<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Vincenzo Santoro &#187; laRepubblica</title>
	<atom:link href="https://www.vincenzosantoro.it/tag/larepubblica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.vincenzosantoro.it</link>
	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 05:52:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Se un documentario ci ricorda che siamo un grande Paese</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/29/se-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/29/se-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 15:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[casa Di Vittorio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Piva]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Rinaldi]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Miriam Mafai]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/08/29/se-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Miriam Mafai dal Venerdì di Repubblica del 26 agosto 2011 Ha ragione Luciana Viviani che fu deputata di Napoli nelle prime legislature della Repubblica, quando a conclusione di questo straordinario documentario commenta: «Il nostro è un Paese che ha bisogno di ricordare anche le cose bellissime che è stato capace di fare. Perché noi siamo un po&#8217; contro noi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/29/se-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/29/se-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese/">Se un documentario ci ricorda che siamo un grande Paese</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Miriam Mafa</strong></span>i</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">dal <strong>Venerdì di Repubblica</strong> del 26 agosto 2011</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/pasta_nera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1877" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/pasta_nera.jpg" alt="pasta_nera" width="175" height="246" /></a>Ha ragione <strong>Luciana Viviani</strong> che fu deputata di Napoli nelle prime legislature della Repubblica, quando a conclusione di questo straordinario documentario commenta: «Il nostro è un Paese che ha bisogno di ricordare anche le cose bellissime che è stato capace di fare. Perché noi siamo un po&#8217; contro noi stessi: ci diciamo tutto quello che facciamo di male, ma non ci diciamo quello che facciamo e abbiamo fatto di buono». Ha ragione. <span style="color: #993300;"><strong>Pasta Nera</strong></span> di <strong><span style="color: #ff0000;">Alessandro Piva</span></strong>, presentato al festival di Venezia nella sezione <strong>Controcampo italiano</strong>, ricostruisce, con grande sobrietà e con il massimo di documentazione, a tanti anni di distanza, una delle «cose bellissime» che siamo stati capaci di fare, negli anni dell&#8217;immediato durissimo dopoguerra. Il cinema italiano ci ha raccontato, con <em>Ladri di biciclette</em> o <em>Sciuscià </em></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span id="more-157"></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">la disperazione e la miseria nella quale eravamo precipitati allora. Questo documentario recupera, a distanza di più di sessant&#8217;anni, una storia diversa. È una storia quasi sconosciuta, fatta di generosità, capacità organizzativa e intelligenza di centinaia di militanti politiche di sinistra che si impegnarono per salvare dall&#8217;abbandono e dalla corruzione migliaia di bambini e bambine del nostro Mezzogiorno, facendoli ospitare da generose famiglie emiliane. L&#8217;iniziativa subito dopo la Liberazione venne proposta a Milano da <strong>Teresa Noce</strong>, una dirigente comunista forse memore di analoghe esperienze francesi e venne immediatamente realizzata su scala locale, anche grazie all&#8217;aiuto di <strong>Antonio Greppi </strong>sindaco socialista della città. Sarebbe rimasta una esperienza locale se, al Congresso del Pci del dicembre 1945, non fosse salito alla tribuna un delegato di Frosinone, per denunciare le disperate condizioni delle popolazioni e, in particolare, dei bambini di Cassino, la città che l&#8217;avanzata angloamericana aveva raso al suolo. Lo stesso giorno una delegazione, guidata da Teresa Noce, portava a Cassino i primi soccorsi in danaro e le prime offerte di ospitalità. E poche settimane dopo partivano, da quella zona ridotta a un cumulo di macerie, centinaia di bambini che sarebbero stati ospitati dalle famiglie dei contadini emiliani.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Fu l&#8217;incontro tra due culture diverse, due diversi modi di parlare, di mangiare, di vivere: così lo ricordano coloro che lo hanno vissuto. <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessandro Piva</strong></span>, con i suoi collaboratori, è andato a cercare i superstiti di quella straordinaria avventura, coloro che l&#8217;hanno organizzata e coloro che l&#8217;hanno vissuta. È andato dunque a cercare in primo luogo quei bambini e quelle bambine che per la prima volta erano saliti su un treno per andare verso un&#8217;Italia che non conoscevano, una casa pronta ad accoglierli, ma profondamente diversa da quella nella quale fino allora avevano vissuto. La sua ricerca ha preso le mosse dalla vicenda di un altro paese meridionale, <strong>San Severo di Puglia</strong>, al quale <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Rinaldi</strong></span>, studioso della memoria orale dei braccianti aveva già dedicato un libro (<a href="http://www.giovannirinaldi.info/storiacinema.htm"><strong><span style="color: #993300;"><em>I treni della felicità</em></span></strong></a>, Ediesse 2009, ndr). A San Severo dunque, luogo di braccianti affamati e disperati, uno sciopero ed una manifestazione non autorizzata si trasformò, il 23 marzo del 1950, in una sorta di rivolta che venne immediatamente repressa dall&#8217;arrivo dell&#8217;esercito con i carri armati. Nei giorni successivi vennero arrestate, con l&#8217;accusa di «insurrezione armata contro i poteri dello Stato» 180 persone, uomini e donne. Decine di bambini rimasero soli, abbandonati, nelle case. Ma anche per loro giunse, subito, un&#8217;offerta di ospitalità, questa volta dalle donne dell&#8217;Udi di Ancona.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Grazie al sostegno del <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=casa+Di+Vittorio">Progetto Casa Di Vittorio</a>, <strong><span style="color: #ff0000;">Alessandro Piva</span></strong> con <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Rinaldi</strong></span> sono riusciti a trovare i protagonisti e ricostruirne le vicende. Ci sono voluti anni per trovare quei testimoni e portare a compimento la ricerca. Ma ne valeva la pena. Derna Scandali, all&#8217;epoca dirigente delle donne comuniste di Ancona per prima, propose e organizzò l&#8217;accoglienza per i figli dei braccianti, oggi racconta, con un filo di ironia: «Quando arrivarono, la prima cosa che decidemmo fu di fargli un bagno». E Americo che, tornato a San Severo non voleva più mangiare e voleva tornare ad Ancona (dove in effetti alla fine è tornato), oggi ricorda l&#8217;emozione dell&#8217;arrivo, il primo gelato. «E chi lo aveva mai mangiato un gelato? E quando mi hanno dato il cono con la panna, io gli ho detto sommigghia a&#8217;recotte. Io conoscevo la ricotta, non conoscevo il gelato». Ed Erminia che aveva sette anni quando lasciò San Severo: «Mi sembrava di essere in una favola, dentro quel treno. Vedevo tutte queste luci nel mare che rispecchiavano e io non potevo capire cos&#8217;erano, perché non avevo mai sentito che c&#8217;era il mare&#8230;». E Luigina: «Qualcuno mi aveva detto: &#8220;Andate in Alta Italia? Attenti che quando arrivate i comunisti vi trasformano in sapone&#8221;. Allora spaventata dissi “non ci vado più, non ci vado più&#8230;&#8221;. Mio fratello e mia sorella invece che erano più piccolini, dicevano: “No, andiamo andiamo col treno. Non l&#8217;abbiamo mai visto il treno”. E così partimmo». Attraverso i racconti, rari documenti filmati dell&#8217;Istituto Luce e alcune raccolte fotografiche private, riemerge una vicenda italiana fatta di solidarietà, fatica, intelligenza, una storia bellissima, di cui andare fieri, per dirla con le parole di Luciana Viviani che di quella vicenda è stata una delle protagoniste.</span></p>
<p>Di seguito il bellissimo video-racconto di Giovanni Rinaldi sulla rivolta di San Severo del 23 marzo 1950 e la canzone che il gruppo Rione Junno ha realizzato a partire da quella composta dai rivoltosi</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/FV9j7hVDEHQ" width="420" height="345" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/UnNJBkCar5k" width="420" height="345" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/UnNJBkCar5k" width="420" height="345" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F29%2Fse-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese%2F&amp;linkname=Se%20un%20documentario%20ci%20ricorda%20che%20siamo%20un%20grande%20Paese" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F29%2Fse-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese%2F&amp;linkname=Se%20un%20documentario%20ci%20ricorda%20che%20siamo%20un%20grande%20Paese" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F29%2Fse-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese%2F&amp;linkname=Se%20un%20documentario%20ci%20ricorda%20che%20siamo%20un%20grande%20Paese" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F29%2Fse-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese%2F&amp;linkname=Se%20un%20documentario%20ci%20ricorda%20che%20siamo%20un%20grande%20Paese" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F29%2Fse-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese%2F&amp;linkname=Se%20un%20documentario%20ci%20ricorda%20che%20siamo%20un%20grande%20Paese" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F29%2Fse-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese%2F&amp;title=Se%20un%20documentario%20ci%20ricorda%20che%20siamo%20un%20grande%20Paese" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/29/se-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese/">Se un documentario ci ricorda che siamo un grande Paese</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/29/se-un-documentario-ci-ricorda-che-siamo-un-grande-paese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pane, amore e lotte. Il realismo poetico che racconta l&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 11:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Asor Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Desiati]]></category>
		<category><![CDATA[Ternitti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/</guid>
		<description><![CDATA[<p>La Puglia, l&#8217;emigrazione, l&#8217;amianto nel romanzo di Desiati. Tra forze arcaiche e passioni di oggi, una favola dolorosa di Alberto Asor Rosa da Repubblica del 26 marzo 2011 “Ternitti” è la versione dialettale pugliese di “eternit”, il micidiale materiale costituito da una mescola di cemento e fibre di amianto, usato in genere per la fabbricazione di lastre di copertura, prefabbricati,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/">Pane, amore e lotte. Il realismo poetico che racconta l&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">La Puglia, l&#8217;emigrazione, l&#8217;amianto nel romanzo di Desiati. Tra forze arcaiche e passioni di oggi, una favola dolorosa</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <strong>Alberto Asor Rosa</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da Repubblica del 26 marzo 2011</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ternitti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1869" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ternitti.jpg" alt="ternitti" width="141" height="220" /></a>“<span style="color: #993300;"><strong>Ternitti</strong></span>” è la versione dialettale pugliese di “eternit”, il micidiale materiale costituito da una mescola di cemento e fibre di amianto, usato in genere per la fabbricazione di lastre di copertura, prefabbricati, tubi, ecc.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ma anche, sempre in dialetto pugliese, è l&#8217;equivalente di “tetto” (ma “eternit” allude anche, con tragica presa in giro, a “eterno”, quello che non muore mai: mentre qui non si fa che morire). E in effetti, tra una fabbrica svizzera di eternit, dove lavora un nutrito gruppo di operai italiani e of course pugliesi, e il tetto di un cravattificio sito in territorio pugliese, si svolge l&#8217;intera vicenda di <strong><span style="color: #993300;"><em>Ternitti</em></span></strong>, ultimo romanzo del giovane scrittore pugliese <span style="color: #ff0000;"><strong>Mario Desiati </strong></span>(nato nel 1977, sicché l&#8217;espressione giovane scrittorre non è, come ormai capita sovente, solo metaforica), apparso da Mondadori, (pp. 258, euro 18,50).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Mi accorgo di aver usato più volte, in queste poche righe, la specificazione “pugliese”. È avvenuto casualmente, ma non </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">senza ragioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Anzi, la prima cosa da dire è questa: Desiati, &#8211; almeno per quanto ci ha fatto vedere finora, &#8211; è avvinto in maniera quasi ossessiva alla sua terra d&#8217;origine, la Puglia, più precisamente quella parte della <strong>Puglia</strong>, che quasi sembra precipitare e immergersi nel Mediterraneo, stretta dal mare sia ad oriente sia a occidente, fino a formare quello che gli italiani chiamano &#8216;<strong>il tacco</strong>&#8216; della penisola, terra di paesi dai nomi incantati, <strong>Tricase</strong>, <strong>Andrano</strong>, <strong>Ruffano</strong>, <strong>Leuca</strong>, <strong>Torrepaduli</strong>&#8230; <span id="more-160"></span>Il misto inesauribile di realtà, &#8211; anche la realtà più povera, disgraziata, violenta, &#8211; e di favola, &#8211; una favola carica di sensi misteriosi, magici, &#8211; che caratterizza il mondo poetico di Desiati, nasce dalla inesausta contemplazione e dalla profonda metabolizzazione, densa di suggestioni, di questo mondo arcaico, originario, il mondo in cui risuona, per usare le parole dello stesso Desiati, la “voce delle madri”, “la voce degli antenati”: la voce che, da lontano, arriva e può recare “in dono”, inaspettatamente e qualche volta anche inspiegabilmente, “la salvezza”.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Tempo fa ascrissi Mario Desiati a quella nouvelle vague della nostra narrativa, che si faceva portatrice di un&#8217;istanza di nuovo realismo italiano.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><em>Ternitti</em></span> ci consente di precisare meglio questo giudizio.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em><span style="color: #993300;">Ternitti</span></em> è, classicamente, una storia di amore e di morte, &#8211; anzi, per restare nell&#8217;ordine sostanziale che la storia ci impone, &#8211; di morte e di amore.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">L&#8217;amianto, lavorato imprudentemente in una fabbrica svizzera, conduce implacabilmente alla morte quanti, &#8211; in primo luogo gli operai pugliesi, che sono tra i protagonisti di questo racconto, &#8211; hanno avuto a che fare con il demoniaco composto. Nelle sette sezioni di cui il libro è formato, anche cronologicamente ordinate (sono trentasei anni di storia, dal 1975 al 2011), la scomparsa degli uomini, &#8211; e poi delle loro donne che hanno contratto il contagio dai loro vestiti e dalle loro pelli, &#8211; è seguita con l&#8217;angosciosa certezza della scomparsa.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">In direzione contraria, e sia pure disordinatamente, confusamente e disperatamente, insomma come si può, &#8211; si muove l&#8217;amore, che lotta contro la dissoluzione, il distacco, la perdita, e alla fine, anche se forse proprio nel momento in cui è diventato inutile farcela, ce la fa. A interpretare il ruolo della “passione”, che è “contagio felice, un germe trasmesso da chi si ama”, &#8211; ruolo che nel Paese delle spose infelici, il precedente romanzo di Desiati, era stato di un altro personaggio straordinario, ANNALISA D&#8217;EFEBO (tutto in maiuscolo perché traiamo i dati da una lastra tombale), viene caricato ora sulle spalle esili ma profondamente seducenti e robuste di Domenica Orlando, la bimba-ragazza-donna, la figlia-madre-amante, alle cui infinite capacità di avventura e di sopravvivenza si deve se la compagine umana prefigurata, invece di sfidarsi e dissolversi, tiene.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ora, tutto questo, me ne rendo conto, avrebbe poco senso, se non si dicesse l&#8217;essenziale. Desiati lavora alla sua materia come sospeso a mezz&#8217;aria: da una parte c&#8217;è la realtà nuda e cruda, disincantata e feroce; dall&#8217;altra c&#8217;è un vento fantastico che la raccoglie e le dà un senso e, senza toglierle verità, le conferisce il ritmo e le movenze di un&#8217;antica fiaba, d&#8217;una canzone popolare, di un sussurro scambiato tra amanti nel buio.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">È questo amalgama stilistico, fra realismo e poesia, fra narrazione e folgorazione, che fa il bello della prosa del nostro giovane scrittore. Non stare né qui né lì, ma contemporaneamente da tutt&#8217;e due le parti. Può anche darsi che in certi brevi momenti l&#8217;amalgama si smagli e si avvertano cedimenti nel delicato organismo (o troppo realismo cronichistico, documentario e magari di denuncia o troppa invenzione gratuita in quanto oltre i limti delle situazioni e dei personaggi). Ma la soffice cantilena affabulatoria del narratore, il suo stare sopra le cose, guardarle dall&#8217;alto con affetto, e contemporaneamente dentro, nella loro buia, inquietante profondità, sovrasta tutto, e fa l&#8217;unità del libro. Ed è ciò che serve per goderselo come merita.</span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F21%2Fpane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia%2F&amp;linkname=Pane%2C%20amore%20e%20lotte.%20Il%20realismo%20poetico%20che%20racconta%20l%E2%80%99Italia" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F21%2Fpane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia%2F&amp;linkname=Pane%2C%20amore%20e%20lotte.%20Il%20realismo%20poetico%20che%20racconta%20l%E2%80%99Italia" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F21%2Fpane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia%2F&amp;linkname=Pane%2C%20amore%20e%20lotte.%20Il%20realismo%20poetico%20che%20racconta%20l%E2%80%99Italia" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F21%2Fpane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia%2F&amp;linkname=Pane%2C%20amore%20e%20lotte.%20Il%20realismo%20poetico%20che%20racconta%20l%E2%80%99Italia" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F21%2Fpane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia%2F&amp;linkname=Pane%2C%20amore%20e%20lotte.%20Il%20realismo%20poetico%20che%20racconta%20l%E2%80%99Italia" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F21%2Fpane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia%2F&amp;title=Pane%2C%20amore%20e%20lotte.%20Il%20realismo%20poetico%20che%20racconta%20l%E2%80%99Italia" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/">Pane, amore e lotte. Il realismo poetico che racconta l&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/21/pane-amore-e-lotte-il-realismo-poetico-che-racconta-litalia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quelle notti della taranta nell&#8217;Italia del boom</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/10/quelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/10/quelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 13:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[La terra del rimorso]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Marino Niola]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/08/10/quelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Ernesto de Martino, 50 anni fa, pubblicava La terra del rimorso. L&#8217;esordio dell&#8217;antropologia in Italia, e, assieme, il ritratto di un Sud ostaggio delle proprie superstizioni. Oggi, invece, tutto ciò è diventato modernità&#8230; di Marino Niola dal Venerdì di Repubblica del 5 agosto 2011 La taranta pizzica ancora, ma adesso il suo morso fa fare salti di gioia. E in... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/10/quelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/10/quelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom/">Quelle notti della taranta nell&#8217;Italia del boom</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><em><span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto de Martino</strong></span><span style="color: #000000;">, 50 anni fa, pubblicava </span></em><strong><span style="color: #993300;">La terra del rimorso</span></strong><span style="color: #000000;"><em>. L&#8217;esordio dell&#8217;antropologia in Italia, e, assieme, il ritratto di un Sud ostaggio delle proprie superstizioni. Oggi, invece, tutto ciò è diventato modernità&#8230;</em></span></span></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Marino Niola</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">dal <strong>Venerdì di Repubblica</strong> del 5 agosto 2011</span></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/tarantapinna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1853" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/tarantapinna-300x203.jpg" alt="tarantapinna" width="300" height="203" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">La taranta pizzica ancora, ma adesso il suo morso fa fare salti di gioia. E in <strong>Salento</strong> si balla senza rimorso. Quest&#8217;anno</span> <span style="color: #993300;"><strong>la Notte della Taranta</strong></span> <span style="color: #000000;">(dal 12 al 27 agosto), il più importante Festival europeo di musica tradizionale, si apre sotto il segno di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto de Martino</strong></span><span style="color: #000000;">. Che, esattamente cinquant&#8217;anni fa, pubblicò </span><span style="color: #993300;"><em>La terra del rimorso</em></span> (Il Saggiatore, pp. 412, euro 12), il libro che ha segnato la nascita dell&#8217;antropologia italiana e ha fatto del tarantismo il simbolo di un Mezzogiorno dell&#8217;anima. Stretto fra emigrazione e possessione, religione e superstizione. Memoria remota di un binario morto del progresso. Di un passato arcaico che restava impresso nei corpi sofferenti del popolo contadino. Nei gesti e nelle danze, nelle ossessioni e nelle devozioni di un&#8217;umanità lontana dalle grandi direttrici dello sviluppo industriale.</span></p>
<p>Una perturbante archeologia sociale che sopravviveva negli usi e costumi di quella corte dei miracoli che popolava il profondo Sud fino alla prima metà del Novecento. Dove una storia andata in polvere aveva lasciato il posto ad <span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-166"></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">un&#8217;antichità degradata, fatta di sopravvivenze umane e di relitti culturali. Come il </span><span style="color: #993300;"><strong>tarantismo</strong></span><span style="color: #000000;">, la danza della piccola taranta. Antidoto ritmico contro il male oscuro di una terra in transe. Che identificava i suoi dolori antichi e nuovi con il morso di un ragno immaginario, da curare con la pizzica, un ballo sfrenato, circolare che durava giorni e giorni fino allo sfinimento. E alla guarigione. Concessa per grazia di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>San Paolo</strong></span><span style="color: #000000;">, signore e padrone di tutte le tarantole. Fino al nuovo morso, che arrivava puntuale a un anno dal primo. Morso e rimorso. È questo l&#8217;inesorabile algoritmo del tarantismo.</span></span></p>
<p>Incomincia proprio nella terra di <strong>Puglia</strong> spaccata dal sole e dalla solitudine, come diceva <strong><span style="color: #ff0000;">Salvatore Quasimodo</span></strong><span style="color: #000000;">, la discesa di de Martino negli inferi di un Mezzogiorno che è al tempo stesso una ferita meridiana dell&#8217;essere e un labirinto personale. Un itinerario che si snoda tra le altezze rarefatte della ragione idealistica e le convulsioni ritmiche delle tarantolate salentine, tra la severità sussiegosa e distante dello storicismo crociano e l&#8217;immersione commossa nelle arcaiche profondità del Sud. Sono ragioni prima politiche e poi teoriche &#8211; due dimensioni che nella sua opera non si separeranno mai &#8211; a guidare il cammino del grande intellettuale napoletano oltre le colonne d&#8217;Ercole di Eboli, verso il finisterre salentino. Nel tacco dello Stivale il raffinato filosofo cresciuto alla scuola di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Benedetto Croce</strong></span><span style="color: #000000;">, trova quel che altri grandi antropologi come</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>C</strong><strong>laude Lévi-Strauss</strong></span> <span style="color: #000000;">e</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Bronislaw Malinowski</strong></span> <span style="color: #000000;">cercano in terre lontane. Una nuova coscienza dei limiti e delle virtù della propria civiltà. Un modo di guardare sé e la propria società nello specchio di una differenza abissale. Che espone il ricercatore al rischio di veder vacillare le proprie certezze, di rimettere in questione i fondamenti stessi della propria identità, del proprio ruolo.</span></p>
<p>Esattamente come accade a de Martino mentre ascolta la nenia funebre intonata da una lamentatrice scarmigliata e vestita di nero con suoni, parole e gesti da tragedia greca. Lungi dal considerare il pianto in metrica della donna come una pittoresca sopravvivenza pagana, il grande studioso si interroga piuttosto su se stesso e sul suo mondo, sullo scandalo di una faglia storica così profonda da rendere una sua concittadina, e contemporanea, lontana da lui quanto un&#8217;aborigena australiana. Oggetto di ricerca, se non di esperimento. Scheggia di un&#8217;altra storia non più nostra, avrebbe detto <span style="color: #ff0000;"><strong>Pasolini</strong></span><span style="color: #000000;">. Un&#8217;umanità oppressa, dove la magia aiuta gli uomini a far fronte alla precarietà dell&#8217;esistenza e rappresenta una medicina simbolica condivisa, contro quella che de Martino definisce, con termine preso in prestito da</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Heidegger</strong></span><span style="color: #000000;">, la crisi della presenza.</span></p>
<p>Insomma, tra gli indios americani o fra i contadini italiani, il viaggio antropologico è sempre e comunque un&#8217;uscita da sé, un distacco dai limiti angusti del proprio angolo di mondo per cercare, nelle alterità vicine e lontane, un&#8217;immagine più compiuta della propria condizione. A questa critica culturale de Martino contribuì anche con la fondazione della leggendaria «collana viola» di Einaudi, concepita insieme a <span style="color: #ff0000;"><strong>Cesare Pavese</strong></span><span style="color: #000000;">, con lo scopo dichiarato di sprovinciaIizzare la cultura italiana, stretta tra crocianesimo, marxismo e pensiero cattolico. Rendendo in questo modo finalmente accessibili autori proibiti come</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Carl Gustav Jung</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Kàroly Kerényi</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Mircea Eliade</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Marcel Mauss</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Émile Durkheim</strong></span><span style="color: #000000;">. Ma, quel che più conta, questa critica de Martino la sbattè in faccia all&#8217;Italia del miracolo economico, che si cullava nell&#8217;illusione delle magnifiche sorti e progressive, nell&#8217;escatologia del benessere, nell&#8217;incipiente religione del consumo. E che era improvvisamente costretta a contemplare con stupore orrificato le spose di San Paolo &#8211; così venivano soprannominate le donne morse dal ragno &#8211; che, vestite di bianco, roteavano freneticamente come dervisci sull&#8217;asse smarrito della loro esistenza. O saltavano come menadi sulle note ossessive di una tarantella suonata da musicisti sciamani. O si arrampicavano sull&#8217;altare di San Paolo a Galatina con l&#8217;agilità spiritata di ragni equilibristi. Salmodiando l&#8217;invocazione rituale che strappava il cuore degli astanti: «Ahi Santu Paulu meu de le tarante; facitece &#8216;a grazia a tutte quante».</span></p>
<p>Quello che de Martino mezzo secolo fa rivelava al paese con <span style="color: #993300;"><em>La terra del rimorso</em></span> <span style="color: #000000;">era il lato oscuro dello sviluppo, quella non-storia sofferente che offriva alla trasformazione del paese un doppio tributo: quello di chi emigrava e quello di chi restava. Spaesamento da una parte e povertà dall&#8217;altra. Le tarantolate erano storicamente e anagraficamente sorelle di </span><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><em>Rocco e i suoi fratelli </em></span></span><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000;">di <strong>Visconti</strong>, delle donne dolenti dei capolavori di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Rossellini</strong></span><span style="color: #000000;">, di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Germi</strong></span><span style="color: #000000;">, di</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Castellani</strong></span><span style="color: #000000;">. Ma anche della folla stracciata e sognante di</span> <span style="color: #ff0000;"><em>Miracolo a Milano</em></span><span style="color: #000000;">.</span></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em>La Terra del rimorso</em></span> <span style="color: #000000;">è un libro di antropologia, ma anche di letteratura. Ed è questo a renderlo, ora come allora, capace di parlare anche al grande pubblico. Con la forza degli argomenti, ma anche con la potenza delle immagini. Insomma è proprio la sua poetica a salvare de Martino dal rischio di rinchiudersi in uno specialismo arido, in una filologia accademica petulante, che dietro la maschera del rigore nasconde la frigidità del cuore e della mente. La sua officina antropologica non ha mai smesso di produrre pensiero. E pratiche sociali. Ispirando nei primi Anni Novanta la politica di giovani amministratori &#8211; uno per tutti</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Blasi</strong></span><span style="color: #000000;">, già sindaco di <strong>Melpignano</strong> (Lecce) &#8211; che, invece di vergognarsi di quell&#8217;eredità e di seppellire la tarantola sotto una coltre di cemento, hanno rovesciato il senso di quel passato trasformandolo in un bene culturale e in una chance di futuro. E così la</span> <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span><span style="color: #000000;">, esorcizzato finalmente il rimorso, ha fatto del ragno un simbolo positivo. Un modello di sviluppo che parla e pensa salentino. E la pizzica, che fu l&#8217;emblema del ritardo storico del Mezzogiorno, diventa il motore di un distretto culturale e turistico capace di coniugare tradizione e innovazione, identità locale e marketing, ecologia e benessere. Adesso, in un Sud che non vuole diventare Nord, il miracolo economico lo fa la taranta. Da buon socialista, anche <span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto de Martino</strong></span> ne sarebbe compiaciuto.</span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F10%2Fquelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom%2F&amp;linkname=Quelle%20notti%20della%20taranta%20nell%E2%80%99Italia%20del%20boom" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F10%2Fquelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom%2F&amp;linkname=Quelle%20notti%20della%20taranta%20nell%E2%80%99Italia%20del%20boom" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F10%2Fquelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom%2F&amp;linkname=Quelle%20notti%20della%20taranta%20nell%E2%80%99Italia%20del%20boom" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F10%2Fquelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom%2F&amp;linkname=Quelle%20notti%20della%20taranta%20nell%E2%80%99Italia%20del%20boom" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F10%2Fquelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom%2F&amp;linkname=Quelle%20notti%20della%20taranta%20nell%E2%80%99Italia%20del%20boom" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F08%2F10%2Fquelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom%2F&amp;title=Quelle%20notti%20della%20taranta%20nell%E2%80%99Italia%20del%20boom" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/10/quelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom/">Quelle notti della taranta nell&#8217;Italia del boom</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/10/quelle-notti-della-taranta-nellitalia-del-boom/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ho scritto un libro in dialetto. Anzi, in cinque o sei</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 15:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Andrej Longo]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/</guid>
		<description><![CDATA[<p>L&#8217;autore di Dieci, Andrei Longo, racconta il suo nuovo romanzo. Che è figlio di un&#8217;altra storia buttata via. La particolarità? Un idioma che mischia tutti i linguaggi del meridione: «me lo sognai di notte&#8230;» di Piero Melati dal Venerdì di Repubblica del 10 giugno 2011 [&#8230;]Tammorre scatenate, pizzica selvaggia. Il Sud talmente forte da travolgere la vita quotidiana, secondo un... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/">Ho scritto un libro in dialetto. Anzi, in cinque o sei</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>L&#8217;autore di </em>Dieci<em>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrei Longo</strong></span>, racconta il suo nuovo romanzo. Che è figlio di un&#8217;altra storia buttata via. La particolarità? Un idioma che mischia tutti i linguaggi del meridione: «me lo sognai di notte&#8230;»</em></span></p>
<p>di <strong>Piero Melati</strong></p>
<p>dal <strong>Venerdì di Repubblica</strong> del 10 giugno 2011</p>
<div id="attachment_1827" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/FotoLONGO.jpg"><img class="size-medium wp-image-1827" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/FotoLONGO-300x200.jpg" alt="Milano, 24-07-2007 LONGO Andrej, writer photo: © BASSO CANNARSA" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Milano, 24-07-2007<br />LONGO Andrej, writer<br />photo: © BASSO CANNARSA</p></div>
<p>[&#8230;]Tammorre scatenate, pizzica selvaggia. Il Sud talmente forte da travolgere la vita quotidiana, secondo un motto di Schnitzerl, scrittore e medico (Come Céline), scrutatore di arcani che che come autostrade vanno e vengono dal corpo alla psiche: «Nessun sogno è mai stato soltanto un sogno» diceva. Come è vero, nel caso di <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrej Longo</strong></span>, l&#8217;abitante del reame ignoto, al suo quinto libro, terzo per Adelphi. Si chiama <span style="color: #993300;"><em>Lu campo di girasoli</em></span> e ha avuto una gestazione singolare. A dire poco. Longo è un <em>outsider</em>. Non frequenta giri di scrittori, vive al di fuori dei circoli accademici, nonostante abbia tutti i numeri: laureato al Dams, esordio su Meridiano Zero, seconda uscita per Rizzoli, due volumi per Adelphi. Nel mezzo, ha preferito mettersi a fare pizze <span id="more-174"></span>e spegnere spesso il cellulare. L&#8217;editore aspettava una sua nuova opera. Lui la consegna nell&#8217;inverno scorso. Ne sembra convinto. L&#8217;editore dice ok. E invece prima di Natale lo scrittore blocca tutto. Voglio lavorarci ancora, dice. «Ma più passava il tempo, meno avevo voglia di lavorarci sopra».</p>
<p>Certe notti. Una alla vigilia di Natale, per esempio. Andrej (nome imposto dal padre in omaggio a Tolstoi) dorme. E si sogna quella storia. E quella lingua. «Mi era capitato un altro paio di volte, di sognare cose strane. Mi sveglio, scrivo una paginetta con la trama. Ma che è &#8216;sta lingua che mi viene? Un po&#8217; pugliese, un po&#8217; napoletano, un poco siciliano&#8230; meglio che la annoto, mi dico. E meno male che l&#8217;ho fatto, che poi al risveglio non me la ricordavo più. La musica, invece, l&#8217;ho trovata subito. Un video con le pizziche. Una roba come la taranta. In quindici giorni avevo la prima stesura del libro. Scritto in una lingua antica. Ma era un delirio, non aveva regole grammaticali, ho passato un altro mese a rimettere tutto a posto. Un amico mi ha insegnato i mecanismi grammaticali, li ho seguiti seguendo poi le regole interne a ogni lingua. A metà febbraio ho consegnato il libro nuovo».</p>
<p><strong>Ena Marchi</strong>, editor di Adelphi, gli ha detto: «Vorrei essere una mosca nella stanza di <strong>Roberto Calasso</strong> mentre ti legge&#8230;». Dopo una settimana l&#8217;editor decide di stamparlo. Sembra una favola. Arcana anche nel plot. Una <em>vuaglioncella</em>, <strong>Caterina</strong>, si innamora di <strong>Lorenzo</strong>, figlio di scarparo. Ma <strong>Rancio Fellone</strong>, figlio del più ricco del paese, si oppone. Lorenzo suona la <em>tammorra</em>. Lo scenario è la festa di San Vito, quando tutta la comunità è pronta a scatenarsi nella pizzica e a a bere il vino <em>Primitivo</em>. I due innamorati verranno salvati da <strong>Dummenico</strong>, operaio disoccupato, e dal <strong>Professore</strong>, un tardo comunista, che hanno appena rapinato il banco lotto con una pistola giocattolo. Elusivo come il suo sogno, Longo respinge ogni paragone. «I film di Frank Capra, tipo <em>Angeli con la pistola</em>? Per carità, sono capolavori. Ma troppo buoni. <em>La sirena</em> di Tomasi di Lampedusa? No. Quello è il fantastico».</p>
<p>E allora? «La mia sembra una storia antica ma è di oggi. Io aspiro alla semplicità senza essere banale. Questa volta, però, mi sono chiesto: questa storia la posso raccontare in italiano? No. In napoletano? Non riguarda solo una città. È una storia del Sud, antica e moderna insieme. Non potevo immaginarla in un&#8217;altra lingua. Sono nate insieme, la storia e la sua lingua. Dentro c&#8217;è una forma di ribellione di tipo moderno. A metà strada tra ribellione individuale e collettiva. L&#8217;unione delle ribellioni dei protagonisti riesce a ottenere una piccola vittoria. Quelle individuali non erano riuscite. L&#8217;unione porta invece una soluzione positiva».</p>
<p>Una fiaba nera. A lieto fine. Raccontata in una lingua nuova. [&#8230;]</p>
<p>Il doppio sogno meticcio di <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrej Longo</strong></span>, invece, è durato una notte. Ed è bastato un mese e mezzo perché dal Sud Italia bagnasse l&#8217;Africa. Sarà infatti <strong><em>lu niru</em></strong>, nel finale, a riportare il bottino della rapina a Dumminico e al Professò. Lo divideranno in tre. «&#8221;Professò&#8221; dicette Dumminico &#8220;ma picché lu chiamano terzo munno?&#8221;. &#8220;Picché lu quartu siamo noi&#8221; lo rispose lu Professore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una mia prima riflessione a caldo su questo libro si può trovare qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/09/08/un-nuovo-romanzo-pizzicato/">Un nuovo romanzo &#8220;pizzicato&#8221;</a></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F06%2F11%2Fho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei%2F&amp;linkname=Ho%20scritto%20un%20libro%20in%20dialetto.%20Anzi%2C%20in%20cinque%20o%20sei" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F06%2F11%2Fho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei%2F&amp;linkname=Ho%20scritto%20un%20libro%20in%20dialetto.%20Anzi%2C%20in%20cinque%20o%20sei" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F06%2F11%2Fho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei%2F&amp;linkname=Ho%20scritto%20un%20libro%20in%20dialetto.%20Anzi%2C%20in%20cinque%20o%20sei" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F06%2F11%2Fho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei%2F&amp;linkname=Ho%20scritto%20un%20libro%20in%20dialetto.%20Anzi%2C%20in%20cinque%20o%20sei" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F06%2F11%2Fho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei%2F&amp;linkname=Ho%20scritto%20un%20libro%20in%20dialetto.%20Anzi%2C%20in%20cinque%20o%20sei" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F06%2F11%2Fho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei%2F&amp;title=Ho%20scritto%20un%20libro%20in%20dialetto.%20Anzi%2C%20in%20cinque%20o%20sei" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/">Ho scritto un libro in dialetto. Anzi, in cinque o sei</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/11/ho-scritto-un-libro-in-dialetto-anzi-in-cinque-o-sei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Quel giorno Wojtyla mi disse: tramandate i canti del folklore&#8221;</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 May 2011 19:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Sparagna]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Orazio La Rocca]]></category>
		<category><![CDATA[Wojtyla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Intervista con il cantante Ambrogio Sparagna, che racconta per la prima volta un colloquio con l&#8217;allora pontefice: &#8220;Ci sentì suonare a Loreto nel 1996 e volle che gli spiegassi tutto su pizzica e tarantella&#8221;. Canzoni di origini antiche, al confine con l&#8217;idolatria? &#8220;Lui mi disse: è cultura popolare e non va dispersa&#8221; di Orazio La Rocca da www.roma.repubblica.it del 30... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/">&#8220;Quel giorno Wojtyla mi disse: tramandate i canti del folklore&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>Intervista con il cantante <span style="color: #ff0000;"><strong>Ambrogio Sparagna</strong></span>, che racconta per la prima volta un colloquio con l&#8217;allora pontefice: &#8220;Ci sentì suonare a Loreto nel 1996 e volle che gli spiegassi tutto su pizzica e tarantella&#8221;. Canzoni di origini antiche, al confine con l&#8217;idolatria? &#8220;Lui mi disse: è cultura popolare e non va dispersa&#8221;</em></span></p>
<p>di <strong>Orazio La Rocca</strong></p>
<p>da <a href="http://www.roma.repubblica.it">www.roma.repubblica.it</a> del 30 aprile 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/05/papaballi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1810" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/05/papaballi-300x153.jpg" alt="papaballi" width="300" height="153" /></a>Città del Vaticano &#8211; &#8220;Tarantella, pizzica, canti e balli della tradizione contadina&#8221;. <span style="color: #993300;"><strong>Giovanni Paolo II</strong></span> ne era fortemente attratto, come lui stesso confessò in una improvvisata udienza concessa ad <span style="color: #ff0000;"><strong>Ambrogio Sparagna</strong></span>, il più popolare folksinger italiano, alla fine di un concerto di musiche popolari con cui si concluse il raduno internazionale giovanile a carattere europeo organizzato dalla Chiesa italiana a Loreto nel 1996. Sparagna non lo ha mai detto in pubblico. &#8220;E&#8217; un ricordo bellissimo che ho sempre custodito con gelosia per una forma di <span id="more-180"></span>rispetto e di riconoscenza verso un grande pontefice che ora giustamente ascende agli onori degli altari per essere venerato come beato&#8221;, spiega il cantante, che in occasione del primo maggio &#8211; la stessa giornata della grande festa in piazza San Pietro per la beatificazione di papa Wojtyla &#8211; terrà un concerto all&#8217;Auditorium parco della Musica di Roma.</p>
<p><em>Ambrogio Sparagna, perché in 15 anni da quella udienza improvvisata non ha mai rivelato a nessuno che il Papa venuto dall&#8217;est era anche un appassionato di musiche popolari e che nutriva un grande interesse per balli legati alla più profonda tradizione contadina italiana come la tarantella e la pizzica?</em></p>
<p>&#8220;Da parte mia è stata una scelta di rispetto verso Giovanni Paolo II. Rivelare quello che ci dicemmo in quell&#8217;incontro, che si svolse fuori dai canoni dell&#8217;ufficialità e senza preavvisi, sarebbe stato un gesto poco elegante, anche se penso che, considerando che Karol Wojtyla in gioventù era stato attore e brillante poeta, forse non si sarebbe scandalizzato per niente se l&#8217;opinione pubblica avesse saputo del suo interesse verso il folk ed i balli popolari&#8221;.</p>
<p><em>Ma come avvenne quell&#8217;incontro?</em></p>
<p>&#8220;Era il 1996. Col mio gruppo, formato tra l&#8217;altro da un centinaio di elementi tra musicisti e ballerini, ci esibimmo sul palco, col Papa presente, alla fine del raduno giovanile di Loreto. Noi presentammo quasi tutto il nostro repertorio di canti e balli popolari, che avevano il loro momento forte e coinvolgente con i balli di tarantelle e di pizziche tipiche della tradizione contadina meridionale. Giovanni Paolo II ci seguì con grande attenzione, applaudendo più volte le nostre esibizioni. Alla fine del concerto si mostrò molto compiaciuto. Quando lo andammo a salutare ci accolse con simpatia, quasi come un amico&#8221;.</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>A lei, poi, concesse anche una udienza privata.</em></span></p>
<p>&#8220;Non sono un esperto di protocolli pontifici e non saprei dire, a distanza di 15 anni, se il mio successivo incontro col pontefice fu una udienza nel senso classico del termine. La verità è che, mentre stavo scendendo dal palco insieme ai miei colleghi, fui raggiunto da un ecclesiastico che mi chiese di tornare indietro perché il Papa voleva parlare un po&#8217; con me. Naturalmente, quasi mi precipitai presso il Santo Padre, che era circondato di altri ecclesiastici e dignitari. Quando mi vide, lasciò tutti e mi fece accomodare vicino a lui&#8221;.</p>
<p><em>E Wojtyla cosa le chiese?</em></p>
<p>&#8220;Con mia grande sorpresa, oltre ai complimenti per il concerto, mi fece una serie di domande sul nostro repertorio, sulla natura delle musiche popolari che aveva sentito e sui balli tradizionali italiani. Altra grande sorpresa, volle sapere tutto sulla tarantella e la pizzica, chiedendomi le origini di queste danze, il loro significato, perché fanno parte della tradizione meridionale del nostro Paese&#8230; Ad ogni mia spiegazione, lui annuiva compiaciuto e rispondeva &#8216;interessante, veramente interessante!&#8217;. Mostrò altrettanto interesse anche sul fatto che le tarantelle in genere sono legate a tradizioni e credenze antichissime, che a volte sfioravano anche forme di idolatria e di demonizzazioni&#8221;.</p>
<p><em>Come reagì quando seppe che molti balli tradizionali affondano le radici in forme di fedi non in linea con i canoni della Chiesa cattolica?</em></p>
<p>&#8220;E&#8217; cultura popolare, mi rispose più volte, &#8216;una cultura che è bene che non vada dispersa perché ha formato intere generazioni di uomini e donne con le parole, la musica, i balli e l&#8217;arte&#8217;. Si complimentò col mio lavoro di musicista folk, mi incoraggiò ad andare avanti nella promozione della musica popolare contadina e mi benedisse. Io seppi dire solo &#8216;grazie Santità&#8217;. Lo dissi allora e lo ripeto oggi, grazie Santità, in occasione della sua beatificazione&#8221;.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;linkname=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2011%2F05%2F02%2Fquel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore%2F&amp;title=%E2%80%9CQuel%20giorno%20Wojtyla%20mi%20disse%3A%20tramandate%20i%20canti%20del%20folklore%E2%80%9D" id="wpa2a_10">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/">&#8220;Quel giorno Wojtyla mi disse: tramandate i canti del folklore&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2011/05/02/quel-giorno-wojtyla-mi-disse-tramandate-i-canti-del-folklore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’ultima sigaretta. L’Italia dice addio alla Manifattura Tabacchi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/lultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/lultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 19:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[canti e racconti di lavoro e di lotta del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[tabacco]]></category>
		<category><![CDATA[Tricase]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=1962</guid>
		<description><![CDATA[<p>Era rimasta una sola fabbrica. Chiuderà il 31 dicembre. E con lei scompare anche un pezzo della nostra storia di Paolo Russo da Repubblica del 19 dicembre 2010 Lecce. “Trentuno dicembre 1890. U.S.”. Zeno Cosini avrebbe appuntato così, su suo calendario, l’ultimo dell’anno di oltre un secolo fa. Una data simbolica, l’ideale per una promessa solenne che l’alter ego di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/lultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/lultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi/">L’ultima sigaretta. L’Italia dice addio alla Manifattura Tabacchi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Era rimasta una sola fabbrica. Chiuderà il 31 dicembre. E con lei scompare anche un pezzo della nostra storia</em></span></p>
<p>di <strong>Paolo Russo</strong></p>
<p>da <strong>Repubblica</strong> del 19 dicembre 2010</p>
<p><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/url-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1963" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/url-2-300x154.jpg" alt="url-2" width="300" height="154" /></a>Lecce</strong>. “Trentuno dicembre 1890. U.S.”. Zeno Cosini avrebbe appuntato così, su suo calendario, l’ultimo dell’anno di oltre un secolo fa. Una data simbolica, l’ideale per una promessa solenne che l’alter ego di Italo Svevo non mantenne mai. Il giorno dell’ultima sigaretta (U.S.) fumata.</p>
<p>“Trentuno dicembre 1890. U.S.”. Centoventi anni dopo il giorno dell’ultima sigaretta, infine, è arrivato. Non è il vano giuramento dell’ultimo fumatore incallito ma una data altrettanto simbolica: nella notte di San Silvestro l’Italia produrrà la sua ultima sigaretta. Dal primo gennaio 2011, con la chiusura dello stabilimento di <strong>Lecce</strong>, verrà infatti dimessa l’ultima manifattura italiana del tabacco. Non è solo l’apice del velocissimo tracollo di un settore industriale considerato inaffondabile. Di duecento anni di storia ci restano decine di canti popolari e foto in bianco e nero. La pelle arsa dal sole dei raccoglitori di tabacco. Le foglie gialle stese ad essiccare che dipingevano l’autunno delle campagne.</p>
<p>E le foto delle antiche manifatture, un tempo pullulanti di donne dedite ad arrotolare sigarette con un rapido gesto delle mani, oggi <span id="more-1962"></span>pezzi di archeologia industriale. Ma quella della produzione del tabacco in Italia è anche una storia di di battaglie sindacali e conquideste sociali. «Nel dopoguerra un pezzo della società italiana era interamente costruito intorno alla cultura del tabacco –racconta il sociologo Franco Chiarello-. In particolare in alcune aree del Mezzogiorno, come il Salento, le manifatture tabacchi rappresentavano quello che la Fiat rappresentava per Torino. Con una peculiarità: fu con la lavorazione del tabacco che le donne ottennero un ruolo stabile e importante nel mercato del lavoro». Un diritto conquistato a suon di battaglie, le prime in Italia a vedere come principali o uniche protagoniste le operaie. «Se alcune manifatture costituivano un modello di welfare avanzatissimo, con le prime forme di asili nido aziendali e la pausa dedicata all’allattamento – ricorda ancora Chiarello – in altri opifici le tabacchine si misero a capo di manifestazioni di protesta che in alcuni casi sfociarono nel sangue». A Tricase, in provincia di Lecce, nel 1935 lo sciopero delle operaie della manifattura tabacchi costò la vita a cinque persone.</p>
<p>Le operaie con le mani sporche di tabacco furono anche le prime donne in Italia a conquistare uno scranno in parlamento. Celebre, nella cultura sindacale, è la figura di Adele Bei che da operaio di una manifattura tabacchi di Cantiano divenne l’unica rappresentante femminile dell’Assemblea costituente. Gli eredi di quelle tabacchine sono stati gli oltre cinquemila operai che fino al 2000 lavoravano nelle ventuno manifatture tabacchi di proprietà del Monopolio dello Stato. Già dagli anni Sessanta non erano più le mani delle donne ad arrotolare le bionde. L’industrializzazione aveva cancellato profumi e tradizioni ma aumentato la capacità produttiva. Fino a pochi anni fa l’Italia era considerata uno dei leader mondiali del mercato. L’apice è stato raggiunto nel 2002, quando fu superata la quota di cento miliardi di sigarette prodotte. Cinque miliardi di pacchetti, quasi uno per ogni abitante del pianeta. L’inizio della fine coincise proprio con quella data simbolo. Il governo italiano, dopo aver concentrato in sette manifatture la produzione delle ventuno aziende, mise sul mercato l’intero comparto. Privatizzazione. Una parola che in quel periodo andava di gran moda. Nel 2003 ad aggiudicarsi le fabbriche italiane del fumo fu la British American Tabacco. La potentissima multinazionale delle sigarette, produttrice di trecento marchi tra cui Lucky Strike e Pall Mall, mise sul piatto 2,3 milioni di euro. Il più grande investimento che una società estera abbia mai compiuto in Italia.</p>
<p>Le premesse per la crescita del settore c’erano tutte. E invece la Bat una dopo l’altra ha chiuso o dimesso tutte le fabbriche italiane. Sette manifatture tabacchi chiuse (o destinate ad altro) in sette anni. Gli stabilimenti di Lucca e Cava dei Tirreni sono stati ceduti alla società Menifatture sigaro toscano e oggi non producono più sigarette. Le manifatture di Bologna, Rovereto e Scafati sono state semplicemente chiuse e la stessa fine spetterà il 1 dicembre prossimo a Lecce. In meno di dieci anni l’unica fabbrica di sigarette sulle ventuno presenti in Italia nel 2002 è rimasta quella di Chiaravalle, Ancona, ceduta dalla Bat alla Manifattura italiana tabacchi, una piccola realtà titolare di marchi nostrani per fumatori nostalgici: Futura, Linda e 821. Ma insieme ai prodotti di nicchia sfornati dalla Yesmoke di Torino, oggi copre appena lo 0,3 per cento del mercato italiano. Se nel 2002 le sigarette prodotte in Italia furono 100 miliardi, nel 2011 saranno trecento milioni. Quattro volte meno di un pacchetto a testa per ogni italiano.</p>
<p>Inutile dirlo: ogni chiusura o riconversione di queste sette antiche manifatture accompagnata dalle proteste e dalle lacrime di dipendenti e istituzioni. E ovviamente il bagaglio di storie, testimonianze, ricordi e canti popolari non ha salvato queste realtà dalla logica del mercato.</p>
<p>«Chiudiamo perché c’è un eccesso di produzione nel mondo, chiudiamo perché produrre qui costa più che nel resto del mondo», hanno spiegato a Lecce i dirigenti della British America Tabacco. Ed è stato lo stesso discorso utilizzato in tutte le sette operazioni della piazza italiana. La globalizzazione è riuscita ad annientare un settore industriale che aveva resistito anche alla terribile concorrenza sleale del contrabbando anni Ottanta. «La Bat non ha licenziato nessuno. Tutti i vecchi operai sono stati ricollocati in altre aziende che hanno rilevato e riconvertito i poli industriali delle sigarette», precisano i manager del tabacco. A Lecce gli eredi delle tabacchine lavoreranno in un call center. A Bologna la manifattura tabacchi sarà riconvertita in cittadella della ricerca. Il posto di lavoro è salvo. La memoria, un po’ meno.</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per approfondimenti:</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sulla memoria delle lotte delle tabacchine e sulla &#8220;rivolta di Tricase del 15 maggio 1935&#8243;: </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=7&amp;id_recensione=7"><em>Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d&#8217;Otranto</em></a> (ed. Aramirè 2005)</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Un cd/libro contenente uno spettacolo sugli stessi temi, con i canti del tabacco e delle tabacchine:<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/10/29/memorie-della-terra-racconti-e-canti-di-lavoro-e-di-lotta-del-salento-il-cdlibro/"><em> Memorie della terra. Canti e racconti di lavoro e di lotta nel Salento</em></a> (ed. Squilibri 2010)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Flultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20sigaretta.%20L%E2%80%99Italia%20dice%20addio%20alla%20Manifattura%20Tabacchi" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Flultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20sigaretta.%20L%E2%80%99Italia%20dice%20addio%20alla%20Manifattura%20Tabacchi" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Flultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20sigaretta.%20L%E2%80%99Italia%20dice%20addio%20alla%20Manifattura%20Tabacchi" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Flultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20sigaretta.%20L%E2%80%99Italia%20dice%20addio%20alla%20Manifattura%20Tabacchi" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Flultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ultima%20sigaretta.%20L%E2%80%99Italia%20dice%20addio%20alla%20Manifattura%20Tabacchi" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Flultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi%2F&amp;title=L%E2%80%99ultima%20sigaretta.%20L%E2%80%99Italia%20dice%20addio%20alla%20Manifattura%20Tabacchi" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/lultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi/">L’ultima sigaretta. L’Italia dice addio alla Manifattura Tabacchi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/lultima-sigaretta-litalia-dice-addio-alla-manifattura-tabacchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vittorio Bodini torna in Puglia</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/vittorio-bodini-torna-in-puglia/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/vittorio-bodini-torna-in-puglia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 08:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Bene]]></category>
		<category><![CDATA[Girolamo Comi]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Desiati]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Bodini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/12/19/vittorio-bodini-torna-in-puglia/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Le spoglie nel cimitero di Lecce. Domenica ricorre il quarantesimo anniversario della morte e sarà un´occasione importante per poterlo ricordare e farlo conoscere a chi non lo ha mai letto di Mario Desiati da www.repubblica.it del 17 dicembre 2010Vittorio Bodini è tornato in Puglia in questi giorni. Le spoglie del poeta mercoledì sono state trasferite a Lecce, la sua città,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/vittorio-bodini-torna-in-puglia/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/vittorio-bodini-torna-in-puglia/">Vittorio Bodini torna in Puglia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Le spoglie nel cimitero di Lecce. Domenica ricorre il quarantesimo anniversario della morte e sarà un´occasione importante per poterlo ricordare e farlo conoscere a chi non lo ha mai letto</em></span></span></p>
<p>di <strong>Mario Desiati</strong></p>
<p>da <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/17/news/vittorio_bodini_torna_in_puglia_sar_sepolto_accanto_a_schipa-10303058/">www.repubblica.it</a> del 17 dicembre 2010<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/074234075-5c43cf3b-6f81-495a-a69e-7ae9676d419b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1760" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/074234075-5c43cf3b-6f81-495a-a69e-7ae9676d419b-221x300.jpg" alt="074234075-5c43cf3b-6f81-495a-a69e-7ae9676d419b" width="221" height="300" /></a><span style="color: #800000;"><strong>Vittorio Bodini</strong></span> è tornato in <strong>Puglia</strong> in questi giorni. Le spoglie del poeta mercoledì sono state trasferite a <strong>Lecce</strong>, la sua città, e saranno tumulate accanto a quelle di Tito Schipa. Il 19 dicembre ricorrerà il quarantesimo anniversario della morte e sarà un´occasione importante per poterlo ricordare e farlo conoscere a chi non lo ha mai letto. Nato a Bari, ma cresciuto nel Salento, spagnolo d´adozione, <strong><span style="color: #800000;">Vittorio Bodini</span></strong> figura tra i maggiori poeti del secolo scorso e rappresenta una delle voci letterarie più importanti della nostra terra. Inizialmente fu conosciuto a livello nazionale per il suo lavoro sulla letteratura spagnola.</p>
<p>Un insegnamento di cui nel 1950 ricoprì la cattedra presso l´Università di Bari. La sua poesia oggi è diventata per chiunque si occupi di arte, cinema e letteratura nel nostro territorio, una delle ragioni di questo immaginario vincente della Puglia. <span style="color: #800000;"><strong>Bodini</strong></span> insieme a <span style="color: #800000;"><strong>Carmelo Bene </strong></span>e <span style="color: #800000;"><strong>Girolamo Comi</strong></span> è tra i padri della nostra coscienza letteraria.</p>
<p>Nei versi di una sua poesia della <span style="color: #ff0000;"><em>Luna dei Borboni</em></span> (Besa editore) ci sono i frammenti che compongono il mosaico dell´Heimat pugliese: i colori, il paesaggio, la cornice campestre, i frutti della terra e infine la nostra identità. <em>Cade a pezzi a quest´ora sulle terre del Sud/ un tramonto da bestia macellata/ L´aria è piena di sangue/ e gli ulivi, e le foglie del tabacco/ e ancora non s´accende un lume</em>. Da versi sanguinosi e dolenti come <span id="more-197"></span>questi nasce un´idea del luogo natale che scuote e commuove sia chi è nato e cresciuto a Sud, ma anche chi è vissuto e poi partito. A quarant´anni dalla sua scomparsa, l´editore <strong>Livio Muci </strong>con la sua casa editrice <strong>Besa</strong> e il critico letterario <strong>Antonio Mangione</strong> che dirige la collana bodiniana, hanno ripubblicato l´opera di <strong><span style="color: #993300;">Vittorio Bodini</span></strong>. Il poeta leccese è autore di culto nei nostri confini, ma ancora troppo poco conosciuto al di là della Daunia. Dal Capo sino all´Ofanto ci sono stati importanti convegni, affollati reading, ma ancora <strong><span style="color: #993300;">Bodini</span></strong> rappresenta un autore tabù per le antologie ufficiali. Paga una sua attitudine alla rissa: <span style="color: #800000;"><strong>Bodini</strong></span> sentiva di condividere con il suo santo di appartenenza, il focoso <strong>San Giuseppe di Copertino</strong>, la potenza e l´irruenza. Il non mandarle a dire era una vena importante del carattere del poeta che dedicò al santo un verso nella Luna dei Borboni: &#8220;<em>Un santo rissoso vola tra gli alberi</em>&#8220;.</p>
<p>Bodini è simbolo della nostra terra, l´autore di una strofa popolarissima, che tanti emigrati dell´ultima generazione conoscono, ma che non riescono ad associare ancora al suo autore: <em>Tu non conosci il Sud, le case di calce/ da cui uscivamo al sole come numeri /dalla faccia d´un dado…</em> Il tu non conosci il Sud può anche rappresentare un motto, il segno fondante in questi anni, di un Sud Italia con la lettera minuscola che spesso viene umiliato, costretto a vergognarsi e nascondersi. Ci vorrebbe una provocazione urgente, ma forse basta anche un piccolo gesto, legato alla coscienza dell´origine. I genitori che hanno i loro figli che sono partiti spesso preparano grandi pacchi e cesti di pasta, confetture, barattoli di prelibatezze sotto olio, gli immancabili taralli, eppure tra i tanti pezzi di Meridione che uno vorrebbe portarsi su, c´è sempre il mare, l´odore della campagna, i frantumi dei muretti a secco, un frammento di terra su cui hai camminato quando eri un bambino.</p>
<p>Se pensi a Bodini si può fare, basta mettere un suo libro di poesie dentro un cesto che viaggia da Sud a Nord assieme alle vivande: ci saranno i suoi versi e i suoi colori, che poi sono i nostri, quelli che ci accompagnano sempre. A maggior ragione adesso che lui è tornato qui. A casa.</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Fvittorio-bodini-torna-in-puglia%2F&amp;linkname=Vittorio%20Bodini%20torna%20in%20Puglia" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Fvittorio-bodini-torna-in-puglia%2F&amp;linkname=Vittorio%20Bodini%20torna%20in%20Puglia" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Fvittorio-bodini-torna-in-puglia%2F&amp;linkname=Vittorio%20Bodini%20torna%20in%20Puglia" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Fvittorio-bodini-torna-in-puglia%2F&amp;linkname=Vittorio%20Bodini%20torna%20in%20Puglia" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Fvittorio-bodini-torna-in-puglia%2F&amp;linkname=Vittorio%20Bodini%20torna%20in%20Puglia" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F19%2Fvittorio-bodini-torna-in-puglia%2F&amp;title=Vittorio%20Bodini%20torna%20in%20Puglia" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/vittorio-bodini-torna-in-puglia/">Vittorio Bodini torna in Puglia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/19/vittorio-bodini-torna-in-puglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Napoli &#232; la musica. Viaggio nel tempo con de Simone</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/napoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/napoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 23:06:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Mimmo Jodice]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Compagnia di Canto Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto De Simone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/12/18/napoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Dopo trent’anni l’artista pubblica una nuova e più ricca edizione del suo lavoro sulla canzone popolare campana. Un lavoro imponente, accompagnato da dette cd, condotto in solitudine: «L’assenza delle istituzioni è una vergogna» dal Venerdì di Repubblica del 17 dicembre 2010 Per chi era giovane negli anni Settanta erano I sette microsolchi di Roberto de Simone. Per i ragazzi di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/napoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/napoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone/">Napoli &egrave; la musica. Viaggio nel tempo con de Simone</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Dopo trent’anni l’artista pubblica una nuova e più ricca edizione del suo lavoro sulla canzone popolare campana. Un lavoro imponente, accompagnato da dette cd, condotto in solitudine: «L’assenza delle istituzioni è una vergogna»</span></em></p>
<p>dal<strong> Venerdì di Repubblica</strong> del 17 dicembre 2010</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/url-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1753" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/url-1-300x225.jpg" alt="url-1" width="300" height="225" /></a></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Per chi era giovane negli anni Settanta erano <em>I sette microsolchi </em>di <strong>Roberto de Simone</strong>. Per i ragazzi di oggi e domani sarà <em>Son sei sorelle</em>. Dopo trentun anni, grazie all’editore Squilibri e all’Accademia di Santa Cecilia, torna alla luce il tesoro di musica popolare che l’etnomusicologo e compositore napoletano aveva pubblicato per la prima volta nel 1979.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">All’epoca, il progetto includeva sette vinili di mezz’ora ciascuno, ai quali erano allegati pochi apunti tecnici. Stavolta la documentazione si moltiplica: un cofanetto di sette cd (tanti gli inediti registrati nelgi anni Ottana e Novanta), e un libro che racconta le ricerche sul campo, le caratteristiche dei canti e dei loro esecutori, nonché le tipologie dei diversi strumenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Son sei sorelle – rituali e canti della tradizione in Campania</em>, può essere stimata come l’opera omnia di<span id="more-199"></span> de Simone, ma non è il suo testamento: «Questo progetto sintetizza quarant’anni di lavoro» racconta il maestro, «sentivo la necessità di ripubblicarlo perché volevo comunicare a tutti questa ricerca sull’identità napoletana. Magari servirà a costruire un progetto politico e sociale in chiave gramsciana. Cosa che le istituzioni locali hanno sempre evitato. Negli ultimi quindici anni Bassolino e i suoi hanno badato a resuscitare una effimera festa di Piedigrotta con Carreras e Elton John ma non ad accompagnare un viaggio-analisi nelle musiche, nella lingua e nella cultura popolare come fa questa collezione di dischi. Mi dispiace che che un’editore e un’accademia romani siano i soli ad aver preso a cuore l’idea. Non volevo mica denaro per me, ma che la Regione non figuri fra i partner è un segno di vergogna storica».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Settentasette anni, intatta la verve polemica. Altrettanto la creatività, che il 21 gennaio porterà il musicista al San Carlo con l’<em>Olimpiade</em> di Pergolesi, una sua revisione che inaugura la stagione d’opera. Altro progetto, che prossimamente vedrà impegnato il co-fondatore della <strong>Nuova Compagnia di Canto Popolare</strong> (1969), autore dell’osannata <strong><em>Gatta Cenerentola</em></strong> (1976), saranno un libro e un dvd sui canti di dolore della Via Crucis di Minori. «Un’avventura legata alla coralità, che documenterà i riti della settimana pasquale. Il video è indispensabile per evitare una lettura parziale del fenomeno, anche perché in costiera o nel Cilento ci sono alcuni tra i canti più rari».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">E di rarità si compone la riedizione di <em>Son sei sorelle</em>, supportata dalle fotografie di <strong>Mimmo Jodice</strong>. «Le prime ricerche le feci negli anni Sessanta, con apparecchi rudimentali» ricorda de Simone «a mano a mano mi hanno affiancato alcune spie (fra queste il drammaturgo Annibale Ruccello), che si recavano sui luoghi e cercavano i cantori. Poi insieme ci siamo chiusi in sala di registrazione, perché pensavo che la pulizia sonora del mezzo moderno avrebbe giovato all’ascolto e all’estetica. Ciò avveniva sempre nei giorni di festa, perché gli esecutori sentissero davvero nel profondo il momento del rito, senza forzature intellettuali. Anzi: spesso davanti al mixer i canti diventavano danze collettive. Mangiavamo pane e vino, si ricreava la festa, il banchetto cantato con una coreutica esplicita. Quando le paranze erano più numerose ero io che andavo da loro. Ricordo che una volta riscostruimmo addirittura un carro e lo mettemmo su una strada non asfaltata a Somma Vesuviana, poiché i carrettieri per cantare avevano bisogno della loro dimensione reale. O quando registrai in un ristorante avellinese il <em>Rosario carnevalesco</em>, tra parolacce, doppi sensi e risate».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Sesso, invocazioni di grazia, barzellette in rima. E ancora: saltarelli nuziali, canti lirici di vendemmia, ritmo di morte e di pastellessa, canti di carcerati e per le sette madonne, in particolare per quella di Montevergine, la Madonna nera. «Un repertorio che fa capo a un mondo completamente scomparso» sottolinea de Simone, «così come sono defunte le feste. Tanti, oggi, si atteggiano a schiaffeggiare il tamburo in eventi modaioli, ma manca quella collettività, quei valori comunitari. Quel vissuto di religiosità che possa restituire un puro linguaggio sonoro affinché si produca la socializzazione della musica. Quei canti rituali non sono qualcosa che si inventa. Derivano da un canzoniere di varianti che è impossibile eseguire senza averli praticati per venti o trent’anni. Un po’ come avviene nel jazz: c’è la tradizione, si, ma si improvvisa solo quando quel mondo ti appartiene nelle viscere. Ecco perché gli interpreti – cito Giovanni Coffarelli, Giulia Ciletti, Antonio Torre, Rosa Noverino – sono a loro volta esecutori-compositori di brani irripetibili. Esiste una sola versione una, di ogni loro <em>fronna</em> o ninna nanna, talvolta con esasperate emissioni vocali e prive di una perfetta espressione tecnica. Ma indiscutibilmente vere a livello linguistico, perché il canto rivela un momento panico. È per questo che <em>Son sei sorelle,</em> in qualche modo, diventa la celebrazione dell’assenza».</span></p>
<p>Per leggere la scheda del libro cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=568">qui</a></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Fnapoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone%2F&amp;linkname=Napoli%20%C3%A8%20la%20musica.%20Viaggio%20nel%20tempo%20con%20de%20Simone" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Fnapoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone%2F&amp;linkname=Napoli%20%C3%A8%20la%20musica.%20Viaggio%20nel%20tempo%20con%20de%20Simone" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Fnapoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone%2F&amp;linkname=Napoli%20%C3%A8%20la%20musica.%20Viaggio%20nel%20tempo%20con%20de%20Simone" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Fnapoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone%2F&amp;linkname=Napoli%20%C3%A8%20la%20musica.%20Viaggio%20nel%20tempo%20con%20de%20Simone" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Fnapoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone%2F&amp;linkname=Napoli%20%C3%A8%20la%20musica.%20Viaggio%20nel%20tempo%20con%20de%20Simone" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F18%2Fnapoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone%2F&amp;title=Napoli%20%C3%A8%20la%20musica.%20Viaggio%20nel%20tempo%20con%20de%20Simone" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/napoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone/">Napoli &egrave; la musica. Viaggio nel tempo con de Simone</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/18/napoli-la-musica-viaggio-nel-tempo-con-de-simone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pisanu: &#8220;In Puglia ci sono segnali di infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 13:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Russi]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il presidente della commissione parlamentare antimafia individua il nuovo business della malavita, la &#8216;green economy&#8217;, puntando il dito contro i politici al servizio dei mafiosi &#160; di Francesca Russi da Repubblica di Bari dell&#8217;11 dicembre 2010 &#160; (&#8230;) L&#8217;energia pulita, il nuovo business &#8211; In Puglia ci sono segnali di &#8220;infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;, ha spiegato Pisanu.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/">Pisanu: &#8220;In Puglia ci sono segnali di infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il presidente della commissione parlamentare antimafia individua il nuovo business della malavita, la &#8216;green economy&#8217;, puntando il dito contro i politici al servizio dei mafiosi</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/mega.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1750" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/12/mega-300x200.jpg" alt="mega" width="300" height="200" /></a>di <strong>Francesca Russi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/10/news/mafia-10039988/"><strong>Repubblica</strong></a> di Bari dell&#8217;11 dicembre 2010</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">(&#8230;) L&#8217;energia pulita, il nuovo business &#8211; In Puglia ci sono segnali di &#8220;infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;, ha spiegato Pisanu. &#8220;Certi criminali &#8211; ha detto &#8211; hanno dimostrato abilità di ricorrere agli intrecci finanziari e societari per muovere i propri capitali, e abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quello che stanno facendo nel settore della &#8216;green economy&#8217;, delle energie alternative. C&#8217;erano allarmi su presunte infiltrazioni mafiose in queste attività e hanno trovato ulteriori conferme&#8221;. Pisanu ha fatto riferimento all'&#8221;accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti fotovoltaici, investendovi direttamente o rivendendoli a società esterne&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">&#8220;Stessa operazione &#8211; ha aggiunto &#8211; si verifica per l&#8217;eolico. Essendo la Puglia la regione italiana che ha la più alta potenza installata nel settore dell&#8217;eolico e<span id="more-200"></span>avendo tutte le mafie italiane, tutte, prestato grande attenzione a questo settore, sarebbe impensabile che si fossero distratte soltanto in Puglia. In Salento, per esempio &#8211; ha concluso Pisanu &#8211; c&#8217;è grande attenzione delle organizzazioni criminali sul fotovoltaico&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">(&#8230;)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le risposte &#8220;incredule&#8221; della politica locale si possono leggere su un successivo articolo di Repubblica di Bari (per visualizzarlo cliccare <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/12/news/mafia_verde_bufera_su_pisanu_parole_fraintese_non_c_allarme-10093802/">qui</a> )</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Invece <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/12/12/news/societ_off_shore_e_grandi_liquidit_ecco_le_inchieste_sulla_green_economy-10093953/">questo articolo</a> fa il punto sulle tante inchieste in corso, dal Gargano al basso Salento</span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;linkname=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F12%2F12%2Fpisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite%2F&amp;title=Pisanu%3A%20%E2%80%9CIn%20Puglia%20ci%20sono%20segnali%20di%20infiltrazioni%20mafiose%20nel%20settore%20delle%20energie%20pulite%E2%80%9D" id="wpa2a_18">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/">Pisanu: &#8220;In Puglia ci sono segnali di infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2010/12/12/pisanu-in-puglia-ci-sono-segnali-di-infiltrazioni-mafiose-nel-settore-delle-energie-pulite/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Via dalle campagne i pannelli solari stanno meglio in citt&#224;</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 07:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[emergenza ambiente Salento]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Petrini]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Carlo Petrini da La Repubblica del 17 aprile 2010 Il fotovoltaico va concentrato nei centri urbani, per non danneggiare le biodiversità. L&#8217;automatismo per cui l&#8217;energia rinnovabile è sempre sostenibile è sbagliato Il fotovoltaico è diventato una delle tecnologie portanti del nuovo modello energetico che si sta affacciando grazie alla terza rivoluzione industriale, la &#8220;rivoluzione verde&#8221;. Vi sono tuttavia crescenti... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/">Via dalle campagne i pannelli solari stanno meglio in citt&agrave;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Carlo Petrini</strong></span></p>
<p>da La Repubblica del 17 aprile 2010</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/04/eolico-fotovoltaico-eroei-lecce-fv-rid-600x450.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1618" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/04/eolico-fotovoltaico-eroei-lecce-fv-rid-600x450-300x225.jpg" alt="eolico-fotovoltaico-eroei-lecce-fv-rid-600x450" width="300" height="225" /></a>Il fotovoltaico va concentrato nei centri urbani, per non danneggiare le biodiversità. L&#8217;automatismo per cui l&#8217;energia rinnovabile è sempre sostenibile è sbagliato</em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il fotovoltaico è diventato una delle tecnologie portanti del nuovo modello energetico che si sta affacciando grazie alla terza rivoluzione industriale, la &#8220;rivoluzione verde&#8221;. Vi sono tuttavia crescenti perplessità sul suo uso intensivo e centralizzato, che coinvolge molti terreni agricoli d´Italia e d´Europa.</span></p>
<p>Se si configura secondo il modello energetico cui siamo stati abituati, il fotovoltaico rischia infatti di fare danni quali erosione dei suoli, perdita di fertilità, di terreni agricoli, di biodiversità, cibi e sovranità alimentare.</p>
<p>Sia chiaro: il fotovoltaico rimane centrale nella rivoluzione energetica, bisogna soltanto fare in modo che non comprometta altre risorse utili e sfrutti invece la miriade di spazi a lui più adatti. Sono questioni che vanno prese seriamente come dimostra uno studio scientifico dell´Arpa Puglia inviato alla Regione il 2 marzo scorso. Nel 2009 la stima dell´Arpa è che siano stati installati in Puglia impianti fotovoltaici per 738 MW, impegnando una superficie agricola di circa 2.214 ettari, mentre nei primi due mesi del 2010 sono giunte richieste d´installazioni a fronte di altri possibili 1217 ettari rubati all´agricoltura<span id="more-251"></span>: un vero boom, giustificato dallo sforzo dell´amministrazione di portarsi avanti nel raggiungimento del famoso obiettivo 20-20-20 (la riduzione del venti per cento delle emissioni di CO2 e l´implementazione del 20 per cento dell´energia totale prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020). Sforzo apprezzabile ma che in questo caso merita cautela: questi impianti hanno un impatto ambientale da tenere assolutamente in considerazione se, come sta avvenendo, sono fortemente concentrati in alcune aree.</p>
<p>Con distese enormi di pannelli fotovoltaici i suoli sottostanti perdono permeabilità; l´attività biologica tende a morire dando luogo a fenomeni di desertificazione che ne decreterebbero l´infertilità e aumenterebbero il pericolo di alluvioni. Inoltre non si può calcolare che succederà quando tutti questi pannelli andranno smaltiti.</p>
<p>Si tenga poi conto che le reti energetiche che abbiamo non sono ancora pronte a tali incrementi: basti il dato che in Puglia le perdite di energia per trasmissione sulla rete ammontano a circa il 70 per cento dell´energia prodotta da fonti rinnovabili.</p>
<p>&#8220;Andiamoci piano con i pannelli&#8221;, verrebbe da dire, ma il problema vero non sono i pannelli: è una visione che risente ancora della vecchia logica centralistica delle energie fossili, secondo cui bisogna &#8220;concentrare&#8221; in poche centrali la produzione, quando invece le fonti del 20-20-20 (il sole, il vento, l´acqua, la biomassa) sono per loro natura distribuite e non concentrate come l´uranio, il gas, il carbone o il petrolio.</p>
<p>Questa idea che le energie rinnovabili vadano raccolte in &#8220;grandi centrali&#8221; anziché in milioni di piccole installazioni distribuite, è l´ibrido per cui le energie del futuro andrebbero prodotte secondo le logiche del passato. Ciò provoca l´equivoco di fondo secondo cui l´energia rinnovabile sarebbe &#8220;sostenibile&#8221; per definizione, mentre non è così. Se si creano dei danni ambientali, anche il fotovoltaico (e qualunque altra tecnologia rinnovabile) diventa &#8220;insostenibile&#8221;.</p>
<p>In realtà c´è un modo sostenibile di inserire il fotovoltaico nel mix energetico e nel contesto agricolo. Per farlo bisogna privilegiare l´autoconsumo e la produzione più distribuita possibile. In pratica questo si traduce con politiche mirate a portare il fotovoltaico sui tetti in ambito urbano e industriale &#8211; e in luoghi abbandonati, come capannoni o strade dismesse &#8211; mentre per quanto riguarda l´ambito agricolo, a seguire regole che lo rendono compatibile con la sovranità alimentare del territorio e la produzione locale del cibo.</p>
<p>Esistono oggi tecnologie come il fotovoltaico su serra; quello per azionare pompe irrigue e sistemi di refrigerazione o altri consumi legati alla trasformazione: sono sostenibili. Per quanto riguarda i terreni coltivati poi, nulla vieta di utilizzare pannelli montati su piloni abbastanza alti da permettere la coltivazione dei prodotti nella terra sottostante.</p>
<p>All´impiego in aree agricole bisogna però aggiungere le enormi potenzialità in ambito urbano e industriale: da uno studio condotto in Sicilia, emerge che anche utilizzando soltanto il 6,5 per cento delle superfici disponibili su fabbricati sia residenziali, sia industriali nella regione, si potrebbe ottenere una potenza superiore a quella complessiva già installata su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>Un modello distributivo di questo tipo, oltre a permettere un´integrazione nel tessuto urbano, industriale e rurale, garantisce anche un altro enorme vantaggio: la redistribuzione della ricchezza prodotta dall´energia. Si darà lavoro a migliaia di piccole e medie aziende installatrici e se ne creeranno di nuove; ma anche il cittadino, il piccolo imprenditore e chiunque disponga di una superficie adatta, potranno godere del reddito supplementare ventennale garantito dall´incentivo statale.</p>
<p>La sfida futura per i governi sarà quella di promuovere un modello distribuito: le regioni che per prime lo implementeranno permetteranno a tutti, e non solo ai grandi gruppi finanziari e alle banche, una reale uscita dalla crisi e una crescita duratura e legata alle risorse del territorio, a sistemi di economia locale.</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F04%2F17%2Fvia-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt%2F&amp;linkname=Via%20dalle%20campagne%20i%20pannelli%20solari%20stanno%20meglio%20in%20citt%C3%A0" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F04%2F17%2Fvia-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt%2F&amp;linkname=Via%20dalle%20campagne%20i%20pannelli%20solari%20stanno%20meglio%20in%20citt%C3%A0" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F04%2F17%2Fvia-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt%2F&amp;linkname=Via%20dalle%20campagne%20i%20pannelli%20solari%20stanno%20meglio%20in%20citt%C3%A0" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F04%2F17%2Fvia-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt%2F&amp;linkname=Via%20dalle%20campagne%20i%20pannelli%20solari%20stanno%20meglio%20in%20citt%C3%A0" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F04%2F17%2Fvia-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt%2F&amp;linkname=Via%20dalle%20campagne%20i%20pannelli%20solari%20stanno%20meglio%20in%20citt%C3%A0" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2010%2F04%2F17%2Fvia-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt%2F&amp;title=Via%20dalle%20campagne%20i%20pannelli%20solari%20stanno%20meglio%20in%20citt%C3%A0" id="wpa2a_20">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/">Via dalle campagne i pannelli solari stanno meglio in citt&agrave;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2010/04/17/via-dalle-campagne-i-pannelli-solari-stanno-meglio-in-citt/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
