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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Melpignano</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Una visita autunnale al &#8220;Museo storico del tarantismo&#8221; di Melpignano</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2020 04:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ho visitato ieri, in una fresca e radiosa serata di inizio autunno, il &#8220;Museo storico del tarantismo di Melpignano&#8220;, inaugurato il 10 agosto scorso e ubicato in alcune stanze al piano terra del Palazzo Marchesale. Il piccolo ma vivacissimo paese della Grecìa, che ho cominciato a frequentare assiduamente alla metà degli anni novanta, è certamente uno dei miei luoghi del cuore. Negli... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2020/09/27/una-visita-autunnale-al-museo-del-tarantismo-di-melpignano/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museotarantismo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3716" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museotarantismo-300x220.jpg" alt="museotarantismo" width="300" height="220" /></a>Ho visitato ieri, in una fresca e radiosa serata di inizio autunno, il &#8220;<strong><span style="color: #993300;">Museo storico del tarantismo di Melpignano</span></strong>&#8220;, inaugurato il 10 agosto scorso e ubicato in alcune stanze al piano terra del Palazzo Marchesale.</p>
<p>Il piccolo ma vivacissimo paese della Grecìa, che ho cominciato a frequentare assiduamente alla metà degli anni novanta, è certamente uno dei miei luoghi del cuore. Negli ultimi anni per varie ragioni le mie visite, una volta molto frequenti, si sono diradate, ma tornarci è sempre un grande piacere. Girando per le sue graziose vie &#8211; che, in particolare nella parte più antica, sono ricche di notevolissime testimonianze storico-artistiche &#8211; si viene sempre colpiti per un senso complessivo di cura della cosa pubblica, che qui si trova a livelli molto alti, con pochi paragoni nel Salento &#8220;normale&#8221; ( e non solo). Ecco, <span style="color: #993300;">Melpignano</span> me lo ricordo così, fin dalle prime volte che ci venivo: un paese bellissimo e &#8220;diverso&#8221;, amministrato in maniera innovativa e lungimirante (e in qualche caso addirittura &#8220;visionaria&#8221;) ma anche, mi pare, complessivamente più rispettato dai suoi cittadini. Un paese, per tanti aspetti, da cui prendere esempio.</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3723" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-7-300x146.jpg" alt="museo tar 7" width="300" height="146" /></a>E anche la visita di ieri non ha mancato di concederci forti emozioni. Siamo arrivati poco prima del tramonto, con una luce tersa e incantata, e ci siamo recati al mirabile Palazzo Marchesale, restituito da poco alla pubblica fruizione dopo un lunghissimo (più di venti anni) e complesso restauro. Si tratta di un nobile edificio in pietra leccese costruito nel 1636 &#8211; ma in forme ancora rinascimentali &#8211; per iniziativa di <span style="color: #ff0000;">Giorgio Castriota-Scanderbeg</span>, un discendete dell&#8217;omonimo leggendario eroe della resistenza albanese contro i turchi. Quello che ha di veramente straordinario è il grande giardino quadrangolare retrostante, un luogo di delizie ricchissimo di piante e alberi di pregio, impreziosito da pergolati, fontane e sedili in pietra, circondato da uno spettacolare recinto fortificato &#8211; con tanto <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3724" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-6-300x146.jpg" alt="museo tar 6" width="300" height="146" /></a>di torri tonde e quadrate &#8211; che si affaccia su un fossato perfettamente conservato. Questa parte è delimitata da un ampio slargo esterno che la separa dalle abitazioni vicine (e dal palazzo comunale) che consente di ammirare le strutture antiche in tutta la sua imponenza: è la prima &#8220;visione&#8221; che abbiamo avuto arrivando ed è stata veramente un colpo al cuore. Si può dire senza ombra di dubbio che si tratta di un luogo di grandissimo pregio, assolutamente imperdibile, un&#8217;altra gemma che, per merito della tenacia di &#8220;lungo periodo&#8221; delle amministrazioni comunali melpignanesi, si aggiunge al patrimonio culturale salentino.</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3725" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-5-300x146.jpg" alt="museo tar 5" width="300" height="146" /></a>Al piano terra del palazzo, da una entrata accanto a quella principale, si accede al <span style="color: #993300;"><strong>Museo storico del tarantismo</strong></span>. Come sa chi mi conosce, da molto tempo sostengo la necessità per il Salento (e non solo) di realizzare strutture che consentano ai cittadini e ai tanti visitatori una conoscenza più approfondita di questo fenomeno storico di grande complessità, che continua a suscitare interesse (configurandosi dunque anche, per usare il brutto lessico del settore, come &#8220;attrattore turistico&#8221;) e su cui fioriscono anche interpretazioni decisamente fantasiose. Se ne parla da tanto tempo, ma finora si è fatto poco o nulla, a parte qualche iniziativa effimera e del tutto insoddisfacente. Per queste ragioni, avevo accolto con piacere e curiosità la notizia della realizzazione di questo &#8220;<span style="color: #993300;">Museo</span>&#8220;, a cui i mezzi di informazione locali hanno dato al solito grande enfasi. Lasciato passare il giusto tempo (e lasciate sfumare le passioni estive), ho deciso dunque di dedicargli una visita.</p>
<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3721" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-4-196x300.jpg" alt="museo tar 4" width="196" height="300" /></a>Dico subito che, a fronte di grandi aspettative, questo &#8220;<span style="color: #993300;">Museo storico del tarantismo</span>&#8221; ha riservato non poche delusioni. Si tratta di fatto della sistemazione della collezione di <span style="color: #ff0000;">Toni Candeloro</span>, un danzatore e coreografo di fama internazionale, che, essendosi appassionato del tarantismo, ha raccolto preziosi reperti riguardanti l&#8217;antico rito, in particolare originali dei libri più importanti che nel corso dei secoli hanno trattato il fenomeno, ma anche vecchi strumenti musicali, statuette raffiguranti ballerini e musicisti impegnati in azioni tarantesche e così via. Aver dato una &#8220;casa&#8221; a questa interessante raccolta, che da tempo girava in attesa di una sistemazione definitiva (la avevo vista allestita al MUST di Lecce nel 2016 in una mostra che aveva il nome &#8220;Taranterra&#8221;, anche in quel caso con allegato imperdibile catalogo), è stato sicuramente un grande merito. Purtroppo però, a parte questa suggestiva serie di oggetti, dispiegati in ordine più o meno cronologico,  il &#8220;Museo&#8221; offre ben poco. Mancano infatti all&#8217;inizio del tutto anche le minime informazioni storico antropologiche: cos&#8217;è il tarantismo? Perché in tanti <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3722" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-3-187x300.jpg" alt="museo tar 3" width="187" height="300" /></a>se ne sono occupati? Perché è così importante per il Salento (e per la Puglia tutta)? Manca una necessaria contestualizzazione: chi sono quei signori di cui sono esposte le vetuste effigi? Perché si sono interessati al &#8220;male pugliese&#8221;, nelle opere che possiamo vedere nelle vetrine? Ci sono peraltro lacune abbastanza significative: per fare l&#8217;esempio più eclatante ad <span style="color: #ff0000;">Ernesto de Martino</span> ed alla sua indagine, oltre all&#8217;esposizione della prima edizione della <em>Terra del rimorso</em> sono dedicate solo pochissime righe. Anche le targhette esplicative sono molto &#8220;per addetti ai lavori&#8221; (e spesso risultano quasi illeggibili, per la collocazione &#8211; a volte nella parte inferiore delle vetrine, per cui bisogna piegarsi molto per guardarle &#8211; e per essere scritte in caratteri microscopici).  Inoltre, mi ha molto colpito la totale assenza di tutto quello che potremmo definire l&#8217;apparato multimediale del tarantismo (le foto, le immagini dei documentari storici, le musiche&#8230;), di cui conosciamo l&#8217;importanza e la grande potenza evocativa, e &#8211; cosa ancora più strana visto che ci troviamo nel paese che giustamente si gloria di essere la culla della <span style="color: #993300;">Notte della taranta</span> &#8211; la mancanza di <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3720" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2020/09/museo-tar-2-300x186.jpg" alt="museo tar 2" width="300" height="186" /></a>qualunque tentativo di connettere, anche con il necessario approccio critico, il tarantismo storico con il <em>revival</em> contemporaneo. Insomma, un visitatore che non conosca già in partenza in maniera approfondita il fenomeno e la sua ricchissima &#8220;letteratura storica&#8221; credo che uscirà da questo &#8220;<span style="color: #993300;">Museo</span>&#8221; molto confuso e avendo capito meno di prima.</p>
<p>Se vogliamo concludere con una punta di ottimismo, possiamo dire che questa iniziativa (per carità, comunque lodevole), si possa configurare come un buon punto di partenza per necessari &#8211; molto ampi &#8211; approfondimenti.</p>
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		<title>Creativit&#224; meridiane. Guardare l&#8217;Italia a partire dalla provincia</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 22:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Langiu]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Creatività meridiane. Alessandro Langiu, attore e autore teatrale, punta l’indice su un Sud che va a due velocità come il resto del Paese: «Nelle piccole città si respira la lentezza dei processi, nel bene e nel male. In quei luoghi ci sono tutte le contraddizioni della subcultura e sopravvivono antichi retaggi». Intanto la striscia di povertà si allarga sempre di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2011/02/04/creativit-meridiane-guardare-litalia-a-partire-dalla-provincia/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #993300;"><strong><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/02/16_51.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1783" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2011/02/16_51.jpg" alt="16_51" width="280" height="273" /></a>Creatività meridiane</strong></span>. <em><strong>Alessandro Langiu</strong>, attore e autore teatrale, punta l’indice su un Sud che va a due velocità come il resto del Paese: «Nelle piccole città si respira la lentezza dei processi, nel bene e nel male. In quei luoghi ci sono tutte le contraddizioni della subcultura e sopravvivono antichi retaggi». Intanto la striscia di povertà si allarga sempre di più nel Mezzogiorno del tempo della crisi.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <strong>Danilo Chirico</strong></span></p>
<p>da <a href="http://www.terranews.it/news/2011/01/«guardare-l’italia-partire-provincia»">Terra</a> del 31 gennaio 2011</p>
</div>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Un Sud a due velocità, dentro un Paese a due velocità. Il ragionamento sembra andare in questa direzione. <strong>Alessandro Langiu</strong> è un attore e autore teatrale, pugliese di <strong>Taranto</strong>. La sua drammaturgia punta molto sulle storie vere, sul territorio, sul racconto dei drammi e delle bellezze della sua terra. Ha portato in scena i veleni industriali, i malati ambientali, i guasti amministrativi, le solitudini. Conduce da anni un tentativo di fare un racconto autentico del Sud. Di un Sud che non trova la forza di parlare di sé.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«C’è una piccola parte di Sud che sembra comunicare un cambiamento forte, deciso e c’è una parte che resta indietro. <strong>La notte della Taranta</strong> &#8211; spiega, facendo riferimento al grande evento estivo organizzato in <strong>Salento</strong> &#8211; è una manifestazione che ha ormai raggiunto una risonanza mondiale. E dà una straordinaria immagine della Puglia. Poi, spente le luci, <strong>Melpignano</strong>, la città che la ospita, resta <span id="more-189"></span>un piccolo centro di duemila anime che somiglia molto a un deserto». Non è disfattismo, quello di Langiu, ma lo sforzo di fare un ragionamento sulla complessità dei fenomeni.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Frequentando i piccoli paesi, Langiu sa che «in mezzo alle strade c’è malessere. Te ne accorgi guardandoti attorno, tra centri storici abbandonati e facce spente». Ne frequenta molti in questo momento di piccoli paesi, l’attore pugliese, per gli spettacoli e anche per il lavoro che sta svolgendo a Cerignola con Casa Di Vittorio, l’associazione nata per ricordare la figura del padre del sindacato italiano.</span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Trasporti e distanze</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">«Siamo nel Sud ai tempi della crisi», osserva Langiu. Facendo notare come sia sempre più acuto, duro, lo scontro «tra chi si garantisce una sussistenza e chi lotta per riuscirci e si sente sempre di più abbandonato». La considerazione finale di questo ragionamento, quindi, non può che essere che «se davvero vogliamo capire in che Paese viviamo &#8211; sostiene &#8211; l’Italia dobbiamo guardarla nella provincia, dove si respira la lentezza dei processi, nel bene e nel male, dove ci sono tutte le contraddizioni della subcultura, dove sopravvivono antichi retaggi». Altrimenti l’immagine che avremo sarà falsata.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"> Cosa non funziona al Sud? La risposta è molto semplice: «Il lavoro». Non ha dubbi Langiu. «La striscia della povertà si allarga sempre di più &#8211; sostiene &#8211; e sta diventando enorme. Ed è sempre più forte la sensazione che non si riesca a cambiare». Anche in Puglia è così, secondo l’attore. «Escludendo Bari dove si concentra molto dell’offerta culturale regionale &#8211; spiega &#8211; e l’Università di Lecce, negli altri capoluoghi purtroppo l’aria che si respira è stantia e siamo costretti a dipendere ancora dalle grandi imprese». C’è poi un altro elemento negativo che caratterizza tutto il Sud e che non risparmia neanche la Puglia: il sistema di trasporti italiano che invece che accorciare le distanze le allunga: «In treno da Roma alla Puglia ci si impiegano sei ore, a Milano si arriva in tre. Qualcosa vorrà dire, qualche conseguenza dovrà averlo?», chiede polemicamente. E osserva: «Magari la lentezza dei trasporti è collegata alla lentezza delle attività quotidiane e delle menti».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Langiu non è indulgente con le popolazioni del Sud, sostiene che non cerca abbastanza «l’innovazione con la scusa della perdita dell’identità». Tutti sanno invece che quello che manca «è proprio l’identità dei luoghi e delle cose», accusa le classi dirigenti di avere «gestito male il territorio», di averlo «amministrato con profonda e inconsapevole responsabilità» o irresponsabilità, di avere lasciato che «prevalesse nel sentimento collettivo la degenerazione dell’individualismo» che è frutto anche di una cultura «del blocco, della paura, della diffidenza».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Poi un altro elemento profondamente negativo: «C’è un disinteresse collettivo per i luoghi &#8211; rimarca &#8211; se qualcosa s’è salvato è in virtù dello Spirito Santo, non certo per merito di qualcuno, che siano cittadini o amministratori». Lo si capisce, secondo Langiu, guardando le coste della Puglia, luoghi di «grandi speculazioni», luoghi in cui «tutti hanno costruito la loro seconda casa proprio sulla spiaggia». E invece al contrario bisogna «investire sul decoro urbano, sulle bellezze naturali, sul paesaggio».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Un’epoca di crisi, «in cui non sappiamo dove viviamo» e nella quale invece che andare alla ricerca di nuove cose, «in Italia si è deciso di non investire nella cultura e nell’università che significa tagliare il futuro a un intero Paese». Un discorso generale, che ha un peso ancora maggiore nelle regioni meridionali. «La situazione era pesante prima e oggi lo è ancora di più &#8211; sostiene Alessandro Langiu &#8211; non credo che sia un caso che tutte o quasi le persone del Sud che fanno qualcosa di concreto vadano a vivere lontano dal Sud. Di tutti i narratori pugliesi più importanti &#8211; insiste &#8211; nessuno vive in Puglia, la Puglia è più conosciuta da quando sono iniziati questi “trasferimenti”». È una necessità, a volte, lasciare il Sud, una scelta quello di non smettere mai di occuparsene «nonostante il macabro gioco di chi vuole farti morire socialmente». E se pure Langiu riconosce che in Puglia oggi ci sono alcuni tentativi di rimettere al centro la cultura, la musica, il teatro, rileva anche «che i meccanismi introdotti mantengono gli squilibri che già esistono. E invece le persone devono essere messe in grado di fare le cose, devono avere gli strumenti a disposizione, garantendo la possibilità di sperimentare».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Diritto alla fantasia</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Attraverso la cultura, secondo l’attore, è possibile lavorare per ritrovare un’identità. Lo diceva già negli anni Novanta il sociologo pugliese Franco Cassano con il suo Pensiero meridiano che ha condizionato l’intera riflessione sul meridionalismo negli ultimi due decenni e «che ci ricordava la necessità di ripartire da noi», dice Langiu. Il problema è capire da quali noi. E lui spiega: «Oggi viviamo come se stessimo navigando su una barca senza timone &#8211; commenta &#8211; perché nessuno sa cosa sta succedendo, cosa fare. Non so davvero quanto tempo resta. Credo che bisogna ripartire da alcuni riferimenti, larghi. Mi piacerebbe ripristinare in questo Paese il diritto alla fantasia, all’immaginazione: vorrei ripartire da Gianni Rodari e Italo Calvino». E poi Langiu suggerisce di ridare la giusta attenzione alla diatriba tra avere ed essere «spiegata da Erich Fromm» e di stare ad ascoltare il jazz di George Gershwin o le note di Sergej Rachmaninov e «la sua capacità straordinaria di vedere in una sola scala musicale cento possibilità diverse». È quello che si deve fare secondo Langiu: «Imparare a riarticolare le note in maniera nuova e indefinita». </span></p>
</div>
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		<title>Dance of the spider women</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 16:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Lomax]]></category>
		<category><![CDATA[Alessano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In a forgotten corner of Italy, musicians turn a mystical tradition into a source of passionate regional pride di Laura Fraser da Afar, luglio/agosto 2010 The road that runs down through Salento, a region in the heel of Italy’s boot, is almost completely deserted at night. I am driving to a folk concert with two Italian friends, and we pass... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/10/dance-of-the-spider-women/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>In a forgotten corner of Italy, musicians turn a mystical tradition into a source of passionate regional pride</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">di </span></span></span><a href="http://www.laurafraser.com/"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Laura Fraser</strong></span></span></span></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">da </span></span></span><a href="http://corp.afar.com/products-platforms/afar-magazine"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Afar</strong></span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, luglio/agosto 2010</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/pecheafar2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1660" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/pecheafar2-300x192.jpg" alt="pecheafar2" width="300" height="192" /></a>The road that runs down through </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Salento</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a region in the heel of Italy’s boot, is almost completely deserted at night. I am driving to a folk concert with two Italian friends, and we pass only a few sleepy villages, many gnarled olive trees, and scarcely another car along the way. When we reach the town of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, situated a few kilometers from the point where the Adriatic and Ionian seas meet at the tip of the peninsula, we park on a narrow cobblestone street. No one is out, and the air is dry and hot. The place seems scrubbed bare of inhabitants<span id="more-234"></span>. Then we scurry up a hill and round a corner into a blaze of light: Before us, the central piazza is packed with thousands of people, stretching from the town’s ornate neogothic church to the clock tower, all staring up at the brightly lit stage. Singer </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Enza Pagliara</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, that evening’s main act, is just warming up. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Fernando Bevilacqua</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a local photographer who has brought my friend Giovanna and me here, elbows his way to the front of the crowd, sidling past elderly signoras in cardigans and pumps, scruffy kids with dread-locks, men with slick black hair and neat red pants, young women in diaphanous skirts and eggplant-tinted curls. The crowd is </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>di tutti i colori,</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> as they say in Italian, all colors and all types. Giovanna, who is Italian and short, climbs the steps of a fountain to get a better view. A few strums of the guitar, several staccato taps on a tambourine, some mournful cello sawing, and Pagliara steps up to the microphone, reaching wide with her long arms as if to embrace the entire crowd. The sound that emerges from her mouth isn’t like blues or jazz or opera or anything I’ve ever heard. It’s an Arab-tinged wail of close harmonies and dissonance, full of longing, lust, and lament. Her clear voice carries over the thousands of upturned faces, and the song seems as ancient as the limestone buildings of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Maybe it is. When I tell Bevilacqua I can’t understand a word, even though I speak Italian, he explains that the lyrics are in Salentino and Griko, dialects spoken here that date back to the </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Greeks</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> who colonized the area long before the Romans arrived. Pagliara sings hymns to endurance, plaintive tunes for gathering wheat under a beating sun; come-hither courtship dialogues with back-and-forth verses between voice and instruments; and pieces with polyphonic overtones that sound like Balkan ballads. Pagliara invites her elderly aunts and uncle onstage to sing a few traditional lullabies and other songs from their childhoods. The crowd is swaying and entranced by the mystical music, which is called </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Then a frenetic song starts up, and Bevilacqua whispers that it is a </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, meaning “bitten bitten.” The tambourine, accordion, and violin pick up speed, and Pagliara sings faster and faster. The words are coming so quickly now, they’re just sounds. Pagliara is bopping so fast that her long black hair swishes wildly and her feet barely touch the stage. The earth vibrates with thousands of feet pounding the cobblestones in the square. Bevilacqua glances at me and says, “It’s impossible not to dance, no?” and I realize my feet are tapping, too. I give in to the rhythm and start twirling with the music. The crowd in the square breaks into small circles as people stomp, spin, and pair off for impromptu courtship dances. The pace is dizzying; no one can avoid the song’s contagious energy. Pizzica has long captivated the Salentini. Legend has it that musicians played these songs when someone, usually a woman, had been bitten by a tarantula spider. Scientific? No. Superstitious? Yes. To expel the crazymaking venom, the woman would convulse and dance to exhaustion, enveloped by the music. This curative ritual dates back to Dionysian rites, and it is significant today for the music and dance it left behind. Contemporary </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>pizzica pizzica</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, while paying homage to the traditions of the past, is a celebration of the region’s culture.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">When the concert is over, many in the crowd continue playing the tambourine, their bodies shaking and feet tapping, and we wander amid the stalls that sell CDs, instruments, jugs of local wine, and T-shirts emblazoned with big black spiders. The people around us keep dancing until we straggle back to the car at two in the morning. I’m here in Salento in the middle of a scorching August for the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, or </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Nights of the Tarantula</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a weeklong festival that celebrates the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>tarantella</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. Folk music concerts are slated for almost every night in different town squares throughout the region. Pizzica is the Salentine variant of SpIder bytes: tarantella, and its homeland, the southernmost part of Puglia, is still relatively untouched by tourism. It feels like the Italian countryside foreigners visited 40 years ago. During the day, the villages are deserted, motionless, and oppressively hot; during the cooler evenings, the shops open and people slink out as if from under rocks. Since antiquity, and until only a couple of decades ago, life in Salento was desperate, particularly for women, who had little say in their destinies. Occasionally someone would sink inward, glassy-eyed, writhing on the floor, delirious, and could only be roused by musicians, especially the sound of the tambourine. Neighbors would whisper that she’d been bitten by the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>tarantula</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, and would circle around her playing instruments. The afflicted tarantata would eventually rise up and dance in circles, stomping on the ground to the rhythm, as if trying to kill a spider. The ritual lasted, on and off, for up to three days, and the symptoms allegedly returned every year in June around the feast day of </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>San Paolo</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> (</span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Saint Paul</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">), who protects against venomous animals. Today, Salento is better known for its craggy coves and baroque architecture than for its tarantate, who &#8211; like the poisonous spiders that supposedly cause their frenzied state — have mostly died off. Yet on my first trip to Salento, three years ago, I noticed signs of those spiders everywhere. Faded posters of tarantulas were tacked up on village walls, advertising traditional pizzica music concerts. Happy-looking spiders beckoned from highway billboards, encouraging tourism in the area. How had Salento transformed the tarantula—a grim symbol from its past—into a cheerful icon celebrating the region and its music? To investigate, I had to start with history. In the 1950s, a handful of anthropologists and ethnomusicologists started recording pizzica music. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alan Lomax</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">—famous for discovering </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Muddy Waters</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Leadbelly</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Woody Guthrie</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, and other American roots musicians—amassed a collection of traditional Salentine folk songs. Perhaps the most prominent of these researchers still living is </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Luigi Chiriatti</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, an anthropologist who recorded music and oral histories in the early 1970s and has written several books on tarantismo. After the concert in </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alessano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, I call Chiriatti and he invites me over to his house in a town near </span></span></span><span style="color: #993300;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. His living room walls are covered with relics from a long career in anthropology: masks, ancient musical instruments, and black-and-white photos of Salento’s past. Chiriatti, a modest man in his 70s, is energetic and impassioned when talking about his region’s deepest traditions, and we chat for hours about the history of the tarantula rites, how they came to Salento (probably from the Greek Dionysian cult), and the varieties of stories he has collected from tarantate over the years. What puzzles me, I tell him, is how pizzica, which he says by the 1980s was mostly forgotten or considered hillbilly music, is packing town squares in 2009. “We had to revisit what identifies us as Salentini,” he says. Previously, most associations with Salento had been negative. “It had been considered a land of remorse, a land from which people emigrated because there was no work, a land with no partisan heroes—a land that had been silenced and forgotten.” But when ethnomusicologists started rediscovering the songs and musicians began playing them, Salentini realized that pizzica music and dance are what makes their territory unique. Their view of the music— which is, at its heart, upbeat in sound—began to take on a positive cast, and this affected the way Salentini saw everything about their culture. “Through the music, we started seeing the territory in a truly different way, rediscovering the land, the rocks, the churches, the piazzas, and the sea,” Chiriatti says. The lyrics and tones fit the place.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">In the 1990s, a small underground pizzica scene started to percolate, partly boosted by </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Pizzicata</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a 1995 neorealist film that included interviews and sessions with traditional Salentine musicians. The film recounts the story of one tarantata, a young contadina (peasant woman) who was “bitten” by a tarantula and fell ill after her lover was killed and she was prom- ised to his murderer. Local musicians, including Bevilacqua—the photographer who was my guide in Alessano—started organizing small concerts and booking gigs throughout Europe. In 1997, some young administrators of Salento’s small towns recognized the modern appeal of the spider and decided to use pizzica to promote regional identity, staging the first </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. The event has grown exponentially ever since, bringing tens of thousands of tourists to the area and making Salento synonymous with pizzica, the way Argentina means tango. “By freeing the music from associations with the spider, the ritual, and religion, we’ve turned something negative into something profoundly positive,” Chiriatti tells me. On the day before the final concert of the week in </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, a town of about 2,000 people, I find my way to the ruins of the 16th-century Carmine church. A stage has been built there, and musicians are preparing for a dress rehearsal. </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Enza Pagliara</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> sits on the grass, pressing a sweating bottle of water to her face to stay cool in the hundred-degree heat. I sit down next to her and ask about pizzica’s tarantula-related origins. Pagliara, 41, who has studied tarantismo and pizzica for more than 20 years, says that most people think the tarantulas were a myth. In 1959, the anthropologist </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ernesto De Martino</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> set out with an interdisciplinary team of physicians and psychologists to study 35 women afflicted with tarantismo. His work was published in English as </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>The Land of Remorse</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">— and “remorse” in Italian has a second meaning: “re-bitten.” Today, Pagliara says, most Salentini believe that the tarantula bite was an excuse, a way for people in the villages to express rage, repressed eroticism, and frustration. “It was a territory that was extremely poor,” Pagliara says. “People worked like serfs, and until 50 years ago the </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>padrone</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> even had the </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>diritto della prima notte</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">,” meaning the local landowner had the right to sleep with a bride first on her wedding night. “For women”—she makes a strangling gesture around her throat—“it was untenable, and the tarantula was the way to let loose of everything, a form of therapy before psychotherapy.” Pagliara grew up singing the songs with her aunts. She began recording, she says, because “I knew there was something precious in this music.” She went to early pizzica gatherings in the ’90s and learned to dance and play the tambourine. When she began to record her relatives, at first they were ashamed and wanted to sing songs from the radio instead. “Their songs have a real sense of this territory from the older days,” Pagliara says. “They’re the sound of the land, and I’ve wanted to keep them alive.” Pagliara performs at large concerts, but also at small pizzerias and at parties, sometimes until five in the morning. “I don’t know how to sing pop or anything else,” she says. “Our oldest music was therapy for the tarantata, and so maybe I am a little crazy, because I have to sing, I need it for myself more than anything. I can’t help it; I feel like I have the living soul of the music inside me, the soul of the land.” I heard similar sentiments from other Salentini I talked to—that the tradition is in their blood. Before the last show, I meet </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Giorgio de Giuseppe</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, who dances to pizzica almost nightly with small gatherings of musicians. We sit in a café outside a gas station in a small village near </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Otranto</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">. De Giuseppe is a slight, fit retiree of 56 who worked as a jail guard. He tells me that his father, an illiterate contadino (peasant), was one of the rare men bitten by the tarantula, before Giorgio was born. His father never felt the bite, but became vague and depressed. Then, every year on June 29, he turned manic. The family took him to the church of Saints Peter and Paul in the village of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Galatina</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> to join the other tarantate in the region, who like- wise became agitated on that day and went there to be calmed. For the rest of his life, even when he walked with a cane, his father had to dance when he heard a tambourine. Now de Giuseppe says he’s inherited that urge. “A little bit of the spider’s venom has been transmitted to my blood,” he says. “I don’t fall to the ground and have contortions, but I need to dance when I hear the tambourine. De Giuseppe’s belief in the spider venom is unshakable. “Why,” I ask, “did the spiders mainly bite women?” “They wore skirts—that made it easy to get bitten,” he explains.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Do you think that saying you were bitten by a spider might have been a way for people who were extremely stressato to let off some steam?” I ask. “Maybe the spiders weren’t even poisonous. No one else in Italy went </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><em>pazzo</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> [crazy] after being bitten by a spider.” De Giuseppe becomes agitated. “Look, Laura,” he says. “There are no more spiders because of pesticides, and so there are no more tarantate. If you go looking for a spider, you can’t find one. They’re extinct.” On the final night of the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Notte della taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> is transformed into a huge fairground, with food vendors, camping tents, craft stalls, and remote video screens for dancers who want more space. De Giuseppe the dancer is there, selling hundreds of little handmade tambourines to tourists. Backstage, I pause to talk with </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Giuseppe Spedicato</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, 33, the acoustic bass player in Pagliara’s band. Spedicato tells me he became interested in pizzica while studying ethnomusicology in </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lecce</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">, the largest city in the region. I ask him why tens of thousands of people are gathering outside right now, from all over Italy, and he says there’s a huge interest in traditional music among his generation; these days it’s cool. “You go to anyone’s house, or to a party, and people will play pizzica and dance,” he says. People love the music because it’s so rhythmic and hypnotic. “There are moments when the tambourine and the voice send people into a trance,” he says. “It’s a way of getting outside yourself.” So, too, there’s a fascination with the music’s history. “Pizzica is popular partly because of the magic associated with it,” he says. “The spider, the poison, the music as an antidote—we’ve got a collective infatuation. The concert begins at dusk, and soon the crowd swells to more than 100,000 people, stretching as far as you can see, all swaying together in front of the moonlit monastery ruins. Band after band takes the stage, starting with traditional acoustic music. Special guest stars—world musicians from other countries—join the </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Orchestra Notte della Taranta</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> in compulsively danceable collaborations. The audience is transported, moving together as though under a spell. My friend Giovanna is here, along with several of her friends who’ve traveled all the way from </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Bologna</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> in the north for the concert, which they say they wouldn’t miss. Mesmerized by the music, the audience speeds up as the hour gets later and later. When a man taps me on the shoulder and tells me I’ve been “bitten by the tarantula,” I check my watch and notice I’ve been at the concert for seven hours straight, most of it dancing, packed into the crowd. The concert finishes at four in the morning, and it feels as though it just started Afterwards, Giovanna and I walk the streets of </span></span></span><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Melpignano</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> as the wine sellers pack up, the crowds disperse to the far corners of Italy, and the jewelry makers take down their stalls. In the main square, dancers twirl and stomp on imaginary spiders. One by one, they drop off, a few curling up on the stone steps of the San Giorgio church. As they finally sleep, exhausted, the sky grows light and the pale limestone glows a faint pink, already beginning to warm.</span></span></span></p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">La segnalazione dell&#8217;articolo l&#8217;ho trovata sul blog <a href="http://terremobili.com/it/showpost/2091/donne_ragno_la_pizzica_vista_da_san_francisco">Terremobili. Storie di ordinaria ospitalità</a></span></span></span></p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Il testo invece sul <a href="http://www.myspace.com/giuseppespedicato/blog">blog di Giuseppe Spedicato</a></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Le foto infine sono di <strong>Lorenzo Pesce</strong> (a questo indirizzo se ne trovano altre: </span></span></span><a href="http://reduxpictures.com/lorenzo-pesche-for-afar-magazine">http://reduxpictures.com/lorenzo-pesche-for-afar-magazine</a></p>
<div align="justify"></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
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		<title>Immersione nella taranta</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 16:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[Gilbert Rouget]]></category>
		<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il lavoro di comprensione e la rielaborazione di Ludovico Einaudi di un antico fenomeno rituale. Le affinità con la musica elettronica di Ludovico Einaudi dall’inserto culturale del Sole 24Ore, domenica primo agosto 2010 &#160; La prima volta che ho sentito parlare del fenomeno del tarantismo risale ai miei vent’anni, ai tempi in cui studiavo al conservatorio e parallelamente coltivavo letture... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/08/01/immersione-nella-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><em><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Il lavoro di comprensione e la rielaborazione di Ludovico Einaudi di un antico fenomeno rituale. Le affinità con la musica elettronica</span></em></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Ludovico Einaudi</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">dall’inserto culturale del Sole 24Ore, domenica primo agosto 2010</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/arts-graphics-2007_1178124a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1651" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/08/arts-graphics-2007_1178124a-300x257.jpg" alt="arts-graphics-2007_1178124a" width="300" height="257" /></a>La prima volta che ho sentito parlare del fenomeno del tarantismo risale ai miei vent’anni, ai tempi in cui studiavo al conservatorio e parallelamente coltivavo letture tra le più disparate, saggi in qualche modo correlati alla musica. Tra questi ricordo un bel capitolo del libro di <strong>Gilbert Rouget</strong>, <em>Musica e Trance</em>, dedicato al fenomeno del tarantismo salentino. L’autore analizza le varie interpretazioni intorno al rito di esorcismo nonché allo stato di possessione che colpiva prevalentemente le donne, in quanto durante la stagione della mietitura, le raccoglitrici di grano erano maggiormente esposte al rischio di essere morsicate dalla tarantola. Una volta morsicate sprofondavano in uno stato di grande malessere, crisi isteriche convulsive e turbe emotive che si rappresentavano ciclicamente ogni anno all’inizio dell’estate. La cura della “tarantata” veniva effettuata da un gruppo di persone attraverso un complesso rito terapeutico a base di musica, danza e uso dei colori</span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span id="more-237"></span></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">, che si svolgeva a casa della vittima e durava non meno di tre giorni. Sulle note ritmiche delle “pizziche”, la “tarantata” si abbandonava ad una danza concitata, che la induceva in uno stato di trance liberandola dal malessere. Le pizziche, per chi non lo sapesse, sono musiche basate su un ritmo molto incalzante, sostenuto principalmente dal tamburello, srumento “re” della zona, con il quale i salentini hanno affinato una tecnica magistrale molto caratteristica. Gli altri strumenti coinvolti nel rito erano soprattutto il violino, l’organetto e la chitarra. Poi naturalmente una variazione illimitata di invocazioni all’esorcismo: «Addo’ ti pizzico’ la tarantella? sotto la putia de la ‘unnella», con anche invocazioni a San Paolo, santo protettore dei “pizzicati”: «O Santu Paulu meu delle tarante che pizzichi le caruse tutte quante (…) e le fai sante…».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Non starò a dilungarmi sull’argomento che si può approfondire leggendo il bellissimo libro di <strong>Ernesto De Martino</strong> <em>La terra del rimorso</em>, invece vorrei raccontare qualcosa della mia esperienza personale in veste di Maestro concertatore della «Notte della Taranta 2010», concerto conclusivo dell’omonimo festival, che come sempre si terrà a <strong>Melpignano</strong> (Lecce), quest’anno in data 28 agosto. Partecipare a questo progetto è stata una straordinaria occasione per immergermi negli infiniti meandri della musica salentina. Rileggere e interpretare un repertorio popolare non è cosa semplice, si pongono molte considerazioni. La prima per me è stato sicuramente quella del rispetto del materiale di partenza, del cercare di capire quali siano gli elementi che caratterizzano quel linguaggio, e limitare l’ambito creativo all’interno di quelle regole. Faccio un esempio architettonico: se devo costruire una nuova porta in un edificio dove tutte le altre porte hanno la volta, cercherei di progettare una porta con la volta. Avere dei limiti è sempre molto interessante, si scopre con grande meraviglia che con pochi elementi si possono realizzare architetture incredibili. E proprio l’architettura del Salento è stata per me grande fonte d’ispirazione. Ascoltando le registrazioni effettuate sul campo negli anni ’60, sia nella case private che in campagna, ho percepito un colore che mi riportava all’intensità della terra, della pietra spaccata dal sole, dei muretti a secco che tratteggiano i campi di ulivi, delle splendide masserie, degli antichi palazzi-fortezza che ovunque ornano il paesaggio. Così come nel restauro di un edificio si rimuovono le mura costruite in epoche recenti per ripristinare quelle originali, così ho cercato di ritrovare un suono che che restituisse il più possibile il colore che avevo colto in quegli ascolti. Ho cercato nelle voci quella tonalità aspra e graffiante, voci tese come ragnatele e affilate come coltelli, più vicine al medio oriente che alla tradizione napoletana.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Nella musica salentina ci sono alcuni elementi molto complessi, melodie con modi arcaici e ritmi che spostano il battere col levare. Altri elementi, come l’armonia, sono più lineari, spesso dettati dalla natura stessa degli strumenti, come l’organetto, ma assolutamente efficaci nella loro semplicità.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">La mia chiave di lettura è stata quella di cercare di mettere in rapporto questa musica con le forme che si sono sviluppate in anni recenti nell’ambito della musica elettronica, del minimalismo e della trance, sottolineandone le antiche radici comuni. Ho visto nella Notte della Taranta l’essenza dei raduni giovanili moderni, un grande rito con decine di migliaia di persone che si abbandonano al ritmo, al canto e alla danza.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">C’è una frase di un musicista marocchino, alla fine del capitolo sul tarantismo del libro di Rouget, che rappresenta molto chiaramente ciò che intendo, «credo nel valore liberatorio della musica, non più per esorcizzare gli spiriti del male, bensì, simbolicamente, gli spiriti del XX secolo».</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ma non solo, questo evento è una grandissima festa popolare, un’occasione unica dove tutte le generazioni si ritrovano unite a celebrare il loro legame di appartenenza con questa antica terra ricchissima di storia e di cultura, e che attraverso la sua rilettura ci aiuta a ritrovare i nostri migliori valori.</span></p>
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		<title>Il morso che pizzica. Tra Otranto e Lecce &#232; caccia alla taranta</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 16:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il ritorno della taranta]]></category>
		<category><![CDATA[alias]]></category>
		<category><![CDATA[Il ritorno della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Luna otrantina]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Rina Durante]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Michele Fumagallo da Alias, inserto culturale del manifesto, 13 febbraio 2009 &#160; Da anni, in agosto, si rinnova l’appuntamento a Melpignano in Puglia, con la taranta che culmina con la ormai famosa «Notte». Anni che hanno portato la riscoperta e il revival dei ritmi della pizzica, iniziati tempo prima, all’esplosione che abbiamo visto tutti per questa musica. E quindi... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2010/02/13/il-morso-che-pizzica-tra-otranto-e-lecce-caccia-alla-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Michele Fumagallo</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <em><strong>Alias</strong></em>, inserto culturale del <strong><em>manifesto</em></strong>, 13 febbraio 2009</span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/20041231-rinap.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1563" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2010/02/20041231-rinap.jpg" alt="20041231-rinap" width="240" height="180" /></a>Da anni, in agosto, si rinnova l’appuntamento a Melpignano in Puglia, con la taranta che culmina con la ormai famosa «Notte». Anni che hanno portato la riscoperta e il revival dei ritmi della pizzica, iniziati tempo prima, all’esplosione che abbiamo visto tutti per questa musica. E quindi non può che venire a puntino questo libro di <strong>Vincenzo Santoro</strong> che, con il titolo de <em><span style="color: #ff0000;">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</span> </em>(libro + cd, Squilibri editore, euro 18) ripercorre tutte le tappe della riscoperta di una delle musiche più ricche e coinvolgenti del nostro Sud. Dalle pionieristiche esperienze dei Settanta del secolo scorso fino agli ultimi anni segnati persino da una burocratizzazione della riscoperta stessa (quindi bisognosa di essere criticata in quanto tale da altri e diversi pionieri), la ricerca di Santoro affronta il viaggio dentro questa musica così corporea<span id="more-271"></span>, cercando il segreto di un successo davvero sorprendente, se si pensa alla esposizione mediatica degli ultimi tempi. Un successo inimmaginabile se si torna indietro nel tempo all’originario «mucchio selvaggio» di musicisti e personaggi locali persino eccentrici, magari coadiuvati da qualche personalità esterna, che, poco meno di quarant’anni fa, ebbero l’intuizione del valore di questo fenomeno musicale e antropologico e dettero vita a quello che è stato chiamato in seguito «rinascimento della pizzica». Il merito del libro di Santoro non sta soltanto nella ricca documentazione storica (e antropologica) del passaggio del fenomeno dal letargo locale (spesso prigioniero di gruppi che tendevano all’edulcorazione dei testi) al successo internazionale, ma è la sua capacità di non chiudere gli occhi sulla degenerazione che a volte ha preso molti interessati riscopritori. E giova ricordare, altro merito del libro, che la riscoperta di tante cose del nostro Sud (non solo la musica, ma i prodotti tipici) è stata opera dal basso, le istituzioni sono giunte in ritardo a porvi un cappello, spesso più dannoso che proficuo. È curioso che molti, anche in ambienti progressisti, dimentichino questo aspetto decisivo del problema. «Nessun simbolo combina natura, folklore e povertà come la taranta, icona del revival salentino» ricorda <strong>Sandro Portelli</strong> nella bella introduzione al volume. E in un racconto che si fa spesso leggenda (in senso buono) ritornano i personaggi che hanno fatto la storia di questa vicenda: da <strong>Rina Durante </strong>a <strong>Giovanna Marini</strong>, da <strong>Eugenio Barba</strong> a <strong>Edoardo Winspeare</strong>, dal <strong>Canzoniere Grecanico Salentino</strong> all’<strong>Officina Zoè</strong>, da <strong>Eugenio Bennato</strong> a <strong>Georges Lapassade</strong>, dal <strong>Canzoniere di Terra d’Otranto</strong> agli <strong>Aramirè</strong>. E la capacità di molti musicisti (non tutti, è sempre più urgente scegliere) è stata quella di misurarsi col mondo contemporaneo senza nulla togliere alla ricchezza della tradizione. Nel cd allegato al volume, che scorre come una colonna sonora del libro, ci sono molti pezzi inediti che comprendono le registrazioni del <strong>Nuovo Canzoniere del Salento</strong>, della Marini, degli Aramirè, e tanti altri. Con la chicca di <em>Luna Otrantina</em> appositamente realizzata dal gruppo delle «<strong>Donne Belle</strong>» sul testo originario di <strong>Rina Durante</strong>, giornalista, ma soprattutto esponente scomparsa della cultura salentina e pioniera di queste riscoperte.</span></p>
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		<title>Non si vive una sola Notte</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 08:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Vincenzo Santoro da Il giornale della musica, n. 10/09, p. 48 Se la si valuta in termini di visibilità e di promozione per il Salento, è indubbio che la Notte della Taranta sia un esempio di grande successo, anche considerandola in rapporto con le ingenti risorse necessarie a sostenerla. Siamo di fronte a uno degli esperimenti maggiormente riusciti in... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/10/17/non-si-vive-una-sola-notte/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vincenzo Santoro</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">da <a href="http://www.giornaledellamusica.it"><strong>Il giornale della <em>m</em>usica</strong></a>, n. 10/09, p. 48</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/dsc_5743_30.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/10/dsc_5743_30-300x176.jpg" alt="dsc_5743_30" width="300" height="176" /></a>Se la si valuta in termini di visibilità e di promozione per il Salento, è indubbio che la <strong>Notte della Taranta</strong> sia un esempio di grande successo, anche considerandola in rapporto con le ingenti risorse necessarie a sostenerla. Siamo di fronte a uno degli esperimenti maggiormente riusciti in Italia di intervento pubblico nel campo della valorizzazione delle tradizioni musicali, come testimoniato dal crescente interesse che riscuote anche tra gli studiosi e gli addetti ai lavori del settore dello Spettacolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Questi risultati, che sono innegabili, come anche la grande presenza di pubblico che accompagna non solo la serata di Melpignano, ma anche tutta la lunga serie dei concerti “a ragnatela”, non sciolgono però un nodo fondamentale, che accompagna la discussione intorno all’evento melpignanese fin dalla sua nascita<span id="more-285"></span>.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Nel 1997 la fondazione dell’Istituto “Diego Carpitella”, da cui poi scaturì nell’anno successivo l’idea della Notte, fu la risposta che un gruppo di amministratori particolarmente avvertiti diede alle istanze del “movimento”, che chiedevano finalmente un intervento organico e non effimero delle istituzioni sui temi della salvaguardia e valorizzazione della cultura tradizionale. In particolare, la richieste principali riguardavano la creazione di strutture per la conservazione e la fruizione collettiva della “memoria sonora” del Salento, a partire dal grande patrimonio costituito dalle “registrazioni sul campo” effettuate dai ricercatori a partire dagli anni Cinquanta (tra i più noti Alan Lomax, Diego Carpitella, Roberto Leydi), ma anche l’attivazione di percorsi formativi specialistici, la messa a disposizione di strutture per la produzione musicale e così via.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In questi anni, la grande attenzione delle istituzioni (e di conseguenza gli stanziamenti economici) si è concentrata principalmente sull’evento spettacolare, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, mentre per il resto siamo ancora molto indietro.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Spetta ora alla Fondazione appena creata (con un parto difficile e decisamente lungo) riuscire a fornire le risposte in termini di progettualità artistica e culturale che tutto il variegato “movimento della pizzica” attende da ormai troppo tempo.</span></p>
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		<title>La taranta nella rete &#8211; ultimi seminari 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[la taranta nella rete]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[La Taranta nella Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Cinque]]></category>
		<category><![CDATA[Melissi]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Note per la Notte]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto De Simone]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Continua il percorso di formazione con convegni, incontri d’autore, stage Si avvia a conclusione la prima tappa del progetto culturale La Taranta nella Rete, organizzato dal Comune di Melpignano (Le) e dell’Istituto Diego Carpitella, nell’ambito della Rete dei Festival aperti ai giovani, che si propone di offrire ai giovani interessati un’occasione di approfondimento riguardo le problematiche connesse alla conoscenza, alla... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/10/02/la-taranta-nella-rete-ultimi-seminari-2009/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><em>Continua il percorso di formazione con convegni, incontri d’autore, stage</em></span></p>
<div id="attachment_1497" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/convento_agostiniani_melpigano_sera.jpg"><img class="size-medium wp-image-1497" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/convento_agostiniani_melpigano_sera-300x200.jpg" alt="Convento Agostiniani Melpignano" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Convento Agostiniani Melpignano</p></div>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Si avvia a conclusione la prima tappa del progetto culturale <span style="color: #ff0000;"><strong>La Taranta nella Rete</strong></span>, organizzato dal Comune di <strong>Melpignano</strong> (Le) e dell’<strong>Istituto Diego Carpitella</strong>, nell’ambito della <a href="http://www.retedeifestival.eu"><strong>Rete dei Festival aperti ai giovani</strong></a>, che </span><span style="color: #000000; font-size: medium;">si propone di offrire ai giovani interessati un’occasione di approfondimento riguardo le p</span><span style="color: #000000; font-size: medium;">roblematiche connesse alla conoscenza, alla conservazione, alla valorizzazione e alla rielaborazione creativa delle musiche e delle culture di tradizione orale.</span></p>
<p>Dopo il concorso musicale per giovani band <strong>Note per la Notte</strong> e il ciclo di workshop che si è tenuto negli scorsi mesi, il progetto prosegue a novembre e a dicembre con i convegni e gli incontri d’autore in forma di stage con musicisti che, nella loro carriera, si sono cimentati con la rielaborazione: quattro appuntamenti nei comuni di <strong>Melpignano</strong> e <strong>Cutrofiano</strong> che concluderanno la prima tappa del progetto biennale<span id="more-287"></span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Venerdì 20 novembre (ore 16.30), il Convento degli Agostiniani di Melpignano ospiterà l’appuntamento <strong>Metodologia della ricerca sul paesaggio sonoro</strong>, convegno a cura di Antonello Ricci, Roberta Tucci e Raffaele Rauty; Eugenio Imbriani, Luigi Chiriatti e organizzato dell’Associazione di Volontariato “Follevola” nell’ambito dell’attività di formazione prevista per il progetto “Mappa Sonora”.</p>
<p>Partendo dai contributi di Roberta Tucci (ricercatrice) e Antonello Ricci (docente discipline demoetnoantropologiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma) sugli studi del paesaggio sonoro della campagna romana, si delineerà l’approccio per lo studio del paesaggio sonoro della Grecìa Salentina, attraverso i contributi dei consulenti scientifici del progetto: Raffaele Rauty (docente di Storia del pensiero Sociologico presso l’Università di Salerno), Eugenio Imbriani (docente di Antropologia Culturale presso l’Università del Salento) e Luigi Chiriatti (ricercatore e direttore editoriale).</p>
<p>A margine dei lavori sarà allestita la <strong>Stanza del Suono</strong>, installazione nell’ambito del progetto Mappa Sonora con il quale un team di studiosi si propone di restituire, sotto forma di suoni, rumori, musiche, testimonianze audio, suggestioni sonore e altri elementi acustici le caratteristiche storiche, artistiche e culturali del territorio, con particolare attenzione alle tradizioni popolari. Una sorta di “geografia orecchiabile” in cui le coordinate, i confini e tutto ciò che contribuisce alla descrizione di un determinato territorio, viene suggerito esclusivamente dai suoni. La “Stanza del suono” offrirà un suggestivo spaccato artistico delle prime attività di ricerca condotte dall’equipe di “Mappa Sonora”, unitamente con i suoni rilevati nelle più celebri ricerche sui paesaggi sonori del passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Martedì 1 dicembre (ore 16,30) sempre a Melpignano, <span style="color: #ff0000;"><strong>Viaggio musicale tra contemporaneità, modernità e tradizione</strong></span> con <strong>Luigi Cinque</strong>, interprete del multiculturalismo e considerato uno dei compositori/autori rappresentativi della nuova frontiera tra antropologia della musica, scrittura musicale e nuove tecnologie applicate.</p>
<p>Un seminario in forma di racconto che spazia dagli ascolti musicali alle immagini filmiche partendo dal semplice presupposto che un musicista in attività, oggi, deve contribuire al dibattito sulle forme e le funzioni della musica (e della cultura) parlando della propria esperienza concreta.</p>
<p>Tra gli argomenti che si affronteranno durante l’incontro anche la questione della “ricerca sul campo”, da intendersi come tema storicamente e semanticamente aperto. Partendo da alcuni temi centrali prenderà il via un viaggio musicale che va dagli anni settanta ad oggi attraverso spaziando dalla musica tradizionale contadina e operaia fino alla riproposta urbana, dalla prima contaminazione alla post contaminazione, dall’incontro con Diego Carpitella, Alan Lomax, Roberto Leydi alle esperienze di worldmusic.</p>
<p>Mercoledì 2 dicembre (ore 16.30, Convento degli Agostiniani di Melpignano) si terrà un incontro sulla musica di tradizione e tradizione orale con <strong>Roberto De Simone</strong>, compositore, musicologo, drammaturgo, regista ed etnomusicologo napoletano che ha diretto il Teatro di “San Carlo” e il Conservatorio Satale di Musica &#8220;San Pietro a Maiella&#8221; di Napoli. Nel 1998 è stato nominato Accademico di Santa Cecilia. Nel 1967 insieme a Giovanni Mauriello, Eugenio Bennato e Carlo d’Angiò ha fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare che ha come obiettivo il recupero e la riproposta del patrimonio culturale, teatrale e musicale della tradizione popolare campana, orale e scritta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 5 domenica 6 dicembre (ore 16.30) la Biblioteca Comunale Cutrofiano ospiterà <span style="color: #ff0000;"><strong>E</strong><strong>sperienze editoriali e di ricerca sulla musica di tradizione in Puglia,</strong></span> seminario a cura di <strong>Sergio Torsello</strong> e <strong>Vincenzo Santoro</strong> con il coordinamento dell’Associazione Diotimart.</p>
<p>All’interno del seminario sono previsti quattro appuntamenti; il primo giorno è previsto un seminario di Sergio Torsello sulle fonti letterarie della musica popolare salentina dalle prime opere a stampa apparse in epoca postunitaria fino al revival di questi anni. A questo seguirà una discussione attorno al libro di Vincenzo Santoro, <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em>. Il giorno seguente sarà presentato il nuovo numero della rivista <strong>Melissi</strong> (interverranno l’editore Livio Muci e il curatore della rivista Eugenio Imbriani). A conclusione delle due giornate di studio si svolgerà un confronto tra le molteplici esperienze di ricerca nate all&#8217;interno del Movimento della pizzica con interventi di Dario Muci, Enza Pagliara, Gianni Amati e Annamaria Bagorda, Anna Cinzia Villani, Giandomenico Caramia, Massimiliano Morabito.</p>
<p>La partecipazione agli incontri è gratuita e aperta a tutti.</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Alla Taranta nella Rete sono inoltre correlati i bandi riguardanti l’assegnazione di borse di studio a copertura delle spese per partecipare ai sette seminari/workshop rivolti a tutti i giovani non residenti nelle province di Lecce, Brindisi, Taranto e il Concorso per tesi di laurea sul tema “Notte della Taranta” a cui possono concorrere laureati, laureandi e dottorandi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il progetto <strong>La taranta nella rete </strong></span><span style="color: #000000; font-size: medium;">è curato da <strong>Vincenzo Santoro</strong> (Responsabile Ufficio Cultura e Politiche Giovanili Anci) e da <strong>Sergio Torsello</strong> (Responsabile Scientifico Istituto Diego Carpitella).</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><strong>La Rete dei festival aperti ai giovani</strong> è un programma promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e sostenuto dal Ministro della Gioventù <strong>Giorgia Meloni </strong>con l’intento di valorizzare la creatività e i talenti emergenti e con il quale la <span style="color: #ff0000;"><strong>Notte della Taranta</strong></span> entra a far parte del circuito nazionale dei festival italiani. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><a href="http://www.latarantanellarete.it">www.latarantanellarete.it</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><object id="seyretpl" name="seyretpl" width="430" height="350" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000"></object></p>
<p><object id="seyretpl" name="seyretpl" width="430" height="350"><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="movie" value="http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/player.swf" /><param name="flashvars" value="width=430&amp;height=350&amp;enablejs=true&amp;file=http://www.salentoweb.tv/seyretfiles/cache/pro/localfile/5a2b3eac5c8fe782e43d6b60cc49dac4.xml&amp;image=http://www.salentoweb.tv/images/video/localvideos/ambiente/_thumbs/tarantarete con novembre.JPG&amp;autostart=false&amp;logo=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/logo.png&amp;skin=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/skins/kleur.swf&amp;repeat=false&amp;fullscreen=true" /><embed id="seyretp" name="seyretp" src="http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/player.swf" flashvars="width=430&amp;height=350&amp;enablejs=true&amp;file=http://www.salentoweb.tv/seyretfiles/cache/pro/localfile/5a2b3eac5c8fe782e43d6b60cc49dac4.xml&amp;image=http://www.salentoweb.tv/images/video/localvideos/ambiente/_thumbs/tarantarete con novembre.JPG&amp;autostart=false&amp;logo=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/logo.png&amp;skin=http://www.salentoweb.tv/components/com_seyret/localplayer/skins/kleur.swf&amp;repeat=false&amp;fullscreen=true" width="430" height="350" allowfullscreen="allowfullscreen" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash" /></object></p>
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		<title>Il progetto sui giovani e la musica popolare ospita Brizio Montinaro e Alessandro Portelli</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 06:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[la taranta nella rete]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Portelli]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Grammaroli]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[La Taranta nella Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Soleto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dopo gli appuntamenti a Sternatia e Alessano continua il ciclo di workshop nell&#8217;ambito del progetto biennale La taranta nella rete. Dal 19 al 22 settembre, nei comuni di Soleto e Melpignano, con due workshop dedicati alla poesia grica, alla canzone popolare e all&#8217;archiviazione dei materiali sonori e musicali. Sabato 19 e domenica 20 settembre Soleto ospiterà Poesia di tradizione orale... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/09/09/il-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1101" style="width: 249px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2006/07/brizio_montinaro_biografia_9.jpg"><img class="size-medium wp-image-1101" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2006/07/brizio_montinaro_biografia_9-239x300.jpg" alt="Brizio Montinaro" width="239" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Brizio Montinaro</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Dopo gli appuntamenti a Sternatia e Alessano continua il ciclo di workshop nell&#8217;ambito del progetto biennale <span style="color: #ff0000;"><strong>La taranta nella rete</strong></span>. Dal 19 al 22 settembre, nei comuni di <strong>Soleto</strong> e <strong>Melpignano</strong>, con due workshop dedicati alla poesia grica, alla canzone popolare e all&#8217;archiviazione dei materiali sonori e musicali.</span></p>
<p align="justify">
<p>Sabato 19 e domenica 20 settembre Soleto ospiterà <span style="color: #ff0000; font-size: large;"><strong>Poesia di tradizione orale e canzone popolare</strong></span>, workshop a cura di <strong>Brizio Montinaro</strong>.</p>
<p>Sabato 19 settembre (dalle 16.30 alle 19.30) presso il Palazzo Municipale di Porta San Vito si terrà una giornata di studio sulla base dei due testi di <strong>Brizio Montinaro</strong> <em><strong>Canti di pianto e d&#8217;amore dall&#8217;antico Salento</strong></em> e <strong><em>I</em><em>l tesoro delle parole morte</em></strong>. Partendo dalle origini della lingua grica si traccerà un percorso didattico per conoscere origini, personaggi, mutazioni della poesia di tradizione orale e della canzone popolare e comprenderne l&#8217;attuale fenomeno di riscoperta. Durante il seminario si terrà anche una sessione d&#8217;ascolto pratico di alcuni esempi di nuove composizioni di autori europei su testi tratti dai libri di Brizio Montinaro. Gli argomenti che saranno trattati sono<span id="more-292"></span>: l&#8217;origine della cultura; la memoria come base del percorso creativo; inventare è ricordare; la lingua grica; la letteratura poetica della Grecìa; l&#8217;oralità: composizione, comunicazione, trasmissione; l&#8217;oralità e la poesia greca arcaica; l&#8217;oralità e la poesia grica; la parola e la musica: l&#8217;ottava, l&#8217;endecasillabo e le &#8220;arie&#8221;; i cantori popolari: il caso di <strong>Cosimino Surdo</strong>; polisemia del termine &#8220;popolare&#8221;: i casi di <strong>Vito Domenico Palumbo</strong> e di <strong>Giuseppe Aprile</strong> l&#8217;ingegnere; il popolare riscoperto: la morte del &#8220;popolare&#8221;; rielaborazioni, riproposte e proposte nuove.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Domenica 20 settembre (inizio ore 21.00 &#8211; ingresso gratuito) nel Giardino del Convento dei Francescani la poesia d&#8217;amore andrà in scena con <span style="color: #ff0000; font-size: large;"><strong>Agapimu</strong></span>, lo spettacolo musicale di canzoni e poesie griche con alcuni degli interpreti della tradizione popolare salentina. In scena <strong>Anna Cinzia Villani</strong> (voce, organetto e tamburello), <strong>Carla Maniglio</strong> (voce), B<strong>rizio Montinaro</strong> (voce recitante), <strong>Valerio Daniele</strong> (chitarra).</span></p>
<p align="justify">
<p>Lunedì 21 e martedì 22 settembre presso il Convento degli Agostiniani di Melpignano (Le) si terrà <strong><span style="color: #ff0000; font-size: large;">Fonti orali e storia sociale l&#8217;esperienza del circolo Gianni Bosio</span></strong> workshop a cura del <strong>Circolo &#8220;Gianni Bosio&#8221; di Roma </strong>con il coordinamento scientifico di <strong>Alessandro Portelli</strong>. Questo workshop si propone di indagare problemi e metodi di archiviazione dei materiali e dei prodotti della tradizione popolare, di ricerca e interpretazione degli stessi attraverso l&#8217;esperienza del Circolo Gianni Bosio, associazione culturale romana indipendente che da quarant&#8217;anni lavora nel campo della musica popolare, della storia orale e delle culture non egemoniche. Al centro della sua attività sono la ricerca sul campo e la costruzione e gestione di uno dei più importanti archivi sonori italiani, l&#8217;Archivio Sonoro &#8220;Franco Coggiola&#8221;.</p>
<p>Lunedì 21 settembre (dalle 16.30 alle 19.30) <strong>Enrico Grammaroli</strong>, coordinatore dell&#8217;archivio del Circolo Gianni Bosio, illustrerà i contenuti delle raccolte e discuterà dei problemi e dei metodi di conservazione e diffusione dei: le tecniche di registrazione, di digitalizzazione, schedatura, archiviazione, e le modalità di diffusione che permettono alle migliaia di voci che formano l&#8217;archivio di &#8220;uscire&#8221; e diventare patrimonio culturale comune attraverso il lavoro di artisti, musicisti, donne e uomini di teatro, ricercatori, studenti, cittadini interessati a questo vero e proprio servizio pubblico culturale.</p>
<p>Martedì 22 settembre (dalle 16.30 alle 19.30) <strong>Alessandro Portelli</strong>, presidente del Circolo Gianni Bosio, introdurrà all&#8217;uso della storia orale, come strumento privilegiato attraverso il quale soggetti spesso esclusi dalla sfera del discorso pubblico dotati di voci eloquenti ed esperienze importanti, ricevono il riconoscimento e l&#8217;ascolto a cui hanno diritto. Nel corso del workshop verranno discusse le modalità della ricerca sul campo, l&#8217;esperienza dell&#8217;intervista, e i problemi di interpretazione e scrittura delle fonti orali.</p>
<p align="justify">
<p><strong>Brizio Montinaro</strong>, nato a Calimera di Lecce, è una delle più singolari personalità del mondo dello spettacolo. Attore per professione è antropologo per vocazione. La distanza tra i due ambiti di interesse ha alimentato per anni l&#8217;idea che esistessero due persone con lo stesso nome: una appartenente al mondo dello spettacolo, l&#8217;altra inserita in qualche università italiana. Le due figure si sono ricongiunte grazie a Maria Corti, sua maestra e scrittrice che in più occasioni pubbliche ne ha parlato mettendo in rilievo la sua singolarità.</p>
<p align="justify">
<p>Nato a Roma nel 1942, <strong>Alessandro Portelli </strong>si è laureato in Giurisprudenza e poi in Lingue e letterature straniere moderne presso l&#8217;Università degli studi di Roma &#8216;La Sapienza&#8217;), dove attualmente insegna Letteratura Angloamericana. Ha partecipato al lavoro dell&#8217;Istituto Ernesto De Martino e del romano &#8216;Circolo Gianni Bosio&#8217;, per la ricerca, lo studio e la diffusione della storia orale, della cultura orale e popolare. Per Radio-RAI ha curato alcuni programmi sulla musica americana, quali Jabalaya sulla musica country, e La frontera, sulle musiche di confine. Dirige la Rivista di studi americani &#8220;Acoma&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p>La partecipazione ai seminari è gratuita e aperta a tutti. Per i nati dal 01/01/1979 in poi, non residenti nelle province di Lecce, Brindisi, Taranto, sono previste borse di studio pari a 250 euro a copertura delle spese.</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Da sabato 19 a martedì 22 settembre</span></p>
<p>Soleto e Melpignano (Le)</p>
<p>Info (anche per iscrizioni e richiesta borse di studio) infotnr@gmail.com &#8211; <a href="http://www.latarantanellarete.it">www.latarantanellarete.it</a></p>
<p>Tel. 0836.434056 &#8211; 347.2720599</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Ingresso gratuito</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F09%2F09%2Fil-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli%2F&amp;linkname=Il%20progetto%20sui%20giovani%20e%20la%20musica%20popolare%20ospita%20Brizio%20Montinaro%20e%20Alessandro%20Portelli" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F09%2F09%2Fil-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli%2F&amp;linkname=Il%20progetto%20sui%20giovani%20e%20la%20musica%20popolare%20ospita%20Brizio%20Montinaro%20e%20Alessandro%20Portelli" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F09%2F09%2Fil-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli%2F&amp;linkname=Il%20progetto%20sui%20giovani%20e%20la%20musica%20popolare%20ospita%20Brizio%20Montinaro%20e%20Alessandro%20Portelli" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F09%2F09%2Fil-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli%2F&amp;linkname=Il%20progetto%20sui%20giovani%20e%20la%20musica%20popolare%20ospita%20Brizio%20Montinaro%20e%20Alessandro%20Portelli" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F09%2F09%2Fil-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli%2F&amp;linkname=Il%20progetto%20sui%20giovani%20e%20la%20musica%20popolare%20ospita%20Brizio%20Montinaro%20e%20Alessandro%20Portelli" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2009%2F09%2F09%2Fil-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli%2F&amp;title=Il%20progetto%20sui%20giovani%20e%20la%20musica%20popolare%20ospita%20Brizio%20Montinaro%20e%20Alessandro%20Portelli" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/09/09/il-progetto-sui-giovani-e-la-musica-popolare-ospita-brizio-montinaro-e-alessandro-portelli/">Il progetto sui giovani e la musica popolare ospita Brizio Montinaro e Alessandro Portelli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Niente di nuovo nella tela del ragno. La Notte della noia e dei ripensamenti</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 16:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Santoro]]></category>
		<category><![CDATA[concertone]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Antonio Santoro In ben 12 anni di storia, il festival La Notte Della Taranta è riuscito ad affermarsi nel tempo come una delle operazioni di promozione territoriale più efficaci che la politica abbia mai saputo concepire in Italia. Catalizzando attorno a sè energie e risorse crescenti, ha stuzzicato sempre più l&#8217;attenzione dei media e l&#8217;interesse del pubblico, proponendosi a... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/08/23/niente-di-nuovo-nella-tela-del-ragno-la-notte-della-noia-e-dei-ripensamenti/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Antonio Santoro</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">In ben 12 anni di storia, il festival La Notte Della Taranta è riuscito ad affermarsi nel tempo come una delle operazioni di promozione territoriale più efficaci che la politica abbia mai saputo concepire in Italia. Catalizzando attorno a sè energie e risorse crescenti, ha stuzzicato sempre più l&#8217;attenzione dei media e l&#8217;interesse del pubblico, proponendosi a pieno titolo quale vero e proprio volano di sviluppo di un intero territorio.</span><span style="color: #000000; font-family: Arial;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Se tuttavia l&#8217;efficacia mediatica dell&#8217;evento ha prodotto risultati ragguardevoli, ciò che non ha saputo dimostrarsi all&#8217;altezza di cotanta fortuna pare sorprendentemente proprio la qualità della produzione musicale dei “concertoni”. Una costante approssimazione nel “rimaneggiamento” del repertorio popolare,<span id="more-295"></span> la cronica mancanza di originalità negli arrangiamenti, se si escludono alcune interessanti ma sporadiche eccezioni, hanno caratterizzato quasi tutte le edizioni del prestigioso festival salentino. Il ricorso sistematico ad ospiti “di grido”, attinti al panorama del <em>mainstream</em> nazionale, ha solo talvolta colmato le lacune di uno spettacolo complessivamente gravato da una strutturata e patologica tendenza alla ripetitività.</span><span style="color: #000000; font-family: Arial;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Da questo punto di vista, il grande e pomposo concertone melpignanese che ha chiuso l&#8217;edizione 2009 del festival, ultimo atto della serie affidata al maestro concertatore Mauro Pagani, avrebbe certamente potuto tracciare un segnale più confortante di rinnovamento in vista dei prevedibili stravolgimenti del prossimo anno, anzichè risolversi in un clamoroso passo indietro rispetto ai buoni auspici della scorsa edizione. Intendiamoci, nessun orrore dal palco di Melpignano. Solo un generale e ostinato vuoto di idee, talvolta imbarazzante, che fa rimpiangere il tanto discusso Sparagna di qualche anno fa. La tecnica di riproposizione dei brani della tradizione è più o meno sempre la stessa. La linea melodica della maggior parte dei pezzi è lasciata immutata, mentre intorno vengono ricamati gli orpelli strumentali più svariati. Il tutto condito da una batteria a tratti martellante e da un uso disinvolto e poco attento delle voci che mortifica la raffinata varietà delle sfumature vocali tipica del repertorio popolare salentino. Anche la scelta degli ospiti appare indecifrabile. Spiccava quest&#8217;anno la presenza di Alessandra Amoroso, popolare vincitrice del noto concorso televisivo, la cui pertinenza rispetto agli obiettivi dichiarati dagli organizzatori del festival di “prendere la marginalità e farla diventare un valore” appare quanto meno discutibile.</span><span style="color: #000000; font-family: Arial;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">Un&#8217;occasione mancata, insomma. Una chiusura del triennio di transizione affidato al maestro Pagani, nonchè della lunga era Blasi, che avrebbe potuto essere in grande stile e invece lascia l&#8217;amaro in bocca. Una serie di nodi rimangono da sciogliere, dal ruolo non ancora chiarito della neonata fondazione agli obiettivi della pianificazione culturale di cui si fa portavoce l&#8217;evento melpignanese, che non possono risolversi in una grande notte di festa una volta all&#8217;anno. Ancora oggi manca un archivio dei brani della tradizione salentina completo e facilmente accessibile. Non v&#8217;è traccia di una scuola di musica in grado di dare continuità alle esperienze proficuamente messe in rete nelle notti d&#8217;agosto. Non esiste alcun esperimento discografico capace di farsi strada fra le centinaia di pubblicazioni per lo più di bassa qualità che ormai costellano il panorama delle produzioni salentine e di varcare la frontiera del mainstream nazionale. In compenso, c&#8217;è la sfida vinta della promozione territoriale di cui va certamente dato atto ai protagonisti di questa incredibile avventura.</span><span style="color: #000000; font-family: Arial;"></p>
<p></span><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">“E&#8217; giunta l&#8217;ora di ripensare la Notte Della Taranta”, ha sentenziato qualcuno. Superata la stagione dei messianismi, chissà che l&#8217;anno prossimo non possa essere finalmente la volta buona.</span></p>
</div>
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		<title>Pizzica, notti in spiaggia e prezzi bassi. Cos&#236; il Salento ha fatto il pieno</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 16:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Salento e le sue musiche]]></category>
		<category><![CDATA[Jenner Meletti]]></category>
		<category><![CDATA[laRepubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[pasticciotti]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Jenner Meletti da Repubblica del 20 agosto 2009 Melpignano (Le). Il segreto viene svelato da Angelo e Antonia, arrivati con due amici da Milano su un furgone – camper che ha più dei loro anni. Sono lì, sull’immenso prato che sta davanti all’ex convento degli Agostiniani, dove sabato, 22 agosto, ci sarà la “Notte della Taranta”. «Il Salento –... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/08/20/pizzica-notti-in-spiaggia-e-prezzi-bassi-cos-il-salento-ha-fatto-il-pieno/">Read more &#187;</a></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; font-size: medium;">di <strong>Jenner Meletti</strong></span></span></p>
<p>da Repubblica del 20 agosto 2009</p>
<div id="attachment_1497" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/convento_agostiniani_melpigano_sera.jpg"><img class="size-medium wp-image-1497" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2009/08/convento_agostiniani_melpigano_sera-300x200.jpg" alt="Convento Agostiniani Melpignano" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Convento Agostiniani Melpignano</p></div>
<p>Melpignano (Le). Il segreto viene svelato da Angelo e Antonia, arrivati con due amici da Milano su un furgone – camper che ha più dei loro anni. Sono lì, sull’immenso prato che sta davanti all’ex convento degli Agostiniani, dove sabato, 22 agosto, ci sarà la “Notte della Taranta”. «Il Salento – raccontano i due ragazzi – è libero. Se cerchi i posti giusti, puoi fare quello che vuoi. Non ci sono orari, trovi una pizza alle 10 del mattino o alle 2 della notte. Chiedi al contadino se puoi raccogliere qualche fico e lui ti consiglia la pianta più buona. E poi sei sempre in compagnia. L’altra notte, vicino a Otranto, abbiamo visto un fuoco in spiaggia. C’erano ragazze e ragazzi che cantavano e ballavano. Erano di Maglie: ci hanno accolti come se fossimo a scuola assieme»<span id="more-296"></span>. Sono i figli (e i nipoti) di quelli che cantavano “Non è Francesca”, i giovani che da qualche anno fanno la fortuna del Salento. I loro padri, o nonni, accendevano fuochi sulle spiagge della Romagna e del Veneto per scaldarsi dopo il bagno di mezzanotte e aspettare l’alba con le chitarre e le canzoni di Lucio Battisti. Poi le spiagge del Nord sono state blindate al calar della sera e solo qualcuna, adesso, viene riaperta: esclusivamente per pub e discoteche sulla sabbia alla ricerca dei quattrini perduti nelle disco con ingresso a 40 euro.</p>
<p>Atonia e Angelo l’anno scorso erano alla Notte della Taranta, 130.000 persone (secondo la questura), con bambini piccolissimi armati di tamburello davanti al palco, una marea di giovani e settantenni impegnati a ballare la pizzica. «Oggi vogliamo vedere il paese». Altri segreti del successo (quest’anno spiagge piene e code sulle strade, l’anno scorso 9,6 per cento di presenze in più, rispetto al 2007 che pure aveva guadagnato il 12,7 per cento) vengono svelati. Piazza San Giorgio è bellissima, dopo il restauro dei portici del ‘500. Strade pulite (qui si fa il 70 per cento di raccolta differenziata), case a corte che mostrano giardini. Un caffè al bar della pizza costa 65 centesimi, e appena fuori con 160 centesimi, oltre al caffè, ti servono al tavolo due “pasticciotti” con crema e mandorle. «Con un euro abbiamo comprato un chilo e mezzo di pomodori e il contadino, lungo la strada per Calimera, ci ha regalato pure due cipolle. C’è ancora un Salento dove davvero spendi pochissimo». Il sindaco di Melpignano, Sergio Blasi, era assessore alla cultura quando nel 1998 mise in piedi la prima Notte della Taranta. «Allora tanti confondevano il Salento con il Cilento e le previsioni meteo in tv parlavano delle Puglie e basta. Noi avevamo una storia, una cultura e questa musica che era lì da duecento, trecento anni. Ma tutto questo, in un mondo dove contava solo quel progresso economico che qui non arrivava, veniva vissuto come retaggio di un cattivo passato, Salvatore Quasimodo scrisse che questa nostra terra era “spaccata dal sole e dalla solitudine”. La Notte prende il nostro passato e lo mette davanti a tutti, con orgoglio. Lo fa dialogare con le altre culture di questo Mediterraneo che mette in contatto tre continenti. E non lo mette in vendita. Il rischio c’era, di banalizzare la nostra cultura, di immolare tutto al dio denaro. Di pensare la pizzica, le nenie, i canti funebri e quelli d’amore solo come materiale da cd. Penso di poter dire: l’impresa è riuscita. Abbiamo preso la marginalità e l’abbiamo fatta diventare un valore, non una moneta».</p>
<p>Meglio seguire le tracce delle altre Melpignano sparse in un Salento ancora quasi sconosciuto. Il luoghi già famosi da decenni ricordano infatti storie già viste. Gallipoli by night, ad esempio, sembra una Rimini degli anni ruggenti. Sul corso infinito che porta verso il ponte che collega la città nuova all’isola, mezz’ora dopo la mezzanotte, comincia il concerto dei clacson. Davanti a quattro bar, il Bellini, l’Havana e Co, il Rosso e Nero e il Chia Lù, si concentra infatti una strana movida che non si muove e piano piano dal largo marciapiede deborda in strada. Protestano quelli su quattro ruote, ma solo perché non riescono a raggiungere la movida del centro storico. Avanti e indietro, a guardare e farsi guardare, fra saldi di griffe, musica sparata, profumo di panzerotti fritti. In centro, gran vendita di «spugne naturali», stelle marine giganti e secche, sacchetti di cellophane pieni di conchiglie. Curiosa – anche se non esclusiva di questa città di mare – la forte presenza di ragazze in tubino nero, che sembrano tutte uguali, con quel filo di trucco leggero. La vista dall’alto compensa comunque la breve salita. Le luci della costa, i riflessi della luna, sembrano espandersi all’infinito.</p>
<p>Non tutti hanno aspettato con pazienza il rilancio di questa terra fino a dieci anni fa poco conosciuta. A Porto Cesareo case e palazzi sono stati costruiti fin sulle dune e le riva del mare. Il 19 luglio 2002, per attirare l’attenzione, qui hanno dedicato una spiaggia a Manuela Arcuri, in quanto «simbolo di bellezza e di prosperità». Statua che non è piaciuta a tutti: qualcuno, salito sul piedistallo, le ha spaccato il naso e la bocca. «Per fortuna &#8211; spiegano Massimiliano Ostilio, consulente della Regione per il turismo e Stefania Mandurino, presidente della azienda turismo di Lecce – gli altri sindaci si sono impegnati su fronti diversi. Il segreto del Salento è chiuso dentro ai 98 Comuni della Provincia. Visto il successo di Melpignano, tutti gli altri si sono dati da fare e così chi viene in vacanza sulle coste dell’Adriatico e dello Jonio si sente lusingato da cento proposte. Centri storici ripuliti e chiusi al traffico, manifestazioni, sagre, fiere, processioni e luminarie. La stessa sera puoi andare alla sagra del polpo o a quella dell’olio e del vino o andare a Otranto per l’opera popolare “Ottocento”. Puoi entrare nelle masserie e farti insegnare a preparare la pasta, puoi seguire i corsi di pizzica, essere guidato ai Paduli, il cuore del Salento, con 15.000 ettari di ulivi… Un tempo pensavamo che il mare bello sarebbe bastato, poi abbiamo capito che avevamo altre bellezze troppo nascoste, e le abbiamo mostrate a tutti. I numeri dicono che la scelta è stata giusta: 8 milioni di turisti nel 2000, 13 milioni adesso, senza contare chi va nelle case affittate in nero, dagli amici…».</p>
<p>«I salentini sono rimasti fuori da ogni grande investimento industriale – dice Franco Chiarello, docente di sociologia economica all’ateneo di Bari – e hanno capito che per uscire da questa marginalità l’inica risorsa era il territorio. Hanno offerto cose belle e anche un loro modo di vivere. L’orologio non è indispensabile, in questa terra. Ci vediamo domani mattina, ci troviamo nel pomeriggio… senza precisare. Si fa tardi la sera. Si passano le notti al mare, con i fuochi, soprattutto sulla costa jonica. Forse è proprio per questo che i giovani del Nord, quando arrivano qui, sentono di respirare un’aria di libertà».</p>
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