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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Sergio Torsello</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Il dibattito sulla Notte della Taranta: «Ripensare lo scopo della Fondazione»</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 06:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Vincenzo Santoro di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025 Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/09/16/il-dibattito-sulla-notte-della-taranta-ripensare-lo-scopo-della-fondazione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4748" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n-300x204.jpg" alt="544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n" width="300" height="204" /></a>Intervista a Vincenzo Santoro</p>
<p>di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025</p>
<p>Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si è sottratta la Fondazione Notte della Taranta, che in un comunicato del 26 agosto ha sollecitato un «confronto tra opinioni diverse: il nostro compito è ascoltare tutti e provare a migliorare, anno dopo anno. Come fenomeno culturale, la Notte della Taranta interpella questo territorio e la sua classe dirigente su diversi livelli». Oggi interviene Vincenzo Santoro, responsabile del Dipartimento Cultura, Turismo e Agricoltura dell’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), studioso e organizzatore da molti anni di iniziative sulle musiche e le culture popolari del Mezzogiorno.</p>
<p><strong>Partiamo dalla frequente polemica sulla spettacolarizzazione, cosa ne pensi? </strong></p>
<p>«Penso che i buoi sono abbondantemente scappati, nel senso che è una polemica che poteva avere un senso vent’anni fa. Ormai l’evento Notte della Taranta ha una sua autonomia e una storia quasi trentennale in cui la costruzione dello spettacolo è il tema decisivo. Diciamo che forse negli ultimi anni si è spinto verso forme più nazionalpopolari, anche attraverso la televisione, però va detto che fin dall’inizio il concertone era un evento. Si può discutere sulle modalità di fare spettacolarizzazione, ma se prendiamo la Notte della Taranta come spot etnomusicale del Salento e della Puglia, come macchina di promozione territoriale, funziona perfettamente. Il problema è che ovviamente questo non può bastare».</p>
<p><strong>In che senso? </strong></p>
<p>«Qui entriamo nelle contraddizioni di un evento che incide sulla tradizione musicale locale, tema che è sentito da moltissimi come identitario, che sta al cuore dell’attaccamento delle persone alla terra, alla storia culturale del loro territorio, in un processo tipico di patrimonializzazione, come lo chiamano gli antropologi. E quindi l’evento deve anche rispondere alle aspettative di chi vuole vedere rappresentata questa essenza, vera o presunta, sul palco. Poi c’è l’altro vincolo della televisione generalista che impone un po’ la scaletta e il modo di portare certe cose sul palco. Questo rapporto tra esigenze diverse genera quelle contraddizioni che ci obbligano a non dare letture troppo semplicistiche di questo fenomeno».</p>
<p><strong> Cosa suggerirebbe in questa discussione pubblica? </strong></p>
<p>«Io ritengo che sia necessario innanzitutto distinguere tra Festival e Fondazione Notte alla Taranta. Voglio ricordare che il concertone si faceva già prima, anche quando la Fondazione non c’era. La Fondazione nacque dopo un lunghissimo dibattito in cui ci si interrogava su quali scopi dovesse servire. E la risposta fu che avrebbe dovuto incentivare e realizzare tutti tutti gli aspetti culturali, oltre allo spettacolo del concertone. Di tutta questa attività che si sarebbe dovuta fare non c’è traccia. Se qualcuno volesse studiare la tradizione musicale salentina e pugliese, dove va? Chi si occupa di formazione? La famosa biblioteca storica sulla musica e sul tarantismo di cui si parlava allora, ancora non esiste. Sergio Torsello parlava di un ecomuseo del tarantismo, un luogo per un turismo culturale di un certo tipo. Non c’è niente di tutto questo. Ci sono tutta una serie di temi per cui la Notte della Taranta è nata e per cui era nato ancora prima l’Istituto Carpitella, da cui parte tutto. Quando fu fondato, l’Istituto Carpitella era considerato una costola dell’Istituto De Martino di Sesto Florentino, e non a caso era presente Ivan della Mea che nel 1996 era direttore di qu ell ’istituto. Sono passati quasi 30 anni, l’idea era allora di realizzare un centro culturale che facesse tutte queste cose. Sergio Blasi, come avete ricordato su queste pagine, si dimise dieci anni fa dicendo che non aveva creato la Fondazione perché si limitasse a fare il concertone e il festival. C’era un progetto culturale più ampio di cui non si vedevano le tracce dieci anni fa e non si vedono ancora oggi. Io proverei a riportare la discussione intellettuale e politica su questo, perché qui le responsabilità ci sono, investimenti ne sono stati fatti, però i risultati stento a vederli».</p>
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		<title>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2025 05:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
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		<category><![CDATA[Biblioteca del Tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare(*) Vincenzo Santoro A Sergio Torsello mi legava una amicizia fraterna, costruita anche a partire da una comune “militanza” a favore dei temi della cultura popolare e durata quasi venti anni, fino alla sua prematura scomparsa. Fra di noi c’era un intenso scambio, praticamente quotidiano, fatto di lunghissime conversazioni – di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2655" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n-300x290.jpg" alt="1503249_10152098488180349_1122136832_n" width="300" height="290" /></a>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</em></strong>(*)</p>
<p>Vincenzo Santoro</p>
<p>A Sergio Torsello mi legava una amicizia fraterna, costruita anche a partire da una comune “militanza” a favore dei temi della cultura popolare e durata quasi venti anni, fino alla sua prematura scomparsa. Fra di noi c’era un intenso scambio, praticamente quotidiano, fatto di lunghissime conversazioni – di persona, ma anche spesso per telefono mentre io ero a Roma – in cui discutevamo delle rispettive letture, dell’avanzamento dei nostri studi e ricerche, delle vicende legate al “movimento” della musica popolare salentina e degli sviluppi del festival della Notte della Taranta, all’interno del quale Sergio, grazie alle sue competenze e alle sue capacità – e, occorre dire, nonostante i non pochi problemi che gli sarebbero derivati dalla sua indipendenza – aveva man mano assunto un ruolo sempre più importante e ampiamente riconosciuto. Su questo argomento specifico le nostre opinioni divergevano, in quanto sull’esperienza melpignanese – a cui pure avevo contribuito nella fase iniziale<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> – ho avuto fin dalle primissime edizioni un giudizio critico, ma ciò non ci ha impedito di ragionarci su, in privato e pubblicamente. Insieme abbiamo lavorato su innumerevoli progetti e iniziative editoriali<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, a volte in collaborazione con altri studiosi e intellettuali che ci hanno onorato della loro amicizia, a partire da due maestri come Franco Cassano, il cui <em>Pensiero meridiano</em> fu per noi uno stimolo fortissimo, e Sandro Portelli, che tanto ci ha insegnato e con cui abbiamo condiviso preziosi progetti di ricerca, e che molto apprezzò anche lo straordinario saggio in cui Sergio ricostruì la biografia di Ugo Baglivo, avvocato di origine alessanese che partecipò alla Resistenza romana e finì ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. L’iniziativa che svolgemmo con Portelli il 23 settembre 1999 ad Alessano in onore della memoria di Baglivo, a cui partecipò anche la figlia Simonetta, rimane nel mio ricordo come una delle esperienze più belle ed emozionante di tutta la mia breve ma intensa esperienza di amministratore.</p>
<p>Come è noto Sergio Torsello, intellettuale eclettico e sommamente curioso, era in particolare un raffinato studioso del tarantismo e della cultura popolare salentina, su cui ha prodotto un numero considerevole di scritti, in gran parte in forma di saggi brevi, interviste, recensioni, prefazioni eccetera. Nell’ambito della nostra collaborazione, decidemmo di creare all’interno del mio blog una sezione dedicata ad una vasta selezione di questi testi, già diffusi in volumi e riviste di vario genere, ripresi spesso con modifiche e ampliamenti, per renderli disponibili ad una fruizione più larga<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. Ne entrò a fa parte anche la titanica compilazione della bibliografia sul “tarantismo mediterraneo” che, nata da una pubblicazione realizzata con Gabriele Mina<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, veniva da Sergio continuamente arricchita di nuovi titoli, esito del suo infaticabile e certosino lavoro di ricerca e dell’apporto dei tanti studiosi del “male pugliese”, dalla provenienza più varia, che trovavano in lui un riferimento preparato e disponibile. Una “tela infinita”, purtroppo interrotta dalla improvvisa scomparsa dell’autore, che forse rappresenta, in questo campo, la sua opera più importante e significativa.</p>
<p>Nell’aprile del 2006 accompagnai da lui Ilaria D’Auria, una studentessa che stavo aiutando nella preparazione della sua tesi di laurea per l’università di Bruxelles<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, conducendo interviste ad alcuni protagonisti del movimento musicale salentino. A Sergio avremmo chiesto di parlarci della sua personale esperienza nel confronto con i temi del tarantismo e della cultura popolare. Il testo che segue, che D’Auria trascrisse e che fu rivisto da Sergio<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>, l’ho fortunosamente ritrovato poco dopo la sua morte, rovistando nel mio archivio alla ricerca delle tante cose scritte da lui. È un documento particolarmente prezioso, in primo luogo perché, per quanto ne sappia, è l’unico in cui Sergio racconta, con abbondante dovizia di particolari, la storia del suo per nulla lineare avvicinamento ai temi che tanto l’avrebbero poi appassionato. Un percorso in cui compaiono molti momenti condivisi, che accompagnano tutta la conversazione, in un modo che non smette di commuovermi. Ma anche per le stimolanti considerazioni che Sergio produce sulle vicende salentine, che considero in larga parte ancora assolutamente attuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Quale è stato il tuo percorso di avvicinamento allo studio della cultura popolare salentina? </em></p>
<p>Il percorso è stato molto tortuoso. Quando si comincia a interrogarsi su alcune cose, anche su temi politici, a sedici, diciassette anni, ero uno di quelli che aveva un rapporto abbastanza conflittuale con la musica popolare: i giovani di allora ascoltavano i grandi gruppi rock, vedevamo questa musica più come un retaggio del passato che in qualche modo ci ingessava.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma nella tua famiglia si ascoltava musica tradizionale?</em></p>
<p>No, questo anche perché vengo da una classica famiglia, il tipico ceto medio, che negli anni settanta era il prodotto di quella falsa idea di modernizzazione, per cui bisognava cancellare il passato, questo passato fatto di sofferenza, di miseria: le case non più con le volte a stella ma case con le volte piane, la modernità no? Anche le abitudini alimentari dovevano essere cambiate e a casa mia era questo che si desiderava, ed in qualche modo penso abbia influito. Poi anche quella dose di ribellione che si attraversa nell’età adolescenziale ci aveva portato a coltivare altri modelli, altri miti: la cultura rock, il progresso, il culturalismo. Il mio gruppo preferito erano i Genesis, amavo molto anche i Doors, tutto il <em>progressive</em> degli anni settanta, la cultura psichedelica. Però nello stesso tempo in quegli anni, a metà degli ottanta, comincia anche una fase di “impegno politico”. Nel senso di impegno personale, di scoperta, di riflessione su alcuni temi. L’incontro con la cultura popolare per me è un incontro quasi casuale, perché uno dei miei migliori amici dell’epoca, Giuseppe Cazzato, con il quale io, appunto, condividevo un percorso di impegno e riflessione politica, ad un certo punto mi parla di de Martino. Lui figlio di contadini, proprio figlio di contadini, la classica famiglia contadina, in una delle nostre tante discussioni mi dice: “possibile che tu, dopo tutte queste discussioni sui testi sacri – non lo so: il marxismo, il socialismo, il comunismo – non conosci de Martino? Non puoi non conoscere de Martino, i suoi lavori sulla cultura popolare, sul Mezzogiorno italiano”. E così comincio ad interessarmi, ma più per curiosità. Però nello stesso tempo questo mio amico mi fa quasi da guida, nel senso che mi introduce nel mondo popolare contadino del Salento: per due, tre estati di seguito ci siamo fatti tutte le fiere, tutte le feste che lui faceva da piccolo con suo padre. Lui adesso sta a Firenze da quando aveva diciotto anni, torna periodicamente, però lui da bambino conosceva perfettamente questo mondo perché suo padre contadino lo portava alla festa di San Rocco per comperare gli attrezzi, lo portava alla festa di Santa Marina per proteggerlo contro l’itterizia. Il mondo contadino aveva una cadenza calendariale, San Rocco era l’ultima festa dell’estate perciò serviva a fare le provviste per l’inverno: comperare la zappa nuova, comperare le semenze, comperare il bestiame. C’era tutto un mondo che non era soltanto la religiosità popolare, che aveva una forma così eclatante, ma che era anche legato a tutta una cultura materiale. Perciò è così che ho incominciato a scoprire la cultura popolare.</p>
<p>Il primo libro che ho letto, che per me è stata come un’illuminazione, è stato <em>Le feste dei poveri</em> di Annabella Rossi. Proprio rifacendo questo percorso attraverso le feste, le fiere ed il mondo contadino trovai questo libro, e fu illuminante perché scoprii pure la figura di Annabella Rossi, questa sua grande passione, il suo essere proprio dentro la storia che raccontava, che poi è un atteggiamento tipico degli anni sessanta-settanta. Comunque si riflette sull’impegno civile – sull’impegno politico – che è in qualche modo a monte rispetto all’attività scientifica, all’attività di ricerca, cioè questo costante tentativo di coniugare le due cose. Dopo ho cominciato a leggere <em>La terra del rimorso</em>. Però in quel momento – la seconda metà degli anni ottanta – anche la realtà degli studi locali, il “movimento” che c’era allora su questo fenomeno, era ridottissimo: c’erano due, tre studiosi che se ne occupavano, c’era un solo gruppo di musica popolare che faceva la riproposta. La realtà era completamente diversa perché quest’effetto della modernizzazione, soprattutto negli anni ottanta, relega la musica popolare a qualcosa di cui bisogna liberarsi più che qualcosa da valorizzare.</p>
<p>Però a me interessa molto questa componente antropologica, soprattutto nell’ottica demartiniana, lo studio della cultura contadina come possibilità di entrarci dentro, di trasformare la realtà sociale piuttosto che limitarsi ad osservarla. Comincia così questo mio interesse, in special modo per il tarantismo. Di questo fenomeno mi interessava anche il fatto che all’interno di una fenomenologia così complessa ci fossero una serie di implicazioni non soltanto di carattere antropologico, o soltanto di carattere economico, legate alle condizioni di miseria in cui vivevano le popolazioni del Sud in quegli anni, ma con una forte componente culturale.</p>
<p>Quindi comincia il percorso mio, mettendomi anche in contatto, negli anni novanta, con degli studiosi, come Luigi Chiriatti, che a quell’epoca era uno dei pochi, a parte due, tre altri, che si occupava di questi temi, cercando di tenere vivo anche l’interesse attorno a tematiche che erano considerate, anche all’interno di una certa intellettualità di sinistra, come un residuo, un’idea che occorreva abbandonare. Perché erano gli anni settanta, gli anni dell’emergere del noi come soggettività, della classe operaia, insomma c’era tutto un dibattito. Dibattito che nel Salento giunge sempre con ritardo, questo un po’ per le caratteristiche stesse della provincia ma anche per l’incapacità di elaborare, di essere al passo con quelle che sono le elaborazioni più avanzate in questo campo. Sono cose che vediamo anche adesso, quest’incapacità, non dico anticipare, ma di stare al passo. Se noi da un lato abbiamo questo fenomeno della pizzica – che in qualche modo è esploso anche indipendentemente da noi, e che quindi ci ha collocati quasi come una punta avanzata di quello che succede in questo campo, forse in Europa – dall’altro abbiamo questo ritardo di analisi, proprio dal punto di vista delle categorie interpretative della cultura popolare, di che cos’è oggi il popolare. Gli strumenti di analisi che utilizziamo, spesso – ma lo dico senza presunzione, soltanto come una presa d’atto – sono strumenti oramai superati come modalità di approccio; le tecniche di ricerca antropologica, di archiviazione della cultura popolare… ma qui ovviamente entriamo in un campo abbastanza più complesso.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ritorniamo al punto. In quel momento cominci anche ad ascoltare musica popolare o sono solo riflessioni intellettuali?</em></p>
<p>No. In quegli anni ascolto musica ma non popolare. Il mio interesse è più rivolto verso le tematiche antropologiche. Alla musica popolare arrivo un po’ più tardi, quando comincia questo risveglio, anche con la frequentazione di Luigi Chiriatti, perché lui ha sempre avuto molto forte quest’attenzione proprio verso l’aspetto musicale. E quindi a quel punto comincia il mio interesse, che poi ovviamente coincide con l’esplosione intorno al ’93/’94 – perché questa più o meno è la data – di quello che oggi noi chiamiamo il “movimento della pizzica”, quindi questa riscoperta più compiuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questa cosa del “movimento della pizzica” poi è una definizione nostra.</em></p>
<p>Sì, era una nostra intenzione, nel senso che è una formula che serve ad identificare…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per non utilizzare la categoria del “neo-tarantismo”.</em></p>
<p>Sì, soprattutto in polemica con tutti questi neologismi: neotarantismo, neotradizionalismo, neotribalismo, che non rendono pienamente conto della complessità di un fenomeno, in particolare poi il neotarantismo mi sembra una cosa anche abbastanza pericolosa. Tra l’altro il termine neotarantismo – ho avuto modo di verificare, non ero sicuro, ma ora sono certo – è ripreso da Georges Lapassade che lo usa per la prima volta nel 1980, e viene pubblicato nel 1982 in <em>Gens de l’ombre</em>, questo suo testo in francese – ora finalmente ristampato in italiano – in cui lui, per descrivere il fenomeno degli anni ottanta, usa proprio il termine neotarantismo, cioè nuovo tarantismo. Poi spiega ciò che vuole dire, che è una cosa completamente diversa: vuole dire, sulla scorta di quelle che erano allora le informazioni della gens etnografica locale – come alcuni studi di Chiriatti – che il tarantismo di una volta era un tarantismo completamente contadino, almeno quello studiato da de Martino, mentre adesso abbiamo un tarantismo che è anche un tarantismo che intacca, si espande nei ceti medi. Ci sono alcuni casi di infermieri, di impiegati che diventano tarantati. Quindi lui usa questo termine per indicare questi nuovi fenomeni. È anche interessante vedere come si attribuiscano significati diversi ad un termine che è stato pensato e coniato per dare altre spiegazioni.</p>
<p>Perché il neotarantismo di cui parla Anna Nacci è tutt’altra cosa, probabilmente una derivazione di quelli che possono essere i suoi studi, però mi sembra una cosa scarsamente condivisibile, perché il tarantismo non esiste più, quindi parlare di neotarantismo mi sembra addirittura una cosa pericolosa, perché c’è il rischio non soltanto di reinventare una tradizione – che è una cosa completamente diversa – ma anche di mettere in moto tutto quel meccanismo dell’esotismo, dello sguardo esotico che si riversa sull’altro, descrivendo poi una realtà immaginaria, perché di fatto non è così, non ci sono dei nuovi tarantati. C’è un fenomeno che recupera questa memoria, che si confronta costantemente con questa memoria, ma nel quadro di queste pratiche di reinvenzione e non certo per riproporre quel modello, come invece sembrerebbe a tratti dalle cose che scrive Anna Nacci. Però questo è un dato interessante, che il termine venga usato per la prima volta da Lapassade.</p>
<p>Poi c’è un altro problema, che Lapassade è uno che ha avuto un’influenza enorme, soprattutto per quello che è successo nel Salento. È un grandissimo studioso, <em>Gens de l’ombre</em> <span style="text-decoration: line-through;">è</span> un testo non molto rigoroso dal punto di vista scientifico – anche perché utilizza maglie disciplinari molto ampie, sconfina in vari campi dall’antropologia alla sociologia – però è un libro bellissimo perché è un testo di auto-etnografia, cioè lui fa etnografia su se stesso, descrive come lui sia stato iniziato alla scoperta di riti di <em>transe</em> di tutto il Mediterraneo (i rituali <em>gnawa</em>, ma anche il tarantismo). Perciò è una cosa molto bella, anche molto moderna, considerando che è stata scritta più di vent’anni fa.</p>
<p>Lapassade per lungo tempo ha posto anche un’ipoteca sugli studi successivi fatti nel campo del tarantismo, perché quando è venuto nel Salento, prima nel 1980 poi nel 1981 per il progetto teatrale <em>Il ragno del dio che danza</em>, era il primo grande studioso che dopo de Martino veniva qui a studiare lo stesso fenomeno. E tutti gli studiosi locali, quei pochi che c’erano, in qualche modo sono stati influenzati da lui. Luigi Chiriatti, quando viene Lapassade qui, scrive addirittura un testo con lui, un testo che viene pubblicato in una rivista locale, però poi – dieci anni, dodici anni dopo – esce il primo libro di Chiriatti sul tarantismo, <em>Morso d’amore</em>, e viene pubblicato con un’introduzione di Lapassade. Ha avuto un’influenza enorme. Però c’è da dire anche che dei suoi epigoni salentini alcuni hanno interpretato male alcune sue formule, alcune interpretazioni, alcune letture che ha dato del fenomeno – a volte io credo anche molto raffinate, a volte invece anche molto approssimative, perché come tutti si può anche sbagliare. Faccio un esempio proprio banale – a parte la questione della <em>transe</em> sulla quale potremmo discutere per ore – ma il fatto che lui, per esempio, colleghi il tarantismo alla danza delle spade, dando valore anche all’ipotesi di Marius Schneider, porta un po’ fuori da quell’impostazione più storicistica che mi sembra invece la più attendibile.</p>
<p>Però, al di là di questo, ha avuto un ruolo importantissimo, soprattutto perché non è stato soltanto lo studioso che è venuto qui, ha analizzato il fenomeno e poi se n’è andato altrove a scrivere un libro: la sua idea dell’osservazione partecipante ha portato di fatto a far crescere questo movimento, perché lui è anche stato quello che ha spinto il fenomeno, anche con delle scelte discutibili. Per esempio teorizzava il fatto che i Sud Sound System fossero i nuovi tarantati: questa era una cosa che stava solo nella sua mente, perché addirittura i Sud Sound System stessi lo sconfessavano, però lui continuava su questa linea. Poi questa sua interpretazione è stata quella che è passata, anche grazie ai mass media che hanno subito colto un’interpretazione suggestiva. Perciò Lapassade ha avuto sicuramente una funzione di grande importanza, come tutto il suo lavoro sulla scena hip-hop salentina: è stato il primo momento in cui si è cominciato a riflettere sul rapporto tra la tradizione e la contemporaneità, cioè su quello che succedeva concretamente in quegli anni ed il rapporto con la tradizione, con la cultura popolare. In questo senso ha avuto sicuramente una funzione fondamentale, fermo restando alcune discutibili interpretazioni, anche quelle mutuate dagli studiosi locali, che erano direttamente collegati a lui, che si facevano in qualche modo interpreti del suo pensiero.</p>
<p>Dopo questa fase nei primi anni novanta, accade che già nel ’96, ’97 proprio con te, Vincenzo – ci conosciamo in quegli anni, forse anche qualche anno prima – cominciamo a tessere questo rapporto di riflessione comune su alcuni temi, anche con Gigi Chiriatti. Quando nel ’97 vieni eletto consigliere comunale ad Alessano, quindi inizi ad occuparti di organizzazione culturale, in quel periodo incomincio a collaborare anch’io. Avevamo avviato una riflessione partendo dall’ambito locale ma allargando un po’ la prospettiva ad uno scenario più ampio. Nel ’99 vengo addirittura a lavorare qui, nel Comune di Alessano, occupandomi dell’ufficio stampa, come collaboratore per le attività culturali. Quindi iniziamo una vera e propria attività sulla base di queste riflessioni assumendo una prospettiva più ampia, nel senso che le traduciamo nella pratica concreta di una politica culturale centrata proprio su questo tema, cioè sul rapporto con la tradizione, sul rapporto con la cultura popolare, insomma su questi temi iniziamo un lavoro in un certo senso anche anticipatorio. Per la prima volta cominciamo, in modo disorganico, forse anche solo intuitivo, a porre il problema di quello che si potrebbe chiamare “l’uso pubblico della cultura popolare”, che oggi è invece uno dei temi di maggiore interesse nel dibattito antropologico internazionale.</p>
<p>Nei primi anni novanta comincio a collaborare con un quotidiano locale, “Il Quotidiano di Lecce”. Faccio il corrispondente per il Capo di Leuca, il cronista locale. Nel ’99 invece inizio a collaborare per la pagina della cultura occupandomi di questi temi – tarantismo, cultura popolare – in modo specifico: la maggior parte degli articoli che ho scritto – recensioni di libri, interviste, servizi su convegni – sono frutto dell’attività che facciamo insieme e che ci fa anche conoscere. Perché come ho detto prima, anche in modo anticipatorio, siamo tra i primi Comuni che cominciano ad organizzare, in modo quasi sistematico, concerti di pizzica ma anche momenti di riflessione, come rassegne di filmati, mostre sul tarantismo: cioè avviamo un lavoro di discussione pubblica su questi temi, coinvolgendo anche la cittadinanza ma soprattutto inaugurando un rapporto di scambio e di riflessione comune, anche con personaggi come Franco Cassano e Sandro Portelli che – non sappiamo perché – ci onorano della loro stima e della loro amicizia. Quindi incominciamo una serie di cose con loro, che hanno anche una grande visibilità.</p>
<p>È il 1998 quando il Comune di Alessano aderisce all’Istituto Diego Carpitella. Alcuni Comuni, per dare una risposta alla richiesta da parte di una serie di operatori locali di fare un centro che più organicamente si occupasse di certe cose, fondano l’Istituto Carpitella, che sarà la prima cosa che verrà attivata.</p>
<p>Tra l’altro nel 1997, nell’assemblea costitutiva del Carpitella, noi siamo presenti a livello personale come studiosi, come operatori, perché quell’iniziativa la organizza Gigi Chiriatti in collaborazione con l’Istituto de Martino. L’idea era quella di fare nel Salento una sezione staccata dell’Istituto de Martino. Il Comune di Alessano aderisce, e si crea un rapporto anche con Sergio Blasi. L’obiettivo dell’Istituto Diego Carpitella è proprio quello di fare documentazione, ricerca. L’ingresso di due componenti nel comitato scientifico, Maurizio Agamennone e Gianfranco Salvatore – che poi sono quelli che hanno accolto per primi quest’idea – ha portato Gigi Chiriatti ad allontanarsene perché Gigi Chiriatti prima fonda l’Istituto Carpitella e poi entrano loro, che sono due docenti universitari, uno etnomusicologo l’altro musicologo di chiara fama, perciò quando si viene a decidere sul presidente, Chiriatti viene fatto fuori e in qualche modo, per reazione, abbandona il campo. Allo stesso tempo, mentre si discute di come avviare quest’attività, si parla anche di organizzare un momento spettacolare che potesse dare visibilità al “movimento della pizzica” che di fatto esisteva già. Dunque nel 2001 – quando all’interno dell’Istituto Carpitella saltano i rapporti tra i vari componenti del comitato scientifico provocando la contrapposizione dei due direttori artistici che si allontanano dall’Istituto – Sergio Blasi ci chiama e ci chiede di collaborare alla Notte della Taranta, e sarà Vincenzo ad abbandonare subito il campo perché convinto che non ci siano gli spazi per lavorare. La Notte della Taranta, già nel ’98, aveva aperto un dibattito molto duro sulla cultura popolare, sulla musica popolare.</p>
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<p><em>Inizialmente l’idea di promuovere un momento spettacolare è di Gianfranco Salvatore.</em></p>
<p>Questa è un’idea sicuramente di Gianfranco Salvatore.</p>
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<p><em>Voleva fare la “Notte del Tamburello”.</em></p>
<p>Sì. Doveva essere una cosa che si faceva a Roca, una notte di musica a Roca, in un posto anche altamente simbolico. Però poi la cosa prende strade diverse, perché sin dal suo apparire provoca questa profonda divisione tra i musicisti, gli operatori, e poi diventa una frattura sempre più grande.</p>
<p>Comunque, per tornare alle vicende personali, nel 2001 se Vincenzo decide che non sia il caso di collaborare ed entrare in questa storia, io invece sono un po’ più possibilista. Quindi inizia questa storia anche mia, personale, all’interno della Notte della Taranta.</p>
<p>Prima ci sono anche delle pubblicazioni, la nostra riflessione prosegue e sfocia nel 2002 in quel libro, <em>Il ritmo meridiano</em>, che ancora oggi credo sia il compendium più attendibile sul dibattito contemporaneo sul “movimento della pizzica” e sulle sue molteplici implicazioni, sul tema dell’identità, sul rapporto tra tradizione e modernità. Quel libro è il risultato di un dibattito che noi avevamo già iniziato anni prima: con Franco Cassano abbiamo discusso a lungo su questi temi, siamo andati a trovarlo – e Franco Cassano non è uno che scrive sul giornalino della parrocchia – siamo anche stati criticati per questo, siamo stati anche accusati di essere “meridianisti”: non più meridionalisti ma meridianisti, cioè seguaci del “pensiero meridiano”. Anche Sandro Portelli ha collaborato a quasi tutte le iniziative che abbiamo fatto in questi ultimi sette, otto anni, ma anche Gianni Pizza, con il quale abbiamo avuto un confronto in parte anche molto franco, molto aspro per certi versi, però un confronto di grande interesse, come la lettera sua presente nel <em>Ritmo meridiano</em>, che io considero ancora una delle cose più lucide ed anche più interessanti che siano state scritte in questi ultimi anni. Sempre per il discorso che facevamo prima: non tanto per quello che lui dice, che come tutte le cose che uno dice possono essere più o meno condivisibili, più o meno esatte, ma proprio per questo scambio, per questa capacità di dialogare, per questo continuo intreccio di sguardi tra gli autori locali ed un antropologo che viene da fuori, che poi sono temi del dibattito antropologico internazionale. Si sono scritti centinaia di libri su queste cose, da Clifford in poi, proprio sulla pratica etnografica, questa etnografia che diventa quasi retrografia, che diventa un logos, cioè una forma di interpretazione e non soltanto la semplice raccolta di dati ma proprio la pratica sul campo, che diventa in realtà il punto di coagulo di tutta una serie di dinamiche che sono relazionali, soggettive, sociali, politiche. Di come bisognerebbe avere la capacità non solo di esserne coscienti ma di essere in grado anche di analizzarle. Per questo credo che quel libro è stato una delle cose più importanti che siano uscite. Non lo dico perché l’ho fatto io, anzi, io spesso sono anche molto più critico sul mio di lavoro, però quello è un libro che nonostante tutto ha anticipato i tempi – perché è uscito nel 2002 e c’è stato più o meno un anno e mezzo di lavoro dietro – ma di quei temi allora non ne parlava nessuno.</p>
<p>Il tema era sempre il tarantismo dal punto di vista storico, dal punto di vista antropologico, le varie categorie interpretative che in realtà non riuscivano a cogliere il fenomeno in atto, che è soprattutto un fenomeno sociale e politico. Però, per tornare sempre a questo legame che abbiamo tessuto negli anni, con Vincenzo nel 2002 portiamo a compimento per la prima volta un esperimento di indagine su una realtà specifica con la metodologia della storia orale, e qui entra in campo l’insegnamento di Sandro. Pubblichiamo quel libro sulle tabacchine<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> che penso sia l’unica ricerca sulla storia orale fatta nel Salento. Tra l’altro questa nostra idea di fare anche una parte didattica, di formazione<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>, è stata considerata come un esempio da seguire anche fuori dal Salento, ha avuto una certa risonanza, insomma è un libro importante e formativo anche per noi, perché in certi momenti abbiamo anche un po’ improvvisato, sempre dentro questa riflessione più ampia che da anni Portelli porta avanti traghettando la storia orale da disciplina negletta a oggi, che è considerata uno degli strumenti di indagine – almeno per alcuni periodi in cui mancano effettivamente i documenti – uno degli strumenti più importanti e più raffinati. E l’uso che ne fa Sandro è anche un uso capace di intervenire su meccanismi psicologici di selezione della memoria, portando ad un livello altissimo questa metodologia di ricerca, con i risultati che poi tutti conosciamo, perché è un libro di storia<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a> a vincere il premio Viareggio, un premio vinto da <em>Morte e pianto rituale</em> di de Martino. E quindi grosso modo questo è il mio percorso.</p>
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<p><em>Per la Notte della Taranta a quante edizioni collabori?</em></p>
<p>Ho collaborato a partire da allora. Poi nel 2003 ho avuto l’incarico di occuparmi dell’Istituto Carpitella, sempre in questa fase di transizione che però oramai dura da cinque anni, senza soluzioni in vista a parte questa della Fondazione, ed ho continuato ad occuparmi della Notte della Taranta durante questi cinque anni. Ho proseguito l’attività di studio, ho pubblicato nel 2004 <em>La tela infinita</em>, con uno studioso come Gabriele Mina, benché giovanissimo sicuramente uno studioso molto importante, con cui è nato un sodalizio – sempre casuale – che però dura da anni. Ci siamo conosciuti in occasione della presentazione di un libro, poi è seguito uno scambio epistolare e poi è nato questo lavoro che è stata un’esperienza molto formativa per noi, perché abbiamo scoperto degli ambiti di dibattito sconosciuti. Fuori dall’Italia – penso anche alla Spagna – abbiamo scoperto tutta una tradizione di studi che non si conoscevano – se non delle punte che emergevano – anche di bibliografia meno specialistica. In realtà c’è un dibattito straordinario, che parte anche lì dal Settecento e che arriva fino ad oggi. Comunque ci siamo fatti un’idea di come questo tema abbia, nel corso dei secoli, interessato varie persone.</p>
<p>Io nel 2000 avevo già curato il memoriale di Luigi Stifani, <em>Io al santo ci credo</em>, che è forse il libro più bello scritto sul tarantismo – ma quello scritto da Stifani<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>, non i nostri saggi. Ho scritto poi diversi altri saggi, articoli, ho scritto un’infinità di cose sul tarantismo. Io, anche nel campo della ricerca antropologica, sono un autodidatta, nel senso che non ho una formazione specifica in quel campo: è una formazione che mi sono fatto da solo. Poi rapporti con gente come Sandro Portelli, Franco Cassano, rapporti che fanno crescere, rapporti importanti, al di là di quello che uno può pensare, essere d’accordo o no. Uno degli elementi fondamentali che riusciamo a cogliere nella analisi che facciamo con Vincenzo è proprio il ruolo che esercita nella costruzione e nella nascita del “movimento della pizzica” l’intellettualità locale. E questo lo capiamo soprattutto nel rapporto con Edoardo Winspeare, quando noi lo intervistiamo ma in particolare quando noi decidiamo di ospitare – cosa di cui porti il merito Vincenzo per la tua responsabilità politica nell’amministrazione comunale – le riprese di una parte importante del suo film <em>Sangue vivo</em> ad Alessano. Ed anche in questo rapporto con Edoardo riusciamo a capire come poi, in realtà, in questa nascita del “movimento della pizzica” ci siano tutta una serie di fattori, che sono veramente molto complessi, che sono anche fattori internazionali: la globalizzazione, qualcuno dice anche questo mercato dell’esotico, che veicola merci, che veicola anche culture, simboli, merci – che veicola culture che poi diventano una merce – il fatto che questo perdersi in un mondo globale ti porti a cercare l’identità tua particolare, la piccola patria. Però, tra tutto questo, c’è anche la funzione fondamentale dell’intellettualità locale, che in qualche modo sceglie, quasi in un modo scientifico, di dare un certo indirizzo. Quando Edoardo dice in quell’intervista<a href="#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a> “noi volevamo fare una scelta politica, di portare la pizzica e sganciarla da quest’elemento di sofferenza, e portarla ad una critica dell’esistente, anche attraverso questa rivalutazione dell’estetica, questa ricerca della dimensione comunitaria”, questa è una cosa fondamentale, nel senso che noi in quel momento la intuiamo ancora di più, forse, per una frequentazione, una pratica quotidiana.</p>
<p>Poi in realtà scopriamo che in un’intervista Clara Gallini afferma esattamente le stesse cose che dicevamo noi quando sostiene che il movimento salentino è un movimento che si conforma ad una sorta di standard internazionale ed il ruolo fondamentale è giocato dall’intellettualità locale, che poi dà il marchio al prodotto locale che si intende valorizzare, che può essere la danza, può essere il cinema. Quindi il ruolo degli intellettuali locali è fondamentale, compresi noi stessi, perché noi abbiamo dato un’impronta molto precisa a questo movimento, abbiamo sempre cercato di ricollegarlo a quest’esigenza di un’interpretazione politica. Però con Edoardo abbiamo la precisa consapevolezza di questo meccanismo fondamentale.</p>
<p>Deve farci riflettere su come siamo tutti dentro questa regola, cioè che i condizionamenti sono reciproci, che anche noi siamo condizionati da certe dinamiche. Però quello è uno snodo fondamentale: anche l’attività di Edoardo ha un impatto decisivo su questo movimento. Se tu vedi ancora oggi – non lo so, faccio un esempio, a parte che lui ha questa capacità mediatica, come si muove, riesce ad avere anche una risonanza mediatica – però anche la famosa definizione di Edoardo della <em>pizzica de core</em>, che è una tassonomia che si è inventato lui, per dire la pizzica di corteggiamento<a href="#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a> è una cosa che non esiste, che non è mai stata rinvenuta in tanta etnografia che c’è, questa è una cosa sua, perché lui spinge una componente molto estetizzante, molto sensuale, questa pizzica come danza di corteggiamento, con un’attenzione per le movenze coreutiche; però resta una teorizzazione sua, non ha riscontri nella pratica etnografica, la <em>pizzica de core</em> non esiste, non la chiamavano così gli anziani. Questo per dirti quanto lui abbia influito, nel bene o nel male, sulla nascita di questo movimento. Nel bene sicuramente per il fatto di aver consentito un salto di qualità notevole, almeno sul piano dell’immagine; poi però ad un certo punto anche lui è stato forse un po’ preda del fatto di aver troppo accentuato proprio la dimensione estetica, quasi ludica della pizzica, facendo passare in secondo piano altre dimensioni.</p>
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<p><em>Ma a posteriori cosa ha dato tutto ciò al tuo rapporto con il Salento, al tuo collocarti in questo posto?</em></p>
<p>A livello personale mi ha dato la consapevolezza della straordinaria ricchezza che abbiamo qui. Non soltanto il patrimonio immateriale ma anche la straordinaria ricchezza di intelligenza e di talenti che abbiamo. Abbiamo le divisioni che ci sono fra noi ma al di là delle differenti interpretazioni mi ha dato veramente la consapevolezza della straordinaria ricchezza che spesso disperdiamo proprio in queste continue polemiche. Lo dico davvero: questa ricchezza di talenti, non soltanto nel campo musicale, ma anche della cultura, nel campo intellettuale in generale. E ripeto, non solo la ricchezza del patrimonio che noi abbiamo, patrimonio immateriale di cultura e di religiosità, non soltanto. Perché noi, sino ad ora, abbiamo conosciuto soltanto un aspetto che è quello più eclatante, che è quello della magnificenza del barocco, perché il Salento questo è: una grande esplosione di arte. Invece abbiamo scoperto oggi una cultura marginale che possiede un’enorme ricchezza di modalità di espressioni e anche profondità, un vero e proprio mondo culturale. Ovviamente con tutti i necessari distinguo che forse abbiamo troppo in fretta abbandonato, che abbiamo troppo in fretta sacrificato: ricordiamoci che il mondo contadino, di cui oggi si fa spesso una sorta di apologia, è stato un mondo di grandi sopraffazioni, di miserie; però ricordiamoci anche che ci sono alcuni valori dei quali oggi probabilmente sentiamo la mancanza: quest’idea di comunità, di rapporto con l’ambiente. Ed è forse questa la cosa migliore, almeno per me, quella che più mi è rimasta in questi anni, al di là dei singoli destini personali. E forse tra qualche anno impareremo anche altro, speriamo.</p>
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<p>(*) Testo originariamente apparso su <em>Pagine d&#8217;oro e d&#8217;argento. Studi in ricordo di Sergio Torsello</em>, a cura di Manuel De Carli e Paolo Vincenti, Edizioni Kurumuny 2020, e ripreso qui in occasione dei dieci anni della prematura scomparsa di Sergio.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> In particolare da consigliere comunale delegato alla cultura di Alessano – ruolo che svolsi dalla primavera del 1997 agli inizi del 2000 &#8211; proposi la delibera con cui il Comune aderì come socio fondatore all’Istituto “Diego Carpitella”, che comprendeva inizialmente anche Melpignano, Cursi, Sternatìa, Cutrofiano e Calimera. L’Istituto cominciò ad organizzare il festival della Notte della taranta nell’agosto 1998, prevedendo fin dall’inizio anche una tappa ad Alessano, unico Comune al di fuori dell’area della Grecìa. Cfr: S. Torsello, <em>La Notte della taranta. Dall’Istituto “Diego Carpitella” al progetto della Fondazione</em>, in «L’Idomeneo», 9, 2007, ma 2008, pp. 15-33 e V. Santoro, <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em>, Edizioni Aramirè, 2009, pp. 148-163.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Con Sergio Torsello abbiamo pubblicato: <em>Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2002; <em>Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</em>, San Cesario di Lecce, Manni editore, 2002; <em>Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2005. Insieme abbiamo collaborato a: <em>La teologia degli oppressi. Antologia di scritti e interventi di don Tonino Bello</em>, San Cesario di Lecce, Manni editore, 2003 (con Alessando D’Elia, Salvatore Leopizzi, Donato Valli e Nichi Vendola); <em>Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2004 (con Roberto Raheli). Nel biennio 2009-2010 curammo insieme il progetto “La taranta nella rete”, organizzato dal Comune di Melpignano (Le) in collaborazione con l’Istituto Diego Carpitella, nell’ambito del programma “Rete dei Festival aperti ai giovani”, promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e sostenuto dal Ministro della Gioventù. L’iniziativa &#8211; decisamente ambiziosa &#8211; si proponeva di offrire ai giovani interessati un percorso di approfondimento riguardo le problematiche connesse alla conoscenza, alla conservazione, alla valorizzazione e alla rielaborazione creativa delle musiche e delle culture di tradizione orale (maggiori informazioni a questo indirizzo: <a href="https://latarantanellarete.wordpress.com/">https://latarantanellarete.wordpress.com/</a> ). Al suo interno fu promosso anche il bando “La taranta laureata”, dedicato a tesi di laurea sviluppate negli anni immediatamente precedenti che affrontavano temi legati al “movimento” della musica salentina. I cinque giovani studiosi che furono selezionati dal bando (Gianni D’Elia, Giulia Urso, Alexandra Rieder, Adriano Castigliego, Flavia Gervasi) produssero poi dei sintetici saggi che confluirono nel volume <em>Sui patrimoni immateriali del Salento e del Gargano: problemi e prospettive</em>, che, a nostra cura, fu pubblicato da Squilibri nel 2010.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Il saggio fu pubblicato originariamente sulla rivista «Apulia» con il titolo <em>Ugo Baglivo, un salentino alle Ardeatine</em>, nel numero dicembre del 1996. Fu in seguito riproposto, con ampliamenti e integrazioni, in un libretto autonomo, dal titolo <em>A Roma un giorno di primavera. Ugo Baglivo, un alessanese alle Ardeatine</em>, Alessano, I quaderni della Libreria Idrusa, 2006.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Il tutto è disponibile all’indirizzo <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/19/la-tela-infinita-di-sergio-torsello/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/19/la-tela-infinita-di-sergio-torsello/</a></p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> G. Mina, S. Torsello, a cura di, <em>La tela infinita. Bibliografia degli studi sul tarantismo mediterraneo 1945-2004</em>, Nardò, Besa, 2004 (nuova edizione riveduta e ampliata 2006).</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> La tesi, con il titolo <em>Du tarentisme au néotarentisme: étude d’une pratique prise dans le mouvement de globalisation</em>, fu discussa nell’autunno del 2006 presso l’Université Libre di Bruxelles.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> E successivamente revisionato per la pubblicazione nel mio recente libro <em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em>, Alessano, Itinerarti, 2019, in cui sono presenti anche altre interviste a protagonisti del “movimento”.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> <em>Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</em>, Manni, 2002, riproposto in edizione rivista ed ampliata e con un cd audio nel 2005 dalle Edizioni Aramirè con il titolo <em>Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto</em>.</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Nel progetto di ricerca che portò alla realizzazione del libro era prevista anche una fase di formazione all’uso delle fonti orali coordinata da Sandro Portelli.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Alessandro Portelli, <em>L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria</em>, Donzelli, Roma, 1999.</p>
<p><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Luigi Stifani, <em>Io al santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate</em>, Aramirè – Istituto Ernesto de Martino, 2000 (con una introduzione di Alessandro Portelli). Il titolo del contributo di Torsello è <em>Luigi Stifani ne La terra del rimorso e altri scritti</em>, pp. 21-29.</p>
<p><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> Cfr. l’intervista a Edoardo Winspeare, in <em>Rito e passione</em>, cit, pp. 165-70.</p>
<p><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> In realtà la paternità della definizione “pizzica de core” dovrebbe essere dello studioso e operatore culturale Giorgio Di Lecce. Su questo argomento si può leggere il mio saggio <em>Il rinascimento della pizzica</em>, in Franca Tarantino, Vincenzo Santoro, <em>Il ballo della pizzica pizzica</em>, Itinerarti, 2019, pp. 19-42.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;linkname=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2025%2F04%2F19%2Funa-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare%2F&amp;title=Una%20conversazione%20con%20Sergio%20Torsello%20sull%E2%80%99uso%20pubblico%20della%20cultura%20popolare" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/">Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Nuove testimonianze sull&#8217;ultima tarantata di Alessano</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Alla fine degli anni &#8217;90, nel periodo dell&#8217;intensa esperienza amministrativa che feci presso il mio Comune natio (Alessano), anche per lo stimolo dovuto ad alcune attività che avviammo insieme al caro Sergio Torsello, in un momento in cui la cosa non era per niente scontata (ne ho scritto qui), venne fuori che anche nel nostro paese era presente una memoria viva del... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/02/14/nuove-testimonianze-sullultima-tarantata-di-alessano/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/02/tel-s-paol.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3785" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/02/tel-s-paol-177x300.jpg" alt="tel-s-paol" width="177" height="300" /></a>Alla fine degli anni &#8217;90, nel periodo dell&#8217;intensa esperienza amministrativa che feci presso il mio Comune natio (Alessano), anche per lo stimolo dovuto ad alcune attività che avviammo insieme al caro Sergio Torsello, in un momento in cui la cosa non era per niente scontata (ne ho scritto <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2012/08/21/la-notte-della-taranta-ad-alessano-e-lelogio-degli-assessori-alla-pizzica/">qui</a>), venne fuori che anche nel nostro paese era presente una memoria viva del tarantismo. In particolare, dai racconti di alcuni anziani scoprimmo che ancora negli anni &#8217;50-&#8217;60 una signora, di nome <strong><span style="color: #ff0000;">Rosa</span></strong>, era stata affetta dal &#8220;male&#8221;, per cui nel periodo giusto (giugno) dava in escandescenze, smaniava di ballare ed infine doveva recarsi, come voleva la tradizione, a Galatina per chiedere la grazia a San Paolo presso la cappella a lui dedicata. Con nostra grande sorpresa, scoprimmo che la signora era la nonna di un nostro amico (e &#8220;compagno&#8221;), allora quasi sessantenne; da un suo racconto &#8211; vivido e un po&#8217; inquietante &#8211; apprendemmo di come da bambino aveva spesso assistito alle singolari esibizioni di <span style="color: #ff0000;">Rosa</span>, le cui cause riuscì a comprendere solo più tardi.</p>
<p>Il caso si presentava di grande interesse, anche perché rappresentava il fenomeno proprio nel momento del suo declino: Rosa nel periodo giusto per &#8220;curarsi&#8221; cercava i &#8220;suoni&#8221;, che le assicuravano tre fratelli tamburellisti. A un certo punto i tre fratelli emigrarono in Svizzera e lei non ebbe più quel sollievo, cosa che le provocò delle gravi crisi, per cui dovette in qualche modo &#8220;arrangiarsi&#8221; in casa, procurandosi da sola un po&#8217; di ritmo e di canto rudimentali, che però non bastavano. Il nostro amico ci riportò alcune strofe del canto di Rosa, e ci raccontò dei &#8220;fiureddi&#8221;, una specie di malva spontanea, che durante le crisi chiedeva per alleviare la sua pena. Insomma, si poteva seguire la dinamica del fenomeno proprio nel momento della sua dissoluzione, avvenuta per la cause socio-culturali che tutti conosciamo.</p>
<p>Peraltro la presenza del tarantismo in paese smentiva una ipotesi, che pure Sergio aveva avanzato in un suo articolo, sul fatto che Alessano, per la presenza di una antica chiesetta dedicata a San Paolo con relativo pozzo, fosse, come Galatina, esentata &#8211; per intercessione del Santo &#8211; dagli attacchi delle tarantole. E invece no: toccava pure a noi.</p>
<p>Dopo l&#8217;uscita di un articolo in cui un rinomato &#8220;tarantologo&#8221; (cit.) con cui allora collaboravamo aveva raccontato questa storia in maniera molto confusa (per usare un eufemismo), il caro Sergio decise di scriverne in maniera più seria e circostanziata. Il pezzo, al solito rigoroso e molto suggestivo (e in cui decise di chiamare la protagonista &#8220;Nena&#8221;), fu pubblicato da una gloriosa rivista locale, &#8220;Pietre&#8221;, e lo si può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/</a></p>
<p>Qualche tempo fa, ritornando agli studi più importanti sul tarantismo per preparare un mio saggio, ho ripreso in mano il libro dove sono stati pubblicati i &#8220;materiali&#8221; della celebre spedizione di ricerca condotta da Ernesto de Martino nel 1959 (<em><span style="color: #993300;">Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento del 1959</span></em>, a cura di Amalia Signorelli e Valerio Panza, introduzione e commenti di Amalia Signorelli, Argo, Lecce 2011). Leggendo con attenzione questo testo magmatico e ricchissimo di preziose informazioni, mi sono accorto di una cosa che nella prima lettura avevo visto solo in parte. Fra i paesi interessati dal fenomeno è ricordato anche Alessano (più volte, fra cui a p. 175 e 176, dove si intuisce che era programmata una visita in loco di Diego Carpitella, l&#8217;etnomusicologo collaboratore di de Martino), e fra i potenziali contatti dell&#8217;<em>équipe </em>demartinina è citato un professionista alessanese molto noto, anche per il suo impegno politico, l&#8217;avvocato <span style="color: #ff0000;">Alfredo Marasco</span>. A p. 184 è riportato questo appunto:</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff0000;">Avv. Marasco, Alessano. Sulle tarantolate. Andarci a nome di M. Verrienti-De Raho -&gt; telefonata altera.</span></p></blockquote>
<p>La nota a pag. 282 riferisce di una sua disponibilità ad aiutare i ricercatori (&#8220;ci aiuterebbe&#8221;).</p>
<p>Ma la cosa più importante è che nell&#8217;elenco delle tarantate (e dei tarantati: in netta minoranza, ma c&#8217;erano anche gli uomini) redatto da de Martino e dai suoi collaboratori (sempre a pag. 282), più ampio di quello della <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em> </span>(il libro in cui come è noto confluirono i risultati della ricerca), è presente anche la nostra Rosa, con l&#8217;iniziale del cognome, corretta: &#8220;P.&#8221;. La signora risulta essere stata osservata (ed evidentemente interrogata) a Galatina nella cappella di San Paolo il 28 giugno da Vittoria De Palma, una delle componenti dell&#8217;<em>équipe</em>, compagna di de Martino: è riportata per lei l&#8217;età di 60 anni, che era tarantata da 33 anni e  un suo indirizzo, &#8220;via Cesare Alessio 20&#8243; (che è inesistente: potrebbe essere Corte Cesare Aresio oppure via Alessio Comneno, strade del centro antico, anche se noi sappiamo che la signora abitava in Santa Maria del Foggiaro, nella zona del vecchio quartiere ebraico).</p>
<p>Di tutto questo non c&#8217;è traccia nella <span style="color: #993300;"><em>Terra del rimorso</em></span>, probabilmente perché, per ragioni che non conosciamo, il caso di Rosa non fu approfondito dai membri dell&#8217;<em>équipe </em>(i paesini del Capo <em>de finibus terrae</em> sono stati sempre troppo lontani da tutto). Rimangono, oltre alle sempre più lontane memorie del paese, solo queste brevi tracce, riemerse dalle carte della mitica spedizione demartiniana, a dare una piccola luce ad una vicenda umana emblematica, emozionante e poco conosciuta.</p>
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		<title>Alessano tra vecchi mestieri e la miracolosa pizzica</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2019 06:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Winspeare]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Domenica scorsa (18 agosto), alla presentazione di Rito e passione ad Alessano, nel dibattito con Sergio Blasi e Maurizio Nocera si è parlato molto della fase &#8220;aurorale&#8221; del lavoro sul tema della cultura popolare, nello snodo decisivo della fine degli anni novanta. Mi pare utile a questo proposito riportare questo articolo, scritto giusto venti anni fa, che il caro Sergio Torsello... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2019/08/21/alessano-tra-vecchi-mestieri-e-la-miracolosa-pizzica/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/08/sergio10-07-99.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3460" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2019/08/sergio10-07-99-300x178.jpg" alt="sergio10-07-99" width="300" height="178" /></a></p>
<div class="" data-block="true" data-editor="fsklo" data-offset-key="fmr15-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="fmr15-0-0"><em><span data-offset-key="fmr15-0-0"><span data-text="true">Domenica scorsa (18 agosto), alla presentazione di <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione</a> ad Alessano, nel dibattito con Sergio Blasi e Maurizio Nocera si è parlato molto della fase &#8220;aurorale&#8221; del lavoro sul tema della cultura popolare, nello snodo decisivo della fine degli anni novanta. Mi pare utile a questo proposito riportare questo articolo, scritto giusto venti anni fa, che il caro Sergio Torsello &#8211; allora addetto stampa del Comune di Alessano, dove io ero consigliere comunale delegato alla cultura &#8211; riuscì a far uscire sulle pagine del quotidiano L&#8217;Unità. L&#8217;articolo fa il punto sul lavoro che era in corso, annunciando anche che a breve sarebbero cominciate le riprese del film Sangue vivo di Edoardo Winspeare, in parte girate nel nostro paese. Riferisce anche di un&#8217;altra iniziativa di ricerca sui temi della cultura e di censimento dei frantoi ipogei, che portò alla realizzazione di una bella mostra, il cui ispiratore era stato Nunzio Pacella, che da poco ci ha lasciati.</span></span></em></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="fsklo" data-offset-key="a0gtg-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="a0gtg-0-0"><em><span data-offset-key="a0gtg-0-0"><span data-text="true">Per chi volesse approfondire alcuni di questi argomenti, rimando anche alla inedita &#8220;conversazione&#8221; fra me e Sergio Torsello (del 2006) che ho pubblicato nel volume <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione</a>.</span></span></em></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong><span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span></strong>, da <span style="color: #993300;"><em>L&#8217;Unità</em></span> del 10 luglio 1999</p>
<p>Le parole d’ordine sono recuperare e valorizzare, convinti che i beni culturali siano una importante occasione di sviluppo per il Mezzogiorno. È questo il leit-motiv che ispira l’attività dell’amministrazione comunale di Alessano (un piccolo centro in provincia di Lecce), dove da alcuni anni ormai si susseguono le iniziative della maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco <span style="color: #ff0000;">Cosimo Del Casale</span> (Ds), finalizzate a riscoprire la cultura tradizionale e i beni architettonici locali. Nei mesi scorsi un’indagine sull’archeologia industriale ha riportato alla luce ben 38 trappiti “a grotta” e a “fabbrica” (antiche strutture per la lavorazione dell’olio) che saranno in parte inserite in percorsi di fruizione turistica dell’antica “cultura dell’olio” salentina. Nel marzo scorso, inoltre, è stata inaugurata la rassegna dal titolo «Il tarantismo: storia per immagini», un ciclo di proiezioni (tutt’ora in corso) dedicate ai video e ai documentari sul tarantismo girati nei quarant’anni successivi alla celebre spedizione etnografica di <span style="color: #ff0000;">Ernesto De Martino</span>. L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, ha preso il via proprio in questi giorni, con l’approvazione in Consiglio comunale del regolamento per la concessione dei contributi a fondo perduto destinati agli artigiani che apriranno bottega nel centro storico. Il progetto, ideato da Vincenzo Santoro, consigliere comunale delegato alla cultura, è rivolto non solo agli artigiani già operanti sul territorio comunale ma anche a quelli attivi nei paesi vicini con particolare riferimento a giovani disoccupati desiderosi di inserirsi nel mondo del lavoro.<br />
L’obiettivo è duplice: da un lato recuperare la funzione di “contenitore culturale” del centro storico, creando un’attrattiva turistica legata alla presenza di attività artigianali tradizionali (una caratteristica questa che sarà esaltata con l’imminente ultimazione dei lavori per il ripristino del basolato nella piazza centrale del paese); dall’altro cercare di conservare la memoria e la professionalità di antichi mestieri a rischio di estinzione (lavorazione della pietra leccese e del ferro battuto, artigianato fìgulo e officine per la costruzione di strumenti musicali popolari). I finanziamenti , che riguarderanno interventi di ampliamento e di ristrutturazione dei locali; adeguamento degli edifici alle norme di sicurezza, spese di progettazione e di affitto dei locali , saranno suddivisi in tre tranche: 4 milioni (di lire, NdR) per il primo anno di attività, 2 milioni per il secondo e un milione per il terzo. A questi bisogna poi aggiungere un contributo a fondo perduto fino ad un massimo di 3 milioni per il rifacimento di facciate ed infissi già attivato nel 1999 e confermato anche quest’anno.<br />
«Questa amministrazione &#8211; dichiara <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> &#8211; ha puntato molto sulla valorizzazione della storia e della cultura del nostro territorio. Pensiamo infatti che ciò, oltre che essere un nostro preciso dovere civico, possa costituire una preziosa risorsa per lo sviluppo economico locale. Su questo stiamo cominciando ad avere i primi risultati con la scelta di Edoardo Winspeare di ambientare proprio qui da noi il suo prossimo film». Sarà infatti lo<br />
stesso Winspeare, il giovane regista salentino reduce dal successo della sua opera prima «<span style="color: #993300;">Pizzicata</span>», pluripremiata nei festival di mezza Europa, a presentare venerdì 16 luglio (alle 20, presso l’auditorium «Don Tonino Bello») il suo nuovo film «<span style="color: #993300;">Sangue Vivo</span>», che narra una vicenda amara, ambientata nel Salento dei nostri giorni, scandita dal ritmo della “pizzica” (la musica che guariva dal morso della tarantola), e incentrata sul rapporto conflittuale tra due fratelli che rappresentano le diverse anime (e le molte contraddizioni) di questa terra.</p>
<p>Una ampia selezione di scritti di Sergio Torsello, pubblicata con il consenso dell’autore, si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/articoli-di-sergio-torsello/">qui</a></p>
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		<title>Ad Alessano ritorna Una notte nel borgo (ed io leggerò le lettere di Cesare Rao e uno scritto di Sergio Torsello)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2018/08/17/ad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 16:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Rao]]></category>
		<category><![CDATA[Rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 23 agosto nel mio paese Alessano si svolgerà Una notte nel Borgo, bella ed encomiabile iniziativa organizzata come ogni anno con grande fatica e sacrificio dagli amici dell&#8217;associazione LiberAzione. Viene proposto un denso itinerario di concerti, mostre e iniziative culturali varie, per le vie, le piazze e le corti del centro storico &#8211; di impianto urbanistico medievale e caratterizzato... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/08/17/ad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="5pad1" data-offset-key="bo11t-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-text="true"><img class="alignleft size-medium wp-image-3202" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/08/71-211x300.jpg" alt="71" width="211" height="300" />Il 23 agosto nel mio paese Alessano si svolgerà <strong><span style="color: #993300;">Una notte nel Borgo</span></strong>, bella ed encomiabile iniziativa organizzata come ogni anno con grande fatica e sacrificio dagli amici dell&#8217;associazione <span style="color: #ff0000;"><strong>LiberAzione</strong></span>. </span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-text="true">Viene proposto un denso itinerario di concerti, mostre e iniziative culturali varie, per le vie, le piazze e le corti del centro storico &#8211; di impianto urbanistico medievale e caratterizzato da importanti persistenze monumentali cinquecentesche, in teoria sarebbe uno dei più interessanti e meglio conservati del Salento &#8211; che in questa occasione svelerà anche alcuni angoli segreti e di solito non visitabili. </span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-offset-key="bo11t-0-0"><span data-text="true">Il ricchissimo programma si può consultare in fondo alla pagina oppure cliccando <a href="https://www.facebook.com/events/442202742896561/?active_tab=about">qui</a> (solo per citare alcuni dei musicisti suoneranno <span style="color: #ff0000;">Redi Hasa</span>, <span style="color: #ff0000;">Maria Mazzotta</span>, <span style="color: #ff0000;">Antonio Castrignanò</span> e <span style="color: #ff0000;">Dario Muci</span>).</span></span></div>
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<div class="" data-block="true" data-editor="5pad1" data-offset-key="q5kv-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="q5kv-0-0"><span data-offset-key="q5kv-0-0"><span data-text="true">Quest&#8217;anno anche io fornirò un piccolo contributo alla causa, con una iniziativa a tema, riguardante il periodo più aureo di Alessano, il Rinascimento: leggerò infatti alcune delle &#8220;<span style="color: #993300;"><strong><em>Argute et facete lettere, nelle quali si contengono molti leggiadri motti e solazzevoli discorsi</em></strong></span>&#8221; di <span style="color: #ff0000;"><strong>Cesare Rao</strong></span>, che l&#8217;illustre scrittore e filosofo alessanese pubblicò nel 1562 e che ebbe all&#8217;epoca ampia fortuna &#8211; addirittura delle edizioni francesi &#8211; e numerose ristampe. Sono previsti tre momenti: nel cortile in via Micocci 11 (casa mia) alle 21.30, in corte Micocci alle 22 in apertura del concerto di Hasa/Mazzotta, alle 23.30 a Palazzo Legari, uno dei luoghi elettivi della Alessano rinascimentale.</span></span></div>
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<div class="" data-block="true" data-editor="5pad1" data-offset-key="8aqun-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-text="true">Infine, in apertura del concerto di Antonio Castrignanò, sul palco centrale, alle 00.30, in ricordo del caro <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span> leggerò degli stralci di un suo articolo dal titolo <span style="color: #993300;"><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/">Storia di Rosa, l&#8217;iltima tarantata di Alessano</a></em></span>.</span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-offset-key="8aqun-0-0"><span data-text="true"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/08/35282787_614772102215393_5304831218162860032_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3201" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2018/08/35282787_614772102215393_5304831218162860032_n-300x211.jpg" alt="35282787_614772102215393_5304831218162860032_n" width="300" height="211" /></a></span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0">Il meraviglioso Centro storico di Alessano ospiterà anche quest&#8217;anno la notte bianca culturale organizzata dall&#8217;Associazione culturale LIBER Azione.</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0">Sarà presente il meglio dell&#8217;offerta culturale salentina con musica, artisti di strada, attività ed incontri realizzati in scenari suggestivi come le corti, le stradine del centro storico, i palazzi rinascimentali, i balconi barocchi e le piazze. Il percorso enogastronomico quest&#8217;anno è arricchito da nuove produzioni locali a km0 e altre gustose sorprese.</div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8aqun-0-0">PROGRAMMA ARTISTICO- PIAZZA MERCATO<br />
22.30 FREE ZAP<br />
23.30 IONICA ARANEA<br />
00.30 ANTONIO CASTRIGNANO’<br />
02.30 LARSSEN* Prima del concerto di Antonio Castrignanò &#8216;Vincenzo Santoro leggerà &#8216;Storia di Rosa, l&#8217;ultima tarantata di Alessano&#8221; di Sergio Torsello&#8217;- CORTE MICOCCI<br />
22.00 Redi HASA e Maria MAZZOTTA – Presentazione dell’album Novilunio</p>
<p>&#8211; PALAZZO LEGARI<br />
21.00 Spettacolo teatrale “Cassandra” con Francesca ROMANA e Andrea CHIANELLI<br />
22.30 Dario MUCI &#8211; Sulu<br />
00.15 Luigi MONACO – Fingerstyle Solo Concert<br />
01.00 MADISON SPENCER – Rock Band</p>
<p>MOSTRA di Davide Giuseppe Fracasso “Distruttismo &#8211; L&#8217;arte che distrugge gli schemi dell&#8217;arte”</p>
<p>&#8211; PALAZZO SANGIOVANNI<br />
21.30 PIANO RAPSODY con Valeria VETRUCCIO, Michele TORSELLO, Agnese CARLUCCI, Luigi DI DOMENICANTONIO<br />
22.30 LIBRERIA IDRUSA ospita Francesco CAROFIGLIO</p>
<p>&#8211; PALAZZO DUCALE<br />
21.30 Dyane PETERS – Arpa, voce, suoni<br />
22.30 Musiche di Giuliani – Paganini &#8211; Piazzolla<br />
M. Simona CIMINO &#8211; Violino<br />
M. Stefano SCHIATTONE – Chitarra</p>
<p>&#8211; PIAZZA CASTELLO<br />
Teatro Comico con il Clown Lacoste<br />
Tatà Giochi in legno – Ludoteca itinerante<br />
Jant Africa – Percussioni e musiche del West Africa</p>
<p>&#8211; CORTILE IN VIA MICOCCI 11 (21.30) &#8211; CORTE MICOCCI (22.00) &#8211; PALAZZO LEGARI(23.30)</p>
<p>&#8216;Alessano nel Rinascimento. Vincenzo Santoro legge le &#8220;Argute et facete lettere&#8221; di Cesare Rao&#8217;</p>
<p>&#8211; TRA CORTI STRADINE E PIAZZE:<br />
Percorso enogastronomico<br />
Percorso dell&#8217;artigianato<br />
Artisti di strada</p>
<p>Per info:<br />
Programma artistico 3481388453<br />
Artisti di strada e artigiani 3271041092<br />
Enogastronomia 3884427562</p>
<p>info@liber-azione.org<br />
www.liber-azione.org</p>
</div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;linkname=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2018%2F08%2F17%2Fad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello%2F&amp;title=Ad%20Alessano%20ritorna%20Una%20notte%20nel%20borgo%20%28ed%20io%20legger%C3%B2%20le%20lettere%20di%20Cesare%20Rao%20e%20uno%20scritto%20di%20Sergio%20Torsello%29" id="wpa2a_10">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/08/17/ad-alessano-ritorna-una-notte-del-borgo-ed-io-leggero-le-lettere-di-cesare-rao-e-uno-scritto-di-sergio-torsello/">Ad Alessano ritorna Una notte nel borgo (ed io leggerò le lettere di Cesare Rao e uno scritto di Sergio Torsello)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<item>
		<title>Storia di Nena, l&#8217;ultima tarantata di Alessano</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 05:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli di Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3090</guid>
		<description><![CDATA[<p>Storia di Nena, la tarantata di Sergio Torsello, da Pietre, marzo 1999, p. 8 Aveva settantasei anni, Nena, quando accadde la prima volta. Fino ad allora c’era stato solo il lavoro, il sudore e una fatica immane che anche solo a raccontarla, oggi, sembra inventata. Bracciante avventizia, così la qualifica dell’ufficio di collocamento, Nena lo era diventata per una eredità... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2018/04/19/storia-di-nena-lultima-tarantata-di-alessano/">Storia di Nena, l&#8217;ultima tarantata di Alessano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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<p><strong><span style="color: #993300;"><em>Storia di Nena, la tarantata</em></span></strong></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>, da <span style="color: #993300;">Pietre</span>, marzo 1999, p. 8</p>
<p>Aveva settantasei anni, <span style="color: #ff0000;">Nena</span>, quando accadde la prima volta. Fino ad allora c’era stato solo il lavoro, il sudore e una fatica immane che anche solo a raccontarla, oggi, sembra inventata. Bracciante avventizia, così la qualifica dell’ufficio di collocamento, Nena lo era diventata per una eredità di famiglia che, agli occhi dei più giovani, appariva sempre più come una colpa: contadino il padre, il nonno e gli zii. E nei campi arroventati dal sole, tra le pietre “solenni” degli antichi Messapi, lavorava anche suo marito. Tutto intorno la vita scorreva lenta: la “rivolta di Tricase” e il “biennio rosso” dell’occupazione delle terre, erano stati gli ultimi bagliori che avevano scaldato il cuore e la mente del mondo contadino. Poi c’era stato l’esodo. Le prime, grandi ondate dell’emigrazione avevano lasciato dietro di sé paesi svuotati, nuovi dolori da sommare ad antiche sofferenze. A fine settimana poi il “salario” era un’altra delusione bruciante: l’equivalente di un pugno di fichi secchi, un tozzo di pane rinsecchito, una banale autorizzazione per continuare ad esistere.</p>
<p>Alle donne, invece, sino a qualche tempo prima, nemmeno quella benevola concessione. Anzi. Con loro si poteva persino vantare un “diritto” non scritto, che nessun codice contemplava: “ius primae noctis”, lo aveva definito con un raffinato eufemismo uno scrittore non esente da pudore. Ai suoi tempi invece, bisognava fare i conti con la brutalità dei “nuovi padroni”: proprietari terrieri, caporali, fattori. Insomma, visto da “dentro”, senza i “lirismi del tempo delle lucciole”, come dice Sandro Viola, il mondo contadino era il “peggiore dei mondi possibili”. Per la gente comune era, più semplicemente, la morale dei vincitori. Di chi, per chissà quale grazia ricevuta, poteva accumulare privilegi, protervia e arroganza. […]</p>
<p>Una sofferenza antica dunque quella di questa terra, più vecchia di Nena, di suo padre e di suo nonno che per primi le avevano parlato della taranta salentina, del <span style="color: #993300;">Ballo di San Vito</span>, del <span style="color: #993300;">male di San Donato</span> e di quando <span style="color: #ff0000;">San Paolo</span> aveva liberato Alessano da un’invasione di serpenti. Poi un lutto improvviso, la sofferenza indicibile dei genitori che sopravvivono ai figli, schiude per Nena un orizzonte in cui il mito sovrasta la storia. Una semplice coincidenza, forse, comunque molto più di un indizio. Perché tra il sovrapporsi di drammi esistenziali e difficoltà quotidiane, s’incunea con violenza l’insorgere  di un male oscuro e insidioso, la “crisi della presenza” direbbero gli antropologi. Per la gente del paese, al contrario, non ci sono dubbi: Nena è una tarantata. È l’estate del ’57, o giù di lì. A Roma <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> preparava la celebre sul campo nella “Terra del Rimorso”. Nena era ignara di tutto questo. Si era alzata presto, come ogni mattina d’estate, per sfuggire alla tirannia del solleone. Doveva accendere il fuoco nel forno, cuocere il pane, prima di cominciare un’altra “normale” giornata di lavoro. All’improvviso – racconterà più tardi – una fitta lancinante alla mano sinistra come la puntura di un grosso spillo, l’aveva riportata indietro nel tempo a settant’anni prima. Si rivide bambina quando aiutava i genitori ad infilzare con un grande ago preziose foglie di tabacco. Ma stavolta non era la stessa cosa.</p>
<p>I segni sulla pelle, o forse sulla sua fragile psiche, diedero un altro responso: la taranta che “morde e rimorde” aveva fatto irruzione nella sua vita. E da quel giorno, periodicamente, sentì una voglia irresistibile di ballare. Istintiva. Inspiegabile. La sua odissea, o meglio, il suo stato di agitazione “senza orizzonte”, cominciava qualche giorno prima del 29 giugno, la festa di S. Paolo, il solo capace di scendere a patti col ragno, lui che aveva dominato la vipera biblica, e poteva liberarla dal “rimorso” del ragno che opprime col suo mitico rigurgito. Girava di casa in casa, Nena, ad amici e parenti chiedeva i “fiureddhi”, una specie di malva spontanea dal forte potere sedativo, la sola cosa che riuscisse a regalarle qualche sollievo. Poi tornava a casa, si chiudeva in una stanza e cominciava a ballare. Qualche anziano del paese ricorda ancora, con timore e rispetto, l’incredibile scena, che sembra rubata alle atmosfere terse di alcune tele di <span style="color: #ff0000;">Luigi Caiuli</span>, di una donna non più giovane, dall’andamento sincopato, che tuttavia riusciva a passare con disinvoltura tra i pali e le gambe delle sedie. Era una danza strana la sua, senza musica, senza melodie o suonatori; si accompagnava ad un canto disperato e apparentemente senza fine, una sorta di giaculatoria ipnotica</p>
<blockquote><p>mesciu de ballu meu mesciu de ballu</p>
<p>cu pozzi scecare</p>
<p>nu vidi la palò</p>
<p>nu vidi la paloma comu vola</p>
<p>mesciu de ballu meu mesciu de ballu</p>
<p>portame a tempu cu nu me cascia la rosa de pettu</p>
<p>Quiri ca passa moi, quiru ca passa moi è nu galantommu</p>
<p>cu lu sigaru an mucca se ne vene</p>
<p>mesciu de ballu meu mesciu de ballu</p>
<p>portame a tempu cu nu me cascia la rosa de pettu.</p></blockquote>
<p>Duravano ore e ore, a volte giorni interi queste sedute di “terapia”. E alla fine, quando la taranta aveva finalmente ceduto le armi, si doveva partire alle volte di Galatina. Voleva andarci sola, Nena, senza nessuno che frugasse nel suo personale, intimo dialogo con l’apostolo di Tarso. Arrivarsi non era un problema. <span style="color: #ff0000;">Luigi Corvaglia</span> ha descritto con dovizia di particolari nel suo romanzo “storico”<span style="color: #993300;"> <em>Finibusterrae</em></span> le carovane di vittime della tarantola che la notte del 28 giugno partivano dal Capo di Leuca dirette a Galatina. E Nena conosceva bene la “via misteriosa”, gli antichi percorsi dei pellegrini che s’inerpicano sulle ultime propaggini delle serre salentine dal santuario mariano di Leuca alla chiesa della Madonna della Scala a Supersano. Sapeva come intercettarli.</p>
<p>Saltava su un carretto a caso, senza dire una parola, testimone muta di quella che <span style="color: #ff0000;">Verdesca Zain</span> ha definito “l’ancestrale regalità della terra”. Lo fece ogni anno, fino alla morte avvenuta conque anni dopo all’età di ottantuno anni. Nessuno seppe mai nulla delle sue giornate a Galatina, proprio nello stesso periodo in cui si registra il “pellegrinaggio antropologico” di E. de Martino. Intervistò diverse tarantate, l’etnologo napoletano, e le chiamò con altri nomi, preoccupato di sottrarle ad ulteriori violenze. Solo<span style="color: #ff0000;"> Maria di Nardò</span>, “eroina della terra del rimorso”, come dice <span style="color: #ff0000;">Lapassade</span>, e <span style="color: #ff0000;">Anna di Ruffano</span>, protagonista delle “Lettere da una tarantata” di <span style="color: #ff0000;">Annabella Rossi</span>, godettero in seguito di una qualche “notorietà”. Le altre, <span style="color: #ff0000;">Immacolata di Taviano</span>, <span style="color: #ff0000;">Peppina di Nardò</span>, <span style="color: #ff0000;">Carmela di San Pietro Vernotico</span>, <span style="color: #ff0000;">Rita di Alezio</span>, e chissà anche Nena (un altro nome inventato)*, furono risucchiate quasi subito negli abissi di un’anonima subalternità. Comunque sia di lei, oggi, non resta più nulla: ma queste scarne note biografiche, il ricordo sfumato degli anziani, il frammento di un canto, sono in ogni caso un interessante documento etnografico (per l’età avanzata di insorgenza della crisi, una rarità nella letteratura tarantolare, per le modalità stesse di esplicazione dell’esorcismo domiciliare e per la presenza di un’erba strettamente collegata allo scenario magico rituale) da indagare con un tentativo di interrompere il tempo storico e accedere ad uno spazio liberato che è anche, per così dire, una possibile e commovente idea di salvezza.</p>
<p><em>* il vero nome di “nena” era Rosa, ndr</em></p>
<p>In foto un dettaglio della pala d&#8217;altare della Cappella di San Paolo a Galatina, opera di Saverio Lillo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una ampia selezione di scritti di Sergio Torsello, pubblicata con il consenso dell’autore, si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/articoli-di-sergio-torsello/">qui</a></p>
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		<title>Ripubblicate la prime fotografie del tarantismo scattate nella Cappella di San Paolo di Galatina (1954)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jul 2017 16:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[le mie recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La casa editrice Les Flâneurs di Bari ha da poco dato alle stampe Chiara Samugheo. Un&#8217;amazzone della fotografia, volume (a cura di Daniela Ciriello, Germana Ciriello, Piero Fabris e Renato Longo) che vuole essere un omaggio ad una delle più grandi fotografe italiane del Dopoguerra, originaria del capoluogo pugliese, dove era nata nel 1935. Specializzata in ritratti di stelle del cinema,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/07/16/ripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/07/samugheo2-copia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2808" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/07/samugheo2-copia-300x300.jpg" alt="samugheo2-copia" width="300" height="300" /></a>La casa editrice Les Flâneurs di Bari ha da poco dato alle stampe <span style="color: #993300;"><em>Chiara Samugheo. Un&#8217;amazzone della fotografia</em></span>, volume (a cura di <span style="color: #ff0000;">Daniela Ciriello</span>, <span style="color: #ff0000;">Germana Ciriello</span>, <span style="color: #ff0000;">Piero Fabris</span> e <span style="color: #ff0000;">Renato Longo</span>) che vuole essere un omaggio ad una delle più grandi fotografe italiane del Dopoguerra, originaria del capoluogo pugliese, dove era nata nel 1935. Specializzata in ritratti di stelle del cinema, genere per cui diventò nota ed estremamente ricercata, la Samugheo, da giovanissima, lavorò per una importante rivista del Neorealismo italiano, <em><span style="color: #993300;">Cinema nuovo</span></em>, per cui eseguì nel giugno del 1954 un servizio fotografico (che poi fu pubblicato nel numero di gennaio 1955 della rivista) che documentò per la prima volta la dolente e drammatica fase conclusiva del rito del tarantismo a Galatina, con straordinarie immagini di donne e uomini all&#8217;esterno e all&#8217;interno della Cappella di San Paolo.</p>
<p>Queste fotografie, già riportate in <span style="color: #993300;"><em>Immagini del tarantismo. Galatina: il luogo del culto</em> <span style="color: #333333;">(libro uscito nel 2002 per Capone editore a cura di <span style="color: #ff0000;">Luigi Chiriatti</span></span> <span style="color: #333333;">e <span style="color: #ff0000;">Maurizio Nocera</span>, che riporta anche una breve interessante intervista alla Samugheo),</span> </span><span style="color: #333333;">erano state </span>esposte a Bari nel 2013, presso la Sala del Colonnato della Provincia di Bari, in una mostra intitolata <span style="color: #993300;"><em>Il sud nella realtà delle tonalità emotive. </em><span style="color: #333333;">Da quella importante iniziativa scaturisce in qualche modo anche il volume appena pubblicato da Les Flâneurs che intende, come indica <span style="color: #ff0000;">Claudio Pastrone</span> nella postfazione, «entrare nella prima fase dell&#8217;esperienza fotografica dell&#8217;autrice», quella «dei fotodocumentari in bianco e nero sulla realtà italiana degli anni Cinquanta». </span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/07/16711941_10155015912485349_5373105025739428460_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2809" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/07/16711941_10155015912485349_5373105025739428460_n-300x169.jpg" alt="16711941_10155015912485349_5373105025739428460_n" width="300" height="169" /></a>Il libro, che comprende diverse decine di fotografie in fascinoso bianco e nero, è arricchito anche da diversi saggi, fra cui spicca </span><span style="color: #993300;"><em>Il fotoreportage sul tarantismo realizzato da Chiara Samugheo</em></span><span style="color: #333333;"> di <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>. Lo studioso salentino, che aveva già recensito la mostra barese in un </span><a style="color: #333333;" href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2013/03/13/samugheo-immagini-delle-tarantate/">articolo pubblicato dal Nuovo Quotidiano di Puglia di lunedì 11 marzo 2013</a><span style="color: #333333;">, analizza lo splendido lavoro della Samugheo (che il volume presenta in una selezione di fotografie molto più ampia, e con significative varianti, rispetto a quelle pubblicate nel 1955 e nel 2002) nel quadro della &#8220;riscoperta del Sud&#8221;, del suo popolo e dei suoi riti, che avviene nel Dopoguerra, in seguito anche all&#8217;acceso dibattito seguito alla pubblicazione di </span><em style="color: #333333;"><span style="color: #993300;">Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi</span></em><span style="color: #333333;">, in cui un ruolo fondamentale hanno il cinema e la televisione. Soffermandosi in particolare sul Salento, Torsello cita alcune tappe di questa riscoperta, come </span><a style="color: #333333;" href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2011/09/14/il-salento-comera-quando-cerano-le-tabacchine/">il resoconto del viaggio verso &#8220;finis terrae&#8221; di <span style="color: #ff0000;">Anna Maria Ortese</span> pubblicato nel 1951 su <span style="color: #993300;"><em>Noi Donne</em></span></a><span style="color: #333333;">,  il reportage, pubblicato sempre lo stesso anno su </span><span style="color: #993300;">Epoca</span><span style="color: #333333;">, di </span><span style="color: #ff0000;">Alfonso Gatto</span><span style="color: #333333;">, che attraversò la Puglia, dal Gargano al Salento, il viaggio di </span><span style="color: #ff0000;">Alan Lomax</span><span style="color: #333333;"> e </span><span style="color: #ff0000;">Diego Carpitella</span><span style="color: #333333;"> del 1954 a &#8220;caccia di canzoni popolari&#8221;, l&#8217;attenzione &#8220;poetica&#8221; di </span><span style="color: #ff0000;">Ingeborg Bachmann</span><span style="color: #333333;"> che confluirà nella poesia </span><a style="color: #333333;" href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2013/12/23/la-terra-del-morso-il-sud-di-ingeborg-bachmann/"><span style="color: #993300;"><em>Apulia</em></span>, contenente un esplicito riferimento alla tarantola</a><span style="color: #333333;">, le foto sul tarantismo del 1957 di </span><span style="color: #ff0000;">André Martin</span><span style="color: #333333;">, il </span><span style="color: #993300;">Viaggio in Salento</span><span style="color: #333333;"> compiuto nel 1958 da </span><span style="color: #ff0000;">Maria Brandon Albini</span><span style="color: #333333;">, per arrivare alla mitica indagine di </span><span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span><span style="color: #333333;"> dell&#8217;estate del 1959, i cui risultati confluiranno nel capitale saggio </span><em style="color: #333333;"><span style="color: #993300;">La terra del rimorso</span></em><span style="color: #333333;">. Il testo demartiniano, come è noto, produrrà un proliferare di inchieste, saggi e documentari, che per tutti gli anni Sessanta e oltre continueranno a restituire l&#8217;immagine di un Salento &#8220;magico&#8221; certamente ricco di fascino e suggestione, ma che, come Torsello fa notare col consueto sguardo critico, lo imprigionano «in un tempo astorico che non conosce mutamenti, in aperto contrasto con una terra ribollente di lotte bracciantili e occupazioni delle terre che quasi mai, però, conquista la scena». </span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F07%2F16%2Fripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina%2F&amp;linkname=Ripubblicate%20la%20prime%20fotografie%20del%20tarantismo%20scattate%20nella%20Cappella%20di%20San%20Paolo%20di%20Galatina%20%281954%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F07%2F16%2Fripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina%2F&amp;linkname=Ripubblicate%20la%20prime%20fotografie%20del%20tarantismo%20scattate%20nella%20Cappella%20di%20San%20Paolo%20di%20Galatina%20%281954%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F07%2F16%2Fripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina%2F&amp;linkname=Ripubblicate%20la%20prime%20fotografie%20del%20tarantismo%20scattate%20nella%20Cappella%20di%20San%20Paolo%20di%20Galatina%20%281954%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F07%2F16%2Fripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina%2F&amp;linkname=Ripubblicate%20la%20prime%20fotografie%20del%20tarantismo%20scattate%20nella%20Cappella%20di%20San%20Paolo%20di%20Galatina%20%281954%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F07%2F16%2Fripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina%2F&amp;linkname=Ripubblicate%20la%20prime%20fotografie%20del%20tarantismo%20scattate%20nella%20Cappella%20di%20San%20Paolo%20di%20Galatina%20%281954%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F07%2F16%2Fripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina%2F&amp;title=Ripubblicate%20la%20prime%20fotografie%20del%20tarantismo%20scattate%20nella%20Cappella%20di%20San%20Paolo%20di%20Galatina%20%281954%29" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/07/16/ripubblicate-la-prime-fotografie-del-tarantismo-nella-cappella-di-san-paolo-di-galatina/">Ripubblicate la prime fotografie del tarantismo scattate nella Cappella di San Paolo di Galatina (1954)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Omaggio a Sergio Torsello &#8211; il video integrale</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/25/omaggio-a-sergio-torsello-in-streaming/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Apr 2017 06:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Riproponiamo integralmente il video dell&#8217;incontro Omaggio a Sergio Torsello, tenutosi ad Alessano il 24 aprile 2017. Ulteriori informazioni sull&#8217;iniziativa si possono leggere a questo indirizzo: http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/04/18/omaggio-a-sergio-torsello/ &#160;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Riproponiamo integralmente il video dell&#8217;incontro <strong><span style="color: #993300;">Omaggio a Sergio Torsello</span></strong>, tenutosi ad Alessano il 24 aprile 2017. Ulteriori informazioni sull&#8217;iniziativa si possono leggere a questo indirizzo: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/04/18/omaggio-a-sergio-torsello/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2017/04/18/omaggio-a-sergio-torsello/</a></p>
<p><iframe width="625" height="352" src="https://www.youtube.com/embed/x2muaRG5mzw?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F25%2Fomaggio-a-sergio-torsello-in-streaming%2F&amp;linkname=Omaggio%20a%20Sergio%20Torsello%20%E2%80%93%20il%20video%20integrale" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F25%2Fomaggio-a-sergio-torsello-in-streaming%2F&amp;linkname=Omaggio%20a%20Sergio%20Torsello%20%E2%80%93%20il%20video%20integrale" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F25%2Fomaggio-a-sergio-torsello-in-streaming%2F&amp;linkname=Omaggio%20a%20Sergio%20Torsello%20%E2%80%93%20il%20video%20integrale" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F25%2Fomaggio-a-sergio-torsello-in-streaming%2F&amp;linkname=Omaggio%20a%20Sergio%20Torsello%20%E2%80%93%20il%20video%20integrale" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F25%2Fomaggio-a-sergio-torsello-in-streaming%2F&amp;linkname=Omaggio%20a%20Sergio%20Torsello%20%E2%80%93%20il%20video%20integrale" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F25%2Fomaggio-a-sergio-torsello-in-streaming%2F&amp;title=Omaggio%20a%20Sergio%20Torsello%20%E2%80%93%20il%20video%20integrale" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/25/omaggio-a-sergio-torsello-in-streaming/">Omaggio a Sergio Torsello &#8211; il video integrale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Omaggio a Sergio Torsello</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 20:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 19 aprile 2015, a soli 50 anni, improvvisamente ci lasciò Sergio Torsello, studioso, operatore culturale, giornalista, scrittore, direttore artistico della Notte della Taranta. Lunedì 24 aprile, nel secondo anniversario della prematura scomparsa, il Comune di Alessano, in collaborazione con l&#8217;Associazione Culturale Diotimart, intende ricordare Torsello attraverso un percorso di approfondimento intorno ad alcuni dei temi da lui affrontati nella sua... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/18/omaggio-a-sergio-torsello/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2655" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n-300x290.jpg" alt="1503249_10152098488180349_1122136832_n" width="300" height="290" /></a><br />
Il <b>19 aprile 2015</b>, a soli 50 anni, improvvisamente ci lasciò <span style="color: #ff0000;"><b>Sergio Torsello</b></span>, studioso, operatore culturale, giornalista, scrittore, direttore artistico della Notte della Taranta. <b>Lunedì 24 aprile</b>, nel secondo anniversario della prematura scomparsa, il <b>Comune di Alessano</b>, in collaborazione con l&#8217;Associazione Culturale <b>Diotimart</b>, intende ricordare Torsello attraverso un percorso di approfondimento intorno ad alcuni dei temi da lui affrontati nella sua lunga attività, che si rivelano ancora oggi fecondi e gravidi di sviluppi positivi.</div>
<div style="text-align: justify;">In particolare, <span style="color: #ff0000;">Manuel De Carli<span style="color: #333333;"> analizzerà il grande cantiere, su cui Torsello lavorava da anni, della bibliografia sul <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/19/la-tela-infinita-di-sergio-torsello/">&#8220;tarantismo mediterraneo&#8221;</a>, uno degli esiti più importanti della sua attività di ricerca; </span></span><span style="color: #ff0000;">Gabriele Abaterusso</span> illustrerà<a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/28/2463/"> il progetto di recupero</a>, che il comune di Patù sta finalmente attuando, della <span style="color: #993300;">chiesa di Santa Maria di Vereto</span>, contenente un prezioso e raro affresco raffigurante &#8220;<span style="color: #993300;">San Paolo dei serpenti</span>&#8220;, su cui lo studioso alessanese aveva più volte sollecitato un intervento di restauro e valorizzazione (in particolare a partire da questo articolo del 2009: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/08/25/san-paolo-dei-serpenti-a-vereto/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/08/25/san-paolo-dei-serpenti-a-vereto/</a> );  <span style="color: #ff0000;">Gianni Pizza</span> infine parlerà del lungo lavoro di ricerca e riflessione antropologica &#8220;militante&#8221; condotto da Torsello, confluito anche nella pubblicazione di numerosi libri, saggi e interventi.</div>
<div style="text-align: justify;">Nel corso dell&#8217;iniziativa, verranno letti alcuni brani di suoi scritti e sarà proiettata un&#8217;intervista del 2010.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div>
<div id="x_divtagdefaultwrapper" dir="ltr">
<p>___________________</p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p>Alessano, lunedì 24 aprile 2017, ore 18<br />
sala consiliare del palazzo Municipale<br />
Saluti di <span style="color: #ff0000;"><strong>Francesca Torsello</strong></span>, sindaca di Alessano</p>
<p>coordina: <span style="color: #ff0000;"><b>Vincenzo Santoro</b></span>, responsabile Dipartimento Cultura e Turismo Anci Nazionale</p>
<p>interventi di:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><b>Manuel De Carli</b></span>, Université François-Rabelais, Tours<br />
<i>&#8216;Quel viaggio fascinoso&#8217;. Sergio Torsello e la bibliografia degli studi sul tarantismo mediterraneo</i></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><b>Gabriele Abaterusso</b></span>, sindaco di Patù<br />
<i>Il recupero della chiesa di Vereto e dell&#8217;affresco di San Paolo</i></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><b>Giovanni Pizza</b></span>, docente di Antropologia, università di Perugia<br />
<i>Sergio Torsello: &#8216;un antropologo militante&#8217;</i></p>
</div>
</div>
<p>Una ampia selezione di scritti di Sergio Torsello, pubblicata con il consenso dell’autore, si può leggere cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/storico.asp?s=articoli+di+Sergio+Torsello">qui</a></p>
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		<title>Iniziato il recupero della chiesa di Vereto che custodisce un prezioso affresco di &#8220;San Paolo dei serpenti&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 17:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi ho appreso che una meritoria iniziativa dell&#8217;amministrazione comunale di Patù (Lecce) sta portando finalmente alla prima realizzazione di un progetto di recupero della chiesetta di Santa Maria di Vereto. Come è noto l&#8217;edificio è importante anche perché custodisce uno straordinario affresco tardocinquecentesco che attesta il &#8220;culto&#8221; di San Paolo come guaritore (direttamente o tramite suoi &#8220;affiliati&#8221;) dai morsi velenosi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/04/28/2463/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/04/8235_1176022334333_1641348149_436639_5940167_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2464" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/04/8235_1176022334333_1641348149_436639_5940167_n-245x300.jpg" alt="8235_1176022334333_1641348149_436639_5940167_n" width="245" height="300" /></a>Nei giorni scorsi ho appreso che una meritoria iniziativa dell&#8217;amministrazione comunale di <span style="color: #993300;">Patù</span> (Lecce) sta portando finalmente alla prima realizzazione di un progetto di recupero della chiesetta di <span style="color: #993300;"><strong>Santa Maria di Vereto</strong></span>. Come è noto l&#8217;edificio è importante anche perché custodisce uno straordinario affresco tardocinquecentesco che attesta il &#8220;culto&#8221; di <span style="color: #993300;"><strong>San Paolo</strong></span> come guaritore (direttamente o tramite suoi &#8220;affiliati&#8221;) dai morsi velenosi dei serpenti e di altri animali striscianti, secondo una tradizione antichissima e complessa, che si collega (indirettamente) anche al fenomeno del tarantismo.</div>
<div>Il Comune salentino, oltre ad avere finalmente acquisito la proprietà della chiesa, ha anche previsto &#8211; una volta conclusi i lavori di recupero e consolidamento dell&#8217;edificio, iniziati da pochi giorni grazie a un finanziamento della Regione Puglia all&#8217;interno dell&#8217;Accordo di Programma Quadro con il MIbact &#8211; il restauro dell&#8217;affresco e le massa in opera di opportune azioni di valorizzazione e promozione. Fra queste, è compreso anche l&#8217;allestimento di una installazione multimediale, all&#8217;interno della chiesa, che documenti l&#8217;ampia diffusione  di tale &#8220;culto&#8221; mediterraneo (il cui luogo generativo è Malta) e della relativa iconografia (su cui ha condotto delle preziose ricerche Brizio Montinaro, confluite nel bellissimo libro <em>San Paolo dei serpenti. Analisi di una tradizione, </em>Sellerio).<br />
Una azione di salvaguardia sollecitata da tempo dalle locali associazioni di cittadini, che avevano anche promosso delle raccolte di fondi, arrivate addirittura nella capitale (se ne può leggere qui: <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/09/03/la-musica-popolare-pugliese-per-san-paolo-dei-serpenti/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/09/03/la-musica-popolare-pugliese-per-san-paolo-dei-serpenti/</a> ) e per cui molto si era battuto anche <strong><span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span></strong>, come è testimoniato dall&#8217;articolo che si può leggere cliccando <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2010/08/25/san-paolo-dei-serpenti-a-vereto/">qui</a>, pubblicato nel 2009 su <span style="color: #993300;"><em>Paese Nuovo</em></span>. Lo scritto partiva da una dettagliata analisi iconografica e storica dell&#8217;affresco, «un unicum nel suo genere per la ricchezza delle metafore simboliche che sembrerebbero indirizzarsi verso una continua commistione di citazioni culte e riferimenti all’immaginario popolare», per concludersi, visto lo «stato di degrado che si fa sempre più irreversibile», con un appello per «un urgente intervento conservativo che consenta di restituire alla comunità degli studiosi una delle testimonianze più importanti dell’iconografia paolina nell’area meridionale». Un&#8217;ulteriore ragione per essere felici del fatto che finalmente per la piccola chiesa di campagna, ubicata in un luogo di particolare pregio storico e paesaggistico del Capo di Leuca, sia cominciato un percorso di redenzione, che speriamo presto possa portare alla completa restituzione alla fruizione dei cittadini.</div>
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