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	<title>Vincenzo Santoro &#187; Notte della Taranta</title>
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	<description>Musiche e culture popolari dal Salento al Mediterraneo: approfondimenti, pubblicazioni e iniziative</description>
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		<title>Oltre la spettacolarizzazione: quale futuro per la Notte della Taranta?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 07:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un nuovo contributo al dibattito aperto da LeccePrima: oltre le polemiche stagionali sul Concertone e sul ruolo della Rai, la questione diventa il progetto culturale complessivo. Archivi, ricerca, formazione e memoria: che è stato fatto, in quasi 30 anni? di Vincenzo Santoro, da Lecceprima.it del 10 settembre 2026 Dopo il concertone finale della Notte della Taranta 2026, il 29-mo della... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2026/09/13/oltre-la-spettacolarizzazione-quale-futuro-per-la-notte-della-taranta/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/09/Sayf.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4904" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2026/09/Sayf-300x169.jpg" alt="Sayf" width="300" height="169" /></a>Un nuovo contributo al dibattito aperto da LeccePrima: oltre le polemiche stagionali sul Concertone e sul ruolo della Rai, la questione diventa il progetto culturale complessivo. Archivi, ricerca, formazione e memoria: che è stato fatto, in quasi 30 anni?</em></p>
<p>di Vincenzo Santoro, da <a href="https://www.lecceprima.it/attualita/notte-della-taranta-futuro-spettacolarizzazione-progetto-culturale.html?fbclid=IwY2xjawUTKGZwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR69BKC1IWyCpTxIm3hkNCRlYpkd27r1XLadeBZmRQXCluIcx-yYxy3eyFuUBg_aem_0yNm9wToINZqPqtoWsLeOQ">Lecceprima.it del 10 settembre 2026</a></p>
<p>Dopo il concertone finale della Notte della Taranta 2026, il 29-mo della serie, si è riaperta la consueta discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina e sul ruolo della televisione, e in particolare della Rai, nella costruzione dell’evento. È un confronto che, come negli anni passati, ha coinvolto – soprattutto sui social – pubblico, intellettuali e rappresentanti delle istituzioni, fino a tradursi, in alcuni casi, nella richiesta di un profondo ripensamento della manifestazione.</p>
<p>Un dibattito di questa intensità non sorprende, dal momento in cui non ci troviamo semplicemente di fronte a uno spettacolo musicale, ma a una iniziativa che interviene su repertori nei quali una parte significativa della popolazione salentina (ma anche, su un piano diverso, cospicui gruppi di appassionati “forestieri”) riconosce un tratto della propria identità, legato al rapporto con la propria terra, alla memoria familiare e comunitaria e alla storia culturale del territorio.</p>
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<p>È proprio questa densità di significati a rendere inevitabilmente problematico il rapporto tra la tradizione codificata e il grande spettacolo. Da una parte c’è l’esigenza di innovare, contaminare, coinvolgere un pubblico sempre più ampio; dall’altra, l’aspettativa di chi, proprio attraverso quel palco, vuole vedere rappresentata una certa idea della tradizione salentina, considerata autentica, o comunque percepita come tale. Esigenze non necessariamente inconciliabili, ma tra le quali diventa sempre più difficile trovare un punto di equilibrio.</p>
<p>A tutto questo si è aggiunto, negli ultimi anni, il peso crescente della Rai e, più in generale, delle logiche proprie della televisione generalista, con i suoi tempi, i suoi linguaggi e le sue modalità di costruzione dello spettacolo. La dimensione televisiva non si limita infatti ad ampliare la platea del Concertone, ma finisce inevitabilmente per condizionarne la scaletta e le forme attraverso le quali musica e danza vengono portate sul palco di Melpignano. Questo si riflette anche nelle scelte artistiche e, in particolare, nella presenza di ospiti che talvolta producono contraddizioni difficili da ricomporre. Emblematica, da questo punto di vista, è stata nel 2019 la scelta di Belén Rodríguez come conduttrice della diretta televisiva; ma altrettanto straniante, sia pure su un piano diverso, nel 2024 l’esibizione di Geolier.</p>
<h2>Un dibattito “stagionale”</h2>
<p>Confesso però di trovare sempre meno interessanti tali dibattiti “stagionali”. La polemica sulla spettacolarizzazione poteva avere un senso nei primi anni, quando si era ancora in una fase di sperimentazione e ci si poteva interrogare sul rapporto tra una tradizione musicale locale e la sua trasformazione in un grande evento di massa. Oggi, piaccia o no, la Notte della Taranta ha assunto strutturalmente una dimensione nazionale e internazionale nella quale la costruzione dello spettacolo costituisce inevitabilmente un elemento decisivo, difficilmente reversibile anche qualora vi fosse la volontà della direzione artistica e degli altri attori istituzionali coinvolti. Una volontà che, peraltro, non mi pare particolarmente plausibile: è difficile immaginare che si rimetta radicalmente in discussione un modello che, almeno sul piano della visibilità e della promozione territoriale, ha dimostrato una notevole efficacia. Forse si potrebbero limitare alcuni aspetti più spiccatamente commerciali e provare a guardare verso linguaggi più raffinati e percorsi di ricerca artistica (magari in quella direzione “mediterranea” più volte annunciata), come in qualche modo è stato in passato: ma questo comporterebbe quasi certamente una perdita di interesse da parte della Rai, un “indietro tutta” sulla cui praticabilità reale ho moltissimi dubbi.</p>
<h2>Qual è il progetto culturale complessivo?</h2>
<p>A mio parere, sarebbe invece molto più importante – e più utile – allargare lo sguardo e interrogarsi criticamente sul progetto culturale complessivo che è stato, o non è stato, sviluppato intorno alla Notte della Taranta.</p>
<p>Va ricordato, innanzitutto, che il grande concerto di Melpignano esisteva già prima della nascita della Fondazione. Quest’ultima è stata costituita nel 2008, su iniziativa degli enti pubblici territoriali, con una missione che andava ben oltre l’organizzazione dello spettacolo. Il nucleo del progetto originario era proprio la creazione di un soggetto capace di occuparsi in maniera organica del patrimonio etnomusicale del Salento: ricerca e documentazione, formazione, conservazione e trasmissione della memoria, produzione culturale e valorizzazione del patrimonio, accanto naturalmente alla realizzazione degli eventi.</p>
<p>È soprattutto su questo terreno che, a mio giudizio, sarebbe necessario fare oggi un bilancio. Se qualcuno volesse studiare seriamente la tradizione musicale salentina e pugliese, a chi dovrebbe rivolgersi? Dove potrebbe trovare una biblioteca specializzata, un archivio strutturato, una raccolta organica delle fonti sonore e audiovisive, una documentazione sistematica sulle tradizioni musicali del territorio e su un fenomeno storicamente complesso come il tarantismo?</p>
<p>E ancora: quali sono oggi i luoghi della formazione e della trasmissione? Quali strutture permanenti consentono alle nuove generazioni di conoscere la storia di queste musiche, i repertori, gli strumenti, le tecniche esecutive e i contesti sociali e culturali nei quali quelle pratiche sono nate e si sono trasformate? Sono domande che rimangono in larga misura aperte. Ed è forse proprio qui, più che nella ricorrente discussione sulla maggiore o minore “autenticità” del Concertone, che andrebbe cercato il nodo più problematico dell’esperienza della Notte della Taranta: nella distanza tra la capacità acquisita di produrre e comunicare un grande evento e la costruzione, assai più difficile, di infrastrutture culturali permanenti destinate a studiare, conservare, trasmettere e rielaborare criticamente il patrimonio sul quale quell’evento continua a fondarsi.</p>
<h2>Cosa può crescere accanto al Concertone?</h2>
<p>Non penso che la soluzione sia ridimensionare la Notte della Taranta, né tantomeno contrapporre il Concertone alla tradizione. Al contrario, il successo raggiunto dalla manifestazione rappresenta una risorsa straordinaria.</p>
<p>La Fondazione dovrebbe essere molto più di una macchina organizzativa del Festival e del Concertone: un soggetto culturale capace di attivare e dare continuità a queste funzioni.</p>
<p>È una questione che, del resto, risale alle “origini” del movimento culturale sorto intorno alla ri-valorizzazione delle tradizioni musicali locali, quando, per iniziativa di un gruppo un po’ visionario di musicisti, operatori culturali e amministratori pubblici, nacque – nel 1997, dopo lungo lavorìo – l’Istituto Diego Carpitella, proprio per costruire nel Salento un centro culturale capace di mettere insieme ricerca, documentazione, produzione e divulgazione delle culture popolari.</p>
<p>Quel nodo si ripropone oggi con ancora maggiore forza, dopo quasi trent’anni di esperienza e diciotto anni di attività della Fondazione, nata anche per dare maggiore solidità e continuità istituzionale a quelle idee. Il progetto culturale più ampio che era stato immaginato allora continua a essere un obiettivo non raggiunto. O, per usare un’espressione più incisiva del compianto Sergio Torsello, una “promessa tradita”.</p>
<h2>Interrogarsi sul rapporto fra patrimonio culturale e turismo</h2>
<p>Per questo credo che il dibattito, per essere utile, debba cambiare prospettiva. Il problema non è più soltanto dimostrare che il Concertone funziona o intrattenersi sulla qualità delle esibizioni degli ospiti più noti, magari sulla base di conoscenze insufficienti del patrimonio musicale su cui si interviene o, peggio ancora, dei propri gusti personali. Occorre piuttosto tradurre il successo della manifestazione in una politica culturale più ampia, che investa sulla conoscenza oltre che sulla promozione, sulla formazione oltre che sull’intrattenimento, sulla conservazione della memoria oltre che sulla sua rappresentazione spettacolare.</p>
<p>Questo significa in primo luogo, e vale la pena ribadirlo, costruire luoghi e strumenti permanenti: archivi, biblioteche e centri di documentazione; percorsi di ricerca e formazione; attività rivolte alle scuole; residenze artistiche; occasioni di confronto tra studiosi, musicisti e comunità locali. Significa anche affrontare il rapporto tra patrimonio e turismo. Se la Notte della Taranta è diventata uno dei principali strumenti attraverso cui il Salento si presenta all’esterno, occorre fare in modo che questa enorme capacità di attrazione contribuisca a generare forme di turismo culturale più consapevoli e diffuse sul territorio, fondate su una conoscenza della storia culturale che non si esaurisca in una sua rappresentazione immediata e modaiola, semplificata e poco rispettosa delle complessità che l’hanno attraversata.</p>
<p>Il soggetto naturalmente chiamato a promuovere un progetto di questo tipo sarebbe la Fondazione, costituita e sostenuta attraverso rilevanti risorse pubbliche anche per perseguire finalità che vanno oltre la realizzazione del Festival e del Concertone. Se, tuttavia, dovesse confermarsi l’indisponibilità a lavorare in tale direzione, sarebbe forse arrivato il momento di valutare la necessità di nuovi soggetti e nuove strategie che possano raccogliere e sviluppare quelle funzioni rimaste finora in larga misura incompiute.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il dibattito sulla Notte della Taranta: «Ripensare lo scopo della Fondazione»</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 06:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sergio Torsello]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Vincenzo Santoro di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025 Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/09/16/il-dibattito-sulla-notte-della-taranta-ripensare-lo-scopo-della-fondazione/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4748" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2025/09/544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n-300x204.jpg" alt="544789332_10163232901000349_1038503614449298906_n" width="300" height="204" /></a>Intervista a Vincenzo Santoro</p>
<p>di Felice Blasi, L&#8217;Edicola 8 settembre 2025</p>
<p>Dopo il concerto finale della Notte della Taranta di Melpignano dello scorso 23 agosto si è aperta una discussione sulla spettacolarizzazione della tradizione popolare salentina, e sul ruolo della Rai, che ha coinvolto pubblico, intellettuali, figure istituzionali. Alcuni hanno sollecitato un profondo ripensamento di quell’evento. Al dibattito non si è sottratta la Fondazione Notte della Taranta, che in un comunicato del 26 agosto ha sollecitato un «confronto tra opinioni diverse: il nostro compito è ascoltare tutti e provare a migliorare, anno dopo anno. Come fenomeno culturale, la Notte della Taranta interpella questo territorio e la sua classe dirigente su diversi livelli». Oggi interviene Vincenzo Santoro, responsabile del Dipartimento Cultura, Turismo e Agricoltura dell’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), studioso e organizzatore da molti anni di iniziative sulle musiche e le culture popolari del Mezzogiorno.</p>
<p><strong>Partiamo dalla frequente polemica sulla spettacolarizzazione, cosa ne pensi? </strong></p>
<p>«Penso che i buoi sono abbondantemente scappati, nel senso che è una polemica che poteva avere un senso vent’anni fa. Ormai l’evento Notte della Taranta ha una sua autonomia e una storia quasi trentennale in cui la costruzione dello spettacolo è il tema decisivo. Diciamo che forse negli ultimi anni si è spinto verso forme più nazionalpopolari, anche attraverso la televisione, però va detto che fin dall’inizio il concertone era un evento. Si può discutere sulle modalità di fare spettacolarizzazione, ma se prendiamo la Notte della Taranta come spot etnomusicale del Salento e della Puglia, come macchina di promozione territoriale, funziona perfettamente. Il problema è che ovviamente questo non può bastare».</p>
<p><strong>In che senso? </strong></p>
<p>«Qui entriamo nelle contraddizioni di un evento che incide sulla tradizione musicale locale, tema che è sentito da moltissimi come identitario, che sta al cuore dell’attaccamento delle persone alla terra, alla storia culturale del loro territorio, in un processo tipico di patrimonializzazione, come lo chiamano gli antropologi. E quindi l’evento deve anche rispondere alle aspettative di chi vuole vedere rappresentata questa essenza, vera o presunta, sul palco. Poi c’è l’altro vincolo della televisione generalista che impone un po’ la scaletta e il modo di portare certe cose sul palco. Questo rapporto tra esigenze diverse genera quelle contraddizioni che ci obbligano a non dare letture troppo semplicistiche di questo fenomeno».</p>
<p><strong> Cosa suggerirebbe in questa discussione pubblica? </strong></p>
<p>«Io ritengo che sia necessario innanzitutto distinguere tra Festival e Fondazione Notte alla Taranta. Voglio ricordare che il concertone si faceva già prima, anche quando la Fondazione non c’era. La Fondazione nacque dopo un lunghissimo dibattito in cui ci si interrogava su quali scopi dovesse servire. E la risposta fu che avrebbe dovuto incentivare e realizzare tutti tutti gli aspetti culturali, oltre allo spettacolo del concertone. Di tutta questa attività che si sarebbe dovuta fare non c’è traccia. Se qualcuno volesse studiare la tradizione musicale salentina e pugliese, dove va? Chi si occupa di formazione? La famosa biblioteca storica sulla musica e sul tarantismo di cui si parlava allora, ancora non esiste. Sergio Torsello parlava di un ecomuseo del tarantismo, un luogo per un turismo culturale di un certo tipo. Non c’è niente di tutto questo. Ci sono tutta una serie di temi per cui la Notte della Taranta è nata e per cui era nato ancora prima l’Istituto Carpitella, da cui parte tutto. Quando fu fondato, l’Istituto Carpitella era considerato una costola dell’Istituto De Martino di Sesto Florentino, e non a caso era presente Ivan della Mea che nel 1996 era direttore di qu ell ’istituto. Sono passati quasi 30 anni, l’idea era allora di realizzare un centro culturale che facesse tutte queste cose. Sergio Blasi, come avete ricordato su queste pagine, si dimise dieci anni fa dicendo che non aveva creato la Fondazione perché si limitasse a fare il concertone e il festival. C’era un progetto culturale più ampio di cui non si vedevano le tracce dieci anni fa e non si vedono ancora oggi. Io proverei a riportare la discussione intellettuale e politica su questo, perché qui le responsabilità ci sono, investimenti ne sono stati fatti, però i risultati stento a vederli».</p>
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		<title>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2025 05:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare(*) Vincenzo Santoro A Sergio Torsello mi legava una amicizia fraterna, costruita anche a partire da una comune “militanza” a favore dei temi della cultura popolare e durata quasi venti anni, fino alla sua prematura scomparsa. Fra di noi c’era un intenso scambio, praticamente quotidiano, fatto di lunghissime conversazioni – di... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2025/04/19/una-conversazione-con-sergio-torsello-sulluso-pubblico-della-cultura-popolare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2655" src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2017/04/1503249_10152098488180349_1122136832_n-300x290.jpg" alt="1503249_10152098488180349_1122136832_n" width="300" height="290" /></a>Una conversazione con Sergio Torsello sull’uso pubblico della cultura popolare</em></strong>(*)</p>
<p>Vincenzo Santoro</p>
<p>A Sergio Torsello mi legava una amicizia fraterna, costruita anche a partire da una comune “militanza” a favore dei temi della cultura popolare e durata quasi venti anni, fino alla sua prematura scomparsa. Fra di noi c’era un intenso scambio, praticamente quotidiano, fatto di lunghissime conversazioni – di persona, ma anche spesso per telefono mentre io ero a Roma – in cui discutevamo delle rispettive letture, dell’avanzamento dei nostri studi e ricerche, delle vicende legate al “movimento” della musica popolare salentina e degli sviluppi del festival della Notte della Taranta, all’interno del quale Sergio, grazie alle sue competenze e alle sue capacità – e, occorre dire, nonostante i non pochi problemi che gli sarebbero derivati dalla sua indipendenza – aveva man mano assunto un ruolo sempre più importante e ampiamente riconosciuto. Su questo argomento specifico le nostre opinioni divergevano, in quanto sull’esperienza melpignanese – a cui pure avevo contribuito nella fase iniziale<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> – ho avuto fin dalle primissime edizioni un giudizio critico, ma ciò non ci ha impedito di ragionarci su, in privato e pubblicamente. Insieme abbiamo lavorato su innumerevoli progetti e iniziative editoriali<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, a volte in collaborazione con altri studiosi e intellettuali che ci hanno onorato della loro amicizia, a partire da due maestri come Franco Cassano, il cui <em>Pensiero meridiano</em> fu per noi uno stimolo fortissimo, e Sandro Portelli, che tanto ci ha insegnato e con cui abbiamo condiviso preziosi progetti di ricerca, e che molto apprezzò anche lo straordinario saggio in cui Sergio ricostruì la biografia di Ugo Baglivo, avvocato di origine alessanese che partecipò alla Resistenza romana e finì ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. L’iniziativa che svolgemmo con Portelli il 23 settembre 1999 ad Alessano in onore della memoria di Baglivo, a cui partecipò anche la figlia Simonetta, rimane nel mio ricordo come una delle esperienze più belle ed emozionante di tutta la mia breve ma intensa esperienza di amministratore.</p>
<p>Come è noto Sergio Torsello, intellettuale eclettico e sommamente curioso, era in particolare un raffinato studioso del tarantismo e della cultura popolare salentina, su cui ha prodotto un numero considerevole di scritti, in gran parte in forma di saggi brevi, interviste, recensioni, prefazioni eccetera. Nell’ambito della nostra collaborazione, decidemmo di creare all’interno del mio blog una sezione dedicata ad una vasta selezione di questi testi, già diffusi in volumi e riviste di vario genere, ripresi spesso con modifiche e ampliamenti, per renderli disponibili ad una fruizione più larga<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. Ne entrò a fa parte anche la titanica compilazione della bibliografia sul “tarantismo mediterraneo” che, nata da una pubblicazione realizzata con Gabriele Mina<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>, veniva da Sergio continuamente arricchita di nuovi titoli, esito del suo infaticabile e certosino lavoro di ricerca e dell’apporto dei tanti studiosi del “male pugliese”, dalla provenienza più varia, che trovavano in lui un riferimento preparato e disponibile. Una “tela infinita”, purtroppo interrotta dalla improvvisa scomparsa dell’autore, che forse rappresenta, in questo campo, la sua opera più importante e significativa.</p>
<p>Nell’aprile del 2006 accompagnai da lui Ilaria D’Auria, una studentessa che stavo aiutando nella preparazione della sua tesi di laurea per l’università di Bruxelles<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>, conducendo interviste ad alcuni protagonisti del movimento musicale salentino. A Sergio avremmo chiesto di parlarci della sua personale esperienza nel confronto con i temi del tarantismo e della cultura popolare. Il testo che segue, che D’Auria trascrisse e che fu rivisto da Sergio<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>, l’ho fortunosamente ritrovato poco dopo la sua morte, rovistando nel mio archivio alla ricerca delle tante cose scritte da lui. È un documento particolarmente prezioso, in primo luogo perché, per quanto ne sappia, è l’unico in cui Sergio racconta, con abbondante dovizia di particolari, la storia del suo per nulla lineare avvicinamento ai temi che tanto l’avrebbero poi appassionato. Un percorso in cui compaiono molti momenti condivisi, che accompagnano tutta la conversazione, in un modo che non smette di commuovermi. Ma anche per le stimolanti considerazioni che Sergio produce sulle vicende salentine, che considero in larga parte ancora assolutamente attuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Quale è stato il tuo percorso di avvicinamento allo studio della cultura popolare salentina? </em></p>
<p>Il percorso è stato molto tortuoso. Quando si comincia a interrogarsi su alcune cose, anche su temi politici, a sedici, diciassette anni, ero uno di quelli che aveva un rapporto abbastanza conflittuale con la musica popolare: i giovani di allora ascoltavano i grandi gruppi rock, vedevamo questa musica più come un retaggio del passato che in qualche modo ci ingessava.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma nella tua famiglia si ascoltava musica tradizionale?</em></p>
<p>No, questo anche perché vengo da una classica famiglia, il tipico ceto medio, che negli anni settanta era il prodotto di quella falsa idea di modernizzazione, per cui bisognava cancellare il passato, questo passato fatto di sofferenza, di miseria: le case non più con le volte a stella ma case con le volte piane, la modernità no? Anche le abitudini alimentari dovevano essere cambiate e a casa mia era questo che si desiderava, ed in qualche modo penso abbia influito. Poi anche quella dose di ribellione che si attraversa nell’età adolescenziale ci aveva portato a coltivare altri modelli, altri miti: la cultura rock, il progresso, il culturalismo. Il mio gruppo preferito erano i Genesis, amavo molto anche i Doors, tutto il <em>progressive</em> degli anni settanta, la cultura psichedelica. Però nello stesso tempo in quegli anni, a metà degli ottanta, comincia anche una fase di “impegno politico”. Nel senso di impegno personale, di scoperta, di riflessione su alcuni temi. L’incontro con la cultura popolare per me è un incontro quasi casuale, perché uno dei miei migliori amici dell’epoca, Giuseppe Cazzato, con il quale io, appunto, condividevo un percorso di impegno e riflessione politica, ad un certo punto mi parla di de Martino. Lui figlio di contadini, proprio figlio di contadini, la classica famiglia contadina, in una delle nostre tante discussioni mi dice: “possibile che tu, dopo tutte queste discussioni sui testi sacri – non lo so: il marxismo, il socialismo, il comunismo – non conosci de Martino? Non puoi non conoscere de Martino, i suoi lavori sulla cultura popolare, sul Mezzogiorno italiano”. E così comincio ad interessarmi, ma più per curiosità. Però nello stesso tempo questo mio amico mi fa quasi da guida, nel senso che mi introduce nel mondo popolare contadino del Salento: per due, tre estati di seguito ci siamo fatti tutte le fiere, tutte le feste che lui faceva da piccolo con suo padre. Lui adesso sta a Firenze da quando aveva diciotto anni, torna periodicamente, però lui da bambino conosceva perfettamente questo mondo perché suo padre contadino lo portava alla festa di San Rocco per comperare gli attrezzi, lo portava alla festa di Santa Marina per proteggerlo contro l’itterizia. Il mondo contadino aveva una cadenza calendariale, San Rocco era l’ultima festa dell’estate perciò serviva a fare le provviste per l’inverno: comperare la zappa nuova, comperare le semenze, comperare il bestiame. C’era tutto un mondo che non era soltanto la religiosità popolare, che aveva una forma così eclatante, ma che era anche legato a tutta una cultura materiale. Perciò è così che ho incominciato a scoprire la cultura popolare.</p>
<p>Il primo libro che ho letto, che per me è stata come un’illuminazione, è stato <em>Le feste dei poveri</em> di Annabella Rossi. Proprio rifacendo questo percorso attraverso le feste, le fiere ed il mondo contadino trovai questo libro, e fu illuminante perché scoprii pure la figura di Annabella Rossi, questa sua grande passione, il suo essere proprio dentro la storia che raccontava, che poi è un atteggiamento tipico degli anni sessanta-settanta. Comunque si riflette sull’impegno civile – sull’impegno politico – che è in qualche modo a monte rispetto all’attività scientifica, all’attività di ricerca, cioè questo costante tentativo di coniugare le due cose. Dopo ho cominciato a leggere <em>La terra del rimorso</em>. Però in quel momento – la seconda metà degli anni ottanta – anche la realtà degli studi locali, il “movimento” che c’era allora su questo fenomeno, era ridottissimo: c’erano due, tre studiosi che se ne occupavano, c’era un solo gruppo di musica popolare che faceva la riproposta. La realtà era completamente diversa perché quest’effetto della modernizzazione, soprattutto negli anni ottanta, relega la musica popolare a qualcosa di cui bisogna liberarsi più che qualcosa da valorizzare.</p>
<p>Però a me interessa molto questa componente antropologica, soprattutto nell’ottica demartiniana, lo studio della cultura contadina come possibilità di entrarci dentro, di trasformare la realtà sociale piuttosto che limitarsi ad osservarla. Comincia così questo mio interesse, in special modo per il tarantismo. Di questo fenomeno mi interessava anche il fatto che all’interno di una fenomenologia così complessa ci fossero una serie di implicazioni non soltanto di carattere antropologico, o soltanto di carattere economico, legate alle condizioni di miseria in cui vivevano le popolazioni del Sud in quegli anni, ma con una forte componente culturale.</p>
<p>Quindi comincia il percorso mio, mettendomi anche in contatto, negli anni novanta, con degli studiosi, come Luigi Chiriatti, che a quell’epoca era uno dei pochi, a parte due, tre altri, che si occupava di questi temi, cercando di tenere vivo anche l’interesse attorno a tematiche che erano considerate, anche all’interno di una certa intellettualità di sinistra, come un residuo, un’idea che occorreva abbandonare. Perché erano gli anni settanta, gli anni dell’emergere del noi come soggettività, della classe operaia, insomma c’era tutto un dibattito. Dibattito che nel Salento giunge sempre con ritardo, questo un po’ per le caratteristiche stesse della provincia ma anche per l’incapacità di elaborare, di essere al passo con quelle che sono le elaborazioni più avanzate in questo campo. Sono cose che vediamo anche adesso, quest’incapacità, non dico anticipare, ma di stare al passo. Se noi da un lato abbiamo questo fenomeno della pizzica – che in qualche modo è esploso anche indipendentemente da noi, e che quindi ci ha collocati quasi come una punta avanzata di quello che succede in questo campo, forse in Europa – dall’altro abbiamo questo ritardo di analisi, proprio dal punto di vista delle categorie interpretative della cultura popolare, di che cos’è oggi il popolare. Gli strumenti di analisi che utilizziamo, spesso – ma lo dico senza presunzione, soltanto come una presa d’atto – sono strumenti oramai superati come modalità di approccio; le tecniche di ricerca antropologica, di archiviazione della cultura popolare… ma qui ovviamente entriamo in un campo abbastanza più complesso.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ritorniamo al punto. In quel momento cominci anche ad ascoltare musica popolare o sono solo riflessioni intellettuali?</em></p>
<p>No. In quegli anni ascolto musica ma non popolare. Il mio interesse è più rivolto verso le tematiche antropologiche. Alla musica popolare arrivo un po’ più tardi, quando comincia questo risveglio, anche con la frequentazione di Luigi Chiriatti, perché lui ha sempre avuto molto forte quest’attenzione proprio verso l’aspetto musicale. E quindi a quel punto comincia il mio interesse, che poi ovviamente coincide con l’esplosione intorno al ’93/’94 – perché questa più o meno è la data – di quello che oggi noi chiamiamo il “movimento della pizzica”, quindi questa riscoperta più compiuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questa cosa del “movimento della pizzica” poi è una definizione nostra.</em></p>
<p>Sì, era una nostra intenzione, nel senso che è una formula che serve ad identificare…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per non utilizzare la categoria del “neo-tarantismo”.</em></p>
<p>Sì, soprattutto in polemica con tutti questi neologismi: neotarantismo, neotradizionalismo, neotribalismo, che non rendono pienamente conto della complessità di un fenomeno, in particolare poi il neotarantismo mi sembra una cosa anche abbastanza pericolosa. Tra l’altro il termine neotarantismo – ho avuto modo di verificare, non ero sicuro, ma ora sono certo – è ripreso da Georges Lapassade che lo usa per la prima volta nel 1980, e viene pubblicato nel 1982 in <em>Gens de l’ombre</em>, questo suo testo in francese – ora finalmente ristampato in italiano – in cui lui, per descrivere il fenomeno degli anni ottanta, usa proprio il termine neotarantismo, cioè nuovo tarantismo. Poi spiega ciò che vuole dire, che è una cosa completamente diversa: vuole dire, sulla scorta di quelle che erano allora le informazioni della gens etnografica locale – come alcuni studi di Chiriatti – che il tarantismo di una volta era un tarantismo completamente contadino, almeno quello studiato da de Martino, mentre adesso abbiamo un tarantismo che è anche un tarantismo che intacca, si espande nei ceti medi. Ci sono alcuni casi di infermieri, di impiegati che diventano tarantati. Quindi lui usa questo termine per indicare questi nuovi fenomeni. È anche interessante vedere come si attribuiscano significati diversi ad un termine che è stato pensato e coniato per dare altre spiegazioni.</p>
<p>Perché il neotarantismo di cui parla Anna Nacci è tutt’altra cosa, probabilmente una derivazione di quelli che possono essere i suoi studi, però mi sembra una cosa scarsamente condivisibile, perché il tarantismo non esiste più, quindi parlare di neotarantismo mi sembra addirittura una cosa pericolosa, perché c’è il rischio non soltanto di reinventare una tradizione – che è una cosa completamente diversa – ma anche di mettere in moto tutto quel meccanismo dell’esotismo, dello sguardo esotico che si riversa sull’altro, descrivendo poi una realtà immaginaria, perché di fatto non è così, non ci sono dei nuovi tarantati. C’è un fenomeno che recupera questa memoria, che si confronta costantemente con questa memoria, ma nel quadro di queste pratiche di reinvenzione e non certo per riproporre quel modello, come invece sembrerebbe a tratti dalle cose che scrive Anna Nacci. Però questo è un dato interessante, che il termine venga usato per la prima volta da Lapassade.</p>
<p>Poi c’è un altro problema, che Lapassade è uno che ha avuto un’influenza enorme, soprattutto per quello che è successo nel Salento. È un grandissimo studioso, <em>Gens de l’ombre</em> <span style="text-decoration: line-through;">è</span> un testo non molto rigoroso dal punto di vista scientifico – anche perché utilizza maglie disciplinari molto ampie, sconfina in vari campi dall’antropologia alla sociologia – però è un libro bellissimo perché è un testo di auto-etnografia, cioè lui fa etnografia su se stesso, descrive come lui sia stato iniziato alla scoperta di riti di <em>transe</em> di tutto il Mediterraneo (i rituali <em>gnawa</em>, ma anche il tarantismo). Perciò è una cosa molto bella, anche molto moderna, considerando che è stata scritta più di vent’anni fa.</p>
<p>Lapassade per lungo tempo ha posto anche un’ipoteca sugli studi successivi fatti nel campo del tarantismo, perché quando è venuto nel Salento, prima nel 1980 poi nel 1981 per il progetto teatrale <em>Il ragno del dio che danza</em>, era il primo grande studioso che dopo de Martino veniva qui a studiare lo stesso fenomeno. E tutti gli studiosi locali, quei pochi che c’erano, in qualche modo sono stati influenzati da lui. Luigi Chiriatti, quando viene Lapassade qui, scrive addirittura un testo con lui, un testo che viene pubblicato in una rivista locale, però poi – dieci anni, dodici anni dopo – esce il primo libro di Chiriatti sul tarantismo, <em>Morso d’amore</em>, e viene pubblicato con un’introduzione di Lapassade. Ha avuto un’influenza enorme. Però c’è da dire anche che dei suoi epigoni salentini alcuni hanno interpretato male alcune sue formule, alcune interpretazioni, alcune letture che ha dato del fenomeno – a volte io credo anche molto raffinate, a volte invece anche molto approssimative, perché come tutti si può anche sbagliare. Faccio un esempio proprio banale – a parte la questione della <em>transe</em> sulla quale potremmo discutere per ore – ma il fatto che lui, per esempio, colleghi il tarantismo alla danza delle spade, dando valore anche all’ipotesi di Marius Schneider, porta un po’ fuori da quell’impostazione più storicistica che mi sembra invece la più attendibile.</p>
<p>Però, al di là di questo, ha avuto un ruolo importantissimo, soprattutto perché non è stato soltanto lo studioso che è venuto qui, ha analizzato il fenomeno e poi se n’è andato altrove a scrivere un libro: la sua idea dell’osservazione partecipante ha portato di fatto a far crescere questo movimento, perché lui è anche stato quello che ha spinto il fenomeno, anche con delle scelte discutibili. Per esempio teorizzava il fatto che i Sud Sound System fossero i nuovi tarantati: questa era una cosa che stava solo nella sua mente, perché addirittura i Sud Sound System stessi lo sconfessavano, però lui continuava su questa linea. Poi questa sua interpretazione è stata quella che è passata, anche grazie ai mass media che hanno subito colto un’interpretazione suggestiva. Perciò Lapassade ha avuto sicuramente una funzione di grande importanza, come tutto il suo lavoro sulla scena hip-hop salentina: è stato il primo momento in cui si è cominciato a riflettere sul rapporto tra la tradizione e la contemporaneità, cioè su quello che succedeva concretamente in quegli anni ed il rapporto con la tradizione, con la cultura popolare. In questo senso ha avuto sicuramente una funzione fondamentale, fermo restando alcune discutibili interpretazioni, anche quelle mutuate dagli studiosi locali, che erano direttamente collegati a lui, che si facevano in qualche modo interpreti del suo pensiero.</p>
<p>Dopo questa fase nei primi anni novanta, accade che già nel ’96, ’97 proprio con te, Vincenzo – ci conosciamo in quegli anni, forse anche qualche anno prima – cominciamo a tessere questo rapporto di riflessione comune su alcuni temi, anche con Gigi Chiriatti. Quando nel ’97 vieni eletto consigliere comunale ad Alessano, quindi inizi ad occuparti di organizzazione culturale, in quel periodo incomincio a collaborare anch’io. Avevamo avviato una riflessione partendo dall’ambito locale ma allargando un po’ la prospettiva ad uno scenario più ampio. Nel ’99 vengo addirittura a lavorare qui, nel Comune di Alessano, occupandomi dell’ufficio stampa, come collaboratore per le attività culturali. Quindi iniziamo una vera e propria attività sulla base di queste riflessioni assumendo una prospettiva più ampia, nel senso che le traduciamo nella pratica concreta di una politica culturale centrata proprio su questo tema, cioè sul rapporto con la tradizione, sul rapporto con la cultura popolare, insomma su questi temi iniziamo un lavoro in un certo senso anche anticipatorio. Per la prima volta cominciamo, in modo disorganico, forse anche solo intuitivo, a porre il problema di quello che si potrebbe chiamare “l’uso pubblico della cultura popolare”, che oggi è invece uno dei temi di maggiore interesse nel dibattito antropologico internazionale.</p>
<p>Nei primi anni novanta comincio a collaborare con un quotidiano locale, “Il Quotidiano di Lecce”. Faccio il corrispondente per il Capo di Leuca, il cronista locale. Nel ’99 invece inizio a collaborare per la pagina della cultura occupandomi di questi temi – tarantismo, cultura popolare – in modo specifico: la maggior parte degli articoli che ho scritto – recensioni di libri, interviste, servizi su convegni – sono frutto dell’attività che facciamo insieme e che ci fa anche conoscere. Perché come ho detto prima, anche in modo anticipatorio, siamo tra i primi Comuni che cominciano ad organizzare, in modo quasi sistematico, concerti di pizzica ma anche momenti di riflessione, come rassegne di filmati, mostre sul tarantismo: cioè avviamo un lavoro di discussione pubblica su questi temi, coinvolgendo anche la cittadinanza ma soprattutto inaugurando un rapporto di scambio e di riflessione comune, anche con personaggi come Franco Cassano e Sandro Portelli che – non sappiamo perché – ci onorano della loro stima e della loro amicizia. Quindi incominciamo una serie di cose con loro, che hanno anche una grande visibilità.</p>
<p>È il 1998 quando il Comune di Alessano aderisce all’Istituto Diego Carpitella. Alcuni Comuni, per dare una risposta alla richiesta da parte di una serie di operatori locali di fare un centro che più organicamente si occupasse di certe cose, fondano l’Istituto Carpitella, che sarà la prima cosa che verrà attivata.</p>
<p>Tra l’altro nel 1997, nell’assemblea costitutiva del Carpitella, noi siamo presenti a livello personale come studiosi, come operatori, perché quell’iniziativa la organizza Gigi Chiriatti in collaborazione con l’Istituto de Martino. L’idea era quella di fare nel Salento una sezione staccata dell’Istituto de Martino. Il Comune di Alessano aderisce, e si crea un rapporto anche con Sergio Blasi. L’obiettivo dell’Istituto Diego Carpitella è proprio quello di fare documentazione, ricerca. L’ingresso di due componenti nel comitato scientifico, Maurizio Agamennone e Gianfranco Salvatore – che poi sono quelli che hanno accolto per primi quest’idea – ha portato Gigi Chiriatti ad allontanarsene perché Gigi Chiriatti prima fonda l’Istituto Carpitella e poi entrano loro, che sono due docenti universitari, uno etnomusicologo l’altro musicologo di chiara fama, perciò quando si viene a decidere sul presidente, Chiriatti viene fatto fuori e in qualche modo, per reazione, abbandona il campo. Allo stesso tempo, mentre si discute di come avviare quest’attività, si parla anche di organizzare un momento spettacolare che potesse dare visibilità al “movimento della pizzica” che di fatto esisteva già. Dunque nel 2001 – quando all’interno dell’Istituto Carpitella saltano i rapporti tra i vari componenti del comitato scientifico provocando la contrapposizione dei due direttori artistici che si allontanano dall’Istituto – Sergio Blasi ci chiama e ci chiede di collaborare alla Notte della Taranta, e sarà Vincenzo ad abbandonare subito il campo perché convinto che non ci siano gli spazi per lavorare. La Notte della Taranta, già nel ’98, aveva aperto un dibattito molto duro sulla cultura popolare, sulla musica popolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Inizialmente l’idea di promuovere un momento spettacolare è di Gianfranco Salvatore.</em></p>
<p>Questa è un’idea sicuramente di Gianfranco Salvatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Voleva fare la “Notte del Tamburello”.</em></p>
<p>Sì. Doveva essere una cosa che si faceva a Roca, una notte di musica a Roca, in un posto anche altamente simbolico. Però poi la cosa prende strade diverse, perché sin dal suo apparire provoca questa profonda divisione tra i musicisti, gli operatori, e poi diventa una frattura sempre più grande.</p>
<p>Comunque, per tornare alle vicende personali, nel 2001 se Vincenzo decide che non sia il caso di collaborare ed entrare in questa storia, io invece sono un po’ più possibilista. Quindi inizia questa storia anche mia, personale, all’interno della Notte della Taranta.</p>
<p>Prima ci sono anche delle pubblicazioni, la nostra riflessione prosegue e sfocia nel 2002 in quel libro, <em>Il ritmo meridiano</em>, che ancora oggi credo sia il compendium più attendibile sul dibattito contemporaneo sul “movimento della pizzica” e sulle sue molteplici implicazioni, sul tema dell’identità, sul rapporto tra tradizione e modernità. Quel libro è il risultato di un dibattito che noi avevamo già iniziato anni prima: con Franco Cassano abbiamo discusso a lungo su questi temi, siamo andati a trovarlo – e Franco Cassano non è uno che scrive sul giornalino della parrocchia – siamo anche stati criticati per questo, siamo stati anche accusati di essere “meridianisti”: non più meridionalisti ma meridianisti, cioè seguaci del “pensiero meridiano”. Anche Sandro Portelli ha collaborato a quasi tutte le iniziative che abbiamo fatto in questi ultimi sette, otto anni, ma anche Gianni Pizza, con il quale abbiamo avuto un confronto in parte anche molto franco, molto aspro per certi versi, però un confronto di grande interesse, come la lettera sua presente nel <em>Ritmo meridiano</em>, che io considero ancora una delle cose più lucide ed anche più interessanti che siano state scritte in questi ultimi anni. Sempre per il discorso che facevamo prima: non tanto per quello che lui dice, che come tutte le cose che uno dice possono essere più o meno condivisibili, più o meno esatte, ma proprio per questo scambio, per questa capacità di dialogare, per questo continuo intreccio di sguardi tra gli autori locali ed un antropologo che viene da fuori, che poi sono temi del dibattito antropologico internazionale. Si sono scritti centinaia di libri su queste cose, da Clifford in poi, proprio sulla pratica etnografica, questa etnografia che diventa quasi retrografia, che diventa un logos, cioè una forma di interpretazione e non soltanto la semplice raccolta di dati ma proprio la pratica sul campo, che diventa in realtà il punto di coagulo di tutta una serie di dinamiche che sono relazionali, soggettive, sociali, politiche. Di come bisognerebbe avere la capacità non solo di esserne coscienti ma di essere in grado anche di analizzarle. Per questo credo che quel libro è stato una delle cose più importanti che siano uscite. Non lo dico perché l’ho fatto io, anzi, io spesso sono anche molto più critico sul mio di lavoro, però quello è un libro che nonostante tutto ha anticipato i tempi – perché è uscito nel 2002 e c’è stato più o meno un anno e mezzo di lavoro dietro – ma di quei temi allora non ne parlava nessuno.</p>
<p>Il tema era sempre il tarantismo dal punto di vista storico, dal punto di vista antropologico, le varie categorie interpretative che in realtà non riuscivano a cogliere il fenomeno in atto, che è soprattutto un fenomeno sociale e politico. Però, per tornare sempre a questo legame che abbiamo tessuto negli anni, con Vincenzo nel 2002 portiamo a compimento per la prima volta un esperimento di indagine su una realtà specifica con la metodologia della storia orale, e qui entra in campo l’insegnamento di Sandro. Pubblichiamo quel libro sulle tabacchine<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> che penso sia l’unica ricerca sulla storia orale fatta nel Salento. Tra l’altro questa nostra idea di fare anche una parte didattica, di formazione<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>, è stata considerata come un esempio da seguire anche fuori dal Salento, ha avuto una certa risonanza, insomma è un libro importante e formativo anche per noi, perché in certi momenti abbiamo anche un po’ improvvisato, sempre dentro questa riflessione più ampia che da anni Portelli porta avanti traghettando la storia orale da disciplina negletta a oggi, che è considerata uno degli strumenti di indagine – almeno per alcuni periodi in cui mancano effettivamente i documenti – uno degli strumenti più importanti e più raffinati. E l’uso che ne fa Sandro è anche un uso capace di intervenire su meccanismi psicologici di selezione della memoria, portando ad un livello altissimo questa metodologia di ricerca, con i risultati che poi tutti conosciamo, perché è un libro di storia<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a> a vincere il premio Viareggio, un premio vinto da <em>Morte e pianto rituale</em> di de Martino. E quindi grosso modo questo è il mio percorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per la Notte della Taranta a quante edizioni collabori?</em></p>
<p>Ho collaborato a partire da allora. Poi nel 2003 ho avuto l’incarico di occuparmi dell’Istituto Carpitella, sempre in questa fase di transizione che però oramai dura da cinque anni, senza soluzioni in vista a parte questa della Fondazione, ed ho continuato ad occuparmi della Notte della Taranta durante questi cinque anni. Ho proseguito l’attività di studio, ho pubblicato nel 2004 <em>La tela infinita</em>, con uno studioso come Gabriele Mina, benché giovanissimo sicuramente uno studioso molto importante, con cui è nato un sodalizio – sempre casuale – che però dura da anni. Ci siamo conosciuti in occasione della presentazione di un libro, poi è seguito uno scambio epistolare e poi è nato questo lavoro che è stata un’esperienza molto formativa per noi, perché abbiamo scoperto degli ambiti di dibattito sconosciuti. Fuori dall’Italia – penso anche alla Spagna – abbiamo scoperto tutta una tradizione di studi che non si conoscevano – se non delle punte che emergevano – anche di bibliografia meno specialistica. In realtà c’è un dibattito straordinario, che parte anche lì dal Settecento e che arriva fino ad oggi. Comunque ci siamo fatti un’idea di come questo tema abbia, nel corso dei secoli, interessato varie persone.</p>
<p>Io nel 2000 avevo già curato il memoriale di Luigi Stifani, <em>Io al santo ci credo</em>, che è forse il libro più bello scritto sul tarantismo – ma quello scritto da Stifani<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>, non i nostri saggi. Ho scritto poi diversi altri saggi, articoli, ho scritto un’infinità di cose sul tarantismo. Io, anche nel campo della ricerca antropologica, sono un autodidatta, nel senso che non ho una formazione specifica in quel campo: è una formazione che mi sono fatto da solo. Poi rapporti con gente come Sandro Portelli, Franco Cassano, rapporti che fanno crescere, rapporti importanti, al di là di quello che uno può pensare, essere d’accordo o no. Uno degli elementi fondamentali che riusciamo a cogliere nella analisi che facciamo con Vincenzo è proprio il ruolo che esercita nella costruzione e nella nascita del “movimento della pizzica” l’intellettualità locale. E questo lo capiamo soprattutto nel rapporto con Edoardo Winspeare, quando noi lo intervistiamo ma in particolare quando noi decidiamo di ospitare – cosa di cui porti il merito Vincenzo per la tua responsabilità politica nell’amministrazione comunale – le riprese di una parte importante del suo film <em>Sangue vivo</em> ad Alessano. Ed anche in questo rapporto con Edoardo riusciamo a capire come poi, in realtà, in questa nascita del “movimento della pizzica” ci siano tutta una serie di fattori, che sono veramente molto complessi, che sono anche fattori internazionali: la globalizzazione, qualcuno dice anche questo mercato dell’esotico, che veicola merci, che veicola anche culture, simboli, merci – che veicola culture che poi diventano una merce – il fatto che questo perdersi in un mondo globale ti porti a cercare l’identità tua particolare, la piccola patria. Però, tra tutto questo, c’è anche la funzione fondamentale dell’intellettualità locale, che in qualche modo sceglie, quasi in un modo scientifico, di dare un certo indirizzo. Quando Edoardo dice in quell’intervista<a href="#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a> “noi volevamo fare una scelta politica, di portare la pizzica e sganciarla da quest’elemento di sofferenza, e portarla ad una critica dell’esistente, anche attraverso questa rivalutazione dell’estetica, questa ricerca della dimensione comunitaria”, questa è una cosa fondamentale, nel senso che noi in quel momento la intuiamo ancora di più, forse, per una frequentazione, una pratica quotidiana.</p>
<p>Poi in realtà scopriamo che in un’intervista Clara Gallini afferma esattamente le stesse cose che dicevamo noi quando sostiene che il movimento salentino è un movimento che si conforma ad una sorta di standard internazionale ed il ruolo fondamentale è giocato dall’intellettualità locale, che poi dà il marchio al prodotto locale che si intende valorizzare, che può essere la danza, può essere il cinema. Quindi il ruolo degli intellettuali locali è fondamentale, compresi noi stessi, perché noi abbiamo dato un’impronta molto precisa a questo movimento, abbiamo sempre cercato di ricollegarlo a quest’esigenza di un’interpretazione politica. Però con Edoardo abbiamo la precisa consapevolezza di questo meccanismo fondamentale.</p>
<p>Deve farci riflettere su come siamo tutti dentro questa regola, cioè che i condizionamenti sono reciproci, che anche noi siamo condizionati da certe dinamiche. Però quello è uno snodo fondamentale: anche l’attività di Edoardo ha un impatto decisivo su questo movimento. Se tu vedi ancora oggi – non lo so, faccio un esempio, a parte che lui ha questa capacità mediatica, come si muove, riesce ad avere anche una risonanza mediatica – però anche la famosa definizione di Edoardo della <em>pizzica de core</em>, che è una tassonomia che si è inventato lui, per dire la pizzica di corteggiamento<a href="#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a> è una cosa che non esiste, che non è mai stata rinvenuta in tanta etnografia che c’è, questa è una cosa sua, perché lui spinge una componente molto estetizzante, molto sensuale, questa pizzica come danza di corteggiamento, con un’attenzione per le movenze coreutiche; però resta una teorizzazione sua, non ha riscontri nella pratica etnografica, la <em>pizzica de core</em> non esiste, non la chiamavano così gli anziani. Questo per dirti quanto lui abbia influito, nel bene o nel male, sulla nascita di questo movimento. Nel bene sicuramente per il fatto di aver consentito un salto di qualità notevole, almeno sul piano dell’immagine; poi però ad un certo punto anche lui è stato forse un po’ preda del fatto di aver troppo accentuato proprio la dimensione estetica, quasi ludica della pizzica, facendo passare in secondo piano altre dimensioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma a posteriori cosa ha dato tutto ciò al tuo rapporto con il Salento, al tuo collocarti in questo posto?</em></p>
<p>A livello personale mi ha dato la consapevolezza della straordinaria ricchezza che abbiamo qui. Non soltanto il patrimonio immateriale ma anche la straordinaria ricchezza di intelligenza e di talenti che abbiamo. Abbiamo le divisioni che ci sono fra noi ma al di là delle differenti interpretazioni mi ha dato veramente la consapevolezza della straordinaria ricchezza che spesso disperdiamo proprio in queste continue polemiche. Lo dico davvero: questa ricchezza di talenti, non soltanto nel campo musicale, ma anche della cultura, nel campo intellettuale in generale. E ripeto, non solo la ricchezza del patrimonio che noi abbiamo, patrimonio immateriale di cultura e di religiosità, non soltanto. Perché noi, sino ad ora, abbiamo conosciuto soltanto un aspetto che è quello più eclatante, che è quello della magnificenza del barocco, perché il Salento questo è: una grande esplosione di arte. Invece abbiamo scoperto oggi una cultura marginale che possiede un’enorme ricchezza di modalità di espressioni e anche profondità, un vero e proprio mondo culturale. Ovviamente con tutti i necessari distinguo che forse abbiamo troppo in fretta abbandonato, che abbiamo troppo in fretta sacrificato: ricordiamoci che il mondo contadino, di cui oggi si fa spesso una sorta di apologia, è stato un mondo di grandi sopraffazioni, di miserie; però ricordiamoci anche che ci sono alcuni valori dei quali oggi probabilmente sentiamo la mancanza: quest’idea di comunità, di rapporto con l’ambiente. Ed è forse questa la cosa migliore, almeno per me, quella che più mi è rimasta in questi anni, al di là dei singoli destini personali. E forse tra qualche anno impareremo anche altro, speriamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(*) Testo originariamente apparso su <em>Pagine d&#8217;oro e d&#8217;argento. Studi in ricordo di Sergio Torsello</em>, a cura di Manuel De Carli e Paolo Vincenti, Edizioni Kurumuny 2020, e ripreso qui in occasione dei dieci anni della prematura scomparsa di Sergio.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> In particolare da consigliere comunale delegato alla cultura di Alessano – ruolo che svolsi dalla primavera del 1997 agli inizi del 2000 &#8211; proposi la delibera con cui il Comune aderì come socio fondatore all’Istituto “Diego Carpitella”, che comprendeva inizialmente anche Melpignano, Cursi, Sternatìa, Cutrofiano e Calimera. L’Istituto cominciò ad organizzare il festival della Notte della taranta nell’agosto 1998, prevedendo fin dall’inizio anche una tappa ad Alessano, unico Comune al di fuori dell’area della Grecìa. Cfr: S. Torsello, <em>La Notte della taranta. Dall’Istituto “Diego Carpitella” al progetto della Fondazione</em>, in «L’Idomeneo», 9, 2007, ma 2008, pp. 15-33 e V. Santoro, <em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em>, Edizioni Aramirè, 2009, pp. 148-163.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Con Sergio Torsello abbiamo pubblicato: <em>Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2002; <em>Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</em>, San Cesario di Lecce, Manni editore, 2002; <em>Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2005. Insieme abbiamo collaborato a: <em>La teologia degli oppressi. Antologia di scritti e interventi di don Tonino Bello</em>, San Cesario di Lecce, Manni editore, 2003 (con Alessando D’Elia, Salvatore Leopizzi, Donato Valli e Nichi Vendola); <em>Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em>, Lecce, Edizioni Aramirè, 2004 (con Roberto Raheli). Nel biennio 2009-2010 curammo insieme il progetto “La taranta nella rete”, organizzato dal Comune di Melpignano (Le) in collaborazione con l’Istituto Diego Carpitella, nell’ambito del programma “Rete dei Festival aperti ai giovani”, promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e sostenuto dal Ministro della Gioventù. L’iniziativa &#8211; decisamente ambiziosa &#8211; si proponeva di offrire ai giovani interessati un percorso di approfondimento riguardo le problematiche connesse alla conoscenza, alla conservazione, alla valorizzazione e alla rielaborazione creativa delle musiche e delle culture di tradizione orale (maggiori informazioni a questo indirizzo: <a href="https://latarantanellarete.wordpress.com/">https://latarantanellarete.wordpress.com/</a> ). Al suo interno fu promosso anche il bando “La taranta laureata”, dedicato a tesi di laurea sviluppate negli anni immediatamente precedenti che affrontavano temi legati al “movimento” della musica salentina. I cinque giovani studiosi che furono selezionati dal bando (Gianni D’Elia, Giulia Urso, Alexandra Rieder, Adriano Castigliego, Flavia Gervasi) produssero poi dei sintetici saggi che confluirono nel volume <em>Sui patrimoni immateriali del Salento e del Gargano: problemi e prospettive</em>, che, a nostra cura, fu pubblicato da Squilibri nel 2010.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Il saggio fu pubblicato originariamente sulla rivista «Apulia» con il titolo <em>Ugo Baglivo, un salentino alle Ardeatine</em>, nel numero dicembre del 1996. Fu in seguito riproposto, con ampliamenti e integrazioni, in un libretto autonomo, dal titolo <em>A Roma un giorno di primavera. Ugo Baglivo, un alessanese alle Ardeatine</em>, Alessano, I quaderni della Libreria Idrusa, 2006.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Il tutto è disponibile all’indirizzo <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/19/la-tela-infinita-di-sergio-torsello/">http://lnx.vincenzosantoro.it/2016/04/19/la-tela-infinita-di-sergio-torsello/</a></p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> G. Mina, S. Torsello, a cura di, <em>La tela infinita. Bibliografia degli studi sul tarantismo mediterraneo 1945-2004</em>, Nardò, Besa, 2004 (nuova edizione riveduta e ampliata 2006).</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> La tesi, con il titolo <em>Du tarentisme au néotarentisme: étude d’une pratique prise dans le mouvement de globalisation</em>, fu discussa nell’autunno del 2006 presso l’Université Libre di Bruxelles.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> E successivamente revisionato per la pubblicazione nel mio recente libro <em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em>, Alessano, Itinerarti, 2019, in cui sono presenti anche altre interviste a protagonisti del “movimento”.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> <em>Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</em>, Manni, 2002, riproposto in edizione rivista ed ampliata e con un cd audio nel 2005 dalle Edizioni Aramirè con il titolo <em>Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto</em>.</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Nel progetto di ricerca che portò alla realizzazione del libro era prevista anche una fase di formazione all’uso delle fonti orali coordinata da Sandro Portelli.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Alessandro Portelli, <em>L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria</em>, Donzelli, Roma, 1999.</p>
<p><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Luigi Stifani, <em>Io al santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate</em>, Aramirè – Istituto Ernesto de Martino, 2000 (con una introduzione di Alessandro Portelli). Il titolo del contributo di Torsello è <em>Luigi Stifani ne La terra del rimorso e altri scritti</em>, pp. 21-29.</p>
<p><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> Cfr. l’intervista a Edoardo Winspeare, in <em>Rito e passione</em>, cit, pp. 165-70.</p>
<p><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> In realtà la paternità della definizione “pizzica de core” dovrebbe essere dello studioso e operatore culturale Giorgio Di Lecce. Su questo argomento si può leggere il mio saggio <em>Il rinascimento della pizzica</em>, in Franca Tarantino, Vincenzo Santoro, <em>Il ballo della pizzica pizzica</em>, Itinerarti, 2019, pp. 19-42.</p>
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		<title>Salento, genius loci, spirito pubblico e retorica</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 07:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Marc Tibaldi intervista Vincenzo Santoro per Cupertinum Doc, rivista della Cantina Cupertinum, aprile 2024 Salentino, precisamente di Alessano, Vincenzo Santoro, si è laureato prima in Informatica e poi in Comunicazione per l’impresa e il no profit, dal 2004 lavora presso l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, dove attualmente è responsabile del Dipartimento Cultura, Turismo e Agricoltura. In rappresentanza dei Comuni italiani,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2024/04/09/salento-genius-loci-spirito-pubblico-e-retorica/">Read more &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/04/Cupertinum-intervista.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4531" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2024/04/Cupertinum-intervista-287x300.jpg" alt="Cupertinum intervista" width="287" height="300" /></a>Marc Tibaldi</strong></span> intervista <strong><span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span></strong> per <em>Cupertinum Doc</em>, rivista della<a href="https://www.cupertinum.it/"> Cantina Cupertinum</a>, aprile 2024</p>
<p>Salentino, precisamente di Alessano, <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span>, si è laureato prima in Informatica e poi in Comunicazione per l’impresa e il no profit, dal 2004 lavora presso l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, dove attualmente è responsabile del Dipartimento Cultura, Turismo e Agricoltura. In rappresentanza dei Comuni italiani, è anche membro del Comitato nazionale per la tutela delle minoranze linguistiche storiche e della Commissione per il Sistema Museale Nazionale del Ministero della cultura. Ha scritto molti saggi sulle musiche e tradizioni popolari delle classi subalterne, l’elenco completo si può trovare sul suo sito <a href="http://www.vincenzosantoro.it">www.vincenzosantoro.it</a>. Tra i suoi libri (pubblicati con Squilibri, Manni, Itinerarti e altri editori), ricordiamo: <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2001/06/01/manifesto-di-pace/"><em>Don Tonino Bello. Manifesto di Pace</em></a>; <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2002/07/18/2118/"><em>Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento</em></a>; <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2002/01/02/tabacco-e-tabacchine-nella-memoria-storica/"><em>Tabacco e tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento</em></a>; <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2004/03/01/i-colori-della-terra/"><em>Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare</em></a> (con Roberto Raheli e Sergio Torsello); <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em></a>; <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2014/10/29/memorie-della-terra-racconti-e-canti-di-lavoro-e-di-lotta-del-salento-il-cdlibro/"><em>Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento</em></a>; <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2017/06/07/odino-nelle-terre-del-rimorso/"><em>Odino nelle terre del rimorso. Eugenio Barba e l’Odin Teatret in Salento e Sardegna (1973-1975)</em></a>;<a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/"><em> Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</em></a>. Tra le sue attività di promozione culturale, ricordiamo: Ritmi meridiani, Suoni e visioni, Pizzicata Festival, Pisa Folk Festival, FolkBooks.</p>
<p><em>Hai dedicato molti studi al tarantismo e ne conosci bene il fenomeno di valorizzazione in chiave turistica. Pregi e, se ci sono, difetti di questo fenomeno e possibili evoluzioni…</em></p>
<p>Ci troviamo davanti ad un fenomeno di lunga durata. Ho molto studiato e scritto sui temi inerenti e ho fatto parte di quel movimento composito che – durante gli anni ’90 ma sulla scorta di esperienze precedenti – ha contribuito a valorizzare questo patrimonio. Nel Salento è stato messo in atto un esperimento di promozione dei beni immateriali che è nato dal basso, che non è stato progettato a tavolino, che non parte da un progetto istituzionale calato dall’alto. Un percorso che sembra decisamente essere riuscito in termini di ricadute territoriali. Prima degli anni ’90 quasi nessuno sapeva cos’era il Salento mentre ora è diventato un brand. È un’esperienza abbastanza unica di valorizzazione di una cultura e del suo territorio, con ricadute in termini economici, di flussi turistici e di attenzione a elementi culturali più ampi. Non è solo cresciuto il turismo interessato alla musica, ma anche quello legato al mare, alle bellezze paesaggistiche, all’arte, all’enogastronomia. Altro risvolto interessante è che molte esperienze artistiche nate da questo movimento abbiano acquisito visibilità internazionale. Ci sono ormai diversi musicisti legati alla musica di tradizione che hanno una proiezione nazionale e internazionale. Un successo a 360 gradi, che raggiunge il picco nell’affluenza estiva, in particolare in occasione degli eventi di spettacolo legati, con le dovute distinzioni, a questo movimento.</p>
<p>Ma esistono indubbiamente aspetti problematici, pensiamo per esempio a come sia avvenuto il travaso dalla tradizione alla contemporaneità, cosa resta realmente di questa tradizione nella percezione diffusa. Nella riproposizione contemporanea vengono conservati esclusivamente alcuni tratti, una parte dei repertori musicali e la danza, ma essendo cambiata la situazione socioeconomica e produttiva nessuno – se non va a studiarsi i libri capaci di raccontarlo – sa la differenza tra un tipo di musica e un’altra. Soltanto per fare un esempio, i canti a più voci che accompagnavano il lavoro della campagna o altre occasioni comunitarie, e che rappresentavano il modello musicale più diffuso &#8211; perché la gente era sempre al lavoro e i momenti di festa rarissimi, erano senza l’accompagnamento di strumenti musicali, perché le mani servivano per lavorare. Invece un certo tipo di musica costitutiva dei repertori tradizionali viene ora accantonata e privilegiata quella legata al ballo perché più fruibile durante i concerti. L’altro tema critico è quello che potremmo chiamare della sostenibilità: dei grandi numeri, del pesante afflusso turistico attratto della spettacolarizzazione degli elementi patrimoniali, dell’eccesso di pressione antropica sul territorio, sulle spiagge e altri temi correlati, come quello del consumo del suolo. Non vorrei parlare di cultura della sofferenza perché troppo afflittivo, ma senz’altro la matrice socioculturale di riferimento non rimanda a una cultura festaiola, e consumistica, ma resta legata e contrastiva rispetto a un mondo che era vilipeso, sfruttato, bistrattato. Ora in questa grande orda spettacolarizzante cosa rimane di una simile e profonda traccia culturale? Sono questioni che ci si continua a porre in maniera critica e autocritica, ragionamenti interessanti sia per capire i limiti e le contraddizioni di questo modello di valorizzazione, valutando cosa abbiano effettivamente fatto le istituzioni per limitare certi eccessi, sia per affermare la necessità di restituire una dimensione storico-antropologica più filologica, attraverso un lavoro culturale diffuso e centri di documentazione, musei, biblioteche, archivi e altre iniziative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Secondo te chi – tra i tanti attori che hanno costruito il movimento informale di valorizzazione del Salento e della sua cultura – è stato forse più dimenticato o non è adeguatamente conosciuto?</em></p>
<p>Domanda interessante. È stato purtroppo un movimento colpito da scomparse premature e alcune persone sono rimaste nell’ombra. Sicuramente <span style="color: #ff0000;">Uccio Aloisi</span> è stato un grande personaggio, il grande eroe della musica popolare salentina. Un anziano analfabeta che ha conosciuto una sua seconda giovinezza con il movimento degli anni ’90 e che per osmosi culturale ha insegnato tanto a tutti. Poi ricorderei <span style="color: #ff0000;">Sergio Torsello</span>, scomparso nel 2015, che ha avuto un ruolo centrale nel lavoro culturale e nella direzione della Notte della Taranta. Quando è venuto a mancare sono stati in molti a prendere l’impegno di ricordarlo, ma finora non mi pare sia stato fatto molto. Poi altre personalità, scomparse prima di Torsello, vorrei ricordare <span style="color: #ff0000;">Giorgio Di Lecce</span>, fondatore di Arakne mediterranea, importante intellettuale oggi quasi dimenticato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Molti dimenticano che questa tradizione faceva parte della cultura delle classi subalterne, quasi sempre vilipesa allora. Oggi invece si dimenticano le condizioni sociali dove questi fenomeni vanno collocati e se ne dà invece spesso una lettura folcloristica, se non addirittura new-age…</em></p>
<p>Ma non è sempre stato così: all’inizio del movimento di cui si diceva la lettura sociologica e culturale era chiara, con collaborazioni e contatti con lo storico <span style="color: #ff0000;">Alessandro Portelli</span>, il circolo Gianni Bosio, l’Istituto Ernesto de Martino allora coordinato da<span style="color: #ff0000;"> Ivan Della Mea</span>, una serie di realtà che hanno sempre lavorato con attenzione verso le culture popolari, le lotte sociali, la memoria del lavoro, le culture materiali. Nel momento in cui la promozione deve diventare anche <em>mainstream</em>, con il coinvolgimento di personaggi televisivi che sono ossimorici rispetto a certi valori, è tristemente chiaro che alcuni connotati si perdano. Per fare una battuta, quando si passa – come è successo qualche anno fa durante la Notta della Taranta, da<span style="color: #ff0000;"> Ernesto de Martino</span> a <span style="color: #ff0000;">Stefano De Martino</span> (allora compagno di <span style="color: #ff0000;">Belen Rodriguez</span>, invitata in qualità di “soubrette”) qualcosa non sta funzionando e un certo tipo di lettura del proprio passato è dimenticata. Per fortuna ci sono ancora gruppi – come il <span style="color: #ff0000;">Canzoniere Grecanico Salentino</span>, <span style="color: #ff0000;">Officina Zoè</span>, <span style="color: #ff0000;">Antonio Castrignanò</span>, <span style="color: #ff0000;">Dario Muci</span> ed <span style="color: #ff0000;">Enza Pagliara</span> e altri – che durante il loro spettacolo riescono a riferirsi ad una profondità storica senza cadute nella superficialità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Musicisti, architetti, filosofi, designer… Come si può spiegare l’alta densità di genialità e di eccellenze che nasce in Salento?</em></p>
<p>Per leggere quello che succede oggi forse bisogna andare un po’ indietro, magari all’Accademia salentina di Lucugnano di <span style="color: #ff0000;">Girolamo Comi</span>, a cui partecipavano anche <span style="color: #ff0000;">Maria Corti</span>, <span style="color: #ff0000;">Oreste Macrì</span>, <span style="color: #ff0000;">Michele Pierri</span>, <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Ciardo</span>, <span style="color: #ff0000;">Ferruccio Ferrazzi</span>, <span style="color: #ff0000;">Mario Mart</span>i, intellettuali che avevano contatti nel resto d’Italia e in Europa. Negli ultimi tre decenni è cresciuto un orgoglio territoriale che si è gradualmente alimentato fino a produrre queste eccellenze. Ci sono le genialità autoctone e quelle importate, il Salento attrae molti notevoli personaggi, pensiamo a <span style="color: #ff0000;">Helen Mirren</span>. Evidentemente c’è un genius loci, una stregoneria di questa terra che attrae, è un discorso che scivola nell’irrazionale (oltre che in una certa retorica che sinceramente non amo) ma che trova riscontro in quello che dicevi nella domanda, che è innegabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Conosci bene la Puglia e il Salento? Secondo te quali sono i difetti di questa terra?</em></p>
<p>Credo che lo spirito pubblico salentino non sia all’altezza della “retorica salentina”, neanche lontanamente. Questo ritengo sia l’aspetto più da rimarcare. Siamo accoglienti, siamo intraprendenti, ma penso che il carattere su cui si dovrebbe lavorare sia proprio lo scarso senso di responsabilità sociale collettiva. L’amore dichiarato per la propria terra si scontra per esempio con quello che possiamo vedere girando le campagne ricoperte di rifiuti, che non sono certo un bel biglietto da visita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ti sei occupato molto del rapporto tra cultura e sostenibilità. Pensi che ci sia una sufficiente attenzione ai problemi dell’agricoltura e dell’ambiente da parte dei politici?</em></p>
<p>Non è facile dare un giudizio univoco, in Italia abbiamo esperienze molto diverse. C’è tanta retorica, il termine sostenibilità lo troviamo dovunque, ma quando poi si tratta di fare delle scelte che incidono su interessi specifici, diventano tutti molto più timidi. Non sempre le politiche concrete vanno in questa direzione anche se c’è una sensibilità crescente da parte dei cittadini a costruire contesti in cui certi valori ambientali e territoriali siano preservati, e questo genera delle pratiche interessanti e rilevanti. Il problema Xylella è una ferita che ha fatto danni enormi al paesaggio salentino, che sarà molto difficile rimarginare. Bisogna dire che ci sono anche tante esperienze diffuse e pionieristiche di lavoro sulle produzioni tipiche, sul paesaggio, di reimpianto degli ulivi e di riconsiderazione in merito all’agricoltura di qualità. Noto una reazione positiva negli ultimi anni, è cresciuta una sensibilità a riguardo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Conosci il progetto del Vigneto sul Castello di Copertino?</em></p>
<p>Ne ho sentito parlare ma non lo conosco bene. Mi sembra una realizzazione significativa per vari aspetti. Potrebbe essere un progetto interessato dall’Art Bonus, la misura agevolativa introdotta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura. In particolare, il donatore di una erogazione liberale, elargita per interventi a favore della cultura e dello spettacolo, può godere di un regime fiscale agevolato nella misura di un credito di imposta pari al 65%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Il tempo è una bottiglia di vino vuota”, vuoi commentare questa frase del musicista Willem Breuker?</em></p>
<p>Credo che il tema sia quello della finitezza della nostra esperienza umana e quindi la bottiglia di vino vuota voglia dire che le cose belle finiscono. Ovviamente se la metafora è incentrata sul vino significa assegnargli una forte potenza simbolica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Uno degli auguri più belli durante i brindisi è &#8220;Che i calici cantino!&#8221;. Si dice così solo per la sonorità dei calici o c&#8217;è qualche altro motivo?</em></p>
<p>La pratica del brindisi tradizionalmente era abbinata al canto. Cantano i calici e cantano gli uomini che brindano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il vino è il canto della terra, ha scritto Mario Soldati.</em></p>
<p>Una formula e un’esperienza di grande intensità. Forse perché il vino è l’espressione più poetica dei prodotti che può darci la terra</p>
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		<title>un recente interessante dibattito sui temi della Terra del rimorso (e delle sue reminiscenze contemporanee)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 09:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Neotarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[possessione]]></category>
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		<category><![CDATA[tarantismo]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Morsi melodici e corpi in azione: orizzonti simbolici ed echi mediterranei, fra tarantismo e neo-tarantismo Napoli, Istituto Italiano di Studi Filosofici, mercoledì 8 dicembre 2023 Per gli amici interessati a questi temi, riporto la registrazione di un seminario tenuto qualche giorno fa nella cornice prestigiosa dell&#8217;Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, dedicato alla eredità degli studi demartiniani sul rito del tarantismo (1),... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/Screenshot-2023-12-09-alle-10.08.25.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4458" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/Screenshot-2023-12-09-alle-10.08.25-300x173.png" alt="Screenshot 2023-12-09 alle 10.08.25" width="300" height="173" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><span style="color: #ff0000;"><strong>Morsi melodici e corpi in azione: orizzonti simbolici ed echi mediterranei, fra tarantismo e neo-tarantismo</strong></span></div>
<div dir="auto">Napoli, Istituto Italiano di Studi Filosofici, mercoledì 8 dicembre 2023</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Per gli amici interessati a questi temi, riporto la registrazione di un seminario tenuto qualche giorno fa nella cornice prestigiosa dell&#8217;Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, dedicato alla eredità degli studi demartiniani sul rito del tarantismo (1), a cui hanno partecipato gli antropologi <span style="color: #993300;"><strong>Laura Faranda</strong></span> e <span style="color: #993300;"><strong>Antonio Fanelli, </strong><span style="color: #000000;">entrambi docenti presso l&#8217;Università La Sapienza di Roma.</span></span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">In particolare fra i tanti spunti di grande interesse in entrambe le relazioni, vorrei segnalare alcune considerazioni di<strong> Fanelli</strong> (che ringrazio per aver citato anche i miei modesti studi), in particolare nella seconda parte dell&#8217;intervento e nel dibattito, quando ha analizzato &#8211; in maniera originale e con ampiezza di vedute &#8211; i rapporti fra il rito &#8220;storico&#8221; e le rielaborazioni contemporanee, in particolare salentine. Riprendo a titolo di esempio un passaggio a mio avviso molto significativo: &#8220;<span style="color: #ff0000;">noi dobbiamo non solo cominciare a fare i conti con la storia del folklore, delle culture popolari, nell&#8217;interazione con lo Stato, con la scienza, con la medicina, con il potere, ma dobbiamo fare una storia di questi fenomeni in interazione con il mercato e i consumi culturali. È questo il grande scandalo: questi oggetti non sono stati studiati, e non ci sono oggi strumenti adatti a capire questa divaricazione e complessità del fenomeno, perché riguardavano forme musicali oggetto di disprezzo e non di interesse da parte degli studiosi&#8221;</span>.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Di grande rilievo anche il prezioso intervento di <span style="color: #993300;"><strong>Laura Faranda</strong></span>, che, sempre in un confronto con gli spunti offerti dalle ricerche di de Martino (e con le sue intuizioni &#8220;mediterranee&#8221;), ha presentato un suo recente studio su un culto di &#8220;possessione&#8221; femminile avente a che fare con musica e danza, ancora oggi molto seguito in Tunisia, legato a una &#8220;santa&#8221; islamica (con immagini &#8220;brevi ma intensissime&#8221;), che testimonia quanto &#8220;il dio che danza&#8221; in varie forme sia vivo e lotti insieme a noi.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Su questi due preziosi contributi tanto si potrebbe dire. Qui mi permetto solo di osservare, anche rispetto ai temi emersi nella relazione della professoressa Faranda, che nelle analisi comparative sarebbe estremamente utile non soffermarsi solo sul contesto &#8220;etnografico&#8221; descritto nella <em><span style="color: #ff0000;">Terra del rimorso </span></em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">(cioè solo sul Salento leccese dell&#8217;immediato dopoguerra)</span></span>, ma esaminare anche compiutamente sia le altre &#8220;forme territoriali&#8221; del fenomeno, su cui ormai abbiamo studi molto approfonditi, sia la ricchissima letteratura storica, che negli ultimi anni si è considerevolmente ampliata rispetto alla già grandiosa ricostruzione demartiniana, restituendo in particolare al rito una maggiore complessità storico-geografica(2). Così facendo se ne ricaverebbero spunti molto interessanti, a partire dal fatto che nelle fonti storiche i casi di &#8220;non posseduti&#8221; che accompagnano i tarantati nel balli certo non mancano(3) e che l&#8217;aspetto così &#8220;cupo&#8221; e &#8220;negativo&#8221; del rito che ritroviamo nel capolavoro demartiniano (questione ulteriormente amplificata dalle immagini in b/n del video <span style="color: #ff0000;"><em>La taranta</em></span> di <span style="color: #993300;">Gianfranco Mingozzi</span> con l&#8217;immaginifico commento di <span style="color: #993300;">Salvatore Quasimodo</span>) va inserito in una fluidità del fenomeno che nel corso della sua storia e nelle sue multiformi declinazioni territoriali ha assunto anche significati molto diversi(4).</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L&#8217;intero seminario si può visualizzare a questo link: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=j3xF4YpC0H4">https://www.youtube.com/watch?v=j3xF4YpC0H4 </a> . Suggerisco a tutti di arrivare agli ultimi minuti: la parte finale del dibattito forse è quella dove emergono gli spunti più stimolanti<span class="x3nfvp2 x1j61x8r x1fcty0u xdj266r xhhsvwb xat24cr xgzva0m xxymvpz xlup9mm x1kky2od"><img class="xz74otr" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/teb/2/16/1f642.png" alt="&#x1f642;" width="16" height="16" /></span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">(1) All&#8217;interno di una più ampia rassegna sul tema, dal titolo  <a href="https://www.iisf.it/index.php/istituto/archivio-storico/il-rimorso-fra-claude-le-vi-strauss-ed-ernesto-de-martino-3.html">Il rimorso. Fra Claude Lévi-Strauss ed Ernesto de Martino</a></div>
<div class="alignnone" dir="auto">(2) A partire dal fatto che, come dovrebbe essere ormai chiaro, l&#8217;innesto del culto paolino nel rito, così determinante nell&#8217;analisi e direi nella interpretazione demartiniana, si verifica solo nell&#8217;area del leccese e soltanto a partire dal &#8216;700, quindi è un aspetto che non può essere generalizzato e considerato un fattore &#8220;strutturale&#8221; del tarantismo.</div>
<div class="alignnone" dir="auto">(3) Mi permetto di segnalare a questo proposito diverse fonti relativa alla Puglia settentrionale riportate nel mio <em><a href="http://www.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale</a></em> (pp. 69-70), fra cui il lucerino Ludovico Valletta (<em>De phalangio apulo</em>, 1706) che nello scenario del rito riporta la presenza di “giovinette abbigliate in sontuosi abiti nuziali col compito di danzare con i tarantati, cantando e suonando festivamente insieme ad essi la stessa melodia nel corso della danza”. <a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4461" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2023/12/128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n-300x109.jpg" alt="128420658_10158819191970349_1064940278316243371_n" width="300" height="109" /></a>Uno scenario che si ritrova perfettamente nel celebre disegno di Willem Schellinks, un olandese che visitò Napoli nella primavera del 1664 , che rappresenta una mirabile scena con <span style="color: #ff0000;"><em>La danza di una donna punta da una tarantola<span style="color: #000000;"> (</span></em><span style="color: #000000;">fonte riemersa di recente e che de Martino non poterono analizzare)</span></span>, probabilmente osservata a Capodimonte, in cui una giovinetta tarantata balla con in bocca una spada adorna di nastri colorati, accompagnata da un’altra donna che regge tra le mani un panno rosso. Sostengono il ballo una suonatrice di tamburello, un suonatore di chitarra battente ed un violinista, mentre gli addobbi rituali ricorrenti in molte altre fonti (lo specchio, la spada, il rametto fiorito) completano la scena.</div>
<div class="alignnone" dir="auto">(4) Rispetto alle considerazioni di Laura Faranda emerse in particolare nell&#8217;ultima parte della discussione, mi pare importante ad esempio richiamare un confronto con le analisi di Clara Gallini  sull&#8217;argia, le cui pratiche &#8211; chiamate emblematicamente &#8220;feste di guarigione&#8221; &#8211; vengono confrontate per esempio con i sistemi culturali dei carnevali sardi.</div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;linkname=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2023%2F12%2F09%2Fun-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee%2F&amp;title=un%20recente%20interessante%20dibattito%20sui%20temi%20della%20Terra%20del%20rimorso%20%28e%20delle%20sue%20reminiscenze%20contemporanee%29" id="wpa2a_10">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2023/12/09/un-recente-interessante-dibattito-sui-temi-della-terra-del-rimorso-e-delle-sue-reminiscenze-contemporanee/">un recente interessante dibattito sui temi della Terra del rimorso (e delle sue reminiscenze contemporanee)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2022 08:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[audio, video, foto...]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[pizzica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Pubblico qui questo interessante documentario, Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione di Manuel De Pandis e Claudia Giannotta (2019), di cui sinceramente mi era in precedenza sfuggita la pubblicazione su youtube. Fra i tanti prodotti del genere realizzati negli ultimi anni, si distingue per proporre un tentativo di ricostruzione della genesi del &#8220;movimento della pizzica&#8221;, attraverso la testimonianza di musicisti,... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/11/26/santa-taranta-tradizione-in-transizione/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/11/26/santa-taranta-tradizione-in-transizione/">Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-26-alle-09.51.00.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4312" src="http://www.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-26-alle-09.51.00-300x127.jpeg" alt="Schermata 2022-11-26 alle 09.51.00" width="300" height="127" /></a>Pubblico qui questo interessante documentario, <strong><em>Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione</em></strong> di Manuel De Pandis e Claudia Giannotta (2019), di cui sinceramente mi era in precedenza sfuggita la pubblicazione su youtube. Fra i tanti prodotti del genere realizzati negli ultimi anni, si distingue per proporre un tentativo di ricostruzione della genesi del &#8220;movimento della pizzica&#8221;, attraverso la testimonianza di musicisti, studiosi e operatori culturali, fra cui Eugenio Imbriani, Roberto Raheli, Nandu Popu, Marco Leopizzi, il sottoscritto (anche se nei titoli di coda si sono dimenticati di me) e i compianti Cici Cafaro, Daniele Durante ed Piero Fumarola. Particolarmente interessanti alcuni frammenti di video storici (eccezionali quelli tratti dall&#8217;archivio privato di Fumarola).<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/9Bug_EktRpQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Per chi volesse approfondire, mi permetto di suggerire (oltre alle numerose riflessioni che si possono trovare <a href="http://www.vincenzosantoro.it/il-salento-e-le-sue-musiche/">qui</a>, <a href="http://www.vincenzosantoro.it/riflessioni-sulla-notte-della-taranta/">qui</a> e <a href="http://www.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">qui</a> ) i miei saggi <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/"><em>Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</em></a> (Squilibri 2009) e <a href="http://www.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/"><em>Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</em></a> (Itinerarti 2019), entrambi forniti di ampie bibliografie.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;linkname=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2022%2F11%2F26%2Fsanta-taranta-tradizione-in-transizione%2F&amp;title=Santa%20Taranta%20%E2%80%93%20tradizione%20in%20transizione" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2022/11/26/santa-taranta-tradizione-in-transizione/">Santa Taranta &#8211; tradizione in transizione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Su RadioRai3 il &#8220;Rinascimento popolare&#8221; salentino (e il tarantismo mediterraneo)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/24/su-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 16:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[il tarantismo mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Brizio Montinaro]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[tarantismo mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La trasmissione Momus il Caffè dell&#8217;Opera, andata in onda sabato 20 novembre alle 11.20 su RadioRai3, ha trattato del tema del &#8220;Rinascimento popolare&#8221;, cioè di quel vasto movimento che negli ultimi anni ha rivalutato le tradizioni popolari locali. Il conduttore Sandro Cappelletto ha dialogato sul tema con Leandro Ventura, direttore dell&#8217;Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale del Ministero della cultura. L&#8217;esempio su... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/24/su-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo/">Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/24/su-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo/">Su RadioRai3 il &#8220;Rinascimento popolare&#8221; salentino (e il tarantismo mediterraneo)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/11/1513625472151_MO_2048x2048.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4063" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/11/1513625472151_MO_2048x2048.jpg" alt="1513625472151_MO_2048x2048" width="252" height="252" /></a>La trasmissione <strong>Momus il Caffè dell&#8217;Opera</strong>, andata in onda sabato 20 novembre alle 11.20 su RadioRai3, ha trattato del tema del &#8220;Rinascimento popolare&#8221;, cioè di quel vasto movimento che negli ultimi anni ha rivalutato le tradizioni popolari locali. Il conduttore <span style="color: #993300;">Sandro Cappelletto</span> ha dialogato sul tema con <span style="color: #993300;">Leandro Ventura</span>, direttore dell&#8217;Istituto Centrale del Patrimonio Immateriale del Ministero della cultura. L&#8217;esempio su cui hanno in particolare soffermato la loro attenzione è quello relativo alla musica popolare salentina, partendo dalle ricerche di <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span> sui &#8220;Canti di pianto e d&#8217;amore&#8221; della Grecìa Salentina da lui pubblicati per Bompiani nel 1984, che sono stati l&#8217;ispirazione per diverse raffinatissime rielaborazioni in chiave di musica colta contemporanea, fino ad arrivare al caso della Notte della taranta, festival di grandissimo successo ma molto discusso per le modalità di spettacolarizzazione dei patrimoni tradizionali, da molti giudicate eccessivamente disinvolte e &#8220;commerciali&#8221; &#8211; che secondo Ventura ormai &#8220;è diventato un momento più turistico che culturale&#8221;. In questa discussione di grande interesse, è stato citato anche il mio ultimo libro <span style="color: #ff0000;"><em>Il tarantismo mediterraneo</em></span>, che a detta del conduttore è &#8220;un libro che presenta numerose novità sul fenomeno del tarantismo in tutte le sue manifestazioni&#8221;.</p>
<p>La trasmissione completa &#8211; in cui la parte descritta comincia al minuto 17 circa &#8211;  si può ascoltare cliccando <a href="https://www.raiplayradio.it/audio/2021/11/MOMUS-IL-CAFFE-DELLOPERA-f181980e-6f84-43bb-98f4-378ad5f357e4.html">qui</a></p>
<p>Per maggiori informazioni sul libro cliccare <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/06/11/il-tarantismo-mediterraneo-una-cartografia-culturale/">qui</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;linkname=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F24%2Fsu-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo%2F&amp;title=Su%20RadioRai3%20il%20%E2%80%9CRinascimento%20popolare%E2%80%9D%20salentino%20%28e%20il%20tarantismo%20mediterraneo%29" id="wpa2a_14">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/24/su-radiorai3-il-rinascimento-popolare-salentino-e-il-tarantismo-mediterraneo/">Su RadioRai3 il &#8220;Rinascimento popolare&#8221; salentino (e il tarantismo mediterraneo)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Tarantule, quo vadis? Gli interventi</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/21/tarantule-quo-vadis-gli-interventi/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2021 17:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo qui alcuni fra gli interventi principali della giornata di studi e riflessione Tarantule, quo vadis? , svolta a Lecce presso il Convitto Palmieri il 6 novembre 2021, organizzata da Andrea Carlino (storico, Univ. di Ginevra), Brizio Montinaro (studioso e attore), Vincenzo Santoro (studioso), con il patrocinio di: Università di Ginevra, Istituto Ernesto de Martino, Circolo Gianni Bosio, Blogfoolk Magazine, Associazione culturale Patr’Act-Italia, come occasione di confronto e discussione sul destino del patrimonio... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/21/tarantule-quo-vadis-gli-interventi/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3987" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/unnamed-300x225.jpg" alt="unnamed" width="300" height="225" /></a>Pubblichiamo qui alcuni fra gli interventi principali della giornata di studi e riflessione <span style="color: #ff0000;"><strong><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/10/12/tarantule-quo-vadis-il-programma-del-convegno/">Tarantule, quo vadis?</a></em></strong></span> , svolta a Lecce presso il Convitto Palmieri il 6 novembre 2021, organizzata da <span style="color: #ff0000;">Andrea Carlino</span> (storico, Univ. di Ginevra), <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span> (studioso e attore), <span style="color: #ff0000;">Vincenzo Santoro</span> (studioso), con il patrocinio di: Università di Ginevra, Istituto Ernesto de Martino, Circolo Gianni Bosio, Blogfoolk Magazine, Associazione culturale Patr’Act-Italia, come occasione di confronto e discussione sul destino del patrimonio culturale e musicale del Salento, con particolare riferimento a quella che viene vista come una &#8220;deriva&#8221; mercificatoria della Fondazione Notte della taranta, che ha avuto il suo culmine nel Concertone di quest&#8217;anno trasmesso in differita sulla Rai. Su tali argomenti come è noto oltre 200 persone hanno firmato un <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2021/09/29/taranta-lappello-a-emiliano-e-bray/">appello di protesta</a> contro ciò che, dai firmatari, è considerata una vera e propria &#8220;svendita&#8221;.</p>
<p>Per ascoltare o leggere gli interventi cliccare sui titoli.</p>
<p><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/11/Tarantule-quo-vadis-Una-breve-introduzione-e-due-schemini.pdf">Tarantule-quo-vadis-Una-breve-introduzione-e-due-schemini</a> </em>di Andrea Carlino</p>
<p><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/11/Il-movimento-della-pizzica-e-la-politica-culturale-delle-istituzioni-locali-un-rapporto-problematico.pdf">Il movimento della pizzica e la politica culturale delle istituzioni locali- un rapporto problematico</a> </em>di Vincenzo Santoro</p>
<p><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=WICaOPXgjZQ">POPsessioni. Rappresentazioni mediatiche ed emozioni patrimoniali</a></em>, Letizia Bindi, UniMolise</p>
<p><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=XpEn8kozwnQ&amp;list=PLJLrSR5cyFmDyENyAjLP9VIJ15UqZP5xA&amp;index=6">Sugli usi del folklore</a></em> &#8211; Eugenio Imbriani (Uni Salento)</p>
<p><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=b--w6s9WNq8">Rinascita del dialetto: reggae salentino, la Taranta del XXI secolo</a></em> &#8211; Nandu Popu (musicista)</p>
<p><em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/11/AC-BP-La-festa-e-la-banca.pdf">La festa e la banca</a> </em>&#8211; Andrea Carlino e Berardino Palumbo (Uni Messina)</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=aejk-4-ut3c">Intervento di Leandro Ventura</a>, direttore dell&#8217;Istituto Centrale per il Patrimonio Culturale Immateriale del Ministero della Cultura</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F21%2Ftarantule-quo-vadis-gli-interventi%2F&amp;linkname=Tarantule%2C%20quo%20vadis%3F%20Gli%20interventi" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F21%2Ftarantule-quo-vadis-gli-interventi%2F&amp;linkname=Tarantule%2C%20quo%20vadis%3F%20Gli%20interventi" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F21%2Ftarantule-quo-vadis-gli-interventi%2F&amp;linkname=Tarantule%2C%20quo%20vadis%3F%20Gli%20interventi" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="http://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F21%2Ftarantule-quo-vadis-gli-interventi%2F&amp;linkname=Tarantule%2C%20quo%20vadis%3F%20Gli%20interventi" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/whatsapp.png" width="16" height="16" alt="WhatsApp"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F21%2Ftarantule-quo-vadis-gli-interventi%2F&amp;linkname=Tarantule%2C%20quo%20vadis%3F%20Gli%20interventi" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="https://www.vincenzosantoro.it/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share_save#url=https%3A%2F%2Fwww.vincenzosantoro.it%2F2021%2F11%2F21%2Ftarantule-quo-vadis-gli-interventi%2F&amp;title=Tarantule%2C%20quo%20vadis%3F%20Gli%20interventi" id="wpa2a_16">Condividi</a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/11/21/tarantule-quo-vadis-gli-interventi/">Tarantule, quo vadis? Gli interventi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.vincenzosantoro.it">Vincenzo Santoro</a>.</p>
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		<title>Le “promesse tradite” della Notte della taranta in torsione nazional-popolare</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/10/10/le-promesse-tradite-della-notte-della-taranta-in-torsione-nazional-popolare/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 14:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I miei articoli sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Notte della taranta è un grande evento estivo salentino, ormai arrivato alla 23-ma edizione, che celebra la musica tradizionale del luogo proponendone, nel “Concertone” di fine agosto, rivisitazioni di ogni genere, costruite nell’incontro fra un’orchestra “popolare” più o meno stabile, composta di musicisti quasi tutti locali, un “maestro concertatore” e una serie di ospiti provenienti da ambiti musicali diversi.... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/10/10/le-promesse-tradite-della-notte-della-taranta-in-torsione-nazional-popolare/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/La-Notte-della-Taranta-2021.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3980" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/10/La-Notte-della-Taranta-2021-300x149.jpg" alt="La-Notte-della-Taranta-2021" width="300" height="149" /></a>La <strong><span style="color: #993300;">Notte della taranta</span></strong> è un grande evento estivo salentino, ormai arrivato alla 23-ma edizione, che celebra la musica tradizionale del luogo proponendone, nel “Concertone” di fine agosto, rivisitazioni di ogni genere, costruite nell’incontro fra un’orchestra “popolare” più o meno stabile, composta di musicisti quasi tutti locali, un “maestro concertatore” e una serie di ospiti provenienti da ambiti musicali diversi.</p>
<p>Nel corso della sua lunga vita, l’iniziativa, che ha coinvolto musicisti di grande rilievo, italiani e internazionali (<span style="color: #ff0000;">Piero Milesi</span>, <span style="color: #ff0000;">Mauro Pagani</span>, <span style="color: #ff0000;">Ambrogio Sparagna</span>, <span style="color: #ff0000;">Ludovico Einaudi</span>, <span style="color: #ff0000;">Joe Zawinul</span>, <span style="color: #ff0000;">Stewart Copeland</span>, solo per citare alcuni dei maestri concertatori più noti), fortemente sostenuta dai soggetti pubblici locali e in particolare dalla regione Puglia – che di fatto, attraverso l’apposita Fondazione, la controllano in toto – ha rappresentato indubbiamente un forte traino per la scena musicale locale (che possiamo definire “il movimento della pizzica”) e, con la grandiosa festa collettiva davanti al convento degli Agostiniani di Melpignano, capace di attirare imponenti masse, soprattutto di giovani (superando abbondantemente le 100.000 presenze), un significativo elemento di promozione di un territorio, il Salento, diventato tra le più ambite mete turistiche nazionali. Di contro, l’acquisita centralità dell’evento, ha contestualmente imposto un’influenza “egemonica” su un contesto molto vivace e variegato (e litigioso), e prodotto una certa spregiudicatezza nella costruzione delle proposte musicali, sempre più distanti dalle musiche tradizionali elettive.</p>
<p>Almeno fino agli ultimi anni, quando la Notte ha subito una significativa torsione verso una formula più commerciale e televisiva, evidente in particolare nella scelta di ospiti fortemente legati a quei contesti. Questa impostazione ha trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la scoppiettante presenza, come “presentatrice”, della soubrette <span style="color: #ff0000;">Belen Rodriguez</span> e del suo compagno (di allora) <span style="color: #ff0000;">Stefano De Martino</span>. Nel 2020 il Covid-19 ha impedito la messa in scena del concertone dal vivo, e si è optato per una versione registrata e poi trasmessa da Rai2. Quest’anno invece, sempre per i nefasti effetti della pandemia, si è realizzato con pochissimi spettatori (1000), ma ha esordito su Rai1. La principale e più tradizionale delle reti generaliste ha mandato in onda in differita (il 4 settembre alle 23) le riprese della serata melpignanese, di fatto mutata in una sorta di spettacolare studio di registrazione. I pochi presenti astanti si sono quindi trovati di fronte un format del tutto funzionale alla destinazione televisiva, con tanto di prove, errori, interruzioni, ripartenze eccetera. Ma in particolare è stata la scelta degli ospiti a dare il segno “nazional-popolare” alla serata, con il mitologico <span style="color: #ff0000;">Al Bano</span> chiamato a condurre e cantare e il trio “Il volo”, anch’esso di casa nei programmi più commerciali e pop, a fare da ospite d’onore.</p>
<p>Questa nuova formula della Notte, oltre all’ampio coro celebrativo che ogni volta è pronto ad alzarsi, specie sui media locali, ha suscitato notevoli critiche, in particolare sui social e su alcune testate specializzate, da parte di appassionati, operatori culturali, giornalisti di settore e intellettuali, ma anche di semplici fruitori. E proprio l’ultima edizione, quella del tanto bramato sbarco su Rai1, ha scatenato una indignazione ampia e trasversale, anche per i risultati in termini musicali, troppo legati ai modelli del pop televisivo e di bassa qualità (ma ovviamente non sono mancati pareri diversi). Mai come in questa occasione diversi personaggi di rilievo hanno sentito l’esigenza di segnalare il proprio dissenso in interventi pubblici, con toni a volte anche molto decisi: solo per fare qualche esempio, si possono citare l’attore e studioso <span style="color: #ff0000;">Brizio Montinaro</span>, la scrittrice <span style="color: #ff0000;">Milena Magnani</span>, il cantante dei <span style="color: #ff0000;">Sud Sound System</span> <span style="color: #ff0000;">Nandu Popu</span> (<span style="color: #ff0000;">Fernando Blasi</span>), il musicista dello storico gruppo degli <span style="color: #ff0000;">Officina Zoè</span>, <span style="color: #ff0000;">Donatello Pisanello</span>. Inoltre <a href="https://www.blogfoolk.com/">Blogfoolk</a>, prestigiosa rivista online dedicata al mondo della musica “popolare” e world, che ha seguito sempre con grande interesse la scena salentina, ha ospitato due contributi profondamente critici, del docente universitario <span style="color: #ff0000;"><a href="https://www.blogfoolk.com/2021/09/la-notte-della-taranta-la-fine-di-un.html">Andrea Carlino</a></span> e del musicista e regista <span style="color: #ff0000;"><a href="https://www.blogfoolk.com/2021/09/meditazione-corsara-salento-e-notte.html">Luigi Cinque</a></span>.</p>
<p>La vicenda della Notte della taranta, anche al di là del contesto salentino, credo sia interessante soprattutto per due ragioni. In primo luogo perché è un precoce caso in cui i processi di valorizzazione di una parte del “patrimonio culturale immateriale” locale sono stati, anche grazie alle ingenti risorse messe a disposizione dalla politica, spinti ai massimi livelli, con risultati molto significativi, tanto da diventare esemplare per altri contesti. La “deriva” a cui stiamo assistendo potrebbe allora indicare che in attività tutte imperniate sulla logica dell’evento, l’esclusiva ricerca di visibilità, accompagnata da una certa “ansia da prestazione”, per cui ogni anno bisogna fare qualcosa in più dell’anno precedente, in termini meramente quantitativi, generi, senza il conforto di un lavoro culturale più vasto, un totale snaturamento del “patrimonio” che si vorrebbe “valorizzare”: le musiche e le danze delle tradizione si riducono a un sempre più confuso sfondo di esibizioni di artisti più o meno famosi, in una logica, come già detto, del tutto funzionale a quella della tv commerciale.</p>
<p>Ma c’è un’altra questione che il caso solleva, ed è il rapporto fra un movimento che è nato e in qualche modo continua a vivere in una dimensione “dal basso” e gli interventi delle politiche istituzionali. Infatti, tutta questa vicenda ha origine alla metà degli anni ’90, quando il movimento (che già esisteva e produceva musica e balli, azioni e immaginario) cominciò a chiedere con forza alla politica locale un impegno pubblico più complessivo sui temi della tutela, conoscenza e valorizzazione del patrimonio etnomusicale locale. Dalla ricerca di quel confronto, per iniziativa di un gruppo di comuni e della Provincia di Lecce, nacque un “Istituto”, emblematicamente intitolato al grande etnomusicologo Diego Carpitella, che accompagnò Ernesto de Martino nella celebre ricerca sul tarantismo condotta nel Salento nel 1959. Gli scopi dell’Istituto – come chiaramente riferiti nello Statuto – erano appunto quelli di mettere in campo un progetto “culturale” in questo settore, coinvolgendo ricercatori, appassionati, attivisti di vario genere, e costruendo anche una biblioteca e un archivio multimediale dedicati alla musica salentina e al tarantismo. Oltre a creare occasioni di spettacolo: con questi intenti nel 1998 si è realizzata la prima edizione della Notte della taranta. La logica dell’evento non ha però tardato a imporsi, e subito l’Istituto è sembrato occuparsi prevalentemente di organizzare questo momento spettacolare, che ha avuto immediatamente un successo capace di superare le più rosee previsioni, producendo peraltro anche un’enorme visibilità per i politici organizzatori. Una condotta che comportò critiche anche molto accese da parte di chi all’Istituto rimproverava di aver “tradito” le “promesse” per cui era nato (l’espressione è del compianto studioso Sergio Torsello). Dopo lunga gestazione, nel 2008 prese vita, con un ruolo molto più significativo rivestito dall’ente Regione, l’attuale Fondazione (ma cominciò a funzionare solo nel 2010), che ancora una volta – come solennemente sancito nello Statuto, intorno a cui si sviluppò un’intensa e appassionata discussione pubblica – doveva non solo gestire il Grande Evento, ma produrre un progetto culturale più complessivo (e le relative infrastrutture). Intenti che credo fossero ben chiari al suo primo presidente, <span style="color: #ff0000;">Massimo Bray</span> (allora dirigente della Treccani, da meno di un anno assessore alla cultura della regione Puglia), che però dopo poco tempo fu candidato alla Camera per il Partito Democratico e poi divenne ministro della Cultura, venendo sostituito da chi la gestisce attualmente. Insomma, come prima e più di prima, nonostante le promesse e lo Statuto, la Fondazione ha continuato fino ad oggi ad occuparsi esclusivamente della serata omonima, in maniera sempre più disinvolta e spregiudicata. E, anche se potrebbe sembrare incredibile visto il clamore che si è sviluppato intorno al “movimento” salentino e l’interesse che si mantiene vivo nei confronti del fenomeno del tarantismo, ancora nessuna istituzione pubblica locale è stata in grado di realizzare una biblioteca e un archivio sonoro e visivo in cui custodire la (fortunatamente) vasta documentazione sulla musica tradizionale del Salento e i tanti studi che negli anni si sono moltiplicati su di essa. E manca anche – a parte qualche tentativo timido e del tutto insufficiente – una struttura museale in grado di raccontare con linguaggi attuali un patrimonio tanto attrattivo.</p>
<p>Da questo punto di vista quindi, si può dire che la lunga vicenda della Notte della taranta è anche la storia delle “promesse tradite” delle istituzioni nei confronti di un “movimento” culturale nato dal basso, e di cui la politica locale, usando risorse pubbliche, ha preso totalmente il controllo (come non accade in nessun evento di tale portata), con risultati che ormai sono sotto gli occhi di tutti[1].</p>
<p>[1] Alla ricostruzione della storia della Notte della taranta, dall’Istituto Carpitella alla Fondazione, all’apparizione di Belen, ho dedicato più ampie considerazioni in <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2009/07/21/il-ritorno-della-taranta-2/">Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina</a></em> (Squilibri 2009) e <em><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/2019/04/18/rito-e-passione-conversazioni-intorno-alla-musica-popolare-salentina/">Rito e passione. Conversazioni intorno alla musica popolare salentina</a></em> (Itinerarti 2019). Questo blog ospita anche una <a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/i-miei-articoli-sulla-notte-della-taranta/">selezione degli articoli</a> che ho scritto nel corso degli anni sull’argomento.</p>
<p><a href="https://www.insulaeuropea.eu/2021/09/13/le-promesse-tradite-della-notte-della-taranta-in-torsione-nazional-popolare/">Articolo originariamente pubblicato su Insula Europea, 13 settembre 2021</a></p>
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		<title>Taranta: l&#8217;appello a Emiliano e Bray (che si può ancora sottoscrivere)</title>
		<link>https://www.vincenzosantoro.it/2021/09/29/taranta-lappello-a-emiliano-e-bray/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 09:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Santoro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni sulla Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Notte della Taranta]]></category>
		<category><![CDATA[Notte della Taranta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Massimo Bray. 26 settembre 2021 &#160; Nelle serate del 28 agosto e del 4 settembre scorsi, la “deriva” commerciale e televisiva della Notte della taranta &#8211; che aveva trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la sconcertante presenza, come “presentatori”, della soubrette Belen Rodriguez... <a href="https://www.vincenzosantoro.it/2021/09/29/taranta-lappello-a-emiliano-e-bray/">Read more &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/09/taranta1200.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3928" src="http://lnx.vincenzosantoro.it/wp-content/uploads/2021/09/taranta1200-300x140.jpg" alt="taranta1200" width="300" height="140" /></a>Al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Massimo Bray.</p>
<p>26 settembre 2021</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle serate del 28 agosto e del 4 settembre scorsi, la “deriva” commerciale e televisiva della Notte della taranta &#8211; che aveva trovato un suo primo momento apicale nel 2019, con la sconcertante presenza, come “presentatori”, della soubrette Belen Rodriguez e del suo compagno (di allora) Stefano De Martino &#8211; ha segnato forse il punto più basso nel baratro della mercificazione e dello snaturamento della cultura immateriale salentina, suscitando una indignazione ampia e trasversale, anche per i risultati in termini musicali, troppo legati ai modelli del pop televisivo e di bassa qualità. Inutile entrare nei dettagli. D’altronde ne siete stati entrambi spettatori.</p>
<p>La Notte della Taranta è stata in breve colonizzata (in senso proprio) dalla RAI, che la smercia riattivando, forse inconsapevolmente, un folklorismo paternalista e macchiettistico nei confronti del Sud.</p>
<p>D’altro canto, la sistematica messa in campo di attività imperniate sulla logica dell’evento, l’esclusiva ricerca di visibilità, accompagnata da una certa “ansia da prestazione”, per cui ogni anno pare bisogni alzare il tiro, in termini meramente quantitativi, senza il conforto di un lavoro culturale più vasto, hanno procurato un profondo snaturamento e svilimento del “patrimonio” che si vorrebbe “valorizzare”.</p>
<p>Per questo chiamiamo in causa la Fondazione Notte della Taranta, istituto che impegna una percentuale cospicua del budget regionale per lo spettacolo dal vivo, e di fatto controllata dall’ente regione e comuni della Grecìa salentina, che dunque ne condividono anche le responsabilità gestionali.</p>
<p>Innanzitutto, sarebbe auspicabile un’operazione volta alla trasparenza sul piano dei rapporti contrattuali con l’emittente televisiva. Quali sono i termini del contratto, come sono stati ripartiti i diritti e le spese, cosa ha rinunciato la Fondazione? (Per inciso, gli statuti della Fondazione prevedono che essa “provveda alle attività di gestione dei diritti di proprietà intellettuale o industriale che ne derivano”. È stato rispettato questo comma?)</p>
<p>Chi precisamente – e con quali procedure – ha scelto i maestri concertatori e gli ospiti? Ci sono stati accordi con i discografici?</p>
<p>Inoltre, ritenete che si stia svolgendo il mandato esplicitato nello statuto all’articolo 2:</p>
<blockquote><p>“Promuovendo autonome iniziative e coordinando l’azione dei soci, per la valorizzazione e la tutela del territorio del Salento. (…) In particolare, (…) essa intende realizzare azioni positive in favore di manifestazioni culturali, musicali, sociali e di comunicazione, e più in particolare di progetto di sostegno e sviluppo alla ricerca culturale sul fenomeno del tarantismo, delle tradizioni grike e salentine, con particolare riferimento alla musica popolare”.</p></blockquote>
<p>La Fondazione Notte della Taranta, secondo Voi, sarebbe fautrice di un intervento culturale più complessivo sui temi della tutela, conoscenza e valorizzazione del patrimonio etnomusicale locale? Qual è il contributo offerto alla ricerca sul tarantismo e sulle tradizioni salentine? Oltre a creare occasioni di spettacolo, ha lavorato, come richiesto da più parti da tantissimi anni, per costituire una biblioteca e un archivio sonoro e visivo in cui custodire la (fortunatamente) vasta documentazione sulla musica tradizionale del Salento e i tanti studi che negli anni si sono moltiplicati su di essa?</p>
<p>D’altronde, come può funzionare un’istituzione culturale senza un Consiglio scientifico! Presidente, Assessore, nell’organigramma riportato sul sito della Fondazione, il Consiglio Scientifico non c’è, alla faccia degli statuti!</p>
<p>Simili interrogativi ci spingono a chiederVi una riflessione sull’operato della Fondazione Notte della Taranta e su quanto si sta compiendo sotto i nostri occhi. Magari aprendo – in qualità di governo regionale – un tavolo di discussione onesta e circolare sulle “promesse tradite” delle istituzioni pubbliche rispetto a un movimento culturale nato dal basso.</p>
<p>In senso propositivo, ci permettiamo di suggerire in estrema sintesi alcune proposte operative, frutto di una ormai lunga concertazione:</p>
<p>&#8211; occorre una modifica allo Statuto della Fondazione, che preveda esplicitamente una percentuale minima del bilancio annuale (ad esempio il 30%) da destinare a progetti culturali che non siano il Concertone e il relativo festival;</p>
<p>&#8211; fra gli obiettivi prioritari della Fondazione dovrebbero esserci la creazione e la gestione di una biblioteca e di un archivio multimediale dedicati alla musica salentina e al tarantismo, da mettere a disposizione, con le competenze adeguate, di cittadini, studiosi e appassionati;</p>
<p>&#8211; va ricostituito un Comitato Scientifico autorevole e messo in condizione di svolgere dignitosamente i propri compiti;</p>
<p>&#8211; per quanto riguarda l’evento estivo, sarebbe auspicabile una maggiore autonomia fra il management culturale – selezionato con criteri e procedure trasparenti fra riconosciuti professionisti del settore – e gli organi di indirizzo politico (che di fatto ora gestiscono la totalità dell’evento). Probabilmente anche in questo caso potrebbe essere utile una revisione statutaria che dichiari l’incompatibilità fra cariche elettive ed appartenenza agli organi della Fondazione;</p>
<p>&#8211; infine, il Concertone deve abbandonare la logica puramente televisiva nazionale e ritornare ad essere soprattutto un luogo di incontro della vasta comunità di appassionati della musica popolare salentina. Senza trascurare, nel disegno dello spettacolo, nella scelta del maestro concertatore e degli ospiti, un più alto standard qualitativo e una attenzione particolare alle “musiche del mondo”, promuovendo anche così, in musiche, danze e parole, il dialogo fra popoli e culture.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(foto presa al web)</p>
<p>Di seguito l&#8217;elenco dei firmatari. <span style="color: #ff0000;"><strong>Chi vuole aderire può scrivere a <a href="mailto:vincenzo_santoro@hotmail.com">vincenzo_santoro@hotmail.com</a> specificando nome, cognome e &#8220;professione&#8221;</strong></span></p>
<p>1. Vincenzo Santoro, operatore culturale e studioso, Roma</p>
<p>2. Andrea Carlino, storico della medicina, docente, Uni Ginevra</p>
<p>3. Brizio Montinaro, attore e studioso, Roma</p>
<p>4. Lele Marchitelli, musicista, Roma</p>
<p>5. Ferdinando Blasi alias Nandu Popu, musicista, Lecce.</p>
<p>6. Sandro Cappelletto, giornalista e musicologo, Roma</p>
<p>7. Gino Satta, antropologo, docente Univ. Bari.</p>
<p>8. Roberto Fiorini, Promotore progetti culturali, Firenze</p>
<p>9. Rà di Martino, artista, Roma.</p>
<p>10. Alfio Antico, musicista, Ferrara</p>
<p>11. Maristella Martella, coreografa e operatrice culturale, Corsano</p>
<p>12. Clara Tosi Pamphili, V-presidente del Palazzo Esposizioni e docente Accad. Belle Arti, Roma.</p>
<p>13. Andrea Ravenda, antropologo, decente Univ. Torino.</p>
<p>14. Guido Ruotolo, giornalista, Roma</p>
<p>15. Luigi Negro, dirigente pubblico e operatore culturale, Lecce</p>
<p>16. Giorgia Fazzini, giornalista, Milano</p>
<p>17. Maria Cristina Cosentino, insegnante di italiano per stranieri, Roma</p>
<p>18. Raffaella Scarpa, docente Linguistica, Univ Torino.</p>
<p>19. Pino Schirripa, antropologo, docente Univ. di Roma.</p>
<p>20. Ilaria Miarelli Mariani, Prof. Museologia e storia della critica d&#8217;arte, Univ di ChietiPescara.</p>
<p>21. Livia Borghese, giornalista CNN, Roma.</p>
<p>22. Daniele Donpasta, musicista e artista, Roma.</p>
<p>23. Antonio Fanelli, Istituto de Martino e docente Univ Roma 1</p>
<p>24. Renata Nemola, musicista, docente Conservatorio di Bologna.</p>
<p>25. Julia Landrichter, artista, docente Accademia Belle Arti Venezia.</p>
<p>26. Gabriella Alfieri, produzioni musicali e agente, Lecce</p>
<p>27. Alexandra Miletta, Pensionata Professoressa, Roma</p>
<p>28. Amico Domenica, casalinga, Ceglie Messapica.</p>
<p>29. Andrea Monnini, Architetto, Milano</p>
<p>30. Andrea Rabbito, prof. Visual Studies, Univ. di Enna)</p>
<p>31. Andrea Torsello, studente, Alessano-Torino</p>
<p>32. Veronica Giordano, studentessa, Miggiano</p>
<p>33. Arturo Santarlasci, studente, Firenze</p>
<p>34. Angelo Silibello, ristoratore. Ceglie Messapica</p>
<p>35. Franca Tarantino, psicoterapeuta e insegnante di danza, Roma</p>
<p>36. Anna Luppi, artista e studiosa, Accademia Belle Arti Firenze</p>
<p>37. Annamaria delli Noci, avvocato, Lecce</p>
<p>38. Antonio Carallo, ballerino e coreografo, Berlino</p>
<p>39. Stefano Copelli, direttore di produzione (musica), Bologna</p>
<p>40. Antonio Glessi, media designer, Firenze</p>
<p>41. Veronica Giordano, studentessa, Miggiano</p>
<p>42. Alfio Longo, professore di lingua e letteratura straniera, maestro di danze tradizionali, Roma</p>
<p>43. Barbara Painvain, imprenditrice, Roma</p>
<p>44. Camillo Silibello, ristoratore, Ceglie Messapica</p>
<p>45. Capruzzi Tommaso, Pensionato, Conversano</p>
<p>46. Carlo Anzilotti, architetto, firenze</p>
<p>47. Chiara Lastraioli, storica della letteratura, Univ. di Tours.</p>
<p>48. Chiara Moretti, antropologa, docente Univ. di Bologna</p>
<p>49. Cristina Nava, giornalista, Milano.</p>
<p>50. Daniele Vigna, musicista, Collepasso</p>
<p>51. Diego Silibello, cameriere, Ceglie Messapica</p>
<p>52. Domenico Cariglia, Hairstylist, Milano.</p>
<p>53. Dora Barletta, interior designer, Piacenza</p>
<p>54. ELISABETTA GIULIANI, locandiera, Firenze</p>
<p>55. Enrico Fraschini, radiologo, Milano</p>
<p>56. Evelyn Fanelli, Martina Franca</p>
<p>57. Federica Tamarozzi, antropologa, conservatrice al Musée d’Ethnographie de Genève.</p>
<p>58. Filippo Biffani, designer, Roma.</p>
<p>59. Filippo Carlino, veterinario, Lecce</p>
<p>60. VIKTOR GEYER, scolaro, Vienna</p>
<p>61. Francesco Carlo Baroni, scultore artista, Milano</p>
<p>62. Francesco Nigro, macellaio, Villa Castelli</p>
<p>63. Francesco Pezzarossa, agente di commercio, Manduria</p>
<p>64. Franco Nacci, ristoratore, Ceglie Messapica</p>
<p>65. Gerardo Giorgi, resp marketing, Firenze.</p>
<p>66. Giorgia Puntoriere, Insegnante di yoga, Milano.</p>
<p>67. PAUL LANDRICHTER, pensionato, Vienna</p>
<p>68. Giovanna Indraccolo, Studentessa, Torino</p>
<p>69. Maria Cristina Cosentino, insegnante di italiano per stranieri</p>
<p>70. Giulia Dalgas, Studentessa, Firenze</p>
<p>71. EMMA GEYER studentessa Vienna</p>
<p>72. Giulia De Nardi, assistente di produzione, Roma</p>
<p>73. Giulio Ferretti, musicista, Ceglie Messapica</p>
<p>74. Guido Simonetti, produzione cinematografica, Firenze.</p>
<p>75. Ivano Gioffreda, Agricoltore, Poggiardo</p>
<p>76. Patrizia Lamborghini, Bologna</p>
<p>77. Jacopo Mattei, docente universitario, Milano</p>
<p>78. Larsia Ventra, consulente di ingegneria informatica, Pescaglia (Lucca),</p>
<p>79. Laura Leone, chef, Lecce.</p>
<p>80. Lucia Palmas Bitti, dipendente comunale, Firenze.</p>
<p>81. Luisa Bellanova, casalinga, Ceglie Messapica.</p>
<p>82. Marcella Libonati, regista, Roma</p>
<p>83. Marco Nuti, biologo, prof. Emerito Univ. di Pisa.</p>
<p>84. Maria Grazia Zapparrata, lettrice italiano, Univ di Tours.</p>
<p>85. Mario Tartaglia, impiegato, Roma.</p>
<p>86. MANUELA PALLAMAR, Tourist Manager, South-Africa</p>
<p>87. WERNER PALLAMAR, imprenditore, South-Africa</p>
<p>88. Marta Lazzari, Studentessa, Lecce</p>
<p>89. WALTER ECKL-DORNA, pensionato, Vienna</p>
<p>90. CHARLOTTE GEYER, scolara, Vienna</p>
<p>91. Massimiliano Cafaro, architetto, Roma</p>
<p>92. Nico Elia, geometra ,Ceglie Messapica</p>
<p>93. Nicole Petrucci, avvocato, Lecce.</p>
<p>94. Olivia Orsini, attrice, Parigi</p>
<p>95. Paride de Carlo, fotografo e media designer, Lecce.</p>
<p>96. Pier Luigi Copat, architetto, Parigi</p>
<p>97. Rosa Rinaldi, Roma, dirigente politico, Roma.</p>
<p>98. Sabrina Vergari, agente vendite, Lecce</p>
<p>99. Salvatore Carlucci, Chef, Grottaglie</p>
<p>100. Salvatore Nigro, barista Ceglie Messapica</p>
<p>101. ELFRIEDE ECKL-DORNA, pensionata, Vienna</p>
<p>102. Zoe Carlino, fashion stylist, Roma</p>
<p>103. Sergio Brenna, Milano, professore universitario in pensione, Roma.</p>
<p>104. Sergio Fintoni, Via B. Gozzoli 2/a Firenze Organizzatore mostre</p>
<p>105. Silvia Pettinicchio, docente universitario Milano</p>
<p>106. Stefania Russano, impiegato, Taranto</p>
<p>107. Stefano Tana, libero professionista, Firenze</p>
<p>108. Susanna Simonetto, impiegata, Roma</p>
<p>109. Valentina Paolini, libero professionista, Firenze</p>
<p>110. Virginia de Silva, antropologa, ricercatrice Univ. di Roma</p>
<p>111. Virginia Marzano, studentessa, Lecce</p>
<p>112. Beatrice Caputo,</p>
<p>113. Vittoria Fiorini, Studentessa, Firenze</p>
<p>114. Arrigo Portaccio, imprenditore, Maglie</p>
<p>115. Giulia Salvi, impiegata, Firenze</p>
<p>116. Delia Tusa, agronomo, Palermo</p>
<p>117. Anne Marijnen, politologa, Univ Paris 8.</p>
<p>118. Maria Beatrice Caputo, Comunicatrice, Milano</p>
<p>119. Katia Romano</p>
<p>120. Catia Granito, biologa, Uni Salento</p>
<p>121. Marco Bernardini, segreteria Uni Salento</p>
<p>122. Antonella Luppi, fisioterapista, Firenze</p>
<p>123. Fabrizia Peruzzi, immobiliarista, Firenze</p>
<p>124. Esmeralda Faraone Mennella, gente immobiliare, Lecce</p>
<p>125. Michela Santoro, libreria Idrusa, Alessano,</p>
<p>126. Andrea Cacciatore, Associazione Narrazioni, Alessano</p>
<p>127. Monica Flemac, insegnante, Roma;</p>
<p>128. Maria Albertone, danzatrice, Roma</p>
<p>129. Gaetano Maisto musicista, Roma</p>
<p>130. Gaia Carlino, studentessa, Roma</p>
<p>131. Anna Ruotolo, studentessa, Rome</p>
<p>132. Pietro Ruotolo, studente, Roma.</p>
<p>133. Barbara Crescimanno, insegnante di danza, Palermo</p>
<p>134. Simona, Ferrigno, libera professionista, Monreale</p>
<p>135. Melania Costa, Palermo. Libera professionista</p>
<p>136. Rosario Dalli Cardillo, impiegato, via Montepellegrino 114 Palermo</p>
<p>137. Francesco Correale, ricercatore CNRS, Parigi</p>
<p>138. Aurora Spisso, disoccupata, Maglie (Le)</p>
<p>139. Giulia Salvi, impiegata, Firenze</p>
<p>140. Patrizia Tartaro Impiegata Palermo</p>
<p>141. Gea Gambaro, disoccupata, Palermo</p>
<p>142. Franca Tarantino, psicoterapeuta e insegnante di danze popolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>adesioni successive all&#8217;invio:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>143. Fernando Incurvati, docente, Roma</p>
<p>144. Lucia Severini, impiegata, Roma</p>
<p>145. Bruno Panico, musicista, Roma</p>
<p>146. Alessandro De Cicco, musicista, Roma</p>
<p>147. Barbara Pestellini, impiegata, Roma</p>
<p>148. Tiziana Loretelli Roma</p>
<p>149. Valeria Tarsia Roma</p>
<p>150. Paolo D&#8217;Amario, imprenditrice, Roma</p>
<p>151. Beppe Elia, musicista, Lecce</p>
<p>152. Nuccia Tronco, insegnante in pensione, Carlentini (SR)</p>
<p>153. Anna Nacci, redattrice radiofonica, Roma</p>
<p>154. Paola Taurino libero professionista settore turismo</p>
<p>155. Silvia Della Scala, danzaterapeuta e antropologa, Genova</p>
<p>156. MARTES Giovanni &#8211; Pensionato &#8211; Presidente Associazione Socio Culturale &#8220;Gli Amici del Salento&#8221; &#8211; VERONA</p>
<p>156. Bruna De Marinis, Pensionata, Monopoli</p>
<p>157. Alessandro Portelli, presidente del Circolo G. Bosio, Roma</p>
<p>158. Maria Piscopo, docente di lettere e storia dell&#8217;arte, ricercatrice ed esperta in coreologia del Sud Italia</p>
<p>159. Vincenzo de Pinto, videomaker, Molfetta</p>
<p>160. Silvia Coppola, liutaia, Lecce</p>
<p>161. Lavinia Mancusi, musicista, Roma</p>
<p>162. Lucia Damiani, bibliotecaria e promotrice della lettura, Brescia</p>
<p>163. VALENTINA MASTRIA, impiegata, Parma</p>
<p>164. Carla Minio, farmacista, Roma</p>
<p>165. Ornella Mazzi, docente, Roma</p>
<p>166. Maria Giovanna Di Meo, docente, Roma</p>
<p>167. Stefano Vaterlini, pensionato, Roma</p>
<p>168. Katia De Angelis, impiegata, Roma</p>
<p>169. Vanna De Candia, impiegata, Roma</p>
<p>170. Donata Muto, impiegata, Roma</p>
<p>180. Giovanna D&#8217;annibale, impiegata, Roma</p>
<p>181. Fulvia Damiani, impiegata, Roma</p>
<p>182. Stefania La Strombi, impiegata, Roma</p>
<p>183. Antonio Carallo, terapista Ayurvedico, Berlino</p>
<p>184. Maria del Rosso, redattrice del giornale online IlSudEst.it, blogger e poetessa, Molfetta</p>
<p>185. Gioele Levantaci, studente e musicista, Morciano di Leuca</p>
<p>186. Giovanni Carità, insegnante e consigliere comunale, Tricase</p>
<p>187. Lorenzo D’Amico, studente e rappresentante degli studenti, Lecce</p>
<p>188. Vito Nicolardi, Pensionato, Tricase(Le)</p>
<p>189. Marco Bello, studente Unisalento, Alessano</p>
<p>190. Daniele Metrangolo Fotografo Professionista, Tricase</p>
<p>191. Francesco Panico geometra libero professionista, Tricase</p>
<p>192. Alfonso Riso, insegnante, Corsano</p>
<p>193. Maria Giaquinto, attrice</p>
<p>194. Maria Scupola, Operatrice Socio Sanitario, Tricase(Le)</p>
<p>195. Giorgia Chinè, antropologa, Minervino</p>
<p>196. Alessandro De Paola, studente, Tricase</p>
<p>197. Maurizio Durante, pensionato e musicante</p>
<p>198. Lucia Igina Borsatti, insegnante in pensione</p>
<p>199. Rita Scolozzi, Assistente Sociale</p>
<p>200. Andrea Martes Conducente Autobus Roma</p>
<p>201. Lucio De Masi impiegato supermercato Tricase</p>
<p>202. Monica Martinat , storica, Lione</p>
<p>203. Rocco Melcarne, medico psichiatra e psicoterapeuta, Morciano di Leuca</p>
<p>204. Rosa Maldini, appassionata della cultura tradizionale salentina, Casalecchio di Reno (BO)</p>
<p>205. Max Però, musicista, Nardò</p>
<p>206. Raffaele Gorgoni, giornalista</p>
<p>207. Letizia Bindi, antropologa, Università del Molise</p>
<p>208. Giuseppe Maria COSTANTINI – Restauratore di Beni Culturali, Tricase</p>
<p>209. Giulia Rizzo,  studentessa di antropologia</p>
<p>210. Bruna Botta, insegnante di italiano in centri di accoglienza per migranti, danzatrice e presidente dell&#8217;associazione La Mescolanza ODV. Napoli</p>
<p>211. Giovanni Cassano, ingegnere, Torino</p>
<p>213. Maria Laura Cinquegrana, insegnante e membro dell&#8217;associazione La Mescolanza</p>
<p>213. Agostino Laganà, ingegnere, Alessano</p>
<p>214. Ercole Fiorillo, docente ITT, Santa Maria Capua Vetere</p>
<p>215. Raffaella Zizzari, architetto</p>
<p>216. Pierluigi Mele, poeta, scrittore</p>
<p>217. Mario Gennari, microbiologo</p>
<p>218. Elisa Andretta, storica</p>
<p>219. Emanuela Gabrieli, musicista</p>
<p>220. Quintino Sicuro  coofondatore del gruppo &#8220;Radici&#8221; canti e musiche popolari anni &#8217;80</p>
<p>221. Leandro Ventura, direttore dell&#8217;Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura</p>
<p>222. Carlo Trono, farmacista e fondatore della community pizzicata.it</p>
<p>223. Gerardo Settanni, Psicologo, Brindisi</p>
<p>224. Roberto Gallo, educatore sociale</p>
<p>&nbsp;</p>
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