<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Vincenzo Santoro &#187; varie ed eventuali</title>
	<atom:link href="https://www.vincenzosantoro.it/varie-ed-eventuali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.vincenzosantoro.it</link>
	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
	<lastBuildDate>Fri, 02 Oct 2026 07:06:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Montesardo, la culla dell&#8217;antica Messapia</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2020/09/14/montesardo-la-culla-dellantica-messapia/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2020/09/14/montesardo-la-culla-dellantica-messapia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 04:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[messapi]]></category>
		<category><![CDATA[Montesardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=3698</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; Montesardo, la culla dell&#8217;antica Messapia di Francesco D&#8217;Andria, dal Nuovo Quotidiano di Puglia del 13 settembre 2020 Confesso che mi aveva lasciato interdetto la domanda rivoltami, a bruciapelo, da Paolo Torsello, in occasione di una visita nella sua Montesardo: &#8220;Ma dove inizia la Messapia? Da sud o da nord?&#8221;. Mi era sembrata una domanda oziosa e un po&#8217; provocatoria... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/09/14/montesardo-la-culla-dellantica-messapia/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/09/14/montesardo-la-culla-dellantica-messapia/">Montesardo, la culla dell&#8217;antica Messapia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/montesardo-messapia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3699" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/montesardo-messapia-300x294.jpg" alt="montesardo messapia" width="300" height="294" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Montesardo, la culla dell&#8217;antica Messapia</strong></span></p>
<p>di Francesco D&#8217;Andria, dal Nuovo Quotidiano di Puglia del 13 settembre 2020</p>
<p>Confesso che mi aveva lasciato interdetto la domanda rivoltami, a bruciapelo, da Paolo Torsello, in occasione di una visita nella sua Montesardo: &#8220;Ma dove inizia la Messapia? Da sud o da nord?&#8221;. Mi era sembrata una domanda oziosa e un po&#8217; provocatoria e non avevo risposto. Poi abbiamo iniziato, insieme a Raimondo Massaro, il percorso nei punti in cui ancora si conservano le tracce di un abitato importante della Messapia antica, sfuggite ancora miracolosamente al disordine urbanistico attuale, che tende a cancellare lo straordinario paesaggio del Capo di Leuca. Siamo saliti sull&#8217;acropoli, definita enfaticamente la &#8220;cima&#8221;, se non proprio la vetta, delle Serre salentine ed effettivamente, dall&#8217;alto dei suoi 184 metri di altitudine, si domina un vasto territorio, costellato di centri abitati, dal quale lo sguardo raggiunge ad est il mare, all&#8217;ingresso dell&#8217;Adriatico, e, verso occidente, si può riconoscere il blu del mare Ionio e le alture che sovrastano il Capo di Leuca. Ed ho compreso il senso di quella domanda, pensando che nel Medioevo questo era il Finis Terrae dell&#8217;Italia: così era indicato il Santuario di Santa Maria sulla punta estrema del Salento, la Vergine de finibus terrae appunto. Ma nell&#8217;Antichità questa terra costituiva il punto di inizio, quando le navi che provenivano dalla Grecia e dall&#8217;Anatolia, dirette verso l&#8217;Occidente, scorgevano le bianche scogliere di Leuca (in greco significa bianco) punto di riferimento della navigazione.</p>
<p>Era il secolo ottavo prima di Cristo e iniziava un capitolo nuovo nella storia della civiltà europea: il capo di Leuca era &#8220;Porta&#8221;, su ambedue i versanti costieri, quelli che guardavano a nord, verso la foce del Po, e quelli ad est, verso lo stretto di Messina ed il Golfo di Napoli. Per gli antichi tutto questo era evidente se il Padre della Storia, Erodoto, dedica un&#8217;ampia narrazione alle origini del Salento dove erano giunti naufraghi, dopo una tempesta che aveva distrutto le loro navi, i Cretesi di ritorno da una spedizione in Sicilia. Si erano stabiliti in questa parte della penisola salentina e vi avevano fondato una città con il nome di Hyrie, che il geografo Strabone, nell&#8217;età di Augusto, collega a Vereto.</p>
<p>Origini nobilissime, che meriterebbero una maggiore considerazione, anche perché Montesardo costituisce il centro dominante di un vasto territorio, dove di potrebbero identificare proprio la città di Hyrie di cui parlano gli antichi scrittori. La sua acropoli era cinta da mura a blocchi squadrati che, per tecnica e dimensioni, ricordano le mura di Castro, databili al IV secolo avanti Cristo. Nel terreno di risulta, dalla pulizia delle mura, Torsello aveva recuperato un frammento di cassetta in terracotta dipinta, della stessa epoca, appartenente al tetto di un sacello: sull&#8217;acropoli dunque c&#8217;erano edifici sacri.</p>
<p>Attualmente il luogo è inaccessibile ma, certamente, qui sorgeva l&#8217;abitato più antico già nell&#8217;età del Bronzo e la possibilità di condurre scavi archeologici permetterebbe di sciogliere tanti enigmi. Da qui partivano le strade che si diramavano in varie direzioni a raggiungere un territorio ricchissimo, verso l&#8217;approdo della marina di Novaglie ad est, verso la costa ionica e l&#8217;abitato di Vereto con il suo approdo a Torre San Gregorio, e poi in direzione sud, per raggiungere Leuca con i suoi abitati dell&#8217;età del Bronzo e il luogo di culto della Grotta Porcinara, scoperta da Cosimo Pagliara, dove poi l&#8217;Università aveva fatto gli scavi che hanno aperto nuove prospettive di ricerca nel Salento.</p>
<p>Tra i cimeli conservati da Torsello c&#8217;è anche una copia del volume sull&#8217;archeologia dei Messapi, il catalogo della Mostra realizzata nel 1990 presso il Museo Catromediano, che avevo lasciato per la biblioteca comunale nel 1997, con la dedica: &#8220;affinché Montesardo acquisti &#8216;visibilità&#8217; nell&#8217;archeologia del Salento&#8221; e che mi ha riportato a quegli anni in cui sembrava si potesse avviare un grande progetto di valorizzazione del sito, con una collaborazione tra Università, Soprintendenza e Comune. Poi, tutto era stato bloccato dall&#8217;intervento dell&#8217;ispettore di allora, il dottor Paolo Ciongoli, il quale, aveva rivendicato, come rappresentante della burocrazia ministeriale, la sua esclusiva competenza sugli scavi (una sorta di feudale &#8220;ius primae noctis&#8221;) e aveva fatto eseguire alcuni interventi di emergenza in cantieri edili: di questo nulla è stato pubblicato, Né si è dato inizio ad un reale intervento di tutela e di valorizzazione di questo straordinario sito.</p>
<p>Ma non tutto è perduto. Ancora si conservano per centinaia di metri i resti delle fortificazioni che si racchiudono in un&#8217;area di più di ottanta ettari, come negli altri centri dominanti della Messapia: Ugento, Muro Leccese, Rudiae, Oria. Ci sono materiali archeologici da studiare, come il corredo da una tomba conservato presso il Museo Castromediano, e poi c&#8217;è lo straordinario paesaggio intorno alla collina dell&#8217;acropoli, ancora ben conservato sul versante orientale. Bisognerebbe metter mano a un progetto complessivo di valorizzazione, in cui convergano competenze e conoscenze da affidare come obiettivo alla nuova amministrazione regionale, se questa vedrà nell&#8217;Archeologia una risorsa per la Puglia; potrà essere anche una ripartenza, per ricostruire il paesaggio rurale devastato dalla xylella, e Montesardo potrà diventare un luogo di sperimentazione per far tornare gli ulivi nei luoghi che li avevano accolti per più di tremila anni, dal tempo in cui i cretesi di Minosse erano sbarcati da queste parti, trasformandosi, come dice Erodoto, da isolani, che abitavano Creta, in continentali, salentini e iapigi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>_____________________________________</em></p>
<p><em>Confesso di essermi molto emozionato a leggere questo articolo dell&#8217;illustre archeologo prof. Francesco D&#8217;Andria. Sia per la avvincente vicenda storica che racconta, in cui vengono delineati i tratti costitutivi della storia antica un territorio straordinario e ricchissimo di testimonianze archeologiche; ma soprattutto perché in quel periodo delle prime casuali scoperte, alla fine degli anni novanta del secolo scorso, mi ritrovavo a far parte &#8211; assai giovane &#8211; dell&#8217;amministrazione comunale di Alessano con la delega alla Cultura, e seguii direttamente le fasi dei primi casuali ritrovamenti (originati dalla passione di alcuni amici del luogo), del coinvolgimento degli archeologi dell&#8217;università di Lecce e della Soprintendenza e del tentativo di costruire un progetto di conoscenza e valorizzazione del sito, che, per varie ragioni (alcune sono quelle di cui parla il prof. D&#8217;Andria nell&#8217;articolo), di fatto non prese mai avvio. Ricordo ancora l&#8217;entusiasmo e la commozione degli archeologi dell&#8217;ateneo leccese quando, durante un brutale scavo per la realizzazione di una struttura sanitaria, vennero fuori una grandissima quantità di reperti &#8211; alcuni a loro dire veramente molto antichi e &#8220;preziosi&#8221; &#8211; che cercarono disperatamente di raccogliere, con le ruspe che incombevano: per me fu una sorta di iniziazione all&#8217;archeologia e alle domande &#8211; di non semplice soluzione &#8211; che questa disciplina così affascinante pone agli amministratori locali. Vissi in prima persona anche la fase dello scoramento e anche un po&#8217; della rabbia, quando il progetto naufragò (e nessuno ci fece più nemmeno sapere nulla dei risultati degli scavi condotti dalla Soprintendenza). Una grande occasione mancata, da tanti punti di vista. L&#8217;unica piccolissima consolazione deriva dal fatto che negli anni successivi in qualche modo gli studi sul sito, grazie soprattutto alla buona volontà di pochi, sono proseguiti, con la realizzazione di una prima carta archeologica (che il Comune ha acquisito anni fa, ma che non mi sembra abbia avuto nessuna conseguenza, nemmeno sul piano della tutela del sito). Il prof. D&#8217;Andria dice oggi che non tutto è perduto e che si potrebbe riprendere quel percorso virtuoso. Noi, nonostante il disincanto dei tanti anni passati inutilmente, ci vogliamo ancora credere, anche perché il nostro territorio se lo merita.</em></p>
<p><em>Ps: non finiremo mai di ringraziare Raimondo Massaro e Paolo Torsello, citati nell&#8217;articolo, che caparbiamente negli anni, insieme ad altri amici dell&#8217;associazionismo culturale salentino, fra non poche difficoltà, hanno tenuta viva l&#8217;attenzione sul sito di Montesardo.</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2020%2F09%2F14%2Fmontesardo-la-culla-dellantica-messapia%2F&amp;linkname=Montesardo%2C%20la%20culla%20dell%E2%80%99antica%20Messapia" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2020%2F09%2F14%2Fmontesardo-la-culla-dellantica-messapia%2F&amp;linkname=Montesardo%2C%20la%20culla%20dell%E2%80%99antica%20Messapia" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2020%2F09%2F14%2Fmontesardo-la-culla-dellantica-messapia%2F&amp;linkname=Montesardo%2C%20la%20culla%20dell%E2%80%99antica%20Messapia" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2020%2F09%2F14%2Fmontesardo-la-culla-dellantica-messapia%2F&amp;linkname=Montesardo%2C%20la%20culla%20dell%E2%80%99antica%20Messapia" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2020%2F09%2F14%2Fmontesardo-la-culla-dellantica-messapia%2F&amp;linkname=Montesardo%2C%20la%20culla%20dell%E2%80%99antica%20Messapia" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2020%2F09%2F14%2Fmontesardo-la-culla-dellantica-messapia%2F&amp;title=Montesardo%2C%20la%20culla%20dell%E2%80%99antica%20Messapia" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/09/14/montesardo-la-culla-dellantica-messapia/">Montesardo, la culla dell&#8217;antica Messapia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2020/09/14/montesardo-la-culla-dellantica-messapia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fiesta de la tarantula. Una ricerca sul tarantismo in Aragona</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/11/la-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/11/la-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 17:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Dos Tierras]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=2736</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Manuela Adamo*, 11 giugno 2017 Affrontare la preparazione di uno spettacolo di musica e danza che ha come principale obbiettivo la rielaborazione e ricostruzione musicale, coreutica e teatrale di un linguaggio che appartiene a codici tradizionali è sempre un percorso pericoloso e difficile, soprattutto se non viene realizzata una ricerca dalla quale prendere spunti per ricostruire ed analizzare i... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/11/la-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/11/la-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona/">La fiesta de la tarantula. Una ricerca sul tarantismo in Aragona</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Manuela Adamo</strong></span>*, 11 giugno 2017</p>
<p>Affrontare la preparazione di uno spettacolo di musica e danza che ha come principale obbiettivo la rielaborazione e ricostruzione musicale, coreutica e teatrale di un linguaggio che appartiene a codici tradizionali è sempre un percorso pericoloso e difficile, soprattutto se non viene realizzata una ricerca dalla quale prendere spunti per ricostruire ed analizzare i contesti nei quali alcune pratiche popolari hanno acquisito un’identità musicale e coreutica propria, come i possibili nessi di unione con altri territori quando si vuole interagire con altre culture.</p>
<p>La compagnia di <span style="color: #ff0000;">Miguel Ángel Berna</span> ha messo in scena da sempre spettacoli che hanno avuto come principale obiettivo l’incontro della <em><span style="color: #993300;">jota</span></em> aragonese(1) con altre realtà musicali e culturali, come il flamenco o l’affascinate mondo arabo; 12 anni di spettacoli (<em>Solombra</em>, <em>Mudejar</em>, <em>Bailando mi tierra</em>, <em>Savia nueva</em>, <em>Encuentros</em>…) intorno a musiche e danze che si sono alternate nella penisola iberica, ancora vive nella memoria popolare e che hanno condiviso momenti di incontro e distanza nel trascorrere dei secoli.</p>
<p>Il 2012 è stato per noi l’anno del “cambiamento”: nasce l’esigenza di cercare ed approfondire argomenti nuovi per la creazione di un ulteriore spettacolo, così siamo stati spinti a volgere lo sguardo al di là del mare, in un momento in cui la questione “corona de Aragón” tornava in voga in spagna, purtroppo per le contese politiche che riguardano l’eterna lotta tra Aragona e Catalogna.</p>
<p>C’è da dire che per quanto io osservassi nei gesti, nei costumi e nella danza della jota una certa somiglianza con le nostre tarantelle del sud Italia non avrei mai immaginato che potessero essere legate da un passato storico comune e nemmeno che nel territorio aragonese il tarantismo fosse stato così presente tanto quanto nel territorio italiano.</p>
<p>La letteratura dedicata al tarantismo spagnolo sembra indicare che il fenomeno nella penisola iberica sia apparso molto tardi (alla metà del XVIII secolo), raggiungendo l’apice dei casi studiati a metà del XIX secolo; nelle prime ricerche, realizzate con il materiale disponibile in rete, si poteva solo costatarne la presenza in molte regioni della Spagna, sempre associato al rimedio musicale della tarantella. Pochi invece i contributi tra l’ultima metà del 1800 e il XX secolo, rintracciabili principalmente in riviste scientifiche che riportano alcune testimonianze sull&#8217;apparire del fenomeno. In particolare nessun riferimento fino al 1948 per quanto riguarda casi riscontrati nella regione aragonese.</p>
<p>Il punto di partenza della nostra ricerca è stato il saggio dell’etnomusicologo tedesco <span style="color: #ff0000;">Marius Schneider</span>, <span style="color: #993300;"><em>La danza delle spade e la tarantella</em><span style="color: #333333;">(2)</span></span>, nel quale la jota e la tarantella vengono messe in relazione come rimedi musicali per il morso della tarantola. Dopo questa prima scoperta, la documentazione che ci apre il cammino per approfondire l’argomento è un breve saggio di <span style="color: #993300;">Maria Tausiet</span> (3) nel quale l’autrice raccoglie la testimonianza di due anziane della località di Fraga che ricordano la famosa <span style="color: #ff0000;"><em>fiesta de la tarantula</em></span>.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2741" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/19047750_10212433733774103_897795588_n-152x300.jpg" alt="19047750_10212433733774103_897795588_n" width="152" height="300" />Un po’ per testardaggine, n po’ per curiosità decidemmo di fare un piccolo tour per alcuni paesini dell’Aragona, iniziando proprio da Fraga e cercando di localizzare le due anziane signore, impresa a dire la verità non molto difficile considerando che in paese il ricordo della <em>fiesta de la tarantula</em> continua ad essere largamente presente nella memoria di molti anziani: a Fraga l’ultimo tarantato è morto nel 2000 e l’ultima <em>fiesta</em> è stata celebrata nel 1968.<br />
Considerata la quantità di episodi riferiti in questo luogo non ci sarebbe stato bisogno di cercare altrove e sicuramente il caso di questa piccolissima località nel cuore del deserto monegrino meriterebbe uo studio approfondito: perché non sia stato fatto è per noi ancora un mistero, dal momento in cui non mancano certo antropologi, alcuni aragonesi, che riconoscano l’importanza del tarantismo come oggetto di studio.<br />
Le vere sorprese nella nostra ricerca sono però posteriori a questa prima presa di contatto col territorio fragatino: mesi dopo la realizzazione della prima intervista, in un altro paesino della provincia di Teruel, <span style="color: #993300;">Alcaine</span>, abbiamo potuto raccogliere preziosissime testimonianze di anziani che ricordano i tanti casi di tarantati, uomini e donne, e notizie sul musico responsabile della terapia, <span style="color: #ff0000;">José Martín</span>, famoso in tutta la zona, sepolto con la sua chitarra proprio in ricordo del prezioso servizio prestato a tutti i cittadini di <span style="color: #993300;">Alcaine</span> e dintorni. <img class="alignleft size-medium wp-image-2737" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/18788526_10212433750214514_1236776144_n-150x300.jpg" alt="18788526_10212433750214514_1236776144_n" width="150" height="300" />L’ultimo episodio di tarantismo risale qui a poco più di 25 anni fa e ne abbiamo ricevuto testimonianza dalla nuora dell’anziana signora, che in questo caso venne punta da uno scorpione (regalatoci, vedi foto), che ancora conservava.</p>
<p>Nessun indizio, invece, faceva pensare che nella località di <span style="color: #993300;">Sariñena</span>, il paesino di cui riferisce Schneider, potessimo ancora trovare delle tracce di quella importante testimonianza dell’etnomusicologo tedesco. Grazie ad alcune interviste trasmesse in tv (non sempre la televisione fa danni) arriva la chiamata al telefono che avrebbe cambiato tutto il percorso della ricerca portata avanti sino ad allora. Come per arte di magia i protagonisti, ovvero i musici con i rispettivi familiari della zona di <span style="color: #993300;">Sariñena</span>, erano quasi tutti vivi e vegeti, e stavano trascorrendo gli ultimi anni della loro vita nelle duecliniche geriatriche della zona.</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/18985220_10212433734774128_944134319_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2738" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/18985220_10212433734774128_944134319_n-169x300.jpg" alt="18985220_10212433734774128_944134319_n" width="169" height="300" /></a>Abbiamo così ritrovato il famoso violinista, <span style="color: #ff0000;">Eli Periz</span> della famiglia &#8220;<span style="color: #ff0000;">Cartajena&#8221;</span>, la cantante e sua sorella. Arrivati appena in tempo! Un mese dopo l’intervista, la protagonista assoluta, la signora <span style="color: #ff0000;">Mir Sanchez “la cantadora”</span> ci abbandonava. Anziani di 90 e 92 anni, lucidi e con tanta voglia di essere ascoltati, come se nella loro storia ci fosse un messaggio di forza per queste nuove generazioni, un esempio di sopravvivenza, un esempio nel quale l’amore e l’unione sono le armi più forti quando la miseria è insopportabile. Ricordi vividi di uomini e donne morsi dalla tarantola, del loro movimento frenetico, del rimedio musicale come unica salvezza, testimonianze che non solo ricordano il tarantismo salentino ma sembrano esserne speculari.</p>
<p>Ad oggi continuiamo le ricerche e prepariamo tutto il materiale raccolto per poterlo nell’immediato futuro renderlo fruibile.</p>
<p>Arrivata a questo punto, voglio ricordare il compianto <span style="color: #ff0000;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/articoli-di-sergio-torsello/">Sergio Torsello</a>,</span> che lungo tutto il percorso descritto ha avuto un ruolo molto importante: a lui dobbiamo buona parte di queste scoperte. Se non fosse stato per la sua insistenza, per il suo spronarmi a muovermi sul territorio, oggi non ci sarebbe nulla di quanto scritto; mi sento orgogliosa di non essermi rassegnata quando tutto sembrava non esistere, quando tutti dicevano di non saperne nulla. Questo lavoro sarà sempre un nostro omaggio alla sua memoria, ringraziandolo costantemente per avermi fornito consigli su come affrontare una ricerca che sembrava inizialmente persa.</p>
<p>* Nata a Roma nel 1977, <span style="color: #ff0000;">Manuela Adamo</span> è ballerina e condirettrice della Compagnia di <span style="color: #ff0000;">Miguel Angel Berna</span> nella quale si occupa anche della produzione artistica e tecnica di tutti gli spettacoli. Impegnata nello studio di alcune danze tradizionali spagnole , italiane e mediorientali e la loro riproposta teatrale. Attualmente iscritta alla facoltà di antropologia sociale e culturale per la Uned, sta finalizzando un master in naturopatia e terapia del suono</p>
<p>(1) dal verbo <em>xotar/ saltare</em>, è un linguaggio coreutico musicale che appartiene alle tradizioni popolari spagnole, definito da un ballo di coppia, che, in forme diverse, è presente in quasi tutte le regioni della penisola. Cantata e ballata con l&#8217;accompagnamento delle nacchere, la jota aragonese è tra la più conosciute. Per approfondimenti: Javier Barreiro Bordonaba, <i>La Jota Aragonesa</i>. Zaragoza, CAI-100, 2000, e dello stesso autore <em>Biografía de la jota </em><i>aragonese</i> , Mira Editores, S.A 2013.</p>
<p>(2) SCHNEIDER, Marius, <em>La danza de espadas y la tarantela. Ensayo musicológico, etnográfico y arqueológico sobre los ritos medicinales</em>, Barcelona, 1948. Una <a href="http://ifc.dpz.es/publicaciones/ver/id/3559">nuova edizione del volume</a> è stata pubblicata nel 2016 dalla Istituzione Ferdinando il Cattolico e dell&#8217;Istituto Spagnolo di Etnomusicologia, a cura di Manuela Adamo e Jaime Parra</p>
<p>(3) TAUSIET, María, <em>La fiesta de la Tarántula: júbilo y congoja en el Alto Aragón</em>, Revista de  Dialectología y Tradiciones Populares, Vol. 64, Madrid, 2009.</p>
<p>In Italiano, per i testi storici sul tarantismo spagnolo, possiamo almeno ricordare: Marius Schneider, <em>La danza delle spade e la tarantella. Saggio musicologico, etnografico e archeologico sui riti di medicina</em>, Ghibli 2014 (ne esiste una edizione precedente, del 1999, pubblicata dall&#8217;editrice Argo di Lecce, a cura di Pierpaolo De Giorgi), e Don Pedro Francisco Doménech Y Amaya, <em>Indagine su un uomo morso dalla tarantola</em>, Sellerio, 1998 (ed originale 1792). Inoltre si possono segnalare anche: Pilar León Sanz, <em>La tarantola spagnola. Empirismo e tradizione nel XVIII secolo</em>, Besa Editore, 2009 e Bruno Casciano, <em>Tarantole, tarantolati e tarantelle nella Spagna del Siglo de oro</em>, Elison Publishing, 2015.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/19022085_10212433733174088_862087966_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2740" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/19022085_10212433733174088_862087966_n-300x156.jpg" alt="19022085_10212433733174088_862087966_n" width="300" height="156" /></a><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/19047915_10212433730454020_742489066_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2742" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/19047915_10212433730454020_742489066_n-300x213.jpg" alt="19047915_10212433730454020_742489066_n" width="300" height="213" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/19021949_10212433731854055_979966894_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2739" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/06/19021949_10212433731854055_979966894_n-300x193.jpg" alt="19021949_10212433731854055_979966894_n" width="300" height="193" /></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F11%2Fla-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona%2F&amp;linkname=La%20fiesta%20de%20la%20tarantula.%20Una%20ricerca%20sul%20tarantismo%20in%20Aragona" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F11%2Fla-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona%2F&amp;linkname=La%20fiesta%20de%20la%20tarantula.%20Una%20ricerca%20sul%20tarantismo%20in%20Aragona" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F11%2Fla-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona%2F&amp;linkname=La%20fiesta%20de%20la%20tarantula.%20Una%20ricerca%20sul%20tarantismo%20in%20Aragona" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F11%2Fla-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona%2F&amp;linkname=La%20fiesta%20de%20la%20tarantula.%20Una%20ricerca%20sul%20tarantismo%20in%20Aragona" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F11%2Fla-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona%2F&amp;linkname=La%20fiesta%20de%20la%20tarantula.%20Una%20ricerca%20sul%20tarantismo%20in%20Aragona" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F06%2F11%2Fla-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona%2F&amp;title=La%20fiesta%20de%20la%20tarantula.%20Una%20ricerca%20sul%20tarantismo%20in%20Aragona" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/11/la-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona/">La fiesta de la tarantula. Una ricerca sul tarantismo in Aragona</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/11/la-fiesta-de-la-tarantula-una-ricerca-sul-tarantismo-in-aragona/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presentato oggi il protocollo fra Regione Puglia il Centro per il libro del Mibact per favorire la lettura</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/26/presentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/26/presentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 16:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteche]]></category>
		<category><![CDATA[promozione della lettura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=2683</guid>
		<description><![CDATA[<p>Collaborare insieme e creare un sistema (comuni, scuole, università, associazioni etc) per attivare e consolidare iniziative di promozione della lettura in Puglia per qualificare sempre più l&#8217;offerta regionale e stimolare giovani e meno giovani alla consapevolezza che dal libro e dalla lettura passa la crescita culturale e sociale dell&#8217;intera regione. Questo è il principale obiettivo del protocollo d&#8217;intesa, prima esperienza... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/26/presentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/26/presentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia/">Presentato oggi il protocollo fra Regione Puglia il Centro per il libro del Mibact per favorire la lettura</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="a9lad-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="a9lad-0-0"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/foto2_confza_stampa_Capone_su_lettura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2684" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/foto2_confza_stampa_Capone_su_lettura-300x225.jpg" alt="foto2_confza_stampa_Capone_su_lettura" width="300" height="225" /></a>Collaborare insieme e creare un sistema (comuni, scuole, università, associazioni etc) per attivare e consolidare iniziative di promozione della lettura in Puglia per qualificare sempre più l&#8217;offerta regionale e stimolare giovani e meno giovani alla consapevolezza che dal libro e dalla lettura passa la crescita culturale e sociale dell&#8217;intera regione. Questo è il principale obiettivo del protocollo d&#8217;intesa, prima esperienza in Italia, presentato questa mattina in Presidenza, nel corso di una conferenza stampa con l’assessore all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia <span style="color: #ff0000;">Loredana Capone</span>, tra la Regione Puglia e il Ministero dei Beni Culturali, Attività Culturali e del Turismo &#8211; Centro per il Libro e per la Lettura.</div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="b9fuf-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="b9fuf-0-0"><span data-offset-key="b9fuf-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="b57hm-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="b57hm-0-0"><span data-offset-key="b57hm-0-0">&#8220;Oggi presentiamo un protocollo di collaborazione molto importante e significativo con il Centro per il Libro e per la Lettura del Mibact che rappresenta la prima esperienza in Italia. Ancora una volta dunque, la Puglia si pone all’avanguardia – ha detto la Capone – si tratta di un piano regionale di promozione della lettura con un programma pluriennale di interventi per incrementare i lettori in Puglia: è questa la sfida della Regione, una sfida che vogliamo vincere insieme ai Comuni, alle imprese e alle associazioni culturali, agli editori, al mondo della scuola e dell&#8217;Università, alle nostre Agenzie regionali, all’associazione dei Presìdi del Libro. Perché se è vero che siamo la terra dei grandi scrittori, della musica, del teatro, del cinema, è altrettanto vero che continuiamo a restare al margine delle classifiche nazionali per la percentuale di lettori, per lo stato delle nostre biblioteche, gli orari di apertura al pubblico, la qualificazione dei nostri dipendenti. Proprio le biblioteche pubbliche, invece, rappresentano un servizio essenziale per le nostre comunità”.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="co33a-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="co33a-0-0"><span data-offset-key="co33a-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="cosff-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cosff-0-0"><span data-offset-key="cosff-0-0">In questa ottica, diventa cruciale il ruolo delle biblioteche e a questo proposito la Regione Puglia ha affidato alla Fondazione Apulia Film Commissione, nell&#8217;ambito del Progetto &#8220;Mediateca Regionale&#8221;, uno studio di fattibilità sul sistema delle biblioteche pugliesi, con particolare attenzione a quelle pubbliche dipendenti dai Comuni, considerato il fine di garantire servizi accessibili e gratuiti per tutti i cittadini, per la realizzazione di un Polo Bibliotecario Regionale. L’obiettivo dello studio, che parte dall&#8217;analisi di un campione di biblioteche regionali, è quello di fornire un censimento delle biblioteche per trasformarle in piazze del sapere che vedranno, presso l’ex Caserma Rossani di Bari, il centro di coordinamento regionale del Polo al quale la Regione sta già lavorando avvalendosi delle competenze di <span style="color: #ff0000;">Antonella Agnoli</span>, fondatrice e direttrice della Biblioteca di Spinea (Venezia) e di San Giovanni di Pesaro, e collaboratrice di numerose biblioteche italiane e internazionali.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="1q96u-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="1q96u-0-0"><span data-offset-key="1q96u-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="2jggd-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="2jggd-0-0"><span data-offset-key="2jggd-0-0">&#8220;Il nostro impegno &#8211; ha aggiunto l&#8217;assessore &#8211; non è soltanto a garantire la conservazione e la gestione del patrimonio documentale esistente, ma rendere le biblioteche aperte a tutti, con tecnologie e orari adeguati, con personale qualificato e un’offerta culturale ampia. La biblioteca è una città nella città, un posto per famiglie, un luogo di distacco e di allegria, un incubatore di processi di inclusione e di coesione sociale, un centro che contribuisce a migliorare la qualità della vita dei cittadini”.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="85h18-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="85h18-0-0"><span data-offset-key="85h18-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="1vst9-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="1vst9-0-0"><span data-offset-key="1vst9-0-0">&#8220;La città può e deve diventare uno strumento per allargare la base dei lettori &#8211; ha sottolineato Loredana Capone. Per riuscire nell&#8217;intento, però, non può prescindere dall’esistenza di strutture deputate alla lettura quali in particolare biblioteche, librerie e scuole. È necessario che queste strutture si facciano portatrici sane di progetti educativi che permettano la creazione di &#8216;capacità&#8217; e benessere nella comunità. La &#8220;Città del Libro&#8221; deve dar vita a una rete di rapporti che colleghi tutti i soggetti attivi nel territorio (Istituzioni, Enti pubblici, agenzie educative, soggetti non profit e profit) e che, grazie a una prassi di collaborazione continuativa, renda la lettura un’abitudine sociale diffusa nonché uno strumento di inclusione sociale per tutti quelle categorie e quei soggetti più svantaggiati normalmente esclusi dalla partecipazione culturale. La Regione Puglia in questo percorso c&#8217;è – ha concluso la Capone &#8211; ed è al fianco della città di Lecce. Proprio in questi giorni stiamo discutendo con il partenariato il bando per sostenere il rilancio delle biblioteche scolastiche, di Enti locali e Università di tutta la Puglia. Venti milioni di euro per trasformare questi &#8220;non luoghi&#8221; in biblioteche della comunità, in Community Library. Un presidio di partecipazione e coesione culturale, un modello contemporaneo di biblioteca con servizi innovativi capaci di stimolare lettura e cultura”.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="c287g-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="c287g-0-0"><span data-offset-key="c287g-0-0">.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="chos1-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="chos1-0-0"><span data-offset-key="chos1-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="261oa-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="261oa-0-0"><span data-offset-key="261oa-0-0">Per il presidente del Centro per il Libro e per la Lettura del Mibact, <span style="color: #ff0000;">Romano Montroni</span>, “per diffondere la cultura della lettura e sensibilizzare i cittadini occorre lavorare sui bambini piccoli, altrimenti non si va da nessuna parte”.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="cu8re-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cu8re-0-0"><span data-offset-key="cu8re-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="5l4a-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="5l4a-0-0"><span data-offset-key="5l4a-0-0">“In Italia non si legge molto, lo sappiamo – ha proseguito Montroni – ecco perché dobbiamo seminare i germi della lettura sin da quando i bimbi sono piccoli. La Puglia è una regione molto collaborativa e competente e per questo noi collaboriamo insieme sin da 2012. Tra l’altro è stata una delle sei regioni italiane scelte nel 2016 per il progetto sperimentale per la promozione della lettura nella prima infanzia da 0 a 6 anni che si chiama In vitro, un progetto promosso dal Centro”.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="21ei7-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="21ei7-0-0"><span data-offset-key="21ei7-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="fubdd-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="fubdd-0-0"><span data-offset-key="fubdd-0-0">Nel corso della conferenza stampa si è parlato anche del programma di &#8220;Lecce Città del Libro 2017&#8243;, in considerazione del fatto che il Centro per il libro e la lettura ha attribuito a Lecce il titolo di &#8220;Città del libro 2017&#8243; per il ruolo svolto dalla città pugliese nell’ambito del progetto In vitro e, più in generale, dell’impegno dimostrato per la promozione della lettura.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="680pp-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="680pp-0-0"><span data-offset-key="680pp-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="57o6n-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="57o6n-0-0"><span data-offset-key="57o6n-0-0">L&#8217;accordo tra Regione Puglia e Centro per il Libro e per la Lettura del Mibact si pone infatti in continuità proprio con il progetto sperimentale di promozione della lettura, &#8220;In vitro&#8221;, ideato e finanziato dal Centro, che vede la Provincia di Lecce impegnata nella diffusione della cultura del libro tra i più piccoli insieme ad altre quattro province italiane (Biella, Ravenna, Nuoro, Siracusa) e alla Regione Umbria. In virtù di questo ruolo e, più in generale, dell&#8217;impegno dimostrato per la promozione della lettura, il Centro ha attribuito al capoluogo leccese la qualifica di &#8220;Città del Libro 2017&#8243;. Lo scopo è stimolare le Amministrazioni comunali a diventare riferimento per attività permanenti da realizzare di concerto con gli attori locali.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="4bmku-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4bmku-0-0"><span data-offset-key="4bmku-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="55rhf-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="55rhf-0-0"><span data-offset-key="55rhf-0-0">La coordinatrice dei Presìdi del Libro, <span style="color: #ff0000;">Ines Pierucci</span>, ha poi sottolineato come al Bando “Città che leggono” del Centro per il Libro e per la Lettura del Mibact, abbiano partecipato 500 città italiane, ne siano state ammesse 300 e di queste, oltre 50 siano Comuni dove operano i Presìdi del libro.</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="3cqrb-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="3cqrb-0-0"><span data-offset-key="3cqrb-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="ai3lq-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="ai3lq-0-0"><span data-offset-key="ai3lq-0-0">Hanno partecipato alla conferenza stampa anche l’assessore alla Cultura della città di Lecce, <span style="color: #ff0000;">Luigi Coclite</span> (“mi auguro che attraverso il protocollo si possano implementare le iniziative per favorire la lettura soprattutto tra i bambini”) e il responsabile cultura dell’Anci nazionale <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> (i Comuni hanno un ruolo importantissimo perché gestiscono la maggior parte delle biblioteche).</span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="a1tn7-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="a1tn7-0-0"><span data-offset-key="a1tn7-0-0"> </span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9s8i7" data-offset-key="6the6-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="6the6-0-0"><span data-offset-key="6the6-0-0">Il bando &#8220;Community Library&#8221; è una delle azioni &#8216;work in progress&#8217; previste nell&#8217;ambito del Piano Strategico della Cultura per la Puglia 2017-2025, Piiil &#8211; Prodotto, Identità, Innovazione, Impresa, Lavoro, il cui stato dell&#8217;arte, in quanto modello sperimentale, sarà presentato in anteprima a Torino nel corso della XXX edizione del Salone Internazionale del Libro in programma dal 18 al 22 maggio. La presenza della Puglia a Torino è organizzata in collaborazione con i Distretti Produttivi regionali Puglia Creativa e Dialogoi e APE, l&#8217;Associazione degli Editori Pugliesi. Gli operatori e gli editori pugliesi avranno tempo fino al 2 maggio per presentare la loro proposta: dagli incontri con gli autori alla presentazione di novità editoriali, all&#8217;organizzazione di workshop legati all&#8217;Industria dell&#8217;editoria.</span></div>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F26%2Fpresentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia%2F&amp;linkname=Presentato%20oggi%20il%20protocollo%20fra%20Regione%20Puglia%20il%20Centro%20per%20il%20libro%20del%20Mibact%20per%20favorire%20la%20lettura" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F26%2Fpresentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia%2F&amp;linkname=Presentato%20oggi%20il%20protocollo%20fra%20Regione%20Puglia%20il%20Centro%20per%20il%20libro%20del%20Mibact%20per%20favorire%20la%20lettura" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F26%2Fpresentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia%2F&amp;linkname=Presentato%20oggi%20il%20protocollo%20fra%20Regione%20Puglia%20il%20Centro%20per%20il%20libro%20del%20Mibact%20per%20favorire%20la%20lettura" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F26%2Fpresentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia%2F&amp;linkname=Presentato%20oggi%20il%20protocollo%20fra%20Regione%20Puglia%20il%20Centro%20per%20il%20libro%20del%20Mibact%20per%20favorire%20la%20lettura" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F26%2Fpresentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia%2F&amp;linkname=Presentato%20oggi%20il%20protocollo%20fra%20Regione%20Puglia%20il%20Centro%20per%20il%20libro%20del%20Mibact%20per%20favorire%20la%20lettura" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2017%2F04%2F26%2Fpresentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia%2F&amp;title=Presentato%20oggi%20il%20protocollo%20fra%20Regione%20Puglia%20il%20Centro%20per%20il%20libro%20del%20Mibact%20per%20favorire%20la%20lettura" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/26/presentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia/">Presentato oggi il protocollo fra Regione Puglia il Centro per il libro del Mibact per favorire la lettura</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2017/04/26/presentato-oggi-il-protocollo-con-il-centro-per-il-libro-del-mibact-per-favorire-la-lettura-in-puglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lecce, città inzuppata nel latte</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2016/07/07/lecce-citta-inzuppata-nel-latte/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2016/07/07/lecce-citta-inzuppata-nel-latte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2016 05:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Lecce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/?p=2517</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Tomaso Montanari, da Il Fatto Quotidiano, 7 lug. 2014 Lecce è un biscotto. Tutto traforato, decorato, stampigliato. E infatti Lecce è stata inzuppata nel latte, tanto tempo fa. Davvero, sul serio: gli scultori e gli architetti del Seicento avevano capito che per farla durare, la pietra morbida che tagliavano e scolpivano (il leccisu), bisognava impregnarla di latte. Così sarebbe... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/07/07/lecce-citta-inzuppata-nel-latte/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/07/07/lecce-citta-inzuppata-nel-latte/">Lecce, città inzuppata nel latte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <span style="color: #ff0000;">Tomaso Montanari</span>, da <span style="color: #800000;"><em>Il Fatto Quotidiano</em></span>, 7 lug. 2014</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/07/10526127_10152527222440349_4407681055807457319_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2518" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2016/07/10526127_10152527222440349_4407681055807457319_n-300x225.jpg" alt="10526127_10152527222440349_4407681055807457319_n" width="300" height="225" /></a>Lecce è un biscotto. Tutto traforato, decorato, stampigliato.<br />
E infatti Lecce è stata inzuppata nel latte, tanto tempo fa. Davvero, sul serio: gli scultori e gli architetti del Seicento avevano capito che per farla durare, la pietra morbida che tagliavano e scolpivano (il leccisu), bisognava impregnarla di latte. Così sarebbe diventata impermeabile, e col tempo si sarebbe indurita. Lo scrive un poeta, nel 1635: le pietre a Lecce sono così numerose che nessuno ci fa caso. E sono tenere, come un legno giovane – dice ancora: ma dopo che vengono tagliate «in loro passa virtute che le pregia e che l&#8217;indura: mirabili a vederle». Poi, col passare dei decenni e dei secoli, quella pietra prende il color del miele, biondo e solenne. Ecco: Lecce è una città di latte e di miele, come quelle di cui si parla nei Salmi.<br />
E nel latte e nel miele vivono migliaia di figurine, animate e misteriose. Putti grassocci e goffi che si abbracciano per non cadere nel vuoto, circondati da cherubini e serafini affogati tra i festoni di verzura. E ancora aquile, draghi, leoni, unicorni, scimmie e pirati turchi: tutti a reggere le mensole su cui posano santi timidi, o quelle su cui si agitano altri santi più estroversi, quasi esibizionisti. E ovunque frutta: festoni, cesti, trionfi, monti di frutta di ogni tipo. Ci sono terrazze rette da sette o otto cavalli alati, e scritte di pietra srotolate da legioni di angioletti sbarazzini. Interi alberi di pietra, abitati da uccelli del paradiso, crescono sulle facciate delle chiese: e uno pensa che sia di zucchero filato, questa città meravigliosa e struggente. E poi ancora: dalle pareti sbucano donne che pregano a mani giunte, ma anche loro sono di pietra, e pensi che tra poco saranno reinghiottite in questo mare giallo e dolce. Infine, mentre il sole gira, capisci che questo traforo di pietra, questo magnifico scialle, serve solo a catturare la luce, ad ingannare le vampe d&#8217;estate: a dipingere tutta Lecce con un chiaroscuro che cambia lentamente, ma inesorabilmente. Come se un pittore divino fosse perennemente incerto sulle luci del suo immenso quadro.<br />
Sant&#8217;Oronzo, che era una persona seria, contempla tutto questo dalla vetta di una solida colonna romana: e guarda con benevola perplessità quel gran biscotto scolpito, tuffato nel latte e ormai color di miele. E non smette mai di proteggerla, la sua Lecce: per farcela ritrovare ogni volta più commoventemente bella di prima. Per invitarci a tornare, per offrirci ancora il suo latte e il suo miele.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F07%2F07%2Flecce-citta-inzuppata-nel-latte%2F&amp;linkname=Lecce%2C%20citt%C3%A0%20inzuppata%20nel%20latte" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F07%2F07%2Flecce-citta-inzuppata-nel-latte%2F&amp;linkname=Lecce%2C%20citt%C3%A0%20inzuppata%20nel%20latte" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F07%2F07%2Flecce-citta-inzuppata-nel-latte%2F&amp;linkname=Lecce%2C%20citt%C3%A0%20inzuppata%20nel%20latte" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F07%2F07%2Flecce-citta-inzuppata-nel-latte%2F&amp;linkname=Lecce%2C%20citt%C3%A0%20inzuppata%20nel%20latte" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F07%2F07%2Flecce-citta-inzuppata-nel-latte%2F&amp;linkname=Lecce%2C%20citt%C3%A0%20inzuppata%20nel%20latte" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2016%2F07%2F07%2Flecce-citta-inzuppata-nel-latte%2F&amp;title=Lecce%2C%20citt%C3%A0%20inzuppata%20nel%20latte" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2016/07/07/lecce-citta-inzuppata-nel-latte/">Lecce, città inzuppata nel latte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2016/07/07/lecce-citta-inzuppata-nel-latte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Griki. I tradimenti dello spettacolo</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2014/10/18/griki-i-tradimenti-dello-spettacolo/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2014/10/18/griki-i-tradimenti-dello-spettacolo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2014 08:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2014/10/18/griki-i-tradimenti-dello-spettacolo/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Pubblico qui un dibattito molto interessante &#8211; parzialmente ripreso dalla pagine di Katundi Ynë, una rivista calabrese che tratta di cultura delle minoranze linguistiche &#8211; sul rapporto fra tradizione musicale e spettacolarizzazione, sull&#8217;effetto (rischioso e spesso deleterio) dei grandi festival &#8220;etnici&#8221;, e su come la musica può aiutare a ritrovare il senso della comunità e di un diverso modello di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/10/18/griki-i-tradimenti-dello-spettacolo/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/10/18/griki-i-tradimenti-dello-spettacolo/">Griki. I tradimenti dello spettacolo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-size: medium;"><em>Pubblico qui un dibattito molto interessante &#8211; parzialmente ripreso dalla pagine di </em>Katundi Ynë<em>, una rivista calabrese che tratta di cultura delle minoranze linguistiche &#8211; sul rapporto fra tradizione musicale e spettacolarizzazione, sull&#8217;effetto (rischioso e spesso deleterio) dei grandi festival &#8220;etnici&#8221;, e su come la musica può aiutare a ritrovare il senso della comunità e di un diverso modello di sviluppo per tanti luoghi del Sud. Il protagonista è Valentino Santagati, musicista, ricercatore, attvista culturale calabrese, impegnato da anni, con passione e rigore, nella difesa della sua terra e delle sue espressioni culturali. Mi ha chiesto di ospitare questo confronto, a partire dalla sua &#8220;controreplica&#8221;, ancora inedita, per renderlo disponibile a un pubblico di appassionati e addetti ai lavori, e lo faccio volentieri. Questo blog è ovviamente aperto anche ad altri contributi su questo argomento.</em></span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Griki</strong><em>. Il tradimento dello spettacolo</em></span></p>
<p>Intervista a <span style="color: #ff0000;">Valentino Santagati</span>, di <span style="color: #ff0000;">Domenico Minuto</span>, da <span style="color: #993300;"><em>Katundi Ynë</em></span>, n. 1/2013</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2014/10/valentino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-701" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2014/10/valentino-300x200.jpg" alt="valentino" width="300" height="200" /></a>Valentino Santagati</span> ha un rapporto intimo con il canto popolare calabrese. Perciò non solo lo frequenta con grande autorità e una voce eccezionale in ogni angolo sperduto della <strong>Calabria</strong>, ma lo rivive negli incontri più seri di questo genere di musica in tutta Italia. Una volta ha preso parte ad un festival in Provenza accompagnato da pastori e circondato da capre e pecore. È un giovane alle soglie della maturità e si è formato, non soltanto musicalmente, ai confini dei territori grecanici; ovviamente, conosce tutta la tradizione musicale grecanica sia della Calabria che del <strong>Salento</strong>; ma è in possesso di tante altre tradizioni, di cui parla nei suoi libri.</p>
<p>Fra questi ricordo: <span style="color: #993300;"><em>Le vacche sono anime del purgatorio</em></span> (in collaborazione con <span style="color: #ff0000;">Carlo Mangiola</span>) ed. Iiriti, Reggio Calabria 2000; <span style="color: #993300;"><em>Quattro corde e un terzino</em></span>, ed. Manubrio Baffi, Reggio Calabria 2001; <span style="color: #993300;"><em>A catarra dô vinu. I suonatori di chitarra battente delle Serre calabresi</em></span> (in collaborazione con <span style="color: #ff0000;">Anna Cinzia Villani)</span>, Nota, Udine 2005. Per cantare vuole gli strumenti e una sedia, alla maniera greca; se può, evita qualunque pedana ed i microfoni; detesta gli amplificatori. Per<span id="more-27"></span> questo motivo, da qualche anno a questa parte, rifiuta in massa i frequentissimi inviti che gli vengono proposti, perché gli organizzatori calabresi di incontri musicali popolari sempre più li identificano con gli spettacoli di musica folk strombazzata da mostruosi amplificatori. Ma per Valentino cantare è vivere con la gente, non dare spettacolo. Gli ho chiesto di rispondere a qualche mia domanda ed ha accettato perché mi vuole bene.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>Valentino, mi sembri un appassionato della vita contadina; cerchi la genuinità: ma cos&#8217;è per te?</em></span></p>
<p>Non sono un appassionato e nemmeno un fissato della genuinità. Il discorso è più profondo e più personale. Quando ero ancora bambino, le circostanze mi hanno dato l&#8217;occasione di vivere quotidianamente in contatto con una famiglia di agricoltori e pastori. Ho sentito che il loro modo di vedere le cose mi liberava da tante piccole remore che l&#8217;educazione cittadina e borghese cominciava a propormi; d&#8217;altra parte, non restavo vincolato nemmeno alle convenzioni sociali di quella famiglia. In una condizione di strana libertà psicologica ho sentito sempre più Pasquale e Mica come i miei veri nonni che mi hanno aperto gli occhi per vedere le cose senza incrostazioni preconcette. Ad esempio, nella loro cultura, i piccoli non sono trattati da bambini, ma da persone come tutte le altre, anche se nei limiti delle loro possibilità. Argomenti che l&#8217;educazione materna evitava, come il sesso e la morte, erano toccati da questi miei &#8220;nonni&#8221; con grande semplicità e tranquillità. I loro interessi riguardavano il vento, la campagna, la compagnia degli amici, gli animali, le piante. Così comunciai a rifiutare l&#8217;eduzacione borghese, avvertendo sempre più il bisogno di partecipare alla vita e agli ideali contadini di Pasquale e Mica.</p>
<p><em>Questa tua esperienza in che rapporto è con il tuo canto?</em></p>
<p>Pasquale e Mica cantavano e suonavano continuamente. Il canto era il campo della loro comunicazione, il modo di esprimere con grande libertà, ma controllata dalla musica e dalla rima, gli affetti che non avrebbero espresso con parole soltanto parlate. Tutto l&#8217;ambiente umano che li circondava si comportava così. Ricordo i versi che improvvisò un loro anziano amico, il nonno di Nino, che anche tu conosci, quando si presentò davanti a loro inzuppato per un terribile temporale. Gli risposero in rima esprimendo la loro apprensione per lui conciato in quel modo. A poco a poco, attraverso la musica e il canto, entrai nell&#8217;intimità di quella vita semplice, a diretto contatto con la natura, con rapporti umani improntati alla solidarietà ed allo scambio. Ero affascinato dal loro mondo, che volevo fosse il mio, ma non osavo entrarci. Mi ci ficcò a forza il nonno di Nino. Ricordo che erano seduti una sera un gruppo di amici in casa di Pasquale e si parlavano cantando in rima o, come dicevano, &#8220;poesiandu&#8221;. Pasquale era seduto a cavalcioni della seggiola, al contrario. A un certo punto il nonno di Nino si rivolge verso di me, mi guarda fisso, ed esclama: &#8220;<span style="color: #0000ff;">Giuvanutteddu che sempri scutati / com&#8217;è chi non diciti du&#8217; palori? / Nui simu quattr&#8217;amici cca rrotati / e vi vulimu scandagghiari u cori!&#8221;</span>. Mi venne un grande bisogno di rispondergli e dissi: &#8220;<span style="color: #0000ff;">Sulu suleddu mi fici mê mamma / sulu suleddu, senza cumpagnia. / Ammenz&#8217;a vvui trovai la megghiu mamma / ammenz&#8217;a vvui la megghiu cumpagnia</span>&#8220;. Pasquale, ricordo, si alzò di scatto, mi abbracciò e mi disse in dialetto: &#8220;<span style="color: #0000ff;">Bravo! Appresso a noi ti fai anche tu poeta</span>&#8220;. Così cominciai. Presentarsi cantando in quel modo in quell&#8217;ambiente significa essere ammessi nell&#8217;intimità del loro semplice mondo. Significa parlare, da uomo a uomo con chi la Calabria la vive come terra e l&#8217;ama come madre benefica senza sovrastrutture borghesi o peggio. Cantando, Pasquale mi illustrò la sua vita campestre, i problemi dell&#8217;allevamento, i luoghi, gli episodi della sua comunità, e tutta la sua grande umanità.</p>
<p><em>Con il tuo canto trasmetti un messaggio di cultura e di vita. È accolto e da chi?</em></p>
<p>Si dovrebbe precisare che io – come posso, ciè in un modo che purtroppo non restituisce la complessità delle tecniche vocali e degli stili tradizionali – canto soltanto negli spazi profani delle feste religiose, se mi chiamano a fare una serenata, quando un amico d&#8217;estrazione rurale promuove un&#8217;occasione conviviale. Negli altri casi, cioè quando gli organizzatori di iniziative spettacolari o culturali mi contattano ed accettano le mie proposte (luoghi adatti all&#8217;incontro ravvicinato, niente palco, niente amplificazione) io converso con la gente, o faccio comizi, presentando le esecuzioni musicali e parlando della vita dei musicisti popolari che convoco ogni volta. Devo dire che ancora negli anni novanta gli operatori culturali facilmente accettavano di aderire a una logica dei piccoli numeri e di affiancare alla ricreazione la riflessione e lo scambio umano ravvicinato. Oggi invece le imprese dei vari <span style="color: #ff0000;">Bennati</span> e <span style="color: #ff0000;">Danili Gatti </span>hanno colonizzato l&#8217;immaginario dei calabresi: le modalità di fruizione della musica e l&#8217;aggregazione tra le persone devono essere per forza quelle dei concerti rock e della discoteca. E così i bisogni identitari cresciuti in questi anni per via del disagio urbano, della desolazione delle marine, dei problemi materiali della gente e di quelli interiori connessi al tramonto dei legami sociali forti, vengono soddisfatti momentaneamente attraverso scorciatoie. Ognuno, sentendosi calabrese per una sera, passa da <strong>Caulonia</strong> a <strong>Badolato</strong> e da qui al <span style="font-size: medium;"><em><strong>Paleariza</strong></em>, consumando benzina e musica leggera travestita da musica tradizionale. E così nessuno affronta un percorso identitario spinoso, che faccia i conti con il degrado della nostra regione, con la cementificazione, l&#8217;abbandono delle campagne, la gestione dei rifiuti e via elencando. La cosa importante da sottolineare è che i cantanti e i suonatori popolari, non a caso detentori di saperi rurali e artigianali, protagonisti di scelte insediative, alimentari e di una gestione dei rapporti interpersonali controcorrente, non devono essere considerati testimoni del passato da mettere in scena ma una garanzia di futuro per la nostra regione. Se vogliamo risalire la china dovremmo recuperare i semi locali, conoscere i terreni, saper fare muri a secco, presidiare con consapevolezza i territori. E i nostri interlocutori primari sarebbero loro, i sobri custodi della raffinata cultura musicale di tradizione orale in nome della quale si stanno creando con soldi pubblici, che potrebbero essere destinati a contrastare il dissesto idrogeologico, ulteriori devastazioni.</span></p>
<p><em>Questo problema è presente dappertutto in Calabria o ci sono ambienti immuni?</em></p>
<p>A <strong>Cropalati</strong> nel 2009 il sindaco <span style="color: #ff0000;">Fabrizio Grillo</span> senza battere ciglio ci ha creato le condizioni giuste, facendoci suonare in una dimensione raccolta proprizia al dialogo e al ragionamento. A colui che, abituato alla desertificazione delle campagne e allo spopolamento dei paesi interni, proviene dalle desolate plaghe ultra-meridionali della penisola calabrese, l&#8217;arrivo in questo paese riserva delle sorprese. Ci hanno subito rallegrato il cuore la presenza di coltivazioni abbastanza consistenti, l&#8217;animazione della piazza con giovani e vecchi a stretto contatto scherzoso, i numerosi avventori dei due bar che lì si affacciano. Poco dopo abbiamo saputo pure che il paese conta ancora più di mille abitanti, e che esistono due attività produttive connesse alle risorse locali (la fabbrica di pellet e la fornace Parrilla) in grado di impiegare circa settanta persone. La sera poi, prima di suonare e mentre suonavamo abbiamo conversato con tanta gente cordiale e curiosa, scambiandoci il resoconto delle rispettive esperienze. Il giorno dopo dai vicoli che sboccano in piazza giungevano a noi chitarre battenti appena riesumate, tutte di profondissima pancia e rustica fattura, e qualcuno andò a prelevare dalle contrade circostanti cantanti e suonatori che diedero vita ad esecuzioni musicali da tempo non più in uso in questo eccellente paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Replica di <span style="color: #ff0000;">Danilo Gatto</span>, da da <span style="color: #993300;"><em>Katundi Ynë</em></span>, n. 2/2013</p>
<p>Ho chiesto di replicare poiché impropriamente tirato in ballo dall&#8217;intervista di Domenico Minuto a Valentino Santagati dal titolo <em>Il tradimento dello spettacolo</em>, pubblicata sul numero scorso di <span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><em>Katundi Ynë</em></span></span>.</span></p>
<p>Il sig. Santagati non è nuovo a questi attacchi, solo che periodicamente ne sposta il tiro: aveva cominciato anni fa con <span style="color: #ff0000;">Antonello Ricci</span> e <span style="color: #ff0000;">Roberta Tucci</span>, rei di aver fatto le loro ricerche (che rappresentano il primo, fondamentale contributo alla conoscenza della chitarra battente in Calabria) nell&#8217;Alto Crotonese invece che nelle Serre Catanzaresi; ha poi proseguito con <span style="color: #ff0000;">Otello Profazio</span>, salvo farsi autografare i libri nelle presentazioni di quest&#8217;ultimo; infine, visto che nessuno lo degnava di una risposta, si è spostato su di me, responsabile (nientemeno!) di aver colonizzato l&#8217;immaginario dei calabresi.</p>
<p>Non si preoccupi: l&#8217;onoro io di una replica, sperando che il suo ego ne tragga conforto e così la finisca.</p>
<p>Ora, a parte il fatto che accostare me a Bennato significa veramente non conoscere la storia recente della musica in Calabria – su quella passata non saprei, ma sarei istintivamente portato a dire: pure &#8211; dal momento che con Bennato ho avuto, ed esiste una corrispondenza nel merito, divergenze profondissime che hanno portato anche a scontri duri e a rotture pubbliche clamorose, mi verrebbe da chiedergli: ma di Bennato non sei stato complice, collaborando dal 2008 al 2010 – peraltro molto ben retribuito – nel <span style="color: #993300;"><em>Kaulonia Tarantella Festival</em></span> proprio da lui diretto? Facendo per giunta l&#8217;insegnante di chitarra battente, quindi all&#8217;opposto del rapporto che sostieni si debba avere con la tradizione.</p>
<p>E che dire del lavoro retribuito per altrettanti e più anni, sia come musicista di spettacolo (ma forse era questo il tradimento al quale si riferiva nel titolo) nel gruppo <span style="color: #ff0000;">Nistanimera</span>, sia come componente dell&#8217;organizzazione del <em>Festival Paleariza</em>, nei quali, come dice il nostro, si consuma benzina e musica leggera travestita da musica tradizionale (quindi anche la sua)?</p>
<p>Lo sa, il buon Valentino, che è stato pagato con quelli stessi soldi pubblici che tanto aborrisce e che ha dunque sottratto a migliori usi come il riassetto idrogeologico del territorio? Avrebbe potuto in tal caso offrire la sua opera gratuitamente, oppure richiedere in cambio qualche forma di pecorino o di salame nostrano o magari di concime naturale per il suo orto biologico, visto che pubblicamente sostiene – in conferenze pagate con altri soldi pubblici – la superiorità del baratto o al limite del dono, novello Argonauta del Pacifico Occidentale; oppure, semplicemente, avrebbe potuto rifiutarsi di partecipare per non contribuire alla devastazione culturale di cui io vengo accusato.</p>
<p>Ma tant&#8217;è, le carriere si costruiscono pazientemente e gradatamente, e Santagati sta ai suonatori tradizionali come Arlacchi sta all&#8217;antimafia: un professionista, che vive di questo. Salvo tradirsi ogni tanto, dimostrando la sua vera considerazione per quei maestri che dice di adorare: non ho infatti mai trovato tanto disprezzo verso un suonatore quanto quello esibito nella copertina del suo <span style="color: #993300;"><em>La catarra do vinu</em></span>, pubblicato nel 2006. Non è dignitoso mettere in vetrina un uomo che ti riceve a casa sua, con il quale s&#8217; instaura una confidenza, e si lascia fotografare in canottiera, quindi in una dimensione intima, familiare. Un libro invece è una cosa pubblica. Forse solo nel punk si usano certe rappresentazioni, ma l&#8217;obiettivo, e il messaggio, sono completamente diversi, e molto interni a quella comunicazione di massa che Santagati aborrisce. Nesuno mai si sognerebbe di mostrare in canottiera Toscanini o Benedetti Michelangeli, per quanto mi riguarda nemmeno Peppino &#8216;e Costatu.</p>
<p>Mi piacerebbe, lo confesso, avere avuto il potere che mi viene attribuito nell&#8217;intervista: presuntuosamente, dico che le cose in Calabria dal punto di vista culturale sarebbero diverse. E un Santagati qualunque parlerebbe di meno.<br />
<span style="color: #993300;"><strong>La canottiera di Peppino</strong></span></p>
<p>controreplica (inedita) di Valentino Santagati</p>
<p>Gentile direttore,</p>
<p>un dibattito ulteriore su questioni giudicate ineludibili da un’opinione pubblica per fortuna ogni giorno più ampia potrebbe avere una certa utilità, perciò sono contento se l’intervista del professore Minuto pubblicata sul numero 148 di <span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><em>Katundi Ynë</em></span></span> ha sollecitato la risposta del Gatto da lei ospitata nel numero precedente. Lo scritto del Minuto tentava di orientare l’attenzione dei lettori sul groviglio storico, sociale e culturale in cui si trovano strette le popolazioni calabresi (pervase peraltro da una cieca furia autodistruttiva), che le ha condotte a vivere una condizione antropologica segnata da profonda sofferenza in un territorio sempre più degradato (m’è capitato tra le mani di recente il libro di <span style="color: #ff0000;">Mauro Francesco Minervino</span> <span style="color: #993300;"><em>Statale 18</em></span> e trovo che sia stato capace di raccontare la nostra attuale realtà in maniera efficace facendo anche buona letteratura). Il Minuto, come me, spera che si possa inventare un rapporto nuovo col passato e con la natura muovendo da una necessaria critica della decrepita ma ancora rapace società industriale (con tutti i suoi derivati post industriali). Orbene è su questo sfondo che nell’intervista si ragionava sui bisogni identitari esplosi anche in Calabria negli ultimi anni, a mio avviso generati da profondi disagi materiali ed interiori. Oggi nella nostra regione il mito longevo del progresso e della modernità coesiste con il neonato mito della tradizione: sono in numero crescente le persone che cercano di darsi forma e senso esaltando la calabresità, cercando in qualche modo un radicamento locale. Purtroppo nella maggior parte dei casi la ricerca identitaria, che potrebbe essere un’occasione storica, sta seguendo percorsi superficiali e nell’intervista sostenevo che i vari festival tipo <em><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></em> sono il perno di un’operazione gattopardesca. Bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga com’è: si favorisce l’ebbrezza localistica, si celebra il borgo antico annientato in precedenza dal clima del boom economico ma le modalità di aggregazione e di fruizione della musica sono sempre quelle del concerto da stadio e della discoteca, confortevoli per chi si vuole sentire calabrese senza mettere in discussione il proprio stile di vita e le scelte rovinose di chi sul territorio fa affari a scapito della salute dei cittadini e della fisionomia del paesaggio. Ho detto al Minuto che le imprese del Gatto hanno colonizzato l’immaginario dei calabresi perché dopo tutte le <em>Tarantelle power</em> (che infatti si riproducono come conigli) ogni giovane prende in mano strumenti popolari e fonda gruppi musicali pensando di avere un’occasione di visibilità e di riconoscimento sociale nei termini del divismo della cultura di massa. Per quanto mi riguarda ho suonato nella vita per non lavorare, disposto ad affrontare i rischi della precarietà economica ma non a svendere il mio tempo a una società che non mi piaceva. Tutti sanno che però mai ho barato, visto che da sempre dico urbi et orbi di non essere bravo come i suonatori popolari e cerco di far conoscere questi ultimi con ogni mezzo, soprattutto perché sono depositari di saperi rurali e artigianali utili per chi tiene al risanamento del territorio. Si voleva con l’intervista parlare di questo, ma la permalosa replica ha divagato spostando il discorso su un piano personale per me poco coinvolgente e credo ancora meno interessante per i lettori. Evito quindi di controreplicare, di confutare la profusione di inesattezze e di falsità sciorinate dal Gatto, anche se due cose sono costretto a precisarle: vado al <em>Caulonia festival</em> soprattutto perché nessuno mi censura né mi ha fatto rappresaglie quando ho declinato l’invito a suonare sul palco, men che meno il signor Bennato che neanche conosco, e posso dire quello che mi preme proprio alle persone con cui più desidero parlare, non aspirando alla torre d’avorio ma a postazioni molteplici per condurre un’azione di guerriglia (del resto la funzione ormai c’è e se la svolgesse un altro mi resterebbe lo scrupolo di non aver fatto il possibile per discutere con i frequentatori sbandati di quella bolgia sulla necessità di vivere più sobriamente, di non utilizzare pesticidi e fertilizzanti chimici e via elencando). E poi <span style="color: #ff0000;">Peppino Donato</span>, persona immune dal perbenismo e così intelligente da non legare il concetto di dignità alle fogge dell’ abbigliamento, indossava una canottiera blu, la stessa con cui si faceva vedere in giro dai suoi compaesani negli infuocati giorni di luglio. La foto di quella copertina, che lo ritraeva impegnato a cantare con la sorella e il cugino (poi “ritagliati” dall’editore per un equivoco), l’aveva scelta lui stesso, pregandomi di disporre con gli artifici del computer l’eliminazione di una benda dall’occhio sinistro ma non di fargli comparire addosso un vestito che fosse meno disdicevole per il Gatto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">foto ripresa da www.brunomarzano.it</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F10%2F18%2Fgriki-i-tradimenti-dello-spettacolo%2F&amp;linkname=Griki.%20I%20tradimenti%20dello%20spettacolo" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F10%2F18%2Fgriki-i-tradimenti-dello-spettacolo%2F&amp;linkname=Griki.%20I%20tradimenti%20dello%20spettacolo" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F10%2F18%2Fgriki-i-tradimenti-dello-spettacolo%2F&amp;linkname=Griki.%20I%20tradimenti%20dello%20spettacolo" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F10%2F18%2Fgriki-i-tradimenti-dello-spettacolo%2F&amp;linkname=Griki.%20I%20tradimenti%20dello%20spettacolo" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F10%2F18%2Fgriki-i-tradimenti-dello-spettacolo%2F&amp;linkname=Griki.%20I%20tradimenti%20dello%20spettacolo" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2014%2F10%2F18%2Fgriki-i-tradimenti-dello-spettacolo%2F&amp;title=Griki.%20I%20tradimenti%20dello%20spettacolo" id="wpa2a_10">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/10/18/griki-i-tradimenti-dello-spettacolo/">Griki. I tradimenti dello spettacolo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2014/10/18/griki-i-tradimenti-dello-spettacolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La chiave smarrita dell&#8217;oro dei contadini</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2013/10/09/la-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2013/10/09/la-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2013 17:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2013/10/09/la-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Maurizio Maggiani da Il Fatto quotidiano, lunedì 7 ottobre 2013 &#8220;Due anni fa, volendo compiere un iperbolico gesto di riscatto (&#8230;), ho pensato di comprare una piccola chiudenda di ulivi nella campagna di Casarano, nella Puglia salentina. Erano anni e anni che andavo a visitare quegli ulivi, sessanta piante vecchie di mezzo millennio. Quegli ulivi avevano trasceso la loro... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/10/09/la-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/10/09/la-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini/">La chiave smarrita dell&#8217;oro dei contadini</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Maurizio Maggiani</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto quotidiano</a>, lunedì 7 ottobre 2013</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"></p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/10/olivo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-790" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/10/olivo-300x225.jpg" alt="olivo" width="300" height="225" /></a>&#8220;Due anni fa, volendo compiere un iperbolico gesto di riscatto (&#8230;), ho pensato di comprare una piccola chiudenda di ulivi nella campagna di <strong>Casarano</strong>, nella <span style="color: #993300;"><strong>Puglia salentina</strong></span>. Erano anni e anni che andavo a visitare quegli ulivi, sessanta piante vecchie di mezzo millennio. Quegli ulivi avevano trasceso la loro condizione di essenze arboree, si erano fatti templi monumentali della dea terra, megaliti colmi di insondabile, arcano mistero architettonico; le loro ossute rame stendevano chiome che ombreggiavano per decine di metri, nei recessi dei loro tronchi vivevano famiglie di conigli selvatici, crescevano piante floreali. Ed erano ancora fruttiferi, perché ben potati, puliti e nutriti. Poi, non <span id="more-63"></span>più. Poi, morto il contadino che ci era nato in quella chiudenda, partorito dalla figlia dei figli dei figli dei figli di chi l&#8217;aveva piantata, gli eredi lasciarono andare, occupati in altre faccende un po&#8217; meno sacrali. Volevo comprare quella chiudenda perché non andasse persa tutta quella bellezza. perché non fosse offeso il lavoro di decine di generazioni, perché il figlio di Dinetto potesse onorare suo padre, nobile operaio, con un gesto di aristocratica nobiltà. Il prezzo era abbordabile. E non ne ho fatto niente. Niente di niente perché ho cercato invano chi avesse poi coltivato quegli olivi. Avrei dato tutto il raccolto in cambio, avrei preteso solo una bottiglia del loro olio. Quella si, avrei ripreso a tenerla sotto chiave. Ma a lavorare sessanta ulivi non c&#8217;è la morale, come si dice. In <span style="color: #993300;"><strong>Salento</strong></span> la morale olearia comincia a farsi vedere quando gli ulivi sono cinquecento, seicento, e tutti insieme per non farsi mangiare dai costi del gasolio. Le olive non valgono più niente per chi le cala giù; da quelle parti almeno, i soldi con l&#8217;olio li fanno i grandi manifatturieri, i raffinatori e i mescolatori e i distributori. E quelli del marketing naturalmente. I nuovi tempi. (&#8230;)</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"></p>
<p>il testo è uno stralcio di un articolo più ampio pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 7 ottobre 2013</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F10%2F09%2Fla-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini%2F&amp;linkname=La%20chiave%20smarrita%20dell%E2%80%99oro%20dei%20contadini" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F10%2F09%2Fla-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini%2F&amp;linkname=La%20chiave%20smarrita%20dell%E2%80%99oro%20dei%20contadini" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F10%2F09%2Fla-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini%2F&amp;linkname=La%20chiave%20smarrita%20dell%E2%80%99oro%20dei%20contadini" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F10%2F09%2Fla-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini%2F&amp;linkname=La%20chiave%20smarrita%20dell%E2%80%99oro%20dei%20contadini" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F10%2F09%2Fla-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini%2F&amp;linkname=La%20chiave%20smarrita%20dell%E2%80%99oro%20dei%20contadini" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F10%2F09%2Fla-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini%2F&amp;title=La%20chiave%20smarrita%20dell%E2%80%99oro%20dei%20contadini" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/10/09/la-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini/">La chiave smarrita dell&#8217;oro dei contadini</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2013/10/09/la-chiave-smarrita-delloro-dei-contadini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con gli occhi al cielo aspetto la neve. La biografia di Antonio Verri</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 09:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Rossano Astremo, Con gli occhi al cielo aspetto la neve. Antonio Verri. La vita e le opere, Manni 2013 Il 9 maggio del 1993, quarantaquattrenne, moriva in un incidente stradale Antonio L. Verri, scrittore e animatore della scena letteraria salentina dalla fine degli anni Settanta agli inizi dei Novanta. In questo periodo Verri si dedicò anima e corpo a innumerevoli... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/">Con gli occhi al cielo aspetto la neve. La biografia di Antonio Verri</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Rossano Astremo</strong></span>, <span style="color: #800000;"><em>Con gli occhi al cielo aspetto la neve. Antonio Verri. La vita e le opere</em></span>, Manni 2013</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/09/verr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-794" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/09/verr.jpg" alt="verr" width="206" height="239" /></a>Il 9 maggio del 1993, quarantaquattrenne, moriva in un incidente stradale <span style="color: #800000;"><strong>Antonio L. Verri</strong></span>, scrittore e animatore della scena letteraria salentina dalla fine degli anni Settanta agli inizi dei Novanta.</p>
<p>In questo periodo Verri si dedicò anima e corpo a innumerevoli progetti editoriali, da “Caffè Greco” al “Pensionante de’ Saraceni”, passando per il “Quotidiano dei poeti”, giornale stampato a Maglie e diffuso, attraverso una serie di collaboratori nei capoluoghi di regione, nelle più importanti città italiane.</p>
<p>In <span style="color: #800000;"><em>Con gli occhi al cielo aspetto la neve</em></span> <span style="color: #ff0000;"><strong>Rossano Astremo</strong></span> ricostruisce l’esistenza del poeta, dell’editore e dell’uomo Verri, attraverso un dialogo fitto con le figure che lo hanno accompagnato nel suo percorso creativo e di vita: Antonio Errico, Carlo Alberto Augieri, Francesco Saverio Dodaro, Mauro Marino, fra gli altri. E ancora, in questo viaggio, le collane, gli incontri e le polemiche, i libri di poesia<span id="more-66"></span> (<span style="color: #ff0000;"><em>Il pane sotto la neve</em></span>, <span style="color: #ff0000;"><em>La Betissa</em></span>) e di narrativa (<span style="color: #ff0000;"><em>I trofei della città di Guisnes</em></span>, <span style="color: #ff0000;"><em>Il naviglio innocente</em></span>, il postumo <span style="color: #ff0000;"><em>Bucherer l’orologiaio</em></span>), in cui la prosa lirica e barocca si fa canto trasognato di una terra amata, mai abbandonata, ma che lascia sulla pelle ferite profonde.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">For<span style="font-size: medium;">se <span style="font-size: medium;">il testo <span style="font-size: medium;">più fomoso di Verri è questo:</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;">Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia</span></p>
<p><em>ai politici, gabellieri d&#8217;allegria,</p>
<p>a chi ha perso l&#8217;aria di studente spaesato</p>
<p>a chi ha svenduto lo stupore di un tempo</p>
<p>le ribalte del non previsto,</p>
<p>ai sindacalisti, ai capitani d&#8217;industria</p>
<p>ai capitani di qualcosa,</p>
<p>usate la loro stessa lingua</p>
<p>non pensate, promettete</p>
<p>&#8230;&#8221;disarmateli&#8221; se potete!</em></span></span></span></span></span></span></p>
<p>(al diavolo le eccedenze, poeti</p>
<p>le care eccedenze, le assenze anche,</p>
<p>i passeri di tristezza, i rapimenti</p>
<p>i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli</p>
<p>le care figure accostate al silenzio</p>
<p>gli addentellati, i germogli, gli abbagli &#8230;</p>
<p>al diavolo, al diavolo &#8230;)</p>
<p>Disprezzate i nuovi eroi, poeti</p>
<p>cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo</p>
<p>(ricco di umori malandrini, così ben fatto!)</p>
<p>fatevi anche voi un gazebo oblungo</p>
<p>chiudeteci le loro parole di merda</p>
<p>i loro umori, i loro figli, il denaro</p>
<p>il broncio delle loro donne, le loro albe livide.</p>
<p>Spedite fogli di poesia, poeti</p>
<p>dateli in cambio di poche lire</p>
<p>insultate il damerino, l&#8217;accademico borioso</p>
<p>la distinzione delle sue idee</p>
<p>la sua lunga morte,</p>
<p>fatevi poi dare un teatro, un qualcosa</p>
<p>raccontateci le cose più idiote</p>
<p>svestitevi, ubriacatevi, pisciate all&#8217;angolo del locale</p>
<p>combinate poi anche voi un manifesto</p>
<p>cannibale nell&#8217;oscurità</p>
<p>riparlate di morte, dite delle baracche</p>
<p>schiacciate dal cielo torvo, delle parole di Picabia</p>
<p>delle rose del Sud, della Lucerna di Jacca</p>
<p>della marza per l&#8217;innesto</p>
<p>della tramontana greca che viene dalla Russia</p>
<p>del gallipolino piovoso (angolo di Sternatia)</p>
<p>dell’osteria di De Candia (consacratela a qualcosa!).</p>
<p>Osteggiate i Capitoli Metropolitani, poeti</p>
<p>i vizi del culto, le dame in veletta, &#8220;i venditori di tappeti&#8221;</p>
<p>i direttori che si stupiscono, i direttori di qualcosa,</p>
<p>i burocrati, i falsi meridionalisti</p>
<p>(e un po&#8217; anche i veri) i surrogati</p>
<p>le menzogne vendute in codici, l&#8217;urgenza dei giorni sfatti,</p>
<p>non alzatevi in piedi per nessuno, poeti</p>
<p>&#8230;se mai adorate la madre e il miglio stompato</p>
<p>le rabbie solitarie, le pratiche di rivolta, il pane.</p>
<p>Ecco. Fate solo quel che v&#8217;incanta!</p>
<p>Fate fogli di poesia, poeti</p>
<p>vendeteli e poi ricominciate.</p>
<p>Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete</p>
<p>fatevi un gazebo oblungo, amate</p>
<p>gli sciocchi artisti beoni, i buffoni</p>
<p>le loro rivolte senza senso</p>
<p>le tenerezze di morte, i cieli di prugna</p>
<p>le assolutezze, i desideri da violare, le risorse del corpo</p>
<p>i misteri di donna Catena.</p>
<p>Fate fogli di poesia, poeti</p>
<p>vendeteli per poche lire!</p>
<p><span style="font-size: medium;">Il libro sarà presentato<span style="font-size: medium;"> giovedì 6 febb<span style="font-size: medium;">raio </span>a Roma, </span><span class="userContent">presso il<span class="text_exposed_show"> Mammut, Circonvallazione Casilina 79<span style="font-size: medium;"> (Pigneto) </span>ore 19.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="font-size: medium;">Un interessante articolo di <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Torsello</strong></span> su <span style="color: #993300;"><em>Antonio Verri e la cultura popolare</em></span> si può leggere cliccando qui: <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=790">http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=790</a></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Rossano Astremo</strong></span> è nato a Grottaglie, in provincia di Taranto, nel 1979, da anni vive e lavora a Roma. Ha pubblicato otto libri, tra cui <span style="color: #ff0000;"><em>101 cose da fare in Puglia almeno una volta nella vita</em></span> (Newton Compton Editori 2009) e il romanzo, scritto assieme ad Elisabetta Liguori, <span style="color: #ff0000;"><em>Tutto questo silenzio</em></span> (Besa 2010). Un suo racconto è nell’antologia <span style="color: #ff0000;"><em>Sangu </em></span>(Manni 2011).</span></p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F09%2F24%2Fcon-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri%2F&amp;linkname=Con%20gli%20occhi%20al%20cielo%20aspetto%20la%20neve.%20La%20biografia%20di%20Antonio%20Verri" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F09%2F24%2Fcon-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri%2F&amp;linkname=Con%20gli%20occhi%20al%20cielo%20aspetto%20la%20neve.%20La%20biografia%20di%20Antonio%20Verri" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F09%2F24%2Fcon-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri%2F&amp;linkname=Con%20gli%20occhi%20al%20cielo%20aspetto%20la%20neve.%20La%20biografia%20di%20Antonio%20Verri" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F09%2F24%2Fcon-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri%2F&amp;linkname=Con%20gli%20occhi%20al%20cielo%20aspetto%20la%20neve.%20La%20biografia%20di%20Antonio%20Verri" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F09%2F24%2Fcon-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri%2F&amp;linkname=Con%20gli%20occhi%20al%20cielo%20aspetto%20la%20neve.%20La%20biografia%20di%20Antonio%20Verri" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F09%2F24%2Fcon-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri%2F&amp;title=Con%20gli%20occhi%20al%20cielo%20aspetto%20la%20neve.%20La%20biografia%20di%20Antonio%20Verri" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/">Con gli occhi al cielo aspetto la neve. La biografia di Antonio Verri</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2013/09/24/con-gli-occhi-al-cielo-aspetto-la-neve-la-biografia-di-antonio-verri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mamma mia dammi le cento lire</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2013/08/14/mamma-mia-dammi-le-cento-lire/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2013/08/14/mamma-mia-dammi-le-cento-lire/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2013 12:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2013/08/14/mamma-mia-dammi-le-cento-lire/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Alessandro Portelli dal manifesto del 12 luglio 2013«Mamma mia, dammi cento lire, che in America voglio andar &#8211; cento lire te le do, ma in America no&#8230;.» È&#8217; una delle canzoni di tradizione orale più diffuse in tutta Italia: la storia della ragazza che parte per l&#8217;America incoraggiata dai fratelli («mamma mia lasciala andar») ma portandosi addosso la maledizione... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/08/14/mamma-mia-dammi-le-cento-lire/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/08/14/mamma-mia-dammi-le-cento-lire/">Mamma mia dammi le cento lire</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessandro Portelli</strong></span></p>
<p>dal <a href="http://www.ilmanifesto.it">manifesto</a> del 12 luglio 2013</span></span><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/08/centolire.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-804" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2013/08/centolire.jpg" alt="centolire" width="286" height="176" /></a>«Mamma mia, dammi cento lire, che in America voglio andar &#8211; cento lire te le do, ma in America no&#8230;.» È&#8217; una delle canzoni di tradizione orale più diffuse in tutta Italia: la storia della ragazza che parte per l&#8217;America incoraggiata dai fratelli («mamma mia lasciala andar») ma portandosi addosso la maledizione della madre («vai pure figlia maledetta&#8221;) e muore quando «a metà del mare il bastimento s&#8217;inabissò». Come sappiamo, l&#8217;Italia è oggi un paese sia di emigranti sia di immigranti. Perciò abbiamo la possibilità di guardare all&#8217;esperienza delle migrazioni da tutti e due i punti di vista, di chi resta, di chi parte, di chi arriva.</p>
<p>Su questo, le canzoni popolari ci permettono di capire molte cose: il <span id="more-71"></span>risentimento, la rabbia, il dolore di chi resta e si sente abbandonato, come se emigrare fosse una fuga da una lotta per la sopravvivenza che si continua a combattere restando (ce ne costa di lacrime l&#8217;America a noi napoletani&#8230;. non ci rimane più che preti e frati, monache di convento e cappuccini e quattro commercianti disperati&#8230;. o addirittura: mio marito sta in America e non mi scrive, non so che mancanza gli ho fatto &#8211; forse la mancanza è questa, che mi ha lasciato un figlio e ne ritrova sette&#8230;)</p>
<p>Ma uno degli effetti dell&#8217;immigrazione è che anche queste nostre storie cambiano senso. Tempo fa, la meravigliosa <span style="color: #ff0000;">Sara Modigliani</span> cantò «Mamma mia dammi cento lire» alla fine di un incontro in cui un gruppo di immigrati africani avevano raccontato le loro storie di traversie oltre il deserto libico e il mare Mediterraneo. Nel silenzio sorpreso di chi scopriva che avevamo una storia in comune, mi accorgevo che la storia era comune solo se la canzone italiana cambiava di senso alla luce della presenza dei migranti. La cosa importante non era più tanto il conflitto generazionale fra il vecchio resta e il nuovo che parte, ma il resto della storia, la morte per mare, un&#8217;esperienza così viva a chi ha attraversato un tempo l&#8217;Atlantico («il tragico naufragio della nave Sirio») e oggi il Mediterraneo. La presenza e l&#8217;esperienza degli immigrati, insomma, cominciava già a spostare l&#8217;accento sulla nostra stessa tradizione, a cambiare il senso delle nostre stesse parole.</p>
<p>Poi, «Mamma mia dammi cento lire» si inoltra in una sequenza di strofe sul disfacimento marino del corpo della ragazza naufraga: «I capelli della Rosina il pesce a mare li mangerà», e continuando con una strofa per ogni parte del corpo, in un&#8217;immagine di cambiamento marino dal sapore shakespeariano («ora sono perle quelli che erano i suoi occhi», La Tempesta ). Ma ci ha pensato il cinismo volgare di un&#8217;esponente leghista di Monza &#8211; se i naufraghi mediterranei hanno cercato di salvarsi aggrappandosi alle reti delle tonnare, è «un motivo in più per non mangiare tonno» &#8211; a spostare il senso di quei versi dall&#8217;archetipo poetico della morte per mare a una materialità tangibile di corpi, di morte e disfacimento.</p>
<p>Molti anni fa, uno studente libico, integratissimo nella comunità universitaria, mi diceva che comunque «un ragazzo nero che parla romano è il segno di qualcosa che è stato deviato». Due secoli prima, la ragazza schiava <span style="color: #ff0000;">Phillis Wheatley</span> (la prima donna poeta pubblicata in America) scriveva un sonetto sull&#8217;esperienza di «essere trasportata dall&#8217;Africa all&#8217;America». Deviazione, in greco si dice tropos; trasportare si dice metaphorein. Cambiando strada, trasportandosi oltre il mare, i migranti trasformano le nostre metafore, le nostre figure retoriche, in materia. A cambiare direzione, ad essere trasportati, non sono più solo le parole, ma i corpi, e si tirano dietro le parole con sé. Le nostre storie raccontate ad altre orecchie, le nostre parole su altre labbra, non sono più le stesse.</p>
<p>Quando nell&#8217;800 il grande oratore nero ex-schiavo <span style="color: #ff0000;">Frederick Douglass</span> teneva conferenze sul «self-made man», tutte e tre le parole &#8211; uomo, fatto, sé &#8211; si capovolgevano dall&#8217;uso allora dominante che negava ai neri umanità, autonomia e soggettività. Oggi, <span style="color: #ff0000;">Geedi Yusuf</span>, giovane migrante somalo, scrive una poesia nella sua lingua in cui si infiltrano e si smascherano parole italiane come «stranieri» (pro nunciata «istaraniyeri») e «ospite». Quest&#8217;ultima è una parola dei nostri buoni sentimenti: li chiamiamo «ospiti» (o gastarbeiter) e ci sentiamo generosi e accoglienti perché li facciamo entrare in casa nostra. Ma per Geedi la parola «ospite» significa tutt&#8217;altro: significa che questa è, appunto, casa nostra e non sua, e lui è qui tollerato, provvisorio. Un ospite non può restare per sempre. E noi, non meno cinici della leghista di Monza, chiamiamo «ospiti» anche i rinchiusi nei CIE, da cui non possono uscire se non per essere ritrasportati via.</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F08%2F14%2Fmamma-mia-dammi-le-cento-lire%2F&amp;linkname=Mamma%20mia%20dammi%20le%20cento%20lire" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F08%2F14%2Fmamma-mia-dammi-le-cento-lire%2F&amp;linkname=Mamma%20mia%20dammi%20le%20cento%20lire" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F08%2F14%2Fmamma-mia-dammi-le-cento-lire%2F&amp;linkname=Mamma%20mia%20dammi%20le%20cento%20lire" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F08%2F14%2Fmamma-mia-dammi-le-cento-lire%2F&amp;linkname=Mamma%20mia%20dammi%20le%20cento%20lire" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F08%2F14%2Fmamma-mia-dammi-le-cento-lire%2F&amp;linkname=Mamma%20mia%20dammi%20le%20cento%20lire" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F08%2F14%2Fmamma-mia-dammi-le-cento-lire%2F&amp;title=Mamma%20mia%20dammi%20le%20cento%20lire" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/08/14/mamma-mia-dammi-le-cento-lire/">Mamma mia dammi le cento lire</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2013/08/14/mamma-mia-dammi-le-cento-lire/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In memoria di Tonino Bello</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2013/03/15/in-memoria-di-tonino-bello/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2013/03/15/in-memoria-di-tonino-bello/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 06:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[don Tonino]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto di Pace]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2013/03/15/in-memoria-di-tonino-bello/</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Tom Benetollo, Presidente nazionale Arci (1951-2004) postfazione a Don Tonino Bello, Manifesto di Pace, Manni editore 2001 (a cura di Vincenzo Santoro) Ci manca il suo sguardo trasparente, insieme alle sue parole forti e sagge. Dentro al movimento per la pace, la sua presenza è stata molto misurata: in prima fila quando era necessario dimostrare fermezza (spesso, quindi, nei... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/03/15/in-memoria-di-tonino-bello/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/03/15/in-memoria-di-tonino-bello/">In memoria di Tonino Bello</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Tom Benetollo</strong></span>, Presidente nazionale Arci (1951-2004)</span></p>
<p>postfazione a <strong><span style="color: #993300;">Don Tonino Bello</span></strong>, <a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=1&amp;id_recensione=1"><em>Manifesto di Pace</em></a>, Manni editore 2001 (a cura di <strong>Vincenzo Santoro</strong>)</p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/06/19lettpag15-tom-benetollo-foto-mario-boccia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2760" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/06/19lettpag15-tom-benetollo-foto-mario-boccia-199x300.jpg" alt="19lettpag15-tom-benetollo-foto-mario-boccia" width="199" height="300" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Ci manca il suo sguardo trasparente, insieme alle sue parole forti e sagge. Dentro al movimento per la pace, la sua presenza è stata molto misurata: in prima fila quando era necessario dimostrare fermezza (spesso, quindi, nei momenti aspri); distaccata, anzi lontana, quando era tempo di un protagonismo più facile.</span></p>
<p>Mentre penso a lui, ho in testa anche altri, che ci mancano. Uomini di chiesa cari al movimento– penso a <span style="color: #ff0000;"><strong>Balducci</strong></span> – <span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span id="more-86"></span></span>che si sentivano a loro agio nella creatività, nell’invenzione di nuovi terreni di ricerca, nel confronto a tutto campo. O che davano una priorità splendida al “fare”, incorporando lì dentro, con una sorprendente naturalezza, tanto pensiero – e penso qui a <span style="color: #ff0000;"><strong>Di Liegro</strong></span>, un altro fratello vero.</span></p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span> mi dava un’impressione diversa, di chi si dedica a un lavoro in profondità, cercando un rapporto avanzato – sul piano culturale, come su quello pratico&#8211; tra l’elaborazione delle idee, e l’impegno concreto. Cercando un punto di equilibrio tutto suo, che ci consegna un’identità del tutto riconoscibile.</p>
<p>Ho conosciuto <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span> nei primi anni Ottanta, quando eravamo impegnati contro i missili nucleari. Un tempo di durissima <em>confrontation</em> tra Est e Ovest, quando il movimento per la pace era accusato di fare gli interessi dell’Unione Sovietica. Poco importava, ai nostri critici, se nei nostri documenti e nei nostri slogan, chiedevamo il disarmo nucleare in tutta Europa, e il nostro No era indirizzato sia ai Cruise e Pershing 2 della Nato, sia agli SS 20 del Patto di Varsavia. Ebbene, in quel momento, a riconoscere il valore dell’impegno di tanti giovani presero la parola <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span> e altri preti coraggiosi come lui. Fu una scelta di enorme importanza, di cui Tonino sentì tutta la responsabilità – e il peso. Una scelta che – lo ricordo&#8211; gli costò anche critiche ingiuste, che seppe però padroneggiare con grande sapienza.</p>
<p>Ricordo, di quel tempo, l’impegno a favore dell’obiezione di coscienza, e dei valori di quella scelta nonviolenta. Mi sentivo molto vicino a lui, in questo, anche perché riflettevo sulla mia personale esperienza: ero tra le poche decine di giovani che manifestavano, all’inizio degli anni Settanta, davanti al carcere militare di Peschiera, per il diritto all’obiezione. Dentro alle celle, c’erano anche dei miei amici. E sentivo come una ferita, tanti anni dopo, il fatto che alcuni obiettori fossero – diciamo pure— così opportunisti…</p>
<p>In seguito, nel 1988, ci incontrammo, insieme ad altri, per decidere di dar vita all’Associazione per la Pace. Era, quella, una stagione di rilancio dell’iniziativa, dopo il riflusso che venne con l’installazione dei missili. Erano riprese (nel 1985 e proprio nel 1988) le Marce Parugia&#8211;Assisi, delle quali <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span> era un riferimento costante. Era il tempo di una nuova speranza, nei rapporti tra le superpotenze, dopo la svolta impressa da Gorbaciov.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span> aiutò la crescita culturale, l’eticità del movimento in un modo indelebile, in quella fase cruciale. Fu in quel clima che realizzammo – Acli, Arci, Associazione per la Pace—la straordinaria esperienza di Time for Peace a Gerusalemme: quelle trentamila persone intorno alle mura della Città Santa hanno rappresentato (rappresentano, tanto più oggi) un fatto unico. Vennero poi altre sfide: dalla caduta del Muro di Berlino, fino alle Guerra del Golfo. Gli anni Novanta hanno assistito ai terribili sommovimenti ad Est, e allo sviluppo del fenomeno migratorio. <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span> era un intransigente antirazzista, professava idee di uguaglianza che non livellavano mai le persone. Capiva bene le differenze, e cercava di smantellare la cultura del sospetto, dell’odio – attraverso la conoscenza, il rispetto delle persone. Era vivo in lui il valore dell’accoglienza. Ne dette prova, quando le prime carrette albanesi arrivavano, cariche sia di disperazione, sia di false speranze.</p>
<p>Intanto, la Jugoslavia si dissolveva nel sangue. Una sequenza d’orrore destinata a durare anni e anni. Mi ritrovai con lui in varie occasioni. Una in particolare mi colpì, ospiti entrambi di Pax Christi, in un clima di grande commozione e di intensa condivisione. In tanti anni passati come volontario nei Balcani, il dialogo con lui è stato tra i ricordi più belli.</p>
<p>Penso che la tragedia della ex Jugoslavia abbia fortemente colpito <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span>, anche nelle sue fibre fisiche. Reagiva con forza a una tendenza di sfiducia nell’umanità, sfiducia che era diffusa dai media – con scarsa responsabilità, devo dire. Partendo dalle vittime, da chi soffriva, <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span> era là a rifondare la speranza e la fiducia.</p>
<p>La sua, era una vera capacità di vedere i semi, o anche i più semplici segnali, del Bene. Sembrava naturalmente refrattario alla rassegnazione, e nello stesso tempo – si capiva— non gli andava a genio la retorica di qualche pacifista.</p>
<p>Era rigoroso, non c’è dubbio. Ma chi lo dipingeva come persona un po’ triste, si sbagliava. Ho sempre guardato a lui come a un uomo profondamente felice. Spesso, trasmetteva una strana allegria…</p>
<p>Questo è il <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello </strong></span>che ho conosciuto io. Talvolta da lontano, talvolta da vicino. Altri certo daranno testimonianza della sua vita preziosa, in modo più ravvicinato, con dettagli che non so – e che vorrei tanto sapere.</p>
<p>Vorrei ringraziarlo per la sua fede, per aver saputo intrecciare la sua profonda religiosità con chi – come me, ed altri— porta dentro una religione civile: in un cammino comune.</p>
<p>Resta tutto, di <span style="color: #993300;"><strong>Tonino Bello</strong></span>. Non soltanto perché, nella memoria di chi lo ha amato, nulla si dimenticherà. Soprattutto perché ciò che è fatto della sostanza dell’integrità, non deperisce. Se posso dirlo: ne ha bisogno la sua terra, innanzitutto, e insieme ad essa il nostro paese, dove la desertificazione etica, culturale e sociale è un rischio crescente. Vorrei che si sentisse la sua determinazione a costruire condizioni nuove: dal lavoro, alla cittadinanza attiva.</p>
<p>La sua città è fiera di questo figlio, che l’ha fatta conoscere, anche in luoghi lontanissimi, come luogo – chiave della pace. Ne ha tutte le ragioni.</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Una scheda sul libro c<span style="font-size: medium;">on alcune recensioni si può <span style="font-size: medium;">leggere cliccando <a href="http://www.vincenzosantoro.it/pubblicazioni.asp?id_pubb=1&amp;id_recensione=1">qui</a></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Per guardare i video della presentazione di <em>Manifesto di Pace</em> ad Alessano con <span style="color: #ff0000;"><strong>Nichi Vendola</strong></span> premere <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?ID=526">qui</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F03%2F15%2Fin-memoria-di-tonino-bello%2F&amp;linkname=In%20memoria%20di%20Tonino%20Bello" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F03%2F15%2Fin-memoria-di-tonino-bello%2F&amp;linkname=In%20memoria%20di%20Tonino%20Bello" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F03%2F15%2Fin-memoria-di-tonino-bello%2F&amp;linkname=In%20memoria%20di%20Tonino%20Bello" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F03%2F15%2Fin-memoria-di-tonino-bello%2F&amp;linkname=In%20memoria%20di%20Tonino%20Bello" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F03%2F15%2Fin-memoria-di-tonino-bello%2F&amp;linkname=In%20memoria%20di%20Tonino%20Bello" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2013%2F03%2F15%2Fin-memoria-di-tonino-bello%2F&amp;title=In%20memoria%20di%20Tonino%20Bello" id="wpa2a_18">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2013/03/15/in-memoria-di-tonino-bello/">In memoria di Tonino Bello</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2013/03/15/in-memoria-di-tonino-bello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Eric Hobsbawn: &#8220;Gli ebrei di Sannicandro&#8221;</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2012/11/02/eric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro/</link>
		<comments>https://www.vincenzosantoro.it/2012/11/02/eric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 10:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.vincenzosantoro.it/2012/11/02/eric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro/</guid>
		<description><![CDATA[<p>dall’Internazionale n. 886, 25 febbraio 2011, ed. or. In The London Review of Books San Nicandro Garganico è una modesta cittadina agricola di circa 16mila abitanti sullo sperone dello stivale della penisola italiana. È stata in un certo senso scavalcata dallo sviluppo del dopoguerra e non ha mai fatto parte del circuito turistico, o almeno non ha mai avuto nulla... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/11/02/eric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/11/02/eric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro/">Eric Hobsbawn: &#8220;Gli ebrei di Sannicandro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dall’<span style="color: #ff0000;"><strong>Internazionale</strong></span> n. 886, 25 febbraio 2011, ed. or. In <strong><span style="color: #ff0000;">The London Review of Books</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/11/jewssannicandro2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-884" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2012/11/jewssannicandro2-190x300.jpg" alt="jewssannicandro2" width="190" height="300" /></a>San Nicandro Garganico</strong></span> è una modesta cittadina agricola di circa 16mila abitanti sullo sperone dello stivale della penisola italiana. È stata in un certo senso scavalcata dallo sviluppo del dopoguerra e non ha mai fatto parte del circuito turistico, o almeno non ha mai avuto nulla che potesse attirare i forestieri. Fino al 1931 non ci arrivava neppure la ferrovia.</p>
<p>A giudicare dalle foto che compaiono nella versione italiana di Wikipedia, non sembra molto cambiata dal 1957, quando la visitai incuriosito dall’argomento su cui <span style="color: #ff0000;"><strong>John Davis</strong></span> ci offre ora un ottimo libro, conciso e ben scritto. San Nicandro ha fatto solo due apparizioni sul palcoscenico della storia. È stato uno dei primi centri del socialismo italiano e delle lotte contadine nella Puglia settentrionale: il capo politico locale, <span style="color: #ff0000;"><strong>Domenico Fioritto</strong></span>, diventò il leader del Partito socialista italiano, nel 1921. Il sindaco attuale fa parte dell’ex Partito comunista (oggi Partito democratico).</p>
<p>La seconda comparsa di San Nicandro nel gran mondo fu molto meno significativa per la politica italiana, ma molto più importante a livello globale, anche se i titoli del dopoguerra sarebbero stati presto dimenticati. Il nome della cittadina era legato a un gruppo di contadini che negli anni trenta decisero di convertirsi all’ebraismo e alla fine emigrarono in Israele. John Davis non solo ha salvato gli ebrei di San Nicandro da oltre mezzo secolo di oblio, ma li ha usati per illuminare la straordinaria storia dell’Europa nel <span id="more-105"></span>novecento.</p>
<p>Sul piano puramente quantitativo il fenomeno fu trascurabile: la polizia fascista, sempre all’erta, riferì di nove famiglie, per un totale di quaranta persone. Una trentina emigrarono in Israele nel 1949. Se invece di scegliere l’ebraismo questo gruppo di amici e parenti avesse aderito a una delle sette evangeliche – come gli avventisti del settimo giorno o i pentecostali – introdotte nell’Italia del sud dagli emigranti tornati dall’America, nessuno avrebbe prestato loro la minima attenzione. Li avrebbero considerati solo l’ennesima setta protestante.</p>
<p>In effetti è quel che successe nel 1936 quando il loro profeta, <span style="color: #ff0000;"><strong>Donato Manduzio</strong></span>, ricevette una multa di 250 lire come “pastore protestante” per aver celebrato un servizio religioso non autorizzato. Appartenevano al mondo della religiosità rurale postbellica, ma le conventicole dissidenti erano molto più piccole dei culti miracolistici cattolici come quello che si sviluppò nella stessa regione e nello stesso periodo intorno a padre Pio di <span style="color: #0000ff;"><strong>San Giovanni Rotondo</strong></span>. Anche se il Vaticano all’epoca era comprensibilmente scettico sulle stigmate del frate, papa Wojtyla lo ha proclamato santo.</p>
<p>Dove, se non da un compaesano pentecostale, Manduzio avrebbe potuto acquistare una copia della Bibbia in italiano, studiando la quale si convertì all’ebraismo? Come, se non nei dibattiti con altri evangelici – pentecostali a San Nicandro, avventisti del settimo giorno a Lesina – avrebbe potuto scoprire che gli altri sbagliavano, se non altro perché disubbidivano alla sacra scrittura prendendosi come giorno di riposo la domenica invece dello shabbath, ma soprattutto perché credevano, contro ogni verosimiglianza, nella seconda venuta del messia? Gesù poteva essere stato solo un profeta.</p>
<p>“Nei libri della Bibbia ebraica”, scrive Davis, Manduzio “scoprì un mondo di crudeltà e sofferenza, di falsi profeti, falsi idoli e false religioni che riconobbe come suo. Se il messia era già venuto sulla terra, perché tutte queste sofferenze e privazioni esistevano ancora?”. Si potrebbe aggiungere – credo sia già stato sottolineato nel primo studio serio sugli ebrei di San Nicandro, <span style="color: #ff0000;"><em>San Nicandro: histoire d’une conversion </em></span>di <span style="color: #ff0000;"><strong>Elena Cassin</strong></span> (1957) – che la vita di un contadino nel Vecchio testamento non sembrava poi così diversa da quella nella Puglia rurale dei primi anni del novecento, soprattutto considerando il ruolo chiave della transumanza in quella regione.</p>
<p>E così Manduzio si convertì al Vecchio testamento. A quanto mi risulta, il suo fu l’unico caso in Europa di un profeta di campagna convertito senza mediazioni all’ebraismo. Credeva che gli ebrei postbiblici si fossero estinti e sicuramente nel 1928 non sapeva che in Italia ne esistevano ancora. In un certo senso ricavò la forza della sua vocazione profetica dalla certezza che Dio stesso, con i sogni e le visioni in cui si manifestava, gli avesse affidato la missione di portare “le leggi dell’unico Dio” non solo tra la gente di San Nicandro, ma in un mondo che le aveva dimenticate.</p>
<p>È facile dimenticare questa vocazione universale, perché Manduzio ben presto scoprì l’esistenza di una vera comunità ebraica in Italia (probabilmente grazie a un ambulante che portava le notizie del mondo esterno nell’entroterra rurale) e, da quel momento, concentrò le sue formidabili energie sul compito di entrarne a far parte. Non che avesse avuto molto successo nel restaurare la religione: gli ebrei di San Nicandro non crebbero mai in modo significativo al di là del loro nucleo originale.</p>
<p>Non fu il comando del Signore, tuttavia, a dire a Manduzio quali erano le sue leggi, ma lo studio tenace e continuo della parola stampata di Dio. Come dimostra Davis, Manduzio e i suoi convertiti erano intellettuali di campagna nel senso che tutti loro – anche le donne, che sembrano essere state attratte dalla nuova religione più degli uomini – erano probabilmente capaci di leggere e scrivere, una situazione piuttosto insolita nel Mezzogiorno agricolo d’Italia.</p>
<p>Del gruppo facevano parte almeno due membri della corporazione più ricca di pensatori, i ciabattini. A quanto pare i convertiti non erano tanto contadini, quanto un gruppo che viveva negli interstizi e ai margini di un grande territorio agrario. Dal momento che erano tutti poveri, e alcuni lo erano disperatamente, nessuno gli prestava troppa attenzione.</p>
<p>Manduzio era chiaramente il fondatore e l’ispiratore degli ebrei di San Nicandro anche se, con suo grande disappunto, non fu mai il loro capo indiscusso. Era il classico eccentrico di campagna che, se avessimo l’opportuna documentazione, avrebbe potuto costituire uno splendido soggetto per uno studioso della grande scuola italiana di storia microcosmica. Ma documenti come quelli dell’inquisizione, che hanno permesso a <strong>Carlo Ginzburg</strong> di scrivere <em><span style="color: #ff0000;">Il formaggio e i vermi</span></em>, appartenevano a periodi precedenti.</p>
<p>Abbiamo delle informazioni sulle attività di Manduzio e conosciamo i suoi pensieri dal 1937 in poi perché in quell’anno cominciò a tenere un diario, che ancora oggi esiste unicamente come manoscritto. Ma per il resto dobbiamo affidarci ai rapporti della polizia e delle autorità ecclesiastiche che si preoccupavano di controllare i dissidenti religiosi e di altro tipo, e che consideravano gli ebrei di San Nicandro trascurabili. E poi ci sono i racconti di un numero crescente di osservatori e visitatori ebraici, troppo sorpresi dalla conversione per chiedere come fosse avvenuta. Per di più, alcuni di loro avevano altre, e più grosse, gatte ebraiche da pelare.</p>
<p>Al momento della rivelazione, Manduzio aveva superato i quarant’anni. Nato nel 1885 in una famiglia troppo povera per mandarlo a scuola, rimase analfabeta fino a quando fu chiamato a prestare servizio nel 94° reggimento di fanteria, dove contrasse una malattia non meglio specificata ma permanente e disabilitante. Fu la malattia ad assicurargli le basi della futura carriera: una pensione come ex militare sufficiente per tirare avanti senza lavorare e l’alfabetizzazione, conquistata durante la lunga convalescenza negli ospedali militari.</p>
<p>Diventò un lettore vorace dei melodrammi di ambientazione medievale, molto popolari nell’Italia del sud, e di romanzi come <span style="color: #ff0000;"><em>Il conte di Montecristo</em></span>. Nel libro I banditi. Il banditismo sociale nell’età moderna (1959), ho scritto che durante una delle tante crisi della comunità ebraica “l’immagine che gli venne spontanea alla mente fu quella di re Pipino. Quando capì che Elisetta l’aveva tradito, il re voleva gettarla nel fuoco con le due figliolette avute con lei, ma fu fermato da chi gli era accanto”.</p>
<p>Manduzio era molto attratto dall’astrologia, ma non c’è segno di un suo interesse giovanile serio per i testi sacri. Non sappiamo quanto avesse approfondito i suoi studi biblici prima di avere l’improvvisa visione di essere scelto dal Signore che nel 1928 lo portò a convertirsi. Sicuramente essere stato scelto dal Signore lo incoraggiò a studiare di più la Bibbia, però continuò a basare la sua autorità spirituale sulle visioni e i sogni. Forse a convertirlo al Vecchio testamento fu il fatto che, a differenza di quanto avviene nel Nuovo, lì Dio fa frequenti apparizioni personali per affermare e ribadire il suo potere, per minacciare, punire e istruire.</p>
<p>La situazione personale di Manduzio lo collocava allo stesso tempo al centro e ai margini di un piccolo universo isolato. Era un adulto disabile, sposato ma senza figli, un pensionato che non doveva guadagnarsi da vivere lavorando e aveva il tempo e la voglia di riflettere sull’universo, perciò costituiva un’anomalia. Con la sua presenza quotidiana sulle strade e la sua capacità di conversare, ascoltare e fungere da biblioteca ambulante delle tradizioni locali, non poteva passare inosservato, tanto più che aveva una reputazione di consigliere e guaritore.</p>
<p>Nel Gargano, il dono di guarire non richiedeva competenze mediche come le intendiamo oggi, ma piuttosto la capacità di riconoscere le forze esterne o interne, le influenze cosmiche e le azioni personali ritenute responsabili della malattia, per poi esorcizzarle o contrastarle con riti propiziatori o penitenze. Le visioni erano il motore della diagnosi. Denunciare il peccato poteva curare la malattia. I miracoli erano sempre possibili. E il mondo stesso non aveva forse bisogno di una guida e di una cura? In un ambiente come quello, i contadini poveri cercavano in tutti i modi di avere accesso, direttamente o tramite intermediari, a un regno superiore alle difficoltà insormontabili della vita quotidiana. E di conseguenza esisteva una nicchia di potenziali seguaci per maghi e profeti.</p>
<p>La risposta di Manduzio a questa esigenza fu così insolita che non possiamo dare troppo peso alla sua conversione e a quella del suo minuscolo gruppo. Piuttosto, sembrava una minisecessione non millenaristica dall’universo del protestantesimo evangelico, sempre incline a generare sette. Era sicuramente molto meno significativa dei diffusi fenomeni di pratiche religiose non ufficiali che rivelavano quanto fosse sentita l’inadeguatezza della chiesa romana. Quest’ultima, peraltro, si rivelò molto abile nel neutralizzare l’insoddisfazione cooptando i culti dissidenti.</p>
<p>Gli ebrei di San Nicandro non erano particolarmente interessati alle questioni secolari. Con un’unica eccezione (il solito ciabattino), nessuno di loro era stato coinvolto in agitazioni, e le opinioni che esprimevano erano convenzionalmente patriottiche. Perfino dopo il 1945 si tennero lontani dall’ondata di attivismo di sinistra che percorse le campagne in quella zona della Puglia. La polizia li considerava assolutamente innocui. In effetti lo erano. Essere ebrei era l’unica cosa che avevano a cuore.</p>
<p>Non appena Manduzio scoprì che non tutti gli ebrei erano stati spazzati via dal diluvio come aveva immaginato, ma che in Italia ne esistevano ancora, il fenomeno di San Nicandro perse gran parte del suo interesse culturale e antropologico e si trasformò in una strana ma illuminante nota a piè di pagina della storia d’Europa nell’epoca del fascismo. La battaglia tenace e alla fine vittoriosa dei sannicandresi per essere riconosciuti come veri ebrei ha forti limiti come tema storico. È irrilevante per l’ebraismo italiano di quel periodo – la storia più ambiziosa, <span style="color: #ff0000;"><em>Gli ebrei in Italia</em></span> a cura di <span style="color: #ff0000;"><strong>Corrado Vivanti</strong></span> (1996), li cita appena – anche se non è una postilla senza conseguenze per lo sviluppo del sionismo italiano e per la nascita di Israele.</p>
<p>In fondo, gli ebrei di San Nicandro furono convertiti alla necessità di emigrare in <span style="color: #0000ff;"><strong>Eretz Israel </strong></span>soprattutto da uno degli eroi dell’allora insolita minoranza sionista italiana, <span style="color: #ff0000;"><strong>Enzo Sereni</strong></span>. Tutto a dispetto di Manduzio, che era contrario all’emigrazione, e del primo sostenitore di San Nicandro nella comunità ebraica ufficiale, <span style="color: #ff0000;"><strong>Raffae­le Cantoni</strong></span>, che sembra aver formulato una valutazione molto più realistica delle peculiarità di una minisetta con radici locali. Eppure, per quanto insignificanti, le fortune di questo piccolo gruppo litigioso, facile alle scissioni eppure coeso al margine dei cataclismi degli anni trenta e quaranta, irradiano piccoli fasci di luce in quelle tenebre.</p>
<p>La promulgazione delle leggi razziali hitleriane da parte di <span style="color: #ff0000;"><strong>Mussolini</strong></span>, nel 1938, non ebbe conseguenze particolarmente gravi per loro, ma gli rese ancora più difficile essere ufficialmente accettati come ebrei dalle autorità ebraiche, scettiche e sempre pronte a procrastinare, e che ora avevano questioni più urgenti di cui occuparsi. Fra il 1938 e il 1943 gli ebrei di San Nicandro furono probabilmente più isolati che in qualsiasi altro momento della loro breve storia. La caduta di Mussolini avvicinò la guerra al Gargano quando gli alleati distrussero il grande nodo delle comunicazioni di <span style="color: #0000ff;"><strong>Foggia </strong></span>e portò per breve tempo a San Nicandro le colonne tedesche. Portò anche pericoli e ristrettezze.</p>
<p>Per la prima volta essere ebrei contava: se <span style="color: #ff0000;"><strong>Costantino Tritto</strong></span> non si fosse tolto la stella di David che era fiero di portare sul risvolto della giacca, avrebbero potuto esserci gravi rappresaglie contro la città. Gli ufficiali tedeschi che curiosarono nella stanza di Manduzio con le sue iscrizioni e decorazioni ebraiche scatenarono il panico, ma fortunatamente andarono via e non tornarono. Ai tedeschi ben presto subentrarono le forze britanniche, che nel settembre 1943 risalirono la costa adriatica per liberare quello che rimaneva di Foggia.</p>
<p>Fu l’ottava armata a riportare la piccola compagnia di Manduzio nella storia mondiale. La Puglia, il tacco d’Italia, servì da base alle operazioni transnazionali degli alleati in un periodo cruciale, mentre le organizzazioni che sostenevano i movimenti di resistenza si spostarono dal <span style="color: #0000ff;"><strong>Cairo </strong></span>a <span style="color: #0000ff;"><strong>Bari </strong></span>per mandare rinforzi attraverso l’Adriatico utilizzando i campi d’aviazione locali. Le truppe britanniche rimasero bloccate a sud per vari mesi, in attesa che i tedeschi abbandonassero la loro efficacissima “linea d’inverno”. Ora tra loro c’erano alcune unità ebraiche non combattenti, in origine reclutate per la difesa dell’Egitto.</p>
<p>Mentre negoziavano con gli inglesi riluttanti per creare una brigata di combattimento ebraica, senza dare troppo nell’occhio lavoravano alla costruzione delle loro forze armate perché il futuro stato d’Israele potesse assumere il controllo della <span style="color: #0000ff;"><strong>Palestina</strong></span>. Tra la massa dei rifugiati ebrei e degli altri “sfollati” che cercavano riparo nel Mezzogiorno d’Italia occupato dagli alleati, scoprirono anche – con stupore e sbigottita soddisfazione – gli ebrei di San Nicandro. I soldati diffusero la notizia tra i militari anglofoni, i reclutatori di Haganah furono pronti ad accettarli come potenziali emigranti in Israele, e gli ebrei italiani che si sentivano colpevoli per la debolezza di molti loro correligionari davanti alle leggi razziali poterono elogiarne la fede semplice ma tenace.</p>
<p>Enzo Sereni – una figura centrale del sionismo italiano e della Palestina sotto mandato britannico, che nell’aprile 1944 si preparava a partire per la missione segreta nell’Italia occupata dai nazisti in cui perse la vita – li considerò abbastanza importanti da meritare una visita e li incoraggiò a emigrare. Quando i tedeschi si arresero, il gruppo era ormai entrato a far parte del folclore dei corrispondenti di guerra, e raggiunse il picco della celebrità quando Time gli dedicò un articolo in occasione del capodanno ebraico del 1947.</p>
<p>La liberazione di Roma spinse le autorità rabbiniche ad accettare ufficialmente i sannicandresi come ebrei autentici. I maschi furono circoncisi nel 1946, anche se per qualche motivo Manduzio non volle farsi operare. Morì nel marzo 1948 rifiutandosi sempre di lasciare San Nicandro e ancora convinto “che siamo arrivati alla luce grazie alle visioni, proprio come avvenne a Mosè e a tutti i profeti, e che chiunque si rifiuti di credere o dica che le visioni non significano niente nega il Dio delle visioni e il Mosè del libro sacro delle leggi”. Visse abbastanza a lungo da salutare la decisione di creare lo stato di Israele.</p>
<p>Se e sotto quali auspici i sannicandresi potessero emigrare in Israele, come fecero quasi tutti nel 1949, rimaneva incerto. La cosa fu complicata dall’inizio della guerra fredda. La sconfitta della sinistra italiana nelle elezioni del 1948 non avrebbe fatto molta differenza per una comunità che non era mai stata coinvolta nella politica secolare, ma il rifiuto italiano di riconoscere lo stato di Israele, mentre la Russia l’aveva fatto immediatamente, rese sospetti agli occhi del governo democristiano i vari piani sionisti per mandare rifugiati ebrei in Terra santa.</p>
<p>Alla fine le pressioni dei sannicandresi prevalsero sull’opposizione all’emigrazione collettiva del loro primo e più leale sostenitore, Cantoni, in un certo senso l’eroe della storia di San Nicandro e un personaggio veramente eccezionale. Italiano, ebreo sionista, massone, socialista e antifascista, anche se a suo tempo era stato un giovane attivista dell’impresa dannunziana di Fiume, Cantoni merita senz’altro uno studio più approfondito.</p>
<p>Una volta trasferiti nella terra di Israele, gli ebrei di San Nicandro sparirono nell’anonimato storico della gente comune che si guadagna da vivere. John Davis racconta tutto quello che dobbiamo sapere, e forse di più, su quest’ultima fase di uno straordinario episodio della storia europea del novecento. <span style="color: #ff0000;"><em>The jews of San Nicandro</em></span>, ottimo libro di un bravissimo storico, rimarrà quasi sicuramente la sua duratura testimonianza.</p>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F11%2F02%2Feric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro%2F&amp;linkname=Eric%20Hobsbawn%3A%20%E2%80%9CGli%20ebrei%20di%20Sannicandro%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F11%2F02%2Feric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro%2F&amp;linkname=Eric%20Hobsbawn%3A%20%E2%80%9CGli%20ebrei%20di%20Sannicandro%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F11%2F02%2Feric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro%2F&amp;linkname=Eric%20Hobsbawn%3A%20%E2%80%9CGli%20ebrei%20di%20Sannicandro%E2%80%9D" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F11%2F02%2Feric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro%2F&amp;linkname=Eric%20Hobsbawn%3A%20%E2%80%9CGli%20ebrei%20di%20Sannicandro%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F11%2F02%2Feric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro%2F&amp;linkname=Eric%20Hobsbawn%3A%20%E2%80%9CGli%20ebrei%20di%20Sannicandro%E2%80%9D" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2012%2F11%2F02%2Feric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro%2F&amp;title=Eric%20Hobsbawn%3A%20%E2%80%9CGli%20ebrei%20di%20Sannicandro%E2%80%9D" id="wpa2a_20">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2012/11/02/eric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro/">Eric Hobsbawn: &#8220;Gli ebrei di Sannicandro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vincenzosantoro.it/2012/11/02/eric-hobsbawn-gli-ebrei-di-sannicandro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
