2Flo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue%2F&amp;title=Lo%20%28s%29ballo%20della%20Taranta%20%28da%20Ernesto%20de%20Martino%20a%20Luciano%20Ligabue%29" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2015/10/25/lo-sballo-della-taranta-da-ernesto-de-martino-a-luciano-ligabue/">Lo (s)ballo della Taranta (da Ernesto de Martino a Luciano Ligabue)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Roma nella tela della Taranta. Nuovi orizzonti per la «Notte»</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2005 13:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Musica per Roma]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Accordo tra Melpignano e la Fondazione musicale capitolina. Nuovo e importante partner nella tela de «La Notte della Taranta». L&#8217;Unione dei Comuni della Grecia Salentina e l&#8217;Istituto Diego Carpitella, organizzatori del festival, hanno sottoscritto un protocollo d&#8217;intesa con la Fondazione «Musica per Roma», ente che si occupa dell&#8217;organizzazione dei grandi eventi e, soprattutto, della programmazione del Auditorium capitolino. Sergio Blasi,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2005/12/25/roma-nella-tela-della-taranta-nuovi-orizzonti-per-la-notte/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">Accordo tra Melpignano e la Fondazione musicale capitolina.</span></p>
<p>Nuovo e importante partner nella tela de «La Notte della Taranta». L&#8217;Unione dei Comuni della Grecia Salentina e l&#8217;Istituto Diego Carpitella, organizzatori del festival, hanno sottoscritto un protocollo d&#8217;intesa con la Fondazione «Musica per Roma», ente che si occupa dell&#8217;organizzazione dei grandi eventi e, soprattutto, della programmazione del Auditorium capitolino. Sergio Blasi, presidente dell&#8217;Istituto Diego Carpitella, Luigino Sergio, presidente dell&#8217;Unione dei Comuni griki e Carlo Fuortes, amministratore di «Musica per Roma», hanno così racchiuso in un accordo scritto le basi della futura collaborazione; che è anche scambio, già collaudato, tra esperienze accomunate dalla ricerca e dalla sperimentazione musicale. Una nuova opportunità per l&#8217;evento salentino, una cassa risonanza più ampia a livello europeo che possa magari aprire gli orizzonti, e i palchi, di grandi capitali e importanti teatri e festival. Un partenariato che porterà intanto a una coproduzione della prossima edizione del festival, nonché a diverse possibili capatine della orchestra popolare de «La Notte della Taranta» (da Umbria jazz all&#8217;apertura della stagione estiva dell&#8217;Auditorium). In attesa della conclusione dei lavori che daranno sostanza all&#8217;idea della Fondazione Notte della Taranta (un appuntamento è fissato per il prossimo 8 dicembre), si concreta quindi un altro gemellaggio per gli ideatori della Notte di Melpignano, che iniziano a tracciare le linee per la prossima estate.</p>
<p class="posted">tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno<br />
di da. qua.<br />
pubblicato il 25/12/2005</p>
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