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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Ludovico Einaudi</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Nell&#8217;oltre della Taranta</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 14:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Carpitella]]></category>
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		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Leydi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti di Vincenzo Santoro da Il Paese Nuovo del 30 agosto 2011 La Notte della taranta nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’Istituto Carpitella, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/08/30/nelloltre-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000;"><em><span style="font-size: medium;">La Puglia e la cultura delle sue isole sonanti</span></em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p>da <a href="http://www.ilpaesenuovo.it">Il Paese Nuovo</a> del 30 agosto 2011</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1884" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/08/ndt2011-300x153.jpg" alt="ndt2011" width="300" height="153" /></a>La <strong><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></strong> nacque nel 1998 come primo esperimento importante promosso dall’<span style="color: #993300;"><strong>Istituto Carpitella</strong></span>, organismo che alcuni comuni allora un po’ periferici della nostra provincia decisero di costituire per dare una risposta positiva ai tanti stimoli che venivano dai gruppi musicali e dagli operatori culturali che avevano da qualche anno dato vita a quello che in seguito sarebbe stato chiamato “<span style="color: #993300;"><strong>i</strong><strong>l movimento della pizzica</strong></span>”.</p>
<p>L’idea iniziale dei due coordinatori scientifici dell’Istituto, che in quel momento erano i professori <span style="color: #ff0000;"><strong>Maurizio Agamennone</strong></span> e <strong><span style="color: #ff0000;">Gianfranco Salvatore</span></strong> (che possono essere considerati i veri padri della Notte della taranta), <span style="color: #000000; font-size: medium;"><span id="more-155"></span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">era quella di un Festival centrato sullo scambio creativo tra la musica salentina e le altre musiche del mondo, che, governato da un “maestro concertatore” di prestigio, doveva riuscire a produrre delle composizioni “originali”. Idea alla lunga rivelatasi vincente, almeno sul piano mediatico, come dimostra la vertiginosa crescita dell’evento negli anni e il grande successo ottenuto anche nell’ultima edizione, sotto la direzione ispirata e competente di <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span>.</span></p>
<p>Nel corso del tempo, alle istituzioni e alle personalità che hanno gestito questo grande e ormai imprescindibile evento, oltre ai tanti apprezzamenti e alle innumerevoli celebrazioni, sono state rivolte proprio da alcuni esponenti del “movimento” anche diverse critiche, alcune delle quali penso rimangano decisamente attuali, come ad esempio quelle che ritengono che un intervento istituzionale di tutela e valorizzazione dei patrimoni musicali tradizionali non possa limitarsi, come di fatto è successo in questi anni, al finanziamento di eventi spettacolari pur importanti, ma debba anche riguardare altri settori, che finora sono stati quasi del tutto ignorati.</p>
<p>Infatti, alla politica locale viene chiesto da molto tempo (se ne parlava già negli anni Settanta) un intervento su questi temi che sia quanto più possibile organico e non effimero, a partire dalla creazione di strutture per la conservazione e la fruizione collettiva della “memoria sonora” del Salento, con riferimento particolare al grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo” effettuate dai ricercatori (tra i più noti <span style="color: #ff0000;"><strong>Alan Lomax</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Diego Carpitella</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Roberto Leydi</strong></span>) a partire dagli anni Cinquanta dalla viva voce degli “esecutori tradizionali”, che costituiscono una documentazione fondamentale sulle forme reali della musica di tradizione orale del nostro territorio.</p>
<p>In questi anni, nonostante a più riprese il tema sia stato sollevato con forza, la grande attenzione delle istituzioni, e di conseguenza gli stanziamenti economici, si sono concentrati principalmente sull’evento spettacolare, mentre per tutto il resto le risorse impiegate sono state molto esigue, per cui su questo punto importantissimo siamo ancora molto indietro (ad esempio continuano incredibilmente a mancare le infrastrutture culturali, anche se un “Archivio multimediale della musica salentina” dovrebbe finalmente venire alla luce presso la Biblioteca provinciale di Lecce, nell’ambito di un progetto – comunque esterno alla Notte della taranta &#8211; ideato da chi scrive e coordinato dalla Provincia).</p>
<p>Molte speranze sulla soluzione di questi problemi erano legate alla creazione della Fondazione che, dopo una gestazione lunga ed estenuante (se ne cominciò a parlare addirittura nel lontanissimo 2004, e Vendola la annunciò come cosa fatta, con grande enfasi e i consueti toni ispirati, nell’estate 2005), sta finalmente iniziando a funzionare. Finora però il cambio di passo sperato si fa fatica a percepire, sia per quanto riguarda gli aspetti gestionali, per cui rimangono lentezze e farraginosità operative, che per un aspetto delicato e decisivo, e cioè la necessaria autonomia che il management culturale di un evento così importante dovrebbe avere rispetto ad una politica spesso esondante dal suo ruolo di indirizzo, che non si è potuta riscontrare ad esempio nel modo con cui è stata gestita l’estensione del Festival anche al Capoluogo provinciale (a mio avviso pur opportuna). Negli ultimi tempi è stato comunque annunciato da parte della Fondazione l’avvio di alcune iniziative di taglio più culturale, di cui si attendono i primi risultati operativi per valutarne la portata e il senso.</p>
<p>Lo stesso bilancio di luci e ombre si può trarre per quanto riguarda il ruolo e la funzione dell’ente Regione. La Puglia &#8211; anche grazie all’altra sua “isola sonante”, il Gargano, che custodisce la straordinaria tradizione delle poetiche “tarantelle” eseguite con la chitarra battente &#8211; è certamente uno dei territori più attivi e creativi in ambito nazionale e internazionale nell’ambito della musica tradizionale e delle sue rielaborazioni. Il grande “cambio di paradigma” del turismo pugliese, avvenuto negli ultimi anni, che ha visto l’esplosione dei flussi di visitatori interessati non più solo al mare ma anche al patrimonio culturale della regione, forse non sarebbe stato possibile in tali dimensioni senza la spinta tumultuosa di questo movimento musicale, che tra le altre cose, attraverso le centinaia di concerti, i corsi di ballo, gli eventi culturali che si svolgono in continuazione in tantissimi centri grandi e piccoli d’Italia e d’Europa, svolge un efficacissimo, capillare e instancabile (e gratuito) lavoro di promozione e marketing territoriale. Nonostante gli indiscutibili passi in avanti fatti in questi anni, a partire dalle risorse molto più ingenti destinate dalla regione a diverse iniziative di settore, si attende ancora la messa in campo di una politica organica e coerente di sostegno al movimento musicale, che ne riconosca le peculiarità &#8211; che sono solo in parte riconducibili alle altre forme di spettacolo dal vivo &#8211; e che contempli interventi sistematici anche nel campo della ricerca, della didattica musicale, della costruzione degli strumenti tradizionali, delle pubblicazioni specializzate, del sostegno agli artisti e alla produzione discografica, degli archivi e delle biblioteche a tema e così via.</p>
<p>Probabilmente, per poter dotare la Puglia, anche in questo settore così importante per i nostri territori e le nostre comunità, di strumenti operativi all’altezza delle pulsioni culturali, artistiche e creative che la attraversano e che sempre di più la caratterizzano, sarebbe auspicabile – come peraltro in molti da tempo chiediamo &#8211; il varo di una vera e propria legge regionale “per la tutela e la valorizzazione della tradizione musicale e coreutica della Puglia”, magari da costruire con il concorso attivo degli operatori del settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Le scelte artistiche di Ludovico Einaudi e i mal di pancia di alcuni</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 05:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Princigalli]]></category>
		<category><![CDATA[il Paese Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
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		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Marco Leopizzi da &#8220;Il Paese Nuovo&#8221; del primo giugno 2011 (disponibile anche su www.musicaround.net) Mi permetto di rispondere al corsivo comparso il 28 maggio sulle pagine del quotidiano salentino Paese Nuovo, il cui autore, celato dal simpatico pseudonimo Robin Ud, poneva alcune questioni circa la Notte della Taranta. Il (o la) giornalista, per la verità, cominciava e chiudeva con... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/06/05/le-scelte-artistiche-di-ludovico-einaudi-e-i-mal-di-pancia-di-alcuni/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">di </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Marco Leopizzi</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">da &#8220;<strong>Il Paese Nuovo</strong>&#8221; del primo giugno 2011 (disponibile anche su</span> <a href="http://www.musicaround.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=188%3Ale-scelte-artistiche-di-ludovico-einaudi-e-i-mal-di-pancia-di-alcuni&amp;catid=50%3Aarticoli&amp;Itemid=61">www.musicaround.net</a><span style="color: #000000;">)</span></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/MAALOX_-091c1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1820" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/06/MAALOX_-091c1-231x300.jpg" alt="MAALOX_-091c1" width="231" height="300" /></a>Mi permetto di rispondere al corsivo comparso il 28 maggio sulle pagine del quotidiano salentino <strong>Paese Nuovo</strong>, il cui autore, celato dal simpatico pseudonimo <span style="color: #ff0000;"><strong>Robin Ud</strong></span><span style="color: #000000;">, poneva alcune questioni circa la</span> <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span><span style="color: #000000;">. Il (o la) giornalista, per la verità, cominciava e chiudeva con alcune questioni su cui è difficile essere in disaccordo, ma un po&#8217; maldestramente e con troppo risentimento, poi, accostava altre vicende che poco o nulla si legano. Con ordine cerchiamo di esaminarle, ma partendo dall&#8217;ultima.</span></p>
<p><em>Ritardo nei pagamenti</em></p>
<p>La chiusa era affidata a un domanda: come mai i musicisti dell&#8217;orchestra della <span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> <span style="color: #000000;">«non hanno ancora percepito il misero compenso dovuto loro» per la scorsa edizione? Giusto. Ma perché rivolgere la domanda, oltre che al direttore artistico <strong>Sergio Torsello</strong>, anche al maestro concertatore <strong>Ludovico Einaudi</strong> e al suo assistente, e leader del </span><span style="color: #ff0000;"><strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong></span><span style="color: #000000;">, <strong>Mauro Durante</strong>. Cosa c&#8217;entrano con l&#8217;argomento questi ultimi due, che tra l&#8217;altro sono tra quelli non ancora remunerati? Bisognerebbe chiedere ai vertici istituzionali – e politici – dell&#8217;organizzazione </span><span style="color: #993300;"><strong>Notte della Taranta</strong></span><span style="color: #000000;">, no? Ma, in effetti, leggendo il pezzo dall&#8217;inizio si può intuire il motivo di questa forzatura<span id="more-177"></span>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>Princigalli produzioni</em></span></span></p>
<p>Dopo l&#8217;elogio iniziale a <strong>Sergio Blasi</strong> per la «geniale intuizione» della manifestazione, l&#8217;articolo poneva subito la questione dello strapotere della <strong>Princigalli produzioni</strong>, e del suo «deus ex machina» <strong>Antonio Princigalli</strong>, nella produzione del Concertone e nella gestione dell&#8217;ufficio stampa nazionale della manifestazione ma anche – in qualità di consulente musicale – in <span style="color: #ff0000;"><strong>Puglia Sounds</strong></span>. <span style="color: #000000;">E come non sottoscrivere le perplessità? Tra l&#8217;altro, senza essere apocalittici, ci sarebbe qualcosina ancora da dire sull&#8217;argomento</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Puglia Sounds</strong></span><span style="color: #000000;">, ma lo faremo un&#8217;altra volta.</span></p>
<p><em>Ponderosa music &amp; art</em></p>
<p>L&#8217;autore continuava passando alla <strong>Ponderosa music &amp; art</strong>, «agenzia dal cui catalogo si è pescato a piene mani per […] alcuni dei maestri concertatori e degli ospiti internazionali, in specie nelle ultime edizioni». La critica è accettabile solo a metà, perché se è vero che tanti sono stati i nomi di quel roster, è altrettanto vero che gran parte di questi sono di alto profilo artistico e che il catalogo dell&#8217;agenzia è uno tra i più ricchi. E poi non mi risulta che per scegliere gli artisti di un festival la direzione artistica debba indire una gara d&#8217;appalto. Certo, però, potrebbe essere più fantasiosa.</p>
<p><em>Canzoniere Grecanico Salentino</em></p>
<p>Ma lo scopo dell&#8217;eroe in calzamaglia e oud era un altro e lo raggiungeva per gradi. Dopo Princigalli e Ponderosa, infatti, si rivolgeva al gruppo guidato oggi da <strong>Mauro Durante</strong>, figlio di Daniele che lo fondò nel 1975. L&#8217;ensemble è reo, secondo l&#8217;autore, di esser stato selezionato da <strong>Puglia Sounds</strong> per rappresentare la nostra regione al <span style="color: #ff0000;"><strong>Babel Med </strong></span><span style="color: #000000;">di Marsiglia lo scorso marzo. Inoltre, continuava l&#8217;articolo, «Puglia Sounds, dal suo numerosissimo catalogo di artisti, sostiene economicamente per una tournèe che toccherà le più importanti città degli Stati Uniti d&#8217;America, sempre il medesimo gruppo» che, «sarà un caso, è inserito nel catalogo dell&#8217;Agenzia Ponderosa music &amp; art».</span></p>
<p>La malizia delle parole insinua che i rapporti tra la Ponderosa, Princigalli e Puglia Sounds siano alla base del successo che il Canzoniere riscuote presso le commissioni giudicatrici. Ma Robin, evidentemente, non conosce bene i fatti e ha poca dimestichezza con la professione giornalistica, la quale imporrebbe di documentarsi. Non è stato <strong>Puglia Sounds</strong> a scegliere il gruppo per la fiera musicale francese, ma lo stesso <span style="color: #ff0000;"><strong>Babel Med</strong></span> <span style="color: #000000;">(con la sua commissione), che aveva indetto un bando pubblico a cui il Canzoniere ha partecipato e vinto. <strong>Puglia Sounds</strong>, poi, avendo un protocollo con la manifestazione ha sostenuto le spese del gruppo, e lo avrebbe fatto con chiunque. Purtroppo il bando non è più disponibile sul sito del</span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Babel Med</strong></span><span style="color: #000000;">, ma qui si trova ancora la notizia comparsa sul sito di <strong>Puglia Sounds</strong>, che, è vero, trae un po&#8217; in inganno, ma finisce precisando che le selezioni sono a cura della stessa manifestazione francese. Del resto, bastava aprire il bando linkato e leggere l&#8217;intestazione e il documento, scritto per altro in francese.</span></p>
<p>Anche sulla questione della tournée americana uno strano lapsus colpisce lo scrittore: il gruppo di Durante andrà in tour perché ha partecipato a un bando pubblico, Internazionalizzazione della scena, aperto a tutti i soggetti pugliesi produttori di spettacoli. Dunque, anche qui, non è stato <strong>Puglia Sounds</strong> che ha scelto a piacere dal suo catalogo il Canzoniere, ma il gruppo che si è candidato al bando e successivamente è stato selezionato. E in entrambi i casi mi sembra che i requisiti di merito la band li abbia tutti, essendo tra le più rappresentative della nostra world music, sia per storia sia, soprattutto, per la qualità della ricerca condotta al fine di incrociare con abilità e naturalezza i moderni linguaggi extra popolari alla tradizione.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><em>Ludovico Einaudi</em></span></span></p>
<p>A questo punto il prossimo passo è prevedibile.</p>
<p>Dopo il maldestro tentativo di screditare il Canzoniere e Durante, persona mite e corretta, oltre che musicista estremamente preparato e innovativo, il prossimo bersaglio non poteva che essere lui: «Il maestro Einaudi porterà nel mese di Giugno in tourneé l&#8217;Orchestra della Notte della Taranta edizione 2010». «Ebbene il maestro Einaudi, nell&#8217;anno 2010, fece le sue scelte “artistiche” e scelse il gruppo di musicisti e cantanti che avrebbero costituito l&#8217;Orchestra. Oggi, sconfessa quelle scelte e lascia fuori dall&#8217;Orchestra per questa tournée un musicista, figura storica e tra i fondatori dell&#8217;Orchestra, e due delle cantanti che tanto hanno dato, a prezzo di grossi sacrifici, nel corso di diversi anni a questa manifestazione. Subentrano, invece, una cantante, seppur brava, che da anni non sta nell&#8217;organico dell&#8217;orchestra ed i soliti artisti stranieri: <strong>Ballakè Sissoko</strong> e <strong>Savina Yannatou </strong>(della Ponderosa music &amp; art)».</p>
<p>Ma Einaudi ha più volte dichiarato che le spese per l&#8217;intera orchestra non sono sostenibili in questo tour e che quindi, com&#8217;è nelle sue facoltà, ha dovuto fare le sue scelte cercando di ottenere un organico in grado di eseguire le sue orchestrazioni.</p>
<p>Dunque nessuna sconfessione. Tanto più che gli esclusi non sono affatto tre, come afferma l&#8217;articolo, ma molti di più. Il direttore ha dovuto lasciare a casa, per esempio, anche due tamburellisti, un chitarrista, alcuni ballerini e ancora altri, almeno uno per sezione orchestrale.</p>
<p>Perché allora far riferimento solo a quei tre?</p>
<p>E poi chi è la triade?</p>
<p>Robin non fa i nomi.</p>
<p>Proviamo a indovinare.</p>
<p><em>Esclusi e nuovi entrati</em></p>
<p>Quella famosa «figura storica» – come se l&#8217;anzianità di servizio fosse da sé un valore musicale –, è il batterista <strong>Antonio Marra</strong>? E le cantanti «che tanto hanno dato, a prezzo di grossi sacrifici» – come se invece gli altri si fossero guardati l&#8217;alluce e il sacrificio fosse un criterio musicale – sono <strong>Ninfa Giannuzzi</strong> e <strong>Alessandra Caiulo</strong>? Tutti e tre, infatti, convocati per la prossima edizione ma non per il tour.</p>
<p>La nuova entrata, invece, quella «seppur brava» – e la congiunzione conferma che i meriti musicali pare non contino proprio nulla –, potrebbe essere la cantante M<strong>aria Mazzotta</strong> (cantante degli <strong>Adria</strong>, della <strong>Bandadriatica</strong> e dello stesso <strong>Canzoniere</strong>), invitata però solo per la prossima edizione. Una tra le voci più dotate dell&#8217;intera regione, capace di affrontare repertori tradizionali salentini e balcanici e di usare la sua tecnica, eccellente nei melismi e nelle variazioni microtonali, nelle sperimentazioni della world music. O potrebbe trattarsi di <strong>Anna Cinzia Villani</strong>, interprete tradizionale e ricercatrice di spessore, che qualche anno fa il noto critico musicale <strong>Guido Festinese</strong>, dalle pagine di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alias</strong></span><span style="color: #000000;">, definiva «un tesoro svelato» per la «voce atavica, di impressionante potenza, di sconvolgente maturità» e per «la capacità di controllo, un controllo sottile delle increspature di &#8220;pitch&#8221;, sicché volano con stupefacente naturalezza i quarti e gli ottavi di tono». Dunque, entrambe perfette per il Concertone e in particolare per la visione musicale di Einaudi, teso com&#8217;è verso le musiche mediorientali.</span></p>
<p>Riguardo agli ospiti stranieri, a meno che qualcuno negli ultimi mesi non abbia imparato a suonare la kora, credo sarebbe difficile per i componenti salentini sostituirli.</p>
<p><em>Come si scelgono i musicisti?</em></p>
<p>A questo punto, da critico musicale, e visto che il Concertone È un evento musicale, mi domando: le selezioni per l&#8217;orchestra devono esser fatte con criteri musicali o per anzianità e amicizie, magari politiche?</p>
<p>Credo che Einuadi abbia scelto la prima opzione, ma che non sia riuscito ancora a operarla fino in fondo.</p>
<p>Marra, per esempio, è un bravo batterista rock, ma ha poco a che vedere con la world music. In particolare, la sua foga ritmica e le dinamiche sempre forti confliggono con la delicatezza delle sonorità einaudiane e con l&#8217;elasticità ritmica della migliore world music.</p>
<p>Da qui, evidentemente, la necessità di Einaudi di ridimensionarne il ruolo nella passata edizione. Stesso discorso per Giannuzzi e Caiulo, che brave interpreti di altri generi musicali sono voci non adatte alla world music e difatti, oltre al grande evento estivo, non svolgono altra attività musicale rilevante in quest&#8217;ambito.</p>
<p><em>Notte della Taranta o Corrida?</em></p>
<p>Ma per il giornalista non è finita:</p>
<p>«Ma, come, non si era detto che la <span style="color: #ff0000;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> <span style="color: #000000;">sarebbe stato il luogo ideale nel quale potevano esprimersi gli artisti del luogo? Poi&#8230; Arriva un&#8217;opportunità del genere e ad alcuni gliela si nega». E via una serie di frasi piagnone che culminano con la sentenza: «Così non va, cari Torsello, Durante ed Einaudi».</span></p>
<p>Cioè. La NdT sarebbe dunque non molto diversa da una specie di Corrida locale, «il luogo ideale nel quale potevano esprimersi gli artisti del luogo». Non importa se bravi o meno, l&#8217;importante è che abbiano maturato un diritto d&#8217;anzianità e che siano salentini.</p>
<p><em>Contro i mal di pancia</em></p>
<p>Per fortuna Einaudi è musicista serio e competente. La sua edizione è stata la migliore degli ultimi sei o sette anni. Ha interpretato un vero sentimento di incontro tra geografie musicali diverse, ottenendo uno spettacolo di alto livello artistico e concedendo quasi nulla allo stucchevole edonismo tarantolato da sottopalco. <strong>Sergio Blasi</strong>, intelligente qual è, avrebbe dovuto riconoscerlo subito, dalle prime note, invece di annunciare a concerto appena concluso la volontà di sostituire il compositore torinese con <strong>Giuliano Sangiorgi</strong>. Ma scherziamo?</p>
<p>E poi, altro che sostituzioni ed esclusi, la vera novità di quest&#8217;anno è che le prove per il Concertone 2011 sono già iniziate a maggio, a differenza degli altri anni quando si tenevano a ridosso dell&#8217;evento. Questo è segno di professionalità e programmazione, e che Einaudi ha le idee chiare. Infine, già dallo scorso anno il direttore ha trovato il coraggio di escludere o ridimensionare alcuni musicisti sulla cui presenza da anni molti critici ed esperti si interrogano. Una scelta altamente impopolare, come testimonia il corsivo di Ud, ma assolutamente indispensabile per salvare la NdT dalla deriva in cui era caduta e per ridarle la dignità artistica a cui deve ambire. Siamo fiduciosi che la medicina possa risolvere i dolori di pancia che tutto ciò provoca a qualcuno. Un «Maalox per amico» prescriverebbe Capossela.</p>
</div>
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		<title>Puglia&#8217;s Fiery Pizzica (dal Wall Street Journal)</title>
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		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2010/09/20/puglias-fiery-pizzica-dal-wall-street-journal/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 08:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Joel Weickgenant]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Officina Zoè]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Rapana]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Stewart Copeland]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street Journal]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Salento&#8217;s Pizzica is the sort of music you can feel in the very dirt of the place. di Joel Weickgenant dal Wall Street Journal del 13 agosto 2010Like the blues of the Mississippi delta, the musical form &#8212; baked under the cruel sun of this extreme southeastern limb of Italy &#8212; took root in the fields. It was a tautly-wound,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/09/20/puglias-fiery-pizzica-dal-wall-street-journal/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>Salento&#8217;s Pizzica is the sort of music you can feel in the very dirt of the place.</em></span></span></p>
<p>di <strong>Joel Weickgenant</strong></p>
<p>dal <a href="http://online.wsj.com/article/SB128164458248227281.html?mod=WSJ_Books_Travel">Wall Street Journal</a> del 13 agosto 2010<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/09/EW-AI993A_Trave_G_20100812151530.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1703" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/09/EW-AI993A_Trave_G_20100812151530-300x200.jpg" alt="EW-AI993A_Trave_G_20100812151530" width="300" height="200" /></a><span style="color: #800000;">Like the blues of the Mississippi delta</span>, the musical form &#8212; baked under the cruel sun of this extreme southeastern limb of Italy &#8212; took root in the fields. It was a tautly-wound, fiercely upbeat musical release valve from the inescapable pressures of a life of hard work, under a rigid social system.</p>
<p>Like the blues, <span style="color: #800000;"><strong>the pizzica</strong></span> has a myth surrounding its creation: nothing so concrete as the devil at the crossroads, but several centuries more ancient. The music was viewed as the means to heal the bite of the <strong><span style="color: #800000;">taranta</span></strong>, a legendary spider who bit workers &#8212; especially women and most often during the months of harvest &#8212; and whose exorcism required multiple hours-long sessions of trance-induced ritual dancing.</p>
<p>Like the blues</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-218"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">, pizzica salentina has young practitioners who passionately champion the music, while others in the local arts community view it, at worst, as a useless folkloristic leftover.</span></p>
<p>Redefining such a music for a modern audience is a delicate task.</p>
<p>&#8220;It&#8217;s like finding an architectural structure, where at some point they built a stone wall in front,&#8221; says minimalist composer and pianist <strong>Ludovico Einaudi</strong>, concert master at this year&#8217;s <strong><span style="color: #800000;">La Notte Della Taranta festival</span></strong>. &#8220;Take away that wall, and the structure regains all its glory.&#8221;</p>
<p>If the pizzica is Salento&#8217;s blues, the music&#8217;s recent ascent should be viewed as part of the rising fortunes of Puglia, a booming region whose territory extends to include the heel of the Italian boot. Salento is the sole of the heel &#8212; as local legend has it, the Romans called this finibus terrae, the end of the Earth.</p>
<p>As Puglia has emerged in the past decade as a key player in south Italy&#8217;s economy, Salento has become the region&#8217;s biggest tourist draw &#8212; a sun-kissed land with some of Italy&#8217;s best beaches and baroque buildings.</p>
<p>During this period, pizzica has also found new life, as part of a youth-driven renaissance in local arts and music. Musical ensembles with members in their 20s and 30s have championed the music in Puglia and throughout Italy. Simultaneously, the region itself has been riding a wave of cultural ascendance.</p>
<p>&#8220;This has always been a place full of artistic ferment,&#8221; says <strong>Piero Rapana</strong>, vice president of Fondo Verri, a cultural center that stages plays and readings of work by young local artists in Lecce, Salento&#8217;s most important city. &#8220;But there were never spaces for artists. In the last 10 years things have changed. Now there are many spaces, maybe too many. Some of them are big, too.&#8221;</p>
<p>The most apparent manifestation of change and growth in Salento is La Notte Della Taranta, a two-week festival that places pizzica at the center of a program of world music. The festival, which this year takes place Aug. 13-28, brings in a concert master to select outside participants and arrange the music for the final concert. In the past <strong>Stewart Copeland</strong> of the Police has been at the reins of the festival; this year, it&#8217;s Mr. Einaudi.</p>
<p>The festival presents travelers a chance to visit Salento in the best way: from its urban periphery, to the region&#8217;s wild, rural interior.</p>
<p><strong>Giorgio Doveri</strong>, who moved to Lecce 10 years ago to play violin for acclaimed local group <span style="color: #ff0000;"><strong>Officina Zoe</strong></span>, says Salento&#8217;s pizzica &#8220;is a meeting between order and disorder, chaos and rigidity, in an emotional vortex that travels on the rails of minimalism and repetition.&#8221;</p>
<p>Mr. Doveri&#8217;s membership in Zoe is an example of the kind of pull the pizzica exerts in Italy right now. Mr. Doveri first heard the music while studying in Tuscany, through the concerts of pizzica ensemble <span style="color: #ff0000;"><strong>Niuri te Sule</strong></span>. Both bands now operate in or near Lecce, a metropolis of about 100,000 with an historic center known for its startling baroque architecture.</p>
<p>In Lecce, balconies adorned in wrought iron hug narrow streets; the facades of churches are decorated with images of saints and beasts, fluted columns and baroque evocations hewn in the soft, yellowish rock known as pietra leccese. And Salento&#8217;s youthful cultural vigor is in full evidence.</p>
<p>The compact historic center, laid out between three gates, can be visited in one or two days. The finest example of Lecce&#8217;s baroque is the Santa Croce basilica, a 16th-century church whose ornate facade is iconic of the city. By night, theater and music are sometimes staged at the roman amphitheater at Piazza Sant&#8217;Oronzo.</p>
<p>Lecce&#8217;s independent <span style="color: #ff0000;"><strong>Undici Ottavi (11/8)</strong></span> label manages a number of groups &#8212; some of whom have performed at La Notte della Taranta &#8212; who mix the sounds of the area with jazz, rap and Balkan music. The label also manages Livello Undiciottavi, a new complex that opened earlier this year five kilometers outside the city to provide artists with recording studios and performance venues.</p>
<p><strong>Cesare Dell&#8217;Anna</strong>, an accomplished jazz trumpet player who heads the label, emphasizes that the future of Salento&#8217;s music scene lies in mixing old forms with modern ideas to create new connections.</p>
<p>A train ride alone, from Lecce to the inner core of Salento, is an instant trip into another era. Two-car convoys, whose engines rumble like 18-wheel trucks, cut across a dry, red-tinted land parceled by a geometry of stone walls and red earth covered by olive trees and tobacco fields. This is the heartland of Salento. Ten small communities recently christened themselves Grecia Salentina, literally translated as Greek Salento. Among other distinctions, the inner Salento is known for the use of Griko, a Greek-infused language that bears little resemblance to the Salentino dialect, and whose use has waned with the postwar generations. The wave of groups revitalizing the pizzica has allowed Griko to survive at least in embalmed form through the music.</p>
<p>&#8220;Those things that are bad are erased with time, and this is right,&#8221; noted <strong>Gigi Specchia</strong>, an artist from the town of Sternatia. &#8220;But we lose the good things as well, and I&#8217;m sorry for that. Because that was the language of our fathers.&#8221;</p>
<p>La Notte Della Taranta started in 1998 as a locally focused festival, part of a region-wide effort to revitalize Grecia Salentina&#8217;s fading ancestral heritage. The festival is itinerant, with concerts passing through a number of Grecia Salentina&#8217;s towns. Visitors, though, should stop at Sternatia&#8217;s <span style="color: #ff0000;"><strong>Lu Puzzu</strong></span> pizzeria on a Tuesday night, when folk players young and old gather for a weekly impromptu pizzica session.</p>
<p>A public square anywhere, from bustling Gallipoli to the timeless seaside town of Otranto, can on any night become the site of a concert or a festival.</p>
<p>The essential stop, though, is Galatina, a city of about 30,000 that was once the destination of tarantate victims from throughout the region who came to seek the blessing of St. Peter, considered their patron saint. Scholars such as E<strong>rnesto De Martino</strong> have catalogued how poor families subjected themselves to the expenses involved in bringing afflicted relatives to the city; so strong was the draw of tradition and superstition.</p>
<p>The belief system behind tarantismo died out decades ago, but the three-day festival of Saints Peter and Paul at the end of June is still the best place to get a contemporary view of the customs once associated with it: especially compelling is the late-night phenomenon known as le ronde, improvised street performances of dance and music.</p>
<p>The performance on one night earlier this summer began with the sudden two-tone blast of a zampogna, an Italian bagpipe. As the instrument&#8217;s drone bounced off the walls of encroaching buildings, other musicians move in, forming a circle &#8212; here a guitar, there an accordion and several performers wielding the tautly-skinned hand drums known as tamburelli. An insistent, driving rhythm filled the space, and within seconds, a pair of well-versed dancers stepped inside the circle, wrapped in a trance, eyeing each other across the cobbles as they followed the steps of an ancient courtship dance. This resembles the purest form of pizzica.</p>
<p>&#8220;I&#8217;ve found it&#8217;s nicer on the streets than on a stage,&#8221; says concert master Mr. Einaudi, whose task is to assemble a program that reflects his own orchestral sensibilities, while staying true to the time-tested spirit of the music. Minimalism is the link between the two.</p>
<p>&#8220;There&#8217;s a harshness in the earth here, isn&#8217;t there?&#8221; he says. &#8220;&#8230;And it seems to me like both the voices and the instruments reflect this landscape, this earth baked by the sun.&#8221;</p>
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		<title>La taranta ritrovata di Ludovico Einaudi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 17:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Riflessioni sulla Notte della taranta 2010 di Vincenzo Santoro, 28 agosto 2010 Ci voleva tutta lo stile e la sensibilità musicale di un artista eterodosso come Ludovico Einaudi per far ritrovare al Concertone della Notte della taranta i caratteri originari dell’evento &#8211; a cavallo fra recupero della tradizione e sua rielaborazione contemporanea &#8211; mantenendo però un livello di qualità musicale... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/29/la-taranta-ritrovata-di-ludovico-einaudi/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;">Riflessioni sulla Notte della taranta 2010</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span>, 28 agosto 2010</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/ludovico-einaudi-300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1975" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/ludovico-einaudi-300.jpg" alt="ludovico-einaudi-300" width="300" height="300" /></a>Ci voleva tutta lo stile e la sensibilità musicale di un artista eterodosso come <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span> per far ritrovare al <span style="color: #800000;"><strong>Concertone della Notte della taranta</strong></span> i caratteri originari dell’evento &#8211; a cavallo fra recupero della tradizione e sua rielaborazione contemporanea &#8211; mantenendo però un livello di qualità musicale come ci si aspetterebbe da una manifestazione così famosa e celebrata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><strong>Einaudi</strong> è riuscito infatti, partendo evidentemente da uno studio approfondito delle “fonti” della musica salentina, nell’arduo compito di elevare un’architettura musicale raffinata ed intrigante, allo stesso tempo rispettosa della tradizione (cioè del suo spirito profondo) ma anche innovativa, con esiti sempre come minimo di buon livello, sia quando a prevalere è stato l’approccio più onirico e suggestivo (potremmo dire tipicamente “einaudiano”), guidato spesso dagli inconfondibili fraseggi del pianoforte, sia quando l’artista torinese ha premuto l’acceleratore sulle contaminazioni più spinte (in particolare etno-trance ed elettroniche). </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Per fare questo, ha proceduto a decostruire l’impalcatura sonora derivante dalle esperienze con i maestri concertatori precedenti <span id="more-223"></span>(evitando così il rischio del continuo <em>déjà vu</em>, cosa che ad esempio non era riuscita a <strong>Mauro Pagani</strong>), modificando la composizione dell’orchestra, con l’arrivo di nuovi musicisti che hanno arricchito notevolmente la qualità delle esecuzioni e il repertorio, ed eliminando o limitando fortemente la strumentazione “estranea”, che negli anni aveva contribuito a obliterare completamente i caratteri “tradizionali” (in particolare l’ingombrante sezione ritmica, del cui ridimensionamento non smetteremo mai di ringraziare il Maestro). </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Altro grande merito di <strong>Einaudi</strong> (ed evidentemente dei suoi preziosi collaboratori) è stato quello di coinvolgere a pieno i membri “locali” dell’orchestra, che nel Concertone di ieri hanno espresso finalmente una qualità esecutiva mediamente alta, venendo valorizzati nelle proprie specificità artistiche. Anche in questo caso, i risultati sono stati notevoli, e i nostri artisti non hanno certamente sfigurato accanto ai prestigiosi ospiti internazionali, anzi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Anche le collaborazioni “estere” sono state gestite con sapienza ed efficacia: le emozionanti esecuzioni dei brani in grico di <strong>Savina Yannatou</strong>, la vocalità estrema e seducente di <strong>Dulce Pontes</strong>, la rutilante prestanza ritmica dei <strong>Tamburi del Burundi</strong> hanno contribuito ad arricchire e articolare la scaletta con interventi sempre contestualizzati e mai debordanti. Straordinaria poi l’esecuzione dei <strong>Taraf de Haiduks</strong>, la cui <em>pizzica “gitana”</em>, magistralmente guidata dal pianoforte del Maestro, ha costituito a mio avviso uno degli episodi più intensi e ispirati della serata. Grande emozione, anche pensando a tutto quello che questo  popolo sta subendo negli ultimi tempi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Agli episodi più rielaborati, comunque frutto di un progetto musicale approfondito ed evidentemente molto “pensato”, <strong>Einaudi</strong> ha affiancato diversi brani eseguiti in maniera del tutto tradizionale (o quasi), tra cui citerei almeno la bellissima <em>pizzica a due voci e tamburelli </em>di <strong>Enza Pagliara</strong> e di <strong>Anna Cinzia Villani</strong>, e la <em>pizzica tarantata</em> con <strong>Mauro Durante</strong> al violino e <strong>Massimiliano Morabito</strong> all’organetto diatonico. Questi accostamenti, oltre ad arricchire la serata di momenti di particolare pregio, ha anche contibuito ad esplicitare maggiormente il senso dell’operazione di “rielaborazione creativa” condotta da <strong>Einaudi</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Di particolare rilievo mi sono sembrate inoltre alcune rielaborazioni “minimaliste”, in cui i brani tradizionali sono stati accompagnati da intriganti trame sonore (due esempi a mio avviso di grande livello: <em>Mara l’acqua</em> con <strong>Anna Cinzia Villani</strong> e il brano eseguito da <strong>Giancarlo Paglialunga</strong> accompagnato dall&#8217;ispirato <strong>Ballaké Sissoko</strong> con la kora; fascinoso anche se forse un po’ “telefonato” mi è parso <em>Lu rusciu de lu mare</em> con le voci di <strong>Alessandra Caiulo</strong>, <strong>Alessia Tondo</strong>, <strong>Stefania Morciano</strong> accompagnate da <strong>Einaudi</strong> e da <strong>Sissoko</strong>).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Emblematico di come <strong>Einaudi</strong> abbia affrontato la dimensione spettacolare (e mediatica) dell’evento, senza però farsene condizionare eccessivamente (come invece in passato era accaduto ad esempio ad <strong>Ambrogio Sparagna</strong>), mantenendo sempre il senso della misura, mi è parso l’intervento dei <strong>Sud Sound System</strong>, che si sono esibiti in una deliziosa (ma assolutamente non enfatica), <em>Beddha Carusa</em>, in realtà un mix di un brano tradizionale e di un loro successo, insieme al grande <strong>Claudio Cavallo Giagnotti</strong> (protagonista inoltre, con uno strepitoso intervento &#8220;etnotrance&#8221;, di uno dei momenti più “potenti” della serata, dove si è distinto anche <strong>Andrea Presa</strong> al didjeridoo</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Interessante infine il contributo dato dai danzatori, che hanno offerto un repertorio completo delle danze salentine, dalla “pizzica scherma” alla “pizzica pizzica” eseguite in maniera tradizionale alle rielaborazioni contemporanee di “neopizzica”, per arrivare alla notevole <em>performance</em> di <strong>Maristella Martella</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">A voler proprio trovare dei difetti a una serata intensa e di grande livello, si potrebbe indicare una eccessiva durata (27 brani sono troppi) e forse la necessità di una maggiore sintesi in alcuni momenti. Ma sono, appunto, considerazioni marginali, per quello che, a mio modo di vedere, è stato il Concertone più ricco, interessante e riuscito di sempre. </span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">per leggere gli altri miei articoli sulla questione Notte della Taranta cliccare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=I+miei+articoli+sulla+Notte+della+Taranta">qui</a></span></p>
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		<title>Ma hanno ucciso l’uomo-ragno</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Agamennone]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Maurizio Agamennone da La Gazzetta del Mezzogiorno del 28 agosto 2010 &#160; Da tredici anni il Salento vede il ripetersi di un impetuoso «convenire a festa» verso l’area interna della Grecìa. Iniziato nel 1998, in un clima di acceso dibattito, come esperienza di valorizzazione delle musiche locali ma anche come aspirazione al confronto tra queste e le altre musiche... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/28/ma-hanno-ucciso-luomo-ragno/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <strong>Maurizio Agamennone</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">da <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=2699&amp;IDNotizia=361632">La Gazzetta del Mezzogiorno</a> del 28 agosto 2010</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/topic_207.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1978" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/topic_207-300x226.jpg" alt="topic_207" width="300" height="226" /></a>Da tredici anni il <strong>Salento</strong> vede il ripetersi di un impetuoso «convenire a festa» verso l’area interna della <strong>Grecìa</strong>. Iniziato nel 1998, in un clima di acceso dibattito, come esperienza di valorizzazione delle musiche locali ma anche come aspirazione al confronto tra queste e le altre musiche del mondo, il festival «<span style="color: #800000;"><strong>La notte della taranta</strong></span>» ha messo in febbrile movimento enormi energie e numerosi attori sociali: turisti e cultori della <em>folkyness</em>, musicisti, danzatori, amministratori, operatori culturali, imprenditori, commercianti e fornitori di servizi molteplici, espositori, osservatori e studiosi. Assai interessante è l’evoluzione che ha subìto la percezione della <span style="color: #800000;"><strong>taranta</strong></span>, il «mitico» agente patogeno del tarantismo: da remoto segno di malattia e povertà, il ragno è oggi inteso quale simbolo di rinascita e bellezza. Una trasformazione formidabile, accolta nel sistema mediale: con l’espressione «la taranta» <span id="more-1977"></span>si tende a rappresentare l’integrazione tra musica e danza (pizzica), nonché tutto il complesso di attività e prodotti «magicamente» offerti dal <strong>Salento</strong> d’estate (il paesaggio, certe architetture, il cibo locale e la seduzione). Molti osservatori hanno individuato in questo processo un ottimo vettore di marketing territoriale. Si tratta di un modello cui molti cercano di ispirarsi: i musicisti ospitati si «gloriano» per essere stati presenti e gli esclusi scalpitano per farsi «chiamare»; tra gli amministratori locali l’eco è fortissima: tutti impegnati a «fare come in Salento», sottovalutano come certi motivi di forte connotazione locale non possano essere trasferiti facilmente altrove.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Quest’anno, il calendario «alto» sembra aver contribuito a dilatare la stagione turistica. Il processo è monitorato da una équipe diretta dall’economista <strong>Giuseppe Attanasi</strong>, che prossimamente presenterà il report da cui dovremmo conoscere i valori economici mobilitati. Del programma si può fare una storia: inizialmente, esso non aveva la secca connotazione melpignanese che ha assunto negli anni; la promessa di valorizzare studi e documentazione ha ceduto il passo allo spettacolo dal vivo, che ha assorbito cospicue risorse, alimentando un crepitante confronto critico. Sul piano della «offerta musicale», si registra qualche affanno: i «maestri concertatori » si sono succeduti con la propria impronta ma non sembra siano emerse esperienze di rilievo memorabile. Si ha l’impressione che il grande impegno profuso si esaurisca nell’evento, senza conseguenze durature nella formazione di nuove e solide prospettive di invenzione e scrittura musicale. Peraltro, i gruppi salentini «storici» continuano la propria attività in ampia autonomia creativa e programmatica. Si attende, perciò, di ascoltare la proposta di <strong>Ludovico Einaudi</strong> per valutare se il palco quest’anno possa contribuire a valorizzare le pratiche musicali contemporanee che guardano alle matrici culturali locali come fonte di ispirazione, stupore e bellezza.</span></p>
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		<title>La notte della taranta una geometria di suoni</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/27/la-notte-della-taranta-una-geometria-di-suoni/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 11:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il maestro concertatore Einaudi: metto insieme pizzica e techno di Bruno Ruffilli da La Stampa del 27 agosto 2010 &#160; La leggenda, antichissima, narra di un ragno che morde le persone e le fa cadere in un&#8217;irrefrenabile smania di ballare. La realtà, recente, racconta di 80 mila persone arrivate a Melpignano, nella Grecìa salentina, lo scorso anno per la Notte... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/27/la-notte-della-taranta-una-geometria-di-suoni/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il maestro concertatore Einaudi: metto insieme pizzica e techno</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Bruno Ruffilli</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.lastampa.it">La Stampa</a> del 27 agosto 2010</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/taranta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1687" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/taranta-300x227.jpg" alt="taranta" width="300" height="227" /></a>La leggenda, antichissima, narra di un ragno che morde le persone e le fa cadere in un&#8217;irrefrenabile smania di ballare. La realtà, recente, racconta di 80 mila persone arrivate a Melpignano, nella Grecìa salentina, lo scorso anno per la <strong><span style="color: #800000;">Notte della Taranta</span></strong>: altrettante sono attese domani per la tredicesima edizione, per cui sono stati anche approntati treni speciali.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Maestro concertatore sarà <span style="color: #ff0000;"><strong>Ludovico Einaudi</strong></span>, intellettuale prestato alla musica, autore di composizioni minimaliste e rarefatte. Ma nel suo ultimo album, <em>Nightbook</em>, uscito nell&#8217;ottobre 2009, c&#8217;era già un brano vicino al folk del Salento: «Allora non pensavo alla taranta &#8211; spiega &#8211; l&#8217;invito è arrivato a marzo, quando ero a Londra per una serie di concerti. In <em>Eros</em> ci sono parti per tamburelli suonate da <strong>Mauro Durante</strong>, leader del <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong>»<span id="more-225"></span>. L&#8217;interesse di Einaudi per le musiche tradizionali è però più remoto, e risale a un viaggio in <strong>Mali</strong> di una decina d&#8217;anni fa, da cui nacque un disco con il virtuso di kora <strong>Ballaké Sissoko</strong>, pure ospite al concertone. Ancora prima, il suo maestro <strong>Luciano Berio</strong> si era ispirato ai canti popolari: ma il suo approccio rimaneva cerebrale, il tono elitario, di chi in fondo non esce dalla gabbia dorata dell&#8217;avanguardia. «Il mio caso è diverso, perché con la taranta si entra nella carne e nel sangue della tradizione &#8211; osserva Einaudi da una panchina della piazza di <strong>Calimera</strong>, dove sta finendo le prove -. Ho studiato le varie componenti di queste musiche e provato a rielaborarle: c&#8217;è una ritmica molto ricca, ma anche tanta melodia, influenze mediorientali dalla <strong>Grecia</strong>, dai <strong>Balcani</strong>, fino alla <strong>Turchia</strong>. Gli ospiti che ho scelto mettono in luce questi aspetti, i t<strong>amburi del Burundi</strong> ad esempio accentuano l&#8217;aspetto rituale, mentre <strong>Savina Yannatou</strong> svela le parentele col sirtaki». Una cantante greca che canta in griko, l&#8217;antico dialetto salentino? «Come maestro concertatore il mio compito è inventare connessioni e collegamenti. Così i <strong>Taraf De Haïdouks</strong> sottolineano la parte più virtuosistica e funambolica di questa musica, mentre dal <strong>Portogallo</strong> arriva il fado di <strong>Dulce Pontes</strong>, che si esibisce con due cantanti salentine: le voci di qui sono molto belle. Da un lato ho mantenuto intatti alcuni elementi fondamentali, anzi ho pure eliminato la batteria che non c&#8217;entra niente con la tradizione, ma poi mi piace guidare il pubblico verso sonorità nuove». Perciò a <strong>Melpignano</strong> ci saranno anche i <strong>Sud Sound System</strong> e il deejay turco <strong>Mercan Dede</strong>: «La pizzica &#8211; spiega Einaudi &#8211; è una forma antica di trance, che si articola in micro ripetizioni, proprio come la mia musica. E ha parecchie affinità con la techno e la dance elettronica». Un rave, insomma? «Sì, ci sono degli aspetti comuni. Nel Concertone è assente la dimensione rituale, della taranta resta solo la festa, la voglia di cantare e ballare insieme. Per me l&#8217;importante è che non diventi una specie di festival di Sanremo, dove la qualità musicale è bassissima anche se il seguito è enorme».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Fedele alla sua passione per le geometrie sonore, Einaudi ha concepito una specie di grande sinfonia: parte con un tema scritto per l&#8217;occasione, che ritorna &#8211; simile ma sempre diverso &#8211; prima dei nove blocchi di tre brani l&#8217;uno in cui si sviluppa il concerto. L&#8217;ispirazione è arrivata dalle masserie e dai palazzi nobili della zona: «Ci sono spazi interni, cortili, alberi di aranci, gelsomini, archi e passaggi, e ognuno degli ospiti rappresenta una finestra nel percorso di questo edificio sonoro». Non sarà una costruzione troppo astratta? «No, si tratta di ritrovare punti di riferimento nel passato, per capire chi siamo e dove andiamo».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Svanita la connotazione ideologica che animava il folk Anni 70, nella <strong>Puglia</strong> di <strong>Vendola</strong> l&#8217;interesse per la cultura popolare si concretizza in rassegne, convegni, libri, oltre che in un business turistico e una vivace attività dal vivo. E non c&#8217;è solo il Concertone, ma anche un festival itinerante appena concluso con gruppi storici come gli <strong>Argalìo</strong>, innovatori (ad esempio gli Insintesi), famiglie intere e cantori solitari tra cui <strong>Enza Pagliara</strong> e <strong>Uccio Aloisi</strong>. La taranta, insomma, è tornata di moda, e non solo a sinistra: anzi, su YouTube la più cliccata è quella di <strong>Checco Zalone</strong>, che passa in rassegna i ministri del governo <strong>Berlusconi</strong>.</span></p>
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		<title>Immersione nella taranta</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 16:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[Gilbert Rouget]]></category>
		<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il lavoro di comprensione e la rielaborazione di Ludovico Einaudi di un antico fenomeno rituale. Le affinità con la musica elettronica di Ludovico Einaudi dall’inserto culturale del Sole 24Ore, domenica primo agosto 2010 &#160; La prima volta che ho sentito parlare del fenomeno del tarantismo risale ai miei vent’anni, ai tempi in cui studiavo al conservatorio e parallelamente coltivavo letture... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/01/immersione-nella-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il lavoro di comprensione e la rielaborazione di Ludovico Einaudi di un antico fenomeno rituale. Le affinità con la musica elettronica</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Ludovico Einaudi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dall’inserto culturale del Sole 24Ore, domenica primo agosto 2010</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/arts-graphics-2007_1178124a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1651" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/arts-graphics-2007_1178124a-300x257.jpg" alt="arts-graphics-2007_1178124a" width="300" height="257" /></a>La prima volta che ho sentito parlare del fenomeno del tarantismo risale ai miei vent’anni, ai tempi in cui studiavo al conservatorio e parallelamente coltivavo letture tra le più disparate, saggi in qualche modo correlati alla musica. Tra questi ricordo un bel capitolo del libro di <strong>Gilbert Rouget</strong>, <em>Musica e Trance</em>, dedicato al fenomeno del tarantismo salentino. L’autore analizza le varie interpretazioni intorno al rito di esorcismo nonché allo stato di possessione che colpiva prevalentemente le donne, in quanto durante la stagione della mietitura, le raccoglitrici di grano erano maggiormente esposte al rischio di essere morsicate dalla tarantola. Una volta morsicate sprofondavano in uno stato di grande malessere, crisi isteriche convulsive e turbe emotive che si rappresentavano ciclicamente ogni anno all’inizio dell’estate. La cura della “tarantata” veniva effettuata da un gruppo di persone attraverso un complesso rito terapeutico a base di musica, danza e uso dei colori</span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-237"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">, che si svolgeva a casa della vittima e durava non meno di tre giorni. Sulle note ritmiche delle “pizziche”, la “tarantata” si abbandonava ad una danza concitata, che la induceva in uno stato di trance liberandola dal malessere. Le pizziche, per chi non lo sapesse, sono musiche basate su un ritmo molto incalzante, sostenuto principalmente dal tamburello, srumento “re” della zona, con il quale i salentini hanno affinato una tecnica magistrale molto caratteristica. Gli altri strumenti coinvolti nel rito erano soprattutto il violino, l’organetto e la chitarra. Poi naturalmente una variazione illimitata di invocazioni all’esorcismo: «Addo’ ti pizzico’ la tarantella? sotto la putia de la ‘unnella», con anche invocazioni a San Paolo, santo protettore dei “pizzicati”: «O Santu Paulu meu delle tarante che pizzichi le caruse tutte quante (…) e le fai sante…».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non starò a dilungarmi sull’argomento che si può approfondire leggendo il bellissimo libro di <strong>Ernesto De Martino</strong> <em>La terra del rimorso</em>, invece vorrei raccontare qualcosa della mia esperienza personale in veste di Maestro concertatore della «Notte della Taranta 2010», concerto conclusivo dell’omonimo festival, che come sempre si terrà a <strong>Melpignano</strong> (Lecce), quest’anno in data 28 agosto. Partecipare a questo progetto è stata una straordinaria occasione per immergermi negli infiniti meandri della musica salentina. Rileggere e interpretare un repertorio popolare non è cosa semplice, si pongono molte considerazioni. La prima per me è stato sicuramente quella del rispetto del materiale di partenza, del cercare di capire quali siano gli elementi che caratterizzano quel linguaggio, e limitare l’ambito creativo all’interno di quelle regole. Faccio un esempio architettonico: se devo costruire una nuova porta in un edificio dove tutte le altre porte hanno la volta, cercherei di progettare una porta con la volta. Avere dei limiti è sempre molto interessante, si scopre con grande meraviglia che con pochi elementi si possono realizzare architetture incredibili. E proprio l’architettura del Salento è stata per me grande fonte d’ispirazione. Ascoltando le registrazioni effettuate sul campo negli anni ’60, sia nella case private che in campagna, ho percepito un colore che mi riportava all’intensità della terra, della pietra spaccata dal sole, dei muretti a secco che tratteggiano i campi di ulivi, delle splendide masserie, degli antichi palazzi-fortezza che ovunque ornano il paesaggio. Così come nel restauro di un edificio si rimuovono le mura costruite in epoche recenti per ripristinare quelle originali, così ho cercato di ritrovare un suono che che restituisse il più possibile il colore che avevo colto in quegli ascolti. Ho cercato nelle voci quella tonalità aspra e graffiante, voci tese come ragnatele e affilate come coltelli, più vicine al medio oriente che alla tradizione napoletana.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Nella musica salentina ci sono alcuni elementi molto complessi, melodie con modi arcaici e ritmi che spostano il battere col levare. Altri elementi, come l’armonia, sono più lineari, spesso dettati dalla natura stessa degli strumenti, come l’organetto, ma assolutamente efficaci nella loro semplicità.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La mia chiave di lettura è stata quella di cercare di mettere in rapporto questa musica con le forme che si sono sviluppate in anni recenti nell’ambito della musica elettronica, del minimalismo e della trance, sottolineandone le antiche radici comuni. Ho visto nella Notte della Taranta l’essenza dei raduni giovanili moderni, un grande rito con decine di migliaia di persone che si abbandonano al ritmo, al canto e alla danza.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">C’è una frase di un musicista marocchino, alla fine del capitolo sul tarantismo del libro di Rouget, che rappresenta molto chiaramente ciò che intendo, «credo nel valore liberatorio della musica, non più per esorcizzare gli spiriti del male, bensì, simbolicamente, gli spiriti del XX secolo».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma non solo, questo evento è una grandissima festa popolare, un’occasione unica dove tutte le generazioni si ritrovano unite a celebrare il loro legame di appartenenza con questa antica terra ricchissima di storia e di cultura, e che attraverso la sua rilettura ci aiuta a ritrovare i nostri migliori valori.</span></p>
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		<title>La «Taranta» secondo Ludovico Einaudi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 20:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Dulce Pontes]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Savina Yannatou]]></category>
		<category><![CDATA[Stewart Copeland]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Sound System]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Notte inedita tra elettronica e tradizione. Sul palco ci saranno i Sud Sound System, Dulce Pontes, Savina Yannatou e giovani cantanti salentini selezionati MELPIGNANO — Per alcuni versi, il morso di Ludovico Einaudi ricorda quello di Stewart Copeland. Non nello stile, ovviamente, ma nell’approccio c’è qualcosa che accomuna i due musicisti pur nelle profonde differenze che li contraddistinguono: entrambi si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/07/07/la-taranta-secondo-ludovico-einaudi/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="color: #000000;"><em><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Notte inedita tra elettronica e tradizione</span></em></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><em>. Sul palco ci saranno i Sud Sound System, Dulce Pontes, Savina Yannatou e giovani cantanti salentini selezionati</em></span></p>
<div id="attachment_1984" style="width: 200px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/einaudi-190x130.jpg"><img class="size-full wp-image-1984" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2015/07/einaudi-190x130.jpg" alt="Ludovico Einaudi - molto piccola" width="190" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">Ludovico Einaudi &#8211; molto piccola</p></div>
<p>MELPIGNANO — Per alcuni versi, il morso di Ludovico Einaudi ricorda quello di <strong>Stewart Copeland</strong>. Non nello stile, ovviamente, ma nell’approccio c’è qualcosa che accomuna i due musicisti pur nelle profonde differenze che li contraddistinguono: entrambi si sono avvicinati alla <span style="color: #800000;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> con l’entusiasmo di chi rimane sorpreso di fronte ad una tradizione musicale così strutturata ed entrambi si sono lasciati guidare da quell’impulso quasi medianico con cui questa musica ha contagiato il territorio. All’investitura di maestro concertatore dell’edizione 2010, Einaudi ci è arrivato innanzitutto come architetto, prima ancora che come compositore: «Ho immaginato questa manifestazione come un palazzo da attraversare stanza per stanza, apprezzandone le peculiarità che però fanno parte tutte di uno stesso grande progetto». Il che, nelle intenzioni, dovrebbe garantire al concertone del 28 agosto di procedere senza soluzioni di continuità, «anche se l’esibizione sarà caratterizzata da momenti diversi e dagli ospiti che pure ci accompagneranno in questo percorso<span id="more-1983"></span>».</p>
<p>Einaudi ne ha già annunciati tre, proprio ieri a Melpignano durante le prove: i Sud Sound System, la cantante portoghese Dulce Pontes e la vocalista greca Savina Yannatou, fondatrice della formazione Primavera en Salonico. «A loro se ne aggiungeranno altri &#8211; anticipa il maestro concertatore &#8211; ma la loro presenza non sarà comunque mai separata da tutto il contesto in cui dovranno integrarsi divenendone parte». Sul grande palco di Melpignano, Einaudi ospiterà anche Mercan Dede, percussionista turco devoto all’elettronica che è l’altro asso nella manica del musicista milanese: «Credo che la pizzica, con i suoi ritmi ossessivi e le sue finalità liberatorie, possa essere considerata l’antenata di certi raduni di musica elettronica che oggi cercano di esorcizzare il disagio contemporaneo con tempi analoghi a quelli scanditi dai tamburelli salentini e intendo dare rilievo a queste connessioni». Nel frattempo, Ludovico Einaudi ha già composto quello che lui definisce il leitmotiv del concertone (un’intro coinvolgente, fortemente improntata all’elettronica), che ricorrerà spesso nella serata del 28 agosto, cucendo insieme la ragnatela musicale più attesa dell’estate pugliese. L’altra anticipazione, invece, potrebbe deludere i fan più allineati del maestro: «Il pianoforte ci sarà ma avrà un ruolo piuttosto marginale perché il mio approccio alla Notte della Taranta non è quello del pianista. Ho preferito, così, avvicinarmi a questa musica come un compositore che osserva ed interagisce con un patrimonio di tradizioni arrivato fino a noi anche grazie alle straordinarie voci che lo hanno tramandato, restando fedele per quanto possibile a quanto di antico è sopravvissuto». E ancora: «Sto lavorando molto sui dettagli, anche se non so quanto questi possano essere colti in un concerto destinato ad oltre centomila persone».</p>
<p>Di certo, un posto di rilievo avranno le voci dei giovani cantori salentini già selezionati da tempo (tra cui Emanuele Licci, Alessandra Caiulo, Antonio Amato), così come il tamburello di Mauro Durante che è stato un po’ la guida di Einaudi in quest’avventura salentina, cominciata ancor prima di accettare l’incarico di maestro concertatore, in occasione del tour del pianista a cui Mauro ha preso parte ultimamente. L’altra novità dell’edizione 2010 della Notte della Taranta sarà la danza tradizionale: «A questa &#8211; conclude Ludovico Einaudi &#8211; sarà riservato uno spazio importante perché importante è il suo ruolo all’interno della tradizione. I momenti coreografici avranno una loro specifica destinazione e, anche attraverso un gioco di luci, cercheremo di metterne in evidenza la teatralità che li caratterizza».</p>
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