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	<title>Vincenzo Santoro &#187; il Paese Nuovo</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Brigante se more. In una canzone la “controstoria” dell’Unit&#224; d’Italia (e non solo)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 11:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Bennato]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Paese Nuovo del 27 gennaio 2011 Brigante se more. Viaggio nella musica del Sud, di Eugenio Bennato, dato alle stampe da pochi mesi dall’editorie Coniglio, è un libro composito, che ha al centro la singolare storia della famosa canzone, diventata negli anni una sorta di “inno alternativo” del Sud, ma che arriva anche a formulare, proprio... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/10/29/brigante-se-more-in-una-canzone-la-controstoria-dellunit-ditalia-e-non-solo/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it">Paese Nuovo</a> del 27 gennaio 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/Bennato-Brigante-se-more.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1915" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/Bennato-Brigante-se-more-200x300.jpg" alt="Bennato-Brigante-se-more" width="200" height="300" /></a><span style="color: #993300;"><strong><em>Brigante se more. Viaggio nella musica del Sud</em></strong></span>, di <strong>Eugenio Bennato</strong>, dato alle stampe da pochi mesi dall’editorie Coniglio, è un libro composito, che ha al centro la singolare storia della famosa canzone, diventata negli anni una sorta di “inno alternativo” del Sud, ma che arriva anche a formulare, proprio a partire da una rivisitazione dell’epopea del brigantaggio meridionale post-unitario (e dei suoi leggendari protagonisti <strong>Carmine Crocco</strong>, <strong>Ninco Nanco</strong> e <strong>Michelina De Cesare</strong>), una valutazione fortemente critica sulle forme con cui si è realizzata l’unificazione nazionale e l’“annessione” delle terre del Sud. Si collega in questo, anche se con tratti peculiari, a molta letteratura “revisionistica”, che negli ultimi tempi sta avendo un grande successo editoriale, e di cui l’esempio più eclatante è sicuramente costituito dal controverso best-seller <em>Terroni</em> di <strong>Pino Aprile</strong>.</p>
<p>Dicevamo della storia della canzone, composta nel 1979 da <strong>Bennato</strong> insieme a <strong>Carlo d’Angiò</strong> &#8211; suo compagno nell’avventura di <span style="color: #ff0000;"><strong>Musicanova</strong></span>, uno dei gruppi fondamentali del folk revival italiano &#8211; per la colonna sonora dello sceneggiato televisivo <em>L’eredità della priora</em>, tratto da un romanzo <span id="more-1914"></span>di <strong>Carlo Alianello</strong>, che raccontò la stagione della ribellione anti-unitaria dei “briganti” meridionali. Ai due musicisti, il regista <strong>Anton Giulio Majano</strong> chiese un canto “di battaglia”, facile da ricordare, che doveva aprire i titoli di testa. E loro, di getto composero <em>Brigante se more</em>, che, a partire dalla sceneggiato e dal disco con la colonna sonora, diventerà ben presto una canzone di straordinario successo, uno strumento con cui migliaia di giovani, suonandola infinite volte in occasioni festive e conviviali (una tipica canzone del “repertorio di tutti quelli che si portano appresso una chitarra per cantare tra amici”, dice <strong>Bennato</strong>), si sono riconosciuti in una “controstoria” del Sud e ne hanno scoperto la ricca tradizione musicale.</p>
<p>A un certo punto, la ballata è diventata talmente famosa e riusata, che, sfuggendo ai propri autori, è entrata di prepotenza nella “tradizione”, per cui la stragrande maggioranza di chi la suona ha ritenuto (e ritiene) di star eseguendo un pezzo “di autore ignoto”, o comunque risalente alla seconda metà dell’Ottocento. Su questa singolare vicenda, <strong>Bennato</strong> nel libro si sofferma a lungo, rivendicando, con argomentazioni ineccepibili, la paternità della canzone, ma descrivendo anche l’incredibile diffusione, soprattutto su siti e forum sul web, di vere e proprie leggende sulle sue origini (un’ampia selezione di questi documenti viene riportata in fondo al volume).</p>
<p>E come succede per i brani “tradizionali”, secondo i modi di diffusione propri dell’oralità, <em>Brigante se more</em> viene continuamente manipolata e adattata alle circostanze. Il caso più eclatante, su cui <strong>Bennato</strong> si sofferma a lungo, è quello che riguarda la strofa “<span style="color: #ff0000;">nun ce ne fotte d’o rre Burbone / ma a terra è nostra e nun s’adda tucca</span>’”, trasformata da una penna tendenziosa in un molto più filo-borbonico “<span style="color: #ff0000;">nuje cumbattimmo p’o Rre Burbone / a terra è nostra e nun s’adda tucca’</span>”, che tradisce completamente le intenzioni degli autori (critici si, ma certamente non nostalgici di “<strong>Franceschiello</strong>”).</p>
<p>Per restare sempre nel campo degli usi “politici”, il brano è diventato negli anni la colonna sonora di ogni tipo di movimento meridionale di protesta, da quello – vittorioso &#8211; contro il deposito di scorie nucleari a <strong>Scanzano</strong>, in <strong>Basilicata</strong> (2003), a quello, di pochi mesi fa, contro l’apertura di una discarica a <strong>Chiaiano</strong>, in <strong>Campania</strong> (dove le strofe più significative erano “<span style="color: #ff0000;">nun ce ne fott’ e Berluscone / ‘a terra nosta nun s’adda tuccà</span>” e “<span style="color: #ff0000;">e traditore ca rettero ‘a cava / so’ Iervolino c’avimma caccià / e Bassoline ch’ puozze schiattà</span>). In tutti i casi, come si può vedere, i partecipanti alla protesta compongono una versione “nuova” della canzone, adattandola in qualche modo ai tempi. Quelli di <strong>Chiaiano</strong> la loro l’hanno regalata, nel corso della presentazione del libro a <strong>Napoli</strong>, all’autore, che forse mai avrebbe creduto che una canzone popolare avrebbe potuto fare tanta strada.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Canti e suoni della tradizione di Carpino</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 17:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Carpino]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Noviello]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
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		<category><![CDATA[Pio Gravina]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 15 settembre 2011 “Quando per vecchiaia se ne saranno andati anche gli ultimi cantatori, pastori e contadini nati negli anni ‘20, non ci sarà più modo di poter ascoltare dal vivo la musica di tradizione di Carpino, e di capire di chi siamo figli, e da dove proveniamo.” Con queste amare considerazioni... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/10/15/canti-e-suoni-della-tradizione-di-carpino/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it"><strong>Il Paese Nuovo</strong></a> del 15 settembre 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/10/carpinocd.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1937" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/10/carpinocd-300x300.jpg" alt="carpinocd" width="300" height="300" /></a>“Quando per vecchiaia se ne saranno andati anche gli ultimi cantatori, pastori e contadini nati negli anni ‘20, non ci sarà più modo di poter ascoltare dal vivo la musica di tradizione di Carpino, e di capire di chi siamo figli, e da dove proveniamo.”</p>
<p>Con queste amare considerazioni <span style="color: #ff0000;"><strong>Pio Gravina</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Enrico Noviello</strong></span> aprono il loro ultimo lavoro, <span style="color: #993300;"><strong>Canti e suoni della tradizione di Carpino</strong></span>, composto da due Cd audio con un libretto allegato, appena pubblicato in una agile ed elegante veste editoriale da <a href="http://www.kurumuny.it"><strong>Kurumuny</strong></a>.</p>
<p>Non c’è più molto tempo dunque, prima che gli ultimi “alberi di canto” scompaiano, e con loro vada perduto un patrimonio straordinario. E proprio per cercare di salvare il salvabile, di documentare quanto possibile di questo meraviglioso giacimento di memorie e di suoni antichi, Gravina e Noviello, che sono insieme valenti musicisti della “riproposta” e appassionati studiosi, hanno deciso di intraprendere la stessa strada percorsa prima di loro dai grandi ricercatori, a partire da <span style="color: #ff0000;"><strong>Alan Lomax</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong> </span>e <span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">, che <span id="more-146"></span>fin dagli anni ’50 del secolo scorso hanno fatto oggetto della loro attenzione e dei loro studi le bellissime e struggenti musiche di tradizione orale dei centri del Gargano, legate alla permanenza dell’uso di un particolare tipo di chitarra di foggia antica, detta “battente”.</span></p>
<p>Per due anni hanno frequentato gli ultimi esponenti della tradizione carpinese (<strong><span style="color: #ff0000;">Nunzia D’Antuono</span> </strong>detta<strong> “Capëriccë”</strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Michele Maich Maccarone</span></strong>, detto<strong> “Farfonë”</strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Matteo Scanzuso</span> </strong>detto <strong>“Viatissë”</strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Carlo Trombetta</span> </strong>detto<strong> “Lavrònë”</strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Michele Di Giacomo</span>, </strong>detto<strong> “Pëlìgnë”</strong>, <strong><span style="color: #ff0000;">Angela Sacco</span> </strong>detta<strong> “Cacuddë”</strong>), accompagnandoli con la chitarra battente e quella “francese” (la classica) nei “sonetti” eseguiti nei tre modi tradizionali (alla “montanara”, alla “viestesana”, alla “rodiana”) e documentando questi incontri.</p>
<p>Una selezione dei materiali sonori provenienti da questa ricerca, scelti in base al valore documentario, alla qualità delle performance vocali, e al fatto di contenere strofe e modalità esecutive di particolare interesse o in qualche modo diverse da quelle finora conosciute, compone il primo Cd della raccolta. Il secondo invece contiene una serie di canti provenienti dalle ricerche storiche, a partire da un “rodiana sporca” registrata nel 1966 da Roberto Leydi e Diego Carpitella dalla viva voce di <span style="color: #ff0000;"><strong>Antonio Di Cosmo</strong></span>, detto <strong>“Marèssë”</strong>, passando per alcuni brani registrati da <span style="color: #ff0000;"><strong>Ettore De Carolis</strong></span> nel 1967 (uno dei quali eseguito dal mitico <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrea Sacco</strong></span>, forse il più grande dei cantatori e suonatori di chitarra battente del Gargano, scomparso il 16 marzo del 2006, autore di <em><span style="color: #ff0000;">Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë</span></em>, una sorta di archetipo del canto conosciuto come “tarantella del Gargano”, a cui Noviello ha dedicato nel 2005 un libro con Cd, <span style="color: #ff0000;"><em>Andrea Sacco suona e canta</em></span>), per arrivare ad altri brani registrati nel corso di alcune sessioni informali degli anni ‘80 e a esibizioni più recenti dei componenti dei <span style="color: #ff0000;"><strong>Cantori di Carpino</strong></span>, tra cui spicca una notevole ninna nanna eseguita da <span style="color: #ff0000;"><strong>Antonio Piccininno</strong></span>, l’ultimo componente “anziano” del gruppo rimasto ancora in attività.</p>
<p>Dall’ascolto di questa affascinante sequenza musicale, che nelle intenzioni dei due ricercatori vuole “restituire un’idea complessiva di uno dei corpus musicali della tradizione agricolo pastorale più interessanti di tutta Italia”, si rimane ancora una volta colpiti dalla complessità e dal virtuosismo delle tecniche strumentali e vocali elaborate nel centro della Capitanata, e dall’estrema raffinatezza e varietà – al limite dell’eclettismo &#8211; delle soluzioni poetiche, finalizzate in gran parte allo svolgimento delle “serenate”, che in passato venivano eseguite secondo un preciso rituale, che “facilitava le scelte reciproche dei partner”.</p>
<p>Di contro, la pubblicazione di una nuova preziosa ricerca di questo tipo ripropone un’annosa questione, che potremmo sintetizzare in una domanda: esiste solo la “tarantella” nel patrimonio orale del Gargano? In qualche modo, in analogia (ma in misura molto maggiore) con quanto è accaduto nel Salento per le “pizziche” e le musiche del tarantismo, l’interesse dei ricercatori nel corso dei decenni si è concentrato prevalentemente sui repertori eseguiti sulla chitarra battente, di cui per fortuna abbiamo un’ampia documentazione (che tra pochi mesi sarà anche completamente consultabile a Bari, presso l’<a href="http://www.archiviosonoro/puglia"><strong>Archivio Sonoro Pugliese</strong></a> situato nella <strong>Cittadella della Cultura</strong>), mentre rimangono praticamente sconosciute – anche perché di fatto poco o niente documentate &#8211; le altre forme musicali, che pure in una società essenzialmente agricola e pastorale come quella garganica dovevano esistere. E anche il circuito della riproposta, a partire dalle prime pionieristiche esecuzioni della <span style="color: #ff0000;"><strong>Nuova Compagnia di Canto Popolare</strong></span> di <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto De Simone</strong></span> e dei <span style="color: #ff0000;"><strong>Musicanova</strong></span> di <span style="color: #ff0000;"><strong>Eugenio Bennato</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Carlo D’Angiò</strong></span>, fino a tutti i gruppo attuali, ha concentrato la sua attenzione su questi brani così poetici e ricchi di fascino, tralasciando completamente il resto.</p>
<p>Al di là di questa considerazioni, <span style="color: #993300;"><strong>Canti e suoni della tradizione di Carpino</strong></span> rappresenta, anche grazie alle sintetiche ma efficaci note dei curatori e alle opportune traduzioni dei canti dal suggestivo ma decisamente ostico dialetto carpinese, un contributo importante per la conoscenza del patrimonio di una delle più straordinarie “isole sonanti” del nostro Paese. Dobbiamo rendere il giusto merito anche all’<span style="color: #ff0000;"><strong>Associazione “Carpino Folk Festival”</strong></span>, che ha sostenuto la ricerca e la pubblicazione, dimostrando così di avere una strategia lungimirante, che non si limita soltanto all’organizzazione di belle iniziative spettacolari estive, che continuano ad attirare sul Gargano migliaia di appassionati, ma punta anche alla promozione di una conoscenza più approfondita dei valori culturali del territorio.</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><em><strong>Canti e suoni della tradizione di Carpino</strong></em></span></span></p>
<p>a cura di Pio Gravina e Enrico Novello</p>
<p>Cd doppio con libretto, Edizioni Kurumuny 2011</p>
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		<title>Il Salento com&#8217;era quando c&#8217;erano le tabacchine</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 10:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[canti e racconti di lavoro e di lotta del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[tabacchine]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Salento com’era quando c&#8217;erano le Tabacchine, in un reportage di viaggio (degli anni &#8217;50) dell&#8217;autrice de Il mare non bagna Napoli, l&#8217;eretica Anna Maria Ortese (Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998) da Il Paese Nuovo del 31 agosto 2011 &#160; Da Avellino a Gagliano del Capo, lungo la strada statale, corrono circa 400 chilometri. Questa distanza,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/09/14/il-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il <strong>Salento </strong>com’era quando c&#8217;erano le <strong><span style="color: #993300;">Tabacchine</span></strong>, in un reportage di viaggio (degli anni &#8217;50) dell&#8217;autrice de </span></em><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il mare non bagna Napoli</span><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">, l&#8217;eretica <span style="color: #ff0000;"><strong>Anna Maria Ortese </strong></span>(Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998)</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <strong>Il Paese Nuovo</strong> del 31 agosto 2011</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/09/ortese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1897" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/09/ortese.jpg" alt="ortese" width="152" height="152" /></a>Da <strong>Avellino </strong>a <strong>Gagliano del Capo</strong>, lungo la strada statale, corrono circa 400 chilometri. Questa distanza, la minuscola «topolino» del fotoreporter l’ha coperta in poco più di 48 ore, contando le soste a <strong>Bari </strong>e a <strong>Lecce</strong>, attraverso uno dei paesaggi più stupefacenti della Penisola, ora tutto sassi, deserto, luce, ora soltanto montagne, fantasia, tenebra e poi di nuovo sassi, deserto, luce, in un crescendo altissimo e silenzioso di motivi orientali, di colori. Con una costanza, una fiducia commovente, questa macchina, poco più grande di una carrozzetta per bambini, ha superato i monti dell’Irpinia, s’è buttata giù nel <strong>Tavoliere</strong>, ha camminato senza mai stancarsi entro la grande regione di pietra delle <strong>Puglie</strong>, solo qua e là chiomata di grano, adorna di viti e di ulivi, fasciata di pascoli, ma per il resto, scalza. Il cielo, da quando avevamo lasciato la <strong>Campania</strong>, sembrava aver perduto ogni senso della misura: immenso, obliquo, stravolto da temporali, lucido di piogge, acceso da folgori o da arcobaleni improvvisi, uncinato, lungo la costa adriatica, da marosi verdissimi, copriva e scopriva di volta in volta paesaggi sempre più remoti, arcani, un’architettura e una vegetazione di momento in momento meno familiari: terrazze e «trulli» bianchissimi, palmizi, l’agave e il ficodindia. Ma a mano a mano che ci inoltravamo nella regione pugliese, verso il <strong>Salento</strong>, <span id="more-150"></span>le case erano sempre più basse, gli alberi sempre più radi, le pietre sempre più aguzze. Non vedevamo più automobili, ma grandi carri tirati da cavalli o da buoi, con intere famiglie accovacciate fra i bordi, a malapena riparate da un ombrello o da scialli e cenci colorati. A <strong>Brindisi</strong>, la luce si fece improvvisamente di fuoco, e mentre ci rimettevamo sulla via statale, diretti a <strong>Lecce</strong>, capimmo d’essere già nella penisola Salentina, dove tra giacimenti di fosforite e lignite, radi pascoli e pietraie, intorno a paesi e villaggi sempre più miseri, cresce il tabacco.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">La sera, <strong>Lecce </strong>fu una piccola <strong>Cuzco</strong>, con le vie strette e graziose, le case dall’aria segreta e irreprensibile. Molta gente per le vie, negozi illuminati, aria di festa e, insieme, la sensazione di una città di confine, sulle soglie di un mondo nero. Coperta di polvere, traballante, con uno strombettare affaticato e sottile, la «topolino» sostò finalmente in via Idomeneo, davanti al portone segnato col numero 28, dove c’è la Confederterra, e fu lì che ci salutò a uno sportello il viso volitivo e ridente, illuminato da grossi occhi neri, della signora <span style="color: #ff0000;"><strong>Cristina Conchiglia</strong></span>, della Camera del Lavoro di <strong>Lecce</strong>. Eravamo assetati di notizie e dati precisi sul lavoro delle tabacchine nel Leccese, ci eravamo forniti di blocchi e matite, ma la stanchezza era troppo grande perché, dalle parole della giovane Conchiglia, ci giungesse più di qualche frammento. «Trovatevi domattina qui davanti», essa finì col dire «vi accompagnerò a <strong>Gagliano del Capo</strong>. Siamo a fine stagione, ma c’è ancora qualcosa da vedere».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">L’indomani mattina, il tempo era stupendo. Arrivando alle nove alla Camera del Lavoro, vidi il fotoreporter intento a guardare una rudimentale carta della provincia di <strong>Lecce</strong>, ch’era attaccata a una parete. «Hic sunt leones» mi disse un ometto, in piedi vicino alla porta, sorridendo. Guardai anch’io la carta. Rappresentava la parte inferiore della <strong>penisola Salentina</strong>, da <strong>Lecce </strong>a <strong>S. Maria di Leuca</strong>, che sorge col suo santuario, dove la penisola termina nel mare. Fosforite, c’era scritto in alto, e più sotto: tabacco, e a destra: pascolo, e in mezzo: tabacco, e più sotto: lignite e ancora: tabacco. Cercavo nomi di paesi e frazioni, e non ne vedevo che alcuni, benché i miei ricordi scolastici me ne indicassero, in quel tratto, almeno una sessantina. Ero meravigliata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Giunse la signora <strong><span style="color: #ff0000;">Conchiglia</span></strong>, con una modesta giacchetta blu sulle spalle, e ci disse che secondo lei il tempo cambiava di nuovo tra poco, meglio affrettarci se volevamo raggiungere <strong>il Capo</strong>. Infatti, da levante, cominciavano a salire sulla volta smaltata del cielo, grandi sfilacci grigi, argentei, bianchi, che si sovrapponevano, confondevano, e si era levato un vento freddo. A venti minuti da <strong>Lecce</strong>, incontrammo una colonna di pioggia, dopo cinque minuti eravamo di nuovo nel sole, ma per ritrovarci subito dopo nella pioggia.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Non avevo mai visto un tempo così strano, e un paesaggio più solitario. Certe case a un solo piano si presentavano di quando in quando ai lati della strada, e capivo ch’erano quelle che sulle carte scolastiche portavano nomi di paesi. Sulla soglia, donne vestite di nero, con una mano nell’altra, a difenderle dal freddo, levavano su di noi gli occhi senza sorriso, neri. Vecchie e giovanette, spose e bambine, erano quasi uguali, salvo che per la statura: gli stessi vestiti scuri, lo stesso gesto delle mani, strette l’una nell’altra, lo sguardo un po’ attonito e triste che vaga lontano. Né il fotografo né io avevamo voglia di parlare, abbacinati dalla luce dei lampi e degli arcobaleni, dall’alternarsi della pioggia e del sole, in quel paesaggio da prima creazione, ed era già un po’ di tempo che <span style="color: #ff0000;"><strong>Conchiglia </strong></span>raccontava: «Nel solo <strong>Leccese</strong>, 40.000 tabacchine, circa la metà di quante ne sono in Italia. Per le raccoglitrici di tabacco nei campi, un salario di 250 lire al giorno: nei magazzini, da 360 a 560. Concessioni nella provincia, 300, magazzini, 500. Cifra totale del netto guadagnato da un piccolo numero di concessionari, ogni anno: da 15 a 20 miliardi».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Una coppia di uccelli selvatici, grandi e sottili come non avevo mai visto, si levò da un cespuglio, mentre la giovane <strong><span style="color: #ff0000;">Conchiglia </span></strong>parlava, e passò davanti alla «Topolino » con un timido grido. In quel momento vedemmo apparire come una pietra, in mezzo a una nuvola, <strong>Alessano</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">È ad <strong>Alessano </strong>che abbiamo conosciuto <span style="color: #ff0000;"><strong>Rita Colaci</strong></span>, una bambina di otto anni, quarta elementare, la penultima di quattordici figli di <span style="color: #ff0000;"><strong>Michelangelo Colaci</strong></span>. Stava seduta sulla cuccetta che occupa con la sorella più piccola, in una stanza piena di tabacco quasi tutto disposto nei cassoni. Anche lei ha aiutato le donne, quest’anno come l’altro, a scegliere e infilare la foglia del tabacco. Questo lavoro, le donne lo fanno sedute in circolo per terra, a piedi scalzi, coi figli più piccoli vicino addormentati in mezzo alle foglie di <em>perustiza </em>o <em>xantikà </em>o <em>erzegovina </em>(da cui vengono le Nazionali, le Alfa, ecc.), in grandi stanzoni pieni di umidità, con una finestrella in alto, che il regolamento vuole munita d’inferriate per evitare i furti. Non vi sono i gabinetti, né acqua da bere, e all’uscita, tutte le lavoratrici vengono perquisite rapidamente dalla cosiddetta «maestra». Abbiamo domandato a <strong><span style="color: #ff0000;">Rita Colaci</span></strong> se le sarebbe piaciuto farsi fare una fotografia, e subito s’è coperta tremando il volto con le piccole mani. Cinque minuti più tardi, però, correva con gli altri ragazzi dietro alla «topolino» che lasciava <strong>Alessano</strong>: gli occhi fissi, spalancati, lucidi di una speranza che poco a poco si spegneva. Speranza di che? Di che cosa? Si è fermata col soprafiato vicino a un grosso sasso, e presto non l’abbiamo più veduta.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">A <strong>Montesardo</strong>, in un portone, penzolavano collane di tabacco di un giallo tenero. Alcune donne, nel fondo, in piedi, discorrevano con gli occhi, con un’eloquenza primitiva. Vedendoci, si sono ritirate timidamente. È stato allora che abbiamo avvertito, sulla porta, un parlottare confuso. C’èra un tipo, sulla soglia che avevamo oltrepassata, un giovanotto sui trent’anni, con un viso sul quale era dipinto il più desolato stupore. Parlava con se stesso, assicurava che non era possibile, ripeteva dolentemente che non capiva, comunque era per lui un amaro dolore. Noi avevamo varcato la soglia del «suo» portone, senza domandarne il permesso a lui, il figlio del proprietario, avevamo fatto questo a lui, al «figlio del proprietario»: e allora, che cosa significava più la legge, cos’era il diritto? E le tasse, perché si pagavano? Implorava con gli occhi una spiegazione, e mentre noi, impietositi, indietreggiavamo, continuava a ripetere, con una fissità convulsa: «il figlio del proprietario…proprietario… proprietario…».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Una corona di ragazzi, sulla piazza, uno con gli occhi malati, quasi pieni di sangue, da non poterli sollevare, lo guardavano in silenzio, come pensando.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">A <strong>Gagliano del Capo</strong>, dove la Penisola termina nello Jonio, in una struggente tristezza di cosa incompiuta, abbiamo conosciuto, in un magazzino come una grotta, <span style="color: #ff0000;"><strong>Angelina Panareo</strong></span>, di vent’anni, dagli occhi dolcissimi, obliqui, la bocca sorridente nel viso muto. Minuta quanto una bambina, muovendosi con la leggerezza di un angelo, maneggiava un telaio dov’erano infilate le foglie. Era vestita di chiaro, strana cosa in quel nero. Tutt’intorno, muri di stalla o di prigione, grigi, massicci, corrosi dall’umido. Da un finestrino si vedeva il cielo, ormai sgombro di nubi e di folgori, vicino alla sera. Giungevano, dall’esterno, voci rade, che a un tratto cessarono. In quel silenzio, in cui per un attimo non sentimmo più neppure le altre donne che lavoravano, ci siamo domandati che cosa <span style="color: #ff0000;"><strong>Angelina Panareo</strong></span>, dal viso pallidissimo e i piedi scalzi, abbia conosciuto della terra, della gioia, del sole. E «nulla, assolutamente nulla», è stata la quieta risposta. Le foglie di tabacco, mentre essa sollevava il telaio, frusciarono intorno alla sua persona, con un suono freddo, leggero, unica veste da ballo della sua gioventù.</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">*da<span style="color: #993300;"><em> La lente scura</em></span>, ed. Biblioteca Adelphi 462, 2004</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Trascrizione a cura di <strong>Santa Scioscio</strong></span></p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F09%2F14%2Fil-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine%2F&amp;linkname=Il%20Salento%20com%E2%80%99era%20quando%20c%E2%80%99erano%20le%20tabacchine" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F09%2F14%2Fil-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine%2F&amp;linkname=Il%20Salento%20com%E2%80%99era%20quando%20c%E2%80%99erano%20le%20tabacchine" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F09%2F14%2Fil-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine%2F&amp;linkname=Il%20Salento%20com%E2%80%99era%20quando%20c%E2%80%99erano%20le%20tabacchine" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F09%2F14%2Fil-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine%2F&amp;linkname=Il%20Salento%20com%E2%80%99era%20quando%20c%E2%80%99erano%20le%20tabacchine" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F09%2F14%2Fil-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine%2F&amp;linkname=Il%20Salento%20com%E2%80%99era%20quando%20c%E2%80%99erano%20le%20tabacchine" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F09%2F14%2Fil-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine%2F&amp;title=Il%20Salento%20com%E2%80%99era%20quando%20c%E2%80%99erano%20le%20tabacchine" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/09/14/il-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine/">Il Salento com&#8217;era quando c&#8217;erano le tabacchine</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Nell&#8217;oltre della Taranta</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 14:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Salvatore]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Leydi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 30 agosto 2011 La Notte della taranta nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’Istituto Carpitella, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000;"><em><span style="font-size: medium;">La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it">Il Paese Nuovo</a> del 30 agosto 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1884" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011-300x153.jpg" alt="ndt2011" width="300" height="153" /></a>La <strong><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></strong> nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’<span style="color: #993300;"><strong>Istituto Carpitella</strong></span>, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi musicali e dagli operatori culturali che avevano da qualche anno dato vita a quello che in seguito sarebbe stato chiamato “<span style="color: #993300;"><strong>i</strong><strong>l movimento della pizzica</strong></span>”.</p>
<p>L’idea iniziale dei due coordinatori scientifici dell’Istituto, che in quel momento erano i professori <span style="color: #ff0000;"><strong>Maurizio Agamennone</strong></span> e <strong><span style="color: #ff0000;">Gianfranco Salvatore</span></strong> (che possono essere considerati i veri padri della Notte della taranta), <span style="color: #000000; font-size: medium;"><span id="more-155"></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">era quella di un Festival centrato sullo scambio creativo tra la musica salentina e le altre musiche del mondo, che, governato da un “maestro concertatore” di prestigio, doveva riuscire a produrre delle composizioni “originali”. Idea alla lunga rivelatasi vincente, almeno sul piano mediatico, come dimostra la vertiginosa crescita dell’evento negli anni e il grande successo ottenuto anche nell’ultima edizione, sotto la direzione ispirata e competente di <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span>.</span></p>
<p>Nel corso del tempo, alle istituzioni e alle personalità che hanno gestito questo grande e ormai imprescindibile evento, oltre ai tanti apprezzamenti e alle innumerevoli celebrazioni, sono state rivolte proprio da alcuni esponenti del “movimento” anche diverse critiche, alcune delle quali penso rimangano decisamente attuali, come ad esempio quelle che ritengono che un intervento istituzionale di tutela e valorizzazione dei patrimoni musicali tradizionali non possa limitarsi, come di fatto è successo in questi anni, al finanziamento di eventi spettacolari pur importanti, ma debba anche riguardare altri settori, che finora sono stati quasi del tutto ignorati.</p>
<p>Infatti, alla politica locale viene chiesto da molto tempo (se ne parlava già negli anni Settanta) un intervento su questi temi che sia quanto più possibile organico e non effimero, a partire dalla creazione di strutture per la conservazione e la fruizione collettiva della “memoria sonora” del Salento, con riferimento particolare al grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo” effettuate dai ricercatori (tra i più noti <span style="color: #ff0000;"><strong>Alan Lomax</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span>) a partire dagli anni Cinquanta dalla viva voce degli “esecutori tradizionali”, che costituiscono una documentazione fondamentale sulle forme reali della musica di tradizione orale del nostro territorio.</p>
<p>In questi anni, nonostante a più riprese il tema sia stato sollevato con forza, la grande attenzione delle istituzioni, e di conseguenza gli stanziamenti economici, si sono concentrati principalmente sull’evento spettacolare, mentre per tutto il resto le risorse impiegate sono state molto esigue, per cui su questo punto importantissimo siamo ancora molto indietro (ad esempio continuano incredibilmente a mancare le infrastrutture culturali, anche se un “Archivio multimediale della musica salentina” dovrebbe finalmente venire alla luce presso la Biblioteca provinciale di Lecce, nell’ambito di un progetto – comunque esterno alla Notte della taranta &#8211; ideato da chi scrive e coordinato dalla Provincia).</p>
<p>Molte speranze sulla soluzione di questi problemi erano legate alla creazione della Fondazione che, dopo una gestazione lunga ed estenuante (se ne cominciò a parlare addirittura nel lontanissimo 2004, e Vendola la annunciò come cosa fatta, con grande enfasi e i consueti toni ispirati, nell’estate 2005), sta finalmente iniziando a funzionare. Finora però il cambio di passo sperato si fa fatica a percepire, sia per quanto riguarda gli aspetti gestionali, per cui rimangono lentezze e farraginosità operative, che per un aspetto delicato e decisivo, e cioè la necessaria autonomia che il management culturale di un evento così importante dovrebbe avere rispetto ad una politica spesso esondante dal suo ruolo di indirizzo, che non si è potuta riscontrare ad esempio nel modo con cui è stata gestita l’estensione del Festival anche al Capoluogo provinciale (a mio avviso pur opportuna). Negli ultimi tempi è stato comunque annunciato da parte della Fondazione l’avvio di alcune iniziative di taglio più culturale, di cui si attendono i primi risultati operativi per valutarne la portata e il senso.</p>
<p>Lo stesso bilancio di luci e ombre si può trarre per quanto riguarda il ruolo e la funzione dell’ente Regione. La Puglia &#8211; anche grazie all’altra sua “isola sonante”, il Gargano, che custodisce la straordinaria tradizione delle poetiche “tarantelle” eseguite con la chitarra battente &#8211; è certamente uno dei territori più attivi e creativi in ambito nazionale e internazionale nell’ambito della musica tradizionale e delle sue rielaborazioni. Il grande “cambio di paradigma” del turismo pugliese, avvenuto negli ultimi anni, che ha visto l’esplosione dei flussi di visitatori interessati non più solo al mare ma anche al patrimonio culturale della regione, forse non sarebbe stato possibile in tali dimensioni senza la spinta tumultuosa di questo movimento musicale, che tra le altre cose, attraverso le centinaia di concerti, i corsi di ballo, gli eventi culturali che si svolgono in continuazione in tantissimi centri grandi e piccoli d’Italia e d’Europa, svolge un efficacissimo, capillare e instancabile (e gratuito) lavoro di promozione e marketing territoriale. Nonostante gli indiscutibili passi in avanti fatti in questi anni, a partire dalle risorse molto più ingenti destinate dalla regione a diverse iniziative di settore, si attende ancora la messa in campo di una politica organica e coerente di sostegno al movimento musicale, che ne riconosca le peculiarità &#8211; che sono solo in parte riconducibili alle altre forme di spettacolo dal vivo &#8211; e che contempli interventi sistematici anche nel campo della ricerca, della didattica musicale, della costruzione degli strumenti tradizionali, delle pubblicazioni specializzate, del sostegno agli artisti e alla produzione discografica, degli archivi e delle biblioteche a tema e così via.</p>
<p>Probabilmente, per poter dotare la Puglia, anche in questo settore così importante per i nostri territori e le nostre comunità, di strumenti operativi all’altezza delle pulsioni culturali, artistiche e creative che la attraversano e che sempre di più la caratterizzano, sarebbe auspicabile – come peraltro in molti da tempo chiediamo &#8211; il varo di una vera e propria legge regionale “per la tutela e la valorizzazione della tradizione musicale e coreutica della Puglia”, magari da costruire con il concorso attivo degli operatori del settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>English Taranta</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 16:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Leopizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Marino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Mauro Marino da Il Paese Nuovo del 10 giugno 2011La Notte della Taranta va a Londra! Anoinonciportano! Non so se è stato diffuso un comunicato stampa per annunciare la partenza, noi non l&#8217;abbiamo ricevuto, non facciamo parte della schiera degli entusiasti e sapete com&#8217;è, se non si è pronti all&#8217;abbisogna e alla riverenza, l&#8217;Avviso, non è dato! Ma che... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/english-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Mauro Marino</strong></span></span></span></p>
<p>da <strong>Il Paese Nuovo</strong> del 10 giugno 2011<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/La-Notte-della-Taranta-2008-Concertone-finale-poster.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1832" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/La-Notte-della-Taranta-2008-Concertone-finale-poster-203x300.jpg" alt="La+Notte+della+Taranta+2008++Concertone+finale+poster" width="203" height="300" /></a>La <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> va a Londra! Anoinonciportano! Non so se è stato diffuso un comunicato stampa per annunciare la partenza, noi non l&#8217;abbiamo ricevuto, non facciamo parte della schiera degli entusiasti e sapete com&#8217;è, se non si è pronti all&#8217;abbisogna e alla riverenza, l&#8217;Avviso, non è dato! Ma che ci importa! Lo stile è comune a destra e a sinistra e, la critica, la domanda, l&#8217;indagare non piacciono ne a destra ne a sinistra! Tant&#8217;è..</p>
<p>Comunque del viaggio londinese e della tournèe dell&#8217;Orchestra, abbiamo scritto aiutati dall&#8217;intrigante <strong>Robin Ud</strong> sfidato poi da <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=627"><strong>Marco Leopizzi</strong></a> nelle scorse settimane&#8230; Cose loro, cose nostre, cose utili che vanno a scavare in ciò che ci appartiene molto più di tante altre cose: <span style="color: #993300;"><strong>La Notte della Taranta</strong></span> è patrimonio di molti e proprio per questo spesso accende gli animi. Quella la fucina dove s&#8217;è imparato a tenere il ritmo di una crescita che molto spesso, forse troppo spesso, s&#8217;è dovuta confrontare con i limiti di un gruppo dirigente che via via è divenuto chiuso (spesso conflittuale al suo interno), sospettoso.</p>
<p>Una posizione di potere che stride con l&#8217;oggetto del contendere che è Culturale <span id="more-173"></span>(per cui molto oltre l&#8217;Evento in sè) e che dunque per poter ben vivere ha bisogno di aperture, di chiarezza progettuale, di un continuo confronto con il territorio che abita e con l&#8217;intorno in ascolto. Un Evento per rimanere tale ha bisogno di essere sempre reinventato, ciò non accade da anni, la NdT si ripete uguale e stancamente e non è certo il Concertone con il cambio dei Maestri Concertatori a poterne risollevare le sorti&#8230; Ecco, da un punto di osservazione da sempre vicino all&#8217;evento posso dire che la fissa della Fondazione e, nello stesso tempo, la sua mancata nascita è il granello che ha bloccato l&#8217;ingranaggio e che lo danneg- gia nel suo possibile virtuosismo.</p>
<p>Ieri l&#8217;altro ho scritto del mio non trovar piacere nelle cose che l&#8217;Estate Salentina propone, invocando per la <span style="color: #800000;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> un ritorno alle origini: per donare al Salento un acquietamento della &#8220;mossa&#8221;. In verità son anni che lo chiedo – inascoltato – c&#8217;è un usurare che è giunto al limite, che non ha vero ascolto, non indaga in- ciampando nell&#8217;ovvietà della scena, che a priori non guarda, che esclude e da giudizio. Perchè accade? Perchè non c’è libertà e reciproco scambio su un Oggetto Culturale che appartiene a molte più persone di quelle che sedute intorno ad un tavolo decidono di decidere&#8230; forse senza neanche più aver davanti una Cernia&#8230; Come quella che la leggenda racconta, inaugurale, di un bel convivio di giovani politici ormai forse un pò troppo cresciuti per parlar di musica!</p>
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		<title>Le scelte artistiche di Ludovico Einaudi e i mal di pancia di alcuni</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/05/le-scelte-artistiche-di-ludovico-einaudi-e-i-mal-di-pancia-di-alcuni/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 05:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Princigalli]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
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		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
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		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Marco Leopizzi da &#8220;Il Paese Nuovo&#8221; del primo giugno 2011 (disponibile anche su www.musicaround.net) Mi permetto di rispondere al corsivo comparso il 28 maggio sulle pagine del quotidiano salentino Paese Nuovo, il cui autore, celato dal simpatico pseudonimo Robin Ud, poneva alcune questioni circa la Notte della Taranta. Il (o la) giornalista, per la verità, cominciava e chiudeva con... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/05/le-scelte-artistiche-di-ludovico-einaudi-e-i-mal-di-pancia-di-alcuni/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Marco Leopizzi</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">da &#8220;<strong>Il Paese Nuovo</strong>&#8221; del primo giugno 2011 (disponibile anche su</span> <a href="http://www.musicaround.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=188%3Ale-scelte-artistiche-di-ludovico-einaudi-e-i-mal-di-pancia-di-alcuni&amp;catid=50%3Aarticoli&amp;Itemid=61">www.musicaround.net</a><span style="color: #000000;">)</span></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/MAALOX_-091c1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1820" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/MAALOX_-091c1-231x300.jpg" alt="MAALOX_-091c1" width="231" height="300" /></a>Mi permetto di rispondere al corsivo comparso il 28 maggio sulle pagine del quotidiano salentino <strong>Paese Nuovo</strong>, il cui autore, celato dal simpatico pseudonimo <span style="color: #ff0000;"><strong>Robin Ud</strong></span><span style="color: #000000;">, poneva alcune questioni circa la</span> <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span><span style="color: #000000;">. Il (o la) giornalista, per la verità, cominciava e chiudeva con alcune questioni su cui è difficile essere in disaccordo, ma un po&#8217; maldestramente e con troppo risentimento, poi, accostava altre vicende che poco o nulla si legano. Con ordine cerchiamo di esaminarle, ma partendo dall&#8217;ultima.</span></p>
<p><em>Ritardo nei pagamenti</em></p>
<p>La chiusa era affidata a un domanda: come mai i musicisti dell&#8217;orchestra della <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> <span style="color: #000000;">«non hanno ancora percepito il misero compenso dovuto loro» per la scorsa edizione? Giusto. Ma perché rivolgere la domanda, oltre che al direttore artistico <strong>Sergio Torsello</strong>, anche al maestro concertatore <strong>Ludovico Einaudi</strong> e al suo assistente, e leader del </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong></span><span style="color: #000000;">, <strong>Mauro Durante</strong>. Cosa c&#8217;entrano con l&#8217;argomento questi ultimi due, che tra l&#8217;altro sono tra quelli non ancora remunerati? Bisognerebbe chiedere ai vertici istituzionali – e politici – dell&#8217;organizzazione </span><span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span><span style="color: #000000;">, no? Ma, in effetti, leggendo il pezzo dall&#8217;inizio si può intuire il motivo di questa forzatura<span id="more-177"></span>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>Princigalli produzioni</em></span></span></p>
<p>Dopo l&#8217;elogio iniziale a <strong>Sergio Blasi</strong> per la «geniale intuizione» della manifestazione, l&#8217;articolo poneva subito la questione dello strapotere della <strong>Princigalli produzioni</strong>, e del suo «deus ex machina» <strong>Antonio Princigalli</strong>, nella produzione del Concertone e nella gestione dell&#8217;ufficio stampa nazionale della manifestazione ma anche – in qualità di consulente musicale – in <span style="color: #ff0000;"><strong>Puglia Sounds</strong></span>. <span style="color: #000000;">E come non sottoscrivere le perplessità? Tra l&#8217;altro, senza essere apocalittici, ci sarebbe qualcosina ancora da dire sull&#8217;argomento</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Puglia Sounds</strong></span><span style="color: #000000;">, ma lo faremo un&#8217;altra volta.</span></p>
<p><em>Ponderosa music &amp; art</em></p>
<p>L&#8217;autore continuava passando alla <strong>Ponderosa music &amp; art</strong>, «agenzia dal cui catalogo si è pescato a piene mani per […] alcuni dei maestri concertatori e degli ospiti internazionali, in specie nelle ultime edizioni». La critica è accettabile solo a metà, perché se è vero che tanti sono stati i nomi di quel roster, è altrettanto vero che gran parte di questi sono di alto profilo artistico e che il catalogo dell&#8217;agenzia è uno tra i più ricchi. E poi non mi risulta che per scegliere gli artisti di un festival la direzione artistica debba indire una gara d&#8217;appalto. Certo, però, potrebbe essere più fantasiosa.</p>
<p><em>Canzoniere Grecanico Salentino</em></p>
<p>Ma lo scopo dell&#8217;eroe in calzamaglia e oud era un altro e lo raggiungeva per gradi. Dopo Princigalli e Ponderosa, infatti, si rivolgeva al gruppo guidato oggi da <strong>Mauro Durante</strong>, figlio di Daniele che lo fondò nel 1975. L&#8217;ensemble è reo, secondo l&#8217;autore, di esser stato selezionato da <strong>Puglia Sounds</strong> per rappresentare la nostra regione al <span style="color: #ff0000;"><strong>Babel Med </strong></span><span style="color: #000000;">di Marsiglia lo scorso marzo. Inoltre, continuava l&#8217;articolo, «Puglia Sounds, dal suo numerosissimo catalogo di artisti, sostiene economicamente per una tournèe che toccherà le più importanti città degli Stati Uniti d&#8217;America, sempre il medesimo gruppo» che, «sarà un caso, è inserito nel catalogo dell&#8217;Agenzia Ponderosa music &amp; art».</span></p>
<p>La malizia delle parole insinua che i rapporti tra la Ponderosa, Princigalli e Puglia Sounds siano alla base del successo che il Canzoniere riscuote presso le commissioni giudicatrici. Ma Robin, evidentemente, non conosce bene i fatti e ha poca dimestichezza con la professione giornalistica, la quale imporrebbe di documentarsi. Non è stato <strong>Puglia Sounds</strong> a scegliere il gruppo per la fiera musicale francese, ma lo stesso <span style="color: #ff0000;"><strong>Babel Med</strong></span> <span style="color: #000000;">(con la sua commissione), che aveva indetto un bando pubblico a cui il Canzoniere ha partecipato e vinto. <strong>Puglia Sounds</strong>, poi, avendo un protocollo con la manifestazione ha sostenuto le spese del gruppo, e lo avrebbe fatto con chiunque. Purtroppo il bando non è più disponibile sul sito del</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Babel Med</strong></span><span style="color: #000000;">, ma qui si trova ancora la notizia comparsa sul sito di <strong>Puglia Sounds</strong>, che, è vero, trae un po&#8217; in inganno, ma finisce precisando che le selezioni sono a cura della stessa manifestazione francese. Del resto, bastava aprire il bando linkato e leggere l&#8217;intestazione e il documento, scritto per altro in francese.</span></p>
<p>Anche sulla questione della tournée americana uno strano lapsus colpisce lo scrittore: il gruppo di Durante andrà in tour perché ha partecipato a un bando pubblico, Internazionalizzazione della scena, aperto a tutti i soggetti pugliesi produttori di spettacoli. Dunque, anche qui, non è stato <strong>Puglia Sounds</strong> che ha scelto a piacere dal suo catalogo il Canzoniere, ma il gruppo che si è candidato al bando e successivamente è stato selezionato. E in entrambi i casi mi sembra che i requisiti di merito la band li abbia tutti, essendo tra le più rappresentative della nostra world music, sia per storia sia, soprattutto, per la qualità della ricerca condotta al fine di incrociare con abilità e naturalezza i moderni linguaggi extra popolari alla tradizione.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>Ludovico Einaudi</em></span></span></p>
<p>A questo punto il prossimo passo è prevedibile.</p>
<p>Dopo il maldestro tentativo di screditare il Canzoniere e Durante, persona mite e corretta, oltre che musicista estremamente preparato e innovativo, il prossimo bersaglio non poteva che essere lui: «Il maestro Einaudi porterà nel mese di Giugno in tourneé l&#8217;Orchestra della Notte della Taranta edizione 2010». «Ebbene il maestro Einaudi, nell&#8217;anno 2010, fece le sue scelte “artistiche” e scelse il gruppo di musicisti e cantanti che avrebbero costituito l&#8217;Orchestra. Oggi, sconfessa quelle scelte e lascia fuori dall&#8217;Orchestra per questa tournée un musicista, figura storica e tra i fondatori dell&#8217;Orchestra, e due delle cantanti che tanto hanno dato, a prezzo di grossi sacrifici, nel corso di diversi anni a questa manifestazione. Subentrano, invece, una cantante, seppur brava, che da anni non sta nell&#8217;organico dell&#8217;orchestra ed i soliti artisti stranieri: <strong>Ballakè Sissoko</strong> e <strong>Savina Yannatou </strong>(della Ponderosa music &amp; art)».</p>
<p>Ma Einaudi ha più volte dichiarato che le spese per l&#8217;intera orchestra non sono sostenibili in questo tour e che quindi, com&#8217;è nelle sue facoltà, ha dovuto fare le sue scelte cercando di ottenere un organico in grado di eseguire le sue orchestrazioni.</p>
<p>Dunque nessuna sconfessione. Tanto più che gli esclusi non sono affatto tre, come afferma l&#8217;articolo, ma molti di più. Il direttore ha dovuto lasciare a casa, per esempio, anche due tamburellisti, un chitarrista, alcuni ballerini e ancora altri, almeno uno per sezione orchestrale.</p>
<p>Perché allora far riferimento solo a quei tre?</p>
<p>E poi chi è la triade?</p>
<p>Robin non fa i nomi.</p>
<p>Proviamo a indovinare.</p>
<p><em>Esclusi e nuovi entrati</em></p>
<p>Quella famosa «figura storica» – come se l&#8217;anzianità di servizio fosse da sé un valore musicale –, è il batterista <strong>Antonio Marra</strong>? E le cantanti «che tanto hanno dato, a prezzo di grossi sacrifici» – come se invece gli altri si fossero guardati l&#8217;alluce e il sacrificio fosse un criterio musicale – sono <strong>Ninfa Giannuzzi</strong> e <strong>Alessandra Caiulo</strong>? Tutti e tre, infatti, convocati per la prossima edizione ma non per il tour.</p>
<p>La nuova entrata, invece, quella «seppur brava» – e la congiunzione conferma che i meriti musicali pare non contino proprio nulla –, potrebbe essere la cantante M<strong>aria Mazzotta</strong> (cantante degli <strong>Adria</strong>, della <strong>Bandadriatica</strong> e dello stesso <strong>Canzoniere</strong>), invitata però solo per la prossima edizione. Una tra le voci più dotate dell&#8217;intera regione, capace di affrontare repertori tradizionali salentini e balcanici e di usare la sua tecnica, eccellente nei melismi e nelle variazioni microtonali, nelle sperimentazioni della world music. O potrebbe trattarsi di <strong>Anna Cinzia Villani</strong>, interprete tradizionale e ricercatrice di spessore, che qualche anno fa il noto critico musicale <strong>Guido Festinese</strong>, dalle pagine di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alias</strong></span><span style="color: #000000;">, definiva «un tesoro svelato» per la «voce atavica, di impressionante potenza, di sconvolgente maturità» e per «la capacità di controllo, un controllo sottile delle increspature di &#8220;pitch&#8221;, sicché volano con stupefacente naturalezza i quarti e gli ottavi di tono». Dunque, entrambe perfette per il Concertone e in particolare per la visione musicale di Einaudi, teso com&#8217;è verso le musiche mediorientali.</span></p>
<p>Riguardo agli ospiti stranieri, a meno che qualcuno negli ultimi mesi non abbia imparato a suonare la kora, credo sarebbe difficile per i componenti salentini sostituirli.</p>
<p><em>Come si scelgono i musicisti?</em></p>
<p>A questo punto, da critico musicale, e visto che il Concertone È un evento musicale, mi domando: le selezioni per l&#8217;orchestra devono esser fatte con criteri musicali o per anzianità e amicizie, magari politiche?</p>
<p>Credo che Einuadi abbia scelto la prima opzione, ma che non sia riuscito ancora a operarla fino in fondo.</p>
<p>Marra, per esempio, è un bravo batterista rock, ma ha poco a che vedere con la world music. In particolare, la sua foga ritmica e le dinamiche sempre forti confliggono con la delicatezza delle sonorità einaudiane e con l&#8217;elasticità ritmica della migliore world music.</p>
<p>Da qui, evidentemente, la necessità di Einaudi di ridimensionarne il ruolo nella passata edizione. Stesso discorso per Giannuzzi e Caiulo, che brave interpreti di altri generi musicali sono voci non adatte alla world music e difatti, oltre al grande evento estivo, non svolgono altra attività musicale rilevante in quest&#8217;ambito.</p>
<p><em>Notte della Taranta o Corrida?</em></p>
<p>Ma per il giornalista non è finita:</p>
<p>«Ma, come, non si era detto che la <span style="color: #ff0000;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> <span style="color: #000000;">sarebbe stato il luogo ideale nel quale potevano esprimersi gli artisti del luogo? Poi&#8230; Arriva un&#8217;opportunità del genere e ad alcuni gliela si nega». E via una serie di frasi piagnone che culminano con la sentenza: «Così non va, cari Torsello, Durante ed Einaudi».</span></p>
<p>Cioè. La NdT sarebbe dunque non molto diversa da una specie di Corrida locale, «il luogo ideale nel quale potevano esprimersi gli artisti del luogo». Non importa se bravi o meno, l&#8217;importante è che abbiano maturato un diritto d&#8217;anzianità e che siano salentini.</p>
<p><em>Contro i mal di pancia</em></p>
<p>Per fortuna Einaudi è musicista serio e competente. La sua edizione è stata la migliore degli ultimi sei o sette anni. Ha interpretato un vero sentimento di incontro tra geografie musicali diverse, ottenendo uno spettacolo di alto livello artistico e concedendo quasi nulla allo stucchevole edonismo tarantolato da sottopalco. <strong>Sergio Blasi</strong>, intelligente qual è, avrebbe dovuto riconoscerlo subito, dalle prime note, invece di annunciare a concerto appena concluso la volontà di sostituire il compositore torinese con <strong>Giuliano Sangiorgi</strong>. Ma scherziamo?</p>
<p>E poi, altro che sostituzioni ed esclusi, la vera novità di quest&#8217;anno è che le prove per il Concertone 2011 sono già iniziate a maggio, a differenza degli altri anni quando si tenevano a ridosso dell&#8217;evento. Questo è segno di professionalità e programmazione, e che Einaudi ha le idee chiare. Infine, già dallo scorso anno il direttore ha trovato il coraggio di escludere o ridimensionare alcuni musicisti sulla cui presenza da anni molti critici ed esperti si interrogano. Una scelta altamente impopolare, come testimonia il corsivo di Ud, ma assolutamente indispensabile per salvare la NdT dalla deriva in cui era caduta e per ridarle la dignità artistica a cui deve ambire. Siamo fiduciosi che la medicina possa risolvere i dolori di pancia che tutto ciò provoca a qualcuno. Un «Maalox per amico» prescriverebbe Capossela.</p>
</div>
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		<title>La Passione cantata di Castelsardo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 19:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Castelsardo]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo, 20 aprile 2011 La Sardegna, storico crocevia del Mediterraneo, è uno dei territori di maggiore persistenza dei canti polivocali di tradizione orale. In tutta l’isola permane ancora viva un’imponente testimonianza dei repertori legati alla cultura liturgica e musicale, a partire proprio dai suggestivi rituali connessi alla Settimana Santa, che sono in molti luoghi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/04/20/la-passione-cantata-di-castelsardo/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"> di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it"><strong>Il Paese Nuovo</strong></a>, 20 aprile 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/04/castalsardo2013.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1807" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/04/castalsardo2013-300x227.jpg" alt="castalsardo2013" width="300" height="227" /></a>La <strong>Sardegna</strong>, storico crocevia del Mediterraneo, è uno dei territori di maggiore persistenza dei canti polivocali di tradizione orale. In tutta l’isola permane ancora viva un’imponente testimonianza dei repertori legati alla cultura liturgica e musicale, a partire proprio dai suggestivi rituali connessi alla Settimana Santa, che sono in molti luoghi caratterizzati dalle straordinarie esecuzioni corali, di grande forza espressiva e di intensa drammaticità.</p>
<p>Il luogo in cui forse i riti della Settimana Santa si sono conservati più intensi e vivi è <span style="color: #993300;"><strong>Castelsardo</strong></span>. Lo splendido borgo medievale, incastonato <span id="more-181"></span>su un promontorio lungo la costa settentrionale dell’isola, ogni anno è teatro di una sacra rappresentazione, “un’azione drammatica divisa in tre atti, in cui la musica e l’azione sono gli unici mezzi espressivi utilizzati” (<strong>Pietro Sassu</strong>), che si svolge nei giorni di lunedì, giovedì e venerdì precedenti la Pasqua. Ma il momento più suggestivo di questi riti, vissuti da tutta la comunità con una partecipazione intensa e commossa, è sicuramente la processione – o meglio la lunga sequenza di processioni e di altri momenti fortemente ritualizzati, dall’alba alla mezzanotte &#8211; del “<span style="color: #993300;"><strong>Lunissanti</strong></span>”, in cui si celebrano i Misteri, esibendone i simboli, e che si snoda prima dalla chiesa di Santa Maria alla Cattedrale, poi dalla Cattedrale alla vicina abbazia di <span style="color: #ff0000;"><strong>Tergu</strong></span>, e infine con il ritorno al paese, le cui vie sono illuminate solo dalla luce delle torce.</p>
<p>Oltre ad un articolato allestimento “scenico”, questo grande apparato devozionale è caratterizzato dai bellissimi canti polivocali (di argomento religioso, come ad esempio lo “Jesu”, il “Miserere” e lo “Stabba”), eseguiti da tre cori composti da quattro voci ciascuno (“bassu”,” contra”, “bogi” e “falzittu”). Ne assumono l’organizzazione e la realizzazione i confratelli dell’Oratorio Santa Croce, e parteciparvi è un privilegio, specialmente per coloro che vengono scelti – con una selezione molto severa, perché i canti presentano notevoli difficoltà esecutive &#8211; nel prestigioso ruolo di cantori. In occasione delle esecuzioni dei canti più espressivi, la fusione delle quattro voci ne produce una quinta, detta appunto la “Quintina”.</p>
<p>Nella intensa giornata del Lunissanti, dopo la cerimonia nell’abbazia di Tergu, è previsto anche un momento di riposo e di svago, in una singolare alternanza di sacro e profano. Nelle campagne attorno all’abbazia si consuma il pranzo e si svolge una vera e propria festa, in cui vengono eseguiti gli immancabili canti sardi, e in particolare il più antico canto castellanese, “La bogi a passu”, che accompagna il ballo sardo.</p>
<p>A tarda notte, al termine dell’ultima processione, si svolge la cerimonia dell’ultima cena nella casa del priore, che conclude la giornata. Sono ammessi alla mensa gli attori della rappresentazione, il parroco e il Vescovo, la cui partecipazione segnala la “funzionalizzazione rituale del risvolto festoso del Lunissanti” (Sassu). Gli altri membri della Confraternita, i parenti e gli amici, entrano alla fine del banchetto, quando il Vescovo, al canto del “Te deum”, si allontana..<br />
Abbiamo posto alcune domande sulla straordinaria ritualità castellanese a <strong><span style="color: #ff0000;">Bernard Lortat-Jacob</span></strong>, direttore di ricerca al Centre National de la Recherche scientifique e responsabile del Laboratoire d’etnomusicologie du Musée de l’Homme a Parigi, che da diversi anni conduce studi sulle tradizioni musicale sarde. Nel 1996 ha pubblicato per i tipi della Libreria Musicale Italiana <span style="color: #ff0000;"><em>Canti di Passione. Castelsardo, Sardegna</em></span>.</p>
<p><em>La Sardegna è una regione particolarmente ricca di repertori musicali associati ai riti della Passione. Quali sono le caratteristiche che distinguono i canti di Castelsardo da quelli di altri luoghi?</em></p>
<p>A Castelsardo la responsabilità dei canti è affidata a una Confraternita – chiamata “L’Oratorio” – che, a differenza di quello che succede nel resto della Sardegna, è in piena funzione, e svolge vari compiti connessi alla vita reale della comunità, che riguardano non solo i riti della Settimana Santa, ma anche altre cose molto importanti, come l’accompagnamento – con l’esecuzione di canti &#8211; dei morti al Camposanto. Queste attività, che sono molto impegnative per i confratelli, danno una natura un po’ particolare alla Confraternita.. Farne parte è un grande onore, ma anche un grande sacrificio. Essa si caratterizza come una piccola comunità, in cui si passa molto tempo insieme, si canta, ma anche si discute tanto, si litiga persino. Questo microcosmo, che esiste da secoli, è riuscito a garantire la sopravvivenza di un repertorio di canti straordinario.</p>
<p><em>Canti che sono uno splendido esempio di repertorio sacro che si è conservato sostanzialmente integro per molti secoli, nonostante la sua trasmissione sia avvenuta secondo le modalità della &#8220;tradizione orale&#8221;, che invece tende a imporre continue modifiche e varianti. Come si spiega questa contraddizione?</em></p>
<p>La tradizione orale è molto fragile e molto forte allo stesso tempo: non c’è la scrittura musicale, ma richiede un consenso sociale, e ciò crea dei limiti alle innovazioni che i cantori possono portare nell’espressione della loro personalità. È come un monumento, che non si può cambiare facilmente. Se un cantore in qualche modo “va oltre”, viene messo da parte, e lo stesso avviene se non si impegna abbastanza Il repertorio di Castelsardo è molto antico, risale probabilmente alla fine del XVI secolo, ed è basato sul “falsobordone”, una forma di polifonia a quattro voci che si diffuse nei canti sacri a partire dal Concilio di Trento. I confratelli si sono appropriati di questa tecnica, rielaborandola, sviluppandone progressivamente l’espressività fino a farla diventare un vero capolavoro. E questo attraverso un processo che è appunto tipico della tradizione orale: i cantori si mettono in competizione tra di loro per abbellire i canti, modificandone la modulazione, imponendo lunghe durate, inserendo passaggi sempre più “virtuosistici”, fino ad arrivare quasi alla perfezione. In un certo senso questi canti sono stati creati dalla “passione” dei confratelli.</p>
<p><em>Questa esperienza straordinaria è ancora oggi in buona salute?</em></p>
<p>Oggi ci sono delle difficoltà, dovute un po’ alla spettacolarizzazione dei momenti rituali, ma soprattutto alla difficoltà di conciliare i sacrifici che impone l’appartenenza alla Confraternita con i ritmi della vita moderna. Per partecipare pienamente alla vita dell’Oratorio, e onorare tutti gli impegni che ciò comporta, un confratello dovrebbe impiegare circa il 20% del proprio tempo. E questo è difficile nei tempi moderni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">A questo indirizzo, dalla Sardegna Digital Library, un bellissimo documentario del 1981 sul &#8220;<span style="color: #993300;"><strong>Lunissanti</strong></span>&#8221; di <span style="color: #ff0000;"><strong>Castelsardo</strong></span>, a cura di <strong>Pietro Sassu:</strong> <a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&amp;id=125829">www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&amp;id=125829</a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">A questo indirizzo, la seconda parte, sulle processione del giovedì e il venerdì (<span style="color: #993300;"><strong>La Prucessioni</strong></span> e <span style="color: #993300;"><strong>S&#8217;Iscravamentu</strong></span>): <a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&amp;id=125834">www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&amp;id=125834</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>La zampogna rinasce</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 13:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[zampogna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 31 marzo 2011 Il prossimo 19 aprile, nello storico teatro del Bolscioj di Mosca, si esibirà il Neapolis Ensemble, un gruppo che propone una rilettura dei repertori tradizionali meridionali raffinata e colta. Uno dei punti di forza del gruppo è costituito dalla presenza della zampogna, anzi, di vari tipi di zampogne, suonate da... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/03/31/la-zampogna-rinasce/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: large;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: large;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro </strong></span></span></span>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it"><strong>Il Paese Nuovo</strong></a> del 31 marzo 2011<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/Fabbi_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1804" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/Fabbi_1-199x300.jpg" alt="Fabbi_1" width="199" height="300" /></a></p>
<p>Il prossimo 19 aprile, nello storico teatro del Bolscioj di Mosca, si esibirà il <span style="color: #ff0000;"><strong>Neapolis Ensemble</strong></span>, un gruppo che propone una rilettura dei repertori tradizionali meridionali raffinata e colta. Uno dei punti di forza del gruppo è costituito dalla presenza della zampogna, anzi, di vari tipi di zampogne, suonate da un giovane ma profondo conoscitore nonché virtuoso dello strumento, <strong>Alessandro Mazziotti</strong>.</p>
<p>Mazziotti, di origine laziale, collabora con diverse formazioni, che in questi mesi stanno portando la musica e gli strumenti tradizionali italiani in prestigiosi festival internazionali quali il Festival delle Fiandre in <strong>Belgio</strong>, il Festival International de Musique di <strong>Strasburgo</strong> (Francia) e teatri di altissimo livello nel mondo quali appunto il Bolscioj e la Filarmonica di <strong>Colonia</strong> (Germania). Con la sua instancabile attività di musicista, ricercatore e “militante” culturale (di cui si può trovare traccia nel bel sito <a href="http://www.suonidellaterra.com">www.suonidellaterra.com</a> ) è uno dei protagonisti principali del ritorno di interesse che sta riguardando questo strumento.</p>
<p>Come è noto, la zampogna è uno strumento musicale molto <span id="more-182"></span>antico, diffuso nelle aree montane del Centro-Sud della Penisola, dal <strong>Lazio</strong> alla <strong>Sicilia</strong>. È una consuetudine molto radicata quella che vede gli zampognari arrivare nei centri abitati durante il periodo natalizio ad eseguire le Novene e altri canti religiosi; per questa ragione, molti pensano che la zampogna si utilizzi esclusivamente durante tale periodo. In realtà, nonostante vedere la zampogna o sentirne il suono evochi immediatamente un’atmosfera natalizia, lo strumento viene suonato durante tutto l’arco dell’anno e possiede un repertorio sia sacro che profano utilizzato in moltissime occasioni festive o relative a importanti momenti della vita delle comunità rurali, quali ad esempio il carnevale, i matrimoni, l’uccisione del maiale, ecc&#8230;</p>
<p>Il repertorio è costituito prevalentemente da suonate piuttosto veloci che accompagnano danze tradizionali come il saltarello, la tarantella, la ballarella, le marcette, da suonate lente quali pastorali, balli lenti, serenate, accompagnamento al canto e, talvolta, per le occasioni rituali e cerimoniali, come la “sonata per la sposa” o le processioni per l’accompagnamento del Santo.</p>
<p>In Italia sono presenti 24 “aerofoni a sacco” (questo il nome tecnico della zampogna) a due canne modulabili. Di queste, 9 sono tuttora presenti nel <strong>Lazio</strong>. E proprio alle permanenze dell’uso delle zampogne in questa regione italiana è dedicato il bel DVD “<span style="color: #993300;"><strong>L’abbraccio di Zefiro</strong></span>”, che <strong>Alessandro Mazziotti</strong> ha recentemente realizzato con la collaborazione di <strong>Bruno Sorani</strong>.</p>
<p>Il lavoro, arricchito da molti filmati inediti e da interviste con suonatori tradizionali, documenta in maniera rigorosa ed esaustiva la tradizione zampognara della regione, con i centri di costruzione, le tecniche costruttive, i suonatori e i repertori di Roma e della campagna romana, della <strong>Valle dell’Aniene</strong>, dei <strong>Monti Lucretili</strong>, dell&#8217;<strong>Alta Sabina</strong>, della <strong>Ciociaria</strong> e del <strong>Lazio Meridionale</strong>.</p>
<p>Di particolare interesse l’analisi che vene condotta sui nuovi percorsi di uso e fruizione di questo strumento, con particolare riferimento alla nascita di alcune nuove botteghe di costruzione, gestite da giovani che riprendono un’arte che stava per scomparire definitivamente. Pratiche che coinvolgono sempre più non solo i pastori e le comunità rurali e della montagna, ma anche nuovi appassionati metropolitani.</p>
<p>Singolarmente, la più importante e attiva “scuola” di zampogna oggi esistente nel Lazio – gestita proprio da Alessandro Mazziotti &#8211; si trova nel cuore della Capitale, presso la sede del <a href="http://www.circologiannibosio.it"><span style="color: #ff0000;"><strong>Circolo “Gianni Bosio”</strong></span></a>, storico luogo di riflessione e intervento sulle culture popolari, il cui presidente è l’americanista e storico orale <strong>Alessandro Portelli</strong>, che viene intervistato alla fine del DVD. E gli allievi? Dipendenti della pubblica amministrazione, professionisti, insegnanti e… un generale dell’esercito.</p>
</div>
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		<title>Col Sangue sempre vivo. Intervista ad Edoardo Winspeare</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 16:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Winspeare]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Lucio Lussi da Il Paese Nuovo, 5 marzo 2011 È del 1996 “Pizzicata” &#8211; l’inizio dell’ancora attiva “nouvelle vague” di Terra d’Otranto &#8211; nel 2000 venne “Sangue Vivo” ed Edoardo Winspeare, confermò la sua “podestà poetica” dando la stura al desiderio di Cinema, molto poi è accaduto&#8230; Edoardo, la nascita di tua figlia ti ha tenuto lontano dalle scene... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/03/06/col-sangue-sempre-vivo-intervista-ad-edoardo-winspeare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/img.php_.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1795" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/03/img.php_-210x300.jpeg" alt="Sangue Vivo" width="210" height="300" /></a>di <strong>Lucio Lussi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it"><strong>Il Paese Nuovo</strong></a>, 5 marzo 2011</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">È del 1996 “Pizzicata” &#8211; l’inizio dell’ancora attiva “nouvelle vague” di Terra d’Otranto &#8211; nel 2000 venne “Sangue Vivo” ed Edoardo Winspeare, confermò la sua “podestà poetica” dando la stura al desiderio di Cinema, molto poi è accaduto&#8230;</span></em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Edoardo, la nascita di tua figlia ti ha tenuto lontano dalle scene per un po’. Cosa stai facendo adesso?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Sto scrivendo una sceneggiatura ambientata nel Salento. È una commedia per il cinema, è mol- to divertente e uscirà nel 2012”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Alcune indiscrezioni sul cast?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">”Il cast sarà molto ‘locale’, con gente che va dal nord al sud della provincia, da Trepuzzi a Santa Maria di Leuca</span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-185"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Sei nato a Klagenfurt in Austria, hai studiato a Firenze, New York e Monaco di Baviera. Cosa ti porti dietro di questi posti?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“A questi aggiungerei altri luoghi, come Parigi, città nella quale ho vissuto due mesi per lavoro. Ogni posto mi ha toccato profondamente e mi ha lasciato dentro qualcosa</span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">. Ho la fortuna di avere una cultura cosmopolita e delle origini variegate. Per questo ho un’identità complessa e mi sento a tutti gli effetti un mitteleuropeo. Mio padre era un napoletano di origini inglesi e mia madre, invece, è nata a Vienna ed è cresciuta in Ungheria. Mia madre per parlare con il fratello usa l’ungherese, con suo padre il tedesco o il francese, con suo marito il francese e con i figli l’italiano o il francese”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Com’è la vita a Corsano?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Bellissima. Amo molto la vita di paese. I tempi sono molto lenti e mi piace ascoltare gli anziani che parlano in dialetto per strada”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Nel 2010 hai realizzato il documentario “Sotto il Celio azzurro” (il 2 marzo è uscito il dvd), nel quale viene raccontata la normale vita quotidiana di una scuola materna romana multiculturale, che accoglie sia bambini stranieri che un piccolo gruppo di bambini italiani. Che tipo di esperienza è stata?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Il Celio azzurro è una scuola molto speciale ed è la prima ad aver sperimentato negli anni Ottanta l’inserimento dei bambini extracomunitari. Nel Celio genitori e maestri collaborano alle attività della scuola e poi vanno tutti insieme in gita. E’ una scuola nella quale si lavora molto sulla fantasia e sulla reciproca scoperta dell’altro, e l’altro in questo caso è il povero, l’ateo, il musulmano. I bambini non avvertono le differenze come noi adulti, anzi, in questo modo, imparano subito che la differenza è una ricchezza”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Nel 2008, invece, è uscito il documentario “La festa che prende fuoco”, che ripercorre la tradizione della festa di Sant’Antonio Abate a Novoli con il rito della focara.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Si, è stato un lavoro commissariato dal Comune di Novoli. Alla fine la Fòcara diventa una metafora di divisione, di tutte le divisioni che imperano in Italia. Si litiga su tutto quando si parla della fòcara: deve stare qui!, no lì! È un casino! (ride). Si litiga anche sull’appartenenza della fòcara, se a Novoli o al Parco del Negramaro”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Ci vai spesso al cinema e cosa guardi?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Ci andavo spesso ma da quando è nata mia figlia ci vado molto meno. Guardavo di tutto”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Un giudizio sulla situazione del cinema italiano.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Ci sono in giro cose molto interessanti sia a livello commerciale che a livello autoriale. Mi vengono in mente Crialese, Garrone, Sorrentino”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Tre film italiani degli ultimi anni che ti hanno colpito.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Gomorra, Nuovomondo e La prima cosa bella”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">L’hai visto </span></em></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Qualunquemente</span><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;"> di Antonio Albanese?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Si, è una commedia che fa ridere e riflettere. Il personaggio di Cetto la Qualunque, però, è più da sketch, infatti non regge tutto un film”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Non ti è piaciuto?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Non dico questo, però è un film che non ha tensione drammaturgica. Il cinema è anche ricerca visiva, infatti i vecchi film erano visivamente interessanti. Nelle commedie italiane attuali, invece, la parte visiva non è curata e vengono privilegiate le scene buffe. Ma le scene non devono essere soltanto buffe, ma anche belle. Prendiamo ad esempio “O brother” dei fratelli Coen, è una commedia buffa e molto bella, così come “Il Sorpasso” di Dino Risi o “I soliti ignoti” di Mario Monicelli”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Quali attori vorresti dirigere?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Jeremy Irons, Javier Bardem, Benicio del Toro e Mariangela Melato”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Tra i film ambientati in Puglia quali preferisci?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“La Capagira” di Alessandro Piva e “Tutto l’amore che c’è” di Sergio Rubini”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Cosa ne pensi della Regione Salento?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Non sono un sostenitore della Regione Salento. Proprio io che ho lavorato tanto nel Salento sono convinto che il Salento non abbia bisogno di confini per dichiarare la propria identità. Questa idea andava bene nel 1946 ma adesso siamo fuori tempo massimo. Ci sono alcuni “contro”: non si tratterebbe di una regione omogenea, perché ci sono posti come Fasano, Ceglie, Mottola, Castellaneta che c’entrano molto poco con il Salento, e Lecce potrebbe diventare più antipatica di Bari. E se poi Taranto si stufa e porta avanti spinte seces- sioniste da Lecce? Io sono contrario alle divisioni e mi dispiacerebbe non avere più a che fare con i baresi, il derby, gli sfottò. Noi leccesi, presi singolarmente, siamo un po’ lenti, la concorrenza con Bari invece ci stimola e ci risveglia l’orgoglio”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">In che modo possono circolare positivamente, allora, idee e progetti di Grande Salento?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Bisogna lavorare sulla nostra identità culturale che non è statica, ma moderna e in continuo movimento, e poi su tutto quello che ci tiene davvero insieme, come la lingua, senza enfatizzare micro differenze che ci chiuderebbero in noi stessi. In passato, noi salentini non eravamo certi nemmeno di quale fosse la nostra identità, ora invece siamo convinti di essere “li meju”. Dovremmo lavorare sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, lottando contro ogni forma di abusivismo. Dovremmo attivare la creatività dei giovani, cap re di cosa hanno bisogno e cosa sognano. Potrebbero nascere tante cose, senza per forza dar vita a eventi. C’è la mania di far diventare tutto un evento o un Festival e raccogliere migliaia di persone. E, infine, è quasi tutto concentrato in estate, quando invece bisognerebbe pensare a febbraio e a novembre”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Ma ormai in Salento l’offerta culturale è stata ampiamente destagionalizzata e non mancano eventi in tutti i mesi dell’anno&#8230;</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Si è vero, ma il Salento non è così idilliaco come viene dipinto. I nostri paesi sono molto belli ma spesso hanno periferie degradate e orribili. Dobbiamo lavorare sulla pulizia della nostra terra, sul decoro urbanistico, cercando di smaltire tutti i rifiuti e rendendo i nostri paesi ancora più belli e curati”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Con le tue opere lavori a disincantare il Salento?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Nelle mie opere racconto la mia terra, che ha al suo interno il bene e il male. Nei “Galantuomini”, infatti, da un lato c’è la bellezza dei territorio ma, dall’altro, c’è la Sacra Corona Unita. In “Sangue Vivo” racconto l’importanza della famiglia nelle nostre contrade&#8230; A mio avviso, il narratore non deve essere qualcuno che lavora al soldo dell’Ente Provinciale del Turismo. Non siamo abituati a leggere e scrivere, però ci scaldiamo se qualcuno fa vedere qualcosa della nostra terra che ci disturba. Io amo e odio il Salento e quindi racconto anche il brutto della mia terra, le luci e le ombre. Noi salentini siamo malati di retorica, e questo ci impedisce di vedere le cose in profondità. Molte cose vanno bene, ma non possiamo dire che tutto va bene. Siamo settari e malati di slogan, ma le cose sono più complesse”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Secondo te il Salento è arcaico o moderno?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Il Salento è arcaico e moderno. Per tante questioni siamo più avanti rispetto alle altre zone dell’Italia meridionale, ma su altre siamo terribilmente arcaici. La figlia di mia moglie ha 20 anni ma a volte dimostra di avere mentalità più arcaiche di sua madre. Si tratta di un arcaismo inconscio presente anche nei giovani. Ho l’impressione che i giovani stiano diventando più tradizionalisti e moralisti anche se indossano la kefiah. La modernità dei nostri territori è anche il frutto di alcune personalità politiche avvedute come Adriana Poli Bortone e Nichi Vendola”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Qual è adesso il simbolo della Puglia?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Nichi Vendola, nel bene e nel male. Mi piacerebbe però che passasse più tempo nella nostra regione. Sogno un paese fatto da persone che facciano il loro dovere. Nichi punta in alto e in parte è comprensibile”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Potrebbe essere un buon presidente del Consiglio?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Nei panni di premier vedrei benissimo Michele Emiliano, perché è grosso e molto simpatico. Emiliano premier e Vendola vicepremier che scrive i discorsi del premier, sarebbe davvero il massimo. Emiliano conta fisicamente e poi abbraccia le persone. È un orsacchiotto, piange e ride. È proprio una brava persona. La sinistra italiana dovrebbe avere soltanto facce gentili come Emiliano e Vendola, non come Bersani e D’Alema che sono tristi e arroganti”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Quali sono i simboli del Salento?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Senza dubbio Carmelo Bene, poi i martiri di Otranto e la squadra del Lecce?”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">E la taranta?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Anche la taranta, certo”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Dopo la morte di Pino Zimba e Uccio Aloisi, quale sarà il futuro della tradizione della pizzica salentina?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Ci sono tanti altri gruppi validi, c’è Cavallo, Lamberto Probo, Gigi Toma. È finita la generazione delle persone che hanno vissuto la pizzica, ora è il tempo di chi l’ha imparata”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Notte della Taranta. Evento commerciale o difesa della tradizione?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Abbiamo bisogno di spettacolarizzazione ed è anche giusto per tenere viva l’attenzione. Il Comune di Taranto mi ha contattato per fare qualcosa per la Settimana Santa. L’intenzione dei promotori era quella di ritoccare la tradizione e spettacolarizzare l’evento. Ma io mi chiedo perché si senta questa necessità. Non è meglio lasciare la tradizione così com’è? Noi rischiamo di morire, ma la tradizione continua a vivere”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Durante la presentazione del suo libro “Il ritorno della Taranta”, Vincenzo Santoro ha affermato che sul palco della Notte della Taranta gli artisti cantano come se fossero a Sanremo. E questo è un danno per la tradizione.</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Forse ha ragione Vincenzo, però è un discorso complesso e non c’è una sola risposta. Tutta l’Italia guarda al Salento grazie alla Notte della Taranta, e di questo va dato merito a Sergio Blasi e Luigino Sergio. Qualcosa va bene e qualcosa no. A me, sinceramente, piacciono di più i concerti del Festival, che non il concertone di Melpignano, che forse è diventato un po’ uno specchietto per le allodole”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Quali sono le tue idee per rinnovare la macchina organizzativa della Taranta?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Io ripartirei dalle feste di paese, organizzandole bene e coinvolgendo nei comitati organizzatori anche i giovani, che di solito sono esclusi dalla gestione dei paesi. Si dovrebbe tornare a consi- derare queste feste come il collante di una comunità. Se si perde il senso di comunità è la fine per i nostri paesi. In questo modo i giovani verrebbero coinvolti nel sociale, come abbiamo fatto noi con Coppula Tisa. In estate si cerca sempre la spettacolarizzazione e lo “squariu”, ma alla fine troppo squariu vuol dire noia”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Se fossi assessore provinciale alla Cultura, cosa faresti?</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Tralascerei le estati per concentrarmi sugli inverni, le primavere e gli autunni. Poi, darei risalto alle questioni tradizionali, come le feste di paese e la banda. Me ne fregherei dei Festival e coinvolgerei i giovani. E infine farei conoscere il territorio ai salentini stessi. Anche questa è cultura”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Avevi mai immaginato un Salento sulla ribalta nazionale e internazionale? Secondo alcuni stiamo perdendo spontaneità, freschezza creativa e genialità&#8230;</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Forse si. Di certo il Salento ha perso l’innocenza che aveva 15 anni fa. Ora tutti vengono in vacanza da noi ed è giusto che sia così. Il simbolo del Salento non può restare il contadino ingenuo di 20-30 anni fa. Potrei dire anche che ci siamo corrotti, e questo perché siamo diventati più occidentali, mentre prima eravamo soltanto meridionali. Questo percorso è iniziato con gli sbarchi degli albanesi e con la riscoperta della pizzica”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Nonostante tutto, la scena culturale salentina è molto attiva e ricca di talenti&#8230;</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“Nell’ultimo anno sono stato fuori dalla scena, dopo la nascita di mia figlia, ma si tratta certamente di una scena molto attiva caratterizzata da un proficuo scambio tra università, musicisti e registi. Lecce è una città molto viva culturalmente, basti pensare a tutte le librerie, ai teatri e ai cinema che ci sono. Il dualismo con Bari ha reso Lecce una città per niente provinciale”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Regione Salento: il sogno svanito</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 13:17:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Nicolardi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Pagliaro]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Mauro Marino da Il Paese Nuovo, sabato 5 febbraio 2011 I messaggeri del Movimento Regione Salento tacciono! La nostra solidarietà giunga loro, forte e vibrante! I &#8220;guerrieri&#8221; riposano, fanno bivacco e preparano il nuovo &#8220;attacco&#8221;: «Il percorso pertanto non si sposta di una virgola dalla sua direzione» (&#8230;). «A partire da domani il Movimento chiederà ai Comuni di deliberare... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/02/06/regione-salento-il-sogno-svanito/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Mauro Marino</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it/Regione-Salento/il-sogno-svanito-di-mauro-marino.html">Il Paese Nuovo</a>, sabato 5 febbraio 2011</span></p>
<div>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/02/regione_salento.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1789" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/02/regione_salento-300x224.jpg" alt="regione_salento" width="300" height="224" /></a></p>
</div>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">I messaggeri del <strong>Movimento Regione Salento </strong>tacciono! La nostra solidarietà giunga loro, forte e vibrante!</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">I &#8220;guerrieri&#8221; riposano, fanno bivacco e preparano il nuovo &#8220;attacco&#8221;: «Il percorso pertanto non si sposta di una virgola dalla sua direzione» (&#8230;). «A partire da domani il Movimento chiederà ai Comuni di deliberare nuovamente, chiarendo ulteriormente la loro volontà di istituire la nuova Regione». Così recitano gli ultimi dispacci delle truppe di <strong>Arthas-Pagliaro</strong>, che, un pò ammaccate dal verdetto della Corte di Cassazione, s&#8217;allenano al &#8216;sottile&#8217; e ai distinguo&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non è colpa dei Ciambellani se la ciambella non è uscita col buco e se, quello che dal Movimento chiedevano, per ratificare e dare nuove &#8216;gambe&#8217;, nuovo futuro e &#8216;nuovo&#8217; territorio al Salento era formalmente sbagliato! Già, s&#8217;erano confusi i <span id="more-187"></span>Giuristi di Casa Rama&#8230; Capita, sarà stato l&#8217;entusiasmo, ma la fretta rischia l’improvvisazione&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Insomma, l&#8217;appello e di nuovo rivolto al territorio e alla politica, a quei politici a cui era stato chiesto &#8211; in consiglio comunale &#8211; di dire solo &#8220;sì&#8221; al referendum, per permettere ai loro concittadini di esprimersi e al Movimento di sondare la loro affidabilità al credo e alla purezza salentina. Adesso, quelli stessi, dovranno apertamente schierarsi a favore dell&#8217;idea separatista dire Sì Vogliam la Regione! <strong>Paolo Pagliaro</strong> la chiama &#8220;progetto riformista&#8221;, sua finezza, come se, la Geografia Politica, non avesse a che fare con quella Fisica che tratteggia confini&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«Con sempre maggiore vigore saremo al fianco della gente di questa terra che non accetta veti politici e che vola più alto della testa delle nomenclature dei partiti», motteggia e mixa alla carica il &#8216;manager del management&#8217; ma in realtà il &#8220;sogno&#8221; , svanisce, si stempera e, nel decantare d&#8217;una stagione pur breve, è bene dare conto di alcune &#8220;premonizioni&#8221; che, l&#8217;entusiasmo ha messo in ombra e il rutilante battere della cronaca ha forse svuotato di vigore e nitidezza: uno dei primi consigli comunali a sottrarsi al diktat del Movimento Regione Salento fu quello di <strong>Alessano</strong>. Quel Consiglio Comunale votò &#8220;no&#8221; respinse l&#8217;idea del referendum, entrando nel merito della questione neo-regionalistica con la Costituzione in mano&#8230; Tentavano inascoltati di chiarire l&#8217;inghippo del quesito proposto alla ratifica&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sforzo vano! Ma gli architetti si sà, hanno a che fare con la stabilità e <strong>Luigi Nicolardi</strong>, architetto e sindaco s&#8217;espose, in quei giorni d&#8217;estate, con stile e garbo dentro i canoni del fare e della competenza della politica! Sarebbe stato saggio ascoltarlo per far scuola e indirizzo&#8230; ma tant&#8217;è sai come sono i <strong>Salentini</strong>, quelli “puri”&#8230; Ahinoi, son ciuccì, non sempre sanno volare!</span></p>
</div>
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